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IL

NEUTRO E LA SCRITTURA ANTE LITTERAM

Augusto Ponzio

1. Alcune allusioni
Comincer accostandomi al Neutro nel senso di Barthes a partire
da scritture di autori diversi. Alludendo ad esse si potrebbe
dire che: Il Neutro in Kiekegaard il semplice come desiderio
del semplice, come tendenza al limite. Giungere alla cosa
semplice giungere al singolo, dove singolo opposto al
pubblico: impresa difficile se non disperata una volta che
diventi manifesta e lampante la contraddizione fra lenormit
dei mezzi di comunicazione e lessere un uomo singolo
(Kierkegaard, Il punto di vista nella mia attivit di
scrittore, in Kierkegaard 1995, vol. I, pp. 9-11, 49-50).
Il Neutro lI prefer not to del copista di Melville. Nel
linguaggio verbale delle frasi, e degli atti linguistici, delle
funzioni comunicative la formula di Bartleby, il copista di
Melville che cessa di copiare, di trascrivere, di usare la
scrittura come riproduzione di un senso che le preesiste, non
pu trovare alcuna possibilit di sistemazione. Questa formula
di Bartleby, uomo senza referenze, senza possessi, senza
propriet, senza qualit, senza particolarit, troppo liscio
perch una qualsiasi propriet possa trovarvi appiglio (Deleuze
1993, p. 18), mette in scacco la lingua comunicativa, disattiva
gli atti linguistici, delude le aspettative comunicazionali, fa
saltare la logica dei ruoli, d luogo a una zona di
indeterminazione che nessuna immagine pu esorcizzare e con cui
nessun clich pu combaciare.
Il Neutro il marginale, lirrilevante, il futile Barthes
direbbe il dettaglio esorbitante e inutile nel V i a g g i o
sentimentale di Sterne (dico il titolo in italiano perch alludo
anche alla traduzione di Foscolo e al suo tradursi in Didimo
Chierico), in cui si mostra che non solo la scrittura (come nel
Tristram Shandy) digressione ma la vita stessa. Unestensione
del genere, dalla scrittura alla vita, avviene per il Neutro di
Barthes, Neutro gi da sempre presente nella sua opera.
Il Neutro la Sovranit nel senso di Bataille. Potersi
permettere il lusso di non tenere in nessun conto l'economia
1

Relazione al Convegno Roland Barthes: leons (1977-80), Urbino,


luglio 2005.

narrativa, di dissociarsi dalle soluzioni mitico-narrative cui


la politica deve fare ricorso per farsi intendere (v. Barthes,
L'obvie et l'obtus, p. 57): ecco cos l'affermarsi di una
sovranit che tutt'altro dall'esercizio del potere funzionale
all'affermazione del soggetto, alla produzione della produzione
della sua storia, ai compiti che essa impone.
Il Netro la passione per lindifferente gi in
Lindifferente di Proust e poi nella Recherche.
Il Netro il tacere in Shakespeare nel King Lear (il non
dire niente di Cordelia) e nel Merchant of Venise (il piombo,
Antonio) come pure nel Diario del seduttore di Kierkegaard
(anche qui una Cordelia che tace: io pendo dalle tua labbra e
tu non dici niente).
Il Neutro la lingua pura nel saggio sulla traduzione di
Benjamin (Il compito del traduttore), e la scrittura ante
litteram in Il dramma barocco tedesco.
Il Neutro larve in Larve e laume di Artaud.
Tutto questo in senso implicito. Esplicitamente del Neutro
si occupano Blanchot (a cui Barthes si riferisce spesso) e
Lvinas (a cui Barthes non si riferisce mai).
2. Il Neutro in Blanchot e Lvinas
La scrittura sa della morte che il linguaggio d alle cose
quando le dice, e, linguaggio che diventa ambiguo, ne dice
l'assenza, la presenza interdetta, la sfida al linguaggio che
vuole rivelarle e determinarle, ne dice il nulla rispetto a ci
che questo linguaggio le fa essere negandole
I1 linguaggio dunque confinante con ci che altro
dall'uomo, vicino a ci che irriducibile all'orizzonte
dell'Essere, all'orizzonte delle possibilit del Medesimo, al
potere della parola, al suo impiego in funzione della
costituzione del Soggetto e dell'Oggettivit, alla potenza della
verit impersonale. Dicendo ci stiamo accostando tre autori
differenti: Barthes, Blanchot, Lvinas.
Sentire continuamente vicina la smisurata distanza di ci
che eccede le possibilit del pensiero comprensivo, che non
rientra nel processo di riproduzione dello Stesso,
l'esperienza, nel linguaggio, dell'Alterit, un'alterit
irriducibile, assoluta. Un rapporto fondato sull'assenza di
continuit, in cui si instaura un intervallo assoluto come
quello scandito dalla morte, un "tempo morto", appunto, come
direbbe (v. Lvinas 1961, p. 56).
Il riferimento a Lvinas ricorrente in Blanchot: pi
esattamente la riflessione di Blanchot sul linguaggio

inscindibile dalla riflessione sul rapporto di alterit proprio


nei termini in cui avviata da Lvinas: totalit e infinito; al
di
l
del
Medesimo,
della
totalit,
della
storia,
dell'esperienza oggettiva, dell'utilit, dell'economia, della
politica, del potere del linguaggio. Relazione con un sovrappi
esterno alla totalit, trascendente, non inglobabile, altro.
Eccedenza, infinizione (infinition).
Eppure non va trascurata la distanza, una distanza
dialogica, fra Blanchot e Lvinas. Che proprio la riflessione
sul Neutro soprattutto manifesta. Parlarne accostarsi al
Neutro in Barthes a partire da questa distanza.
Blanchot chiama neutro il rapporto con l'Altro, cio un
rapporto di reciproca estraneit, di dissimmetria, un rapporto
irriducibile ad un insieme, ad una unit.
Lvinas avverte nel termine "neutro" la presenza
dell'ontologia heideggeriana, nei confronti della quale lintera
opera levinasiana la presa di posizione critica. C' un passo
in Totalit et Infini di Lvinas in cui si fa diretto
riferimento a Blanchot a proposito della "filosofia del Neutro":
Nous avons ainsi la convinction d'avoir rompu avec la
philosophie du Neutre: evec l' tre de l'tant heideggerien dont
l'uvre critique de Blanchot a tant contribu faire ressortir
la neutralit impersonnelle ...)" (ivi: 274). Scrive ancora
Lvinas: "L'exaltation du Neutre peut se prsenter comme
l'antriorit du Nous per rapport Moi, de la situation par
rapport aux tres en situation" (ivi: 275. V. anche Blanchot
1973, pp. 101-108; Blanchot 1969, pp. 70-83; Blanchot 1980.pp.
36-47; Lvinas 1975).
Solo in parte si tratta di una pregiudiziale di ordine
terminologico. Certamente, il rapporto che Blanchot chiama
Neutro rapporto che il linguaggio fa intuire, soprattutto
attraverso quell'esperienza del linguaggio che la scrittura
un rapporto in cui l'altro presente nella sua infinita
distanza e nella sua incolmabile assenza, come assolutamente
altro, radicalmente estraneo, come ci che sfugge a ogni forma
di identificazione, di assimilazione, sia quella di una
riduzione al Medesimo, sia quella di ununit impersonale o di
una fusione mistica. Un rapporto dunque che, come in Lvinas,
pu essere indicato in termini di trascendenza, eccedenza,
inadeguazione, oltrepassamento: termini che dicono di
un'esperienza che non si conclude, come invece avviene per le
avventure di Odisseo, con il ritorno presso di s (v. Lvinas
1972). Desiderio dell'"altrove", dell'"altrimenti", dell'"estraneo", del "fuori", desiderio "metafisico" che tende verso

