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LESTETICA PERSONALISTICADI LUIGI STEFANINI

1. Due interessi teoretici primari di Luigi Stefanini Bench si possa dire che gli interessi filosofici di Luigi Stefanini si dispieghino ad angolo giro, indubbio che alcuni di essi si presentino come primari per linsistenza con cui li coltiv: e se lio lassioma nel quale siamo insediati e il dogma in cui bisogna insistere per essere perfettamente critici,1 e sul quale si venne innalzando il Personalismo quale concezione essenziale delluomo, due sembrano essere gli ambiti che, in conseguenza di tale presupposto, egli ha sottoposto lungamente alla propria riflessione: quello della pedagogia, in quanto scienza di uneducazione che ha per scopo lo sviluppo e il raggiungimento della persona, e quello dellestetica, quale scienza di quella singolare attivit umana che larte. Il magistero pedagogico presso Istituti magistrali prima, il legame con essi attraverso la stesura di manuali di filosofia e pedagogia (ma non solo) poi, non sono certamente un impegno marginale dellattivit di Stefanini: essi danno piuttosto la misura di un interesse profondo, riflesso di una vita vissuta tutta in chiave paideica, come testimonianza del suo Cattolicesimo personalistico. La incisivit intellettiva e lintensit di coscienza facevano s che in lui lo scarto tra essere e apparire fosse, secondo le umane possibilit, quanto mai ridotto: tale da conferirgli quella rara prerogativa che d agli individui la connotazione di autenticit della persona. Se larte eleva spiritualmente, anche se non tutto ci che eleva spiritualmente sia arte, quantunque ne sia imparentato, Luigi Stefanini, come lo ricordano quelli che lhanno conosciuto, edificava, elevava, suscitava entusiastica ammirazione; e i suoi scritti, e non poteva essere diversamente, mantengono il riflesso di questo fascino, tanto che viene spontaneo affermare che essi hanno molto spesso, accanto alla forza persuasiva della ragione, il pathos ditirambico della Diotma platonica. Luigi Stefanini, il docente, il pensatore, luomo Stefanini, era un esteta, non nel significato usuale del termine: era realmente un amante del bello, con la maiuscola e senza, perch era amante della natura e delluomo, perch era amante della vita e di Dio, datore della vita. Con quella stessa capacit di dare totale testimonianza di s a chi gli stesse di fronte, egli affrontava problemi e autori della storia del pensiero, mettendosi in sintonia profonda con i primi e in rapporto paritetico con i secondi. Dal colloquio lungo e amoroso con due figure di filosofi nacquero le grandi monografie su Platone e Gioberti; dalla sintonia con un problema, un problema sempre rivissuto per un ulteriore approfondimento, nasce la sua concezione estetica, che la morte prematura gli sottrasse la possibilit di un compimento definitivo. Notevole il numero degli scritti di estetica che a partire dal 1921 egli pubblica in un continuo crescendo, e che dal 1947, con la Metafisica dellarte e la Metafisica della forma, non ha soste neppure nellanno della sua scomparsa, cessando soltanto nel 1956. Oltre ai due titoli citati, vanno ricordati Estetica come scienza della parola assoluta, Estetica, Larte come parola assoluta, Trattato di estetica; senza dimenticare il precedente Imaginismo come problema filosofica del 1936, e le due monografie, nelle quali il problema estetico non certo assente. E se oltre novanta, lui vivente, sono le pubblicazioni e le ristampe di testi relativi a questo ambito, continui sono gli accenni, le folgorazioni di pensiero, le occasionali precisazioni, o le semplici ripetizioni nel corpus stefaniniano che hanno attinenza con larte. Tutta la sua attivit, tutta la sua persona avevano per questo un evidente taglio pedagogico.

