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Emilio Rodrguez-Almeida

A proposito della Forma marmorea e di altre formae


In: Mlanges de l'Ecole franaise de Rome. Antiquit T. 112, N1. 2000. pp. 217-230.

Riassunto Emilio Rodrguez Almeida, A proposito della Forma marmorea e di altre formae, p. 217-230. La lastra n. 40 della Forma Severiana pu essere integrata con nuovi frammenti, tra cui 278, 280 e 289. Un piccolo frammento dela stessa Forma stato recentemente ricuperato negli scavi del Tempio della Pace. Negli stessi scavi apparsa una particolarissima forma con disegno parziale del Foro di Auguste Non si tratta di un frammento di pianta generale, ma di un disegno tecnico specificamente creato per opere da inserire nel foro stesso, forse gli archi di Germanico e Druso.

Citer ce document / Cite this document : Rodrguez-Almeida Emilio. A proposito della Forma marmorea e di altre formae. In: Mlanges de l'Ecole franaise de Rome. Antiquit T. 112, N1. 2000. pp. 217-230. doi : 10.3406/mefr.2000.2122 http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/mefr_0223-5102_2000_num_112_1_2122

EMILIO RODRIGUEZ-ALMEIDA

A PROPOSITO DELLA FORMA MARMOREA E DI ALTRE FORMAE

Una proposta di integrazione per la lastra 40 (= 111 futura1) della Forma Urbis marmorea. La storia della identificazione di questa lastra comprende una prima ipotesi da me formulata molti anni addietro2 e la successiva conferma e s istemazione topografica3. Non staremo ora a riassumerle, essendo i lavori che le riguardano alla portata di tutti. Ricorder solamente che la lastra conserva una venatura ben osservabile e che sul rovescio liscio appaiono in buona evidenza sia la zigrinatura che alcuni scalini prodotti dalla segatura manuale del marmo. Ebbene, poich la lastra a disposizione verticale e la segatura avviene secondo i margini lunghi, sia l'una che gli altri hanno que sta stessa disposizione, mentre la venatura, inclinata dall'alto-destra verso il basso-sinistra con angolo di ca. 29/30, incrocia entrambi con angoli complementari di ca, 61/119 (pi meno, a seconda dei punti, data la flu ttuazione prodotta dall'operazione manuale). Da ci risulta una certa facili t nell'identificazione di altri pezzi eventualmente attribuibili. Natural mente,bisogna anche tener conto degli altri parametri, quali lo spessore

1 Anzitutto, una precisazione: l'equivalenza 40 = 111 significa che l'attuale lastra 40 del vicus stablarius dovrebbe, nel futuro ricevere il n. Ili nella numerazione defi nitiva, pi razionale e maneggevole, come da me proposto in un lavoro precedente: E. Rodriguez-Almeida, La ricostruzione della Forma V. M. : qualche proposta di meto do, in Journal of Roman topography, IV, 1994, p. 109 s., particolarmente a p. 116 s. 2 E. Rodriguez-Almeida, Forma U. M., nuove integrazioni, in Bullettino della Commissione archeologica comunale in Roma, 82, 1971-1972 [1975], p. 105 s., spe cialmente a p. 113 s., fig. 5. 3 E. Rodriguez-Almeida, FVM, aggiornamento generale 1980, Roma, 1981, p. 149 s., tav. XXXIII. La attribuzione andata via via affermandosi con il contribut o delle sovrastanti lastre 37 e 37A: ibid., p. 130 s., fig. 37-41; cfr. anche Id., Un nuo vo frammento della FVM, in Citt e architettura nella Roma imperiale. Atti del seminar io del 27 ottobre 1981 nel 25 anniversario dell'Accademia di Danimarca, Odense, 1983 (Analecta Romana Instituti Donici, Supplementum, 10), p. 87 s., fig. 1-3. MEFRA - 112 - 2000 - 1, p. 217-230.

