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ANDREA DEL DUCA

La torre di Buccione e il sistema d’incastellamento del Cusio

Estratto da «I Quaderni del Parco», n. 1, 1996

Premessa

I dati esposti durante quest'incontro sono il risultato di una ricerca, condotta dal Gruppo
Archeologico del lago d’Orta “PAGVS”1, articolata in due fasi. La prima, mirata al censimento dei
siti fortificati del Cusio, può dirsi sostanzialmente terminata e, in via del tutto preliminare, si
possono cominciare a trarre alcune considerazioni. La seconda, che si svilupperà nei prossimi anni,
prevede il rilievo e l’analisi dettagliata dei singoli monumenti, da un punto di vista storico,
archeologico e architettonico.
Occorre dire subito che l’area presa in esame in questa sede non comprende l’intera regione cusiana,
ma è limitata alla sola Riviera di San Giulio. Tale scelta è apparsa necessaria per limitare la
conversazione, per necessità breve, ad un territorio che, almeno per un certo periodo, ha conosciuto
una notevole autonomia amministrativa e politica. Si è esclusa quindi sia la zona di Omegna che
l’area a sud di Gozzano, dal momento che l’analisi delle vicende politiche e militari in cui furono
coinvolte risulterebbe troppo complessa.
La ricerca non può però limitarsi cronologicamente alla storia della Riviera, dal momento che
questa coincide solo in parte con il fenomeno dell’incastellamento. Diversi fortilizi furono infatti
costruiti prima che cominciasse il potere temporale dei Vescovi di Novara, i quali dovevano peraltro
possedere proprietà e diritti nell’area anche nei secoli precedenti2. L’analisi comincia pertanto con
l’alto medioevo e termina all’inizio dell’età moderna, quando la Riviera ha davanti a sé ancora due
secoli di storia.

Vicende storiche

Non è questa la sede per ripercorrere in dettaglio la storia del Cusio, dal momento che già tanto,
talora troppo, è stato scritto e detto sull’argomento. Si danno qui di seguito solo alcuni dati
fondamentali per inquadrare cronologicamente le vicende dell’incastellamento, rimandando alle
schede per le notizie riguardanti i singoli castelli.

Per l’alto medioevo siamo, come è logico, poco informati. Non è un caso però che tutte le notizie
riguardanti il lago di San Giulio, com’era allora chiamato, si concentrino sull’isola. La presenza,
nell’ordine, del Vescovo di Novara Filacrio3 morto nel 553/4, del duca longobardo Mimulfo nel
590, del re d’Italia Berengario e di sua moglie Villa nel 956 e nel 961/2, che si trovavano sull’isola
in momenti di grave crisi politica e militare, testimonia l’importanza strategica del luogo, in un
periodo in cui le Alpi costituivano una frontiera naturale contro possibili invasori. In una situazione
1
PAGVS è stato fondato nel 1992 da un gruppo di appassionati locali e studenti di archeologia dell’Università Statale di
Milano, con lo scopo d'individuare, proteggere e valorizzare il patrimonio archeologico, storico e artistico del Cusio,
collaborando con quanti, privati od Enti preposti, si propongano il medesimo fine. Sino ad ora l’attività del Gruppo è
stata principalmente indirizzata verso il censimento dei siti d'interesse archeologico dell’area e al recupero di reperti che
altrimenti sarebbero andati dispersi, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica del Piemonte.
2
Sulle origini della signoria del Vescovo di Novara cfr. BONFANTINI M.
3
Epigrafe funeraria trovata nel 1697, cfr. COTTA L. A., pp. 332-342.
Andrea del Duca, La Torre di Buccione e il sistema d’incastellamento del Cusio