2. Personalismo: fondamento dellestetica Il Personalismo stefaniniano il massimo sforzo compiuto nellItalia del Novecento di fondare una filosofia equidistante dal soggettivismo, riducibile sempre allo scetticismo e al nichilismo, e dalloggettivismo, sia pure di elevata tradizione scolastica; potremmo dire: equidistante dal principio protagoreo (Luomo misura delle cose) e da quello parmenideo (Lessere e non pu non essere). Questa contrapposizione viene espressa da Stefanini nei termini di particolare e universale: termini antitetici di cui ciascuno, escludendo laltro, lascia fuori di s parte della realt, ma soprattutto lascia fuori di s linterezza dellio, per realizzare uno dei due movimenti cognitivi che sono linduzione e la deduzione. Si deve ricuperare il senso del metodo integrale - afferma nel Trattato di estetica, testo che noi seguiremo da vicino - Si deve ricuperare il senso del metodo integrale che, sulla deduzione matematica e sulla induzione sperimentale, sovrasta con la eduzione filosofica, quale esplicazione graduale e indefinita di un principio che tende ad organizzare ogni particolare nella vita del tutto e a dar vita al tutto nella variata molteplicit delle parti.2 Ci non perch questo principio debba essere inteso - egli precisa - come semplice legalit delle strutture che si svolgono nel suo seno, destinato a svanire con gli elementi di cui forma. Esso non la legge, ma il legislatore; non forma, ma principio formante.3 Nella monografia su Gioberti Stefanini riporta le parole del filosofo torinese su ci che si deve intende per eduzione: Linduzione sale dal particolare al generale. La deduzione scende dal generale al particolare. La eduzione non sale ne scende ma cammina orizzontalmente di generale in generale e di particolare in particolare, mettendo in luce e tirando fuori un concetto che sta apparentemente sotto un altro concetto, perch realmente simmedesima seco.4 Universale e particolare - precisa Stefanini - [appaiono] sottoprodotto del singolare. Nel singolare calano il particolare e luniversale e vi si risolvono.5 E questo possibile perch il singolare dichiara lunicit del soggetto umano, cos che si deve affermare che - sono sue parole - Nessuna categoria prevale sullunicit, che , pi che il soggetto (le sujet), la sede (le sige) in cui siamo insediati e dalla quale giudichiamo tutto il resto.6 Lunicit il proprio del soggetto umano del quale lio - egli dice - lunica categoria, [] lunico apriori da cui si possa muovere senzessere aprioristi.7 E aggiunge perentoriamente: Il singolare non

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Luigi STEFANINI: Trattato di estetica. I . Larte nella sua autonomia e nel suo processo, Morcelliana, 1960; p. 26. Ivi; p. 25. 3 Ivi; p. 25. 4 Luigi STEFANINI: Gioberti, Fratelli Bocca, 1947; p. 334. 5 Trattato di estetica; p. 44. 6 Ivi; p. 44. 7 Ivi; p. 26.

trasceso che dal singolare,8 intendendo riferirsi al Singolare assoluto che Dio. Leduzione si presenta per ci quale movimento di pensiero proprio delluomo, che, in quanto singolare, ha in s i caratteri tanto del particolare quanto delluniversale. Ma ci si potrebbe chiedere: perch lunicit privilegio delluomo, del singolo, di quel singolo, per ricordare lespressione kirkegaardiana, e non lo anche, ad esempio, di un fiore, di quel fiore, di quel singolo? La risposta data dalla natura umana, in quanto nelluomo vi coincidenza (o se vogliamo, relazione essenziale) di unit e totalit nel doppio ordine quantitativo e qualitativo, l dove in quel singolo fiore la coincidenza del solo ordine quantitativo: luomo, per dirla con un antico assioma, ricordato da Stefanini, , in un certo senso, tutte le cose,9 il fiore no. Qui sta la sua universalit. Luomo, - ci dice Stefanini - tanto acquisisce il sapere che va sotto il segno dellunit [e che] tende a trasmettersi impersonalmente,10 (il regno della quantit), quanto gli proprio il mondo della qualit, di cui parte il profumo di una rosa, che nasce da un rapporto totalmente personale con qualcosa di particolare. La matematica - chiarisce - lattivit limite della comunicazione impersonale: communicatio sub specie universitatis, cos come larte communicatio sub specie singularitatis.11 La prima fa parte di un