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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CASSINO E DEL LAZIO MERIDIONALE

BMB
BIBLIOGRAFIA DEI MANOSCRITTI
IN SCRITTURA BENEVENTANA
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Dati relativi a pubblicazioni apparse a partire dal 1990,


raccolti dal 6 ottobre 2014 al 12 novembre 2015 da
Laura Albiero Paola Errani
Nicoletta Giovè Valentina Longo
Marco Palma Anna Pannega
Leda Ruggiero Valerio Sanzotta
Silvia Scipioni Maddalena Sparagna
Gaia Elisabetta Unfer Verre Maria Elisabetta Vendemia
Matteo Villani

Progetto e realizzazione della base dati di


Antonio Cartelli

VIELLA
Roma 2015
Copyright © 2015 - Viella s.r.l. & Università degli Studi di Cassino
Tutti i diritti riservati
Prima edizione: novembre 2015
ISBN 978-88-6728-546-4
ISSN 1124-9773

viella
libreria editrice
via delle Alpi, 32
I-00198 ROMA
tel.: 06 84 17 75 8
fax: 06 85 35 39 60
www.viella.it
PREMESSA

Nel numero 17 (2009) pubblicavamo l’articolo con cui Paule Hochuli Dubuis e
Isabelle Jeger davano notizia dell’apparizione di un nuovo codice, non di un frammento,
in beneventana. Sono seguiti un facsimile e un volume di commento, a dimostrazione
dell’importanza del ritrovamento. In questo numero Francis Newton riconosce nella
Montecassino di Desiderio il luogo di origine del Beato di Ginevra e identifica la mano,
non beneventana, che opera anche nel notissimo Apuleio Laur. 68.2.
Non mancano, come al solito, le scoperte di nuovi frammenti, questa volta in Ca-
labria, Campania e Molise, di cui informano rispettivamente Giuseppe Russo (Castro-
villari), Donatella Buovolo (Napoli) e Arianna Vena (Policastro Bussentino), Leda Rug-
giero (Campobasso). Nel caso calabrese il ritrovamento consente una messa a punto
sullo stato dell’arte nell’individuazione di tracce beneventane in una regione che ha
costituito il limite meridionale dell’espansione di questa tipologia grafica. A Policastro
i frammenti sono emersi in seguito a una sistematica analisi delle legature di alcune
migliaia di libri a stampa, a conferma dell’opportunità di condurre, anche se con fina-
lità diverse, campagne di scavo generalizzate nelle nostre biblioteche. La Nazionale di
Napoli, ad esempio, si sta rivelando una piccola miniera di novità beneventane grazie
all’esame di tutto il materiale librario di età medievale, nel quadro di un progetto di
censimento dei manoscritti recanti indicazione di data, luogo o copista conservati nelle
regioni dell’Italia meridionale, denominato Datati del Sud.
Un appello infine ai nostri lettori e utenti: chi ritiene di poter essere utile alla nostra
impresa è pregato di mettersi in comunicazione con noi. La collaborazione, ovviamente
a titolo di assoluto volontariato, di un maggior numero di redattori ci consentirebbe di
fornire un servizio più ampio e tempestivo alla comunità scientifica, che ha concreta-
mente dimostrato in tutti questi anni di apprezzare il nostro lavoro.

LA REDAZIONE

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SIGLE DEI REDATTORI

AP Anna Pannega
EV Maria Elisabetta Vendemia
GUV Gaia Elisabetta Unfer Verre
LA Laura Albiero
LR Leda Ruggiero
MP Marco Palma
MS Maddalena Sparagna
MV Matteo Villani
NG Nicoletta Giovè
PE Paola Errani
SS Silvia Scipioni
VL Valentina Longo
VS Valerio Sanzotta

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Giuseppe Russo
La scrittura beneventana nella Calabria settentrionale.
Due nuovi frammenti di messale nella sezione dell’Archivio di Stato di Castrovillari
(secc. XI ex.-XII)*

Lo studio di codici (o frammenti di essi) di contenuto liturgico ha conosciuto negli


ultimi tempi un rinnovato interesse, supportato da una copiosa mole di contributi che
hanno gettato nuova luce sugli usi cultuali dall’alto medioevo fino al Concilio tridenti-
no. Le pubblicazioni che hanno dato conto dell’esistenza di frammenti in scrittura bene-
ventana si sono moltiplicate nel corso del secolo XX, talvolta consentendoci di acquisi-
re importanti novità di natura storica, codicologica e paleografica.1 Ulteriori
segnalazioni di ritrovamenti di lacerti membranacei consentono di aggiornare costante-
mente i repertori avviati già nel 1914 da Elias Avery Lowe.2 Anche i frammenti presi in
esame in questo contributo non risultano segnalati nel noto repertorio del Lowe, né tan-
tomeno nei successivi aggiornamenti curati da Virginia Brown.3
È noto come i codici pergamenacei divenuti per forma e contenuto obsoleti abbiano
rapidamente perduto ogni interesse agli occhi dei contemporanei, per cui sono stati in

* Si pubblica il testo della relazione da me tenuta al Convegno di studi I codici liturgico-musicali in


Calabria, svoltosi presso l’Archivio di Stato di Vibo Valentia nei giorni 6-8 novembre 2014. Ringrazio
sentitamente Marco Palma per gli utili suggerimenti.

1. Numerosi sono gli studi che si sono occupati delle maculature liturgiche in scrittura beneventana, in
particolare all’interno di contributi dedicati ai frammenti reperiti in singoli archivi e biblioteche. Una ras-
segna bibliografica completa di articoli, aggiornata fino al 2004, si ritrova in G. Capriolo, Frammenti in
scrittura beneventana da protocolli notarili di Scala, «Rassegna storica salernitana», n. s., 21, 2 (dicembre
2004), pp. 33-54, in part. pp. 33-36 nn. 1-10, riprodotto anche in Ead., Fonti documentarie amalfitane con-
servate negli archivi e biblioteche dell’Italia centro-meridionale: prospettive di studio e chiavi di lettura.
Atti del Convegno di Studi in memoria di Catello Salvati (1920-2000), Amalfi, 24-26 ottobre 2002, a cura
di G. Cobalto, Amalfi, Centro di cultura e storia amalfitana, 2006 (Atti, 11), pp. 89-105. Le più recenti ac-
quisizioni di membra disiecta sono apparse in BMB. Bibliografia dei manoscritti in scrittura beneventana,
1 (1993) - 22 (2014).
2. E. A. Loew (poi Lowe), The Beneventan Script. A History of the South Italian Minuscule, Oxford
1914. A questo si deve aggiungere, utile per le riproduzioni di specimina facsimilari dei mss., Id., Scriptura
Beneventana. Facsimiles of South Italian and Dalmatian Manuscripts from the Sixth to the Fourtheenth
Century, I-II, Oxford 1929; in ultimo Id., A New List of Beneventan Manuscripts, in Collectanea Vaticana
in honorem Anselmi M. card. Albareda, II, Città del Vaticano, 1962 (Studi e Testi, 220), pp. 211-244.
3. E. A. Lowe, The Beneventan Script. A History of the South Italian Minuscule, I. Text, in part. pp. 67-
77; II. Hand List of Beneventan Mss, second edition prepared and enlarged by V. Brown (d’ora in avanti The
Beneventan Script2), Roma 1980 (Sussidi eruditi, 33), passim; V. Brown, A Second New List of Beneventan
Manuscripts, «Mediaeval Studies», (II): 50 (1988), pp. 584-625; (III): 56 (1994), pp. 299-350; (IV): 61
(1999), pp. 325-392; (V): 70 (2008), pp. 275-325, ora ristampati in Ead., Beneventan Discoveries. Collected
Manuscript Catalogues, 1978-2008, a cura di R. E. Reynolds, Toronto 2012 (Monumenta Liturgica
Beneventana, 6. Studies and Texts, 169), pp. 54-297.

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Giuseppe Russo

parte distrutti, in parte reimpiegati nelle maniere più disparate, soprattutto come materia
prima per la protezione di registri notarili. Il prezioso bagaglio d’informazioni in essi
contenute è andato per la maggior parte dei casi irrimediabilmente perduto; frammenti
isolati costituiscono, in percentuale elevatissima, l’unica sopravvivenza di un intero
manoscritto originario, mentre piuttosto rari sono i casi di ricostruzione, parziale o tota-
le, di un codice a partire da più membra disiecta.
I frammenti scoperti nella sezione dell’Archivio di Stato di Castrovillari - dei quali
si parlerà dettagliatamente in seguito - si vanno ad aggiungere a quei pochi in scrittura
longobardica finora noti, come quelli custoditi presso l’archivio parrocchiale della
Matrice di San Giovanni in Fiore, datati alla fine del secolo XI. Essi facevano parte di
un codice contenente le omelie di san Gregorio Magno in Evangelia, proveniente sicu-
ramente dell’abbazia florense, utilizzati in seguito come copertine dei Libri baptizato-
rum degli anni 1633-34 e 1633-56.4
D’altronde siamo a conoscenza, attraverso un documento d’archivio, che nell’otto-
bre del 1216 Matteo, abate del monastero di San Giovanni in Fiore, fece redigere un
atto nel quale si elencava tutta la suppellettile assegnata al monastero di Calabromaria
di Altilia al momento della sua riforma ed aggregazione all’ordine florense. La donazio-
ne comprendeva alcuni libri liturgici in scrittura beneventana, dati però in prestito e che
si sarebbero dovuti restituire qualora fossero stati richiesti: «Hæc vero sunt quæ mutuo
receperunt et que reddere nobis, sicut prædiximus, tenebuntur: Missale evangelistarum,
Epistolarum, Graduale collectaneum, Breviaria duo, Dominicale unum et unum de via,
Antifonarium in duo volumina, Hynnarium, volumen Quatuor Evangelistarum, Epistolæ
Sancti Pauli glosatæ, Actus apostolorum, volumen Exceptionis moralium, Psalteria duo
et Passionale de lictera longobarda».5
Antonio Maria Adorisio ipotizza una loro possibile provenienza dalla Puglia,6 dove
i codici venivano in genere scritti nella tipizzazione barese. Egli, inoltre, precisa oppor-
tunamente che se i frammenti dell’omiliario florense risalgono all’XI secolo, non pos-
sono esser stati certamente prodotti nel cenobio di San Giovanni in Fiore, fondato da
Gioacchino tra il 1189 ed il 1194.7

4. Cfr. P. De Leo, ‘Reliquiae’ florensi. Note per la ricostruzione della biblioteca e dell’archivio del proto-
cenobio di San Giovanni in Fiore, in Storia e messaggio in Gioacchino da Fiore. Atti del I Congresso Internazionale
di Studi Gioachimiti, San Giovanni in Fiore 1980, pp. 369-427, in part. pp. 372-376; Id., Testimonianze di scrit-
tura beneventana a San Giovanni in Fiore, «Studi medievali», s. III, 21 (1980), pp. 447-451.
5. C. Baraut, Per la storia dei monasteri florensi, «Benedictina», 4 (1950), pp. 241-268, qui p. 247, Bullae
abbatum, n. 1; P. De Leo, Documenti florensi. Abbazia di San Giovanni in Fiore, II, 1, Soveria Mannelli 2001
(Codice diplomatico della Calabria, s. I, t. II), doc. XXX, pp. 67-68, qui p. 67; V. De Fraja, «Post combustio-
nis infortunium». Nuove considerazioni sulla tradizione delle opere gioachimite, «Florensia», 8-9 (1994-
1995), pp. 129-171, qui Appendice, doc. VI, pp. 169-171; Atlante delle fondazioni florensi. Documenti, II, a
cura di V. De Fraja, Soveria Mannelli 2006, doc. 96, pp. 145-146, qui in part. p. 145.
6. A. M. Adorisio, Per la storia della scrittura latina in Calabria dopo la conquista normanna,
«Scrittura e civiltà», 8 (1984), pp. 105-127, qui p. 110; Id., Codici latini calabresi. Produzione libraria in
Val di Crati e in Sila tra XII e XIII secolo, Roma 1986, p. 48; Id., Produzione libraria e biblioteche, in Storia
della Calabria medievale. Cultura, arti, tecniche, a cura di A. Placanica, II, Reggio Calabria 1999, pp. 117-
148, qui p. 128.
7. Id., Produzione libraria e biblioteche, p. 128.

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La scrittura beneventana nella Calabria settentrionale

Da un attento esame di buone riproduzioni fotografiche8 appare evidente che si tratta


di una scrittura beneventana dall’andamento curvilineo anziché angoloso, proprio come
quella barese, sebbene sia priva della c ‘crestata’ tipica di questa scrittura. La scrittura dei
frammenti florensi è piuttosto simile, per molti aspetti, a quella dei disiecta membra ca-
strovillaresi, se non fosse per l’aspetto estetico meno curato. È plausibile, a mio avviso,
pensare a codici d’importazione dall’area pugliese o beneventana, più che da quella cassi-
nese, sia per i frammenti castrovillaresi sia per quelli del cenobio florense.
Quel che sembra definitivamente confermato è il dato, ormai acquisito con certez-
za, che per la Calabria si debba far riferimento a codici in beneventana d’importazione
anziché prodotti in loco. In effetti, in Calabria fino al XII secolo l’unica produzione li-
braria conosciuta fu quella della cultura monastica italo-greca, e, quando toccò a quella
latina, i codici furono prodotti non utilizzando la beneventana bensì nuove forme grafi-
che, come la minuscola cisterciense nota nei centri scrittori di Santa Maria della
Sambucina, della sua filiazione di Sant’Angelo de Frigilo, nello scrittorio arcivescovile
di Cosenza e in quello di Fiore, anche in considerazione delle relazioni che lo stesso
Gioacchino tenne sia con la Sambucina che con la casa-madre di Casamari.9
Abbiamo ulteriori conferme che la cultura e la scrittura greca fossero predominanti
anche nella Calabria sottoposta alla dominazione longobarda. A Malvito, altro presidio
longobardo, si ricorda un certo Simeone, prete di Santa Parasceve, il quale intorno al
982 copiò vari testi di carattere liturgico in un codice greco di medio formato e di me-
diocre qualità (Vat. Reg. gr. 75).10 Anche in altri importanti centri che furono occupati
dai Longobardi, nell’XI secolo erano prodotti codici in lingua greca, come nel territorio
di Cassano (Vat. gr. 1636, dell’anno 1064) e a Bisignano (Napoli BN gr. 9*, dell’anno
1192).11 Tali riscontri corroborano ancor più la convinzione che in tutta l’area longobar-
da calabrese si producessero solo codici in scrittura greca.
Dalla biblioteca dell’abbazia di San Giovanni in Fiore proviene anche il codice
Barb. lat. 627, contenente il commento al Vangelo di Matteo attribuito a Remigio di

8. Cfr. De Leo, ‘Reliquiae’ florensi, tavv. 1 (framm. A) e 2 (framm. B), pp. 373-374.
9. A. M. Adorisio, Momenti e aspetti della produzione libraria latina nella Calabria medievale, in
Mestieri, lavoro e professioni nella Calabria medievale: tecniche, organizzazioni, linguaggi. Atti dell’VIII
Congresso Storico Calabrese (Palmi, 19-22 novembre 1987), Soveria Mannelli, Deputazione di Storia
Patria per la Calabria, 1993, pp. 383-403, qui pp. 392-398.
10. K. and S. Lake, Dated Greek Minuscule Manuscripts to the Year 1200, IX, Boston/Mass., The
American Academy of Arts and Sciences, 1938 (Monumenta palaeographica vetera, 1), ms. 335, tavv. 610-
611, 619; P. Canart, V. Peri, Sussidi bibliografici per i manoscritti greci della Biblioteca Vaticana, Città del
Vaticano 1970 (Studi e Testi, 261), p. 308; H. Follieri, Codices Graeci Bibliothecae Vaticanae selecti tem-
porum locorumque ordine digesti commentariis et transcriptionibus instructi, apud Bibliothecam Vaticanam
1969 (Exempla scripturarum, 4), pp. 46-48, tav. 30; Ead., Attività scrittoria calabrese nei secoli X-XI, in
Calabria bizantina. Tradizione di pietà e tradizione scrittoria nella Calabria greca medievale, Reggio
Calabria 1983, pp. 103-142, qui p. 105, ristampato in Ead., Byzantina et Italograeca, a cura di A. Acconcia
Longo, L. Perria e A. Luzzi, Roma 1997 (Storia e Letteratura. Raccolta di studi e testi, 195), cap. XII, pp.
337-376, qui p. 339; F. Russo, Storia della Chiesa in Calabria dalle origini al Concilio di Trento, Soveria
Mannelli 1982, I, p. 261.
11. P. Canart, Gli scriptoria calabresi dalla conquista normanna alla fine del secolo XIV, in Calabria
bizantina, pp. 143-160, qui p. 145; J. Leroy, Caratteristiche codicologiche dei codici greci di Calabria,
ibid., pp. 59-79, qui p. 60.

