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APPUNTI DI GEOGRAFIA URBANA

6CFU 24.09

Introduzione
La città è in crescita, è luogo in cui si incontrano le contraddizioni economiche e sociali della città.
Non tutto è negativo, sono anche luogo di nuove pratiche innovative con il tentativo di sperimentare novità
per contrastare problemi.
Che cosa è la città? Rispondere è complicato e ciascuna ha modelli di territorio che rispondono a logiche
diverse.
Confronto città tra Ascoli e Pavia e Milano e New York.
Città del Messico con 20ml, possiede un terzo della popolazione italiana.
Elemento in comune: ciascuna è sempre un insediamento circoscritto, almeno relativamente.
Definiamo una città in base agli elementi di carattere sociologico e fanno sì che si distingua una borgata da
una città, ossia un insediamento in case strettamente confinanti le quali costituiscono un centro abitato
compatto e cosi esteso che vi manca la conoscenza personale e reciproca degli abitanti.
Altra cosa fondamentale è l’esistenza di servizi.
Città spazio compatto denso in cui si sviluppano legami diversi dalla zona extraurbana, perdita dunque di
intimità.
Levy 100 anni dopo giunge alla definizione di città, luogo che non può esser omogeneo ma al contrario si
mischiano culture e differenti identità.
Definita anche a seconda di chi la guarda, ne esistono di diversi tipi ad esempio giuridico, topografico,
sociologica e complessa ecc.
Secondo un geografo italiano la città è il luogo in cui nascono le rappresentazioni del mondo in cui si ha uno
spazio per riflettere il proprio territorio.

Con definizione di geografia urbana s’intende un vasto campo di studi e ricerche relativi alla citta esaminata
come entità individuale e complessa. Spesso si trova a collaborare con altre discipline, se forte collabora
altrimenti no. Ha un approccio dunque multidirezionale. È recente come disciplina, da poco si è isolata a sé
stante, possiamo studiare o le singole città o il sistema di reti che le legano.
Geografia della città studia l’evoluzione storica e il suo approccio funzionale ovvero i meccanismi economici
che la contraddistinguono.
1. Approccio storico
2. Approccio morfologico in relazione all’urbanistica
3. Approccio funzionale industriale e post-industriale studia relazioni delle città con le sue funzioni nel
territorio, le città possiamo studiarle come città singole o come spazio funzionale
Questi mettono a fuoco le città.

Geografia delle città

Poli reti relazioni tra città e spazio regionale


Es pendolarismo oppure reti commerciali come Amazon
Studiare le reti sempre più fitte che nascono da più poli es reti trasporti reti economiche e network tra città
costituite da associazioni o organizzazioni, esiste una centralità in cui le reti urbane sono molto dense e
altre zone dove il livello e certamente minore.
Storia

La storia della nascita è complessa e molto lunga.


Sinecismo cioè origine delle città quando si mettono assieme per ragioni di opportunità.
Per varie cause e varie spiegazioni.
Economia di agglomerazione sono i vantaggi derivati dalla prossimità di beni e servizi.
Sito urbano possiede caratteristiche che la rendono preziosa.
È Composto da morfologia, ideologia, clima, caratteri biogeografici e catastrofi naturali e questo ha
determinato nella loro storia un’attitudine primaria. Dalla combinazione di questi elementi si generano
diverse tipologie urbane che mutano e si evolvono nel corso della storia:
-città mercato
- città porto
-città sacre ecc.
Ad oggi difficile nominarle in maniera così semplice.
Esistono delle persistenze nello spazio urbano effetto della inerzia urbana, questa rinviene in maniera
molto evidente nella planimetria. Essa è la rappresentazione nello spazio urbano dell’insieme delle vie degli
edifici e delle strutture presenti in una città.

30.09
Rapporto tra città e storia
Sinecismo momento in cui le città nascono e le comunità si raggruppano dando vita ad un insediamento
nucleo originario della città, possiamo porre attenzione di conseguenza all’inurbamento
I momenti per cui la citta diventa attrattiva sono legati al motivo di natura economica di agglomerazione
sono i vantaggi derivanti dalla prossimità di beni e servizi in un’area relativamente ristretta, legata anche al
motivo del sito urbano, elemento imprescindibile, ovvero alla morfologia idrologia clima Caratteri
biogeografici (flora e fauna) tendenza di un sito ad essere soggetto a catastrofi naturali.
Questi elementi caratterizzano tutte le città, elementi essenziali che la caratterizzano.
Dalla combinazione di questi elementi nascono diverse tipologie urbane che mutano ed evolvono nel corso
della storia es. citta mercato citta porto citta sacre città capitale citta minerarie
Questi elementi sono essenziali anche per la storia, i caratteri si tramandano e proseguono nel corso del
tempo, si introduce il concetto di inerzia urbana e si applica agli elementi fisici. Inerzia urbana su collega la
planimetria ovvero la rappresentazione della forma della città a seconda degli edifici e degli spazi urbani
posizionati. Inerzia legata a elementi storici e l’inerzia verso la quale la citta si estenderà nei confronti del
territorio.
Ha una lunga storia Torino, citta tipicamente romana avanti il Quadrilatero, è in continuo sviluppo portando
avanti sempre la stessa forma di tipo ortogonale
Esistono delle persistenze nello spazio urbano effetto della inerzia urbana, elementi che fanno sì che la citta
non cambi è il fatto che la proprietà appartenga a qualcuno non in accordo con la volontà di cambiamenti.
Difficilmente si aderisce a progetti di stravolgimento di una parte della città, immediatamente si creano
attenzioni di matrice economica ma anche movimenti di protesta contro le trasformazioni.

Pianta ortogonale è la più diffusa che si adatta bene in Europa ed al traffico privato, significa avere un
centro citta con vie molto strette, cardo e decumano come asse centrale della pianta

Pianta radiocentrica tipica di Milano e Vienna, nasconde origine romana modificata nel tempo soprattutto
nella parte centrale a cui si sovrappone una parte medioevale
Sono forme classiche delle città europee, esistono Altre varianti di diffusioni molto limitata come quella
lineare sviluppata lungo un asse di indefinita lunghezza, normalmente costituito da un’arteria di trasporto
come una ferrovia. Si possono notare soprattutto lungo la costa, es quella adriatica. Altre tipologie speciali
perché corrispondono ad un progetto di fondazione particolare es Palmanova con funzioni strategiche
militari. Altro es Brasilia forma molto discussa tipo colomba città degli anni 60 del 900 fondata per dare un
segno politico nell’organizzazione della planimetria. È definibile come città di fondazione di natura politico
amministrativa oppure in altri casi possono essere politiche economiche.
Si associa il concetto allo sviluppo delle città in epoca coloniale, citta coloniali del Sud America posizionate
lungo la costa, deve questa forma alla legge delle Indie del 1542. Gli spagnoli volevano che gli
accampamenti dessero l’idea che non era una cosa temporanea ma al contrario permanente. Elementi che
lo simboleggiano sono
La forma ortogonale la troviamo nelle città Nord America anche qui alla base c’è una legge Land Ordinance
per dominare questo spazio era necessario una organizzazione regolare. Philadelphia una delle città più
antiche del distretto storico, ha mantenuto sempre gli edifici originali.

Differenza tra città americane ed europee


1. Peso della storia, EU di antichissima fondazione Usa più recenti. Noi abbiamo centro storico, loro il
nucleo lo chiamano Downtown
2. Centro storico
3. Tendenza alla demolizione e alla trasformazione
4. Proprietà immobiliare e del suolo. Loro spesso di proprietà privata, noi prevalente il suolo pubblico
5. Skyline. Alcune delle nostre città hanno grattacieli
6. Distanza tra i centri e dimensione media. In Italia ogni 20\30 km hai una città, in usa capita anche
oltre i 100km
La fondazione di citta continua in anni più recenti durante tutto il 900 ad esempio nei paesi dell’est Eu