mondo ridotto, appunto nella misura dellunit repetibile,12 la seconda ha invece le stigmate dellirripetibilit: Larte la voce dellunicit, come la scienza la parola dellunit. Questa tende alla comunicazione impersonale, quella non si concede che ad un discreto colloquio in cui le parole proteggano il valore dellunicit che le investe.13 I quanta e i qualia esprimono le due categorie dellio: lunit e lunicit, delle quali lunicit lunit irrepetibile, perch lunicit comprende lunit,14 e non viceversa; essa lunit che unifica in un tutto le parti, e le rende qualcosa che un qualis. Da questo qualis, che la nota distintiva della singolarit dellindividuo, nasce larte come lorgano differenziale dellesistenza perch, - sono sue parole - pi di ogni altra attivit umana, legata a quel singolare irrepetibile che la persona.15 Stefanini, che a Gioberti ha lungamente guardato, considera con lui lopera darte un prodotto del tipo unigenito, perch anchessa una totalit irrepetibile. Luniversale poetico - precisa - il singolare: ci vuol dire che il genere che abbraccia la grande famiglia dellarte sta tutto nella differenza specifica dei suoi componenti.16 E non a caso per larte si parla di gusto, perch un errore, ci dice, credere che il gusto appartenga solo allordine della sensibilit e che quanto la sensibilit ha di unico e incomunicabile sia imposto dalla materia allo spirito, invece di essere il segno di una elezione che scende sullempirico e determina in esso delle zone riservate.17 I due generi di gusto stanno uno nel prolungamento dellaltro, in quanto esso, prima di essere piacere del palato, lamore con cui la singolarit aderisce al proprio atto.18 Bench un quadro, una statua abbiano unoggettiva concretezza trascendente il soggetto, tuttavia come opera darte quelloggetto gustato quasi fosse offerto al piacere del palato, e per ci mio e di nessun altro; e se vero che ognuno pu dire la stessa cosa per proprio conto, le opere che vengono colte dal mio gusto vengono colte secondo il modo del mio gusto: i qualia - dice Stefanini - sono la clausura delleremo,19 cos come i quanta sono il regno delluniversale anonima divulgazione.20 E ancora: Le qualit rendono privato il mondo: costituiscono un tte--tte delle cose col singolo. Il profumo di una rosa, il sapore dun cibo sono doni che non possono essere donati.21 Allunicit del fruitore darte corrisponde lunicit del poeta, cos che tanto il poeta dona nella singolarit della sua poesia, quanto il fruitore coglie con la singolarit della propria sensibilit. Nasce unintimit di rapporti spirituali tutta particolare che si definisce estetica. la tangenza di due esseri spirituali. Larte, egli afferma, convince gli uomini a discendere lungo le radici invisibili fino a quel punto in cui si stringono i contatti pi saldi e pi intimi,22 annunciandosi come un preludio dellamore delle anime.23 Questo gli fa affermare che Il criterio per discriminare il gusto buono da quello cattivo il grado di profondit raggiunto nella penetrazione del soggettivo e del personale.24

3. Larte: parola assoluta Se, come dice Stefanini, La causalit fisica transitiva, cio la causa passa nelleffetto e vi si estenua [] La causalit spirituale, cio la parola, invece riflessiva: ritorno di fiamma dellessere su se stesso, moto circolare dellio che si possiede nel proprio atto e, tuttaltro che estenuarsi in questattivit, vi si potenzia ed esalta.25 Questo uno dei principali punti fermi del suo pensiero, di lontana derivazione platonica, poich lEssere secondo Platone, che di ordine intellegibile, dualit riflessiva di Uno ed Essere, ciascuno dei quali conserva, nella infinita distinzione ulteriore, se stesso nellaltro: lUno continuando a presentarsi come Essere, e lEssere a presentarsi come Uno. Da questa specifica connotazione deriva allio, quale pensiero pensante, secondo la definizione platonica, quanto sostiene Stefanini, e cio che in s La parola compie la sua
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Ivi; p. 45. Ivi; p. 76. 10 Ivi; p. 45. 11 Ivi; p. 45. 12 Ivi; p. 46. 13 Ivi; p. 46. 14 Ivi; p. 45. 15 Ivi; p. 30. 16 Ivi; p. 47. 17 Ivi; p. 48. 18 Ivi; p. 48. 19 Ivi; p. 46. 20 Ivi; p. 46. 21 Ivi; p. 47. 22 Ivi; p. 51. 23 Ivi; p. 51. 24 Ivi; p. 50. 25 Ivi; p. 67.