qualcosa di totalmente altro, verso l'assolutamente altro.


Tuttavia il rapporto neutro, che il linguaggio fa intuire nel
suo ambiguo rapporto con la morte, per Blanchot anche un
rapporto che rompe in qualche modo con tutto ci che ha a che
fare con "le nostre garanzie", "le nostre esigenze", "le nostre
responsabilit". Con ci si fuoriesce del tutto dalla dimensione
etica, anche da quella specifica del discorso di Lvinas, e si
allude ad un rapporto impossibile per il linguaggio che nomina,
determina, stabilisce ruoli, significa, individua referenti, ma
anche per il linguaggio che fa valere il suo potere attraverso
le categorie della responsabilit, della colpa, del rispetto,
dell'obbligo, della verit.
Le perplessit di Blanchot nei confronti dell'impostazione
etica in Lvinas del problema dell'altro sono esplicitamente
espresse in L'entretien infini, ma con le riserve, la distanza,
la non diretta responsabilit consentite dal ricorso a un'altra
voce in un testo dialogato quale quello in cui a Totalit et
Infini si fa riferimento in questo libro di Blanchot.
La dimensione etica riaffiora nel Neutro di Barthes, ma,
come in Blanchot, il problema dellalterit affrontato in
Barthes a partire dalla scrittura.
Il problema del linguaggio quello del rapporto
identit/alterit, medesimo/estraneo; e l'ambiguit del
linguaggio la sua doppiezza, la sua contraddizione
strettamente collegata con tale rapporto. Ebbene proprio la
scrittura ci fa intuire, nel linguaggio, un rapporto di alterit
assoluta, radicale. Il punto di vista di Blanchot quello della
scrittura, e quindi anche il rapporto con l'Altro riguarda il
linguaggio in quella sua particolare esperienza che la
scrittura.
Lvinas, invece, come nota Blanchot, riferendosi a Totalit
et Infini, si richiama spesso alla concezione socratica secondo
cui il discorso orale viene contrapposto alla scrittura e
considerato come la comunicazione in cui pienamente si realizza
il rapporto con l'altro. Non senza conseguenze sulla sua
concezione del rapporto di alterit l'abbandono, in Blanchot,
del privilegiamento del linguaggio orale. Tale privilegiamento
al tempo stesso quello della categoria di responsabilit intesa
come possibilit di rispondere in prima persona, come controllo
e vigilanza che i soggetti esercitano. Assumere dunque il punto
di vista della scrittura significa rinunciare al presupposto di
un soggetto sempre pronto a rispondere, sempre pronto a
giustificare e a chiarire. Non solo: il riferimento alla
scrittura come scrittura letteraria comporta ulteriori

conseguenze nei confronti del diritto di propriet sulla parola


e nei confronti della categoria di "responsabilit" e della
stessa categoria di "soggetto". La scrittura letteraria appare
come una sorta di scompaginamento, di scomposizione del
soggetto, dellidentificazione. La scrittura letteraria come deruolizzazione.
La
scrittura
letterararia
realizza
lo
"scollamento" dal discorso. Essa costituisce uno spazio della
disubbidienza alla Linguaggio, il quale impone l'adesione di
colui che parla all'io del discorso, in un sistema di ruoli, di
tratti distintivi reciprocamente opposti. Al contrario,
l'alterit della scrittura spiazzamento; rispetto ai ruoli, ai
luoghi comuni del linguaggio, essa si d come atopia, come
assenza. La scrittura dice l'indicibile, dice tacendo
l'indicibile. L'alterit della scrittura richiede l'ascolto, non
chiede udienza, dato che essa non si propone d'informare, di
persuadere, di educare, di sensibilizzare. Essa si d nel
tacere, nel silenzio della lettura, ed essa non ha niente da
disvelare; tuttavia dice, ed inquietante e attraente alla
maniera di un volto che tace.
E anche quando la letteratura cerca di far dimenticare la
propria gratuit, impegnandosi in una azione politica o sociale,
" Cet engagement ", dice Blanchot, " s'accomplit tout de mme
sur le mode du dgangement. Et c'est l'action qui devient
littraire (Blanchot 1981, p. 92). Il Neutro si intuisce
dunque, nel linguaggio, attraverso l'esperienza della scrittura.
Tuttavia l'esigenza di discontinuit, di alterit, il
desiderio del Neutro, come dice Barthes, avvertita anche in
altri luoghi del linguaggio, bench anche questa possibilit sia
pur sempre esperita a partire dalla scrittura. La dissimmetria
del
rapporto
neutro

rinvenibile
nella
parola
dell'insegnamento, nel rapporto indiretto e irreversibile fra
discepolo e maestro, a cui anche Barthes nel corso du Neutro fa
riferimento: un rapporto di distanza infinita, un rapporto di
parola in cui si articola l'ignoto, che non n soggetto n
oggetto, un rapporto in cui si fa esperienza dell'interruzione
dei rapporti (Blanchot 1969: 1-9).
Ma questo rapporto pu anche scadere in un rapporto
lineare e diretto di domande e di risposte. Vi si presenta
ancora una volta l'ambivalenza del linguaggio. Ci che risulta
pur sempre la sua doppia possibilit: di linguaggio lineare,
confermativo, rassicurante, univoco; e di linguaggio in cui ci
che messo in gioco il linguaggio stesso. Da una parte, la
parola che insegna come parola che ricompone, che fa parte di un
rapporto appagato di una tranquilla continuit discorsiva;