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(tra 57,5 e 59 mm), il colore e grana del marmo, le topografie disegnate (sostanzialmente ortogonali agli assi della lastra stessa), ecc. (fig. 1). I primi gruppi che possano aspirare a integrarsi in questa lastra sono gli attuali n. 278 e 280, formati entrambi da due pezzi ciascuno, ove la z igrinatura incrocia la venatura proprio nelle stesse circostanze descritte e dove troviamo, una volta orientata la venatura, l'ortogonalit dei dati topo grafici rispetto ai margini e gli spessori sostanzialmente identici (tra 55 e 60 mm; le variazioni dipendono dalla presenza di scalini da segatura pi meno accusati). Il primo un gruppo dai contorni irregolari, appartenente ad una zona interna della lastra. Data la vastit delle zone ancora vuote,

scalini Fig. 1 - Forma Urbis marmorea. Lastra 40 (= 111 futura).

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collocarlo con sicurezza in un punto piuttosto che in un altro non , per ora, possibile (fig. 2). Il secondo gruppo contraddistinto da un settore di margine e dal re lativo foro per grappa di fissaggio. Anche qui la zigrinatura ad assicurarci che si tratta di un margine lungo della lastra. Ma data l'ortogonalit della rappresentazione rispetto ai margini, bisogna notare che andrebbe bene tanto al margine destro quanto al sinistro, in quanto si invertirebbe solo la posizione delle topografie rappresentate, ma l'orientamento della venatura non cambierebbe affatto (fig. 3). Vi ancora un frammento (fig. 4A e B) che va senz'altro attribuito a questa lastra, e questa volta con qualche sicurezza in pi rispetto alla posi zione. Si tratta del piccolo frammento angolare n. 289, con margini di 11 e 12 cm e spessore di quasi 59 mm. La venatura perfettamente coerente con il resto della lastra solo se collocato ai due angoli estremi dell'altodestra del basso-sinistra; ma poich nel primo caso si arriverebbe ad un contatto con gli altri elementi e tale contatto, verificato, non possibile, l' unica posizione viabile quella dell'angolo inferiore sinistro della lastra (fig. 4). In tale posizione, purtroppo, il frammento viene a coincidere con un settore del supporto laterizio della parete della Forma che stato altera-

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o IO $t> Fig. 2 - Forma Urbis marmorea. Lastra 40, fragmente 278. loom

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to 1 Fig. 3 - Forma Urbis marmorea. Lastra 40, fragmento 280.

44 cm io m

to dall'apertura di una finestra, per cui neanche la presenza sul margine s inistro del marmo di un piccolo resto di foro per grappa risulta verificabile. In sostanza, le incorporazioni teoriche proposte vanno viste in forma provvisoria come nella nostra fig. 5. A beneficio di chi, in futuro, voglia an cora cimentarsi nelle possibilit di nuove aggiunte a questo insieme segnal o che caratteristiche del tutto simili a quelle dei precedenti frammenti pre sentano anche i n. 374 (simile orientamento della venatura riguardo alla topografia disegnata), 286, 287 e 292 (id), 296 e, forse, 307 (margine sini stro?). Un frammentino di Forma Urbis marmorea di recente ritrovamento Durante gli scavi (tuttora in corso) dell'area del templum Pacis vespasianeo, avvenuto, nel passato inverno, il ritrovamento di un piccolo fram mento indubbiamente appartenente alla Forma severiana. Esso non stato finora presentato alla comunit scientifica neanche in forma provvisoria

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Fig. 4 - Forma Urbis marmorea. Lastra 40, fragmento 289.

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Fig. 5 - Forma Urhis marmorea. Integrazione lastra 40. dei frammenti 278, 280 e 289 nella

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(in quanto novit), ne tanto meno pubblicato, per cui ne ignoriamo le esatte circostanze di ritrovamento (particolarmente quelle stratigrafiche). Ho sent ito solamente dire che il contesto generico del ritrovamento era una fossa con materiali di VI secolo, dato dal quale si dovrebbe arguire che in tale data la mappa marmorea era gi crollata. Una deduzione quanto mai azzardata, perch una cosa un danneggiamento pi meno notevole, pi meno generalizzato, e un'altra un crollo generale. Del primo abbiamo parecchi esempi4, del secondo, nessuno. Ed importante tenerlo presente. Il nuovo frammento (fig. 6) triangolare arrotondato, con misure

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crn Fig. 6 - Forma Urbis marmorea. Frammento recentemente ritrovato negli scavi del templum Pacis vespasianeo.

4 E. Rodriguez-Almeida, // rimaneggiamento altomedievale della parte, in FVM, aggiornamento generale 1980 cit., cap. 4, p. 39 s., fig. 8.