esibizione di spirito, moltiplicandosi indefinitamente come il pane del miracolo.26 E infatti, La causalit spirituale, cio la parola, [] riflessiva, in quella stupefacente istantaneit nella quale riflettiamo parlando e riflettiamo ascoltando. Il verbo che nasce nella mente, - ci dice Luigi Stefanini con le parole di Fulgenzio - non ha nulla meno di quanto c nella mente da cui nacque [cio, la mente di Dio], perch, quanta la mente del generante, tanto pure il verbo27 generato; e prosegue poco dopo: Questo solo lessere di cui abbiamo esperienza e concetto: lessere centrato in se medesimo per mezzo del suo verbo, col quale si dice si vuole si ama. Ens declarativum et manifestativum sui.28 Il verbo umano dunque simile a quello divino: declarativum sui a se stesso e manifestativum sui agli altri. Questatto in noi tuttavia non n necessario n totale, ovvero necessario e totale nei soli limiti dellemergere della coscienza, non nella presunta assolutezza dellautocoscienza. Bench infatti il nostro verbo non abbia nulla meno di quanto c nella mente da cui nacque, Stefanini, contro lidealismo di Gentile, afferma che lautocoscienza non riesce a farsi, in noi, autoctsi.29 Per ci, la parola delluomo non il Verbo [di Dio]. Per essere tale dovrebbe essere latto dellessere che si possiede senza residuo e si genera nel suo possedersi [] Non vha spettacolo puro dellio e tutto quello che spettacolo nella vita delluomo non lio. Per possedersi luomo come proiettato fuori di s e messo davanti allo spettacolo del mondo.30 Questo passare attraverso il mondo, con tutta la fatica e la sofferenza che pu comportare, costituisce la ricchezza della persona; e difatti, Intuiamo le cose perch non possiamo intuire lio [,] e le cose ci sostengono nello sforzo che facciamo per conquistarci.31 Ecco il punto: Per esprimerci (pensarci e farci) siamo rimandati a quello che noi non siamo,32 perch la coscienza, prendendo le mosse da se stessa, ritorna a s passando per la realt sensibile, cio attraverso lessere che non personale,33 ma a cui Adamo dette un nome: Dire che ogni cosa nasce con un nome che le proprio, come fu insegnato ad Adamo nei primi giorni della creazione, vuol dire che in un universo dove c luomo le cose acquistano la virt di essere contemporaneamente in s e in lui.34 chiaro che non si tratta di nome fonetico, ma del nome mentale quale essenza delle cose.. Poich daltra parte non siamo un sacco di cose, senza che sia nulla il sacco in cui le cose sono contenute,35 come vorrebbe Sartre, che Stefanini cita, esse in noi rinnovano il loro carattere intelligibile di parola come noi stessi rinnoviamo tramite loro il nostro carattere intellegibile di verbum, di logos. Il nostro atto (il nostro pensiero, la nostra parola) - egli afferma - ci assimila a quello che veramente siamo:36 in altri termini, ciascuno di noi un intellegibile (lintero intellegibile: luniversale di cui si parlato) capace di intelligere mediante le cose conosciute (parti dellintero intellegibile: il particolare). Ci si rende sempre meglio conto di come la concezione stefaniniana dellarte affondi le sue radici nella metafisica della persona, e la persona nella metafisica platonica. Il rapporto tra tutto e parti, tra anima e cose, fa s che in ogni oggetto conosciuto ci conosciamo, in ogni oggetto amato ci amiamo, e volendo alcunch ci vogliamo e qualunque cosa facciamo ci facciamo,37 dice Stefanini: noi diventiamo quellintero che virtualmente siamo; diventiamo cio pienamente noi stessi, per un processo conoscitivo e volitivo di quella verit che rende liberi, secondo lespressione evangelica, perch la verit (intelligibile) che in noi, che siamo noi. Nella sua natura personale, - continua il nostro filosofo - lessere parola: manifestazione a se medesimo ed autopossesso dellessere nella propria inseit. Vha bens, nellessere, dellessere che non personale (le cose, che non parlano), ma lessere, che non parla, non esiste e non vale se non in virt dellessere personale, che lo fa essere, manifestandosi