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I Misteri Orfici

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Centro studi filosofici

Contenuti
Introduzione alla Sapienza esoterica occidentale 1. Il sapere iniziatico ed il suo insegnamento 2. Le parole del sacro nella tradizione misterica 3. Sciamanesimo, oracoli e sapienza nellantica Ellade 4. I Misteri Eleusini 5. I Misteri Dionisiaci 6. I Misteri Orfici 7. Socrate e la tradizione iniziatica 8. Platone e l'esoterismo: un'introduzione 9. Plotino e le vie per l'estasi filosofica Filosofia esoterica comparativa

I Misteri Orfici
di Attilio Quattrocchi

"L'orfismo il pi grande fenomeno religioso di carattere mistico che si affacci alla Grecia del sec. VI, in quel secolo cos importante per la storia religiosa del mondo, giacch in esso vediamo sorgere Confucio e Lao-Tse in Cina, il Buddha nell'India, Ezechiele tra gli 1. Il divino uno e molteplice Israeliti, Zarathustra nell'Iran, Pitagora tra gli Elleni". Cos introduceva la trattazione dei nella tradizione filosofica misteri orfici nel suo testo: "Le religioni misteriosofiche del mondo antico" del 1923 (p. 35) lo studioso Nicola Turci, sottolineando come quel periodo, cos importante per la orientale ed occidentale 2. Buddha, Socrate e storia dell'umanit, fu anche per la Grecia ricco di trasformazioni politiche e sociali, Pirrone: dallo scetticismo segnando la fine del cos detto 'medioevo greco'. Tale, 'epoca di mezzo' si colloca infatti tra il venir meno delle antiche monarchie descritte da Omero e l'avvento di forme al misticismo democratiche di governo, come quella 'paradigmatica' di Atene. In un'epoca di convulse e drammatiche trasformazioni, di violenze sanguinarie, di regimi tirannici, l'orfismo sembr voler richiamare gli spiriti pi sensibili al tema della vita morale e 1. Psicologia e Filosofia per spirituale come unico saldo fondamento per una societ pacificata e per dare all'uomo un nuovo Umanesimo: speranze oltremondane. dalla terapia L'orfismo predic il vegetarianismo, esalt la Giustizia (Dike) e la Legge (Nomos), all'autorealizzazione vedendo nella morte del piccolo Dioniso sbranato dai Titani l'immagine di ogni violenza perturbatrice del mondo degli uomini, il simbolo del prevalere del Male sul Bene. Protagonista di questo tentativo di riforma religiosa fu appunto Orfeo, probabilmente un personaggio storico di cui per presto s'impadron la leggenda, come sempre accaduto agli antichi fondatori di religioni. Le fonti lo celebrano come un profeta originario della Tracia (come Dioniso), eccelso cantore e suonatore di cetra, capace con la sua arte d'incantare l'intera natura ed ammansire le belve pi feroci cos come di far sorgere con le sue iniziazioni di far sperimentare all'uomo la sua natura 'divina' e fondare cos per gli iniziati le pi floride speranze di beatitudine oltremondana. Psicologia, filosofia ed esoterismo

IL MITO

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Pieter Paul Rubens: Orfeo e Euridice

