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1993-2003: dieci anni dopo

CIVILT

MUSICALE

sattamente dieci anni fa erano gli ultimi giorni di aprile del 1993 ero ricoverato in ospedale per un infortunio a una gamba. Nonostante le mie condizioni fossero tuttaltro che serie (dovevo subire un intervento di una certa importanza ma assolutamente di routine), Ruggero Chiesa non manc di venire a trovarmi. La cosa mi colp non poco, per certi versi quasi mi commosse, perch mi rendevo perfettamente conto che invece il suo stato di salute quello s, estremamente grave ormai cominciava a rendergli impegnativa anche la lieve fatica di una visita a un amico. Malgrado ci, Ruggero era di buon umore e trov pure modo di fare qualche battuta sulla cena che gli infermieri stavano cominciando a preparare. Allora, cosa mi dici del vitto degli ospedali? , mi chiese con ironia, lui che purtroppo di ospedali ne aveva frequentati parecchi, Di sicuro non il nostro solito ristorante, risposi subito, e ridemmo di gusto. Fu lultima volta che lo vidi: dopo poco pi di un mese la malattia se lo port via. I ricordi legati alla sua immagine e alla sua attivit sono per me assai chiari, freschi e vivi: paradossalmente, in questo momento, a ormai dieci anni dalla sua scomparsa, sono ancora pi consapevole della grande importanza e della profonda influenza che Ruggero Chiesa ebbe sulla mia vita, e non solo quella professionale. Quando cominciai a frequentarlo erano gli inizi degli anni Ottanta ero un giovane chitarrista che aveva avuto una formazione didattica abbastanza disordinata e avventurosa, con una buona preparazione strumentale ma con poca o nessuna cultura musicale, soprattutto senza alcuna frequentazione e conoscenza dellambiente chitarristico e
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delle numerose novit che proprio in quegli anni lo stavano animando: ero insomma il classico chitarrista isolato e ignorante. Frequentavo inoltre alluniversit la Facolt di Lettere, i cui studi trascinavo con scarso entusiasmo e, soprattutto, senza particolari obiettivi. Insomma, un quadro generale non esattamente brillante e positivo. Il rapporto didattico con Ruggero fu subito fin dallinizio una autentica sferzata di energia, quasi una sorta di scossa elettrica che svegli in me istinti artistici e interessi culturali che pensavo di non avere mai posseduto. Soprattutto, Ruggero fu particolarmente abile ed estremamente sensibile nel far s che la brutale e immediata consapevolezza delle mie numerose lacune, anzich generare in me un pericoloso e deleterio senso di frustrazione, si trasformasse in unimpellente stimolo di crescita e miglioramento: insomma, quella che si dice la vera missione di un autentico maestro. Non ho alcuna difficolt ad ammettere che quelluomo fu determinante per la mia vita, giacch da allora divenni perfettamente consapevole che tutto il mio lavoro non avrebbe avuto altro fine che la chitarra. Le lezioni in conservatorio vero e proprio insegnamento di civilt musicale divennero il trampolino di lancio per entrare con determinazione nel mondo della musica, e alla pratica strumentale affiancai un rinnovato entusiasmo per gli studi universitari che si indirizzarono senza incertezze verso lapprofondimento delle discipline musicologiche. I risultati furono il diploma in conservatorio e la laurea in Storia della Musica su Mauro Giuliani: la strada ormai era tracciata e io non dovevo fare altro che seguirla. Ma non ritengo esaustiva la mia testimonian-