in esso, attraverso la parola: omnia per ipsum [per Verbum] facta sunt et sine Ipso factum est nihil quod factum est. La possibilit della parola - di ogni segno con cui luomo comunica con gli altri - decisa dalla prerogativa dellessere spirituale di comunicare anzitutto con se medesimo nellintimit dellatto con cui viene alla luce, pronunciandosi a se stesso.38 Dalla semanticit e dallintenzionalit [del nostro verbo] - ci dice ancora - si dispiega unaltra nota dellatto umano: lulteriorit. Non ci possediamo mai allo stato puro, perch la nostra parola non il Verbo [assoluto].39 Lulteriorit lapertura infinita del nostro io a se stesso attraverso le cose, gli altri, Dio. Lintensit di questa apertura fa s che nellarte si compia quasi il kierkegaardiano salto infinito della fede, attuandolo nellespressione, e creando una parola assoluta: la poesia; non unimagine in cui non si crede, qual il segno della scienza, ma quella in cui si crede,40 perch immagine unica e viva dellanima viva e unica del poeta. Sulla linea giobertiana, Stefanini per ci pu sostenere, come abbiamo gi detto, che larte una mostra di esemplari unici. La parola della poesia ha la qualit dellesemplare unico.41 Larte lo spessore dellattimo, - sono sue parole - perch nellattimo noi caliamo interamente, trovando il punto duna provvisoria coincidenza dellidea col senso.42 La limitatezza, la contingenza delluomo, trova nellattimo la tangenza con lEterno; e universale e particolare si fondono nella singolarit della parola, la parola assoluta; e nellattimo espressivo della parola assoluta

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Ivi; p. 68. Ivi; p. 67. 28 Ivi; p. 68. 29 Ivi; p. 75. 30 Ivi; p. 69. 31 Ivi; p. 70. 32 Ivi; p. 75. 33 Ivi; p. 73. 34 Ivi; p. 76. 35 Ivi; p. 70. 36 Ivi; p. 75. 37 Ivi; p. 77. 38 Ivi; p. 73. 39 Ivi; p. 77. 40 Ivi; p. 89. 41 Ivi; p. 91. 42 Ivi; p. 130.

larte diviene lora cosmologica delluomo.43 Il sensibile viene trasceso come puro contingente per trasformarsi in quelluniversale poetico [che] il singolare: il tipo unigenito, come abbiamo detto; infatti, se la parola consustanziale allessere,44 allora Il nostro atto (il nostro pensiero, la nostra parola) ci assimila a quello che veramente siamo, a quello che irripetibilmente siamo. Larte per ci la singolare espressione di quel singolare che lindividuo; e si comprende come larte concorra ad orientare luomo verso il suo interesse supremo45 perch, secondo la lezione kantiana, essa presenta un interesse senza utile, senza un utile particolare e contingente, il quale resta di ordine inferiore.

4. Arte e Romanticismo Ma c uno spartiacque nella storia dellestetica, anzi nella storia dellumanit in tutti i suoi aspetti, con il quale nata una dicotomia del gusto: La storicit dellarte - ricorda il filosofo trevigiano - cambia tono o, meglio, cambia versante, quando, nel periodo romantico, al gusto esclusivo per un solo gusto succede il gusto dei gusti, cio la capacit di godere di espressioni artistiche che, invece di obbedire ad un cnone irreformabile, obbediscono alla varia natura degli individui e soprattutto al vario spirito delle epoche e dei popoli.46 Nasce, egli dice, il proteismo del gusto [che,] mentre vince lanchilosi del gusto, rischia di dar adito allanarchia del gusto.47 Stefanini sembra oscillare tra laccettazione incondizionata dellarte romantica, quale specchio pi vero della singolarit del poeta, e il rifiuto appunto dellanarchia del gusto che essa genera. Il principio protagoreo appare ora incarnato dal Romanticismo, che sembra definitivamente scalzare il principio parmenideo. un fatto: Il filosofo - egli sottolinea - trova ora maggiore difficolt nellevidenza che nel dubbio:48 il dubbio che serpeggia nel cumulo dei particolari disarticolati, di contro allevidenza delluniversale, che non salva la vita di quelli. Cos, il poeta preferisce al vedere lintravvedere, il presentimento alla percezione. Il crepuscolare, se non addirittura il notturno e il sepolcrale, diventa