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Alfonso Forgione

Il caso emblematico del castello di Ocre (AQ) fra tecniche di difesa normanno-sveve e innovazioni angioine

Il castello di Ocre, a circa 12 Km dalla città del- l’Aquila, è ubicato in posizione strategica: alla sommità del Monte Circolo, controlla la vallata dell’Aterno che dai confini settentrionali immettedirettamente verso le gole di collegamento con la Marsica e la costa abruz- zese. Il fortilizio, oggetto di indagini archeologiche da parte della Cattedra di Archeologia Medievale dell’Uni-

versità degli Studi dell’Aquila sotto la direzione scienti- fica del Prof. Fabio Redi, si presenta attualmente come

un borgo fortificato di impianto trecentesco, ma le re-

centi indagini ne hanno portato alla luce l’originaria morfologia riconducibile alla tipologia della motte-and- bailey normanna, principale strumento di conquista del territorio da parte dei cavalieri francesi. Per procedere più speditamente nella realizzazione di residenze forti- ficate e castelli, indispensabili per affermare il proprio potere sul territorio, i Normanni riprodussero costruzio-

ni e sistemi difensivi familiari alla loro cultura e alle loro concezioni, sia strutturalmente che tipologicamente. Le forme architettoniche che esprimono maggior- mente le novità strutturali per il territorio in esame sono costituite da motte e donjon, questi ultimi rea- lizzati di legno: un materiale facilmente reperibile in zona, di agevole trasporto, di facile lavorabilità, di semplice connessione e di efficace robustezza, in grado

di rispondere così alle esigenze d’urgenza e di prima

occupazione del territorio. Le indagini hanno difatti dimostrato questo assun- to, individuando probabili “castelli matrice” in Nor-

mandia, identici alle fasi lignee del fortilizio in oggetto,

le cui tracce sono state individuate per mezzo degli

scavi effettuati nel ballium (Area 20.000) del castello. Solo alla fase di liticizzazione della fortificazione, avvenuta in un periodo di relativa tranquillità, appar- tengono sia il massiccio donjon individuato nell’alta corte (Area 10.000) costituente la residenza signorile,

quasi una torre-palazzo di pietra situata nella parte più rappresentativa e meglio difesa all’interno del castello

sia le case di pietra rinvenute nel ballium.

Il sito di Ocre offre, dunque, sorprendenti analo- gie rispetto a esempi simili situati nel nord-ovest della Francia 1 , nel Calvados, in particolare la motte d’Olivet a Grimbosq 2 e le Château Ganne a la Pommeraye 3 .

In sostanza la tipologia della motte-and-bailey rinve-

nuta a Ocre, importata direttamente dalla Normandia

1 FLAMBARD HÉRICHER 2002; pp. 87-100; Construire, recons- truire, aménager le château en Normandie 2004.

2 DECAËNS 1981; DECAËNS 1981b; MUSSET 1963.

3 FLAMBARD HÉRICHER 2002; pp. 92-93; EAD. 2007, pp. 127- 154; EAD. 2008.

come modello nella prima fase di occupazione del terri- torio, è composta da un terrapieno, semiartificiale o ar- tificiale sul quale viene impostata una torre, circondato da fossato asciutto e arginature, con ponte levatoio di accesso. Da una parte e dall’altra specularmente ven-

gono realizzate due corti, l’alta-corte nobile e il ballium, ambedue cinte da palizzate o da mura. Una di esse, nella quale è costruita la dimora, o donjon, con i ser- vizi sussidiari e la cappella, è destinata al feudatario, l’altra, agli artigiani e agli agricoltori, con le loro più modeste abitazioni, le stalle, i granai, magazzini per il ricovero di derrate e attrezzi e locali per lo svolgimento

di attività produttive.

Proprio questa bassa corte è stata individuata nel declivio antistante alla cortina di Nord/Ovest, dove si notano resti di muri affioranti in superficie che permet- tono di rilevare il perimetro di un recinto murato con all’interno diversi ambienti. Questo recinto semi-circo- lare, con un’estensione di circa 70×80 m, risulta essere, appunto, la bassa corte Nord del castello normanno, l’elemento che i documenti siciliani indicano come bal- lium 4 , abbandonata già nel corso del XIV secolo 5 . Il bailey, il ballium o il bagghiu siciliano 6 corrispon- dente al burg di origine germanica, un luogo elevato e