Orfeo ( lat. Orpheus), cos si raccontava, era figlio della Musa Calliope e del re di Tracia Eagro (o, secondo altre versioni, dello stesso Apollo). Prese parte alla spedizione degli Argonauti nel corso della quale liber con il suo canto l'equipaggio della nave Argo dalla pericolosa fascinazione delle Sirene. La sua fama, per, fu legata soprattutto alla tragica e sublime vicenda amorosa che lo leg alla bellissima ninfa Euridice, vicenda che anche nei secoli successivi rimarr emblematica della lotta che l'Uomo d'ogni tempo deve affrontare ed in cui sempre e fatalmente soccombe, quella tra la Vita (di cui l'Amore la forza generativa e propulsiva) e la Morte. La leggenda racconta infatti che Euridice mor d'improvviso perch morsa da un serpente e che per questo l'amato/amante cadde nel pi cupo dolore ed in una oscura depressione. Egli si determin allora a tentare l'impresa pi temeraria: quella di valicare le porte dell'Ade, utilizzando la sua arte per ammansire i terribili guardiani dell'Oltretomba e convincere i sovrani degli Inferi a restituirgli l'amata. Plac Caronte, il traghettatore di anime e poi Cerbero, il terribile cane a tre teste. Persino Persefone, rapita pur lei dalla Morte quando era ancor fanciulla, anzi, sottratta alla madre Demetra dallo stesso Re degli Inferi, Ade, si commosse dinanzi a quell'Amore che durava oltre le barriere del Tempo crudele e del Fato. Essa convinse il coniuge a lasciar libera Euridice ma Ade lo concesse solo a patto che, risalendo nel mondo dei vivi, Orfeo non si volgesse indietro per vederla. Purtroppo, preso da invincibile amore, il cantore non rispett la promessa voluta dal dio, si volt indietro per scorgere le care sembianze della ninfa ma per ci stesso questa scomparve definitivamente nel Regno dei morti. In preda al dolore Orfeo si rifiut di partecipare al culto di Dioniso a cui lo invitavano le baccanti e allora queste, infuriate, lo uccisero dilaniandolo, facendogli subire cos la stessa sorte di Bacco ad opera dei Titani. La sua testa venne gettata in un fiume ma essa, poggiata sulla lira continu a galleggiare e per straordinario prodigio a cantare il suo amore; giunta al mare fin per approdare all'isola sacra ad Apollo, Lesbo. Quello che, invece, rest del suo corpo venne sepolto dalle Muse ai piedi dell'Olimpo e la sua lira, posta sulla volta del cielo, form la costellazione dello stesso nome.

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Le Ninfe con la testa di Orfeo

LA TEOLOGIA ORFICA
Si dice che dal mito l'orfismo trasse la sua 'teologia', ma potrebbe anche darsi che, al contrario, dalla sua teologia ed antropologia fosse derivato il mito, che, cio quei racconti fantastici fossero una 'rielaborazione' e 'giustificazione' delle esperienze 'sciamaniche' ancestrali del popolo greco. Ci non sarebbe del tutto assurdo se si pensa alle credenze sulla origine soprannaturale del nostro spirito documentabili anche nella Grecia pi arcaica attraverso i racconti che si riferivano a figure di maghi e taumaturghi e profeti quali Abaris, Aristea, Epimenide ed altri vissuti, stando sempre alla tradizione, ben prima di Orfeo. Al di l di ogni ipotesi storico-ricostruttiva, quel che certo che la visione sapienziale orfica, in base a tutti i documenti che ci sono giunti, si radicava sulla asserita 'certezza' (conseguita attraverso esperienze iniziatiche) che nel corpo dell'uomo 'abita' un'anima immortale, capace sin da 'viva' di conoscere il mondo divino da cui proviene e a cui tende a ritornare dopo la Morte. I racconti 'orfici' che ci sono giunti ripercorrono sostanzialmente la via della cosmogonia esiodea. Infatti l'idea di fondo la stessa: quella che il mondo 'ordinato' che noi conosciamo nato (attraverso una serie di vicende di cui sono protagoniste 'figure' divine) da un caos originario che si andato evolvendo verso il mondo attuale. Per gli orfici tre sono le forze primordiali: la Vita (Zas, da zn = vivere), il Tempo (Chrnos) e la Materia (Chtoni). Sono queste le potenze che ordinano il Mondo, dopo, per, una lotta tra Chronos ed il Serpente del Male, Ophioneus, che il principio del caos (Orig., C. Celsum, 6, 42, [40]). Lotta molto simile a quella raccontata dalla tradizione babilonese tra il dio solare ed ordinatore Marduk e il Serpente/Dragone Timat, origine del Caos e del Male.