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Giuseppe Russo

Auxerre, prodotto in un centro scrittorio dell’Italia centrale, per il quale Fabio Troncarelli
ipotizza che una delle due mani che annotano il manoscritto sia quella di Gioacchino da
Fiore.12
Il manoscritto, databile tra XI e XII secolo, reca sulla prima carta l’integrazione di
una colonna in scrittura ritenuta beneventana, aggiunta nello stesso centro scrittorio di
produzione del codice oppure dopo il suo arrivo in Calabria.13 In quest’ultimo caso, ciò
potrebbe esser avvenuto proprio a Cosenza, dove, come ben si vedrà appresso, era co-
nosciuta tale forma grafica. Da qui sarebbe pervenuto al monastero florense solo dopo il
1214, anno in cui un violento incendio, documentato anche in una bolla pontificia di
papa Onorio III del 23 gennaio 121814 e in due diplomi della regina Costanza d’Aragona
degli anni 1215-1216,15 distrusse l’intera biblioteca che vi si custodiva. Resta comunque
più accettabile l’ipotesi secondo cui anche l’aggiunta sarebbe stata vergata nello scrip-
torium d’origine del codice. Sicuramente ciò non avvenne nel monastero florense, in
considerazione del fatto che questo sarebbe stato scritto prim’ancora della sua fondazio-
ne, dove pervenne successivamente per integrarne il distrutto patrimonio librario.16 Che
il cod. Barb. lat. 627 provenisse da San Giovanni in Fiore, come anche l’omeliario di
san Gregorio Magno, prima citato, è confermato da una nota riportata sulla seconda

12. F. Troncarelli, Un codice con note autografe di Gioacchino da Fiore (Vat. Barb. Lat. 627),
«Scriptorium», 43 (1989), pp. 3-34, in part. pp. 29, 32; Id., Tra beneventana e gotica: manoscritti e multi-
grafismo nell’Italia meridionale e nella Calabria normanno-sveva, in Civiltà del Mezzogiorno d’Italia.
Libro, scrittura, documento in età normanno-sveva. Atti del Convegno dell’Associazione italiana dei pale-
ografi e diplomatisti (Napoli - Badia di Cava dei Tirreni, 14-18 ottobre 1991, a cura di F. D’Oria,
Salerno 1994, pp. 115-167, qui pp. 120, 122; Id., Osservazioni sull’autografo di Gioacchino da Fiore, in
Gli autografi medievali. Problemi paleografici e filologici. Atti del Convegno di studi della Fondazione
Ezio Franceschini (Erice, 25 settembre - 2 ottobre 1990), a cura di P. Chiesa - L. Pinelli, Spoleto, Centro
italiano di studi sull’alto medioevo, 1994 (Quaderni di cultura mediolatina, 5), pp. 171-177; Id., Gioacchino
da Fiore: la vita, il pensiero, le opere, Roma 2002, pp. 91-92.
13. M. C. Di Franco, V. Jemolo, R. Avesani, Nuove testimonianze di scrittura beneventana in biblioteche
romane, «Studi medievali», s. III, 8 (1967), pp. 857-881, qui II. 2. Un codice di San Giovanni in Fiore, a cura
di R. Avesani, pp. 875-877; V. Brown, A New Commentary on Matthew in Beneventan Script at Venosa,
«Mediaeval Studies», 49 (1987), pp. 443-465, qui p. 449; C. Tristano, Scrittura beneventana e scrittura caro-
lina in manoscritti dell’Italia meridionale, «Scrittura e civiltà», 3 (1979), pp. 89-150, qui p. 148; Adorisio, Per
la storia della scrittura latina, p. 116; Id., Produzione libraria e biblioteche, pp. 128-129.
14. F. Ughelli, Italia Sacra sive de episcopis Italiae et insularum adiacentium, ed. N. Coleti, IX, Venetiis
1721, coll. 500-501; A. Potthast, Regesta pontificum Romanorum inde ab anno post Christum MCXCVIII
ad annum MCCCIV, I-II, Berolini 1874-1875 (rist. Graz 1957), I, p. 499 nr. 5675; P. Pressutti, I regesti del
pontefice Onorio III dall’anno 1216 all’anno 1227, Roma 1884, I, p. 260 nr. 975; Id., Regesta Honorii
papae III iussu et munificentia Leonis XIII p. m. ex Vaticanis archetypis aliisque fontibus, I-II, Roma, 1888-
1895, rist. Hildesheim-New York 1978, I, p. 173 nr. 1020; D. Taccone Gallucci, Regesti dei Romani ponte-
fici per le chiese di Calabria, Roma 1902, doc. XCVI, p. 123; F. Russo, Gioacchino da Fiore e le fondazio-
ni florensi in Calabria, Napoli 1959, p. 94; Id., Regesto Vaticano per la Calabria, I, pp. 112-113 nr. 606; N.
Kamp, Kirche und Monarchie im staufischen Königreich Sizilien. I. Prosopographische Grundlegung:
Bistümer und Bischöfe des Königreichs 1194-1266. 2. Apulien und Kalabrien, München 1975, p. 901.
15. K. Höflinger, J. Spiegel, Ungedrückte Stauferurkunden für S. Giovanni in Fiore, «Deutsches Archiv
für Erforschung des Mittelalters», 49 (1993), pp. 75-111, qui docc. VI-VII, pp. 89-92; De Fraja, «Post com-
bustionis infortunium», p. 141; Id., Atlante delle fondazioni florensi, II, doc. 83, p. 126; doc. 93, p. 139; De
Leo, Documenti florensi, II, 1, doc. XXIV, pp. 56-57; doc. XXVIII, pp. 63-64.
16. Adorisio, Codici latini calabresi, p. 48.

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La scrittura beneventana nella Calabria settentrionale

carta, attestante che esso fu trovato il 20 luglio del 1556 nella chiesa matrice di San
Giovanni Battista dal frate domenicano Andrea de Rosis da Caccuri.17
Tuttavia, per quanto riguarda l’aspetto prettamente paleografico del testo integrati-
vo vergato in scrittura beneventana, bisogna aggiungere che, mentre Rino Avesani parla
di una forma grafica vicina al tipo di Bari, da cui si discosta solo per piccole sfumature
(come l’assenza della c ‘crestata’),18 Alessandro Pratesi ha rettificato notevolmente que-
ste affermazioni, osservando che essa «è vicina al tipo di Bari solo in apparenza: l’aspet-
to rotondeggiante e gli elementi estranei alla beneventana, soprattutto le estremità delle
aste alte aperte a forcella, provengono chiaramente da influssi della minuscola carolina
quale si venne atteggiando, nella fase di transizione verso la gotica, nell’Italia meridio-
nale sia nei centri monastici cisterciensi sia nella cancelleria normanna».19 È opportuno
concordare pienamente con il Pratesi, perché, come appare evidente, la scrittura si di-
scosta palesemente dalla beneventana canonizzata e la nota aggiunta presenta infatti
numerose varianti rispetto alla tipizzazione barese, il che finisce per escludere comple-
tamente il frammento dal novero di quelli ricordati per la Calabria settentrionale verga-
ti in lictera langobarda ed includerlo tra quelli copiati nella cosiddetta ‘minuscola di
transizione’ o ‘scrittura cisterciense’ o ancora ‘minuscola normanna’.20
Dopo quelli florensi, altri frammenti in scrittura beneventana sono stati identificati a
Cosenza, altro importante centro in età longobarda, pure menzionato, come detto prima,
da Paolo Diacono, che fu sede di gastaldato tra VIII e IX secolo.21 Fu sicuramente residen-
za del gastaldo nell’anno 849, come risulta nell’atto di divisione dei territori fra Benevento
e Salerno, quando se ne decise l’assegnazione al principato di Salerno insieme a Cassano
e Laino.22 Cosenza in questo periodo rientrava nel sistema difensivo latino-longobardo,
trovandosi lungo il limes posto tra il ducato bizantino di Calabria e quello di Benevento,

17. Un codice di San Giovanni in Fiore, p. 876.


18. Ibidem.
19. A. Pratesi, Influenze della scrittura greca nella formazione della beneventana del tipo di Bari, in La
Chiesa greca in Italia dall’VIII al XVI secolo, Padova, 1973 (Italia Sacra, 20-22), pp. 1095-1109, ristam-
pato in Id., Frustula palaeographica, Città di Castello, 1992 (Biblioteca di Scrittura e civiltà, 4), pp. 325-
337, qui p. 326 n. 4.
20. A tal riguardo, per queste forme grafiche si rimanda più dettagliatamente a P. Cherubini, A. Pratesi,
Paleografia latina. L’avventura grafica del mondo occidentale, Città del Vaticano, Scuola Vaticana di
Paleografia, Diplomatica e Archivistica, 2010 (Littera antiqua, 16), pp. 424-425.
21. P. Corsi, La Calabria bizantina, p. 27; J.-M. Martin, Centri fortificati, potere feudale e organizza-
zione dello spazio, in Storia della Calabria medievale, pp. 487-522, qui p. 490; F. Burgarella, Cosenza
durante la dominazione bizantina, «Miscellanea di studi storici» [Università della Calabria. Dipartimento
di Storia], 6 (1986-1988), pp. 39-67, qui pp. 47-50; Id., Dalle origini al medioevo, in Cosenza. Storia, cul-
tura, economia, a cura di F. Mazza, Soveria Mannelli 1991, pp. 15-69, qui pp. 35-38.
22. Radelgisi et Siginulfi divisio ducatus Beneventani, a. Chr. 851, in Edictus ceteraeque Langobardorum
leges, ed. a cura di F. Bluhme, Leges, IV, Leges Langobardorum, a cura di G. H. Pertz, Hannoverae, Monumenta
Germaniae Historica, 1868, p. 222 c. 9 (ove compaiono, per la Calabria settentrionale, Cassano, Cosenza,
Malvito e Bisignano); Chronicon Salernitanum, in Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, III, a cura di
G. H. Pertz, Hannoverae, Monumenta Germaniae Historica, 1889, pp. 467-561, qui p. 510 c. 84 (ove sono
menzionate, invece, Cassano, Cosenza e Laino); J. Gay, L’Italie méridionale et l’Empire byzantin depuis
l’avènement de Basile Ier jusqu’à la prise de Bari par les Normands (867-1071), Paris 1904, p. 62; F. Russo,
Storia dell’arcidiocesi di Cosenza, Napoli 1957, pp. 37-38, oltre che pp. 40, 88, dove, tuttavia, il p. Russo
colloca gli eventi sotto l’anno 950-951; Id., Storia della Chiesa in Calabria, I, p. 196.

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Giuseppe Russo

che partiva a nord di Rossano, dunque proprio da Laino e Cassano, e raggiungeva il lito-
rale tirrenico nei pressi di Amantea, passando per Malvito e Bisignano.23 Anche dal punto
di vista religioso, la diocesi di Cosenza, unitamente a quelle di Bisignano e Malvito, nel
983 fu dichiarata da papa Benedetto VII suffraganea della metropolìa di Salerno, al mo-
mento dell’elevazione di quest’ultima ad arcidiocesi, sebbene ufficialmente per la Chiesa
greca e l’Impero bizantino fossero soggette al metropolita di Reggio.24 Tale risulta ancora
in una bolla del 12 luglio 989 di papa Giovanni XV.25
Alcuni dei frammenti in scrittura beneventana di Cosenza, già segnalati in tempi
più o meno recenti ma mai adeguatamente studiati, certamente per via del loro carattere
estremamente frammentario e del pessimo stato di conservazione, sono stati rinvenuti
nella Biblioteca Civica.26 Si tratta di strisce di pergamena ritagliate da fogli appartenuti
a testi liturgici in disuso e quindi non più utilizzati per le funzioni religiose, consistenti
in alette applicate come rinforzo del dorso di volumi a stampa.
Quattro di questi lacerti, in verità molto deteriorati, che appartenevano al medesimo
codice, ricoprono il dorso di una cinquecentina. Si tratta dell’opera Questiones super
Universalia Porphyrii, di Giovanni Duns Scoto, stampata a Venezia nel 1508, recante
sul frontespizio alcuni ex libris. Uno di questi è datato all’anno 1592, un altro attesta che
d. Anselmo de Neapoli avrebbe acquistato il libro da d. Giuseppe de Neapoli, probabil-
mente tutti frati appartenenti all’ordine dei Minori Riformati.27 Nonostante la frammen-
tarietà, i danni subiti dall’operazione di cucitura e i numerosi forellini lasciati dai tarli,
è possibile stabilire la tipologia del codice liturgico di cui facevano parte. Si tratta di un

23. V. von Falkenhausen, La dominazione bizantina nell’Italia meridionale dal XI all’XI secolo, trad.
ital., Bari 1978, pp. 7-8; Burgarella, Dalle origini al medioevo, p. 37; G. Noyé, La Calabre et la frontière,
VIe-Xe siècles, in Castrum, 4. Frontière et peuplement dans le monde méditerranéen au Moyen Age, Roma-
Madrid, 1992 (Collection de l’École Française de Rome, 105. Collection de la casa Velázquez, 38), pp.
277-308, qui p. 305; Martin, Centri fortificati, potere feudale e organizzazione dello spazio, p. 490.
24. P. F. Kehr, Regesta Pontificum Romanorum. Italia Pontificia, Regnum Normannorum - Campania,
VIII, Berolini 1935, pp. 333, 345-346 n. 10; Id., Regesta Pontificum Romanorum. Italia Pontificia, Calabria
et Insulae, X, a cura di D. Girgensohn, Zurigo, 1975, pp. 109-110; von Falkenhausen, La dominazione bi-
zantina nell’Italia meridionale, p. 163; Burgarella, Cosenza durante la dominazione bizantina, p. 58; Id.,
Dalle origini al medioevo, p. 43.
25. J. Pflugk Harttung, Acta Pontificum Romanorum inedita, I-III, Stuttgart 1884, rist. Graz 1958, II, p.
52, doc. 87; Kehr, Regesta Pontificum Romanorum, VIII, p. 346 n. 11; F. Russo, Storia dell’arcidiocesi di
Cosenza, Napoli 1957, p. 81.
26. Sono stati segnalati da R. Salvati, Nuovi frammenti beneventani in Puglia, Basilicata e Calabria,
«Altamura», 38 (1997), 223-242, qui p. 232; G. Baroffio, Iter liturgicum Italicum (editio maior), Stroncone
2011 (Instrumenta, 1), p. 107 nr. 5240. Cfr. anche Bibliografia cronologica, in BMB, 22 (2014), p. 191
(COB 350).
27. Biblioteca Civica di Cosenza, Fondo libri rari e di pregio, Cinq. [35-B-15] C 350: Questiones Scoti
super Universalia Porphyrii, nec non Aristotelis Predicamenta ac Peryarmenias. Item super libros elen-
chorum. Et Antonii Andree super libro sex principiorum. Item questiones Joannis Anglici super questiones
universales eiusdem Scoti. Tre frammenti sono stati ritagliati mantenendo le stesse dimensioni (mm 90 ×
70), il quarto ha un’altezza leggermente inferiore. Recano il numero d’ingresso 7132/3, che ne attesta la
loro provenienza dal convento dei PP. Riformatori di Bisignano. Si tratta del più noto santuario di Sant’Umile
da Bisignano, fondato agli inizi del XIII secolo dal beato Pietro Cathin, inviato nella provincia di Calabria
da san Francesco d’Assisi. Alla metà del XV secolo vi dimorarono i Minori Osservanti, che lasciarono il
posto, alla fine del secolo seguente, ai Minori Riformati.

