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Flipped Classroom / Insegnamento capovolto

L'insegnamento capovolto è una metodologia didattica che si propone di rendere


il tempo-scuola più produttivo e funzionale rispetto alle esigenze della società
nell’information era radicalmente mutata in pochi anni. I fautori di questo metodo
ritengono che la rapida mutazione indotta dalla diffusione del web abbia prodotto un
distacco sempre più marcato di gran parte del mondo scolastico dalle esigenze della
società, dalle richieste del mondo delle imprese e dalle abilità e desideri degli studenti e
delle loro famiglie. Si è osservato anche che gli interessi degli studenti nascono e si
sviluppano sempre più all'esterno dalle mura scolastiche. La rivoluzione internet ha
permesso la diffusione massiva non solo del sapere scritto ma anche dei contenuti
multimediali, rendendo possibile fruire da casa le lezioni/spiegazioni dei docenti. Dato
che il sapere non è confinato tra le mura delle istituzioni scolastiche, i sostenitori di
questa metodologia ritengono che sarebbe improduttivo trasmettere a scuola quello
che è già disponibile a casa.
L'insegnamento capovolto propone quindi l'inversione dei due momenti classici,
lezione e studio individuale:
la lezione viene spostata a casa, sostituita dallo studio individuale;
lo studio individuale viene spostato a scuola, sostituito dalla lezione in classe
dove l'insegnante può esercitare il suo ruolo di tutor al fianco degli studenti.

Metodologia

L'insegnamento capovolto fa leva sul fatto che le competenze cognitive di base


dello studente (ascoltare, memorizzare) possono essere attivate prevalentemente a
casa, in autonomia, apprendendo attraverso video e podcast, o leggendo i testi proposti
dagli insegnanti o condivisi da altri docenti. In classe, invece, possono essere attivate le
competenze cognitive alte (comprendere, applicare, valutare, creare) poiché l'allievo
non è solo e, insieme ai compagni e all'insegnante al suo fianco cerca, quindi, di
applicare quanto appreso per risolvere problemi pratici proposti dal docente. Il ruolo
dell'insegnante ne risulta trasformato: il suo compito diventa quello di guidare l'allievo
nell'elaborazione attiva e nello sviluppo di compiti complessi. Dato che la fruizione delle
nozioni si sposta a casa, il tempo trascorso in classe con il docente può essere impiegato
per altre attività fondate sull'apprendimento attivo, in un'ottica di pedagogia
differenziata e apprendimento a progetto. Il nuovo ciclo di apprendimento si può
schematizzare così:
Il primo passo consiste nel cercare di attivare negli studenti l'interesse, la
curiosità, il desiderio di conoscenza di uno specifico argomento. Questo passaggio è
fondamentale perché non c'è apprendimento significativo senza coinvolgimento
cognitivo ed emotivo degli allievi. Per l'insegnante si tratta perciò di problematizzare un
tema, di trasporre i contenuti disciplinari da una forma espositiva, dimostrativa e
risolutiva ad una dubitativa, ipotetica, il più possibile ancorata alla realtà, e lasciare agli
studenti il compito di ideare e proporre una soluzione. Questa fase può svolgersi con
modalità diverse e impegnare gli alunni fuori della scuola e prima della lezione, ma è
anche possibile svolgerla in classe.
Si passa quindi alla fase nella quale gli studenti sono chiamati a mettere in atto,
sia pur con forme e modalità adeguate alle loro capacità e al contesto, le strategie
cognitive e le procedure di indagine proprie della disciplina oggetto dell'attività di
apprendimento. Si tratta di sollecitare negli studenti quei processi di pensiero che sono
alla base della costruzione delle conoscenze, esercitando il loro spirito critico,
imparando a fare domande appropriate, a formulare ipotesi attendibili, a escogitare
metodi per verificare le loro supposizioni. Questo si può attuare predisponendo un
setting didattico che favorisca la ricerca di informazioni, la riflessione profonda, il
confronto fra pari, la sperimentazione sul campo. Generalmente questa fase prevede la
produzione di materiali e documenti da parte degli alunni, individualmente o in gruppo,
che saranno poi utili nella terza fase. In questa fase il docente assume il ruolo del tutor,
del méntore che assiste ogni alunno in base alle sue specifiche esigenze, una
competenza importante di ogni buon insegnante che qui diviene centrale. Questa è la
fase più interessante del metodo: un compito autentico (chiamato anche "di realtà")
oppure un compito creativo predisposto dall'insegnante in modo tale da consentire la
divisione del lavoro in una logica di squadra.
Il ciclo si completa con una fase di rielaborazione e valutazione. Si tratta di un
processo collettivo di riflessione e confronto su quanto appreso condotto dal docente
attraverso il coinvolgimento di tutta la classe. L'obiettivo è quello di chiarire, rendere
espliciti e consolidare gli apprendimenti partendo dall'analisi dei lavori che gli studenti
hanno realizzato nella seconda fase. Qui l'insegnante svolge la funzione di stimolo e di
moderatore del confronto, di facilitatore dei processi di astrazione e di formalizzazione
di quanto appreso. È in questa fase che prendono corpo in modo più articolato attività
di valutazione, anche se esse, in realtà, permeano tutte le fasi come prassi formativa
continua attraverso l'osservazione e l'annotazione dell'operosità degli studenti in
contesto, la valutazione, individuale e di gruppo, dei loro prodotti, con pratiche di co-
auto- valutazione da parte degli alunni.

