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A LEZIONE CON..

ROBERTO VECCHIONI Forse il primo canto delluomo fu la parola o forse la prima parola delluomo fu il canto:comunque, poich est autem in dicendo etiam cantus quidam obscurior (1),in questo misterioso rapporto espressivo tra vocale e suono vi tutta la magia della natura e della personalit umana. E lindoeuropeo stesso a farsi garante di questa analogia semantica, laddove la radicekal(giungere con moto curvilineo), sfocia nel sanscrito kal, kalate (contare e suonare), da cui il latino calo (chiamare), calculo(calcolare), e la ben chiara apofonia cantus\contus dove contus sta s per conto numerico, ma anche per racconto come somma di parole. La manifestazione del suono nelluniverso corrisponde con lapparire della realt: ovunque e quasi senza eccezioni Primitivi e Civilt antichissime riconnettono la creazione alla voce di dio,alla sua parola ed un rumore da Lui prodotto direttamente o indirettamente a separare il nulla dallesistente: Dio non crea toccando, guardando o ascoltando,crea col suono Situata tra le tenebre e la luce del giorno, prima la musica si trova tra loscurit della vita inconscia e la chiarezza delle rappresentazioni intellettuali e appartiene in gran parte al mondo del sogno. Allinizio della creazione,la musica percorre il linguaggio intellegibile come laurora precede il giorno. Ma via via che i suoni si precisano il linguaggio si divide: una parte diventa musica ,canto, ricerca di Dio, unaltra ,pi chiara e distinta si fa lingua, parola, e la terza parte,al tramonto, quando gli effetti della luce vivificante sono ormai scarsi , si trasforma in materia. Questo propagarsi di luce sonora pi forte, pi vero quando vicino alla fonte, perde gradualmente il suo potere allontanandosene. Le rocce, le paludi , la notte hanno meno musicalit dei fiumi, del sole, il sole meno delluomo. Luomo anzi era al principio nella musica stessa di Dio e in tale luce volava: poi lentamente perse quella luce e mantenne solo la voce. In lui resta intatta, frustrante, ossessiva questa nostalgia, questo nostos per una condizione sfiorata e mai posseduta. E canta. Canta per riallacciarsi allassoluto ,per ritrovare il centro della sua esistenza. Ogni uomo si porta addosso dalla nascita una sua melodia, una sua canzone, parte dellAssoluto. Ma come nasce, com fatto questo canto umano? Da dove trae origine il rapporto tra suono e significato? Con che criterio luomo trae dallonomatopea naturale una sequenza di suoni logici organizzando le sue emissioni velari, dentali ,vocaliche? La parola, dice bene Cassirer, il primo mito, il pi grande sforzo imitativo della potenza e spiritualit divina : essa nasce gi sacra perch serve da tramite con linconoscibile e diventa, come vedremo, frase e formula non con intenti comunicativi quotidiani, profani, ma alti,spirituali : luomo avverte in essa una potenza poietica e magicache user subito come carmen e incantum, il cantar dentro, Lincantesimo. Gli Indoeuropei, 10000 anni prima di Cristo,avevano conferito alle varianti delle emissioni vocali di cui siamo in possesso un significato preciso basandosi sul moto e sulle stasi del creato, e in parallelo sulle passioni o le riflessioni dellanimo, Limitazione del vento, della pioggia, del tuono, del verso degli animali furono essenziali, ma per le vocali e le semivocali si tratt soprattutto di convenzione e cos, ad esempio, la icattur il moto continuo, la r quello verso una meta,la alavvio di unazione, la u la stasi, laccumulo,la forza, la e e lao, furono incremento di moto,le nasali il limite e la kil moto cosmico ,curvilineo e avvolgente(4). Da qui la radice ak sta per muovere seguendo una curva,da cui aksa ovvero ruota e l asse intorno a cui gira. O,ancor pi interessante (k)am,muoversi verso un limite e in seguitoamare

Il suono dunque mito, e come ogni mito immutabile, unico e per sempre. I primi canti poetici sono invariabilmente inni perch tutto sacro nei modelli culturali primitivi,tutto emanazione misteriosa da conservare e trasmettere : non esiste azione che non sia una cerimonia e non esiste cerimonia che non sia accompagnata da formule ossessivamente uguali e ripetitive fino allo spasimo. Ripetere significa conferire pi forza, attribuire alla nenia la potenza di sovvertire o lasciare immutata la realt secondo i propri bisogni. Ho ascoltato canti dei Nativi americani composti da solo due o tre parole, perch luniverso, lAssoluto le ricevessero in tutta la loro chiarezza e semplicit. Gli Indiani Kwati intonano: Quando sar un uomo diventer cacciatore,o padre Quando sar un uomo,diventer fiociniere,o padre Quando sar un uomo, diventer falegname o padre Quando sar un uomo etc etc Quando etc etc Il suono-mito, si sa, esclude il tempo, rende vago lo spazio : il suono-mito omerico, lultimo, il supremo ,diventa racconto dove il terreno, il contingente, acquistano un senso solo se paragonati allAssoluto : ma comunque delluomo che per la prima volta si canta, se pur astratto, archetipico e fantastico. Calata la tela del sacro numinoso, la tragedia greca ,qualche secolo dopo ,ci mostrer unumanit ben diversa in preda al dubbio e alle lacerazioni della coscienza : ma nel frattempo saranno gi arrivati i poeti lirici a compiere la rivoluzione dellio, a produrre il primo espressionismo della storia letteraria. Nellimmaginario greco tutto stato creato sulla base dellarmonia. Ci vale a dire che luomo,la sua ragione ,i sentimenti ,le cose, luniverso intero sono legati allesplicarsi misterioso di una melodia che a tutto dona un ritmo costante intellegibile di vita. In tal senso Essi intendevano la Mousik: non unarte autonoma, a s, ma una sorta di ingrediente segreto che impregnava poesia, danza, teatro ,nonch matematica, astronomia ,guerre, riti di passaggio ,sport e celebrazioni civiche di ogni tipo. Un secondo linguaggio, appunto. Ma i Greci possedevano una mentalit straordinariamente matematica tendente alla misura delle parti, al loro equilibrio nel tutto, per poter meglio dominare natura e spirito come in una sorta di illuminismo ante-litteram : qui sta la loro singolare invenzione: aver calcolato e resa intellegibile lentit aerea del suono ,scoprendo i misteri della sua apparente irrazionalit : Musica est aritmetica nescientis se numerare animae (Leibniz), la musica,cio,e unaritmetica dellanima che non cosciente di contare. Gi in Omero la correlazione tra parola e musica era strettissima, i Lirici del VII secolo ac, a condizioni storiche ed egemoniche completamente mutate moltiplicarono le possibilit toniche della lettura quantitativa, inventando piedi metrici mai uditi e costruendo una pletora di nomoi musicali (motivi precostruiti) laddove Omero e gli aedi di nomoi ne avevan ben pochi.