40
La scrittura beneventana nella Calabria settentrionale

salterio-innario costituito da salmi davidici intervallati a salmi mariani, compilato su


due colonne. L’inchiostro del testo è nero, mentre le lettere incipitarie sono di colore
rosso-azzurro (come la A di Ave) o dorate (per la lettera d’inizio dei Salmi di David). Si
riportano di seguito i brani di testo dei primi tre frammenti, riprodotti sul lato carne
della pergamena (recto). Il primo e secondo frammento sono parti tra loro contigue, il
quarto si presenta illeggibile a causa dell’azione dei tarli. Non è possibile fornire il testo
del lato verso di tutti i frammenti, trovandosi ancora attaccati al dorso del volume.

<Frammento 1>: Ave, porta paradisi, lignum | vite, quod amisi, per te mihi | iam dulcescit
et salutis | fructus crescit.28 App(re)hen|dite disciplinam, ne quan|do irascatur Dominus, ne
pere|atis de via iusta.29 Ave, mo|rum disciplina, vite via,
<Frammento 2>: [lux divina, iram Dei miti]|gasti, quando Iesum genera|sti.30 Voce mea
ad Dominum | clamavi, et exaudivit | me de monte sancto suo.31 A|ve, virgo, cuius clamor nostri
| [fuit pius amor, qui de monte exauditur, verbum carni cum unitur].32
<Frammento 3>: [Lavabo] | in innocentia manus me|as et circumdabo altare tuum, |
Domine.33 Ave, virgo pulchra | tota, inter innocentes lo|ta, digna Dei ad alta|re, quod est Christus
ministra|re.34 Dominus illuminatio mea, | et salus mea, quem timebo?35 Ave perfusa lumine tuo-
que | digna nomine, nam quod | [Maria dicitur, Stella maris exprimitur].36

La scrittura è chiaramente una beneventana canonizzata di tipizzazione cassinese


del periodo della maturità (secc. XI ex.-XII), con lettere di modulo piuttosto grande e
dal tratteggio angoloso, nella quale è ben visibile la spezzatura dei tratti, il cosiddetto
‘cordellato’. Il punto interrogativo di fine frase è sostituito da un punto semplice.
Particolarmente interessanti si rivelano l’acronimo apposto sul taglio di piede («SFB»
per Sanctus Franciscus Bisiniani) e l’indicazione sul taglio di testa (Bisiniani), che,
come conferma anche il registro d’ingresso della biblioteca di Cosenza, attestano la
provenienza del libro dalla biblioteca del convento della Riforma di Bisignano, località
che, come detto in precedenza, ricadde nel dominio longobardo, posta lungo il limes che
la collegava a Malvito e Cosenza fino alla costa tirrenica.
Altri tre piccoli frammenti rivestivano il dorso dell’opera medica Galeni Isagogici
libri, stampata a Venezia nel 1576 e conservato pure nel fondo dei libri antichi della
Biblioteca Civica di Cosenza,37 ma di questi restano soltanto labili e appena percettibili
impronte d’inchiostro impresse.

28. Analecta hymnica medii aevi, herausgegeben von C. Blume, G. M. Dreves, XXXV, Psalteria rhyth-
mica. Gereimte Psalterien des Mittelalters, Leipzig 1900, XIII. Psalterium beatae Mariae Virginis. Prima
Quinquagena, p. 189 n. 1.
29. Ps 2, 12.
30. Analecta hymnica medii aevi, p. 189 n. 2.
31. Ps 3, 5.
32. Analecta hymnica medii aevi, p. 189 n. 3.
33. Ps 26, 6.
34. Analecta hymnica medii aevi, p. 190 n. 25.
35. Ps 27, 1.
36. Analecta hymnica medii aevi,, p. 190 n. 26.
37. Biblioteca Civica di Cosenza, Fondo libri rari e di pregio, Cinq. Folio 125. Il numero d’ingresso del
volume (18309) ci indica che proveniva dal fondo librario della Regia Procura di Cosenza.

41
Giuseppe Russo

Nella Biblioteca del SS. Crocifisso dei Padri Cappuccini di Cosenza sono stati se-
gnalati quattro lacerti di ridotte dimensioni.38 Si tratta di membra disiecta relativi ad un
manoscritto liturgico-musicale, nella fattispecie un breviario, rigato a secco sul lato
pelo con notazione neumatica, che rinforzavano il dorso del testo giuridico dell’arcive-
scovo ravennate Guglielmo Durante, Speculi pars prima, stampato a Venezia nel 1576.39
I neumi, in notazione beneventana in inchiostro nero, sono su tetragramma rigato a sec-
co con il rigo di riferimento ricalcato con inchiostro rosso. Si intravede la parte superio-
re di un’iniziale miniata in stile semplice e di colore rosso. Le poche tracce di scrittura
rimaste, che denotano l’abbandono del tipico cordellato in favore di un tracciato non più
eseguito a losanghe dei tratti verticali delle lettere brevi, e lo stile della notazione musi-
cale ci presentano, in questo caso, una beneventana di tipo cassinese del periodo del
declino. I frammenti sono dunque databili tra il secolo XII ex. e la prima metà del XIII.
Soltanto su uno di essi si possono leggere versetti del Vangelo di Matteo.40
È ipotizzabile, per quel che concerne le tracce impresse dell’opera di Galeno della
Biblioteca civica e per i disiecta membra dell’opera giuridica della Biblioteca dei frati
Cappuccini di Cosenza, una loro provenienza dal monastero femminile di Santa Maria
Ancillarum Dei di Cosenza, dipendenza dell’abbazia di Montecassino nota da una copia
tarda di due bolle pontificie, una di papa Nicola I dell’anno 863 e l’altra di Giovanni VIII
dell’882, ed in molte altre successive.41 La chiesa, tuttavia, è conosciuta come dipendenza
cassinese prim’ancora del IX secolo, addirittura al tempo del padre fondatore san Benedetto,
sulla scorta di un documento, la cosiddetta donazione di Equizio e Mauro al medesimo
santo, pur se ritenuta apocrifa.42 In questo monastero sarebbero giunti dallo scriptorium
della casa-madre, noto e prolifico centro di produzione di testi liturgici in beneventana.43
Come già ravvisato in precedenza, anche in questo caso si deve parlare di codici
d’importazione, non essendo conosciute allo stato attuale testimonianze di scrittura li-
braria beneventana di documentata origine calabrese, prodotte in monasteri benedettini.
La forte diffusione della lingua e della liturgia greca in Calabria e, ancor più, nella
Calabria meridionale dove mancano completamente testimonianze beneventane, non
favorì la penetrazione della lictera Langobarda. Alla scrittura greca fece invece imme-
diato seguito la minuscola normanna e, successivamente, le prime forme grafiche della
textualis. Nella Calabria settentrionale si assiste nel corso del XII secolo alla conviven-

38. Salvati, Nuovi frammenti beneventani in Puglia, Basilicata e Calabria, p. 232; Baroffio, Iter litur-
gicum Italicum (editio maior), p. 108 nrr. 5255-5256, che, con il beneficio del dubbio, ipotizza possa trat-
tarsi di un antifonario. Cfr. anche Bibliografia cronologica, in BMB, 22, p. 191 (COC 44).
39. Cosenza, Biblioteca del SS. Crocifisso dei Padri Cappuccini, Cinq. B 44. Si tratta di quattro piccoli
frammenti (mm 30~50 × 80). La carta di guardia del volume era invece costituita da un frammento di evan-
geliario del secolo XIV, in textualis, che riporta passi del Vangelo di Luca (Lc 6, 37 - 7, 19).
40. Mt 25, 20-21: [Domine, quinque ta]|lenta tradidisti michi: ecce alia [quinque superlucratus sum]. |
Euge serve fidelis, quia in pauca fui[sti fidelis, supra multa te] | constituam, intra in gaudium Domini tui.
41. Su questo monastero, dipendenza di Montecassino, cfr. F. Russo, Storia dell’arcidiocesi di Cosenza,
pp. 72-73; Id., Regesto Vaticano per la Calabria, Roma 1974, I, pp. 44-46 nrr. 92, 94-96, 98-99, 103; pp.
48-51 nrr. 109, 114, 118, 121, 128, 132; p. 53 nrr. 144, 148; p. 61 nr. 213; pp. 65-66 nrr. 249, 257; p. 71 nr.
292; p. 77 nr. 334.
42. H. Bloch, Monte Cassino in the Middle Ages, I-III, Roma 1986, I, p. 253; II, p. 694 n. 34.
43. Adorisio, Produzione libraria e biblioteche, p. 128.

42
La scrittura beneventana nella Calabria settentrionale

za tra «una tarda carolina che risente già del gusto gotico» e una scrittura minuscola
beneventana.44 A volte esse si fondono e generano forme ibride, che si riscontrano in
alcuni documenti del XII secolo del fondo Aldobrandini, prodotti da notai laici a Cosenza
e nelle zone limitrofe.45 La beneventana sarebbe stata definitivamente soppiantata agli
inizi del XIII secolo: sopravvisse nella tipizzazione cassinese nei centri di forte tradizio-
ne, mentre scomparve completamente quella barese.46
Questa manifestazione scrittoria è stata accuratamente studiata sotto il profilo paleo-
grafico da Fabio Troncarelli, che ne ha rilevato un aspetto generale dalle «forme roton-
deggianti con le aste talvolta clavate della scrittura usata dai notai pugliesi» e priva di
cordellatura come nella tipizzazione della beneventana barese.47 In particolare, in una
carta vergata nel 1188 a Cosenza dal notarius Willelmus, relativa a una concessione fatta
da Rufo, canonico della cattedrale cosentina, a Nicola, magister domus, egli evidenzia
che ci troviamo dinanzi ad un ibrido grafico che mescola elementi della beneventana con
quelli di una tarda carolina che presenta già l’aspetto angoloso della textualis. I medesimi
elementi li riscontra ancora nelle carte rogate tra il 1188 e il 1199 dal notaio Johannes, il
quale però raggiunge un risultato più elegante e calligrafico, al punto da legarlo molto
alla beneventana libraria di cui riproduce alcuni elementi, accostandoli a quelli della mi-
nuscola cancelleresca.48 Tuttavia, secondo Adorisio, queste carte del fondo Aldobrandini
sono «riferibili ad una tradizione laica notarile, proprio per questo non indicano necessa-
riamente un impiego della beneventana libraria [...]. Tanto più che la datazione dei ricor-
dati documenti si pone in un’epoca in cui la beneventana libraria tendeva ormai a restrin-
gersi nei centri monastici di più solida tradizione benedettina».49
Il dominio longobardo avrebbe contribuito alla diffusione della beneventana anche
nella curia arcivescovile cosentina, nella quale doveva esser ben conosciuta questa scrit-
tura ibrida ampiamente utilizzata nelle fonti documentarie. Ciò sarebbe avvenuto presu-
mibilmente già agli inizi del X secolo, allorquando sono attestati i rapporti tra Yselgrimo,
vescovo di Cosenza, e Godelperto, abate di San Vincenzo al Volturno, importante abba-
zia e notevole centro scrittorio dove era ben noto il modello grafico della beneventana,
menzionato nel Chronicon Vulturnense per la cessione fatta ad Yselgrimo di alcuni pos-
sedimenti a Bisignano avuti in cambio di altri poderi siti a Malvito e Calunca e della
somma di venti solidi bizantini.50

44. G. Breccia, D. Fugaro, Scritture latine di età normanna nei documenti del monastero di S. Elia di
Carbone, «Archivio Storico per la Calabria e la Lucania», 61 (1994), pp. 5-36, qui pp. 6-8, 33-34.
45. A. Pratesi, Carte latine di abbazie calabresi provenienti dall’archivio Aldobrandini, Città del
Vaticano 1958 (Studi e Testi, 197), doc. 6, pp. 21-23 (anno 1112?); doc. 34, pp. 83-84 (anno 1188); doc. 35,
pp. 84-86 (anno 1188); doc. 55, pp. 135-137 (anno 1199).
46. Id., La scrittura latina nell’Italia meridionale nell’età di Federico II, «Archivio Storico Pugliese»,
25 (1972), pp. 299-316, qui p. 300.
47. F. Troncarelli, A proposito di “Codici latini calabresi”, «Florensia», 1 (1987), pp. 91-96; Id., Tra bene-
ventana e gotica cit., pp. 120-125. Una sintesi delle osservazioni prodotte da Fabio Troncarelli è anche in G.
Pisarra, Scrittura latina nella Calabria normanno-sveva, «Daedalus», 14 (1998-1999), pp. 77-91, qui pp. 80-81.
48. Troncarelli, Tra beneventana e gotica, pp. 122, 125.
49. Adorisio, Produzione libraria e biblioteche, p. 128. Cfr. anche A. Pratesi, L’eredità longobarda nel
documento latino di età normanna, in Civiltà del Mezzogiorno d’Italia, pp. 277-278.
50. Ughelli, Italia Sacra, IX, col. 191; Gay, L’Italie méridionale et l’Empire byzantin, pp. 187-188;