Storia
Ufficialmente, i primi esperimenti sono stati condotti negli anni novanta da Eric
Mazur, professore di fisica presso l'Università di Harvard.
Le Università sono pioniere nell'uso di videolezioni. Sono disponibili online interi
corsi universitari su piattaforme come Coursera o come il sito del MIT.
Nell'ambito della scuola secondaria di secondo grado la Khan Academy, che
fornisce agli studenti la possibilità di seguire dei videotutorial da casa su Youtube, è
stata spesso associata alla Flipped Classroom ma oggi le piattaforme che pubblicano
videolezioni sono innumerevoli e, al contrario della Khan Academy, consentono agli
insegnanti anche di pubblicare risorse didattiche autoprodotte e di personalizzare il
percorso di fruizione per le proprie classi.
I fondatori della didattica capovolta generalmente riconosciuti sono Jonathan
Bergmann e Aaron Sams. Insegnanti di chimica in una scuola del Colorado, alle prese
con una realtà rurale e un alto tasso di assenteismo, hanno trovato una soluzione
fornendo a casa, agli studenti assenti, le loro lezioni che venivano apprezzate anche
dagli studenti presenti. Ben presto si sono resi conto che riprodurre in classe ciò che
potevano delegare a un video-tutorial non era soddisfacente e hanno compreso che il
tempo d'aula poteva essere liberato dalla lezione frontale a favore di una lezione più
laboratoriale e partecipata.
La didattica capovolta si diffonde nel mondo a partire dal 2012
contemporaneamente all’uscita negli U.S.A. del primo manuale in lingua inglese.
Nel 2014 esce il primo manuale in italiano, scritto da Maurizio Maglioni e Fabio
Biscaro con prefazione di Tullio De Mauro.
Il nuovo ciclo di apprendimento è ispirato a Pier Cesare Rivoltella: "Fare didattica con
gli EAS. Episodi di Apprendimento Situato" (2013).
LA DIDATTICA SECONDO LA FLIPPED CLASSROOM

La Flipped classroom è un modo di fare didattica che vede l’uso delle tecnologie
didattiche come protagoniste e attraverso queste inverte il tradizionale schema di
insegnamento/apprendimento e di conseguenza il rapporto docente/alunno ed ecco
svelato da dove derivi il suo nome, letteralmente “Classe capovolta”.
I vari materiali e i diversi percorsi educativi proposti dal docente vengono messi a
disposizione degli alunni all’interno di un “ambiente virtuale” creato per il gruppo
classe in piattaforme digitali (possibilmente reperibili anche attraverso la rete) e messi a
disposizione in differenti formati e linguaggi digitali anche molto differenti tra di loro, ad
esempio una stessa lezione di storia verrà messa a disposizione del gruppo classe sia in
forma scritto sia magari in formati audio e video.
Questi materiali possono essere approfonditi dagli studenti da soli o in gruppo
“fuori dalla classe” a casa, in biblioteca o in altri luoghi di aggregazione informale.
Mentre in classe con l’insegnante i contenuti “appresi” attraverso la tecnologia
diventano oggetto di attività cooperative mirate a “mettere in movimento” le
conoscenze acquisite.
In questa prospettiva la classe non è più il luogo di trasmissione delle nozioni ma
lo spazio di lavoro e discussione dove si impara ad utilizzarle nel confronto con i pari e
con l’insegnante.
Il docente, infatti, una volta scelto un tema da approfondire, e caricato il
materiale relativo sulla una piattaforma di e-learning, indica allo studente quali temi e
contenuti studiare o approfondire nei giorni precedenti l’attività in classe dedicata a
quel tema. In questo modo si realizza l’inversione del setting tradizionale e si può
parlare di flipped classroom appunto.