L'Uovo orfico

Secondo un'altra versione, riportata da Damascio (De princ., 123 [35]) le forze primordiali furono Chronos, Aither (Aria = Psich = Pneuma = Vita) e Chaos. Chronos, stando a tale racconto, fabbric all'interno dell'Aere un Uovo (simbolo della forza generativa che si concretizza sul piano materiale) da cui usc Phanes, il Brillante, la Luce.
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Questi si accoppia con la Notte e produce il Cielo e la Terra. Questi, unendosi a loro volta, generano Crono da cui nasce Zeus, padre di Persefone, la quale madre di Dioniso, il quale per la sua nascita Uomo/Dio, Figlio di Dio (questo per molti studiosi anche il significato etimologico del suo nome).

Phanes, avvolto dal serpente all'interno del cerchio dello Zodiaco in forma di uovo (Museo Estense, Modena)

Gli orfici lo chiamano per lo pi Zagreus. Egli ha ricevuto dal padre Dio il dominio del Mondo ma i Titani, aizzati dalla gelosa Hera, lo uccidono mentre ancora bambino si divertiva con dei giocattoli, tra i quali una pigna, una trottola, uno specchio. Il piccolo Figlio di Dio cerca di sfuggire alla morte cambiando forma ma quando assume quella di toro i Titani lo afferrano e lo fanno a brandelli, divorandolo poi crudo. Tuttavia Athena riesce a salvare il cuore di Zagreus, lo riporta al Padre che lo incorpora mangiandolo e poi insemina Semele da cui nasce il nuovo Dioniso. I Titani vengono folgorati da Giove ma dalle loro ceneri nascono gli uomini che hanno in s il principio titanico del Male (il corpo) ma anche quello dionisiaco del Bene (l'anima). Il corpo per questo 'racchiude', 'vincola', 'limita' un principio spirituale che di origine divina; cos la 'tomba', il 'carcere', dell'anima. L'uomo che vuole conoscere la sua vera natura deve separare la sua coscienza dal corpo e dai suoi bisogni, e per ci stesso allontanarsi da ogni passione giacch l'essenza di essa quella di un forza sottile, invisibile ma violenta, capace di sottomettere la coscienza alla sola dimensione materiale, tutta espressa nei bisogni corporei. Lo spirito non deve essere 'violentato' dal corpo. Per questo la parola 'passione' indica il subire violenza ed il soffrire; la libert interiore, insomma, si ottiene solo con la vittoria del principio spirituale su ogni malvagit 'titanica'. Di conseguenza vita morale e vita spirituale coincidono. L'Uomo ha 'dimenticato' la sua vera natura nel momento in cui la sua anima precipitata in un corpo, cio nella densit e oscurit della Materia: per questo l'unico rimedio possibile nel Ricordo, nella Memoria. Si pu capire cos il senso profondo del gioco di parole tipico dell'orfismo per il quale il corpo soma () anche sma (), cio 'tomba'. Da tale tomba l'anima pu e deve svincolarsi e 'risorgere'. L'uomo paga per, secondo il mito 'sapienziale', una colpa originaria, primordiale, non sua ma dei Titani. Per 'purificarsi', cancellare quel peccato originale, l'uomo deve dunque affrancarsi dal corpo, dai suoi limiti, dalle sue passioni, dalla sua cieca e abbrutente concupiscenza. L'uomo deve vivere una vita 'pura', cio moralmente ispirata al Bene, iniziaticamente volta a riconoscere il seme divino che in lui. Ma tale 'purificazione' che anche una 'liberazione' dal carcere corporeo non pu avvenire, di norma, in una sola esistenza.
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L'anima che precipita nel buio della materia per ascendere di nuovo ha bisogno di numerose esistenze. La metempsicosi inevitabile ma deve essere intesa come un cammino che pu volgere ad una meta positiva poich la liberazione, quando viene conseguita compiutamente, soleva l'anima alla Gioia Suprema propria dell'uomo che conquista la condizione degli di: quella della Immortalit e della Felicit. In Terra solo l'iniziato pu 'indiarsi' ed avere, nell'estasi, cio quando l'anima riesce ad uscire dal corpo, baluginii di quella Luce. Tuttavia, solo uscendo radicalmente dal ciclo delle nascite (ho kyklos ts ghenseos) che procede secondo la ruota del Destino (ho ts Moiras trochs) egli pu riconoscersi 'Figlio di Dio'.

