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Giuseppe Verdi

Il Corsaro
Melodramma tragico in tre atti

libretto di
Francesco Maria Piave, da

The Corsair di George Byron

Personaggi

Corrado, Capitano dei corsari tenore


Medora, sua giovane amante soprano
Seid, pascià di Corone baritono
Gulnara, sua schiava prediletta soprano
Selimo, luogotenente di Seid baritono
Giovanni, corsaro basso
Un eunuco nero tenore
Uno schiavo tenore

Corsari, guardie, turchi, schiavi, odalische

Prima rappresentazione:
Trieste, Teatro Grande, 25 ottobre 1848
Verdi: Il corsaro - Atto primo

ATTO PRIMO

Scena I: Manda il greco esploratore


L’isola dei Corsari nell’Egeo. Un fidato messaggiero…

Corsari sparsi qua e là per la scena. (Consegna a Corrado una lettera)


CORO Leggi e svelaci il mistero
Come liberi volano i venti Che il tuo labbro a noi copri.
Per le immense pianure de’ mari,
Così corrono gli arditi corsari CORRADO
Pugna e preda sull’onde a cercar. (dopo aver letto):
Patria e regno n’è il fiotto spumante,
Pronti
Nostro scettro la nostra bandiera:
siate a seguitarmi…
Noi sappiamo con anima altera
Gianni, a me tu appresti l’anni…
I perigli, la morte affrontar.
Risalpiam!… Trascorsa un’ora,
Ch’è la vita? d’alterna fortuna
Tuoni il bronzo… In questa sera
Ora scherno, or sorriso gradito;
Io comando alla bandiera.
Ch’è la morte? un riposo infinito,
Un confin tra la gioia e il dolor.
TUTTI
Su godiam! ne’ ci caglia che il sangue
Dalla destra vittrice ne grondi, Dici il ver? Tu stesso?…
L’allegria delle tazze confondi
L’imprecar del nocchiero che muor. CORRADO
Sì…
Scena II Sì: de’ Corsari il fulmine
Vibrar disegno io stesso,
Detti e Corrado. Dal braccio nostro oppresso
CORRADO Il Musulman cadrà.
Fero è il canto de’ prodi miei consorti! TUTTI
Ah sì, ben dite… guerra…
Perenne, atroce, inesorabii guerra Teco riuniti intrepidi
Contro gli uomini tutti; Cadrem sull’empia Luna;
Io per essi fui reo… tutti gli abborro! Qual possa in noi s’aduna
Temuto da costoro ed esecrato Il vile apprenderà!
Infelice son io, ma vendicato!
(Il Coro si disperde, e Corrado s’avvia alla torre)
Tutto parea sorridere
Al viver mio primiero:
Scena IV
L’aura, la luce, l’etere
E l’universo intero; Stanze di Medora nella vecchia torre, con verone
Ma un fato inesorabile verso il mare.
Ogni mio ben rapì. Medora
Più non vedrò risorgere
Dell’innocenza il dì. MEDORA
(sola)
Scena III
Egli non riede ancora!
Detti e Giovanni. Oh come lunghe, eterne,
Quando lungi è da me, l’ore mi sono!
GIOVANNI
Della brezza col favore (Prende l’arpa)
Sopra celere naviglio
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Verdi: Il corsaro - Atto primo

Arpa che or muta giaci, MEDORA


Vieni, ed i miei sospiri Oh cielo…
Seconda sì, che più veloce giunga
Il flebile lamento CORRADO
Al cor del mio fedel, sull’ali al vento.
Un dovere a compir… senza periglio…
(Siede e s ‘accompagna)
MEDORA
Non so le tetre immagini Non partirai! ti tratterrà l’amore!…
Fugar del mio pensiero,
Sempre dannata a gemere CORRADO
All’ombra d’un mistero:
E se di speme un pallido Pur ti consola!… il deggio!…
Raggio su me traluce,
E passeggiera luce MEDORA
Di lampo ingannator. Oh me infelice!… me ‘1 predisse il core!…
Meglio è morir! Se l’anima No, tu non sai comprendere
Se ‘n voli in seno a Dio; L’ambascia del mio core,
Se il mio Corrado a piangere Quando le notti io vigilo
Verrà sul cener mio: Fra speme e fra timore.
Premio una cara lagrima Ogni rombar di vento
Chieggo all’amor soltanto, Parmi un feral lamento
Virtù non vieta il pianto Che ti rimpianga, ahi misero,
Per chi moria d’amor. Preda d’irato mar!…