fortificato, attestato altrove nel corso del XII secolo 7 , secondo quanto desunto dai documenti, fa pienamen-

te parte del complesso castellano, trovandosi ai suoi

limiti e confinando con l’esterno. Il ballium è dunque un recinto murato, costituito da case, e antistante il fortilizio vero e proprio o il suo nucleo: una sorta di cittadella interna al tessuto edilizio, una “prima linea” difensiva del castello 8 . Caso analogo al nostro è costituito dal castello di Vicari, in Sicilia, dove nel 1194 il castellano, Bellus, vendette all’abate Teofilo una sua casa ubicata proprio in ballio castelli Vicari, confinante verso Est con la via

publica que pergitur in castellum 9 : quindi una casa ubi- cata all’interno del ballium del castello, facendo parte a pieno titolo del complesso castellano, ma trovandosi

ai suoi margini, sulla via che porta al castello vero e

proprio, cioè all’alta-corte nobile, la residenza del feu-

datario.

L’insediamento individuato a Ocre, dunque, sarebbe costituito dall’alta-corte nobile (Area 10.000), ubicata nella zona più alta del recinto attuale (lungo la corti- na difensiva Nord/Est), e dal ballium, ubicato a Nord,

4 MAURICI 1992, p. 182.

5 REDI, PANTALEO 2006.

6 MAURICI 1992, p. 183.

7 GARUFI 1983, p. 264.

8 Cfr. BRESC 1984, pp. 73-87; MAURICI 1992, p. 183.

9 GARUFI 1983, p. 264, doc. CVIII.

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ALFONSO FORGIONE

108 ALFONSO FORGIONE Fig. 1. Veduta aerea del castello di Ocre. coincidente con il circuito murario

Fig. 1. Veduta aerea del castello di Ocre.

coincidente con il circuito murario e la griglia di abi- tazioni quadrangolari ivi presenti, appena leggibili in superficie (Area 20.000). La motta centrale, avente la funzione di postazione di avvistamento e ultimo ridotto difensivo, non è ancora stata individuata dalle inda- gini archeologiche. Data la particolare morfologia del terreno, che rendeva questo elemento superfluo, proba- bilmente essa non fu completamente artificiale, ma si trattò di un éperon aménagé 10 : uno sperone di roccia modellato e integrato con terra di riporto, di dimensio-

ni minori rispetto a quelle individuate altrove. Dopo l’abbandono della parte esterna dell’insedia-

mento normanno, gli agenti atmosferici, l’incuria, e

la necessità di non lasciare a possibili assedianti una

postazione elevata, hanno causato la scomparsa della

motta, ma non dello sperone roccioso sul quale era sta-

ta realizzata. Lo sperone in questione, quindi, potrebbe

essere lo stesso utilizzato in parte dalla torre angolare

di Nord-Ovest del fortilizio angioino ancora esistente.

Le campagne di scavo effettuate nel castello di Ocre hanno interessato il ballium (Area 20.000) 11 e la som- mità dell’alta corte, l’area occupata dal donjon (Area 10.000) 12 .

10 SETTIA 2000, pp. 299-302; MESQUI 1991, pp. 89-95.

11 REDI, PANTALEO 2006.

12 REDI, PANTALEO 2006.

Nel castello di Ocre, alla luce delle presenti indagini, la prima fase insediativa (PERIODO I, FASE 1) sem- bra essere costituita da un abitato ligneo o da strutture in opera mista individuata all’interno del ballium (Area 20.000), riferibile a un arco cronologico abbastanza ri- stretto, dalla fine dell’XI secolo ai primi anni del XII secolo. Si tratta di istallazioni temporanee legate alle esigenze di conquista, alla mancanza di manodopera specializzata e di adeguati sostegni finanziari, nonché alla prassi di conquista normanna. La presenza di di- verse buche per palo, allineate e parallele tra loro, e di fosse granarie tagliate direttamente nella roccia viva e obliterate da stratigrafie a loro volta disturbate dalle fondazioni delle strutture in muratura 13 , non fanno che confermare questa teoria. I materiali rinvenuti nei riempimenti delle buche per palo, delle fosse granarie e delle stratigrafie di ab- bandono che le coprono, consentono di datare il primo insediamento in esame al XII secolo. La superficie occupata dalle capanne di legno venne in seguito dismessa e successivamente modellata per rendere il fianco della collina terrazzato a gradoni e, di conseguenza, più agevole l’impianto dell’insediamento litico (PERIODO II, FASE 1), avvenuto, con ogni pro- babilità, nell’arco di un quarto di secolo.