43
Giuseppe Russo

Alcune caratteristiche della beneventana si riscontrano anche in una concessione


del 1138 di Arnolfo, arcivescovo di Cosenza, relativa ad alcuni diritti ecclesiastici asse-
gnati a favore della chiesa di San Vincenzo di Montalto, conservata nell’Archivio di
Stato di Palermo nel Tabulario di Santa Maria di Valle Giosafat, ritenuta tuttavia spuria
come molti altri documenti legati alle vicende di quell’ordine, nella quale è menzionato
un notarium sacri episcopii totiusque Cusencie ecclesie.51 La stessa formula si ritrova in
un documento del 1169 del notaio Alessandro52 ed in altri del notaio Giovanni compresi
tra il 1202 ed il 1220.53 Queste carte testimoniano, peraltro, come la curia arcivescovile
di Cosenza avesse un organo di cancelleria ben collaudato, in grado di accogliere e pro-
durre cultura scritta che risentiva ancora dell’influenza della beneventana.54
Nel corso del lavoro d’inventario del fondo pergamenaceo da me condotto alcuni
anni fa nella sezione dell’Archivio di Stato di Castrovillari, tra le tante pergamene, rela-
tive per la maggior parte a contratti notarili rogati tra il XIV ed il XVIII secolo, rinven-
ni svariati frammenti di testi liturgico-musicali, di recente distaccati da diversi protocol-
li e fascicoli di cui costituivano i fogli di guardia. Attirò immediatamente la mia
attenzione un lacerto vergato in scrittura beneventana, finora sconosciuto, anche in virtù
della rarità di tali esemplari conservati in Calabria. Poco dopo ritrovai, nel fondo delle
pergamene liturgico-musicali, un altro frammento in beneventana, già oggetto di studio
in un lavoro di tesi di laurea, nel quale era stato tuttavia classificato come ‘breviario del
XIII secolo in scrittura carolina’.55 Apparve subito evidente che si trattava di membra
disiecta appartenenti allo stesso codice. Ne diedi notizia in una mia monografia, ripor-
tandone i dati essenziali, anche in considerazione del cattivo stato di conservazione in
cui si trovano, qualificandoli, invece, come frammenti di un messale in scrittura bene-
ventana dei secoli XI ex.- XII.56

Chronicon Vulturnense del monaco Giovanni, a cura di V. Federici, I-III, Roma 1925 (Istituto storico ita-
liano per il medio evo. Fonti per la storia d’Italia, 59), II, p. 39; Kehr, Regesta Pontificum Romanorum,
VIII, p. 345; X, p. 110; F. Russo, Storia dell’arcidiocesi di Cosenza, p. 332; von Falkenhausen, La domina-
zione bizantina nell’Italia meridionale, p. 163; Burgarella, Cosenza durante la dominazione bizantina, p.
53 n. 79; Id., Dalle origini al Medioevo, p. 38; L. Palmieri, Cosenza e le sue famiglie attraverso testi, atti e
manoscritti, I-II, Cosenza 1999, I, p. 14.
51. C. A. Garufi, I documenti inediti dell’età normanna in Sicilia, Palermo 1899 (Documenti per servi-
re alla storia patria di Sicilia, pubblicati a cura della Società Siciliana per la Storia Patria, s. I - Diplomatica,
18), I, doc. XIV, pp. 36-38; Id., Il tabulario di S. Maria di Valle Giosafat e la data della sua falsificazione,
«Archivio Storico per la Sicilia Orientale», 5 (1908), pp. 315-349, qui p. 320 n. 52; F. Russo, Storia dell’ar-
cidiocesi di Cosenza, p. 354; D. Ciccarelli, Un frammento di messale in scrittura beneventana, «Schede
medievali», 5 (1983), pp. 419-431, qui p. 421.
52. Ughelli, Italia Sacra, IX, coll. 192-193.
53. Pratesi, Carte latine di abbazie calabresi, docc. 73 (pp. 185-186), 76-77 (pp. 191-194), 101 (pp.
250-251), 107 (pp. 259-261), 119 (pp. 284-286).
54. Adorisio, Produzione libraria e biblioteche, p. 128.
55. Archivio di Stato sezione di Castrovillari, Fondo pergamene musicali, segn. nr. 1. Una scheda è ripro-
dotta nella tesi di laurea di I. Sassone, Le pergamene liturgiche dell’Archivio di Stato di Castrovillari, relatore
prof. A. Pugliese, Università della Calabria, anno accademico 2003-2004, frammento nr. 1, pp. 25-27.
56. G. Russo, Inediti documenti di archivi e biblioteche calabresi (secc. XII-XVII), Castrovillari 2006,
pp. 525-531. Dopo il suo rinvenimento, da me effettuato, il secondo frammento è stato sottoposto ad inter-
vento di restauro e successivamente accorpato al Fondo pergamene musicali nella stessa cartella che già
includeva il primo, con segnatura nr. 1.

44
La scrittura beneventana nella Calabria settentrionale

Colgo l’occasione, in questa sede, per analizzarli in maniera più approfondita, alla
luce di una più attenta lettura dei testi effettuata con l’ausilio della lampada a luce ultra-
violetta che ha consentito una migliore qualità visiva, resa possibile anche grazie alla
ripulitura delle membrane da incrostazioni durante il loro restauro.
Anche i due frammenti rinvenuti a Castrovillari, facenti parte dello stesso codice,
furono utilizzati come carte di guardia di protocolli notarili. In particolare sul primo
frammento, un bifolio, si legge «Protocollo 1823». Nessuna iscrizione moderna è pre-
sente invece sul secondo frammento, parte residua di un bifolio. Recano, inoltre, di
mano recente, ascrivibile agli inizi del XX secolo,57 il primo le note «n° 232» (lato A
recto) e «n° 232bis» (lato B recto), il secondo «n° 233» (lato B recto). Essi furono mal-
destramente distaccati dai registri notarili agli inizi del secolo scorso senza che ne fosse
però annotato il protocollo di provenienza, di cui costituivano le coperte. Altre pergame-
ne del fondo di Castrovillari presentano, vergate dalla stessa mano, numerazioni pro-
gressive precedenti al n. 232 e successive al n. 233, poste quando tutte le membrane,
dopo esser state distaccate, furono numerate senza alcun ordine cronologico né docu-
mentario, al punto che alle pergamene liturgico-musicali si mescolano confusamente
altre di natura documentaria.
Sul primo dei due frammenti, lungo il margine di destra del lato A recto, è riportata la
dicitura «Carofalo», di mano ottocentesca, pertinente quasi certamente ad un cognome,
che, per quel che risulta, anche allo stato attuale, è molto diffuso e nello stesso tempo cir-
coscritto alla città di Cassano allo Jonio. Ebbene, fra i protocolli notarili di Cassano rela-
tivi a rogiti dell’anno 1823 conservati nell’archivio di Castrovillari, si rinvengono i nomi
di tre notai: Giuseppe Maria Tortorano (che roga negli anni 1817-66), Francesco Ruggiero
(negli anni 1818-64) e, infine, Francesco Toscano (negli anni 1818-59).
Il protocollo dell’anno 1823 del notaio Toscano, di grosse dimensioni, è ancora
munito della sua pergamena vergine che funge da carta di guardia, mentre quello del
notaio Ruggiero è costituito da circa sessanta piccoli fascicoli di repertorio che non fu-
rono mai rilegati né muniti di coperta in pelle. Al contrario, si è rivelato fondamentale il
lavoro ricognitivo effettuato sul protocollo del notaio Tortorano di quell’anno, il quale
risulta aver subito l’asportazione della copertina in cartapecora e la sostituzione di essa
con una rigida in cartone, il cui dorso fu rinforzato con carta stampata: infatti il primo
dei due frammenti ben si adatta come copertina a questo protocollo. Inoltre, in un ango-
lo del dorso, su un lembo di giornale applicatovi, si legge «decreto 972 del gennaio
1881», elemento che conferma come il distacco di questa e delle altre membrane sia
stato effettuato dopo quell’anno, più verosimilmente agli inizi del Novecento per inizia-
tiva di Pasquale Falanga, conservatore dell’archivio notarile di Castrovillari nel 1917.
Su tutte poi, raccolte alla rinfusa, furono poste numerazioni progressive. Il secondo

57. Sembra identificabile con la grafia di Pasquale Falanga, che annota un privilegio della regina
Giovanna II d’Angiò dell’anno 1425 conservato nella sezione d’Archivio di Stato di Castrovillari, riportan-
do: «Vedi la trascrizione presente nella mia relazione straordinaria al ministero | di grazia e giustizia. Dott.
Pasquale Falanga, conservatore archivio | notarile distrettuale di Castrovillari. 1917» (cfr. Russo, Inediti
documenti di archivi e biblioteche calabresi, doc. III, p. 454). Il Falanga negli anni Cinquanta fu conserva-
tore dell’Archivio notarile regionale di Bari. A Castrovillari egli provvide ad inventariare il fondo pergame-
naceo, apponendo numeri di segnatura archivistica ai documenti.

45
Giuseppe Russo

frammento, che presenta una numerazione consecutiva, doveva esser stato utilizzato
ovviamente come foglio di guardia dallo stesso notaio cassanese per un altro suo proto-
collo, del quale non possiamo specificare l’anno essendo caduta la parte del bifolio su
cui era stato segnato.
Si può pertanto desumere una loro provenienza da Cassano, località nota, del resto,
per esser stata in età longobarda sede di gastaldato, quale caposaldo militare posto lungo
il limes che la univa al gastaldato di Laino, ricordata anche nella Historia Langobardorum
di Paolo Diacono: in qua Pestus et Lainus, Cassianum et Consentia Regiumque sunt posi-
tae civitates.58 Lo storico dei Longobardi, oltre Laino e Cassano, cita anche come sedi
gastaldali Cosenza e Reggio, ma è probabile che l’ultima località sia stata raggiunta dai
Longobardi nella prima fase della conquista ed è evidente che, con l’istituzione del Ducato
bizantino a metà del VII secolo, il limes si fosse ormai stabilizzato più a Nord.59
I disiecta membra rinvenuti a Castrovillari e provenienti forse da Cassano, si collo-
cano in un’area che ricadeva nella Langobardia minor, ma in un contesto geografico
isolato dagli altri àmbiti di cultura e culto latino-longobardo situati più a nord, come la
regione del Vallo di Diano, dove la presenza longobarda fu più salda.
Ci troviamo, infatti, in un territorio ritenuto punto di osmosi e sintesi tra la cultura
latina e quella greca che si era propagata da est per mezzo dei monaci italo-greci dell’ab-
bazia di Santa Maria del Patir di Rossano e da nord-ovest tramite le vicine eparchie bi-
zantine del Merkourion, del Latinianon e del Lagonegrese che, in qualche modo, funge-
vano da spartiacque culturale e religioso con i possedimenti longobardi.60 In quest’ultima
regione predominava sicuramente la cultura e la lingua greca che aveva come principa-
le polo d’irradiazione il monastero dei SS. Elia e Anastasio di Carbone. Cosicché, supe-
rata quest’area notoriamente ricca di codici in lingua greca, frammenti più cospicui in
scrittura beneventana sono stati rinvenuti a Sala Consilina, nell’archivio parrocchiale di
San Pietro, datati tra XI e XIII secolo.61 Altri provengono dalla vicina certosa di Padula,

58. Pauli Historia Langobardorum, in Monumenta Germaniae Historica, Scriptores rerum


Germanicarum in usum scholarum separatim editi, 48, a cura di G. Waitz, Hannoverae 1878, II, 17, p. 98.
59. Cfr. P. Corsi, La Calabria bizantina: vicende istituzionali e politico-militari, in Storia della Calabria
medievale. I quadri generali, a cura di A. Placanica, I, Reggio Calabria 1999, pp. 15-99, qui p. 25; G. Roma,
‘Nefandissimi Langobardi’: mutamenti politici e frontiera altomedievale tra Ducato di Benevento e Ducato
di Calabria, in I Longobardi del Sud, a cura dello stesso, Roma 2010, pp. 405-463, qui p. 409. In genere sul
quadro storico del Mezzogiorno ed in particolare della Calabria, in questi anni di passaggio dal dominio
bizantino a quello longobardo, si veda V. von Falkenhausen, I Bizantini in Italia, in I Bizantini in Italia,
Milano 1982 (Antica Madre), pp. 1-136, qui pp. 10-12, 36-40; Ead., I barbari in Italia nella storiografia
barbarica, in Magistra Barbaritas, Milano 1984 (Antica Madre), pp. 301-313, qui pp. 310-314; C. Brühl,
Storia dei Longobardi, con traduz. di M. V. Strazzeri Enzensberger, ibid., pp. 97-127, qui pp. 114-118; C.
D. Fonseca, Longobardia minore e longobardi nell’Italia meridionale, ibid., pp. 127-184; S. Gasparri, Il
ducato e il principato di Benevento, in Storia del Mezzogiorno, diretta da G. Galasso e R. Romeo, II, 2,
Napoli 1989, pp. 85-146, in part. pp. 103-106; F. Burgarella, Le Terre Bizantine (Calabria, Basilicata e
Puglia), ibid., pp. 415-516, in part. pp. 438-446; G. Roma, Sulle tracce del limes longobardo in Calabria,
«Mélanges de l’École française de Rome. Moyen Âge, Temps modernes», 110, 1 (1998), pp. 7-27.
60. F. Burgarella, Tardo antico e alto medioevo bizantino e longobardo, in Storia del vallo di Diano, a
cura di N. Cilento, Salerno, 1982, II, L’età medievale, pp. 13-41, qui pp. 38-40.
61. E. Spinelli, Nuovi frammenti in beneventana dall’archivio parrocchiale di San Pietro di Sala
Consilina, «Studi medievali», s. III, 28, 2 (1987), pp. 825-837; Id., Frammenti agiografici in beneventana:

46
La scrittura beneventana nella Calabria settentrionale

dove si conservava un frammento della Vita sancti Gregorii Magni di Paolo Diacono
della fine del XII secolo, ora nell’Archivio di Stato di Napoli.62 Svariati frammenti sono
stati ritrovati poi in Basilicata, nel territorio a confine con la Puglia, in particolare a
Matera, Potenza, Tricarico63 e, in ultimo, a Montescaglioso, provenienti dall’abbazia
benedettina di San Michele Arcangelo ma non prodotti nello scriptorium montese.64

I nuovi frammenti scoperti a Castrovillari appartenevano ad un codice liturgico che


