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Empowerment, Formazione, Tecnologie.


L'Individuo, il Gruppo e l'Organizzazione
III Congresso Nazionale CKBG
Università di Bari, 6-8 Aprile 2011

The Concept of E-Collaboration Culture


Model & Experiences
Marco Bettoni

Introduzione

Buongiorno a tutti, mi chiamo Marco Bettoni e sono responsabile per la ricerca


alla “Swiss Distance University of Applied Sciences” con sede a Briga. Nonostan-
te il mio nome sia italiano, siccome sono via dall’Italia da 40 anni ormai, avrò
forse bisogno del vostro aiuto per tradurre certe espressioni delle mie slides, che
sono in inglese.

L’argomento della mia presentazione riguarda il concetto di “E-Collaboration


Culture”, quindi cultura della collaborazione online. Questa ricerca è nata dalle
esperienze che abbiamo fatto - cercando di promuovere la collaborazione online
principalmente fra i ricercatori della nostra università – e nelle quali è apparso
un problema di fondo: che la E-Collaboration non funziona, nonostante siano
ormai tanti anni che ci si occupa di questo approccio, di questo metodo.

Non funziona e non viene capita.

M. Bettoni, 6.4.2011 1/13


Problema
Chiedendosi quali siano le cause e quali le misure prese alla base di queste
cause, pensiamo di poter individuare un motivo fondamentale nella tendenza che
abbiamo a lasciarci abbagliare dalla tecnologia e quindi a trascurare quella che è
la dimensione umana – sia sociale che individuale – della E-Collaboration.

La tecnologia – secondo la nostra esperienza - può “abilitare” (rendere fattibi-


le) la E-Collaboration, ma ciò contribuisce solo per il 10%. Ciò che in una proget-
tazione o analisi di una situazione di E-Collaboration ha un’importanza molto
maggiore è il 90% contribuito dalla dimensione umana.

Quindi la tecnologia in pratica ci pone di fronte a delle nuove sfide, ma sta alla
progettazione della parte sociale e individuale il compito e l’onere principale
nell’affrontare queste sfide.

Il concetto di E-Collaboration Culture è quindi un tentativo di capire meglio la


E-Collaboration e di realizzare questo approccio, metodo, modello in modo da
permetterci di affrontare meglio le sfide dell’era della conoscenza (“knowledge
age”, società della conoscenza) e delle relazioni (“relational age”).

M. Bettoni, 6.4.2011 2/13


Agenda
Riguardo al paradigma di ricerca che vi presenterò, essendo un ingegnere il
mio paradigma preferito è più quello di tipo sintetico, del design, della progetta-
zione e meno il paradigma classico della ricerca che è più di tipo analitico.

Il mio obiettivo oggi è quindi quello di darvi un’idea della nostra ricerca, sia
per vostro uso che per offrivi un’occasione di aiutarci col vostro contributo a mi-
gliorarla; perchè in effetti si tratta di “work in progress” e quindi abbiamo biso-
gno di confrontarci, di connetterci con altre idee.

L’utlizzo, l’utilità che speriamo di otternere da questa definizione del concetto


di E-Collaboration Culture è nella progettazione di soluzioni di apprendimento
collaborativo.

Incomincerò con una presentazione del contesto nel quale va localizzato il no-
stro modello e poi descriverò le componenti del modello e infine per dare un’idea
delle esperienze dalle quali è partita l’idea presenterò sia tre sviluppi futuri, 3
trends che riteniamo corrispondenti alle nostre esperienze, sia tre esperienze che
abbiamo fatto all’interno della nostra università. Per finire vedremo alcune delle
questioni di ricerca che sono rimaste aperte.

Allora, come progettare una soluzione di apprendimento collaborativo? Faccio


notare che l’apprendimento collaborativo si verifica sia in ambito educativo (in
corsi universitari e in corsi di studio d’ogni livello), sia nel mondo del lavoro ad
es. quando in un’azienda un team di progetto si occupa di una tematica e cerca
di approfondirla.

M. Bettoni, 6.4.2011 3/13


Contesto
Prendiamo in considerazione come esempio l’apprendimento collaborativo in
una online community: come progettare qui una soluzione di apprendimento col-
laborativo?

Innanzitutto, per fissare le idee, consideriamo qui la online community come


sistema e distinguiamo due componenti di base di ogni sistema: struttura e pro-
cessi. La struttura è composta da persone che sono connesse attraverso una re-
te sociale e i processi li distinguiamo di due tipi: processi di interazione e proces-
si di produzione.