1.10

Paesaggio urbano
Storia influenza struttura della città ognuna con storie differenti, il paesaggio è la risultante visibile di come
si è modificata nel corso dei secoli, è un sistema complesso attraverso il quale possiamo ripercorrere tutti i
temi che la attraversano.
Differenza tra senso comune e senso dei geografi sul termine paesaggio
In termini generali il termine si attribuisce un valore semplificatorio: una veduta o un panorama, ciò che è
osservabile e che colpisce senza porsi grandi interrogativi, mentre il paesaggio urbano per i geografi ha un
forte legame tra evoluzione storica e quella sociale economica.
Dunque si intende qualcosa che a che fare con il territorio. Il territorio è un concetto complesso che riassume
alla base tutti i meccanismi delle trasformazioni e il paesaggio è la risultante di queste relazioni in atto (es
dati statistici).
In sintesi il paesaggio è la risultante di tutte le dinamiche in atto. Qualsiasi cambiamento ha ricadute
paesaggistiche sia in positivo e in negativo, il paesaggio urbano lo intendiamo in questo senso, ci poniamo
di fronte ad un paesaggio antropico costruito dall’insieme delle società determinato dalle azioni della
società sia in positivo che in negativo. Considerazione messa in atto sul paesaggio a partire degli anni 2000
fatta propria dalla legislazione europea con i codici urbani, è una pietra miliare perché prende la parola e
cerca di sistematizzarla in termini che il paesaggio diventa un valore, un bene culturale da tutelare sia nelle
sue componenti eccezionali (elementi paesaggistici particolare pregio), la convenzione sposta il fulcro
importante che vengano tutelati anche gli ambienti di vita comuni che sono il risultato dell’azione umana.
Quindi hanno un valore per la collettività rappresentativi di un pezzo della vita dell’uomo, diventano di
interesse anche i paesaggi comuni marginali e quelli legati ad attività economiche e che non posseggono
dei particolari pregi di patrimonio architettonico o artistico. Ciò significa che bisogna sempre interrogarsi
sul significato che ha quel paesaggio, questo si collega al passaggio da industriale a post-industriale.
Ragionare sul paesaggio con il bene collettivo diventa fondamentale per progettare la città per trasformarla
senza togliere elementi comuni condivisi dalla città. Fino a metà anni ’70 paesaggio tipicamente industriale
in gran parte cancellato (no fabbriche interne a città), i cambiamenti che hanno interessato le zone
industriali, in alcuni casi si è prestato al valore storico dei segni, quindi in alcuni casi completamente
cancellati in altri no. Esercitare lo sguardo sul paesaggio significa cogliere i segni che sintetizzano alcuni
elementi della storia dell’identità del passato, questo è l’obbiettivo dei geografi. In citta non si ragionava in
termini di paesaggio, doveva per forza funzionare no ragionate in sensi identitari; si trasformò in virtù alla
convenzione europea. Dobbiamo lavorare sul senso che hanno sia gli elementi eccezionali che quelli
ordinari. Esempio nella zona rurale.
Il paesaggio può essere considerato da due approcci definitori: dal punto di vista oggettivo/scientifico cioè
che cataloga i pezzi del paesaggio, distingue paesaggi differenti, li oggettivizza, individua e definisce le cose
che caratterizzano una città. Le spiega e le classifica in base ai processi naturali e storico che le hanno
generate; e dal punto di vista estetico e simbolico (soggettivo) cioè che indaga le rappresentazioni
soggettive e soprattutto significati attribuiti agli oggetti percepiti.
Es. bottega che fa cornici, può diventare elemento simbolico che sintetizza il passato.
Molto importante nella città contemporanea, la città industriale aveva la sua organizzazione molto
complessa, scopriremo come le contemporanee siano molto materiali, hanno delle particolarità con un
valore simbolico in grado di attirare a sé.
Es. Barcellona inizialmente in crisi economica fino a diventare capitale europea del turismo. 20 anni fa non
era una meta turistica.
Per simbolico si intende che un singolo elemento del paesaggio condensa un senso che va oltre all’oggetto
specifico. Questo aiuta a costruire l’immaginario che crea la vita economica delle città contemporanee.
Dal punto di vista oggettivo: Il paesaggio è fatto di elementi storici antropici e dai “caratteri naturali” (è
comunque uno spazio modificato dall’uomo) di un sito.
Ad es. Napoli con la via Spaccanapoli che la rendono riconoscibile.
Ad es. New York tutti la conosciamo grazie all’immaginario fotografico forte.
Oltre a quelli antropici vi sono appunto quelli naturali come ad es. idrografia nel sito urbano. Da industriale
a post-industriale le parti industriali legati all’Acqua diventano elemento attrattivo per la città in ottica di
turismo e rigenerazione urbana. Come Barcellona passeggiata sulla Rambla. O come Genova con il fronte
mare porto antico e l’acquario.
Se sezioniamo la città possiamo individuare per tutte le città ciò che viene chiamato internazionalmente il
profilo della città lo Skyline, dato dagli edifici. Altro esempio approccio scientifico oggettivo: Skyline è usato
come sintesi di una singola città, facile riconoscerla. Differenza tra New York e Parigi, nella prima al centro
si concentrano i grattacieli quindi si localizzano attività commerciali/finanziarie. Le seconde al
contrario non hanno una city con grattacieli ma hanno un centro storico, quindi non edifici molto alti.
Anche le città Europe hanno iniziato a convertirsi ed ha costruire elementi verticali. Quando le città
vengono influenzate dai flussi finanziari globali intraprendono la trasformazione in questo senso.
Le citta Europee non hanno resistito a questo cambiamento e sono vittime di questo meccanismo, es
Torino che ha costruito il nuovo palazzo della Regione stravolgendo il paesaggio tipicamente europee. La
tendenza alla verticalizzazione è un fenomeno globale che assume soprattutto nelle città del Sud del
mondo delle dimensioni molto potenti, sono in grande trasformazione, meno legate a processi di
valorizzazione storica e più facilmente tendono alla verticalità.
Il paesaggio è qualcosa che posso vedere e analizzare e mi dà indizi sulla trasformazione in corso.
Los Angeles ci lascia spaesati senza un simbolo, è città post-moderna per eccellenza, regione urbana
gigantesca di 20mln di abitanti, strutturata adesso è un’invenzione del 900, ha una downtown verticale
tipicamente degli anni 80 diventando una dei modelli per altre city, non ha alcun elemento storico e in cui a
questa parte verticale si contrappone uno sviluppo orizzontale assolutamente indistinguibile. Vige il vero e
proprio pendolarismo, è l’estremo punto al quale tendono tutte le città dell’occidente. Post-moderna
perché è un paesaggio anonimo senza caratteri distinguibili. Tutte le città vanno verso questa particolarità
di ibrido priva di caratteri. Emerge che le città si vendono in base alle rappresentazioni nella nostra
contemporaneità che vengono date su di essa, è simbolico perché si creano un insieme di rappresentazioni
che costruiscono un senso terzo, non lo leggiamo solo per quello che è ma anche per le sovrapposizioni che
si compongono.
Esistono degli elementi che rendono riconoscibili le città sono i Landmark ovvero segni verticali che
ospitano funzioni particolari, non tutti i landmark sono grattacieli o ospitino funzioni particolari. es Cristo di
Rio De Janeiro questo perché si assorbono non solo a elementi architettonici.
Nuove architetture che assorbono nuovi componenti e di conseguenza un valore simbolico. La componente
simbolica gioca un ruolo a seconda se siamo o no abitanti della città. Se io sono un’a istante della città mi
riconoscerò in elementi estremamente diversi per chi al contrario verrà da fuori, darò un peso e valore
diverso ai luoghi della città a seconda da dove arrivo (diverso tra insider e outsider). Esempio concreto: raro
che cittadini milanesi mettano al centro oltre al Duomo il Castello Sforzesco. Se lo si chiede ai turisti è la
seconda cosa che ti dicono. Percezione diversa. Difficile sempre accettare il cambiamento soprattutto per
chi vive dentro la città maggiormente se Italiano o Europeo. Se sei turista verrai attratto sia dalla parte
storiche ma anche quelle ricostruite. Percezione tra outsider e insider completamente diversa che genera
effetti molto diversi tra loro.
Es. La città di Matera sta subendo una trasformazione molto forte, città ha una parte storica millenaria coi
famosi sassi di Matera. Di fronte esiste la collina che oggi ospita un parco da cui si può osservare come era
prima che intervenisse l’uomo.
Inizialmente era di vivibilità pessima, abitanti vivevano nelle rocce dichiarandosi la vergogna ad oggi però si
è sviluppata ed ospita la capitale della cultura ed è patrimonio dell’Unesco. Perché proprio essa?
Matera è proprio esempio perché comprende tutti i cambiamenti che la coinvolgono, se sei insider vivi
Matera e trarre tutti gli elementi precedentemente elencati mentre se outsider puoi essere stregato dalla
bellezza. È un lavoro minuto di valorizzazione a fini turistici.
Se sei insider puoi opporti, non voglio la trasformazione, no fronte di turisti quindi si prende una posizione
marginale.
Se sei outsider sei attirato da questi nuovi luoghi e la visione che ne avrai sarà consapevole, altrimenti se sei
un viaggiatore di massa attuerai un turismo di massa. Paesaggio diventa elemento chiave di città come
elemento da vendere.
Se si analizza particolarmente si riconosce l’elemento cinematografico che ha conferito una componente di
attrazione. Rafforzativo dell’immagine della città.
Ha una valenza simbolica nel marketing nei fini turistici ma anche a fini più ampi cioè attirare flussi di
investitori perché quel luogo si sta rinnovando.
CAPITOLO 1 e 5 del manuale

2.10
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Motivi per cui è importante studiare le città


Le città sono al centro degli specialisti e sia stampa giornalistica perché sono in espansione sia dalla parte
del numero di abitanti, dato trasversale che interessa tutto il mondo con grandi differenze al suo interno,
sia in aumento della superficie urbanizzata, anche questo dato cresce in maniera comune sia nel Nord e nel
Sud del mondo. Le città del Nord del mondo vivono un processo di diffusione mentre quelle del Sud vivono
ancora su una concentrazione di persone maggiore. Terzo elemento cresce la taglia media della città (taglia
media della città circa 100 mila in Eu)
cioè i dati confermano che siano in aumento le dimensioni medie le quali attraversano processi sottostanti
differenti, nel Sud del mondo si hanno una concentrazione attorno alle capitali soglie critiche. Si introduce
infatti il termine Megacittà in termini di come in un sistema complesso si inseriscano milioni di abitanti
costituendo dei problemi. Anche grazie alle immagini satellitari ci danno un indizio di come si è distribuita la
popolazione, tuttavia l’urbanizzazione non ha ancora raggiunto tutte le aree laddove invece con tale forza
ha raggiunto tutto il Nord Europa e soprattutto parte est e centrale degli USA. Però le immagini satellitari ci
evidenziano anche India e Cina che sono cresciute maggiormente negli ultimi 30anni a riguardo
dell’urbanizzazione.
Dati generali crescita popolazione:
Negli ultimi 200 anni in termini generali la popolazione mondiale è cresciuta motivo di aumento sono le
condizioni di vita della popolazione. Grafico mette in evidenzia come le regioni siano più sviluppate rispetto
ad altre, il dato esplode nei paesi maggiormente meno sviluppati a partire degli anni 50 del 900 in cui vi
sono degli elementi che lo consentono come diminuzione tassi mortalità e aumento della vita media,
mentre nostre aree urbane hanno un equilibrio demografico (nati coincidono con i morti). Invecchiamento
alto della popolazione e basso tasso di natalità tipico in Italia.
Grafico sul modello transizione demografica si tratta una deduzione dai dati reali che spiega come i tassi di
natalità e mortalità siano cambiati nel corso del tempo, si nota come passi da una condizione di equilibrio
iniziale a quello di tipo finale. Questo spiega com’è cambiata la dinamica in conseguenza del passaggio da
società industriale a post-industriale, coll’inizio dell’industrializzazione avvengono cambiamento stili di vita
conseguente anche all’inurbamento cambiando tassi di natalità che continua ad esser alto ma la mortalità
per le condizioni di vita si abbassa soprattutto nelle aree urbane.
Si entra nel 900 e la popolazione urbanizzata inizia a fare meno figli diminuendo il tasso di natalità. Da una
fase di crescita si va a nuova dinamica poi si nasce poco e si muore poco, vita media si è allungata. Si torna a
fase di equilibrio 0. Questo modello si applica ai paesi che hanno attraversato il processo di
industrializzazione mentre ai paesi che non hanno vissuto il processo si trovano in una fase precedente, non
si potrà applicare. Questo ha una ricaduta sulla crescita della popolazione urbana, inizialmente popolazione
in prevalenza era rurale, ora si concentra il 90% della popolazione rurale maggiormente in Asia (India
seguita dalla Cina) e in Africa.
Nel 1800 il 2% era urbana
Nel 1950 il 29% poiché le città attraggono verso il centro
Nel 1990 il 45%
Nel 2009 ha superato il 50% e continua a crescere, questo dato descrive una situazione globale ma se
consideriamo in singole non descrive precisamente poiché in alcune aree è assai superiore a quel dato, in
alcune aree dell’America raggiungono addirittura l’80%; in (Unione) Europa siamo al 74% e include
differenze molto forti. Un conto è parlare della dorsale centrale dell’UE tra Londra e Milano, in questo dato
rientrano anche aree del UE con un processo assai diverso come i paesi dell’est entrati a partire dagli anni
2000. Il Centro est la popolazione è ancora assai frequente.
In Asia circa il 50%.
Più basso tasso di urbanizzazione è l’Africa, ci sono differenze eclatanti tra le aree ma ci restituisce un
quadro che può ancora crescere a tassi molto elevati.
Nel 2030 stima che queste città continuino a crescere ed esplodere rintracciabile in Asia e in Africa.
Andamento visto con grafici a curve perché si coglie più facilmente
La crescita della popolazione avviene nella seconda metà dell’800 inizi del 900.
Aumento della popolazione è legato all’urbanizzazione innesca meccanismi di miglioramento della vita e
incremento di essa. Aumenta la dimensione media della città sia in termine di superficie che di popolazione
residente.

Cause dell’urbanizzazione
Aumento della concentrazione della popolazione nelle città è dovuta da due fattori: primo dalla dinamica
demografica cioè inizio 800 inizi a crescere dal punto di vista industriale, Sud del mondo ha un notevole
peso (Cina politica del figlio unico, questo ha generato molti nati non registrati); e secondo all’inurbamento
ossia spostamento dalle campagne alle città in passato, oggi avviene da centri minori verso centri maggiori,
è utilizzato per descrivere gli spostamenti di massa.
Due sono i fattori che fan sì che le città crescano e sono il saldo naturale e dinamica di inurbamento.
Nel sud del mondo sono ancora molto presenti come fenomeni i due fenomeni, questo fa sì che queste
città bisogna distinguerle con etichette diverse, come a esempio la parola gigantismo urbano. Testimone è
la Città del Messico esplosa in questa direzione, altra parola è mega-città ovvero superano i 10mln di
abitanti. Altro termine è megalopoli molto diverso nel significato, sulla stampa giornalista la utilizzano in
maniera errata. Londra impiegò 130 anni per passare da 1mln a 8mln, Bangkok 37 anni e Hong Kong solo
25. La taglia media è 100 mila abitanti ma abbiamo un tessuto interno alle aree metropolitane, 8000
comuni sotto i 5000 abitanti.
Relazioni tra tassi di sviluppo e crescita della popolazione, sappiamo che le nostre sono cresciute perché
hanno intrapreso industrializzazione e quindi richiesta di manodopera verso le aree rurali offrendo da parte
delle fabbriche lavoro e non solo alloggi e servizi in città, ciò ha consentito di crescere dal punto di vista
economico. Nel Sud del mondo non accade esattamente in questi termini, lo testimonia il PIL che indica il
livello di ricchezza del paese in termini di resa e produzione, monetarizzazione dello sviluppo economico.
Questo dato si collega alla crescita dell’urbanizzazione perché il livello di sviluppo garantiva standard
migliori, la gente si traferiva in città e consentiva la crescita; dal 1950 in poi c’è un divario in cui si registra
impennata del PIL. In Cina più o meno vanno di pari passo.
In Kenya tasso di urbanizzazione cresce indipendentemente dal PIL, nonostante questo continua a crescere.
In Brasile entrambi crescono ma non linearmente.
Urbanizzazione in teoria collegata ma non del tutto vero, dipende da dove e quando ci troviamo.
Impatto ha non crescere non necessariamente in concomitanza del prodotto interno? Laddove esiste
queste città si sviluppano come duali, inglobano la popolazione proveniente dalle campagne mentre al
centro la città vive più vicine allo stile nostro. Miseria e povertà vs nostri standard.
Vi sono 3 ragioni del perché si continua a vivere in città duale:
➢ Campagne non sostengono, si vive peggio che nelle aree urbane. Subiscono mancanze di acqua e
desertificazione. Insostenibile nelle aree rurali.
➢ Parti più povere sono l’inferno, al loro interno consentono di innescarsi un eco mia informale per
avere un minimo di accesso al denaro e ai servizi. Es crisi in Argentina nel 2001. Anche città vanno
in crisi, all’interno si diffondono attività impensabili come i Cartoneros.
➢ Città sono attrattive di per sé, il pensiero è positivo dettato dall’ “avere quella possibilità in più”.
Aree informali in Italia chiamate Coree ed erano baraccopoli nate per ospitare esterne alla città.