di questo genere è logico pensare che l’isola, che in qualche misura doveva essere fortificata già
prima della menzione esplicita di un castello (nel 911), fosse inquadrata in un sistema difensivo più
ampio, che in buona misura è ancora da ricostruire, esteso a tutto il nord Italia, teso a sbarrare il
passo a nemici provenienti da nord lungo le principali vie di collegamento.
Il quadro generale cambiò completamente con la battaglia del Brenta nell’899, quando gli Ungari
sbaragliarono l’esercito di campagna del Regno d’Italia. Gli anni seguenti, fino al 954, videro il
paese saccheggiato in lungo e in largo dai velocissimi predoni magiari e furono caratterizzati dalla
nascita più o meno spontanea di un gran numero di fortificazioni, in un quadro di crescente
confusione dei poteri che talora degenerò in una vera anarchia da parte dei feudatari locali.
Dopo il Mille, per circa due secoli, il Cusio appare sottoposto principalmente al controllo di due
casate, i Biandrate e i Da Castello, famiglie feudatarie i cui membri erano legati da vincoli di
vassallaggio al Vescovo di Novara e che, a vario titolo possedevano terre nel Novarese. La Chiesa
stessa, d’altro canto, aveva numerosi possessi nella zona, ma sembrerebbe che, al controllo diretto,
preferisse quello indiretto tramite investitura a feudatari laici, per lo più appartenenti alle famiglie
sopra citate.
Il ricostituirsi di poteri territoriali forti attorno ai Comuni, mutò nuovamente il quadro generale. Il
rapido e vittorioso espandersi del Comune di Novara, che tendeva a costituire un'unica entità
politica fino all’Ossola, spazzando via le autonomie locali, costrinse sia i Da Castello sia i Biandrate
a cedere terre e diritti precedentemente tenuti. Fu probabilmente solo in questo periodo che il
Vescovo sentì il bisogno di assumere direttamente anche la signoria politica sulle sue terre, spinto in
questo senso anche dall’appoggio delle popolazioni locali, decisamente avverse ai Novaresi. La
lunga e dura guerra col Comune terminò con l’arbitrato del 1219, che vide una sostanziale vittoria
del Vescovo, dal momento che sostanzialmente ne riconosceva i diritti4. Da quel momento, per più
di cinquecento anni, i Vescovi di Novara esercitarono la loro signoria sulla Riviera. Nel 1311, tale
stato di fatto fu sancito con l’investitura a Conti da parte dell’Imperatore Enrico VII.

Censimento dei siti fortificati

Chi si dedica allo studio dei castelli del Cusio si scontra immediatamente con la lacunosità delle
fonti. Sino ad ora, infatti, l’indagine storica si è occupata principalmente di tre castelli, quelli di
Gozzano, di Buccione e di San Giulio, per i quali vi sono numerosi documenti a disposizione,
“dimenticando” così tutte le altre fortificazioni. Sarebbe invece auspicabile un diverso approccio
che, affiancandosi alla ricerca d’archivio, prendesse in considerazione gli aspetti architettonici e
archeologici5.
D’altro canto, di tutte le fortificazioni costruite attorno al lago, solo poche rimangono in piedi: la
torre del castello di Buccione, quella di Lortallo e le torri-caseforti di Orta e Pella (quest’ultima
molto rimaneggiata). Di altre abbiamo solo muraglie in rovina, come per i castelli di Carcegna e
Pogno. Altre ancora, e sono la maggioranza, sono scomparse lasciando memoria di sé solo nei
documenti o nella toponomastica, a parte labili tracce sul terreno: Gozzano, San Giulio, Ameno,
Crabbia, Gargallo, Opaglio, Mesma e il borgo fortificato di Mesimella. Questo impedisce di
eseguire un’analisi architettonica degli edifici, costringendo a lavorare, in assenza di scavi
archeologici, solo sui documenti. La conseguenza principale è la difficoltà, talvolta l’impossibilità,
di stabilire l’epoca di costruzione e utilizzo delle singole fortificazioni. Purtroppo, infatti, in molti
casi ci si deve ancora accontentare di generiche indicazioni come “alto medioevo”.

4
Il Comune d’altro canto, riuscì ad assicurarsi l’agognato sbocco verso l’Ossola nel 1222, anno in cui il Comune di
Omegna terminò la sua esperienza feudale federandosi con Novara.
5
Esemplare a questo proposito è il lavoro del MARZI sul castello di Buccione.

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Andrea del Duca, La Torre di Buccione e il sistema d’incastellamento del Cusio

Detto questo, possiamo riassumere brevemente lo stato degli studi per ciascuno dei siti identificati,
rimandando ad un’altra occasione l’approfondimento storico e archeologico.