Per i processi di interazione abbiamo individuato nel metodo della “comunità


di pratica” una soluzione che permette di svolgere con successo le interazioni di
apprendimento collaborativo. Un altro fattore di successo di questi processi è
costituito dagli strumenti del Web 2.0, degli ambienti, degli spazi di Web interat-
tivo quindi.

Infine per i processi di produzione distinguiamo tre diversi tipi di attività -


cioè apprendimento, lavoro e guida – che si combinano sia nelle situazioni edu-
cative (corsi, etc.) sia nelle situazioni aziendali (team di progetto, etc.). Qui il
metodo che individuiamo come fattore di successo è appunto quello della crea-
zione e gestione di una “E-Collaboraton culture”.

M. Bettoni, 6.4.2011 4/13


Quindi le nostre ipotesi sono in pratica queste tre; per avere successo
l‘apprendimento collaborativo online ha bisogno:
1. come metodo di interazione della „comunità di pratica“
2. come strumenti c‘è bisogno di uno spazio condiviso Web 2.0, come ad e-
sempio il „Cyber Ba“ (un modello sviluppato da ricercatori giapponesi nell‘ambito
del Knowledge Management e sulla base di un‘idea del filosofo Kitaro Nishida).
3. Infine per la produzione il fattore di successo lo individuiamo in una specifi-
ca cultura della E-collaboration.

Il concetto di cultura lo prendiamo „in prestito“ da quanto proposto da Edgar


Schein nel 1995 col suo modello a tre livelli, visualizzato come un triangolo o
una piramide capovolta; perchè capovolta?

M. Bettoni, 6.4.2011 5/13


Probabilmente perché la parte superiore, che dispone in questa forma di una
superficie maggiore (se i livelli hanno tutti la stessa altezza) riguarda gli artefat-
ti, intendendo le strutture, i prodotti, i processi, i comportamenti, etc. che sono
visibili; l‘area più grande sta ad indicare che questa parte è quella della quale ci
accorgiamo più facilmente, in quanto visibile.
Sotto ci sono i valori, quelli dichiarati, dei quali ci accorgiamo meno rispetto
agli artefatti e pertanto simbolizzati con una superficie inferiore.
Infine alla base di tutto ci sono le premesse tacite, pensieri, percezioni, emo-
zioni delle quali non siamo coscienti e sulle quali si fondano i livelli superiori, cioè
sia i valori dichiarati che gli artefatti visibili.

Questo concetto di cultura lo vediamo utilizzato in questo schema delle tre


componenti che costituiscono la struttura della „E-Collaboration culture“: ogni
componente è visualizzata come triangolo - riferendoci appunto al modello di
cultura di Schein;
la base dei triangoli rivolta verso l‘esterno del cerchio sul quale sono disposti
sta ad indicare la fascia degli “artefatti” mentre il vertice opposto rivolto verso il
centro del cerchio sta ad indicare le premesse tacite.
Quindi, in questo modello concepiamo la E-Collaboration Culture come compo-
sta da tre elementi, per ognuno dei quali distinguiamo artefatti, valori dichiarati
e premesse tacite.
I tre elementi sono appunto:
 NETWORKED learning (l‘apprendimento connesso)
 PARTICIPATIVE working (il lavoro partecipativo)
 FACILITATIVE leading (la guida facilitativa)

Insieme, questi tre elementi ci permettono di realizzare una condivisione di


conoscenze, una condivisione di significati attraverso una negoziazione dei signi-
ficati, visualizzati nello schema dal disco al centro della figura.
A questo punto vorrei parlare un po‘ dei trends più significativi rispetto al no-
stro tema e degli artefatti, basati sulle nostre esperienze, che ci hanno portato
ad individuare questi tre elementi e a formulare il modello.

M. Bettoni, 6.4.2011 6/13


Un trend è quello del cosiddetto “Networked Learning” del quale vediamo qui
visualizzata la prospettiva dello studente che in questo tipo di apprendimento si
vede inserito in una rete di contatti, di comunicazioni sincrone e asincrone, di
accessi a contenuti vari via RSS e di diverse modalità di management del proprio
apprendimento, in particolare dei contenuti.

L’artefatto di Networked Learning che abbiamo sviluppato alla nostra universi-


tà si chiama “tetraedro didattico”.
Partendo dal classico triangolo dell’apprendimento formato da studente, con-
tenuti e docente, aggiungendo la dimensione della comunità si forma appunto un
tetraedro.
Questo modello, questo artefatto è quello che ci aiuta realizzare il Networked
Learning nei nostri corsi.