7.10

Trasformazioni delle città italiane in relazione al processo di urbanizzazione legato


all’industrializzazione.
Le città si stanno espandendo, nascono le mega città che registrano circa i 10mln di abitanti; in Italia non ve
ne sono ma è costituito per lo più il tessuto urbano da città di piccole medie dimensioni che sono stati i
centri di popolazione che ha consentito di svilupparsi. La geografia italiana e delle sue città è una geografia
dove vi sono dei grandi poli attrattori e dei centri dai quali proviene una grande massa di popolazione.
Il processo dell’industrializzazione è legato a un processo storico precedente ovvero lo sviluppo delle città,
le città prima erano con una forma definita in cui il numero di abitanti era una percentuale sul totale assai
limitata, caratterizzate dal fatto di essere delle identità ben riconoscibili.
Si parlava di città nucleari con un tessuto fisico urbanizzato compatto e continuo e distinguibili dal territorio
circostante, ad oggi nascono grandissimi agglomerati che escono dal proprio nucleo senza esser in grado
poi di distinguerle nei suoi confini. Si tratta in questo caso di città estese o città rete tipiche della nostra
contemporaneità. (Da confini definiti a confini completamente persi).
Quali sono dunque le cause che comportano a questo cambiamento di forma della città?
PRIMA FASE: In mezzo c’è il grande processo di industrializzazione e di urbanizzazioni, le industrie
diventano di grandi dimensioni per tutta la metà del ‘900.
SECONDA FASE: A partire a seconda metà del ‘900 dove l’industria perde peso a livello economico, la
popolazione urbanizzata con i suoi stili di vita si disperde sul territorio.

Boom economico
Analizzato il caso italiano ma in parallelo in tutti i paesi industrializzati

Momento in cui lo sviluppo industriale delle città del secondo dopo guerra con una crescita industriale
notevole con conseguente aumento di consumi, il PIL di ogni paese e si passa da un regime basato su
economia agricola a industriale. Questa etichetta nasconde la trasformazione dei costumi e degli stili di
vita, in America li definiscono “I Trenta Gloriosi” che va dal 45 al 73. Da noi sono più che vent’anni ed
attraversa tutti gli anni 60.
Il boom economico italiano nasconde tre fasi:
1. Dal 53 al 58 che è di preparazione: condizioni economiche sociali difficili ma si pongono tutte le basi
per una positiva trasformazione.
2. Dal 58 al 62 che è l’apice: aumento vertiginoso di occupazione, ci si sposta verso le città.
3. Poi inizia una lenta frenata durata un decennio che ci porta sino al 1973 che ci porta a vedere una
crisi dei consumi e del modello urbano.
Avvengono in seguito tre cambiamenti fondamentali:
1. Legato all’immigrazione, si stravolge la demografia italiana. Grande mutamento della popolazione
italiana non solo con il movimento Sud-Nord. Influisce ancora ad oggi, non avremo una italia non
così squilibrata con abbandono totale nei centri delle aree appenniniche. E’ la causa della attuale
struttura geografica economica politica del paese.
2. Italia in questi anni si sposta da paese con economia rurale a industriale concentrato sulle città.
Con industria si intente il settore industriale secondario e manifatturiero e alla produzione in generale su
grande scala.
3. Cambiano le abitudini e i consumi degli italiani. Si inizia a parlare di consumismo, oggi ha un valore
morale, ma in realtà all’interno c’è il cambio totale della popolazione. Si trasforma da produttore di
piccolo artigianato a consumo di massa.
Questi avvengono nel corso del ventennio e perdura oggi.
ELEMENTI CONTESTUALIZZANTI per capire dove siamo in questi anni e cosa succede:
➔ Cambia modello delle abitazioni, si impone la casa della piccola media borghesia nella quale
abitiamo, nelle aree urbane non erano fornite di servizi che ad oggi abbiamo. Nelle case di ringhiere
tipiche milanese vi era il vecchio lavatoio, alla parete c’è il segno del bocchettone della stufa poiché
non vi era il riscaldamento.
➔ Cambia il tipo di socialità: vi era prima una forma di socialità intima, con i vicini condividevi il
ballatoio e i bagni mentre cambiando il tipo di abitazioni cambiano anche le relazioni con il vicinato.
➔ Cambia la mobilità dagli anni 50 in poi si trasforma completamente, nel 58 inaugurata l’autostrada
del sole, nel 59 nasce codice della strada.
➔ Nel 54 si avviano le trasmissioni televisive, si sperimenta la categoria dei giovani condizionato dalla
scolarizzazione e si individua un nuovo gruppo sociale.
DATI:
In cinque anni raddoppiano il numero delle utilitarie sulle strade italiane.
Nel 58 una famiglia su dieci possiede un televisore, due anni dopo una su cinque, nel 65 una su due. Si
passa da nessuno con la tv a tutti con la tv.
Dal 54 al 95 si assiste alla scomparsa della popolazione rurale, diminuisce in termini assoluti. Ne paghiamo
le conseguenze ancora oggi, la base sociale del paese scompare improvvisamente e genera una serie di
problemi. Abbandono dell’agricoltura dagli anni 60 poiché vi era vergogna del lavoro.
Italia è al 70% dell’urbanizzazione, USA 84%, siamo più o meno in linea con i paesi dell’Europa del sud ma
siamo comunque sotto rispetto al dato complessivo europeo. Dal 2018 si vede una flessione
dell’urbanizzazione, vi è un calo della crescita.

Le migrazioni

Non riguardano son i meridionali che si spostano verso il Nord (prima migrazione era Nord su Nord),
tuttavia un terzo della popolazione italiana si sposta e di questi meno della metà cambia la regione di
residenza. Ovvero si spostano dalle aree rurali verso i capoluoghi regionali, prevalentemente le coste verso
i grandi poli attrattori. Aree più popolose sono la pianura e le coste. Quota significativa di questi va
all’estero, vanno verso grandi aree industriali o minerarie europee (Francia Germania Belgio Svizzera ecc.).
A volte questa non è definitiva, vi è sempre il desiderio di tornare a casa, più stabile quella interna;
spostamenti interni sono circa 1mln di italiani dal 58 al 63 (definita migrazione dall’osso alla polpa).
Dagli anni 60 parte il flusso dal Sud ITA delle campagne, da oggi dal sud partono sempre dalle aree urbane o
dalle alte scolarizzazioni perché desiderano realizzarsi al meglio al Nord, diversa dalla migrazione del Nord
est (Veneto e Friuli) che si arresta poiché alcuni sono tornati indietro. Negli anni 60 e 70 si mettono le basi
per lo sviluppo delle regioni ad oggi più industrializzate dell’Italia (-11%).
Nel 75 la rete autostradale era completamente a rinforzo delle aree urbane e delle aree di costa, se
osserviamo quella di oggi bene o male è ancora così (lunga statale da Bari per raggiungere il Salento);
alcune aree del paese però si sono sviluppate a fronte di un mancato sviluppo delle infrastrutture.
Dal punto di vista delle infrastrutture autostradali l’Italia è lacunosa vedi caso di Cuneo imparagonabile
rispetto al Sud Italia, il cuore economico è Milano.
Il caso di Milano
DUE ARTICOLI SU ARIEL
DATI:
Nel censimento del 1951 Milano aveva la popolazione circa quella di adesso, dieci anni dopo circa 300.000
in più, dieci anni dopo ne aveva 200.000 in più; l’area urbana ne ha attratti circa 400.000 abitanti. Questo
dato ha però subito una sensibile decrescita sino al 2011 e ci fa domandare perché e dove se ne siano
andati ma soprattutto perché è stata attrattiva e poi no. Desiderio di lasciare la città perché si sta
svuotando dalle industrie e rapidamente si stanno creando aree dismesse, in questa fase qui è inoltre una
città molto inquinata, ha anni di criminalità. Fuori dalla città si crea un insediamento urbano che moltiplica i
desideri dei cittadini a trasferirsi verso l’esterno, ecco dunque il motivo.
Zona Sud cresce poco perché è sempre rimasta prettamente rurale.
Unico segno medievale è Piazza Mercante.

Presa in visione di quattro cartografie per aver visibili le trasformazioni:


8.10
→La prima carta del 1853 tratta di una città nucleare che distingue la città dal territorio circostante un
territorio, è strettamente nucleare, nel 1858 inizia a perdere la riconoscenza con il processo di
industrializzazione e la sua conseguente urbanizzazione, si adotta la necessità di abbattere le mura.
→Seconda cartina del 1922 con una città completamente industriale che entra nella fase industriale con
presenza di rete ferroviaria a servizio della città. Si esce completamente dalla superficie precedente e si
riconosce esattamente la cerchia muraria, tipica dell’inerzia urbana.
→Terza cartina del 1925 ha come riferimento impianti industriali non tipici del secondo dopo guerra di
dimensioni molto più grandi, sappiamo che gli stabilimenti sono collocati in una parte semi-centrale delle
città. Es stabilimento Pirelli prima nella sua sede e poi spostata nell’area greco Pirelli, al suo posto oggi c’è
l’università Bicocca.
→Quarta carta del 1936 del periodo fascista due cambiamenti: spostamento ferrovie più fuori, e
sventramento del centro storico (anni 30 si costruisce come città che al suo centro esista rappresentanza le
principali funzioni del terziario avanzato o Quaternario) e copertura parziale (sotto il fascismo inizia) dei
canali d’acqua ossia i Navigli. Negli anni 30 il piano regolatore fu importante, fu documento guida
attraverso il quale si sviluppò la città, in cui viene eliminata la parte residenziale nel cuore della città e
venne allargata Piazza Duomo.

Vennero interrati i Navigli per motivi igienici come prima questione, secondo motivo la città stava nascendo
per esigenze funzionali senza badare alle identità storiche. Questa questione sul Naviglio è per sottolineare
come ad oggi la realizzazione delle città risponde ad altri caratteri come quelli simbolici e legati al valore
estetico poiché come sappiamo deve esser in grado di saper attirare su sé stessa.

La base del SUD di MI è sempre stata l’agricoltura nonostante avesse le sue difficoltà bel gestire invece al
Nord l’acqua ha avuto un ruolo assai diverso ai fini industriali sia come fonte di energia sia per uso
propriamente industriale. Milano ha avuto uno sviluppo proto-industriale a partire dal 700 fa sì che lo
sviluppo industriale continui verso Nord.
Il sud ancora ad oggi è sicuramente meno urbanizzato del Nord; l’agglomerazione tende già a saldarsi verso
Nord e questo sviluppo continua generando una progressiva crescita della città.

I progetti che oggi vediamo negativi, costruire grandi palazzoni con porticati e tutto rivolto all’interno
significa porre i presupposti su un senso di emarginazione e dare spazio al degrado e alle difficoltà come
Famagosta, ai tempi si poneva una grandissima fiducia e aveva un valore sociale molto forte che rispondeva
a esigenze nei quali la popolazione poteva trovare tutti i servizi tipicamente urbani.
Alcune industrie sono inglobate all’interno della città come l’Ansaldo (prima di periferia) fino alla fine degli
anni 80’ e poi ci sono i grandissimi impianti industriali posti alla periferia come quelle dell’asse Sesto San
Giovanni. Quando arriviamo alla metà degli anni 70’ con la popolazione che inizia ad uscir dalla città, poiché
sono sporche ed inquinate, si inizia ad assistere contemporaneamente ad una crisi delle grandi aree
industriali, fa sì che le grandi aree industriali diventino dei corpi morti dentro la città sui quali si spendono
tutti i maggiori interventi dai primi anni 90’. Es fabbrica Ansaldo. I grandi impianti obsoleti vengono
distrutti.
Ciascun stabilimento ha avuto la propria storia con una sua scansione temporale diversa, il dato
complessivo è che dalla metà degli anni 70 in poi queste parti della città diventano campo sul quale
sperimenteranno le più grandi trasformazioni.