è possibile inquadrare nella tipologia dei messali. Come accadde spesso per i libri litur-
gici del medioevo, anche la storia del messale non è costituita da un processo evolutivo
lineare che avrebbe condotto da una forma più semplice ad un libro piuttosto elabora-
to.65 È noto che i secc. IX-XII costituiscono un periodo fortemente problematico dal
punto di vista della trasmissione dei testi liturgici, in ragione sia della presenza di litur-
gie di diversa tradizione, sia delle peculiarità ecclesiastiche locali, maturate nella con-
vergenza di pratiche di antica ascendenza, di festività di volta in volta introdotte nel
calendario e di influenze provenienti da zone limitrofe o grazie a contatti tra centri va-
riamente dislocati. La ricostruzione a ritroso di una ramificazione così fitta ed estesa è
altresì complicata da una serie di eventi che hanno interferito con il lineare sviluppo
delle liturgie, quali i cambiamenti di scrittura, sia testuale che musicale, atti a garantire
una migliore e più funzionale fruizione dei codici, e l’avvento di nuove tipologie librarie
nate allo scopo di agevolare lo svolgimento dei riti. Parimenti, diversi tipi di attività li-
turgica praticati in area beneventana possono aver lasciato tracce della loro esistenza in
messali prodotti sia nell’Italia meridionale che altrove.
Il sec. XI segna una svolta significativa nella storia dei messali, che cominciarono
da questo momento ad essere prodotti in quantità significativa,66 particolarmente

note a margine della Legenda aurea e della sua diffusione nell’Italia meridionale, «Analecta Bollandiana»,
106 (1988), pp. 143-151; Id., Frammenti in beneventana e in gotica (secc. XI-XIV). Considerazioni sulla
circolazione libraria a Sala e nel Vallo medievali, in Id., A. Didier, L’archivio di San Pietro di Sala
Consilina. Frammenti di codici e documenti dei secoli XI-XVIII, Salerno 1990 (Iter Campanum, 2), fram-
menti A-D, pp. 35-37; Id., Un nuovo frammento in beneventana dall’archivio notarile di Sala Consilina,
«Studi medievali», s. III, 30, 2 (1989), pp. 813-822; Id., «Ego abbas Evangelista Serisicus hunc librum
scripsi ...». Note sul codice VI E 44 della Biblioteca Nazionale di Napoli, «Archivio Storico per le Province
Napoletane», 102 (1994), pp. 37-55, in particolare pp. 44-50.
62. A. Ambrosio, Un frammento di codice in beneventana dalla certosa di Padula all’Archivio di Stato
di Napoli, «Studi medievali», s. III, 49, 1 (2008), pp. 357-373, tavv. 2.
63. Salvati, Nuovi frammenti beneventani in Puglia, Basilicata e Calabria, p. 240; V. Brown, The
Cronographia tripertita of Anastasius Bibliothecarius: New Fragments in Beneventan Script at Altamura and
Matera, «Altamura», 35 (1993), pp. 131-140, qui pp. 134 e tav. 2, p. 136; ristampato in Ead., ‘Terra sancti
Benedicti’. Studies in the Palaeography, History and Liturgy of Medieval Southern Italy, Roma 2005 (Storia
e Letteratura. Raccolta di studi e testi, 229), pp. 735-744, tavv. 2, in part. tav. p. 74; A. Vena, Relitti di una
tradizione libraria scomparsa: nuovi frammenti beneventani in terra lucana, in BMB, 20 (2012), pp. 55-86.
64. F. Mottola, Cultura e scrittura nell’abbazia di Montescaglioso. Frammenti di due codici in carolina
e beneventana, «Bollettino della Badia greca di Grottaferrata», 47 (1993), pp. 271-288, qui pp. 279-283.
65. Sulle origini, formazione e funzione del messale si rinvia a E. Palazzo, Libri liturgici, in Enciclopedia
dell’arte medievale, VII, Roma 1996, pp. 646-653, qui pp. 650-652.
66. C. Vogel, Introduction aux sources de l’histoire du culte chrétien au Moyen Âge, Spoleto 1975, pp.
87-88.

47
Giuseppe Russo

nell’area liturgica di Montecassino e Benevento,67 soprattutto dopo l’inizio dell’abba-


ziato di Oderisio I (1087-1105), visto che il suo predecessore Desiderio, futuro papa
Vittore III (1086-1087), non avrebbe promosso attivamente l’uso del messale, ordinan-
do la trascrizione di lezionari e sacramentari.68 Fu in effetti in questo periodo che i sa-
cramentari e i libelli missarum lasciarono il posto a manoscritti completi, definiti mes-
sali plenari. Il Missale plenum nacque con l’esigenza di raggruppare in uno solo diversi
libri: il sacramentario con le preghiere eucaristiche, le orazioni e le preghiere, l’evange-
liario, il lezionario e l’epistolario per le letture della Sacra Scrittura, il graduale con i
canti, esistendo in quel tempo una grande diversità di riti all’interno della Chiesa latina,
talmente differenti da una diocesi all’altra, sia nella forma che nel calendario, da richie-
derne l’unificazione. Cosicché gli interventi sistematici sottesi a uniformare la liturgia
di tradizione ‘romana’ sancirono l’epurazione dei testi da ogni traccia di reminiscenze
locali e imposero la sostituzione totale dei libri utilizzati nelle celebrazioni della messa
e dell’ufficio.
Nella prima metà del secolo XII i sacramentari risultano ormai in numero inferiore
rispetto ai messali e diminuiscono ancora nei secoli XIII e XIV. Nei secoli XI-XII al
sacramentario-antifonario andò ad aggiungersi la parte della messa relativa alla liturgia
della parola, formando così un vero messale a parti giustapposte, tipologia che non so-
pravvisse a lungo alla comparsa dei messali fusi. In questi ultimi ogni pezzo si trova al
punto giusto nell’ordine della celebrazione: i tre libri all’origine del messale (sacramen-
tario, antifonario della messa, lezionario) andavano a formare un nuovo libro, unificato,
per servire alla celebrazione della messa. Prima di giungere a una forma completa e
definitiva, il messale passò per esperienze che possono essere considerate forme em-
brionali, i libelli missarum, collezioni di formulari per singole festività, composte spes-
so da uno a cinque fascicoli. La struttura dei formulari comprende di volta in volta le
orazioni (tratte dal sacramentario), le letture (normalmente integrate al lezionario o
all’evangeliario) e l’incipit dei testi cantati, in qualche caso notati (contenuti nell’anti-
fonario della messa).69 La maggior parte dei messali beneventani purtroppo, come ha
evidenziato Virginia Brown, ci è giunta in condizioni frammentarie (parte di un foglio,
diversi bifoli e pochi fascicoli).70
Ciò detto, anche i due frammenti di Castrovillari conservano brani selezionati per
l’ufficio liturgico, nello specifico appartenenti al commune sanctorum e alle missae vo-

67. G. Ropa, I centri di cultura liturgica, in Centri di produzione della cultura nel Mezzogiorno nor-
manno-svevo. Atti delle dodicesime giornate normanno-sveve (Bari, 17-20 ottobre 1995), a cura di G.
Musca, Bari 1997, pp. 161-191, qui pp. 170-176.
68. M. Inguanez, Catalogi codicum Casinensium antiqui (saec. VIII-XV), Montecassino 1941
(Miscellanea Cassinese, 21), p. 7.
69. Un importante e dettagliato studio relativo alla storia dei libelli missarum, del messale medievale e,
in particolare, delle messe votive in area beneventana si trova in V. Brown, Il messale medievale e le missae
votivae: esempi di pratica monastica in area beneventana, in Il monaco, il libro, la biblioteca. Atti del
Convegno (Cassino - Montecassino, 5-8 settembre 2000), a cura di O. Pecere, Cassino 2003, pp. 119-153,
in particolare pp. 123-132. Si veda anche Ead., I libri della Bibbia nell’Italia meridionale longobarda, in
Forme e modelli della tradizione manoscritta della Bibbia, a cura di P. Cherubini, Città del Vaticano 2005
(Littera antiqua, 13), pp. 281-307, qui pp. 289-291.
70. Cfr. Ead., Il messale medievale e le missae votivae, p. 133.

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La scrittura beneventana nella Calabria settentrionale

tivae. In particolare, il primo frammento, un bifolio, appartiene al commune plurimorum


martyrum, il secondo, parte residua di un bifolio, alle orationes diversae. Contengono
brani dell’Antico e Nuovo Testamento alternati ad orazioni presidenziali, alcune delle
quali registrano il formulario del sacramentario gregoriano riferito a quelle cerimonie,
che il sacerdote recitava durante la celebrazione, ed altre formule eucologiche recanti
pericopi di salmi.71
Il primo frammento, che si apre con l’annuncio di una missa in natali plurimorum
martyrum, ha inizio con l’epistola (1Pt, 5: 4, 10-11), l’alleluia, il vangelo (Lc, 21: 9-19),
l’offertorio, la secreta,72 il prefazio,73 l’antifona di comunione (tratta da Sap, 3: 4, 6) e
l’orazione di postcommunio.74 Segue un’altra messa del medesimo tenore aperta
dall’orazione,75 continuata da una pericope biblica veterotestamentaria tratta dal libro
della Sapienza (Sap, 3, 1-8), un’epistola (Eb, 10: 32-38),76 il Vangelo (Mt, 10: 16-22), la
secreta ed il prefazio.77 Nello spazio successivo, perso per la caduta della membrana,
dovevano trovarsi, come di consueto, l’antifona di comunione e l’orazione dopo la co-
munione. Il testo del bifolio si chiude con un’altra messa del comune di più martiri (Item
missa unde supra) che inizia con l’orazione,78 continua con un passo dell’Antico
Testamento (Prv, 10: 28-32; 11, 1-11),79 poi l’epistola (Eb, 11: 33-40) ed infine termina
con il Vangelo (Mt, 10: 23-30).
Il secondo frammento, parte superstite di un bifolio, come già anticipato, che face-
va parte dello stesso codice del lacerto precedente, era compreso nell’ultima parte del
messale contenente le messe votive, come si desume da un brandello membranaceo la-
terale sul quale si legge Missa pro [...]. Esso inizia con un’orazione acefala,80 di cui
pochi brani mutili si leggono nel brandello di pergamena rimasto nell’angolo in basso a

71. G. B. Baroffio, I manoscritti liturgici, in Guida ad una descrizione uniforme dei manoscritti e al
loro censimento, a cura di V. Jemolo e M. Morelli, Roma 1990, pp. 145-192, qui p. 149.
72. Per il quale si fa riferimento al sacramentario gregoriano. Cfr. J. Deshusses, Le sacramentaire gré-
gorien. Ses principales formes d’àpres les plus anciens manuscrits, I, Fribourg 1992 (Spicilegium
Friburgense, 16), p. 269 n. 304, § 3255.
73. Ibidem, p. 269 n. 304, § 3257. Cfr. anche Sancti Gregorii papae I opera omnia, in J. P. Migne,
Patrologiae Latinae cursus completus, 78, Lutetiae Parisiorum 1862, col. 166 C.
74. La lettura tratta dal Vangelo di Luca trova piena corrispondenza con il brano tramandato dalla Vulgata.
Il testo della prima epistola di Pietro è costituito da parti non consequenziali dello stesso capitolo.
75. Il riferimento è al sacramentario gregoriano. Cfr. Deshusses, Le sacramentaire grégorien, p. 270 n.
305, § 3259. Si veda anche Sancti Gregorii papae I opera omnia, col. 166 B.
76. Nel testo è erroneamente riportato Lectio epistule beati Pauli apostoli ad Romanos. Evidentemente
l’amanuense inserendo la rubrica in rosso, vergata in un secondo momento dopo che era già stato scritto il
testo in inchiostro nero, per svista scrisse Romanos in luogo di Ebreos.
77. Il riferimento è al sacramentario gregoriano. Cfr. Deshusses, Le sacramentaire grégorien, p. 270 n.
305, § 3261.
78. Ibidem, p. 270 n. 305, § 3262.
79. Anche qui è erroneamente citato il libro veterotestamentario della Sapienza, quando si tratta invece di
quello dei Proverbi. Non è affatto inconsueto il rinvenimento di simili sviste nei codici liturgici. Per esempio
anche nell’Evangeliario di Bari (Biblioteca Apostolica Vaticana, Ottob. lat. 296, f. 124v), in scrittura beneven-
tana del tipo barese della seconda metà del secolo XI, si riscontrano pericopi errate, come le sequenze del
Vangelo di Matteo in luogo di Luca, e, subito dopo, di Matteo anziché Marco. Cfr. Paleografia latina. Tavole,
a cura di P. Cherubini e A. Pratesi, Città del Vaticano, 2004 (Littera antiqua, 10), tav. 64, p. 54.
80. Cfr. Deshusses, Le sacramentaire grégorien, p. 417 n. LV, § 1243.

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Giuseppe Russo

sinistra. Segue una lettura biblica tratta dall’Antico Testamento, contenente la pericope
del cantico di Azaria (Dn, 3: 35-45); continua con il graduale (Ps, 149, 5), l’epistola (2
Ts, 2: 13-17) ed il Vangelo (Gv, 8: 31-42), leggibile solo con l’ausilio della lampada a
luce ultravioletta. Tutto il rimanente testo risulta inintellegibile a causa del completo
scolorimento dell’inchiostro nero che ha interessato il lato verso della pergamena, anche
ricorrendo alla lampada di Wood. Si leggono soltanto le lettere vergate con inchiostro
rosso, per cui possiamo aggiungere che nell’ordine seguivano l’offertorio, la secreta e,
infine, intervallate da un salmo, l’antifona di comunione e l’orazione di postcommunio.
Si riprendeva con la missa ad abbatem faciendum, aperta dall’introito, completamente
illeggibile, e l’orazione,81 intervallate da un salmo, cui seguiva la lettura di un passo del
Deuteronomio, la cui rubrica chiude la colonna.
Formulare ipotesi circa la datazione e la localizzazione del manoscritto è impresa
ancor più ardua, specialmente quando ci si trova dinanzi a testimonianze lacunose. In
mancanza di elementi sicuri, operando con la dovuta cautela in merito agli elementi che
emergono in base all’analisi paleografica, il frammento si può datare tra XI e XII secolo.
Quasi nessuna ipotesi, al contrario, è possibile avanzare a proposito della sua origi-
ne. La grafia del testo dei frammenti è espressione di una beneventana formata che ri-
sente maggiormente di caratteristiche Bari type, nella quale coesistono impronte di ma-
trice cassinese.
Questi elementi, pertanto, lasciano prefigurare che il manoscritto da cui i frammen-
ti provengono potrebbe essere stato realizzato in una zona periferica in cui la tipizzazio-
ne cassinese esercitava una certa influenza, quale potrebbe essere San Vincenzo al
Volturno oppure Benevento. D’altronde è risaputo che nei secc. XI-XII i messali prodot-
ti nello scriptorium di Santa Sofia, seppur in numero minore, rivaleggiavano con quelli
della Montecassino contemporanea in termini di qualità e competenza calligrafica.
Inoltre la rigatura dei frammenti di Castrovillari è stata eseguita sul lato pelo, mentre,
già a partire dal secolo XI, nei manoscritti originari di Montecassino o dei centri scrit-
tori legati all’abbazia, è stata individuata come caratteristica specifica la rigatura a secco
sul lato della carne, secondo il cosiddetto new style; diversamente, nelle altre zone d’Ita-
lia si tende ad incidere il lato del pelo.82
Il primo bifolio misura mm 488 × 310. Il secondo frammento di bifolio, del quale
resta una metà, misura mm 290 × 310. Per entrambi sono identiche le altre misure. Lo
specchio scrittorio misura mm 175 × 260; il margine superiore misura mm 20, quello
inferiore mm 35, il margine destro (esterno) mm 50, il margine sinistro (interno) mm 18.
La larghezza dell’intercolumnio misura mm 18~20; di mm 8 è, infine, l’interlinea. Il
testo, disposto su due colonne (ognuna delle quali costituita da trentuno rettrici, distan-
ziate tra loro mm 20), è tracciato al di sopra della prima linea di rigatura.83

81. Ibidem, p. 342 n. 216, § 996.


82. P. Busonero, G. De Francesco, P. Degni, L. Devoti, N. Giovè, M. Palma, B. Porres de Mateo, B. M.
Tarquini, Un sistema di rigatura nei codici cassinesi del secolo XI, «Aevum », 70 (1996), pp. 213-216.
83. Questo dato può risultare importante per individuare un terminus post quem non circa la datazione
dei frammenti, dal momento che nei manoscritti latini il testo risulta vergato «above top line» non oltre i
primi del secolo XIII. Cfr. M. Palma, Modifiche di alcuni aspetti materiali della produzione libraria latina
nei secoli XII e XIII, «Scrittura e civiltà», 12 (1988), pp. 119-133, qui pp. 123-124.