13 REDI, PANTALEO 2006.

IL CASO EMBLEMATICO DEL CASTELLO DI OCRE (AQ)

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IL CASO EMBLEMATICO DEL CASTELLO DI OCRE (AQ) 109 Fig. 2. Planimetria del castello di Ocre.

Fig. 2. Planimetria del castello di Ocre.

Le capanne di legno vennero così sostituite da un

insediamento costituito da case di pietra quadrangolari

a due piani, con tetto a due falde ricoperto da tegole. L’insediamento di case di pietra era organizzato in maglie quadrangolari, scandito da una viabilità co- stituita da vicoli dai 170 ai 250 cm di larghezza che circondavano uno o più corpi di fabbrica, seguendo la naturale pendenza del terreno.

Nell’alta corte nobile posta a sud sono emerse, al mo- mento, le strutture in muratura appartenenti alla zona

nobile del castello, gli edifici residenziali del feudatario

e della sua corte: il donjon, orientato verso Nord-Ovest

in direzione della motta e del ballium. Nessuna trac- cia dell’insediamento di legno è stata individuata in quest’area, probabilmente perché l’azione antropica di asportazione del banco roccioso nella fase di liticizza- zione ne ha cancellato ogni traccia. L’edificio individuato, di forma rettangolare, mag- giormente sviluppato nel senso della larghezza con la facciata (USM 7 e 343) volta a Nord-Ovest e il muro tergale a Sud-Est (USM 103 e 331), risulta diviso tra- sversalmente da una doppia serie di muri (USM 258,

260, 224 e 38) aventi la funzione di sorreggere la ram- pa di scale in muratura che portavano al piano nobile dell’edificio. Dell’intera struttura si conservano solo la facciata (USM 7 e 343), parte del muro tergale (USM 103 e 331), i due muri portanti della rampa di scale (USM 258 e 260) parzialmente ricavata nella roccia apposita- mente sagomata e rivestita da piani di malta (US 319 e 320) e l’ingresso monumentale (Ambiente IV). I lati corti della struttura, i perimetrali Sud-Ovest e Nord-Est, risultano asportati, assieme alle altre strut- ture della facciata e del muro tergale, nel corso del XIV secolo per la trasformazione dell’intero sito in borgo fortificato. Gli unici ambienti superstiti, dunque, risultano i ma- gazzini, privi di aperture verso l’esterno se non dall’alto (Ambiente I) e le cisterne ipogee (Ambiente II), oltre al vano scale precedentemente citato (Ambiente IV). In attesa del proseguo delle indagini, in via preli- minare, si potrebbe ipotizzare la presenza di un donjon all’estremità Sud dell’alta corte, e non alla sommità della motta occupata, probabilmente, da una semplice torre d’avvistamento, come in analoghi insediamenti

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ALFONSO FORGIONE

110 ALFONSO FORGIONE Fig. 3. Confronti planimetrici tra il castello di Ocre, la motte d’Olivet a

Fig. 3. Confronti planimetrici tra il castello di Ocre, la motte d’Olivet a Grimbosq (tratto da DECAËNS 1981) e le Château Ganne a la Pommeraye (tratto da FLAMBARD HÉRICHER 2008).

francesi, tra cui la motte-and-bailey d’Olivet a Grimbo- sq 14 . Una probabile variante a questo “castello matrice” potrebbe essere individuata a Château Ganne 15 dove, all’assenza di una motta, supplisce la presenza di una bassa corte principale, ubicata tra l’alta corte posta a

14 DECAËNS 1981; DECAËNS 1981b; MUSSET 1963.

15 FLAMBARD-HÉRICHER 2008; 2002, FLAMBARD-HÉRICHER pp.

123-132.