Scena V CORRADO
Oh così tetre immagini
Medora e Corrado.
Dal tuo pensier discaccia,
CORRADO Tu mi vedrai dai vortici
Tornar fra le tue braccia,
(che avrà udite le ultime parole di Medora):
E tergere quel ciglio
È pur mesto, o Medora, il canto tuo Mesto del mio periglio,
E le tue pene in subita
MEDORA Gioja, amor mio, cangiar.
Quando lungi è Corrado Ma l’ora avanza celere…
esser può lieto?
Perché fuggir l’amore? MEDORA
Dove, perché te ‘n vai?…
CORRADO
Eppur su questa terra CORRADO
Se togli l’amor tuo, nulla mi resta… Un dì forse il saprai.
Quasi non oso più sperar ne’ cieli…
MEDORA
MEDORA Deh non lasciarmi!…
Ah mio Corrado, taci!…
CORRADO
CORRADO No!…
Tutto il passato è pegno Medora, il deggio!
A te dell’avvenire…
No, l’amor nostro non morrà… Medora! MEDORA
Ho d’uopo ancor del tuo coraggio… Ascoltami.

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Verdi: Il corsaro - Atto primo
(S’ode un colpo di cannone) CORRADO
CORRADO Vano è il duol che ti tormenta,
Credi a me, sarai felice,
Senti?… già dato è il segno. Voce arcana mi predice
Che fra poco tornerò.
MEDORA E in letizia il tuo dolore
Pietà delle mie lagrime. Tramutarsi alfin vedrò.

CORRADO CORO
Pronto a salpare è il legno. Deh Corrado! Vien, t’affretta…
L’indugiar perder ne può.
MEDORA
Oh mio dolor! (Il cannone tuona la seconda volta)

CORRADO
CORRADO
Varcata è l’ora… Addio!…
M’attendono!…
Ti calma, io tornerò! (Fugge)

MEDORA MEDORA
Tornerai, ma forse spenta Ah non partir! Gran Dio!
Pria cadrà quest’infelice,
Voce infausta al cor mi dice (Sviene)
Che mai più ti rivedrò!…
Deh riman se in petto hai còre,
O di duolo io morirò.

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Verdi: Il corsaro - Atto secondo

ATTO SECONDO
Scena I (All’Eunuco che parte:)
Stanza deliziosa nell’Harem di Seid. Odalische Ah conforto è sol la speme
tenenti veli trapunti e gemme che presentano a Per quest’anima smarrita:
Gulnara. Il sentier della mia vita
Non fia sempre di dolor:
CORO Forse il cielo alfin commosso
Oh qual perenne - gaudio t’aspetta? A pietà del pianto mio
Tu prima gioja - sei del Bascià. Darà fine a quel desio,
Vieni, Guinara, - vieni, o diletta, Che m’infiamma e strugge il cor.
Per te sol brilla - qui voluttà.
Di vesti seriche - di ricche gemme CORO
Cingi ed adorna - la tua beltà.
Del Bascià tu sei desio,
Th sei la stella - di quest’Haremme,
Tu regina del suo cor.
Uri più vaga - il ciel non ha.

GULNARA Scena III


Né sulla terra creatura alcuna Magnifico chiosco in riva al porto di Corone, che
Di me più sventurata! vedrassi occupato dal navile musulmano illuminato
(M’ama Seid!… io l’odio!… e messo a festa. A sinistra dello spettatore vedrassi
O vile musulmano, tu non conosci, parte del serraglio pure splendente di faci. Alla
Tu non comprendi ancora destra avvi una tenda con sotto le mense apprestate.
Qual alma io chiudo in petto! Soldati e Duci musulmani.
Per gemme ed oro non ne avrai l’affetto.
Vola talor dal carcere CORO
Libero il pensiero mio Sol grida di festa
Al sospirato e limpido Echeggino intorno,
Aere del ciel natìo: Più chiara del giorno
Ivi rapita l’anima La notte sarà.
Scorda le sue catene, Mostriamci e l’infesta
Oblìa le antiche pene, Ciurmaglia cadrà.
Spazia in un ciel d’amor: Tremate, o corsari!
Ma di Seid nel talamo Su voi fulminando
Fugge il mio dolce error!) L’invitto suo brando
Seid graverà.
Scena II Al traffico i mari
Securi farà.
Dette ed un Eunuco nero.