LA DOTTRINA NELLE TESTIMONIANZE


Gi gli antichi greci rilevarono una sostanziale coincidenza dottrinaria tra i loro misteri e quelli pi augusti e d'origine pi remota, quelli egiziani. Diodoro Siculo, ad esdempio, ispirandosi probabilmente ad un pi antico autore, Ecateo di Abdera (IV sec. A. C.), afferm che Orfeo fu influenzato dai misteri di Osiride conosciuti attraverso un viaggio nel paese del Nilo: "Orfeo invero port indietro dagli Egizi la maggior parte delle iniziazioni mistiche, i riti segreti intorno alle sue proprie peregrinazioni e l'invenzione dei miti riguardanti l'Ade. Infatti il rito di iniziazione di Osiride lo stesso di quello di Dioniso, mentre quello di Iside risulta quasi identico a quello di Demetra, e soltanto i nomi sono scambiati. Egli introdusse poi le punizioni degli empi nell'Ade, le praterie per gli uomini pii e la produzione di immagini suscitate in presenza della moltitudine, imitando ci che accadeva intorno ai luoghi di sepoltura in Egitto". (Diodoro Siculo, I, 96, 4-5) In effetti gli antichi colsero oggettivi punti di contatto tra le due sacre tradizioni: sia per Dioniso che per Osiride il mito raccontava di una loro fine tragica a causa della lotta di entrambi contro il Principio del Male e del conseguente smembramento dell'Uomo/Dio; li accomunava inoltre il culto fallico, la raffigurazione taurina ed il conclusivo dominio sul Regno dei morti dopo la resurrezione. La psiche per gli orfici 'sepolta' nel corpo, ovvero una parte di essa, giacch nell'uomo abitano due nature, quella dionisiaca e quella titanica ma per l'uomo che si purifica ci sono gi in vita 'segni' della sua natura divina; ne veniva considerata come prova, ad esempio, il fatto che nei sogni talvolta ci si palesa il futuro. Per questo Pindaro dice: "Il corpo di tutti obbedisce alla morte possente, e poi rimane ancora vivente un'immagine della vita, poich solo questa viene dagli di: essa dorme mentre le membra agiscono, ma in molti sogni mostra ai dormienti ci che ci destinato di piacere e sofferenza". (Pindaro, fr. 131 b; Colli, I, p. 127) Olimpiodoro ricorda nel suo Commento al Fedone di Platone (61 c) la vicenda di Dioniso e ricorda che per il suo profeta Orfeo noi siamo 'parte' ( mros) del Dio, del Figlio di Dio: "Presso Orfeo si tramandano quattro regni: il primo il regno di Urano, cui succedette Crono dopo Crono regn Zeus in seguito, a Zeus succedette Dioniso: dicono che per macchinazione di Hera i Titani che lo circondarono lo sbranassero e si cibassero delle sue carni. E Zeus, adirato, li fulmin e dal denso fumo dei vapori che si sollevarono da essi formandosi la materia, nacquero gli uomini infatti noi siamo parte di quel dio". (Olimpiodoro, Commento al Fedone di Platone 61 c) Se l'Uomo ha il 'divino in s', ha una natura 'divina', egli pu realizzarla compiutamente solo nell'al di l, nel mondo spirituale, dopo essersi separato definitivamente dal corpo; la sua vera vita oltre questo mondo materiale ma la morte non va temuta dall'iniziato che attraverso la sacra telet riuscito, gi da vivo, ad avere, attraverso l'estasi, esperienza di quel mondo in cui non abita sofferenza e morte. Per questo Euripide si pone la celebre domanda:
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"Chi sa se il vivere non sia morire e il morire invece il vivere?" (Euripide, Polydos, fr. 638; cfr. Platone, Gorgia, 492 e) In un celebre passo Platone illustra con efficace sintesi l'essenza del credo orfico, tutto basato sull'equazione: corpo = tomba = segno (cio manifestazione 'esterna', 'visibile') = carcere dell'anima. Cos dice il grande filosofo ateniese: "Difatti alcuni dicono che il corpo tomba (sema) dell'anima, quasi che essa vi sia presentemente sepolta: e poich d'altro canto con esso l'anima esprime (semainei) tutto ci che esprime, anche per questo stato chiamato giustamente 'segno' (sema). Tuttavia mi sembra che siano stati soprattutto i seguaci di Orfeo ad aver stabilito questo nome, quasi che l'anima espii le colpe che appunto deve espiare, e abbia intorno a s, per essere custodita, questo recinto, immagine di una prigione (desmotrion). Taluni dicono che questo carcere dell'anima , sinch non abbia pagato i suoi debiti, appunto il corpo (soma), e non c' niente da cambiare, neanche una sola lettera". (Platone, Cratilo, 400 c) Nella celebre Settima Epistola Platone condivide la dottrina orfica dell'immortalit e del giudizio ultraterreno dell'anima: "E veramente bisogna sempre credere ai discorsi antichi e sacri (tois palaiois kai ierois logois), i quali appunto ci rivelano che l'anima immortale, soggetta a dei giudici e sconta pene grandissime, quando si allontana dal corpo". (Platone, Settima Lettera 335 a) Aristotele conferma che secondo l'orfismo la 'incarnazione' dell'anima destinata a durare attraverso il ciclo delle nascite fintantoch essa si purifichi: "Considerando questi errori e queste tribolazioni della vita umana, sembra talvolta che abbiano visto qualcosa quegli antichi, sia profeti, sia interpreti dei disegni divini secondo la tradizione sacra e quella iniziatica, i quali hanno detto che noi siamo nati per scontare pene per colpe di vite anteriori, per questo sembra che sia vero ci che troviamo scritto presso Aristotele, ossia che noi subiamo un supplizio simile a quello patito da coloro che anticamente, quando cadevano nelle mani dei predoni etruschi, venivano uccisi con una ricercata crudelt: i corpi vivi di costoro venivano legati pi strettamente possibile a corpi di persone morte ponendoli gli uni di faccia agli altri. Allo stesso modo (Aristotele ritiene che) le nostre anime sono unite ai nostri corpi come quei vivi con i morti" (Aristotele, Protrettico, fr. 10 b; il testo in Colli, I, p.167; la nostra trad. leggermente difforme) Uno dei precetti pi celebri che caratterizzavano lo 'stile di vita orfico' era quello che imponeva l'astensione dal nutrirsi di carni e ci farebbe pensare che la 'riforma' religiosa di Orfeo implicasse un atteggiamento critico nei confronti dei selvaggi riti delle menadi. Platone stesso nelle Leggi ricorda quell'antica prescrizione: " e il contrario sentiamo dire in altre occasioni, quando non si osava neppure gustare la carne di bue, n si sacrificavano animali agli di, bens si offrivano focacce e frutti immersi nel miele e altri simili sacrifici puri, e quando ci si asteneva dalle carni, ritenendo contrario alla religione il mangiarne e macchiare di sangue gli altari degli di: piuttosto gli uomini viventi allora avevano certi modi di vita che si chiamano orfici, rivolgendosi a tutto ci che non ha vita e astenendosi al contrario da tutti gli esseri animati". (Platone, Leggi, 782 c-d)