AMENO - Sulle mappe catastali esiste una forma a recinto in località detta “castello”, sita su di
un’altura che domina da un lato la piana di Ameno, dall’altra la valle dell’Agogna e il guado
sottostante, da cui partiva una mulattiera per Colazza. La sommità è delimitata da un muro di pianta
subcircolare in pietre a secco, pessimamente conservato in quanto l’area ha subito numerosi
rimaneggiamenti, prima per la costruzione di un roccolo di caccia, poi per quella di una torre
dell’acquedotto. Nel 1693 da parte di Giovanni Battista Bertochino, vi fu disseppellito un tesoretto
di monete romane imperiali racchiuso dentro un vaso6.

BUCCIONE - Comunemente definito torre di Buccione, dall’elemento più appariscente, si trattava


in realtà di un vero e proprio castrum, citato come tale nei documenti. Alla torre, a pianta quadrata
(7,6x7,6 m) e alta 22,20 m, fu aggiunta una cortina muraria dotata di merli e feritoie, un cortile
inferiore e un’ampia piazza muragliata. La porta originaria, posta a 6,60 m, consentiva di isolare
completamente la torre, seguendo, in piccolo, lo schema dei donjons anglonormanni sviluppatosi a
partire dal secolo XI7. Il complesso fu costruito probabilmente tra il 1150 e il 11758, ma è citato per
la prima volta solo nel 1200. Non è chiaro chi ne abbia deciso l’erezione, anche se, ancora nel 1200
apparteneva forse ai Da Castello. In ogni caso, dal 1235 il castello fu saldamente in possesso dei
Vescovi di Novara, con funzione di vedetta e segnalazione. In seguito alla torre fu aggiunto un tetto
a quattro spioventi e una campana per le segnalazioni.

CARCEGNA - Costruito sulla sommità di una collina, dominante il lago e il paese di Carcegna, il
recinto ha pianta vagamente ellittica ed è realizzato con pietre non squadrate, legate con malta di
cattiva qualità. L’interno, molto ampio, non presenta tracce di edifici, ma l'atto di vendita a tale
Camillo Martelli del 27 luglio 1605 descrive il castello coi suoi sotterranei. Il Martelli demolì il
castello per venderne le pietre a peso, avendo questo evidentemente perso ogni valore strategico. Ai
piedi della collina su cui è situato il castello, alcuni anni fa fu scavata una necropoli romana con due
fasi di occupazione, la prima tra il I secolo a. C. e il I d. C., la seconda del III-IV sec. d. C.9

CRABBIA loc. LUNELIO - La leggenda lo vuole connesso alla figura della regina Teodolinda.
Situato a cavaliere della strada Pettenasco - Crabbia, ne restano pochi avanzi che non è stato
possibile localizzare.

GARGALLO - Di questo castello, distrutto secondo l’Azario dai Ghibellini nel 1311 e ricostruito,
pare, dal feudatario Alpiscolo da Casate10, non rimane che l’attuale parrocchiale, che era detta
trovarsi in castro.

GOZZANO - Edificato in posizione forte e facilmente difendibile, situato su di un’altura dalle


pareti scoscese e protetto alle spalle da una palude, il castello potrebbe essere stato costruito tra il
1011 e il 1015. Alla prima data infatti la chiesa di San Giuliano è detta essere situata in loco
Gaudiano, non in castro, come avverrà dal 1015. Tuttavia, anche se il castrum è citato per la prima
volta nel 1015 alcuni indizi lasciano supporre che la sommità della collina potesse essere stata
fortificata da almeno un secolo. La traslazione dei resti di San Giuliano dalla chiesa di San Lorenzo

6
COTTA L. A. , pag. 73.
7
DECAENS J., p. 49.
8
La datazione è stata avanzata dal Marzi sulla base di confronti tipologici. Cfr. MARZI A.
9
Cfr. ALBERTINI C. - DE GIULI A., pp. 138-171.
10
Cfr. BARBERO F., p. 131.

