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Apprendimento formale e informale

Da circa tre anni si è iniziato a parlare di web 2.0, cioè di un web in cui non
solo si ricevono informazioni create da altri, ma si può anche diventare creatori
di contenuti. Il passaggio dalla prima alla seconda generazione di web è
testimoniato in sintesi dalla nascita dei Wiki, delle reti sociali, dei blog, e
dalla possibilità di crearsi il proprio spazio web da gestire in maniera autonoma,
sfruttando media diversificati.
I sistemi iniziali di LMS rispecchiano sostanzialmente la prima generazione di
sistemi web, cioè sistemi in grado di proporre contenuti da leggere ed elaborare.
Infatti, si basano su una modalità di apprendimento in genere formale in cui il
ruolo dell’allievo consiste essenzialmente nella fruizione dei materiali creati da
un insegnante.
A questo punto è naturale chiedersi come si può associare l’apprendimento formale
che avviene tramite l’erogazione di lezioni, di esercitazioni e di verifiche, con
i vantaggi dati dall’apprendimento informale, che consente una partecipazione più
attiva del discente. Una possibile risposta la forniscono gli strumenti del web
2.0, che integrati opportunamente con le piattaforme LMS, possono generare nuovi
ambienti per l’apprendimento, più costruttivi e personali.
I LMS tendono quindi a modificarsi, per venire incontro a queste nuove esigenze
degli utenti web2.0. Lo stimolo all’innovazione viene anche dal paradigma basato
sull’apprendimento informale. Teorie come il costruttivismo sottolineano
l’importanza di un apprendimento che avviene tramite la partecipazione attiva
dell’allievo, partecipazione che trova la sua concretizzazione nello studio
collaborativo, in gruppo, con altri discenti con cui relazionarsi e con cui
dialogare.
Nasce così l'idea dei Personal Learning Environment (PLE), emersa da poco tempo
come ricerca di un nuovo modo di pensare l'e-learning, non più soltanto come
formazione a distanza gestita in maniera strutturata (apprendimento formale) ma
come ambienti gestiti dal singolo discente, nei quali far confluire anche elementi
di apprendimento informale, aventi come fonte blog, servizi di social networking e
in generale di condivisione di informazioni.
Un PLE può essere considerato un vero e proprio strumento software il cui
obiettivo è quindi quello di andare oltre i limiti dei sistemi LMS iniziali e
creare nuovi sistemi di e-learning, integrati con le funzioni tipiche del web 2.0.
Un PLE dovrebbe essere in grado, quindi, di supportare sia l’apprendimento formale
che informale e le sue componenti principali possono essere così riassunte:
- e-portfolio, cioè una raccolta di documenti creati dall’utente (es. CV dello
stesso, raccolta di lavori, ecc.)
- strumenti di comunicazione del web 2.0, che consentono anche lo scambio di
dati, e la condivisione di risorse
- LMS, per garantirne l’erogazione strutturata di percorsi didattici
- strumenti per monitorare le attività dei discenti e di supporto ad attività
di feedback personalizzate

Già esistono alcuni prototipi on line di PLE, quali:


- Mupple http://www.slideshare.net/psychemedia/mupple-presentation
- LTEver composto da un e-portfolio (ELgg) e un LMS (Moodle). http://lte-
unifi.net/
La piattaforma Moodle è comunque già di per sé uno strumento completo, la cui
funzione principale è quella di ricreare un VLE (Virtual Learning Environment) di
carattere formale, ma i suoi strumenti di interattività consentono anche lo
scambio informale fra gli utenti.

Keywords: e-learning formale, e-learning informale, personal learning environment,


web 2.0