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LABBECEDARIO NEL XVIII SECOLO

Dalla fine del XVIII secolo si sviluppa una stampa specializzata nella
produzione di abbecedari e di sillabari, come di altri materiali didattici,
che riflettono le idee innovative sui metodi e le tecniche di
apprendimento e contribuiscono al progressivo sviluppo delleditoria
per linfanzia. Lobiettivo di tali proposte era di migliorare la qualit
dellapprendimento diminuendone al tempo stesso la fatica, attraverso
unimpostazione didattica che facesse leva su aspetti interessanti e
piacevoli dellimparare.

Gli abbecedari e i sillabari si imposero come il primo strumento


didattico per un bambino che iniziava il suo itinerario scolastico. Con le
loro immagini semplici e allineate in ordine alfabetico per iniziale, e le
lettere scritte con i diversi caratteri e poste ai margini di ogni figura, gli
abbecedari sono diventati nella storia della didattica un vero e proprio
"oggetto-simbolo" che ha segnato lingresso nella scuola di generazioni
di bambini e la loro alfabetizzazione come iniziazione pedagogico -
scolastica.

Mentre gli abbecedari e i sillabari scolastici rimanevano poveri e


austeri dal punto di vista sia grafico sia didattico, nellambito di una
produzione di libri per linfanzia inevitabilmente riservati ai bambini
delle classi sociali pi elevate che troviamo, dalla fine dellOttocento,
gli albi pi belli e interessanti: essi non si limitavano alla semplice
elencazione illustrata delle lettere dellalfabeto, assecondando laspetto
pi ovvio della funzione didattica cui erano destinati, ma divennero un
vero e proprio "genere editoriale".

La sequenza delle lettere scandiva il ritmo delle pagine animando


giochi di figure, brevi filastrocche, sequenze di immagini legate tra loro
da un tema conduttore.

Anche se lo scopo era comunque quello di introdurre i bambini alla


conoscenza dellalfabeto, lo stile didattico di questi libri era ricco di
implicazioni affettive e narrative.

Essi cercavano innanzitutto di attivare linteresse e il piacere del


bambino su un mondo di figure spesso bizzarro e fantasioso, dove
gigantesche lettere dellalfabeto a volte si modulavano su un percorso
decorativo, altre volte erano collocate nellimmagine come elemento
scenografico o ludico, altre ancora si stagliavano nella pagina illustrata
o a fianco di essa, come un segnale che guidasse verso la "giusta
lettura".

Un esempio di abbecedario scolastico quello di "Scuola dellinfanzia


o prima puerizia" del 1824.

Come si pu notare dall immagine a lato, una delle prime pagine


presenta innanzi tutto lalfabeto in stampatello minuscolo; subito sotto
troviamo invece lalfabeto scritto in maiuscolo confrontato con il
minuscolo. Successivamente leggiamo le vocali "in tondo e in corsivo"
e le lettere consonanti. Nella pagina successiva, qui non riportata,
interessante la divisione in sillabe che fa lautore, a noi purtroppo
sconosciuto: sono infatti elencati gruppi di sillabe divise in labiali (es.
ma, me, mi, mo, mu), labio - dentali (va, ve, vi, vo, vu), dentali (come
da, de, di, do, du), gutturali (es. ga, ghe, ghi, go, gu), linguo - palatine,
nasali, e infine fischianti (sa, se, si, so, su). In seguito vengono scritte
delle parole inizianti con una delle lettere dellalfabeto (dalla A alla Z),
separando le sillabe dalle trisillabe; dopo ad alcuni nomi sono attribuiti
degli aggettivi che cominciano con la stessa lettera del nome. Il
sillabario termina con delle "Sentenze sacre e morali" che il bambino
doveva leggere e imparare per il rispetto verso Dio.

Un altro strumento utilizzato nelle scuole lalfabeto figurato. Esso


diviene per linfanzia, con lo sviluppo delleditoria e dellillustrazione, un
dispositivo didattico che esemplifica magnificamente quel principio
delleducazione piacevole su cui la pedagogia moderna ha costruito
uno dei suoi tratti essenziali. Questo procedimento di "animazione
visiva" delle lettere, che ha nei libri per bambini una sua declinazione
particolare e suggestiva comunque un capitolo di quella lunga storia,
che dal Medioevo arriva fino ai giorni nostri in cui si cercato di
guardare e di mostrare le lettere dellalfabeto come elementi figurativi
autonomi.
Minuscoli al punto da stare nel palmo di una mano, oppure di dimesioni
grandi cos da invitare lo sguardo del bambino a "perdersi", questi primi
"libri di lettura" costituiscono un settore specifico delliconologia
didattica che ha segnato per almeno un secolo leditoria per bambini;
una sorta di "libri di passaggio" che, nella migliore delle ipotesi,
avrebbero introdotto il bambino in maniera piacevole e non traumatica
nel mondo dei libri veri e quindi, progressivamente, fuori dallinfanzia.