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Andrea del Duca, La Torre di Buccione e il sistema d’incastellamento del Cusio

ex muris, sembra infatti essere avvenuta prima del 91911. Ciò può spiegarsi con l’intento di trasferire
le preziose reliquie in un luogo naturalmente più sicuro, in un periodo in cui le incursioni degli
Ungari spargevano il terrore ovunque. La sua funzione era infatti quella di proteggere l'abitato,
offrendo rifugio alla popolazione, che vi ammassava i prodotti agricoli, anche in vista del mercato
settimanale del sabato (istituito nel 919). Sin dalle origini il castello era possesso dei Vescovi di
Novara, ma veniva difeso dalle armi degli abitanti che avevano il diritto esclusivo di montarvi la
guardia. Ne restano pochi avanzi, dal momento che le costruzioni più antiche furono demolite per
far spazio al palazzo vescovile e a nuovi edifici.

LORTALLO - Si tratta di una torre a pianta rettangolare, costruita in conci squadrati attorno al
1200, forse su struttura più antica. La sua funzione non è del tutto chiara. Tradizionalmente
associata alla famiglia dei Baldizzoni, di cui avrebbe costituito la residenza, potrebbe aver svolto
anche una funzione di vedetta o essere stata usata come punto di riscossione dei dazi sulle merci
entranti nella Riviera lungo la sottostante via Francisca.

MESMA - Il castello fu edificato dal Comune di Novara in funzione antivescovile, per agevolare il
tentativo di espansione militare dei Novaresi verso il lago. La costruzione risale agli anni 1200-1202
su terreno venduto dai Calvacasella Da Castello di Crusinallo. Nel 1216 ad esso fu affiancato il
borgo franco di Mesimella, edificato dai Novaresi sulle terre del Vescovo. Con l’arbitrato del 1219 i
novaresi furono costretti a smantellare il borgo e a ritirarsi dal lago, conservando però il castello di
Mesma. Nel 1358 gli uomini di Ameno e Lortallo dopo un contenzioso sui diritti di sfruttamento del
monte durato anni, attaccarono e distrussero il castello, riducendolo a rovina. Nel 1619 su questi
resti fu costruito l'attuale convento francescano. Unico avanzo del castello è, forse, la cisterna nel
cortile del convento.

ORTA - In via Bersani si trova una casa forte medioevale che la tradizione vuole collegata alla
famiglia dei Bianchi, coinvolta nelle guerre tra guelfi e ghibellini. Murata alla sua base, in posizione
di evidente reimpiego, si trova un architrave con un’iscrizione di epoca alto medioevale.

PELLA - Si tratta di una torre o casa forte che aveva la funzione di proteggere il porto e le barche,
mezzo indispensabile per poter attaccare il castello dell'isola. Essendo molto rimaneggiato risulta
difficile valutarne l’epoca di costruzione, sebbene l'edificio appaia più recente rispetto alla torre di
Buccione.

POGNO - Situato alle spalle del paese, sulla sommità di una collina naturalmente ben difesa, è
realizzato interamente a secco. La muraglia, che in alcuni punti ha un aspetto ciclopico per la
dimensione dei massi inclusi, ha pianta subcircolare e presenta, ad una decina di metri sulla sinistra
della porta, una grande riparazione, eseguita utilizzando sassi di dimensioni più piccole. All’interno,
un terrapieno sostiene il muro per circa due terzi della sua altezza. La sua funzione era di rifugio per
la popolazione12, ma non è dato sapere fino a quale epoca sia rimasto in uso.

SAN GIULIO - Secondo alcuni storici qui sarebbe stato edificato il munito castrum del vescovo
Onorato, ma, anche se questa notizia fosse falsa, la posizione, strategica e facilmente difendibile,
doveva certo aver attirato l’attenzione delle autorità ecclesiastiche, se il Vescovo Filacrio, fuggito da
Novara durante la guerra greco-gotica, vi fu seppellito nel 553/4. È di grande importanza anche
l’informazione di Paolo Diacono, secondo il quale un duca longobardo risiedeva sull’isola.
Evidentemente anche i nuovi dominatori dell’Italia avevano pensato di farne un caposaldo difensivo

11
ANDENNA G., pp. 45/6.
12
Da notizie raccolte presso gli abitanti sembra che il complesso fosse dotato di sotterranei, ora murati.