dall'altra il rapporto discepolo/maestro come rapporto


esorbitante e privo di misura comune, che, invece di tendere al
livellamento, esaspera continuamente la separazione e la
dissimmetria fondamentale. Il rapporto discepolo-maestro tale
quando non rapporto di risposta ma di interrogazione, di
ricerca, scaturita da un'esigenza di discontinuit. Si realizza
allora ci che Blanchot chiama la parola plurale, una parola che
non fondata n su un rapporto di eguaglianza, n di
diseguaglianza, n sul predominio e la subordinazione, n su una
fusione mistica o una mutualit reciproca, n sull'opposizione,
ma sulla dissimmetria, sulla distanza, l'incommensurabilit; un
rapporto che mette in discussione l'essere come continuit, come
unit, e che tanto fuori dall'ontologia, quanto dalla
dialettica.
Ritroviamo qui un'ulteriore conferma della presenza, in
Blanchot, del pensiero di Lvinas sull"altezza" dell'Altro come
Maestro, e sulla relazione d'alterit come relazione al di l
dell'Essere. Ma forse ci che pi accomuna Blanchot e Lvinas
l'individuazione dell'Altro all'interno stesso del Medesimo.
appunto ci che caratterizza la concezione del linguaggio
di Blanchot. Cos il rapporto altro del Neutro viene da Blanchot
individuato anche in uno dei luoghi pi soggetti al potere del
Linguaggio, vale a dire nell'opinione pubblica. Vedremo che
questo un punto in cui si discosta da quella di Blanchot la
concezione del Neutro di Barthes che, al contrario, colloca il
Neutro in contrapposizione allopinione pubblica, alla doxa,
quale tendenza di ci che egli chiama ideosfera. L'opinione
pubblica considerata da Blanchot espressione del Neutro perch
ha qualcosa che l'accomuna con la parola di cui nessuno
risponde, nessuno responsabile, nessuno proprietario: essa
non appartiene n alla potenza personale del Soggetto, n al
potere impersonale della Verit. Processo neutro, gioco
illusorio, mouvement panique, le quel dissipe toujours
nouveau en une nullit ou indtermination inalinable ce pouvoir
en quoi tout s'aline" (ivi, p. 26), l'opinione, malgrado la sua
alienazione e la sua tranquilla acriticit, accumunabile al
gioco della domanda che sfugge al riferimento all'Uno, al gioco
della "domanda pi profonda", la domanda dell'Altro dell'Altro
come domanda , quella che rientra nel "rapporto neutro". Ma
anche se in certi luoghi del linguaggio, come appunto
nell'opinione pubblica, il rapporto Neutro particolarmente
evidente, possiamo dire che esso messo in gioco ogni volta che
parliamo (v. ivi, p 580).

Ma chi questo Altro con il quale si instaura il "rapporto


neutro", questo rapporto di reciproca estraneit, di
dissimmetria e irriducibile distanza?
Per Blanchot l'Altro del "rapporto neutro" non l'altro
uomo che mi sta di fronte, ma l'uomo nella sua estraneit, nella
sua irriducibilit allo Stesso e all'Unico, nella sua
refrattariet all'Essere dell'uomo quale detto nella
nominazione del linguaggio. Ogni parola sta ad attestare questa
alterit, cio che l'uomo non si arrende allo Stesso e all'Unico
(ivi. p. 105). E ogni parola contiene nella propria totalit
uninfinita distanza, un'incolmabile assenza.
3. Il neutro e il grado zero della scrittura
Il Neutro in una scrittura non ancora rappresa, presa alla e
nella lettera. Una scrittura, pur nella lettera, sempre ante
litteram
La riflessione sul Neutro in Barthes sta gi in Il grado
zero della scrittura. Il neutro la scrittura al grado zero: la
scrittura come neutro che media tra lingua e Letteratura (I l
grado zero, p. 10), tra la lingua e lo stile. Tra la lingua e
lo stile c posto per unaltra realt formale: la scrittura
(ivi, p. 12). Rispetto al linguaggio parlato, con la sua usura
delle espressioni, con la sua evidenza, la scrittura radicata
in un al di l del linguaggio, si sviluppa come un germe e non
come una linea, manifesta unessenza e minaccia un segreto,
una contro-comunicazione, intimidisce (ivi, 16). E pi avanti,
mentre il discorso di Barthes si volge a riflettere su Rimbaud e
Mallarm (una sorta di Amleto della scrittura): la
disintegrazione del linguaggio conduce inesorabilmente al
silenzio della scrittura; ogni silenzio della forma sfugge
allimpostura solo col mutismo completo: agrafismo In
parentesi: Si sa quanto questa ipotesi di un Mallarm uccisore
del linguaggio abbia influito su Maurice Blanchot (ivi. pp. 5455).
La scrittura come sforzo di liberazione dal linguaggio
letterario e quindi la creazione di una scrittura affrancata da
ogni schiavit a un ordine manifesto, una scrittura al livello
zero, una scrittura che si pone in mezzo alle grida e ai
g i u d i z i , e che per questo si distanzia dal linguaggio
giornalistico con le sue forme ottative o imperative e perci
patetiche (ivi, pp. 55-56). Si tratta di superare la
Letteratura, dice Barthes, affidandosi a una specie di lingua
basica: una scrittura allo stato neutro, scrittura neutra. La
forma diventa il modo di esistere di un silenzio, senza Tempo,