Questa metodologia didattica ha origine nel mondo anglosassone – da sempre


più attento alla didattica laboratoriale e “per esperienza” – e si è diffuso, in particolare
negli Stati Uniti, dove già da anni le classi sono infra-strutturate digitalmente e si
utilizzano sistemi di e-learning basati su sistemi di classi virtuali.

COME SI SVOLGE IL PROCESSO DIDATTICO NEL SETTING DELLA FLIPPED


CLASSROOM?
Gli insegnanti predispongono i materiali di approfondimento all’interno del
Virtual Learning Environmet (Ambiente virtuale di apprendimento) adottato
dall’Istituto scolastico.
Gli studenti approfondiscono prima della lezione, a casa, il tema proposto, in
modo da liberare il tempo della vecchia lezione frontale trasmissiva e utilizzarlo per
realizzare una serie di esperienze di apprendimento attivo che si svolgono
generalmente in piccolo gruppo.
Questa idea della classe “capovolta” (da to flip, capovolgere), oltre che negli USA
sta acquistando sempre maggiore popolarità e credibilità anche negli ambienti
educativi europei in particolare nel Nord Europa.
Concretamente si può dire che la classe diventa, il luogo in cui lavorare secondo il
metodo del problem solving cooperativo a trovare soluzione a problemi, discutere, e
realizzare con l’aiuto dell'”insegnante coach” attività di tipo laboratoriale ed
“esperimenti didattici” (reali o virtuali) di attivazione delle conoscenze.
FLIPPED CLASSROOM non si tratta di un’innovazione radicale dal punto di vista
metodologico, ma di una applicazione abilitata dalle tecnologie, dell’apprendere
attraverso il fare (learning by doing).
In questo modo, inoltre, vengono valorizzati i nuovi stili di apprendimento degli
studenti che sono ormai “nativi digitali” e diviene molto più semplice personalizzare gli
apprendimenti, disegnando all’interno dell’ambiente virtuale di apprendimento
percorsi didattici specifici per singoli o gruppi con bisogni o esigenze particolari.

L’aspetto più interessante di questa metodologia è il fatto che l’intero setting


didattico viene rivisto nell’ottica di massimizzare una risorsa che sempre di più
scarseggia nella scuola: il tempo dell’insegnante.

Insomma, vi sono due livelli di “inversione” del setting didattico:

1. Il primo riguarda il fatto che le tecnologie digitali, attraverso l’utilizzo di


ambienti web di apprendimento cooperativo permettono di spostare “fuori dall’aula in
presenza” una serie di attività di tipo nozionistico liberando il tempo dell’insegnate per
seguire più direttamente i problemi di apprendimento degli studenti.
2. Il secondo consiste nella possibilità di generare all’interno dell’aula, in
particolare attraverso il lavoro di gruppo cooperativo, una nuova metodologia attiva di
apprendimento che trasforma la classe in una piccola “comunità di ricerca”.