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del confine alpino. Nel 590, proprio per non aver sbarrato il passo ad un’armata franca, fu
giustiziato il duca Minulfo, che risiedeva sull’isola. Del 911 è la prima menzione di un castello
sull’isola, ancora una volta legato alla figura di un ecclesiastico, il vicedomino Leone, che lo
possedeva privatamente con altri beni ereditati dai genitori. Nel 956 Berengario III d’Ivrea,
nominatosi re d’Italia, fu assediato nell'isola da Litolfo, figlio dell’Imperatore Ottone I; catturato e
graziato, si ribellò nuovamente nel 961, costringendo lo stesso Ottone a scendere personalmente in
Italia. Abbandonati da tutti e presi dal panico, Berengario e i suoi famigliari si rifugiarono “nelle
fortezze più sicure del regno” (Sigonio): Berengario a San Leo e sua moglie Villa sull’isola di San
Giulio, dove fu assediata per alcuni mesi fino alla resa, avvenuta nel 962. Restituito (o donato) al
Vescovo di Novara, il castello divenne in seguito il principale punto forte della Riviera, per essere
poi utilizzato come prigione fino a quando, ridotto ormai a rovina, fu demolito per far posto al
seminario nel 1841. Di esso rimangono solo alcune stampe e la descrizione del Cotta13, che lo
definisce “anticaglia mal disposta” e ne individua come artefici i Longobardi o Berengario. Annesso
al castello era anche un torrione ottagonale, che presentava varie fasi di edificazione. Lo storico
amenese descrive anche un tratto di muro largo tre braccia, realizzato con sassi di piccole
dimensioni legati da una malta molto tenace, venuto alla luce durante lavori edilizi e lo identifica
con la muraglia che la tradizione vuole costruito dalla regina Villa e che circondava tutta l’isola per
impedire sbarchi.

SAN MAURIZIO D'OPAGLIO - Mancano dati sicuri su di esso e la sua stessa esistenza è messa in
forse da alcuni storici14. Un’informazione importante viene da Pietro Azario, che nella sua Cronaca
dice il fortilitium di Opallium catturato e distrutto dai ghibellini Tornielli di Novara nel 1311
assieme ai castelli di Gargallo, Briga e molti altri sparsi nel Novarese15. Non è chiaro per quali
motivi i guelfi dovessero possedere una fortificazione sulle terre del Vescovo, né è dato sapere da
chi sarebbe stato costruito e quando.

Analisi tipologica

Da un punto di vista architettonico, la caratteristica principale dei castelli del Cusio è l’assenza di
rimaneggiamenti in età moderna per renderli utilizzabili dopo l’introduzione delle armi da fuoco, in
particolare dell’artiglieria. Ciò è una conseguenza dell’assetto politico istituzionale della Riviera.
Con l’espansione del Ducato di Milano, che finì col controllare il Novarese, il Vergante e l’Ossola,
il feudo vescovile si trovò stretto su tre lati da un vicino scomodo che periodicamente avanzava
pretese di sovranità sulla zona. La Riviera riuscì a mantenersi indipendente così a lungo grazie alla
politica di basso profilo assunta dai Vescovi, verso cui, d’altronde, tendeva anche la progressiva
spiritualizzazione della Chiesa dopo il Concilio di Trento. Non furono erette nuove fortificazioni, né
si riadattarono quelle esistenti, perché ciò, invece di difendere la zona, avrebbe potuto scatenare
l’ostilità o la cupidigia del potente vicino. La neutralità politica era per così dire sottolineata da
quella militare, dal momento che la Riviera era difesa dalla milizia armata. È chiaro che si trattava
di forze esigue con efficienza e impiego limitati alla difesa, palesemente non minacciose. Si
preferiva quindi risolvere le dispute con la diplomazia e, nei casi più disperati, con le scomuniche e
le bolle papali che con la forza.

All’interno di un panorama di generale arcaicità, da un punto di vista architettonico è comunque


possibile inserire i castelli superstiti in due categorie:
13
COTTA L. A., pp. 395/6.
14
Cfr. ad es. COTTA L. A., pp. 117/8.
15
Non ritengo vi siano motivi per dubitare delle parole dell’Azario, che scrivendo pochi anni dopo i fatti può aver
talvolta fornito versioni di comodo degli eventi politici, ma non aveva alcun motivo per inventarsi l’esistenza di castelli!