za senza il tentativo di delineare la grande importanza dellopera di Ruggero Chiesa nel mondo della chitarra. Prover a essere il pi chiaro possibile, anche se tuttaltro che semplice descrivere e comprendere con sufficiente precisione lintero arco di attivit nella vita di uno studioso di tale levatura, in quanto si rischia di cadere in semplicistiche schematizzazioni o, al contrario, di disperdersi in mille particolari. Lo scopo dei suoi studi infaticabili sempre consistito nel mettere a disposizione degli esecutori un repertorio che giaceva dimenticato nella polvere delle biblioteche: musicologia destinata quindi alla sala da concerto, che rifuggiva comunque laridit della ricerca fine a se stessa. Gli intenti divulgativi non devono comunque assolutamente sottintendere un livello culturale approssimativo, dal momento che Ruggero Chiesa era uno dei pochi studiosi appartenente al mondo chitarristico unanimemente conosciuto e stimato da tutto lambiente musicologico. Nei quasi trentanni dedicati alla pi intensa ricerca si possono identificare due principali filoni: la pubblicazione di composizioni appartenenti al repertorio liutistico-chitarristico e gli scritti veri e propri. La riscoperta e pubblicazione di brani musicali del passato laspetto che forse riesce meglio a far comprendere la straordinaria importanza delloperato di Ruggero Chiesa. La vastit del catalogo, che spazia dal Rinascimento ai giorni nostri, impressionante, specialmente se si pensa alla mole di lavoro che vi dietro ogni singola opera. Le pubblicazioni sono infatti tutte improntate al massimo rigore filologico, nonch allestremo rispetto di tutte le norme musicologiche e, nel caso delle edizioni critiche, con ampi apparati critici, commentari e collazioni fra le varie fonti. Ma per una migliore comprensione di questo enorme lavoro opportuno analizzare separatamente il repertorio liutistico da quello chitarristico. Nel lontano 1965 Ruggero Chiesa si present allallora direttore della Suvini Zerboni, Riccardo Malipiero, con i due volumi di El Maestro di Luis Milan: era solo linizio di una serie di importantissime pubblicazioni di musica antica. Pare opportuno ricordare che quarantanni fa le ricerche e gli studi sulla musica antica erano riservati a una ristretta cerchia di specialisti, e i pochi che si cimentavano nellesecuzione delle
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pagine del passato erano mossi pi dalla suggestione e da una visione idealizzata di quel repertorio piuttosto che da autentiche competenze stilistiche e filologiche. Nel campo della musica liutistica vi erano state figure pionieristiche quali Arnold Dolmetsch e, soprattutto, la sua allieva Diana Poulton, che avevano svolto un ruolo determinante nella conoscenza e diffusione della letteratura barocca. Inoltre non vi era ancora la profonda differenziazione fra repertorio chitarristico e liutistico cos come non cera fra quello pianistico e cembalistico e il lavoro di Ruggero era finalizzato a rendere di pubblico dominio le opere di autori dal nome quasi leggendario ma in realt assai poco conosciuti (basti pensare ai pastiches di Manuel Ponce che per decenni sono stati attribuiti a Weiss grazie al malizioso e autorevole sigillo di Andres Segovia e allingenuit o incompetenza? di chitarristi, critica e pubblico). La letteratura chitarristica laltro campo in cui Ruggero Chiesa ha operato; qui il suo intervento stato addirittura pi massiccio, decisivo e sistematico, segnando indelebilmente il repertorio solistico, cameristico e didattico. A beneficiare di questo impegno fu lOttocento, che finalmente, dopo pi di un secolo di quasi totale oblo, vide riconosciuti e collocati nella giusta prospettiva storica i suoi maestri pi insigni. Giuliani, Sor, Paganini, Carulli, Aguado, Carcassi, Gragnani, Legnani: se oggi i loro nomi compaiono normalmente nei programmi dei concerti, gran parte del merito spetta a Ruggero Chiesa che per la prima volta pubblic sistematicamente le loro opere migliori, curate con un criterio di seriet e fedelt che rappresentava una novit assoluta in un periodo in cui il rispetto del testo oggi dato per scontato era invece considerato da molti chitarristi quasi un inutile orpello, se non addirittura un ostacolo alla personale creativit. Anche in questo caso gli esordi avvennero nel 1965 con gli Studi di Aguado e Sor, subito seguiti da quelli di Giuliani (1967) e Carulli (1968). Gi queste antologie fanno comprendere lacume critico e leccezionale intuito dello studioso, in grado di scegliere fra la sterminata produzione di questi autori i brani pi riusciti e significativi. Rimanendo in ambito didattico non si possono poi dimenticare la pubblicazione integrale in edizione critica degli studi di Sor e Giuliani (rispettivamente del 1984 e

