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Fiabe Persiane e Siriane

Fiabe persiane: A cura di Inge Hoepfner Titolo originale dell'opera: Marchen aus Persien Traduzione di Amina Pandolfi 1982 Fischer Taschenbuch Verlag GmbH, Frankfurt am Main 1991 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano Fiabe Siriane: A cura di Maria Antonietta Carta 1997 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano

Fiabe persiane

PRINCIPESSE MISTERIOSE

La storia del principe Calaf e della principessa Turandot

Calaf era il figlio di Timur, un Khan dei Tartari Nogai. La storia dice di lui che superava in bellezza, intelligenza e valore tutti i principi del suo tempo, che era erudito quanto i massimi sapienti e che conosceva a memoria tutte le sentenze di Maometto: in breve, la storia lo considera l'eroe dell'Oriente. In verit questo principe all'et di diciotto anni non aveva forse uguali in tutto il mondo. Era l'anima delle riunioni di consiglio di suo padre Timur: quando esponeva un'opinione, tutti i pi esperti ministri si dicevano d'accordo con lui, e in guerra lo si vedeva sempre alla testa degli eserciti, sempre a scovare il nemico, attaccarlo e vincerlo. Ora avvenne che alla Corte del Khan si presentasse un ambasciatore del re dei Khoresmi, il quale dichiar che il suo signore e padrone richiedeva per il futuro dai Tartari Nogai il versamento di un'imposta annuale e che lui stesso sarebbe venuto con un esercito di duecentomila uomini, se essi non si fossero sottomessi al suo volere. Il Khan riun allora il suo Consiglio per studiare se era meglio pagare quel tributo o ignorare con disprezzo le minacce di un nemico tanto potente. Calaf e la maggior parte degli uomini del Consiglio furono di quest'ultima opinio9

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ne e cos l'ambasciatore fu rimandato indietro con una risposta negativa. In seguito a questo evento si cerc di indurre i popoli vicini a unirsi al Khan contro il sultano dei Khoresmi, poich questi, nella sua smodata ambizione, avrebbe richiesto tributi anche da loro. Le trattative ebbero successo e i popoli vicini, fra cui anche i Circassi, promisero di fornire al Khan un esercito di cinquantamila uomini. Mentre il Khan dei Nogai radunava le proprie truppe, il sultano dei Khoresmi raccoglieva duecentomila guerrieri, cos che i due eserciti erano all'incirca uguali per numero di uomini e i popoli di cui essi erano formati non erano certo meno valorosi da una parte che dall'altra. La battaglia fu sanguinosa e durissima. Cominci il mattino e dur fin nel cuore della notte. In qualche momento i Tartari Nogai parevano essere in vantaggio, in altri parevano invece costretti a cedere al nemico. Avvenne cos che, al cader della notte, i due eserciti dovettero suonare la ritirata, decisi a proseguire il combattimento la mattina seguente. Ma durante la notte il comandante dei Circassi si rec segretamente dal sultano dei Khoresmi e gli promise di abbandonare i Nogai al loro destino, se il sultano si fosse solennemente impegnato a non richiedere mai dai popoli circassi un qualsiasi tributo, con qualsiasi pretesto. Il sultano consent e cos, la mattina seguente, quando fu il momento di riprendere la battaglia, si videro i Circassi abbandonare i loro alleati. Questo vergognoso tradimento indebol grandemente l'esercito del principe Calaf, al punto che egli avrebbe volentieri evitato la lotta, ma i Khoresmi attaccarono con grande violenza e

alla fine riuscirono a spezzare le file dei Nogai: Calaf pens soltanto a salvarsi; si mise alla testa di una schiera di cavalieri, si batt attraverso le loro file e riusc alla fine a sfuggire al loro inseguimento. La notizia del ritiro del principe turb profondamente suo padre Timur, ma quando questi venne a sapere che il sultano dei Khoresmi aveva passato a fil di spada quasi tutti i guerrieri Nogai ed era deciso a sterminare tutta la stirpe del Khan e assoggettare il suo popolo, la sua disperazione fu totale. Si pent amaramente di aver rifiutato di pagare il tributo, ma poich ora il tempo stringeva e bisognava salvarsi per non cadere nelle mani del sultano, il Khan prese la moglie Elmase e il principe Calaf, raccolse i suoi tesori pi preziosi e abbandon la sua terra, insieme a molti funzionari della sua corte e a quella schiera di cavalieri che erano riusciti a sfuggire al nemico insieme al principe Calaf. L'intenzione era di cercare rifugio presso qualche principe regnante. Erano gi in viaggio da parecchi giorni e avevano appena raggiunto il Caucaso, quando quattromila briganti, che vivevano in quelle montagne, si avventarono all'improvviso contro di loro. Calaf, che non aveva pi di quattrocento uomini, reag valorosamente all'attacco e uccise molti dei briganti, ma perse tutti i suoi cavalieri e alla fine cadde egli stesso nelle mani degli assalitori, alcuni dei quali si impossessarono di tutte le sue ricchezze, mentre gli altri trucidavano tutto il seguito del Khan. Risparmiarono solo il Khan stesso, sua moglie e il figlio, lasciandoli quasi nudi soli fra le montagne. Il dolore di Timur fu indescrivibile, al punto che si voleva togliere la vita e la principessa sua moglie sospirava e gemeva di dolore; solo Calaf trov la forll

za di sopportare quel crudele destino senza abbandonarsi alla disperazione; nutrito degli insegnamenti del Corano e delle parole di Maometto sulla predeterminazione, dimostr una forza d'animo incrollabile. O padre mio! O madre mia! disse ai genitori, pensate che volont di Dio se vi trovate in una cos sciagurata situazione. Siamo forse i primi principi del sangue che vengono a trovarsi sotto la sferza della sua giustizia? Se Dio ha il potere di togliere la corona, egli pu anche ridarla. Speriamo dunque che a questo momento di disperazione egli faccia seguire di nuovo la felicit. Hai ragione, figlio mio esclam il Khan. Affidiamoci alla Provvidenza e cerchiamo di sopportare le sofferenze. E con queste parole i tre si rimisero in viaggio, ma a piedi questa volta, poich i briganti avevano rubato loro anche i cavalli. Camminarono a lungo, nutrendosi dei frutti che trovavano sulla loro strada; ma poi giunsero a un deserto, dove la terra non dava nulla di cui potersi nutrire. Il vecchio Khan si sentiva mancare le forze e sua moglie faticava a reggersi in piedi, cos che Calaf, sebbene fosse anch'egli sfinito, dovette portarli a turno sulle spalle per ridurre, almeno in parte, le loro sofferenze. Infine giunsero in un luogo circondato da paurosi dirupi; non si vedeva un solo passaggio che permettesse di scendere, al di l di quelle scoscese pareti, fino alla pianura che si vedeva dall'altra parte. Dalla disperazione il vecchio Khan voleva gettarsi gi dalle rocce, ma il figlio lo trattenne, stringendolo fra le braccia. Oh, padre mio, a che cosa ti lasci trascinare? Confesso che siamo in una ben triste situazione, ma
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forse potremo ancora trovare una via che ci conduca alla pianura. Permetti che io vada a cercarla. Va, figlio mio rispose il Khan, che alle parole del figlio si era un po' calmato noi ti aspetteremo qui. Il giovane principe cerc e cerc, senza trovare una strada. Si gett per terra con grandi lamenti e supplic il cielo di fargli trovare un passaggio. Poi si rialz e ricominci a cercare e, finalmente, trov un sentiero e ringrazi Dio per la grazia che gli aveva fatto. Trov anche degli alberi, che portavano frutti singolarmente grossi e poi ancora una fonte di acqua fresca e pura. Torn in gran fretta dai suoi genitori e li port in quel rigoglioso angolo di terra. L si fermarono due o tre giorni per riposarsi e poi ripresero il cammino, fino a quando videro in lontananza una grande citt; e quando giunsero alle sue porte, si arrestarono e attesero la notte, perch non volevano entrarvi alla luce del giorno, coperti di sudore e di polvere e quasi nudi come si trovavano. Mentre se ne stavano l gi da qualche ora, un vecchio venne a sedersi accanto a loro: gli domandarono come si chiamasse la citt. Si chiama Chaik rispose il vecchio. E vi abita il re Ileng Khan. Ma voi dovete venire da molto lontano, se non ne conoscete neppure il nome. S rispose il Khan noi abitiamo sulle rive del mar Caspio e esercitiamo il commercio. Abbiamo attraversato il Caucaso con altri mercanti, ma l siamo stati aggrediti da una banda di briganti, che hanno saccheggiato la nostra carovana. Ci hanno soltanto risparmiato la vita e cos abbiamo proseguito il cammino, senza sapere in che direzione andavamo.
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Il vecchio prov compassione per loro e al calare della notte li port nella sua casa; offr loro abiti nuovi e fece portare una ricca cena. Essi parlarono a lungo con il loro ospite e, quando fu l'ora di andare a dormire, il vecchio li condusse nelle camere da letto. La mattina seguente li incontr nuovamente e disse loro: Non siete gli unici infelici in questa citt; ho appena saputo che arrivato qui un ambasciatore del sultano dei Khoresmi, con l'incarico di chiedere a Ileng Khan di non dare asilo al Khan dei Nogai, suoi nemici, non solo, ma di arrestarli non appena entrino nel paese di Chaik. A queste parole Timur e Calaf sbiancarono in volto e la principessa Elmase cadde a terra svenuta. Tutto questo lasci supporre al vecchio che i suoi ospiti non fossero mercanti, come avevano detto. Vedo disse che prendete molta parte alla sorte dell'infelice Khan dei Nogai. Sapete che cosa penso? Credo proprio che siate voi stessi le infelici vittime della persecuzione del sultano. S, signore rispose Timur a quelle parole siamo noi le vittime del sultano: io sono il Khan dei Nogai e questi sono mia moglie e mio figlio. La situazione molto seria replic il vecchio conosco Ileng Khan: ha grande paura del sultano dei Khoresmi e per fargli piacere vi far cercare ovunque. Non sareste al sicuro n in casa mia n in qualsiasi altro luogo della citt. Non vi rimane altra scelta che lasciare questo paese al pi presto. Andate dunque e cercate di raggiungere la regione dove abita la trib dei Berla. Il vecchio diede loro tre cavalli e ricche provviste, una borsa piena di denaro e disse: Mettetevi in
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viaggio di gran premura, perch non avete un solo minuto da perdere. I tre perseguitati ringraziarono il vecchio e partirono. Dopo parecchi giorni di viaggio raggiunsero le prime tende della trib dei Berla. Qui vendettero i cavalli e, fintanto che bast il denaro, vissero abbastanza tranquilli e indisturbati. Ma quando il denaro fin, grande fu l'angoscia di Timur. Padre tent di confortarlo Calaf non disperarti. Andiamo l dove il Khan dei Berla ha la sua corte: ho il presentimento che laggi la nostra sorte muter per il meglio. Fecero come aveva detto il principe e arrivarono alla corte del Khan. L entrarono in una grande tenda che serviva per accogliere gli stranieri poveri. Calaf vi lasci i genitori e and intorno, chiedendo l'elemosina ai passanti. Raccolse cos una piccola somma, con cui comper del cibo e la sera lo port al padre e alla madre. Entrambi piansero quando udirono che il figlio aveva dovuto mendicare. Ma Calaf disse: Lo confesso, nulla pi umiliante che mendicare; ma se non mi possibile esservi di aiuto in altro modo, lo far, per quanto sforzo mi possa costare. Ma aggiunse basterebbe che voi mi vendeste come schiavo e col ricavato potreste vivere bene fino alla fine dei vostri giorni. Che cosa dici mai, figlio mio! esclam Timur inorridito. Che le nostre disgrazie durino piuttosto per sempre. Se qualcuno di noi dovesse essere venduto, quello sono io: non rifiuterei di accettare il giogo della schiavit, se ci potesse salvarvi. Padre replic Calaf mi venuta un'idea: domani mattina voglio unirmi ai portatori: qualcuno si servir certo di me e potremmo vivere del mio lavoro.
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Calaf fece come aveva deciso, ma disgraziatamente nessuno ricorse ai suoi servigi. Cos sedette ai piedi di un albero, addolorato di stare invano fra gli umili portatori, e alla fine si addorment. Quando si risvegli, not accanto a s un falco di straordinaria bellezza. Sul capo aveva un ciuffo di penne di mille colori e al collo portava una catena d'oro, di cui ogni anello era adorno di diamanti, topazi e rubini; e Calaf pens fra s: "Dall'aspetto si direbbe che questo uccello appartenga al grande Khan". Non si era sbagliato. Era davvero il falco di Alinger, il Khan dei Berla e il principe lo aveva perduto il giorno prima, durante la caccia. I suoi cacciatori avevano cercato dappertutto il prezioso uccello, tanto pi preoccupati e zelanti, in quanto il loro padrone li aveva minacciati di morte, se fossero tornati a corte senza il falco. Il principe Calaf and con il falco alla tenda del re e il popolo cominci a gridare: Ecco il falco del Khan! Ecco il falco del Khan! Sia benedetto il giovane che rallegra il nostro signore riportandogli il suo falco!. E quando Calaf comparve davanti al Khan con il falco sul braccio, questi corse estasiato verso l'uccello e lo copr di mille carezze. Poi si volse al giovane principe e gli domand dove lo aveva trovato. Calaf raccont come era avvenuto e il principe replic: Mi pare che tu sia straniero; di dove vieni e qual il tuo mestiere?. Signore rispose Calaf, gettandosi ai piedi del Khan ero in viaggio con mio padre e mia madre attraverso il paese quando incontrammo dei briganti che non ci lasciarono null'altro che la vita. Mio buon giovane continu il Khan mi fa piacere che sia stato tu a trovare il mio falco, perch
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avevo giurato di concedere tre grazie a colui che me lo avesse riportato. Dimmi dunque che cosa desideri da me. Poich mi concesso di chiederti tre favori rispose Calaf io allora ti domando in primo luogo di dare a mio padre e a mia madre, che sono ora ospitati nella tenda dei poveri, una tenda speciale nelle tue vicinanze e di nutrirli a tue spese e farli servire dagli uomini della tua Casa fino alla fine dei loro giorni. In secondo luogo ti chiedo di darmi uno dei tuoi puledri pi belli, sellato e bardato, e infine un ricco abito con una scimitarra e una borsa piena di denaro. I tuoi desideri saranno esauditi disse il Khan; porta qui tuo padre e tua madre. Calaf si prostr nuovamente ai suoi piedi, ringraziandolo per la sua bont e poi si rec alla tenda dove Elmase e Timur aspettavano impazienti. La nostra sorte gi mutata disse loro e raccont ci che era accaduto. Poi condusse i genitori nella tenda reale e il Khan li ricevette con grande cortesia. Assegn loro una tenda speciale e ordin che venissero trattati come lui stesso. Il giorno seguente Calaf, sontuosamente vestito, ricevette dalle mani stesse del Khan una scimitarra con l'impugnatura di diamanti e una borsa colma di monete d'oro; poi il giovane, alla presenza di tutta la corte, mont uno splendido destriero, si conged dal principe e and a trovare i genitori. Ho un gran desiderio di vedere l'impero della Cina disse loro. Ho il presentimento che mi sar possibile farmi onore laggi con qualche gesto e meritarmi cos l'amicizia dell'imperatore. Permettetemi quindi di partire, lasciandovi in questo luogo sicuro.
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Vai, figlio mio rispose Timur vai incontro al tuo destino. Il giovane principe abbracci il padre e la madre e al galoppo si diresse verso la Cina. Gli storici scrivono che al suo arrivo nella grande citt di Pechino, egli scese davanti alle porte della citt in una casa in cui abitava un'anziana vedova. Calaf la salut con le parole: Mia buona madre, vorreste accogliere nella vostra casa uno straniero? Se potete darmi asilo, non ve ne dovrete pentire. La vecchia osserv il giovane principe e a giudicare dal suo vestito concluse che non doveva essere un ospite disprezzabile, perci si inchin profondamente e disse: Giovane straniero di cos bell'aspetto, la mia casa aperta per te. E avete anche una stalla per il mio cavallo? chiese lui ancora. S, ce l'ho rispose la donna e subito prese il cavallo per le briglie e lo condusse in una piccola stalla dietro la casa. Poi torn da Calaf e questi, che era affamato, le chiese se aveva qualcuno da mandare al mercato a comperargli qualcosa da mangiare. La donna rispose di avere un nipote che abitava con lei, lo avrebbe potuto mandare subito. A queste parole il principe tolse dalla sua borsa una moneta d'oro e la diede al ragazzo, che con essa and al mercato. Nel frattempo la padrona di casa aveva il suo da fare a soddisfare tutte le curiosit di Calaf. Il giovane le fece mille domande sugli usi e costumi degli abitanti e domand quanti erano e alla fine arrivarono a parlare del re della Cina. Ditemi, vi prego domand Calaf grande e generoso e merita che ci si metta al suo servizio? Non c' dubbio rispose la vecchia. E un monarca che ama i suoi sudditi quanto loro lo amano
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e mi meraviglia moltissimo come voi non abbiate mai udito finora parlare del nostro buon Altun-Khan; la fama della sua bont diffusa in tutto il mondo. Allora deve essere il pi felice e soddisfatto sovrano sulla terra replic Calaf. E invece non lo esclam la vedova. Al contrario, si pu dire persino ch'egli sia tremendamente infelice; per quanto bene faccia, non gli dato d'avere un erede maschio. E tuttavia vi posso dire che il dolore di non avere un figlio non neppure la sua pena pi grande. Ci che turba la pace del suo cuore la sua unica figlia, la principessa Turandot. Ma perch la figlia gli d tanto dolore? volle sapere Calaf. Ve lo posso dire rispose la vecchia perch mia figlia, che una delle schiave nell'harem della principessa, me lo ha spesso raccontato: la principessa Turandot nel suo diciannovesimo anno ed cos bella che tutti i pittori che le hanno fatto il ritratto sebbene siano i pi grandi artisti di tutto l'Oriente hanno dovuto riconoscere di vergognarsi della loro opera e affermano che non c' pennello al mondo che possa descrivere tutte le bellezze della principessa della Cina. E tuttavia questi ritratti hanno sortito terribili effetti; perch la principessa non solo supremamente bella, ma anche straordinariamente colta; non solo sa tutto ci che una donna del suo rango deve sapere, ma conosce alla perfezione tutte le scienze che si addicono solo agli uomini. Sa scrivere tutti gli ideogrammi di parecchie lingue, conosce l'aritmetica, la matematica, la geografia, la filosofia, il diritto e soprattutto la teologia: in breve, pi sapiente di tutti i sapienti messi insieme. Ma tutte
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queste meravigliose qualit sono offuscate dalla durezza del suo animo e la sua terribile crudelt macchia tutti i suoi meriti. Sono passati due anni da quando il re del Tibet ha mandato a chiedere la sua mano per il figlio, che si era innamorato di lei vedendone un ritratto. Altun-Khan, che sarebbe stato felice di quel matrimonio, trasmise la richiesta a Turandot. Ma l'orgogliosa principessa, che pare disprezzare tutti gli uomini, la respinse sdegnosamente. Il padre si infuri e dichiar che pretendeva ubbidienza. Ma invece di ubbidire, essa cominci a piangere, disperata che la si volesse costringere. Ih breve, dalla grande angoscia, si ammal. I medici dichiararono al re che tutte le medicine sarebbero state inutili e la principessa sarebbe morta se lui avesse insistito a volerla sposare con il principe del Tibet. Il re, che ama la figlia oltre ogni dire, si spavent tanto che promise di rimandare subito indietro l'ambasciatore del Tibet con una risposta negativa. "Ma non basta" gli disse Turandot "io mi uccider se non accoglierete la mia richiesta: se volete che resti in vita, dovete giurare di non fare mai pi violenza ai miei sentimenti e di far sapere pubblicamente che nessuno dei principi che chiederanno la mia mano potr diventare mio sposo, se prima non risponder nella giusta maniera alle domande che gli far alla presenza di tutti gli uomini di legge di questa citt. Se risponder in modo esatto, consentir che divenga mio sposo; ma se non sapesse farlo, se la sua risposta sar errata, allora dovr essere decapitato nel cortile del vostro palazzo. E questa condizione" aggiunse "che sar resa nota ai principi stranieri,
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toglier loro ogni voglia di chiedermi in sposa; e questo ci che io desidero. Poich odio gli uomini e non mi voglio sposare." "Ma, figlia mia" replic il re "se qualcuno si presentasse, nonostante questa tua condizione, e rispondesse esattamente alle tue domande...?" "Non ho timore che ci avvenga" lo interruppe lei con forza "so fare domande tanto difficili, da mettere in imbarazzo anche i pi grandi sapienti. " Altun-Khan rimase a lungo a riflettere e alla fine si disse: "Devo convincermi che mia figlia non si vuole sposare e che la condizione che lei pone metter in fuga tutti i pretendenti". E nella convinzione che il volere della figlia non potesse avere tristi conseguenze e che da questo dipendesse la guarigione della principessa, il re fece annunciare pubblicamente la decisione di Turandot. La principessa si tranquillizz e cominci a riprendere forze. Nel frattempo la fama della sua bellezza aveva attratto a Pechino molti principi stranieri che non si lasciarono impressionare dalla condizione che lei poneva, perch ognuno dei pretendenti era convinto di essere abbastanza intelligente da rispondere alle domande della principessa, ma al momento giusto nessuno di loro riusc a decifrarne l'oscuro significato: tutti, uno dopo l'altro, finirono col rimetterci miseramente la vita. A quanto pare il re molto addolorato della triste sorte di tutti quei principi ed molto pentito di essersi lasciato convincere a fare quel giuramento. Quando avviene che un pretendente, senza farsi intimidire da quella condizione, va da lui a chiedere la mano della principessa, il re fa di tutto per distoglierlo da quel proposito; ma purtroppo accade che
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spesso egli non riesca a dissuadere quei principi tanto audaci. Quanto il re piange sinceramente sulla morte di quegli infelici, tanto la sua crudelissima figlia gioisce di quel sanguinoso spettacolo; tanto superba che anche il principe pi nobile e bello le pare indegno di lei, non solo, considera un gesto di incredibile presunzione che egli osi anche solo levare gli occhi su di lei e trova quindi che l'esecuzione sia la giusta punizione per tanto ardire. La cosa pi terribile che il cielo mandi qui tanti nobili giovani, destinati a cadere vittime della principessa. Non passato molto tempo da quando uno di loro ha perduto la vita e questa notte ne deve essere giustiziato un altro. Non capisco come dei principi possano essere tanto sconsiderati da chiedere ugualmente la mano della principessa della Cina. Chi potrebbe non lasciarsi spaventare da quella condizione che lei pone, l'unico modo per ottenere la sua mano? - E non credo neppure che Turandot sia cos bella come si dice. Signore replic la vedova molto, molto pi bella, e potete credermi, perch l'ho vista parecchie volte. Ma, buona madre riprese lui davvero le domande che lei fa ai pretendenti sono tanto difficili che nessuno vi sappia rispondere in maniera da soddisfare i sapienti che devono giudicare? Ci mi fa pensare che tutti quei principi siano ignoranti o piuttosto stupidi. No, no esclam la vecchia quasi impossibile rispondere esattamente alle domande della principessa.
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Mentre cos parlavano, arriv il ragazzo ch'era stato al mercato e Calaf, affamato com'era, cominci a mangiare. Intanto era scesa la notte e ben presto si ud venire dal cuore della citt il fragore dei timpani della Corte di giustizia. Il principe domand che cosa significava tutto quel baccano. Quei timpani rispose la donna annunciano al popolo che questa notte vi sar un'esecuzione; e l'infelice vittima appunto il principe di cui vi ho parlato, che ora deve perdere la vita perch non ha saputo rispondere alle domande della principessa. Di solito in questo paese i malfattori vengono giustiziati di giorno, ma il re ha tale orrore del torto che costretto a fare ai pretendenti, che non vuole che il sole sia testimone di un'azione tanto crudele. Calaf aveva un gran desiderio di andare a vedere questa esecuzione e cos usc dalla casa della vedova. Si mescol alla folla che incontr per le strade e arriv al cortile del palazzo, dove doveva svolgersi quella sanguinosa sentenza. Vide nel mezzo una torre di legno, molto alta, ricoperta da cima a fondo di rami di cipresso, fra i quali erano stati abilmente fissati una gran quantit di lampioni, che sprigionavano tanta luce, che tutto il cortile ne era illuminato. A quindici cubiti dalla torre si levava il patibolo, tutto rivestito di seta bianca e circondato da numerose tende di bianco taffet. Dietro le tende duemila uomini della guardia del corpo di Altun-Khan con la spada sguainata e una scure nella mano, formavano una doppia barriera che doveva tenere a distanza il popolo. Calaf osserv tutto con molta attenzione e, all'improvviso, la triste cerimonia ebbe inizio, fra un gran fragore confuso di tamburi e di campane. In quello
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stesso istante entravano nel cortile venti mandarini e altrettanti saggi della giustizia, tutti avvolti in lunghe vesti di lana bianca e si accostarono al patibolo; vi girarono intorno tre volte e poi andarono a prendere posto nelle tende. Subito dopo entr il condannato, adornato di fiori e di rami di cipresso e con una minuscola bandierina bianca sulla testa. Era un giovane principe di appena diciotto anni, accompagnato da un mandarino che lo conduceva per mano e dietro di lui veniva il giustiziere. Tutti e tre salirono sul patibolo e di colpo tamburi e campane tacquero. Il mandarino allora parl a voce alta, rivolto al principe: Principe, non vero che il contenuto dell'ordine reale vi era stato comunicato? Non inoltre vero che il re ha fatto tutto quanto gli era possibile per impedirvi di compiere questo gesto insano e troppo audace?. S rispose il principe, e il mandarino prosegu: Riconoscete quindi che solo per colpa vostra che oggi dovete perdere la vita, e che n il re n la principessa sono colpevoli della vostra morte?. Non accuso nessuno, all'infuori di me stesso rispose il principe. Aveva appena pronunciato queste parole che il giustiziere vibr un gran colpo con la grossa spada e gli stacc la testa. In quell'istante riprese il rullo dei tamburi e il suono delle campane. Intanto erano arrivati dodici mandarini che presero il cadavere, lo deposero in una bara di ebano e avorio, issarono questa su una barella che sei di loro portarono a spalla fino al giardino dell'harem. Qui il re aveva fatto costruire un monumento tombale per tutti quegli infelici principi e spesso vi andava a piangere, per onorare con le sue lacrime le ceneri dei giovani defunti. Non appena i mandarini si furo24

no allontanati con la salma, il popolo e le autorit se ne andarono. Calaf per, impressionato e confuso, rimase nel cortile del palazzo. D'un tratto si accorse di un uomo che gli stava accanto, il quale si scioglieva in lacrime, e gli rivolse la parola: Il vostro dolore mi commuove; non dubito che dovete aver conosciuto bene il principe che stato or ora giustiziato. Ah, signor mio rispose l'uomo turbato certo che devo averlo conosciuto bene, dal momento che ero il suo precettore. O infelice re di Samarcanda aggiunse quanto grande sar la tua disperazione, quando apprenderai della strana morte di tuo figlio! E chi avr mai il coraggio di portarti una cos ferale notizia? Calaf domand come mai il principe di Samarcanda si era innamorato della principessa della Cina. Ve lo voglio dire rispose il precettore fra i singhiozzi e voi certamente stupirete del mio racconto: il principe di Samarcanda viveva felice alla corte di suo padre. Di solito passava la giornata a caccia e la sera riceveva segretamente degli ospiti, con i quali gustava ogni sorta di bevande alcoliche. E talvolta anche si divertiva a vedere le danze di schiave bellissime o ad ascoltare canto e musica. Un giorno arriv a Samarcanda un pittore famoso, che mostr al mio principe parecchi ritratti di principesse. "I quadri sono molto belli" disse il mio principe "e sono convinto che le principesse che avete dipinto debbano esservi molto grate di averle fatte cos belle." "Mio signore" rispose il pittore "devo confessare che questi ritratti sono piuttosto lusinghieri; ma devo anche dirvi che ne ho un altro, che pi bello
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di tutti questi e tuttavia non si avvicina neppure alla bellezza dell'originale." E mentre parlava, estrasse il ritratto della principessa della Cina. Il mio signore l'aveva appena preso in mano, che subito pens che non era possibile che la natura fosse in grado di produrre una bellezza di tale perfezione; poi disse che non poteva esistere sulla terra una donna di simile incanto e che il ritratto doveva essere ancor pi lusinghiero di tutti gli altri. Ma il pittore insistette a ripetere che non era cos, e assicur che nessun pennello avrebbe mai potuto rendere la bellezza e la grazia del volto della principessa. Il mio signore comper il quadro che gli aveva fatto una cos grande impressione e poi un giorno lasci la Corte di suo padre e, accompagnato solo da me, senza rivelare ad alcuno le sue intenzioni, prese la via della Cina. Voleva mettersi per qualche tempo al servizio dell'Altun-Khan e poi chiedergli la mano della principessa. Ma al nostro arrivo venimmo a conoscenza della difficile condizione posta dalla crudele principessa e il mio principe, invece di esserne turbato, si disse contento. "Il cervello non mi manca. Conquister la principessa" mi disse. inutile che vi parli oltre, mio signore. Sapete bene che il principe non ha saputo rispondere alle domande di quella inumana belt. Non appena si rese conto di essere destinato alla morte, affid a me il ritratto della principessa Turandot con le parole: "Ti affido questa immagine: conservala quale pegno prezioso. Devi solo mostrarla a mio padre quando gli racconterai della mia sorte e non dubito che alla vista di tanta bellezza egli perdoner il mio gesto temerario". Ma prosegu il precettore che ci vada un altro dal re di Samarcanda a portargli la terribile
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notizia. Io me ne vado, lontano da qui e da Samarcanda. Cos stanno le cose, se lo volete sapere e questo il pericoloso ritratto continu, gettando con rabbia il quadro per terra. Questo la causa di tutti i mali, la causa prima della infelice sorte del mio principe. O quadro maledetto! O inumana principessa! Con quelle parole il precettore lasci solo il figlio di Timur e gett ancora uno sguardo pieno di collera verso il palazzo. Calaf afferr il ritratto di Turandot e voleva tornare alla casa della vedova, ma nell'oscurit perse la strada. Impaziente attese che sorgesse il sole per contemplare la bellezza della principessa e non appena si fece giorno, apr l'involucro che racchiudeva il ritratto. Ebbe un attimo di esitazione, prima di guardarlo. Devo esporre il mio sguardo a una vista cos pericolosa? esclam. Calaf, ricordati delle tremende conseguenze! Hai gi dimenticato ci che il precettore ti ha appena raccontato? Non guardare questo ritratto. Fintanto che sei ancora in possesso della ragione, puoi evitare di andare incontro alla morte... Ma, che cosa dico? Se devo amare la principessa, il mio amore non forse scritto a lettere indelebili nel cielo? Inoltre penso che si possa ammirare anche il ritratto pi bello senza esserne necessariamente puniti. Un uomo deve essere molto debole, per lasciarsi travolgere dalla vista di una semplice mescolanza di colori. Perci osserviamo a sangue freddo questi lineamenti tanto famosi e omicidi! Cos guarda, esamina, ammira i contorni del viso, la vivacit degli occhi, la bocca, il naso e tutto gli appare perfetto e, sebbene stia in guardia contro il pericolo di ci che contempla, si lascia incantare.
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Come questa immagine mi confonde! Dio del cielo, dunque destino di tutti coloro che vedono questa immagine, innamorarsi della principessa? Mi accorgo anche troppo che essa ha su di me lo stesso effetto che ebbe sul principe di Samarcanda. E ben lungi dall'essere intimorito dalla sua sorte infelice, non ci manca molto che provi invidia per lui, anche nella sua disgrazia! E ora non vedo pi nulla che mi possa spaventare. No, incomparabile principessa prosegu nessun ostacolo mi tratterr: ti amo. Da questo momento in poi, far di tutto per conquistarti: dovessi soccombere in questa impresa, nella morte prover soltanto il dolore di non averti posseduta. Dopo aver preso questa decisione, Calaf torn alla casa della vedova, che riusc solo a fatica a ritrovare. Ah, figliolo mio esclam la donna quanto sono felice di rivedervi! Ero molto in pena per voi. Perch non siete tornato prima? Buona madre egli rispose mi sono perduto nell'oscurit. E poi raccont il suo incontro con il precettore del principe giustiziato e ci che quell'uomo gli aveva raccontato. Infine mostr il ritratto di Turandot e disse: Guardate se questo dipinto solo un'immagine imperfetta della principessa. Io non lo posso credere. La donna osserv a lungo il ritratto e infine esclam: La principessa mille volte pi bella!. Voi mi date gran gioia replic il principe perch mi assicurate che la bellezza di Turandot sta al di sopra di tutti gli sforzi dei migliori pittori. Ci mi rafforza nell'intento di tentare subito una cos
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straordinaria avventura. Oh, perch non sono gi in presenza della principessa! Che cosa dite mai! esclam la vecchia. Mia buona madre rispose Calaf sono venuto in Cina per offrire il mio braccio al grande AltunKhan; ma assai meglio diventare suo genero che non soltanto ufficiale del suo esercito. A quelle parole la vecchia cominci a piangere: Ah, signore diceva finirete immancabilmente col morire, se siete tanto temerario da chiedere la mano della principessa. Pensate al grande dolore dei vostri genitori, quando dovessero avere notizia della vostra morte. Smettetela la interruppe Calaf i miei genitori morirebbero anche loro dal dolore. Eppure, non voglio forse rischiare la vita per fare felice anche Turandot? S, non c' alcun dubbio, e se mio padre fosse qui, lui stesso mi incoraggerebbe a realizzare al pi presto il mio proposito. dunque deciso: risparmiatevi la fatica di volermi dissuadere. Quando la vecchia sent che il suo giovane ospite non intendeva ascoltare i suoi consigli, disse turbata: Non si pu dunque trattenervi dal correre incontro alla vostra rovina. Perch mai vi ho parlato di Turandot? Quel ritratto che vi avevo fatto di lei vi ha fatto innamorare. Sono io quindi che ho preparato la vostra rovina. No, buona madre la interruppe nuovamente il principe Calaf voi non avete colpa della mia infelicit. Era scritto che io dovessi amare Turandot e ora la mia sorte si compie. E poi, chi vi ha detto che io non sapr rispondere nella giusta maniera alle domande della principessa? Non sono n stupido n ignorante, e forse il cielo mi ha prescelto per liberare
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il re dalle sofferenze che gli procura il suo terribile giuramento. Tuttavia, poich anche possibile che io debba morire, vi regalo ora questa borsa di denaro, per consolarvi della mia morte. Potrete anche vendere il mio cavallo, perch non mi serve pi. La vedova accett il regalo e disse: Vi ingannate di molto, se pensate che queste monete d'oro mi possano consolare; le user per opere buone, e una parte le distribuir nelle case di quei poveri che hanno sopportato con pazienza la loro miseria. Il resto lo dar ai servitori della nostra religione, affinch tutti insieme si possa pregare il cielo di illuminare la vostra mente. Vi prego, non andate oggi a palazzo; aspettate domani e lasciatemi il tempo di conquistare alla vostra causa le anime buone. Poi potrete fare ci che volete. Calaf fu commosso da quelle parole e disse: Voglio farvi questo favore, mia buona madre, andr domani. E per tutto il giorno non usc dalla casa della vecchia, che se n'era andata a distribuire le elemosine nelle case dei poveri e a sacrificare polli e pesci davanti alle immagini delle divinit. Anche gli spiriti protettori non furono dimenticati e sui loro altari furono portati riso e legumi. Ma tutte le preghiere dei sacerdoti e dei servitori dei templi, per quanto ben pagate, non servirono a portare l'effetto desiderato, quello almeno che la buona vedova aveva sperato. Perch il mattino seguente Calaf era ancora pi deciso del giorno prima. Addio, mia buona madre le disse. Vi sareste potuta risparmiare tante fatiche, dal momento che vi avevo assicurato che nulla poteva farmi cambiare idea. E con quelle parole lasci la vecchia, che
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rimase china, con il velo calato sul volto e la testa sulle ginocchia, piegata dal dolore. Intanto il giovane principe si era recato al palazzo. Al grande portale vide cinque elefanti e ai lati duemila soldati, disposti su due file, con l'elmo in testa e lo scudo nella mano, tutti rivestiti da un'armatura di ferro. Uno dei loro comandanti lo ferm e gli domand che ragione aveva per voler entrare nel palazzo. Sono un principe straniero rispose Calaf e vengo per chiedere al re il permesso di rispondere alle domande della principessa. Il soldato lo guard meravigliato e disse: Principe, non sapete che qui troverete sicura morte? Tornate da dove siete venuto, perch mai riuscirete a decifrare il senso oscuro delle sue domande. Vi ringrazio per il consiglio replic Calaf ma non sono venuto sin qui per rinunciare all'impresa. Ebbene, allora andate a morire rispose l'ufficiale e lo lasci entrare nel palazzo reale; poi si volse ai suoi soldati e disse: Com' bello e intelligente questo principe! Peccato davvero che debba morire-cos presto!. Nel frattempo Calaf era arrivato fino alla sala dove il re di solito riceveva i suoi sudditi per ascoltare le loro richieste. Nella sala c'era un trono a forma di drago e quattro alte colonne sostenevano sopra il trono un baldacchino di seta gialla, adorno di pietre preziose. Il re gett per caso un'occhiata verso il principe, che se ne stava mescolato alla folla, e chiam uno dei suoi mandarini, gli addit Calaf e gli ordin a bassa voce di informarsi sullo stato e sulle intenzioni di quello straniero alla sua Corte.
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Il mandarino si accost al principe e gli spieg che il re desiderava sapere chi egli fosse e qual era la ragione che lo conduceva alla Corte di Altun-Khan. Potete riferire al sovrano che io sono l'unico figlio di un principe reale e che vengo per chiedere la mano della principessa Turandot. Appena ebbe udito quella risposta, Altun-Khan licenzi tutto il popolo e scese dal trono. Sapete gi la difficile condizione che mia figlia pone ai suoi pretendenti e la tragica sorte che aspetta tutti coloro che falliscono nella prova? domand al principe. S, mio signore, conosco il pericolo al quale vado incontro e sono stato testimone della giusta condanna a morte che il principe di Samarcanda ha dovuto subire. Un giovane principe ha appena perduto la vita replic il re e gi se ne presenta un altro. Principe, non siate cos prodigo del vostro sangue. Provo per voi pi compassione che per tutti coloro che vi hanno preceduto e che qui hanno trovato la morte. Tornate dunque nelle terre di vostro padre! Mio signore rispose Calaf forse il cielo vuole servirsi di me per mettere fine a queste sciagure e ridarvi quella pace che viene turbata dallo spargimento di tanto sangue. Siete sicuro che non sapr rispondere alle domande della principessa? Ah, infelice principe esclam il re tutti i pretendenti che vi hanno preceduto hanno parlato con lo stesso linguaggio, e anche voi sarete vittima della vostra fiducia in voi stesso. Figlio mio, lasciatevi convincere; voi mi siete caro e voglio salvarvi. Per quanta intelligenza e sapienza possiate avere, vi sbagliate se credete di poter rispondere immediatamente alle domande che la principessa vi sottoporr,
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perch non avete neppure un quarto d'ora per poter riflettere; cos dice la regola. Se dunque non siete in grado di dare la giusta risposta nello spazio di pochi minuti, la notte seguente dovrete andare al patibolo. Perci, principe, consigliatevi con uomini saggi e riflettete ben bene e domani verrete a dirmi quel che avete deciso. Con queste parole il re conged Calaf, che riprese la strada per tornare dalla sua padrona di casa, molto dispiaciuto di dover aspettare fino al giorno seguente. Non appena arriv dalla vedova, questa ricominci a pregarlo, per cercare di convincerlo. Ma tutto ci non faceva che rafforzare sempre di pi Calaf nella sua decisione. Cos il mattino seguente and nuovamente dal re: Allora, mio principe domand Altun-Khan la vostra presenza deve rallegrarmi o invece turbarmi?. Mio signore rispose Calaf sono pronto a subire la stessa sorte di coloro che mi hanno preceduto. A quelle parole il re si batt il petto, si lacer la veste e si strapp peli dalla barba. Ahi, me infelice! grid che provo simpatia per quest'uomo! La morte degli altri prima di lui non mi ha fatto tanto soffrire. Figlio mio, rinuncia a mia figlia: troverai altre belle principesse, il mondo ne pieno. Se lo desideri, resta alla mia Corte: avrai le schiave pi belle e io ti considerer come un figlio, ma smettila di desiderare la sanguinaria Turandot. Ma Calaf rispose: Signore, lasciatemi andare incontro a questo pericolo. Tanto pi grande, tanto pi mi tenta. Mi d immenso piacere pensare che forse sar io a trionfare su quella orgogliosa bellezza. Non posso pi vivere senza Turandot.
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Altun-Khan ne fu molto turbato: La tua rovina sicura disse. Il cielo mi testimone che ho fatto di tutto per condurti alla ragione, ma tu preferisci perdere la vita. Ti permetto dunque di rispondere alle domande della principessa; ma prima ti devo rendere gli onori, che si addicono a un principe che vuole legarsi alla mia Casa. E il re ordin al capo dei suoi eunuchi di condurre Calaf nel palazzo dei principi e di mettere duecento eunuchi al suo servizio. Calaf era appena entrato nel palazzo che i pi importanti mandarini dell'impero si gettarono in ginocchio davanti a lui e gli resero devotamente omaggio. Lo colmarono di doni e poi si ritirarono. Nel frattempo il re aveva mandato a chiamare il sapiente pi famoso del consiglio reale e gli disse: E arrivato alla mia Corte un altro principe che chiede la mano di mia figlia. Ho tentato di distoglierlo dal suo proposito, ma non ci sono riuscito. Ora desidero che la tua eloquenza riesca a indurlo alla ragione. Il gran dottore fece come gli era stato ordinato e un'ora pi tardi fu di nuovo dal re. Mio signore gli disse impossibile convincere questo principe. Vuole ad ogni costo ottenere la principessa - o morire. Ma gli ho fatto molte domande di ogni tipo e l'ho trovato cos sapiente e preparato, che ne sono io stesso stupito. mussulmano e mi pare che sappia tutto quanto riguarda la sua religione. Credo che se mai esiste un principe in grado di rispondere alle domande della principessa, proprio costui. Oh, grande dottore, voglia il cielo che questo principe possa diventare mio genero! esclam con slancio il re. Che possa aver maggior fortuna degli altri, che sono venuti qui a trovare la morte!
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Il buon sovrano cerc di predisporre a favore di Calaf gli spiriti che governano il cielo, il sole e la luna. A questo scopo ordin pubbliche preghiere e nei templi furono fatti sacrifici: si sacrific un bue al cielo, una capra al sole e un maiale alla luna. Dopo di che Altun-Khan mand il Cancelliere di Corte ad avvertire il principe che doveva tenersi pronto la mattina seguente a rispondere alle domande di Turandot. Per quanto Calaf fosse ben deciso a superare la grande prova, trascorse una notte inquieta. Un momento si riprometteva una felice conclusione, un momento dopo la fiducia lo abbandonava e immaginava la vergogna e il disonore di trovarsi sconfitto di fronte a tutto il consiglio dei saggi. Ogni tanto il suo pensiero tornava anche, pieno di malinconia, ai suoi genitori lontani. Al sorgere del giorno, per, il suono di tutte le campane e il rullare dei tamburi interruppe i suoi confusi pensieri ed egli preg Maometto: O grande profeta, tu vedi in quale stato mi trovo. Illuminami: devo recarmi nella sala del consiglio e affrontare la prova o devo invece dire al re che il pericolo mi spaventa?. Appena ebbe pronunciato queste parole, ogni timore scomparve. Calaf si alz e quando fu vestito entrarono sei mandarini che lo accompagnarono. Oltrepassarono un cortile, davanti a dei soldati e giunsero in un vestibolo dove si erano radunati cantanti e suonatori. Di l entrarono finalmente nella grande sala del consiglio. I dignitari erano gi tutti al loro posto sotto le tende montate tutt'intorno: da una parte i mandarini pi illustri, dall'altra il Cancelliere con tutto il consiglio reale e i saggi famosi. Nel mezzo della sala sorgevano due troni d'oro.
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La piccola folla dei dignitari salut il principe con tutti i segni del rispetto, ma senza pronunciare parola, perch tutti, in attesa del re, rimanevano in profondo silenzio. Con i primi raggi del sole due eunuchi aprirono i tendaggi che davano sul palazzo interno e subito dopo fecero il loro ingresso il re con la principessa Turandot, che indossava una lunga veste di seta intessuta d'oro e aveva il volto coperto da un velo anch'esso intessuto d'oro. Entrambi salirono i cinque gradini d'argento e si assisero sui loro troni. Per tutto il tempo i presenti, che si erano alzati all'arrivo del re, rimasero in piedi a occhi semichiusi. Solo Calaf fissava continuamente la principessa. L'imperatore della Cina ordin ai mandarini di sedere e poi uno di essi si inginocchi in mezzo alla sala e lesse ad alta voce un editto, in cui si annunciava la richiesta del principe straniero di avere in sposa la principessa Turandot. Poi ordin a Calaf di inchinarsi tre volte davanti al re. Infine si alz il Cancelliere e con voce tonante lesse il decreto reale che condannava a morte tutti i pretendenti che non sapessero dare giuste risposte alle domande di Turandot. Quindi si rivolse a Calaf e disse: Principe, avete udito a quale condizione si pu chiedere la mano della principessa. Avete ancora la libert di ritirarvi. Ma il principe rispose: No, il premio troppo prezioso, perch si abbia la vilt di rinunciarvi. Da ultimo prese la parola il re, che si rivolse a Turandot: Figlia mia, poni a questo principe le domande che hai pensato per lui e possano gli spiriti concedere ch'egli comprenda fino in fondo il senso delle tue parole.
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Ora era la volta di Turandot di parlare: Prendo il cielo a testimone, che con dispiacere che vedo tanti principi perdere la vita: ma perch insistono tanto a volermi possedere? Perch non mi lasciano vivere in pace nel mio palazzo, senza insidiare la mia libert? Voi sapete disse quindi indirizzandosi a Calaf che non potrete farmi alcun rimprovero, se doveste morire di una morte crudele. Voi stesso sarete l'unica causa della vostra rovina, poich io non vi costringo a chiedere la mia mano. Bella principessa rispose il principe poni le tue domande e io cercher di decifrarne il significato. Allora dimmi cominci Turandot qual la creatura che abita in tutti i paesi, che amica di tutti e non tollera alcuno uguale a s? Principessa rispose Calaf il sole. Ha ragione esclamarono tutti i sapienti il sole. Chi la madre prosegu Turandot che mette al mondo i suoi figli e poi li divora tutti quando sono cresciuti? E il mare rispose Calaf poich le correnti che si riversano nel mare, l hanno anche la loro origine. Quando Turandot vide che il principe rispondeva nella giusta maniera alle sue domande, si irrit terribilmente, tanto che decise di rovinarlo. Qual l'albero gli domand le cui foglie sono bianche da un lato e nere dall'altro? E non si content di porre la domanda; la perfida principessa alz al contempo il velo che le copriva il viso, per accecare Calaf e confonderlo con la sua bellezza e lasci che tutta l'assemblea l riunita
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vedesse la bellezza del suo volto. Aveva il capo adorno di fiori disposti con arte fra i capelli e i suoi occhi scintillavano pi luminosi delle stelle. Era bella come il sole che brilla fra le nuvole. Alla vista di tanta bellezza, l'innamorato Calaf, invece di rispondere rimase muto e immobile e tutta l'assemblea, che temeva per la sua sorte, ne fu spaventata a morte; lo stesso re impallid e credette che il destino del principe si fosse compiuto. Ma Calaf, che si era nel frattempo ripreso, parl: Incantevole principessa, vi chiedo di perdonarmi se per un momento sono rimasto sbigottito. Ho creduto di vedere una di quelle celestiali creature che allietano il luogo promesso ai credenti dopo la morte. Abbiate la bont di ripetere l'ultima domanda, poich non la ricordo pi; mi avete fatto dimenticare ogni cosa. Vi ho domandato replic Turandot qual l'albero le cui foglie sono bianche da una parte e nere dall'altra. Quest'albero rispose Calaf l'anno, che fatto di giorni e notti. Anche questa risposta trov il consenso dell'assemblea; mandarini e dottori la dichiararono esatta e furono pieni di lodi per il principe. Infine parl Altun-Khan: Ora, figlia mia, riconosciti vinta e consenti ad andare sposa al vincitore. Gli altri pretendenti non hanno saputo rispondere a una sola domanda. Non mi ha ancora vinto replic la principessa e si abbass di nuovo il velo sul viso, per nascondere le lacrime. Ho altre domande da fargli ancora, ma gliele porr domani.
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Non permetter che tu continui a porgli domande esclam irritato il re tu tenti soltanto di confondere la sua mente e il suo spirito, ma io penso soltanto a liberarmi da quell'orrendo impegno che mi sono assunto con tanta leggerezza. Sei crudele, la morte dei tuoi pretendenti una gioia per te. Tua madre morta di dolore per le tue crudelt e io ne porto per sempre la malinconia. Ma grazie agli spiriti del cielo, del sole e della luna, mai pi nel mio palazzo ci saranno esecuzioni capitali, poich questo principe ha risposto nella giusta maniera a tutte le tue domande, e io domando ora a questa assemblea se non sia giusto che egli diventi tuo sposo. Mandarini e dottori proruppero in un intenso mormorio e infine il Cancelliere prese la parola: La principessa ha promesso la sua mano a colui che avrebbe risposto con precisione alle sue domande; un principe lo ha fatto. Lei deve quindi mantenere la promessa, altrimenti gli spiriti che vegliano sulla vendetta dello spergiuro, presto la puniranno. Turandot rimase in silenzio; aveva posato il capo sulle ginocchia e pareva profondamente turbata. Calaf se ne avvide, si gett in ginocchio davanti a Altun-Khan e disse: Grande sovrano, vi chiedo una grazia: vedo bene che la principessa disperata perch io ho avuto la fortuna di rispondere nel giusto modo alle sue domande. E poich lei ha tanto orrore degli uomini, che mi si nega nonostante la parola data, sono volentieri disposto a rinunciare al mio diritto su di lei, alla condizione che anche lei risponda in modo giusto a una domanda che le voglio fare. Tutta l'assemblea fu grandemente stupita da quel discorso: Ma questo giovane principe forse un
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pazzo? si sussurravano l'un l'altro, Vuole ora mettere in gioco ci che ha appena conquistato con pericolo di vita? Il re era altrettanto sorpreso da quella audace richiesta. Principe gli disse avete ben riflettuto sulle parole che vi sono or ora sfuggite? S, mio signore e vi supplico di concedermi questa grazia. Lo far replic il re ma qualunque cosa possa accadere, dichiaro solennemente che d'ora in avanti non lascer pi giustiziare altri principi. Divina Turandot esclam ora il principe a giudizio di tutta questa dotta assemblea, mi dovete la vostra mano. Tuttavia, sono disposto a rinunciare a voi alla condizione che rispondiate nella giusta maniera a una mia domanda. Ma dovete giurare che se la risposta non sar esatta, accetterete il mio amore senza altre proteste. S, principe rispose la principessa accetto la condizione; lo giuro su tutto quanto mi sacro. Questa assemblea mi testimone. Tutta la sala aspettava ora con trepidazione la domanda di Calaf, e non c'era nessuno che non biasimasse il principe, che metteva in quel modo in pericolo la conquista della figlia del re. Mia bella principessa disse Calaf come si chiama il principe che ha sopportato mille sofferenze e ha dovuto mendicare il suo pane e che in questo momento si trova all'apice della gloria e della gioia? La principessa riflett a lungo e poi disse: Mi impossibile rispondere sul momento a questa domanda: ma prometto di dirvi domani il nome di questo principe.
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Principessa! grid Calaf io non ho chiesto alcuna proroga ed ingiusto accordarla ora a voi: ma io voglio darvi anche questa soddisfazione e spero che mi darete la vostra mano. A questo punto si dovr pur decidere disse Altun-Khan se non sa rispondere alla domanda. Non deve credere di potersi sottrarre al suo promesso sposo ammalandosi o fingendo. Anche se il mio giuramento non mi imponesse di dargliela in sposa e se essa gi non gli appartenesse in virt dell'editto, vorrei piuttosto vederla morire, che lasciar partire questo giovane principe senza la sposa. Come potr mai mia figlia trovare un uomo pi amabile e di nobile animo? Con queste parole si alz, conged l'assemblea e si ritir con la principessa nell'interno del palazzo. Non appena il re se ne fu andato, tutti i dottori e i mandarini lodarono il principe per il suo acume. Vi ammiro disse uno. No disse un altro non c' dottore che sappia essere pi acuto di voi, e siamo estremamente felici che la vostra prova sia felicemente compiuta. Finalmente comparvero i sei mandarini che avevano accompagnato Calaf all'assemblea per riportarlo ora nel suo palazzo. Turandot si ritir con due giovani schiave nei suoi appartamenti, si strapp infuriata il velo, si scompose i bei capelli e pianse, al colmo della vergogna e della collera. Le sue due fide ancelle cercarono di confortarla, ma lei rispose: Lasciatemi, non datevi pena per me. Voglio piangere. Ah, come sar terribile domani la mia umiliazione, quando di fronte all'assemblea di tutti i pi grandi sapienti della Cina dovr ammettere che non so rispondere alla doman41

da che mi ha fatto! Purtroppo tutti sono dalla sua parte. Li ho visti impallidire e spaventarsi nel momento in cui appariva in imbarazzo. Quale immenso piacere proveranno tutti quando dovr ammettere la mia sconfitta. Mia principessa disse a questo punto una delle due schiave ma la domanda che vi ha fatto davvero tanto difficile? S rispose Turandot impossibile. So bene che lui il principe di cui dovrei indovinare il nome, ma poich non lo conosco, non mi possibile sapere il suo nome. Ma continu la schiava voi avete promesso di dire domani il suo nome e poich lo avete promesso, certamente speravate di poter mantenere la vostra parola! Io non speravo niente ribatt Turandot ho soltanto chiesto una proroga, per morire di rabbia piuttosto che dover essere costretta a sposare il principe. Che decisione disperata esclam l'altra fidata ancella. So bene che nessun uomo degno di voi, ma bisogna ammettere che questo mostra dei grandi meriti. Se c' un principe sulla terra la interruppe Turandot che merita ch'io lo guardi con occhio benevolo, questo lui. All'inizio ho provato persino pena per lui e ci mancava poco che desiderassi di vederlo rispondere bene alle mie domande. Poi per le sue giuste risposte mi hanno infuriata, e tutti gli apprezzamenti dei sapienti mi hanno talmente ferita, che non ho pi sentito nulla per lui. Dopo queste parole si abbandon a un pianto disperato, alz persino pi d'una volta la mano al viso, per sfigurarlo, ma le schiave glielo impedirono.
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Nel frattempo il re aveva mandato a chiamare il principe vittorioso e gli disse: Ah, figlio mio, temo che mia figlia domani sapr rispondere alla tua domanda. Mio signore rispose Calaf impossibile che la principessa possa pronunciare il mio nome, poich quel principe sono io e nessuno alla vostra corte mi conosce. Queste parole calmarono l'ansia del re e i due uomini risero insieme di quella domanda. Il re anzi si mise cos di buon umore, che invit l'ospite ad andare con lui a caccia di quaglie. Dopo il tramonto ritornarono insieme al palazzo, mangiarono e bevvero e si divertirono allo spettacolo di suonatori e cantanti. Quando a tarda notte i divertimenti finirono, il principe si ritir nelle sue stanze, sempre accompagnato dagli eunuchi. Calaf fu per molto sorpreso quando vi trov una signora che, non appena lo vide, si inchin profondamente e gli disse: Principe, non dubito che sarete molto stupito di trovare qui una donna, poich sapete bene quanto sia proibito, pena gravi punizioni, che uomini e donne di questo harem si incontrino. Ma l'importanza di quanto ho da dirvi tale che mi sono decisa ad affrontare tutti i pericoli; in breve, ho corrotto i vostri servi e sono arrivata fino alle vostre stanze. Principe, per prima cosa devo dirvi che io sono la figlia di un Khan, che ha avuto l'audacia di rifiutare il consueto tributo all'imperatore della Cina. Ma Altun-Khan invi i suoi abili condottieri con un potente esercito contro mio padre, e in una sanguinosa battaglia sulle rive di un fiume il comandante cinese vinse. Mio padre cadde, ma gi morente die43

de ordine di annegare sua moglie e i suoi figli per sottrarli alla schiavit. Cos mi gettarono, insieme a mia madre, mia sorella e due fratelli, nelle acque del fiume. Ma questo orrendo spettacolo suscit la compassione del comandante cinese, che offr una ricompensa a quello dei suoi soldati che fosse riuscito a salvarci. Parecchi si tuffarono immediatamente nella forte corrente, ma arrivarono troppo tardi; all'infuori di me, nessuno pi era in vita. Il comandante mi port con s alla Corte di Altun-Khan e questi mi fece compagna di giochi della principessa Turandot. Cos divenni sua amica e sua confidente. Perdonatemi, signore continu questo lungo racconto. Ma pensavo di dovervi dire che sono di nobile nascita, affinch voi abbiate pi fiducia in me; poich ci che vi devo dire molto importante, e mai lo credereste dalle labbra di una schiava. Principessa la interruppe Calaf non lasciatemi pi a lungo nell'incertezza; rivelatemi, vi prego, ci che volete dirmi della principessa Turandot. Signore, Turandot vuol farvi assassinare. A quelle parole Calaf rest impietrito e solo quando si fu ripreso dallo sgomento, esclam: Ho udito bene? Come ha potuto la principessa della Cina arrivare a una simile decisione?. Principe rispose la schiava quando questa mattina abbandonai con lei la sala dell'assemblea, Turandot era piena di odio e di furore; pens a lungo alla domanda che le avevate fatto, ma senza trovare una adeguata risposta, e allora si abbandon alla disperazione. Io e altre schiave sue amiche e confidenti abbiamo tentato di tutto per calmarla, le abbiamo consigliato di decidersi piuttosto a darvi la sua mano, invece di angosciarsi in quel modo. Ma
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Turandot ci disse: "Gli uomini sono spregevoli creature, di cui avr sempre orrore. E per il principe che da ultimo si presentato provo un odio ancor pi profondo che per tutti gli altri; e poich solo la morte pu liberarmi da lui, lo far uccidere". Ho cercato di far capire a Turandot le terribili conseguenze del suo gesto, ma tutti i miei discorsi sono stati inutili e alla fine lei ha dato incarico ad alcuni eunuchi di uccidervi domani mattina, quando vi recherete nella sala dell'assemblea. Oh perfida Turandot! esclam il principe in questo modo vuoi coronare l'amore dell'infelice figlio di Timur? Calaf dunque ti fa orrore, poich preferisci liberarti di lui con un delitto, piuttosto che legare il tuo destino al suo! La schiava disse ancora: Signore, sono venuta per salvarvi. Ho corrotto i soldati della guardia, che faciliteranno la vostra fuga dal palazzo. Ma poich vi cercheranno ovunque e ben presto scopriranno che sono stata io a salvarvi dalla morte, ho deciso di fuggire con voi. Non sopporto pi la schiavit. In citt ci sono pronti dei cavalli; facciamo in modo di raggiungere la terra della trib dei Berla. Il principe sar felice di vedere i suoi parenti liberati dalle catene di Altun-Khan e vi ricever con gli onori, come mio liberatore. L potrete trovare certo una principessa abbastanza bella da meritare il vostro amore. Bella principessa rispose Calaf vi ringrazio di volermi liberare da questo pericolo. Quanto sarei felice di liberarvi dalla schiavit e condurvi dal Khan di Berla, ma che cosa penserebbe di me AltunKhan? Si convincerebbe che sono venuto alla sua Corte soltanto per rapirvi. Inoltre devo confessare
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che mi sottopongo volentieri al volere della principessa Turandot; e poich lei vuole sacrificarmi, sono pronto ad accettare il sacrificio. A queste parole la schiava cominci a piangere e disse: E possibile che preferiate morire, piuttosto che rompere le catene della mia schiavit? Anche se Turandot pi bella di me, io posseggo per un cuore pi tenero e caldo. Ah, mio caro principe, non permettete che la cieca passione metta a repentaglio la vostra stessa vita. Fuggiamo insieme da questo palazzo!. Quale che sia la sorte infelice che mi aspetta replic il principe non so decidermi a una fuga. Voi siete in grado di compensare il vostro liberatore e offrirgli una sorte felice. Ma io non sono nato per essere felice; il mio destino amare Turandot... Allora rimani, uomo ingrato! grid impetuosamente la principessa. Non voglio insistere oltre; la fuga con una schiava non ti attira! E con quelle parole riabbass il velo sul viso e lasci il principe, che rimase a vegliare tutta la notte, abbandonandosi alle pi amare riflessioni. La mattina si ud il suono delle campane e il rullio dei tamburi e subito dopo comparvero i sei mandarini per scortare Calaf all'assemblea del consiglio. Egli attravers con loro il grande cortile, dove erano schierati i soldati del re. Per un momento temette di dover morire l, ma tutti continuarono a camminare ed egli and avanti, deciso ad affrontare la morte e giunse fino alla sala dell'assemblea, senza che la sua sentenza venisse eseguita. "Quali saranno ora le intenzioni della principessa?" pensava ora Calaf. "Vuol forse farmi assassinare davanti agli
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occhi di suo padre? Possibile che il re sia complice del suo misfatto? Oppure ha revocato la sua sentenza di morte?" Mentre Calaf meditava su questi interrogativi, il re entr nella sala, accompagnato da Turandot. Non appena si furono assisi sui loro troni, il cancelliere si alz e domand al principe se ricordava la promessa fatta il giorno precedente, di rinunciare alla principessa se questa avesse risposto esattamente alla sua domanda. Calaf rispose: S, lo ricordo. A queste parole il Cancelliere si rivolse a Turandot e disse: Voi sapete, principessa, a chi dovrete sottostare se non saprete dire il nome del principe?. Il re, convinto che Turandot non sapesse rispondere alla domanda di Calaf, si volse verso di lei: Figlia mia le disse hai avuto tempo per riflettere sulla sua domanda, ma anche se avessi ancora un anno per pensarci, sono convinto che alla fine dovresti ammettere che una domanda alla quale non puoi rispondere. Vieni dunque incontro al mio desiderio e prendi questo principe come tuo sposo: egli degno di regnare un giorno con te sui popoli della Cina. Mio signore rispose Turandot perch immaginate che io non sappia rispondere alla domanda di questo principe? Ch'egli ripeta la sua domanda e io vi risponder. Io vi domando disse Calaf come si chiama il principe che ha sopportato mille sofferenze e ha dovuto mendicare il suo pane e che in questo momento si trova all'apice della gloria e della gioia? Questo principe rispose Turandot si chiama Calaf ed il figlio di Timur.
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Nell'istante stesso in cui ud pronunciare il suo nome, Calaf cadde al suolo, privo di sensi. I mandarini e persino il re accorsero per aiutarlo e non appena ebbe ripreso conoscenza, egli disse a Turandot: Mia bella principessa, siete in errore. Il figlio di Timur in questo momento non affatto all'apice della gloria e della gioia. Lo ammetto replic Turandot. In questo momento non siete affatto all'apice della gloria e della gioia; ma lo eravate quando avete posto la vostra domanda: quindi, principe, confessate di aver perduto ogni pretesa che potevate avere su Turandot. Io ora posso rifiutarvi la mia mano. Invece dichiaro pubblicamente di prendervi come sposo. A quelle parole nella sala risuon un grande grido di gioia e il re abbracci la principessa e le disse: Figlia mia, non potevi prendere una decisione che fosse pi cara al mio cuore. Il tuo orrore degli uomini mi aveva tolto la dolce speranza di avere mai da te un piccolo principe. Oggi, per nostra grande fortuna, il tuo odio finito. Ma spiegaci come hai potuto indovinare il nome di questo principe, che pure ti era sconosciuto. Con un trucco molto semplice ho appreso il suo nome rispose Turandot. Una delle mie schiave andata questa notte dal principe e gli ha carpito il suo segreto. D'improvviso si fece avanti una schiava che fino a quel momento si era tenuta dietro la principessa. Avanz fino al centro della sala e sollev il velo che le copriva il volto e subito Calaf la riconobbe. Era la schiava ch'era andata da lui nella notte. Il suo volto aveva un pallore di morte. Tutti i presenti la guardarono sorpresi, attendendo ci che la donna avrebbe
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detto. Lei si volse a Turandot: Principessa, giunta per me l'ora di deludervi, poich io non sono andata dal principe per conoscere il suo nome. No, ho osato fare questo passo per il mio solo interesse. Volevo liberarmi dalle catene della schiavit e rubarvi l'uomo che vi ama. Ma l'ingrato ha disdegnato il mio amore e io non ho tuttavia risparmiato alcun mezzo per portarvelo via; gli ho persino detto che oggi lo avreste fatto uccidere, ma lui rimasto fermo nel suo proposito. E poich ora vi siete decisa a sposarlo, a me non rimane altra via d'uscita che questa. E con quelle parole trasse di sotto la veste un pugnale e se lo conficc nel petto. A quella vista, un brivido di orrore pass in tutta l'assemblea e Turandot scese gridando dal suo trono nel gesto di trattenerla. Ma quando le fu vicina, la povera innamorata infelice si era gi strappata il pugnale dal petto, solo per trafiggersi nuovamente. Ma perch non mi hai detto che avresti perduto la vita se io sposavo il principe? domand Turandot alla morente, che riapr ancora gli occhi e cominci a parlare: Per me finita, io smetto di vivere e di soffrire; non maledire il mio destino, perch ora mi libero da una doppia schiavit: dalle catene di Altun-Khan e dalle catene dell'amore. La salma dell'infelice fu portata in un palazzo appartato, rivestita in un ricco abito bianco e deposta in una bara che rimase aperta per una settimana; e ogni giorno le mogli dei mandarini venivano a renderle omaggio e piangevano sulla sua morte. Quando arriv il giorno che l'astrologo di Corte aveva fissato per il funerale, la bara fu deposta su un carro e portata sulla montagna, dove si trovavano le tombe degli imperatori della Cina, poich Turandot ave49

va pregato suo padre di permettere che le ceneri della sua fidata amica si mescolassero a quelle della sua stessa stirpe. Tre giorni dopo il funerale, si deposero gli abiti di lutto e si celebrarono, con straordinaria pompa, le nozze di Turandot con il principe Calaf. Qualche tempo dopo tornarono a Pechino gli ambasciatori che Altun-Khan aveva inviato alla trib dei Berla, per portare i genitori del genero del re alla Corte cinese. Insieme agli ambasciatori non vennero soltanto Timur e Elmase, ma anche il principe Alinger, il Khan dei Berla. Calaf accolse suo padre e sua madre alle porte del palazzo e le lacrime che i tre versarono commossero tutti i cinesi e i tartari presenti. Calaf salut anche il principe Alinger e lo ringrazi per la grande bont che aveva dimostrato accompagnando lui stesso i genitori fino da AltunKhan. Poi tutti entrarono nel palazzo per salutare l'imperatore. Altun-Khan promise a Timur di mobilitare tutte le sue forze per vendicare l'offesa recatagli dal sultano dei Khoresmi; e gi quel giorno stesso fu dato ordine di radunare tutti i soldati. Da parte sua anche il Khan dei Berla aveva, ancor prima di mettersi in viaggio, ordinato alle sue truppe di tenersi pronte e ora le avvi verso il nemico. Nel frattempo l'imperatore della Cina non tralasci nulla per fare agli ospiti una degna accoglienza. Diede a ciascuno un palazzo con un gran numero di eunuchi e un corpo di guardia di duemila uomini. Calaf non dimentic neppure la vecchia vedova che lo aveva accolto e la fece venire a palazzo e preg Turandot di accoglierla nel suo seguito. E il bel principino che Turandot diede alla luce, venne nominato principe ereditario della Cina. In tutte le
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citt dell'immenso impero grandi festeggiamenti durarono a lungo. Intanto si avvicinava il giorno in cui Timur, Calaf e Alinger dovevano abbandonare la corte imperiale per mettersi alla testa di sette volte centomila soldati del re della Cina e del Khan dei Berla per entrare finalmente nelle terre del sultano dei Khoresmi. Il sultano si arm per accogliere degnamente il grande esercito nemico. Ebbe persino l'audacia, invece di nascondersi, di andare loro incontro, alla testa di un esercito di quattro volte centomila uomini, che aveva radunato in gran fretta. Ben presto la battaglia fu decisa e l'esercito cinese ne usc vittorioso. Nell'ultimo scontro, al sultano, che voleva vincere o morire, non rimaneva altra scelta che gettarsi nel fitto della mischia o aprirsi un passaggio nelle linee nemiche per cercare rifugio presso qualche principe straniero. Ma preferiva morire piuttosto che mostrare al suo popolo la sua testa senza corona. Perci si butt a capofitto nella carneficina, fino a quando, trapassato da mille ferite mortali, cadde senza vita e rimase sotto un mucchio di cadaveri. Presto Timur entr nella capitale dei Khoresmi e fece annunciare al popolo di non volere n le ricchezze n la libert dei Khoresmi. Ma poich Dio lo aveva messo sul trono del suo nemico, tutte le terre sottomesse al sultano dovevano d'ora in poi riconoscere il principe Calaf come sovrano. I Khoresmi si assoggettarono e acclamarono Calaf come loro sultano. Nel frattempo Timur si diresse con una parte dell'esercito cinese verso il suo paese. I Tartari Nogai lo accolsero come fedeli sudditi. Ma Timur non si accontent di riprendere possesso del suo trono, ma dichiar guerra ai Circassi, per vendisi

carsi del tradimento che essi avevano un tempo perpetrato ai danni del principe Calaf. Il Khan dei Tartari Nogai sconfisse l'esercito dei Circassi, fece a pezzi la maggior parte di loro e si fece proclamare re dei Circassi. Quando pi tardi si rec nel nuovo regno di suo figlio Calaf, vi trov la moglie Elmase e la principessa Turandot, che Altun-Khan aveva fatto accompagnare nella terra dei Khoresmi. Cos finirono le peregrinazioni del principe Calaf. Egli regn a lungo e in pace; Turandot gli diede un secondo figlio, che divenne dopo di lui sultano dei Khoresmi, poich il primogenito era stato portato alla Corte di Altun-Khan, che lo fece educare e nomin suo successore.