latmosfera propizia per lanima romantica, tesa alla ricerca di un di pi che nessuna percezione pu rendere, s che debbono essere estinte tutte le luci del giorno affinch quello possa essere posseduto nelle sue arcane profondit.49 Davanti a questo spartiacque, che pone la contrapposizione soggetto-oggetto a vantaggio del primo, leduzione, di cui inizialmente Stefanini ha parlato, non si presenta certamente come una via facile di ricomposizione e conciliazione. Lopposizione Classicismo-Romanticismo include quella tra vedere ed esprimere: il vedere, proprio del genio classico; lesprimere, di quello romantico. Il contrasto sta tra oggetto veduto e soggetto esprimente, anche se loggetto veduto veduto da un soggetto, e se il soggetto esprimente esprime pur sempre un oggetto, seppure tenda alla pagina bianca. Dove allora lopposizione? Appunto nella pagina bianca, come espressione dellinesprimibilit del soggetto esprimente. Ma qui necessario fare una breve precisazione storiografica, e affermare che il secolo dei lumi, soprattutto in area nordica, e cio maggiormente caratterizzabile come preromantica, pu ugualmente essere definito il secolo dello spegnimento dei lumi, se noi poniamo laccento su quel fenomeno culturale che opera a un progressivo abbandono dei trascendentali dellessere. Uno, bello, vero, bene nella met del secolo si trasformano nel loro contrario: mentre fino a quel momento non vi era estetica che non iniziasse il proprio discorso a partire da essi, ora se ne prescinde; e in pieno Romanticismo anglo-germanico non c demiurgo moderno che non li abbia capovolti pi o meno tutti. A Hegel spetta la maggiore teorizzazione della positivit del negativo: e questo potrebbe bastare. E non soltanto lessere delloggetto a subire la magia del soggetto: lo stesso soggetto, e soprattutto lui, a subire lIdealismo magico di quellapprendista stregone che la sua immaginazione; e il trascendentale che maggiormente in lui finisce per essere scardinato luno: i casi di follia (perdita dellunit della psiche) sono frequentissimi ed emblematici: si pensi a Hlderlin e Nietzsche, allinizio e al termine della parabola romantica. Karl Rosenkranz scrive a met dellOttocento Lestetica del brutto, e Fichte aveva gi teorizzato una dialettica strutturata sulla negazione. Prima che si esclamasse: Dio morto!, larte era gi stata dichiarata ugualmente deceduta; e pareva che dovesse rimanere, sempre pi pura, sempre pi trionfante, la sola filosofia come manifestazione del pensiero dialettico. Cos dunque avvenuto con il Romanticismo, con questo discendente dellirrazionalismo del diritto germanico? Preparato da un lungo lavoro parallelo in tutti i campi, il romantico ha fatto del soggetto il generatore di se stesso, e del vedere il suo proprio esprimere, perdendo in tal modo lautentico rapporto con se stesso. Stefanini ricorda a riguardo il monito di Hamann: Cos Giovanni Giorgio Hamann preludeva allimminente romanticismo: La conoscenza di s e rimane il segreto del vero autore. Essa la profonda sorgente della verit, che nel cuore e nello spirito.50 Ma il Romanticismo rappresenta una nuova forma di coscienza, pi profonda della precedente, o invece linizio del suo venir meno? il conseguimento di una sospirata autentica emancipazione che nata anche prima di quella dellhomo faber fortunae suae, o lillusione di una emancipazione che ha, o finisce per avere, tutti i connotati del suo contrario? Lhomo faber fortunae suae la faccia, per cos dire, paideica del protagoreo homo mensura sui, che nel Romanticismo si trasforma in homo patrator sui: dallIperione a I discepoli di Sais, da I fiori del male a Una stagione allinferno, assistiamo allo sforzo, a volte titanico, di scardinare dal soggetto loggettivit in cui si specchia, che del reso, in ambito positivistico, assume sempre pi uno statuto materialistico.
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Ivi; p. 133. Ivi; p. 74. 45 Ivi; p. 180. 46 Ivi; p. 49. 47 Ivi; p. 50. 48 Ivi; p. 55. 49 Ivi; p. 55. 50 Ivi; p. 216.