Labbecedario diventa cos uno schema fisso allinterno del quale si


sviluppa una gamma infinita di variazioni. Si va dai raffinati disegni
vittoriani che incorniciano i testi e le figure di un Alphabet des bons
exemples (A come Amabilit, B come Bon Coeur, C come Carit ecc.)
che doveva costituire una sorta di abbecedario per leducazione di ogni
bambino o bambina per cui le "buone maniere" costituivano un vero e
proprio alfabeto sociale, al piacevole Alphabet illustr des jeux de
lenfance, dove alle prime pagine che presentano le lettere dellalfabeto
nei loro diversi caratteri grafici e la loro composizione in sillabe e poi in
serie di parole monosillabe, bisillabe e trisillabe, seguono i giochi dei
bambini illustrati e descritti dalla A alla Z. Sono "adulti in miniatura" nel
loro impeccabile abbigliamento aristocratico i piccoli protagonisti di
queste figurine a colori mentre giocano, per esempio, a C come Colin-
Maillard (mosca cieca), o come Oie (il gioco delloca), T come Toupie
(trottola) ecc..

Destinati ad un pubblico pi vasto, i numerosi alfabeti


illustrati usciti alla fine dell

Ottocento, costituiscono un esempio tra i pi interessanti dal punto di


vista illustrativo e didattico di questo genere di pubblicazioni. Gli
animali, per esempio, rappresentano un avvincente bestiario ordinato e
illustrato in ordine alfabetico, dove gli animali ostentano pose
spettacolari. Qui mostriamo un esempio di questo genere d
abbecedario rappresentante il Regno Animale, ricordando anche che
in commercio vi erano anche sillabari dedicati agli animali selvaggi e
agli uccelli.

Esso ha una struttura molto semplice: al centro disegnato lanimale


che ha il nome iniziante con la lettere interessata, in alto a destra in
stampatello minuscolo e a sinistra in maiuscolo, mentre in fondo al
centro scritto il nome dellanimale diviso in sillabe.

Oltre a questi esempi, si possono trovare abbecedari dove lattenzione


del bambino catturata innanzitutto dalle immagini dellargomento
trattato, e le lettere dellalfabeto fungono da elementi per la
memorizzazione: davvero suggestivi sono infatti quei sillabari nei quali
le lettere si animano e vengono umanizzate o trasformate in oggetti
che iniziano con la stessa; splendido esempio "Sillabario", scritto nel
1890, nel quale, attraverso il metodo fonico intuitivo, per rappresentare
ad esempio la "p", trasforma la lettera in una pipa, o d vita ad un
piccolo nano che ha per gambe la lettera "n".

Questo metodo non lunico. Il Grand Alphabet instructif et amusant


del 1880, ad esempio, illustrato con 24 vignette corrispondenti ad
altrettante lettere dellalfabeto. La lettera per non , come negli altri
casi, esterna allimmagine, ma interna ad essa e la domina come un
grande oggetto scenografico. Per la lettera A, sulla riva di un fiume sta
navigando unArca, c una grande A fatta di tronchi di legno a cui
fieramente appoggiato un Ammiraglio; ai suoi piedi si trovano
unAncora e delle gigantesche Albicocche. Ogni pagina, che contiene 4
immagini, ha nella pagina a fronte le parole raggruppate in base
alliniziale e scandite in sillabe. Questo sillabario ci presenta un "mondo
dipinto" davvero singolare nella composizione di oggetti e personaggi.

In altri casi lABC si fa didatticamente pi interessante sul piano della


"lettura visiva". In un Alphabet de Becassine del 1921 per esempio,
ognuna delle immagini contrassegnata da una lettera dellalfabeto
ripresa nella didascalia come iniziale di una serie di oggetti che
compaiono nel riquadro. Osservando attentamente i disegni si
troveranno oggetti e animali il cui nome inizia con la lettera
contrassegnata sullimmagine. Nellimmagine con la C, per esempio,
bisogna scoprire che c un cane (chien), un gatto (chat), un quadro
(cadre). Lautore afferma che la ricerca di queste parole costituisce un
esercizio utile per i bambini.

"Sillabario e piccole letture" (libreria dello Stato)

Questo libro si pu chiamare un sillabario soltanto perch ha lo scopo


di iniziare il fanciullo alla lettura; deve essere preparato dalla maestra
con numerosi esercizi di pronunzia, di lettura e scrittura, a cui gli alunni
saranno condotti col sussidio della lavagna e, possibilmente di lettere
mobili e di lavagnette messe a disposizione dei bambini.