Sud, cioè l’Area 10.000 del castello di Ocre, e il ballium, cioè la bassa corte secondaria (Area 20.000), ubicato a Nord. Si tratta di un’area pressappoco rettangolare, pianeggiante, cinta da fossato e occupata da abitazioni, chiesa e istallazioni in muratura. Questo secondo esempio si adatterebbe meglio alla morfologia del sito e all’assenza di una motta centrale:

difatti tutta l’area pianeggiante ubicata tra la facciata del donjon rinvenuto con le indagini archeologiche e la torre d’angolo Nord del castello di Ocre potrebbe esse-

IL CASO EMBLEMATICO DEL CASTELLO DI OCRE (AQ)

IL CASO EMBLEMATICO DEL CASTELLO DI OCRE (AQ) Fig. 4. Tratti delle mura normanne del ballium

Fig. 4. Tratti delle mura normanne del ballium normanno di Ocre.

re interpretata proprio come la bassa corte principale della motte-and-bailey. Nel corso del XIII secolo le strutture dell’alta cor- te subiscono sostanziali modifiche e interventi causati probabilmente dal progressivo abbandono del ballium esterno e dalla conseguente fortificazione dell’insedia- mento a Sud-Est (PERIODO II FASE 3) conseguente al riassetto voluto da Federico II nell’amministrazione dei castelli che si riflette nell’evoluzione delle forme e dei sistemi di difesa. Anche a Ocre, probabilmente, il nuovo recinto murario viene ulteriormente rafforzato da torri d’angolo e rompitratta, da casseri con torri quadrate. Diversi edifici vengono addossati alle strut- ture del donjon normanno, raggiungendo i limiti del fossato che lambiva l’alta corte. L’impianto castellano, così ampliato e strutturato risulta nuovamente stravolto da successive modifiche e restauri: nel corso del XIV secolo le strutture appar- tenenti a questa nuova fase edilizia vengono tagliate e rasate dalla fossa di fondazione (US 81) delle cellule abitative (CF 2 e 5) appartenenti alle operazioni di restauro e di ampliamento angioini che porteranno alla trasformazione del castello in borgo fortificato (PERIO- DO III FASE 1). Il riempimento della predetta fossa di fondazione (US 82) restituisce, infatti, un contesto ce- ramico omogeneo ascrivibile al tardo XIV secolo 16 . Anche le cisterne appartenenti al donjon normanno- svevo vengono parzialmente distrutte per la realizza- zione della torre rompitratta Nord-Est dell’impianto angioino e, dopo essere state consolidate, vengono uti- lizzate come discarica domestica 17 .

16 VALENTINI 2006.

17 VALENTINI 2006.

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Alla luce di quanto esposto, quindi, le dinamiche

insediative del castello di Ocre possono essere scandite in cinque fasi di vita. La prima fase di insediamento del sito (PERIODO

I, FASE 1) è da riferirsi al tardo XI secolo, in concomi-

tanza con l’invasione e il conseguente incastellamento normanno del territorio. A questa prima fase appartengono le stratigrafie in

negativo (buche per palo e fosse granarie) relative alla motte-and-bailey di legno (PERIODO I, FASE 1) che include l’abitato precedentemente descritto ubicato nel ballium e la fortificazione vera e propria posta a Sud, la motta e l’alta corte. L’intero insediamento doveva essere completamente circondato da un fossato asciutto ricavato nella roccia. Il fossato, di cui rimangono evi- denti tracce solo lungo la cortina muraria Sud-Ovest

e Nord-Ovest del castello angioino, in origine doveva

circondare tutto il perimetro Sud-Ovest e Nord-Ovest del ballium, mentre tutto il fianco Nord-Est dell’inse- diamento risulta difeso dalla naturale inaccessibilità

del pendio. Anche la motta (o la bassa corte principale)

e l’alta corte dovevano essere difese con lo stesso siste- ma: tracce di un probabile fossato, riempito durante le

fasi edilizie successive, sono riscontrabili nelle curve di livello del borgo attuale, che testimoniano un notevole salto di quota (circa 8-10 m) tra la parte più bassa del castello e quella alta, a ridosso della cortina muraria Nord-Est. Infatti si nota come i corpi di fabbrica rea- lizzati al centro del nuovo recinto, riutilizzino in gran parte la parete rocciosa Nord-Est dell’originario fossato colmandolo con la loro presenza e rendendolo appena percettibile. Altro salto di quota evidente si verifica in senso longitudinale: a una attenta analisi della morfologia del suolo si riscontra, difatti, una sostanziale orizzontali- tà del terreno solo nella parte sommitale del castel- lo relativa alla zona compresa tra le due torri, quella