EUNUCO Scena IV
Seide celebra - con gioia e festa Detti e Seid che entra seguito da Selimo ed altri
Una vittoria - che egli otterrà. guerrieri. Tutti si prostrano.
Vieni, a goderne - tu pur t’appresta,
Te spettatrice - vuole il Bascià. SEID
O prodi miei, sorgete,
GULNARA Gioia v’àllegri i cuori
Verrò… voi pure - con me verrete. Mentr’io preparo a voi vittoria e allori.
Squillin le trombe intanto,
(Alle Odalische) E ad Allah vincitor s’intuoni il canto.
Salve, Allah!… tutta quanta la terra
Al suo comando - s’ubbidirà.
Del suo nome possente risuoni:

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Verdi: Il corsaro - Atto secondo

Del Profeta ai credenti campioni DERVIS


Ei la spada invincibil farà. Un umile
Pietoso pescator.
TUTTI A te ne vengo or supplice…
Santo in pace, terribile in guerra Proteggimi, signor.
Per gli Osmani è il gran nome di Allah!
SEID
SEID Di’: que’ ribaldi fremono,
Salve, Allah!… s’ei corruga il suo ciglio Paventon l’ira mia?
Bujo e pianto è l’attonito mondo; Restar, fuggirsi pensano,
Se sereno è il suo sguardo e giocondo Di scampo han qualche via?
Il creato è sorriso e beltà. San essi qual vendetta
Terribile gli aspetta?
TUTTI San che macerie e polvere
Per gli Osmani guerrieri periglio, De’ covi lor farò?…
Se in suo nome combatton, non v’ha.
DERVIS
Scena V Io non vedea che il carcere,
Che la catena mia;
Detti ed uno Schiavo. Dell’onde solo il fremito
L’orecchio mi feria.
SCHIAVO
Pur me ne son fuggito:
Giunge un Dervis fuggito alle catene Mal vi si guarda il lito.
De’ rei corsari, e favellarti implora. Che la tua possa irridano
Dubbio, o signor, non ho.
SEID
Fa che egli venga… (Va per partire)

SEID
Scena VI
Resta ancora.
Detti e Corrado sotto le spoglie d’un Dervis intro-
dotto dallo Schiavo. DERVIS
SEID Signore…
Onde, o Dervis?
SEID
DERVIS Lo voglio!
I miei cenni ripeter non soglio.
Dei perfidi
Fuggii pur or l’artiglio. (Un abbagliante chiarore illumina la scena)

SEID Ma qual vivo spiendor si diffonde?


E dove preso, e quando? Arde il cielo, di fuoco son l’onde!

DERVIS DERVIS
Tre lune, or sono, varcando (O miei prodi!)
Su musulman naviglio.
(Con: gioja: mentre tutti confusamente vanno alla
spiaggia, scoppia un brulotto. Il fuoco s’appicca alle
SEID navi, indi al serraglio)
Chi t’ha salvato?
TUTTI
Traditi noi siamo;
Preda al fuoco già sono le navi.
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Verdi: Il corsaro - Atto secondo
SEID CORO INTERNO
A me l’armi… Il Allah! Il Allah!

TUTTI CORRADO
Il periglio affrontiamo. (ai suoi)

(Il Dervis non può celare la gioia) Su coraggio,


Uno sforzo, e n’è schiuso il passaggio.
SEID
Empio Dervis, tai nuove recavi? (I Corsari obbediscono)
Ch’ei sia preso… costrui ci tradia,
Tosto in brani ridotto egli sia! Scena IX
Detti e Mussulmani che irrompono capitanati da
DERVIS Seid.
(gettando il cappuccio e la veste, apparisce armato
CORO
d’elmo e di maglia. Dà fiato ad un corno, ed impu-
gnando la spada esclama): Il Allah! Il Allah!… Morte, morte…