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Il sogno del servo

C'era una volta un uomo che aveva un servo e possedeva una bottega. Il servo usava dormire la notte nella bottega e la mattina vi faceva le pulizie. Una mattina il padrone arriv che il servo non era ancora alzato. Il padrone lo chiam, fino a che il servo si fu svegliato, e gli disse: Perch dormi ancora a quest'ora?. Il servo rispose: Che tu non possa avere del bene! Io volevo sognare un sogno, ma tu mi hai interrotto. Il padrone domand: Di che cosa trattava il tuo sogno? e aggiunse. Ti do cento toman1, se mi racconti il tuo sogno. Ma il servo rispose: Non te lo racconto. Il padrone corse dal re e si lament: Ho un servo che ha fatto un sogno e non me lo racconta. Il re parl al servo: Ti do mille toman; raccontami il tuo sogno. Ma il servo rispose: Io non lo racconto. Allora il re disse: Scacciatelo dalla citt. E cos avvenne. Il servo and in un'altra citt e arriv su una grande piazza e vi trov una grande folla. Allora chiese a
1 toman: moneta che corrisponde oggi a circa 350 lire; aveva per un tempo un valore infinitamente pi elevato.

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un uomo: Che cosa succede?. E quello rispose: Il re ha una figlia che ha perduto la parola; e ora annuncia che chiunque sappia ridare la parola a sua figlia, questi l'avr in sposa. Mille uomini si sono gi presentati, ma nessuno di loro ha saputo far parlare la figlia del re. E questi mille uomini sono stati uccisi. Il servo domand: Perch sono stati uccisi?. L'uomo rispose: Ogni volta cos: un pretendente arriva e racconta alla figlia del re per tre volte una storia. Ma non riesce a strapparle una parola. E l'uomo che non riesce a far parlare la figlia del re viene ucciso. Allora il servo disse: Domani io la far parlare, affinch il re non uccida pi nessuno. La gente se ne and via, ciascuno a casa propria. La mattina seguente tutti si radunarono nuovamente sulla piazza. Fu portato un trono per la figlia del re e quando essa ebbe preso posto, tutt'intorno al trono fu tirata una tenda. Poi venne messa una poltrona per il servo, che vi sedette per raccontare una storia alla figlia del re. Ma egli volse il viso alla folla, voltando le spalle alla figlia del re. Il servo parl: O gente qui riunita! Un falegname, un sarto e un uomo pio strinsero amicizia. Uscirono dalla citt e andarono in un deserto. L fecero una sosta, si stesero a riposare e dissero: "Faremo a turno la guardia fino a domani". Scese la notte e accesero un fuoco. Allora fu la volta del falegname di fare la guardia. L'uomo si alz, fece un uomo con un pezzo di legno e lo mise all'ingresso della tenda. Poi si stese di nuovo a dormire. Poi fu la volta del sarto. Si alz e vide un uomo in piedi davanti alla tenda. Ma per quanto gli chiedesse: "Tu chi sei?" l'altro non gli diede risposta. Il sarto allora and da
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lui e l si accorse che era una figura di legno. Gli cuc dei vestiti, glieli mise addosso e poi se ne and a dormire. Finalmente fu la volta dell'uomo pio. Questi disse: "Il falegname ha costruito un uomo di legno; e il sarto gli ha messo i vestiti. O Signore! Che cosa devo fare?". Allora venne una voce dal cielo e annunci che nel corpo di legno doveva entrare la vita. Allora i tre amici cominciarono a litigare a causa del nuovo uomo. Ora ditemi: chi di loro ha maggior diritto su di lui?. La gente rispose: Il maggior diritto lo ha il falegname che lo ha costruito. Un altro disse: Il diritto del sarto, che gli ha dato i vestiti. Ma la figlia del re disse: O canaglie che non siete altro! Il pi grande diritto lo ha colui che gli ha infuso la vita. Cos il servo aveva ridato la parola alla figlia del re. La folla si dirad e ciascuno torn alla propria casa. Il giorno seguente tocc di nuovo al servo raccontare una storia. Come il giorno precedente fu eretto un trono e la figlia del re comparve e vi sedette. Anche il servo sedette nuovamente sulla sua sedia. Parl: O gente qui riunita! C'era una volta un re che aveva una figlia, e il suo visir aveva tre figli. Il re disse: "Visir! Da' questa mia figlia a uno dei tuoi figli". Ma il visir disse: "Lasciami tempo per fare la mia scelta". E diede a ciascuno dei suoi figli duecento toman, ordin che se ne andassero dalla citt per commerciare in luogo straniero, perch si vedesse quale di loro era il pi abile. I tre fratelli andarono in una citt e arrivarono al bazar. Il maggiore vide un uomo che teneva in mano un libro e gli domand: "Quanto costa il tuo libro?". "Duecento toman" rispose l'uomo. "In
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qualsiasi paese muoia un uomo, ci rivelato in questo libro". Il figlio del visir comper il libro e and a casa. Il giorno seguente un altro fratello and nel bazar. Vide un uomo che portava un tappeto sulla spalla e gli domand: "Quanto costa questo tappeto?". "Duecento toman" rispose l'uomo. "Questo tappeto proviene dal grande Solimano1; colui che vi si siede sopra, il tappeto lo porta ovunque egli voglia andare." Il giovanotto comper il tappeto e lo port a casa sua. Il giorno seguente fu la volta del pi giovane dei figli del visir. And nel bazar e vide un uomo che offriva un calice. Gli domand: "Quanto costa questo calice?". "Duecento toman" rispose l'uomo. Ma il figlio del visir domand: "Che cos'ha di straordinario questo calice, per costare duecento toman?". Il mercante rispose: "Se tu riempi questo calice di acqua, su qualunque morto tu la verserai, questo torner in vita". Il figlio del visir diede all'uomo duecento toman e comper il calice. I tre fratelli tornarono nella loro casa. Il maggiore dei figli guard nel suo libro e disse: "Ahim! E morta la figlia del re! ". Allora i tre fratelli stesero per terra il tappeto, vi si sedettero sopra e il tappeto si lev nell'aria. Cos arrivarono alla loro citt natale, che era quella dove era morta la figlia del re. Gi ci si stava accingendo ad avvolgerla nel sudario, per seppellirla. Allora il pi giovane dei fratelli parl: "Aspettate a seppellirla, fino a quando io ritorno!". Corse via,
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Solimano: il re biblico Salomone.

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riemp di acqua il suo calice e la vers sulla testa della figlia del re. Ed essa torn in vita. Tra i fratelli nacque allora un litigio. Ora, gente qui riunita, dite, quale di loro ha diritto alla figlia del re? La gente disse: Il diritto di quel fratello che ha guardato nel suo libro. Altri invece dissero: Il diritto del fratello che ha spiegato il tappeto. Ma la figlia del re disse: O canaglie! Il diritto del fratello che ha risvegliato la figlia del re alla vita. Cos la folla si disperse e tutti andarono a casa. La mattina seguente si ritrovarono di nuovo sulla piazza. Il servo parl: Una volta c'erano due fratelli; uno era pio e saggio, l'altro era rozzo e stupido. Quello che possedeva il timor di Dio usava andare una volta al/anno nella casa del fratello. E una volta accadde che, dopo che i due fratelli erano andati a riposare, il padrone di casa disse al fratello: "Vuoi venire con me al bagno?". Ma il fratello che possedeva il timor di Dio rispose: "Non ho bisogno di un bagno". E allora l'altro and da solo al bagno. E poi accadde che il fratello che era rimasto a casa ebbe una eiaculazione e cominci a lamentarsi: "Che cosa devo fare? Ne nascer un brutto sospetto su di me". Allora la moglie di suo fratello lo chiam: "Che cos'hai da lamentarti? Preparer per te un secchio di acqua calda, perch tu ti possa lavare". Mentre lui si lavava, vide il fratello che tornava dal bagno. Questi gli domand: "Perch non sei venuto con me? Avevi forse cattive intenzioni?". E poi aggiunse ancora: "Tu hai fatto qualcosa con mia moglie!". A queste parole i due fratelli cominciarono a litigare e si tagliarono la testa a vicenda.
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Quando la moglie del padrone di casa vide quel che era accaduto, grid disperata: "O Dio! Che cosa devo fare?". Allora Dio mand un angelo, che prese le due teste e le rimise sui corpi. Ma aveva scambiato le teste. I due fratelli tornarono in vita, e si litigarono per avere la moglie. Dite, chi ha diritto alla donna? La gente rispose: Il diritto dalla parte del marito. Ma la figlia del re disse: Il diritto dalla parte di colui che desidera la donna. Allora la folla si disperse e ciascuno torn alla propria casa. Ma il servo fu portato nel palazzo del re e ricevette in sposa la principessa.

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SPIRITI MALIGNI

Il principe serpente

C'era una volta un tempo in cui non c'era nessuno all'infuori di Dio. C'era un re che aveva un visir e le mogli di entrambi erano incinte. Un giorno il re disse al visir: Se il figlio che aspetto dovesse essere una femmina e quello che tu aspetti un maschio, li faremo sposare. Avvenne per che la moglie del re partorisse un nero serpente e la moglie del visir una bellissima bambina e con l'andar degli anni entrambi crebbero. Quando i due furono in et da sposarsi, il re disse al visir: Ora devi dare tua figlia in moglie a mio figlio. Il nome del figlio del re era Miz Mast o Chomar, che significa Principe Mortodisonno e il nome della fanciulla era Mer-Niga, vale a dire Occhio-della-Grazia. Il visir non ebbe il coraggio di respingere la richiesta del re e cos i due figli furono uniti in matrimonio. La sera delle nozze lo sposo e la sposa si presero per mano; e quando i due furono soli, il figlio del re gett la pelle del nero serpente. Ed ecco! Era un giovane bellissimo. Quando si avvicin il mattino egli per scivol di nuovo nella pelle del rettile e torn ad essere il nero serpente di prima.
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Dopo qualche tempo giunsero all'orecchio del re delle voci, secondo le quali suo figlio ogni notte si trasformava in un bellissimo giovane. Allora egli mand a chiamare la nuora e le disse: Tu devi fare qualcosa per impedire che mio figlio torni a mettersi nella pelle del serpente. Allora la giovane donna disse al marito: Che cosa dovrei fare se volessi bruciare la tua pelle di serpente?. E lui rispose: La mia pelle potrebbe bruciare soltanto in un fuoco acceso con un guscio d'uovo, un manico di scopa e un pelo preso dalla coda di un cane. Ma se tu bruci la mia pelle, io scomparir e tu non mi vedrai mai pi. La donna non diede importanza a quell'ammonimento e quando Miz Mast o Chomar la volta successiva fece per entrare nella sua pelle di serpente lei la bruci. Quando la pelle cominci a gettare alte fiamme, il principe comparve all'improvviso e grid: Tu hai bruciato la mia pelle di serpente, non mi vedrai mai pi, a meno che tu venga a cercarmi, camminando tanto a lungo da consumare sette paia di scarpe di ferro e sette mantelli di carta. E con queste parole, scomparve. Mer-Niga subito si prepar al lungo viaggio, si procur sette paia di scarpe di ferro e sette mantelli di carta e part. Cammin e cammin in tutte le direzioni di questo mondo, fino a che tutte le sue scarpe e tutti i suoi mantelli furono completamente consumati. E il giorno in cui il suo settimo paio di scarpe fu del tutto consumato, arriv in riva a un fiume e sedette un momento a riposare, perch era molto stanca. L vide una schiava, che veniva al fiume a riempire una brocca d'acqua. Mer-Niga le domand: Chi il tuo padrone?. E la donna rispose: Io
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sono la schiava di Miz Mast o Chomar. E lui dove si trova? Sta qui, e presto si sposer. Prende in moglie la figlia di sua zia. Mer-Niga domand ancora: Per chi attingi l'acqua?. Per Miz Mast o Chomar; si vuole lavare le mani. Bene, allora replic Mer-Niga io getto questo anello nella brocca. Quando tu verserai l'acqua sulle mani del tuo padrone, versala tutta, cos l'anello gli cadr sulla mano. E con quelle parole gett nella brocca un anello che Miz Mast o Chomar le aveva regalato come ricordo. La schiava se ne and e fece tutto ci che le era stato comandato. Non appena Miz Mast o Chomar vide l'anello, domand: Come lo hai avuto?. La schiava rispose: In riva al fiume sedeva una giovane straniera che me lo ha gettato nella brocca. Il principe allora usc e riconobbe Mer-Niga e le domand: Dove sei stata? Perch sei venuta fin qui, dove ti aspetta morte sicura? Se mia zia viene a sapere che tu sei qui, ti uccider. Non mi rimane ora altra via d'uscita che portarti con me e dire che sei una nuova schiava che ho comperato per la mia sposa. Poi prese una ciocca dei suoi capelli, la diede a Occhio-della-Grazia e disse: In qualunque momento una disgrazia ti minacciasse, getta uno di questi capelli nel fuoco e io comparir e ti salver dal pericolo, se mi possibile. Poi anner il volto di Ner-Niga e la port, travestita da schiava, davanti a sua zia e disse: Riverita zia, ho portato una schiava per vostra figlia. Oh, tu figlio di una cattiva madre grid questa. Mia figlia non ha bisogno di una nuova schiava. Ma il principe insistette perch tenesse la fanciulla e alla fine la zia acconsent. Di
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nascosto lui disse a Mer-Niga: Qualunque lavoro ti ordini di fare, obbedisci senza brontolare. Il giorno seguente la zia mise in mano alla nuova schiava una scopa con il manico tempestato di perle e le disse: Scopa, e se dovesse cadrti anche una sola perla, brucer tuo padre!. Mer-Niga prese la scopa. Ma l'aveva appena posata sul pavimento, che tutte le perle caddero per terra. Allora gett un capello nel fuoco e subito comparve Miz Mast o Chomar, che rimise tutte le perle al loro posto e fin di scopare. Poi ridiede la scopa a Mer-Niga e disse: Vai e dalla a mia zia. Quando Mer-Niga riport la scopa alla zia, questa domand: Hai finito di scopare?. S. No, questo lavoro non opera tua; questa opera di Miz Mast o Chomar, quel figlio di una cattiva madre. E allo stesso modo il giorno seguente le diede un setaccio e disse: Riempilo d'acqua e innaffia il pavimento; ma per quanto Mer-Niga ci provasse, non riusciva. Allora gett un secondo capello nel fuoco, il principe comparve e innaffi per lei il pavimento e poi disse: Vai e riporta il setaccio a mia zia. Quando lei and e riport il setaccio, la zia domand: Allora, hai finito di innaffiare?. S. Questa non opera tua, questa opera di Miz Mast o Chomar, quel figlio di una cattiva madre. E di nuovo il giorno seguente la zia riemp una cassettina di insetti pungenti, la mise nelle mani di Mer-Niga e disse: Questa cassettina piena di perle; portala in un determinato luogo. Lungo la strada vedrai la mangiatoia di un cavallo; gettagli un paio di ossa. E poi vedrai un cane legato, mettigli davanti un po' di paglia. E ogni porta che trovi chiusa,
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lasciala cos e passa invece per ogni porta che trovi aperta. E poi troverai una fossa piena di escrementi e di sangue; non ti devi avvicinare. Mer-Niga si avvi e, strada facendo, fu presa dalla curiosit e volle vedere che cosa c'era nella cassettina. Sollev appena appena il coperchio per guardarvi dentro e immediatamente fu ricoperta di insetti dalla testa ai piedi. Svelta gett un capello nel fuoco. Miz Mast o Chomar comparve subito, cattur gli insetti e richiuse saldamente il coperchio. Le ridiede la cassettina e le disse: Qualunque cosa mia zia ti abbia incaricato di fare, devi ricordarti di fare esattamente il contrario: metti della paglia nella mangiatoia del cavallo e getta un paio di ossa al cane. E apri tutte le porte che trovi chiuse e chiudi tutte quelle che trovi aperte. Se non fai cos verrai certamente uccisa. E quando arrivi alla fossa piena di escrementi e di sangue, devi dire: "Se solo avessi tempo, ben volentieri immergerei le dita in questo buon miele e ne mangerei! " e a ogni porta davanti alla quale arrivi, devi dire: "La pace sia con te!". Cos Mer-Niga prosegu per la sua strada e depose paglia nella mangiatoia, gett ossa al cane, apr le porte chiuse e chiuse quelle aperte e quando arriv alla fossa piena di escrementi e di sangue, disse: Se solo avessi tempo, ben volentieri immergerei le dita in questo buon miele e ne mangerei e a ogni porta davanti a cui arrivava, disse: La pace sia con te! fino a quando ebbe deposto la cassettina nel determinato luogo e si volse per ritornare indietro. Allora la creatura a cui lei aveva portato la cassettina grid a voce altissima: Porta aperta, prendila!. Ma la porta rispose: Perch dovrei prenderla? Tu mi hai aperta; ma lei mi ha richiusa. Allora la
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voce grid: Porta chiusa, prendila!. Ma la porta rispose: Perch dovrei prenderla? Tu mi hai chiuso, ma lei mi ha riaperto. Cane, prendila! Perch dovrei prenderla? Tu mi hai dato paglia; ma lei invece mi ha dato delle ossa. Cavallo, prendila! Perch dovrei prenderla? Tu mi hai dato delle ossa; ma lei invece mi ha messo della paglia nella mangiatoia. Allora la voce grid: Escrementi e sangue, prendetela!. Ma loro risposero: Perch dovremmo prenderla? Tu ci chiami "escrementi e sangue"; ma lei invece ci ha chiamato "miele". Per farla breve: alla fine Mer-Niga ritorn sana e salva, ma quando arriv a casa, la zia domand: Hai consegnato la cassettina?. Mer-Niga rispose: S. Allora la zia grid: Questa non opera tua, opera di Miz Mast o Chomar, quel figlio di una cattiva madre!. Finalmente arriv il giorno delle nozze. La sera, finita la festa, la zia disse: Infileremo candele sulle dita della schiava, perch vada avanti e faccia lume alla sposa. Fecero dunque dieci candele, le legarono alle dita di Mer-Niga e le accesero. Lungo il cammino, mentre precedeva la sposa Mer-Niga continuava a ripetere: Miz Mast o Chomar, le mie dita bruciano. E lui rispose: No, Mer-Niga, il cuore dentro di me, che brucia. E finalmente arrivarono alla casa. Il principe di nascosto mise in guardia Mer-Niga con le parole: Sii molto prudente questa notte e a ogni oggetto che sta in casa ricordati di dire: "Dio sia con te, addio!" e non dimenticarne neppure uno. Quando la notte fin, Miz Mast o Chomar tagli la testa alla sposa e gliela pos sul petto e poi prese
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Mer-Niga e la port via con s. E prese anche un paio di canne dal canneto e un ago, un po' di sale e un pugno di schiuma marina. Ora per era accaduto che Mer-Niga avesse dimenticato di dire addio a un peso da una libbra. Dopo che avevano percorso solo un pezzetto di strada, il peso da una libbra cominci a tirare la testata del letto della zia e grid: Miz Mast o Chomar ha tagliato la testa a tua figlia ed fuggito con MerNiga. Allora la zia e suo marito, che erano due dew1, si levarono in aria e si misero a inseguirli. Il principe si volse e si accorse che di l a un minuto quegli orribili spiriti li avrebbero raggiunti e uccisi, perci gett una canna per terra ed esclam: Oh Dio, in nome del profeta Solimano, fai che qui si levi una foresta di canne, di modo che essi non possano mettere un piede avanti all'altro!. E subito si lev dal suolo una foresta di canne, cos fitta che la perfida zia e suo marito solo con grandissima fatica riuscirono a superare. Ma quando Miz Mast o Chomar si volse una seconda volta a guardare, vide che li aveva nuovamente alle calcagna. Gett l'ago per terra ed esclam: Oh Dio, in nome del profeta Solimano, fai che qui si levi una foresta di aghi, in modo che essi non possano mettere un piede avanti all'altro!. E subito si lev dal suolo una foresta di aghi e la perfida zia e suo marito solo con grandissima fatica riuscirono a passare oltre. Ma quando Miz Mast o Chomar si volt di nuovo, si accorse che i due si stavano avvicinando un'altra volta. Gett allora per
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dew: spirito maligno dotato di forze soprannaturali. 67

terra il sale ed esclam: Oh Dio, in nome del profeta Solimano, fai che qui si estenda una grande palude salina, di modo che essi non possano mettere un piede avanti all'altro!. E subito, in quello stesso punto, si allarg una palude salina. I disgraziati inseguitori riuscirono a superarla soltanto dopo mille fatiche e ne ebbero i piedi feriti e sanguinanti. Ma quando il principe si volt a guardare, vide che ancora si stavano avvicinando; perci gett sul terreno il pugno di schiuma marina ed esclam: Oh Dio, in nome del profeta Solimano, fai che qui si stenda un mare!. La perfida zia e suo marito arrivarono sulla riva del mare e compresero che non avrebbero mai potuto attraversarlo. Allora la zia cominci a pregare e a supplicare: Nipote, nipote mio, come hai potuto attraversare questo mare? Ti prego, spiegamelo, affinch anche noi si possa passare oltre. E lui rispose: Noi due abbiamo posato contemporaneamente i piedi su una roccia che vedete in mezzo al mare, e cos siamo riusciti a passare. Mettete anche voi contemporaneamente il piede sulla roccia e potrete passare da questa parte. Essi fecero quel che lui aveva detto; ma non appena ebbero posato il piede nel punto dove avrebbe dovuto esserci la roccia, sprofondarono in acqua e annegarono. Cos Miz Mast o Chomar e Mer-Niga poterono ritornare sani e salvi nella loro terra natale e adornarono e illuminarono sette citt e celebrarono le loro nozze. Cos finisce la nostra storia, ma di essa rester memoria.
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I quaranta figli del re

C'era una volta un re che aveva quaranta figli ed erano tutti di una sola madre. Quando i figli furono grandi dissero al padre: Desidereremmo delle mogli. Ma vogliamo che le nostre mogli siano come noi, figlie di una sola madre. Il re disse: Qui non le troverete. Allora i figli dissero: Se tu ce lo permetti, ci metteremo in viaggio e cercheremo noi stessi. Il re acconsent; ma disse: Se vi mettete in viaggio, ricordatevi per che lungo la strada, in tre luoghi di sosta troverete, molti dew!. Il pi giovane dei figli del re, che il padre amava moltissimo, era pi coraggioso dei fratelli, ed essi lo odiavano perch sapevano che era il pi amato. Il padre per lo raccomand caldamente agli altri perch era il pi giovane, che avessero molta cura di lui. E cos tutti partirono. Arrivarono a un primo luogo di sosta, dove c'erano dei dew. Il pi giovane dei fratelli, che si chiamava Malek Mohammed, disse: Qui ci sono dei dew!. Ma i fratelli risposero: Smettila con le tue sciocchezze! e si misero a dormire. D'un tratto Malek Mohammed vide apparire una nuvoletta molto scura che all'improvviso si trasform in un grosso dew, bianco e macchiato. Malek Mohammed mise una freccia sulla corda del suo arco e la fece schioc69

care contro il dew, che gett un orribile grido e cadde a terra. Malek gli si avvicin e gli tagli la testa. Poi apr la cintura del dew e vi trov molti gioielli. Ma di questa scoperta non disse nulla ai suoi fratelli. Poi se ne andarono e, proseguendo il viaggio, arrivarono a un secondo luogo di sosta. E di nuovo i fratelli si misero a dormire e Malek Mohammed rimase a vegliare. Questa volta comparve un dew molto pi grosso del precedente. E Malek Mohammed uccise anche questo. Finalmente arrivarono al terzo luogo di sosta. Il dew che qui si trovava era il re dei dew ed era ancor pi grosso degli altri due. Ancora una volta Malek Mohammed schiocc la sua freccia, ma questa volta il dew non cadde morto, fu soltanto ferito e riusc a fuggire. Malek Mohammed lo insegu, fino a quando arrivarono ai bordi di un pozzo di grandi dimensioni. L il giovane vide il dew scendere nel pozzo e poi, dal fondo, scagliare in alto una pietra enorme, di almeno mille man1 di peso, con la quale chiuse l'apertura del pozzo. Malek Mohammed incise un segno nel bordo del pozzo, poi corse dai fratelli, li svegli e disse loro: Alzatevi!. I fratelli si alzarono e subito lo rimproverarono aspramente con le parole: Perch non puoi lasciarci dormire in pace?. Lui rispose soltanto: Se oggi, per una volta, ascoltate le mie parole, sarete ricchi fintanto che vivrete!. Allora i fratelli si levarono e andarono con lui. Quando furono al bordo del pozzo, Malek Mohammed per prima cosa disse: Levate quella pietra!.
1 man: unit di peso; 1 man corrispondeva, secondo la provincia, a 3-5 kg.

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Ma per quanto i fratelli si affaticassero, non riuscirono a smuovere il macigno. Allora Malek Mohammed si fece avanti e con un solo dito tolse la pietra e la mise in disparte. Poi si rivolse di nuovo ai fratelli e disse: E adesso, che uno di voi scenda nel pozzo!; ma loro risposero: Abbiamo paura; vacci tu!. Gli legarono una corda intorno alla vita e lasciarono che il fratello pi giovane si calasse nel pozzo. In fondo al pozzo Malek Mohammed vide seduta una fanciulla, bella come un plenilunio. Il dew aveva posato la testa sul suo grembo e dormiva. Quando la fanciulla vide il principe, gli disse: Fuggi, fuggi via! Se il dew si sveglia e ti vede, ti mangia vivo!. Ma Malek Mohammed le rispose: No, questo non lo far. Ma tu devi stare zitta!. Poi prese due ferri acuminati e trafisse gli occhi del dew cos profondamente che i ferri gli uscirono dal lato posteriore della testa. Il dew emise un terribile urlo, si dissolse in fumo e sal nell'aria. Allora la fanciulla mise le braccia al collo del suo liberatore e gli disse: Tu hai comprato la vita mia e quella delle mie trentanove sorelle. Devi sapere che noi siamo quaranta figlie di una sola madre; nostro padre l'imperatore di Machin. Questo dew ci ha rapito e ha nascosto ciascuna di noi in una stanza diversa. Malek Mohammed si guard intorno e vide quaranta camere, entr e vi trov un tale numero di casse colme di gioielli, che solo Dio avrebbe potuto contarle. E in ogni stanza trov anche una fanciulla, bella come un plenilunio. Chiam i suoi fratelli: Calate la corda!. I fratelli fecero ci che lui aveva detto e Malek Mohammed fece salire, una dopo l'altra, le fanciulle: ogni volta
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una fanciulla e una cassa di gioie. E and avanti cos fino a quando venne il suo turno. Ora per sapeva che i suoi fratelli volevano impossessarsi di tutti i tesori e avevano intenzione di lasciarlo sul fondo e di riempire il pozzo perch lui rimanesse sepolto. Cos, quando fu la volta dell'ultima cassa, vi si sedette dentro insieme alla fanciulla che aveva incontrata per prima e grid verso l'alto: Tirate su ancora questa cassa; poi lasciate di nuovo gi la corda, perch io possa risalire!. I fratelli tirarono su l'ultima cassa, ma poi riempirono il pozzo di terra per lasciarvi morire Malek Mohammed. Caricarono tutte le casse e si misero in viaggio per tornare alla loro citt natale. Lungo il cammino per Malek Mohammed usc da una delle casse e ne fece uscire la fanciulla. A quella vista i fratelli fuggirono. Arrivarono a casa e dissero al padre: Noi abbiamo trovato quaranta figlie di una sola madre e di un solo padre. Ma di tutte le gesta di Malek Mohammed tacquero e affermarono invece: Lo abbiamo fatto noi. Alla fine il re domand ai suoi figli: Dov' Malek Mohammed? Dove andato?. E i figli gli risposero: Il dew lo ha ucciso. Il padre cominci a piangere, fino a quando vide arrivare un messaggero, coperto di polvere fin sopra i capelli. Portava una lettera di Malek Mohammed, il quale aveva scritto: I miei fratelli credono di avermi ucciso. Il padre lesse tutta la storia e fu colto da un'ira tremenda e band i suoi figli dalla citt. Poi fece adornare la citt stessa a festa, fino a quando arriv Malek Mohammed con la sua fanciulla. E la festa di nozze dur sette giorni e sette notti.

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La citt delle pietre

C'era qualcuno, non c'era nessuno, all'infuori di Dio non c'era nessuno. C'era una citt che si chiamava Citt delle pietre. Ma perch si chiamava cos? Voglio raccontarvene la storia: Un dew si era ben sistemato in una grotta. Ogni giorno si pompava d'aria fino a essere pieno e poi volava via e andava a rapire, nella citt distante due 0 tre farsach,1 un bambino di sette o otto anni. Poi lo portava nella sua grotta e lo mangiava. Per molti anni il dew pot imperversare in quel modo e gli abitanti della citt potevano fare quel che volevano, ma non riuscivano a impedirglielo. Erano costretti a vedere con i propri occhi il dew che si portava via i loro cari bambini fin nella sua grotta sulle montagne. Dopo di che non ne avevano pi notizie. Ogni volta che un bambino andava perduto in questa orribile maniera, la madre, il padre e alcuni giovani coraggiosi del posto salivano sulla montagna, armati di bastoni, randelli e spade. Si arrampicavano fino in cima per cercare di uccidere il dew
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farsach: misura di lunghezza; 1 farsach corrisponde a circa 6 chilometri. 73

quando questi usciva dalla sua grotta. Ma il dew era naturalmente dotato di forze magiche e vedeva gi di lontano coloro che volevano aggredirlo e li trasformava quindi in statue di pietra. Erano cos tante le persone che volevano uccidere il dew, che tutto il pendio della montagna era disseminato di statue di pietra. Ormai nessuno pi aveva il coraggio di salire sulla montagna per uccidere il dew. Ma da allora quel luogo venne chiamato la Citt delle pietre. Da quella citt erano partiti migliaia di madri, di padri, fratelli e sorelle per liberare i bambini rapiti. E migliaia erano stati trasformati in figure di pietra, cos che la montagna era diventata un luogo molto triste. Tutti gli abitanti erano andati dal governatore per informarlo di quegli orribili casi, ma quello non aveva dato importanza alle loro parole e si era rifiutato di mandare i suoi soldati a combattere il dew. E cos quel mostro continuava, giorno dopo giorno, a rapire bambini. Piano piano gli abitanti capirono che era inutile e rinunciarono a rivolgersi al governatore. Lui non sentiva nulla del dolore del popolo. Fino a quando il dew and a prendersi il suo bambino. Solo allora il governatore fu colto dall'orrore e dall'angoscia e mand tutti i suoi soldati sulla montagna, per uccidere il dew e liberare suo figlio. Lui stesso segu personalmente il suo esercito. Ma come era accaduto a tutti gli altri, anche lui e i soldati furono trasformati in statue di pietra. La gente si rallegr quando vide che al governatore, che non si era mai commosso per le sciagure altrui, era toccata la stessa sorte. E tuttavia non cessavano di cercare una via d'uscita a quel tragico destino, perch la ferocia del dew riem74

piva i cuori di tutti di un dolore senza fine. Per giorni e giorni nessuno pi usc nelle strade, tutti stavano in casa a meditare; ma poi venne il momento in cui dovettero tornare a riaprire i negozi, riprendere i loro affari per guadagnarsi da vivere; non potevano restare tutti senza far nulla. Alla fine si present un ragazzo di quindici anni che disse di voler uccidere da solo il dew soltanto se gli abitanti della citt si dicevano d'accordo. In caso di vittoria, voleva in sposa la fanciulla pi bella ed essere eletto governatore. Tutti furono d'accordo e il giovane, che si chiamava Chadang, prese con s un pugno di sale, un pugno di aghi e una piccola quantit di petrolio. Poi disse: Andate tutti nelle vostre case. Quando tutti si furono nascosti in casa, se ne and a passeggio per le strade della citt. D'improvviso gli comparve davanti il dew, tutto affamato. Senza alcun timore, Chadang gli sorrise e disse: Lo sapevamo che oggi toccava a me essere mangiato. Sono pronto. Vieni, andiamo!. Il dew se lo caric sulle spalle e si affrett verso la sua grotta sulla montagna. Tutti gli abitanti della citt aspettavano col fiato sospeso di vedere che cosa Chadang avrebbe fatto, e contavano i minuti. Ma quando Chadang arriv nella grotta, disse al dew: Dal momento che mi mangerai, ti prego di esaudire un mio ultimo desiderio. Io conosco un mezzo che mi toglier il dolore quando tu affonderai i denti nella mia carne. Il dew si disse d'accordo e Chadang gli propose: Apri dunque la bocca. Ti limer i denti, perch tu mi possa mangiare pi facilmente. Il dew apr la bocca e in quello stesso istante Chadang vi gett dentro un pugno di aghi. Quando il
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dew cerc di chiudere la bocca, gli aghi gli si conficcarono nel palato e il mostro avvert il dolore. Senza aspettare altro Chadang gli gett il sale negli occhi. Il dew si mise a urlare, si strofin gli occhi e cerc di inseguire Chadang. Ma il ragazzo colse quel momento per rovesciare addosso a quel demonio il petrolio che aveva portato e subito gli diede fuoco. Dopo solo pochi minuti del dew non rimaneva che un mucchietto di cenere. Quando Chadang stava per uscire dalla grotta, il suo sguardo cadde d'un tratto su un grosso diamante. Lo prese e se ne and. Quando, scendendo dalla montagna, si trov a passare davanti alle figure di pietra, sollev il diamante che aveva in mano per osservarlo meglio e ammirarne lo scintillio alla luce del sole. Ma ogni volta che la luce del diamante si posava scintillante su una figura di pietra, quel lampo risvegliava la vita e le statue tornavano a essere persone in carne e ossa. Cos, con il diamante pot ridare a ciascuno la propria figura umana. Solo sul crudele governatore non fece balenare la sua luce come aveva fatto con gli altri; lo risvegli a nuova vita solo dai fianchi in su, ma gli lasci le gambe di pietra. Tutti coloro che, felici, erano tornati in vita, portarono a spalla il loro salvatore. Ridendo e cantando lo riportarono in citt; ai suoi piedi sacrificarono migliaia di buoi e di pecore; gli diedero in sposa la fanciulla pi bella e lo nominarono governatore. E mentre il crudele governatore doveva soffrire tutte le pene, Chadang govern per molti e molti anni con saggezza e giustizia. Cos finisce la nostra storia, ma di essa rester memoria.
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La festa in giardino

In una citt viveva un mercante che aveva un figlio. Questo giovane era straordinariamente bello e di assai amabili maniere. Quando ebbe sedici o diciassette anni, tutti i mercanti gli volevano bene; lo ricevevano nelle loro case, lo portavano in giro per la citt e anche nei loro viaggi. Cos un bel giorno una trentina di questi mercanti lo invitarono in un giardino fuori citt dove volevano divertirsi. Insieme al giovane passarono la giornata mangiando e bevendo e poi fecero musica e danzarono in quel bel giardino fino a quando scese la notte. Allora uno di loro disse: Qui l'aria deliziosa, il giardino molto bello e la luna splende luminosa. La cosa migliore trascorrere qui anche la notte. Tutti furono d'accordo; mangiarono e bevvero fino a mezzanotte. Poi il giovane si alz e and a passeggiare nel giardino. La luna mandava una luce chiara e il giovane era ubriaco. Arriv fino alla porta del giardino, l'apr e usc fuori, per camminare ancora un po'. Nel chiarore della luna vide un'ombra, che venne verso di lui e lo salut. Il giovane figlio del mercante domand: Chi sei?. E l'ombra rispose: Sono un uomo d'affari, amico dei tuoi amici e arrivo proprio
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ora da un'altra citt. La mia merce, gli asini e i cammelli sono ancora fuori porta. Ho sentito che voi vi siete riuniti in questo giardino e sono venuto a cercarvi per poter far entrare la mia merce oltre le mura della citt; in tal modo potrei evitare di pagare domattina la gabella. Il giovane, ubriaco com'era, gli prest subito fede e disse: Andiamo!. E cos si allontan con l'uomo, senza neppure avvertire gli altri mercanti. Lo sconosciuto camminava a passo molto svelto e il giovane lo seguiva. Andarono e andarono. E dopo due o tre farsach, attraverso strade pietrose e cespugli di rovi, il giovane figlio del mercante, stanco morto e sfinito, si rese conto che non si vedeva n la citt, n gli asini, n i cammelli. A un certo punto si accorse che stava nascendo il giorno e il cielo si colorava di porpora. E l'uomo d'improvviso scomparve, senza che il giovane potesse capire se era stato inghiottito dalla terra o se era salito al cielo... E non vide pi nessuno. Sorse il sole e il ragazzo si ritrov in un deserto pietroso e pieno di arbusti spinosi - non c'era un goccio d'acqua, non un albero e tanto meno una citt o un villaggio. Colto dallo spavento il figlio del mercante cominci a correre di qua e di l, fino a che arriv mezzogiorno. Il sole era intanto diventato rovente e il ragazzo spossato dalla fame e dalla sete svenne. Poi il sole tramont, l'aria si fece pi fresca e il giovane si svegli. Vide un uomo e una donna, che portavano entrambi un fascio di legna sulle spalle. I due si volsero verso il giovane e gli dissero: Chi sei? Che cosa fai qui?. Lui subito raccont tutto quel che gli era accaduto. L'uomo e la donna gli spiegarono: La persona che ti ha portato fin qui era un demone, che ti voleva mangiare. una gran bella
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cosa che noi ti abbiamo trovato. Vieni con noi, ora torniamo a casa. Il figlio del mercante credette a quei due e si avvi con loro. L'uomo e la donna lo precedevano e lui li seguiva. Era sfinito e mezzo morto di fame, perch dalla sera del giorno precedente non aveva pi mangiato e aveva camminato per almeno cinque o sei farsach fra pietre e cespugli di spine. E cos camminarono e camminarono. A un certo punto il figlio del mercante si accorse che gi si annunciava l'alba; e l'uomo e la donna scomparvero ai suoi occhi. Il sole si lev. Il ragazzo si ritrov completamente solo in un immenso deserto - non un goccio d'acqua, un albero, un arbusto. Cammin e cammin fino all'ora del mezzogiorno, quando l'aria si fece infuocata e lui cadde svenuto al suolo. Al tramonto l'aria si rinfresc e il giovane figlio del mercante ritorn in s. Vide un uomo a cavallo, le briglie strette nella mano. L'uomo gli disse: Chi sei? Che cosa fai qui?. Il ragazzo gli raccont tutto ci che aveva visto e l'uomo gli disse: Quella gente che hai incontrato erano un ghul1 e un demone, che ti volevano mangiare. una fortuna che io sia passato di qui e ti abbia trovato mentre dormivi. La mia casa non lontana. Ti ho portato un cavallo. Alzati e monta a cavallo con me, cos arriveremo presto a casa mia. Il figlio del mercante mont a cavallo e si avviarono. Un'ora, due ore, tre ore il giovane cavalc con lo sconosciuto. Poi il cielo si oscur ed essi arrivarono a un altro grande deserto. Il giovane vide che sul
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ghul: spirito maligno femminile che divora gli uomini. 79

deserto brillavano centomila lampade e all'incirca diecimila fuochi erano stati accesi, ciascuno grande come una montagna. L erano riuniti pi di centomila ghul, demoni, spiriti maligni, bianchi e macchiati e tutti raccolti in grandi orde danzavano intorno ai fuochi. Ciascuno di essi teneva in mano due bastoncini che batteva l'uno contro l'altro; cantavano e gridavano; dagli occhi e dalle orecchie dei mostri uscivano fiamme come da una fonderia; tutti avevano grandi corna, enormi becchi e una lunga coda. Il giovane figlio del mercante quasi moriva dalla paura. Poi pos gli occhi sul cavallo sul quale si trovava e vide che era un grosso drago con sette teste, e ogni testa aveva sette grosse corna, sette occhi, sette orecchie, sette bocche, sette nasi, sette piedi, sette ali e sette code. Il giovane ne fu terrorizzato, tanto che cadde al suolo svenuto. Questo accadeva a mezzanotte. Un'ora pi tardi rinvenne. Vide che il cielo era molto scuro e intorno a lui non c'era pi nessuno: non un demone, non una fata, non un fuoco, non una lampada. Il ragazzo per aveva ormai trascorso due o tre giorni e notti senza mangiare. Era mezzo morto di paura, di fame e di sete. Si mise a piangere e pianse a lungo e si diceva: "Tre notti fa mi trovavo in quel bel giardino con i miei amici - ed ecco in che stato mi ritrovo ora!". Si avvi e cammin nell'oscurit, andando sempre avanti. Arriv a un pozzo e pens: "Adesso che piena notte e il cielo cos buio, pu venire una bestia feroce, un lupo, un leone o un leopardo e divorarmi! meglio che mi cali nel pozzo. Quando si far giorno ne uscir fuori e vedr che cosa potr fare". Cos si gett nel pozzo. Ma il pozzo era molto profondo.
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Nel cadere la sua mano tocc la parete interna del pozzo ed egli si accorse che un lato del pozzo non era chiuso da un muro. Molto lentamente and avanti. Dopo che ebbe continuato a scendere per un'ora, vide una luce che attraverso un buco penetrava nell'interno del pozzo. Pens che fosse la luna, accost l'occhio al buco, guard e vide un grande giardino, pieno di lampade accese. Prese una pietra e se ne serv per ingrandire il buco fino a entrare nel giardino. L vide all'incirca cinquemila lampade, grandi alberi, ruscelli in cui scorreva acqua limpidissima, piante cariche di frutti. Poich da due o tre notti non aveva pi bevuto acqua, per prima cosa si chin e bevve quant'acqua pot. Poi si arrampic su un albero per mangiare di quei frutti. Mentre mangiava quei frutti, vide un vecchio molto alto, con una lunga barba bianca; teneva in mano un lungo bastone e grid: Ladro! Ladro!. Si avvicin all'albero su cui il ragazzo si era arrampicato e gli ordin: Scendi subito!. E il giovane scese. Allora il vecchio gli domand: Perch sei entrato nel giardino di questa gente?. Il ragazzo si mise a piangere e gli raccont tutta la sua storia. Il vecchio fu preso dalla compassione e gli spieg: Tu eri caduto nelle mani di demoni, maghi, spiriti maligni, fate, e tutti ti volevano mangiare. Ma grazie a Dio ti sei potuto salvare e sei arrivato fin qui. Ora io vado in citt, ti porter pane, carne, pilau1 e arrosto. Ma temo che se ti lascio qui, possa venire un mago o un demone. Perci ti do un consiglio: se, mentre io sono assente, viene qualcuno, sia
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pilau: piatto a base di riso e carne. 81

uomo o donna, stai sull'albero e non scendere. Poi il vecchio port una scala di cuoio che appese sotto i rami di un albero di sandalo bianco, in cima al quale qualcuno aveva sistemato un ampio letto, e disse al ragazzo: Ora tu sali sull'albero e dormi in quel letto. Io porto via la scala, affinch nessuno possa salire. Ma tu non devi assolutamente scendere, perch altrimenti qualcuno potrebbe mangiarti. Il figlio del mercante sal con la scala di cuoio in cima all'albero. Sul letto vide delle coperte di seta e lenzuola di taffet. C'era anche una caraffa di vino, ne bevve un bicchiere e poi si infil fra le lenzuola. Il vecchio port via la scala e usc dal giardino, per andare in citt a prendere da mangiare. In quel momento il giovane vide due o tre donne bellissime e molto affascinanti che stendevano tappeti accanto a un bacino d'acqua in mezzo al giardino e vi posavano vino, pane, dolciumi e frutta. E in quello stesso istante arrivarono altre quaranta o cinquanta donne, tutte molto belle a vedersi e piene di grazia e tutte sedettero con chitarra, tamburello, tamburo, timpani e corni sui tappeti. Cominciarono a suonare, mangiare, cantare e ballare. Fra queste donne c'era una fanciulla che per la sua grazia e la sua bellezza brillava come il sole in mezzo alle stelle. Le donne banchettarono e si ubriacarono e infine si avvicinarono all'albero sulla cui cima il giovane dormiva nel suo letto di seta. Lo chiamarono: Ehi, giovanotto. Per favore, scendi dall'albero. Vogliamo per un'ora divertirci in compagnia. Il giovane dimentic il consiglio del vecchio, scese dall'albero e prese per mano la fanciulla pi bella. Sedettero sui tappeti e bevvero vino, mentre le altre
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donne cantavano, suonavano e ballavano. La fanciulla e il giovane si ubriacarono. Lui preg la fanciulla di stendersi, le tolse i calzoni, si tolse anche i suoi e si accinse a possederla: si gett su di lei e sui suoi seni, premette le sue labbra su quelle di lei, la baci e le pass un braccio intorno al collo per stringerla a s. Ma in quello stesso istante la guard in viso e vide che dagli occhi di lei sprizzava fuoco; lei apr le labbra ed egli vide che aveva i denti di un cinghiale; e dalla sua testa erano spuntate delle grosse corna; il suo corpo si dilat e si allung fino a prendere la forma di un drago e dalla bocca e dal naso della fanciulla usc un fetore nauseante e terribile e un vapore di zolfo, come se venisse da un pozzo in cui era imprigionato un incendio. Dalla paura e anche a causa di quel terribile fetore, il giovane svenne e rimase cos, privo di conoscenza, per un'ora o due. Quando ritorn in s, si avvide che non c'era traccia alcuna n del giardino n delle fanciulle o dei tappeti e che si trovava solo soletto in un immenso deserto buio. Al colmo del terrore e della paura, cominci a correre nell'oscurit notturna, per allontanarsi il pi possibile da quei luoghi. Arriv a una fonte e vide subito che era una fonte di acqua pura. Da due o tre notti e giorni ormai girovagava nel deserto e nella polvere, sotto un sole cocente. Si disse: "Ora la cosa migliore da fare mettersi nella fonte e lavarsi bene". Si spogli ed entr nell'acqua della fonte. Affond il capo nell'acqua e si lav. Quando rialz la testa, vide alla luce della luna che era caduto disteso sul vialetto di un giardino e che il giardino era lo stesso in cui i suoi amici mercanti lo avevano invitato. Stava per sorgere il matti83

no: sent che l'aria nel giardino si era fatta molto fredda. Si alz e and a cercare i suoi amici. E li trov, uno ubriaco, l'altro semiubriaco, l'uno che dormiva, l'altro che vegliava, uno che beveva il t, l'altro che fumava il narghil. Il giovane figlio del mercante aveva semplicemente dormito una o due ore per smaltire la sbornia. E tutto quello che abbiamo raccontato se lo era soltanto sognato.

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RICCHI E POVERI

Il profeta Musa e il venditore d'acqua

Ai tempi in cui viveva Musa1 viveva anche un povero portatore d'acqua senza un soldo. Un giorno egli and dal profeta e gli disse: Non siamo forse io e il capo della consorteria dei mercanti in ugual misura schiavi di Dio? Ma se cos, perch quello possiede tanti beni terreni, mentre io non ho da vendere neppure un sospiro?. E Musa rispose: Il Signore del mondo ha segnato il primo giorno sulla fronte di ogni creatura ci che le dato di beni terreni, non di pi e non di meno. L'uomo and via. Il giorno seguente, per, mentre Musa si accingeva ad andare sul Monte Sinai, egli si mise sulla sua strada e gli disse: Quando arrivi sul Sinai, porta a Dio l'espressione del mio rispetto, e domandagli a nome mio se non gli possibile modificare un poco quel segno ch'egli il primo giorno ha scritto sulla mia fronte. Vorrei finalmente sapere per quanto tempo ancora dovr attingere acqua e vivere nella miseria. Musa rispose: Fino al giorno della resurrezione Dio non cambier il segno che ha scritto sulla fronte di ogni creatura. Diglie1

Musa: il profeta biblico Mos. 87

lo ugualmente; per Voi questa una piccolezza replic il povero portatore d'acqua. Musa and quindi sul Sinai. Quando ebbe terminato la sua conversazione con Dio, voleva mettersi sulla via del ritorno. Ma allora ud una voce: Musa, perch non mi hai riferito il messaggio del mio servo?. Oh, Signore, perch si deve dimostrare ci che visibile? Voi lo sapete meglio di me. Musa, digli che io ho cambiato ci che avevo prescritto. Il portatore d'acqua fu pieno di gioia e disse il suo grazie a Dio. E ora ascoltate bene! Il giorno seguente il povero portatore aveva preso la sua fune e il suo secchio per andare ad attingere acqua. Ci facendo pass davanti alla casa del capo della consorteria dei mercanti della citt. Costui si accingeva a dare sua figlia in sposa al figlio del visir. I servi di casa andarono dal portatore d'acqua e gli dissero: Babbino, tu attingi acqua?. Perch no, il mio mestiere. Allora vieni e colma le coppe nella casa del nostro padrone. Egli fu d'accordo. Nel momento della preghiera del mezzogiorno attinse acqua. Allora venne la moglie del capo dei mercanti. Quando vide che l'infelice aveva colmato tutte le coppe nella casa, ebbe compassione di lui. Si volse al marito e gli disse: Per noi oggi giorno per far festa ed essere lieti. Questo povero diavolo ha faticato per colmare tutte le coppe della nostra casa. Trovo che sarebbe bello che rimanesse per il banchetto, per poter mangiare una volta qualcosa di buono. Questo non ci porter danno alcuno!. Ma, mia cara, come pu quell'uomo con quella veste venire alla festa di nozze? Bont di Dio, il cielo non cadr sulla terra, se tu gli
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dai una delle tue vesti. Ben detto! rispose il marito. Disposero davanti al portatore d'acqua nuove vesti, uno scialle che veniva dal Cachemir e un turbante, come solo un mercante usa portare: Indossa queste vesti, oggi resterai qui con noi al banchetto!. Il pover'uomo si cambi d'abito. Poi sedette nella sala che era stata preparata per le nozze; l c'erano il governatore, il visir e i principi. Chi quest'uomo? domand il governatore al capo dei mercanti. Costui, tutto confuso, pens: "Gran Dio, s'egli dice di essere il portatore d'acqua, il governatore lo punir". Per paura rispose quindi. Servo vostro, questi mio nipote, venuto in visita. A questo il governatore ribatt: sorprendente che tu abbia un nipote di tanto riguardo e dia tua figlia in sposa a un estraneo. No, tua figlia deve andare a tuo nipote! Oggi stesso, durante questa riunione, tu stenderai il contratto di nozze fra tua figlia e tuo nipote, mentre io dar mia figlia al figlio del visir. L'ordine del governatore cade su di noi improvviso come la morte, dice il proverbio. E cos si procedette, gi nel corso di quella riunione, a stendere il contratto di nozze fra la figlia del ricco mercante e il povero portatore d'acqua. Quando la festa fu finita, il mercante and dalla moglie: Ecco, vedi ora quale disgrazia cade su di noi!. Oh, non fa niente! Questo portatore d'acqua getter il suo berretto al cielo dalla gioia, se riceve cento toman. Noi gli diamo il denaro e lui in compenso rifiuter nostra figlia. Dovete sapere che il mercante, con tutte le sue ricchezze terrene, aveva una sola figlia. And dunque a cercare il portatore d'acqua, ch'era diventato suo genero e gli disse: Ascoltami bene, mio caro, ti
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diamo subito cento toman. Le vesti che hai indosso, restano di tua propriet. Come dice il proverbio: il cammello che tu hai visto, credi di non averlo visto. Tu dunque respingi mia figlia. Ma l'altro cominci subito a gridare. Che cosa dici? Cosa vuol dire questa storia del cammello? Io sono tuo genero e tu mi parli in questo tono! Andr a cercare il governatore! Allora i suoceri lo lasciarono in pace. E ora ascoltate quello che accadde nella notte di nozze. Bene o male si unirono le mani dei novelli sposi ed essi vennero portati nella camera nuziale. Ma la madre della sposa and a spiare da un buco fatto nel muro della terrazza per vedere che cosa faceva il portatore d'acqua con sua figlia - la sua figliola, ch'era tenera e fresca come una rosa. Ma niente faceva l'uomo con lei! Dopo essersi spogliato, cammin a lungo avanti e indietro per la stanza, poi si rotol parecchie volte sul pavimento ripetendo fra s: "Tu lo hai cambiato, e come lo hai cambiato!". E, schioccando le dita, ripeteva all'infinito la sua frase. La suocera torn dal marito e gli disse: Alla nostra disgrazia se ne aggiunge un'altra: il buon uomo pazzo! Vieni a vedere tu stesso!. Prese il marito per mano e lo condusse fino al buco nel muro del terrazzo. Ed egli vide il genero che continuava a rotolarsi sul pavimento, sempre ripetendo la stessa frase. A quella vista i due esclamarono a una voce: Certamente diventato pazzo!. Aprirono la porta della camera nuziale e si avvicinarono e videro la figlia che piangeva come una nuvola in primavera e si torturava dalla paura di quell'uomo che pareva essere uscito di senno. I genitori lo presero per mano e cos gli parlarono: Uomo, ti supplichiamo:
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parla, affinch possiamo capire se sei pazzo e solo per questo ti comporti cos o se hai perduto la testa dalla troppa gioia. Egli per rispose: Signor capo dei mercanti, io non sono n un pazzo pericoloso, n sono ammattito dalla gioia. Se mi rotolo sul pavimento per un segreto che non posso rivelare. Alle esortazioni e alle preghiere pressanti e all'ammonimento che in seno alla famiglia non si dovevano tenere segreti l'uno per l'altro, Puomo si decise a raccontare del suo incontro con Musa e della preghiera che gli aveva rivolto. Poi continu: E in verit ancora ieri sera non avevo nulla da mangiare e la terra come giaciglio e il cielo come coperta. Ma questa sera tutto mi stato dato. Il mio suocero il capo dei mercanti della citt. Perci io lodo Dio e dico: Signore, tu hai cambiato il Tuo segno su di me, e come lo hai cambiato!. E i suoceri riconobbero che si trattava di un'opera di Dio e anch'essi lo lodarono.

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Sci Abbas e la madre povera

Una sera lo sci Abbas lasci il suo palazzo per aggirarsi nella citt. And di qua e di l, fino a che giunse a un gruppo di case in rovina. L ud le voci di bambini che piangevano e dicevano: O mamma, noi moriamo di fame. Abbi compassione della nostra fame. E la madre piangeva con loro e diceva: Che Dio colpisca vostra madre, che non ha nulla da darvi da mangiare. Che cosa pu fare?. Lo sci rimase ad ascoltare. Egli indossava per le vesti di un derviscio1 e alla tracolla portava appesa una ciotola da mendicante piena di asch2. Si avvicin e la donna credette che un derviscio si accostasse a lei. Si alz per riceverlo. Ed egli sedette, riemp la sua ciotolina di zuppa e gliela mise davanti. E la donna e i suoi figli si saziarono. E quando lui fu sul punto di andarsene, si tolse un anello dal dito, lo diede alla donna e cos parl: Prendilo e dallo al tuo fornaio. Cos riceverai pane ogni giorno, fino a quando i tuoi figli saranno cresciuti. Poi si alz e se ne and.
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derviscio: monaco mendicante. asch: zuppa densa.