senza apporto alla Storia (ivi, p. 60). La Letteratura


ricondotta apertamente ad una problematica di linguaggio: Il
linguaggio funzionale, produttivo, necessario e necessariamente
orientato,
crea
per
lo
scrittore
una
condizione
tormentata(ivi, p. 61). La frase che chiude Il grado zero della
scrittura : La Letteratura diventa lUtopia del linguaggio(p.
64).
4. La trascrizione della memoria e la scrittura del ricordare
In Il grado zero della scrittura per dare un esempio di
scrittura neutra, Barthes fa riferimento ai linguisti che tra
due polarit (singolare/plurale; passato/presente; congiuntivo,
ottativo/ imperativo, individuano un terzo termine, detto
termine neutro o termine zero (Il grado zero, p. 53). Ci si
ritrova in Le Neutre, il corso tenuto da Barthes al Collge de
France del 1977-78. Il Neutro djoue, sventa il paradigma, cio
lopposizione di due termini virtuali di cui per parlare si
individualizza uno. Il paradigma le ressau, la giurisdizione
del senso. Il senso di competenza del paradigma. Dove c
senso c paradigma, e viceversa. Per dire del Neutro, come
tertium, termine amorfo, neutro o grado zero, anche qui il
riferimento alla linguistica. La categoria del neutro
attraversa la lingua, il discorso, il gesto, latto, il corpo,
ecc.
Come nei Frammenti di un discorso amoroso, anche nel corso
sul Neutro le figure del Neutro sono esaminate in un ordine
casuale, per sventare, schivare il senso: variazione continua,
caso, riferimento alla musica, a John Cage.
Uno dei temi considerati da Barthes nel suo corso del
1977-78, ed esattamente a proposito della figura dellArroganza,
quello della memoria e delloblio. Inizieremo da qui: ce lo
consente lo stesso ordine casuale delle Figure voluto da
Barthes. E partiamo da qui perch forse proprio in riferimento
al rapporto memoria/oblio se ne profila un altro, centrale in
Barthes: quello tra trascrizione e scrittura, tra scrittura come
mnemotecnica a servizio del pensiero e del discorso orale, la
scrittura
come
trascrizione,appunto,
come
scrittura
transitiva, da una parte, e, dallaltra la scrittura
intransitiva, la scrittura dello scrittore, e, pi in generale,
la scrittura come desiderio del Neutro. Ci allontaneremo
nellesposizione dal testo di Barthes, ma con lo scopo di
comprenderlo meglio.
La memoria si avvale della scrittura come trascrizione e
mnemotecnica, della scrittura subalterna alla phon, della

scrittura come involucro secondario per fissare il vocalismo, la


scrittura come invenzione di cui Theuth vantava i pregi e che il
re Thamus criticava evidenziandone leffetto dimpoverimento nei
confronti delle esperienze e dei rapporti (Platone, Fedro).
Il ricordare, invece, gi scrittura prima della lettera,
t r a c c i a e d i f f e r i m e n t o , scrittura che non serve alla
comunicazione e non trascrive la phon, ma che, al contrario, se
vaga alla ricerca di parole per dirsi, non sempre le trova.
Questa scrittura non dipende dal soggetto, al contrario
il soggetto a subirne la provocazione fino ad essere, in certi
casi, costretto a riscriversi o a rivedersi, per lo meno in
parte, attraverso di essa. La scrittura del ricordare , in
questo senso, uno scrivere intransitivo nel senso di Barthes. E
quando si presenta nella pratica scrittoria, affrancandola dal
suo servilismo nei confronti della memoria e dalla sua funzione
di trascrizione, le conferisce i caratteri del differimento,
dello
slittamento,
della
digressione,
dello
spreco,
delleccedenza, dellinfunzionalit propri della scrittura
letteraria. Il ricordare condivide con la scrittura letteraria
loriginarsi non dalla posizione di io ma di altro (Bachtin). Il
ricordare proviene da quello stesso fuori del mondo che
Blanchot individua come spazio letterario, appartiene, come la
scrittura letteraria, allaltra notte, quella che non serve
alla produttivit del giorno.
Il tempo della memoria il tempo del soggetto solo, il
tempo come distensione dellanima, come forma a-priori della
soggettivit trascendentale, come durata, come ritenzione e
protensione della coscienza intenzionante, come tempo
autentico dellesistente che ha ritrovato il proprio senso. Il
tempo della memoria il tempo della presenza, il tempo situato
nella sincronia della coscienza, il tempo della sua
contemporaneit totalizzante.
Il tempo del ricordare, invece, il tempo che fuoriesce
dalla presenza, dal potere del soggetto, il tempo che si
costituisce nellesperienza dellassenza daltri, della s u a
assenza gi in presenza, che la sua materiale alterit
(Lvinas). Esso il tempo dellinquietudine, della veglia, del
risveglio dal sonno dogmatico provocata dal rapporto con altri,
un rapporto senza possibilit di co-presenza, di simmetria, di
com-posizione nel mondo, di accomunamento nellessere, e che
tuttavia coinvolgimento e non-indifferenza. Questo stato di
inquietudine che perfora la sincronia del tempo soggettivo della
memoria senza che loblio possa porre ripari, che attraversa
lidentit sorprendendo il soggetto indifeso malgrado i suoi

alibi, il tempo materiale, oggettivo, il tempo altro, la


diacronia
effettiva, la temporalit non pi come f l u i r e
continuo, ma come discontinuit. E il tempo che viene da altri.
Di memoria pu essere capace anche la macchina, il
computer, e di pi meglio delluomo. Il ricordare, invece,
una prerogativa esclusivamente umana.
Nella sfera della produzione umana, degli artefatti, la
memoria sta dalla parte del prodotto, di ci che ha un valore
duso o un valore di scambio, di ci che resta confinato nella
sfera del soggetto. Invece il ricordare sta dalla parte di ci
che lo stesso linguaggio comune distingue come opera, di ci che
ha valore indipendentemente dal valore duso e dal valore di
scambio e che fuorisce dal lavoro funzionale e produttivo. Il
ricordare favorisce il movimento a senso unico verso lalterit,
senza ritorno, senza guadagno, dellopera (Lvinas). Bench sia
soprattutto ritrovabile nellopera artistica, ci che con
Lvinas possiamo indicare come opera non proprio soltanto di
essa. opera ci che capace di sopravvivere al soggetto che
lha prodotto, al proprio contesto e al proprio scopo, il cui
valore non si riduce al valore duso n al valore di scambio.
Lopera caratterizzata dalleccedenza rispetto allutilit,
alla funzione. In essa si manifesta il propriamente umano, la
sua irriducibilit alla sfera della necessit e del bisogno.
In questo senso il ricordare, come eccedenza rispetto
allutilit della memoria e come resistenza alla funzionalit
delloblio, specificamente umano. Il segno umano manifesta
lampiezza della significanza oltre la significazione. Rispetto
alla significazione, la significanza del ricordare
uneccedenza, qualcosa di troppo, di supplementare, che fuorisce
dalla definizione del senso, che non si lascia assorbire in
essa.
Ci che ha senso per la memoria, invece, ha senso come
significazione, come senso che si offre, si svela, viene
incontro. il senso che, per questo suo darsi, per questo suo
farsi incontro, Barthes nel saggio Il terzo senso del 1971
(ora in Barthes 1982) indica come il senso
ovvio. La
significanza del ricordare, invece, non ha la sfrontatezza della
significazione, la sua provocazione, la sua oscenit; ha un che
di riservato, di discreto. Questo senso che di troppo, che
superfluo, che al tempo stesso ostinato e sfuggente, piano ed
evasivo, tenue e inquietante, viene indicato da Barthes come il
senso ottuso. Da una parte lovviet della memoria, dallaltra
lottusit del ricordare.