Su coraggio, miei prodi, avanzate… CORRADO


(I Turchi sono messi infuga dai Corsari che irrom- O dispetto!… m’atterra la sorte!!
pono dal fondo della scena)
(Anselmo e parte de’ Corsari fuggono, gli altri sono
Gl’infedeli abbattete, fugate. circondati e vinti. Lo stesso Corrado sopraffatto dal
numero è costretto a cedere)
Scena VII SEID
VOCI DAL SERRAGLIO Si risparmi quell’uom.
Chi ne aita…soccorso!
(Corrado si alza)
CORRADO Prode invero
Voliamo, Rapitore di donne sei tu!
Alle imbelli salvezza portiamo. Ch’io t’ammiri! Fu grande il pensiero,
Morte all’uomo: lui solo s’uccida. Ma fortuna contraria ti fu.
Coraggiosi! io vi sono di guida.
CORRADO
(Si precipita coi suoi alla volta del serraglio)
Chiudi il labbro superbo: m’aspetto
Non parole, sol morte da te.
Scena VIII
Corrado entra precipitosamente tenendo fra le brac- SEID
cia Gulnara: i Corsari lo seguono seco traendo le Audace cotanto - mostrarti pur sai?
Odalische Vedremo, superbo, - vedrem se potrai
Corrado, Gulnara, Giovanni, Anselmo, Corsari, Nell’ora suprema - la sorte tua estrema
Odalische. Con ciglio securo - mirare, incontrar.

GULNARA CORRADO
Ah pietade! pietà! Pei vili tuoi pari -tremenda è la morte,
Ma chiusa è al terrore - quest’anima forte.
CORRADO Vedrai se il tormento - mi strappa un lamento
Non temete, Quel gaudio infernale - non devi gustar.
Rispettate, redente sarete.

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Verdi: Il corsaro - Atto secondo
GULNARA CORRADO
(È demone o nume -l’ignoto corsaro? Perfido a me? Tu il sei…
Quel fiero sembiante - mi sembra pur caro! Potessi un brando stringere,
M’accende nel core - tal fiamma d’amore Tremar ben ti farei:
Qual mai non vi seppe - Seide destar) E vile, abbietto, e despota
Fare agli inermi insulto.
GIOVANNI
(Che giova l’ardire - nel petto del forte, SEID
Se a lui non sorride - propizia la sorte? Morrai.
Ha troppo sfidato - Corrado il suo fato,
Ed or la cervice - vi debbe piegar) CORRADO
Ma non inulto.
CORO
Vittoria, vittoria: - l’impresa è compiuta! SEID
Recisa è la testa - dell’idre temuta: Nuovi supplizi, orribili,
Distrutti i Corsari - sui liberi mari Mal noti all’uomo e al demone
Potremmo le vele - securi spiegar. Immaginar saprò.

ODALISCHE SEID E CORO


(Pietà chi non sente - del prode, del forte? Sì, morrai di morte atroce,
Ah troppo nemica - gli volge la sorte: Lenta, infame, orrenda morte:
Tra il sangue e l’incendio - la vita e l’onore Vo’ che metta la tua sorte
Sprezzando i perigli - ne volle salvar!.) Lo Spavento in ogni età.
Non un.braccio od una voce
Scena X Per quest’empio s’alzerà.
Detti e Selimo seguito dai soldati turchi che trasci-
nano parte dei Corsari in catene. GULNARA E ODALISCHE
Deh, signor, deh ti rammenta
SELIMO Che quest’uomo vincitore
Signor, trafitti giaciono N’ha salvato e vita e onore,
Gran parte di costoro, Il dannarlo è crudeltà.
Schiavi son questi: fuggono Ah non fia del tutto spenta
Gli altri alle grotte loro. Per costui la tua pietà.
Se tu lo vuoi, raggiungerli
Potrem… CORRADO E GIOVANNI
Siam sconfitti; la vittoria
SEID Non vi renda or troppo alteri,
Sarebbe vano! Meno splendida la gloria
Costui mi cadde in mano, Nell’orgoglio si farà…
Di più bramar non so. Siamo inermi e prigionieri…
Insultarci è gran viltà.
(Corrado fa un atto sdegnoso)
Ancor minacci, o perfido?

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Verdi: Il corsaro - Atto terzo

ATTO TERZO

Scena I SELIMO
Stanza di Seid Intesi!….
Seid
SEID
SEID Or va!…
(solo siede pensoso): Eccola!… fingasi.

Il fier corsaro alfine è mio prigione! Scena III


Arsa da lui mia reggia, in questa rocca
Col vinto alberga il vincitor! - Audace! Seid solo.