a Nord-Ovest e la torre rompitratta ubicata lungo la

cortina muraria Nord-Est, fino a raggiungere il muro perimetrale dell’insediamento ubicato a ridosso della posterla. In questo punto è osservabile un repentino scarto di quota per poi risalire nuovamente verso la chiesa ubicata nell’angolo Sud del castello. La bassa corte principale, quindi, aveva una forma pressappoco rettangolare, di 80×30 m. La zona appena descritta, dunque, risulta circon- data da un notevole pendio del terreno, in parte certa- mente dovuto ad azioni antropiche. Alla fase immediatamente successiva risulta la massiccia asportazione del banco roccioso e la liti- cizzazione dell’insediamento di legno (PERIODO II, FASE 1; metà XII secolo), con le abitazioni di pie- tra del ballium individuate e indagate nell’Area 20.000 (Edificio 1, Edificio 2, Edificio 3), il terrazzamento del ballium, il donjon dell’alta corte individuato nell’Area 10.000 (USM 7, 15, 38, 224, 258, 260, 341, 343), la cinta muraria semicircolare che perimetra il ballium e la bassa corte. Nella prima metà del XIII secolo (PERIODO III, FASE 1) si assiste a un progressivo abbandono dei corpi

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112 ALFONSO FORGIONE Fig. 5. Tratto della cinta muraria del castello an- gioino. Fig. 6. Particolare
112 ALFONSO FORGIONE Fig. 5. Tratto della cinta muraria del castello an- gioino. Fig. 6. Particolare

ALFONSO FORGIONE

Fig. 5. Tratto della cinta muraria del castello an- gioino.

Fig. 6. Particolare della torre d’angolo Nord con redondone torico.

di fabbrica periferici del ballium (l’Edificio 1 dell’Area

20.000) (REDI, PANTALEO 2006) e al contemporaneo am- pliamento dell’alta corte nobile (Area 10.000) con la

realizzazione di alcune cisterne e di edifici in appoggio

al donjon, conseguenze delle modifiche volute da Fede-

rico II nell’amministrazione dei castelli del Regno. Solo nel corso del XIV secolo (PERIODO IV, FASE

1), in piena età angioina, si assiste al definitivo abban- dono del ballium e all’ampliamento dell’alta corte no- bile e della bassa corte principale fino ad assumere, nei secoli successivi, la configurazione attuale, quella cioè

di borgo fortificato.

Probabilmente le strutture superstiti del ballium vennero volontariamente distrutte, così come la cinta muraria semicircolare, per evitare di fornire a possibili assedianti una comoda postazione di attacco. Le altre trasformazioni subite dal castello (PERIODO V, dal tardo XIV secolo a tutto il XVIII secolo) hanno con- ferito al sito la conformazione attuale, quella, cioè, di borgo fortificato. La differenza sostanziale che permette di distin- guere l’alta corte “nobile” dal ballium destinato a per- sonaggi di chiara estrazione “borghese” e contadina è costituita, oltre che dalla natura dell’insediamento e

IL CASO EMBLEMATICO DEL CASTELLO DI OCRE (AQ)

IL CASO EMBLEMATICO DEL CASTELLO DI OCRE (AQ) Fig. 7. Particolare della cinta muraria Nord-Ovest con

Fig. 7. Particolare della cinta muraria Nord-Ovest con arciere e cannoniere.

degli edifici rinvenuti, dalle caratteristiche di ulteriori reperti archeologici rinvenuti in contesti contemporanei nelle due aree. Nell’Area 10.000 (la bassa-corte nobile) sono fre- quenti reperti ascrivibili a un ceto sociale elevato, ti- pici di un contesto nobile: tessere da gioco in osso, in pasta vitrea e in oro, dadi da gioco in osso, arredi da vestiario, frammenti di strumenti musicali, frammenti di armature e finimenti da cavallo, vasellame da tavola e bicchieri in vetro punzonato 18 . Inoltre l’analisi dei numerosi frammenti di ossa ani- mali rinvenute indica un’alta percentuale di individui giovani evidenziando una scelta ben precisa nella dieta quotidiana, basata su un consumo di carni tenere e ricche di proteine 19 . Sono state individuate ossa appartenenti alle por- zioni superiori degli arti e alla zona lombosacrale de- gli esemplari, ovvero le porzioni di carne privilegiate; infine l’immissione nel sito di singole porzioni di car- ne e non dell’intero individuo, fenomeno riscontrabile dai frammenti rinvenuti e dalle tracce di lavorazione individuate sugli stessi, denota la possibilità di poter accedere direttamente a una tipologia di carni di prima scelta e già macellate.