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La donna prese l'anello con gioia e con esso and dal fornaio, U lo tolse di tasca e lo diede al fornaio con le parole: Mastro fornaio, prendete questo anello e datemi in compenso ogni sera pane per i miei figli. Il fornaio prese l'anello e lo esamin e vide che era uno splendido anello, che poteva valere mille toman. E disse: Donna, chi ti ha dato questo anello?. Nessuno, mio. No, tu lo hai rubato disse, la prese per un braccio e la port al capo della polizia. E qui disse: Oh, darughe1, la notte scorsa questa donna mi ha rubato un astuccio, in cui tenevo un anello. E oggi mi ha portato questo anello, dicendo che suo. E io l'ho arrestata e l'ho portata davanti a voi. Se voi siete veramente il darughe di questo quartiere, allora procedete contro di lei come meglio credete. Il darughe disse allora ai suoi uomini: Bene, prendetela!. Gli uomini immobilizzarono la donna e, a un ordine del darughe, le tagliarono le orecchie. E ora sparisci! le dissero poi. E cos la donna ritorn ai suoi bambini e cominci a lamentarsi e disse: O Dio, non perdonare mai a quel derviscio. Le sere prima che lui venisse stavamo meglio; poich questa sera non solo abbiamo fame, ma mi hanno anche tagliato le orecchie. Io non so dove egli abbia rubato l'anello che mi ha dato, dicendomi di portarlo al fornaio. Ma deve aver saputo che quell'anello apparteneva al fornaio. Infame! Se sapevi di avergli rubato l'anello, perch mi hai detto di riportarglielo? Onnipotente, possa quel derviscio non trovare mai felicit per il resto della sua vita, poich ha portato tanta infelicit nella nostra!.
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darughe: titolo del capo della polizia. 93

Ora per, come la sera precedente, sci Abbas torn a passare di l, perch voleva vedere come stavano. E ancora una volta li ud piangere e lamentarsi, ma questa volta i lamenti erano pi forti di prima. And l ed entr in casa e tutti i bambini gridarono insieme: O mamma, il derviscio di ieri sera tornato!. E la donna disse: O derviscio, voglia Iddio che tu non abbia a godere felicit finch vivi!. Sorella disse lui perch? Allora lei gli raccont tutta la storia e lui disse: Bene, ora alzati e vieni con me nella mia casa. Lei si alz ed essi presero i bambini sulle spalle. E arrivarono alla porta del palazzo dello sci ed entrarono nel cortile reale. Ma la donna disse: Dove ci porti? e aveva paura. Lui allora la diede in consegna all'eunuco che presiedeva al suo harem e gli ordin: Abbi cura di queste persone e spalma un unguento guaritore sulle orecchie di questa donna. Poi and via. Ma rest sveglio tutta la notte e non poteva dormire, ma continuava a ripetersi: O Dio, che cosa posso fare per riparare al torto che ho fatto a questi bambini e a questa donna, tanto che le hanno tagliato le orecchie?. Nel frattempo l'eunuco dell'harem aveva spalmato sulle ferite della donna un unguento guaritore e lei era stata liberata dai dolori. La mattina lo sci Abbas indoss vesti di rosso carminio e disse: Andate e portate qui quel fornaio e il darughe del bazar. Li portarono in sua presenza ed egli disse: O fornaio, quell'anello era veramente di tua propriet? Se l'anello davvero tuo, allora mostrami il suo pendant. Ma se tu questo non lo puoi fare e il pendant lo possiedo io, allora l'anello mio.
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Il fornaio mostr l'anello e lo sci se ne tolse di tasca un secondo, perfettamente uguale a quello del fornaio. E tutti i presenti esclamarono: I due anelli sono perfettamente identici, non c' differenza alcuna fra di essi. Essi appartengono entrambi allo sci. Bene disse allora lo sci. Dunque, tu sei il capo della polizia in questo quartiere. Perch quando ti si presenta un caso, non appuri la verit dei fatti, prima di punire la gente? E a un suo comando il fornaio e il darughe furono legati alla croce. E lo sci raccolse tutte le sue ricchezze e i suoi averi e li regal ai bambini e alla loro madre. E cos la storia finita.

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L'anello fatato

C'era qualcuno, non c'era nessuno, all'infuori di Dio non c'era nessuno. C'era una volta un giovane di nome Ebrahim che viveva con la sua vecchia madre in una piccola citt. Di beni terreni non possedeva altro che cento toman e un gatto. Quando un giorno and a passeggiare nel bazar della citt, not un vecchio che portava sulle spalle una cassapanca e a gran voce la offriva ai passanti. Ebrahim gli si avvicin e gli chiese qual era il prezzo della cassapanca. Il vecchio rispose che l'avrebbe venduta per cento toman. Ebrahim prov il desiderio di comperarla; diede al vecchio tutto il suo denaro e si port a casa la cassapanca. Quando sua madre vide che aveva dato tutto ci che possedeva per comperare quella cassapanca, si arrabbi moltissimo ed esclam: O figlio mio caro, a che ti serve questa cassapanca? Quali beni vuoi riporvi?. Ebrahim voleva sollevare il coperchio, ma era chiuso a chiave. Allora and a prendere un martello e si mise all'opera per aprirla. D'improvviso vide all'interno della cassapanca un grosso serpente. Gett un grido di paura, afferr il serpente e lo scagli sul pavimento. Tremanti di terrore madre e figlio si
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ritirarono in un angolo della stanza e rimasero a osservare il serpente. Questo si arrotol su se stesso e d'un tratto dalla sua pelle sgusci fuori ima bellissima fanciulla. Sbalordito, Ebrahim le si avvicin e domand: Chi sei? Perch sgusci fuori dalla pelle di un serpente?. E lei rispose: Io sono una figlia del re. Quando dei ladri mi hanno rapita, sono scivolata in un involucro fatto di pelle di serpente per sfuggire a quei ribaldi e salvarmi. Se mi riporterai a mio padre, egli ti dar una bella ricompensa. Ebrahim si disse d'accordo. Cos il giorno seguente si attorcigli intorno al collo la fanciulla, che nel frattempo si era di nuovo rinchiusa nella pelle di serpente, e si mise in viaggio. Sua madre pianse e lo supplic, ma invano: Ebrahim part. Lungo la strada la fanciulla gli disse: O giovanotto, quando mi avrai riportato a mio padre, lui ti domander che cosa desideri come ricompensa e tu allora gli risponderai che la sola e unica cosa che desideri il piedestallo del suo narghil. Stupito, Ebrahim rispose: D'accordo, ma a che cosa mi serve il piedestallo di un narghil e che cosa ne posso fare?. La fanciulla allora gli disse: Il piedestallo di quel narghil ti dar tutto quello che desideri. Quando lo getterai al suolo, ovunque ti trovi, si lever un magnifico palazzo e in esso troverai tutto ci che utile e necessario per poterci abitare e mangiare. E anche quello che il tuo cuore brama, si trover l dentro. Ebrahim accett. Quando arriv dal re, questi si rallegr molto di rivedere la figlia e fece imbandierare la citt.
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Dopo che il re ebbe ordinato feste e divertimenti, si rivolse a Ebrahim: E ora, figlio mio, in ringraziamento per il servigio che mi hai reso, mi puoi chiedere ci che desideri e io te lo dar. Ebrahim rispose: La sola e unica cosa che io desidero il piedestallo del vostro narghil. Sbalordito, il re domand: Come fai a sapere che io posseggo un simile piedestallo di narghil? Ritira la tua richiesta; ti dar tutto il denaro e tutti i gioielli che vorrai. Ti do persino il mio regno, se questo che vuoi. Ma Ebrahim non accett. Alla fine prese il piedestallo del narghil, si accomiat e part. Cammin e cammin fino a quando giunse a ima grande estensione di campi, dove non c'erano n acqua n piante. Aveva fame e sete. Allora si pent di aver dato ascolto alle ingannevoli parole della fanciulla e aver cos rinunciato a tante cose preziose solo per ottenere quell'inutile piedestallo di un narghil. Si disse che poteva almeno provare a vedere che cosa sarebbe accaduto se avesse fatto ci che gli era stato detto, e gett per terra il piedestallo del narghil. D'improvviso vide comparire un bellissimo, imponente edificio, con tutte le comodit. Nella sala da pranzo c'era una tavola apparecchiata e colma di numerosi piatti. Ebrahim sedette e cominci a mangiare avidamente. Quando fu sazio, si alz e and a ispezionare le stanze, e vide che ovunque c'era tutto il necessario. D'un tratto ud bussare alla porta e vide due dervisci che chiedevano l'elemosina. I due osservavano con grande stupore il bellissimo palazzo. Chiesero il permesso di entrare e di poter mangiare un boccone di pane e inumidirsi la gola. Ebra98

him li condusse alla tavola e quando furono sazi i due vollero accomiatarsi. Uno dei due disse: Ebrahim, come possibile che tu possegga un cos bel palazzo, ricco di ogni cosa, proprio in mezzo al deserto?. Ebrahim allora raccont loro la sua avventura, fin dal principio. Uno dei dervisci replic: Anch'io posseggo un anello fatato. Ogni volta che lo strofino nella mano, ne escono quattro robusti schiavi negri, che ubbidiscono a tutti i miei comandi. Sei disposto a scambiare il piedestallo del narghil con il mio anello?. Da principio Ebrahim non ne voleva sapere; ma quando poi i dervisci insistettero, diede loro il piedestallo del narghil e prese l'anello. Quando i due se ne furono andati, Ebrahim rimase solo in mezzo a quella terra desolata, e immediatamente si pent di essersi lasciato strappare quell'oggetto tanto prezioso. Solo e senza un tetto si avvi per attraversare quell'infinito deserto. D'un tratto per gli venne in mente che poteva provare a strofinarsi l'anello sulla mano. E subito davanti a lui comparvero quattro robusti schiavi. Ebrahim ordin loro di mettersi immediatamente alla ricerca dei due dervisci e toglier loro di mano il piedestallo del narghil. Gli schiavi partirono e dopo pochi minuti soltanto ritornarono con il piedestallo. Ebrahim ne fu molto contento. Prosegu per la sua strada e presto arriv in una regione molto bella. Poco lontano dal luogo dove il re aveva la sua residenza di campagna, gett per terra il piedestallo del narghil e subito comparve un palazzo, ancor pi bello e sontuoso di quello del re. Ebrahim strofin l'anello sulla mano e davanti a lui comparvero i
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quattro schiavi, che rimasero con le mani incrociate sul petto ad aspettare i suoi ordini. Un giorno la figlia del re era uscita a fare una passeggiata. Vide quel palazzo e domand alle persone del suo seguito a chi appartenesse. Le risposero che il padrone era un giovane di nome Ebrahim. La principessa espresse il desiderio di andare a trovarlo e cos il giovane fu avvertito del suo arrivo. Egli prepar ogni cosa per riceverla degnamente. E infine la salut con un'accoglienza che la fanciulla non aveva mai conosciuto prima d'allora. La principessa lo preg di regalarle l'anello fatato ed egli subito acconsent. Ma quando lei se ne fu andata, subito se ne pent. Era molto dispiaciuto e non sapeva che cosa fare. Allora gli si avvicin il suo fedele gatto e gli disse: Padrone, per quale ragione sei cos rattristato?. Ebrahim confid al gatto la sua storia. E il gatto gli rispose: Questa notte ti riporter l'anello. Ma Ebrahim domand: Come vuoi riuscirci?. E il gatto rispose: Dammi soltanto il permesso di uscire e ti riporter l'anello. . Il gatto part, and al palazzo del re e si nascose nella camera della principessa in attesa che venisse la notte. La figlia del re arriv alla fine e si dispose ad andare a dormire e il gatto vide che prima di addormentarsi si nascondeva l'anello sotto la lingua. Il gatto si chiese: E ora, che cosa posso fare?. D'improvviso spicc un salto e usc dalla camera. Appena fuori si mise in agguato accanto a un buco e in quello stesso istante ecco arrivare un topo. Il gatto piomb sul topo e lo tenne stretto. Il topo cominci a strillare, ma il gatto gli disse: Non ti mangio e ti rido la libert - ma solo a una condizione.
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Il topo fu subito d'accordo e si avvi insieme al gatto. Andarono nella stanza della principessa e il gatto spieg al topo: Tu vai ora a sederti sul volto della principessa e le infili la coda in una narice, di modo che debba starnutire; in questo modo cadr fuori l'anello che tiene sotto la lingua. Il topo fece ci che gli veniva detto. L'anello cadde fuori dalla bocca della principessa. Il gatto lo prese e, di corsa, lo riport a Ebrahim, che ne fu molto felice e accarezz il gatto con gratitudine. Poco tempo dopo il giovane chiese la mano della principessa e divenne cos il genero del re. And a prendere sua madre per tenerla con s. E per tutto il resto della loro vita vissero felici e contenti.

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L'uomo calvo

C'era qualcuno, non c'era nessuno, all'infuori di Dio non c'era nessuno. C'era una volta un re, che aveva sette figlie. Erano alte e molto belle, ma la sera se ne andavano di casa senza il permesso del padre. E questi cercava in tutti i modi di scoprire dove si recassero. Mise delle guardie nel palazzo, alle sue porte e anche per le strade; ma per quanto provasse, tutti i suoi sforzi restavano vani e non riusciva a sapere nulla delle fughe notturne delle sue figlie. Cos un giorno fece diramare un annuncio: chi fosse riuscito a scoprire dove andavano le sue figlie quando uscivano dal palazzo, ne avrebbe avuta una in sposa insieme a una ricca ricompensa; chi per avesse dormito per tre notti nella casa del re, senza riuscire a scoprire il segreto delle fughe notturne delle principesse, avrebbe avuto la testa mozzata. Furono numerosi coloro che si presentarono; ma in quelle tre notti dormirono e non capirono come e quando le fanciulle uscissero dal palazzo; e di conseguenza pagarono con la vita. Piano piano tutta la faccenda venne dimenticata, solo il re continuava a essere disperato - fino al giorno in cui comparve un uomo calvo di nome Ahmad
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che, udita la storia, decise di risolvere quel problema una volta per tutte. Mentre si recava dal re, incontr per la strada una vecchietta che conosceva. La donna gli chiese: Ahmad, dove vai?. E lui rispose: Senti un po', mammetta, ho sentito dell'annuncio del re, e ora ci vado; forse Dio mi aiuta e riesco a chiarire il mistero e a guadagnarmi la ricompensa. La vecchietta gli disse: O Ahmad, toglitelo dalla testa; poich gi molti ci sono andati e hanno provato, ma non sono riusciti a risolvere il problema; anche tu finirai per sacrificare la vita e questo un gran peccato.... Per farla breve: lei poteva dargli tutti i consigli che voleva, ma senza successo. Ahmad disse: O mammetta, sai bene che sono un buono a nulla; o il caso mi aiuta e vengo in possesso di una fortuna, oppure mi ammazzano e cos mi liberano da questa vita piena di fatiche e di dolore. Quando la vecchia vide che le sue parole non sortivano alcun effetto su di lui, gli disse: E va bene, caro ragazzo, se sei proprio deciso a rimetterci la vita, vieni qui e accetta da me un regalo. Apr un angolino del suo fazzoletto e ne trasse una piccola tabacchiera, gliela diede e disse: Quando la sera ti corichi, mettiti questo tabacco davanti al naso, perch esso ha la propriet di impedire il sonno. Quando vogliono uscire la notte, quelle ragazze spruzzano nella camera una medicina che fa addormentare; ma questo tabacco far s ch'essa non abbia effetto su di te. Prendilo e vai, con la speranza che Dio ti venga in aiuto. Ahmad prese la tabacchiera, si accommiat dalla vecchia, and al palazzo e annunci: Io sono un
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candidato, che si presenta alle condizioni che il re ha annunciato. Avvertirono il re che si era presentato un giovane quale candidato per risolvere il problema che gli stava a cuore. Il sovrano lo ricevette e gli disse: Sappi, o giovane, che se dopo tre notti non avrai risolto il problema, ti far tagliare la testa. Ahmad accett quella condizione e rimase nel palazzo. Per dormire gli diedero la camera attigua a quella delle principesse. Seguendo le istruzioni della vecchia Ahmad al momento di coricarsi si mise sotto al naso una presa di tabacco e poi finse di dormire. A mezzanotte le ragazze si svegliarono e una di loro and a chiamare Ahmad, ma quello non rispose. Cos la fanciulla torn dalle sorelle e disse: Muovetevi, quello si addormentato!. In gran fretta le fanciulle indossarono abiti sontuosi e si truccarono, e intanto ridevano di Ahmad e dicevano: Anche quello verr sacrificato!. Poi uscirono dalla camera. Ma anche Ahmad si alz e silenziosamente le segu. Le fanciulle si recarono nel giardino del palazzo e andarono a bussare per tre volte al tronco di un albero possente. All'interno dell'albero si apr una grossa porta e le sette fanciulle entrarono nell'albero. Ahmad rest molto stupito, ma dopo qualche minuto buss anch'egli per tre volte e di nuovo l'albero si apr. Ahmad entr e si trov in un giardino, dove vide alberi molto alti, che avevano foglie di diamanti e rami d'oro; usignoli cantavano e il terreno era coperto d'erba e di fiori. Le figlie del re si avviarono ridendo e chiacchierando lungo un ampio viale. Al colmo della gioia, Ahmad spezz un ramo. La pi giovane delle sorelle ud il rumore e si volse, ma Ahmad fu svelto a
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nascondersi dietro un albero. Lei per disse alle sorelle: Venite, torniamo indietro. Questa notte sono molto inquieta. Quel giovane molto furbo, certamente riuscir a scoprirci. Ma le sorelle risero di lei. In tal modo Ahmad le segu fino alla riva di un grande fiume, sul quale galleggiavano barche sontuose. In ciascuna di esse stavano un giovane, alto, robusto e bellissimo. Le fanciulle scesero ciascuna in una barca e vi si sedettero. Poi si allontanarono a remi, felici e contente. Ahmad rest per un bel po' sulla riva e da lontano giungevano al suo orecchio risa e canti e musica. E cos and avanti fino all'alba. Poi i rumori cessarono e Ahmad comprese che le ragazze si apprestavano a ritornare. Lui allora si volse, colse un paio di rami e foglie di quei fiori e poi lasci il giardino per la via da cui era venuto: buss tre volte all'albero, che di nuovo si apr. Quindi torn nel palazzo e si mise a dormire nel suo letto. Un paio di minuti pi tardi arrivarono le principesse e videro che Ahmad dormiva. Ne furono molto soddisfatte e andarono anch'esse a coricarsi. La mattina seguente il re fece chiamare Ahmad e gli domand: Ebbene, che cosa hai visto questa notte?. Ahmad rispose: Ieri sera mi sono addormentato. Dammi il permesso di rimanere qui altre due notti. E per quanto il re tentasse di indurre Ahmad a tornarsene a casa, quello non ne volle sapere. Alla terza notte per disse al re quello che accadeva e gli raccont tutta quella stranissima storia. Gli mostr i rami e disse: Questa notte, quando se ne vanno, verr a svegliarti, affinch tu sia testimone di questa meravigliosa storia.
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La terza mattina le ragazze si svegliarono e dissero: E ora, padre, ora che siete sicuro che noi di notte non lasciamo il palazzo, fate uccidere questo giovane!. Ma il re fu preso dalla collera e disse: Questo giovane ha scoperto la strada per la quale ve ne andate. Ieri sera sono stato anch'io testimone delle vostre avventure amorose. Perci ora io ordino che voi veniate uccise. Domand ad Ahmad quale delle sue figlie voleva scegliere per s. Ahmad indic la pi giovane, che era anche la pi bella e la pi intelligente. Cos egli divent il genero del re e poich questi non aveva altri figli lo elesse suo successore perch Ahmad era un uomo assai astuto e ingegnoso. Cos finisce la nostra storia, ma di essa rester memoria.

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L'indovino

La moglie di un uomo molto povero and un giorno ai bagni. Si era appena seduta, che le bagnine le dissero: Alzati in fretta, vai via di qui e cercati un altro posto. La donna povera domand: Perch? Che succede?. Ed esse dissero: In questo posto verr a sedersi la moglie del primo indovino del re. In quel momento comparvero le ancelle della moglie del primo indovino del re e prepararono il posto per la moglie del primo indovino del re. La donna povera se ne and e torn a casa dove litig con il marito e gli disse: O tu diventi un indovino, oppure devi separarti da me. Il marito disse: O donna, io non conosco l'arte divinatoria. Come potrei diventare indovino?. La donna rispose: O cos - o cos. Devi diventare indovino oppure dovrai rimandarmi a casa dai miei genitori. Poich la moglie del primo indovino del re mi ha scacciato dal bagno. Sebbene fosse contro il suo volere, l'uomo si comper una tavola da indovino. Poi and ai bagni, sedette davanti alla porta e mise la sua tavola da indovino davanti a s. Due o tre giorni pi tardi venne al bagno una donna dell'harem del re. Si spogli per entrare nella sala del bagno e diede a un'ancella
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un anello ornato di diamanti perch questa lo custodisse fino al suo ritorno. Quando pi tardi l'ancella prov a sua volta il desiderio di entrare nell'acqua, depose l'anello in una fessura, che si trovava nella parete della casa dei bagni, e chiuse il buco con alcuni capelli che si strapp dalla testa. Poi entr nel bagno di vapore. Quando la padrona usc dal bagno, volle che l'ancella le restituisse l'anello. Costei per aveva dimenticato ci che aveva fatto dell'anello e disse: L'anello sparito. Potevano cercarlo fin che volevano - l'anello non si trov. Finalmente l'ancella si ricord dell'indovino che si era sistemato davanti all'ingresso dei bagni e disse: Domander all'indovino dov' l'anello. Poich era completamente nuda, l'ancella si avvolse in un velo, and ad accoccolarsi davanti all'indovino e cos parl: Tira fuori in fretta la tua sabbia, rovesciala sul tuo tavolo da indovino e guarda dove finito l'anello. Quando l'indovino la guard, vide che la fanciulla si era seduta in una posa che lasciava intravedere una fessura molto pelosa. Estrasse la sua sabbia, riflett un momento e osserv l'ancella. Infine disse: O fanciulla, per quanto io studi il mio tavolo, non vedo altro che una fessura con molti capelli. L'ancella disse: Dio sia lodato! Tu dici la verit; ora mi ricordo. Diede all'indovino un toman e se ne and. Prese l'anello dalla fessura nel muro dove lo aveva nascosto e lo ridiede alla sua padrona. Alcuni giorni pi tardi nell'harem del re spar un gioiello. Per quanto si affannassero a cercarlo, non riuscirono a trovarlo. Finalmente l'ancella di cui abbiamo raccontato prima disse: All'ingresso dei bagni c' un indovino che molto bravo quando si
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tratta di scoprire la verit. Andarono a prendere l'indovino e lo portarono nell'harem del re. L'uomo studi a lungo il suo tavolo e intanto pensava: "Di sicuro devono esserci due persone che hanno compiuto insieme il furto - se si pensa il grosso valore dell'oggetto". Dopo aver ultimato la sua osservazione, disse: So che ci sono due ladri; ma per ora non vi dico i loro nomi. Domani ritorner e allora dovr vedere tutte le persone che si trovano in questa casa. Solo dopo vi potr dire chi il ladro. E torn a casa sua. Le due ancelle che avevano rubato il gioiello, si dissero: Sicuramente quell'uomo domani ci accuser. E meglio che andiamo da lui questa sera e gli diamo cento toman perch non dica che siamo state noi a compiere il furto. Cos portarono all'indovino cento toman. Questi disse: Molto bene!. Prese il denaro e parl: Ieri nell'harem del re ho visto un'anatra con una zampa rotta. Date a quest'anatra il gioiello da mangiare e state tranquille. Il giorno seguente l'indovino and nell'harem. Le ancelle gli passarono davanti una dopo l'altra, e lo stesso fecero anche i servi maschi, e da ultimo gli furono fatti passare davanti gli animali; galline e anatre, fino a quando egli vide un'anatra che aveva una zampa rotta. Allora l'indovino parl: Uccidete quell'anatra. Il gioiello si trova nel suo stomaco. Quando l'anatra venne uccisa, nel suo stomaco fu trovato il gioiello. Il fatto venne raccontato al re. E questi fece del nostro pover'uomo il primo indovino di Corte e gli diede mille toman.

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L'apprendista stregone

Una vecchia aveva un figlio calvo e orfano di padre. Sua madre pensava di fargli imparare un mestiere e domandava sempre a Bu Ali - cos il giovane si chiamava: Che mestiere ti piacerebbe fare?. Il calvo rispondeva: Non lo so. Ma poi, alla fine decise: Ora prendiamo del denaro, comperiamo piselli e poi andiamo al bazar. L manger un pisello davanti alla porta di ogni bottega. L dove manger l'ultimo pisello, sar la bottega in cui andr a imparare il mestiere. E cos infatti fecero: Bu Ali mangi un pisello davanti a ogni bottega e da ultimo arrivarono davanti alla bottega di un cuoco e i piselli erano finiti. La vecchia allora si rivolse al cuoco e gli disse: Mio figlio ha perduto il padre. Prendilo come apprendista. Il cuoco acconsent. Bu Ali entr nella bottega e sua madre torn a casa. Il giovane calvo cominci a lavorare: scop il pavimento e lav i recipienti. Dopo che ebbe lavorato con diligenza per due o tre giorni, il padrone gli disse: Sei un ragazzo sveglio. Resta qui anche la notte!. Cos da quel giorno Bu Ali si ferm a dormire in bottega. Una notte si alz prima del tempo, per mettersi al lavoro. Vide cos che il suo padrone apriva la
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porta della cantina, ne prendeva da dieci a venti man di sabbia e metteva un man in una pentola, due in un'altra, cinque in un'altra ancora, fino a che tutta la sabbia fu suddivisa in tutte le pentole. Poi vers acqua nelle pentole, le copr e disse a Bu Ali: Accendi il fuoco sotto le pentole. Il ragazzo, che si chiedeva come mai il suo padrone volesse cuocere la sabbia, accese il fuoco. Quando venne mattina, aprirono il negozio, e quando tolsero le pentole dal fuoco Bu Ali vide che in una pentola si era formato del pilau, in un'altra del chelou1, in un'altra ancora del geyme2 e infine in un'altra del qorme3, in una una grande frittata e in un'altra del pollo arrosto: in breve, tutti i piatti che ti puoi immaginare il padrone li aveva cucinati con la sabbia. Bu Ali ne fu molto impressionato e non riusciva a capire come tutto questo avesse potuto avvenire. Ma non disse nulla. Dalla mattina alla sera venivano clienti a mangiare e ogni giorno si ripeteva la stessa storia. Di notte Bu Ali lavava le pentole, vi versava la sabbia e l'acqua e vi accendeva sotto il fuoco. E la mattina nelle pentole si trovavano tutte le pietanze pi buone del mondo che ti puoi immaginare, ben cotte e pronte. Gi da un mese ormai Bu Ali serviva con diligenza il suo padrone e, naturalmente, era morso dalla curiosit di capire come un minerale potesse trasformarsi in piatti tanto buoni. Ma continu a non dire nulla. E il suo padrone pens che Bu Ali non capiva niente.
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chelou: piatto di riso. geyme: pezzi di carne, patate, pure di piselli e limone. qorme: pezzi di carne, uva e insalata. Ili

Un bel giorno egli diede al suo calvo apprendista della carne e gli disse: Portala a casa nostra e consegnala. Ci penseranno loro a cuocerla. Ma Bu Ali rispose: Non so dove sia la vostra casa. Te lo mostrer disse il suo padrone, scrisse alcune parole su un foglietto di carta e aggiunse: Vai per questo passaggio sotterraneo, fino a quando arriverai a una porta. La troverai aperta, ma ci saranno due cani che cercheranno di sbranarti. Tu mostra loro questo scritto e ti lasceranno passare, anzi ti accompagneranno senza farti nulla. Poi arriverai a una seconda porta; l vedrai un leone, che ti vorr divorare; tu mostragli il biglietto e il leone si metter a dormire e non ti far niente. Vai sempre avanti, fino a che arrivi a una terza porta. L troverai un drago, che sputa fuoco dalla bocca; tu gli mostri il solito biglietto e il drago si addormenter. E poi ti troverai in un giardino, consegni la carne e torni indietro pi in fretta che puoi. Ai tuoi ordini, padrone rispose Bu Ali. Prese la carne e il biglietto e si avvi per il buio passaggio fino a che incontr i cani e poi il leone e poi il drago, a tutti mostr il biglietto e pot passare oltre. Arriv nel giardino, che Dio solo sa quanto era grande e pareva il giardino del paradiso. Cammin lungo un ampio viale, fino a quando giunse a un palazzo. Una fanciulla, bella come la luna, usc dal palazzo e prese in consegna la carne. Bu Ali prese la via del ritorno per la stessa strada e attraverso il buio passaggio sotterraneo ritorn alla bottega. Per due, tre giorni di seguito Bu Ali and a portare carne e altre cibarie alla casa del padrone; le dava alla bella fanciulla e se ne tornava indietro. Un giorno per la fanciulla guard Bu Ali e si accorse che era giovane e bello. Piano piano si innamorarono l'uno dell'al112

tro, si abbracciarono e baciarono. Un bel giorno, Bu Ali, ch'era rimasto con lei, osserv attentamente la camera da letto e vide un grosso libro, collocato in una nicchia. Lo prese e cominci a leggere e cap che conteneva sortilegi e formule di magia, talmente straordinarie, che al confronto la trasformazione della sabbia in piatti squisiti era un gioco da bambini. Cos, ogni volta che veniva dalla fanciulla, si trascriveva qualcuna delle formule del libro - fino a quando lo ebbe trascritto tutto e imparato a memoria. Allora disse al padrone: Ti prego, dammi uno o due giorni di licenza, perch io possa andare a trovare mia madre. Il padrone acconsent. Bu Ali and a casa. Sua madre fu felice del suo ritorno e gli domand: Bene, ora hai imparato l'arte di cucinare?. E lui rispose: Adesso ne so di pi del mio padrone. La sera mangi con sua madre e quando fu l'ora di andare a dormire, le disse: Domani mattina, quando ti sveglierai vedrai un bel mulo grassoccio legato all'angolo di casa. Lo prenderai per la cavezza e lo porterai al bazar. L lo venderai per cento toman, ma non devi darlo via per un soldo di meno. Ma ricordati di non dare al compratore anche la cavezza; quella la riporterai a casa. La mattina seguente la donna si svegli. Vide che Bu Ali non c'era pi. In compenso vide, legato all'angolo di casa, un bellissimo mulo. Lo prese per la cavezza e lo port al bazar. L comparve il capo dei mercanti, vide quel bellissimo mulo, cos bello che neppure il re ne possedeva uno simile, e disse. Mammetta, quanto vuoi per il tuo mulo?. Lei rispose: Cento toman, non un soldo di meno. Il
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mercante si affrett a darle i cento toman e a comperare il mulo. La vecchia stacc la cavezza e diede il mulo al mercante, che vi mont sopra e se ne and, e tutti i suoi servi e i suoi schiavi gli corsero appresso fino alla sua casa. Qui il mercante affid il mulo al suo schiavo negro con le parole: Portalo nella stalla e legalo ben bene. Gli darai da mangiare orzo e gli metterai la paglia; e lo terrai ben pulito. Perch questa sera lo cavalcher per portarlo dal re. Lo schiavo negro port il mulo nella stalla, lo leg ben bene, gli tolse la sella, gli diede da mangiare - e si accorse che l'animale non mangiava. Gli sparse davanti dell'orzo e vide che non lo mangiava. Qualunque cosa gli desse, il mulo non ne voleva sapere. Si disse: " meglio che lo pulisca ben bene e poi vada a dormire". Prese una striglia e si accinse a strigliargli il sedere; ma quello gli diede un gran calcio nel ginocchio. Lo schiavo si mise a gridare: Ah, figlio di un cane, tu mi dai dei calci! Che tuo padre bruci all'inferno!. Prese il badile e lo agit minacciosamente, con l'intenzione di picchiare il mulo sulla schiena. Ma d'un tratto si accorse che l'animale si faceva piccolo, piccolo, sempre pi piccolo, fino a quando fu grande quanto un topo e scapp infilandosi in un buco nel muro della stalla. Lo schiavo rest con la bocca aperta, il badile ancora nella mano. Aveva visto nientemeno che un mulo diventare un topo e scappare da un buco nel muro. Corse dal suo padrone e gli disse: Mio signore, il mulo si trasformato in un topo ed scappato da un buco nel muro. Ma il padrone gli rispose: Che cosa mi dici, stupido negro! Come mai possibile
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che un mulo diventi un topo e scappi da un buco nel muro?. Lo schiavo replic: Mio signore, per l'amor di Dio! L'ho visto con i miei occhi! Il mulo si fatto piccolo, diventato un topo ed scappato da un buco nel muro. Il padrone allora and con lui nella stalla e vide con i suoi occhi che il negro aveva detto la verit. Niente pi mulo. Il mercante si immerse nei propri pensieri, non capiva pi niente. Bu Ali torn a casa da sua madre. La sera cenarono insieme. Quando venne l'ora di andare a dormire, le disse: Quando ti sveglio domani mattina, vedrai un grosso montone legato all'angolo della casa. Lo porterai al bazar e l lo venderai per non meno di cento toman. Quando per l'hai venduto, ricordati di staccargli la cavezza e riportala a casa; perch se tu non la riporti, io non potr tornare qui. La mia anima sta nascosta nella corda di quella cavezza. La madre fu d'accordo. Port il montone al bazar, lo vendette per cento toman, si riprese la cavezza e torn a casa. Il buon uomo che aveva comperato l'animale era molto soddisfatto di aver acquistato un montone bello quanto nessun altro. La sera lo port sulla piazza grande della citt e tutti quelli che possedevano un montone portarono il loro animale sulla piazza, cos che alla fine due o tremila persone si erano raccolte per vedere la lotta dei montoni. L'uomo che aveva comperato quello stesso giorno il montone pi bello, annunci a gran voce: Far scendere il mio montone in lotta contro il montone di chiunque lo desideri. Punto cento toman: se il mio montone fugge, pagher i cento toman. Se fugge invece quello del mio avversario, sar lui a pagarl i

mi cento toman. Alla fine la lotta inizi. I due montoni cominciarono a ritrarsi e a prender le distanze, ma poi si gettarono l'uno contro l'altro per darsi terribili cornate. Ma nel momento stesso in cui i due animali si toccarono, il grosso montone che l'uomo aveva comperato la mattina si trasform in fumo che sal al cielo. Tutti i presenti restarono esterrefatti e nessuno riusciva a spiegarsi come poteva essere avvenuto. Quella sera Bu Ali torn a casa e mangi con sua madre; ora che possedevano duecento toman erano molto contenti. Quando fu l'ora di andare a dormire, il figlio disse alla madre: Domattina quando ti sveglierai, vedrai un grosso cammello legato all'angolo della casa. Lo porterai al bazar e lo venderai per cento toman. Ma non darai insieme al cammello anche la cavezza, affinch io possa ritornare a casa. La madre il mattino si alz, trov il cammello e lo port al bazar per venderlo. Il padrone della bottega dove Bu Ali lavorava si accorse che il suo apprendista da due giorni non veniva pi al lavoro. Intanto i clienti che andavano a prendere i pasti da lui, chiacchierando fra di loro, raccontavano: Sapete che cosa accaduto ieri e l'altro ieri in citt? Un mulo si trasformato in topo ed scappato da un buco nel muro; e un montone si trasformato in fumo ed salito al cielo. Il cuoco, udendo quelle parole, cap che quel mulo e quel montone altri non erano che Bu Ali, il suo apprendista. Pieno di collera si allontan, dicendo fra s: Quello ha imparato tutto dal mio libro. Adesso vado al bazar. In un modo o in un altro riuscir a prenderlo, quel figlio di un disgraziato e mander suo padre ad abbrustolire nell'inferno.
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Prese del denaro, and al bazar e l vide tenuto dalla madre di Bu Ali un grosso cammello, che la donna voleva vendere. Quanto vuoi per quel cammello? domand. E la madre di Bu Ali rispose: Cento toman. Bene, prenditi i cento toman replic l'uomo. La donna prese il denaro e il padrone afferr il cammello per la cavezza. La madre di Bu Ali si mise a gridare: Io vendo il cammello, ma la cavezza non la vendo. L'uomo per dichiar: Questa cavezza non vale niente, pu costare al massimo un kran1. Prendi questi cento toman e dammi la cavezza. Questa cavezza la voglio tenere ripet la donna. Ma alla fine l'uomo le diede altri cento toman e si comper anche la cavezza. Bu Ali, che altri non era se non il cammello, pianse e strill, ma sua madre non lo cap e pens che dopotutto era meglio avere i cento toman. Il padrone prese il cammello per le redini e lo condusse alla sua bottega. Dalla bottega lo port, attraverso il buio passaggio, fino al giardino dove mandava ogni giorno Bu Ali. Quando fu in giardino, condusse il cammello vicino a un pozzo e fiss l'animale con la corda della cavezza, legandogli insieme le quattro zampe. Il cammello pianse e pianse ma non poteva in alcun modo fuggire. Il padrone disse a sua figlia: Vai a prendere un grosso coltello, perch possiamo ammazzare questo cammello. La fanciulla comprese che il cammello altri non era se non Bu Ali, con cui ogni giorno faceva l'amore nel giardino. And a prendere il coltello. Ma nel momento in cui si avvicin al padre, come se volesse porgergli il
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kran: moneta, corrispondente all'attuale rial. 117

coltello, con uno scatto gett l'arma nel pozzo. Il padre fu colto dall'ira e disse: Io adesso scendo nel pozzo a riprendere il coltello e poi insieme al cammello uccido anche te. Scese in fondo al pozzo e in quel momento la fanciulla sleg le gambe dell'animale. Ma appena si sent libero, il cammello si trasform in una tortora e vol alto in cielo. Quando dal fondo del pozzo l'uomo guard in alto, vide la tortora volare via: allora si trasform a sua volta in un falco e in volo la insegu. La tortora vola; il falco la insegue e vuole catturarla. Ora per si d il caso che il figlio dello sci fosse proprio quel giorno venuto nel deserto per darsi alla caccia. Ora stava mangiando. La tortora si trasform in un mazzo di fiori e cadde nelle braccia del figlio dello sci. Il giovane prese i fiori, li annus e in quell'istante gli comparve davanti il falco, che aveva assunto le sembianze di un derviscio. Il figlio dello sci gli domand: Che cosa vuoi?. E il derviscio rispose. Dammi quel mazzo di fiori. Ecco, prendilo esclam il figlio dello sci. Il derviscio stava per allungare la mano e prendere i fiori, ma questi si trasformarono in un pugno di chicchi di frumento e si sparsero per terra. In gran fretta il derviscio si trasform a sua volta in un gallo e cominci a beccare tutti i chicchi di frumento. Li inghiott uno dopo l'altro, ma nell'istante in cui stava per divorare l'ultimo granello, questo prese la figura di un cane. E il cane afferr il gallo, lo sbran e scapp via. Il figlio dello sci e il suo seguito rimasero al loro posto, immobilizzati dallo stupore e si dissero l'un l'altro: Come pu accadere una cosa simile?. Non erano andati oltre nei loro ragionamenti quando arrivai io. E anch'io, da allora, non ne ho pi saputo niente...
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STORIE DEL REGNO DEGLI SCIOCCHI

La terra dei matti

C'era una volta un tempo in cui non c'era nessuno all'infuori di Dio. C'era un uomo che si spos e port la moglie con s a casa sua, dove aveva anche una capra. Un giorno che il marito se n'era andato via, la moglie rimase sc'a in casa con la suocera. La giovane moglie era intenta a pulire il pavimento, quando il suo piede si impigli in qualche cosa e lei cadde fra le brocche dell'acqua e ne ruppe una. Si vergogn moltissimo, raccolse i cocci e li nascose. Poi and dalla capra e le disse: O capra, non raccontare a mio marito che ho rotto una brocca, te ne prego. Ti dar tutto quello che desideri. La capra si mise a belare. Allora la donna and alla cassapanca che conteneva tutto il suo corredo, ne tolse uno dei suoi vestiti, lo gett alla capra ed esclam: Questo per te!. La capra bel una seconda volta. E la donna si immagin che quel dono non fosse abbastanza. Torn alla cassapanca e ne tolse un secondo vestito e lo gett sopra il primo. E... per farla breve: and avanti cos fino a quando tutto il suo corredo e tutte le suppellettili domestiche finirono sulla groppa della capra, e quella continuava a belare.
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Quando ud tutto quel baccano, la suocera grid: Che cosa succede? Perch fai questo?. Mi successo un guaio rispose la donna e ho paura che la capra lo racconti a mio marito. Proprio in quel momento, mentre le donne ancora stavano parlando per convincere la capra, il marito torn a casa. Ud delle voci e si arrest per ascoltare e scoprire di che parlavano. Quando sent di che cosa si trattava, si accorse di quanto quelle due donne fossero sciocche. Si allontan nuovamente dicendo fra s: "Hanno portato vergogna sulle tombe dei loro padri. Devo andarmene, qui davvero non posso restare pi a lungo. Quelle due donne sono davvero completamente matte!". Cos lasci la citt e and e and, sempre pi lontano, fino a quando arriv a una trib di nomadi. Aveva sete e si rec perci all'apertura di una di quelle tende nere e disse: Non avete nulla da darmi da bere?. I nomadi colmarono una ciotola di legno di latticello e andarono a prendere due focaccine e glieli porsero e l'uomo mangi e bevve. Allora si accorse che sul fondo della ciotola si era formata tanta sporcizia, che quasi non la si poteva riempire. Perci vi mise dentro una pietra e affond la ciotola in un ruscello. Quando si fu ben ammollata, la tir fuori e si mise a raschiarla. E quando tutta la sporcizia ne fu tolta, la ciotola era molto pi grande. Ora arrivarono i proprietari della ciotola per riprendersela e si accorsero che si era ingrandita. Ehi, qual il tuo mestiere? domandarono all'uomo. Io sono raschiatore di ciotole rispose quello. Allora essi tornarono dai loro compagni della trib e diffusero la notizia che era venuto un raschiatore di ciotole, e tutti i nomadi della trib si riunirono e uno
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dopo l'altro gli portarono le loro ciotole, perch le raschiasse. E l'uomo le mise tutte ad ammollare nel ruscello e le ingrand e prese denaro per il suo lavoro. Quando ebbe messo insieme una bella sommetta, riprese la sua strada. Viaggi e viaggi fino a che arriv a un villaggio dove coltivavano cotone. Allora si avvide che si era raccolta una gran folla di gente e che pareva ci fosse in corso una gran lite. Si un agli altri e domand: Che cosa succede?. Abbiamo piantato cotone gli risposero. E ora nei nostri campi cresciuta un'erbaccia e non sappiamo che cosa fare. Fatemi vedere disse. Gliela mostrarono da lontano e lui vide che si trattava soltanto di un cocomero. Un seme di melone doveva essere caduto in mezzo alle pianticelle del cotone e l era cresciuto e ora portava un cocomero enorme. Che cosa mi date, se ve lo distruggo? domand. Tutto quello che vuoi. Allora lui richiese una grossa somma di denaro e poi disse: E ora datemi arco e freccia. Prese l'arco, tese una freccia sulla corda e mir proprio al centro del cocomero. La freccia colp e dal cocomero sal un getto di succo rosso. Tutti gli abitanti del villaggio presero la fuga, gridando: Il verde di quella pianta sporco di sangue e ora ci far morire tutti!. Il viaggiatore si avvicin al cocomero, affond la mano nel buco fatto dalla freccia, squarci il cocomero e bevve un po' del succo. Gli abitanti del villaggio ne furono inorriditi e gridarono: Ma quell'uomo uno spaventoso bevitore di sangue! Se rimane qui, ci uccider tutti!. E andarono da lui, gli diedero ancor pi denaro purch se ne andasse.
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Mentre ancora stavano raccogliendo il denaro da dargli, un venditore ambulante raccont che se ne sarebbe andato in un altro villaggio. Era andato a prendere il suo asino, vi aveva caricato la sua merce ed era pronto a partire. Dove sei diretto? gli domand l'assassino del cocomero. Vorrei andare nel villaggio vicino rispose l'altro. Ma davanti a te c' un passo di montagna. S, lo so rispose il venditore ambulante. Quando arriverai ai piedi di quel passo, il tuo asino ti mostrer i denti; quando sarai arrivato a met altezza, si metter a gridare; e quando sarai giunto in cima, si rivolter nella polvere. Non appena lo fa, tu morirai. Il venditore ambulante si mise in viaggio come aveva progettato di fare. E quando ebbe raggiunto la sommit del passo, dovette accorgersi che era accaduto esattamente ci che l'uomo aveva profetizzato; e davanti a lui l'asino si rotolava nella polvere. Allora si stese per terra come se volesse dormire e disse: Ora sono morto. Ma prima aveva slegato l'asino. E mentre l'uomo se ne stava disteso, arriv un lupo e davanti ai suoi occhi fece a pezzi l'asino. O figlio di un padre peccatore! grid l'uomo. Se non fossi morto, mai ti avrei lasciato divorare il mio asino! Ma l'uomo arriv dietro di lui; e quando fu sul passo, vide che l'ambulante dormiva e che i lupi gli avevano divorato l'asino. Ehi gli grid sei morto? S, certo rispose l'altro. Che cosa mi dai, se ti richiamo in vita? Ti regalo tutto quello che mi rimasto. E con queste parole gli regal le borse appese alla sua sella e tutta la sua merce. Grazie, adesso sei di nuovo vivo. Alzati! Allora il venditore ambulante si alz e se ne and per la sua strada. Dopo di che il viaggiatore prese tutta la mer124

ce e and oltre il passo e scese in un altro villaggio. L si stava giusto festeggiando un matrimonio. Quando venne la sera, andarono a prendere la sposa, per portarla nella camera nuziale. Solo che la porta per entrarvi era molto bassa e la sposa era alta di statura; cos gli abitanti del villaggio si trovarono in grande imbarazzo e dicevano: Che cosa possiamo fare?. Qualcuno disse che bisognava tagliarle i piedi per farla entrare nella stanza. Altri invece pensavano che sarebbe stato meglio tagliarle la testa. E altri ancora dichiararono che la cosa migliore sarebbe stata di demolire l'inquadratura della porta. Allora venne avanti il nostro viaggiatore e domand: Che cosa mi date se io non faccio alcuna di queste cose e tuttavia faccio entrare la sposa nella camera nuziale?. Gli diedero una grossa somma di denaro e lui si avvicin alla sposa e le disse di chinarsi; e cos la fece entrare. Intanto l'uomo si era fatto cos una grande ricchezza. Raccolse tutto il suo denaro e ritorn al suo paese, per vedere come stavano le cose laggi. Ma quando arriv davanti a casa sua, dovette accorgersi che le due donne stavano ancora litigando a causa della capra. Nel frattempo erano venute forti piogge e la casa era completamente allagata e sopra l'acqua galleggiava una cesta. La giovane donna, che ancora piangeva il marito perduto, si era seduta nella cesta, che ora girava vorticosamente in tondo, mentre lei non smetteva di piangere e cantilenava: Con la mia barchetta sull'acqua me ne sto; l'ancora tiene, altrimenti chiss dove vo'. Ma il marito, ahim, non torn.
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Quando l'uomo vide tutto questo e ud quelle parole, si volse ed esclam: In verit, in questo posto non ci posso restare!. E cos abbandon di nuovo la citt, and attraverso il deserto e prosegu la sua strada, avanti, sempre avanti. E qui la mia storia finita, ma l'uomo non l'ha pi sentita.

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I tre maestri di scuola

Tre maestri di scuola erano in cammino lungo una strada. Pass loro davanti un cavaliere e li salut. Quando il cavaliere si fu allontanato, fra i tre uomini scoppi una lite, perch ciascuno dei tre sosteneva: Sono io quello che il cavaliere ha salutato. Gli corsero appresso e gli domandarono a chi di loro era stato rivolto il suo saluto. Il cavaliere li guard attentamente e si accorse della loro stupidit. Cos rispose: Al pi stupido fra voi. E allora la lite ricominci, perch ciascuno dei tre affermava di essere il pi stupido. Ma il cavaliere prosegu: Cos non va! Mettetevi qui tutti e tre e ripresentate tutte le stupidaggini che avete fatto. Allora io riconoscer quello fra di voi che il vero imbecille e a lui sar rivolto il mio saluto. Il primo disse: Quando talvolta mi accadeva durante le lezioni di starnutire, i bambini mi gridavano in coro: "Salute!". E cos io dovevo rispondere a ciascuno, uno dopo l'altro: "Lunga vita!" o anche "Che Dio vi benedica!". E questo naturalmente richiedeva molto tempo. Perci un bel giorno dissi loro che ogni volta che starnutivo, dovevano soltanto battere le mani. In tal modo non ero pi in obbligo di rispondere e loro erano dispensati dal dovermi
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augurare "Salute!". Ma una volta accadde che qualcosa cadesse nel pozzo. Dissi ai bambini di portare una corda fatta di fibre di palma; volevo legarmela alla cintura e loro dovevano tenerne l'altro capo mentre io scendevo nel pozzo a riprendere l'oggetto caduto. Quando per mi trovai a met strada nella profondit del pozzo, dovetti starnutire. Ma i bambini non batterono le mani come avevo loro insegnato! Ordinai che mi tirassero su e loro lo fecero. E quando fui fuori, li biasimai severamente e gridai: "Pusillanimi che non siete altro! Non vi ho forse detto chiaramente che dovevate battere le mani ogni volta che starnutivo?". I poveri bambini ebbero un bel spiegarmi che avevano dovuto tenere la corda io non ne volli sapere. Cos tornai a calarmi nel pozzo; e di nuovo, quando fui a met strada, mi venne da starnutire. Questa volta per i bambini si dimostrarono ubbidienti, lasciarono la corda e si misero a battere le mani. Io per caddi in fondo al pozzo e mi ruppi una gamba. Come vedete, zoppico. E tutto questo a causa della mia stupidit. Il secondo disse: Un giorno sedevo sul bordo di una vasca e facevo le mie abluzioni prima della preghiera. Quando vidi la mia immagine riflessa nell'acqua, credetti che si trattasse di un ladro che si era nascosto nella vasca, per starsene l appostato ad aspettare la notte per poi derubarci. Cos dissi ai bambini: "Chiudete i vostri libri. Io ora mi spoglio e scendo nella vasca. Nell'acqua si nascosto un ladro, che assomiglia a me. Prendete dei rami dal melograno, fatene delle verghe e quando lui esce dall'acqua, colpitelo sulla testa". Poi mi spogliai e mi gettai nell'acqua; non ci trovai nessuno. Quando per ne uscii i bambini cominciarono a picchiarmi
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fino a che fui mezzo morto. A causa del dolore mi tuffai nuovamente, ma quando, quasi soffocato, volli ritornar fuori, di nuovo i bastoni ripresero a colpirmi, fino a che mia moglie Sakine - che Dio la benedica! - non venne a liberarmi dalle mani dei bambini. Il terzo disse: Un giorno sedevo nella mia scuola, tutto rosso in volto e in tutta la mia corpulenza, quando un bambino si rivolse a me: "Maestro, come mai oggi sei cos giallo in viso e cos debole e magro?". E un altro disse: "Com' che sei diventato cos pallido?". E ciascuno dei bambini mi diceva qualcosa del genere. E io aggiunsi: "Da ieri sera ho la febbre. Non ho mangiato nulla e non ho fame". Tutti si preoccuparono per me e mi augurarono una pronta guarigione. Quando li udii parlare cos mi spaventai e caddi supino. Allora essi corsero verso di me e mi sollevarono prendendomi sotto le braccia. Arriv mia moglie. Mi portarono nella mia stanza e i bambini andarono fuori a giocare. A mezzogiorno mia moglie mi port da mangiare; ma nonostante le sue insistenti preghiere, non mangiai. Lo stesso accadde quando mi port la cena la sera e altrettanto avvenne la mattina seguente. Ma quando poi la fame cominci a rodermi e quasi mi faceva svenire, mi guardai intorno e in una nicchia nel muro vidi un piatto con due o tre polpette di carne. Ero solo. In fretta ne presi una e me la misi in bocca. Ma proprio in quell'istante entr mia moglie! Colto dallo spavento tenni la polpettina nascosta dietro il labbro superiore. Mia moglie mi guard: "Che cos'hai nel labbro?". "Mogliettina mia, mi venuto un foruncolo sul labbro." "Corro a chiamare il medico." Quello viene, mi guarda e dice: "Bisogna tagliare, non c'
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altro da fare". E con il suo bisturi mi incise il labbro e ne trasse carne e chicchi di riso. Li mostr a mia moglie e disse: "Vedi come era maturo il foruncolo. Era proprio ora di tagliarlo. Se non lo avessi tagliato oggi con il mio bisturi, avrebbe cominciato a suppurare". E guarda qui, mio signore, questo il punto dove ha tagliato con il suo bisturi, c' ancora la cicatrice. Allora il cavaliere osserv ben bene i tre maestri di scuola e infine disse loro: Misericordia! Vi ho salutato tutti e tre!.

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TRUCCHI E IMBROGLI

La volpe in pellegrinaggio alla Mecca

C'era una volta un tempo, in cui non c'era nessuno all'infuori di Dio. C'era una volta una volpe, che un bel giorno and per gioco nel folto di un canneto e, sempre per gioco, spezz una canna. La prese e se la mise sulla spalla come il bastone di un pellegrino e se ne and. Per caso in quel momento c'era un gallo posato in cima a un muro, occupato a lodare Iddio, continuando a gracchiare a gran voce il nome del Signore. Quando vide la volpe, le grid: Salve, signora volpe! Che razza di storie sono queste? Perch ti sei messa sulla spalla quel bastone da pellegrino?. La volpe rispose: Oh, no, muezzin di Dio, che chiami i fedeli alla preghiera, queste non sono storie, non un trucco. Tutte le malefatte che tu hai visto e che io ho un tempo commesso - ora le ho rinnegate. Adesso vado in pellegrinaggio alla Mecca: Alla casa di Dio va il pellegrino, pregando e adorando il volere divino. Se un giorno il male ho compiuto, ora mi son ravveduto. A rubare non andr pi - giammai, n aggredir le galline nei pollai.
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Il padre mi ha messo il Bene nella mano, coltivo la mia terra in pace, e non invano. Quello stupido di un gallo cadde nell'inganno di quelle devote parole e disse: Oh, mio Signore, voglio anch'io venire alla Mecca. Bene esclam la volpe mi sei molto gradito come compagno di viaggio. Vieni, ti prego, dobbiamo partire. Allora il gallo vol gi dal muretto e si mise in cammino in compagnia della volpe. Quando ebbero camminato per un bel po', arrivarono alla riva di un fiume. Un'anatra nuotava nell'acqua e quando vide il gallo insieme alla volpe, esclam di lontano: Oh tu, muezzin del Signore, hai dimenticato di cantare le lodi di Dio e ti metti invece nelle mani di questa abbietta volpe?. Il gallo rispose: No, non come tu pensi: Alla casa di Dio va il pellegrino, pregando e adorando il volere divino. Se un giorno il male ho compiuto, ora mi son ravveduto. A rubare non andr pi - giammai, n aggredir le galline nei pollai. Il padre mi ha messo il Bene nella mano, coltivo la mia terra in pace, e non invano. L'anatra rispose: Se le cose stanno cos, vorrei venire anch'io con voi due in pellegrinaggio. Usc dall'acqua e si un ai due e tutti insieme proseguirono il viaggio. Dopo che ebbero percorso un breve tratto, arrivarono a un giardino dove un upupa sedeva sul ramo di un albero. Quando vide venire il gallo e l'anatra insieme alla volpe, dall'albero fece udire la sua voce:
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Ma che compagnia di singolari matti siete mai! Mi domando quale tremendo peccato abbiate commesso, per essere finiti nelle sgrinfie di quell'abbietta volpe!. Ma l'anatra rispose: No, tu messaggero del Profeta Solimano, le cose non stanno come credi tu: Alla casa di Dio va il pellegrino, pregando e adorando il volere divino. Se un giorno il male ho compiuto, ora mi son ravveduto. A rubare non andr pi giammai, n aggredir le galline nei pollai. Il padre mi ha messo il Bene nella mano, coltivo la mia terra in pace, e non invano. Se le cose stanno cos esclam l'upupa allora verrei anch'io volentieri con voi in pellegrinaggio. Sii benvenuto, in nome di Dio! dissero gli altri. E l'upupa scese in volo dall'albero e part con loro. Continuarono il viaggio, fino a che arrivarono alla porta della tana della volpe. Quando si guardarono in giro, videro sparse intorno zampe e penne di uccelli e altre raccolte in mucchietti ordinati e tutti cominciarono a tremare dalla paura. La volpe se ne accorse e disse: No, non temete. Da quando ho rinnegato tutto il male che ho fatto, non ho pi neppure toccato la penna di un uccello. Venite a dormire qui, siate per una volta miei ospiti, e domani riprenderemo all'alba il nostro cammino. Entrarono tutti nella tana della volpe e vi passarono la notte, il meglio che fu possibile. Non appena si fece giorno, la volpe si alz e chiam per primo il gallo. Questi arriv e la volpe gli disse: Ti ricordi quando stavi seduto sul muretto,
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quali tremende maledizioni mi hai mandato e come ti sei preso gioco di me?. Il gallo cominci a tremare e a supplicare: Oh, mio buon signore, io sono il muezzin di Dio e chiamo i fedeli alla preghiera. Ti prego, non tener conto delle mie colpe. E va bene disse la volpe ma quale diritto hai tu di metterti sui muri degli uomini e con la scusa di chiamare alla preghiera, gettare occhiate alle donne? Oh, mio buon signore, Dio mi ha creato al solo scopo di svegliare gli uomini con il mio canto, perch si alzino e si mettano a pregare. E la volpe grid: Anche se tu sei uno dei fedeli, tua madre in ogni caso non era niente di buono!. E con quelle parole si gett in avanti, afferr il gallo per il collo, lo strangol e lo divor. Aveva appena finito di mangiare il gallo, che chiam l'anatra. E anche lei venne. Le disse: Ti ricordi di quello che hai detto di me quando ci hai visto dall'acqua?. La povera bestia cominci fra le lacrime a scusarsi, a pregare e scongiurare. Beh, cercher di passar sopra a questo errore disse magnanima la volpe ma come posso ignorare la tua pi grande colpa? Tu vai nell'acqua e ci nuoti e la smuovi e la sporchi. Poi viene un credente e vuol fare le sue abluzioni prima della preghiera e trova tutta l'acqua sporca. E cos dicendo si gett sull'anatra, la prese per il collo, la strangol e se la mangi. Poi chiam l'upupa: Ti ricordi quando te ne stavi in cima all'albero e mi dicesti quelle parole insensate? Da dove hai preso quell'elegante titolo di Messaggero del Profeta Solimano? E come puoi vantarti dell'amore che dovrebbe esistere fra te e i figli degli uomini?. Beh disse il povero upupa devi ammettere che io ero responsabile per i mulini ad ac136

qua nell'esercito del Santo Solimano e che con esso sono sempre volato in avanscoperto per cercare acqua e luoghi di sosta. Oh, tu figlio di un padre peccatore! esclam la volpe se davvero sei tanto bravo nel trovare acqua, ora lo vedremo. Trova dell'acqua per me. L'upupa vol raso terra e cominci a becchettare il terreno per vedere se riusciva a far sgorgare dell'acqua. Ma a quel punto la volpe gli piomb addosso da dietro e se lo mangi. Ma quando gi era nella bocca della volpe, l'upupa sollev ancora la testa e fece sentire la sua voce: Signora volpe, ho da darti ancora un buon consiglio. Apri bene le orecchie. La volpe voleva dire: Ora piantala!. Ma per farlo apr la bocca e l'upupa gli sfugg e vol via. Mentre si allontanava in gran fretta, per puro caso incontr un esercito che avanzava e il falco reale volava in avanscoperta. L'upupa si accost in volo al falco e gli domand: Dove porta la vostra strada?. Il falco rispose: Oh, tu, messaggero del Profeta Solimano, questo esercito ha un incarico speciale. Quale incarico? domand l'upupa. La figlia del re sta ammalata nel castello, la schiera dei dottori intorno sta, c' un sol rimedio contro quel flagello: bile di volpe, cuor di lepre ci va. E ora siamo gi in viaggio da tre giorni alla ricerca di quanto ci occorre, ma finora abbiamo preso soltanto una lepre, ma una volpe non l'abbiamo ancora incontrata. Non importa disse l'upupa io conosco una tana di volpe proprio qui vicino. Vieni, te la mostrer.
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Cos l'upupa part in volo e il falco lo segu e i cavalieri presero la loro strada, fino a che tutti arrivarono nelle vicinanze della tana della volpe. L'upupa si affacci sulla porta e chiam: Signora volpe, mi hai dimostrato tanta bont, che ne sono stato sopraffatto. Sono quindi tornato per dimostrarti la mia riconoscenza. Un grande esercito in marcia e passer di qui e certamente distrugger la tua tana. Se ti cara la vita, devi fuggire subito. La volpe si affacci sulla porta della sua casa e vide che l'upupa aveva detto la verit: davanti a lei stava arrivando un esercito. Tent di fuggire, i cavalieri per la videro e le incitarono contro i cani. La volpe fugg e fugg fino a quando si sent morire dalla stanchezza, e alla fine i cani la raggiunsero e la fecero a pezzi. Poi arrivarono i cavalieri ed estrassero la sua bile per portarla alla figlia del re. E cos finisce la nostra storia, ma di essa rester memoria.