Il protagonista romantico, il soggetto dellautogenesi, cede del resto presto il proprio ruolo alla societ, e questa, con lavvento delle forme democratiche, lo restituisce allindividuo reso anonimo dal soverchiare delle masse sullindividuo, e dalla supremazia delleconomico sullo spirituale: la definitiva morte dellarte, e il soverchiare dei quanta sui qualia. Quale virus era stato inoculato dal Romanticismo nel gusto, nellarte? Semplicemente il brutto! Il brutto entra nellarte, - dice Stefanini - ma bisogna osservare attentamente in qual modo vi entra. Il brutto entra nellarte, anzitutto, quale contenuto, come ci che non vale nellarte se non in quanto trasfuso e risolto nella forma.51 Ma in questo caso non siamo in presenza di un brutto estetico. Quando per il brutto non un contenuto che prenda parte alla forma artistica, ma intacca questultima fino a stravolgerne la funzione, che quella di generare lunit, allora, nonostante lequivoco estetico in cui viviamo, dellarte non rimane che il nome: siamo davanti ai vestiti dellimperatore. Non si pu confondere, insiste Stefanini, unartistica rappresentazione del brutto con una brutta rappresentazione del brutto.52 Con il brutto, egli precisa, la deformit stessa sinsedia nella forma, in modo che sembri fatale la capitolazione alla legge del disordine e del caos. Qui si dovrebbe passare, com stato detto, dal brutto nellarte al brutto dellarte.53 E continua: Non si crea la forma del deforme se il deforme non finisce nella forma. Ma se lultima parola non resta allordine ricomposto, alla forma stretta sul plesso vigoroso delle sue resistenze, non si tratta della parola dellarte: si tratta solo dun transfert di psicologia turbata in un momento difficile della storia degli uomini.54 Questo antinomismo artistico, che non una novit dei giorni nostri, perch partecipa della natura stessa dellarte, si accentua fino al delirio in unepoca afflitta dalla propria incapacit di darsi una forma o soddisfatta dei propri contrasti pi stridenti e ansiosa di ritrovare le sue fattezze nel volto dellarte.55 stato detto pi volte che ogni stile ha il suo barocco: - ci ricorda - il barocco, infatti, non che larte spinta dal diverso al contrario.56 Ma qui si apre un discorso che avrebbe bisogno di pi ampio spazio: ci sia permesso accennare solamente alla distinzione che occorre operare tra barocco della forma e barocco del contenuto, quale nel Seicento soprattutto si andato determinando. La distinzione e divaricazione dei due tipi di barocco, posti storicamente in contrasto tra loro, hanno portato al virtuosismo della forma, senza contenuto (il Rococ), e allesaltazione del contenuto, senza forma (teoria romantica della pagina bianca). I risultati tuttavia, al di l dei programmi e delle aspirazioni, sono quello che sono: a volte di alto valore, a volte di valore modesto. Se larte morta, come di fatto morta, poich quella che si dichiara tale crede di parlare a qualcuno, a qualcuno che crede di udirla parlare, ci vuol dire che nella societ si prodotta quella lacerazione tra uomo e uomo, e nel singolo in se stesso, che il principio di Protagora di Abdera implicitamente conteneva. Leduzione, che Stefanini aveva ripreso da Gioberti, da un filosofo cio che poneva lidentit tra primo logico e primo ontologico, del resto come un San Bonaventura aveva ancor prima teorizzato, leduzione, dicevo, rischia di restare una semplice aspirazione, non per assumibile nel contesto personalistico, se il singolare che luomo non viene chiaramente trasceso dal Singolare che Dio. Il singolare - aveva detto Luigi Stefanini - non trasceso che dal singolare, e alludeva a Dio; ma se questo vero, converr senzaltro affermare con Platone che Il dio per noi la massima misura di tutte le cose, molto pi di quanto lo pu essere un uomo, come invece dicono ora.57

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Ivi; p. 209. Ivi; p. 210. 53 Ivi; p. 211. 54 Ivi; p. 213. 55 Ivi; p. 212. 56 Ivi; p. 212. 57 Leg. IV, 716 c.; in PLATONE: Opere complete. Laterza, 1971.