Dopo la conoscenza fonetica e grafica delle vocali, la maestra inizier


a far conoscere le consonanti partendo dalle parole normali del libro
che sono state scelte con gradazione di difficolt e con un proprio
criterio ideologico.

Il libro non contiene parole isolate. Comincia con semplici


frasi;seguono pensieri pi complessi e frasi brevi; poi, a grado a grado,
si aggiungono piccole letture, facili poesie, raccontini.

La nuova consonante messa in rilievo, con la stampa in colore


diverso e con la sottolineatura colorata, in una sillaba, in un
raddoppiamento e in una parola con la maiuscola.
Fermata una volta lattenzione del fanciullo, egli deve compiere da s
lo sforzo per la lettura del nuovo segno, anche nelle parole pi difficili.

I primi segni di punteggiatura e qualche difficolt ortografica, sono


messi in rilievo o con la sottolineatura colorata o con un richiamo in
fondo alla pagina.

La prima o le prime pagine relative a ogni consonante hanno carattere


e scopo esercitativo; l ultima ha prevalentemente scopo esercitativo, l
ultima prevalentemente con fine educativo, perch si riferisce,
principalmente, a sentimenti famigliari, religiosi patriottici o a norme
igieniche. Spesso le pagine hanno una relazione fra di loro, in modo
che l interesse del fanciullo si fermi e si sviluppi sullo stesso oggetto.

Alcune illustrazioni vogliono essere solo spunto per una conversazione


o una lezione.

Il richiamo a frutti, fiori, animali, segue il succedersi delle stagioni.


Compatibilmente con le esigenze didattiche, in ordine di tempo e in
relazione allo svolgimento dell anno scolastico, sono richiamate anche
le feste religiose.

"Ali tese"

"Ali tese" un libro di lettura preceduto da un utilissimo sussidiario


didattico. E noto infatti che, durante linsegnamento dellalfabeto, le
prime pagine di ogni libro di lettura per la classe prima vengono
facilmente imparate a memoria dai bambini, per cui necessario che il
libro segni la conclusione dellinsegnamento di ogni consonante.

Per il punto di partenza e gli esercizi di applicazione, il solo e sempre


vario sillabario dei primi mesi di scuola devessere quello che lalunno
stesso andr componendo guidato dallinsegnante, con l alfabeto
mobile illustrato.

Fin dai primi giorni di scuola, sotto forma di giochi, indovinelli, gare, .
I bimbi devono essere avviati a scoprire oralmente le parole che
incominciano per "A" per "O" per "C" ; in seguito dovr essere
avviato a:
- trovare le medesime vocali o consonanti in mezzo alle parole;
-rilevare con prontezza le sillabe e i determinati suoni delle sillabe
stesse, indispensabili allinsegnamento dellortografia e della lettura.

In seguito, proprio grazie all alfabetario illustrato egli impara


veramente a comporre la parola, a scomporla, a trasformarla; mani,
occhi, cervello, lavorano contemporaneamente per la scelta, il
riconoscimento e nella disposizione delle singole parti della parola che
deve formare.

"Il giardino" (1946)

Nel congresso per la letteratura infantile, del 1945, ci si finalmente


accorti che questo importantissimo settore, cui e affidata una gran
parte della formazione morale e civile delle giovani generazioni, era
ben trascurato dagli scrittori.
"Il Giardino" prima di tutto un sillabario estremamente semplice,
facile, chiaro. Le difficolt sono graduate tenendo presenti sia quelle
grafiche che quelle fonetiche, cos che lettura e scrittura possano
procedere di pari passo.

L dove una consonante presenta

difficolt, l dove un segno esce un po arduo allinesperta manina del


bimbo, ecco lautrice indugiare con pazienza in esercizi che solo una
fantasia illuminata dallarte e dallamore poteva creare cos divertenti
giochi e indovinelli.

E un libro di racconti differente in questo dai sillabari che


generalmente si scrivono e si stampano: mai una parola isolata, mai
una frase slegata che sappia di scolastico ed esercitazione ma un tutto
armonico, una serie di raccontini nei quali sono descritte le piccole
vicende, a casa e a scuola di un bimbo di prima classe, dei suoi
fratellini e dei suoi amici.

Le illustrazioni sono chiare, semplici e armoniosamente distribuite in


tavole testate e finali evitando laffollarsi nel testo di disegni minuti che
disorientano il piccolo lettore. I caratteri nitidi e grandi, i margini grandi,
la carta ottima, contribuiscono a fare del "Giardino" un libro veramente
artistico.