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massime di 12x13 cm e spessore di 65,5 mm. Il rovescio liscio e fortement e zigrinato. Negli elementi disegnati si scorge l'angolo di un'insula con due porte su strada su uno dei lati ed un'altra sull'altro, tutte collocate su tabernae spazi commerciali senza comunicazione con l'interno dell'edifcio. Segue uno spazio interno pi generoso (una specie di corte interna cavaedium) e, verso il basso, un ambiente allungato non definito nei limiti estre mi. L'insula si affaccia su strade spazi liberi sui due lati visibili. Un'insula con caratteri simili si pu vedere nel frammento n. 330, recentemente inte grato da un nuovo elemento5. Il frammento (ancora non pulito n restaurato al momento in cui sta to da me visto e disegnato) non sembra presentare venatura. Per i suoi spessori, in linea del tutto teorica e orientativa, andrebbe segnalato che son quelli che troviamo (tra le lastre gi integrate nelle nostre ricostruzioni) nella lastra 8 (fut. 34) del Septizodium, 30 (fut. 80) del theatrum Balbi, 33 (fut. 86) sotto la via Portuensis e 35 (fut. 95) de'Iseum. Ma queste coinci denze nello spessore non bastano ad assegnare il frammento a nessuna di queste lastre. Uno schizzo planimetrico su marmo, riguardante l'angolo nordorientale del foro di Augusto Nel mese di giugno scorso, una rivista di divulgazione archeologica6 da va notizia per la prima volta del ritrovamento di un frammento di lastra marmorea di quasi 50 cm di lunghezza massima e spesso ca. 2 a 3 cm (de ducibili dalle fotografie, fig. 7A) recante una incisione planimetrica. Mal grado i miei sforzi e richieste, non mi stato possibile prendere visione del frammento, per cui dovr limitarmi ad esaminare i punti singoli dell'espo sizione,perch essi potrebbero indurre in errore (o in falsi convincimenti, che lo stesso) gli archeologi meno addentro in problemi topografici e tec nici come quelli che pongono le mappe marmoree antiche (fig. 7A e B). 1 - Al primo punto figura la natura del documento, che viene valutato come parte di una nuova forma urbis; un presupposto questo probabil mente errato, giacch la rappresentazione non sembra corrispondere al concetto di mappa (planimetria generale di luoghi ed edifici rapportati gli uni agli altri). Ne parleremo pi avanti. 2 - La sigillatura archeologica del pezzo, mediante una giacenza su periore databile ai secoli X/XI, ci assicura un terminus post quem non, sen5 E. Rodriguez-Almeida, Novit minori dalla FVM, in Ostraka, I, 1, 1992, p. 64 s., fig. 14. 6 S. Rizzo, Un frammento rivelatore..., in Archeo, 172, giugno 1999, p. 10-11.

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Illustration non autorise la diffusion

Fig. 7 - Schizzo planimetrico su marmo riguardante l'angolo nordorientale del foro di Augusto (S. Rizzo, Un frammento rivelatore). A, la lastra con rappresentazione parziale del foro di Augusto; B, trascrizione grafica : 1, arco dei Pantani verso la Subura; 2, grande scalea di accesso; 3, arco trionfale (di Germanico?); 4, fianco sudest del tempio di Mars Ultor; 5, pilastro e doppio intercolunnio del porticato sud-est, con una base (?) circolare dietro il pilastro; 6, esedra sud-est. MEFRA 2000, 1