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Le tre donne e l'anello

C'erano tre donne, una era la moglie del visir, la seconda la moglie del kad, e la terza la moglie del capitano di citt. Un giorno le tre donne andarono ai bagni. Nel bel mezzo del bagno di vapore, trovarono un anello ornato da un diamante di grande valore. Ciascuna delle tre avrebbe voluto possedere quell'anello. Cos dissero a una vecchia, che era la padrona dei bagni: Abbiamo tutte e tre insieme trovato questo anello. Chi di noi ha maggior diritto a possederlo?. La vecchia rispose: Ognuna di voi deve inventarsi un'astuzia per ingannare il proprio marito. Poi tornate da me e raccontatemi quel che avete pensato di fare; e l'anello andr a quella che ha inventato il trucco migliore. Le tre donne diedero l'anello alla vecchia in custodia e se ne andarono. La moglie del visir si mise a giocare con suo marito a schenagh: insieme spezzavano l'osso sternale di un pollo, e quello era il segno che era aperta la scommessa; ogni volta che uno riceveva qualcosa dalla mano dell'altro, doveva dire: Non ho dimenticato altrimenti doveva pagare la somma scommessa. Il giorno seguente la donna, non appena il visir fu
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uscito di casa, and al bazar e sedette nella bottega di un giovane mercante, che era proprio un bell'uomo. E dopo che ebbe comperato parecchie stoffe, la donna disse al giovanotto: Mi sono innamorata di te. Se vuoi, vieni con me a casa mia. Abbiamo due o tre ore di tempo per spassarcela. Il giovane accett l'invito e and a casa della donna. Lei lo fece entrare da una porta secondaria, perch nessuno lo vedesse e lo port nella stanza del visir e ordin che portassero cibo e vino e dolciumi. Stavano piacevolmente conversando, quando il visir torn a casa. Il giovanotto si spavent moltissimo e disse alla donna: Che cosa faccio, ora? Dove posso fuggire?. Ma la donna rispose: Non aver paura. Entra in questa cassapanca. Il giovane si nascose nella cassapanca, e la donna la chiuse a chiave. Il visir entr nella stanza, vide il vino e il cibo e il cappello di un estraneo e domand alla moglie: Che succede qui dentro? Chi c'?. E fu preso da una terribile collera. La moglie gli rispose ridendo: Siediti dunque, ti voglio spiegare. Il visir sedette e la moglie disse: Questa mattina sono andata al bazar, dopo che tu eri uscito. L ho conosciuto un bellissimo mercante e l'ho portato a casa con me per bere del vino e per mangiare, ma poi tu sei arrivato. Scosso da una collera ancor pi grande, il visir domand: E dov' ora questo giovanotto?. La moglie disse: In quella cassapanca ed ecco qui la chiave. E diede la chiave al visir. Nello stesso istante in cui il visir prendeva in mano la chiave, la donna esclam: Io mi ricordo e tu ti sei dimenticato!. Il visir gett per terra la chiave e rise moltissimo. Pens che la moglie aveva inventato tutta quella storia
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per vincere la scommessa fatta al gioco. Usc dalla stanza. Allora la donna sollev il coperchio della cassapanca e ne tir fuori il giovanotto, mezzo morto di paura, e lo fece uscire da una porticina, perch nessuno lo vedesse. Ora arriviamo allo scherzo escogitato dalla moglie del capitano di citt: quando il marito verso mezzanotte torn a casa, sedettero insieme e si misero a bere vino. La donna disse: Sarebbe bello se ora potessimo cuocere un dolce in questa stanza. Andarono a prendere un recipiente, un fornello, zucchero, farina, riso, midollo, pistacchi, mandorle, acqua di rose e chiodi di garofano, e moglie e marito si misero insieme a preparare il dolce. Quando questo fu cotto a met, la donna vers un po' di olio di bang1, estratto dalla canapa indiana, nel vino e l'offr al marito, che subito perse conoscenza. In gran fretta la donna lo avvolse in una stoffa. Nelle vicinanze c'era un monastero di dervisci. Caric il capitano di citt sulle spalle di due servi e disse: Portatelo in quel monastero e deponetelo in una stanza. Gli uomini ubbidirono e lo scaricarono laggi. La mattina il capitano di citt si svegli e chiam a gran voce le sue serve, ma nessuno rispose. Si strofin gli occhi e vide che si trovava nel monastero dei dervisci e che aveva indosso una tunica da derviscio. Pieno di stupore si alz e se ne torn a casa; ma quando fu sulla soglia di casa sua e volle entrare, i servi lo fermarono: Alt, derviscio! Dove vuoi andare? Questo l'harem del capitano di citt. Il derviscio rispose: Ma sono io il capitano di citt!. Dal1

bang: droga. 141

l'interno dell'harem la moglie grid ai servi: Picchiate quel derviscio e cacciatelo via!. E quelli lo fecero e il capitano di citt fu costretto a tornare nel monastero dei dervisci, dove si chiuse in una delle stanze e dorm. Quando venne la sera, la moglie del capitano di citt prepar una cena e la diede ai servi con le parole: Portatela al monastero e datene una parte ai dervisci!. Essi portarono via la cena, e la divisero fra i dervisci e quindi anche con il capitano di citt, che portava la loro veste. Ma nella parte che gli spettava c'era, come la sera prima, un po' di olio di bang; e quando ebbe mangiato, l'uomo di nuovo perse conoscenza. La donna aveva detto ai servi: Restate nelle vicinanze e quando il capitano di citt perde conoscenza, caricatelo sulle spalle e portatelo a casa. I servi eseguirono gli ordini e riportarono a casa il capitano di citt. La donna gli tolse in gran fretta l'abito da derviscio e gli rimise i suoi vestiti. Prepar un bel banchetto, come la sera precedente, quando erano stati insieme intenti a cuocere il dolce e tutti i cibi furono messi in tavola come la sera prima. Poi fece sgocciolare un po' di aceto nel naso del marito e lui riprese conoscenza. Quando apr gli occhi vide che si trovava a casa sua e disse a sua moglie: Ma questa proprio una cosa sorprendente! Ho dormito cos tanto?. E la moglie rispose: No, non hai dormito tanto a lungo, non pi di una mezz'oretta, credo. E lui replic. Oh, moglie mia, ho sognato di essere diventato un derviscio. Ero nel monastero dei dervisci e poi volevo tornare a casa ma i servi mi hanno picchiato.... E cos le raccont tutto ci che gli era accaduto. Allora la donna rispose: Questo non vuol dire nien142

te. Il vino era un po' forte, e ne hai bevuto troppo; probabilmente questo il motivo dei brutti sogni che hai fatto. Ora per arriviamo alla storia della moglie del kad. Nelle vicinanze del kad abitava un falegname. Un giorno la moglie del kad mand una serva a chiamare il falegname perch voleva dargli l'incarico di fabbricarle una cassapanca su misura. Quando il falegname arriv nella casa del giudice, la donna cominci a dirgli: Ti ho fatto venire perch tu mi costruisca una cassapanca. Ma al tempo stesso scost il velo, gli lasci vedere il suo viso e disse: Sono innamorata di te. E il falegname da parte sua replic: Anch'io sono innamorato di te. Ma come possiamo fare per stare insieme e divertirci, senza che nessuno se ne accorga?. Allora la donna disse: Io so come possiamo fare. Si fa cos: tu scavi un passaggio sotterraneo dalla cantina della tua casa fino alla cantina di casa mia. E attraverso questo passaggio possiamo incontrarci, di giorno e di notte. Tu vieni da me, io vengo da te. Il falegname acconsent. And via e si mise al lavoro per costruire il passaggio e lavor un'intera settimana, prima che fosse finalmente pronto. Il giudice era appena uscito di casa per andare alla moschea, che la donna percorse il passaggio sotterraneo e and dal falegname e gli disse: Tu mi devi ubbidire e fare tutto quello che ti ordino. L'uomo accett, La donna prosegu: Domani comperi dei dolci e adorni a festa la tua stanza. Di prima mattina vai dal kad e gli esponi questa preghiera: "Ho intenzione di sposarmi; ti prego, vieni nella mia casa e celebra le mie nozze con la prescelta".. E di nuovo il falegname accett.
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Il giorno seguente si present al kad e, dopo averlo salutato e avergli baciato le mani, gli present la sua richiesta: Oggi cade l'ora giusta per sposarsi. Ti prego, vieni nella casa del tuo schiavo e celebra le nozze. Poi l'uomo torn a casa e aspett che arrivasse il kad. Questi venne e sedette. In un angolo della stanza vide seduta una donna. Il falegname disse al kad: Ti prego solennemente di congiungermi in legittimo matrimonio con questa donna. In quel momento la donna scopr il volto e disse: S, signor giudice, io voglio diventare la moglie di questo falegname e tu ci devi sposare davanti alla legge. Il kad osserv attentamente la donna e vide che era sua moglie. Rimase altamente stupito e perplesso. Volgeva gli occhi a terra, li volgeva al cielo e poi guardava la donna. Si disse: "Ho appena visto mia moglie nella sua stanza e l'ho lasciata solo per venire qui. Come pu essere arrivata fin qui?". Poi ancora si disse: "Ah, questa donna ha una straordinaria somiglianza con mia moglie, questo tutto. Mi sono ingannato". In quel momento il falegname torn a parlare: O signor giudice, perch non vuoi celebrare queste nozze?. E la donna insistette: Signor giudice, perch mi guardi in quel modo? Concludi dunque alla svelta questa cerimonia; abbiamo altre cose da fare. A quel punto il giudice cap di non essersi ingannato: si trattava veramente di sua moglie. In fretta si alz e disse: Ho dimenticato a casa il libro con le formule della cerimonia. Vado a prenderlo e torno immediatamente. Di furia usc dalla stanza e and a casa sua. Ma la moglie ritorn ancor pi in fretta attraverso il passaggio sotterraneo e quando il kad entr nella stanza, subito il suo sguardo cerc la moglie. E la donna
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si rivolse a lui: Che ti succede? Sei diventato matto? Perch vai via e poi subito ritorni? Sei ubriaco o hai forse paura di non essere pi capace di esercitare i tuoi compiti e non capisci ci che fai, e perch vai avanti e indietro in questo modo?. Il kad disse: Perdonami. Avevo pensato una cosa, ma ora riconosco di essere stato in errore. Ti prego di scusarmi. In gran fretta and a casa del falegname. Anche la donna vi era nel frattempo ritornata attraverso il passaggio sotterraneo. Oh, signor giudice, se vuoi del denaro, ecco qui un toman, che ti offriamo in dono. Sii tanto buono da concludere quanto pi in fretta possibile questa cerimonia. Il giudice torn a guardare la donna e vide che era proprio sua moglie; ma poich non vedeva altra via per rifiutare il suo ufficio, pronunci la formula di rito. Quando ebbe finito, la donna gli si avvicin per baciargli le mani. Il kad allora le diede un colpo sul naso, cos forte, che il naso della donna cominci a sanguinare e in gran fretta se ne torn a casa. Quando entr, vide sua moglie che si arruffava i capelli e si graffiava il viso con le unghie, fino a farlo sanguinare e intanto gridava: Quel maledetto kad frequenta delle prostitute e commette ogni sorta di altre gesta vergognose. Il kad allora and da lei e cominci a pregarla di perdonarla; e solo pi tardi and alla moschea. Il giorno seguente le tre donne ritornarono ai bagni, perch ciascuna di loro potesse raccontare la propria storia alla vecchia proprietaria e lei giudicasse quale dei loro trucchi era stato il migliore e a quale di loro avrebbe perci assegnato l'anello. Ma ben presto dovettero accorgersi che la vecchia si era presa l'anello ed era fuggita in un'altra citt.
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Il grande furfante di Shiraz

Accadde una volta che due amici, cittadini di Shiraz, se ne andassero a Isfahan, con l'intenzione di portare a termine laggi qualche furfanteria. Ciascuno di loro portava nelle tasche della sella denaro contante per trecento toman. Uno dei due arriv con il suo denaro sulla porta di un mercante di stoffe e fece con lui conoscenza. I due chiacchierarono. Poi il mercante di stoffe disse al suo aiutante: Porta a passeggio il cavallo di questo signore!. L'uomo prese il cavallo - e il denaro - e spar. Poco dopo il padrone della bottega si scus, chiuse il negozio e se ne and. Il nuovo arrivato rimase solo e smarrito. D'un tratto vide una donna con un fagotto sulla testa, che usciva dalla casa dei bagni. La donna gli rivolse la parola e disse: Porta per me questo fagotto fino a casa mia. Ora si d il caso che questa donna altri non fosse che la moglie del proprietario della bottega. I due giunsero in fretta a casa della donna. E l si prepararono un ricco banchetto. Mentre ancora erano intenti a gustarlo, arriv il mercante e buss alla porta. I due si separarono e la donna arrotol in gran fretta l'uomo in una stuoia e lo depose in una camera vicina. Il padrone di casa entr e and nella camera degli ospiti. Quando si
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accorse che la moglie appariva confusa, le disse: Che ti succede?. Niente rispose lei. Sono preoccupata per le faccende di casa. Il marito fum e poi se ne and via di nuovo. Allora l'altro sgusci fuori dalla stuoia e si risarc doppiamente per il piacere interrotto. I due si accordarono che la donna gli avrebbe dato cento toman e una veste molto ricca. Infine l'uomo di Shiraz se ne and e dopo aver cercato per un po', trov la strada che portava alla bottega del mercante di stoffe. Lo salut e disse: Tu mi hai portato via il mio denaro. Ora fortunatamente, Dio me ne ha dato dell'altro. Descrisse la donna e il quartiere dove abitava. Mi sono accordato con lei per andare a trovarla ogni giorno e per questo lei mi dar cento toman e una bella veste. Il mercante esclam: Sei proprio un bel tipo! Quando domani vai da lei, non vorresti portarmi con te?. E l'altro rispose: Ma certo; non sono avaro. Venne il giorno seguente. L'uomo di Shiraz pass davanti alla porta della bottega del mercante di stoffe e grid: Vieni! Alzati e andiamo da lei. Ma mentre parlava continuava a camminare, cos che quando il mercante ebbe chiuso la bottega e si mise per strada, l'altro, l'amante, era gi a casa della donna. Si stavano ancora salutando, quando il mercante arriv e buss alla porta. Di nuovo la donna arrotol l'amante in un lenzuolo. Il marito entr nella stanza e cerc in tutti gli angoli, ma non riusc a trovare l'amante della moglie. In preda a grande inquietudine se ne and di nuovo da casa. E l'amante usc di sotto le lenzuola ed ebbe il suo piacere. E anche questa volta la donna gli diede cento toman, prima di mandarlo via.
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L'amante si rec al negozio del mercante e gli disse: Perch non sei venuto anche tu? Sono stato a casa della signora. Ed arrivato anche quel cornuto di suo marito, ma non mi ha visto. Il mercante lo mand all'inferno e poi disse: Devi promettermi solennemente che mi porti con te quando domani ci vai. E cos venne il giorno seguente. L'uomo di Shiraz si avvicin alla bottega e fece cenno al mercante di alzarsi e di andare con lui. E poi prosegu per la sua strada. Entr in casa della donna e vide che la sua bella stava giusto uscendo dalla vasca. I due si abbandonarono all'amore, fino a quando il marito arriv a casa e buss alla porta. La donna scatt in piedi, il suo sguardo cadde sul trogolo del latte, che stava sospeso appena sotto il soffitto, perch il gatto non ci potesse arrivare. Arrotol l'amante, lo spinse e lo costrinse nel trogolo e poi lo fece risalire proprio sotto il soffitto. E gi in quel momento il marito entrava in casa. La donna fece in modo che lui sedesse proprio sotto il trogolo del latte e sedette accanto a lui. Di l si accorse che dall'orlo del trogolo pendeva fuori un piede dell'amante. Doveva assolutamente avvertirlo, perch si nascondesse meglio. Cos prese un tamburello e cominci a cantare al marito una canzoncina: Ah, vedessi anche tu, quel che il mio cuore vede.... L'amante, che aveva capito il segnale, cerc di rigirarsi meglio nel trogolo, ma la corda che lo reggeva si spezz e lui precipit, cadendo proprio sulla testa del marito. Spaventatissima, la donna salt in piedi e ricopr di baci gli occhi del marito; e nel frattempo l'amante strisciava verso la porta e andava a nascondersi nella stanza
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accanto. E l rimase, fino a quando il marito usc di casa. E ancora una volta l'uomo di Shiraz and alla bottega del mercante e gli raccont la sua avventura, in tutti i particolari. Il mercante grid: Birbante di un donnaiolo! Vorrei sapere come fai! Ti supplico, per la tua barba virile: portami domani con te, quando ci vai, cos potr partecipare anch'io al divertimento. Ma certo rispose l'altro io sono d'accordo. Il giorno seguente and di nuovo alla bottega e disse al mercante: Alzati, ora andiamo. E mentre ancora parlava, gi aveva ripreso a camminare e il mercante non riusc a seguirlo cos in fretta. L'amante buss ed entr in casa. La donna per questa volta si era inventata qualcosa di nuovo, poich ormai aveva consumato tutto il denaro che le apparteneva. Cos disse all'amante: Oggi devi entrare nella vasca in giardino; io ti coprir la testa con una zucca vuota. Ho cucinato con pane, burro e datteri un shangal e io e mio marito lo mangeremo insieme. Poi faremo una scommessa e getteremo i noccioli sulla zucca vuota. L'uomo si spogli e si nascose nell'acqua. Poi arriv anche il marito e buss alla porta. La donna gli apr e insieme andarono a sedersi nella veranda che dava sul cortile interno, dove si trovava la vasca. La donna serv al marito il piatto prelibato e poi, con mille dolci trucchi femminili e mille moine e adulazioni, lo incit a mangiare. Poi prese un nocciolo di dattero, punt gli occhi sulla zucca vuota e disse: Ora io miro alla zucca. Se colgo il bersaglio, tu mi dai dieci toman. Il marito rispose: No, ci provo io. Come vuoi disse la donna. Ma se non colpisci il bersaglio, hai perduto; stai molto attento. Il mer149

cante si pos il nocciolo del dattero sulla punta del dito medio e con il pollice fece schioccare le dita. Ma manc il bersaglio; perch l'amante della moglie, di sotto la zucca vuota, poteva vedere ci che accadeva e aveva mosso leggermente la testa di lato, cos che il nocciolo fin nell'acqua. Il marito spar altri tre o quattro noccioli, ma tutti mancarono il bersaglio. Quando ebbe in questo modo perduto quaranta toman, il marito si secc e usc di casa per andare alla sua bottega. Ma poco pi tardi torn da lui l'uomo di Shiraz e gli disse: Complimenti e tanti auguri. Io qui ho finito, perch ho messo insieme tanto denaro quanto ne valevano il mio cavallo e la somma che possedevo. Quanto sciocco quel marito; molto pi sciocco di sua moglie. Il mercante allora lo preg: Racconta tutta la storia davanti a un testimone, ti ricompenser per questo. (Dovete sapere che la moglie del mercante era la sorella del moshahed1 di quella regione.) L'uomo di Shiraz rispose: Perch no?. Il mercante invit allora tutti i sapienti, i sacerdoti e i notabili di Isfahan a incontrarsi in una casa delle vicinanze, e nell'invito incluse anche il moshahed. Ma all'amante della moglie disse soltanto: E ora racconta ogni cosa. L'uomo cominci a raccontare la sua storia. Ma qualcuno fra i presenti and dalla moglie e l'avvert che l'uomo di Shiraz nella casa di un vicino stava raccontando una storia su di lei. Allora la donna si avvolse nel suo chador2 e si arrampic sul tetto e di l
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moshahed: alto dignitario ecclesiastico. chador: grande velo nero.

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osserv, attraverso una finestrella, tutto ci che accadeva. Riconobbe il suo amante e sent che lui raccontava tutto quanto era accaduto ed era arrivato proprio al punto in cui suo marito mirava con i noccioli dei datteri alla zucca vuota. La donna si era messa sul petto un minuscolo specchietto. Lo sollev e lo tenne contro il sole, cos che il riflesso cadde sulla faccia dell'amante. Allora l'uomo guard in alto, vide la donna che si grattava il viso per fargli segno di tacere. L'uomo cap e allora aggiunse al suo racconto queste parole: In quel momento mi svegliai all'improvviso dal mio sogno. I presenti gli domandarono: Ma allora tutto questo lo hai solo sognato? e l'uomo di Shiraz rispose: Ma naturalmente. Possono forse avvenire nella vita reale simili cose?. Allora tutta l'assemblea si lev contro il mercante: Uomo effeminato! gli gridarono. Perch ci hai raccontato tutte queste menzogne? Perch hai rivolto a tua moglie queste accuse sciocche e false? Fu presa la decisione di far impalare il mercante. E dopo il termine voluto dalla legge, di quattro mesi e dieci giorni, le autorit sposarono la donna con l'uomo di Shiraz, e nel giro di pochi anni lei gli partor cinque figli: due bambine e tre maschi. E qui finisce la mia storia.

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STORIE D'AMORE

La figlia del sarto e il figlio del ricco mercante

Un sarto aveva tre figlie. Un bel giorno il figlio del capo dei mercanti arriv sulla porta della sua bottega e gli disse: Desidero che tu mi cucia una veste tutta fatta di rose. La sera il sarto si consult per questo con la figlia maggiore. Ma quella tacque e la notte pass. Il sarto torn nella sua bottega e pens fino a tarda sera che cosa doveva fare, ma senza risultato. Tornato a casa raccont la cosa alla seconda figlia, ma neppure lei seppe dargli una risposta. E il giorno seguente trascorse esattamente come il precedente. La sera il sarto raccont la cosa alla figlia minore. E quella rispose. Quando domani viene da te il giovanotto, gli dirai che per cucire una veste di rose, occorrono naturalmente forbici, ditale e filo di rose. Quando te li porter, tu gli cucirai la veste. Il giorno dopo, quando ud quelle parole, il giovane comprese che il sarto doveva avere tre figlie, di cui le due maggiori non capivano niente, e che la risposta che gli veniva data dopo tre giorni doveva venire dalla pi giovane. Senza averla mai veduta, il giovane si innamor di lei e mand qualcuno a chiedere la sua mano. E ora ascoltate bene! Il giovane aveva una cugina, con la quale era fidanzato. Quando costei venne a
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sapere ch'egli aveva chiesto la mano della figlia del sarto, si disse: "Devo impedire con qualsiasi mezzo che questo progetto si realizzi". Cos si appost per vedere quando il giovane mandava un regalo alla ragazza. Finalmente not che lui le inviava un vassoio per la cena. E il vassoio era colmo di tutte le possibili pietanze. Spinta dalla gelosia, diede una somma di denaro al servo che portava il vassoio e gli disse di assaggiare il riso, mangiare le ali del pollo e bere un po' dalla bottiglietta di Oxymel1. E il servo fece ci che gli veniva detto. Quando alla fine la cena fu portata alla fanciulla, questa si accorse che quei cibi erano gi stati toccati. Poich credette che il giovane figlio del mercante le avesse mandato gli avanzi della sua cena, non mangi nulla e gli fece avere il seguente messaggio: Alla gola l'Oxymel seppe montare, mancava un pugno di piccole stelle; senz'ali i volatili non potevano volare; mancava un pugno di piccole stelle. Il giovane poteva pensare fin che voleva, ma non riusciva a comprendere che cosa significasse quel messaggio. Il giorno dopo si accinse a comperare un paio di bellissime scarpe, e le invi alla fanciulla. Ma di nuovo la cugina lo venne a sapere e disse all'ancella incaricata di consegnarle di infilarsi quelle scarpe e camminarci cos a lungo fino a che si fossero consumate e solo allora consegnarle alla destinataria. E cos infatti avvenne. Tanto che quando furono consegnate, la fanciulla non le prov neppure e le rimand indietro.
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Oxymel: sciroppo di miele e aceto.

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Quando il contratto di matrimonio con la figlia del sarto fu concluso, la cugina fece diffondere dappertutto voci malefiche, in cui si descriveva al giovane la sposa come un demone. E tutto questo continu fino al giorno delle nozze. Cos che quando la sposa fu condotta nella camera nuziale, il giovane marito non la guard neppure e se ne and a letto da solo. La mattina seguente la sposa raccont tutto alla suocera. La donna sapeva che quel giorno il figlio sarebbe andato nel giardino dei fiori gialli. Lui infatti possedeva tre giardini, una con fiori gialli, l'altro con fiori rossi e un altro ancora con fiori bianchi e ogni giorno andava a passeggiare in uno dei tre giardini. Quel giorno era la volta dei fiori gialli. Cos essa disse alla giovane nuora: Monta su un cavallo marrone chiaro e su di esso vai fino al giardino dei fiori gialli; l bussi al portone fino a quando mio figlio verr ad aprire; allora lo pregherai di darti un mazzo di fiori gialli e lui te lo dar; dopo di che ti allontanerai rapidamente, senza dire una parola. La giovane donna si copr con un velo e fece esattamente, punto per punto, ci che le veniva detto. Il giorno seguente la suocera le diede le stesse istruzioni per il giardino dei fiori bianchi. La giovane donna sal su un cavallo bianco e fece ci che le era stato detto. Il terzo giorno la suocera disse: Monta su un cavallo fulvo e con quello vai al giardino dei fiori rossi; l bussi al portone fino a quando mio figlio viene ad aprire; allora, come i giorni precedenti, lo pregherai di darti un mazzo di fiori e lui te lo dar. Quando lo avrai in mano, gli dirai che la tua cintura troppo stretta, tanto che non l'hai potuta annodare
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e lo pregherai di tagliarla in due. Quando lui ti offrir il suo coltello, passaci sopra una mano, in modo da ferirti il pollice. Allora ti metterai a gridare: "Il mio pollice, il mio pollice!"; poi prendi il mazzo di fiori, monti a cavallo e lasci il giardino. E cos infatti avvenne. Quando la sera entr nella camera da letto, la giovane donna cominci a gridare: Il mio pollice! Il mio pollice!. Il marito fu molto sorpreso. Riconobbe la voce della giovane donna che aveva visto in giardino. Fin dal primo incontro si era innamorato pazzamente di lei, tanto che aveva perduto il sonno e l'appetito. Quando la osserv pi attentamente, vide un volto bello come la luna e il suo splendore illuminava la stanza. E cos riconobbe in lei la donna che aveva visto nei suoi giardini. Dal gran desiderio, gli vennero le lacrime agli occhi e le domand che cosa era accaduto. E la sposa gli raccont tutta la storia. Poi lui la prese fra le braccia, mand a chiamare i musicanti e le grandi feste per le nozze durarono un'intera settimana. Possa Dio esaudire i desideri di tutti gli amanti, come ha esaudito quelli di questi due.

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Il principe Esma'il e Arab-Zengi

C'era una volta un giovane, che si chiamava principe Esma'il e che amava molto la caccia e voleva sempre cacciare. Era molto coraggioso. Una notte vide in sogno una fanciulla, bella come il plenilunio, e nel sonno si innamor di lei e della sua bellezza, non una, ma mille volte. Quando la mattina si svegli, pianse d'amore per quella fanciulla. Sua madre poteva chiedergli quanto voleva: Che cosa ti accaduto, figlio mio, perch tu debba piangere tanto? ma lui non rispondeva; non mangiava pi e continuava soltanto a inseguire i suoi pensieri. Esma'il possedeva un cavallo di gran pregio, che si chiamava Qamar1. Un bel giorno, mentre era cos immerso nei suoi pensieri, si disse: "Devo assolutamente fare un viaggio intorno alla terra e trovare la fanciulla che ho visto in sogno; fino a quel giorno, non avr pace". Mont a cavallo e disse: Io vado a caccia, ma non per un giorno o due; durer degli anni. Sua madre pianse e si disper, ma tutto fu inutile! Egli volse le spalle alla sua citt natale, si diresse verso la
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Qamar: luna. 159

campagna e and a caccia, da un capo all'altro della terra. Finalmente giunse in una valle fra le montagne; in cima alle montagne vide un castello, che non aveva mai visto prima, non in sogno e neppure nella realt. Sul pendio di quella montagna scese da cavallo presso una fonte, diede paglia e avena al suo cavallo e poi sedette al margine della sorgente. Nel castello sulla montagna regnava per ArabZengi e quaranta uomini valorosi ubbidivano ai suoi comandi. Che si trattasse di un forestiero solitario o di un'intera carovana, essi saccheggiavano tutti coloro che per ventura passavano di l. Quando Esma'il si era seduto accanto alla fonte, per puro caso era Arab-Zengi in persona che stava di guardia, per vedere che cosa si muovesse sulla strada. (Mi sono dimenticato di raccontare una cosa: i quaranta valorosi dovevano fare due ore di guardia ciascuno.) Quando il suo sguardo cadde sul pendio vide un robusto giovanotto di imponente aspetto, che stava su un bel cavallo e poi scendeva proprio vicino alla fonte. Arab-Zengi si volse a tre dei suoi uomini e ordin: Andate alla fonte e guardate chi quel giovane. Prendetelo prigioniero e portatelo qui con il suo cavallo e con tutta la sua armatura. I tre uomini arrivarono alla fonte: Giovanotto, chi sei e dove vai? Da dove hai preso il coraggio e la sfacciataggine di seguire questa strada? Non sai che qui vive Arab-Zengi e che persino il leone non osa arrivare fin qui? Chiunque ci si azzarda, ci rimette la vita. Il principe si finse sordo; a grandi segni fece loro intendere: Non vi sento; venite pi vicino perch io possa udire quello che dite. Gli uomini vennero avanti, fin che furono vicinissimi. Allora il principe ne prese uno per il collo con una mano e un
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secondo con l'altra, come fossero due gatti; e batt le loro teste l'una contro l'altra con tanta forza, che i loro cervelli uscirono dalla testa e si rovesciarono per terra. Poi prese il terzo, gli tagli un orecchio, glielo mise nella mano e gli disse: E adesso vai dal tuo padrone e raccontagli quel che accaduto. A quella vista l'animo di Arab-Zengi si adombr ed egli mont sul suo destriero. Rivestito dalla testa ai piedi in un'armatura di ferro, galopp con trenta dei suoi valorosi fino alla fonte. Anche il principe Esma'il mont sul suo cavallo, trasse la sua spada dal fodero e chiuse la strada ai suoi assalitori con la furia di un leone, gridando: Io sono solo e voi siete trenta. Combattere con trenta uomini contro uno solo non cavalleresco. Sarebbe pi giusto se voi veniste contro di me uno dopo l'altro. Arab-Zengi ammise che l'altro aveva ragione. Dieci guerrieri andarono quindi uno dopo l'altro ad affrontare l'avversario e vennero uccisi. Alla fine venne la volta di Arab-Zengi. Da principio i due si lanciarono all'attacco con le lance. Poi lottarono corpo a corpo e questo dur per sette giorni. Finalmente il principe Esma'il gett al suolo il nemico, gli si sedette sul petto e voleva mozzargli la testa. Ma quando vide che l'altro piangeva, gli disse: Perch piagnucoli? Vuoi forse annunciarmi le tue ultime volont?. Giovane guerriero! Sappi dunque che io sono una donna. Da vent'anni conduco qui una vita da brigante. Ho combattuto e lottato con molti eroi valorosi, e la mia forza li ha vinti tutti; ma ho giurato a Dio di diventare la moglie di colui che fosse un giorno capace di atterrarmi. E ora tu vorresti uccidermi?
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Si strapp la camicia e il principe vide che diceva la verit: contempl due seni che parevano melograni. Baci la fanciulla sulla fronte e insieme salirono al castello e si accinsero a bere e a fare l'amore. Erano pieni di tenerezza uno per l'altro. Di giorno andavano a caccia; la sera godevano il loro amore. Passarono alcuni anni. Una notte il principe vide in sogno una creatura che pareva una fata. E gi al mattino prendeva commiato da Arab-Zengi e montava sul suo cavallo. Inutilmente la donna lo supplicava: Come puoi agire cos? Dove vai?. Ed egli rispose: Se Dio lo vuole, ci rivedremo. Ma io ora devo cercare qualcuno. Fino a quando non avr trovato questa creatura, non avr pace. Cos lasci il castello e si avvi per la pianura e per giorni e giorni attravers deserti, senz'acqua e senza vegetazione. Da ultimo arriv in una citt. Davanti alle sue porte mont una tenda e vi pass la notte. La mattina seguente, la figlia del governatore volle andare a caccia. Quando vide una piccola tenda appena fuori dalla porta della citt, ordin alle sue ancelle: Andate a vedere che cos'. Le ancelle andarono dal principe, mentre lei stava a guardare da lontano. Le ancelle domandarono al principe: Chi sei? Dove vai?. Sono uno straniero in viaggio. Le ancelle riferirono quelle parole alla padrona, e questa ordin di portarle lo straniero. Cos le ancelle andarono da lui e gli dissero che la figlia del governatore voleva vederlo. Lui mont sul suo cavallo e si rec da lei. E ora, ascoltate bene! Il principe si avvide che proprio quella era la fanciulla che aveva visto in sogno e della cui bellezza si era innamorato. La fanciulla, da parte sua, si era sognata
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di lui. Si guardarono molto attentamente. S, era proprio lui. Eppure si vedevano per la prima volta. Poich non voleva far partecipi le ancelle del suo segreto, la fanciulla gli disse con il linguaggio dei segni: Fatti prendere in casa dalla mia nutrice, non importa come. Il principe torn alla sua tenda e la fanciulla se ne and a caccia, ma non prese nulla e ben presto torn in citt. Al sorgere del sole anche il principe and in citt e domand dove abitasse la nutrice; gli insegnarono la strada e quando fu alla sua porta, buss. Chi l? Uno straniero senza alloggio; datemi rifugio per questa notte. Non abbiamo posto. Allora il principe si tolse di tasca una manciata d'oro e la diede alla nutrice. Non appena essa vide il denaro, esclam: Vi prego, favorite nella mia casa. Egli entr e lei gli diede la camera pi bella. Ma quando scese la notte e tutti dormivano, il principe diresse i suoi passi verso il palazzo della figlia del governatore. Davanti al portone vide dieci sentinelle, che stavano di guardia con la scimitarra nella mano. Egli trasse la sua spada, le uccise tutte ed entr nel palazzo. Quando la fanciulla vide arrivare il principe, si alz e i due caddero l'uno nelle braccia dell'altro. Dopo le prime domande sedettero e cominciarono a fare l'amore. Poi la fanciulla si volse al principe e gli disse: Quando domani mattina il governatore sapr che sei venuto qui, ci far uccidere entrambi; inoltre tu hai ammazzato dieci sentinelle; la nostra situazione molto grave. Che cosa dobbiamo fare?. Lui pens a lungo, chiedendosi che cosa sarebbe stato meglio. Alla fine la fanciulla decise che avrebbero dovuto chiedere aiuto alla nutrice; lei avrebbe sapu163

to come sistemare ogni cosa. A mezzanotte la fanciulla fece venire la nutrice; le diedero una quantit di denaro e le spiegarono la storia fin dal principio. E la donna rispose: Ci penso io. In quanto a voi, continuate a festeggiare. E dopo questo, i due dormirono tranquilli. La mattina, dopo che si fu lavata e vestita, la nutrice and dal governatore e gli disse: Schiava vostra! Possiate restare in buona salute! Quelle sentinelle infedeli, che alle porte del palazzo vegliavano su vostra figlia, sono morte. Non date a nessuno la colpa. Sono io che ho tagliato loro la testa. Che cosa dici? Mi devi spiegare meglio. Ieri sera avevano congiurato di entrare nelle stanze di vostra figlia e di rapirla. Ma io lo venni a sapere e riflettei a lungo. Capii che vostra figlia era perduta. Allora andai a cercare quegli uomini e dissi loro che anche a me la ragazza aveva combinato dei guai e che desideravo che mi liberassero di lei; ero pronta a fare tutto ci che loro mi dicevano. Cos assopii ogni loro sospetto. Furono felicissimi di vedermi e di ascoltarmi. Cos li feci entrare nel palazzo. Misi un sonnifero nel loro vino e quando tutti furono addormentati, li portai nella loro stanza di guardia e l tagliai loro la testa. Il governatore fu molto soddisfatto e si congratul con lei e le diede una gran quantit di denaro, non solo, le affid la custodia della figlia e la nomin sovrintendente del suo harem. La nutrice non stava pi nella pelle dalla gioia; e da quel giorno visse senza pi pensieri. E ogni notte, molto tardi, andava a prendere il principe e lo conduceva dalla fanciulla e all'alba andava a riprenderlo.
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Cos and avanti per qualche tempo. Ma una notte il principe fu colto dal pensiero della sua citt natale e disse alla sua amata: Amore mio! Per quanto tempo ancora dovr venire qui tremante di paura, portato dalla tua nutrice, per stare con te fino all'alba e poi dovermene andare in gran segreto? Nella mia citt posseggo ricchezze e potere, ma ora non so pi nulla della mia famiglia. Chiss se mio padre ancora vivo? Vieni domani con me! Monteremo a cavallo e galopperemo fino alla mia patria. L tutto pronto per accoglierci; nessuno ci far paura o ci spaventer. La giovane donna acconsent e all'alba fece chiamare lo stalliere e gli disse: Sella due cavalli delle stalle di mio padre, voglio andare a caccia. And poi nella stanza del tesoro del palazzo e si prese tutto ci che era lieve di peso e greve di valore. Infine part a cavallo con il principe, uscirono dalla citt e, attraverso la campagna, viaggiarono notte e giorno, giorno e notte fino a quando furono sfiniti dalla stanchezza. Sulla cima di una collina scesero da cavallo e si rifocillarono; e l decisero di fare a turno la guardia, l'uno avrebbe dormito e l'altro avrebbe vegliato per guardarsi dai nemici. E il principe infatti, appena posato il capo in grembo alla sua compagna, gi era addormentato. Il governatore per il giorno stesso della fuga era venuto a sapere che il giovane straniero e sua figlia si amavano, passavano insieme la notte e ora se n'erano andati, dopo averlo derubato di tutti i suoi gioielli e di due cavalli. Immediatamente ordin a un gran numero di cavalieri di inseguirli, ammonendoli a riportarli indietro vivi, sia che si trovassero sul fondo del mare o in cima alle nuvole.
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Mentre il principe dormiva fra le sue braccia, la giovane donna si avvide che l'immenso deserto che si stendeva davanti a loro all'improvviso si oscurava di mille e mille uomini, come se fossero formiche o cavallette. Fu colta dalla disperazione. Cominci a piangere e due lacrime, cadendole dagli occhi, toccarono il volto del principe, che si svegli. Quando vide che la sua amata piangeva, le chiese la ragione. Come potrei non piangere? Guarda dunque nel deserto. Vedi tutti quegli uomini? Verranno e ci uccideranno. Mia amata, non temere. Dio misericordioso. Sguain la spada, salt a cavallo e and all'attacco, come un leone che si getta su un branco di volpi. Colse i nemici alla sprovvista e tanto li scompigli, che riusc a respingerli fino alle porte della loro citt. Poi torn dalla giovane donna e insieme i due si avviarono verso il castello di Arab-Zengi. Questa aveva gi saputo di loro e gli venne incontro; si rifugiarono nella sua dimora e l vissero per un anno in grande gioia. Ma ancora una volta il principe fu colto dalla nostalgia della sua patria e cos prese con s le sue donne e part; ma prima scrisse al padre, annunciando il suo arrivo. Il padre fu molto felice e subito prepar una festa solenne per salutare il ritorno del figlio, che giunse infatti pieno di gioia alla sua dimora. Qualche giorno pi tardi, il padre del principe si innamor di Arab-Zengi e confid in gran segreto i suoi sentimenti al suo favorito. Costui, che non amava il principe, gli disse: Fintanto che vive Esma'il, egli non ti permetter di legarti a quella donna. E poich il padre era dello stesso avviso, si accinse a preparare l'assassinio di suo figlio. Ma Arab-Zen166

gi, che era molto astuta, intu le sue intenzioni e disse perci al principe: D'ora in poi non prendere pi parte ai ricevimenti e alle feste di tuo padre e, se proprio ci vuoi andare, non farlo senza di me. Il principe fu d'accordo. Una sera il padre diede al cuoco le seguenti istruzioni: Prepara un piatto prelibato e servilo in due piatti, uno sar per me, l'altro per mio figlio. E nel piatto che porgerai a mio figlio verserai un po' di veleno. Dopo di che invit il figlio a cenare con lui. Guardati dal toccare i cibi che questa sera ti verranno serviti, se prima non vengono assaggiati da qualcun altro gli raccomand Arab-Zengi. Poi andarono al pranzo e sedettero sul pavimento davanti alla tavola imbandita. Il principe allora diede un boccone preso dal suo piatto al gatto; e il gatto lo aveva appena inghiottito che cadde morto stecchito; la pancia gli si gonfi e scoppi. Il principe si alz fuori di s e grid: Per questo dunque mi avevi invitato?. Seguito dalle due donne, il principe abbandon la citt e i tre si sistemarono in un palazzo nei dintorni. Il favorito ricominci a parlar male del principe e disse al padre: Cos come stanno ora le cose, dovreste mandargli un paio dei tuoi uomini pi feroci, che gli strappino gli occhi e glieli mettano nelle mani. Poi lascialo pure andare dove vuole. E il padre cos fece. Mentre Arab-Zengi dormiva, gli uomini si gettarono sul principe, gli cavarono gli occhi e lo portarono via. Il povero infelice si trov lontano, con gli occhi nelle mani, senza sapere dove andava. Cammin per un giorno intero. Per volere divino arriv a una sorgente e, sopraffatto dalla stanchezza, al bordo della
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sorgente si addorment sotto un albero. Quando si svegli, ancora annebbiato dal sonno, ud le voci di due tortore che parlavano fra di loro in questo modo: Sorella mia, conosci questo giovane?. No. il principe Esma'il. Suo padre, che voleva Arab-Zengi, si lasciato istigare dal suo favorito e ha fatto cavare gli occhi al figlio. Se il principe ora dorme, che si svegli! L cadono due foglie dall'albero: ch'egli le raccolga e se le strofini fra le mani; il succo che ne uscir se lo dovr sgocciolare sulle orbite vuote e poi rimetterci gli occhi che tiene nella mano. Cos riacquister la vista. Stupefatto e confuso dalle parole che aveva udito, il principe avvert il fruscio delle foglie che cadevano dall'albero. Le afferr allungando la mano, le stropicci ben bene fra le dita e con il succo si strofin le orbite. Ma era cos eccitato, che sbagli nel rimettervi dentro gli occhi. Cos che riacquist la vista, ma si trov strabico. Infinitamente felice si rimise in viaggio e sulla sua strada trov un mulino. Il vecchio mugnaio sedeva in un angolo, occupato a filare. Il principe gli disse: Da molto tempo non ho mangiato. Se hai del pane e dell'acqua, dammene un po'!. Il vecchio, che era un uomo ragionevole, si disse che una persona che aveva a lungo digiunato, si poteva ammalare se mangiava troppo. Perci gli diede da principio soltanto tre o quattro bocconcini di pane e poi, piano piano, aument la quantit di cibo e dopo due o tre giorni il principe si era completamente ripreso. Mugnaio, hai un figlio?. No. Allora io sar tuo figlio, alla condizione, che tu mi dia da mangiare a sufficienza.
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Il mugnaio domand: Quanto cibo ti occorre?. Ogni giorno quattro man di riso con il burro e l'agnello. Dal momento che non aveva figli, il mugnaio accett questa condizione. Un giorno il principe vide che il mugnaio piangeva. Alle sue domande il vecchio rispose: Esma'il, il figlio del governatore, aveva due mogli. Il governatore si innamor di una di esse, Arab-Zengi. Per poter avere la donna, egli fece accecare il figlio e lo cacci dalla citt. Ma da sei mesi ormai Arab-Zengi gli fa guerra e ha gi ucciso tutti gli uomini del governatore. Questi perci ha decretato: chiunque abbia un figlio, deve mandarlo alla guerra, altrimenti ci deve andare di persona. Questo ci che mi appena stato detto. Il principe fu felice di sentire che Arab-Zengi gli era rimasta fedele. Disse al mugnaio: Non c' motivo di piangere. Procurami un cavallo e una scimitarra e non preoccuparti pi di nulla!. Il mugnaio and e ritorn con un ronzino e con una corta sciabola. Il principe mont in sella e si diresse verso il campo di battaglia. L vide Arab-Zengi che combatteva come una leonessa. Ma quando lei si volse a guardare nella sua direzione, vide un giovane che montava un vecchio ronzino e teneva in pugno una corta sciabola e il giovane assomigliava a Esma'il. La donna non credeva ai propri occhi e torn a guardare e guardare attentamente fino a quando lo riconobbe; ma il giovane aveva gli occhi storti. ArabZengi cominci a cantare dei versi e il principe le rispose allo stesso modo. La battaglia ricominci. Mentre Arab-Zengi uccideva il padre del principe, questi finiva il perfido
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favorito. E quando tutto fu finito, Esma'il fece adornare a festa la citt. Poi spos le due donne che amava e le feste per la cerimonia di nozze durarono quaranta giorni per ogni sposa. Poi fece venire il mugnaio e lo colm di onori e di ricchezze. In breve: fintanto che visse, tutti i suoi sudditi furono trattati con giustizia e generosit.

Postfazione

questo titolo pu forse da principio far pensare a quella "fiaba" che qualche decennio fa ebbe molta risonanza sulla stampa popolare: "Una fanciulla del popolo sposa il suo principe azzurro - lo sci di Persia". Cos, o pressappoco, si leggeva allora a proposito della "Fiaba del trono del pavone", che molti certo ricordano. Le fiabe popolari, cos come vengono raccontate in Persia, sono assai poco conosciute - all'infuori del famosissimo Mille e una Notte, che nella sostanza tramanda autentici motivi persiani. Le raccolte di una qualche importanza sono poche una delle rare eccezioni il volume Persische Mrchen, pubblicato a cura di Arthur Christensen. Le edizioni pubblicate nell'Ottocento sono per lo pi frutto di elaborazione assai dubbia.
Fiabe persiane:

La scelta qui presentata vuol dare una visione d'insieme delle diverse forme e dei motivi dominanti del racconto popolare persiano ("Fiabe" qui inteso in senso lato e accoglie anche novelle popolari e storielle facete). La maggior parte dei testi si attengono strettamente all'originale, talvolta sono stati completati titoli o passaggi troppo sommari, in pi di un caso sono state aggiunte brevi spiegazioni a pie' di pagina. Il racconto di Turandot stato fortemente abbreviato. Per lo pi si tratta di
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testi tradotti dall'inglese e dal francese, pubblicati per la prima volta in tedesco da Klaus F. Geiger. All'infuori di un unico testo del Sette-Ottocento, tutti i racconti sono stati raccolti nel Novecento, alcuni di questi in tempi molto recenti e testimoniano in quale forma sopravviva oggi il mondo favolistico persiano. Il tema "Fiabe popolari". Tuttavia al primo posto viene la "Storia del principe Calaf e della principessa Turandot", un testo elaborato dalla tradizione letteraria. Quella che pu apparire come una contraddizione in termini, in realt non lo affatto: spesso la stesura letteraria non che la traduzione scritta di un materiale antico, oralmente trasmesso, e viceversa: i frutti letterari di un narratore "colto" trovano posto nella trasmissione orale. In questo senso proprio la storia di Turandot dimostra con quale facilit il reciproco influsso di tradizione orale e scritta valichi i confini della lingua e del paese e le barriere fra le diverse arti; la maggior parte dei lettori infatti, molto probabilmente, conosce la fiaba di Turandot attraverso l'opera di Puccini. Il racconto che segue, "Il sogno del servo", denota una forte parentela tematica con il precedente e viene presentato subito dopo proprio per mettere in rilievo il chiaro contrasto stilistico con la storia di Turandot, elaborata letterariamente. Il narratore di questo secondo racconto trova evidentemente difficolt a rappresentare in modo completo e convincente la concentrazione degli eventi, a descrivere gli episodi. E anche questo testo pu apparire strano, perch le fiabe alle quali siamo abituati, soprattutto grazie alle fiabe infantili e familiari, sono di tutt'altro tipo. Bisogna tuttavia ricordare che i fratelli Grimm non hanno mai raccontato le loro fiabe come le apprendevano da un narratore, ma piuttosto riportavano i loro testi in una elaborazione ideale, secondo la loro fantasia. Per contro, per questa raccolta si sono considerati anche testi che danno ancora l'impressione stilistica della narra172

zione orale: ci si trovano infatti salti di contenuto, interpolazioni ironiche e anche sciocchezze e infine spiegazioni aggiuntive, quando il narratore pensava di aver dimenticato un particolare importante. E da considerare un vantaggio che la maggior parte delle raccolte di fiabe venissero pubblicate (per lo pi in francese o in inglese) da curatori che avevano un particolare interesse anche al fatto linguistico e che perci tentarono di conservare non solo i contenuti, ma anche, con una certa precisione, la singolarit del linguaggio. Quasi tutti i testi si basano su racconti dettati, alcuni, pi recenti, su sceneggiature di trasmissioni radiofoniche. quindi possibile dare alle fiabe qui raccolte un'etichetta di "autenticit"? Ne dubito. Da un lato c' il fatto, quanto mai banale, che tutti i testi nascono da situazioni narrative "artificiose". Uno studioso europeo (in un caso si tratta di un ufficiale coloniale) prega il narratore di presentare il suo repertorio, oppure uno studio radiofonico chiede di raccontare delle fiabe. Anche pi evidente risulta inoltre che chi ha pensato di raccogliere le fiabe ha influenzato il narratore: qualcuno insiste presso il narratore che ama le storielle buffe o quelle di imbrogli perch reciti una "vera" fiaba di magia. E cos nelle raccolte che vengono poi utilizzate si notano ben presto numerosi e molteplici segni di autocensura. In un caso, ad esempio, una storiella scherzosa diventa incomprensibile perch (sia nell'originale persiano sia nella versione inglese) quattro righe mancanti sono state sostituite da puntini di sospensione. In un altro testo si trovano all'improvviso frasi latine; una prefazione afferma che determinati soggetti non sono stati neppure considerati perch feriscono il buon gusto. Talvolta si d il caso che i narratori persiani nel loro repertorio - adeguato a una societ fortemente maschilista - amino far uso di battute erotiche o talora anche oscene. La maggior parte dei testi ci vengono da narratori uomini, che hanno costruito e provato il loro repertorio
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per tutta una vita. Alcune delle fiabe qui presentate, raccolte negli anni Sessanta, sono invece opera di donne. E questa differenza di sesso del narratore sta a indicare anche una differenza nella funzione del narratore stesso e nella situazione in cui di solito viene fatto il racconto: il pubblico della donna che racconta composto in massima parte da bambini. E di conseguenza il "dew", il demone cattivo, nelle storie raccontate dalle donne, rapisce i bambini (un po' di paura serve a mantenere la disciplina), mentre il narratore uomo, esperto di queste cose, d ai "dew" la fama di rapitori di belle fanciulle. Come gi un tempo nella tradizione mitteleuropea, si ha oggi una delimitazione della tradizione narrativa: le fiabe nei racconti femminili continuano a vivere nell'ambito privato, mentre il racconto maschile di soggetto tradizionale anche in Persia si in larga misura esaurito. Molti dei motivi favolistici persiani sono tramandati nel racconto popolare tedesco. Questi tratti in comune provengono in parte dalla comune origine indoeuropea, ma in gran parte sono anche certamente conseguenza di un secolare processo (in pace e in guerra) di scambio culturale. L'influsso arabo-islamico si nota in particolare nei racconti presentati con un amore per il dettaglio quasi concreto. Anche i personaggi della fiaba persiana danno al lettore una singolare impressione di cose note e al tempo stesso di estraneit: accanto alle figure pi familiari del radioso principe-eroe e della principessa bellissima antiche conoscenze di tutto il mondo favolistico - i visir e i kad nei bazar, e i demoni divoratori di uomini possono dapprima apparire in effetti piuttosto esotici; in realt per i personaggi e le figure delle fiabe popolari persiane hanno le stesse qualit, i medesimi caratteri della fiaba della tradizione tedesca, europea in generale. Lo stesso vale per i racconti burleschi: in essi si confermano i pregiudizi nei confronti dei pi deboli o degli abitanti di
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altre terre e, non da ultimo nei confronti delle donne - si confermano o vengono, al contrario, confutati. E infine ritroviamo qui la figura del sovrano buono, impersonato dallo sci Abbas I, fondatore della prima potenza (dinastia?) iraniana, che ancor oggi - trecento anni dopo il suo regno - il personaggio centrale e pi popolare di molti racconti persiani. L'idealizzazione di questo monarca storicamente confutabile; infatti se l'Iran sotto il suo dominio conobbe un periodo di relativo sviluppo economico, Abbas il Grande fu tutt'altro che un difensore dei poveri e degli oppressi e fece persino accecare suo fratello, quando questi si rivel troppo amato dal popolo. Si tratta dunque in questa serie di piccoli racconti semplicemente di "fiabe di palazzo", di tipo conformista? S e no. Perch, letta con occhio diverso, anche l'idealizzazione dello sci Abbas rivela le sofferenze del popolo, la sua povert, l'oppressione a cui sottoposto - e quindi la speranza in una pi giusta organizzazione della societ. Inge Hoepfner

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Note

La storia del principe Calaf e della principessa Turandot Fonte: Les Mille et un Jour (1786) pagg. 265-281, 345-453. La stesura qui presentata fortemente abbreviata; la elaborazione si basa sulla traduzione tedesca di F. H. von der Hagen (1827), pagg. 1-9 (46mo-48mo giorno) e pagg. 85-196 (61moS2mo giorno). Sulla genesi della raccolta Les Mille et un Jour. l'orientalista francese Francois Ptis de la Croix (Parigi 1653-1713) nel corso dei suoi viaggi in Oriente (a partire dal 1640) nell'anno 1674 da Baghdad si rec a Isfahan, residenza della dinastia Safawida, dove si trattenne allo scopo di studiare la lingua persiana. Come egli stesso racconta nella prefazione alla sua raccolta, ottenne da un amico, capo dell'Ordine dei Sufi del luogo, il derviscio Mokle, il manoscritto originale persiano. Si tratta molto probabilmente di testi di commedie di origine indiana del XVI secolo, che il derviscio Mokle possedeva in una stesura turca e ch'egli stesso aveva elaborato in racconti in prosa, a cui aveva dato il titolo di Hezr-oyk rz (Mille e un giorno). La traduzione francese di Ptis de la Croix fu pubblicata nell'adattamento del poeta francese Alain-Ren Lesage (16681747) per la prima volta a Parigi nel 1710-12, e da allora venne ripetutamente ristampata (per esempio nella raccolta molto estesa di "racconti di fate" francesi e orientali del tardo XVII e XVIII secolo: Le Cabinet des fes), poi tradotta in diverse lingue. Poich il manoscritto originale persiano andato perduto,
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Ptis de la Croix fu accusato (certo a torto) di invenzione o falsificazione, tanto pi che la prima pubblicazione aveva luogo in un periodo in cui in Francia si pubblicavano innumerevoli racconti pseudo-orientali, che venivano contrabbandati come originali dell'Oriente. Senza tener conto del problema dell'autenticit della raccolta, i racconti di Ptis de la Croix vennero adeguati al gusto francese dell'epoca. La raccolta Mille e un Giorno costituisce, per cos dire, il pendant a Mille e una Notte. Mentre il complesso dell'azione di Mille e una Notte tratta di un principe prevenuto contro le donne, il complesso dell'azione di Mille e un Giorno tratta di una principessa prevenuta contro gli uomini. Il racconto di Turandot acquist importanza letteraria grazie alle elaborazioni drammatiche di Gozzi, Schiller, Brecht ecc. In Persia il rac conto di Turandot provato da numerose versioni letterarie e scritti anonimi. La versione pi antica della fiaba di Turandot si trova nell'epos romantico Ha/t Peikar (completato nel 1198); in tedesco, Die Sieben Bildnisse (I sette ritratti), del poeta persiano Nezami (1141-1209). I sette ritratti rappresentano sette principesse di cui si innamora il re sassanide Bahrm Gur (420438). La quarta principessa la figlia di un re russo, una principessa di nome Turnducht (solo in versioni di epoche posteriori l'azione viene spostata in Cina). A differenza della versione di Ptis de la Croix, nell'opera di Nezami il gioco di domande e risposte consiste in mute prove di acume, e vi mancano completamente i veri indovinelli. Entrambe le versioni per contengono, per esempio, il motivo del ritratto, molto diffuso in Persia, di cui il giovane si innamora. La figura della principessa misteriosa va oltre il racconto di Turandot e prende forma in molte altre leggende popolari. Diffusissime a livello internazionale sono le fiabe in cui un pretendente pu conquistare la figlia del re soltanto se sa sciogliere i suoi indovinelli oppure le propone lui stesso un indovinello, che lei a sua volta non sa risolvere. Questi tipi di prove imposte ai pretendenti sono nella maggior parte legate alla minaccia di morte in caso di fallimento. Nella fiaba dei Grimm "Das Ratsel" - Kinder-und Hausmarchen ("L'indovinello" 178

Fiabe infantili e familiari, n. 22), per esempio, c' "una bellissima e superba principessa" che annuncia di essere disposta a prendere in sposo colui che le sottoporr un indovinello al quale lei non sapr rispondere. Se per dovesse risolverlo, al pretendente verr tagliata la testa. Il sogno del servo Fonte: Mann (1909), pagg. 105-109. La fiaba, relativamente lacunosa, raccontata da un vecchio contadino in un dialetto tajk, venne raccolta nel 1907 a Shiraz, capitale della provincia Fars. La versione qui presentata stata elaborata e in minima parte anche completata. Il motivo di fondo del complesso del racconto (una principessa muta o che ha perduto la parola ritrova la capacit di esprimersi) un tema molto amato nei racconti popolari orientali, ma diffuso, anche in Europa. Una versione letteraria della prima storia del servo si trova anche nel testo, un tempo assai diffuso Tuti-Nameb (in tedesco Papageienbuch), il libro dei pappagalli, dello scrittore persiano Nachshab, degli inizi del XIV secolo, che si basa su fonti indiane. Nel racconto del Papageienbuch i protagonisti del racconto litigano non su un uomo di legno, ma su una fanciulla di legno (e cos avviene anche nelle corrispondenti varianti della fiaba, sia orientali che europee). La seconda storia del servo rappresenta anch'essa un personaggio favolistico di diffusione internazionale. Una versione tedesca la offrono i fratelli Grimm nella fiaba "Die vier kunstreichen Bruder" - Kinder-und Hausmarcben ("I quattro fratelli artisti - Fiabe infantili e familiari, n. 129), in cui un gran ladrone, un astronomo, un cacciatore e un sarto si contendono la figlia del re, risvegliata dalla morte. Il principe serpente Fonte: Lorimer (1919), pagg. 25-32. MacMillan, Londra/ Basingstoke. Questa fiaba dello sposo-animale, presente in molte versioni persiane, appartiene al ciclo diffuso in tutto il mondo dei racconti di uomini-animali. Il motivo, noto in una
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elaborazione letteraria gi nei tempi antichi, lo si trova nel racconto di "Amore e Psiche" nelle Metamorfosi dello scrittore latino Apuleio (tl24 d.C.). La minaccia "brucio tuo padre" o il discorso del "padre bruciato" in altri testi si spiega con la concezione della resurrezione del corpo: un morto bruciato non pu risorgere e quindi accedere al paradiso. Qui la maledizione del padre colpisce il buon nome di tutta la famiglia. 1 quaranta figli del re Fonte: Mann (1926), pagg. 174-177. Walter de Gruyter, Berlino/Lipsia. La fiaba, raccontata nel dialetto nyini da un Seyyed (discendente del profeta Maometto), di nome Tj ulattb, di Nyin, fu riportata a Isfahan nel 1907. Contiene l'episodio, presente in molti racconti popolari, dell'eroe che scende in un pozzo per liberare delle vergini dalla violenza di un demone. Accanto a questo, si trovano nella fiaba agganci al motivo, popolarissimo in Oriente, della biblica storia di Giuseppe. D racconto del figlio prediletto Giacobbe e dei suoi fratelli fu ripreso nel Corano (12 Sura), l dove si dice che Giuseppe fu gettato in una cisterna dai suoi fratelli, mentre stava raccontando al padre di essere stato attaccato da un lupo. La citt delle pietre Fonte: Boulvin (1975), pagg. 153-155. Institut d'Etudes Iraniennes, Parigi. La fiaba stata raccontata negli anni Sessanta, nell'ambito delle radiotrasmissioni folcloristiche a Meshhed, la capitale della provincia nordorientale iraniana di Chorassan. Il dew con i demoni di origine araba, fra gli spiriti soprannaturali pi noti nella credenza popolare e ha nelle fiabe di magia della Persia il ruolo di spirito maligno. In origine i dew erano gli dei di trib iraniane, che verso il 1000 a.C. si erano portate sull'altipiano. Soltanto grazie all'annuncio di Zarathustra di una religione monoteistica (dal 600 a.C. all'800 circa d.C.) i dew furono degradati a livello di demoni. Nella moderna letteratura persiana e nella tradizione popolare il dew (il feroce, spietato,
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insaziabile) viene rappresentato come capace di magie, di trasformazioni, spirito maligno spesso divoratore di uomini, figura animalesca con lunga barba, con delle corna, che rapisce gli esseri umani (per lo pi fanciulle) e li porta nelle sue dimore sotterranee. La festa in giardino Fonte: Mass (1925), pagg. 143-146. Socit asiatique, ParigiIl narratore, Seyyed Faizullah Nadim-ul-mulk, una delle personalit pi note fra i grandi narratori persiani, ed a lui che l'orientalista francese H. Mass deve la raccolta di cui sopra. Seyyed Faizullah abbandon la casa patena a Meshhed all'et di 18 o 19 anni e si guadagn da vivere in un primo tempo come indovino. Qualche tempo dopo intraprese lunghi viaggi attraverso tutta la Persia, durante i quali raccolse un gran numero di racconti, che venivano narrati dai viaggiatori e dai cammellieri nel caravanserragli. Il suo ricco repertorio tuttavia non si basa certo unicamente su una trasmissione orale del materiale, in particolare perch, essendo insegnante di lingua persiana e cliente assiduo del bazar, da considerare un narratore specialmente "colto" sul piano letterario. Nei suoi racconti trasmessa in modo speciale la sua profonda avversione contro tutte le superstizioni e in particolare contro la favolistica basata sulla magia. L'evidente rilievo ironico del motivo della fiaba magica che appare nel testo presentato, il modo del narratore di smascherare il mondo della fantasia come un mondo dell'ebbrezza, pu essere visto come una sottile vendetta di questo autore, che d la sua preferenza alle storie burlesche e di menzogna, nei confronti dello studioso, che premeva per avere in lui un narratore di una fiaba "autentica." Altrettanto incerto anche se gli attributi di cui sono in gran parte fornite le figure degli spiriti corrispondono sempre alle immagini tramandate, o se non sono piuttosto da vedere come ingredienti ironici voluti dal narratore.