1950: Labbecedario dei mestieri

Le illustrazioni che seguono sono state tratte da un abbecedario degli


anni '50 (di datazione incerta perch manca la copertina, ma
riconosciuto da fonti orali come sicuramente adottato nella scuola negli
anni '55-'59) e possono essere una fonte utile per riflettere sulle
trasformazioni, tanto della scuola quanto della societ.
Quest'abbecedario fornisce infatti spunti riguardo, oltre alle modalit di
rappresentazione dell'Italia degli anni '50 nei libri delle scuole
elementari, anche alle trasformazioni del mondo del lavoro avvenute
negli ultimi cinquantanni: difficile vedere oggi allopera un arrotino,
un bottaio o un lattaio. Inoltre si possono notare i cambiamenti negli
stili di vita (abbigliamento, utensili, contesto dei disegni) e la divisione
sessuata dei ruoli e dei mestieri.

Riguardo la struttura si pu notare come siano messi in evidenza i


disegni, accurati nei minimi particolari, per lasciare un posto inferiore
alle lettere e ai nomi dei diversi mestieri.

CRITICA DI WALTER BENJAMIN

Il contributo forse pi interessante all analisi di questi primi


libri di lettura ci viene da Walter Benjamin (1892 - 1940).
Collezionista di libri per bambini, fu un osservatore e critico
attento della cultura dellinfanzia. Egli osserva il lungo
processo che, da Comenio in poi, ha portato il sillabario a
divenire il testo illustrato per bambini pi ricco di
elaborazioni grafiche, al punto che le lettere dellalfabeto
sono diventate in certi casi nientaltro che "scheletri" da
rivestire "con decorazioni su decorazioni per renderle pi
attraenti", o soggette a un esasperato biomorfismo che
pretende di ricavare la forma di ogni lettere dalla sagoma di
un oggetto reale.

La conclusione che tutto questo rispondeva di pi a un


piacere e a una ricerca figurativa delladulto, che alle
esigenze di una chiarezza didattica funzionale all
apprendimento del bambino.

L'abbecedario oggi

Per rendere pi attuale la nostra ricerca, abbiamo


chiesto informazioni sull' utilizzo di abbecedari e
metodi moderni ad un' insegnante di una scuola
elementere. Dall' incontro sono emersi alcuni
elementi interessanti, come i metodi utilizzati
nella didattica, il cambiamento iconografico dei
testi, le riforme scolastiche che hanno influito
sulla struttura degli abbecedari.

I metodi applicati oggi nelle scuole elementari


sono essenzialmente quello globale e quello
sillabico. Tuttavia, il primo negli ultimi anni stato
meno utilizzato rispetto al secondo. Il metodo
globale consiste nell'approccio che, partendo da
brevi frasi con senso compiuto, analizza le lettere
dopo aver estrapolato le diverse sillabe.

Nel primo ciclo della scuola elementare si cerca


di orientare gli alunni a una comprensione
approfondita dei testi in modo graduale, al fine di
condurli ad una pi completa e unitaria. Per il
raggiungimento di tali obiettivi, vengono utilizzati
libri e abbecedari che hanno strutture diverse
secondo il metodo globale. Un esempio
"Pagine Allegre", del 1983. Come si pu notare
dalle ilustrazioni, ogni figura stilizzata, ed
spiegata da una piccola frase, che l'insegnante,
durante la lezione, analizzer e scomporr in
sillabe.
Altro abbecedario impostato sul metodo globale
"Voglio capire" di Fioroni e Tibiletti del 1992. Qui
sono raccolti sei gruppi di schede, ognuna delle
quali introdotta da una presentazione che ne
spiega il contenuto; il primo caratterizzato da
esercizi di comprensione del testo e in particolare
della comprensione letterale. Il successivo mira a
sviluppare nel bambino le capacit logiche, la
ricerca di relazioni e connessioni fra le diverse
parti del discorso, la ricerca di messaggi impliciti
e sottintesi. Nel terzo gruppo sono presenti
schede che favoriscono la ricerca
dell'organizzazione logica e temporale di un
racconto. Le abilit necessarie per riassumere un
brano vengono apprese attraverso le schede del
quarto gruppo, e quelle del quinto gruppo
presentano esercizi di comprensione, come ad
esempio i testi dei problemi. Infine, nelle schede
del sesto gruppo sono raccolti testi particolari
come barzellette, indovinelli, le quali migliorano lo
sviluppo della comprensione.