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Andrea del Duca, La Torre di Buccione e il sistema d’incastellamento del Cusio

1. Castelli a recinto, caratterizzati da una muraglia di pietre realizzata a secco (Pogno e Ameno) o
legate da malta (Carcegna). La pianta di queste fortificazioni è di forma sub circolare od ellittica,
rispecchiando l’andamento delle colline su cui sono costruite. All’interno potevano trovarsi
edifici di legno, ora scomparsi, e cantine destinate ad accogliere le derrate alimentari. Per
l’assenza di conci lavorati e la realizzazione con pietra locale, il recinto di Carcegna può essere
datato all’alto medioevo e, in ogni caso, non oltre il secolo XI. Un discorso diverso è necessario
per i castelli di Pogno e Ameno, realizzati interamente a secco, senza l’utilizzo di malta, i quali
presentano caratteri di straordinaria antichità, tali da suggerire addirittura confronti coi castellieri
preistorici della Liguria e del Carso, sebbene sia possibile ipotizzare, almeno per Pogno, un riuso
in epoca medioevale. Va comunque detto che, al momento attuale, non sono emersi resti
archeologici che possano indiziare una frequentazione in epoca preromana16.
2. Torri (Buccione, Lortallo e Pella) a pianta quadrangolare, realizzate in conci di pietra squadrati e
legati con malta. Sono munite di tetto a quattro spioventi, aggiunto in un secondo momento. In
un caso (Buccione) alla torre fu aggiunta una cortina muraria, a formare un vero e proprio
castrum.

Considerando invece la funzione delle singole fortezze, comprese quelle descritte nelle fonti ma
oggi scomparse, possiamo distinguere tra:
1. Castelli a protezione dell’abitato, caratterizzati da dimensioni relativamente ampie e talvolta
dalla presenza di cantine per l’accumulo dei prodotti agricoli e dei beni preziosi. Possiamo
ascrivere a questa categoria i castelli di Gozzano, San Giulio, Pogno, Carcegna e, forse, Ameno.
2. Castelli da strada e torri di vedetta, costruiti con l’intento di assicurare il controllo su una via di
comunicazione in occasione di un contenzioso territoriale. Erano destinati ad ospitare un piccolo
presidio, talvolta molto esiguo, col compito di controllare i traffici e far valere i diritti dei
proprietari. A questa categoria appartiene il castello di Buccione e vi si può attribuire anche
quello del Mesma, entrambi dominanti il tracciato della via Francisca. La torre di Pella doveva
invece controllare il piccolo porto.
3. Caseforti e torri signorili, per le quali la funzione residenziale prevale su quella strategica. Si
tratta di vere abitazioni costruite per offrire un estremo rifugio alle famiglie nobili in caso di
attacco da parte di altre consorterie. Pur con estrema cautela, vista la scarsità delle fonti,
possiamo forse attribuire a questa categoria la torre di Orta e quella di Lortallo.

Rimane ignota la funzione dei castelli di Opaglio, Gargallo e Crabbia, per i quali abbiamo solo
poche notizie.

Ipotesi per la ricostruzione dello schema difensivo della Riviera

Parlando di sistema fortificato del lago d’Orta non s'intende qualcosa di rigido e immutabile nel
tempo, ma di variabile in funzione delle situazioni sociali, politiche e militari, dal momento che
sono queste, e non schemi astratti, a dirigere le scelte degli uomini.
Se, come si è detto, la fortezza di San Giulio nell’alto medioevo, forse già dal secolo VI, doveva
costituire uno dei punti forti del confine alpino, non sono citate altre fortificazioni sul Cusio prima
del Mille (Gozzano nel 1015). D’altro canto dal secolo X il proliferare di punti di difesa non sembra
aver seguito un piano preordinato, essendo il risultato di un’azione proveniente “dal basso”,
sull’onda della paura, e non di una strategia difensiva a largo respiro. È quindi inutile e fuorviante

16
E’ invece riportata notizia di ritrovamenti archeologici di epoca romana sia da Pogno (epigrafe, cfr. CARAMELLA -
DE GIULI, p. 195), che da Ameno loc. Castello (tesoretto di monete imperiali).