50
La scrittura beneventana nella Calabria settentrionale

Lo schema di rigatura, appena rilevabile ma che rende la scrittura ben allineata, è


riconoscibile nel tipo 10B2 di Jules Leroy, corrispondente al sistema 1-11-11/0/0/B di
Denis Muzerelle.84 Leroy osserva che in genere nei manoscritti latini il bifolio, piegato
a metà, presenta il lato pelo rivolto all’esterno (come del resto accade per il bifolio del
messale castrovillarese), aspetto che nell’Italia meridionale, a partire dal IX secolo, in-
fluenza anche quelli greci, di solito presentati con il lato carne all’esterno.85 L’influenza
beneventana fu ancora maggiore nei manoscritti greci nel XII secolo, non solo a livello
codicologico ma anche decorativo e persino grafico, data la presenza in essi di elementi
della scrittura onciale.86
La membrana, nel complesso di buona qualità e ben lavorata, si presenta in medio-
cre stato di conservazione; appare più spessa nel margine interno, mentre si assottiglia
gradualmente verso quello esterno, facendo trasparire in alcuni punti la scrittura del lato
verso. Guasti di notevole entità, causati da copiose infiltrazioni di umidità, hanno cau-
sato la caduta di un vistoso lembo di pergamena nel primo frammento (lato B), risarcito
con carta giapponese durante l’intervento di restauro, nonché il forte scolorimento
dell’inchiostro del testo, di colore bruno, talora completamente svanito, con la perdita di
parte dello scritto.
Nel secondo frammento, sul lato B recto piccoli fori e alcune lacerazioni imputabi-
li all’usura della membrana hanno causato la perdita di lettere, senza tuttavia creare
gravi ostacoli all’intellegibilità del testo. L’inchiostro appare fortemente scolorito sul
lato B verso, trattandosi di quello esterno della copertina del protocollo notarile di cui
fungeva da carta di guardia, ma è leggibile in buona parte con l’ausilio della lampada di
Wood, eccetto nella parte conclusiva della seconda colonna, dove risulta completamen-
te svanito. In questo campo sono leggibili i titoli delle rubriche eseguite con inchiostro
di colore rosso.
La decorazione, alquanto sobria, si limita alle litterae notabiliores, alle piccole ini-
ziali dei capoversi e dei periodi, alle rubriche e alle grandi iniziali degli incipit. Le ru-
briche delle sequenze evangeliche e delle letture dei passi testamentari sono tutte verga-
te in colore rosso, come pure i titoli distintivi delle varie sezioni (orazione, offertorio,
secreta, prefazio, communio e postcommunio, salmi, alleluia).
Sicuramente il carattere distintivo reso dagli inchiostri e dal modulo maggiore con il
quale sono vergate le iniziali riveste non solo una funzione ornamentale, ma anche una
finalità d’uso, giacché la gerarchia grafica creata da dimensione e colore diversi rende ni-
tida la successione dei testi.87 L’alfabeto delle litterae notabiliores utilizza forme ispirate

84. Sui tipi di rigatura dei codici cfr. J. Leroy, Les types de réglure des manuscrits grecs, Paris 1976
(Institut de recherche et d’histoire des textes. Bibliographies, colloques, travaux préparatoires); D.
Muzerelle, Pour décrire les schémas de réglure: une méthode applicable aux manuscrits latins (et autres),
«Quinio », 1 (1999), pp. 123-170. Sui sistemi di codifica si vedano anche P. Canart, Lezioni di paleografia
e di codicologia greca, Città del Vaticano 1980, pp. 72-73; L. Albiero, Le trappole della codifica.
Osservazioni intorno ai sistemi di descrizione dei tipi di rigatura, «Scrineum», 8 (2011), pp. 113-167.
85. Leroy, Caratteristiche codicologiche dei codici greci di Calabria, pp. 59-60.
86. Ibidem, pp. 62-64, 67.
87. Per un quadro completo sui dispositivi grafici in funzione distintiva si rimanda a P. Fioretti, Ordine
del testo, ordine dei testi. Strategie distintive nell’Occidente latino tra scrittura e lettura, in Scrivere e
leggere nell’alto medioevo, Atti della LIX Settimana di studio del Centro italiano di studi sull’alto medioe-

51
Giuseppe Russo

alle capitali per le iniziali di sezione maggiore. Esse sono disposte en ekthesei rispetto allo
specchio grafico di ogni colonna, per marcare l’articolazione del testo in sezioni. La licte-
ra notabilior I, vergata a stelo, posta all’inizio delle pericopi evangeliche e delle letture
bibliche, tracciata a penna con inchiostro bruno e a corpo vuoto, si sviluppa costantemen-
te per sei righi. Nel tratto superiore è eseguita con volute e a motivi geometrici ad intrec-
cio, talvolta presenta protuberanze laterali. Lo stelo è riempito di rosso e verde separati da
un piccolo spazio non colorato, altre volte è ugualmente tripartito in una banda rossa, una
lasciata in bianco e una verde. Questa tipologia di decorazione semplice si ritrova in mol-
ti codici in beneventana dell’Italia centrale databili intorno al XII secolo.88 Alcune lettere
incipitarie meno estese sono eseguite a corpo vuoto e riempite di solo colore rosso, quali
E (Expectatio: fr. 1, B recto, col. 2, rr. 12-15), dilatata per quattro righi, ed F (Fratres: fr.
1, B recto, col. 2, rr. 12-15; fr. 2, B recto, col. 2, rr. 15-19), prolungata per cinque righi.
Altre lettere incipitarie in capitale occupano in altezza lo spazio compreso fra tre rettrici,
riempite di colore rosso e verde, e sono poste metà sporgenti e metà all’interno dello spec-
chio di scrittura. Di bella fattura ornamentale e finemente elaborate si presentano una O
iniziale (Omnipotens: fr. 1, B recto, col. 2, rr. 6-7), costituita da tre lacunari curvilinei ri-
empiti di colore blu e giallo, uniti da tre piccoli cerchi riempiti di rosso, ed il monogramma
VD (Vere dignum), presente due volte, in colore blu-rosso.
Come anticipato prima, la datazione dei frammenti di Castrovillari che si propone
è basata prevalentemente sull’esame della scrittura beneventana in esso testimoniata,89 i
cui caratteri sono quelli tipici del cosiddetto ‘terzo periodo’,90 più noto come ‘periodo
della maturità’ individuato da Lowe,91 che permettono di proporre una datazione com-
presa tra la fine dell’XI e il XII secolo. Trattandosi di membra disiecta dello stesso co-
dice, vergati dalla stessa mano, si possono esaminare omogeneamente sotto l’aspetto
paleografico.
Il modulo della scrittura si presenta leggermente più piccolo, secondo una metodo-
logia avviata dall’abate Oderisio, rispetto a quello più grande utilizzato nel corso
dell’abbaziato di Desiderio.92 Esso, abbastanza regolare e tondeggiante, rimane costante

vo (Spoleto, 28 aprile - 4 maggio 2011), Spoleto 2012 (Settimane di studio del Centro italiano di studi
sull’alto medioevo, 59), pp. 515-551, in part. pp. 515-516.
88. Cfr. A. De Luca, Frammenti di codici in beneventana nelle Marche, in Miscellanea in memoria di
Giorgio Cencetti, Torino 1973, pp. 101-140, qui p. 119.
89. Studi fondamentali su questa scrittura sono: Loew (poi Lowe), The Beneventan Script; Id., Scriptura
Beneventana; Id., Studia Palaeographica. A Contribution to the History of Early Latin Minuscule and to the
Dating of Visigothic Manuscripts, in Id., Palaeographical Papers, 1907-1965, ed. by L. Bieler, Oxford
1972 (1a ed. München 1910), I, pp. 5-65; Id., The Beneventan Script2, I, pp. 122-152; G. Cavallo, Struttura
e articolazione della minuscola beneventana libraria tra i secoli X-XII, «Studi medievali», s. III, 11 (1970),
pp. 343-368; G. Battelli, Lezioni di paleografia, Città del Vaticano 19913, pp. 123-141; G. Cencetti,
Paleografia latina, Roma 19872, pp. 96-100; Id., Lineamenti di storia della scrittura latina, ristampa a cura
di G. Guerrini Ferri, Bologna 1997, pp. 118-122; F. Newton, The Scriptorium and Library at Montecassino,
1058-1105, Cambridge 1999 (Cambridge Studies in Palaeography and Codicology, 7); Cherubini, Pratesi,
Paleografia latina, pp. 299-327.
90. Secondo la terminologia proposta da Battelli, Lezioni di paleografia, pp. 135-136.
91. Lowe, The Beneventan Script2, I, pp. 124-125; cfr. anche Cherubini, Pratesi, Paleografia latina, pp.
303-304.
92. Newton, The Scriptorium and Library, pp. 70-73; Brown, Il messale medievale, p. 129.

52
La scrittura beneventana nella Calabria settentrionale

salvo ridursi sensibilmente, a fini distintivi, nelle formule eucologiche che inframezza-
no le letture bibliche, evangeliche e le epistole.
La scrittura, dal tratteggio uniforme, sottile e fluido, per la presenza di alcune delle
caratteristiche individuate dal Lowe - tra cui l’uso della c ‘crestata’, della e con i due
occhielli quasi uguali, delle legature con i che scende sotto il rigo con un’accentuata
curva verso sinistra - sembrerebbe assimilabile, come già detto, alla tipizzazione barese
della beneventana. A titolo di confronto, la beneventana dei frammenti di Castrovillari
è molto simile, ma con talune lievi differenze, al frammento nr. 45 dell’Archivio
Diocesano di Matera, che Virginia Brown assegna all’ultimo quarto dell’XI secolo, ver-
gato in Bari type.93 Se ne riscontra una certa affinità anche per quel che riguarda le de-
corazioni dell’iniziale I a stelo semplice.
D’altro canto, rispetto alla tipizzazione barese, non si rileva una ridotta tendenza
alla quadrilinearità, per cui le aste ascendenti e discendenti si prolungano fino a toccare
la linea superiore ed inferiore al binario centrale, in particolare le lettere f e s scendono
molto al di sotto del rigo di scrittura.
Nel contempo, la scrittura dei frammenti non sembra pienamente riferibile alla sti-
lizzazione cassinese, della quale non presenta infatti talune caratteristiche tipiche: si
pensi, in particolare, alla presenza della d nella sola forma cosiddetta “onciale”, adope-
rata anche in compendi (quali Ds per Deus, Dne per Domine), per i quali nel tipo cassi-
nese ricorre invece la forma con l’asta diritta tagliata dal segno abbreviativo; inoltre,
l’asta obliqua della d è priva di quel piccolo uncino rivolto verso il basso caratteristico
del tardo periodo desideriano e di quello oderisiano.94
Essa, ancora, è priva del tipico cordellato cassinese, non presentando una marcata
spezzatura dei tratti brevi verticali. Tuttavia, nella parte finale dei tratti brevi delle lette-
re i, m, n, t, u, termina con il new angle (sostituitosi all’old angle nella scrittura in uso a
Montecassino nella seconda metà del secolo XI, durante il periodo desideriano, per
diffondersi in seguito nei centri limitrofi), dunque con un tratto d’appoggio in forma di
mezza losanga con uno dei vertici poggiato sul rigo di scrittura.95
Una peculiare particolarità è data dalla legatura di t alle vocali e ed u con la consonan-
te eseguita a due occhielli sovrapposti aperti, come avviene per la t assibilata quando si
lega alla -i enclitica, di disegno simile alla c ‘crestata’ o a un epsilon greco. D’uso arcaico
(prevalentemente del IX secolo) e molto rara già nel X secolo,96 fu inserita anche nella
tradizione cassinese da Grimoaldo, amanuense e maestro dello scriptorium giunto a
Montecassino al momento dell’elezione ad abate di Desiderio, che apportò un’educazione
grafica estranea al cenobio.97 Nei frammenti di Castrovillari la si ritrova nelle parole capi-

93. Brown, A Second New List of Beneventan Manuscripts (IV), pp. 355-357. Due specimina sono ri-
prodotti in Vena, Relitti di una tradizione libraria scomparsa, fig. 17, p. 81 e fig. 27, p. 85.
94. Cherubini, Pratesi, Paleografia latina, p. 317.
95. Newton, The Scriptorium and Library, pp. 33, 35, 137; Cherubini, Pratesi, Paleografia latina, p.
312.
96. Cfr. Lowe, The Beneventan Script2, I, p. 148. Si ritrova, a titolo esemplificativo, nelle parole intentio-
ne, imbecillitatem e temperamentum, nel testo in scrittura beneventana del secolo IX delle Sententiae di Isidoro
di Siviglia (Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg. lat. 1823, ff. 69v-70r), dove la t ad occhiello è riprodotta sia
davanti ad e che ad u. Cfr. Paleografia latina. Tavole, a cura di Cherubini e Pratesi, tav. 58, rr. 8, 11, 16.
97. Cherubini, Pratesi, Paleografia latina, pp. 310-311.

53
Giuseppe Russo

te (fr. 1, A recto, col. 2, r. 4), voluntatem (fr. 1, A verso, col. 2, r. 18), omnipotentia (fr. 2,
B recto, col. 2, r. 9), mentre compare nella consueta forma di t con curva aperta a sinistra
nella parola tenete (fr. 2, B recto, col. 2, rr. 21-22). Il gruppo tu arcaico con t a due occhiel-
li sovrapposti si ritrova nelle parole tormentum (fr. 1, A recto, col. 1, r. 12), locutus (fr. 2,
B recto, col. 1, r. 11), multitudinem (fr. 2, B recto, col. 2, r. 4), tuo (fr. 2, B recto, col. 2, r.
6), confundantur (fr. 2, B recto, col. 2, r. 7). Tali legamenti, frutto della cultura grafica
personale dell’amanuense, non si riscontrano, invece, nella tipizzazione barese.
In conclusione, le caratteristiche menzionate inducono ad escludere una probabile
origine cassinese, ma anche una provenienza da area pugliese, e ad ascrivere la testimo-
nianza nel novero delle beneventane cosiddette “generiche”, pur se elaborate in un cen-
tro provinciale non individuato, forse campano.
Passando all’analisi squisitamente grafica della scrittura del testo, vorrei innanzitutto
precisare che la maggior parte dei lemmi presi come campioni esemplificativi sono estra-
polati dai lati B recto del primo e del secondo frammento, trattandosi di quelli meglio
conservati, salvo poche diverse indicazioni di altre peculiarità all’occorrenza segnalate.
Ad un primo esame appare evidente che le parole non sono nettamente distanziate
tra loro, semmai, complessivamente, si presentano sovente unite, né si verificano fusio-
ni tra lettere a curve contrapposte. Le aste ascendenti di b (ad occhiello chiuso) ed l, che
si presentano abbastanza slanciate, come pure l’asta verticale di h, sono leggermente
clavate nel tratto superiore. Le lettere maiuscole all’inizio del periodo sono di tipo on-
ciale (si riscontrano particolarmente e ed s, vergate con lo stesso inchiostro scuro del
testo e riempite negli occhielli con colore rosso-arancione, ma anche q, r, n e v).
La a è eseguita a forma di o+c accostate. La forma onciale, di modulo grande, con
un trattino obliquo all’interno dell’occhiello, tipica della carolina, è usata solo in casi
particolari, come all’inizio di una frase al posto di una maiuscola (amen, fr. 1, A recto,
col. 2, r. 4; alleluia, fr. 2, B recto, col. 2, r. 29; adhuc, fr. 2, B recto, col. 2, r. 19) oppure
a fine rigo per ovviare all’esiguità dello spazio disponibile per la a normale (illumina|ti,
fr. 1, A recto, col. 2, rr. 3-4; syna|gogas, fr. 1, A recto, col. 1, rr. 21-22; anima, fr. 2, B
recto, col. 1, r. 23);
la c si presenta sia semplice che ‘crestata’, a forma di epsilon greco. Quest’ultima,
particolarmente frequente nei manoscritti più antichi, meno in quelli dei secc. X e XI, si
trova ancora sporadicamente nei migliori esemplari della fine del sec. XI e dell’inizio
del XII,98 categoria alla quale dovevano appartenere i frammenti castrovillaresi. Dopo
appare raramente. La norma non si applica ai codici del tipo di Bari, che piuttosto mo-
strano una preferenza per la c ‘crestata’. Alcuni copisti tendono ad usarla in presenza di
due c consecutive. Nei frammenti di Castrovillari si trova indistintamente ad inizio di
parola (es. confundantur: fr. 2, B recto, col. 2, r. 8; la stessa parola al rigo precedente è
vergata con c semplice) o all’interno (es. holocausto: fr. 2, B recto, col. 1, r. 25; ma la
stessa parola, al r. 20, è vergata con c semplice), ed in genere anche ad inizio rigo (es.
contrita: fr. 2, B recto, col. 1, r. 24) oppure dopo un’altra c (es. ecce: fr. 1, A verso, col.
2, r. 24; accepit, fr. 1, A verso, col. 1, r. 26; peccatum: fr. 2, B verso, col. 1, r. 11);99