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Il profeta Musa e il venditore d'acqua Fonte: Mass (1938), pagg. 466-469. G. P. Maisonneuve, Parigi. Nella traduzione francese si tratta di racconti popolari che M. Kouhi Kermani ha raccolto presso contadini e pastori soprattutto nella provincia dell'Iran meridionale di Kerman, e che sono stati pubblicati nel 1936 a Teheran sotto il titolo di Shehardeh efsaneh (Quattordicifiabe). Il racconto qui presentato leggermente abbreviato rispetto all'originale persiano di Mass. Il profeta biblico Mos (Musa in persiano) considerato dal Corano come predecessore e modello di Maometto. Sci Abbas e la madre povera Fonte: Lorimer (1919), pagg. 321-323. MacMillan, Londra / Basingstoke. I racconti riguardanti lo sci Abbas (1587-1629), il sovrano pi famoso della dinastia Sefawida, godono in Iran di una grandissima popolarit. Nella tradizione popolare, lo sci Abbas rappresenta il monarca giusto e generoso che, travestito da monaco, si mescola al suo popolo, aiuta i poveri e punisce i malvagi. L'anello fatato

Fonte: Boulvin (1975), pagg. 115-118. Institut d'Etudes Iraniennes, Parigi. La fiaba fu raccolta negli anni Sessanta da studenti dell'Universit di Meshhed e presentata in numerose versioni persiane. L'uomo calvo Fonte: Boulvin (1975), pagg. 94-96. Institut d'Etudes Iraniennes, Parigi. Anche questa fiaba, raccolta negli anni Sessanta da studenti dell'Universit di Meshhed, offre la versione persiana del notissimo racconto delle "scarpe consumate ballando" che fan182

no parte come n. 122 delle Kinder- und Hausmarchen (Fiabe infantili e familiari) dei fratelli Grimm. L'indovino Fonte: Christensen (1918), pagg. 123-125. Kongelige Danske Videnskabernes Selskab, Copenhagen. In questa raccolta sono riunite fiabe (per lo pi storielle burlesche), che A. Christensen fece dettare nel 1914 a Teheran da Seyyed Faizullah Nadim-ul-mulk, lo stesso narratore di cui alcuni anni pi tardi H. Mass pubblic una raccolta di fiabe e di storie burlesche (vedi nota a La festa in giardino). Il racconto, presente in diverse varianti persiane, molto diffuso; la versione pi nota di lingua tedesca stata pubblicata dai fratelli Grimm sotto il titolo di Dottor Satutto, in Fiabe infantili e familiari, n. 98. L'apprendista giVedi nota a La festa in giardino. La terra dei matti Fonte: Lorimer (1919), pagg. 154-149. MacMillan, Londra / Basingstoke. I tre maestri di scuola Fonte: Mass (1938), pagg. 464-466. G. P. Maissonneuve, Parigi. Questa storia dal regno degli sciocchi, composta di tre brevi racconti, particolarmente diffusa in Oriente, combinata con le pi diverse e mutevoli azioni. Le tre storie sono note, sia in Oriente che in Europa, anche come storielle burlesche a s stanti; cos ad esempio le prime due della versione qui presentata si trovano anche nelle Mille e una Notte. Per meglio comprendere il racconto del primo maestro di scuola, vai la pena di
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stregone

Fonte: Mass (1925), pagg. 147-151. Socit asiatique, Pari-

ricordare che nelle scuole persiane era abitudine battere le mani quando qualcuno starnutiva. La volpe in pellegrinaggio alla Mecca Fonte: Lorimer (1919), pagg. 118-123. MacMillan, Londra / Basingstoke. Il motivo della volpe che d a intendere di intraprendere un pellegrinaggio alla Mecca, noto in terra tedesca dall'epos degli animali Reineke Fucbs (ad esempio nella versione di Goethe, Canto 5 e 6: pellegrinaggio a Roma). Il motivo compare anche nella prima versione francese, concepita come satira contro il clero, Le Roman de Renart (del 1200 circa; pellegrinaggio in Terra Santa). Solimano (il re biblico Salomone) ha un ruolo particolare nelle leggende islamiche. Secondo gli storici arabi, considerato, insieme ad Alessandro Magno, fra i grandi re credenti del mondo e vero ambasciatore di Allah, messaggero divino e immagine di Maometto. Le leggende gli attribuiscono forze sovrannaturali e profetiche. Salomone disponeva di un esercito di uomini, demoni e uccelli. Fu il primo a cui l'upupa port la notizia sul regno di Saba e la sua regina (Corano 28 Sura, w. 17 ss.). Le tre donne e l'anello Fonte: Christensen (1918), pagg. 107-113. Kongelige Danske Videnskabernes Selskab, Copenaghen. Il racconto, noto in Oriente come pure in Europa (a partire dal XIII secolo), ricorre in parecchie versioni letterarie persiane, fra l'altro anche in versi. Il grande furfante di Shiraz Fonte: Phillott (1906), pagg. 385-388. La raccolta di Phillott riunisce cinque storielle facete del repertorio di un narratore persiano di professione: probabilmente si tratta dell'unica pubblicazione di questo genere. I narratori di fiabe di professione, per lo pi dervisci, fino ai primi anni del
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nostro secolo andavano raccontando nei luoghi pubblici e in case da t (frequentate da soli uomini! ) le loro storie. Spesso, come i cantastorie, indicavano con una bacchetta diverse immagini, che rappresentavano i luoghi o i personaggi dei loro racconti. La straordinaria arte della narrazione e il talento teatrale di questi narratori di mestiere gi testimoniato nel 1815 dall'inglese John Malcolm nella sua History of Persia (Storia della Persia). L'arguzia della storiella qui presentata poggia su due pregiudizi: in uno gli abitanti di Shiraz sono convinti della stupidit di quelli di Isfahan (da notare: il narratore lui stesso di Shiraz); nel secondo le donne sono in generale considerate pi stupide degli uomini. La punizione del marito, alla fine della storia, si presenta notevolmente pi crudele di quanto previsto dal Corano (24. Sura, v. 4): Coloro che calunniano donne oneste e non portano quattro testimoni di quanto affermano, costoro sferzateli cc i ottanta colpi di frusta e non prendeteli mai pi a testimoni, perch sono empi e peccatori. Ovviamente ci che il narratore era in grado di aggiungere alla storia grazie alla mimica e al gesto, sfugge alla versione scritta; tuttavia nel testo filtra un esempio del linguaggio gestuale persiano: il gesto di grattarsi perch qualcuno resti in silenzio, corrisponde al gesto, comune fra noi, di mettere il dito davanti alla bocca. La figlia del sarto e il figlio del ricco mercante Fonte: Mass (1938), pagg. 486-489. G. P. Maisonneuve, Parigi. Il racconto rivela nella prima parte una lacuna. Dal senso della storia si pu concludere che il figlio del mercante deve essersi presentato tre volte, una dopo l'altra, al sarto; nel testo scritto per si parla solo della terza visita del giovane. Probabilmente il narratore ha dimenticato questo passaggio. L'episodio, in cui la giovane donna va a prendere un mazzo di fiori gialli, stato riassunto dal traduttore francese.

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Il principe Esma'il e Arab-Zengi Fonte: Mass (1938), pagg. 469-476. G. P. Maisonneuve, Parigi.

La curatrice di questa raccolta ringrazia tutti gli Editori e le Istituzioni per il cortese permesso di stampare i loro testi.

Fiabe siriane

A mia figlia Salima e ai miei nipoti

Grazie. A chi un giorno ha sognato con me questo libro. Ai miei gentili e generosi narratori. Al prof. I.M. Ceccherelli, Juan Jimnez, Mohammad Roumi, Mali Sayouni, Hassan Sino. Al prof. Gabriel Saade e a tutti gli altri amici che mi hanno incoraggiata e sostenuta. Una speciale gratitudine va a Milagros de la Fuente, amica preziosa nella vita e paziente collaboratrice. Ai miei cari. Ai miei lettori offro queste fiabe, che ho raccontato come le ho ascoltate, come le ho sognate, perch le sognino e le arricchiscano di nuovo mistero.

Abu al Hsein 1

C era una volta una volpe sempre affamata. Un giorno, trov la pagina di un libro e la lesse. Vi era scritto: "Dio nutre chi giace, chi siede, chi sta ritto". Tutta contenta, si sdrai ad attendere il cibo, ma non accadde nulla. Si sedette, e il risultato fu identico. Si mise in piedi, ma rest digiuna. Vado alla Mecca2 decise infine. Passando davanti a un accampamento di nomadi, vide una donna che stendeva il bucato. Le rub un telo bianco e lo indoss come se fosse un mantello. Con un ramo secco, si fece un bastone. Una gallina che stava nei paraggi pens: "Questa volpe sembra uno sheikh!"3 e le chiese: O sheikh, dove sei diretto? Alla Mecca. Mi prenderesti con te? Va bene. Verso il tramonto, incontrarono un gallo. "Che stranezza! Una gallina in compagnia di una volpe!" si meravigli. Dove andate? chiese. Alla Mecca rispose la gallina. Viaggi con la volpe! Sei forse matta? le sussurr il gallo. Non preoccuparti, un pentito lo tranquillizz. Se cos, verr con voi. Mi portate?
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Certo! disse la gallina. Andiamo! acconsent la volpe. E ripresero il viaggio. Una pernice, che volava da quelle parti, scorse la brigata, scese a terra, e domand: Dove andate? Alla Mecca. Mi portate con voi? Vieni le risposero in coro. I quattro pellegrini camminarono finch raggiunsero un luogo dove sorgeva una grotta. Ormai era quasi buio, e la volpe propose: Che ne direste di dormire qua dentro? Io veglier per proteggervi. Per la volpe aveva tanta fame! Guardando la gallina, vide un pasto succulento, e la tentazione le sugger di mangiarla. Cari disse ai suoi seguaci poich avete deciso di fare il pellegrinaggio, bisogna che confessiate i vostri peccati. Io non ho mai commesso peccati afferm la gallina. Che cosa? Bugiarda! Io non dico bugie. E io dico che hai peccato. Quando? Come? Tutte le volte che hai fatto un uovo. Con i tuoi assordanti coccod disturbavi il villaggio, e facevi versare lacrime al figlioletto del vicino povero. Perch? Il bambino piangeva e strillava: "Voglio mangiare l'uovo!". La madre si innervosiva e lo picchiava. Meriti di morire sentenzi. La prese e la divor. Trascorsa mezz'ora, vedendo il gallo bello grasso, le torn un'irresistibile voglia di mangiare. Ehi tu, furbo lo apostrof. Riconosci le tue malefatte.
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Non ne ho da confessare. Mi alzo presto e compio il mio dovere: canto per svegliare la gente protest il gallo. E fai peccato. Come?! Cominci a cantare due o tre ore prima che spunti il sole, e i tuoi chicchirich svegliano le mogli dei lavoratori. "Alzati e vai a lavorare" dicono ai mariti, dandogli spintoni e pizzicotti. " ancora presto!" protestano loro. "No. Perch il gallo ha cantato." E i poveretti sono costretti a uscire al buio. Qualcuno pensa: "Quando torno a casa, bastoner a sangue quella disgraziata" ed colpa tua. Lo acchiapp e lo divor. Anche la pernice era invitante, e la volpe, che gi pregustava il bocconcino, l'afferr e le chiese: Che peccati hai commesso, tu?. Tutti rispose l'interpellata. Che cosa? Tutti i peccati che esistono. Per ascolta, ti prego. Mio padre, un giorno, mi disse: "Se dovessi incontrare qualcuno che vuole mangiarti, pregalo di leggerti prima la Fatiha 4 per la salvezza della tua anima". La volpe acconsent, e la pernice vol via. Allora, Abu al-Hsein si mise a imprecare contro la propria stupidit: Maledetto il padre di quell'uccellaccio, e anch'io, che ho letto la Fatiha per la sua anima, prima di averlo mangiato. Morale della favola: Non sempre la scaltrezza indice di intelligenza. Spesso il furbo vince per la debolezza o stupidit altrui.

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NOTE
1 Il furbo. Soprannome siriano della volpe. Luogo santo dell'Islam, dove ogni credente dovrebbe recarsi in pellegrinaggio almeno una volta nella vita. 3 Parola araba, che letteralmente significa vecchio, passata a definire un capo religioso o secolare, ma anche un predicatore. 4 la prima sura coranica, "La aprente il libro". Un inno in onore a Dio, il "Padre nostro" musulmano. Per recitarla si tengono le mani davanti al volto con i palmi rivolti verso l'alto: Nel nome di Dio, misericordioso e compassionevole. La lode spetta a Dio, il Signore dei mondi, Il misericordioso, il compassionevole, Il padrone del giorno del Giudizio. Te noi serviamo e te invochiamo in aiuto. Guidaci per il retto sentiero, Il sentiero di coloro che tu hai favorito, Contro i quali tu non sei adirato e che non vanno errati. 2

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La forza e la scaltrezza

C'era una volta, moltissimo tempo fa, un leone che, mentre passeggiava nel deserto, vide un gatto correre a gambe levate. Perch vai tanto in fretta? gli grid. Ho visto un uomo! Dopo un po', gli pass vicino un caprone spaventato, che correva pi veloce del lampo. Perch fuggi? gli chiese. Scappo dall'uomo! rispose il caprone, dileguandosi. Poi, incontr un cavallo che galoppava impetuosamente, una iena che sembrava la portasse via un tornado, e anche un elefante, un cammello e uno sciacallo. Tutti erano terrorizzati. Per Dio! gli dicevano sfuggiamo all'uomo. Il leone, che l'uomo non l'aveva mai incontrato, pens: "Come sar quest'animale? Sono proprio curioso di conoscerlo". Intanto, dopo aver attraversato tutto il deserto, era penetrato nel bosco e aveva incontrato uno smilzo taglialegna che, insieme a suo figlio, raccoglieva la resina dagli alberi. Quegli strani esseri gli erano sconosciuti! Siete per caso uomini? volle sapere. S risposero i due, tremando per lo spavento. Li
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squadr con aria perplessa: avevano un aspetto talmente miserando! Ditemi: il gatto, la iena e tutti gli altri scappavano da voi? chiese. Certo. Li osserv meglio, e fu ancora pi incredulo. Non riuscendo a comprendere come delle creature simili potessero spaventare pi di lui, decise di metterle alla prova. Dobbiamo combattere per stabilire chi tra noi il pi forte propose al boscaiolo. Ora non posso. Ho lasciato la mia forza a casa disse lui. Vai a prenderla e torna. Ti aspetter. Ehi! Non che tu, nel frattempo, vai via, e io mi faccio una scarpinata per nulla? Ti prometto che mi troverai qui. Non mi fido. Andr, ma a una condizione. Devi farti legare. Ci sto acconsent il leone. Allora, l'uomo ordin a suo figlio: Accendi il fuoco e riscalda la resina e si mise a legare il leone all'albero, dalla testa ai piedi, con una grossa fune che gli serviva per i tronchi; poi gli rovesci addosso la resina bollente. L'animale rugg, chiamando in suo aiuto gli altri leoni, che si precipitarono, lo liberarono, e tutti insieme si misero a rincorrere il taglialegna e suo figlio. Padre, i leoni si avvicinano! grid il bambino. Corri, corri! lo incit il genitore. Correvano a perdifiato ma non riuscivano a distanziare gli inseguitori. Cosicch decisero di rifugiarsi su un albero. Il leone disse ai suoi: Fratelli, salite sul mio dorso. Si misero tutti incolonnati, uno sopra l'altro, e stavano per raggiungere i due poveretti. Arrivano! url il figlio.
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Stai tranquillo, e passami la resina gli disse suo padre. E non aveva finito di parlare che il grosso felino, alla parola "resina", se la diede a gambe, facendo crollare la torre. Perch sei fuggito? chiesero gli altri leoni. Che cosa posso raccontarvi? rispose lui. Chi non ha provato la resina, non pu capire la storia. Morale della favola: Nella lotta tra l'intelligenza e la forza bruta, la prima che finisce per vincere.

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Il lupo, l'avvoltoio e il ghepardo

C'era una volta un lupo che viveva nel bosco, vicino alla riva di un fiume. Si nutriva di rane, di rettili e delle carogne di qualche vacca o agnello morti di malattia, che gli abitanti del vicino villaggio gettavano lontano dalle case, per non sentirne il cattivo odore. Un giorno, il cavallo del capo del villaggio mor. Mentre gli uomini trascinavano la bestia verso il bosco, li vide un avvoltoio. Attese che si allontanassero, poi si mise a strappare pezzi di carne e a divorarli. Proprio in quel momento, passava il lupo. Salut l'avvoltoio, e gli chiese: Che cos' questo banchetto? Prego, mangia con me invit lui. Mangiarono fino a riempirsi la pancia, poi si presentarono, e decisero di diventare amici, scambiarsi visita e pranzare insieme altre volte. Un giorno, il lupo invit l'avvoltoio e gli prepar la minestra. Lui mangiava voracemente, terminando in un batter d'occhio, mentre l'uccello, bench beccasse e beccasse, non riusciva a metterla in bocca; cos si rese conto di essere stato turlupinato. Dopo qualche tempo, pens di ricambiare l'invito a pranzo, e offr al lupo cereali. Questa volta, fu il lupo che non riusc a mangiare, mentre l'avvoltoio beccava beato. Quando termin di mangiare, disse al lupo: Voglio
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offrirti una passeggiata, monta sul mio dorso. Il lupo sal, e cominciarono a volare. Che cosa vedi? chiese l'avvoltoio. Niente rispose il lupo, che era troppo spaventato per guardarsi intorno. All'improvviso, l'avvoltoio si capovolse, e il lupo cadde in mezzo a un gregge di pecore. Il pastore lo vide e fugg, dimenticando la sua giacca di pelle. Il lupo la indoss. Mentre camminava verso casa, incontr un ghepardo, che ammir l'indumento e gli chiese: Che giacca questa?. lavoro delle mie mani. Di quante pecore hai avuto bisogno? Dieci. Me ne faresti una? Certo. Il giorno seguente, il ghepardo gli port dieci pecore. Quando posso tornare a ritirarla? gli chiese. Fra un mese disse il lupo. Ma invece di confezionare la giacca, mangi le pecore una dopo l'altra, e anche le loro pelli. Dopo un mese il ghepardo torn a prendersi la giacca. La mia giacca pronta? chiese al lupo. No. Sono rimasto senza filo, e ho bisogno di altre due pecore rispose lui. Ma si mangi pure quelle. Dopo una settimana, il ghepardo torn. La mia giacca pronta? chiese. Non bastato il filo, ho bisogno di un'altra pecora rispose il lupo; e si mangi anche quella. Dopo due giorni, il ghepardo venne di nuovo, e vide l'ingresso della tana sbarrato da una grande pietra. Hai finito la mia giacca? grid al lupo, che era chiuso dentro.
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No. Sono molto malato. Concedimi ancora alcuni giorni. Per ormai il ghepardo aveva capito di essere stato ingannato. Va bene; star qui fino a quando non guarirai gli disse. Attese per un mese. Ma il lupo, per paura di essere divorato, non usciva. Poich aveva molta fame, si mangi pure la giacca del pastore. Anche quando non ebbe pi nulla da mangiare, continu a stare nella sua tana. E l'altro lo aspettava al varco. Alla fine, il lupo mor. Allora, il ghepardo and via. Morale della favola: Il lupo perde il pelo ma non il vizio.

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L'asino stupido e bugiardo

Molto tempo fa, un asino, un'oca, un anatroccolo, una colomba e una gallina vivevano insieme in armonia come una sola famiglia. Un giorno, decisero di seminare un campo di biada, per poter mangiare durante i freddi giorni d'inverno. Scelsero la terra adatta, seminarono, e, a turno, uno di essi andava a sorvegliare la crescita. Trascorse un mese, e il campo era diventato una verde prateria. Ormai tocca a me, vigilare disse l'asino. Vai, ma che non ti venga in mente di mangiare la biada lo avvertirono gli amici. Non l'assagger neppure promise. Ma, appena giunse al campo, vedendo quella biada invitante, pens: "Succeda quel che deve succedere, io mangio". E mangi fino a saziarsi. Quella sera, fingendo rincrescimento, disse agli amici: Sapete che cos' accaduto? Degli sconosciuti sono entrati nel campo, e hanno mangiato la biada. Ma loro, non credendo alle sue parole, gli proposero: Dobbiamo giurare per il gran pozzo: chi ha rubato, vi cada dentro. L'asino acconsent. Per prima, avanz l'oca, e giur: Se ho mangiato o rubato la biada, che cada dentro questo pozzo e vol al lato opposto. Giur poi l'anatroccolo: Se ho mangiato o rubato, che cada dentro questo pozzo e vol al lato opposto.
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Tocc poi alla colomba: Se ho mangiato o rubato, che cada dentro questo pozzo e vol al lato opposto. E cos fece la gallina. Anche l'asino giur: Se ho mangiato o rubato, che cada dentro questo pozzo e non aveva finito di parlare, che ci cadde dentro. Muori! Essere sleale e infedele, traditore dell'amicizia! gridarono in coro gli altri animali. Allora, l'asino si mise a piangere e a pregare tra i singhiozzi: Fatemi uscire, per favore! No, stai l! gli risposero; e se ne andarono lasciandolo nel pozzo. Pi tardi, venne al pozzo una iena per dissetarsi; l'asino la vide, e le propose: Se mi fai uscire, potrai mangiarmi. La iena lo fece uscire e programm il suo banchetto. Prima, manger i tuoi occhi gli disse. E mi lascerai senza occhi? esclam l'asino. Allora comincer dalle orecchie disse la iena. E mi lascerai senza orecchie? si lament l'asino. Ti manger la bocca, sei contento? E mi lascerai senza bocca? Non ti vergogni? Insomma, cosa vuoi che ti mangi? La coda. E la iena, che era accomodante, si mise dietro l'asino per mangiargli la coda. L'asino per le diede un calcio cos forte, da farla cadere nel pozzo. Fammi uscire, che non ti mangio grid la iena. Stai nel pozzo rispose l'asino, e torn a cercare gli amici. Ma essi gli dissero: Non vogliamo avere pi nessun rapporto con te e si allontanarono, lasciandolo solo e sconsolato. Morale della favola: Le bugie e la furbizia talvolta sembrano premiare; ma della malafede si finisce sempre per pagare il fio.
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La capra e lo sciacallo

C'era una volta una capra che aveva tre figli. Ogni mattina andava al pascolo, e tornava la sera. I piccoli, in sua assenza, si chiudevano in casa; aprivano la porta solamente quando la sentivano dire:
Uno, due, tre, quattro, aprite. Con il latte in seno E l'erba tra le corna Vostra madre a casa ritorna.

C'era anche uno sciacallo, che voleva mangiare i capretti. Un giorno, si mise in testa un paio di corna false e buss alla loro porta. Aprite. Sono vostra madre disse. Qual la parola d'ordine? chiesero i capretti. Che parola e parola, aprite! Sono stanca. I capretti non aprirono. Allora, lo sciacallo decise di scoprire la parola d'ordine. Attese il rientro della capra e, nascosto poco lontano, l'ascolt. Quando, il mattino seguente, essa, come al solito, part per il pascolo, lui buss alla porta e recit la filastrocca. Ma non convinse i capretti. Tu non sei nostra madre. La voce non sua gli dissero. S, sono vostra madre insistette quel cattivo. Allora facci toccare il pelo chiesero i capretti.
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Lo toccarono, e si accorsero che era troppo grosso e duro. Vai via! Non sei nostra madre gli gridarono; e lo sciacallo, sconfitto, dovette andarsene. Ma, il giorno seguente, prese dell'olio, si unse il pelo fino a renderlo morbido e setoso, e tent di nuovo.
Uno, due, tre, quattro, aprite. Con il latte in seno E l'erba tra le corna Vostra madre a casa ritorna

disse. Vogliamo toccare il pelo pretesero i capretti. E poich, questa volta, esso era morbido come quello della madre, aprirono; lo sciacallo se li mangi tutti quanti. Al suo rientro, la capra non trov i figli. Immaginando l'accaduto, corse a casa dello sciacallo. Esci subito gli disse. Chi sei? chiese lo sciacallo. Sono la capra dalle corna d'oro. Se hai mangiato i miei capretti, seguimi in campagna lo sfid la capra. S, li ho mangiati, e ti seguo rispose lo sciacallo. La capra e lo sciacallo andarono in una radura, e l si affrontarono con le corna. Quelle dello sciacallo, che erano false, si ruppero subito. Allora la capra gli apr la pancia con una cornata, e ne uscirono i figli, sani. Lei li abbracci, se li riport a casa, e disse loro: In futuro non aprite la porta a nessuno. Favola che si racconta ai bambini perch non aprano la porta agli estranei.

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La famiglia del taglialegna e la ghula

Molto tempo fa, c'era un povero taglialegna. Al mattino, andava nel bosco, e tornava di notte, con la legna da vendere per procurare il cibo alla famiglia. Un giorno, incontr una bellissima fanciulla. Chi sei? le chiese. Sono tua sorella. Vieni con la famiglia ad abitare da me. Potresti smettere questo duro mestiere, e vivere tra gli agi. L'uomo le credette, e corse ad annunciare la bella notizia a sua moglie. Andiamo a vivere da mia sorella, che ci invita a casa sua. Saremo ricchi le disse. Riunirono subito le loro misere cose e raggiunsero la fanciulla. Lei, che in realt era una ghula,1 prese in spalla il figlio pi piccolo e si mise a pizzicarlo per sapere se era grasso. Il bambino pianse per il dolore. Perch piangi, caro? gli chiese, con falsa premura. Mi fai male le rispose. Di sera, arrivarono a una bella casa, e la ghula li condusse al piano superiore. Voi vivrete qui. Io, invece, star gi. Ma vi avverto: non dovete entrare mai nelle mie stanze! li ammon. Per, il giorno dopo, la moglie del taglialegna, che
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voleva esprimere la sua gratitudine alla cognata per quella generosit, le prepar un buon pranzo e glielo fece portare dalla figlia. La bambina entr senza bussare e, vedendo sua zia che mangiava una ragazza vestita con l'abito da sposa, cadde a terra svenuta per lo spavento! L'aveva rapita nel vicino villaggio, mentre si celebravano le nozze. La ghula le asperse il viso con l'acqua, aspett che rinvenisse, e le chiese, minacciosa: Che cosa hai visto? Non ho visto niente rispose la piccola, mentendo per paura. Allora, il mostro la riport dalla madre e finse di allontanarsi. Ma in realt, si era nascosta dietro la porta. Voleva sentire se parlavano di lei. Non dissero niente, e si allontan, tranquillizzata. Due giorni dopo, per, la bambina disse ai genitori che la zia aveva mangiato una sposa. Cos, essi conobbero la verit sulla ragazza che affermava di essere loro parente: era una ghula, e mangiava carne umana! Il mattino seguente, le chiesero: Dove possiamo lavarci? Nel ruscello. Andate, lavatevi, e fate presto rispose; e tra s aveva gi deciso che, quella stessa notte, li avrebbe mangiati. Non preoccuparti, se tardiamo. Vogliamo fare un bel bagno. E ti avviseremo, prima di rientrare. Metteremo un barile sopra un albero, vicino a un ramo che, mosso dal vento, lo colpir. Finch sentirai il rumore del ramo che batte sul ferro, vorr dire che ci laviamo. Quando cesser, saprai che stiamo tornando a casa disse il boscaiolo. Andarono al ruscello, misero il barile vicino al ra206

mo che, mosso dal vento, lo colpiva, ma non si lavarono. Fuggirono. Intanto, la ghula attendeva. Giunse la notte, e sentiva sempre il rumore. Alla fine si insospett, decise di uscire a cercarli, e non li trov. In quel momento, passava una carovana di cammelli che trasportavano olio in otri di pelle di capra. Mi porteresti, dentro un otre, al villaggio vicino? Alcune persone che ospitavo sono fuggite dopo avermi derubato, e io voglio recuperare i miei averi chiese al capo cammelliere, allettandolo con un ricco compenso. Lui acconsent, e quando giunse alla casa del taglialegna, gli affid l'otre, dicendogli che conteneva olio. Ogni tanto, durante la notte, la ghula borbottava tra s: Dormiranno, o saranno svegli? Appena dormono stritolo le loro ossa e me li mangio. La bambina sent queste parole e disse al padre: Dentro l'otre c' la ghula. Il taglialegna prese della nafta, ne cosparse ben bene l'otre e lo fece bruciare. La ghula mor, ed essi tornarono alla sua casa. Da quel giorno, vissero ricchi e contenti.

NOTE 1 Ghul: essere favoloso, che nell'Arabia preislamica si credeva abitasse nel deserto. Aveva la capacit di metamorfosarsi, e attaccava i viandanti per divorarli. Manteneva per, sempre immutati, i piedi a zoccolo d'asino. Questa credenza ripresa dal folclore dei paesi islamici. La femmina, oltre che ghula, pu chiamarsi si'lat, e sarebbe una strega con la quale gli uomini possono avere rapporti sessuali fecondi.

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Le tre filatrici e lo schiavo nero

C'erano una volta, tanto tempo fa, tre sorelle che facevano le filatrici, e abitavano in una casa vicino al bosco. Ogni giorno, una di loro portava la lana filata al mercato del villaggio e con il guadagno comprava da mangiare. Una volta, la sorella minore non riusc a vendere la lana. Inutilmente, grid tutta la mattina: Lana, lana, chi vuole comprare la mia lana?. Nessuno rispose. Stava gi per rinunciare, quando vide un uomo che vendeva un giovane schiavo nero. Si avvicin e gli propose: Prendi la lana, e dammi lo schiavo. L'uomo accett, fecero il baratto, e la ragazza torn a casa, contenta. Invece le sorelle, che aspettavano il suo ritorno per preparare la cena, si arrabbiarono con lei. Perch non hai portato da mangiare? Di costui che ne facciamo? Non sono riuscita a vendere la lana, e ho pensato che questo bambino potrebbe esserci utile. Chiss che non ci porti fortuna disse. Quella sera, intanto, andarono a letto digiune. Quando era gi notte fonda, e le sorelle dormivano, lo schiavo si alz, si affacci alla finestra, e not una luce che brillava in lontananza. Incuriosito, decise di andare a vedere che cosa fosse. Era una casa. Entr e trov tre bambini seduti intorno al focolare, dove, in una grande pentola, cuoceva un agnello. Lo
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prese, mise i bambini al suo posto, e torn a casa con l'agnello. Le sorelle, molto contente, mangiarono a saziet. Avete visto com' utile? disse la pi giovane. Nel frattempo, in quella casa aveva fatto ritorno la padrona, che era una ghula. Cerc i suoi figli e li trov nella pentola, che cuocevano al posto dell'agnello. Infuriata, decise di mettersi a cercare il colpevole per divorarlo. Si trasform in una donna vecchia, compr dei dolci e and da un villaggio all'altro, offrendoli ai bambini e chiedendo: Che cosa avete mangiato ieri a cena?. Soltanto verso sera incontr il piccolo schiavo nero, e anche a lui chiese: Che cosa hai mangiato ieri? Povera vecchia, non sai cosa ho mangiato con le mie padrone? Agnello ripieno le rispose. Dimmi, dov' la vostra casa? Lui gliela indic, ma aveva capito chi era e, quando la ghula, quella stessa notte, and a casa delle tre sorelle per mangiarlo, non lo trov perch si era nascosto. Lo rivide il giorno dopo, mentre giocava con i bambini del villaggio. Dove hai dormito? gli chiese. Avvolto in una stuoia. Anche quella notte torn, lo cerc, ma non riusc a trovarlo. Il mattino seguente lo cerc e gli chiese: Dove hai dormito? Dietro la porta. Torn a cercarlo per la terza volta, ma non lo trov. Quando fu stanca di cercarlo, si mise a sedere sopra una grande pentola e, proprio in quel momento, sent un rumore: era il bambino nascosto dentro che, per lo spavento, aveva scoreggiato. La ghula scoperchi la pentola e lo vide.
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Sei tu! esclam contenta, afferrandolo per mangiarlo. Che vuoi mangiare? Non vedi che sono sporco e senza carne? disse lui. Secondo te, cosa dovrei fare? Portarmi un pollo ripieno al giorno, fino a che non ingrasso. Lei acconsent. Ogni giorno portava il pollo e gli chiedeva: Sei grasso? No rispondeva; e intanto mangiava i polli con le sue padrone; e insieme scavavano un fosso. Quando questo fu abbastanza profondo, lo ricoprirono di paglia fine. Venne la ghula, e chiese al bambino: Sei ingrassato o no? Adesso sono molto grasso; puoi entrare a mangiarmi rispose. Apri la porta gli ordin. L'aprirono. Appena vide la porta aperta, la ghula corse per acchiappare il bambino, e cadde nella trappola. Allora, le tre sorelle cominciarono a ricoprirla di terra. Invano gridava: Fatemi uscire, non vi succeder niente. Non l'ascoltarono neppure; la sotterrarono e attesero che morisse. Poi andarono alla sua casa. Vi trovarono tutte le ricchezze che uno pu desiderare. Le portarono via e vissero felici e contenti.

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La vendetta

C'era una volta un contadino che aveva due figlie. La maggiore spos un giovane di un altro villaggio e and a vivere con il marito. Quando le nacque un bimbo, la figlia minore, che si chiamava Shenyyie, chiese ai genitori il permesso di visitarla. Lo ottenne; prepar dei dolci e and a conoscere il nipotino. Le due ragazze trascorsero insieme la giornata ma, quando tramont il sole, la sorella maggiore disse a Shenyyie: Vattene a casa. La poveretta per aveva paura di rientrare sola al buio. Fammi dormire da te chiese alla sorella. Non ho posto per farti dormire rispose lei. Dormir nel tuo letto. Ci dorme mio marito. Dormir sotto il letto. No. Sentiresti la nostra conversazione. Cos Shenyyie, triste, delusa e spaventata, and via. Si trovava ancora a met strada, quando sopraggiunse la notte, e non c'erano n le stelle n la luna a rischiarare il cielo. Tutto intorno a lei era nero e minaccioso. Allora la fanciulla, che aveva troppa paura di essere mangiata dai mostri, decise di salire su un albero ad aspettare la luce dell'alba. Mentre attendeva, pass un ghul e la scopr.
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Scendi che ti mangio le disse. Scender, se mi permetterai di chiamare tre volte mio padre rispose Shenyyie. D'accordo acconsent il ghul. Padre, padre, aiutami! Sono tua figlia Shenyyie, che la sorella cacci via nel mezzo della notte! grid. La madre ud il suo lamento e disse al marito: Shenyyie chiede aiuto. Non possibile. Di sicuro dorme dalla sorella. Ti sei sbagliata rispose lui. Shenyyie grid per la seconda volta, e la madre sent. Sono certa che Shenyyie in pericolo insistette. Non pu essere asser l'uomo. Avvenne cos anche la terza volta. Shenyyie chiese aiuto, inutilmente. Ora scendi le ingiunse il ghul, ormai spazientito. Ma poich la fanciulla non ubbidiva, lui scosse con forza l'albero, facendola cadere a terra, e la divor. La mattina seguente, la madre si rec a casa dell'altra figlia. Dov' Shenyyie? le chiese. partita ieri sera rispose la figlia. Vai al fiume e fai il bucato, io riassetter la casa, preparer il pranzo e bader al tuo bambino disse allora la donna, nascondendo la sua pena. E quando sua figlia usc, fece le pulizie, sgozz il neonato e lo cucin. Poi chiuse la porta e se ne and. Quella sera, la giovane fu lieta di trovare il pranzo pronto. Si mise a mangiare, e non sapeva che quel cibo era carne di suo figlio. Ma, a un tratto, scorse i testicoli e cap che la madre glielo aveva ucciso. Corse subito da lei, gridandole: Perch hai fatto questo?
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Quello che facesti al mio cuore con mia figlia, l'ho reso al tuo cuore con tuo figlio le rispose sua madre. I racconti che presentano inquietanti episodi di antropofagia sono numerosi nella regione costiera. La narrazione drammaticamente scarna. L'elemento scatenante la cruda vicenda il pi delle volte un atroce dolore che si tramuta in gelido e brutale odio, dal quale scaturisce l'idea di una implacabile vendetta.

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Il liocorno 1

Nei tempi antichi, Latakia2 era circondata da grosse mura. Al calar della sera, le porte di accesso alla citt venivano sbarrate, e nessuno pi poteva entrarvi fino all'alba. Anche le sue vie diventavano deserte, poich il re aveva proibito agli abitanti di andare in giro dopo il tramonto del sole. Questa era la legge e, per farla osservare, veniva liberato un liocorno, che si aggirava nelle strade, nelle piazze, nei vicoli. Tutti temevano quell'animale, e restavano chiusi nelle loro case. In citt, c'era una donna che viveva con la figlia di sei anni. Un giorno la bambina si ammal e dovette affidarla a dei conoscenti. Torner prima di sera le disse. Ma non venne, e la piccola si mise a piangere, sconfortata. Invano cercavano di calmarla in mille maniere. Voglio la mia mamma. Voglio tornare a casa ripeteva senza sosta; e con la sua lagna incessante irrit tanto i suoi ospiti, che essi finalmente, senza pi badarle, le dissero: Vattene pure, se questo che desideri!. La bimba usc nella citt deserta. Ma appena fu nella strada, ebbe paura. Tremante, scrutava nell'oscurit, cercando di cogliere i segni del pericolo. E allora, accadde un fatto straordinario: senza che l'avesse visto giungere, il liocorno le si par davanti all'improvviso. La guard come per rassicurarla e, piegando le zampe anteriori, le fece intendere, con
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un segno del capo, di montargli in groppa. Lei non aveva pi paura e, mentre attraversava la citt al galoppo, sul dorso di quell'animale fantastico, le sembrava di volare dentro un sogno. Intanto, anche la madre aveva sentito un'irresistibile nostalgia. "Devo andare subito da mia figlia" pensava, in preda all'ansia. E decise di uscire a riprendersela, nonostante fosse sopraggiunta la notte. Ma appena apr l'uscio, vide la bambina, che arrivava in groppa al liocorno! Esso si inginocchi per farla scendere, la salut con un cenno del capo, e scomparve.

NOTE 1 II liocorno, animale favoloso che in numerose mitologie combatte le forze oscure e rappresenta le virt regali, era anche considerato simbolo della verginit fisica; sembra si lasciasse ammansire solo da una vergine. 2 II pi importante porto siriano. Fondata da Seleuco Nicatore, l'antica Laodicea al Mare, fiorente citt durante l'epoca romana.

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L'uccello verde 1

Molto tempo fa, un uomo viveva felice con la sua famiglia; a un certo punto sua moglie mor e lui si rispos. Un giorno, disse alla nuova moglie: Oggi desidero mangiare carne; vedi di trovarne. Lei voleva accontentarlo, e and subito dal macellaio, che non ne aveva, ma le sugger: Ammazza suo figlio, e cucinaglielo. La disgraziata accett il consiglio, torn a casa, sgozz il bambino, lo cucin, e lo serv, come cena, al marito. Lui, mentre mangiava, scorse nel piatto qualcosa che lo turb: un pezzo della carne assomigliava a una piccola mano! Assalito dal dubbio, chiese alla moglie, rivolgendole uno sguardo perplesso: Dov' il bambino?. Da un compagno gli rispose, irritata; e l'uomo fin il suo pasto. Pi tardi, la sorellina del morto, che sapeva tutto, ma per paura non osava parlare, raccolse le ossa e le seppell in un prato. Da esse, alcuni giorni dopo, nacque un uccello con le piume verdi che, volando, and a posarsi sulla bancarella di un venditore ambulante. L cant questa canzone:
Sono l'uccello verde Quando cammino mi pavoneggio. La mia matrigna mi sgozz Mio padre mi mangi Mia sorella pietosa Le mie ossa riun E in un verde prato le seppell.2
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Il venditore gli disse: Se canti ancora, ti regaler degli aghi. L'uccello cant, ebbe la ricompensa, e vol alla bottega di un gioielliere. Anche l gorgheggi la canzone, e l'orefice disse: Se la ripeti, ti doner gioie preziose. L'uccello verde narr la sua storia ancora una volta, prese i gioielli e vol via. Si pos, infine, sulla finestra della casa in cui aveva vissuto quando era bambino: cant, e il canto ammali la matrigna, che gli chiese di cantare ancora. Esso le rispose: Il mio canto sentirai, se prima la bocca aprirai. Lei apr la bocca, e dal becco dell'uccello usc un ago che la uccise. Venne il padre. Anche lui ud il canto, anche lui mor. Venne la sorellina. Sent il canto, e lo am. Canta ancora preg. Esso le offr i gioielli e il canto:
Sono l'uccello verde Quando cammino mi pavoneggio. La mia matrigna mi sgozz Mio padre mi mangi Mia sorella pietosa Le mie ossa riun E in un verde prato le seppell.

Poi vol, fino a perdersi nell'infinito.3

NOTE
1 Secondo una credenza islamica, che risale all'epoca del profeta Maometto, talvolta le anime dei bambini risiedevano, in attesa del giudizio universale, in un giardino alle porte del Paradiso, incarnate in uccelli bianchi o verdi. Questa credenza diede origine a numerose leggende. 2 Mia madre, la donnaccia / Mi uccise / Mio padre, il furfante / Mi mangi / Mia sorellina mi gett nell'acqua / Ed io l diventai un bello uccello / Volo! Volo! Volo! Goethe: Faust (Notte di sabba) Traduzio-

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ne G. de Nerval (L. Garnier ed., Parigi 1937) pag. 367; una variante del testo, pag. 180. 3 In Omero si trovano reminiscenze di un'antica credenza popolare secondo la quale l'anima dei defunti assumeva le sembianze di un uccello (cfr. Iliade, XXIII, 100; Odissea, XXIV, 16). Secondo la leggenda, erano uccelli le anime che volavano sopra il sepolcro di Meninone. Anche nell'antica Mesopotamia si raffiguravano i morti sotto forma di uccelli. Il racconto richiama inoltre un episodio delle Metamorfosi di Ovidio (quello di Progne e Filomena trasformate in uccelli): vi si narra di un banchetto durante il quale a un padre viene offerto il corpo cucinato del figlio. Una vicenda in cui il terrore tragico e le crudeli sofferenze sembrano essere i passaggi inevitabili per ritrovare l'innocenza originale. Questo tema appartiene anche alla tradizione orale nordica.

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L'uccello magico

C'era una volta, nei tempi antichi, un povero boscaiolo che, a stento, riusciva a nutrire la famiglia. Egli aveva tre figli: due maschi e una femmina. Una volta, mentre raccoglieva legna nella foresta, scorse un nido tra i rami di un albero. Dentro c'era un bellissimo uovo lucente! Lo prese e lo port dal bottegaio del villaggio. Potresti darmi qualcosa da mangiare per i miei figli, al posto di questo? gli chiese. Il venditore, accorgendosi che l'uovo era di diamante, offr in cambio moltissime cose. Da allora, il boscaiolo trov, ogni giorno, un uovo nel nido. Ma una mattina sua moglie gli disse: Acchiappa l'uccello e portalo a casa, eviterai la fatica di alzarti all'alba per recarti nella foresta. Egli l'ascolt; costru una bella gabbia, prese l'uccello, ve lo mise dentro, e continu a barattare le sue uova con il bottegaio. Quando il boscaiolo mor, venne la gente per le condoglianze, e un uomo esperto in magia, vedendo l'uccello, si accorse che era magico: chi mangiava il suo cuore avrebbe trovato, ogni mattina al risveglio, cinquecento monete, e sarebbe diventato visir; chi, invece, mangiava la testa, sarebbe diventato re. Poich voleva diventare re e visir spos la vedova. Una volta, si finse ammalato e le disse:
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Sto male. Per guarire devo mangiare la testa e il cuore dell'uccello. Non puoi, la nostra fortuna. Cercane un altro. Soltanto questo pu salvarmi. Vorresti lasciarmi morire? Insomma riusc a convincerla, e a farglielo ammazzare e cucinare per cena. Mentre la donna era assente, per, tornarono a casa i figli affamati e lo mangiarono. Appena lo seppe, suo marito impazz dalla rabbia. Devi ucciderli, e togliergli ci che hanno mangiato le ordin. Ma la bambina lo sent e and subito a raccontare tutto ai fratelli. Essi si spaventarono e decisero di fuggire subito. Corsero a perdifiato per molte ore. Soltanto quando cal la notte si fermarono a riposare. Il giorno seguente, svegliandosi, uno dei fratelli si accorse che la sorellina stava molto male; vide anche un mucchio di monete accanto al suo giaciglio! Ne prese un po', svegli il fratello, e gli disse: Tieni questi soldi, e vai a cercare aiuto per nostra sorella. Vado subito rispose lui. Ma si era appena allontanato, che la bambina mor. Dopo molto tempo, giunse in una citt dove era appena morto il re, e si doveva eleggere il successore. In quel regno, per eleggere il re, liberavano in volo un uccello, che indicava il prescelto posandosi sopra la sua testa.1 La cerimonia iniziava proprio in quel momento. Fu liberato un uccello che, dopo aver sorvolato la piazza, fin per posarsi sopra la testa del figlio del boscaiolo, che osservava incuriosito, e si era gi dimenticato della sorella. Come potrebbe governarci costui? esclamarono i presenti, che decisero di far volare nuovamente l'uccello.
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Ma esso, ancora per tre volte, si pos sulla testa del ragazzino. Allora lo proclamarono re. Anche il fratello peregrin da un posto all'altro, finch giunse in quel regno. Grazie ai soldi che trovava accanto a s ogni mattino al risveglio, era diventato ricchissimo; la sua fama giunse fino al re, che lo convoc a corte, lo riconobbe, e lo nomin visir.

NOTE 1 Usanza che si perde nella leggenda ed ripresa dai racconti magico-avventurosi.

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La figlia del pescatore

C'era una volta un pescatore che ogni mattina si recava al mare. Un giorno di quei giorni, prese un bellissimo pesce, lo port a casa, e la figlia gli consigli: Regalalo al re, sicuramente ti dar un premio. Infatti, il re fu tanto contento e lo ricompens con molto denaro. Quando il visir vide quel pesce, disse al re: O re del tempo, fattene dare un altro uguale: abbelliranno la vasca. Voglio un pesce bello come il primo. Portamelo intim il re al pescatore. Maest, non posso. Il mare troppo grande, e i pesci di questo genere sono rarissimi. Trovalo! O ti taglier la testa. Il pescatore era molto preoccupato, e rimprover sua figlia: colpa tua, se sono nei guai le disse. Il giorno dopo, naturalmente torn in mare, chiedendo a Dio la grazia di pescare un altro pesce bellissimo. La fortuna lo aiut. Lo trov, lo port al palazzo reale, e ricevette altri doni. I due pesci furono messi in una vasca. Guizzavano nell'acqua, scendevano nel fondo e risalivano alla superficie con una grazia che incantava. Anche i re dei dintorni venivano ad ammirarli. Questi pesci avevano per una stranezza. Se vedevano persone nobili e buone, lanciavano mo222

nete d'oro; alle cattive, tiravano immondizie e bitume. Un giorno, si ferm a guardarli la regina, e i pesci la colpirono con immondizie e bitume. Lei corse infuriata dal marito: Voglio la testa dell'uomo che li ha portati strill. Quando vennero a prenderlo le guardie, il pescatore accus la figlia: Tu sei colpevole della mia sventura. Padre, io posso salvarti lo tranquillizz la ragazza. E dopo aver indossato l'abito pi bello ed essersi adornata con cura, and al palazzo del re. Il sovrano, che amava le belle fanciulle, la fece sedere accanto a s. Portarono un'anguria. Maest, puoi prestarmi il tuo coltello, per tagliarla? gli chiese lei. No, lo pu usare solamente la famiglia reale. Ma la giovane graziosa pos, con tanta dolcezza, la mano sul suo capo, che lui acconsent. Lei tagli l'anguria, e poi, non vista, mentre tutti mangiavano, gett il coltello lontano. Dov' il coltello? le chiese il re, alla fine del pranzo. L'ho appoggiato sul tavolo. Forse, qualcuno lo ha rubato gli rispose. Si cerc dappertutto, ma il coltello non fu trovato. Allora, la ragazza sugger: O signore, se vuoi ritrovarlo, ordina alla servit, e agli altri abitanti del palazzo, di vestirsi con tuniche leggere, e falli bagnare. In questo modo saprai chi l'ha rubato. Cos sia fatto! comand il re. Tutti indossarono gli abiti leggeri ed entrarono nell'acqua. Ma la schiava che serviva la regina, e dormiva nella sua stanza, quando il re era assente, non voleva bagnarsi. Sono malata si giustific. Ma la misero dentro con la forza. E... sorpresa! Sotto la tunica bagnata, che divent
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trasparente e ader al corpo, apparvero le forme di un uomo. Ecco perch i pesci lanciavano immondizie e bitume a tua moglie disse la fanciulla. Il re fece tagliare la testa al giovane e alla regina. Poi ordin di liberare il pescatore, gli chiese la mano della figlia, furono celebrate le nozze, e tutti vissero felici e contenti.

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I tre soldati

Durante l'occupazione della Siria, i Turchi vi reclutavano i soldati per farli servire nei loro eserciti. Una volta, entrarono nel mio villaggio, seminando il terrore come era loro abitudine, e presero noi giovani per inviarci a combattere nello Yemen.1 Dopo lunghi giorni di marcia, giungemmo a destinazione; ma la vita era dura, anzi cos insopportabilmente penosa, che io e due dei miei compagni decidemmo di fuggire da quell'inferno, e tornare al nostro paese. Marciavamo durante la notte, e di giorno ci nascondevamo. Dopo alcuni giorni, quando la stanchezza, la sete e la fame ci stavano portando alla disperazione, arrivammo in riva al mare, vicino a una grande grotta. Entrammo in quell'antro e, esausti, ci mettemmo a dormire. La notte sopraggiunse senza che ce ne accorgessimo ma, dopo alcune ore, un rumore strano e pauroso mi svegli; e che videro i miei occhi? Un ghul gigantesco che afferrava uno dei miei compagni e lo divorava. Mangi anche la met del secondo, poi, preso da una specie di torpore, cadde a terra, si addorment, e cominci a russare. Io, che avevo assistito in silenzio e pieno di spavento a quella scena, mi alzai e mi allontanai, correndo, da quel luogo. Ogni tanto guardavo indietro, per assicurarmi di non essere inseguito, e dopo un po' vidi un gran pol225

verone e il ghul che cercava di raggiungermi. Allora penetrai in un bosco per tentare di nascondermi, e l trovai un orso enorme che mi ordin, con un cenno, di sedermi; io mi sedetti, mentre esso si scagliava contro il mostro che era sopraggiunto: lo afferr con due zampe e lo lanci in alto. Quest'ultimo cadde a terra con gran fracasso di ossa rotte e mor. L'orso, sempre a gesti, mi ordin di seguirlo, e cos feci. Al termine di una lunga marcia faticosa, giungemmo finalmente a una sorgente. Io avrei voluto bere quell'acqua meravigliosa, fino a scoppiarne, ma l'animale me lo imped, facendomi capire che era pericoloso, poich ero tanto stanco. E cos sempre, ogni volta che vedevamo una fonte, mi proibiva di saziarmi d'acqua. Infine, arrivammo a un piccolo villaggio. Qui l'orso, che in realt era un ginn, 2 si ferm e mi disse: Vai, io non posso entrare. Lo lasciai e ripresi il cammino. Dopo alcuni mesi, raggiunsi sano e salvo la Siria e la mia famiglia. Ci sono persone che non credono nell'esistenza dei ginn, ma sbagliano. Io so che essi fanno parte del creato; e li ho incontrati spesso. La prima volta fu quando ero un ragazzo. Un giorno, incontrai una bellissima donna che, vedendomi, mi sorrise. Ma aveva un aspetto strano. Io ebbi paura e mi misi a correre; ma lei, chiamandomi per nome, mi inseguiva. Per fortuna riuscii ad arrivare alla mia casa, e chiudermi dentro, prima che mi raggiungesse. Si mise a bussare alla porta. Mi chiedeva di aprirle, e mi faceva proposte che non capivo. Ero molto giovane, allora, e non sapevo niente dell'amore. Spiandola dalla finestra, la vidi trasformarsi in un serpente e nascondersi tra i sassi. Era una ginn! Prima, la gente, che era semplice e innocente, vedeva sempre i ginn.
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Ora gli occhi degli uomini, spesso, non vedono ci che continua a esistere.

NOTE 1 II vecchio narratore si riferisce alla prima guerra mondiale, quando la Siria si trovava sotto il dominio ottomano. 2 Elementi desunti dal paganesimo preislamico. Per l'Islam fanno parte degli esseri ragionevoli del creato insieme agli angeli di cui sono inferiori e agli uomini di cui sono superiori. Possono entrare in relazione con le creature umane e si dividono in musulmani ed eretici. Sono corporei e furono creati da una fiamma senza fumo (Corano, LV, 14). I dotti musulmani riconobbero la loro esistenza. Solamente Avicenna, Ibn Khaldun e pochi altri intellettuali islamici osarono affermare che essi non hanno alcuna realt.

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Il servo pastore e il giudice dei ginn

Un povero ragazzo per vivere pascolava gli animali dei vicini. Ogni mattina passava da una casa all'altra a prelevare pecore e capre e le conduceva in campagna. Un giorno, mentre sorvegliava il gregge, vedendo che una delle capre mangiava le fronde di un albero, le tir delle pietre per allontanarla; ma quella, dopo un po', riprese a mangiare i rami, e lui le lanci ancora sassi. La terza volta la colp con tanta forza che la capra cadde a terra morta. Che cosa dir il vicino! si lamentava il poveretto, piangendo, disperato, perch non aveva denaro per comprarne un'altra. Per, di sera, mentre rientrava al villaggio, la rivide. Viva! Come! Era morta, e ora vive un'altra volta? esclam, interdetto ma felice. A notte fonda, fu svegliato da qualcuno che bussava alla porta. Erano due guardie, che gli ordinarono di seguirle. Camminarono a lungo nell'oscurit, finch giunsero a una radura dove si trovava una grande pietra. Le guardie la spostarono, e apparve un passaggio. Entrarono, percorsero una galleria sotterranea e sbucarono in una vasta sala che sembrava un tribunale. Da un lato sedevano i giurati, da un altro stava il pubblico, e nel mezzo giaceva un cadavere. Tu l'hai ucciso. Perch? gli disse un giudice, indicando il morto.
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Io non ho mai visto quest'uomo, e di sicuro non l'ho ucciso. Raccontaci cos'hai fatto oggi. Il ragazzo parl di come aveva trascorso la giornata e dello strano episodio della capra che aveva ammazzato e che poi era resuscitata. Allora il giudice, rivolto ai presenti, sentenzi: Ho capito. Voi ginn entrate nel corpo degli animali e vi divertite a burlarvi degli uomini ignari. Questo pastore non ha colpa di quel che successo. Riportatelo a casa sua; e nessuno gli faccia male. Questo fatto veramente accaduto pochi anni fa a un mio amico. La capra e il serpente sono le forme animali che i ginn privilegiano, quando vogliono essere visibili all'uomo.

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Il pastore e il serpente

Nel villaggio di Kifranji abita un pastore tanto povero che, per campare, fa pascolare gli animali dei suoi vicini. Ogni mattina passa a prendere pecore e capre, poi le conduce a una montagna dei dintorni. Egli mi raccont un fatto che gli era accaduto. Mentre sorvegliava il gregge, gli apparve una bellissima fanciulla vestita da sposa che si ferm a discorrere con lui. Da allora si videro spesso e il giovane, durante uno dei loro incontri, le chiese: Dove abiti?. Da queste parti rispose la ragazza. Con il tempo diventarono amici; e stavano bene insieme. Un giorno, lei gli disse: Voglio averti come marito. Non possibile. Ho gi moglie e figli. Sono molto povero, e non potrei mantenere due famiglie si scus lui. Ma la fanciulla insisteva. Io, invece, ho molto denaro; e potrei mettere fine alla tua vita stentata, se mi prendessi. Ma che direbbe la gente? Non preoccuparti. Mi trasformer in serpente e mi porterai dentro un sacco. Ma fai attenzione! Non devi svelare il nostro segreto, n permettere ai tuoi di farmi del male, perch li ucciderei. Stai tranquilla, nessuno potr danneggiarti la rassicur. E quella sera stessa la mise in un sacco
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per portarla al villaggio. Lungo il cammino, i passanti che incontrava chiedevano: Che cos'hai nel sacco? Nel sacco c' un serpente rispondeva. Ma, giunto a casa, non resistendo alla tentazione di mostrare a tutti che aveva trovato qualcosa di speciale, chiam i vicini, mise il serpente su una sedia, ed esib l'animale come un domatore del circo: lo faceva saltare, ballare, andare da un posto all'altro, davanti a quel pubblico curioso e divertito. La mattina dopo torn, come al solito, alla montagna con il gregge, portando con s il serpente. Esso, appena arrivarono, ridivent fanciulla, e gli disse: Non ti voglio pi come marito, perch mi hai umiliata davanti a tutti. Forse, qualche volta, possiamo ancora incontrarci; ma soltanto per conversare. Il mio amico accett; per, da allora, non pi tornato a pascolare in quel luogo. Ha troppa paura di incontrarla.

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L'avido

C'era una volta, tanto tempo fa, un boscaiolo che, la mattina, si recava al lavoro, la notte rientrava con la legna da vendere, e con i soldi guadagnati comprava da mangiare per i figli. Ogni volta che andava nel bosco portava con s un flauto e quando era stanco di lavorare, suonava. Un giorno, mentre riposava, suonando il suo flauto, vide uscire, da sotto una pietra, un grosso serpente. Lo guard spaventato, ma l'animale lo rassicur. Non aver paura, non ti far male gli disse, mettendosi a ballare. Appena l'uomo fin di suonare, il rettile torn sotto terra, riuscendone subito dopo con una moneta d'oro. Gliela offr, e gli propose: Torna qui ogni giorno a suonare per me; io ti pagher e potrai smettere il tuo lavoro faticoso. Per, stai attento! Non devi svelare a nessuno il segreto. Naturalmente, il boscaiolo accett. Tutte le mattine, andava in quel luogo, suonava, e guadagnava una moneta d'oro. Trascorsero cos vent'anni; ormai si era fatto vecchio. Un giorno disse al serpente: Sono stanco e malato, non potrebbe sostituirmi mio figlio? Accetto rispose l'animale. A patto che non chieda pi denaro e conservi il segreto. L'uomo promise; raccont tutto al suo ragazzo, che acconsent. Da allora, come aveva fatto il padre
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per lunghi anni, il giovane si rec nel bosco a suonare il flauto per il serpente ballerino. Ma dopo un po' di tempo, cominci a pensare: "Perch dovrei stancarmi, tutti i giorni, a guadagnare una moneta? Potrei ammazzarlo e prendermi in una sola volta tutto l'oro che si trova nella tana". Detto fatto; prepar un coltello affilato e quella stessa mattina, mentre il serpente danzava, tent di ucciderlo. Per la bestia, pi veloce, gli si volse contro, lo morse e lo uccise con il suo veleno. Quella notte, non vedendo rientrare il figlio, il vecchio genitore decise di andare nel bosco, per vedere che cosa fosse successo. Giunto al solito posto, scorse, steso a terra, il suo corpo inanimato. Il serpente, che era l vicino, vide il taglialegna e gli disse: Questo il corpo di un avido, portalo via; e non tornare mai pi qui.

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Il tesoro

Sheikh al-Magrebi era molto sapiente: parlava con i ginn e conosceva le cose misteriose che gli uomini comuni non riescono a vedere. Abitava nel quartiere che sta sulla collina dove un tempo si era innalzata la fortezza di Latakia. Un giorno and a trovare un vicino e gli disse: Accanto ai ruderi della rocca, in una caverna custodita da un serpente, nascosto un tesoro. Io conosco la maniera per impadronirsene, ma ho bisogno di tua figlia, poich la caverna si aprir soltanto davanti al suo volto. Potresti affidarmela? A una condizione: che dividiamo a met il tesoro! rispose il vicino. Al-Magrebi acconsent; istruita la fanciulla, la condusse nel luogo in cui si trovava la caverna. Qui, accese del carbone, vi gett incenso, lesse parole arcane, tolse il velo alla ragazza e depose un secchio di latte puro vicino all'ingresso sigillato. Esso, come per incanto, si spalanc! Ne usc un lunghissimo serpente che si mise subito a bere il latte. Bisogna dire che, dopo centinaia di anni, doveva essere veramente assetato. Allora, la ragazza cominci a portare fuori il tesoro. Lo sheikh, che con un occhio leggeva, e con l'altro sorvegliava il serpente, non appena si accorse che il latte stava per finire ordin alla ragazza, con un cenno, di stare fuori. Infat234

ti il serpente torn immediatamente nella caverna; ed essa si richiuse. Spartito il tesoro, sheikh al-Magrebi voleva allontanarsi, ma il vicino, minacciandolo, lo ferm. Non te ne andrai prima di avermi svelato il segreto che apre la caverna gli disse. Bada! pericoloso. Potresti perdere tua figlia. Non affar tuo. Parla! insisteva minaccioso. E lo sheikh gli insegn come fare. Dopo due anni, l'uomo, che aveva sperperato tutto, decise di prendersi il resto del tesoro. Torn alla caverna, accese l'incenso, scopr il volto della figlia, lesse le parole magiche, depose il latte vicino alla caverna. Essa si schiuse e ne usc il serpente. Ma questa volta non era assetato, quindi torn subito indietro. La caverna si chiuse, imprigionando la ragazza. Per dieci, dodici giorni, la sentirono correre, piangere, gridare: Padre, salvami!. Dopo, pi niente.