Nell’area 20.000 (il ballium), invece, contrariamente a quanto riscontrato nell’area 10.000, i reperti osteologici analizzati presentano un’alta percentuale di tracce di

18 DI PIETRO 2008.

19 CIAMMETTI 2007.

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disarticolazione. Tale tipo di striature, riscontrata nella maggior parte dei reperti, evidenzia come la macella- zione avvenisse nel medesimo luogo di consumo senza alcuna importazione dall’esterno: il rinvenimento di un alto numero di ossa appartenenti alla testa e agli arti degli animali fa supporre la loro macellazione in loco e

il trasferimento delle porzioni privilegiate altrove, con ogni probabilità all’interno del donjon. Inoltre la presenza di frammenti appartenenti a in-

dividui adulti, animali non più utilizzabili per l’agricol- tura, evidenzia una scelta economica volta al consumo

di carni meno pregiate 20 .

Per quanto riguarda la maggior parte dei reperti non ceramici, costituita da chiodi, chiavi, ferri da caval- lo, armi, ferramenta varia e monete, alcune delle quali anche in argento, sono ascrivibili ad ambito “borghese” (artigiani, piccoli proprietari e mercanti) il ceto medio della società, non certo semplici contadini o servi della gleba che risiedevano, come per altre aree geografiche, nei pressi dei terreni agricoli 21 .

La difesa passiva dell’insediamento normanno, che probabilmente rimase molto simile anche durante la

dominazione sveva, si basò, con ogni probabilità, sul-

la naturale inaccessibilità del luogo. Solo lungo il lato

Sud-Ovest vennero prese delle precauzioni scavando un fossato asciutto, mentre tutto il lato Nord e Nord-Est

risulta tuttora difeso da una parete rocciosa alta decine

di

metri. L’intero insediamento era cinto da alte mura

di

pietra di circa 1 m di spessore, delle quali rimangono

consistenti porzioni a difesa del ballium, la bassa corte secondaria posta a Nord. Queste strutture non presentano torri di fiancheg- giamento, avamposti o feritoie; allo stato attuale delle indagini, dunque, la difesa del fortilizio doveva basar-

si essenzialmente sulla naturale inaccessibilità del sito

come già affermato, sulla presenza del fossato asciutto

che ne circondava l’intero perimetro e le possenti mura

di

cinta. Con l’abbandono del ballium e il sostanziale riasset-

to

dell’alta corte nobile, trasformata in borgo fortifica-

to

nella prima metà del XIV secolo, anche le tecniche

di

difesa mutarono notevolmente. Il nuovo impianto presenta una superficie di circa

6.000 m² e una forma trapezoidale la quale, considera-

ta

la ridotta ampiezza del lato di Sud-Est, può esse-

re

grossolanamente assimilata a un triangolo isoscele

avente le dimensioni di circa 70×180×220 m. La cinta muraria, del perimetro di circa 470 m, è

intervallata da sei torri, tre d’angolo e tre rompitratta,

a pianta quadrata con robusti cantonali d’angolo rea-

lizzati con blocchi squadrati di travertino aquilano. Volendo cercare similitudini con le tecniche ossidio- nali angioine, senza però affezionarsi troppo a tipolo- gizzazioni estrinseche e precostituite compromettendo così una asettica analisi del sito, le strutture difensive

20 CIAMMETTI 2007.

21 MARTIN 1997, pp. 217-231.

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114 ALFONSO FORGIONE Fig. 8. Particolare del- la merlatura del castello angioino tamponata. del castello di

ALFONSO FORGIONE

Fig. 8. Particolare del- la merlatura del castello angioino tamponata.

del castello di Ocre rispettano fedelmente i canoni co- struttivi dei castelli d’oltralpe. Inoltre, come dimostrato dalle analisi storiche e ar-

torri rompitratta in cortine lunghe, per attuare la di- fesa radente e il fiancheggiamento; basamenti massicci con feritoie che vanno ad evolversi da semplici arciere

cheologiche della maggior parte dei castelli angioini an-

a

costruire non più sulla scorta della sola esperienza

a

balestriere, fuciliere, archibugiere; cornici in aggetto

cora esistenti nel territorio nazionale, emerge che solo in una seconda fase edilizia, probabilmente dall’ultimo quarto del XIII secolo, i maestri costruttori comincia- rono progressivamente ad acquisire perizie tecniche e

aggiunte soprattutto negli angoli degli edifici, proprio come nel caso della torre d’angolo Nord. Questa torre presenta, infatti, un redondone torico, ascrivibile alla fine del XIV secolo o ai primi anni del successivo, che circonda i tre lati esposti nel punto di

tosto limitata (una canna, circa 2,65 m) per evitare che

personale, ma sulla base di un vero progetto caratteriz- zato da elementi innovativi, staccandosi, così, da quella sostanziale continuità di tecniche legate alla tradizione

giunzione della scarpa con la soprastante porzione ver- ticale di muratura e caratterizzato da un’altezza piut-

normanno-sveva 22 .