1985), autentici capolavori che si innestano nella prestigiosa tradizione pedagogica dello strumentalismo dellOttocento. Il contributo alla didattica chitarristica fu dato anche in prima persona, con il trattato in tre volumi sulla tecnica e il diffusissimo metodo Guitar Gradus (1981). Oltre alla didattica vi fu poi la riscoperta e lampliamento della letteratura solistica vera e propria. Lautore per il quale furono profuse le maggiori energie fu Mauro Giuliani, con quasi cinquanta opere date alle stampe. Ruggero Chiesa si era perfettamente reso conto di trovarsi di fronte al pi grande chitarrista dellOttocento e che quindi il mortificante silenzio che avvolgeva le sue composizioni doveva assolutamente essere rotto. Ovviamente non poteva mancare dai suoi interessi laltro grande caposcuola dellOttocento, cio Fernando Sor. Ed ecco quindi le Sonate, le Fantasie, il Grand Solo op. 14, i temi con variazioni (e quanti chitarristi scoprirono che lop. 9 aveva anche una splendida introduzione!). Di Niccol Paganini pubblic addirittura lopera omnia per chitarra sola, e dun colpo spazz via i giudizi sommari che avevano spesso bollato la produzione per chitarra del grande violinista genovese. Ferdinando Carulli fu addirittura ripescato dalle ortiche ove era stato gettato dalla stessa critica superficiale e incompetente. Infine vi sono le Opere complete per liuto di J. S. Bach trascritte per chitarra, che Ruggero Chiesa pubblic nel 1990 dopo anni di studi, approfondimenti e rielaborazioni. Passi da gigante furono compiuti anche nella scoperta e divulgazione della musica cameristica. Di straordinaria importanza fu innanzitutto la pubblicazione nel 1973 dei Sei Quintetti per quartetto darchi e chitarra di Luigi Boccherini, che la critica musicologica accolse come una scoperta entusiasmante e, non senza ragione, paragon alla produzione cameristica di Haydn. Come si potuto quindi facilmente constatare, Chiesa ricostru letteralmente una grande parte del repertorio chitarristico, influenzando e incentivando inoltre le ricerche e le pubblicazioni di numerosi altri
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studiosi. Questo per non avvenne subito, in quanto per anni dovette lavorare controcorrente, tra le critiche e lironia dei colleghi cosiddetti segoviani. Infatti il grande Maestro andaluso non era mai stato troppo tenero nei confronti della letteratura chitarristica dellOttocento (peraltro poco o per nulla conosciuta), condizionando con i suoi giudizi la quasi totalit dei chitarristi. Curiosamente per fu lo stesso Andrs Segovia il primo chitarrista a riconoscere la validit e limportanza del lavoro di Ruggero Chiesa con attestazioni di stima contenute in alcune lettere inviate allo stesso musicologo. Attento comera alla vita musicale contemporanea, Chiesa non poteva poi certo lasciarsi sfuggire loccasione di contattare alcuni fra i pi importanti compositori della sua epoca: Mario Castelnuovo-Tedesco, Bruno Bettinelli, Franco Donatoni, Aldo Clementi e Goffredo Petrassi. Gli scritti veri e propri articoli, saggi, critiche e recensioni rappresentano il secondo grande filone dellattivit musicologica di Ruggero Chiesa. Se si escludono i contributi portati a varie enciclopedie, dizionari e riviste, la quasi totalit della produzione letteraria contenuta proprio nelle pagine di questa rivista, da lui fondata nel 1972 e diretta per ventuno anni. Penna felice e dal piglio giornalistico, ha sempre espresso con grande chiarezza e lucidit il suo pensiero: dalla prosa asciutta ma appassionata emergevano cos precisi inquadramenti storici, nei quali opere e autori trovavano la loro giusta collocazione.

Pur consapevole della grande importanza delle ricerche darchivio e quanto tempo pass in biblioteche e archivi! non fece mai diventare il dato oggettivo il suo fine ultimo: lo scopo della sua ricerca non era infatti scoprire solamente in quale preciso anno unopera era stata composta, lesatto numero di lastra di una edizione o in quale biblioteca era custodito un manoscritto. Questo non gli bastava. I dati oggettivi dovevano diventare gli strumenti per formare la competenza necessaria alla piena comprensione degli autori, creando cos una prospettiva storica e una scala di valori in grado di distinguere gli autentici capolavori dai brani di buon artigianato o di pi modesto mestiere. La musicologia di Ruggero Chiesa era insomma nettamen-

te critico-analitica anzich compilativa. Le fonti erano il punto di partenza, non di arrivo. Con questa metodologia il suo lavoro andava cos ad affiancarsi, nella qualit, a quello dei vari Michael Talbot, Charles Rosen, Philip Gossett e Carl Dahlhaus. Ruggero Chiesa stato insomma uno fra i pi importanti protagonisti di quella rinascita della chitarra che negli ultimi trentanni, con il progressivo e inesorabile affievolirsi dellastro segoviano, ha visto ridisegnare i contorni della sua storia. E proprio nella storia della chitarra, strumento a cui dedic con amore tutta la vita, Ruggero Chiesa entrato a far parte con nobile e pacata autorevolezza. Marco Riboni