SCANSIONE TEMPORALE:
Anni 70 si assiste ad un declino urbano
Anni 80 si assiste al fenomeno di contro-urbanizzazione (uscita dalla città)
Anni 90 si afferma modello dell’area metropolitana e diventa negli anni 00 un blocco definito, avviene per
Milano, Torino e per tantissime altre città italiane.

Cosa succede all’Italia dopo il boom economico?

La zona del nord est ha avuto un suo sviluppo ritardato a partire dagli anni 60 non basato su grandi
stabilimenti, produzioni di cucine nel Veneto e sedie tavoli nel Friuli e componente meccanica.
Questo vuol dire che si sviluppa un sistema di piccoli-medi centri, non grandi città, con piccole medie
aziende e questa fase la chiameremo Terza Italia che è tipica del Veneto.
Aldo Bonomi sociologo degli anni 90 conia il nome di metal-mezzadri contadini che si trasformano in
operai.
(Prima Italia è quella agricola; Seconda Italia classica industriale)

Cosa succede al resto dell’Italia?


(Sviluppo città legato da emigrazioni da altri territori)
Grandi città che superano quasi il milione di abitanti sono Torino Milano Napoli Roma Palermo, ma la
maggior parte sono comuni sotto i 15mila abitanti che costituiscono le ossature dell’Italia e delle aree
interne.

9.10

Il caso di Torino
Perché studiare proprio il caso di Torino?

È una città che si presta bene per capire i meccanismi che hanno animato una città incentrata su un’attività
economica prevalente e su una attività industriale prevalente.

→Seconda città del triangolo industriale, seconda città che ha attratto i flussi di popolazione modificando
l’andamento demografico del paese.

→Inoltre, ci è utile per spiegare come il funzionamento della città mono-funzionale* (Torino), cioè che la
sua funzione prevalente è unica e si basava attorno alla presenza della funzione industriale legata al settore
della produzione automobilistica.

*Si contrappone al termine multifunzionale il che vuol dire che una città non è sviluppata solo alla base di
un un’unica funzione prevalente rispetto alle altre ma ruota attorno alla compresenza di più funzioni, come
ad esempio Milano. Torino poiché aveva la Fiat come elemento centrale della rivoluzione industriale ha
subito il passaggio da industriale a post-industriale in maniera più drammatica e ci ha messo molto più
tempo per ridarsi delle organizzazioni.

Torino è anche il tipico esempio di città chiamate One Company Town poiché non esisteva solo un unico
settore prevalente ma esso era legato alla presenza di una industria (Fiat). Sviluppo di questo tipo in Italia
non ve ne sono molte, all’estero invece esiste un caso specchio (che più si avvicina) di Torino cioè la città
americana di Detroit. Essa ha subito una crisi nera che da poco sta riuscendo ad uscirne con
ripercussioni sul tessuto economico e industriale, Torino si presta come caso interessante per la storia della
trasformazione territoriale italiana, è un esempio buono di città mono-funzionale e rappresenta un
raffrontabile dunque con altri casi esterni all’Italia.

Motivazioni:

E’ una città orizzontale con un segno storico prevalente simbolo della città ovvero la Mole Antonelliana,
centro storico importante, si trova in prossimità delle alpi, nel 2006 ha ospitato le olimpiadi che diventò
punto di svolta essenziale per la città.
Grazie alle narrative del 2006 che hanno permesso di spostare l’attenzione al centro storico, storicità della
città e alla considerazione della città come capitale delle alpi, prima la si considerava essenzialmente come
città industriale.

I segni del paesaggio sono necessari per porci degli interrogativi e per trovare un senso:

Skyline di Torino ieri= presente un unico elemento verticale ossia la Torre Littoria.

Skyline di Torino oggi= è comparsa una nuova presenza, è stato costruito il palazzo di Intesa San Paolo,
grandissimo gruppo bancario che riporta la sua sede a Torino per dare un segno di cambiamento per la città
dal valore simbolico che indica un cambiamento molto forte.

Simbolo di paesaggio fino al 1980 era il grandissimo stabilimento posizionato a Sud della città chiamato
Mirafiori della Fiat.

Passaggio da una città industriale (Milano) quella vista ieri e una città verso lo sviluppo del quaternario
(Torino) come questa di oggi.

Pianta a scacchiera o a griglia di impianto romano, questa scacchiera la ritroviamo per tutta Torino per la
virtù dell’inerzia urbana e la mantengono fino alla città ottocentesca; rimane l’ortogonalità imponendosi
con delle novità, il centro è chiamato quadrilatero ma se percorriamo le vie facilmente ci si può perdere. Si
espande in prevalenza vero Sud e Ovest e si inserisce un sistema ferroviario.

L’osservazione dei cambiamenti demografici sintetizza la storia della città, nel 1881 aveva 849mila abitanti
e nel 1951 aumento di popolazione grazie al boom fino al picco nel 1973, breve calo e piccola crescita negli
anni recenti. Torino ha avuto una rottura nella sua crescita a seguito della perdita del regno
d’Italia, passò da città capitale a industriale.

Con le narrazioni riemerge identità sabauda, di città storica con una vocazione artistica culturale legata al
fatto di esser stata capitale del regno. Diventa essenziale per dare vita ad una idea di sviluppo come
modello. Milano non ha una tensione di questo tipo, la sua identità è legata alla creatività produttività
innovazione e trasformazione, si dice che sia una città palinsesto (sempre in crescita).

E’ stata capitale del regno d’ Italia per tre anni dopo di che perde la sua funzione legata all’esserlo, perde il
ruolo per ragioni politiche ovvero uno spostamento del baricentro verso sud. Si ha una perdita importante -
30mila persone di seguito si sviluppa il processo di industrializzazione della prima metà dell’800,
Dal punto di vista delle caratteristiche fisiche ha una posizione geografica è molto favorevole grazie
all’accesso di numerose risorse naturali data dalla prossimità alle alpi ed ai diversi fiumi Po Stura Dora
(diversa Milano che ha dovuto crearsi i canali per aprire l’accesso al sistema idrico). Gli elementi proto-
industriali si sono istituiti lungo la Dora, adesso lì esiste una parte della città pittoresca dove si localizza
l’industria tessile.

Si pongono le condizioni affinché possa nascere la Fiat nella città di Torino legata alla lavorazione del ferro
per la produzione industriale infatti la grande massa dell’artigianato che era legata a questo tipo di
lavorazione viene spostata più verso la realizzazione di macchine.

2 elementi alla base dello sviluppo: → acqua e presenza di proto-industrie → la diffusa conoscenza della
lavorazione del metallo

Stabilimento Fiat
Nasce nel 1889 e nel 1911 sono 6500 lavoratori nel settore veicoli, è il più grande stabilimento italiano,
25000 lavoratori nel 2011. Primo stabilimento Fiat a Sud presso Corso dante nel 1890 (si localizza lungo il
Po). Nel 1923 stabilimento precedente non più sufficiente per lo sviluppo, viene così costruito un nuovo
stabilimento della Lingotto ancora più verso Sud. Il progetto nasce copiando gli Stati Uniti con il modello di
produzione integrato che è diventato a tutti gli effetti “catena di montaggio”. Produzione chiaramente non
di massa ma su larga scala.

Per One company Town si intende città che si sviluppa a seconda del gruppo industriale influente, Torino
segue lo spostamento della Fiat con l’impulso verso Sud.

15anni dopo il Lingotto non basta più e subentra la necessità di una nuova espansione, nasce dunque il
progetto di Mirafiori con l’obbiettivo di creare posti di lavoro dal numero complessivo di 43mila, ogni
famiglia aveva su ipotesi almeno un lavoratore Fiat. Diventa lo stabilimento più grande d’Italia dove
successivamente andrà ad ospitare 60mila lavoratori.
Si colloca in un territorio prettamente rurale a Sud e vergine da alcun tipo di trasformazione territoriale
(costa poco), occupato quindi inizialmente dalla fabbrica attorno al quale poi si svilupperà la città.
Fiat modella Torino a seconda delle sue esigenze, lo stabilimento Mirafiori è ancora aperto anche se con
una linea produttiva molto meno resistente.

Secondo dopo guerra-boom economico


Addetti all’industria generale era il 61% nel 1961, nel 1971 era il 62,3% e nel 1981 era il 51,5%.
Nel 1975 gli addetti alla produzione Fiat erano 135.000 e nel 1981 il settore dell’industria a Torino pesa 6
volte di più che nel resto d’Italia. Gran parte dei lavoratori lavorano nelle industrie che ruotano attorno alla
Fiat fa si che la renda esattamente una One Company Town inoltre aveva un centro di produzione
pubblicitario interno che lavorava attraverso spot (facevano quindi parte sia i lavoratori diretti che quelli
indiretti).

SVILUPPO URBANIZZAZIONE:

Sviluppo fisico (SUD) segue la fiat in modo tale che i lavoratori fossero favoriti per raggiungere una serie di
servizi con prezzi agevolati, città legata alla fabbrica fornendole tutto. La città cresce in tutta l’area
metropolitana sino a 1.3mln avviene per crescita sommatoria, si sviluppa prima saturando l’esistente e poi
si sviluppano le mega strutture.

Il quartiere Mirafiori ha subito un processo di impoverimento e degrado, anche se non più campagna, con
ancora oggi delle difficoltà agli accessi pubblici. Gran parte degli alloggi sono abbastanza vuoti, il politecnico
sta cercando di fare lavori di trasformazioni per integrare la possibilità degli studenti di affittare stanze
vuote.

Il quartiere Vallette molto più recente e si trova a Nord della città legato al carcere, separato da Torino
ancora oggi, nasce con un ideale della città-giardino sviluppato a partire dal 1957. Possiede una percentuale
altissima di popolazione immigrata e in situazioni degradato.

Il quartiere ??

Il quartiere Barriera di Milano super popolare dove vi sono le Torri Lavazza costruite tra 1978-80 su 21 piani
un’altezza di 70 metri, realizzata dopo l’apice dello sviluppo industriale, rimane unico nella città

RIASSUMENDO:

1^fase saturazione centro 2^crescita quartieri 3^crescita area metropolitana

14.10

ARTICOLO SU ARIEL

VERSO LA CITTA’ ESTESA

Cambiamento/trasformazione forma della città da definita ed estesa.


Berry nel 1980 osserva il cambiamento delle città e nota come sia in corso un processo di deconcentrazione
della popolazione urbana che implica un passaggio da uno stato di maggior concentrazione a uno di minor
concentrazione (disurbanizzazione= perdita dell’urbanità nella gran parte delle città occidentali), lui e altri
studiosi ha osservato che hanno perso questa spinta propulsiva che derivava dai processi industriali
precedenti. Si andò incontro ad una concentrazione negativa perché non più collegata ai processi di
produzione industriale, non più come polo attrattore. Viene ora vista in maniera negativa (città che perde la
sua propulsione), viene meno l’esigenza di restare dentro la città, questa rappresenta una crisi irreversibile
dello spazio urbano. Iniziano dunque a ipotizzare che con le nuove tecnologie non vi sarà più la possibilità di
vivere tutti vicini ma, lontani.

La loro previsione fu particolarmente apocalittica quindi non si avverò; unico punto veritiero fu quello di non
aver più ragione d’esser come spazio di sviluppo concentrato ma avviene esattamente il contrario, ossia città
va verso l’esterno. NO ESIGENZA CONCENTRAZIONE SUL TERRITORIO.

Questa crisi non si è avverata per due ragioni:

1) Finita l’epoca industriale la città ha trovato nuovi modi per esser attrattiva, nuove economie non più
fondate sul settore secondario. Es. Smentito da l’avvento economia del terziario e quaternario.
2) I poli centrali restano attrattivi e in continua trasformazione, non è più però spazio ravvicinato ma si
realizza una dispersione sul territorio.
La città parte dall’essere nucleare che negli anni del boom economico raggiunge la sua saturazione sino ad
esondare verso l’esterno già a partire dagli anni 60 del 900, la forma città si evolve a seconda delle sue parti
centrali ovvero il cuore o nucleo centrale (Core) e il suo anello circostante (Ring), sono due vasi concomitanti
con una progressione transitiva tra uno e l’altro: allo svuotamento dell’uno dipende il riempimento dell’altro.
Città inizia a evolversi in concomitanza con la crisi delle industrie.