L’interazione docente/studente si trasforma radicalmente dal momento che si


riduce molto il tempo della “lezione frontale” e aumenta proporzionalmente il tempo
dedicato al problem solving cooperativo, al monitoraggio e al supporto del lavoro degli
studenti, così come quello dedicato alla “revisione razionale” collettiva dei risultati dei
lavori di gruppo.
Ovviamente questa trasformazione del setting didattico cambia profondamente il
ruolo del docente, ma certamente lo “aumenta” non lo diminuisce affatto.
Il docente, infatti, da esperto disciplinare è “erogatore” di contenuti e valutazioni
si trasformerà, come abbiamo accennato più sopra, in una figura che integra più
competenze, ovviamente quelle disciplinari, ma anche quelle di un metodologo
didattico esperto di tecnologie digitali, così come quelle di tutoraggio, coaching e
mentoring (in presenza e on-line) dei suoi studenti.
È infatti, insieme un progettista didattico che allestisce il setting
didattico/tecnologico e programma le attività degli studenti in presenza e on-line, un
esperto di contenuti disciplinari e nello stesso tempo deve divenire una guida, un
sostegno alla costruzione della conoscenza collaborativa da parte degli allievi.
Funge, quindi, da stimolo per favorire un’elaborazione personale e collettiva delle
attività di gruppo e per favorire un “apprendimento significativo”.
Aiuta, cioè, gli studenti a sviluppare metodologie e pratiche di studio che
consentano loro di acquisire competenze reali di gestione dei contenuti e non mere
nozioni.
In questo processo, come ovvio, cambia anche il ruolo dello studente, che diviene
decisamente più attivo.
Lo studente con l’adozione di questo tipo metodologie didattiche innovative
diviene sempre più protagonista del processo apprendimento, e soprattutto si
responsabilizza maggiormente, anche grazie alla collaborazione con i pari, rispetto ai
progressi o alle difficoltà che incontra durante lo studio.
Si tratta di una “transizione” non semplice soprattutto per gli insegnanti che
spesso non hanno sufficiente formazione e quindi sufficienti competenze sia
tecnologiche che metodologiche per attuare questo cambiamento.

Per gli studenti non si tratta di una novità: sono nativi digitali dunque ben
predisposti all’utilizzo delle nuove tecnologie. Per loro gli strumenti digitali, consolle per
videogiochi, smartphone e tablet sono strumenti di uso quotidiano.
Il problema per l’insegnante e tutta l’istituzione formativa è quello di valorizzare
le competenze di utilizzo delle tecnologie digitali che hanno acquisito nell’informale e
nella socializzazione tra pari.
Si tratta di trasformare la loro naturale fluency tecnologica in uno strumento per
veicolare “apprendimenti significativi”, avendo sempre ben presente che “apprendere”
non è “giocare” e che la fatica dell’apprendimento non può essere eliminata dall’utilizzo
di device tecnologici.
La sfida è quella di declinare le abilità e le competenze tecnologiche di cui sono
già portatori, mettendole al servizio della didattica e dell’apprendimento.

Flipped classroom: il momento della valutazione

Quello della valutazione è da sempre uno dei momenti più difficili per un bravo
insegnante. Infatti il momento della valutazione è quello che aspettano gli studenti per
valutare a loro volta l’insegnante. Ogni studente dà il suo primo giudizio all’insegnante
dopo la prima valutazione e decide così che tipo di rapporto instaurare: fiducia, stima,
timore o rispetto.
Una valutazione superficiale può generare nello studente delusione o
scoraggiamento nei confronti dell’insegnante e dello studio di quella materia. Al
contrario una valutazione ben giustificata può motivare lo studente a far sempre
meglio, può gratificarlo ma può anche deluderlo.

Valutazione non oggettiva: i BIAS valutativi

A influire ci sono tante variabili che spesso non rendono la valutazione


totalmente oggettiva. Queste variabili sono legate sicuramente alla sfera personale, alle
esperienze pregresse del professore, al contesto sociale in cui si è inseriti. Tutto ciò dà
origine a “distorsioni della valutazione” causate dal pregiudizio, i così detti BIAS
valutativi.
I BIAS possono essere:
Bias di genere: spesso si ha la convinzione che le ragazze siano più portate per le
materie umanistiche e i ragazzi per quelle scientifiche e questo influenza una
sopravvalutazione o una sottovalutazione a seconda dei casi;
Bias per somiglianza o per contrasto: l’insegnante tende a premiare gli studenti
che maggiormente assomigliano a lui caratterialmente penalizzando gli altri studenti;
Bias dello status-quo: alcuni insegnanti, contrari ai cambiamenti nei programmi di
studi, restii ai cambiamenti di metodologie didattiche che vengono costretti ad adattarsi
riversano il loro malcontento sugli studenti.
Queste valutazioni affrettate o condizionate da vari fattori possono influire nella
terna insegnante studente sapere demotivando lo studente nei confronti del sapere e
facendogli perdere fiducia nel proprio insegnante.
In generale, quindi, la valutazione è il momento di maggiore ansia sia per l’alunno
che per l’insegnante.
Ecco perché un gran numero di ricercatori di didattica e psicologi si occupano di questo
argomento cercando di minimizzare gli aspetti negativi per entrambe le parti. In questo
contesto già complicato entrano in gioco le innovazioni dal punto di vista dei metodi
didattici.