La laminetta orfica di Hipponion

Ma i documenti pi preziosi a noi giunti attestanti la spiritualit orfica sono forse quelli costituiti da iscrizioni incise su laminette auree funerarie rinvenute presso le tombe di
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alcuni seguaci di Orfeo. In esse ha un ruolo essenziale la dea della Memoria, Mnemosine: essa che deve far ricordare all'iniziato defunto la sua 'natura divina', affrancandolo cos dal ciclo umano della nascita/morte ed orientandolo verso il puro Cielo dei Beati. Le laminette offrono indicazioni al defunto perch esso s'orienti bene nel percorso postmortem; egli dovr dichiarare ai giudici dell'al di l la sua 'natura divina' ("sono figlio della Terra e del Cielo"), bere nella Palude del Ricordo ritrovandosi cos assieme agli altri misti e ai beati: "Di Mnemosine questo sepolcro. Quando ti toccher di morire andrai alle case ben costruite di Ade: c' alla destra una fonte, e accanto a essa un bianco cipresso dritto; l scendendo si raffreddano le anime dei morti. A questa fonte non andare neppure troppo vicino; poi di fronte troverai fredda acqua che scorre dalla palude di Mnemosine, e sopra stanno i custodi che ti chiederanno con il loro spirito severo cosa vai cercando nelle tenebre di Ade rovinoso. Di' loro: Sono figlio della Terra e del Cielo ricco di stelle, sono arso dalla sete e muoio; ma datemi subito la fredda acqua che scorre dalla palude di Mnemosine. E si prenderanno pena di te per volere dei giudici di sotterra; e sicuramente ti lasceranno bere le acque di Mnemosine; e infine percorrerai una lunga strada, quella stessa sacra che altri misti e iniziati a Bacco percorrono ricchi di gloria". (Laminetta trovata ad Ipponio; Colli, I, pp. 173-175)

La laminetta aurea di Turi

In un'altra laminetta rinvenuta a Turi (l'attuale Terranova di Sibari) la defunta seguace di Orfeo si vanta d'appartenere alla stirpe felice degli di e descrive la sua morte con parole ricche di pathos. Cos si presenta a Proserpina e ai giudici d'oltretomba: "Vengo pura dai puri, o regina degli inferi, Eucle ed Eubeo e voi altri di immortali, poich io mi vanto di appartenere alla vostra stirpe felice; ma la Moira mi soverchi, e altri di immortali . e la folgore scagliata dalle stelle. Volai via dal cerchio che d affanno e pesante dolore, e salii a raggiungere l'anelata corona con i piedi veloci, poi m'immersi nel grembo della Signora, regina di sotto terra, e discesi dall'anelata corona con i piedi veloci. (Essi mi dissero): 'Felice e beatissimo, sarai un dio anzich un mortale'. Agnello caddi nel latte". (Laminetta trovata a Turi, 1) Bella questa immagine: 'Agnello caddi nel latte' con cui s'esprime con forza icastica la condizione mistica della beatitudine, del pieno appagamento di ogni umano desiderio di felicit. Di straordinaria importanza, possiamo ben dire, 'teoretica' un brano di un'opera pseudoaristotelica in cui compare in modo pi esplicito, cio meno velato dal mito e dal simbolismo, la dottrina orfica su Dio. Questi infatti viene considerato come semplice figurazione 'religiosa' del Principio Primo della Realt, contemporaneamente Forza originaria, Potenza produttiva, Ordine e Fine dell' intero Universo: "Zeus nacque per primo, Zeus dalla fulgente folgore l'ultimo;
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Zeus la testa, Zeus il mezzo: da Zeus tutto compiuto; Zeus il fondo della terra e del cielo stellante; Zeus nacque maschio, Zeus immortale fu fanciulla; Zeus il soffio vitale di tutte le cose, Zeus lo slancio del fuoco infaticabile; Zeus la radice del mare; Zeus il sole e la luna; Zeus il re, Zeus dalla fulgente folgore il dominatore di tutte le cose " (Pseudo-Aristotele, Sul mondo 401 a 27 b 7; Colli, op. cit., p. 195) A ben vedere tale brano (se si riferisce all'originaria dottrina orfica) colma del tutto, per cos dire, la distinzione, se non addirittura la contrapposizione, che abitualmente si pone tra la Sapienza mitologico-religiosa e la speculazione filosofica originaria, quella della scuola ionica. Infatti Dio definito l'origine (la 'testa'), il fondamento (il 'mezzo'), il fine (da Lui 'tutto compiuto') di tutta la realt, dunque s'identifica di fatto con l'Arch degli ionici. Per costoro, infatti, il Pricipio Primo non solo il fondamento 'materiale' del Mondo ma anche l'Origine della Vita e della Coscienza presenti nell'intera Natura, il 'divino' stesso, l'Uno-Tutto.