Van Den Berg e Paddison realizzano il modello astratto del ciclo di vita della città: è un’astrazione di ciò che
sta avvenendo in quei anni che si applica alle città europee e pone l’attenzione sulla variazione
dell’occupazione nelle rispettive parti centrali (Core e Ring).

Individuano:

➢ Fase 1 Urbanizzazione: le persone migrano in città, si ha un aumento della consistenza nel core che
arriva a un punto di saturazione (smette di crescere).
➢ Fase 2 di Suburbanizzazione: dove perde la popolazione e aumenta l’anello compatto continuo e
circostante, anche il ring inizia a perdere popolazione.
➢ Fase 3 Dis-urbanizzazione o contro-urbanizzazione: dove perdono entrambe le fasce sia Core e Ring.
Perde popolazione tutto il blocco. È qui che elaborano la loro teoria.
➢ Fase 4 Riurbanizzazione: dove le città torneranno ad essere attrattive.

Le varie fasi si possono scandire in ordine temporale (vedi scansione manuale), l’insieme del nucleo e anello
è la parte compatta chiamata agglomerazione.

Nella forma finale si avrà la città formata non più da due parti ma da tre: parte centrale, parte del suburbio
e una nebulosa che si disperde all’esterno.

Il caso di Londra
Esempio di Londra: cosa intendiamo quando diciamo Londra?

Corrisponde ad oggi a GLA (Greater London Authority) che con il sindaco di Londra e la London Assembly
organizzano il territorio con 8,2 mln di abitanti in 33 distretti che comprende due parti: → Inner London di
fatto compatta con il centro storico che copre circa la stessa area geografica del vecchio London County
Council dal 1890 al 1960. All’interno vi può vivere anche una parte della popolazione non particolarmente
ricca. → Outer London il suburbio nato con lo sviluppo industriale che si amplia con la grande distesa di
periferie costituito da abitazioni a schiera e semi-indipendente. All’interno riconosciuta la gran parte della
borghesia londinese.

Il limite della GLA: la green belt istituita nel secondo dopoguerra nel 54 costruita per impedire la possibilità
di edificare, con un raggio da 25 a 50km attorno a Londra, esiste ancora oggi e fa sì che gli 8 mln di abitanti
non possano più crescere in orizzontale ma non ha impedito che si espandesse in alcuni piccoli centri con il
nome di New Town. Costruite come piccole alternative autosufficienti a Londra diventando delle città
satellite, centri dormitorio, alcune più vicine alcune parecchio distante dalle città. Si va a creare una fascia di
pendolarismo tenuta assieme dai rapporti commerciali e dai sistemi di trasporti.
Cambiamento della forma della città
Che cosa è la città oggi per la gran parte dell’Europa? E’ estesa.

La città estesa è un sistema territoriale urbano che perde i propri confini, che si articola in un sistema di centri
vicini, legati tra loro da forti relazioni orizzontali e scambi di flussi di persone/di merci ecc.
Non è una forma unica ma si avvia dai processi industriali e giunge fino ad oggi e subisce fasi differenti.

Ci sono differenti termini per definire le diverse tipologie di città estese nate differenti processi e in differenti
periodi:

Quattro etichette/processi e sono allo stesso tempo quattro modalità attraverso il quale si crea la
città estesa=

1. Agglomerazione: prima forma di sviluppo della città estesa, formate da spazi edificati continui. Dal core si
sviluppa un suburbio che cede rispetto ai limiti amministrativi che non distinguiamo bene tra il Core e la parte
esterna. Tipica di tutte le città industriali.

1. Conurbazione: esistono più centri che si sviluppano contemporaneamente basata su più poli, data
la loro prossimità fondendosi. Es. Gallarate - Busto Arsizio - Legnano, esse non hanno avuto una grande
capacità di intraprendere dei percorsi per i quali rimanere località forti e robuste. Altro esempio classico è la
Ruhr dei Paesi Bassi famosa in passato per il carbone, oggi con circa 5,3 milioni di abitanti e 53 città. Ad oggi
non la chiamiamo più conurbazione (termine più strettamente legato alla produzione industriale) ma regione
metropolitana che complessivamente conta i 10 mln di abitanti. Avviato grande processo di ricostruzione
urbana legata al turismo.

2. Dilatazione multicentrica: descrive un fenomeno tipicamente Nord-americano.

2. Peri-urbanizzazione: fenomeno tipicamente italiano ed europeo. Si inizia a parlarne dalla fine degli
anni 70’ con le spinte in uscita dalla città danno vita ad una nebulosa.

Possono coesistere o sostituirsi.

15.10

1^a coppia. Forme tipiche con l’avvento delle industrie nella città, le cause sono legate all’inurbamento; le
mettiamo assieme perché si tratta di un polo che è cresciuto mentre per conurbazione si parla di due poli
cresciuti assieme che si vanno a saldare creando comunque un sistema urbano, in più sono due fenomeni
contemporanei. Le visualizziamo nella prima parte del ciclo di vita della città, nel caso europeo è il tipico
modello di crescita industriale.

2^a coppia. Termini che incontriamo successivamente al processo appena visto, siamo nel processo che
inizia a svilupparsi in parallelo/in conseguenza del venir meno del peso delle industrie. Possiamo
riconoscerlo come fenomeno innato a partire degli anni 80-90 del 900 e li mettiamo assieme anche se sono
diversi. Perché? La peri-urbanizzazione è tipicamente europea o meglio italiana mentre la dilatazione è
tipicamente Nord-americano. Tuttavia, la forma del territorio che danno vita si assomigliano perché sono a
bassa densità con una urbanizzazione diffusa slegata dalla agglomerazione e con presenza di edifici bassi e
monofamiliare. Inizia a diffondersi l’idea che in città non si viva più bene e che non dia più sicurezza e crei
problemi dal punto di vista lavorativo, in questo contesto nasce il progetto di Milano 2 che simboleggia
questo passaggio.

Si tratta di una proposta in quegli anni come alternativa alla città per il ceto borghese e promuovevano la vita
fuori dalla città in un contesto pienamente verde; idea nasce per proporla a una fascia sociale omogenea di
abitanti con tutti i servizi a disposizione immersa nel verde. Lì ci andavi a vivere perché lì si sarebbero
sviluppato delle attività nuove quindi di maggior possibilità lavorative, si proponeva una vera e propria “fuga
dalla città” con il sogno di vivere nel verde riproponendo un modello di città tipicamente americano che
rispondesse a tutte le esigenze di una popolazione benestante.

Differenza tra questo e tipica realtà Nordamericana: Si tratta comunque di una mediazione, rimane
comunque la forma tipica dei condomini. Al di là di questa differenza edilizia il modello mentale era la famiglia
borghese con la scuola vicino, padre lavora nell’industria vicino…oggi esistono ancora questo tipo di quartieri
blindati con la guardia all’ingresso che prendono il nome di Gate Community (comunità omogenee
economicamente e blindate).

Diventa un’innovazione che venne progressivamente copiata e riproposta.

Neo urbanità= convergenza verso la città, mescolanza sociale, continuità edilizia, convergere verso un fulcro.
Definizione data dai francesi. E’ la fase finale tra Peri-urbanizzazione e la Riurbanizzazione associata all’idea
che con il passaggio all’urbanizzato assume significato diverso con una mescolanza sociale e funzionale in
uno stesso spazio; significa però che la città del passato e del presente coesiste e mantengono ancora le
caratteristiche di mescolanza e concentrazione.

Cosa dice Dematteis a questo proposito?


Cosa è l’urbanizzazione oggi?
Definiamo città un territorio prima d’ora mai considerato tale, stile di vita determina molto che cosa
consideriamo città, tutta questa nebulosa a bassa densità immersa nel verde in realtà è citta e i cittadini lo
sono a tutti gli effetti; Dematteis dice che diventano più comuni, prima la differenza era tra urbano e più
urbano mentre adesso non esiste più.

Bisogna tener conto di due cose fondamentali dettate dal fatto che il periurbano è composto da due fattori:
elementi dello stile di vita e struttura urbana.

Definizione di Secchi la vede in chiave più positiva, ci sono spazi verdi tra uno spazio e l’altro, differenzia
sostanziale è l’uso massiccio dei mezzi. Si sa che chi vive nella nebulosa avrà più bisogno di raggiungere il
centro con i mezzi rispetto a chi abita in centro ed è più ben servito.

Che cosa è urbano oggi?


Urbano è ancora la città caratterizzato dalla contiguità fisica degli edifici e dalla presenza di una popolazione
numerosa (anche se spesso è reso meno riconoscibile dall’espansione massiccia)

Urbano lo è anche l’insieme degli insediamenti legati alle aree urbane maggiori e che si connettono tra loro
formando reticoli di insediamenti lungo i principali assi viari, lungo le coste e fondovalle.
La banalizzazione della città
Scompare la campagna come genere di vita, forma di insediamento e un paesaggio distinti dalla città. Lo
stile di vita urbano si diffonde anche in contesti di bassa densità. Alcuni territori utilizzano il paesaggio
rurale come vera e propria identità.
Si diffonde la Rurbanizzazione (ciò che resta della campagna) cioè un territorio che sembra rurale ma che in
realtà ha fatto propri stili di vita tipicamente urbani, riferito alle parti di campagna che ancora esistono. Es.
zona Sud Mi.

Periurbano intendiamo tessuto disperso non compatto ne continuo, uscita dalla città. Es zona Nord Mi.

Si passa dalla Urbanizzazione (crescita popolazione urbana e crescita area urbanizzata) alla Sub-
urbanizzazione (sola espansione dell’area urbanizzata intorno alla zona centrale).

Si concentrano al centro della città servizi di un certo livello superiore, circa l’istruzione e il sapere medio
intellettuale, rispetto al peri-urbano. Si banalizza per le fasce medie importanti nel grande territorio
periurbano come il cinema ma non per altri tipi di servizi come l’ospedale, il cuore della città vittima dello
svuotamento delle fabbriche e popolamento è stata in crisi ma negli ultimi 15-20anni hanno reagito a
questo cambiamento lavorando a specializzazioni.

Intorno delle aree urbane principali non ha subito a tutti gli effetti una dispersione delle aree urbane
perché apparentemente il territorio è rimasto ancora saldo in un paesaggio tipicamente rurale. L’impatto
dello stile di vita urbano coinvolge ormai anche la totalità delle campagne, non più come quelle del passato,
ma quelle che sono rurbanizzate. Due concetti di tue tipologie differenti: Periurbano (nebulosa urbanizzata)
vs Rurbanizzazione (zona rurale).

16.10

Dove si è diffuso il peri-urbano?


Tessuto edificato a bassa densità, discontinuo, cresciuto lungo strade e attorno ai villaggi e ai centri urbani
minori preesistenti, a seguito della dispersione su decine di km di elementi urbani.

Nel caso milanese pensiamo prevalentemente al peri-urbano con il classico caso della Brianza, non
possiamo mettere un confine tra dove finisce la parte agglomerata e dove inizia l’urbanizzazione. L’area è
all’80% del consumo del suolo mentre il restante 20% è dovuto all’impossibilità di costruire su es. fiumi,
campi agricoli. Una delle zone a più alta infrastrutturazione.

Il periurbano si costruisce attorno a nuclei esistenti o a strade preesistenti, lo troviamo dunque attorno a
Milano ma in realtà attorno alle aree urbane del Nord est (fenomeno più recente) Italia che non hanno
avuto un particolare sviluppo con il boom. Diverso dal paesaggio del veneto che è più ibrido rispetto a
Milano causa della presenza delle zone ancora rurali con città di medie dimensione, e l’affermazione del
periurbano e urbano qua si sviluppa con la conseguente creazione di villette, unità unifamiliari accanto ai
quali c’è il capannone e un pezzo di terreno.
21.10

Quali sono i caratteri del periurbano?


Elementi che hanno a che fare a livello italiano o europeo:

Elemento stile di vita del perirubano con caratteristiche simili a quelle che si possono trovare nel centro
della città =elemento di continuità in modo che si possa parlare di urbanizzazione anche in questi territori.

Elemento delle relazioni con il polo principale, agglomerazioni/area metropolitana


=elemento di continuità

Elementi paesaggistici perché il periurbano è un insieme di villette capannoni edifici sparsi strade a grande
percorrenza gravi distanze con la presenza di spazi agricoli residuali ovvero che non sono grandi sistemi
agricoli a pezzi di verde rimasti schiacciati tra due villette due capannoni o un centro commerciale
=elemento di discontinuità.