98. Lowe, The Beneventan Script2, I, p. 134.


99. La compresenza di c semplice e c ‘crestata’, oltre che a molteplici affinità grafiche, si ritrova in una

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La scrittura beneventana nella Calabria settentrionale

la d è sempre di tipo onciale, con asta inclinata a sinistra anche nelle parole com-
pendiate, laddove la forma cassinese prediligeva generalmente l’asta diritta;
la f , come pure la s, scende al di sotto del rigo, anche quando è in legamento con la i;
la e ha la curva chiusa dell’occhiello superiore al di sopra dell’altezza normale del-
la lettera corta. Il tratto che divide l’occhiello superiore da quello inferiore corre oriz-
zontale lungo la linea immaginaria superiore del corpo delle lettere e permette l’aggan-
cio alla lettera seguente;
la g ha l’occhiello superiore chiuso e quello inferiore aperto;
la i è presente nella duplice forma (alta all’inizio di parola e con valore semivoca-
lico e corta negli altri casi), nonché discendente al di sotto del rigo di scrittura con tratto
ricurvo a sinistra nei legamenti con l e t nel gruppo assibilato;
la q ha sempre l’asta diritta e non ripiega mai verso sinistra. In un caso, ad inizio
rigo, l’ansa di sinistra dell’occhiello è crestata come quella della c (quia: fr. 2, B recto,
col. 1, r. 15);
la r è sia nella forma cosiddetta ‘a croce’ all’inizio o all’interno di parola (e si pro-
lunga leggermente oltre il rigo di base, tranne quando è in legamento con la i), sia nella
forma ad asta corta alla fine di una sillaba all’interno di una parola (ad es. servum, ver-
bum, corda) oppure alla fine della parola (suscipiamur: fr. 2, B recto, col. 1, rr. 24-25);
la t è realizzata con il consueto digrafismo della beneventana: nella forma di due c
accostate con il primo occhiello lasciato aperto, alla quale si ricorre anche nel legamen-
to con i nel gruppo a suono duro, mentre si trova nella forma di 8 per il suono assibilato,
che, come detto prima, è talvolta utilizzata anche per e ed u; inoltre, a fine parola prece-
duta da n, è a forma di 2;
la x e la y (esemplata sul modello della x) hanno la seconda linea obliqua che scen-
de abbondantemente da destra verso sinistra al di sotto del rigo di scrittura (dux: fr. 2, B
recto, col. 1, r. 19; martyres, fr. 1, A verso, col. 1, r. 4; synagogas, fr. 1, A recto, col. 1,
rr. 21-22);
la z, eseguita in tre tratti, si presenta in una forma zigzagata (Beelzebub: fr. 1, B
verso, col. 2, r. 12).
Il dittongo ae è reso con e cedigliata (ę). Sono presenti le legature obbligatorie del-
la i enclitica: fi (in tal caso la vocale assume la forma di un piccolo 7 pendente dalla
consonante che la precede), ri (la i si incurva verso destra nel sistema binario ideale,
ripiega a sinistra al di sotto della rettrice e termina in basso con un piccolo risvolto cur-
vo risalente a destra) e lo pseudo-legamento li (la i scende al di sotto della rettrice e
termina in basso con una curva rivolta a sinistra).
Compare sempre il nesso per esprimere la congiunzione et con t rovesciata (tranne,
ovviamente, ad inizio di periodo quando la e maiuscola è in forma onciale) e la desinen-
za a fine parola (es. perficiet, fr. 1, A recto, col. 1, r. 6; manet, fr. 2, B verso, col. 1, r. 13),
non presente invece quando et si trova nel corpo. Si segnalano anche i nessi rp (corpora:
fr. 2, B recto, col. 1, r. 7), sp (disperdas: fr. 2, B recto, col. 1, r. 6) e nt a fine parola (sunt,

tavola in beneventana che riproduce un passo della De vita contemplativa di Giuliano Pomerio, datata al
sec. XI in., che si conserva nell’abbazia di Montecassino (Casin. 226 II). Cfr. G. Orofino, I codici decorati
dell’Archivio di Montecassino, II, 2. I codici preteobaldiani e teobaldiani, con la collaborazione di L.
Buono e R. Casavecchia, Roma 2000, p. 565.

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Giuseppe Russo

fr. 1, A verso, col. 1, r. 11; ostendent: fr. 2, B recto, col. 2, r. 7; sciant: fr. 2, B recto, col.
2, r. 10).
Tra i segni abbreviativi est non compare mai nel tipo insulare (costituito da due
punti verticali separati da un tratto orizzontale, frequentemente usato nella tipizzazione
barese), ma solamente nella forma sciolta; la nasale, sia all’interno sia a fine parola, è
generalmente segnalata da un piccolo 3 inclinato verso sinistra; punto e virgola sono
utilizzati per -us e per l’enclitica -que.
Occorre, inoltre, l’abbreviazione tipicamente beneventana per eius con i lunga ta-
gliata da un tratto orizzontale, mentre è assente quella per -r(um) per il genitivo plurale
eseguita con la r a forma di 2 il cui tratto orizzontale è intersecato dal segno abbreviati-
vo: la desinenza, infatti, non risulta mai compendiata, ma è presente il solo segno di
abbreviazione della nasale finale.
Una lineetta orizzontale ondulata segnala le abbreviazioni per contrazione, come
per i consueti nomina sacra, quali Ds (Deus), Ihs (Iesus), Xps (Cristus), Ihl (Israhel),
omps (omnipotens), scs (sanctus), sps (spiritus), Dns (Dominus) ed altri lemmi, come ad
esempio mia (misericordia), glo (gloria), epla (epistula), oms/omis (omnes/omnis), tpe
(tempore) e qm (quoniam). La medesima lineetta è usata per il troncamento di autem ed
enim (au/eni) e sulla t per ter (ad es. propter). Non ricorrono abbreviazioni per letterina
soprascritta né il segno abbreviativo a forma di 2 per la desinenza -tur, attestata sempre
nella forma sciolta.
Per quanto concerne il sistema d’interpunzione adoperato dal copista, si riconosco-
no la subdistinctio o suspensiva (un punto sovrastato da un comma) per la pausa breve,
la distinctio media o constans (un punto semplice) per la pausa media, e la distinctio
finalis o finitiva, realizzata con due punti allineati e in posizione leggermente obliqua e
una virgola in basso, seguiti da lettera maiuscola, per esprimere pause lunghe. Non è
stato rilevato, invece, il segno d’interrogazione a forma di 2 sovrapposto al pronome
interrogativo. Mancano i segni diacritici sulla i semplice o doppia ii, del resto, come è
noto, utilizzati solo alla fine del XII secolo.100 In ogni modo, un solo accento, eseguito
con un trattino ascendente a destra, si rileva sulla lettera i della parola litore (fr. 2, B
recto, col. 1, r. 14).

100. Lowe, The Beneventan Script2, I, p. 317; Cherubini, Pratesi, Paleografia latina, p. 304.

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La scrittura beneventana nella Calabria settentrionale

Appendice

Frammento n. 1

Archivio di Stato, Sezione di Castrovillari, Fondo pergamene, pergamena liturgico-musica-


le nr. 1. Sul lato A recto, di mano recente, una numerazione d’archivio, posta sull’angolo in alto
a destra: «n° 232». Sul margine di sinistra, vergato perpendicolarmente, di mano del XIX secolo:
«Carofalo». Sullo specchio della scrittura antica, in alto a sinistra: «Protocol(lo) / 1823». Sul
lato B recto, sempre nell’angolo in alto a destra, altra numerazione della stessa mano precedente:
«n° 232 bis».
Pergamena restaurata (mm 490 × 310), già foglio di guardia di un protocollo notarile
dell’anno 1823, in mediocre stato di conservazione. Lo specchio della scrittura è di mm 180 ×
270. Il testo, in scrittura beneventana, è disposto su due colonne di 32 righi. L’inchiostro è di
colore scuro, i titoli sono rubricati.

<A recto>
/ 1a col. / et cum apparuerit princeps pas|torum p(er)cipietis inmarcescibile(m) | gl(ori)e
coronam. D(eu)s au(tem) omnis gr(ati)e qui | vocavit nos in eternam suam gl(ori)am | in Christo
Iesu modicum passos ipse perfi|ciet et confirmabit solidabitque. Ipsi gloria et imperium in sęcula
sęculorum | amena). All(eluia) [...].
Seq(uentia) s(an)c(t)i ev(an)g(elii) sec(undum) Lucamb):
In ill(o) t(em)p(ore) d(ixit) d(omi)n(u)s Ih(esu)s discip(u)lis suis: | Cum autem audieritis
proelia et sedi|tiones nolite terreri oportet pri|mum hec fieri sed non dum statim | finis tunc dice-
bat illis surget gens | contra gentem et regnum adver|sus regnum terremotus magni | erunt per
loca et pestilentie et fa|mes terroresque de cęlo et signa | magna erunt. Sed ante hec om|nia in-
icient vobis manus suas et | persequentur tradentes in syna|gogas et custodias trahentes ad reges
| et pręsides propter nomen | meum continget autem vobis in | testimonium. Ponite ergo in | cordi-
bus vestris non premeditari | quemadmodum respondeatis: ego | enim dabo vobis os et sapien-
tiam | cui non poterunt resistere et con|tradicere omnes adversarii vestri | trademini autem a
parentibus et fratribus / 2a col. / et cognatis et amicis et morte | afficient ex vobis et eritis odio |
omnibus p(ro)pter nomen meum | et capillus de capite v(est)ro non pe|ribit. In patientia v(est)ra
posside|bitis animas v(est)ras.
Off(ertorium): Exul|tabunt sancti in gl(ori)a, lętabuntur in cubilib(us) suis, | exultationes
Dei in faucibus eorumc).
Sec(reta): | Munera tibi d(omi)ne n(ost)rę devotionis | offerimus, quę et pro tuorum | tibi
grata sint honore iustorum | et nobis salutaria, te miserante, | reddantur. P(er).
Prepha(tio): V(ere) d(ignum) et iuste eterne deus. Qui sanctoru(m) | martirum tuorum pia
certa|mina ad copiosam perducis victo|riam, atque perpetuum eis largiris tr|iumphum, ut ecclesie
tue semper sint in | exemplum […] | […]. Presta nobis ques|umus ut per eorum intercessionem,
quorum | festa celebramus, pietatis tue | munera capiamus, per Christum Dominum | nostrum.

57
Giuseppe Russo

Co(mmunio): Si coram hominibus tormenta, | passi sunt spes illorum inmortalita|te plena
est, Deus tentavit | eos et quasi holocausta acce|pit eos.
Ps(almus): [...].
P(ost)co(mmunio): P[...].
Ite(m) ali(a) mis(sa) in nat(ali) plu(rimorum) |

<A verso>
/ 1a col. / mar(tyrum) can. et rel. [...]:
Or(atio): Om(ni)p(oten)s semp(iterne) D(eu)s, qui p(er) glo(rio)sa bella | certaminis ad
inmortales | triumphos, tuos martyres ex|tulisti, da cordibus n(ost)ris dig|na(m) pro eoru(m) com-
memoratione | lętitia(m), ut quoru(m) hic corpora | pio amore amplectimur, eoru(m) | precibus
adiuvemur. Per.
Lec(tio) libri Sapientięd):
Iustoru(m) animę in manu D(e)i sunt | et non tanget illos tormentu(m) | malitię. Visi sunt
oculis insi|pientium mori, et ęstimata est | afflictio exitus illoru(m) et quod | a nobis est iter exter-
minii, | illi au(tem) sunt in pace. Et si cora(m) | hominibus tormenta pasi sunt | spes au(tem)
illoru(m) inmortalitate | plena est. In paucis vexati | in multis bene disponentur | q(uonia)m D(eu)s
temptavit illos et inve|nit illos dignos se. Tamqua(m) | auru(m) in fornace probavit illos, | et qua-
si holocausta hostia(m) | accepit illos, et in tempore erit | respectus illoru(m). Fulgebunt | iusti et
ta(m)qua(m) scintille in ha|rundineto discurrent iudica|bunt nationes et dominabun|tur populis, et
regnabit D(omi)n(u)s illo/ 2a col. /[rum in perpetuum]. 
Lec(tio) ep(istulae) be(ati) | Pa(uli) ap(osto)li ad Romanose):
F(rat)r(e)s, rememoramini pris|tinos dies, in quibus illumina|ti magnu(m) certamen
sustinui|stis passionu(m). In altero quide(m) | opprobriis et tribulationibus | expectaculum facti.
In alte|ro au(tem) socii taliter conversan|tiu(m) effecti. Na(m) et vincti compas|si estis, et
rapina(m) bonoru(m) v(est)roru(m) cum gaudio suscepistis, cognos|centes vos meliore(m) ha-
bere et | manentem substantia(m). Nolite | itaq(ue) amittere confidentiam | v(est)ram, que
magna(m) habet remu|neratione(m). Patientia eni(m) vobis | necessaria est, ut voluntate(m) D(e)i
facientes reportetis promis|sionem. Adhuc enim modicum | aliquantulu(m) est et non tarda|bit.
Iustus au(tem) ex fide vivit.
Seq(uentia) s(an)c(t)i Ev(an)g(elii) sec(undum) Matheumf):
In ill(o) t(em)p(ore) d(ixit) d(omi)n(u)s I(e)h(s)us discip(u)lis suis: | Ecce ego mitto vos
sicut oves | in medio luporu(m) estote ergo | prudentes sicut serpentes et | simplices sicut co-
lumbe cave|te au(tem) ab hominibus tradent | eni(m) vos in conciliis et in synago|gis suis flagel-
labunt vos et ad |

<B recto>
/ 1a col. / [presides et ad reges ducemini] p(ro)pter | [me in testimo]nium illis et gen|tibus.
Cum au(tem) tradent vos noli|te cogitare quomodo aut quid | loquamini, dabitur eni(m) vob(is)
in illa hora quid loquamini. | Non eni(m) vos estis qui loquimini, | sed Sp(iritu)s Patris v(est)ri
qui loq(ui)tur in vo|bis, tradet au(tem) frater fratre(m) in morte(m) et pater filiu(m) et insurgent |
filii in parentes et morte eos af|ficient et eritis odio omnib(us) p(ro)pt(er) | nomen meu(m). Qui
au(tem) p(er)severa|berit usq(ue) in finem, hic salvus erit.
Sec(reta): Salubri sacrificio, d(omi)ne, populus | tuus semper exultet, quo et debitus | honor
sacris martyribus exhi|tur, et s(an)c(ti)ficationis tue munus adquiritur. P(er).
Prepha(tio): V(ere) d(ignum) et ęquum eis salutare. Quam | venerabilium martirum | [...].
Celebrantes que pro martirum tuorum beata / 2a col. / passione p(er)egimus ipsorum no|bis que-
sumus fiant intercessione salu|taria, in quoru(m) nataliciis sunt | exultanter impleta. P(er).