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za per stabilire con precisione un terminus ante quem o post quem chiaro e definito. 3 - II rilievo espresso nel marmo incompiuto, per via dell'evidente rottura della lastra durante la lavorazione. questo un postulato estr emamente azzardato: allo stato attuale, nessuno in grado di dimostrare che siamo davanti ad uno scarto di lavorazione! 4 - Non si tratta di un frammento della Forma severiana. In pr imo luogo, si segnala che il segno [grafico] diverso, cosa evidente; in secondo, che non vi figura la torre scalare all'angolo con il Foro Transit orio, dunque, essa non esisteva ancora. Giusta l'osservazione, ma az zardata la conclusione, finch non viene definita la vera natura del docu mento. Una mappa doveva disegnare la scala se comprendeva anche il complesso vicino, cosa che in questo caso pare non succedesse, proprio per la natura particolare del documento, come vedremo. E, sopratutto, la conclusione risulta azzardata alla vista di quanto detto sopra sull'opera zione di 'scarto in seguito a rottura durante la lavorazione'. Se il pezzo non era finito, come pu dirsi che non fosse intenzione dell'incisore in cludere anche la torre e tutto il resto? 5 - Sono presenti (nella rappresentazione) l'arco dei Pantani con il passaggio alla Subura, la scala di discesa al Foro di Augusto ed un arco che dovrebbe essere uno dei due dedicati a Gaio e Lucio Cesari. I primi dati sono incontestabili, rispondendo la planimetria disegnata con quasi assoluta precisione a quanto vediamo sul terreno. Quanto alla titolarit dei due archi, evidentemente si fa confusione, poich gli unici archi sic uramente innalzati in detto luogo sono quelli di Druso (figlio di Tiberio) e di Germanico (suo fratello addottivo)7 nel 18 d. C. E poich alcuni el ementi dell'epigrafe dell'arco di Druso sono stati trovati alla parte contrar ia del tempio di Marte Ultore8, la deduzione ovvia che quello che ve diamo nello schizzo marmoreo sia precisamente l'arco di Germanico. 6 - Come se la nuova pianta avesse bisogno di contrapporsi alla Severiana per acquistare legittimit, ad un certo punto si afferma che oggi sappiamo che alcuni frammenti nella serie pianta severiana sono

7 Tacit., Ann. II, 64, 1: (Annol8, Tib.Caes. VI, Germanico III cos) Simul nuntiato regem Artaxiam Armenis a Germanico datum, decrevere patres ut Germanicus atque Drusus ovantes urbem introirent. Structi et arcus circum latera templi Martis Ultoris cum efigie Caesarum, laetiore Tiberio, quia pacem sapientia frmaverat, quam si bellum per acies confecisset. 8 Notizie degli scavi di Antichit, 1933, p. 462. La restituzione epigrafica degli spazi suggerisce piuttosto il nome di Druso che quello di Germanico.

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in realt di una pianta vespasianea che figurava nel tempio della Pace. Purtroppo, un convincimento assai diffuso e tanto in voga quanto pri vo di fondamento: non esistono, nella serie dei frammenti FVM, elementi estranei appartenenti ad una'altra mappa, vespasianea meno, come credo di aver recentemente dimostrato9 a proposito del frammento 18a (dei Castores in foro) e del 39 (delle thermae Agrippae del Campo Marz io), sui quali si imperniata una discussione pretestuosa e senza fonda mento alcuno. 7 - Un altro frammento di pianta trovato nel Foro Transitorio (1995, inedito10) sotto la pavimentazione domizianea, simile a quello trovato (1983) in Via Anicia, e rappresenta, come l'altro, la riva fluviale. difficile dire da dove queste idee (che, poi, non hanno niente a che fa re con la pianta del foro di Augusto) provengano. Sta di fatto che tra la pianta di Via Anicia e la nuova pianta del Foro Transitorio, oltre alla comune tecnica di incisione (caratteristica di tutte le piante di tra dizione augustea) cio, l'incisione di muri a doppia linea e altri accorgi menti minori, non v' relazione alcuna. Di tutti i frammenti delle diverse mappe finora note, solo la pianta di Amelia ha parentela stretta con la cosiddetta pianta di Via Anicia11. Che cosa , dunque, il nuovo documento marmoreo? Credo che si tratti, non di una mappa vera e propria, ma di uno schizzo planimetrico piuttosto accurato di un monumento singolo, isola to da quanto gli sta intorno. Non solo: sembra che nell'intenzione del d isegnatore neanche tutto l'edificio (cio, tutto il Foro di Augusto) fosse destinato ad apparire, ma piuttosto solo un settore. Se, infatti, il progetto di disegno avesse compreso altre parti, e anche ammettendo che effett ivamente si trattasse di uno scarto di lavorazione, sicuro che avrem mo trovato, oltre il disegno inciso, anche le sottili linee-guida di prepa razione che gli antichi tracciavano sempre come disegno preparatorio. Ora, nell'articolo in questione non si fa nessun riferimento ad un dato cos importante, perci bisogna desumere che non esiste. 9 E. Rodriguez-Almeida, Euristica materiale e FVM, alcuni falsi problemi, in RPontAcc, LXVIII, 1996-1997 [1999], p. 3 s. 10 Una prima analisi di questo eccezionale frammento vedr la luce nel mio vo lume Formae Urbis marmoreae, di prossima pubblicazione. "Ibid. Il dato che le accomuna inequivocabilmente un particolare segno convenzionale indicante scala, caratteristico solo di questi due frammenti, molto probabilmente appartenuti in origine alla stessa mappa.