Elementi della morfologia forma disordinata bassa densità localizzazione lungo le grandi arterie di
collegamento =elemento di discontinuità.

Fenomeno della città estesa: dilatazione multicentrica.


D-M più antica della peri urbanizzazione e per la collocazione geografica tipicamente Nordamericana, si può
dire che in un certo senso la peri urbanizzazione ha copiato/ispirata il/al fenomeno americano. Questo
perché entrambi i processi danno vita a insediamenti a bassa densità dispersi sul territorio basati su
abitazioni monofamiliari su un uso pesante di un mezzo privato per muoversi e su una zonizzazione cioè
che distingue meglio la parte commerciale residenziale, differenza più eclatante tra periurbano e
dilatazione multicentrica è la carenza per noi/eccessiva misura per loro di spazio urbano. Stati Uniti
sviluppano sulla presenza di moltissimi spazi urbani partendo da territori costruibili ex-novo mentre da noi
si sfruttano i nuclei preesistenti. In più enorme differenza è che le nostre città non sono collocate distanti
uno dall’altra, mentre al Nord America è frequente la presenza di piccoli centri che si interpongono tra due
città distanti.

D-M= Uscita dalla città in nuclei satelliti che si staccavano dal nucleo urbano centrale perché la borghesia
inizia a voler espandersi, a partire da questo fenomeno si va a creare quello di fusione ossia di
suburbanizzazione.

Si perde il concetto di campagna e si creano nuclei di urbanizzazione composte da villette, ovviamente con
diverse fasce di reddito più alte o più basse. Questo modello è presente in tutti gli Stati Uniti dalla fascia est
(più simili alle nostre) a ovest (downtown verticale più forte al centro).

Per lo Sprawl urbano si intende il fenomeno di diffusione urbana tipica del Nord America.

Es. Tipico del Nord America: Phoenix in Arizona (x10 grande di Milano) ha una sua downtown ossia un suo
centro direzionale dove sono concentrate le sedi delle imprese, uffici, amministrazione ecc. la dilatazione fa
sì che la popolazione per spostarsi non dovrà dirigersi verso la downtown ma esisterà una diffusione di più
poli.
SCHEDA SUL MANUALE Los Angeles
nasce nel 900 come realtà urbana vera e propria, si sviluppa a partire dagli anni 20-30 attraverso una
campagna di marketing urbano (di comunicazione) precoce e per questo motivo è considerata città post-
moderna per eccellenza. Tra le città più estese e popolate da ceto ricco.

Ma cosa si intende esattamente per Los Angeles?

4mln di abitanti e compresa area metropolitana sono 17mln

Amministrazione comunale basata sul multi-centrismo, piccoli centri preesistenti alla città di adesso tanto
da far si che si creasse un tessuto unico un'unica realtà urbana. È eccezionale perché continua a crescere
maggiormente tanto che oggi i territori sono amministrati da un ente superiore che gestisce l’area
metropolitana. Il tessuto urbano ha una downtown e un sistema di urbanizzazione compresa tra aree
povere e ricche.

La parte più esterna della città è addetta ad un maggior consumo di suolo,

Consumo di suolo: tutto ciò che fa sì che il terreno prima agricolo si infrastruttura che crea la
permealizzazione.

CAPITOLO 8 E INTRO CAP 3 23.10

Città a rete: Megalopoli e Aree metropolitane


Neourbanità = citta estesa → città a rete

Cosa si intende con rete?

Ci sono due modi attraverso il quale si può studiare la città (della città o delle città), parlando delle città a
rete siamo più in direzione dello studio “delle città” quindi un pulviscolo di territori definibili come urbani
dai quali si innescano delle relazioni; e queste possono essere di natura fisica o funzionale.

Le reti fisiche permettono di accorciare i trasporti, il concetto di spazio/tempo è composto da due


possibilità o le città sono molto vicine o non.

• Rete fisica = dotato di realtà concrete ossia di infrastrutture. Un territorio con una estensione e
sistemi di infrastrutture che connettono i vari poli, elemento che influisce sul nostro concetto di
spazio/tempo. Vale per le reti di telecomunicazione. Ciò che consente ai territori di entrare in
relazione, con il miglioramento delle tecnologie diventa fattore cruciale la qualità delle relazioni che
siamo in possesso.
Ci porta alla seconda tipologia di rete…
• Rete funzionale = le città hanno tra loro relazioni molto intense (è ciò che viaggia attraverso le reti
come flussi di beni, informazioni e persone). Ci mettiamo dentro concetto di funzioni, gerarchie
ovvero ci sono dei luoghi meglio serviti dove si concentrano i miglior servizi, reti economiche e
comunicazioni.
Se non esistono le reti fisiche non esiste la rete funzionale.

La città estesa la possiamo ragionare dal punto di vista sociale, paesaggistico, morfologico oppure anche sul
piano delle reti che si attivano sul territorio della città estesa, quando la ragioniamo in questi termini di
agglomerazioni si usa il termine di aree metropolitane. Per quest’ultima si intende, unità spaziale urbana
composta da una città centrale gravitata da altri sistemi di centri tenuti assieme dalla parte centrale e con
questa strettamente correlate attraverso movimenti pendolari. Comprende il territorio attorno ossia il
periurbano, densamente abitato ma non comprende anche gli spazi rurali con popolazione quasi
esclusivamente impiegata in attività extra-agricole.

In virtù, cosa è l’area metropolitana di Milano? Storicamente coincide con il suo intorno ossia comuni di
prima fascia più il sistema di centri del periurbano sul quale gravitano con movimenti pendolari tutto il
bacino. L’intensità degli scambi eccede, prendendo in considerazione un territorio molto molto ampio, ne
fanno parte tutti i flussi che pendono sia verso di essa ma che si estendono anche in altre realtà come
Bergamo Varese e Brescia (considerate anch’esse aree metropolitane).
In questo caso si parlerà di sistemi a città a rete ormai integrate in continuo movimento, se considerate
singolarmente si parlerà di monocentriche mentre se parliamo di più aree si parlerà di multicentriche.

3+2(non a che fare con l’area metropolitana) grandi gruppi di popolazione vivono in città:

o I residenti
o I pendolari coloro che quotidianamente si reca in un altro posto per andare al lavoro.
o Vi sono anche i consumatori del periurbano che non vengono in città per lavorare (city users) ma
per usufruire di una attività particolare.
o Altra popolazione presente in città sono i turisti in larga parte.
o Altri meno influenti ossia i business man, a cavallo tra turisti e consumatori, che si recano
saltuariamente per lavorare. Sono quelli per i quali si è riorientato il sistema di lusso nella Via
Montenapoleone di Milano.

AREA METROPOLITANA pone attenzione sulle dinamiche tra uno o più poli principali, prima forma di città a
rete, è un sistema complesso che attira flussi costanti nel quale si orientano queste tre categorie, abbiamo
diversi tipi a seconda della forma:

-monocentrica: date da un centro e un’area di gravitazione consolidata, ormai unico corpo che funziona
assieme.

-policentrica: tutte sono allo stesso livello, corpo unico ma nessuna è dominante. Es. Padova-Mestre-
Verona-Treviso.

-lineare: =policentriche, posizionate una vicina all’altra. Es. Parma-Modena-Reggio-Bologna.

-consolidato: quando più aree metropolitane sono vicine esse si saldano tra loro sino a formare una zona di
un sistema di aree chiamate consolidate, che dipendono da uno solo. Es. Mi-Bg-Bs

Ogni capoluogo di regione e provincia ha un’area di gravitazione circostante più o meno densa che
costituisce un’area metropolitana.

Caso Roma: il comune ha un’estensione così grande da coprire l’intera area metro di Roma.

Caso Napoli: area metropolitana consolidata

=/ CITTA’ METROPOLITANA (in sostituzione delle province): livello amministrativo non elettivo, nel senso
che noi cittadini non siamo chiamati ad esprimere attraverso il voto i rappresentanti. Si è pensato che a
livello nazionale ogni città ha un sistema di gravitazione attorno e si iniziò a pensare che le provincie non
erano lo strumento amministrativo giusto. Nel 2011 istituiscono le città metropolitane a livello
amministrativo non elettivo che dovrebbe governare le aree metropolitane e che riunisce tutti i sindaci del
territorio che votano per un rappresentante della città metropolitana. È fissata su vecchi confini
amministrativi rigidi e assurdi basati su ragionamenti politici e non basati sul territorio, nell’area
metropolitana sin dove arrivano? Dipende dai servizi che ho a disposizione, può variare in continuazione.

Tutti i territori urbanizzati hanno ormai una forma di rete al loro interno hanno una struttura che si basa su
una rete, se parliamo di Milano è calzante ma se parliamo della provincia di Foggia si tratta di una forzatura,
ci riferiamo dunque sempre a citta simili a Milano.

Elementi di carattere che dipendono la città a rete

Scale di osservazione differenti su questa rete e possibile quindi osservare livelli di dettagli più o meno forti,
rete deve essere pervasiva.

Es. Scala Regionale: osservo ad esempio che la Pianura è una grande città a rete

Scala macroregionale mi occupo meno delle discontinuità,

28.10

Megalopoli
Tutti i territori urbanizzati hanno ormai una forma di rete cioè al loro interno esistono dei poli esterni che
gravitano su quelli principali e sistemi di connessioni stradali e infrastrutturali di vario tipo; se parliamo di
grandi aree metropolitane come Milano questa definizione è pienamente calzante mentre se parliamo di
Foggia è come fare una forzatura esagerata.

Che confini ha la città a rete e quali territori ne hanno la forma? Dipende dalla scala che scegliamo di
osservare, in altre parole a seconda degli occhiali che decidiamo di indossare sarà possibile vedere su
questa rete un livello di dettaglio più o meno forte. La rete deve essere dunque pervasiva.

Es si ritiene che è una città a rete il cuore dell’Europa, non si parla in questo caso di aree metropolitane ma
di territori macroregionali in cui riconosco il territorio a forma di rete basato su una architettura urbana.

L’area metropolitana è il modulo base, la regione metropolitana è un sistema di più basi sparse sul
territorio e messi in relazione l’uno con l’altro che sopraggiunge l’esigenza di una definizione calzante.
Qual è? Megalopoli =/ Megacittà*.

*Agglomerazione gigante di almeno 10mln di abitanti della quale non ci interessa osservare dal punto di
vista funzionale ovvero il sistema di reti all’interno ma la parte quantitativa in particolare per le città del
Sud del Mondo per le quali la gente non si reca lì per motivi attrattivi.

Quando parliamo di megalopoli siamo dentro al ragionamento delle reti, il nostro focus consiste quindi:
organizzazione territoriale basata su reti, su scambi e quindi livelli economici per i quali si svolgono gli
scambi; parliamo principalmente di aree del Nord del mondo o del Primo mondo.

I due temi megalopoli e mega-città presi in considerazione si toccano in un modo in questo progetto che ci
fa capire perché non vadano confusi, si tratta appunto di un progetto di pianificazione territoriale cinese
che in qualche modo significa opporsi alla rassegnazione rispetto al fatto che Pechino sia un polo unico di
attrazione sul quale converga tutta la regione e per evitare che questa sia una città a rete e basta, bisogna
trovare un sistema di reti nel quale si sviluppa altri poli urbani tenuti assieme come se tutte le città
costituiscano una rete unica. Jim Gi gi è come un passaggio da una realtà di fatto più simile a una mega città
verso una trasformazione più simile a una megalopoli che è un sistema di rete per il quale fanno parte più
aree metropolitane, in questo senso è un progetto di costruzione di megalopoli volto ad evitare che
Pechino svolga un ruolo di leader unico ma che invece possa calibrare più il suo peso.
! Quando si parla di mega città si fa riferimento ad una sola che hanno come riferimento uno sviluppo
disomogeneo mentre quando si tratta di megalopoli si intende più aree metropolitane messe in
collegamento tra loro che hanno uno sviluppo equilibrato di aiuto reciproco. !