Come valutare un lavoro svolto in Flipped Classroom?

Con la didattica classica si valutavano parametri come la conoscenza degli


argomenti, la capacità espositiva, l’approfondimento. L’avvento delle tecnologie e della
didattica 2.0 ha cambiato anche questo aspetto della professione dell’insegnante.
Abbiamo parlato tanto di strumenti per la Flipped Classroom e di didattica digitale e ora
vediamo meglio come potrebbero essere valutate queste attività, quali parametri
bisogna considerare e come è giusto organizzarsi.
Una attività didattica digitale o di didattica rovesciata comporta un intreccio
complesso di diverse competenze: l’insegnante si trova a dover valutare un processo
cognitivo abbastanza complicato. Diventa di fondamentale importanza anche il
processo di autovalutazione da parte degli studenti singoli o dei gruppi di studenti.
Nel mondo del lavoro è ormai richiesto di saper fare squadra, di saper
comunicare le proprie idee creative e soprattutto avere spirito critico. Ogni volta,
quindi, che si pensa ad una attività didattica in Flipped Classroom è importante
pianificare due griglie con i parametri della valutazione, chiamate Rubrìc, condivisibili o
meno con gli studenti prima dell’intera attività:
– rubrìc di valutazione in itinere: servirà a valutare il ruolo e la partecipazione al
gruppo di studio;
– rubrìc della presentazione digitale: giudicherà il lavoro finale, l’esposizione e
l’impegno di ogni gruppo.
Queste griglie possono essere create ispirandosi alla tassonomia di Bloom di
Benjamin S. Bloom che classifica le principali fasi dell’apprendimento sottolineando
l’importanza dei seguenti processi del pensiero: ricordare – capire – applicare –
analizzare – valutare – creare.
Flipped Classroom, la scuola si capovolge: internet, pensiero aperto e smartphone in
aula

Non serve banda larga, non servono computer, non serve la lavagna interattiva
multimediale né le fotocopie. Servono però insegnanti formati, capaci di fare anche
i blogger, di lavorare in modo cooperativo. E, cosa non banale, serve che ogni
studente abbia a disposizione uno smartphone e una connessione internet quando
si trova a casa. Tutto sommato, forse, un obiettivo più raggiungibile che fornire una
connessione a circa l'80% delle scuole – tra primarie e secondarie – che ancora oggi
ne sono prive.

Sono questi gli ingredienti della "flipped classroom", ovvero la "classe capovolta",
una rivoluzione della scuola che non passa per le riforme di sistema ma per la
sperimentazione quotidiana degli insegnanti. In Italia la "flipped classroom" fa
breccia, visto che dal 2014 (anno di fondazione dell'associazione Flipnet Onlus) a
oggi ci sono già 600 insegnanti formati e 120 sezioni di scuola in cui 'ufficialmente' si
pratica la didattica capovolta. L'interesse pare destinato a crescere: a Roma la
Palestra dell'Innovazione è stata presa d'assalto da docenti arrivati da tutta Italia
per assistere al primo convegno nazionale sul tema.

Una didattica inclusiva. "La scuola italiana è una scuola di qualità, soprattutto le
scuole dell'infanzia ed elementari. Quindi non riformatele: semmai date più soldi
per comprare la carta igienica – ha detto il linguista ed ex ministro dell'Istruzione
Tullio De Mauro – Quando comincia il disastro? Negli ultimi anni delle scuole
superiori. E allora cosa differenzia il primo pezzo dal secondo? Che la scuola
primaria è inclusiva, non ci sono bocciati, che utilizza lo spazio per favorire
l'interattività dei gruppi e valorizza la dimensione laboratoriale". "La flipped
classroom – ha proseguito De Mauro - apre la strada a una didattica inclusiva, in cui
gli studenti stanno in classe non per assistere passivi alla lezione, ma per studiare
insieme ed essere seguiti individualmente". (Tullio De Mauro, l'importanza di una
scuola capovolta).

