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PER MARIA CALLAS

a cura di Donatella Lavizzari donatella@immaginienote.it Maria Callas, nome d'arte di Anna Maria Cecilia Sophia Kalogherpoulos (New York, 2 dicembre 1923 Parigi, 16 settembre 1977), stata consacrata un mito del teatro dellopera. Un mito, che si consolidato negli anni della sua carriera artistica, e che si era affermato, improvvisamente, allArena di Verona, nella stagione lirica del 1947, nelle vesti di protagonista dellopera Gioconda di Amilcare Ponchielli. La sua voce rimasta ancora oggi un punto di riferimento nel mondo della lirica, al pari della sua interpretazione musicale. Ma sul palcoscenico era soprattutto la sua arte scenica che colpiva il pubblico, la sua scultorea gestualit, sospesa fra modernit e classicismo, la sua potente espressione mimica. Il tutto retto ed alimentato da una fortissima personalit, generosa di slanci passionali, che non amava le mezze misure. Proprio da questi tratti nasce il grande personaggio, che ha fuso carriera artistica e vita privata, in un susseguirsi di colpi ad effetto. Della Callas sono rimasti dischi e qualche video che non potranno mai restituirci lautenticit dellartista, perch la Callas non andava solo ascoltata ma andava vista, bisognava essere coinvolti da quella presenza scenica di straordinaria efficacia. Non esiste nessun mezzo artificiale o artificioso che possa rendere quello che un attore, quando tale nel senso pieno del termine, sa e pu dare davanti al pubblico ogni volta e ogni volta in modo diverso. Non con il breve filmato di Tosca che chi non lha mai vista possa comprendere quali e quante erano le sue sfumature, i suoi palpiti. La Callas ha rimesso in luce il recitativo perch portava sillaba per sillaba, allaltezza dellaria, comprendendo perfettamente il significato del recitativo belliniano, tra i pi importanti e definitivi dellOttocento. Poi cera la Callas che dalla dolcissima cantilena del catanese, passava alle sue ire terribili. Basti ricordare il Trema fellon della Norma che faceva davvero tremare chi lascoltava e la sua scultorea Medea che ha segnato una nuova era nellarte del canto. Vocalmente la sua tecnica era perfetta sia nellaccento che nel virtuosismo, degna allieva di Elvira Hidalgo. Alla Scala arriv riprendendo, nellAida, Renata Tebaldi nel 1950, poi riapparve,

titolare del ruolo, per inaugurare la stagione 1951/52 con i Vespri Siciliani di Giuseppe Verdi. E in questa stessa stagione interpret alla Scala unopera che non era mai stata eseguita sul palcoscenico milanese: Il Ratto dal Serraglio di W.A.Mozart. La Divina stata indiscutibilmente la massima espressione del canto melodrammatico. Per lei non esisteva una nota, una pausa, un respiro che fosse meno importante di un altro. Raggiungeva scale cromatiche discendenti di rara perfezione vocale ed intonazione. La notte tra il 15 e il 16 settembre 1977 si spenta la stella di Maria Callas, ma, nonostante siano trascorsi pi di trent'anni, i suoi raggi artistici riscaldano ancora i cuori degli appassionati di lirica.