(Sorge impetuoso) SEID


S’avvicina il tuo momento,
Fin la Gulnara mia Fiera sete di vendetta,
Tentò rapirmi!… ed ella… oh gelosia!… Già pensando al suo tormento
Serpe feroce che dagli occhi avventi M’incomincio a vendicar.
Freddo tosco nel core! E Gulnara!… Se l’inganno
O quali orribili ore In quell’anima s’alletta
Tu prepari a colui che dubbia ed ama, Dee, lo giuro, il suo tiranno
Che Sospetta ed adora!… Oh va! ti scosta, Nell’amante ritrovar.
Tormentoso Sospetto, Eccola!… fingasi.
Né m’agitar colle tue furie il petto!
Cento leggiadre vergini
Da me chiedeano amore:
Scena IV
Io le sprezzai, ché palpiti Gulnara e detto.
Sol per Gulnara il core.
Ma se l’amor che m’agita SEID
Cercasse ora tradir?… Vieni, Gulnara!
Dammi, o vendetta, i fulmini
Per l’empia incenerir. GULNARA
Ma pria togliam dall’anima
(Quest’è l’istante)
Tale incertezza amara.
Olà.
SEID
Vieni, mia cara!
Scena II
Mio primo ed ultimo - dolce pensiero.
Detto e Selimo.
GULNARA
SELIMO
Vincesti?
Signore?
SEID
SEID
Vinsi: - mio prigioniero
Ascoltami. Fatto è Corrado - Nel dì vegnente
Qui tosto a me Gulnara… Morrà.
L’ultimo sole al perfido
Diman risplenderà. GULNARA
Ch’ei pera fra gli spasimi…
Udisti?… Gli è giusto. - Pur se vivente
Tu lo serbassi? - Qual alta inchiesta
Far non potresti - per la sua testa?…