DA ORFEO ALLA GNOSI


Come si visto, per con estrema sintesi, tutta la 'teologia', cos come tutta 'l'antropologia' orfiche sono basate su una concezione che, pur ammettendo un'Origine comune di tutte le cose, di fatto coglie nell'Universo e nell'Uomo una dualit di Principi che sono (quantomeno nella ordinaria percezione umana) in conflitto tra di loro: il Bene contro il Male, lo Spirito contro la Materia. Come tali concezioni, l'una 'monistica' e 'razionalmente' non chiaro dai testi giuntici. l'altra 'dualistica' possano conciliarsi

Probabilmente in tale situazione 'contraddittoria' si vedeva semplicemente (per cos dire!) nient'altro che il Mistero stesso della Esistenza che nessun uomo, per quanto si sforzi, pu sciogliere con le sue deboli forze intellettuali. Quel che certo anche per gli orfici che la condizione 'ontologica' dell'uomo palesemente 'dualistica', l'uomo vive e soffre di impulsi e bisogni contrari: un essere vivente ma certo e questa l'unica sua certezza - della propria morte e per questo aspira alla Immortalit; destinato alla Sofferenza ma aspira alla Felicit; cos dal punto di vista 'morale' pu 'abbrutirsi' nella violenza, nella dissoluzione, nella sfrenata passionalit seminando e generando in s ed intorno a s dolore ed infelicit, ma pu anche, al contrario, 'indiarsi', cio vivere nella luce del Bene, 'seminare' gioia, felicit, innalzarsi personalmente alle vette sublimi della Contemplazione. Pu un mondo fatto di realt cos contrapposte avere una sola, unica origine? L'Unit dei due Principi, se c', si colloca oltre le nostre possibilit d'intendimento; ciononostante l'Uomo 'sente' che il Bene da preferire al Male e che quelle due forze antitetiche sono compresenti in lui e che deve nella sua vita fare una scelta tra esse. Insomma, se il nostro pensiero monistico, giacch vuole ricondurre tutto ad Unit, la nostra 'esistenza' dualistica, giacch vive il contrasto tra vita e morte, tra bene e male, tra corpo e spirito. Anzi, la crudelt di questo mondo gi nel 'semplice' fatto che per vivere ogni essere si deve nutrire di altri esseri viventi. Cos, se sul piano teorico ogni Diade stata sempre ricondotta ad una Monade originaria, sul piano pratico, cio morale, l'unit degli opposti stata sempre ricercata ed indicata nella regola aurea del 'giusto mezzo'. Questa concezione di una lotta morale, spirituale, capace di portare l'Uomo oltre la dimensione materiale dell'esistenza non sar solo caratteristica degli orfici, anzi essa sar il fondamento di tutta la filosofia 'metafisica' greca e pienamente presente nella tradizione speculativa, per fare solo due esempi, dal Fedone di Platone sino alle Enneadi di Plotino. La stessa 'Gnosi' dell'et ellenistico-romana rimarr su tali posizioni dottrinarie; anzi si pu dire che ne sar la continuazione. Di fatto la 'sapienza' esoterica greca non avr soluzioni di continuit sino al violento intervento del cristianesimo contro tutte le dottrine e le istituzioni 'pagane'. Cos efficacemente sintetizza il problema del rapporto tra monismo e dualismo nella tradizione orfica Ugo Bianchi:
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"Questa scienza e sapienza, questa 'gnosi' dell'uomo, questa antroposofia, si fonda sopra un principio dualistico. L'uomo costituito di due elementi, uno divino-spirituale e l'altro 'somatico'. Il corpo la prigione dell'anima, o, secondo un'altra pi drastica dizione, che non si pu senz'altro attribuire agli orfici, ma che appartiene alla medesima mentalit, addirittura la sua 'tomba'. Scopo dell'uomo quello di liberare l'elemento divino (quello che gli gnostici chiameranno 'pneumatico') dall'elemento somatico, di operare cio una purificazione, con pratiche, appunto, 'catartiche'; questa purificazione, che concerne la parte divina dell'uomo, ma che prescinde dall'uomo come totalit personale e singolare, perci irripetibile, di spirito e materia, si realizza attraverso una serie di vicende, di reincarnazioni o metensomatosi S'intende che, se da una parte l'uomo scisso in due, irrimediabilmente, dall'altro canto la parte immortale dell'uomo si integra nel divino: anzi divina; si direbbe: 'consustanziale' alla divinit. In questo senso, e in rispetto alla parte divina dell'uomo, l'orfismo e l'antroposofia orfica implicano un (almeno tendenziale e parziale) monismo: l'uomo appartiene per natura, nella parte nobile, al mondo degli di: alla famiglia degli di " (U. Bianchi, La religione greca, Torino, 1975, pp. 45-46). Ma accanto a questa unit di origine (mitologicamente espressa dal racconto della loro comune origine da Urano e Gaia) le stesse laminette funerarie orfiche sottolineano il fatto che gli esseri umani, in quanto tali, cio in quanto esseri la cui coscienza 'vincolata' al corpo/materia sono soggetti alla Moira, cio al duro destino fissato dalle leggi di natura. Tali concezioni feconderanno la cultura greca ed in particolare la filosofia. Anche per Platone l'anima (o, almeno, una parte di essa, quella pi nobile) precipitata dal mondo 'iperuranio', cio dal piano metafisico, nel nostro mondo ed in esso deve ritornare fintantoch non si purifichi (si pensi al suo 'mito' di Er). Lo stesso Platone far pronunciare a Socrate poco prima della morte a cui era stato ingiustamente condannato un discorso tutto improntato all'antica dottrina degli orfici ed in cui chiaramente il Maestro parla anche della sua 'tecnica' iniziatica, quella che evidentemente utilizzava quando si appartava, come era abituato a fare secondo la stesso testimonianza platonica, diventando del tutto insensibile alle circostanze esterne come un qualsiasi yoghin indiano: " questo viaggio che mi viene comandato si compie con buona speranza e per me e per chiunque altro ritenga di aver preparato la coscienza a questo in modo da averla purificata. E la purificazione, com' detto in una antica dottrina, non sta forse nel separare il pi possibile l'anima dal corpo e nell'abituarla a raccogliersi e a restare sola in s medesima, sciolta dai vincoli del corpo, e a rimanere per il tempo presente e futuro sola in se medesima, sciolta dal corpo come da catene?" (Platone, Fedone, 67 c-d). Su questa medesima linea di pensiero si collocher la gnosi per la quale l'uomo per riscattarsi deve riattraversare in direzione ascendente quelle sette sfere planetarie attraverso le quali precipitato nel basso del nostro mondo materiale. E non sar lo stesso Plotino a concepire l'estasi come un 'ritorno' dell'anima all'Uno, cio al Puro Spirito da cui tutto stato 'emanato', persino la materia? La sapienza 'orfica', in conclusione, s'identifica, nei suoi assunti fondamentali, con la stessa sapienza 'esoterica' greca e questa, a sua volta, la sostanza stessa della 'filosofia epoptica' dell'Ellade.

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