Gottmann teorizza termine megalopoli alla fine degli anni 60 osservando l’area di 4/5 grandi metropolitane
al mondo ossia Boston Washington New York Philadelphia e Baltimora che sono poste in una continuità
territoriale e tra di loro c’è un tale scambio continuo, un sistema di rete intenso che necessita una forma
nuova per definirlo e fu così che conia il termine di Megalopoli. Si tratta di un sistema regionale nel quale
però nessuna delle città è prevalente, ciascuna ha la sua specializzazione dal punto di vista economico
funzionale ma spostano i pesi su diverse città a seconda della quale stiamo osservando. Lui comunque
decise di mettere una soglia di 20/25mln di abitanti devono abitare in questa realtà che non sono
gerarchiche tra loro e il tessuto urbano li comprende tutti (continuum urbanizzato). Il termine costituisce
un’etichetta sacra per i geografi poiché si è individuata una tendenza che si estende per molti luoghi.

Individua per punti la sua dimensione: → dimensioni macroregionali (acronimo BosWash) → insieme di
aree metropolitane fortemente connesse tra loro e tenute assieme da una rete di infrastrutture fisiche →
aree interdipendenti tra loro ma non gerarchiche ossia no prevalenze l’une sull’altre. In contrapposizione
queste città lungo la costa degli Stati Uniti è variabile riconoscere quelle più importanti a seconda dell’area
di interesse, es. politico-amministrativa Washington/ es. economico-finanziaria New York/ es. di
formazione universitaria Boston/ es. centro produttivo industriale era Philadelphia. Baltimora è un po' in
ricollocamento nella realtà americana. Avviene questa digressione sulle singole città per comprendere cosa
significhi non gerarchico e di non prevalenza.

19mln di abitanti totali, l’area metropolitana di New York ne conta 8mln ed è divisa in distretti/quartieri che
tutti/e insieme costituiscono gli otto.

Dove si trovano le megalopoli nelle altre varie parti del mondo? Il geografo Eugenio Turri scrive un libro
chiamato la “Megalopoli Padana”. Considerata tale anche se presenta per alcuni studiosi una gerarchica tra
i centri, ma rappresenta comunque una forzatura.

Vi sono altri territori statunitensi che rispondono a queste caratteristiche come dei grandi Laghi, di Chicago
e Detroit, Pacifica (Sansan San Diego+San Francisco) e l’altra megalopoli classica che si individua è quella
giapponese definita Tokaido. Giappone lingua di terra stretta con una superficie limitata, lo sforzo di
collegamento è stato molto forte, rete ferroviaria eccellente ed è un’eccellenza riconosciuta a livello
mondiale dalla stampa generalista e dai media.

CAPITOLO 8 29.10

Sappiamo che l’urbanizzazione è una tendenza pervasiva e inarrestabile su tutto il territorio e la prospettiva
ci porta ad una realtà che cresce e cresce. La definizione di megalopoli è un po’ vecchia (Anni 60) ma
costituisce un’etichetta sacra per i geografi perché anticipatrice ed è possibile applicarla ai territori attuali
con delle aggiunte, tuttavia anche la definizione di Gottmann venne criticata troppo rigida e limitante
poiché il territorio che stiamo analizzando non ci sta bene dentro.

Primo livello trovare soluzioni che risolvano problemi relativi alla gestione delle relazioni oppure secondo
livello ideologico investendo tantissimo lo sviluppo affinché si vada in quella direzione come nel caso cinese
di Pechino.

Quindi che parola usiamo? Inizio anni 2000 si diffonde utilizzo parola di mega regione o mega regione
urbana, molti autori ne parlano, si sostituisce con il termine megalopoli perché quest’ultimo non si
interessa della tendenza futura; queste parole non hanno etichette rigide come Gottmann, ha soppiantato
utilizzo termine megalopoli eccetto stampa giornalistica ma di grande uso per il sapere scientifico perché
ognuno adatta i propri studi con diversi parametri. Il termine mega regione descrive fenomeno esistente,
una prospettiva economica futura e molto spesso è al servizio di ragionamenti su come devono andare gli
investimenti perché si pensa che le relazioni tra aree metropolitane siano la soluzione per creare sviluppo.

Ross dice: “è una agglomerazione policentrica di città con un Hinterland a bassa densità/ network di aree
metropolitane circostanti tenute assieme da interazioni ambientali-economico-infrastrutturali”. Si nota la
presenza di parametri morbidi.

Differenti definizioni e punti di vista di mega regione a modo proprio:

- Sistemi ambientali e topografici


- Sistemi infrastrutturali
- Legami economici
- Modelli di insediamento e uso del suolo
- Background storico-culturale

Chi iniziò a parlarne? Quando viene commissionato uno studio negli Stati Uniti in cui si fa una rottura di
prospettiva nel futuro di come stanno andando le città, la prospettiva direzionale mostra che non ci
saranno più 3 megalopoli ma aree in cui si va a formare una saldatura delle diverse aree tenute assieme da
legami. È una lettura sul futuro che indirizza molti investimenti per agevolare, esempio agevolare i trasporti
in queste aree, il rovescio della medaglia provoca una concentrazione della ricchezza da una parte ma
dall’altra va a discapito di territori dove non vi sono le aree urbane. I primi studi sono sulle realtà americane
e di recente anche sull’Europa si stanno avviando in quella direzione che chiameremo Blu Banana o
Pentagono Europeo prima dell’espansione a est dell’Unione Europea. Si indirizzano gli investimenti perché
la lettura del territorio è fatta così e soprattutto avviene sui trasporti perché è su cui si basa il sistema a rete
quindi di vitale importanza per il collegamento di merci e persone. Si parla infatti di “corridoio europei”
creando un sistema di trasporti che mettano assieme un asse (es. Nord che parte da Mi-Londra) in modo da
favorire i rapporti commerciali.

Dal satellite l’Italia è un continuo urbanizzato ma noi siamo eccezione a livello europeo poiché siamo i primi
consumatori di suolo in tutta l’area.

Prospettive future? Acronimo BeSeTo= Bejing Seul Tokio.

Non è una realtà dal punto di vista effettivo dei trasporti e dei collegamenti ma è una prospettiva a cui si
vuole tendere ma sempre all’interno del concetto della mega regione. Mentre Gottmann teorizzava il suo
concetto di Megalopoli il greco Doxiadis ipotizza al suo tempo (anni 60) una prospettiva al 2100 col nome di
Ecumenopolis idea che esistessero corridoi urbanizzati, la tendenza era quasi una provocazione e non
credeva davvero che si realizzassi. Idea di prospettiva rafforzata dallo sforzo culturale.

Ultimo progetto METR Middle east, Europe, Turkey, Russia

Mette assieme governi imprese ecc. è una associazione che mette assieme più soggetti.
CAPITOLO 4 30.10

Funzioni urbane
= le attività (economiche) che si svolgono all’interno della città.

Mette in relazione la città e i territori circostanti che possono essere urbani o non, con le quali si innescano
relazioni funzionali.

Le funzioni sono tutte le attività che realizzate nella città da cittadini, imprese e istituzioni ossia attori
economici

Le funzioni garantiscono la vita della città e inseriscono le città in un sistema di relazioni

Le città sono sistemi aperti perché ha bisogno di risorse da fuori per poter vivere e da sempre in perenne
squilibrio energetico es. cibo che arriva dall’esterno verso l’interno inoltre perché prende le risorse e le
restituisce; tramite le funzioni intrattengono rapporti con i territori esterni e gli altri centri.

Non tutte le funzioni hanno la stessa lunghezza o raggio d’azione o portata, vi sono attività locali che si
creano all’interno della città per soddisfare bisogni interni della città e altri che sono esportatrici ovvero
funzioni che realizzano beni e servizi fruiti esternamente alla città, in un raggio che può variare di ampiezza.
Sono queste funzioni che garantiscono alla città di crescere o garantirsi l’arrivo di beni o servizi realizzati
esternamente. Tra le due tipologie coloro che consentono di crescere e arricchiscono sono quelle
esportatrici

Tema trasversale, prettamente economico non oggetto puramente teorico ma il rapporto che esso vi ha
con l’economia, richiamano uno studio tipicamente funzionale. Le città come fatto sociale, di forma, hanno
una matrice economica.

Le città dove storicamente sono: luogo di produzione da parte di residenti - i pendolari - i business man
richiamati all’interno della città come fruitori seriali a cadenza periodica per consumare e rappresentano
una fetta importante (concentrazione di mezzi, idee, strutture che consentono la produzione); luogo di
consumo dei prodotti da parte dei residenti - city users - turisti e in più luogo di concentrazione della forza
lavoro, dove in passato come ben saputo era maggiormente fissa nelle aree rurali, e la ricchezza di
conseguenza. La tendenza verso la creazione di macroregioni urbane è una tendenza naturale ma anche
incentivata e sostenuta perché si crede che al loro interno si creino le condizioni in modo tale che si dia vita
allo sviluppo della ricchezza/crescita. Per questa serie di motivi la geografia urbana è legata a un’analisi
importante dell’economia urbana collegata alla presenza sul territorio della popolazione urbana.

Che approcci possiamo avere quando volgiamo lo sguardo economico sulle città?

2^strade

→ Funzionale

Interpretiamo l’economia come fatto geografico


Non riguarda economia ma guarda alle relazioni
spaziali che si muovono grazie alle funzioni
economiche. Risponde alla domanda come
funziona? Che relazioni si innescano? Che
popolazione agisce e come si distribuisce nello
spazio?

Supera le attività come fatti solamente descrittive


ma le considera come fatti geografici, significa che
la considero localizzata e innesca delle relazioni
spaziali con altri punti del territorio

→ Descrittivo
Risponde alla domanda che cosa succede in città?

Non statico ma dinamico di cosa esiste all’interno della città e della sua funzione prevalente.
Quest’ultima significa che la base dell’economia ruota attorno al fatto che la città si basa su quel tipo di
attività. Es. città della produzione, città della cultura, città dell’amministrazione pubblica.

Classificazione delle tipologie di funzioni in maniera non solo quantitativa ma anche qualitativa, quella
generale corrisponde al settore primario secondario terziario quaternario ma dal punto di vista qualitativo
si entra più nel particolare:

• Funzioni di tipo culturali


• Funzioni direzionali che hanno a che fare con l’amministrazione e gestione dei servizi del territorio
• Funzioni di attività produttive
• Funzioni di attività distributive

Ciascuna di queste qualità le possiamo incrociare con le dimensioni attraverso la quale si realizzano.
Ci aiutano a comprendere come funzionano le città che sono diverse e svolgono un ruolo differente nel
territorio urbano, riguardano più o meno tutte le categorie su diversa scala regionale o macro-regionale.
Quando si parla di città multifunzionali sono città più equilibrate dal punto di vista economico perché non
ne hanno sviluppato una in prevalenza e ovviamente non tutte portano questa caratteristica. Ciò significa
che le città monofunzionali sono specializzate e l’economia urbana è sviluppata su un settore prevalente
dove la maggior parte della popolazione trova occupazione. Il problema delle città monofunzionali: non è
detto che la città abbia le risorse per reagire allo stato di crisi. Es. caso di Detroit e Torino.

31.10

La città entra in crisi dal punto di vista sia demografico che si riflette automaticamente al livello economico
e questo è vero negli Stati Uniti. È tipica delle città monofunzionali, vedi caso italiano di Ivrea che si sviluppa
attorno allo stabilimento principali di Olivetti e una volta esso colpito la città cade in un profondo stato di
debolezza. Tuttavia, nel mondo delle città di oggi rappresenta anche una forza e non soltanto un punto di
debolezza se entra in crisi, nel senso che nel mondo contemporaneo la città monofunzionale ha una buona
identità e si può tradurre in una buona capacità attrattiva facendo sì che sia al centro dell’attenzioni e
procuri attrazione.

Ha una base di verità il concetto di multifunzionali e polifunzionali che si sovrappone il racconto delle città e
si vede come molte città cercano di vendersi come città prevalenti.
I settori principali delle attività
Il settore primario contiene al suo interno i beni non lavorati.

Il settore secondario consiste nella trasformazione di beni primari che diventano altri beni, nel passato
alcune città sono maggiormente cresciute che hanno tratto la base economica nel settore secondario.