M. Bettoni, 6.4.2011 7/13


http://moodle.ffhs.ch/course/view.php?id=2076

Un esempio di realizzazione concreta è un corso online sul tema della E-


Collaboration che abbiamo svolto l’anno scorso e al quale ha partecipato tutto lo
staff della nostra università, quindi personale amministrativo, personale docente
e ricercatori.

Venendo adesso al secondo elemento, quello del lavoro partecipativo, i trends


del decennio 2010-2020 - secondo gli autori di uno studio del 2010 di McKinsey
- indicano una tendenza verso la co-creazione distribuita (di prodotti, servizi,
etc.), verso la creazione di reti sociali di collaboratori all‘interno delle organizza-
zioni ed infine l‘aumento della collaborazione nell‘ambito dell‘ulteriore sviluppo
della „società della conoscenza“.
Tutti trends che secondo noi ben si accordano con il nostro elemento del “la-
voro partecipativo”.

M. Bettoni, 6.4.2011 8/13


L’artefatto di lavoro partecipativo che abbiamo sviluppato nella nostra univer-
sità si chiama “Knowledge Cooperation” ed è un modello per realizzare il Kno-
wledge Management in una forma collaborativa.
L’abbiamo applicato sia in progetti di sviluppo organizzativo all’interno della
nostra università ed anche in progetti per aziende.

http://moodle.ffhs.ch/course/view.php?id=1497

Un esempio di applicazione dell‘artefatto di „Knowledge Cooperation“ è la so-


luzione per il management delle idee - abilitata da una piattaforma online (Moo-
dle) - che abbiamo realizzato per tutto lo staff della nostra università con lo
scopo di mettere in grado tutto il personale sia amministrativo che accademico di
contribuire idee su come sviluppare la nostra università.

M. Bettoni, 6.4.2011 9/13


Infine il terzo elemento di E-collaboration culture è la „guida facilitativa“, che
ritroviamo in modo indiretto come trend in uno studio di Gartner Research del
2010 dove si individuano 10 tendenze al cambiamento nel modo di lavorare per
le quali occorrerà trovare dei cambiamenti appropriati anche nel modo di dirige-
re, di guidare il lavoro: e qui riteniamo che proprio il “facilitative leading” sia una
risposta vincente.

L‘ artefatto di „facilitative leading“ che abbiamo sviluppato è stato un modello


di “organizzazione duale“ della nostra università nella quale avevamo due strut-
ture complementari: una rete di ricercatori senza gerarchia – chiamata CoRe,
abbreviazione di “Community of Research” - parallela alla consueta gerarchia dei
dipartimenti.
In pratica, come membro della direzione dell’università, dal 2005 ero respon-
sabile della ricerca e avevo organizzato tutti i ricercatori in un “social network”,

M. Bettoni, 6.4.2011 10/13


dove tutti i team di ricerca avevano lo stesso livello ed erano rappresentati nei
due gruppi misti di guida della rete, lo “strategy group” ed il “core group”.
Questo esperimento purtroppo è stato vittima di un gioco di potere - da me
perso - per cui non ha potuto continuare e dal 2008 l‘organizzazione duale è sta-
ta sostituita dal classico modello unitario, cioè con la sola gerarchia dei diparti-
menti, senza la rete.

Nonostante il fallimento del nostro esperimento riteniamo che le idee del “faci-
litative leading” si diffonderanno sempre più;
le idee non sono nuove e le ritroviamo espresse ad es. sul sito e nei documen-
ti dell’organizzazione americana ICA in una forma molto utile al nostro fine di
sviluppare la terza componente essenziale della E-Collaboration Culture.
The Institute of Cultural Affairs (ICA-USA) http://www.ica-usa.org Our Mis-
sion "Releasing the capacity for positive, sustainable futures.”

M. Bettoni, 6.4.2011 11/13


Per finire vediamo alcune delle domande che rimangono aperte e alle quali in
qualche modo occorrerà ben dare risposta se ci si propone di realizzare la nostra
E-Collaboration Culture e di realizzare delle soluzioni di apprendimento collabo-
rativo facendo uso di questo modello.
Le domande riguardano il processo di negoziazione dei significati, il processo
di negoziazione della partecipazione, le traiettorie di appartenenza progressiva
che si verificano all’interno di una comunità virtuale, i processi di posizionamento
individuale studiati ad es. da Ligorio & Hermans (2005) o la costruzione di una
identità collettiva, etc. etc., etc.;
quindi sono tante domande!

Grazie per la vostra attenzione e auguri di buona E-collaboration!

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