.La scomparsa di un punto fermo, lapparizione di fazioni politiche pubbliche in lotta fra loro per il potere accelera la crescita del pensiero razionale, il tarlo del dubbio e col dubbio lincertezza, il mistero del rapporto con linfinito e finalmente con laltro, con gli altri: il mito si fa storia e lio irrompe finalmente nella storia. In questa tamperie i versi greci si impregnano di amore e di lotta ,introversione ed estroversione a seconda che ,come in Saffo, il mondo schiacci lio o come in Archiloco, avvenga il contrario. Non a caso son citati questi due poeti, perch da loro parte un processo binario di tematiche (aggressione e autocommiserazione) che influenzer tutta la lirica mondiale. In essi, come in Alceo, Anacreonte ed altri si configura quella variabilit di scansione metrica (discendente e triste nei dattili e nei trochei,ascendente e vitale nei giambi e negli anapesti) che riprodurr tonicamente il vario sentire dellanimo umano ; in essi e da essi si applicheranno dei canoni musicali (tetracordo, eptade congiunta e disgiunta) che in una forbice di poche note, ma grazie alluso persino dei quarti di tono, ricopriranno tutta la gamma delle sensazioni umane. I lirici cantavano (o rappavano) nota per sillaba, in una rigorosa ,stringente monodia, non mantenendo sempre nellandamento ritmico gli stessi accenti tonici della parte letteraria : quel che loro premeva era far corrispondere innanzitutto la scansione pi larga o pi forte (thesis) con lacme emozionale e sollevare la voce (arsis) negli istanti preparatori.Tutto ci impone due considerazioni vitali.Primo : i Greci erano ben consci dellinscindibilitfra parola poetica e musica, come daltronde era stato dalla preistoria fino a loro.La lacerazione fra i generi avverr molto pi tardi e soprattutto al codificarsi di lingue colte nazionali, laddoveil popolo continuer a cantarli , i versi. Secondo: i Greci conoscevano bene il potere e il mistero della poesia .Essi ci hanno trasmesso la comunicazione poetica, la comunicazione in versi come qualcosa di inequiparabile alla comunicazione quotidiana, profana ,perch in questa la parola messaggio, in quella evocazione. La parola -messaggio non ci trasmette altro cheuninformazione e lenunciato deve essere chiaro, rispettare le parti logiche ,fluire, esser colto immediatamente dalla ragione. La parola -evocazione trasmette invece sensazioni e per far ci deve privilegiare la posizione di alcuni termini su altri, scomporre la sintassi , far uso di immagini parallele colte dalla natura (metafore), assecondare la musica con allitterazioni ed eufonie, andare e tornare (chiasmi), ripetere i termini-chiave ,uscire dal tempo.Non solo : la parola messaggio si esaurisce in se stessa, significa quel che dice, la parola -evocazione evoca appunto ,chiama fuori ,rimanda ad altre immagini ad altri concetti ad altre sensazioni. Il canto, a queste condizioni, libera ed esprime dunque uno stato danimo, scavalcando il concetto astratto della parola e per mezzo di una semplice vocale o consonante, di un termine o di un altro, di un sintagma ,di una proposizione significante, arriva diretto al terminaldella nostra gioia, del nostro esclusivo dolore. Il verso poetico non si riceve o almeno non del tutto con la mente:volerlo razionalizzare significa schiantarlo, ucciderlo.Come possiamo ad esempio cogliere non dico il finale de le bateau ivre di Rimbaud, ma persino quello de la sera del d di festa di Leopardi, o della stessa Saffo lesordio Pari agli dei mi sembra quelluomo che ti specchia rapito, vicino, e la sua voce soave ti assorbe se non chiudiamo gli occhi ,e da un posto altrove, fuori di noi e del presente che ci attanaglia di oggetti e scadenze, lasciamo che sia lanima a sentire ,senza dar ascolto a nessuna logica? La poesia,il verso poetico ,cantato o no che sia, ha bisogno di una ricezione animale, primitiva e colta insieme : met bambini e met intellettuali, mai abitudinari, comuni, disincantati, pragmatici, estranei. I Greci hanno insegnato al mondo questo sentire, ma cosha in fondo il sentire poetico di cos particolare? Ha che riempie, rinforza, accresce.

Roberto Vecchioni Stralci da LECTIO MAGISTRALIS TENUTA A BOLOGNA L8 NOVEMBRE 2006 AL CONVEGNO NAZIONALE STUDENTI E DOCENTI DI SCIENZE DELLE COMUNICAZIONI

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