Nei primi due anni del ciclo elementare le schede


vengono somministrate a seconda della difficolt
che ciascuna presenta, perci consigliabile non
utilizzare il libro dall' inizio alla fine, ma, gi dal
primo anno, far eseguire agli alunni le schede pi
semplici di ogni gruppo, proseguendo
gradualmente, secondo le capacit gi acquisite
individalmente e dalla classe, con le schede pi
difficili. E' importante, soprattutto nel primo ciclo,
verificare continuamente ogni unit di lavoro
eseguita, controllare le abilit raggiunte dai
singoli alunni, evidenziando le difficolt e i
bisogni, le tappe non raggiunte, nell' eventualit
di un recupero e di sostegno necessari.

Ecco alcuni esercizi, composti da disegni,


presenti nell' abbecedario al fine di far sviluppare
la comprensione:

Il metodo sillabico, invece, permette di elaborare


delle frasi dopo aver studiato le singole lettere e
sillabe. Nel 2005 stato pubblicato un nuovo
abbecedario che segue il metodo sillabico,
secondo la riforma Moratti, la quale ha modificato
in modo sostanziale la struttura del libro. Esso
infatti diviso nei seguenti saperi: il metodo di
apprendimento delle lettura e scrittura; l'
alfabetiere individuale; il tempo, lo spazio, le cose
e la natura; matematica e informatica; laboratorio
con attivit interdisciplinari. Al suo interno sono
presenti numerosi esercizi relativi all' unit
didattica, come si pu notare dalle pagine qui
presentate dell' abbecedario "Coloratissimo" di
Rosa Dattolico della sezione riguardante "Il
Metodo":
Ancora oggi viene tenuto in considerazione il
metodo fonico sostenuto da Valentine Ickelsamer,
ovvero l'importanza del far pronunciare le lettere
con il loro suono, anzich col loro nome (es. "c",
"m", "p", al posto di "ci", "emme", "pi").
Quotidianamente gli insegnanti si trovano di
fronte al problema della pronuncia errata degli
alunni, i quali presentano quasi sistematicamente
difficolt nell' imparare a leggere, soprattutto nel
primo anno.

Inoltre i docenti devono decidere da quali lettere


iniziare il programma, in quanto ci sono quelle
che presentano pi difficolt nell' apprendimento
come la "Q" la "B", che vengono affrontate per
ultime. Quindi lo studio dell' alfabeto non avviene
in ordine, dalla "A alla Z", ma si procede dai
fonemi pi facili a quelli pi difficili; a tal fine, gli
stessi abbecedari sono ordinati seguendo questa
logica.

Di solito, ogni abbecedario contiene al suo


interno una tabella con tutte le lettere dell'alfabeto
affiancate da un'immagine il cui nome ha come
iniziale la lettera stessa. A questo riguardo, la
maestra ci ha fatto notare che tali immagini, che
hanno presentato per tanti anni sempre lo stesso
soggetto, recentemente sono cambiate. Bisogna,
infatti, ricordare che, per un migliore
apprendimento, consigliabile prendere in
esame delle parole e delle immagini che fanno
parte del mondo quotidiano del bambino.
NOAM CHOMSKY

Ebreo americano di origine russa,


Chomsky nacque a Filadelfia il 7
dicembre 1928. Fu proprio il padre,
William Chomsky, studioso di ebraismo e
linguaggio ebraico, ad influenzare il figlio
nei suoi studi. Ma pi influente nello
sviluppo di Chomsky come pensatore e
attivista fu la madre, Elsie Simonofsky.

Nel 1945 Noam cominci a studiare


allUniversit di Pennsylvania
(filosofia,matematica). Si specializz in
linguistica. Si laure nel 1955 ed inizi ad
insegnare al MIT, il Massachussets
Institute of Tecnology. Dal 1966 titolare,
presso il MIT, della cattedra di lingue
moderne e linguistica.

Chomsky il fondatore e il caposcuola


del generativismo, uninterpretazione
della linguistica che intende spiegare le
leggi che governano il prodursi del
linguaggio e che si oppone alla linguistica
strutturalista funzionalista. Lobiettivo di
questa teoria sviluppare una
grammatica in grado di generare frasi,
come il parlante di un linguaggio in
grado di produrre un numero virtualmente
infinito di frasi usando il numero finito di
parole e il numero finito di regole
grammaticali di sua conoscenza.

Dallinizio degli anni '60 Chomsky


impegnato in un numero imprecisato di
dibattiti roventi, affrontando gruppi anti-
comunisti, gruppi pro-guerra fredda. In
prima fila nelle lotte della sinistra radicale
americana, da sempre impegnato
nellanalisi e nella contestazione del
colonialismo americano (culturale e non
solo) e nella critica del sistema mediatico
e del suo impatto sulla societ.