10

Il senso ottuso sembra portarsi fuori dalla cultura, dal sapere,


dallinformazione; analiticamente, esso ha qualcosa di derisorio;
poich apre allinfinito del linguaggio, pu sembrare limitato
(ottuso) nei riguardi della ragione analitica; esso della razza dei
giochi di parole, delle buffonerie, delle spese inutili, indifferente
alle categorie morali ed estetiche (il triviale, il futile, il
posticcio, il pasticcio) esso dalla parte del carnevale (Barthes
1982, pp. 45-46).

Ottuso d lidea dello smussamento, dellarrotondamento,


delladdolcimento
della
significanza
rispetto
alla
significazione: lo smussamento di ci che spigoloso, di un
senso, come quello della memoria, troppo chiaro, troppo forte; e
al tempo stesso larrotondamento comporta, proprio come nel
ricordare, difficolt di presa, scivolosit, slittamento.

5. Aporie del Neutro


Il Neutro indicato da Barthes come tutto ci che sventa,
evita, schiva, elude, il paradigma, cio djoue lopposizione di
due termini virtuali di cui, per parlare, si individua uno di
essi. E qui sta il paradosso, il carattere aporetico, del
parlare del Neutro, il quale, paradossalmente appunto, richiede
il paradigma per dare senso, per produrre senso, per poter
essere detto. Barthes consapevole di questo paradosso, e la
sfida consiste nel dire del Neutro sventando il paradigma,
sviando, svicolando.
Soprattutto lantitesi che permette di dire che cos il
Neutro quella che lo oppone allarroganza. C arroganza dove
c
intimidazione,
assoggettamento,
dominio,
superbia,
dogmatismo. Sventando il paradigma , proprio larroganza che
il Neutro vuole precisamente djouer.(v. Le Neutre, p. 37)
Per parlare del Neutro, poich il parlare produce senso
attraverso il paradigma, attraverso lantitesi, il Neutro appare
antitetico, diventa discorsivamente il termine di unantitesi,
ma esso non antitetico, dice Barthes (v. idem): facendo questo
consoliderebbe il senso che invece vorrebbe eludere, dissolvere.
Il Neutro strettamente collegato coldesiderio: il
corso, dice Barthes, ha come effettivo tema, titolo: Le dsir du
Neutre:
Il
desiderio
del
Neutro

sospensione,
epoch
dellordine/ordinamento, della legge, dellarroganza, del
terrorismo, del voler sentire, del far sentire in colpa, del
voler esercitare potere. Il desiderio del Neutro rifiuto anche
del discorso contestativi, sospensione del narcisismo,

11

dellimmagine,
dissolvimento
dell
propria
immagine
(sfiguramento), sospensione della violenza (v. ivi, p. 38).
Anche qui, a proposito del neutro come desiderio, un altro
paradosso. Come desiderio, il neutro, dice Barthes, violenza.
E Barthes parla anche di violenza della scrittura. Vi una
violenza del Neutro, ma essa inesprimibile. Se il neutro
scrittura (indipendentemente dal segno scritto), il desiderio
del Neutro violento perch sovversivo, la sovversione non
sospetta di cui parla Jabs. Passione del neutro e per il
neutro, passione per lindifferente, nel senso proustiano (nel
racconto LIndifferente di Proust, ma anche come motivo di tutta
la Recherche).
Un altro paradosso del neutro come desiderio: il desiderio
sempre vendibile. Non facciamo che vendere, comprare e
scambiare desideri (ivi, p. 39). La societ odierna, con la sua
doxa, si mette nella posizione della madre del soggetto
anoressico: non impedisce i desideri, al contrario gli impone,
obbliga alla loro soddisfazione. Il paradosso del desiderio del
Neutro, la sua singolarit assoluta, che esso invendibile,
non comprabile e, come desiderio del Neutro, fuorisce dalla
logica di mercato, dalla logica consumistica, che impone i
desideri, ma non nella forma del rifiuto anoressico, del
desiderio di niente, ma appunto come desiderio del Neutro.
6. Il Neutro e laltro
Il
Neutro
fuoriesce
dalla
logica
dellidentit,
dellaffermazione, della produttivit, e si presenta come
movimento verso lalterit, senza scambio, senza ritorno, senza
guadagno, dpense incondizionata, quel movimento a senso unico
che Lvinas chiama opera, scrittura avant la lettre. Il Neutro
si presenta come desiderio dellaltro nella c o r t e s i a . La
cortesia come pensiero dellaltro, come considerazione
dellalterit. Altrove Barthes aveva parlato del rispetto della
sintassi come agape, come amore per laltro. Nel corso sul
Neutro, Barthes si sofferma sulla figura della Benevolenza come
voler bene, e considera lespressione italiana ti voglio bene
(v. p. 40), ma anche lenunciazione stammi bene (dativo
etico), come espressione del tenere allaltro, dellessere in
pensiero per laltro, come pensiero rivolto allaltro. Potremmo
aggiungere che nel Neutro il pensiero dellaltro trasforma
dellaltro da genitivo soggettivo o da genitivo oggettivo
(lunico paradigma che lanalisi logica riconosce nel senso
pensiero dellaltro) in una sorta di genitivo etico, come
pensiero allaltro, desiderio dellaltro, non-indifferenza,