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Verdi: Il corsaro - Atto terzo
SEID Guai, tiranno, s’io rammento
Nol farei franco - per quante gemme Che l’onor m’hai tu macchiato,
Del mio Sultano - chiude l’Haremme. Che mi desti, o scellerato,
All’infamia ed al dolor..)
GULNARA
Franco non dico, - lascialo vivo Scena V
Meglio ti frutta - se l’hai captivo. Interno d’una torre. Di fronte una porta chiusa
che mette al mare: presso ad essa un balcone con
SEID grosse inferriate. A sinistra dello spettatore porta
Del mio nemico - dunque sì cara con cancello che guida alle gallerie superiori del
È a te la vita?.. Bella Gulnara. Serraglio. Da un lato é un duro giaciglio.
Ad ardua, credimi, - opra t’accingi; Corrado carico di catene alteramente passeggia.
Invan mi preghi, - invan tu fingi…
Empia tu l’ami - CORRADO
Eccomi prigioniero!
GULNARA Ambiziosi sogni miei svaniste!
Signor, che ascolto! In forse è l’onor mio, più ancor la vita!…
Infelice Medora!
SEID Quanto di lei mi duol! il fero annunzio
La colpa orribile - ti leggo in volto, L’ucciderà… pur se una spada avessi
Se questi ferri… ahimè…, vane lusinghe!
GULNARA Al mio stanco cadavere un istante
Di riposo s’accordi;
Ingrato!
E faccia il sonno l’ore
Men lente all’uom che muore!
SEID
Scostati! col tuo rossore (Si getta sul giaciglio e s’addormenta)
L’onta è palese - del vil tuo core:
Ma bada, o perfida, - al mio consiglio, Scena VI
Non è il corsaro - solo in periglio! Detto e Gulnara che cautamente aperto il cancello
Una parola - e fia l’estrema s’avanza vestita di bianco tenendo in mano una
lampada. Apprestatasi a Corrado amorosamente lo
GULNARA contempla.
(Come salvarlo?)
GULNARA
SEID Ei dorme?… eppur nel pianto
Pensaci e trema! Veglian molti per lui. Qual possa arcana
Sia l’istante maledetto Sì caro a me lo rende… io della vita
Che dal foco ei ti campava, Debitrice gli son… ma… già si desta…
Non più sposa, abbietta schiava
Tu sarai del tuo signor… CORRADO
Trema iniqua! tu non sai Sei tu mortale, o spirto?
Qual t’aspetta orrenda sorte,
Tu non sai che sta la morte GULNARA
Nel sospetto del mio cor. Colei più non ravvisi
Che dal foco salvasti?… a te ne vengo…
GULNARA
(Ei minaccia, e non conosce CORRADO
Quanto possa un’alma offesa, A che?
Ei non sa qual furia accesa
V’han qui dentro ira ed amor.
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Verdi: Il corsaro - Atto terzo
GULNARA GULNARA
L’ignoro anch’io: ma tua nemica Ami tu dunque?
Certo non son.
CORRADO
CORRADO Un angelo!
Nol sei?-
GULNARA
GULNARA Quanto l’invidio!
Ti rassicura.
CORRADO
CORRADO E caro
Allor la morte mi sarà Non t’è Seid?
men dura!
GULNARA
GULNARA Quel barbaro?
Seid la vuole: inutili Schiava son io, corsaro!…
I prieghi miei ti furo. Ed il mio core un palpito
Per esso aver potria?
CORRADO A foco così ignobile
Per me pregasti? Non arde l’alma mia.
Ma che dicea? Sia l’unico
GULNARA Pensier de’ giorni tuoi
Che ora mi prenda. Infrangere
Libero
Voglio i tuoi ceppi.
Pur tu ne andrai: lo giuro!
CORRADO
CORRADO
E il puoi?
Chi mi trarrà dal carcere?
GULNARA
GULNARA
Sì, tutto io posso seguimi!
Del braccio mio l’ajuto.
CORRADO
CORRADO
Seguirti, e questi ferri?
No, se non valsi a vincere
Saprò morir. Rifiuto…
GULNARA
Solo un pensier mi lacera…
Cadran; da me fur comperi
GULNARA Servi, soldati e sgherri…
Di chi?
CORRADO
CORRADO Donna!
D’un’alma afflitta…
GULNARA
GULNARA Diffidi? un agile
Navil ci attende al lito:
Dunque ami tu? (me misera!)
Già tutto è presto: seguimi
Prima il cammin t’addito.
CORRADO Seid che su te vigila
Or sola e derelitta! Giace or nel sonno: tieni,
Questo è un pugnal… la vittima
Mai più si desti! ah vieni!…
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Verdi: Il corsaro - Atto terzo
CORRADO Scena VII
Cessa, o Gulnara, lasciami, Corrado solo.Il tuono romoreggia: scoppia il ful-
Il tuo pregare è vano… mine.
Giammai saprò d’un perfido
Pugnale armar la mano; CORRADO
Sul mio capo discenda,
GULNARA Fero Iddio, la tua folgore orrenda
Ti muova il mio periglio, Tronca alfin questa misera vita!
Se non il tuo, spietato!
Vieni, t’arrendi… (Cessa il tuono e il cielo va poco a poco rasserenan-
dosi)
CORRADO Ah ch’io vivo!
Ah lasciami
Al mio destino! Scena VIII
GULNARA Gulnara entra volgendo lo sguardo inorridita dietro
di sé; cammina vacillando e cade.Sottovoce dice a
Ingrato! Corrado:
Non sai tu che sulla testa
Già ne freme la tempesta? GULNARA
Che il tuo palco e la mia scure Già l’opera è finita;
Può l’aurora illuminar? Per destarsi egli stava… e mori!
Ah fuggiàm da queste mura,
N’apra scampo il vasto mar. CORRADO
CORRADO Tu?… Gulnara, omicida!…
No, mi lascia alla mia sorte, GULNARA
Fissa in cielo è questa morte.
Il destino a me fa guerra, Ei perì.
Dio m’impresse il Suo suggel;
(Sorge e appressandosi a Corrado dice piangendo:)
Maledetto io son in terra,
La mia speme è solo in ciel! La terra, il ciel m’aborrino,
Tu sol, tu sol nol dêi.
GULNARA Per amor tuo colpevole,
Di seguirmi tu dunque disdegni? Caro stranier, mi fei.
Fuggiam: d’un ferreo vincolo
CORRADO Mi stringe teco il fato,
Senza speranza amato,
Io disdegno…
Ma salvo almen t’avrò.
GULNARA CORRADO
Terror d’un pugnale
Or più di me sei misera,
Provi tu, masnadiero, corsale?
E sol per me lo sei,
(Risoluta) Perché volesti accrescere
Donna, i rimorsi miei?
Un imbelle a vibrarlo t’insegni! Troppo è con noi terribile,
Troppo crudele il fato:
(Fugge rapidamente pel cancello brandendo colla Se amarti non m’è dato
massima esaltazione il pugnale) Salvarti almen saprò.
CORRADO (Fuggono per la porta che mette al mare)
Ah! che fai?