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La scrittura beneventana nella Calabria settentrionale

Item mis(sa) unde supra.


Or(atio): Om(ni)p(oten)s semp(iterne) d(eu)s, qui in s(an)c(t)oru(m) cor|dibus flam(m)a(m)
tue dilectio|nis accendis, da cordibus I(e)h(s)us | eande(m) fidei caritatisque virtu|tem, ut quoru(m)
gaudemus trium|phis, proficiamus exemplis. P(er).
Lec(tio) libri Sapientięg):
Expectatio iustoru(m) lętitia | spes au(tem) impioru(m) peribit, for|titudo simplicis via
D(omi)ni et | pavor his qui operantur ma|lu(m)  iustus in eternum non com|movebitur, impii
au(tem) non ha|bitabunt in terra. Os iusti par|turit sapientia(m) lingua pra|voru(m) peribit, labia
iusti con|siderant placita et os impioru(m) | [sapientia simplicitas iustorum | diriget eos et subplan-
tatio per|versorum vastabit illos non proderunt divitiae in die ultionis iustitia | autem liberabit a
morte iustitia simplicis | diriget viam eius et in impietate sua corruet impius | iustitia rectorum
liberabit eos et in insidiis suis capientur iniqui mortuo homine impio nulla erit ultra spes et ex-
pectatio sollicitorum peribit  iustus de angustia liberatus est et tradetur impius pro eo simulator
ore decipit amicum suum iusti autem liberabuntur scientia] |

<B verso>
  / 1a col. / in bonis iustorum exultabit | civitas et in perditione impiorum | erit laudatio,
in  benedictione | iustorum exaltabitur civitas.
Lec(tio) ep(istule) be(ati) Pa(uli) ap(osto)li ad Hebreosh):
Fr(atre)s sancti per fidem vicerunt regna, | operati sunt iustitiam, adep|ti sunt repromissio-
nes, optu|raverunt ora leonum, extinc|xerunt impetum ignis, effuge|runt aciem gladii, convalue|runt
de infirmitate, fortes fac|ti sunt in bello, castro verte|runt extero tum: acceperunt | mulieres de
resurrectione mor|tuos suos: alii autem distenti sunt | non suscipientes redemptionem ut melio-
rem invenirent resurrectionem. Alii vero ludibria, et verbera experti, insuper et vin|cula, et carce-
res: lapidati sunt, secti sunt, tentati sunt, in oc|cisione gladii mortui sunt, | circuierunt in melotis,
[in pellibus caprinis, egentes, angustiati, afflicti: quibus dignus non erat mundus, in solitudinibus
errantes, in montibus, in speluncis, et in cavernis terre. Et hi omnes testimonio fidei probati, non
acceperunt repromissionem, Deo pro nobis melius aliquid providente, ut non sine nobis consum-
marentur].
/ 2a col. / Seq(uentia) [sancti Evangelii secundum Matheum]i):
In ill(o) t(em)p(ore) d(ixit) I(e)h(s)us discip(u)lis suis: | Cum p(er)sequentur vos in civita|te
ista fugite in alia(m). Amen di|co vobis, non consum(m)abitis ci|vitates I(sra)h(e)l, donec veniat
Fili|us hominis, non est discipulus | super magistru(m) nec servus sup(er) | d(omi)n(u)m suum.
Sufficit discipulo | ut sic sit sicut magister eius | et servus sicut dominus eius, | si patrem familias
Beelzebub | vocaverunt quanto magis | domesticos eius, ne timueritis | eos nichil eni(m) opertum
quod | non revelabitur et occultum q(uo)d | non scietur, quod dico vobis | in tenebris dicite in
lumine | et quod in aure auditis predi|cate super tecta et nolite ti|mere eos qui occidunt corpus |
[animam autem non possunt occidere sed potius eum timete qui potest et animam et corpus per-
dere in gehennam nonne duo passeres asse veneunt et unus ex illis non cadet super terram sine
Patre vestro vestri autem et capilli capitis omnes numerati sunt].

1 Pt, 5: 4, 10-11. b) Lc 21, 9-19. c) Ps 149,6. d) Sap 3, 1-8. e) Così, ma Eb 10, 32-38. f) Mt 10,
a)

16-22. g) Così, ma Prv 10, 28-11,11. h) Eb 11, 33-40. i) Mt 10, 23-30.

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Giuseppe Russo

Frammento n. 2

Archivio di Stato, Sezione di Castrovillari, Fondo pergamene, pergamena liturgico-musica-


le nr. 1. Sul lato B recto, della stessa mano recente del primo frammento, una numerazione d’ar-
chivio, posta sull’angolo in alto a destra: «n° 233». Il lato A del frammento, andato distrutto,
costituiva la copertina del frontespizio del protocollo sulla quale il notaio avrebbe annotato l’an-
no dei rogiti. Sui pochi brandelli di pergamena residui del lato A recto si legge: «Missa pro […]».
Sul lato A verso si leggono soltanto i titoli di colore rosso posti sulla seconda colonna: «Secreta:
[…]. | Communio: […]. | Postcommunio: […]». Nella parte finale si leggono alcune parole, ver-
gate con inchiostro scuro, dell’orazione che riprende alla prima colonna del lato B recto:
«Or(atio): | Concede quesumus omnipotens deus, ut inter|cessio nos sancte Dei genitricis Ma|rie
sanctorumque omnium apostolorum | martirum, confessorum atque virginum et omnium».
Pergamena restaurata (mm 290 × 360), metà di un bifolio, già foglio di guardia di protocol-
lo dello stesso notaio (prima metà del sec. XIX) che utilizzò il primo frammento. Il supporto si
trova in mediocre stato di conservazione. Sul lato B verso l’inchiostro è notevolmente scolorito.
Il testo è vergato dalla stessa mano dell’amanuense ed ha le medesime proprietà codicologiche
del primo frammento.

<B recto>
/ 1a col. / electoru(m) tuoru(m) ubiq(ue) lętificet, | ut du(m) eoru(m) merita recolimus,
pa|trocinia sentiamus. P(er).
Lec(tio) Dani|helis pr(op)h(etae)a).
In dieb(us) illis oravit Da|nihel ad d(omi)n(u)m dicens d(omi)ne d(eu)s I(sra)h(e)l | ne dis-
perdas populu(m) tuu(m) p(ro)pt(er) no|men tuu(m), et ne dissipes testamen|tu(m) tuu(m).
Neq(ue) auferas mi(sericordi)a(m) tuam | a nobis, propter Abraha(m) dilec|tu(m) tuu(m), et Isaac
servu(m) tuu(m), et I(sra)h(e)l | s(an)c(tu)m tuu(m): quibus locutus es polli|cens quod multipli-
cares semen | eoru(m) sicut stellas cęli, et sicut | harena(m), quę est in litore maris: | quia D(omi)ne
imminuti sumus plus | qua(m) om(ne)s gentes, sumusq(ue) humiles | in universa terra hodie p(ro)
pt(er) pec|cata n(ost)ra. Et non est in tempore | hoc princeps, et p(ro)pheta, et dux, ne|q(ue) holo-
caustum, neq(u)e sacrificiu(m), | neq(ue) oblatio, neq(ue) incensu(m), neq(ue) | locus primitiaru(m)
cora(m) te, ut possi|mus invenire mi(sericordi)am. Sed in anima | contrita, et sp(irit)u humilitatis
susci|piamur. Sicut in holocausto arie|tu(m) et tauroru(m), et sicut in milibus | agnoru(m)
pinguiu(m): sic fiat sacrifici|u(m) n(ost)r(u)m in conspectu tuo hodie, ut | placeat tibi: [quoniam
non est confu]|sio confident[ibus in te]. Et nunc | sequimur [te in toto corde] nostro, et |
/ 2a col. / timemus [te, et quaerimus] faciem | tua(m) ne confundas nos. Sed fac | nobiscu(m)
iuxta mansuetudine(m) | tua(m), et secundu(m) multitudinem | mi(sericordi)ę tuę. Et erue nos in
mirabili|bus tuis, et da gl(ori)am nomini tuo D(omi)ne. | Et confundantur om(ne)s, qui ostendunt
| servis tuis mala, confundant(ur) | in omnipotentia tua, et robur eo|ru(m) contere, et sciant q(ui)a tu
es d(omi)n(u)s | D(eu)s solus, et glo(rio)sus sup(er) omne(m) terra(m).
Gr(aduale): Exultabunt s(an)c(t)i in gl(ori)a, lętabunt(ur) in cu|bilibus suis. V(ersus):
Cantate d(omi)no cant(icum) novu(m) laus | ei(us) in eccl(esi)a s(an)c(t)oru(m)b) |.
Lec(tio) ep(istulae) be(ati) Pa(uli) ap(osto)li ad The(ssalonicenses)c).
Fr(atre)s, nos debemus gra(tia)s agere D(e)o | semper pro vobis dilecti a D(e)o, q(uonia)m |
elegit vos D(eu)s in initio ad salute(m), | in s(an)c(t)ificatione sp(iritu)s et fide veritatis, | in qua
vocavit vos p(er) evangel|ium n(ost)r(u)m in adoptionem gl(ori)ę d(omi)ni n(ost)ri | I(e)h(s)u
C(h)ri(sti). Itaq(ue), f(rat)r(e)s, state et tene|te traditiones nostras, quas didici|stis sive p(er) verbum
sive p(er) ep(istu)la(m) | n(ost)ram. Ipse eni(m) d(eu)s pacis et d(omi)n(u)s n(ost)er | I(e)h(s)us
C(h)r(istu)s et D(eu)s Pater qui dilexit nos | et dedit consolatione(m) ęternam | et spem bonam in

60
La scrittura beneventana nella Calabria settentrionale

gr(ati)a, consoletur | corda v(est)ra et confirmet in omni | opere et verbo bono. All(eluia). Sancti
tui d(omi)ne | benedicent te, gl(ori)am regni tui dicent |.
Seq(uentia) s(anc)ti Ev(an)g(elii) sec(undum) Iohannemd).

<B verso>
/ 1a col. / In illo tempore dicebat ergo Iesus ad eos | qui crediderunt ei Iudaeos si vos | man-
seritis in sermone meo vere | discipuli mei eritis et cognoscetis | veritatem et veritas liberabit |
vos. Responderunt ei semen Abra|he sumus et nemini servivimus | umqua(m) quo(m)modo tu
dicis liberi | eritis? Respondit eis Iesus amen, | amen dico vobis quia omnis qui facit | peccatum
servus est peccati. | Servus au(tem) non manet in domo in | eternum filius manet in eternum; si
ergo filius vos liberaverit vere | liberi eritis. Scio quia filii Abrahe | estis, sed queritis me interfi-
cere | quia sermo meus non capit in vobis. | Ego quod vidi apud Patrem loquor | et vos quae vidi-
stis apud | patrem vestrum facitis. Responderunt | et dixerunt ei pater noster Abra|ham est dicit
eis Iesus si filii Abra|he estis opera Abrahe facite. | Nunc au(tem) quęritis me interficere | homi-
nem qui veritatem vobis locu|tus sum qua(m) audivi a Deo hoc Abra|ham non fecit vos facitis
opera | patris vestri. Dixerunt itaque ei nos | ex fornicatione non sumus nati | unum patrem habe-
mus Deum. Dixit | ergo eis Iesus si Deus pater vester esset / 2a col. / diligeretis utique me ego
enim ex Deo | processi et veni neque enim a me | ipso veni sed ille me misit.
Of(fertorium): [...]. V(ersus): [...].
Sec(reta): Oblatis domine placare muneri|bus et intercedentibus sanctis tuis| omnibus, a
cunctis nos defende peri|culis. P(er).
Co(mmunio): [...].
Ps(almus): [...].
P(ost)co(mmunio): [...].
Missa ad abbatem faciendum. Intro(itus): Concede quesumus omnipotens deus, et famu-
lum tuum illum vel illam quem ad regimen animarum elegimus, gratie tue dono prosequere, ut te
largiente cum ipsa tibi nostra electione placeamus. Per.
Ps(almus): [...].
Or(atio): Concede nobis omnipotens Deus ut facere [...].
Lec(tio) libri [Deuter]onomii: In diebus illis [...].
a)
Dn 3, 35-45. b) Ps, 149,5. c) 2 Ts, 2, 13-17. d) Gv 8, 31-42.

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Giuseppe Russo

Fig. 1. Cosenza, Biblioteca SS. Sacramento dei PP. Cappuccini: frammenti di breviario (secc.
XII ex.-XIII).
Fig. 2. Cosenza, Biblioteca Civica: frammenti di salterio-innario (secc. XI ex.-XII).

62
La scrittura beneventana nella Calabria settentrionale

Fig. 3. Castrovillari, Archivio di Stato: messale (secc. XI ex.-XII). Bifolio, lati B verso-A recto.

63
Giuseppe Russo

Fig. 4. Castrovillari, Archivio di Stato: messale (secc. XI ex.-XII). Bifolio, lati A verso-B recto.

64
La scrittura beneventana nella Calabria settentrionale

Fig. 5. Castrovillari, Archivio di Stato: messale (secc. XI ex.-XII). Lato B recto.

65
Giuseppe Russo

Fig. 6. Castrovillari, Archivio di Stato: messale (secc. XI ex.-XII). Lato B verso.

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INDICE DEL VOLUME

Premessa 5
Sigle dei redattori 7
Donatella Buovolo, Un palinsesto beneventano alla Nazionale di Napoli 9
Francis Newton, The Geneva Beatus and Monte Cassino 21
Leda Ruggiero, Intorno al nuovo frammento in scrittura beneventana
di Campobasso 29
Giuseppe Russo, La scrittura beneventana nella Calabria settentrionale.
Due nuovi frammenti di messale nella sezione dell’Archivio di Stato
di Castrovillari (secc. XI ex.-XII) 35
Arianna Vena, Nuove testimonianze in minuscola beneventana:
i frammenti della Biblioteca Diocesana di Policastro Bussentino 67
Segnature dei manoscritti beneventani 87
Sigle dei manoscritti beneventani 147
Bibliografia cronologica 207
Abbreviazioni bibliografiche 281
Indice degli autori 293

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