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La moglie scomparsa

Mentre due sposi novelli trascorrevano allegramente la serata nella loro stanza da letto, al marito venne sete, e chiese a sua moglie: Cara, portami da bere. Vai tu. buio, ho paura di uscire disse lei, scherzando. Che donna mi sono scelto! esclam lui, sospingendola fuori dalla porta e gridando: Caraffa, caraffa, acciuffa questa pusillanime! Falla scomparire!. Poi, scoppiando a ridere divertito, attese che tornasse con l'acqua. Ma lei non torn; e cominci a preoccuparsi. Si mise a cercarla, ma in casa non c'era. Era scomparsa, insieme alla caraffa! Corse in strada, chiamandola ad alta voce, bussando alle porte dei vicini. Nessuno sapeva niente. All'alba decise di chiedere aiuto allo sheikh al-Magrebi, e and da lui a raccontargli l'accaduto. Il sant'uomo, dopo averlo ascoltato attentamente, gli affid una lettera, dicendogli: Recati al pozzo, getta dentro questo foglio, attendi che l'acqua salga alla superficie, mettici dentro i piedi, e non temere: essa ti condurr in fondo al pozzo. Allora, recupererai il mio messaggio e lo porterai al sovrano di quel regno. Cos fece il povero marito: and al pozzo, vi gett la lettera dello sheikh al-Magrebi, entr nell'acqua gorgogliante, che lo depose sul fondo e gli rese la lettera. Lui cammin finch giunse in un posto strano:
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da una grande piazza, numerose strade si irradiavano in ogni direzione; creature bizzarre lunghe un palmo popolavano quel mondo sotterraneo. Un essere minuscolo e gentile gli chiese: Creatura umana, cosa desideri? Devo parlare al vostro re. Vieni, ti accompagner da lui. Lo segu; giunsero in un immenso palazzo, anch'esso brulicante di quei piccoli esseri sconosciuti. La sua guida, attraverso numerose stanze, lo condusse fino alla sala del trono. Che cosa vuoi da me, creatura umana? chiese il re. Sheikh al-Magrebi mi disse di consegnarti questo messaggio, e raccontarti la mia storia. Bene! Raccontamela ordin sua maest, prendendo la lettera e portandola, dopo averla letta, alla fronte in segno di riverente rispetto. Signore, mia moglie scomparsa insieme alla caraffa dell'acqua. Aiutami a trovarla. Dove abiti? Nella piazza di Shekhdaer. Il re fece chiamare il visir e gli ordin: Che il ginn delle caraffe di Shekhdaer venga subito qui. Quando il ginn convocato fu al suo cospetto, gli chiese: Hai rapito tu la moglie di quest'uomo? S, maest. Ma stato lui a ordinarmelo. Mi disse: "Caraffa acciuffa mia moglie, e falla scomparire. Io ho ubbidito". Rendigliela immediatamente! comand il re al suo ginn; e rassicur il giovane sposo: Torna a casa. La ritroverai. I due esseri sotterranei lo ricondussero alla piazza del regno, l'acqua lo fece risalire e lui torn a casa, dove la moglie lo attendeva.
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I ginn di Tadmor

Molti anni fa, a Tadmor 1 accadde un fatto singolare, che interess soprattutto due famiglie: gli As-Salek e gli Hatiby; ma anche altri abitanti del paese furono coinvolti. Un giorno, gli As-Salek si misero a lanciare pietre color carbone contro i passanti, senza alcun motivo apparente, e qualunque persona si trovava nei paraggi, fino a una distanza di cinquanta metri, veniva colpita. Il capo del villaggio, quello delle guardie, e altri membri autorevoli, si riunirono per discutere del caso, ma non trovarono una soluzione. Allora decisero di convocare tutti gli sheikh dei dintorni. Questi rimasero sette giorni in casa As-Salek; indagarono, pregarono, e infine riuscirono a dare una spiegazione a quel caso straordinario. Il secondo incidente, nello stesso periodo, si verific presso l'altra famiglia. Ma questa volta, inspiegabilmente ostili e aggressivi furono gli abitanti del villaggio. Essi entrarono, con la forza, in casa degli Hatiby e bruciarono tutto ci che essa conteneva. I proprietari e le guardie non riuscirono ad arrestare gli incendiari. Gli sheikh si fermarono anche l per una settimana: leggevano i discorsi del Profeta e le sure del Corano. E dopo aver meditato, pregato e indagato, stabilirono che occorreva un atto riparatore.
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Secondo il loro giudizio, quelle strane vicende erano opera dei ginn. Tempo prima, gli As-Salek avevano gettato acqua bollente nel tannur, 2 e gli Hatiby l'avevano gettata nel cortile senza pronunziare la formula di rito: Nel nome di Dio misericordioso e compassionevole, 3 cosicch l'acqua aveva ucciso due figli di un ginn, e ora bisognava placare la sua ira. Le due famiglie fecero sgozzare un gran numero di agnelli, distribuirono, in nome di Dio onnipotente, la carne ai poveri, recitarono il Corano e resero grazie al Profeta, che Dio lo benedica e saluti, fino a quando i ginn si furono allontanati. 4 Da allora essi non hanno pi fatto ritorno a Tadmor e nell'intera regione. 5

NOTE
1 Nome arabo di Palmira e anche del moderno villaggio che sorge ai suoi margini. Secondo gli odierni abitanti, essa fu costruita dai ginn per Salomone. La leggenda si trova anche in una poesia del poeta ghassanide Nabigha adh-Dhubyani. 2 Forno per pane, caratteristico delle campagne siriane. 3 Secondo la tradizione popolare, per placare, o allontanare i ginn indispensabile pronunciare il bismi-llah (in nome di Dio) prima di ogni azione, anche la pi banale, e non bisogna mai profanare i luoghi in cui abitualmente essi risiedono. 4 Nel primo racconto delle Mille e Una Notte, un uomo uccide il figlio di un ginn lanciandogli il nocciolo di un dattero. 5 In tutta la regione, che le trib arabe abitano da almeno tremila anni, le credenze legate ai ginn hanno antiche origini, e l'archeologia lo testimonia. Un rilievo di epoca r o m a n a rappresenta una schiera di sei divinit identiche, armate di lance e scudi. Alla destra una dea. Esse sono designate come "Ginn del villaggio di Beth Phasiel, di buoni e benefattori". Anche Abgal, ginn e divinit di origine araba, era venerato nella Palmirene, e pare che ogni trib avesse il suo genio tutelare. La parola stessa, "ginn", deriva da una radice semitica che significa "coprire", "proteggere". Gli Arabi amavano la poesia, e i ginn furono considerati proiettori dei poeti.

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Il contadino e la ginn

In un giorno invernale di molti anni fa, due contadini del mio villaggio andarono in campagna per arare e seminare i loro poderi. Al tramonto del sole, uno di essi disse: Sarebbe meglio mettersi in cammino; la strada lunga. Sei matto? Perch dobbiamo stancarci a camminare per delle ore, inutilmente? Restiamo qui. Facciamo due chiacchiere e una lunga notte di riposo. All'alba potremo riprendere a lavorare senza fatica rispose il compagno. No. Preferisco tornare a casa. Ma se tu resti qui, occupati delle bestie. Va bene. Vai pure tranquillo. A domani. A domani, se Dio vorr. Giunta la notte, il contadino si mise a letto. Aveva appena chiuso gli occhi, quando un rumore improvviso glieli fece riaprire. Qualcuno aveva lanciato una pietra! Rimase ad ascoltare, e ne sent un'altra che colpiva la roccia. Poi un'altra, e un'altra ancora. Si alz, un po' preoccupato un po' incuriosito, usc dalla capanna e si guard intorno. Che cosa videro i suoi occhi? Una donna gli veniva incontro. A dire il vero, assomigliava a una donna, ma c'era in lei qualcosa di bizzarro che lo lasciava perplesso. Salve, fratello lo salut la sconosciuta.
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Salve, sorella le rispose. Dimmi, chi sei, fratello? Sono un essere umano. E tu? le chiese turbato. A vederla da vicino, quella creatura gli appariva sempre pi misteriosa. Gli esseri umani hanno le pupille rotonde, mentre i suoi occhi erano due linee verticali incredibilmente lucenti. Che si trattasse di una ginn? E tu chi sei? le chiese. Io appartengo agli altri esseri gli rispose. Che cosa fai qui? La mia casa vicina. Vuoi vederla? A quelle parole, il contadino si ritrasse sgomento. Ma lei aveva una voce dolce e suadente. Non temere. Vieni con me diceva, tenendolo per mano. Impossibile! Lasciami! cercava di resistere lui, che intanto la seguiva, inconsapevole. A un tratto, la terra si spalanc e i due scesero in un altro mondo. L, c'era un palazzo strabiliante: grandissimo e magnifico, ma senza tetto. E lui ritrov tutte le cose che aveva lasciato nella sua capanna! Stavano dentro una stanza da letto. La ginn accese il fuoco nel camino, mise a friggere il burro nella padella, poi vi gett le uova. Era inverno, eppure gli offr angurie, fichi, pomodori, cetrioli. Da dove vengono queste cose? Non la stagione chiese lui, stupito. Il nostro mondo l'inverso del vostro. Noi, in inverno, ci nutriamo con i frutti dell'estate. E in estate ci nutriamo con i frutti dell'inverno gli rispose la ginn. Intanto, il contadino diventava sempre pi fiducioso e appagato. Si sentiva felice per aver conosciuto quella creatura accogliente. Ormai non la temeva. Lei gli propose:
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Ti piacerebbe essere mio fratello? Va bene acconsent il contadino. Pi tardi, lo prese per mano e lo ricondusse sulla terra. Caro, vorrei che non ti dimenticassi di me, ora che siamo fratelli. Torna quando vuoi. Ti aspetter gli disse. Se Dio lo vorr le rispose. E si congedarono. Trascorse il tempo. Un giorno, il contadino sent, irresistibile, il desiderio di rivedere la ginn; e scese nel suo palazzo. Lei lo accolse con grandi feste e gli prepar da mangiare. Accese il fuoco e mise a friggere il burro che cominci a sfrigolare; stava per mettervi le uova, quando dall'alto caddero nella padella alcune gocce. Allora, il volto della ginn divenne orribile. Afferr la padella e scagli in aria, con rabbia, il grasso bollente. Subito dopo, si ud un grido di dolorosa sorpresa. Che cos'hai fatto? le chiese il contadino. Fratello, se voi non ci disturbate, noi non vi nuociamo gli rispose. Lass c' un uomo. Perch non ha recitato il bismi-llah per prevenirmi? Lui torn sulla terra e vide un uomo folle di terrore e con il pene bruciato. Vi ho detto quel che so, e pi di questo non so.

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La ginn dell'Eufrate

Hasn, un nomade molto bello, andava ogni giorno all'Eufrate per lavarsi e dissetarsi. Una mattina, mentre si trovava in riva al fiume, gli apparve un essere dall'aspetto singolare, che gli annunci sorridendo: Tu sarai il mio sposo e io ti render ricco come Dio fece con Mos. Il giovane, perplesso e impaurito, voleva fuggire; ma quella strana creatura, che in realt era una ginn, lo afferr e lo trascin dentro l'acqua. Stretto tra le sue braccia egli scivol nell'abisso, dove vide un mondo fantastico in cui si elevavano magnifici castelli dorati. La ginn gli disse: Qui diventerai mio marito. Lasciami andar via! Ho moglie e figli si schern Hasn, supplicandola. Non mi importa. Ti sposer ugualmente ribad, perentoria, la ginn, e lo costrinse ad amarla. La loro storia si protrasse per sette anni; lei partor tre figli. Un giorno, Hasn le chiese: Permettimi di visitare la mia famiglia. Te lo conceder soltanto se giuri che tornerai da me. Chiamo testimone Iddio che, dopo aver visto i figli e la trib, torner le promise. La sua sposa fluviale lo ricondusse alle porte del mondo.
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Vai da quella parte, troverai il tuo clan disse, indicandogli la direzione per tornare a casa. Dovete sapere che il beduino si era trasformato in un essere dall'aspetto orribile! Le unghie delle mani e dei piedi erano diventate artigli lunghi un palmo, e i baffi, simili a quelli di un nero caprone, gli arrivavano alle cosce. Avrebbe fatto fuggire i membri di un'intera trib! Infatti, quando giunse all'accampamento, la gente, vedendo quell'apparizione, scappava in preda al terrore, urlando: Sventura, sventura su di noi! Sono Hasn! Figli miei, moglie, fratelli, amici, sono Hasn! Ho vissuto per sette anni nel fiume con una ginn. Lei, oggi, mi ha riportato nel mondo perch desideravo vedervi grid, invano. Nessuno osava awicinarglisi. Soltanto dopo che ebbe tagliato gli artigli e i baffi, si fu lavato e cambiato d'abito, lo riconobbero e gli si avvicinarono subissandolo di domande: Dove sei stato? Perch ti sei assentato cos a lungo? Che cosa ti accaduto? Egli raccont la sua avventura, concludendo: La ginn era molto affettuosa; e l, dentro il fiume, la vita bella. Certo, mi siete mancati, ma ho promesso di tornare. Ora che vi ho rivisto, devo andar via. La famiglia lo implorava: Non partire. Non abbandonarci un'altra volta. Resta con noi. Non ebbe il coraggio di lasciarli. Trascorsero due mesi. Un giorno Hasn disse ai suoi: Ormai tempo che torni. Lasciate che sia io ad andarmene, prima che venga lei a prendermi. Li preg inutilmente. Non gli permisero di allontanarsi. E una notte, venne la ginn. Infuriata, lanciava pietre all'accampamento, urlando: Hasn, Hasn, dove sei?.
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Nessuno rispose. Hasn, sono tua moglie, torna da me! Ma Hasn rimase nascosto perch aveva paura. Lei, allora, si mise accanto al pozzo, e lo minacci. Ho con me i nostri figli. Se non esci li uccido. E attese, inutilmente, l al buio. Hasn non comparve. La ginn grid e grid, sempre pi minacciosa: Esci o li faccio a pezzi!. I figli sono preziosi, ma l'uomo, al pensiero di dover affrontare quella terribile creatura ritta accanto al pozzo, moriva dallo spavento. Infine, trovando un po' di coraggio, le disse: Non verr pi con te. Non voglio. Tu sei una ginn, e io un essere umano. Non possiamo fare una vera famiglia; e quelli non sono realmente figli miei. Lei non disse pi una parola. Uccise i tre figli e scomparve. credenza popolare in Siria, come nel resto dei paesi islamici, che i ginn creino discordia nei matrimoni, si innamorino di uomini e donne e li tengano in ostaggio dopo averli sequestrati. Nell'Arabia preislamica, come ninfe e satiri del deserto, rappresentavano il lato della natura ancora ostile all'uomo e venivano loro offerti dei sacrifici. All'epoca di Maometto furono considerati divinit indeterminate. Essi fecero parte anche delle credenze di Harran e dell'induismo.

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Il figlio dell'agh

Ai tempi dell'Impero Ottomano, un agh viveva con la famiglia nella citt di Deir ez-Zor. Quest'uomo era molto ricco, e possedeva un grande frutteto vicino alla riva dell'Eufrate. Uno dei suoi figli, Abdullah, amava giocare in quel posto e talvolta marinava le lezioni per andarci. Fu cos che gli accadde una straordinaria avventura. Una mattina scapp da scuola e, mentre si dirigeva in campagna, sent la voce di sua madre. Poi, qualcuno gli prese la mano e si mise a trascinarlo verso il fiume. Era una donna altissima, con i capelli neri neri e un volto molto strano illuminato da lucenti occhi verticali. Sei stato cattivo e verrai punito lo redargu la donna bizzarra, che parlava con la voce della madre. Il bambino la guardava spaventato, e cerc di sfuggirle, ma lei lo teneva ben stretto. Allora, sopraffatto dal terrore, svenne. Sul ponte che unisce le due sponde, c'era una guardia che aveva osservato la scena. Vedendo il ragazzino cadere a terra, intim a quella strana creatura, minacciandola con il fucile, di fermarsi. Invano. Lei non ubbid. Lasci il bambino e si diresse, veloce come il vento, verso il fiume. Giunta sull'argine, spicc un salto, si inabiss nell'acqua e scomparve. Il figlio dell'agh, che nel frattempo era rinvenu246

to, divenne muto per lo spavento. Accorsero alcuni contadini, lo portarono alla moschea e pregarono a lungo. Infine, Allah1 lo fece guarire. In questo racconto, il mostro femminile dall'espressione terribile ricorda la Lamia della mitologia greca. Essa, per il dolore di aver visto morire i propri figli e invidiosa delle altre madri, inseguiva i bambini per divorarli. Questo tema comune a tutta l'area mediterranea.

NOTE
1 Dio, nella lingua araba, per i credenti musulmani, cristiani o di altre confessioni religiose.

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L'ostetrica

Tanto tempo fa, nella citt di Deir ez-Zor viveva un'ostetrica molto brava. Durante una notte invernale, gelida e tempestosa, bussarono alla sua porta. Apr, vide un uomo e due donne: erano venuti a chiamarla perch un bimbo stava per nascere. Si vest, prese i suoi strumenti, e segu quelle persone. Camminarono al buio per ore; l'ostetrica era molto stanca quando, infine, giunse in un luogo stranissimo che pareva di un altro mondo. Certo, l vicino, alla luce dei lampi, scorgeva le acque dell'Eufrate, ma tutto il resto le era sconosciuto. Un mago dalla chioma irsuta e gli occhi spiritati celebrava su una specie di altare riti arcani e, attorno a lui, una folla di esseri fantastici piangeva, cantava, si agitava, correva. Era uno spettacolo allucinante. A un certo punto le venne incontro una creatura indefinibile. Aveva il volto giallo e i capelli azzurri come le acque del gran fiume. La salut con garbo e la condusse dentro una grotta. Lei era molto spaventata ma, alla vista di una madre con le doglie, si fece forza. Le promisero: Se nascer un maschio, sarai ricca. Ma se sar femmina, te ne tornerai senza ricompensa e da sola in citt. Si mise all'opera, e dopo alcune ore nacque un bambino. Allora, alcuni ginn riempirono dei sacchi, se li caricarono in spalla e la scortarono, nella notte tenebrosa, fino a casa sua. Qui, le disse248

ro: Questi sono per te e la salutarono, scomparendo nell'oscurit. La donna apr i sacchi, e che cosa videro i suoi occhi? Erano tutti pieni di bucce di cipolla. 1 Irata, li gett a terra ed entr in casa. Accese la lanterna e il fuoco nella stufa. Si stava levando gli indumenti inzuppati di pioggia e fango, quando una buccia di cipolla, che le era rimasta impigliata indosso, cadde a terra con suono metallico. Si chin, sorpresa, a guardare, e vide una moneta d'oro che luccicava vicino ai suoi piedi! In quel momento, cap di essere stata veramente protagonista di un'avventura straordinaria. Felice, corse a recuperare il tesoro; ma questo era scomparso.

NOTE
1 Questa credenza originaria della Turchia si diffusa lungo il corso dell'Eufrate. Tra le ricompense accordate dai ginn agli uomini ci sarebbero anche le bucce d'aglio che si trasformano in monete d'argento.

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La donna che terrorizz il mostro

Molto tempo fa, c'era un uomo che aveva una moglie bisbetica. Questa donna si chiamava Rifat, ed era veramente stizzosa, brontolona, intrattabile. Il marito aveva provato, invano, prima a renderla pi docile, poi a liberarsene. Infine, non potendo pi sopportarla, decise di ucciderla. Cara, che ne pensi di una gita in campagna? Cerchiamo un posto tranquillo, e trascorreremo una bella giornata le propose, un giorno. Lei, stranamente, acconsent: Va bene, andiamo e divertiamoci disse. La port in un luogo solitario, dove si trovava un pozzo profondo quasi cinquanta metri, e ve la butt dentro. La disgraziata cadde gi fra urla e schiamazzi, ma non mor. Fin sopra la schiena di un hanfish 1 che abitava l. Chi sei? le chiese il mostro. Sono Rifat rispose la donna, continuando a blaterare e inveire in maniera irritante, finch lo innervos terribilmente. Che la tua casa e la tua famiglia vadano in malora! Come hanno potuto sopportarti cos a lungo? Io vivevo tranquillo e tu sei venuta a molestarmi! le grid. Intanto, pensava alla maniera di sfuggirle. Un giovane pastore, che viveva nel bosco circo250

stante, quella sera venne, come al solito, a prendere acqua per dissetarsi e abbeverare le bestie. Appena l'hanfish lo ud, cerc di attrarre la sua attenzione, e gli chiese aiuto. Fammi uscire di qua, e avrai una ricompensa. Io possiedo un anello magico: se mi liberi da questa terribile bisbetica che mi angoscia, esso sar tuo gli disse. Allah mi ha inviato la fortuna! pens il pastore, aiutando l'hanfish a uscire dal pozzo. Per, alla vista di quell'orrido personaggio, voleva fuggire via. Ma il mostro, troppo riconoscente per il servizio che gli era stato reso, desiderava assolutamente ringraziarlo e ricompensarlo. Non avere paura, non ti far male. Fermati, e prendi questo anello. Te lo sei meritato! Mettilo al dito; con esso potrai guarire i pazzi, i feriti, gli ammalati gli disse; poi lo salut e part. Anche il pastore, abbandonato il gregge, lasci quei luoghi. Si mise a viaggiare da una contrada all'altra e, quando giungeva in un luogo abitato, gridava: Fa'l, fa'l, moltiplicato per fa'l2 che era come annunciare: Sono un mago con grandi poteri. Un giorno, mentre si trovava in una citt, vennero i familiari del re per condurlo al palazzo. Signore, tu leggi il passato e il futuro? gli chiese il re. S. La mia figliola pazza. Puoi dirmi se, e come, potr guarire? Stai tranquillo, io la curer gli promise il mago. Se la pazzia abbandoner la principessa, potrai chiedermi qualunque cosa, anche di sposarla; ma, se non la guarirai, io stesso taglier la tua testa. Va bene, accetto; ma a una condizione. Quale?
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Devo visitarla appena si sveglia. La mattina seguente, all'alba, entr nella stanza della pazza, che giaceva nel letto, nuda e scomposta. Chiuse la porta e fece girare l'anello magico attorno al dito. Allora, la figlia del re lo vide; pudibonda, si copr, e gli chiese: Proteggimi! Che Allah protegga il mio onore; proteggimi. Lui fece chiamare subito il re e gli annunci la guarigione della figlia. Si sgozzarono gli agnelli e furono celebrate le nozze. Quando l'hanfish sent parlare dei successi dell'uomo che l'aveva salvato e del suo matrimonio principesco, divent invidioso. Un giorno and a trovarlo, e si riprese l'anello magico. Ormai sei ricco e genero di re, adesso il mio turno. Anch'io voglio una principessa. Mi travestir da animale ubriaco, andr a cercarla, ed entrer nel suo corpo e nella sua anima. Tu stai lontano da me; non voglio pi vederti gli disse. E cos fece. Si impadron della figlia del re di un altro regno. Il povero padre, credendola pazza, decise di convocare tutti gli sheikh, ma nessuno riusciva a curarla. Era ormai disperato, quando sent parlare del mago che aveva guarito l'altra principessa. Lo mand a chiamare, ma lui, privato dell'anello magico, non aveva pi poteri; e inoltre temeva l'hanfish. Posso venire soltanto fra un mese ment, cercando di temporeggiare. Per, il re non voleva attendere, e diede ordine alle guardie di condurlo con la forza. O la fai guarire, o ti tagliamo la testa lo minacciarono, facendolo entrare nella stanza dell'invasata. 3 La ragazza, che aveva la voce spaventosa del mostro, si mise a strillare in maniera sguaiata: Non ti avevo ammonito di starmi lontano? Adesso mi impossesser di te!. Che cosa poteva fare il poverino? la disperazione gli sugger un'idea. Io non sono venuto per lei. Ma soltanto per farti
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sapere che Rifat qui, e desidera salutarti disse all'hanfish. Al sentir nominare la terribile donna del pozzo, il mostro, inorridendo per lo spavento, usc dal corpo della ragazza e scapp via veloce come il lampo. Cos, si racconta, fa sempre, quando sente pronunciare quel nome.

NOTE
1 L'hanfish, m o s t r o poliedrico che talvolta ricorda il lupo m a n n a r o , un essere presente esclusivamente nelle fiabe della valle dell'Eufrate; a n c h e il n o m e p r a t i c a m e n t e sconosciuto nel resto della Siria. Potrebbe trattarsi di u n a sopravvivenza di credenze arcaiche mesopotamiche, s e c o n d o le quali, c o m e t e s t i m o n i a n o n u m e r o s i testi magici (del III e II millennio), per la guarigione degli invasati si immaginava il deserto popolato di d e m o n i causa di malattie che e r a n o considerate la personificazione di quegli esseri malefici. 2 Fa'l: omen, oitovz, p r e s a g i o veridico, oracolo. Cfr. Enciclopedia islamica, alla voce "Fai". 3 I pazzi, gli indemoniati, gli epilettici nell'antichit venivano curati spesso in particolari grotte sacre oracolari, n u m e r o s e in Siria e che restarono in funzione fino ai primi secoli del cristianesimo.

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Il cacciatore doveva morire

Una volta, in tempi antichissimi, un giovane disse alla sorella: Non amo vivere tra la gente; andiamo in cerca di una regione deserta. Lei acconsent. Si misero in viaggio e camminarono fino a trovare il luogo adatto. Dio gli invi una sorgente d'acqua e una tavola imbandita. Cenarono, resero grazie e dormirono. L'indomani, al risveglio, videro un magnifico palazzo con le porte spalancate. Perch non abitiamo l? sugger la sorella. Va bene, se lo desideri acconsent il fratello. Dentro quel castello c'era tutto, persino i servitori; ma lui era un bravissimo cacciatore e voleva continuare a fare il suo mestiere. Partiva la mattina e rientrava la sera, portando lepri, gazzelle e altra selvaggina di cui si cibavano. Gli ossi, li gettavano nel pozzo. Trascorse il tempo. Una mattina, la fanciulla sent una voce proveniente da quel pozzo: Fammi uscire! chiedeva. Gett la corda e venne su un hanfish! Che il Signore vi salvi da una simile visione! Aveva barba, capelli, artigli lunghissimi; e un aspetto feroce. Ma lei non ebbe paura. Lo ras, gli tagli le sopracciglia e le unghie adunche. Appena fin, il mostro le disse: Ho fame.
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Mangerai quando avrai levato la tua pelle di hanfish gli rispose. Non la toglier mai! Dovrai farlo, se vuoi il cibo. No! E io dico s! Insomma, vinse lei. E che videro i suoi occhi? Una splendida creatura nel fiore dell'et! Dio benedetto! Aveva quattordici anni ed era bellissimo. Gli sorrise, e trascorsero lietamente la giornata. Poi, lui scese dentro il pozzo. Il fratello torn all'imbrunire. Lei cucin, conserv per l'amico la carne pi tenera, e serv gli avanzi. Sorella! tutto ossi e pelle! protest il cacciatore. quel che hai portato rispose, sgarbata. E da allora, quando restava sola, faceva risalire il ragazzo, lo nutriva con pietanze prelibate, e si divertivano. Una volta che annegarono nella passione, lui la prese tra le braccia e la fece sua. Trascorsero i giorni. Lei li contava, e cos si accorse di essere incinta. Quando partor, mise il figlio nel sentiero che percorreva suo fratello. Lui lo vide. "Che Dio lo protegga!" pens; e decise di portarlo dalla sorella. Guarda che bel bimbo! le disse. Da dove viene? chiese lei. L'ho trovato in mezzo alla strada. Prova a dargli il seno. Magari il Signore lo aiuta e ti manda il latte per nutrirlo. Certo che aveva il latte! Era sua madre! Il piccolo cominci a crescere. Un giorno, lei disse al suo amante: Desidero che mio fratello muoia. Perch? lo zio di tuo figlio, e ci procura il cibo. peccato! Devi ucciderlo!
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D'accordo. Mi trasformer in un buio tornado di sabbia, confonder le piste del deserto, e si smarrir. E si lev una tempesta che travolse ogni cosa. Al cacciatore mor il cavallo; lui si ripar con il suo corpo. Poi attese la quiete, e ritrov la strada. La sorella disse ancora al suo amante: Dobbiamo tentare di nuovo. Io voglio star sola con te. Non sopporto la sua presenza. Insieme, cercarono erbe velenose e le impastarono con la farina. Ma il bambino li aveva uditi tramare, e avvert lo zio: Non mangiare il pane, guasto! gli disse; e lo salv. Deve morire! ripeteva lei, risoluta. O donna! Mi sono stufato. Lascialo vivere. Che male fa? le disse l'hanfish. Ma lei fu irremovibile; e lui promise di tentare ancora. Diventer uno scorpione, e mi nasconder nella sua scarpa. Per il bimbo, che aveva ascoltato, salv un'altra volta lo zio. Attento! C' un insetto velenoso nella tua calzatura gli disse. E lo scorpione salt nel pozzo. Devi ammazzarlo! reiter lei, inesorabile, all'amante. L'indomani, suo fratello si lev all'alba, e part per andare a caccia. Mentre inseguiva una preda, venne un uccello: becc i suoi occhi e lo accec. Il cacciatore mor. solo una fiaba del medio Eufrate (raccontata ad Abu Keml), ma difficile, dopo averla letta, resistere alla tentazione di rivisitare il passato, con i conflitti senza tregua in questa regione, nell'antichit, tra no256

madi e sedentari; di non trovare nel racconto un'eco lontana dell'antagonismo tra questi due elementi nella societ amorrea del III, II millennio, del rigetto della citt da parte dei nomadi e del ruolo dei pozzi d'acqua. In un testo cuneiforme del II millennio un capo della trib dei Beneyamin dice: Quanto a me, se io resto in una citt anche un solo giorno e finch non esco da quelle mura per rinnovare il mio vigore, la mia vitalit svanisce. Cfr. J.M. Durand e J.M. Sasson, L'Eufrate e il Tempo, pagg. 70-75, Electa, Milano 1993. Viene alla mente anche un'altra suggestione: la donna madre-natura vegetatrice e il dramma cultuale della morte fatta subire al vivente come mezzo per accelerare la riproduzione della vita.

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I profeti furono figure rilevanti nella storia religiosa del Medio Oriente. Basterebbe ricordare il loro ruolo nelle tre grandi fedi che vi sorsero: l'ebraismo, il cristianesimo, l'Islam; o ancora i misteriosi Hanif del deserto arabico. Essi rivestirono un ruolo sociale importante, poich sapevano parlare al cuore e all'immaginazione della gente. I racconti popolari sui profeti sono numerosissimi in Siria. Per forma e contenuto, fanno parte del genere aneddotico di tendenza prevalentemente didattica.

Il profeta Salomone, figlio di Davide, e il vento

C'era una volta, molto tempo fa, un uomo poverissimo. Una sera rientrava a casa, contento, con un sacchetto di farina; ma il vento soffi, glielo strapp di mano, e la farina si disperse tutta nell'aria. Il disgraziato si accasci, afflitto, su una pietra, scoppiando in lacrime. Pi tardi, and a lamentarsi con Salomone: Santo Iddio! La mia famiglia muore di fame. Oggi avevo ricevuto in elemosina due chili di farina, e il vento me l'ha presa. Come nutrir i miei figli, questa notte? Il re profeta riun tutti gli eserciti al suo comando 1 e ordin loro: Cercate il vento, 2 e ditegli che riammucchi immediatamente la farina del povero. Quando quelli gi correvano in tutte le direzioni, grid loro: Ditegli anche che non tardi, perch quest'uomo deve portare la cena ai suoi bambini. Il vento esegu gli ordini. Raccolse la farina e la consegn. La pesarono, e non ne mancava un granello: erano due chilogrammi esatti! Il povero se ne and soddisfatto. Il giorno dopo, Salomone convoc il vento e lo redargu aspramente: Hai proprio esercitato bene l'ingegno, scegliendo quel miserabile per esibire il tuo vigore! Il vento, contrito, si scus con Dio e con il profeta.

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Salomone pu essere considerato il simbolo della saggezza gnomica dei Semiti. I musulmani credono che Dio gli concesse il potere di fare miracoli, e anche che poteva farsi trasportare dai venti attraverso l'universo; comunicava con tutti gli animali ed essi gli obbedivano; si serv degli uccelli per corteggiare la mitica regina di Saba; i vegetali gli insegnarono le loro virt medicinali e i minerali il loro migliore impiego. Un gran numero di leggende siriane ha per protagonista questo re biblico.

NOTE 1 Gli eserciti di Salomone: geni, uomini e uccelli si riunirono e si misero in marcia. Corano, XXVII, 17. 2 Gli sottomettemmo [a Salomone] quindi il vento, s che esso correva al suo comando, leggermente, ovunque egli lo dirigesse. Corano, XXXVIII, 35.

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Il re Salomone e il picchio

Una volta, il re Salomone organizz una gara di velocit tra tutti gli uccelli. Alcuni decisero di parteciparvi, altri no. I contendenti dovevano volare a coppie. L'aquila maschio si present alla competizione e il picchio femmina la sfid. Sei certo di voler gareggiare proprio con me?! chiese il grosso rapace all'uccellino. Sicurissimo. Ebbe inizio la prova, l'aquila spicc il volo, e il picchio si aggrapp alle sue zampe. Che fai? Lasciami stare, e vola da solo gridava, infuriato, l'uccello predatore, ma l'altro fece finta di non sentire. Erano quasi arrivati al traguardo, quando l'aquila, sfinita per quel peso supplementare, fu costretta ad anticipare la discesa verso terra. Mentre stava per posarsi al suolo, l'agile picchio si stacc da lei con prontezza, e arriv prima al traguardo. Chi la regina di questa gara? chiese al re. Finora sei tu le rispose Salomone. Ma per essere incoronata, dovrai superare un'altra prova. Quale? Portami un ramo. Ma attenta! Non lo voglio lungo, ma neppure corto. Il picchio vol su un albero, e... crac. Stacc un rametto. Lo guard, e si chiese: Non sar troppo corto?. Stacc un altro ramo, e gli sembr troppo lun261

go. Crac. Crac. Crac... quanti pi rami spezzava, sempre pi insicura diventava sulla misura giusta. E continua fino a oggi, senza decidersi a fare la scelta definitiva. Morale della favola: Non si ottiene una reale vittoria con l'inganno e la furbizia. Chi cos agisce, vivr sempre nell'intima incertezza del proprio valore.

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Il re Salomone e il linguaggio degli animali

C'erano una volta, molto tempo fa, due vecchi, marito e moglie, che vivevano in campagna. Il re Salomone passava ogni anno quindici giorni di vacanze da loro, senza mai fargli un dono. Vieni qui disse un giorno la moglie a suo marito e ascolta ci che ho da dirti. Questo Salomone trascorre da noi la villeggiatura, e non ci ricompensa. La prossima volta fatti almeno insegnare qualcosa. risaputo che quel sovrano era molto sapiente. Hai ragione rispose il marito. Quando, l'anno seguente, il re torn, si rese conto che qualcosa non andava bene. I suoi ospiti erano imbronciati e un po' freddi. Che succede? chiese loro. O re del tempo, io ti ho sempre offerto una buona accoglienza, e tu non mi hai insegnato niente si lament il vecchio. Che cosa vorresti imparare? Il linguaggio degli animali. Bada! difficile; e anche pericoloso. Non mi importa; insegnami. Cominciarono le lezioni, e il contadino impar. Pass un po' di tempo. Una volta, mentre stava nella stalla, sorprese una conversazione tra due tori e l'asino. Accidenti al nostro padrone! Ci fa tirare l'aratro
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dalle due del mattino; e anche quando il sole di mezzogiorno brucia la schiena, ci pungola e ci frusta si lamentarono i tori. L'asino rise. Perch ridi? Sto pensando che siete proprio due somari. Noi! Voi! Certo, facile parlare, per te che devi solo trasportare l'aratro la mattina e la sera e trascorri pigramente il resto del tempo mangiando erba fresca sotto un albero frondoso. Siete stupidi. Che cosa possiamo fare? Fingete di ammalarvi. L'indomani, quando il vecchio and alla stalla, trov uno dei tori indisposto; non aveva neppure assaggiato la biada. Allora, al suo posto fece lavorare l'asino. Lo aggiog con il toro, e il poveretto dovette faticare il doppio, perch era pi piccolo e debole del compagno. Sono proprio un somaro! si rimprover. Potevo stare zitto. Rientrato alla stalla, chiese al toro che si era finto malato: Com' andata?. Bene. Ti ringrazio. Mi hai offerto un bel suggerimento. E tu? stata una giornata interessante. Per, voglio avvisarti. Il padrone diceva: "Se domani il toro non guarisce, lo porter al mattatoio". Caspita! Per l'amor del cielo! Mi sento perfettamente disse il finto malato. E si alz subito a mangiare. Il contadino possedeva anche un gallo e undici galline. Un giorno, vide una pollastrella vezzosa che faceva la civetta nel cortile del vicino. Il gallo la richiam e le diede una bella lezione, rimproverando264

la aspramente: Non uscire pi senza il mio permesso. Voi galline dovete mettervi in testa che qui si fa come dico io. Non solo voi undici, anche cinquanta posso governarne. Non sono certo un debole come il nostro padrone, che ha una sola moglie e invece di farsi ubbidire si sottomette. L'uomo sent, e torn a casa imbronciato. Dammi i soldi che hai guadagnato al mercato gli disse sua moglie. Vai al diavolo! le rispose. Ma... che cos'hai? Non capisco. Zitta! Chiudi la bocca! Che cosa ti accaduto? Smettila di fare domande, o ti ammazzo. Da oggi devi solo ubbidire! Sei impazzito? insisteva lei; e lo fece innervosire talmente, che fin per prendersi un sacco di legnate. Appena torna Salomone te la far pagare lo minacci. Quando torn il re, gli raccont tutto. Egli indag, e quando cap che cos'era successo, fece dimenticare all'uomo la lingua degli animali. 1 La ricompensa di Salomone fu rendere al vecchio la saggezza; un bene che l'uomo deve scoprire dentro di s, e accrescere con i propri mezzi.

NOTE 1 Cfr. Mille e Una Notte, "Storia dell'asino e del bue con il padrone del campo", che il visir narra alla figlia Sherazad per vincere la sua ostinata volont di sposare il sultano. Molti racconti delle Mille e Una Notte hanno subito una "folclorizzazione": sono cio passati alla tradizione orale, che ha elaborato nuove versioni seguendo il gusto e la cultura locali. 265

Il profeta No e i gatti

Stava per iniziare il Diluvio Universale, e il profeta No, avvertito da Allah, prepar una grande arca, dove fece salire la sua famiglia e una sola coppia di animali, maschio e femmina, per ogni specie. Appena tutti si furono stabiliti a bordo, li radun e spieg loro come dovevano comportarsi durante il periodo che sarebbero rimasti l dentro. Non si sa quanto tempo deve trascorrere, prima che finisca il castigo del Signore disse loro. Lo spazio poco, e bisogna economizzare il cibo. Ordino dunque che nessuno di voi faccia l'amore, affinch non nascano nuovi esseri, mentre ci troviamo nell'arca. Inizi a piovere. E la terra si ricopr d'acqua. Tutti i naviganti osservavano gli ordini di No. Dopo alcune settimane, per, il gatto e la gatta, desiderandosi troppo, si appartarono per accoppiarsi. Ma il cane, che li vide, corse a informare il nostro profeta. Egli, a quella notizia, si infuri moltissimo e li maledisse, dicendogli: Poich avete disubbidito, sarete castigati. Ogni volta che vorrete unirvi, dovrete gridare il vostro desiderio al mondo intero. Cos, infatti, fanno i gatti, da allora, nel tempo dell'amore.

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Mos e il povero

Molto tempo fa, o amabili e cortesi lettori, viveva un uomo poverissimo. Bench lavorasse incessantemente, il disgraziato non riusciva ad avere un buon raccolto. La sorte avversa lo perseguitava. Un giorno, mentre penava nel suo sterile campo, vide passare Mos, figlio di 'Imran, che lo salut. Quell'attenzione benevola riaccese la speranza nell'animo del meschino. Rispose al saluto, e implor: Ascolta la mia supplica: non chiedo molto. Vorrei solamente riuscire a sfamare, anche se con fatica, me e mia moglie. Interceder per te presso il Signore lo rassicur il profeta, che Dio lo benedica, e torn a camminare fino a giungere in cima alla montagna. Qui chiam il suo dio: Tra le genti, c' uno molto povero che spera nella tua misericordia. Dimmi che destino gli hai riservato. Si ud la voce del Signore che rispondeva: Per lui ho stabilito questa esistenza; e non far niente perch essa cambi. Ma talmente sfortunato che finir per morire di fame! Non avr un'altra sorte. Mos torn dal povero e gli rifer le parole di Dio. Al sentirle, l'altro comment irato: La mia dignit non mi permette di accettare l'ingiustizia di questo dio despota. Ne cercher un altro pi generoso.
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Ovunque andrai, non troverai altro dio all'infuori di Dio, Esso l'Unico. No! Sono certo che ne incontrer uno pi clemente, che comprender i miei bisogni e mi offrir i piaceri che rendono lieta la vita. Mos si allontan, sorridendo. L'uomo torn a casa e disse alla moglie, che era incinta del primo figlio: Preparati a un lungo viaggio. Lasceremo per sempre questo paese. La donna prese uno straccio lacero, l'unico bene che possedeva, e se ne copr le spalle. Lui le afferr la mano e la trascin via. Mentre camminavano, rifletteva ad alta voce sulle incognite di quell'avventura: Pare che il mondo sia formato per tre quarti di acqua, e per un quarto di terra; che la terra sia per tre parti distrutta, e per una parte edificata. Cos almeno dicono i sapienti. Andarono raminghi per un lunghissimo tempo, finch, essendo giunto per la donna il momento di partorire, si fermarono alla periferia di una citt. I suoi abiti erano ormai logori brandelli, povera disgraziata! Ebbe le doglie, e Dio benedisse la sua sofferenza, facendole nascere un figlio maschio. Lei abbracci il suo bambino e disse al marito: Non abbiamo neppure un cencio, Dio misericordioso! Dobbiamo forse strapparci di dosso la pelle, per ricoprirlo? Vai al ruscello vicino, e chiedi a quelle lavandaie la carit di un panno per proteggere nostro figlio. Ed egli and. Attraversando un piccolo bosco, al centro di una radura, vide tra gli alberi uno scampolo di tela nuova, lungo quattro o cinque palmi. Mentre si chinava felice a raccoglierlo, si accorse che ricopriva una giara chiusa. La apr incuriosito: era colma di monete d'oro! Guardandola, incredulo, esclam: Benedetto sia questo dio buono e generoso, tanto diverso da quello di Mos, che priva gli uomini della fortuna. Poi prese un po' di denaro, sot268

terr il resto, e torn da sua moglie. Le porse la tela e le mostr l'oro. Il dio di questo paese migliore del dio di Mos le disse. Quindi si recarono nella vicina citt, presero una piccola casa, e iniziarono una nuova vita. Se ne aveva bisogno, andava al nascondiglio e prelevava altre monete; finch esse terminarono. Con il tempo era diventato un ricco proprietario di case, giardini di vigne e orti con alberi che davano abbondanti frutti d'ogni specie, e di fertili praterie dove pascolavano greggi di pecore e cammelli. La moglie ogni anno partoriva un figlio, fino a quando ne ebbero dieci. Trascorsero gli anni. I figli crebbero, si sposarono ed ebbero figli. Egli era ormai il capostipite di un possente clan; abitava un alto palazzo cos splendido che, a chiunque lo ammirava, gli si allungava la vita per la gioia di quella visione. Un giorno, mentre era affacciato, scorse un viandante che entrava in citt. Sul mio onore e per la mia religione! Mos che vedono i miei occhi! Devo mostrargli la generosit del dio di questo paese esclam, andandogli incontro. Baci la mano del profeta e la terra davanti ai suoi piedi, poi lo invit a pranzo, senza manifestare la sua identit. Fece sgozzare gli agnelli e preparare un sontuoso banchetto, a cui partecip un gran numero di persone. Mos osservava quella casa ricca e fastosa. Quando la festa termin e restarono soli, il vecchio patriarca gli disse: O figlio di 'Imran, ricordi il poveruomo che incontrasti tanti anni fa, che con il suo lavoro non riusciva a guadagnarsi neppure pane e cipolle per sfamarsi, perch il tuo dio l'aveva privato della fortuna? Sono io. Ho trovato un dio che mi ha colmato di doni. O uomo! Ovunque ti trovi sulla terra, non esiste che un solo dio. Egli soltanto pu toglierti e darti secondo la sua volont! rispose il profeta; e, dopo
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averlo salutato, si diresse verso nord. Sal sulla montagna e chiam Dio: Signore, non capisco la tua incoerenza. Una volta, affermasti che l'uomo per il quale intercedevo non avrebbe mai avuto fortuna sulla terra, e invece l'hai colmato di ogni bene!. Mos, Mos, dov' la tua fede? Io non ho concesso alcuna buona sorte a quell'uomo, e mai l'avr. Tutto destinato al suo erede; quel figlio nato durante le loro peregrinazioni. Mos allora torn dal vecchio patriarca e gli rifer le parole di Dio: Per tuo figlio e non per te, il Signore ha voluto una vita piena d'abbondanza. Tu sei solo il mezzo di cui si servito. L'altro cap, e rispose: Questo Dio, Mos. Ovunque andiamo, Egli ci segue.

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L'onest di Ali ben Shaddad

Molto tempo fa, il re Salomone governava le formiche nere, il vento, i ginn, gli uccelli, la terra e tutti gli esseri che vi camminano sopra. Un giorno, mentre passeggiava, vide una formica nera e le sput addosso con insolente noncuranza. Essa, rivolgendogli uno sguardo sprezzante, osserv ironica: Che nobili maniere! Chi nobile? chiese il profeta, fingendo di non capire. Ali ben Shaddad, uomo onesto, generoso, nobile d'animo. Certo migliore di te. Salomone, a quell'affermazione, brontol infastidito: Io sono il signore della terra, e tu osi affermare che esiste uno migliore di me? S, e lo ribadisco disse la formica, allontanandosi. Voglio conoscerlo decise il profeta; e fece radunare tutti gli uccelli. Sapete dove vive Ali ben Shaddad? domand loro; ma nessuno dei convocati lo conosceva. Allora, risolse di cercarlo. Cammin per giorni, settimane, mesi, senza trovarlo; finch giunse in cima a una montagna dove viveva un'aquila. La pace sia con te la salut Salomone. Con te sia la pace rispose l'aquila.
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Conosci Ali ben Shaddad? Sai dove posso trovarlo? Io no. Bisognerebbe chiedere a mio padre. Conducimi da lui. Lo farei volentieri; se fosse possibile. Perch, non puoi? Come puoi osservare, ho perso le piume. E dovrei mangiare quaranta code grasse di montone, per farle ricrescere. In quaranta giorni rispunterebbero e tu, allora, potresti salire sul mio dorso, e io ti condurrei da mio padre, da mio nonno, o dal bisnonno, fino a trovare colui che cerchi. Dovete sapere che l'aquila non muore! Perde le piume e le riacquista. A questo proposito, esiste anche un detto: "Che la tua vita sia lunga come quella dell'aquila; che si spiuma, si rimpiuma e non invecchia mai." 1 Salomone port le code e attese. Al quarantesimo giorno, l'animale era bello nuovo! E lui gli sal sul dorso. Volarono, volarono, e il profeta, guardando verso il basso, vide tutta la terra! Poi salirono pi in alto, non si sa quanto lontano, ma certo molto, molto in alto, perch non si scorgeva pi n la terra n il cielo! Comunque, alla fine di quel lungo viaggio, l'aquila si pos nella grotta dove abitava suo padre. 2 La pace sia con te lo salutarono. Con voi sia la pace rispose lui. Padre, il nostro re cerca Ali ben Shaddad. Figlio mio, non lo conosco; ma forse tuo nonno sa qualcosa. Magari, potessi accompagnarvi da lui! Come vedete, non ho piume. Il profeta gli port quaranta code di montone, belle grasse, e attese quaranta giorni; infine partirono tutti e tre. Volarono fino ad arrivare in un'altra grotta, in cima a un'altra montagna.
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La pace sia con te salutarono i nuovi arrivati. Con voi sia la pace rispose il nonno. Sai chi Ali ben Shaddad? Dove vive? chiese Salomone. Io non l'ho mai conosciuto. Forse morto da quattrocento anni, o da mille. Non so. Per ricordo che mio padre, una volta, raccont che lo aveva visto da ragazzo, mentre volava su una citt. Dall'alto, scorse quell'uomo che faceva le abluzioni per la preghiera. Se potessi vi condurrei da lui. Di certo, vi aiuterebbe a ritrovarlo. Gli portarono quaranta code, attesero quaranta giorni, e finalmente si rimisero in viaggio. Volarono, volarono, fino alla montagna del bisnonno. Anch'esso, che non aveva piume, mangi le code di montone, si rimpium, e fu felice di accompagnarli al luogo in cui, molto tempo prima, nella sua giovinezza, aveva visto l'uomo che il profeta cercava. Giunsero sopra una citt. Fu qui che vidi Ali ben Shaddad disse il bisnonno. Che Dio ti accompagni augurarono le quattro aquile al loro re, depositandolo a terra. Salomone si guard intorno, interdetto. Quel posto era completamente distrutto e spopolato! Dalle case cadenti non usciva alcun segno di vita! Signore, fai spirare il vento dell'est preg. E Dio lo esaud. Arriv il vento; si scaten un violento uragano che nascose ogni cosa. Quando torn il sereno, apparvero case e palazzi di pietra; erano come nuovi, e abitati da gente viva. Che citt questa? si inform Salomone. Il regno di Ali ben Shaddad gli risposero. E lui si mise a cercarlo. Lo trov accanto a una macina e a mucchi di polvere d'oro; ma era morto. Allora il profeta chiese a Dio la grazia di farlo rivivere; e il Signore, che lo amava, esaud la sua preghiera, resuscitando il defunto. Sei tu Ali ben Shaddad? domand il profeta.
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S rispose Ben Shaddad. Dimmi. A cosa serve questa farina d'oro? Molto tempo fa, nel nostro regno ci fu una terribile carestia. Tutte le provviste si esaurirono e noi eravamo affamati. Un forestiero aveva lasciato da me alcuni sacchi di grano in deposito, ma non potevo toccarli. Non mi appartenevano. Infine, pensai di macinare dell'oro; per non si riusc a farne farina buona per il pane, e siamo morti. Salomone comprese. Fece soffiare il vento dell'ovest, e la vita si spense di nuovo in quella citt. Chiam l'aquila e and via. Questo genere di racconto in arabo si chiama "mathal" (exemplum, parabola). Esso fa parte della tradizione favolistica sia orientale che occidentale. Cfr. in Migne, Patrologia Latina (voi. 73, pagg. 785-1038) gli exempla sugli eremiti che vogliono conoscere il loro posto in paradiso.

NOTE 1 La figura dell'eroe divino, trasportato dall'aquila, precedentemente nutrita perch si l'impiumasse, fa parte del mito mediorientale. Etana, XIII re della prima dinastia di Kish, era un pastore che ascese al cielo: nutr l'aquila che si rimpium e le sal sul dorso; durante il volo, ogni due ore l'aquila chiedeva: Come vedi il mare? E la terra? I fiumi?.... Cfr. Dhorme, Le mithe d'Etana in Choix des Textes AssyroBabyloniens, pag. 162 e segg. 2 Gli antichi Siriani consideravano l'aquila l'incaricata dagli di per portare in cielo le anime dei defunti, e simbolo di immortalit; pi tardi, presso i primi cristiani, fu simbolo di resurrezione.

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Il profeta Habib il falegname 1

Una volta, molto tempo fa, un giovane uomo si ferm davanti alla bottega del nostro signore Habib. Lo salut e gli disse: Voglio farti una domanda. Credi che io sar tra le creature che andranno in paradiso o tra quelle che scenderanno nel fuoco?. Qual il tuo lavoro? lo interrog il profeta. Per Dio! Aggredisco le persone lungo la strada, e le uccido. Finora, ne ho assassinate novantanove. facile prevedere che andrai in paradiso! osserv, ironico, il veggente. E indicando un tronco marcito e sterile, vecchio di cento anni, e un martello che aveva in mano, aggiunse: In nome di Dio, ascolta. Se quel tronco, ormai infecondo, dovesse produrre un getto lungo quanto il mio martello, forse potresti far parte delle genti del cielo. E ora vai. Vattene. Qualche giorno pi tardi, mentre Habib lavorava al suo tavolo da falegname, si ferm a salutarlo un altro passante. La pace sia con te. Con te sia la pace, o sultano delle genti. L'uomo, che non era ammogliato, al sentirsi rivolgere quel saluto ossequioso, pens: "Se mi onora con il titolo di sultano delle genti ora che non ho una sposa, come mi chiamerebbe, se l'avessi?". Quindi decise di trovare una moglie. Dopo le nozze torn alla falegnameria.
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La pace sia con te disse ad Habib. Con te sia la pace, o uomo tra gli uomini rispose il profeta. Sorpreso e deluso da quella degradazione, il giovane consider tra s: "Ho fatto male a prendere moglie. Sono diventato uno qualunque. Per Dio! Devo rinunciare a lei". La ripudi, e and un'altra volta dal profeta. La pace sia con te. La pace sia con te, che sei il pi scellerato tra gli scellerati inve Habib. Allora, egli decise: Mi riprender la moglie per essere come gli altri uomini. Dovette penare un po', ma infine, con la mediazione di amici e conoscenti, riusc a portarsi in casa, nuovamente, la donna che aveva rinnegato. Poi torn dal sant'uomo. La pace sia con te gli disse. Con te sia la pace, o mostro peggiore di tutti i mostri che popolano il creato gli rispose Habib. Il vanesio si allontan, sconsolato, e mentre camminava, rifletteva: "Non dovevo cambiare la mia condizione. Magari fossi rimasto com'ero! Non avrei dovuto sposarmi, e tanto meno divorziare". Torniamo ora al bandito che aveva ucciso novantanove persone. Un giorno, mentre passava vicino a un cimitero, all'ora in cui il sole tramontava, ud una voce proveniente dai sepolcri. Si ferm a osservare, incuriosito, e vide un uomo davanti a una fossa che recava i segni di una recente sepoltura. L'individuo dissotterrava un cadavere, e gridava: Da vivo, non sono mai riuscito ad averti. Ora finalmente mi apparterrai. Sei morta. Come potresti sfuggirmi? Urlava, e spalava la terra, fino a che comparve il corpo di una donna avvolto in un lenzuolo. La denud, e stava per usarle violenza, quando il potere di Dio rianim un braccio della morta. L'arto difendeva quell'essere inanimato, respingendo l'ag276

gressore. Lui lo amput. Il bandito, nascosto l vicino, vedeva tutto ci. Si anim l'altro braccio, il bruto mozz anche quello, e inve ancora contro la povera defunta, pregustando l'oltraggio. Hai finito di resistermi, e io finalmente sazier la voglia che ho sempre avuto di possederti disse. A quella scena il giovane brigante non riusc pi a contenersi. Uccise il profanatore e gett lontano il suo cadavere. Poi torn alla tomba. Ricompose la salma, l'avvolse nel lenzuolo e la seppell. Trascorse del tempo. Un giorno, pass nuovamente davanti alla bottega di Habib il falegname. Si ferm per salutarlo, e vide che pregava. La pace sia con te ripet per tre volte, senza ottenere risposta. Mentre il profeta recitava le orazioni, il bandito si guardava intorno e, sorpreso, vide il tronco vecchio di cento anni, ornato di due recenti germogli lunghi come il martello del falegname. La pace sia con te, con te, con te lo accolse Habib, quando termin la preghiera, e gli chiese: Che cosa hai fatto, perch questo tronco germinasse?. In verit, ho ucciso un altro uomo. E cos sono giunto a cento. Descrivimi come sono andate le cose: parola per parola. Glielo disse. Quando fin il suo racconto, il profeta esclam: In verit, Dio onnipotente! Guarda, figlio mio, la tua azione ha ridato vita a questo tronco. Eh s! stata proprio una buona azione! Sai? Sono novantanove anni che io sego legna senza sosta, e non mai germogliato niente. Dio ha perdonato tutti i tuoi peccati perch hai compiuto un'opera buona in favore di una sua creatura indifesa. Che il Signore conceda una vita retta a tutti voi.
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molto probabile che gli anonimi inventori delle leggende islamiche sui profeti abbiano utilizzato fonti siriane, ebraiche o cristiane dei vangeli apocrifi. L'implicito elogio del celibato e la condanna dell'orgoglio fanno pensare a un 'origine cristiana di questa fiaba. I mistici che nei primi sei secoli dell'era volgare conducevano un 'esistenza da solitari nelle contrade desertiche della Siria, in particolare Simeone Stilita e i suoi seguaci, con le loro spettacolari forme di ascesi colpirono profondamente l'immaginazione popolare. Questo genere di racconti edificanti (in arabo naba', storie di profeti) si raccontavano in Siria almeno dal V sec. d.C., come testimoniano le fonti scritte. Talvolta, per, avevano un intento polemico tra le diverse sette cristiane (cfr. H. De Lehaye, Les saints Stylites, Picard, Parigi 1923). Essi si trovano anche in numerose raccolte di Esemplari occidentali e spesso il protagonista un santo eremita del deserto (cfr. Johannes Gobi, Scala Coeli, Ed. de J. Zaimer, exemplum n. 700; J. de Vitry, Exempla, Ed. Crane, London 1890, n. 72; E. de Bourbon, Anedoctes Historiques, legendes et apologues). Per gli stiliti siriani vedere inoltre Pena, Castellana, Femndez, Les Stylites Syriens, Milano 1987. Sono, dall'Islam, considerati profeti: i patriarchi biblici, quali No, Abramo, Giacobbe ecc.; re, come Davide e Salomone; personaggi del Nuovo Testamento, tra cui Zaccaria, Giovanni e Ges Cristo; personaggi fantastici del leggendario arabo.

NOTE ' il biblico Agabo, che preannuncia la prigionia di Paolo, At, 21,10 e predice una grande fame sotto Claudio, At, 11,27-30. Corano, XXXVI (il "Dies Irae" islamico), 12. Fu martirizzato in Siria, e sepolto sul monte Silpio, presso Antiochia. Ancora oggi la sua tomba venerata dai musulmani. 278

Il figlio del re, l'ebreo e i quaranta ladroni

C'era una volta, molto tempo fa, un re che aveva tre figli. Il re divent vecchio e mor. I suoi eredi cominciarono a contendersi la successione al trono; infine, giunsero a un accordo: divisero i soldi in parti uguali e il resto lo affidarono al destino. L'ultimogenito voleva scoprire il mondo e decise di viaggiare. And da un paese all'altro, conobbe genti e luoghi in grande quantit, ma fu imprevidente, e un brutto giorno si accorse di non possedere pi una lira. Risolse perci di far ritorno. Quando i fratelli lo videro arrivare, cos male in arnese che pareva un mendicante, gli chiesero: Che ne hai fatto del denaro?. Mi sono divertito e istruito. Ho visitato tante terre, e conosciuto molte cose. Fece un resoconto talmente affascinante delle sue avventure che il secondogenito decise di imitarlo. Part. Viaggi da una citt all'altra, attravers molti paesi. Un giorno, mentre cavalcava, scorse un magnifico castello. Chi abita laggi? domand a un passante. Una bellissima fanciulla, la pi avvenente del regno. la figlia del nostro re. Dicono che per vederla bisogna pagare cinquecento monete d'oro, e che per altre mille si pu passare una notte con lei. Al principe restavano proprio mille e cinquecento monete, e decise di avvicinarsi al castello, per sco279

prire se valeva la pena di spenderle per quella meraviglia di ragazza. Giunto nei pressi del maniero, si appost finch la intravide a una finestra. Gli sembr veramente splendida! Desiderando ammirarla pi da vicino, pag cinquecento monete d'oro. La bella si affacci al balcone e si lasci guardare. La desider ancora di pi. Diede il resto dei soldi e trascorse la notte con lei. Il mattino seguente, prese la strada del ritorno. Ormai, anch'egli era poverissimo. Quando giunse alla reggia e vide che il fratello maggiore viveva nell'abbondanza ne fu invidioso. Noi siamo miserabili, e lui cos ricco! comment con il fratello minore. Insieme andarono a visitarlo, e si misero a descrivere tutte le delizie che avevano gustato. L'altro fin per lasciarsi tentare dall'idea di assaporarle, e part. Pass da un posto all'altro e, una mattina, giunse in vista del castello in cui abitava la principessa dalla straordinaria avvenenza. Accadde a lui ci che era successo al fratello: fu informato sull'abitante di quel palazzo. Volle vederla, e poi amarla. Rest senza denaro e torn a casa povero. Ormai i tre figli del re erano tutti nelle stesse condizioni, e ogni tanto, per consolarsi dell'indigenza in cui vivevano, rievocavano insieme le avventure del passato. Un giorno, il maggiore e il secondogenito ricordarono la fanciulla che entrambi avevano incontrato e, sentendo quei discorsi, al fratello piccolo venne un grande desiderio di conoscerla. Voglio andarci anch'io disse. Ma non hai denaro. Con denaro o senza, la devo vedere. Immediatamente sell il suo cavallo e part. Galopp per monti e valli, finch giunse in vista del palazzo che cercava; allora si ferm a riposare all'ombra di un albero frondoso. Un ebreo era seduto l. Si salutarono.
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Salve. Buon giorno a te. Che cosa ti conduce da queste parti, straniero? Devo vedere la figlia del re, che abita in quel castello. Sai che, per guardarla, devi possedere molto denaro? Cinquecento monete d'oro. Le hai? Ho solo una lira e mezza. Una lira e mezza! Che cosa vuoi fare, con una lira e mezza? Non so. Ma devo assolutamente vedere quella ragazza. L'ebreo squadr il giovane principe con aria burlesca, ma gli era simpatico, e decise di aiutarlo. Ti dar una mano gli disse, invitandolo a seguirlo, e insieme andarono al mercato. Comprarono un montone e un tamburo di latta, poi si recarono alla piazza del castello. Si fermarono sotto il balcone: uno prese l'animale per il collo e cominci a sbattergli la testa sopra il tamburo che l'altro teneva fermo. Il rumore delle corna sul metallo e i belati disperati del montone, uniti alle loro grida, provocarono uno strepito infernale, che incurios la cameriera. La donna chiam la sua padrona: Signora, signora, venite a vedere come due matti ammazzano un agnello! La figlia del re si affacci, prov pena per l'animale, e li apostrof: Ehi, voi, siete pazzi? Non si uccide in quella maniera una povera bestia. Non ne conosciamo un'altra, ma a te che importa? Torna dentro. E intanto, con quell'espediente, i due buontemponi avevano visto la rara belt! Ripresero a sbattere le corna del montone ancora pi forte. La signora ordin alla serva: Scendi, e conducili in casa. La_serva rec la convocazione. I
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due accettarono. Portarono il montone dentro il palazzo e l, con un coltello, lo sgozzarono e lo scuoiarono. Con il grasso dell'animale, burghul 1 e farina, prepararono kbeibat. 2 L'ebreo ne riemp un piatto e si colloc a un'estremit della sala da pranzo; il figlio del re and al lato opposto, e cominciarono a lanciarsi l'uno all'altro le polpette. Le acchiappavano, le mettevano in bocca e le mangiavano. La principessa, che osservava disgustata, comment: Non si mangia in questo modo! Guardate come ci comportiamo noi. Puoi mangiare come vuoi. Noi, invece, facciamo sempre cos replicarono i due amici, continuando a nutrirsi di polpette volanti. La fanciulla si indispett e sospir: Guarda a che cosa mi tocca assistere!. E non riuscendo pi a tollerare quello spettacolo incivile, ordin alla cameriera: Porta qui il ragazzo; e tu occupati dell'ebreo. Le due donne sedettero a tavola, presero in grembo quegli impertinenti e gli insegnarono a mangiare secondo l'etichetta. Fu una cena molto allegra. Quando questa termin, era notte avanzata. Il figlio del re e l'amico confessarono di avere sonno. Chiesero due cuscini e una coperta; poi si appoggiarono al muro, ritti, uno accanto all'altro, e posarono la testa sui guanciali sostenuti dalle spalle. Si coprirono il petto, chiusero gli occhi, e finsero di dormire. Che posizione strana per riposare! esclam, stupefatta, la principessa. Si avvicin, scosse il principe gentilmente, e bisbigli: Non puoi stare cos fino a domani, troppo scomodo. Non vuoi vedere come dormiamo noi? Posiamo a terra un materasso, lo ricopriamo di lenzuola, e ci stendiamo sopra. Noi, invece, dormiamo sempre in piedi; e sei pregata di lasciarci in pace.
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Ma lei era ormai troppo ansiosa di offrire a quel ragazzo un riposo confortevole. Chiam la sua serva: Alzati. Aiutami a trascinarlo sul mio materasso, e tu curati dell'altro. I due simularono contrariet, per furono arrendevoli per il resto della notte. Lasciarono all'alba quel luogo di baldoria. Mi devi una lira e mezza disse il figlio del re. Come! Ti ho fatto risparmiare mille e cinquecento monete d'oro, e tu pretendi indietro la lira e mezzo? ribatt il compagno, offeso. Tu hai avuto ci che ho avuto io. Rivoglio i miei soldi. Batti e ribatti il chiodo, giunsero alla citt. Va bene! concesse infine l'ebreo. Per non li ho con me, aspettami qui. Vado a prenderli e torno. Ma poi avverti la moglie: Verr uno a trovarmi. Digli che sono morto. II figlio del re, infatti, attese e attese, ma quando fu stanco di aspettare si mise a cercarlo. Finalmente trov la casa. Buss. Chi ? Sono un compagno dell'ebreo. Abita qui? Abitava qui, poveretto! Pace all'anima sua. morto? Impossibile! Solo poche ore fa galoppavamo insieme. Vi assicuro che morto. Era amico mio. Devo vederlo, e dargli l'ultimo saluto. La donna non fece in tempo a ribattere, che egli era gi dentro. L'ebreo, rigido come un palo, giaceva sul pavimento. Il figlio del re si chin, lo pizzic, ma quello rimase morto. Indossa ancora i suoi abiti! esclam, rivolto alla signora; e aggiunse: Svelta! Fai bollire l'acqua per la purificazione. Ti aiuter a lavarlo. Lo pul cos
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coscienziosamente, con l'acqua ben calda, che gli scott la pelle; ma il giudeo rest defunto. Infine lo depositarono nella bara e lo portarono al cimitero. La moglie rest a vegliare per qualche ora, poi si alz, e disse: Torno a casa; non vieni? No. Tu puoi andare, ma io resto qui. Era amico mio, non posso abbandonarlo. Anzi, sai? Forse non lo lascer pi. Non posso vivere senza di lui. Morir. Continu la veglia funebre, senza concedersi un attimo di sonno. Verso mezzanotte, sent il calpestio di gente che arrivava e and a nascondersi dentro un grande sepolcro abbandonato. L, da una finestra scrut nell'oscurit. Vide arrivare degli uomini, che si sedettero in cerchio accanto alla bara dell'amico. Erano quaranta ladroni, che avevano rubato il tesoro del re, e si erano rifugiati nel cimitero per dividersi il bottino. Uno a te, uno a te, uno a te... la spartizione procedette senza problemi, finch tocc a una grossa spada. Era la spada del sovrano che avevano derubato, e tutti volevano quel trofeo. Il figlio del re osservava attento. La contesa si fece aspra. Nel momento in cui stavano per azzuffarsi, lui sentenzi con voce solenne e stentorea: La spada apparterr a quello che, con essa, riuscir a spezzare in un solo colpo la bara che l accanto. I ladroni rimasero sconcertati. Ma uno di essi, il pi alto e vigoroso, dopo un attimo di smarrimento, si alz ardito, afferr l'arma con le due mani, e la sollev sopra il suo capo. Stava per vibrare, con arrogante energia, un colpo, quando una voce, lugubre e minacciosa, che usciva dalla bara, lo ferm:
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O voi che dormite sotto terra, alzatevi! Scacciamo questi profanatori. I quaranta furfanti scapparono come lepri inseguite, abbandonando spada e tesoro. L'ebreo resuscit e si sedette accanto all'amico, dicendogli: Se dividiamo questo bottino nella maniera usuale, uno a te, uno a me, e quelli tornano e sentono, capiscono e ci ammazzano. Perci diremo sempre: questo a te. I ladri, dopo essersi calmati, cominciarono a riflettere: possibile che i morti parlino?. Diventavano, in effetti, un po' scettici, anche se, a dire il vero, avevano ancora qualche perplessit. Uno, per, che superava gli altri in furbizia e audacia, si alz, baldanzoso. Vado io a controllare disse. Sistem il tarbush 3 sulla testa e torn al cimitero. Si mise a indagare, e dei rumori lo guidarono verso il grande sepolcro. Si avvicin, prudente, e stette ad ascoltare. Una voce ripeteva senza sosta: Questo a te, questo a te, questo a te.... Attese, attese molto tempo, sempre pi inquieto, poi finalmente la spartizione fin. Si fece coraggio, e con prudenza, affacci la testa alla finestrina. Dammi la mia lira e mezza diceva, proprio in quel momento, il figlio del re, che non aveva rinunciato a recuperare i suoi soldi. L'ebreo, che guardava intorno pensieroso, cercando una scappatoia, vide il tarbush del ladrone, lo prese con un sospiro di sollievo, lo consegn all'amico, e gli propose: Vuoi questo, al posto del denaro? Sentendo quelle parole, il ladro fugg. Il terrore lo accecava, sbatteva da ogni parte, e arriv trafelato e sanguinante dai compagni, che si alzarono tutti insieme e lo guardarono con gli occhi spalancati.
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Che cosa ti accaduto? gli chiesero in coro. Per carit! rispose. C'era radunato, a spartirsi il nostro bottino, un cos grande numero di morti che a ciascuno di essi tocc solo una lira e mezza. Figuratevi che l'ultimo rimasto addirittura senza niente, e si preso il mio tarbush. Il figlio del re accett il copricapo come risarcimento, lo indoss, prese la sua parte del tesoro, e si conged dal compagno. Torn ricco al suo paese, e divent il nuovo re.