il

crollo della parte sommitale causato dall’artiglieria

Come circa due secoli prima i Normanni scelsero come modello costruttivo le fortificazioni da loro rea- lizzate nella terra di origine, la Normandia, così an- che gli Angioini scelsero come matrici di riferimento le fortificazioni realizzate nell’Angiò e in generale nel sud della Francia. Il sovrano, rimuovendo la feudalità precedente e so-

nemica pregiudichi la stabilità dell’intera struttura, se- condo la tecnica diffusa nei castelli francesi. Mancano apparati “a sporgere” alla sommità delle mura e delle torri, come nei castelli di Bominaco, Fossa, Ortucchio, Civitaretenga. Il fenomeno, probabilmente, è ricondu- cibile al crollo della parte sommitale delle mura o alla loro sostanziale trasformazione nei secoli.

stituendola con quella di nazionalità francese, riversò nel Meridione forme di civilizzazione transalpina evi-

La cinta muraria è conservata nell’intero perimetro,

denti.

e

presenta nei coronamenti delle cortine e delle tor-

Nascono, quindi, anche nel castello di Ocre solu-

ri

uno stato fatiscenziale, rendendo la determinazione

zioni tecniche molto vicine alle tipologie angioine: torri

dell’originario tipo di merlatura certo difficile, ma non

a

pianta quadrata o rettangolare con scarpa inclinata

impossibile: da un’attenta lettura stratigrafica degli

per irrobustire il piede delle mura di cinta e delle torri;

elevati si evince la presenza di merlature quadrate a raso, correlate da arciere, successivamente tamponate

22 cfr. REDI infra.

e sopraelevate, per l’addossamento di diversi corpi di

IL CASO EMBLEMATICO DEL CASTELLO DI OCRE (AQ)

fabbrica alla cinta, case-mura, lungo i muri perimetrali Nord-Est e Sud-Ovest. L’ingresso, perpendicolare alla cortina di Sud- Ovest, ubicato a ridosso della torre d’angolo Ovest,

è costituito da una porta con arco ogivale ascrivibile

alla fine del XIII secolo, la cui ghiera e le cui spallet- te sono realizzate in travertino aquilano. La porta è priva di saracinesca e di ponte levatoio per cui, pre- sumibilmente, doveva essere a battenti. La presenza di un fossato asciutto, al di sotto dell’attuale ponte di ac- cesso (ricostruito), indurrebbe a ipotizzare la presenza del ponte levatoio a ridosso della “torre cavaliera” ubi-

cata alla sua estremità, a circa trenta metri dall’ingres- so. Si tratta di una torre a impianto circolare con una leggera scarpa basamentale, della quale sono rimaste tracce per una elevazione di circa due metri. La strut- tura in questione non risulta di facile interpretazione:

potrebbe costituire un rivellino per la difesa del ponte

e dell’ingresso, quindi una postazione rialzata per la di-

fesa attiva del castello angioino. Al suo interno, infatti, sono ancora visibili tre feritoie per cannoni orientate verso gli obiettivi sensibili del fortilizio. Una lettera scritta nel 1532 dal feudatario d’Ocre Lopez d’Azpeitia al Governatore d’Ocre Gaspare Zilio 23 dà notizia della presenza di cannoni nel castello d’Ocre. In essa il Lo- pez ordinava a Gaspare Zilio di riportare nel castello i cannoni che, in precedenza, ne erano stati prelevati per essere portati in quello di S. Pio delle Camere. Que- sta lettera costituisce indirettamente un terminus ante quem per la datazione dell’inserimento delle cannoniere nella cinta muraria. A circa dieci metri verso Sud-Est è ubicata un’ulte- riore torre di fiancheggiamento, a pianta quadrangola- re, con una leggera scarpa basamentale fino a circa un terzo dell’altezza. La sua difesa passiva era assicurata dalla scarpa, quella attiva da una cannoniera, inserita probabilmente nel XVI secolo nella parete Ovest a un terzo dell’altezza. Nei circa settanta metri che dividono la suddet- ta torre da quella d’angolo di Sud-Ovest, la cortina presenta numerose aperture, in origine forse feritoie, arciere e cannoniere, modificate successivamente in fi- nestre funzionali ai retrostanti corpi di fabbrica, adibiti in seguito ad abitazioni e addossati alla cinta stessa. La difesa passiva di gran parte della cortina di Sud- Ovest, lunga circa 180 m, era assicurata dalla presenza del fossato che circonda tutta la cortina, quella attiva da due cannoniere posizionate una nella predetta tor- re di fiancheggiamento e l’altra, con la linea di mira direzionata verso la torre d’angolo di Sud-Ovest e sor- montata da un’arciera, a diciotto metri circa da que- st’ultima torre. La cortina orientale, lunga circa 220 m e costitui- ta dai due tratti di Sud-Est e di Nord-Est, costituisce il lato più lungo dell’intera cinta muraria. Presenta un’altezza minore rispetto alle altre cortine in quanto, costruita sul ciglio dell’alta parete rocciosa e a stra- piombo sul sottostante abitato di Fossa, sfrutta come