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Verdi: Il corsaro - Atto terzo
Scena IX ANCELLA
Spiaggia del mare come nell’atto primo. Si vedrà Ah! brilla per quell’anima
una nave ancorata. Di gioja un lampo ancor!
Corsari, Medora ed Ancelle. CORSARI
MEDORA Con te pugnare e vincere
Voi tacete…, io non oso Ne Sarà dato ancor!
Interrogarvi… eppur vorrei… lo sposo…
Silenzio!… ahimè!… so tutto. MEDORA
Il mio Corrado non è più…. (Fra poco Or contenta morrò!
Con lui sarò… già nel mio seno è morte!…
Scendo contenta dell’età sul fiore CORRADO
Nella tomba che schiuse a me l’amore) Che di’ tu mai?

ANCELLE MEDORA
Non disperar, Medora!… Mi contempla!

I. PARTE DEL CORO CORRADO


Olà! una vela. Gran Dio!

II. PARTE DEL CORO MEDORA


Amica od inimica?… Ma qual donna piangente
qui vegg’io!…
I. PARTE DEL CORO
Un segno han fatto… CORRADO
Ed un secondo. Per me infelice - vedi costei;
Rischiò suoi giorni - pe’ giorni miei.
II. PARTE DEL CORO Fu di Seide - la favorita;
È d’amistà?… chi fia?… Ardea l’haremme, - salvai sua vita.
Grata e pietosa - le mie ritorte
TUTTI Infranse, e tolsemi - da orrenda morte;
Oh gioja! è lui!… Corrado, egli è Corrado!… Fuggimmo insieme. -

MEDORA CORO
È lui! che feci?… Il suol mi manca… io cado!… Oh

MEDORA
Scena Ultima
Grazie ti rendo - bella pietosa.
Detti, Corrado e Gulnara con alcuni Corsari.

CORRADO E MEDORA GULNARA


(abbracciandosi): Grazie non curo - non merto omaggio;
Troppo colpevole - fu il mio coraggio!
Ah quest’amplesso è balsamo I miei rimorsi - non vo’ svelare;
Sul lungo mio dolor! Ti farei fremere - raccapricciare.
Saper ti basti - che sul mio core
GULNARA Più che pietade - poté l’amore.
Respira alfin qui libero,
O misero mio cor! MEDORA
L’ami? che ascolto! -

12
Verdi: Il corsaro - Atto terzo
GULNARA CORRADO
Ah sì! l’adoro, Ah se tu muori inospita
Ma invano. Landa mi fia la terra,
Del mio destin la guerra
MEDORA Più non saprei durar!
È vero? - Corrado, io moro! O mia diletta, guardami!
L’amante tuo son io…
CORRADO Se a te serbommi un Dio
Perché mi vuoi lasciar?
Che festi, o misera?…
GULNARA
MEDORA
Cara, innocente vittima
Io ti credea…
D’un infelice amore,
Già spento, e vivere - più non potea
Vivrai del nostro core
Perdono…
Nel mesto palpitàr.
Reca nel ciel le lagrime
CORRADO Del pentimento mio,
Or apriti - terra! e m’ avrai. Pietà, perdon da Dio
Tu mi saprai pregar!
TUTTI
Frenar le lagrime - chi puote ormai? CORO
Ah troppo di quell’anima
MEDORA Fu lungo il dolorar.
O mio Corrado, appressati:
Mi sia conforto almeno (Medora muore nelle braccia di Corrado)
Sopra l’amato seno
CORRADO
Quest’anima esalar.
Del giorno i rai s’oscurano… Spenta è Medora!!!…i vortici
Più non… ti veggo… addio… M’inghiottino del mar.
In cielo… innanzi… a Dio…
(Si slancia in mare)
Volo… per te… a… pregar!…
CORO
Che fai? Corrado!… Ah corrasi
Quel misero a salvar!

(Partono frettolosi: le Ancelle portano via la salma


di Medora. Gulnara cade)

FINE DELL’OPERA

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