12

essere nei suoi confronti in una posizione di ascolto. Non si


tratta qui del sentire, della posizione del sentire,
dellascolto come atto intenzionale di audizione, dice Barthes
(nella voce Ascolto dellEnciclopedia Einaudi, vol. I), come
ascolto applicato, del voler sentire, dellinterrogare,
caratteristico atteggiamento di tutti i luoghi del potere, ma
dellascoltare, dove, dice Barthes, ti ascolto significa anche
ascoltami.
Il
Neutro

tuttaltro
che
passivit,
rinuncia,
rassegnazione. attivit, desiderio, violenza desiderante,
passione, spostamento (dplassemement), leggerezza, flotter, non
fissarsi. Il desiderio del Neutro voler-vivere, un voler
vivere che non significa prendere, afferrare, imporsi,
impossessarsi. Lattivit del Neutro comporta la domanda: che
cosa il Neutro ha a suo attivo? Con Pasolini Barthes risponde:
una vitalit disperata (p. 116). Voler vivere qui trascendenza
del voler avere, del voler afferrare, del voler prendere, ,
dice Barthes, la deriva che allontana dallarroganza.
7. Il diritto allimproduttivit. Il silenzio e il tacere
Barthes considera il silenzio e il tacere (sileo et taceo) ,
come djouer la parole, tra le figure del Neutro. La distinzione
tra silenzio e tacere di cui Barthes tratta nelle pp. 49-58 del
corso sul Neutro somiglia molto a quella delineata da Bachtin
nei suoi appunti del 1970-71 (in Bachtin Lautore e leroe,
1988). Scrive Bachtin:
Il silenzio e il suono. La percezione del suono (sullo sfondo del
silenzio). Il silenzio (assenza di suono) e il tacere (assenza di
parole). La pausa e linizio della parola. La violazione del silenzio
da parte di un suono meccanica e fisiologica (come condizione della
percezione); la violazione del tacere invece da parte di una parola
personalistica e dotata di senso: un tuttaltro mondo. Nel silenzio
nulla risuona (o qualcosa non risuona), nel tacere nessuno parla (o
qualcuno non parla). Il tacere possibile soltanto nel mondo umano (e
soltanto per luomo). Naturalmente, sia il silenzio sia il tacere sono
sempre relativi. Le condizioni della percezione del suono, le
condizioni dellintendimento-riconoscimento del segno, le condizioni
dellintendimento produttore di senso della parola. Il tacere / il
suono dotato di senso (parola) / la pausa costituiscono una
particolare logosfera, una struttura unitaria e ininterrotta, una
totalit aperta (incompibile). Lintendimento riconoscimento degli
elementi iterabili del discorso (cio della lingua) e lintendimento
produttore di senso dellenunciazione non iterabile. Ogni elemento del
discorso percepito su due piani: sul piano delliterabilit della
lingua e sul piano dellenunciazione non iterabile. Attraverso
lenunciazione la lingua partecipa alla non iterabilit storica e alla
totalit incompiuta della logosfera.

13

Il Neutro rivendicazione del diritto di tacere, il


diritto di non dover rispondere malgrado lessere costretti a
dire. E a costringere a dire la lingua stessa, come Barthes
dice in Leon. La scrittura modalit del tacere, come anche
nota Bacthin, che definisce lo scrittore come colui che usa la
lingua standone fuori, che indossa la veste del tacere.
Bachtin considera forme del tacere lironia, la parodia, la
metafora, lallegoria. La scrittura tacere in quanto parlare
indiretto e dunque un modo, dice Barthes, di sventare, di
evitare la parola diretta, oggettiva. Al posto della presa di
parola si tratta di var valere il tacere che la condizione
dellascolto e della comprensione rispondente(Bachtin); non
lascolto finto, lascolto del voler sentire, l a s c o l t o
a p p l i c a t o , ma lascolto come desiderio del Neutro, come
desiderio dellaltro, fuori dal paradigma. Il tacere: per
cogliere il rapporto tra tacere e Neutro in Barthes, possiamo
ricordare laccenno fatto allinizio al tacere di Cordelia nel
Diario del seduttore di Kierkegaard, al tacere di Cordelia nel
Re Lear, al mutismo dello scrigno di piombo nel Mercante di
Venezia rispetto alleloquenza delloro e alle assicurazioni
dellargento.
Il silenzio ambivalente, nota Barthes.
Silence: dabord arme suppose pour djouer les paradigmes (les
conflits) de la parole; puis se solidifie lui-mme en signe (cest-dire pris dans un paradigme): le Neutre, qui est esquive des
paradigmes, va donc essayer paradoxalement de djouer le silence
(comme signe, comme systme) (Le Neutre, p. 55).

Djouer le silence: il titolo di uno dei paragrafi del


corso sul Neutro (ibidem). Si tratta di recuperare scrittura non
rappresa, non presa alla e nella lettera, la scrittura che non
riguarda soltanto laffrancamento del segno scritto, ma anche
del gesto, del comportamento, del desiderio, della vita.
Al silenzio del rumore assordante della comunicazione
ordinaria, comunicazione conflittuale tra identit, differenze,
ruoli, il desiderio del Neutro che si esprime nel tacere, come
il tacere della scrittura, non solo un modo di difendersi, di
barare con la lingua, la quale ci obbliga a dire, che ci vuole
sentire, ma ha anche nei confronti del silenzio rumoroso della
comunicazione pervasiva della idrosfera un carattere
sovversivo, quello della sovversione riscontrabile nella
scrittura.
Riferito al tacere del Neutro che si rapporta al silenzio
della natura luomo, dice Barthes, sarebbe come un rumore, nel

14

senso cibernetico, una cacofonia. Ma di nuovo sempre la stessa


aporia quando si tratta del Neutro: pour dire cette cacophonie,
jai besoin dun cours (ivi, p. 58).
8. La lingua assertiva e la falsa scrittura. Larroganza
dellOccidente
Il Neutro rifiuta, elude, djoue il paradigma che la lingua
impone in quanto lingua assertiva. Arroganza dellasserzione:
aut-aut, o s o no. Ma lo scrivano, il copista, di Melville
ripsonde: I prefer not to (v. lanalisi di Deleuze di questa
enunciazione). Il Neutro cerca di sospendere la struttura
attributiva del linguaggio: questa cosa la tal cosa. Ma
Ceci nest pas une pipe. Arroganza dellevidenza, arroganza
della doxa. Larroganza della lingua si manifesta in certe forme
di scrittura che non sono scrittura, scrittura come desiderio
del Neutro. Ritorna a questo proposito, nel corso sul Neutro,
laccostamento e la differenziazione di scrittura e scrittura
g i o r n a l i s t i c a . Questultima , dice Barthes, una falsa
scrittura:
arroganza
insopportabile
della
scrittura
giornalistica proprio perch falsa scrittura (p. 80).
Il Neutro ha il carattere della superficialit dellessere
esposto (esposizione anche nel senso di rischio), ma senza
attirare lattenzione, proprio perch sotto gli occhi di
tutti, come la lettera rubata di Poe.
Il Neutro si sottrae allideosfera (v. Le Neutre, p. 22),
che tende a essere doxa, discorso naturale, ovvio, che va da s.
Si tratta di un discorso-legge (d i s c o u r s - l o i ) che non
percepito come tale, e dunque maggiormente efficace e pi
funzionale al potere, e che si presenta sotto forme negative,
che accusano, che fanno sentire in colpa. appellandosi al
rispetto di regole certe e condivise
Dellideosfera, della doxa, fa parte quella falsa
scrittura che la scrittura giornalistica, su cui Barthes si
era soffermato anche in Il grado zero della scrittura: une
sorte de grasse parle, dice (Le Neutre, p. 80). E aggiunge:
tudier un jour cette criture journalistique.
Lideosfera collegata con larroganza, con la violenza,
col terrorismo. Larroganza dellOccidente: lOccidente come
specialista dellarroganza (v. ivi: 197); una vocazione di tutto
lOccidente allarroganza come volont di linguaggio, come
volont di potere, come riduzione della Storia in termini di
diacronia
di
lotte,
di
domini,
di
imposizioni,
di
autoaffermazioni. Barthes parla, a questo proposito, di
frenesia occidentale (ivi, 197).