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Quali erano le intenzioni del disegnatore? Questa un'altra domand a, e rispondervi non facile. Possiamo solo fare alcune considerazioni intorno alla natura tecnica del disegno, per arrivare ad una risposta per via indiretta. Guardando la fig. 7, si pu affermare, per esempio, che il disegno del precinto esterno nord del Foro di Augusto di una precisio ne quasi assoluta nei suoi angoli (angoli piuttosto peculiari e nella resa dei quali si sarebbe facilmente potuto sbagliare), nell'ampiezza dei settor i, ecc. Ma la maggior attenzione e precisione sono state dedicate allo stretto spazio subdiale sud-est, che si incunea tra il tempio di Marte Ul tore ed il porticato. Il fulcro risulta essere proprio l'arco di Germanico e le sue immediate vicinanze: lo scalone di uscita alla Subura, i primi due intercolunni e il relativo pilastro del porticato, una base (di statua?) cir colare dietro quest'ultimo.

Fig. 8 - Schizzo planimetrico su marmo riguardante l'angolo nordorientale del foro di Augusto. Integrazione.

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Slmilmente, lo spiccato nord-est della grande esedra del porticato stato disegnato con cura estrema in ogni suo dettaglio: aggetti, rientran ze e sporgenze. Possiamo con grande facilit ricostruire lo sviluppo tota le dell'esedra, ma con una verifica alquanto sorprendente: il cerchio ideale di tale esedra, se continuato, risulterebbe perfettamente tangente all'asse del corridoio subdiale, mentre nella realt archeologica tale cer chio andrebbe a includere la colonna angolare di facciata del tempio di Marte Ultore (comparare le fig. 8 e 9), un dato che si verifica anche sul lato opposto. Dunque, il disegnatore ha (volutamente?) allargato l'am piezza del porticato e del corridoio'2 a discapito dell'ampiezza (ideale,

Fig. 9 - Schizzo planimetrico su marmo riguardante l'angolo nordorientale del foro di Augusto. Integrazione.

12 Non essendo stato finora messo a disposizione degli studiosi il frammento, possiamo solo fare ipotesi riguardo alle reali dimensioni e, di conseguenza, riguardo alla sua scala (non so su quali basi S. Rizzo affermi che la... scala la medesima di quella severiana (cio compresa tra 1:260 e 1:270), essendo sicuro che, secondo le accurate osservazioni e misurazioni di G. Gatti, la scala della forma severiana del l'ordine di 1:240. Quanto alle misurazioni interne al pezzo stesso, tutto fa pensare che il disegnatore del marmo ha ipotetizato una larghezza del porticato di ca. 18 m (ca. 54 piedi) contro i 15 m (45 piedi) della realt. Per il corridoio, alla larghezza

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poich non stato disegnato) del podio del tempio. Si tratta, credo, di un'ulteriore dimostrazione del fatto che il disegnatore non aveva inten zione di tracciare neanche la pianta dell'intero foro, ma solo di un setto re molto limitato di esso. Sorge, dunque, il sospetto che questo piccolo rilievo planimetrico sia un disegno dalle finalit molto limitate, e che si tratti di uno schizzo per lavori di ristrutturazione di questo angolo del Foro di Augusto. E poich la tecnica di incisione senz'altro augusteo-tiberiana, possibile che es so non sia altro che il disegno preparatorio per la realizzazione dell'arco di Germanico (e, per omologia, del suo gemello sul lato contrario). Sa rebbe, in tal caso, un documento tecnico unico e di grande importanza per la storia del rilievo planimetrico e architettonico antico. Emilio Rodrguez-Almeida

reale di 8,5 m (ca. 26 piedi.) si sostituito forse una larghezza calcolata di 11 m (ca. 34 piedi), ma questa stima puramente teorica.

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