o avuto moltissimi insegnanti (ne ho tuttora) ma ben pochi maestri. Per maestro intendo qualcuno che oltre alla nozione trasmette anche un comportamento, uno stile di vita, dei valori etici, un modo di usare la nozione verso uno scopo che non sia il consumo della nozione fine a se stesso. Il mondo di chi insegna, dalla scuola alluniversit, al conservatorio quanto mai variegato e formato spesso da persone che agiscono senza pensare allobiettivo: lo studente, che impara la nozione, ma impara soprattutto com stata trasmessa. Infiniti sono i casi che posso citare. Ad esempio ricordo un professore universitario di statistica, oggi purtroppo ordinario, che riempiva la lavagna di formule copiandole da un libro; non proferiva verbo e alla fine, prima di andarsene nel silenzio pi esterrefatto, si rivolgeva agli studenti dicendo chiaro, vero? Le domande la prossima volta. Mai una domanda, mai una risposta; una lezione disumana, un comportamento disumano. Nel mondo della musica spesso tutto un po fuori dalle righe. Un insegnante di chitarra mi minacciava periodicamente di espellermi dalla classe se non rispettavo la sua diteggiatura di ogni singolo dito della mano destra e sinistra; un insegnante di armonia, controllando i miei elaborati a pianoforte chiuso, muoveva le dita
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sul mobile dello strumento e picchiettando sul duro legno mi diceva: Senti questa nota? sbagliata, stai raddoppiando la quinta. Uno dei miei insegnanti di liuto, oltre a bestemmiare ad ogni nota sbagliata (quante bestemmie!), urlava e smoccolava frasi degne di un film hard: stato per me un modello, ma per quello che non deve essere mai un insegnante. Ruggero Chiesa sinserisce nel novero dei miei maestri perch mi ha trasmesso un valore aggiunto, facendomi capire che non sempre limportanza delle note raggiungeva quella del modello di comportamento. stato un modello di disponibilit personale, anche ben dopo il diploma, aiutandomi in casi di allievi difficili. stato un modello dequilibrio e di rispetto della personalit dellallievo: non apprezzava gli estremismi, in qualunque forma si manifestassero, n gli atteggiamenti esagitati, che erano un pretesto per compiere qualche sopruso. Gli premeva la formazione della personalit rispettando sempre il patrimonio di conoscenze che lallievo aveva accumulato. Non tollerava ad esempio che, dopo anni di studio, magari durante un breve corso estivo, un insegnante potesse azzerare la personalit dellallievo mettendolo in condizione di dover ricominciare da capo; apprezzava lapertura alle idee nuove, ma con rispetto nei confronti di quanto si era gi costruito.

Mi ha dato la possibilit di cominciare a suonare in pubblico, fin da allievo, contattando anche delle istituzioni di prestigio e non c prova migliore di una esibizione di tipo professionale per verificare fino in fondo le proprie capacit. Il rapporto tra maestro e allievo purtroppo

univoco: c qualcuno che trasmette e laltro che riceve. Lunico modo per restituire, e questo fondamentale nei lavori artistici ed espressivi, cercare di riproporre ad altri lIdea che ci ha formato. Giorgio Ferraris

uando iniziai a studiare al Conservatorio, per i chitarristi in erba cera una gran quantit di spartiti dalle copertine sgargianti: sagome di chitarre dai fianchi prorompenti, messicani col sombrero, foto impettite del revisore di turno col suo nome scritto a caratteri cubitali, pi grandi e spessi di quelli usati per lautore e il titolo dellopera. Ero un po a disagio con i bambini che suonavano altri strumenti e appoggiavano sui banchi dellaula di teoria e solfeggio i loro severi volumi Ricordi o peggio ancora Henle Verlag e Breitkopf & Hartel; quelle sembravano proprio cose serie, con tanto di Urtext quale patente di nobilt. Urtext: parola straniera davvero, una specie di Apriti Sesamo capace di schiudere le porte dellarte. Ma noi chitarristi non eravamo Aladino, mentre i miei nobili compagni di banco potevano procurarsi in edizione Urtext anche un hit come Per Elisa. Ma per fortuna cerano le revisioni di Ruggero Chiesa: grafica sobria e antica, e come sigillo quellOrfeo lettore pensoso che accompagna fin dal primo numero anche la sua rivista, il Fronimo. Come dire che la musica deve essere meditata prima ancora che suonata. Forse sembrer superficiale partire proprio dalle copertine, dal lato fisicamente pi esteriore di un libro, per commemorare Ruggero Chiesa e il suo paziente e monumentale lavoro di riscoperta, catalogazione e revisione critica di tanta parte del repertorio chitarristico e liutistico, quel lavoro per cui tutti i chitarristi dovrebbero ricordarlo con riconoscenza. Eppure io credo che in superficie non stiano le cose pi futili, ma semplicemente le pi visibili, e negli anni in cui Chiesa inizi il suo la49