Usare lo smartphone a scuola. Maurizio Maglione è un insegnante di chimica


dell'Istituto Professionale Alberghiero Domizia Lucilla di Roma, ha scritto con Fabio
Biscaro il libro La classe capovolta che ha aperto la strada anche in Italia a questa
sperimentazione: "Insegniamo in classi spesso sporche, in cui regna l'incuria. Gli
strumenti sono pochi, ma non dobbiamo cadere nel gioco del cane che si morde la
coda, non ci sono computer o tablet a disposizione per tutti, ma tutti i nostri studenti
hanno uno smartphone in tasca. Allora facciamoglielo usare, con l'idea che noi docenti
prima di tutto dobbiamo rispondere alla loro domanda: “Ma a cosa servono le cose che
ci state insegnando?”. In una "classe capovolta" l'insegnante mette a disposizione degli
alunni dei materiali in rete, delle vere e proprie lezioni registrate, che possono essere
anche risorse già presenti in internet ("un ragazzo impara certamente moltissimo dalla
lettura della Divina Commedia di Benigni", suggerisce ad esempio Maglione) e che
vengono studiate a casa di pomeriggio. La mattina, in classe, i ragazzi sono coinvolti in
laboratori, lavori di gruppo, che mettono al centro la loro creatività e le loro
intelligenze. "Dobbiamo focalizzare molto bene la differenza tra conoscenze e
competenze – ha detto ancora Maglione – e cominciare a cambiare noi stessi, come
insegnanti, diventando capaci di lavorare in rete, scambiandoci esperienze, proposte. Il
circolo del cane che si morde la coda deve diventare virtuoso".

La rivoluzione del world wide web. Ma il ribaltamento della classe prima che
tecnologico deve essere culturale, ha sottolineato Paolo Ferri dell'Università di Milano
Bicocca, ricordando che quando il tecnico informatico britannico Tim Berners-Lee
inventò il world wide web lo fece per le esigenze della comunità scientifica "che sin dal
'500 si basa su tre presupposti: i risultati devono essere pubblici, revisionabili e
controllabili". Internet, insomma, nasce proprio come strumento della conoscenza,
prima di diventare il mezzo di condivisione di qualsiasi cosa. Allora, è il discorso di Ferri,
se si assume questo concetto ecco che l'utilizzo della tecnologia non diventa un orpello,
ma il presupposto di una "svolta di paradigma" che porta con sé a cascata una
rivoluzione: del setting d'aula, della relazione con gli studenti e la famiglia, e anche del
processo di valutazione. Che, ha detto Mario Castoldi dell'Università di Torino, "deve
smetterla di essere un momento isolato, separato, falsamente oggettivo", ma deve
essere incentrato sui processi: la valutazione deve essere giocata nella quotidianità e
non nel voto asettico di fine anno.

Sviluppare la creatività. Certo, i passi in avanti da fare sono tanti. Prima di tutto la
formazione dei docenti. Ma anche uno svecchiamento culturale: basti pensare che non
è mai stata abrogata la circolare che vieta l'uso del telefonino in aula. E poi, la ricerca di
connessioni con il territorio. Come la Palestra dell'Innovazione di Roma che – ha
ricordato il direttore Alfonso Molina – ha già messo in rete 90 scuole in Italia per
supportarle nella diffusione di una didattica che insegni il pensiero aperto. Perché
creativi non si nasce, si diventa.
Bibliografia

 Jonathan Bergmann, Aaron Sams, Flip Your Classroom. Reach Every


Student in Every Class Every Day, 2012, ISBN 978-1-56484-315-9
 Cecchinato G (2014). Flipped classroom: innovare la scuola con le
tecnologie digitali, Tecnologie Didattiche, Edizioni Menabò, ISSN: 1970-
061X.
 Atti del convegno ADi: relazione di G. Cecchinato sul Flipped Learning, su
ospitiweb.indire.it.
 Maurizio Maglioni, Fabio Biscaro, La Classe Capovolta, Erickson editore,
ISBN 978-88-590-0488-2
 Eric Mazur, Peer Instruction, A User's Manual, Prentice Hall Series in
Educational Innovation Upper Saddle River, 1997.