NOTE 1 Grano spezzettato e precotto. 2 Polpette particolarmente consistenti, tipiche della gastronomia si nana. 3 Fez.

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Il pastore di cammelli e la figlia del re

Un giorno di primavera, un re e il suo visir passeggiavano a cavallo, con le famiglie, nella steppa fiorita. La figlia del re e la figlia del visir precedevano gli altri, e conversavano allegramente. A un tratto, la principessa si ferm per osservare un fiore chiamato pene della terra, 1 e confid all'amica: Magari potessi avere cento come questi!. Il sovrano sent quelle parole, e ne fu sconcertato. mai possibile che mia figlia desideri un uomo tanto intensamente? si chiese. Quando rientr a palazzo, prese una decisione. Avrebbe concesso la figlia in sposa all'uomo capace di fare l'amore cento volte in una notte. Il giorno dopo, fece dare il bando in tutto il regno. Lo ud una donna che aveva due figli: uno era pastore di pecore, l'altro di cammelli. And dal primo, e gli chiese: Figlio mio, quando hai fatto con soddisfazione l'amore una volta, replichi o smetti? Smetto. Non sei un uomo gagliardo! Con te, non avremmo successo! disse. Si rec, allora, dal pastore di cammelli, e gli pose la stessa questione: Figlio mio, se fai l'amore con una donna, una volta appagato, replichi o smetti? No, perbacco! Persisto! esclam il figlio.
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Sei un uomo vigoroso, con te si pu avere fortuna! Vai dal re. Ha promesso la mano della figlia all'uomo capace di fare l'amore con lei cento volte in una sola notte. Diventerai ricco. Il pastore di cammelli and immediatamente dal re e gli disse: O re del tempo, sono disposto a sposare tua figlia. Va bene. Ma bada! Se non fai l'amore cento volte la prima notte, ti taglier la testa. D'accordo. Fecero subito il contratto di nozze, al quale segu una festa, con musiche, canti e danze, che dur fino a tarda notte. Appena gli sposi si furono allontanati, il re chiam una schiava, e le disse: Stai nella loro camera e conta quante volte si uniscono. La mattina seguente, al risveglio, il re la convoc per sapere come era andata. Raccontami che cosa successo le chiese. Signore mio! Vostro genero ha fatto l'amore cento volte con la principessa, cento volte con me e, se vi foste trovato l, l'avrebbe fatto cento volte con voi gli rispose la schiava. Questo aneddoto, di ambiente nomade, che pu parere osceno ma che narrato con intento caricaturale, ricorda le descrizioni che cronisti esagerati ci hanno lasciato sull'esuberanza sessuale nella societ preislamica dell'Arabia. Scriveva Ammiano Marcellino, storico siriano del IV secolo d.C.: difficile descrivere con quale furore, in questa nazione, i due sessi si abbandonano all'amore. Comunque, gli Arabi hanno spesso descrtto con sereno
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realismo i piaceri sessuali. Cos invita a gioirne il Corano: Le vostre donne sono un campo per voi, andate quindi al vostro campo come vorrete..., II, 183-222; e ancora LV, 56-70. Il Kitab el-Aghani ricco di annotazioni precise sui rapporti tra i sessi e sui gusti delle aristocratiche, che conducevano un'esistenza molto libera. Nel Al-Djahiz Djawari, una medinese, Hubba, d a suo figlio consigli di una straordinaria audacia e insegna raffinatezze erotiche alle concittadine. Anche in certi ambienti della societ abbaside si pratic una morale spregiudicata, ed esiste una letteratura dell'epoca che usa una grande libert di linguaggio. Nelle stesse opere di adab letterario si trovano spesso aneddoti estremamente osceni. Cfr. Enciclopedia Islamica, alle voci "Hikaya" e "Nadira"; Maxime Rodinson, Mahomet, Ed. du Seuil, Imp. Bussiere, Saint-Amand 1968.

NOTE ' Pianta che fiorisce in primavera e richiama nella forma l'organo genitale maschile. la cistacea phelypaea.

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Il re insonne

C'era una volta un re che soffriva d'insonnia. Tutti gli abitanti del regno durante la notte dormivano, ma lui era costretto a vegliare. Il disgraziato non ne poteva pi di quelle lunghe ore trascorse in solitudine, cos decise di dare un bando: "Il re far ricco chiunque star sveglio con lui. Per, se il suo compagno si addormenter, gli far tagliare la testa". Provarono in molti, e nessuno riusc nell'impresa. Una sera, quando la reggia era ormai piena di teste mozzate, venne un uomo che rimase desto per molte ore. "Finalmente!" pens il sovrano, contento; e proprio in quel momento, l'altro si addorment! Il re se ne accorse, lo scosse, e gli chiese: Che fai? Dormi o vegli? In verit dormivo rispose lo sciocco; e perse la testa. Il giorno dopo, si present al palazzo un giovane bellissimo, alto e di nobile aspetto. Sono qui per vegliare con sua maest disse alle guardie. Bada che, se ti addormenti, morirai! lo avvertirono. A dire il vero, alle guardie dispiaceva che quel ragazzo incantevole dovesse morire! Egli fu irremovibile, e si fece condurre nella sala del trono. Rest sveglio per molto tempo ma, infine, il sonno lo vinse. Il re si accorse che aveva gli occhi chiusi, lo scosse, e gli domand:
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Dormi, o vegli? Veglio, veglio disse il giovane. Per eri trasognato. A che cosa pensavi? Pensavo, pensavo... Se si prosciugasse l'acqua del mare, che potremmo fare di tutta quella terra? Non saprei, in verit ammise il re. Il suo compagno intanto si era ripreso. Suon il liuto, recit versi, raccont aneddoti, ma infine si assop un'altra volta. Il re se ne accorse, e gli chiese: Dormi o vegli? Sono sveglio, sono sveglio rispose, sbadigliando, l'assonnato. A che cosa pensavi? Pensavo: o sire, se l'acqua del mare diventasse latte, quanto caglio sarebbe necessario per farne formaggio? Il re apprezz la facezia, e il ragazzo sospir di sollievo per lo scampato pericolo; ma non riusciva pi a dominare la stanchezza! Dopo un'ora, si addorment ancora. Che fai, dormi o vegli? gli chiese il re insonne, scrollandolo. Veglio, veglio. Ti ho visto soprappensiero. Che cosa rimuginavi? Mi chiedevo, o signore: anche Allah avr in paradiso una brigata che non dorme, e non lascia dormire nessuno? Il re si divert molto a quella risposta arguta; lo fece ricco, gli diede in sposa sua figlia, e lo incoron al suo posto.

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Il qadi e lo spazzaturaio

C'era una volta, molto tempo fa, un giovane spazzaturaio che raccoglieva l'immondizia nel quartiere dove abitava il qadi. Un giorno, mentre lavorava, vide la bellissima moglie del magistrato e se ne innamor. Quando, la sera, rientr a casa, era cos turbato da quella fulminea passione, che la madre, accorgendosi del suo sconcerto, gli chiese: Che cosa ti succede, figlio mio? Ho visto la moglie del giudice le confess. E il mio cuore si infiammato. Voglio che tu me la faccia avere. Che disgrazia! esclam la vecchia, non potrebbe piacertene un'altra? Questa non posso procurartela. Ma lui insisteva, piangeva, supplicava; e lei, stanca, alla fine cedette: Va bene, tenter. La mattina seguente, dopo essersi fatta prestare un abito elegante dalla vicina, si rec a casa del giudice. Buss, e le apr la bella signora: Buon giorno, zia, che cosa desideri? le chiese. Volevo trascorrere un momento con te. Benvenuta le disse, e fece entrare l'ospite. La madre dello spazzaturaio fu gentile e servizievole. L'aiut a riordinare, lavare, preparare il pranzo. Trascorsero insieme delle ore piacevoli, e si lasciarono con l'intesa di rivedersi ancora. Il terzo giorno, dopo aver fatto il bucato, sedettero a prendere il caff. Mi
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trovo bene con te. Vieni sempre propose, sorridendo, la signora. L'altra, allora, prese un po' di coraggio, e le confid: Cara, devi sapere una cosa. Il mio unico figlio caduto nella trappola dell'amore. Da quando ti ha visto, non riposa pi. Ti prego, concedigli un incontro. Pu darsi che si dia pace. Va bene, se proprio lo desideri, lo incontrer. Quando? Tutte le sere mio marito esce per recarsi alla moschea, e lascia sempre la porta della stalla aperta. Di' a tuo figlio di nascondersi l, oggi, dopo il tramonto. Avuta la bella notizia, l'innamorato si vest con cura, si profum, e and all'appuntamento. Attese che il marito uscisse per la preghiera, ed entr nella stalla. Ma, aspetta, aspetta, l'amata non lo raggiungeva. Che fare? Impaziente, si mise a dare colpi alla parete. Dovete sapere che per, nel frattempo, il giudice era rientrato. Sento rumori nella stalla gli sugger sua moglie vai a controllare. Egli scese, e vide il giovane. Che cosa fai qui a quest'ora? gli chiese. Mia madre malata, e il medico le ha prescritto un infuso di orzo. Sono venuto a prenderne un po'. L'uomo gli credette, e gli regal l'orzo. Che cos' questa storia? volle sapere la vecchia, il giorno dopo. Zia, sono spiacente. Mio marito si insospettito, e ho avuto paura ment la dama, aggiungendo: Prendi questa chiave, consegnala a tuo figlio, e digli che mi attenda questa sera nella stanza degli ospiti. Lo spazzaturaio, felice all'idea di poter finalmente incontrare la bella, si nascose nella stanza; ma anche quella volta attese invano. Ho sentito dei passi, vai a controllare disse la moglie al marito, al suo rientro. Il giudice and nella
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camera e vide il giovane, che prendeva le misure di un tappeto. Che fai qui? chiese, sorpreso. Mia madre, signore, guarita grazie al tuo orzo, e vuole ricompensarti. Mi ha ordinato: vai, e vedi quanto grande il loro tappeto, voglio fargliene uno uguale. Che donna amabile! Ringraziala. Si salutarono, e il qadi tranquillizz sua moglie. Lei mand un messaggio all'amica. Cara, sono desolata. Di' a tuo figlio che domani si nasconda in camera da letto, e mi attenda al buio. La sera dopo, propose al marito: Perch non te ne vai a riposare? Appena i bambini si saranno addormentati, ti raggiunger. Una volta coricatosi, il qadi si appisol. Lo spazzaturaio si avvicin al letto, e cominci ad accarezzarlo. Quelle carezze risvegliarono il qadi, che accese la luce e vide l'intruso. Che fai? gli chiese un po' sconcertato. Tutti i miei amici sostengono che hai un solo testicolo, ma io ho scommesso che ne hai due. Sono venuto a controllare spieg il giovane con prontezza, appena si accorse dell'equivoco. Il qadi sorrise e lo rassicur: Vai, e fatti pagare la scommessa, perch hai vinto. Ne ho due. Lo spasimante part, ed entr la moglie, che gli disse, irata: Ripudiami. Perch? Preferisco un uomo intelligente a un uomo istruito; e voglio essere sua, non da adultera, ma nella legalit. Tu sei un giudice, egli solo uno spazzaturaio, ma per tre volte si burlato di te e continu a raccontargli come si erano svolti i fatti. Il giudice la ripudi; lei spos lo spazzaturaio.
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Matt

C'era una volta una donna anziana, cos povera che non poteva comprare neppure il tabacco per il narghil e, tanto meno, aveva i mezzi per far sposare suo figlio, che si chiamava Matt, ed era ormai in et di prender moglie. Pensa, pensa, un giorno decise di recarsi a casa di una famiglia benestante e generosa, che viveva nel villaggio, per farsi regalare una gallina. Buss alla loro porta, raccont i suoi problemi, e quella brava gente, impietosita, le offr ci che aveva domandato. Lei torn lieta alla sua capanna, e si dedic alla cura dell'animale. Appena ebbe venti uova, gliele fece covare. Al momento giusto, le uova si schiusero, e saltarono fuori venti pulcini. I pulcini, con il tempo e le continue attenzioni, diventarono galline grosse e belle. Un venerd, and al mercato e baratt le sue galline con un vitello e un mastello. Quando il vitello divent una mucca, si mise a fare il latte. La donna la munse, riemp il mastello, e lo consegn al figlio: Matt, vai al mercato e vendi il latte. Guadagneremo un po' di denaro e cos potrai sposarti gli disse, mettendogli il mastello sulla testa. Matt, mentre andava al mercato del villaggio, si mise a sognare. Appena guadagner i soldi, mi sposer. Avr una figlia. Lei crescer, e diventer una
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bellissima fanciulla. Verranno a chiedermi la sua mano. Io rifiuter. Mi pregheranno: "Dacci tua figlia, Matt, tanto bella!". E mi offriranno una borsa di monete d'oro. "Non voglio" risponder. Me ne offriranno due. Ma io sar inflessibile. E, a quell'idea, si sentiva gi tutto agitato. Insisteranno: "Ti imploriamo, fai sposare la tua ragazza con nostro figlio, e avrai tre borse d'oro, sono tante". E Matt si mise a urlare: Basta! Non voglio! Non voglio!. Si innervos talmente per l'insistenza di quella gente, che gesticolando con le mani per enfatizzare il suo rifiuto, lasci cadere il mastello. Matt aveva fatto tutti i conti, ma i conti non tornarono. Erano quelli di uno sciocco, perch il mastello era caduto, e il latte si era versato per terra. Non fare sogni campati in aria la morale espressa in questo racconto, che presente nella favolistica di tutto il mondo. Essa ha viaggiato per paesi ed epoche, svolgendosi in numerosissime varianti. Appare per la prima volta nella letteratura sanscrita: in Panchatantra e Hitopadesa il protagonista un povero bramino. NeWVIII secolo d.C., la ritroviamo nei racconti di Calila e Dimna (versione araba); in Giovanni di Capua (1270); negli Esemplari di Etienne de Bourbon, e altri. Uno dei pi interessanti e significativi Dona Truhana, dello scrittore medievale spagnolo Don Juan Manuel.

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L'astuto giullare

Mentre Harun ar-Rashid stava con le sue donne, entr un giullare. Dategli del vino fino a ubriacarlo ordin il califfo ai servi, ed essi lo fecero bere tanto, che cadde a terra ebbro. Tra le fanciulle dell'harem, ce n'era una che il principe dei credenti amava pazzamente. Le si avvicin, e sussurr alcune parole al suo orecchio. Lei annu sorridendo e, senza farsi scorgere da nessuno, nascose il bicchiere del giullare sotto l'abito, tra le gambe. Allora Harun ar-Rashid si alz, impugn minaccioso la spada, e rivolgendosi all'ubriaco, esclam: Giuro su Dio, e sulla mia testa: se mi dici chi ha preso il tuo bicchiere, e dove lo ha nascosto, avrai una grande ricompensa. Per fai attenzione alle tue parole! Se non indovini o, peggio ancora, offendi una delle mie donne, morirai. Il giullare pens per un momento, poi rispose:
Fra tutte le storie Questa la pi interessante. Non certo una ladra La gazzella Anche se Ha nascosto il mio bicchiere In una regione
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che mi infiamm d'amore. Anche se Mi ha rapito il cuore. Per riguardo al mio signore Non posso nominarla Poich solamente lui pu possederla. La sua risposta divert il califfo, e gli fece guadagnare una ricca borsa d'oro. Gli spassosi aneddoti popolari sull'esistenza che conduceva l'alta societ califfale, e la gaudente vita di corte all'epoca di Harun ar-Rashid, sono interessanti per la freschezza e immediatezza delle immagini, in contrasto con il manierismo con cui rappresentato il principe dei credenti nelle Mille e Una Notte.

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Le tre sorelle

C'erano una volta, a Homs, tre sorelle mezzo matte, che vivevano insieme. Ma trovarono marito, e dovettero separarsi. La maggiore spos un venditore di galline. Un giorno, accudendole, si accorse che avevano le pulci. "Devo salvarle, e far felice mio marito" pens. Per eliminare quei terribili parassiti, fece bollire un grosso recipiente d'acqua, vi immerse, una per una, le povere bestiole, e le riport nel pollaio. Quando suo marito vide le galline immobili, sdraiate a terra, osserv preoccupato: Sembrano morte! Che dici, caro? Sono soltanto stanche, dopo il bagno bollente che ho dovuto fargli, per uccidere le pulci che le stavano divorando. Per fortuna, le ho salvate in tempo. Erano cos contente, che non hanno neanche protestato per l'acqua troppo calda. Disgraziata! Folle! Hai ammazzato le galline, e rovinato me url, infuriato il marito. E la ripudi. La seconda sorella aveva sposato un venditore di sapone, che aveva una casa con il pavimento in terra battuta che, bagnandosi, diventava fangoso. "Non posso vivere in queste condizioni. Far una bella sorpresa al mio caro marito" pens la sposina. E si mise a piastrellare il suolo con i bei panetti di sapone verde che erano accatastati in cantina. In verit, lavor ala299

cremente tutto il giorno. Di sera, torn il marito, apr la porta, entr in casa e... fece uno scivolone. Alzandosi tutto dolorante, chiese a sua moglie: Perch, sciagurata, hai coperto il pavimento con il sapone? Vuoi rovinarmi? Caro, per rendere la nostra casa pi bella e pulita! rispose lei. Fu ripudiata. La terza sorella era diventata la moglie di un venditore di henna. Potrei usarla per tingermi i capelli e le mani? gli chiese un giorno. Certo, cara, che puoi usarla, tua. Ce n' tanta. Come la preparo? chiese lei. Falla sciogliere nell'acqua del pozzo le rispose divertito, credendo che volesse scherzare. Tutte le donne, da noi, sanno infatti come si prepara l'henna. Ma lei lo ignorava, e mise in pratica quel consiglio: gett tutti i sacchi di henna nel pozzo, e vi si immerse! Quella sera il marito buss alla porta: Apri per favore, cara. Non ho le chiavi. Non posso, caro. Ho le mani piene di henna. Apri con il gomito. pieno di henna. Apri come vuoi: con la testa, con i denti, con i piedi. Ma cerca di sbrigarti si spazient lui. Non posso. Sono imprigionata nell'henna. Lui, allora, con una spallata apr l'uscio, e trov sua moglie dentro il pozzo, mezzo affogata nell'henna. Disgustato, la ripudi. Le tre sorelle si ritrovarono e, per la vergogna di aver perso i mariti, decisero di cambiare citt. Andarono ad Aleppo, ma vi giunsero che era buio, e trovarono le porte delle mura gi chiuse per la notte. Apri! Dobbiamo entrare nella medina gridarono alla guardia.
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Non si pu, fino al mattino rispose lui. Allora, sedettero ad attendere il giorno; e per passare il tempo si misero a raccontare le loro infelici avventure matrimoniali. Mio marito mi ha ripudiata perch ho curato le galline facendogli un bagno bollente per uccidere le pulci che se le mangiavano. Che ingrato! esclamarono in coro. Il mio invece mi ha scacciata perch ho ricoperto il pavimento fangoso con le mattonelle di sapone. Non ho agito bene? Certo, cara. Che cattivo! Mio marito mi ha ripudiato perch ho gettato l'henna nel pozzo per tingermi i capelli e le mani. Volevo soltanto farmi bella per lui! disse, lamentevole, la terza. Non ti meritava, cara sorella! La guardia, che aveva sentito tutto, pens: "Queste pazze dovrebbero vivere in Aleppo?". E neppure all'alba le fece entrare in citt. Le tre stravaganti signore continuarono a combinarne di tutti i colori, nelle peregrinazioni da una citt all'altra della Siria, visto che le versioni delle loro singolari imprese si ritrovano numerose. Un'altra, ad esempio, inizia nel suk al-Ahmidyyie di Damasco, dove si ritrovano per caso dopo un altro fallimento matrimoniale.

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Le nozze del cavaliere

C era una volta Un cavaliere In groppa a un vitello Nella mano un ravanello. Gli chiese la vicina: Oh cavaliere! Perch monti un vitello E tieni in mano un ravanello? Cosa ti passa per la testa? Hai forse un matrimonio in vista? Conosci una sposa adatta a me? C' una fanciulla provocante Dalla pelle splendente. Se offrirai una buona dote Potrai sposarla anche stanotte. Ecco la borsa, prendi il tesoro. Sono cinquecento monete d oro. La signora, tutta contenta Scelse il corredo con molto zelo: La bacinella e la caraffa Le trov nell'immondizia Con una lanterna Un vecchio lampione E un tappeto tutto bucato Che non nascondeva il pavimento. Come cuscini, due gatti morti.

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Giunse al buio il cavaliere Zia! Chi di voi due la mia sposa? Sciagurato! Non devi toccare. Le mie ginocchia lasciale stare! Accese lo sposo una lucerna E vide gli occhi della sua bella: Due incerti stoppini In un mare brumoso! Che sventura, signora Nafsa! Devi essere convinto. Scegliere in libert. Il naso, che sciagura una grossa melanzana! Devi essere convinto. Scegliere in libert. La bocca una cupa caverna Con due chiodi arrugginiti. Nonna mia, che spavento! Devi essere convinto. Scegliere in libert. I tuoi seni, che mala ventura! Sono due sacchi di verdura. Devi essere convinto. Scegliere in libert. L'indomani, appena svegliata Disse la bella a suo marito: Caro, non posso digiunare. Che cosa vorresti da mangiare? Tanto per cominciare Mentre prepari la colazione: Dammi due pani con olive nere E anche due con olive verdi. Due pani senza sale

Due pani con formaggio. Due pani sotto le coperte Due da acciuffare al volo. Due pani inzuppati Due come vuoi tu. E cosa vorresti per colazione? Due pozzi colmi di teste di vacca Due pozzi di grano e lenticchie. Sciagurata! Dimmi il tuo nome. Per sei volte Sarai ripudiata.

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Le galline della beduina

Arab el-Mulk un villaggio a sud di Latakia, costruito vicino all'estuario del Sinn, sulle rovine dell'antica Paltus 1 e lungo la via Antiochia-Tripoli. Al tempo in cui la Siria era governata dagli ottomani, ci viveva una famiglia molto povera. Il marito, alto, di aspetto gradevole, era anche intelligente e astuto. La moglie, figlia dello sheikh di un'importante trib della steppa, era altera e prepotente, si sentiva sminuita per aver sposato un uomo di umile condizione, e lo tiranneggiava. Questa donna aveva anche una strana mania: amava in modo sviscerato le galline; la loro cura occupava tutto il suo tempo; non permetteva a nessuno di avvicinarle, e non le ammazzava per cibarsene, cosicch con gli anni esse si erano moltiplicate. Dall'enorme pollaio, un lezzo insopportabile e innumerevoli, assordanti coccod si spandevano ovunque. Il marito non tollerava pi quella situazione che, d'altronde, era diventata insostenibile anche per gli altri abitanti del quartiere. Lui si arrabbiava, implorava; lei semplicemente lo ignorava. Ormai per l'uomo l'idea di disfarsi delle galline era diventata ossessiva; e, liberarsene definitivamente, fu quel che fece, non appena gliene capit l'occasione. Un giorno, la moglie dovette recarsi al vicino villaggio per una questione urgente, e lui, senza perdere tempo, le sgozz con grande soddisfazione. Ogni volta che ne
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uccideva una, pensava: "Magari avessi tra le mani mia moglie!". Quando le stermin tutte, chiam i figli, perch lo aiutassero a spennarle. "Cosa far di questi animali?" si chiedeva intanto. "Domani andr a Banias, e ne regaler al governatore e ai suoi amici; il resto per la famiglia e i nostri vicini" decise infine. In quel momento, la beduina torn a casa, e quale non fu il suo dolore al vedere la strage delle amate bestiole! Strill, pianse, si disper e minacci. Mentre litigavano, giunse un gruppo di giannizzeri a cavallo che scortavano una carrozza. Scesero dalle selle e chiesero acqua per abbeverare le cavalcature. Chi si trova dentro la vettura? chiese lo sterminatore di polli. Il governatore di Damasco che rientra da Istanbul lo informarono. Allora egli invit a pranzo quel gran signore e gli uomini del seguito. Come vuoi offrire cibo a me e alla mia scorta tu, che hai l'aria di uno che pu mangiare carne al massimo una volta l'anno? si sorprese quello. Io amo sacrificarmi per la patria, effendi rispose lo scaltro paesano, e torn dalla moglie infuriata. inutile che strepiti le disse le tue galline sono morte, e non si pu tornare indietro. Approfittiamo di quest'abbondanza. Chiedi alle vicine che ti aiutino a cucinarle. Pi tardi, il governatore, impressionato dal copioso banchetto, esclam: Per Dio, neppure in Latakia mi hanno onorato cos! e volle ricompensare il suo anfitrione, dandogli un documento con il quale ordinava, agli agh di Latakia e Banias, di concedere al portatore qualunque favore domandasse. Anche i compaesani approfittarono del suo potere e, naturalmente, lui si fece retribuire con ricchi doni. Cos, grazie alle galline di sua moglie, divent facoltoso e influente in tutta la regione.
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L'amena storiella mi stata raccontata nella cittadina di Banias; nel vicino villaggio, Arab el-Mulk, vive fino a oggi l'importante famiglia di proprietari terrieri che avrebbe ereditato i beni dall'intraprendente antenato e dalla sua eccentrica consorte. Gli Arabi chiamano questo tipo di aneddoto riwaya - racconto, trasmissione, versione di fatti avvenuti.

NOTE 1 Secondo la leggenda, vi si trovava la tomba di Memnone, figlio di Titone e Aurora (Strabone, Geographica, 7,159).

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La fortuna e l'ingegno

Moltissimo tempo fa viveva, nella valle dell'Eufrate, un fellah sfortunato e sempliciotto. Come molti contadini della regione, seminava ogni anno il grano nel suo piccolo campo ma, santo Iddio! I vicini raccoglievano, in estate, un'abbondante messe di spighe mature che si curvavano per il peso dei chicchi, e lui soltanto aridi steli. Con gli anni, diventava sempre pi misero, ma non gli passava per la mente l'idea di lamentarsi; accettava, rassegnato, il suo destino. La fortuna ne ebbe compassione e volle aiutarlo. Cos, un giorno, mentre arava quella terra avara, urt qualcosa con l'aratro. Ferm il mulo e si chin a guardare. Che cosa videro i suoi occhi? Da una giara rotta uscivano luccicanti monete d'oro! Ne riemp un sacco, lo mise da parte, e riprese a lavorare. Al tramonto, caric quel tesoro sulla cavalcatura e torn a casa. Lungo il cammino, si imbatt in una carovana proveniente da Mardin. 1 Dove andate? domand ai cammellieri. In Egitto gli risposero e, canzonandolo un po', aggiunsero: Vuoi qualcosa da laggi?. No, per, potreste dare questo sacco al re di quel paese? Il capo carovana acconsent, e prese in consegna il mulo con il suo carico prezioso. Il fellah era tanto povero; eppure non tenne per s un solo pezzo d'oro, e in pi perse anche il mulo.
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Giunti al Cairo, i commercianti si presentarono al palazzo reale: Veniamo da er-Zour,2 dove scorre il grande Eufrate; un fellah di laggi te lo invia in omaggio dissero al re, consegnandogli il sacco d'oro. Egli lo contempl sbalordito. Era un dono d'immenso valore! Con esso, avrebbe potuto sfamare il popolo per un lungo periodo, o costruire sontuosi palazzi. Che contadino era mai quello? Il re chiese consiglio al ministro: Come possiamo contraccambiare? Sire, a uno che possiede tali ricchezze ci che puoi offrire di pi prezioso la mano di tua figlia gli sugger il visir. E ai mercanti siriani fu chiesto di portare un invito al fellah, perch venisse in Egitto ospite della famiglia reale. Il meschino, quando ricevette quell'offerta, ne fu turbato e chiese ai messaggeri: Ma che cosa devo fare? Come posso comportarmi alla corte di un re? Sono affari tuoi. Spetta a te trovare la maniera risposero quelli, riprendendo il viaggio verso nord. Sapete dove siamo giunti, cari ascoltatori? Al momento in cui i due veri protagonisti di questa vicenda si incontrano. Una, la fortuna, l'abbiamo gi rista all'opera, l'altro l'ingegno. Sentite che cosa si dicono. Fortuna: Io sono pi utile di te. Ingegno: No, sono io il pi efficace, nelle avventure umane. Fortuna: Io ho fatto trovare l'oro al nostro eroe. Ingegno: Che importa l'oro, se poi non sa servirsene?. 3 Lasciamo per ora questi due, e vediamo che cosa successe al nostro amico. Il contadino part per l'Egitto. Era povero e non aveva cervello. Quando giunse alla reggia, chiese alle
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guardie che vigilavano all'entrata: Voglio incontrare il vostro re. Quelle lo squadrarono perplesse ma, dopo aver letto l'invito scritto dal loro padrone, lo lasciarono passare. Il re, vedendo quell'uomo sporco e trasandato, ordin ai servi: Conducetelo al bagno. Che sia lavato, sbarbato e abbigliato con vesti raffinate. Poi sopraggiunse il visir, che disse al contadino: Oggi diventerai il genero del re. La notizia si sparse per tutto il paese: La figlia del re si sposa! la figlia del re si sposa!. Quella notte, il castello risplendeva come un paradiso. Terminata la festa, andati via gli ospiti, i due sposi si ritirarono nella stanza nuziale. La principessa, allora, in segno di rispettosa soggezione al potere coniugale, aiut il marito a levarsi gli abiti e le scarpe e gli offr da bere. In verit era molto gentile e tenera con lui; ma che si pu pretendere da uno stupido corpo senza cervello? Giunta l'ora di mettersi a letto, lei si sdrai e attese; lui si mise al suo fianco, ma voltandole la schiena. La sposa si fece ardita, e lo stuzzic con lievi carezze e parole soavi. Ma lui non reag. Lo provoc con gesti un po' pi audaci. Per lui rimase inerte. Trascorsero i giorni e le notti, ma la situazione non cambiava. Un giorno la regina chiese a sua figlia: Com' tuo marito? Sei felice con lui? Madre mia! si lament avvilita la giovane sposa negletta. Viviamo insieme come due donne! La signora corse a lamentarsi con il re, e gli raccont tutto, concludendo indignata: Che razza di uomo hai dato a nostra figlia? La umilia con la sua indifferenza. Il re naturalmente si infuri, e ordin alle guardie: Che domani sia impiccato!. Vennero le guardie, arrestarono il disgraziato e fissarono l'ora dell'impiccagione.
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La fortuna e l'ingegno, che erano stati a osservare, cominciarono a rimbeccarsi. Ingegno: Tu, che ti consideri tanto importante! Vediamo se adesso riuscirai a salvarlo. Fortuna: Non nascondere la tua debolezza con le provocazioni. Io ho gi fatto la mia parte. Ingegno: E va bene! Devi ammettere per che la fortuna senza l'aiuto dell'ingegno non serve. Ora mi vedrai in azione. Le guardie che entrarono nella cella del condannato per condurlo al luogo del supplizio, spinte dalla curiosit, gli chiesero: Perch disprezzi la nostra principessa?. E lui: Posso sapere perch devo morire? Rispose il re che, sopraggiunto in quel momento, aveva sentito tutto. Noi ti abbiamo dato la figlia in sposa come segno di riguardo, e tu che cosa hai fatto? L'hai offesa con il tuo disinteresse. Il fellah lo guard a bocca aperta, poi, come colpito da un'ispirazione, esclam: Ma non hai un po' di fiducia in me che, per rispondere al tuo invito, sono arrivato fin qui dalla lontana Giazira 4 siriana? Mi vuoi spezzare il cuore? Sappi che, se il primo giorno non sono stato con tua figlia, era per rispetto verso te, il secondo per rispetto verso sua madre, il terzo verso il ministro e, tutti gli altri, per rispetto verso la corte e l'esercito. Ma ora, terminati i giorni dell'ossequio, sono pronto a consumare le nozze. Il re fece liberare il genero che, da allora, visse felice rendendo felice sua moglie. Il tema del contadino che rinviene un tesoro nel campo e lo offre al sovrano, considerato unico, legittimo proprietario, presente in numerose fiabe siriane, ma qui ha uno sviluppo singolare. Nel racconto, permeato di
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ironica arguzia, come se la coscienza popolare, ridendo di se stessa, volesse manifestare un indomito spirito di libert, prendersi gioco del potere e affrancarsi da un servilismo spirituale e fisico impostogli in tempi remoti, quando in Oriente i re-sacerdoti pretesero di reggere gli uomini, al posto degli di, esigendone soggezione assoluta.

NOTE 1 Una delle tappe lungo le piste carovaniere dell'antichit. 2 Regione del medio Eufrate, sede di numerose trib agricole, anticamente ricca di salici, ginepri, tamarindi, querce, e popolata di selvaggina. 3 Sul mito della fortuna e il bisogno per l'uomo di rivendicare la responsabilit della propria sorte, la vittoria dell'individuo sul caso cfr. Machiavelli, Lettere familiari, CXVI; Il Prncipe, XXV: Quanto possa la fortuna nelle cose umane.... 4 Mesopotamia.

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La narrazione orale ha fatto propri i grandi temi delle tre religioni monoteiste nate in Medio Oriente.

1. Adamo

Quando Allah decise di creare Adamo, riun tutti gli angeli e disse loro: Devo fare l'uomo. Esso popoler la Terra, sar pio, e mi adorer. Gli angeli non ne furono contenti: Crei un essere che roviner la tua santa Terra, causer problemi, addolorandoti, perch i suoi discendenti si uccideranno a vicenda! esclamarono. Il Signore non volle ascoltarli e ordin a uno di essi: Portami un pugno di terra di ogni colore. Ma la Terra grid all'angelo: Che l'Onnipotente ti salvi dal profanarmi!. Allah l'Onnipotente rispose l'angelo, tornando in Cielo senza terra. Allah ne invi un altro che, per paura della Terra, torn anch'egli a mani vuote. Il terzo, prima di toccare il suolo, disse: O Terra! Che l'Onnipotente ti guardi dall'impedirmi di fare la sua volont!. E prese pugni di terra rossa, gialla, bianca, nera; perch Adamo fatto con terra di tutti i colori. Cos Iddio lo volle. E noi uomini di ogni colore siamo suoi figli. Iblis, invidioso perch nessuno fino a quel momento lo aveva mai superato in bellezza, era il pavone degli angeli; vedendo Allah creare con il soffio divino l'anima di Adamo, esclam: Che cos' questo?. Solo due esseri sulla Terra hanno avuto il privilegio dell'anima infusa direttamente da Dio: Adamo e il Messia. Tutti gli altri, anche Maometto, che
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Dio l'abbia in gloria, sono frutto dell'unione tra l'uomo e la donna. Cos dice il Signore. Dio insegn ad Adamo la conoscenza di tutto il Creato e, mostrandolo agli angeli, disse loro: Inginocchiatevi al suo cospetto. Ma Iblis, orgoglioso, rifiut: Come! Io dovrei venerare Adamo? Io, Iblis, nato dal fuoco, dovrei riverire un essere uscito dalla terra?!. Sentendolo, Allah interrog gli angeli sulle leggi che governano l'Universo. Signore, noi conosciamo soltanto ci che tu hai voluto rivelarci dissero, ammettendo la loro ignoranza. Invece, Adamo sapeva, e poteva rispondere alle domande del suo Creatore: sulla luce, l'algebra, l'astronomia; poich tutto questo Allah gli aveva insegnato, egli sapeva. E Allah gli diede una moglie, facendola nascere dal suo fianco. Come sar sempre. Perch sempre, Egli sceglie le mogli degli uomini. Cos, nacque Eva. E vivevano in libert nel Paradiso del Signore, che gli aveva detto: Tutto per voi. Per non avvicinatevi al melo. Ma un giorno Iblis tent di convincere Adamo a disobbedire. Invano. Prov allora con Eva, dicendole: Mangiate il frutto di quest'albero, e diventerete angeli immortali!. Come noi tutti sappiamo, riusc nel suo intento. Eva prese una mela, ne mangi la met, l'altra met la fece mangiare al marito, e le foglie del Paradiso che li coprivano caddero a terra, lasciandoli nudi! Seppero cos di avere commesso peccato. Dio li pun gettandoli sulla Terra insieme al diavolo tentatore, inimicandoli. Da questo fatto, purtroppo, nacquero nel nostro mondo l'inimicizia, la cattiveria, le guerre e tutti gli altri mali.

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2. Mariam 1 e il Messia

Anna, che lavorava come serva, promise al Signore: Se dovesse nascermi un maschio, egli sar tuo servitore nel tempio. Invece partor una femmina, e la chiam Mariam. Ma la donna, si sa, non come l'uomo. Quindi, non potendo consacrarla ad Allah, preg che la proteggesse dal diavolo lapidato. Mariam, quando mor sua madre, and a lavorare da Zacaria, che era un parente. Un giorno, mentre pregava, le apparve un angelo che le disse: Allah mi ha inviato per offrirti un figlio. Egli sar cos sapiente che nessuno al mondo potr uguagliarlo. N mai, in futuro, verr un altro come lui. possibile? Non sono una prostituta, n alcun uomo mi ha mai toccata! Cos vuole Allah; ed egli pu tutto disse l'angelo, e and via. Mariam sent le doglie. Il santo Corano non spiega niente sul tempo di gestazione. Ci sono voluti nove mesi, o bastarono due secondi? Non si sa. Tutto pu essere, perch Allah l'Onnipotente. Nel momento delle doglie, Mariam stava sotto una palma. Aveva paura e, presa dallo sconforto, gridava: Dio mio! Magari fossi gi morta e dimenticata da tutti, prima di dover sopportare tutto questo. Scrolla la palma, e scenderanno su di te datteri freschi le disse una voce.
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Cos, venuto al mondo il Messia. Lei lo prese tra le braccia e torn a casa con il bimbo appena nato, che si rivolgeva ai passanti, dicendo loro: Sono il servo di Allah. Egli mi ha dato il Santo Libro, mi ha fatto profeta, e benedir tutte le mie azioni. Quando il Messia divent grande, si mise a guarire i ciechi, gli storpi, i lebbrosi e a resuscitare i morti. Ciononostante, molti Ebrei non credevano in lui; e decisero di ucciderlo. Questo scaten l'odio tra fratelli: tra chi credeva in lui e chi non credeva. Comunque, nella Torah c' scritto che sarebbe venuto, e che avrebbe fatto miracoli. Insomma, gli Ebrei miscredenti si riunirono, lo presero e lo imprigionarono in una grotta; ma, durante la notte, il custode, che si chiamava Sergio, vide uscire un bellissimo raggio luminoso, che sal in cielo. Incuriosito, entr nella grotta, e si accorse che Ges era scomparso. Al mattino vennero le guardie, lo trovarono l impaurito, e lo condussero con la forza sulla montagna. Invano gridava: Non sono il Messia! Sono il custode. Non gli credettero; e lo uccisero al suo posto. Il rifiuto di credere alla crocifissione e morte di Ges Cristo pare sia di origine basiliana o manichea. Fu Abu Hayyan a sostenere che il sosia del Messia si chiamava Sergio. Secondo una setta eterodossa (ahmadiyya), sarebbe invece stato crocifsso, ma non ucciso. Deposto dalla croce e rinvenuto, emigr nel Kashmir, dove mor a centovent'anni. Cfr. M. Asin, La polemica anticristiana de Mohamed el Cais, Revue Hispanique, 21,1909.

NOTE 1 Nome arabo della Madonna. 316

Storie dell'Epifania

1. L'albero

Moltissimi anni fa, forse cento, in un villaggio della montagna di Latakia, accadde questo fatto straordinario. Una famiglia possedeva un agnello, che teneva, durante la notte, chiuso in gabbia. Una volta, era la vigilia dell'Epifania, la figlia maggiore fu svegliata dagli insistenti belati lamentosi dell'animale e, affacciandosi alla finestra, lo scorse, vagante, nell'orto. Per timore che potesse fuggire, and a rinchiuderlo di nuovo, ma vide che un albero di fichi era caduto sopra la gabbia, schiacciandola. Allora, decise di legare l'agnello con una corda a uno dei rami dell'albero che giaceva a terra. Il mattino seguente, sua madre trov l'animale impiccato. Che cosa hai fatto all'agnello? le chiese, sdegnata. L'ho legato a un ramo del fico caduto rispose. Quale fico caduto? Sei forse folle? esclam la donna, osservando sua figlia come se stesse pensando che era improvvisamente impazzita. Lei, perplessa, usc nell'orto, e quando vide l'agnello morto sull'albero svettante, comprese il prodigio. L'albero, in quella notte santa, si era prosternato per adorare il suo Creatore. 1

NOTE ' Presso i cristiani ortodossi, esiste la credenza che, nella notte di vigilia dell'Epifania, tutti gli alberi si inclinino fino a terra per rendere grazie a Dio. 317

2. Il miracolo del pozzo

Nella vigilia dell'Epifania, una donna e la figlia prepararono il pane azzimo, per leggervi i pronostici del nuovo anno. 1 Dopo aver impastato la farina con acqua e sale, fecero piccole pagnotte, vi incisero una croce, le disposero in un vassoio, accanto a ciascuna misero un biglietto con il nome di un familiare, le coprirono con un panno e infine le sistemarono vicino alla finestra aperta. Il cielo doveva vederle. Poi riempirono grossi bacili d'acqua profumata con petali di fiori per il bagno rituale del giorno dopo. 2 Potevano andare a letto contente. L'indomani, aprendo la porta che dava nel patio, alla ragazza si present uno spettacolo straordinario: l'acqua, dal fondo al pozzo, era salita fino al bordo, e zampillava riversandosi tutt'intorno! Lei corse a bagnarsi. Cosa ti accaduto?! le chiesero, vedendola tutta fradicia. Mi sono immersa nel pozzo rispose. Anche sua madre e sua nonna andarono a bagnarsi in quell'acqua benedetta. La notizia del prodigio si diffuse; arrivarono tanti curiosi ma, nel frattempo, l'acqua era tornata in fondo al pozzo. Nel quartiere abitava una donna sterile, che aveva sofferto molto per non poter avere figli. Appena sent parlare del pozzo miracoloso, le rinacque la speranza, e and dalle vicine.
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Fatemi entrare, forse Dio vorr concedermi la grazia di un figlio chiese. E la sua fede fu cos grande, che l'acqua torn a zampillare. Dopo nove mesi partor un figlio maschio. Le storie prodigiose sui pozzi si trovano in tutte le tradizioni. Esse hanno sovente un carattere sacro esplicito (Il pozzo miracoloso) e sono comuni all'Islam, al cristianesimo, all'ebraismo. Sin dai tempi remoti i pozzi hanno rappresentato inoltre la sintesi dei tre ordini cosmici: terra, cielo, acqua. Erano anche simbolo di sorgente di vita e abbondanza.

NOTE
1 una credenza dei cristiani ortodossi. Colui che il giorno dell'Epifania trova gonfio il pane azzimo, confezionato alla vigilia, ne trae l'augurio di un anno fausto. 2 Nel giorno dell'Epifania tutta l'acqua della terra sacra. Chi pu si reca al mare, ai fiumi, alle sorgenti, per commemorare il battesimo di Ges Cristo nel fiume Giordano.

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Barbarah 1

La montagna gessosa, su cui si aggrappano le case del villaggio di Maaloula,2 spaccata da uno strettissimo canyon molto suggestivo. Chi lo percorre ha la sensazione che esso potrebbe richiudersi senza lasciare traccia del sentiero. A questo luogo legata una leggenda. Dopo la morte di Cristo, alcuni dei suoi apostoli giunsero ad Antiochia e la nuova fede cominci a diffondersi in Siria. Intere colonie di monaci anacoreti stabilirono la loro sede nelle grotte che traforano Qalamun. In quel tempo, il governatore di Yabrud aveva una figlia che, colpita da questa nuova dottrina, si convert, e cominci a propagarla. La famiglia, che adorava le divinit pagane, 3 cerc invano di distoglierla da quelle pratiche; non riuscendoci, fin per imprigionarla. La fanciulla trascorreva il tempo a pregare nella sua prigione, che aveva riempito di graffiti sacri, e non poteva pi parlare con nessuno. C'era, per, un giovane che l'amava. Egli, un giorno, l'aiut a evadere. Quando il governatore si accorse della fuga della figlia, ordin all'esercito di inseguirla: Bruciate la foresta e i campi di grano; se vi nascosta morir disse. Era infatti estate, e le alte spighe avevano offerto protezione ai due fuggiaschi. Inseguiti dal fuoco, essi si diressero verso Maaloula. Ma, all'improvviso, furono fermati da un
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ostacolo insormontabile. La montagna si ergeva, inaccessibile, davanti a loro! Allora, accadde il prodigio: il monte, miracolosamente, si apr! I due giovani fuggiaschi poterono salvarsi attraverso quel varco, che gli abitanti del luogo chiamano "Grano". Ogni anno, a Maaloula si celebra una festa. E per ricordare Barbrah, la fanciulla cristiana, si cuociono grandi quantit di grano da offrire in suo onore. Alla venerazione della santa sono legate alcune pratiche profane (tra cui corteggi di giovani questuanti che accompagnano uno di loro mascherato, a personificare spesso un leone). Esse suggeriscono un intento magico-rituale propiziatorio, e fanno pensare a un'origine precristiana del culto a Barbrah. Tanto pi che la vigilia della sua festa portava, fino a qualche decennio fa, uno strano nome: "notte della gatta", (Leila al blsseh in dialetto siriano) e in Siria sono state ritrovate iscrizioni che attestano l'antico culto a Bast, dea-gatta egizia identificata con Astarte, divinit fenicia della fertilit.

NOTE Santa Barbara. 2 In siriaco significa "ingresso". Era in origine un villaggio rupestre. Sorge nel QalamOn, propaggine orientale dell'Antilibano. Vi si trova una chiesetta del IV secolo, dedicata a san Sergio, ex legionario romano martirizzato, dove sono custodite preziose icone del XVII-XVIII secolo con figure sacre dai volti arabi. I suoi abitanti parlano ancora oggi la lingua di Cristo, l'aramaico. 3 Un cantico in onore di Barbrah dice: Suo padre il pagano che adorava le pietre.
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Leila al qadr 1

C'era una volta una famiglia che, nella notte del destino, espresse dei desideri: la madre di tornare giovane, il padre che il loro baule si riempisse d'oro, il primogenito di sposare una principessa, il secondo di essere un sovrano potente, la figlia di possedere un tappeto volante e un cappello che rende invisibili. Furono esauditi. La donna anziana si ritrov adolescente. Trascorreva il tempo a pavoneggiarsi davanti allo specchio, a fantasticare sul principe azzurro e ogni tanto lanciava uno sguardo sprezzante al marito, grasso e calvo. Egli, nell'assillo di trovare un nascondiglio sicuro per il tesoro, impiegava le giornate a scavare buche e a ricolmarle. I due fratelli erano scomparsi, e la ragazzina, con il cappello in testa, vol in cerca di avventure. Capit sopra un paese sconosciuto; le piacque e atterr. And ad abitare in un khan 2 e, chiacchierando con la proprietaria, seppe le ultime notizie del reame: Tempo fa la figlia del re divent muta per un'oscura malattia, e i medici di corte non riuscirono a guarirla. Allora suo padre fece dare un bando: "Chi le render la parola, potr sposarla". Provarono in tanti, ci riusc un giovane, e si celebrarono le nozze. Ma purtroppo era straniero, non si capivano, e la felicit dur poco. Per liberarsene, lo fecero imprigionare. Il giudice lo condann all'ergastolo.
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La fanciulla ebbe un dubbio; indoss il suo cappello, sal sul tappeto e si rec in prigione. Pot entrare senza esser vista, e trov il fratello! Si salutarono, si abbracciarono, poi lei vol via. Arriv in un altro regno e vide una piazza gremita di gente che urlava e protestava contro il nuovo sovrano. Poich era invisibile riusc a entrare nel palazzo e incontr l'altro fratello, che le raccont: Giunsi qui che il vecchio re era appena morto. I visir mi fecero indossare le sue vesti e la corona, ordinandomi di fare questo e quello. Il popolo scopr l'inganno, si arrabbi, e forse sar ucciso, perch io non so governare. Lei ne ebbe piet e gli offr il tappeto che lo riport a casa. Trascorso un anno, venne un'altra volta la notte del destino e tutta la famiglia espresse lo stesso desiderio: ritrovarsi. Furono accontentati. Riuniti attorno alla ma'da al iftar, 3 si augurarono la pace. Il baule era di nuovo vuoto. I drusi credono che nella notte del destino, per essi la pi sacra dell'anno, tutte le cose si inclinino per adorare Dio; solo chi ha il privilegio di assistere a questo prodigio pu esprimere qualsiasi desiderio e verr esaudito. un racconto interessante per la finezza psicologica con cui vengono tratteggiati i personaggi: l'ansia di giovinezza e i sogni romantici della donna che si sente sfiorire; il desiderio di volare e insieme di occultarsi della fanciulla, tipici dell'adolescenza; la pedanteria maniacale e noiosa del sedentario deluso, che giunge alla soglia della vecchiaia; i sogni di potenza dei due ragazzi.

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NOTE
1 Notte del destino. Cos detta perch per i musulmani la notte in cui vengono stabiliti i decreti divini dell'anno successivo. definita anche santa in quanto commemora le prime rivelazioni ricevute dal profeta (611 d.C.). una delle ultime dieci notti del ramadan e, secondo la tradizione, i desideri che si esprimono in quest'occorrenza vengono esauditi. 2 Caravanserraglio. 3 Letteralmente: tavola della colazione. Qui il tavolo su cui si consum a n o i pasti del ramadan (nono mese del calendario lunare musulmano, in cui i credenti praticano uno stretto digiuno dall'alba al tramonto).

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La leggenda del sultano Ibrahim

Quando il sultano Ibrahim 1 divent re della Persia, pens: "Io sono il sovrano, e conduco la mia esistenza nel lusso e nell'abbondanza, mentre il popolo vive nella miseria. Non voglio questo regno". Un giorno disse a sua moglie: Non amo governare. Ho deciso di andarmene per il mondo. Come! Vuoi lasciarmi? Sono incinta! grid lei, presa dallo sconforto. Io non posso pi vivere qui disse Ibrahim. Invano, la regina cerc di convincerlo a restare. Discussero a lungo; il re si infuri, diede un forte pugno alla parete, sfondandola, 2 e usc dalla breccia. Da quel momento, err per amore di Dio, finch giunse in un altro paese. Qui si offr al primo passante che vide: Ti appartengo. Vendimi e quello lo vendette a un mercante ebreo. Che cosa sai fare? gli chiese il padrone. Il boscaiolo rispose. L'uomo gli affid un asino e un'ascia e lo mand a tagliare gli alberi della foresta. Mentre Ibrahim lavorava, pass un leone, che divor il somaro. Perch l'hai mangiato?! lo rimprover Ibrahim. Ora trasporterai tu la legna. L'animale obbed, e quando giunsero in citt, la gente li guardava, stupita. Anche l'ebreo si meravi325

gli. Comprese che quello schiavo era un essere straordinario, volle affrancarlo, e il sultano riprese a peregrinare. Un giorno, torn dalla moglie, le diede un fazzolettino, e le disse: Se partorirai un maschio, gli legherai questo al polso. E la lasci ancora una volta. Riprese a fare l'errante, finch trov una casa del Signore che era un monastero dei dervisci, 3 e vi si stabil. Trascorsero tredici anni. In Persia la moglie aveva partorito un maschio, che ormai era adolescente e voleva conoscere suo padre. andato via prima che tu nascessi gli disse la nonna; e la madre gli raccont come era uscito di casa facendo un buco nel muro. Anche il ragazzino for la parete con il pugno, e part in cerca del genitore. Dio guid i suoi passi fino al luogo in cui lui viveva. Si trovarono, padre e figlio, uno di fronte all'altro, senza conoscersi, e subito nacque un grande affetto reciproco. Il derviscio non mangiava n dormiva, senza il giovane accanto. Un giorno, scopr il fazzoletto che avvolgeva il suo polso, e seppe chi era. I compagni, per, guardavano con sospetto quell'intimit tra l'uomo e il giovinetto, e si chiedevano, maliziosi: Perch lo ama tanto?. Ibrahim se ne accorse, e non riuscendo a staccarsi dal figlio, preg Dio: Signore, fai morire uno di noi, secondo la tua volont. Dio lo esaud, e si prese l'anima del ragazzo; il padre ricominci allora a peregrinare. Molto tempo dopo, arriv a Sahyun. 4 I bambini del villaggio, vedendo quel vagabondo dall'aspetto miserabile, gli tirarono dei sassi, costringendolo a fuggire. Giunse a Latakia, ma anche qui lo maltrattarono. Si rimise in cammino finch giunse alla spiaggia di Jble. 5 Era molto stanco, e voleva dormire. Prepar un letto e un cuscino di sabbia, e per coprirsi us l'abaya. 6
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Intanto in Persia, la vecchia madre, temendo di morire senza rivederlo, decise di partire alla sua ricerca. Si mise in viaggio, portando con s un esercito, un grosso cofano pieno d'oro e di gioie, i visir e la corte. Dove passavano, chiedevano di lui, sostando tre giorni in ogni citt, e offrendo ricompense a chi gli dava informazioni. Ibrahim non si era pi mosso da Jble. Un giorno si mise a rammendare il suo logoro abito, seduto in riva al mare, e quando fin, gett in acqua l'ago e un pezzo di filo. Venne un pesce, mangi l'ago ma il filo gli usciva dalla bocca. Lo videro altri pesci, che furono invidiosi, e per rubarglielo, gli ferirono un occhio. Il pesce per riusc a fuggire. Si moltiplic, e tutti i figli nascevano con i barbigli, e, talvolta, con gli occhi uno diverso dall'altro. La nuova specie prese il nome del sultano. 7 La madre, intanto, seguendo le sue tracce, arriv a Jable. Ed egli ne sent parlare. Questa donna cerca me disse. Sei matto? osservarono i presenti. Tu, che sei un povero vagabondo, ti pretendi re! Ma un ragazzo gli credette, e inform la vecchia regina, che lo ricompens con trecento monete d'oro. Ibrahim si trovava in riva al mare, vestito come un mendicante, quando vennero a cercarlo; dopo tanti anni, madre e figlio si rividero; porgendogli vesti ornate d'oro e diamanti, lei gli ordin: Devi indossare abiti degni del tuo rango, per incontrare la corte. L'asceta non sapeva pi che cosa fare. A chi doveva obbedire? A colei che l'aveva generato, o al richiamo di Dio? Era difficile scegliere, poich il Signore aveva comandato: Rispettate chi vi ha dato la vita, e rispetterete me. Attendimi disse a sua madre. Devo prima fare due rak'a. 8
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Prosternandosi, supplic: O Dio! Fa' che resti tuo servo. E mor. Il ministro voleva prendere il corpo per riportarlo in Persia, e mor anche lui. E la madre comprese che cosa doveva fare. Compr un grande terreno, fece costruire un mausoleo per il figlio, un bagno pubblico e un asilo per i poveri. Poi gli abitanti di Jble edificarono una grande moschea, che meta di pellegrinaggio fino a oggi. La Siria sempre stata un paese dalla spiritualit ardente. Esseri avidi di misticismo l'hanno attraversata in tutte le epoche. Grandi fedi come cristianesimo, giudaismo, zoroastrismo, induismo, Islam vi conobbero uno svolgimento talvolta originale e drammatico. Forme esasperate di religiosit, quali i riti misterici legati ad Atargatis (Dea Siria) e al suo sposo, Hadad (il cui culto fu introdotto anche a Roma da Siriani arruolati nelle legioni), e a Dioniso. L'ascetismo degli anacoreti e monaci cristiani, e pi tardi il sufismo musulmano, colpirono la fantasia popolare, che ha fatto rivivere nel racconto orale quell'aspirazione all'abbandono del mondo per dedicarsi interamente alla contemplazione.

NOTE
1 Ibrahim Ibn Adham, uno dei pi importanti sufi dellVIII secolo, nacque nel 730 a Balkh (antica Bactriana, attualmente povero villaggio afgano), dove esisteva un famoso tempio buddhista che nel VII secolo ospitava ancora tremila monaci; i Barmecidi, diventati in seguito influenti personaggi della corte abbaside, pare ne fossero i grandi sacerdoti. Harun ar-Rashid trasform questo tempio in moschea. La madre di Ibrahim era una principessa persiana molto pia che volle sposare un uomo profondamente religioso ma non aristocratico. Egli eredit dunque il trono dal nonno materno. Un giorno avrebbe sentito una voce sul suo terrazzo:

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Cerco cammelli smarriti. Su una terrazza! Sei folle? si sorprese il sovrano. Non pi di te che cerchi Dio su un trono gli rispose il misterioso interlocutore che si present come Khodr. Ed egli abbandon il mondo. Questa una delle numerose versioni del mito che si svilupp attorno al personaggio. Da Balkh (754) inizi a peregrinare: Nichapur (Persia), Iraq, Arabia, Palestina, Siria. Il luogo in cui mor incerto, ma la maggior parte degli storici concorde nell'affermare che fu sepolto a Jable. La vicenda di quest'uomo, che rinunci al lusso e al potere per la vita ascetica, ispir poeti e romanzieri. Storie su di lui furono scritte in arabo, turco, indostano, malese, giavanese, sudanese. I suoi pi importanti biografi sono Al-Isfahani e Ibn Asakir. E c' anche chi, come Goldziher, fece un suggestivo accostamento tra la presa di coscienza di Ibrahim e di Buddha. Alcune frasi che gli vengono attribuite: Non trovo da nessuna parte gioia dell'esistenza fuori della Siria, dove porto la mia religione di montagna in montagna, di collina in collina, mentre chi mi incontra mi scambia per un cammelliere o un folle. Si ha pi bisogno di imparare il silenzio diceva a uno che studiava la grammatica. E a un altro: Io agisco e non parlo, tu parli senza agire. Fu Plotino a considerare elemento essenziale della contemplazione il silenzio; gli asceti ne fecero una regola di vita; Pitagora esigeva dai discepoli cinque anni di silenzio. Cfr. Isfahani, Hilyat al-Awliya, VII, 367, 378, 395, Cairo 1937; G. Saade, Ibrahim Fils d'Adham, un grand Saint Musulman, in Levante, Enciclopedia Islamica. 2 Azione che ha un significato simbolico. Cfr. Ezechiele, XI, 5-6; 12-13. 3 Monaci musulmani di una confraternita sufica, che praticavano l'ascesi e la danza per raggiungere l'unione mistica con Dio; erano girovaghi, e vivevano di elemosine. 4 La pi grande fortezza siriana, il Castello di Saladino, Sigone per i Greci. Sorvegliava le vie da Laodicea (Latakia) verso Apamea e l'Eufrate. Ceduta dai Fenici ad Alessandro Magno dopo Isso, fu occupata ed edificata successivamente da Bizantini, Crociati e Arabi. Divent nel XIV secolo un villaggio con un santuario situato al centro di un giardino dove riportano le cronache dell'epoca si offre cibo a ogni venuto. 5 Nel nord della Siria. Piccolo centro costiero di antica origine. Vi si trova un anfiteatro di epoca romana. Allora, la cittadina si chiamava Gabala. 6 Mantello. 7 la triglia, che in lingua araba detta appunto "Sultan Ibrahim". 8 una fase della preghiera islamica. Si recita con il busto piegato in avanti e le mani poggiate s u l b ginocchia. 329

La leggenda di Nemrud, re di Yabrud

In un moderno quartiere della cittadina di Yabrud,1 si trovano le rovine di un antico castello: un pilastro e una parete scolpita. Esso appartenne al re Nemrud. 2 Gli abitanti dicono che il pilastro facesse parte di un sistema di difesa voluto, pi tardi, dalla regina di Paimira, Zenobia, che trascorreva nel palazzo la villeggiatura estiva. E dicono anche che, quando esso cadr, l'intera regione verr inondata dalle acque. Dal castello, un passaggio segreto sembra conducesse al vicino tempio di Giove,3 sui cui resti ora sorge la cattedrale. Il sovrano Nemrud fu un tiranno despota e crudele, che praticava estorsioni d'ogni tipo, ed era tremendamente avido. Il popolo lo odiava. Un giorno, un insetto gli entr nel naso e raggiunse il suo cervello. La bestia cominci a ronzargli in testa, e non lo lasciava riposare n di giorno n di notte. Nemrud fece chiamare medici da ogni parte, ma nessuno lo guar. La malattia esacerb quel re prepotente e violento, facendolo impazzire. Allora, uno dei suoi consiglieri, reso forse audace dalla disperazione, trov una maniera per eliminarlo. Maest, tu hai una testa infinitamente preziosa lo lusing come l'oro pi puro. Falla sostituire con una di questo metallo, e di sicuro guarirai. Il re accett il suggerimento, e appena gli scultori terminarono la loro opera, si fece
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decapitare. Il popolo, liberato dal despota, respir di sollievo. Il racconto descrive in maniera semplice ma esemplare una delle caratteristiche fondamentali del potere dispotico: quella paranoia di onnipotenza che, spesso, trascende ogni limite e sconfina nell'assurdo. C' anche implicitamente espressa la considerazione di come il sentimento di onnipotenza degli uomini sia illusorio e fragile. Esso spesso si regge sulla paura di chi subisce, e pu essere distrutto dall'evento pi banale.