15

10. Substituer la mtaphore au concept: crire


C una parte particolarmente interessante nel corso sul Neutro
(pp. 199-201), in cui Barthes, sempre ricadendo inevitabilmente
nellantitesi, contrappone il concetto e la metafora. Sia il
concetto sia la metafora si costruiscono per associazione sulla
base della somiglianza. Vediamo di spiegare la differenza
uscendo dal testo di Barthes: per leggere un testo ce ne vuole
un altro.
La scelta giusta tra gli scrigni nel Mercante di Venezia
quella che si basa sul riconoscimento del rapporto tra lo
scrigno di piombo e lamore, sul riconoscimento della
somiglianza tra la scelta di questo scrigno e quella della donna
amata. Questa somiglianza per non dello stesso tipo di quella
che permette di assegnare determinati individui a una stessa
classe, ad un insieme, che sta alla base della classificazione
di un individuo in un genere, non si tratta di una somiglianza
che potremmo chiamare assemblativa. La somiglianza che sta alla
base della strategia che risolve lenigma degli scrigni
piuttosto quella che permette la metafora. Essa si avvale di una
somiglianza elettiva, attrattiva, per affinit. La somiglianza
in questo caso non riguarda ci che si presenta come lo stesso,
come appartenente a una stessa categoria, come identico, ma
invece ci che differente, refrattario alla forma
assemblativa, ci che si d come altro. La procedura secondo
questo tipo di somiglianza si trova nel Mercante di Venezia non
soltanto nel ragionamento che risolve il puzzle degli scrigni,
cio quello che trova la scelta dello scrigno di piombo simile
alla scelta della donna amata: scegliere luno trovare
laltra. Essa caratterizza anche alcuni decisivi ragionamenti di
Porzia. A questo tipo di somiglianza, che stiamo chiamando per
affinit elettiva e che lascia reciprocamente altri i termini
che associa, si appella Porzia per tentare di indurre Shylock
alla clemenza: poich il perdono (mercy) un attributo di Dio
stesso, il potere terreno appare pi simile a quello divino
quando il perdono addolcisce la giustizia, e dunque se Antonio
riconosce the bond, Shylock deve essere merciful. Ma anche la
decisione di Porzia di aiutare Antonio si basa su questo stesso
tipo di somiglianza: il fatto che Antonio sia legato da profonda
amicizia con Bassanio, makes me think that this Antonio [...]
must needs be like my lord. Anzi se Antonio, che Bassanio ama,
somiglia a Bassanio, allora somiglia a Porzia, che ama Bassanio:
in Antonio Porzia dice di riconoscere the semblance of my
soul.

16

Questo tipo di somiglianza comporta un movimento verso


laltro in quanto altro, analogo a quello del donare, del
perdonare, del dare in pura perdita. La logica di questo
movimento attrattivo la stessa di quella del rischio
incondizionato per laltro, del movimento a senso unico, senza
ritorno, senza guadagno, verso laltro, dellessere luno per
laltro, della sostituzione (Lvinas). Si tratta di una
somiglianza i cui termini non sono indifferenti, in cui le
differenze non sono cancellate, come nellindifferenza della
somiglianza assemblativa, che identifica, omologa, pareggia,
eguaglia, ma permane con laltro un rapporto di differenza nonindifferente: una somiglianza per alterit in contrapposizione
alla somiglianza per identit, quella presente nello scambio
avaro, nella giustizia (a rigor di giustizia nessuno di noi
potrebbe vedere la propria salvezza). Shylock non conosce che
questo tipo di somiglianza. Sia quando afferma la sua identit
etnica, religiosa, sia quando si lamenta di essere stato tradito
da sua figlia, che in quanto tale gli appartiene, carne e
sangue suo, sia quando chiede che gli venga dato quanto stato
stabilito per contratto. Anche nel ragionamento in cui argomenta
di essere eguale, simile, bench ebreo, a tutti gli altri
uomini, Shylock si basa sulla logica della somiglianza coesiva,
per
identit,
dello
scambio
giusto,
sulla
logica
dellindifferenza, della giustizia e della vendetta: Sono un
ebreo. Ma non ha occhi un ebreo. Non ha un ebreo mani, membra,
sensi, affetti, passioni? Non si nutre dello stesso cibo, non
ferito dalle stesse armi, non va soggetto alle stesse malattie,
non si cura con gli stessi rimedi, non ha freddo per lo stesso
inverno e caldo per la stessa estate del cristiano. Se ci
pungete non sanguiniamo? Se ci fate il solletico, non ridiamo?
Se ci avvelenate, non moriamo? E se ci offendete non dobbiamo
vendicarci? Se siamo simili a voi in tutto, anche in questo
vogliamo somigliarvi.
Possiamo dunque dire che Barthes occupandosi del rapporto
tra concetto e metafora individua due logiche, quella
assemblativa del concetto, che procede per generi e specie, per
paradigmi, riconoscendo soltanto individui appartenenti a generi
e non singolarit, assimilando linassimilabile, e la logica (la
logica poetica di Vico Vico figura nella bibliografia data
da Barthes sotto il titolo di Intertexte il primo giorno del
corso, il 18 febbraio 1978 attrattiva, che vige nella metafora
(la quale, potremmo dire con Peirce, espressione della
iconicit e della primit, si basa sulla relazione
agapastica). In questaltra logica per affinit elettiva, per