23 ANTINORI, Corografia…, voi. XXXV, pp. 101-102.

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difesa passiva la naturale inaccessibilità del sito. Per questo motivo, nonostante la notevole estensione, pre- senta un’unica torre rompitratta, a circa metà della lunghezza, senza particolari accorgimenti difensivi, né scarpa basamentale particolarmente accentuata. La torre d’angolo Nord, anch’essa a pianta qua- drata, già descritta precedentemente, dovrebbe riuti- lizzare, in attesa di puntuali e dettagliate indagini ar- cheologiche a ridosso della struttura, l’originario éperon aménagé sfruttato dall’insediamento normanno. Il setto murario Nord-Ovest, lungo appena settanta

metri circa, costituisce il lato più corto dell’intera cin- ta muraria, ma anche il più protetto: cortine notevol- mente più alte delle altre e ben tre torri, due d’angolo

e una di fiancheggiamento. Da questo lato, infatti, il

terreno, sgombro da ostacoli e in lieve pendenza, si pre- senta come il più favorevole per un attacco. La torre di fiancheggiamento, a circa metà della cortina, è a pian- ta quadrangolare, con una scarpa basamentale appena percettibile. Presenta al centro una cannoniera inserita in una seconda fase edilizia, una archibugera alla sua sommi-

tà, quattro arciere inserite in fase, due verso Nord, una

verso Est e una verso Ovest. Alla sua base sono state individuate tracce di strut- ture murarie preesistenti, appartenenti, con ogni pro- babilità, in attesa di puntuali indagini archeologiche, alla fortificazione sveva dell’alta corte nobile. Si trat- ta di una struttura quadrangolare ubicata nell’angolo Est dell’insediamento normanno-svevo, dove il fossato cingeva le mura di cinta della bassa corte principale o dell’alta corte: una ipotetica torre d’angolo dell’impian- to svevo. La torre d’angolo Ovest, a pianta quadrata, presenta una scarpa basamentale molto alta per via della forte pendenza del terreno; nel lato Sud, come già detto, è presente una archiburgiera a difesa dell’ingres- so al castello, mentre verso Nord e verso Nord-Est sono presenti arciere ubicate alla sua sommità.

In conclusione, quando Federico II si preoccupò prin- cipalmente di rafforzare la frontiera settentrionale e occidentale dello Stato, conferendo all’Abruzzo quella valenza di terra di confine con lo Stato della Chiesa, il castello di Ocre, ubicato in posizione strategica a diret- to controllo della viabilità maggiore e minore, dei va- lichi montani e degli attraversamenti fluviali, divenne uno dei nodi cardinali di vitale importanza strategica.

Le modifiche compiute da Federico II nell’amministra-

zione dei castelli si riflettono nell’evoluzione delle for-

me e dei sistemi di difesa. Il semplice recinto difensivo

normanno di Ocre, probabilmente, venne ulteriormente rafforzato da torri d’angolo e rompitratta. Successiva- mente, come abbiamo visto, le tecniche difensive, dap-

prima affidate semplicemente all’inaccessibilità del sito

e alla possenza delle mura di cinta e del fossato, vanno evolvendosi fino a comprendere torri munite di siste-

mi di difesa attivi, quali feritorie, scarpe, merlature,

cornici a sporgere, ecc, seguendo i canoni costruttivi e insediativi dapprima svevi e poi angioini.

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