Il Pensiero

Il grande obiettivo filosofico che Noam


Chomsky si pone, a partire dallopera "Le
Strutture della sintassi" (1957), quello di
impiegare gli strumenti della logica per
costruire una teoria generale della
struttura linguistica, concepita non gi
come mero repertorio di dati fissi (come
avviene nella linguistica strutturalista),
bens come dispositivo o insieme di
regole che presiedono alla produzione e
ripetizione indefinita di frasi allinterno di
una lingua. Infatti un bambino non si
limita a riprodurre frasi che ha gi
ascoltato in precedenza, ma arriva a
decidere autonomamente della
correttezza grammaticale anche di frasi
che non ha mai sentito, ovvero a capirle,
ed in grado di costruire nuove frasi.

La teoria del meccanismo


stimolo/risposta, di cui si avvale il
comportamentismo, pu spiegare
solamente la capacit di riprodurre frasi
gi sentite, non per quella di produrre
frasi nuove. Questa capacit-da Chomsky
detta competenza-si specifica in una
lingua particolare, ma universale e si
fonda su una grammatica universale che
esclude come umanamente impossibili
certe grammatiche. La competenza
data, pi che dalla performance (cio
lesecuzione) ossia dalla produzione di
frasi nella propria lingua, dallaver a
disposizione certi principi, ossia un
insieme di strutture e processi mentali
che rendono possibile tale produzione.
Un bambino non capace di dire quali
siano tali principi: secondo Chomsky ci
vuol dire che la competenza linguistica si
fonda sul possesso di una conoscenza
implicita innata delle regole della
grammatica universale, in base alle quali
si in grado di distinguere tra ci che
grammaticalmente corretto e ci che non
lo . In "Linguistica cartesiana" (1966),
Chomsky ravvisa un antecedente di
questa tesi nellinnatismo di Cartesio, ma
rigetta radicalmente il dualismo su cui
poggiava enigmaticamente la filosofia
cartesiana, poich Chomsky convinto
che le idee innate consistano in una
specie di programmazione del cervello a
usare certe regole in modo da generare
enunciati. Allora la teoria del linguaggio si
assume il compito di portare alla luce la
grammatica generativa, ovvero linsieme
dei principi e dei procedimenti coi quali,
nelle svariate lingue, si costruiscono
indefinitivamente le frasi.

E' a partire dallo scritto sugli "Aspetti della


teoria della sintassi"(1965),Chomsky
distingue tra una struttura superficiale
della lingua, la quale risiede nella
rappresentazione del segnale fisico che
noi diciamo o udiamo (ad esempio
"vieni"), e una struttura profonda, la quale
produce la prima attraverso una serie di
trasformazioni (combinazioni,
cancellazioni, informazioni fonologiche
che determinano la pronuncia, ecc.).

La struttura profonda pu contenere


elementi assenti in quella superficiale: ad
esempio, in essa lespressione "vieni"
contiene anche lelemento "tu",che pu
essere assente da quella superficiale.

In "Riflessioni sul linguaggio" (1976),


Chomsky ha tuttavia abbandonato questa
terminologia, giacch essa pu generare
lequivoco che "profondo" equivalga a
qualcosa di metafisico, inaccessibile
allindagine,e "superficiale" a qualcosa di
poco conto, irrilevante. In realt, il caso
della fonologia (riguardante una struttura
di superficie,in quanto studia le
combinazioni dei suoni) mette in luce
come una tale struttura, sebbene sia
"superficiale", abbia un carattere di
universalit, n pi n meno della
sintassi, la quale studia le regole di
produzione delle frasi.
Il primo modello della grammatica
generativa

Il carattere particolare della linguistica di


Chomsky di elaborare una teoria che
spieghi la possibilit di formare qualsiasi
frase.

La lingua, la grammatica, viene definita


come un sistema che sia capace di
generare tutte e soltanto le frasi
grammaticali di una lingua. Questo il
significato dellespressione grammatica
generativa, nella quale assume una
posizione centrale laspetto sintattico
della formazione della frase, che pu
richiamare alla mente alcune
caratteristiche dei sistemi assiomatici
della logica formale.

Infatti il modello generativo di


grammatica, teorizzato da Chomsky,
approntando una sistema di elementi e di
regole esplicite e categoriche, fra le quali
le regole sintattiche assumono una
indiscussa priorit e indipendenza,
sembra assumere il carattere di un
dispositivo che, per quanto riguarda le
regole sintattiche, assomiglia ad un
procedimento automatico e calcolistico.

Chomsky attribuisce allinsieme delle


regole sintattiche, che denominer
"componente sintattico", un carattere che
definisce non soltanto con il termine
generativo, ma con il termine creativo.
Attribuisce il carattere "generativo",
"creativo", allo stesso componente
sintattico della lingua, alle regole
sintattiche della lingua.