Il settore terziario è quello di attività tradizionali della città perché le riconosciamo per una serie di cose:
commercio, amministrazione e produzione. Accanto al settore secondario durante la rivoluzione industriale
perdura quello del terziario che possiamo definire come tutte quelle attività ausiliari alla produzione o di
risposta in termini di servizi alla popolazione. All’interno quindi il commercio, le attività di servizi alla
popolazione, le attività turistiche e di cultura come scuole e asili. Le attività che crescono più delle altre
durante gli anni 70 ambiti come l’amministrazione e la finanza poiché si specializzano progressivamente.
Ciò che è cambiato nel mondo del terziario fondamentalmente è la digitalizzazione, il fatto che è entrato in
gioco che ha trasformato cosa significasse fare terziario. Es. posta. Infatti, l’etichetta non basta più per
indicare il settore perciò nasce una nuova terminologia di settore terziario avanzato o quaternario (es.
Amazon), c’è una base del terziario che si biforca. L’economia da base secondaria si sposta non più legata
alla produzione ma più legato al settore terziario e quaternario, non è possibile separarli poiché sono la
stessa cosa, ciò che conta è il livello. E’ un’attività più rara, si dice il terziario risponde alla domanda mentre
il quaternario la crea, il quaternario fa si che si creino nuovi attività che si tradurranno in nuovi bisogni.
La maggior parte delle città vivevano sulla base del terziario mentre i livelli del quaternario non sono
localizzati ovunque, esse ragionano e si localizzano sulla base del concetto di rete. Come modalità di
realizzazione il terziario è più pervasivo.

Discorso Fiat di Torino con le attività che sono cambiate.


4.11

Da industriale a post-industriale: cosa è successo all’industria?


Non scomparsa ma si è trasformata e ricollocata in parti dove in passato non erano interessati.
Se collochiamo questo passaggio nelle aree italiane sulla linea del tempo lo spartiacque possiamo metterlo
tra fine degli anni 70 e 80, in America è avvenuto prima.

Esiste un periodo storico preciso che è segnato dalla crisi della energia energetica della fine degli anni 70
legata alla produzione di petrolio per ragioni geopolitiche e non solo minano alle basi i paesi produttori, a
livello globale messa in discussione delle basi energetiche dei paesi più evoluti. Questo problema influenza
a livello economico.

Questa tuttavia non rappresenta la vera causa ma il fenomeno fa deflagrare dinamiche già in atto
all’interno delle fabbriche di tutti i paesi in via di sviluppo, dovute all’aumento dell’automazione industriale
che colpisce direttamente la manodopera diminuendo così la necessità di operai. Non è l’unico che accade
in questa fase storica e non basta a giustificare la crisi degli anni 70, ciò che è vero: viene meno la
manodopera, aumenta invece la figura dell’operai che deve esser sempre più qualificato e specializzato sul
tipo di macchine utilizzate. Secondo cambiamento dovuto a una crisi complessiva…ecc.

1+2+3 sono il processo da industriale a post-industriale legato al cambiamento del settore secondario, ci
dice cosa non è più non basata sul settore secondario e questo dipende dall’esito che prende in ciascuna
delle città, esiste un gradiente dentro le quali le città si possono locare. La città industriale era
standardizzata, le modalità che si utilizzavano per realizzarla erano uguali tanto è vero che non troviamo
differenze tra gli edificati urbani, da industriale a post-industriale è un passaggio importante perché ci sono
rotture standard senza più linee comuni per cui le soluzioni attuate per uscire dall’industria possono essere
differenti. Sinonimo di post-industriale è post-moderno che lega la nuova città all’idea di una più moderna,
parola oggi con meno frequenza, si vuole usare per sottolineare la differenza con quella precedente e
perché si vuole introdurre una mescolanza. Altra parola è il post-fordismo dove ci si vuole contrappore al
processo di fordismo, es catena di montaggio unica e la produzione ruotava attorno a uno stabilimento
unico, legato più alla rottura delle città che furono One Company Town; anche questo termine viene usato
in maniera meno frequente. Le troviamo quasi come sinonimi tra loro

La crisi petrolifera (precondizione) amplifica gli effetti di qualcosa che è già avvenuto:

1. Cambiamento del ciclo produttivo all’interno delle fabbriche in tutti i paesi industrialmente
avanzati. L’automazione industriale aumenta e diminuisce il bisogno di manodopera. Questo
cambiamento non esaurisce la spiegazione della crisi, anche perché questo fenomeno è agli inizi.
→massa di operai non qualificati non più necessari per il ciclo produttivo
→necessità di meno addetti ma maggiormente specializzati e di ceto impiegatizio
→subfornitori non tutti adeguati al ciclo produttivo
2. Cambiamento dovuto alla crisi complessiva del sistema
Saturazione del mercato: la produzione sul mercato di massa non ha più un suo mercato di massa
immediato, perché tutti abbiamo la tv la lavatrice ecc.
Oggi non si produce più in maniera standardizzata e indipendente perché la forma precedente
entrò in crisi poiché avviene un surplus in relazione all’effettiva domanda (diminuiscono le nuove
popolazioni proprio dal punto di vista delle nascite) e il mercato è saturo (tutti hanno già tutto). La
produzione a catena di montaggio non serve più. Dunque, si produce poi solo in base all’effettiva
domanda.
Nuovo tipo di produzione “just in time” nata con la fabbrica giapponese Toyota copiata poi da altri
automobilisti e anche in seguito per altri settori di produzione, hanno la particolarità di: in risposta
al surplus produttivo, produzione basata sull’effettiva domanda. Amplifica l’effetto
dell’automazione e che effetto ha tutto questo? Si produce sempre meno e sempre più attraverso
le macchine, si insinua nelle fabbriche e si propaga per processi imitativi.
Risultato: →Impianti obsoleti →Impianti di grandi dimensioni non più necessari → scomposizione e
trasferimento dei cicli produttivi
3. Globalizzazione
Influisce proprio in prima istanza sul tema del surplus americano perché pensano che debbano
esistere nuovi mercati, spinge quindi le fabbriche a spingersi al di fuori
Delocalizzazione industriale
Uscita fabbriche dalle nostre città occidentali in virtù del fatto che non servono più grandi superfici,
terreni rimessi in valore, apertura stabilimenti più piccoli in Italia. Sono alla ricerca di nuove aree di
consumatori e mercati.
Cause che convengono: minor costo manodopera, maggior accesso alle materie prime, ricerca
nuovi mercati, legislazione lavoro e ambiente.
Si sovrappone alla deindustrializzazione dove le industrie si spostano al di fuori o in territori non più
della città compatta, mantenendo magari solo un pezzo della produzione (es. assemblaggio).

Che ripercussione hanno avuto le nostre città?

Sono cambiamenti fisici / della base economica / morfologici / paesaggistici e sono fondamentalmente
anche sociali. Se confrontiamo immagine della fabbrica prima e quella post-industriale è difficile notare
particolari affinità proprio perché sono state rase al suolo.

Visione documentario “Roger and Me” di Michael Moore del 1989 racconta processo industriale della sua
Città Flint in relazione all’ascesa di GM (General Motors), tutte le persone che conosceva lavorava per
questa azienda pervasiva da ogni punto di vista e per tutti gli anni 50’ e 60’ rappresenta l’unica strada. Lui
sceglie strada divergente, decise di diventare giornalista e per fare questo mestiere non trova spazio ma
deve spostarsi vero San Francisco (città già postmoderna senza base industriale che si sviluppa attorno ai
temi di cultura). Qui realtà viene rappresentata come una città che ha tempi e modi di vita diversi dalla
fabbrica, turni di lavoro differenti dove alle 15 la gente si sedeva in un bar a bere il caffè, ritmi sono molto
personali =città molto simile a quella che vediamo oggi. Presenza di numerosi locali adibiti al tempo libero
legati al cibo. Roger Smith licenziò migliaia di operai e Moore vuole mostrare gli effetti sulla gente che
hanno avuto in seguito alla perdita del lavoro. Le città, quando subentra la crisi, spesso vengono
abbandonate e diventano vittime di tagli di nettezza urbana che provoca moltiplicarsi di topi, Flint è colpita
ancora oggi dal completo stato di abbandono con l’inquinamento della falda acquifera nel 2015 e questo
valo anche per Detroit. Tre grandi temi che ci forniscono: La risposta alla crisi del settore secondario ha
dato origine al terziario, tema centrale dato da una polarizzazione sociale ovvero i ricchi sempre più ricchi
mentre i poveri sempre più poveri, welfare state si oppone alla polarizzazione sociali (ricchi vs poveri).
5.11

Cambiamenti economico-sociali
Che cosa si supera?
I. Deindustrializzazione-delocalizzazione comporta una riorganizzazione della città nella sua parte
vuota ed estesa, vanno sempre messi in relazione i due processi. Cambiamento interno e
crescita all’esterno.
II. Ristrutturazione economica, ridefinizione attività economiche. E’ una conseguenza del primo.
III. Crisi sistema del Welfare o stato sociale perché avviene? Ci impoveriamo a causa della
scomparsa delle fabbriche, si effettuano tagli sulla spesa pubblica, si inizia ad affermarsi una
logica/ideologia neoliberista all’interno dell’economia che si ripercuote un po’ ovunque non
solo negli USA. Ha due ricadute secondo due punti di vista: primo lo Stato viene meno
nell’organizzazione dello spazio della città legato all’intervento pubblico, secondo si gettano le
condizioni per le quali si realizza una progressiva polarizzazione sociale.
Gli studiosi consideravano la popolazione a rombo secondo cui le città erano composte su una
larghissima base di ceto medio e laddove non vi arrivava il privato ci arrivava il pubblico, si
rompe la fabbrica e si rompe il sistema Welfare sino ad arrivare ad una forma sociale opposta al
rombo ossia quella di una clessidra con una ampia fascia di popolazione con ricchi che lavorano
nelle aree riqualificate. Carte elaborate da un sociologo della Bicocca dove divide lo spazio
urbano sulle aree di censimento che scompongono lo spazio urbano che divide per fasce di
reddito, nel 1991 l’area più ricca era compresa nei navigli mentre nel 2001 si restringe in alcuni
punti specifici della città

Effetti concreti sullo spazio urbano


I.a Città estesa

I.b Crisi aree urbane (vuoti e aree dismesse) si vive negli anni 80 e 90 l’insorgenza di aree industriali in
aree vuote o vuoti urbani. Aree dismesse precedentemente legate al sistema industriale e occupate da
industrie. Numeri di aree dismesse a Milano: metà degli anni 80’ circa 6mln di mq di aree dismesse in città,
1998 sul sistema economico milanese le aree dismesse sono valutate in 9.166.900mq pari al 58% del totale
provinciale e al 5% della superficie del territorio comunale. Si possono dare due nuovi nomi che in
Inghilterra erano: Brownfield land ossia siti precedentemente utilizzati ma che con i loro svuotamento
hanno generato un inquinamento e Greenfield land cioè terreni mai stati edificati con problematiche
minori riguardo all’inquinamento e più interessanti all’interno dell’economia globale. Es Varesina (attuale
zona Porta Garibaldi) a Milano dovuto allo spostamento della stazione, poi negli anni 50’ si è deciso che
questa zona diventasse direzionale/centrale

Inizia a farsi largo l’idea che le aree dismesse possano tornare utili come opportunità. Es. Bicocca vuoto a
partire dagli 84’ sulla superficie poi trova sede l’università, lavorano in sinergia pubblico e privato, intento
creare un’area attrattiva per il polo Nord di Milano e ciò è avvenuto. Es. Area Moncucco Romolo

POSSIBILE ESITO: possono rimanere aree di crisi o possono innescarsi delle innovazioni o nuove attrattive
dello spazio. La crisi può esser servita come slancio per intraprendere una strada innovativa di rinascere per
alcune aree determinate e che hanno avuto effetto su diverse aree urbane.
II.a Sviluppo settori cultura e conoscenza (economie immateriali) e cambiamento zone delle città legati
a questi settori

II.b Terziarizzazione

POSSIBILE ESITO: innovazione dello spazio

III.a Aumento delle problematiche socioeconomiche, non più basata sull’industria ma sul terziario con
città che si svuotano

III.b Polarizzazione economico/sociale

Questo schema generale che dà origine alle nostre città contemporanee.

Tipologie delle città europee: dimensioni diverse/effetti diversi


6.11

Giardini condivisi sono esperienze dell’effetto sullo spazio urbano che propongono al comune una gestione
diretta per rimettere in valore un pezzo di terra con la proposta di un giardino condiviso dalla collettività.

Scopare il secondario che getta le basi per il terziario che diventa la parte dell’attività economica che si
rinnova e che diventa prevalente. Laddove si verifica andrà a favorire nuove attività economiche poiché
queste necessitano di nuovi spazi che verranno cercati proprio dove vi sono le aree dismesse, le città
entrano in competizione per cercare di attrarre investitori sul proprio territorio.

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