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cercare di ricostruire a tavolino teorici schemi difensivi basati sui coni visuali che collegherebbero i
vari castelli.
Dobbiamo attendere il secolo XII per poter individuare nuovamente dei sistemi di difesa più
articolati. La costruzione del castello di Buccione, se davvero è da attribuire ai Da Castello, può
essere spiegata solo in una prospettiva nuova, che supera la semplice difesa passiva che vedeva i
locali rinchiusi dietro solide mura, mentre feroci predoni saccheggiavano le campagne. L’erezione
di una torre da vedetta, e di numerose altre tra l’Ossola e il Verbano, rispondeva alla necessità
d'assicurare le comunicazioni tra le diverse parti di un dominio esteso a macchia di leopardo su di
un’area molto vasta, in un periodo in cui il pericolo non era più costituito da remoti scorridori
provenienti da lontano, ma da altri nemici, vicini e pronti a colpire al minimo segno di debolezza.
Ad ogni modo veri sistemi fortificati, intesi in senso moderno, possono essere nati solo con
l’affermarsi delle prime solide entità politiche, i Comuni e, per l’area presa in esame, il feudo del
Vescovo di Novara. La Riviera di San Giulio si configurava come una piccola signoria, sottoposta
all'autorità del Vescovo Conte di Novara. Il dominio ecclesiastico, che lasciava una notevole libertà
agli abitanti, organizzati in Comuni con Statuti propri, assicurò alla Riviera la neutralità anche
durante le guerre che sconvolsero l’Italia con l’inizio dell’età moderna17. Come si è detto, non
furono costruiti nemmeno castelli più moderni, ma ci si limitò a conservare alcuni di quelli esistenti,
utilizzandoli come luogo di rifugio per la popolazione e per i suoi beni in caso di scorrerie nemiche.
La posizione, da “stato cuscinetto” inserito tra il Milanese e il Piemonte, e l’autonomia
amministrativa e giudiziaria, facevano infatti della Riviera una meta ideale per contrabbandieri e
banditi, spesso riuniti in bande, e la resero oggetto di attacchi da parte di comandanti e soldataglie in
cerca di gloria e facile bottino.
Contro questo pericolo, due erano i perni del sistema difensivo: il castello di Gozzano e quello,
naturalmente munitissimo, di San Giulio, che rappresentava l'estremo rifugio per i rivieraschi. In
essi si poteva ritirare la popolazione inerme, ammassando i prodotti agricoli e gli oggetti preziosi.
La Torre di Buccione serviva ad avvistare eventuali pericoli, fungeva da ripetitore di segnali tra le
due fortificazioni, non essendo queste visibili tra loro, e al suono della sua campana chiamava alle
armi gli uomini validi. La torre di Pella doveva servire invece a controllare il porto, meno difeso di
quello di Orta, per prevenire sbarchi di sorpresa sull’isola. Gli invasori, generalmente volti più al
saccheggio che alla conquista militare, potevano essere facilmente respinti dalle mura del castello di
Gozzano e difficilmente, ritirate o affondate tutte le barche, potevano sperare di conquistare l’isola.
Anche se un'orda più ostinata avesse tentato un assedio, si sarebbe trovata ad avere problemi di
rifornimento in una terra saccheggiata e ostile, con gli uomini nascosti nei boschi in attesa
dell'occasione favorevole per insorgere e massacrare i nemici.
Le altre fortificazioni non sembrano aver avuto un ruolo importante in questo periodo. Escludendo
il castello del Mesma, che non appartenne mai al Vescovo, ma restò sempre in mano al Comune di
Novara, gli altri, sorti probabilmente durante l'alto medioevo come luoghi di rifugio della
popolazione, divennero in seguito obsoleti e cessarono di essere utilizzati. Al di fuori di questo
sistema si collocano anche le torri di Orta e Lortallo, probabilmente in mano a privati. Niente si può
dire del castello di Crabbia, mentre quelli di Gargallo e Opaglio dovevano appartenere alla
consorteria guelfa, almeno nel 1311.

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Le scorrerie subite dalla Riviera sono da attribuire più all’iniziativa di singoli comandanti, che ad una precisa volontà
dei confinanti.

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Andrea del Duca, La Torre di Buccione e il sistema d’incastellamento del Cusio

BIBLIOGRAFIA

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