La linguistica di Chomsky, che definisce


un determinato modello di grammatica,
include in questo modello anche un
compito, che quello di determinare i
criteri per poter stabilire, fra due tipi di
grammatiche generative, quale quello
che ha maggiore valore. Unaltra
caratteristica che attribuisce al suo
modello di grammatica il fatto che essa
debba studiare le propriet generali delle
lingue, che debba essere una grammatica
universale. Il tipo di grammatica
generativa di valore pi alto quello che
include regole sintattiche "generative" e
regole sintattiche "trasformazionali".

Se una grammatica del tutto neutrale


rispetto al parlante e allascoltatore, essa
soltanto un sapere, uno strumento di cui
in possesso un parlante-ascoltatore.
Perci i due livelli, quello generativo e
quello trasformazionale, sono caratteri
della grammatica in quanto lingua.

La presenza nella mente del parlante-


ascoltatore di una lingua implica la
presenza di due ordini di regole: prima
quelle che generano una certa struttura di
frase, una struttura che consta di entit
astratte, e poi quelle che trasformano tale
struttura. La formazione di una frase
significa che prima una frase generata e
poi trasformata.

Secondo Chomsky la presenza di questi


due ordini di regole costituisce una
maniera pi semplice e razionale di
spiegare la formazione della frase. Questi
due momenti o livelli sono due
componenti della grammatica o lingua e
permettono al parlante-ascoltatore di
produrre o comprendere tutte le frasi
grammaticali di una lingua e di
distinguerle da quelle non grammaticali.

Ne "Le Strutture della sintassi", si afferma


che solo una grammatica che ricorre a
regole di questo tipo, semplicemente
generative e insieme trasformazionali,
in grado di generare tutte le frasi
grammaticali di una lingua.

Nel primo modello della Grammatica


Generativa Trasformazionale, vale a dire
ne "Le Strutture della Sintassi" e
nellopera pi complessa "The Logical
Structure of Linguistic Theory", non si
ancora giunti ad affermare che loggetto
di studio della linguistica la competenza
del parlante nativo, che un parlante-
ascoltatore ideale; per si gi su quella
strada.

Infatti nel compito di determinare i


caratteri di una grammatica si tiene
sempre presente ci che il parlante nativo
in grado di fare, sia nel produrre che
nellinterpretare una infinit di frasi, e si
definiscono certe strutture e le relazioni
fra esse, come, ad esempio la relazione
fra due frasi che hanno solo
apparentemente la stessa struttura,
prendendo sempre in considerazione il
fatto che tali strutture e tali relazioni fanno
parte del bagaglio di nozioni e di intuizioni
che appartengono alla mente del parlante
nativo. E tale ricorso alle nozioni e
intuizioni del parlante-ascoltatore non in
contrasto con lidea che una grammatica
debba avere un carattere di semplicit e
generalit. Sono i due criteri che debbono
essere a fondamento di una grammatica
e che vengono definiti nelle strutture:
"Ogni grammatica dovr soddisfare certe
condizioni esterne di adeguatezza; per
esempio, le frasi generate dovranno
essere accettabili per il parlante nativo.
Consideriamo altre condizioni esterne di
questo tipo. In aggiunta, noi imponiamo
una condizione di generalit sulle
grammatiche: richiediamo, cio, che la
grammatica di una data lingua sia
costruita in accordo con una specifica
teoria della struttura linguistica".

La teoria standard

La fase di elaborazione della grammatica,


che stata definita come il secondo
modello della grammatica generativa, o
come la teoria standard, raggiunge la sua
espressione pi significativa nellopera
"Aspetti della teoria della sintassi", che
esce nel 1965, ad opera di Chomsky e di
altri studiosi.
Uno degli assunti fondamentali degli
"Aspetti" la distinzione di competenza
ed esecuzione.

Chomsky afferma che "per studiare


lesecuzione linguistica effettiva,
dobbiamo considerare linterazione dei
vari fattori, e la competenza del parlante-
ascoltatore non che uno di essi".
Loggetto di studio della teoria linguistica
la competenza, che deve essere intesa
come competenza di un parlante-
ascoltatore ideale in una comunit
linguistica omogenea. Questa una delle
novit degli "Aspetti": la competenza del
parlante-ascoltatore diviene loggetto
unico e autentico dellindagine del
grammatico.

Il carattere "mentalistico" della teoria


linguistica viene affermato chiaramente:
"il suo scopo quello di scoprire una
realt mentale sottostante ad un
comportamento effettivo. Usi osservati
della lingua, ipotetiche disposizioni a
rispondere, abitudini e cos via, possono
fornire prove sulla natura di questa realt
mentale, ma sicuramente non possono
costituire loggetto proprio della
linguistica, se questa vuole essere una
disciplina seria".