17

agapasmo (Peirce), la somiglianza lascia i termini del rapporto


nella loro alterit, nella loro irriducibile singolarit.
Riferendoci a quanto Barthes dice La chambre claire, possiamo
notare che questa logica quella che rende plausibile la
domanda bizzarra, come la qualifica Barthes in questopera:
perch mai non potrebbe esserci, in un certo senso, una nuova
scienza per ogni soggetto? Una Mathesis singularis (e non pi
universalis)? (v. Barthes 1980, trad. it.: 10);
Ogni concetto, dice Barthes L
(e Neutre, p. 201) nasce
dallidentificazione del non identico. Il concetto: forza
riduttrice del diverso. Perci se si vuole rifiutare la
riduzione, bisogna dire no al concetto, non servirsene. Ma
allora come parlare? La risposta di Barthes : Per metafore.
Sostituire la metafora al concetto: scrivere:
La scrittura precisamente quella pratica che sventa,
evita, schiva larroganza del discorso (p. 206). La sola azione
dialettica contro larroganza della stessa natura assertiva del
discorso il passaggio dal discorso alla scrittura, la pratica
della scrittura: il Neutro della scrittura, il desiderio della
scrittura(v. p. 206). Qui ritornano le considerazioni di Barthes
sulla violenza del Neutro, nel caso specifico, del Neutro come
scrittura. Non si tratta della violenza del dire, della violenza
del pensiero, della violenza di una forza esterna, ma della
violenza dellenunciazione in quanto enunciazione, violenza
senza arroganza; arroganza che invece si impone nella pretesa
del naturale, dellovvio, dellavere ragione (v. p. 202).
La scrittura movimento di fuoriuscita dalla ideosfera, perch
non affermazione di una convinzione, di unidea, di un
pensiero, ma dello scrivere stesso, della scrittura come riscrittura, come ci che lo scrittore chiama lavorare, ma nel
senso non produttivo, perverso, nel suo senso intransitivo.
11. Il Neutro di Barthes e larve di Artaud
Come abbiamo accennato allinizio, si pu stabilire un
rapporto tra il Neutro di Barthes e larvedi Artaud: larve
come tendenza alla forma come forma non indurita.
Larve e laume: da una parte la materia (purport) nel
senso di Hjelmslev, dallaltra il linguaggio umano come
procedura
modellizzante,
come
scrittura,
che
produce
interpretati e interpretanti sul piano del contenuto e sul piano
dellespressione. Simile alla nuvola di Amleto, che cambia
aspetto da un momento allaltro, la materia nel senso di
Hjelmslev, a cui il lavoro segnico conferisce forme diverse e su
cui ogni lingua traccia le sue particolari suddivisioni; materia

18

che fisica acustica nel caso linguaggio verbale per ci


che concerne la forma dellespressione, ma anche la massa del
pensiero amorfa, per ci che concerne la forma del contenuto.
Sicch, per il lavoro linguistico depositato nelle diverse
lingue, come la stessa sabbia si pu mettere in stampi diversi,
e la stessa nuvola pu assumere sempre nuove forme, cos la
stessa materia risulta formata o ristrutturata diversamente in
lingue diverse (cfr. Hjelmslev 1968: 56-57). Malgrado la sua
alterit rispetto a una configurazione, malgrado le sue
possibilit altre, la materia si d sempre come significata,
essa o b b e d i s c e a una forma e si presenta come sostanza.
Obbedire, un verbo centrale in Larve e laume.
Lirrigidirsi, lossificarsi delle parole, che codificano,
bloccano e paralizzano il pensiero, non che un aspetto della
sclerotizzazione generale dei segni umani a cui bisogna
restituire le risorse dimenticate del linguaggio come processo
di modellazione infinita, di scrittura. La conseguenza di questo
indurimento, di questa pietrificazione, dice Artaud in Il teatro
e il suo doppio, che la cultura nel suo insieme prevarica
sulla vita, detta legge alla vita anzich essere mezzo per
comprendere ed esercitare la vita. Quando pronunciamo la parola
vita, precisa Artaud, dobbiamo renderci conto che non si
tratta della vita quale la conosciamo attraverso laspetto
esteriore dei fatti, ma del suo nucleo fragile e irrequieto,
inafferrabile dalle forme (Artaud 1961:133). Da una parte la
vita cos intesa, larve; la materia matrice (Pasi in Carroll
1993: 78), larva, embrione, uovo; dallaltra le forme
suscettibili di pietrificazione, laume, lessere che la vita
umana diventata.
Lessere ripetizione, la vittoria della reiterazione
della sclerosi dellidentico sul vivere, sullalterit del
corpo. Lessere la vita che ostinandosi ad essere, a
ripetersi, anche nelle parole, a riconfermarsi, si sottrae alla
vita; conatus essendi, che si economicizza, che non si espone,
che non vuole rischi, che si preserva. Lessere il presente
che riservandosi, tenendosi in serbo, per lidentit perde se
stesso. Una morte per ostinazione della presenza, una morte come
ripetizione.
Rifiutare la morte come ripetizione, affermare la morte come
dispendio presente e senza riscatto. [...] In questo senso il teatro
della crudelt sarebbe larte della differenza e del dispendio senza
economia, senza riserva, senza riscatto e senza storia. Platone
critica la scrittura come corpo, Artaud come cancellazione del corpo,

19

del gesto vivo che non ha luogo che una volta (Derrida, Prefazione a
Artaud, Il teatro e il suo doppio, in Artaud 1961: xxx-xxxi)

Nella traduzione di Humpty Dumpty, il testo che traduce


sorpassa il testo che si pretende originale e si ricongiungei
alla materia matrice, larve, con un atto di crudelt contro
Carroll e contro la lingua francese. Ne risulta una
metamorfosi-rinascita in un testo che si pretende pi originale
del testo originale tradotto, perch si porta e si espone alla
sua stessa origine pi di quanto esso abbia mai rischiato di
fare, perch desiderio di scrittura prima della lettera,
dellaltro nella sua singolarit fuori dal suo essere
individuo rientrante come tale in un genere e in una specie ,
desiderio disperato di vivere.

data di pubblicazione in rete: 2 agosto 2005

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1999a
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2002b (a cura di) Vita, Athanor, 5, Meltemi, Roma.
2002c
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2003
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1983b Tristram Shandy, trad. di A. Meo, Garzanti, Milano.
Sterne, Laurence - Foscolo, Ugo
1983
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introd. e note di M. Bulgheroni e Paolo Ruffili, Garzanti, Milano.
Verdiglione Armando
1976 (a cura) Sexe et Pouvoir, Parigi, Payot.
Verdiglione, Armando et alii,
2005 Il Secondo Rinascimento nel Pianeta, Spirali, Milano.

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