voro, occorreva dare visibilit alla chitarra, non solo come sinonimo di Spagna e di unindividualit artistica tanto prodigiosa quanto irripetibile quella di Andrs Segovia ma anche e soprattutto come strumento dalla storia lunga e intensa, sia pur vissuta a bassa voce, quasi per non disturbare i geni della musica e i loro capolavori. Ruggero Chiesa ha dedicato la sua vita a questo compito e come tangibile testimonianza di ci ci rimangono i tanti e tanti volumi editi dalla Suvini Zerboni, che gi dallesteriorit delle loro copertine, eleganti ed essenziali, esprimono autorevolezza e affidabilit. Ci si sentiva tranquilli con le sue pubblicazioni sul leggio, perch si sapeva, o quantomeno si intuiva, che l dentro ogni cosa aveva lo spazio che le competeva, senza confusioni o prevaricazioni: il testo originale prima di tutto, con le fonti consultate, poi le note del revisore e le sue diteggiature. Sfogliando quelle pagine, si maturava la convinzione che le revisioni musicali cos dovevano essere, e questa loro essenza era tanto chiara da non far percepire mai la fatica e il rovello che senza alcun dubbio sono stati compagni del Maestro nella sua attivit di ricerca. Quando, anni dopo, incontrai Ruggero Chiesa ed ebbi lopportunit di essere sua allieva, fu come se lo avessi conosciuto da sempre, perch la stessa chiarezza e semplicit che esprimeva nei suoi libri era connaturata nella sua persona. Quanto costassero quella chiarezza e quella semplicit, Chiesa non lo faceva mai trasparire, n allopposto il suo atteggiamento si irrigidiva nella sicumera di chi vuole proporsi come lapostolo di verit assolute.

Daltronde Chiesa non era un concertista, e non aveva quindi neppure bisogno di quella dose di protagonismo, necessaria per chi deve salire sul palcoscenico e sedurre chi lascolta. Tutti abbiamo almeno un concertista nel cuore per il quale siamo pronti a scarpinare da Arnstadt a Lubecca, come fece il giovane Bach per riuscire a conoscere il suo mito Buxtehude, ed sacrosanto che sia cos: giusto subire quel plagio che ogni incontro con un grande artista porta con s, a patto che la sua orma non diventi marchio indelebile, ma serva, tramite qualche astruso meccanismo della chimica dei sen-

timenti, a far reagire la parte pi autentica del nostro talento, grande o piccolo che sia. Non era questa lauctoritas di Chiesa e, quando si sceglieva di frequentare le sue lezioni, era di altro che si andava in cerca: proprio di quellOrfeo che se ne sta seduto allombra di un albero, la sua lira appesa al ramo, a ragionare di musica. Facesti come quei che va di notte, che porta il lume dietro e s non giova, ma dopo s fa le persone dotte Grazie Maestro, dovunque Lei sia. Nicoletta Confalone

ccolgo con piacere linvito di ricordare il Maestro, anche se la conoscenza personale stata breve. La prima volta che lo vidi fu nel 1980 quando a fine giugno venne allIstituto Brera di Novara come commissario desame ed ebbi lonore di essere da lui esaminato. Il suo nome mi era diventato comunque familiare sin dai primi contatti con il mondo della chitarra. Ho avuto anche il piacere di essere suo allievo al corso di antiche intavolature a Siena che frequentai appena diplomato. Purtroppo fu anche lultimo. La quasi quotidiana lettura dei suoi scritti e delle sue revisioni non fa altro che far apprezzare di pi lenorme mole del suo lavoro e rendere pi vivo il ricordo di quel corso con il

Maestro cordiale e disponibile. Ricordo con piacere quando mi consigli di regalare ad una collega straniera una copia in inglese dei Promessi sposi, perch lei non sapeva chi fosse il personaggio al quale era intestato il convitto presso cui alloggiava. Piccole memorie che aiutano e servono per portare avanti sempre e comunque, anche se sempre pi difficile, larte della chitarra. Nei miei frequenti ritorni a Siena viene sovente da pensare allinizio di quelle sue bellissime e toccanti Note di copertina dellottobre 1991: una sera piovosa in Piazza del Campo Grazie Maestro. Antonio Federico Mormina

Quando limpaginazione della rivista era gi definita, abbiamo appreso della scomparsa di Goffredo Petrassi (Zagarolo, 14 luglio 1904 - Roma, 2 marzo 2003). Ci riserviamo di ricordare la figura e lopera del Maestro nel prossimo numero. Ricordiamo che la serie degli Incontri fu inaugurata nel primo numero de il Fronimo con lintervista di Ruggero Chiesa a Goffredo Petrassi. Articoli di approfondimento sulle sue opere per chitarra furono pubblicati a firma di Carlo Pessina sui numeri 79, 81, 82.

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