I fatti dellesecuzione, gli atti linguistici


effettivamente realizzati dai parlanti,
possono costituire un materiale
utilizzabile per la verifica di una teoria, di
una ipotesi teorica, ma non possono
essere considerati come il fondamento
dellindagine linguistica del grammatico.
Ci non significa che i dati linguistici, che
derivano dallesperienza effettiva di ogni
singolo parlante, non abbiano una
funzione, sia per il problema che deve
affrontare un linguista che quello di una
formulazione della grammatica, sia per la
spiegazione del compito che deve
assolvere un bambino nel suo processo
di apprendimento di una lingua.

Da questo punto di vista c un


parallelismo fra la posizione del linguista
e quella del bambino che apprende una
lingua. La spiegazione del processo di
apprendimento del bambino diviene una
parte integrante della formulazione della
teoria linguistica, la quale legata al
problema dellinnatismo ed a quello degli
universali linguistici. Porre a fondamento
del processo di apprendimento linguistico
delle nozioni e delle strutture innate
equivale a porre a fondamento di esso
una grammatica universale: "Il compito
principale della teoria linguistica deve
consistere nello sviluppare una teoria
degli universali linguistici che, da un lato,
non sia falsificata dalla diversit delle
lingue e che, daltro lato, sia
sufficientemente ricca ed esplicita da
rendere conto sia della rapidit e
dalluniformit dellapprendimento
linguistico, sia della notevole complessit
e del campo delle grammatiche
generative prodotte dallapprendimento
linguistico".

Una grammatica riesce veramente a


cogliere le caratteristiche della
competenza di un parlante-ascoltatore
ideale se oltre a raggiungere un livello di
adeguatezza descrittiva, essa raggiunge
anche un livello di adeguatezza
esplicativa, vale a dire riesce a spiegare
come, nella mente del parlante, sia
presente una capacit di valutazione, in
virt della quale, in base a determinati
principi di carattere universale, viene
effettuata la scelta di una grammatica che
abbia la caratteristica di essere adeguata
in senso descrittivo in conformit a certi
dati linguistici. La scelta di una
grammatica in questo senso, viene
effettuata in base a criteri di semplicit e
di generalit. Date due o pi grammatiche
compatibili con gli stessi dati linguistici, la
scelta sar determinata dal grado di
semplicit o di generalizzazione ,che
viene definito in questo modo: "Abbiamo
una generalizzazione quando un insieme
di regole relative a elementi distinti pu
essere sostituito da ununica regola
relativa allintero insieme, oppure quando
si pu mostrare che una "classe naturale"
di elementi subisce un determinato
processo o insieme di processi simili.
Perci la scelta di una misura di
valutazione costituisce una decisione
sulla natura dei "processi simili" e delle
"classi naturali" e, in breve, sulla natura
delle generalizzazioni significative".
Unaltra caratteristica che deve avere la
grammatica come descrizione della
competenza di un parlante-ascoltatore
ideale quella di essere esplicita. Tutto
ci che tale parlante-ascoltatore sa
implicitamente della lingua deve essere
reso esplicito attraverso la grammatica
generativa, che, in quanto tale, costituisce
un insieme di regole esplicite, che il
parlante-ascoltatore in grado di
applicare automaticamente.

Il dispositivo di regole applicabili quasi


meccanicamente costituisce il
componente sintattico, che Chomsky
definisce come il componente generativo
o "creativo" di una grammatica. Bisogna
precisare che nel secondo modello della
grammatica generativa, questo carattere
da assegnare ad una parte del
componente sintattico, quello che ha la
funzione di determinare la struttura
fondamentale della frase, la cosiddetta
"struttura profonda".

Il componente sintattico linsieme delle


regole sintattiche e prevede la loro
applicazione in quel sistema di processi
generativi che stato chiamato
"Derivazione" ed ha una fase generativa
e una trssformazionale.

Nel secondo modello della grammatica


generativa il rapporto fra regole
generative e trasformazionali cambiato.
Linsieme delle regole generative, insieme
con il lessico, possono generare le
strutture astratte che sottostanno a
qualsiasi tipo di frase. Quella che viene
denominata "struttura superficiale" della
frase deriva dalle regole trasformazionali
che ora hanno una funzione ridotta e
limitata rispetto al modello precedente.

La struttura profonda della frase


determina linterpretazione semantica. La
struttura superficiale determina
linterpretazione fonologica della frase.
Perci tanto il componente semantico,
quanto il componente fonologico della
grammatica, sono definiti da Chomsky
come componenti interpretativi, mentre il
componente sintattico definito come
creativo o generativo.

cfr.

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