NOTE ' Centro del Qalamun, regione semidesertica dell'Antilibano, in cui si svilupp una cultura originale nel periodo di transizione verso il Paleolitico Medio (150.000-90.000 a.C.). Nel XII millennio era ricca di laghi. NellVIII millennio vi ebbe inizio l'attivit agricola e l'addomesticamento degli animali. In epoca romana fece parte degli stati di Agrippa II. 2 Personaggio favoloso (Nimrod, Nemrud in arabo) presente nella mitologia dell'antica Mesopotamia, secondo la quale fu il primo re universale, costruttore di grandi citt imperiali: Babele, Akkad, Ninive e altre; nella Bibbia, nelle leggende e religione islamiche, dove viene presentato come un sovrano iniquo e prepotente. Secondo J. da Varagine fu uno degli antichi re che vennero in Italia, e la sua stirpe avrebbe fondato la citt di Ravenna. Cfr. Enciclopedia Islamica-, Genesi, X, 8-12; Corano, II, 260; I.M. Ceccherelli in Fermati o Sole, Sardini ed., pagg. 163-164; J. da Varagine, Cronaca della Citt di Genova, ECIG. ed., pag. 84. In questo racconto, a mio avviso, potrebbe anche essere rappresentato il grande sacerdote Samsigeramos, despota e avido, che gest il potere religioso a Yabrud nel I sec. dell'era volgare, e fu destituito dai Romani. 3 Si tratta di Jupiter Maleciabrudis, come rivela un testo del Lucus Furrinae a Roma (Dussaud, Topographie Historique de la Syrie, pag. 284).

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Il Khodr e il principe

Nei tempi antichi, viveva a Baghdad un bel principe. Una notte fece questo sogno: Mentre passeggiava lungo il Tigri, vide un vecchio abbigliato di verde, dall'espressione ieratica che, seduto sulla riva del fiume, appaiava dei cerchietti e li gettava in acqua. Si incurios, gli and vicino, e gli chiese: Che cosa fai, zio? Fisso la sorte degli uomini rispose lo sconosciuto. Hai stabilito anche la mia? S. Vedi questo piccolo cerchio? Rappresenta una bambina appena nata. Da grande diventer tua moglie. Suo padre un povero fochista che lavora in un hamman 1 di Damasco, e questo sei tu disse il vecchio, mostrandogli un cerchio pi grande; lo un all'altro e li gett nel fiume. Il figlio del re si svegli, turbato dallo strano sogno, e corse a interrogare i sapienti. La tua una visione 2 premonitrice commentarono. Il vecchio il Khodr, 3 e gli anelli simboleggiano gli esseri del creato; il fiume che scorre la vita nel suo divenire; il moto delle acque rappresenta le vicende e i conflitti umani. Quelle parole lo colpirono profondamente, e decise di contrastare il fato. Si rec a Damasco, visit tutti gli hamman, e scopr ci che cercava. Trov la moglie del fochista, con la sua bimba in grembo, e le disse: Sono un pellegrino di passaggio,
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e non conosco la citt. Ho bisogno di provviste per continuare il viaggio; non potresti procurarmele? Avrai una ricompensa. Non posso lasciare mia figlia. Piangerebbe disse la donna. Vai tranquilla. La culler tra le braccia, finch dormir la rassicur lui. Insomma, dopo molte insistenze e la promessa di un ricco premio lei accett di andare al suk. Il principe, senza perdere un attimo, sgozz la bambina con il suo pugnale, le mise indosso una borsa d'oro e fugg. Quando la madre rientr, trov la figlia in un lago di sangue. La prese e corse dal dottore, che la salv. Trascorsero molti anni. Il povero fochista si rivel intelligente e accorto. Con l'oro inizi a commerciare, e divenne un influente personaggio. La figlia, ormai cresciuta, era ricca di qualit e straordinariamente leggiadra. Tutti ne parlavano, e aveva molti pretendenti. Ma la prosperit e la fortuna di quella famiglia suscitarono anche l'invidia e l'animosit di tanta gente, cosicch il mercante decise di espatriare. In quei tempi, Baghdad era nota per le possibilit che offriva nei traffici commerciali e per la concordia che vi regnava. Ci andarono, cambiarono il nome, nascosero la loro provenienza, e iniziarono una nuova vita. Anche l, il mercante divent famoso. Il re, che voleva conoscerlo, lo convoc a corte con la famiglia, e il principe fu stregato dall'avvenenza della fanciulla. Non vide che lei. Desidero sposarla confid a suo padre, dopo una notte insonne. Il sovrano acconsent. La sera delle nozze, mentre adornava la sposa con una preziosa collana di perle, il principe, ricordando le vicende di tanti anni prima - il Khodr che gli era apparso in sogno, la neonata che aveva ucciso a Damasco - mormor tra s: Ho vinto il mio destino!.
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Ma proprio in quell'attimo, scorse una cicatrice sul collo dell'amata; allora, esclam: Grazie, Signore, per averla protetta!. Fu invaso dalla felicit, ma cap anche quanto il destino sia inesorabile. L'indomani, raccont tutto al re, che convoc i saggi del regno. Essi discussero a lungo, e infine deliberarono: L'universo si muove secondo le leggi eterne e immutabili del suo creatore, e nessuno pu sfuggire al destino che egli stabil. 4

NOTE Bagno pubblico orientale che anche luogo di riunione e di svago. Piangendo egli dorme / Versando lacrime ed l'assompimento / Il sonno lo abbatte / Si corica, la quiete / Si rannicchia, e nel suo sogno / E1 discende... Sono alcuni versi di u n a leggenda ugaritica del II millennio a.C. Qui il re Keret si addormenta mentre sta piangendo per la fine della sua dinastia. Allora El, il dio supremo, gli appare in sogno per suggerirgli la maniera di avere discendenza. I sogni come rivelazione furono considerati sin dall'antichit remota il mezzo pi diretto per conoscere il futuro. Questa qualit profetica era legata alla credenza che, per loro tramite, gli di comunicavano con gli uomini. Nelle civilt storiche avanzate, la classe sacerdotale assunse il ruolo di interprete, e l'oniromanzia acquist grande importanza. L 'incubatio, rito liturgico ufficiale praticato per ottenere sogni rivelatori, anche attraverso l'assunzione di droghe, fu praticata nelle religioni orientali e dell'area mediterranea. A essa si associavano anche pratiche terapeutiche quali l'idroterapia. E sorsero citt oracolari, che comprendevano santuari, sanatori, strutture ricettive per pellegrini e ammalati. 3 Letteralmente: "Il Verde". Il verde considerato colore sacro. II Khodr, o Khidr, fu un personaggio mitico del Vicino Oriente. Secondo una delle numerose leggende di cui protagonista, liber la regione dal terribile mostro che esigeva ogni anno il sacrificio di una fanciulla vergine. La sua natura complessa. In esso si riuniscono il biblico Elia e san Giorgio, Hasis-Atra, epiteto di Utnapishtim, il No del diluvio babilonese (Hixouthros per i Greci) e una imprecisata divinit fenicia, insieme marina e agricola. Secondo alcune tradizioni religiose popolari, in vigore presso cristiani e musulmani della Siria, Libano e Palestina, appare in rappor2 1

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to con la sorgente della vita ed un buon compagno di viaggio. Cfr. Mille e Una Notte, 532 a notte. Nel Corano egli la guida di Mos (XVIII, 64). Allegoricamente i due rappresenterebbero i mari della sapienza. 4 Il destino che tutto volge e travolge diceva Platone. Ed Erodoto ribadiva: L'uomo un balocco in m a n o al destino. Questa ineluttabilit del fato prestabilito una credenza antichissima nel m o n d o greco e mediorientale. In una tavoletta cuneiforme del II millennio a.C., trovata a Ugarit, si legge questo aforisma: ... quanto lontano il cielo, la m a n o non lo sa. Com' profonda la terra, nessuno lo sa... Una vita senza luce, cosa ha in pi della morte? Per un solo giorno di felicit, giorni di lacrime. [...] Gli uomini, ci che fanno, non lo sanno essi stessi. Il senso dei loro giorni e delle loro notti sta presso gli di.

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Il re, il genero incantato e la gazzella

C'era una volta, tanto tempo fa, un re che aveva quattro figlie gi adulte. Loro desideravano tanto un uomo, ma nessuno le chiedeva in moglie. Un giorno, la figlia maggiore and al mercato e compr quattro meloni: il primo era stramaturo, il secondo molto maturo, il terzo al punto giusto e il quarto piccolo, duro, un po' acerbo. Li port a casa, poi fece dare un bando: Chi vuole comprare un melone dalla figlia maggiore del re vada al palazzo e vi giri intorno. Venne tanta gente; tra la folla la ragazza vide un uomo; lanci il melone e lo colp alla testa. Questo il tuo destino le disse il re; e si celebrarono le nozze. Il giorno seguente, anche la seconda figlia fece dare il bando. Venne la gente e si mise a camminare intorno al palazzo; lei scelse un uomo; lo colp, si sposarono. Fece cos la terza figlia, e si spos pure lei. Infine giunse il turno della pi giovane. Fu dato il bando, accorsero tante persone, e tra quelle un uomo che era gobbo, brutto e sozzo. La fanciulla lanci il melone, e il frutto colp proprio lui. Questo il tuo destino l'apostrof il re, irato. Sposati pure, per vattene. Non voglio vederti mai pi; hai desiderato l'uomo peggiore. Lei, afflitta per l'ira paterna, si allontan con il marito, lo port al bagno, lo lav e lo vest di abiti
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nuovi. Ora, bisogna dire che il poverino aveva subito un incantesimo, e le cure amorevoli della sua sposa lo sconfissero. Allora, apparve un giovane di rara perfezione e bellezza, con in testa due codini: uno d'argento e uno d'oro. 1 Il re, frattanto, triste per la sorte della figlia minore, si era ammalato e non riusciva a guarire. Non aveva mai fame, e niente gli dava gioia. Ma, un giorno, gli venne il desiderio di mangiare carne di gazzella, e chiese al marito della figlia maggiore di procurargliene una. Suo genero, in verit, and a caccia per tre giorni, tornando sempre a mani vuote. Andarono a caccia anche gli altri due generi. Ma non ebbero migliore fortuna. Non restava che tentare con il quarto. Disse il visir: Signore, prova con il marito della tua figlia minore. Non mangerei mai la cacciagione di quell'essere immondo; non potrei nemmeno assaggiarla. Ma che ti importa, che sia sporco e brutto insisteva il visir. solo il marito di tua figlia; l'importante per te, che procuri una gazzella, in modo che tu possa mangiarne la carne e guarire. Infine il re acconsent. Dopo un solo giorno, quel genero tanto disprezzato invi al palazzo una grande gazzella. Ma il re aveva cambiato idea un'altra volta. Non voglio vederla n mangiarla, di sicuro immonda come lui disse. E non volle ascoltare nessuno. Tutti i re e i visir dei dintorni gli resero visita, e gli consigliarono: Mangia, mangia che guarirai, questo che importa. Finalmente si decise: mangi, e guar. Ne fu talmente contento che dimentic il suo astio e chiese ai suoi: Dov' il marito di mia figlia? Cercatelo; voglio vederlo. Venne il genero; ed era cos bello, delicato e di no337

bile aspetto, che egli, stravolto, mormor tra s: Madre mia! Che cosa ho fatto con quest'uomo? Vieni, vieni! gli disse, alzandosi, e indicandogli il trono: Esso ti appartiene. Morale della favola: Questa piccola fiaba allegorica ci insegna che la bellezza, da intendersi come realt, fulgore dell'anima, si cela spesso agli occhi. Occorre uno sguardo pi penetrante, quello interiore, per saperla scorgere. In numerose mitologie e mistiche, la gazzella ha questa funzione simbolica di Occhio dello Spirito.

NOTE
1 L'oro e l'argento hanno valenze simboliche molto forti. Essi sono, tra l'altro, entrambi associati alla dignit regale e al divino. L'argento anche simbolo di purezza e fedelt.

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Il saggio Assassino

C'era una volta, tanto tempo fa, un re sempre triste perch non aveva figli. Un giorno, mentre camminava, levando gli occhi al cielo esclam: O Dio, ti prego, concedimi un erede che possa tramandare il mio nome, e ridarmi la felicit. Se mi esaudissi, sacrificherei un agnello di dodici palmi. Dio lo ascolt, e gli diede un figlio. Il re, quindi, si mise alla ricerca dell'agnello, ma non ne trov di quella misura; e il bambino mor. Da allora, ogni anno, gli nasceva un figlio, e presto moriva, perch non c'erano agnelli cos grandi da sacrificare. Era disperato. Invano, consult gli esperti in religione del regno. Un giorno, parl del problema con il suo visir, che gli disse: Maest, io so chi potrebbe aiutarvi: Gli Assassini1 che vivono nella fortezza in cima alla montagna. 2 Il re chiese al ministro di accompagnarvelo, e partirono. Giunti al castello, furono ricevuti da uno di essi; lo sfortunato sovrano raccont la sua storia. Ora hai un figlio? chiese l'Assassino. No. Per, mia moglie incinta. Appena partorisce, avvertimi. Alcuni mesi dopo nacque il bambino, e il re sal alla fortezza sulla montagna. Ora porta tuo figlio e un agnello gli disse l'Assassino. Quando tornarono, prese la mano del bimbo e misur con essa l'animale: quello era lungo dodici palmi.
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O re del tempo, la lunghezza doveva misurarsi con i palmi del piccolo, non con i tuoi disse il saggio. Sacrificarono l'agnello, il figlio del re visse, e suo padre fu finalmente felice. Morale della favola: Dio pretende dagli uomini solo ci che essi possono offrirgli.

NOTE ' Gli Assassini (letteralmente: "consumatori di hashish") erano guerrieri santi islamici appartenenti a un'importante setta sciita di origine persiana (Ismailiti Nizariti), che conobbe un periodo di grande espansione in Siria (1103-1273). Essi svolsero un ruolo fondamentale nei complessi giochi di potere, ai tempi delle Crociate, specialmente sotto la guida di Sinn Rashid ed-Din (il celebre Vecchio della Montagna, che godeva fama di persona estremamente scaltra e sapiente), usando l'omicidio come arma politica e religiosa. Ebbero contatti con i Templari che occupavano la costa siriana. Secondo il mito, gli austeri soldati cristiani avrebbero adottato il sistema organizzativo, l'abbigliamento e soprattutto le tendenze mistico-esoteriche di quelli islamici. Una delle leggende su Sinan narrata nel Novellino (fine XIII secolo). Marco Polo, che nel suo famoso viaggio visit la Siria, riport da fonti siriane notizie sull'uso dell'hashish da parte degli iniziati, sulla loro fanatica dedizione alla causa, l'accettazione della morte eroica, e sulla loro concezione del paradiso. Con Dante Alighieri la parola "assassino" pass al linguaggio letterario occidentale nell'accezione negativa che conserva oggi ( Inferno , XIX, 49-50). In Siria vive ancora una comunit ismailita, e il loro attuale Iman (guida spirituale) Karim el-Husseini Aga Khan IV. 2 La fortezza di Missiaf, nel Jebel Ansaryyieh: fu una delle pi importanti cittadelle ismailite.

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Il mausoleo dei Curdi

In una trib curda della steppa siriana, moltissimo tempo fa, vivevano sette fratelli e una sorella. Un giorno, presero al loro servizio un giovane servo arabo; tra il beduino e la fanciulla sbocci l'amore. Essi cominciarono a frequentarsi di nascosto e a capirsi. Una notte, giunsero dei ladri che, per potersi introdurre indisturbati nell'accampamento, volevano uccidere il servo che faceva la guardia. Prima di morire, puoi esprimere l'ultimo desiderio gli concessero. Lui approfitt per chiedere soccorso alla sua amata. Cara, sto per morire. Dodici malfattori mi hanno assalito grid. Lei, che dormiva in una tenda vicina, fu svegliata dal suo richiamo, e corse a chiedere aiuto ai fratelli. Essi arrivarono in tempo per salvarlo. Ma, passato il momento del pericolo, si misero a riflettere: Come ha fatto nostra sorella a sapere ci che accadeva al servo, se dormiva nella sua tenda? Lei non parla arabo, e lui non conosce la nostra lingua. Di sicuro sono amanti!. Non potendo permettere un simile disonore, in preda all'ira, li uccisero entrambi. Ma poi, ripensandoci con pi calma, il dubbio li assal. Saranno stati veramente colpevoli? si chiesero. Secondo una loro credenza, esisteva ormai un'unica maniera di provare l'innocenza dei giovani morti.
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Fecero scavare due fosse, distanti luna dall'altra, vi sotterrarono i corpi, che ricoprirono di terra, poi seminarono dell'erba. Trascorso poco tempo, le tombe si ricoprirono di un bellissimo tappeto verde. Esso si conserv sempre intatto, con il trascorrere delle stagioni. N il caldo torrido in estate, n il freddo gelido in inverno lo bruciava. Quel luogo divent sacro e meta di pellegrinaggio per tutti i Curdi della regione; e ancora adesso conosciuto come Qubba 1 dei Curdi.

NOTE
1 Piccolo santuario, sovente edificato presso antichi luoghi sacri: sorgenti o boschetti che, nel passato, si credevano abitati dalla divinit, dove venivano celebrati riti animistici con lo scopo di conciliarsi le forze nascoste della natura.

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Bab Antakya:1 le palle di Maaruf

La cinta muraria che circonda la vecchia Aleppo comprende torri sobrie all'esterno e spaziose, luminose ed eleganti come piccoli castelli dentro; santuari, vasti bastioni, moschee, caravanserragli e porte monumentali che introducono alla medina con le sue vie strette e severe e un dedalo di stradine tra alti muri ciechi. Ingressi quasi invisibili nascondono fastose dimore, che si svolgono intorno a corti alberate e gorgoglianti fontane. Nel punto pi alto, si erge maestosa ed evocativa la rocca. La popolazione, quasi sempre indigena da lontane generazioni, genio tutelare di tradizioni e leggende legate alla citt antica. Le due sfere di ferro che sono appese all'interno di Bab Antakya, appartenevano, molto tempo fa, a un eroe forte, coraggioso e gigantesco. Si chiamava Maaruf, e difendeva la citt. Dall'alto della collina sorvegliava giorno e notte il territorio, fino a dove poteva spaziare lo sguardo. Appena vedeva avvicinarsi i nemici, si slanciava intrepido contro di loro, urlando e roteando tra le mani le due palle. Ammazzava gli assalitori, in grande numero, e gli altri scappavano terrorizzati. Era capace di sterminare, da solo, un esercito. Quando tutti erano fuggiti, chiudeva la porta per la notte e tornava alla fortezza. Per anni e anni salv
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gli Aleppini. Ma un giorno fu sorpreso fuori dalla porta di Antiochia, e imprigionato. Allora, piuttosto che svelare i segreti sulle difese della citt, prefer avvelenarsi e morire.

NOTE * La porta di Antiochia, chiamata cos perch da l si usciva per andare alla citt di Antiochia. Da questa porta gli Arabi entrarono in Aleppo nel 637.

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Bab Qinnesrin: Sheikh Khalil at-Tayar

C'era una volta un uomo santo di nome Khalil; ma tutti lo chiamavano at-Tayar,1 perch volava come un uccello; ed era tanto veloce, dicono, che, se portava del cibo da Aleppo alla Mecca, in Arabia, al suo ritorno la pentola in cui l'avevano cucinato era ancora calda. Un giorno, un infedele, volendo ridicolizzarlo, lo provoc, affermando che solo lui sapeva volare veramente bene. Per dimostrarlo, prima si tolse le scarpe e le lanci verso l'alto, poi spicc il volo e le segu. Sal, sal, e arriv in cielo ma, subito dopo, lo videro ridiscendere a precipizio. Era successo che Dio, per punirlo di aver sfidato Sheikh Khalil, l'aveva picchiato in testa con le sue stesse scarpe, fino a farlo ricadere in terra. Quando la gente and a vedere, lo trov morto, schiacciato da un foglio del Corano. At-Tayar, invece, continu a volare per molti anni. Si racconta che, quando mor, vol via dalle mani degli uomini che lo trasportavano al cimitero, e and a posarsi su Bab Qinnesrin. 2 Nessuno riusc pi a spostarlo, ed l che fu sepolto. 3

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NOTE ' Il volatore. Porta di Chalcis: da qui si usciva per andare alla citt di Chalcis ad Belum. Questa porta monumentale in realt una vera fortezza. 3 All'interno della porta-fortezza, in fondo a un corridoio si trova effettivamente il santuario del weli m u s u l m a n o Sheikh Khalil at-Tayar, protettore del luogo.
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Granello Di Melagrana

C'era una volta una donna che non aveva figli. Un giorno, mentre camminava per strada, trov un granello di melagrana. 1 Lo raccolse, lo ammir e, levando gli occhi al cielo, disse: Dio! Concedimi una figlia di questo colore!. In quel momento, le porte del paradiso erano aperte e il Signore ud la sua preghiera. Le nacque una figlia proprio come l'aveva desiderata e la chiam Granello Di Melagrana. Quando giunse il momento, la bambina cominci a frequentare la scuola coranica. Lo sheikh che vi insegnava ripeteva sempre ai suoi allievi: La persona buona si riconosce presto. Una mattina, Granello Di Melagrana giunse a scuola per prima e, vedendo che il maestro mangiava una sposa, scapp a casa e si mise a letto, malata per lo spavento. Che cos'hai figlia mia? chiese la madre. Mi sento male rispose. E non aggiunse una parola. Dopo tre giorni, lo sheikh la visit. Hai visto il tuo signore fare qualcosa di male? le chiese. Un vestito rosso, uno verde, uno a strisce rispose la bambina. Lo sheikh torn ancora per tre giorni, e ripet la domanda, ottenendo sempre la stessa risposta. Poi scomparve.
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Trascorsero gli anni, e Granello Di Melagrana divent una bellissima fanciulla. Un giorno, la vide un principe, che desider sposarla. Dapprima il re e la regina si opposero alle nozze, perch era povera. Ma l'innamorato insistette tanto che finirono per dare il consenso; tutti gli abitanti del regno furono invitati al palazzo reale per il banchetto nuziale, che dur sette giorni. Dopo un anno, la sposa partor un maschio; il suo vecchio maestro, che torn a visitarla, le mise sangue in bocca e le port via il bambino. Quando il marito vide il suo volto insanguinato, le chiese: Dov' mio figlio?. Granello di Melagrana non rispose. Le disse: L'hai mangiato!. Neppure allora si difese. Non le fece male, perch l'amava. Granello Di Melagrana dopo due anni partor una bambina che chiamarono Budur. Venne lo sheikh, le mise sangue in bocca, e gliela port via. Per, questa volta, il principe non riusc a perdonarla, e la fece rinchiudere in una caverna. Il re e la regina decisero di fargli sposare un'altra; bisognava quindi recarsi a Damasco per comprare la dote. Il principe chiese a Granello Di Melagrana: Desideri qualcosa da Damasco? Duecento grammi di henna e duecento di mirra. Ma stai attento: se non me li porterai, i tuoi cammelli, sulla via del ritorno, affonderanno nella sabbia lo avvert. Per, i parenti della nuova sposa gli dissero: Che cosa vuoi comprare a una donna che si mangia i figli?. Si lasci convincere, e i cammelli sprofondarono. Allora torn di corsa in citt a comprare l'henna 2 e la mirra. Diciamo adesso che lo sheikh in realt non aveva mangiato i bambini; li aveva allevati ed educati. Li aveva presi soltanto per provare la pazienza della lo348

ro madre; e il giorno delle nozze glieli restitu. Granello Di Melagrana, nella grotta, pensando al marito che doveva sposare un'altra donna, pregava.
Mirra dammi la pazienza. 3 Henna dipingimi.

Mentre suo figlio chiedeva alla sorella: Budur, credi che la luna splenda verso nostra madre, o verso il nostro signore? Verso nostra madre, con il consenso del nostro signore rispose Budur; ed entrarono nella caverna. La madre pianse e li abbracci. Poi, affidandogli uno stiletto e un anello che erano appartenuti al principe, gli disse: Andate al palazzo del re, e se le guardie non vi fanno passare, mostrate questi e dite: "Sono di nostro padre". Tu, figlio mio, ti metterai alla sua destra e tu, Budur, alla sua sinistra. Budur e il fratello andarono alle nozze del padre, e fecero come la madre gli aveva consigliato. Quando termin la festa, la nuova sposa si ritir nella camera nuziale; invece il marito usc, and alla caverna, e ud l'invocazione:
Mirra dammi la pazienza. Henna dipingimi.

Apri le disse. Vai da tua moglie e che Dio vi conceda la felicit. Apri o rompo la porta! Finalmente apr, e si raccontarono tutto. Il principe ripudi la nuova sposa, e torn a vivere con Granello Di Melagrana e i figli. Che Dio conceda fortuna a chi ha ascoltato.
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Questo racconto proviene dal Jebel esh-Sheikh, lo Shenir degli Amorrei, il Sirion dei Fenici (Deutoronomio, III, 9), che stata nell'antichit una montagna sacra. San Girolamo visit un tempio con cinta ovale: vi si venerava Ba 'al Hermon o Bel-Hammon (Giudici, III, 3), di origine fenicia. Divinit a cui, secondo la leggenda, pare si offrissero sacrifici umani, in particolare di neonati. Egli fu associato al dio greco Cronos (Saturno) che faceva scomparire nelle sue fauci i figli generati da Rea. Ci che spesso, in Occidente, definiamo "fatalismo degli Arabi" , a mio parere, una manifestazione della sapienza orientale che si traduce in uno straordinaro esercizio della pazienza come mezzo per vincere la sofferenza. Il racconto vuole insegnare come la pratica del silenzio e del dominio di s servano a sconfiggere gli equivoci e le avversit dell'esistenza, mantenendo la compostezza e la dignit che si addicono all'uomo.

NOTE
1 La melagrana, uno degli attributi della Dea Madre, era simbolo di fecondit in Mesopotamia e nell'area mediterranea, legato quindi ai cicli della vita. 2 In Siria la henna ha molteplici impieghi. I nomadi della steppa la applicano ai palmi delle mani e dei piedi per chiudere i pori della pelle e impedire la traspirazione. Le donne la usano come cosmetico: se ne decorano le mani e le unghie e si tingono i capelli. Al suo colore viene inoltre attribuito un potere profilattico-rituale: proteggerebbe dagli influssi malefici del malocchio. Questa superstizione ha origini lontane. Per i Babilonesi il rosso era colore antidemoniaco. Le sue virt furono celebrate anche da Egizi, Ebrei e in numerosi hadith (discorsi) di Maometto. Una vera e propria cerimonia della henna precede la prima notte di nozze dei beduini. E le beduine credono che il suo potere impedisca a un marito di prendere altre mogli. 3 Gioco di parole: sbr significa "dare pazienza" e sbr "mirra".

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La figlia del sole

C'erano una volta, anticamente, due vecchi sposi che non avevano figli, bench li desiderassero tanto. Una volta, la moglie sent un giovane che cantava, e pens: "Signore! Magari potessi avere qualcuno o qualcosa con una voce cos bella, fosse solo un pezzo di carne". Dio la esaud; rimase incinta e, giunto il momento, partor proprio un pezzo di carne rossa e informe ma capace di danzare, muoversi con grazia, e dotata di una voce splendida. Un giorno, pass un principe che, udendo il suo canto melodioso, se ne innamor. Corse dal re suo padre, e gli disse: Voglio sposare quella ragazza e nessun'altra. Figlio mio, i suoi genitori sono di umile condizione; non una sposa degna di te rispose il re. Ma il giovane insistette e implor tanto che alla fine ottenne il permesso. L'indomani, si recarono a chiedere la mano. Alla vista del sovrano, il padre della carne canterina si spavent. Che cosa avr fatto di male? Non sar qui per arrestarmi? si chiedeva ansioso, profondendosi in mille riverenze: Prego, maest, quale onore! Accomodatevi nella mia povera dimora. Dopo aver sentito la domanda di matrimonio, divenne ancora pi angosciato. Quale figlia? Magari ne avessi una! Sarei felice di darvela.
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Come! Non dire bugie. Il mio figliolo l'ha sentita cantare, mentre passava di qua! si infuri il re. A niente valsero i dinieghi. Di' a tua moglie che domani mattina porti la ragazza al bagno. Deve essere pulita, profumata e coperta di unguenti, quando i miei servi arriveranno per condurla a palazzo. Obbedisci, o ti far tagliare la testa. Il giorno dopo, la povera donna, spaventatissima, prese il pezzo di carne, lo avvolse in un drappo, lo port al bagno pubblico e l, stordita dal vapore del calidario, fin per addormentarsi. Vennero, allora, tre colombe, 1 che si misero a volare sopra quella strana figlia, dicendole: Come sei buffa! Narraci la tua storia. Devo sposare il principe, ma ho paura. Lui crede che io sia una ragazza. Gli uccelli, impietositi, decisero di farle un dono con l'aiuto di Allah. Le soffiarono addosso e la trasformarono in una bellissima fanciulla dai capelli d'oro e dalla pelle candida e luminosa come la luce dell'alba. Per l'ammonirono: Se vuoi conservare questo aspetto, stai attenta. Non rivolgere la parola a tuo marito fino a quando lui non ti dir: "Per la vita di tua madre il sole, di tuo padre la luna, dei tuoi fratelli e sorelle le stelle2 che risplendono nel cielo, parla". Poi le regalarono sette piume, aggiungendo: Queste ti aiuteranno. Se dovessi incontrare degli ostacoli, esprimi un desiderio e li risolverai. Lei, tutta contenta, le ringrazi; poi corse a svegliare la madre. Mamma, mamma, guarda che cosa mi accaduto! Sono diventata una ragazza! Lasciami tranquilla brontol la donna, ancora mezzo addormentata. Con tutti i problemi che ho, anche tu vuoi burlarti di me? Ma no! Guardami. Ti assicuro che non scherzo.
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La madre, allora, apr gli occhi; non riusciva a credere a quel fatto straordinario. Ma appena si convinse, commossa e felice, cominci ad agitarsi, a correre qua e l: chiam i servi e fece condurre al palazzo reale quella figlia meravigliosa, che tutta la corte ricevette con ammirato stupore. Iniziarono i festeggiamenti, che sarebbero durati sette giorni e sette notti, e furono celebrate le nozze. Quella sera, gli sposi, dopo essersi congedati dagli invitati, si ritirarono in camera da letto. Il principe, innamorato pi che mai, si avvicin a sua moglie per abbracciarla, e le chiese di cantare; lei, senza dire una parola, lo allontan. Invano tent di capire. Lei si schermiva e non apriva la bocca. Le diceva: Perch non parli? Non voglio farti male. E lei zitta. Ma non sai usare la lingua? Ho forse sposato una muta? e lei pi silenziosa che mai. Quando, il mattino seguente, il re si rec dagli sposi per far loro gli auguri, chiese al figlio: Come andata? Sei contento? Macch contento! Mi ero innamorato di una fanciulla dalla bellissima voce, e mi hai fatto sposare una povera muta. La ripudio. Ma il padre, incantato dall'avvenenza della nuora, gli disse: Figlio mio, non ti conviene cambiarla: dove la trovi un'altra cos?. Il principe accett di attendere con pazienza. Trascorsero i giorni, le settimane, i mesi; e ogni tentativo di farla parlare era vano. Infine, stanco e deluso, decise di sposare un'altra; e, per punire quella moglie ostinata, le ordin di preparare il banchetto nuziale per tutti gli invitati, e anche per la servit. Lei, con l'aiuto delle piume magiche, si mise al lavoro: entr nel forno caldissimo, che si riemp, per incan353

to, di pane fragrante; mise le dita nell'olio bollente, e ne saltarono fuori pesci dorati e frittelle profumate, che andarono da sole a disporsi nei vassoi; immerse i capelli in pentole piene d'acqua, che si trasform in zuppa fumante. Sempre fresca e sorridente, si spostava, leggera, da un posto all'altro, per assicurarsi che tutto procedesse bene. I piatti colmi di cibo volavano verso i tavoli e si posavano davanti ai commensali. I vuoti tornavano in cucina e si lavavano da soli. Ma, in un momento di traffico intenso, un piatto vuoto si scontr con uno pieno di minestra. Stai attento! strill quest'ultimo, seccato e tutto sbrodolato. Non puoi badare a dove vai? Sei forse cieco? Oppure sei stupido come il marito della nostra bellissima padrona che, con una moglie simile, sposa un'altra perch lei non parla? E pensare che, se le dicesse: "Per la vita di tua madre il sole, di tuo padre la luna, dei tuoi fratelli e sorelle le stelle che risplendono nel cielo, parla!" lei parlerebbe. Il figlio del re, che proprio in quel momento si trovava l, sentendo il discorso del piatto corse dalla moglie, e l'implor: Ti supplico, parlami! In nome di tua madre il sole, di tuo padre la luna... Finalmente, per la prima volta da quando erano sposati, la sua sposa parl con quella voce che l'aveva stregato molto tempo prima. O mio signore cosa desideri? Voglio solo che continui a parlare, e che canti per me. Chiedimi, e io sar lieta di obbedirti. Il principe conged la nuova sposa con tutti gli invitati; e dal quel giorno visse felice e contento con la figlia del sole.
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In numerose fiabe siriane si trova il rapimento del protagonista per la voce umana o il canto che, con la poesia e la musica, sono le arti pi amate dagli Arabi di ogni tempo e hanno affascinato tutti i popoli d'Oriente e mediterranei. Basta ricordare le sirene omeriche, oppure Orfeo che seduceva le fiere e trascinava persino le piante e le rocce. (L'immagine pi poetica del mitico cantore, tramandata dall'antichit, si trova in Siria, a Filippopoli, patria dell'imperatore Filippo l'Arabo. un'opera musiva di sconvolgente intensit mistica, tra le pi perfette e originali in assoluto dell'epoca tardo-romana.) O la delicata leggenda erodotea di Airone che, grazie alla bellezza del suo canto, fu salvato da un delfino. O, ancora, l'ultimo grande mito arabo: la cantante egiziana Um Kalthum. D'altronde, il canto simbolo primordiale: anelito dell'uomo a rispondere al soffio divino del suo creatore.

NOTE ... Alba Palestino sancta columba Syro?... Tibullo, Elegie, I, VII, 17-18. Uno dei simboli pi antichi in Siria, legato al culto della Dea Madre e considerato il pi sacro fra gli uccelli. A essa sono legate numerose leggende. Tra le altre quella di Semiramide: Atargatis (Derceto per i Greci) si innamor di un giovane siriano, ma spinta dalla vergogna lo lasci e a b b a n d o n la loro figlia, Semiramide, che fu miracolosamente salvata dalle colombe; e in colomba si trasform alla fine della sua vita, p e r scomparire, volando, in cielo. Secondo un'altra leggenda, la stessa Atargatis - grande divinit della natura, Dea Madre che riuniva in s Afrodite, Cibele, Atena, Artemide e Nemesis - sarebbe nata da un uovo trovato dai pesci nell'Eufrate e covato dalle colombe. 2 Nella lingua araba, luna ( Qamar ) maschile, sole ( Shams ) femminile, mentre stella, al plurale, pu essere di genere maschile e femminile. Per diversi popoli del Medio Oriente, il sole fu una divinit femminile di prima grandezza. Essa presiedeva il pantheon degli Ittiti nel II millennio a.C. e si chiamava Wurusmu; dagli Hurriti era chia355
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mata Hebat e stranamente aveva come attributo la colomba, in genere non considerato animale solare. Lo veneravano al femminile anche gli abitanti di Ugarit (Cananei) e i semiti dell'Arabia meridionale. La luna, invece, fu sempre divinit maschile. Grande centro del suo culto stata Harran. Nell'antica religione araba della natura, legata al culto delle divinit astrali, la misteriosa e santa unione coniugale celeste avveniva al tempo della luna nuova. Esiste una credenza popolare degli Arabi contemporanei secondo la quale la luna, maschio, vive maritalmente con il sole, femmina.

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Il taglialegna e la principessa che amava giocare a nascondino

C'era una volta, tanto tempo fa, un taglialegna. Il poveretto conduceva un'esistenza miserevole, di cui un giorno si stuf. Decise allora di abbandonare il paese, e part in cerca di avventure. Mentre cavalcava, vide davanti a s un cavaliere, che andava nella stessa direzione e, lieto per quel compagno di viaggio, pens di raggiungerlo. Ma appena gli fu accanto, la sua gioia divent sgomento. L'uomo era morto! Volle allontanarsi dall'increscioso viandante, ma il cavallo lo segu. In nessuna maniera riusc a distanziarsene. L'animale, con il padrone defunto in sella, restava al suo fianco. Alla periferia di una citt, lo videro le guardie e, credendolo un assassino, lo arrestarono e lo condussero in prigione. Portarono il morto al cimitero e le cavalcature nella stalla. Il morto per, non era un vero morto, ma un mago addormentato che, svegliandosi, prov rammarico per aver causato guai a un innocente; corse a liberarlo, si scus con lui, e gli offr la sua protezione: Sono spiacente per ci che ti accaduto. Prendi questi tre capelli e, se in futuro dovessi trovarti in difficolt, bruciane uno. Verr ad aiutarti. Poi, dopo essersi salutati, ognuno and per la sua strada. Verso il tramonto, il boscaiolo giunse davanti a un castello molto strano. Era interamente costruito con teste umane! Lui si mise a domandare in giro:
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In nome di Dio, che cosa sapete di questo palazzo e dei suoi abitanti? Nulla! rispondevano seccamente gli interpellati. Entr in un panificio e chiese informazioni al fornaio, che gli rispose, brusco: Chiedimi della farina lievitata o del pane. Non so altro. Quando fu stanco, si sedette al tavolo di un caff, ordin da bere, e attese. Dopo un po', vide entrare un uomo dall'aspetto cordiale. Lo salut, convers con lui del pi e del meno, e infine gli domand: Potresti raccontarmi la storia di quel castello?. Questa volta ottenne la risposta. Appartiene alla figlia del re, che ha una sfera di cristallo e si diverte a giocare a nascondino con gli uomini. Propone una sfida: se scopre dove il giocatore nascosto, lo uccider, se non riesce a trovarlo lo sposer. Tanti hanno provato finora, desiderosi di impalmare questa bellissima ragazza; ma sono tutti morti. Voglio andarci subito decise il taglialegna. Si rec al palazzo, e disse al capo della servit: Sono qui per sfidare la vostra padrona. Lo sconsigliarono: Per il tuo bene, meglio che te ne vada. Moltissimi hanno tentato prima di te, e sono morti. Ma la figlia del re, sopraggiunta in quel momento, lo invit a seguirla. Lo fece entrare in una stanza, gli disse: Comincia quando vuoi. E and al balcone. Qui si sedette davanti a un tavolo su cui era posata una lucente palla di cristallo. Lui bruci il primo capello. Venne il mago, se lo mise in spalla, lo port nelle profondit del mare e lo nascose dietro una roccia. La principessa guard nella sfera: cerc, cerc, cerc; lo vide, e gli grid: Ti ho scoperto! Mi hai fatto stancare; per mi sei simpatico, e ti lascio la testa.
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Trascorsero quattro o cinque giorni, il taglialegna torn al palazzo e chiese alle guardie di farlo entrare. Ti sei salvato una volta, e vuoi rischiare ancora! esclamarono quelle, sorprese. S. Conducetemi da lei. Appena vide la principessa, le propose: Voglio sfidarti ancora. Ci stai? Certo. Per stai attento! Se ti trovo, perderai la testa. Lo so, e non m'importa ribad; poi and nella solita stanza e bruci il secondo capello. Il mago apparve immediatamente, se lo caric sulle spalle e spicc il volo. Sal, sal, sal in alto, sempre pi in alto, fino al settimo cielo! Lei cerc nella sua palla magica. Frug con lo sguardo tutta la terra, ma invano. Cerc ancora, e infine lo scopr. Ti ho visto, scendi gli ordin. Mi hai visto! constat lui, sorpreso e stizzito. S. Per hai compiuto un'impresa straordinaria! Ti perdono. Dopo una settimana, il giovane torn. Desidero provare per l'ultima volta disse alla figlia del re. Oggi non sar indulgente. Se perdi, perderai anche la testa lo ammon lei. Va bene, tagliamela pure. Appena rimase solo, bruci il terzo capello. Puntuale, il mago si present. Ma questa volta non lo condusse da nessuna parte; lo trasform in un filo di cotone, che depose sulla spalla della fanciulla. Lei cerc, cerc, cerc invano. Mi arrendo! Hai vinto. Torna ammise, sconfitta, e lui le fu davanti in un baleno. Dove sei stato? gli chiese. Sopra la tua spalla. La principessa rimase sor359

presa, ma non si arrabbi. Fece chiamare subito uno sheikh e spos il taglialegna. Il teschio, usato come elemento terrifico, , per quanto ho potuto constatare, estraneo alla favolistica siriana in genere. L'ho incontrato soltanto in un 'altra fiaba, "Fai il bene e gettalo in mare ", che per la sua struttura, storia-cornice che ne racchiude altre tre, tradisce l'orgine indiana. E all'India mi fa pensare la principessa ninfomane e sanguinaria che vive nell'orrido castello edificato con le ossa delle sue vittime. Essa mi ricorda Kali, dea simbolo della natura che crea e distrugge: cupa, inesorabile e inghirlandata di teschi; bramosa di perfezione, dirge l'anelito alla conoscenza, aborrisce i codardi, apprezza i temerari che lottano per conseguire la sapienza ed posseduta dal misterioso desiderio di attrarre a s gli esseri. crudele, ma brama l'unione con il suo sposo mistico, Shiva.

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La fillirea e il gelsomino

C'erano una volta, molto tempo fa, due fratelli, uno re e l'altro visir; entrambi sposati, ma senza figli. Un giorno, si vestirono da dervisci e cominciarono a vagabondare per il paese. Durante le loro peregrinazioni, si imbatterono in un vecchio: poteva essere uno sheikh, o un mago, 1 o forse un uomo santo come il Khodr. 2 Dove siete diretti? chiese, dopo averli salutati. Veramente, zio, giriamo per il mondo, cercando la via che ci conduca a Dio. Egli la nostra meta risposero. Non questo il vostro intento 3 ribad il sapiente. Io so dove andate. Siete in cerca di bambini. Voglio aiutarvi. Prendete queste due mele. Ciascuno di voi ne divida una a met con la propria sposa. Ma badate! Dovete mangiarla la sera del vostro rientro e, con la volont di Dio, avrete due figli. La regina partorir un maschio, che si chiamer Qambar; e tua moglie, o visir, una femmina, Arz. Quando saranno cresciuti, dovrete farli sposare perch sono destinati l'uno all'altra. Il re e il visir tornarono a corte, e ciascuno di essi mangi la mela con la compagna; per, con due giorni di ritardo, perch avevano dimenticato l'ammonimento del saggio. 4 Le due donne, comunque, rimasero incinte. Tempo dopo, il re mor, e il visir
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prese il suo posto. Giunto il momento, nacquero un bambino bruno e una bambina dalla pelle candida. Poco tempo dopo il nuovo sovrano mor, e cos la madre di Qambar. I due bambini crescevano insieme, e si affezionavano l'uno all'altra, sempre pi. Col tempo, s'innamorarono; ma la nuova regina non voleva il principe come genero; e lo mand a fare il pastore. Arz, che soffriva per la sua lontananza, un giorno prepar un bel pranzo e si rec, in compagnia delle dame del seguito, a fare una scampagnata, vicino alla sorgente, dove il suo innamorato abbeverava il gregge. Le fanciulle pranzarono e si divertirono fino al pomeriggio. Quando giunse il momento di rientrare, Arz nascose un bicchiere. A met strada, finse di ricordarsi: Care, ho dimenticato qualcosa, vado a cercarla. Giunta alla fontana, vide Qambar e gli si avvicin, dicendogli:
Sono io la rosa Che si riflette nell'acqua. Fratello, rendimi ti prego La coppa caduta dalle mie mani.

Egli rispose:
Il tuo fulgore mi infiamm. La coppa o cara ti render.

E si abbracciarono, sussurrandosi dolci parole. Poi si congedarono. Una delle damigelle che, spinta dalla curiosit, aveva seguito di nascosto Arz e assistito all'incontro tra gli innamorati, rifer alla regina:
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Qambar e tua figlia hanno cantato versi d'amore; si sono abbracciati e baciati. Davvero? S. Come reag la signora a quella notizia? Decise di far morire il giovane. Solo cos avrebbe potuto sbarazzarsene definitivamente. La sera stessa, lo fece chiamare. Figlio mio lo lusing, tuo padre era re. Non dignitoso che continui a fare il pastore. Devi vivere nel palazzo. Qambar ne fu lieto: "Mia zia contenta di me" pensava. Trascorsi alcuni giorni, mentre lui era al mulino a macinare il grano, la regina gli prepar un pranzo cos buono che neppure per il marito ne aveva mai cucinato uno simile; al suo rientro, si compliment con lui, dicendogli: Che Dio ti ricompensi; sei stato bravo! Vieni a mangiare. Arz, per, lo avvert:
Occhi miei! Per la tua bellezza Che mi fece innamorare Al cibo non ti avvicinare Non so che cosa la folle Abbia messo dentro Ma al gatto e al cane Un boccone fai provare E che Dio ti salvi Dalla maledetta.

Qambar fece come la ragazza gli aveva consigliato. Diede il cibo agli animali, ed essi, prima ancora di finire, caddero a terra morti! Allora, il giovane principe, preso dall'ira, si alz, afferr la zia e la baston finch lei riusc a scappare, urlando. Che cosa successo? Ho sentito le vostre grida.
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Ha tentato di ucciderti?! Devi partire per Istanbul, e informare il sultano gli disse Arz. Arz, cosa fai? domand sua madre.
Qambar parte. Lo saluto. Bruno e bianco stanno bene insieme. E io amo i suoi occhi Che non hanno bisogno del kohl Per essere belli

rispose Arz. E usc insieme a lui. Voleva accompagnarlo per un tratto di strada. Cavalcavano fianco a fianco da un'ora, e non avevano la forza di separarsi. Infine, a malincuore, Qambar tir le redini per fermare il suo cavallo; ma la bestia si imbizzarr ed egli cadde a terra, ferendosi un braccio. Arz scese, rapida, dalla sua cavalcatura; stracci l'abito per farne delle bende, con cui avvolgere la ferita che sanguinava. Quando termin, era quasi buio; doveva rientrare. Dopo averlo abbracciato, risal in sella e fece ritorno al palazzo. Figlia! Che cosa ti accaduto? strill la regina, vedendola arrivare con le vesti lacere e sporche di sangue. Ti ha usato violenza? Disgraziati te e tuo padre, se ti ha disonorata! Arz esclam, indignata:
Madre! Che dici? Era ferito il braccio del mio Qambar e io l'ho bendato. In nome di Dio l'ho curato.

La regina, alla notizia che il giovane detestato era ormai lontano, gio. Qambar cavalc per tre o quattro giorni e giunse a Istanbul, dove regnava il pi potente dei sovrani: il
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sultano Zukhadar. Il principe si present alla porta del suo palazzo, e cant.
Chiedo giustizia O sultano Zukhadar. Fa' che mi sia ridato ci che mi fu usurpato. Aiutami a riavere l'amata. Colei che vogliono Impedirmi di sposare.

Hai sentito, visir? chiese il sultano. S. Ho sentito il poeta rispose il visir. Immediatamente, saltarono in sella, uscirono dal palazzo e, con Qambar, partirono alla volta del suo regno. Lasciamoli viaggiare, e intanto vediamo che cosa tramava la madre di Arz. Chiam una maga di sua conoscenza, e le chiese: Dimmi, che ne di Qambar? Dove si trova? Che cosa fa... Zitta, zitta! la interruppe la veggente. Qambar torna, accompagnato dal sultano Zukhadar, che lo aiuter a riprendere il trono di suo padre, e a sposare tua figlia. Davvero? S. Se arriva qui il sultano, sar costretta a cedere! Che cosa possiamo fare? Dammi venticinque monete d'oro; e far allontanare Zukhadar. Tu puoi? Certo. Aspetta e vedrai. Avuto il denaro, la donna and al cimitero, che si trovava vicino alla via per Istanbul, ricopr di fiori e mirto 5 un sepolcro vuoto, e attese.
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Quando sopraggiunsero i tre cavalieri, cominci a lamentarsi, piangere e spargere fumi d'incenso. Qambar, che la riconobbe, si avvicin e le chiese: Nonna, perch piangi disperata? Occhi miei, stai zitto! Che cosa accaduto? Arz... Cosa successo alla mia Arz? morta. Io prego per la sua anima. Allora, il giovane torn da Zukhadar e gli disse: Che il Signore ti conceda lunga vita. Colei che volevi aiutarmi a riavere morta. Il sultano con il suo visir ripartirono verso Istanbul; egli ritorn alla tomba e ordin all'indovina: Alzati, nonna. Veglier io mia cugina. La amo, e devo essere io il custode del suo sepolcro. La vecchia si allontan; Qambar rimase a piangere. Trascorsero uno, due, tre giorni, e si disperava sempre. Finch, all'alba del quarto giorno, sent voci, canti e tamburi. Rumori gioiosi gli giungevano da lontano. Come! si stup. Ballano e cantano! Festeggiano nel regno? Non piangono la morte della figlia del re? A malincuore, abbandon il cimitero e si diresse verso la citt. Lungo la strada, vide una vecchia che andava nella stessa direzione. Zia, che cos' questo gaio clamore? le chiese. Non sai? Arz, la nostra bella principessa, va in sposa al figlio del re di Cipro. Ma Arz morta! Che dici!? Oggi il giorno dell'henna, 6 e domani lei si imbarcher con il marito. Qambar le raccont la sua storia; poi le chiese di condurlo alla festa. La vecchia acconsent. Lo fece vestire con abiti muliebri, gli nascose il volto con un velo, e insieme andarono alla reggia. La donna si
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apriva un varco con il bastone, tra la moltitudine che gremiva la sala. Mia figlia, che amica della sposa, viene da lontano per salutarla diceva, avanzando. Infine, riusc a farlo sedere accanto ad Arz. " lui! Qambar tornato" pens lei, felice, riconoscendo l'anello che gli ornava il dito. Era un pegno d'amore che gli aveva offerto molto tempo prima. Era usanza a quell'epoca, per le fanciulle che prendevano marito, trascorrere la vigilia delle nozze, o notte dell'henna, in compagnia di un'amica. Con l'aiuto della vecchia, Qambar fu il prescelto. Quando rimasero soli - era sua cugina, non poteva disonorarla! 7 - si raccontarono tutto. Che fare? Domani verranno a prendermi per condurmi a Cipro. Io finger di cadere da cavallo, finch non porteranno il tuo gli disse Arz. E cos fece, la mattina seguente, quando giunse la scorta del re suo suocero. Cadde dalla cavalcatura. Ne portarono un'altra, cadde di nuovo. Non ne trovavano una che le andasse bene. L'unico che pu portarmi, il cavallo di mio cugino dichiar risoluta. Qambar pensa che tu sia morta; come possiamo dargli ora la notizia del tuo matrimonio? Intervenne il re: Lo informer io. E and a trovarlo al cimitero. Ragazzo, ascolta; devo confessarti qualcosa, perch le bugie possono giovare una volta, mentre la verit pu farlo mille volte gli disse. Parla, zio. Questo sepolcro vuoto. Arz vive, e ha sposato mio figlio. Oggi dobbiamo partire; per, lei afferma di potere cavalcare solo il tuo destriero. Vorresti darcelo?
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Ai tuoi ordini. Ringrazio Dio che salva! Ne sono felice! Ma il cavallo non lo affido a nessuno. Se permetti, la condurr io fino al tuo paese. Il re acconsent. La sposa, leggera come una gazzella, sal accanto a Qambar e insieme cavalcarono fino al mare. Ma quando giunsero alla spiaggia, furono separati con la forza; Arz fu condotta sulla nave. I naviganti veleggiarono verso Cipro. Arz, con lo sguardo diretto alla riva, pensava all'amore perduto. Arz, Arz! la chiam suo marito. Sono qui, vieni rispose lei, invitante, spargendo della biada sul pavimento bagnato. Lui scivol, sbatt la testa e mor. Lei, dopo aver raccolto la biada, si mise a gridare: Sventura, sventura! Il mio sposo morto!. Accorsero tutti, e mormoravano: Il destino ha voluto cos. Appena arrivarono al castello, il suocero, osservandola, pens: "Andr via. Sposer il cugino". Sei libera le disse. E Arz torn alla spiaggia. Qambar era sull'altra sponda. Fu come se i due innamorati avessero visto l'uno nel pensiero dell'Elitra. Sollevarono le braccia e, nello stesso attimo, si gettarono in acqua. Nuotarono, nuotarono. A met cammino si incontrarono. Si abbracciarono nel mare e, stretti nel loro amplesso, scomparvero tra i flutti. Un'onda gigantesca li afferr e li travolse nella sua corsa. La furia del mare li scaravent a riva e la sabbia li copr. Dai loro corpi germogliarono una fillirea e un gelsomino. Crescevano stretti, avvinti uno all'altra. La madre di Arz chiam l'indovina: Che cosa fa Arz? Dimmi: felice?. La donna, tracciando segni misteriosi nella sabbia, 8 si mise a gridare:
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O madre di Arz! Sventura! Vedo tua figlia e Qambar, abbracciati in mezzo al mare! Muoiono! Le onde li trascinano a riva! Essi rinascono! Ora sono due piante che crescono avvinghiate. Li voglio separare. Si pu? S. Come? Pianter tra loro un rovo. Quando il vento soffier, le spine li feriranno e, per sfuggire a esse, dovranno allontanarsi. La regina diede l'oro all'indovina, che and in riva al mare e piant il rovo che li disun. Per le sue caratteristiche formali e stilistiche, questo racconto, che fa pensare a una leggenda eziologica persiana, rientra nel genere della "hikaya" corta: elementi meravigliosi e leggendari intercalati a versi cantati. Di origine turca, entrata nel patrimonio orale armeno, anatolico, turcomanno, curdo. Esso ricorda anche il mito di Ero e Leandro, presente nella letteratura classica ma anche nella tradizione universale. Il narratore del villaggio armeno di Yakobye (Siria del Nord).

NOTE
1 Sacerdote che praticava l'astrologia e la divinazione. ^ Cfr. "Il Khodr e il principe". 3 Per la magia orientale, si poteva studiare lo stato morale e il comportamento psicologico degli uomini osservando i gesti istintivi involontari. Sin dalla pi alta antichit fu presente nei Semiti la tendenza a trarre presagi dai segni esteriori: tratti somatici, casi fortuiti, lapsus linguae, gestualit. Studiando gli occhi, il naso, i denti, le guance (fisiognomica) si potevano stabilire il destino, gli incontri, le malattie di una persona. La magia era strettamente legata alla divinazione per la credenza che gli di prestabilissero il destino umano. Essa divent scienza presso gli Arabi: la Firssa, che ha la sua origine nella Kifa

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(mantica). Scrisse 'Asim al-Antaki: Se conversate con persone veridiche fatelo dicendo la verit poich tali persone sono le spie dei cuori. Esse vi penetrano e ne escono senza che ve ne rendiate conto. Cfr. Enciclopedia Islamica, alle voci "Firssa", "Fa'al". 4 Divinazione e astrologia furono elementi fondamentali delle antiche religioni mesopotamiche, collegate al culto delle divinit astrali. Maghi, indovini e astrologi di professione facevano parte del clero. Attraverso l'osservazione dei pianeti, si determinavano i tempi sacri, i giorni favorevoli e sfavorevoli, il momento propizio per la nascita. Queste pratiche si diffusero in tutto il Medio Oriente, in Asia Minore per mezzo dei proto-Ittiti, in Grecia e a Roma, dove i maghi caldei che univano il dualismo mazdeo alle concezioni astrali babilonesi erano rinomati lettori di oroscopi e indovini. In Persia, Zoroastro ne fece una scienza rivelata, che si mantenne fiorente fino al IX secolo d.C. Di questo periodo anche la credenza che le piante fossero sede delle anime dei defunti (Avesta post-gatico). 5 In Fenicia, era consacrato ad Astarte. In Siria, fino a oggi, come in Grecia, nell'antichit classica, considerato la pianta dei morti. 6 Rito che viene praticato in Siria da almeno 4000 anni. Se ne ha testimonianza nei documenti di Mari e Ugarit; Anat ornata di henna e di rosso, e profumata leggiamo in un poema ugaritico del ciclo di Ba'al. Anat era la dea della vita e della fecondit. Cfr. il racconto "Granello Di Melagrana". 7 Una donna, nella societ islamica tradizionale, non pu stare da sola in compagnia di un uomo estraneo alla famiglia. 8 Geomanzia: antica arte della divinazione attraverso i segni tracciati in terra. In Siria si pratica ancora oggi.

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Gomena, principe dei ginn

C'erano una volta, molto tempo fa, tre giovinette, figlie di un povero pescatore. Una mattina, la primogenita disse al padre: Voglio andare con te al mare. Perch? chiese suo padre. Per scoprire se ho fortuna rispose. Egli acconsent. Si recarono al mare, gettarono le reti, attesero, ma alla fine della giornata dovettero tornare a casa con pochi piccolissimi pesci; la ragazza fu insultata e maledetta da tutta la famiglia. Anche la secondogenita voleva andare al mare. Il giorno seguente, preg suo padre: Portami con te. Santo Iddio! E tu, perch vuoi andarci? brontol il pescatore. Per scoprire se ho fortuna. Pensi di essere pi fortunata di tua sorella? Chiss! Magari, con me la sorte sar pi benevola disse la figlia al pescatore. E riusc a convincerlo. Per, anche quella non si rivel una giornata particolarmente fausta: presero pochi pesciolini, insufficienti per una magra cena. In compenso, la fanciulla ricevette abbondanti bastonate e ingiurie. Il terzo giorno, fu l'ultimogenita a manifestare l'intenzione di accompagnare il padre.
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Non bastano le tue sorelle? Anche tu devi importunarmi! sbott l'uomo, infastidito. La mia esistenza talmente monotona! Desidero fare nuove esperienze, e magari ti porto fortuna insist la fanciulla, riuscendo a persuaderlo. A dire il vero, sarebbe stato difficile anche per quel rude pescatore rifiutare qualcosa a una figliola tanto bella, bionda e dalla delicata pelle candida. Giunti al mare, gettarono le reti e attesero. Trascorse il mattino, arriv il primo pomeriggio, e di pesci neppure l'ombra. Poi, il sole termin il suo viaggio e si inabiss nell'acqua. Ma quando il crepuscolo gi anneriva il cielo, le reti diventarono pesanti. Non riuscivano a sollevarle! Deve essere un pesce enorme! esclamarono, contenti, il pescatore e sua figlia, mettendosi a gridare: O ragazzi! Compagni! Gente! Accorrete! In nome di Dio, aiutateci!. Vennero in molti e: issa, issa! Tira, tira! Portarono a riva un grossissimo... sasso!1 La delusione e le canzonature dei presenti fecero infuriare il pescatore, che rovesci la sua rabbia sulla figlia. La picchi con un bastone e le grid: Cane figlia di cane! Che cosa mi fai pescare? Per colpa tua restiamo senza cibo e gi legnate. La poveretta non sapeva cosa dire o fare, per calmarlo. Infine, ebbe un'idea. Possiamo usarlo come porta gli disse. Mah! Non una cattiva trovata riconobbe suo padre, pensando al gelido freddo che, d'inverno, invadeva la loro misera catapecchia senza uscio; e le ordin di farlo rotolare fino a casa. Ma quando vi giunsero, le sorelle, incollerite per il digiuno forzato, la picchiarono ancora di pi. Lei, afflitta e delusa da quella famiglia ostile e violenta, and a sedersi nel cortile, accanto alla pietra che aveva pescato, e cominci a lamentarsi. A mezzanotte, le apparve uno sconosciuto. Era bello, alto, prestante e, osservandola con in372

diligenza, le chiese premuroso: Perch piangi?. Lei gli raccont tutto. Lui l'ascolt con attenzione, ammirando la sua grazia. Ne fu conquistato, e la prese in moglie. Dal nulla, fece sorgere due magnifici palazzi: uno per loro, e uno per la famiglia. Le don oro, gioie preziose, tessuti sontuosi, e una bacchetta magica che poteva realizzare ogni desiderio. La fanciulla possedeva, ormai, tutto ci che rende piacevole la vita. Per poteva stare con il marito soltanto di notte. All'alba, lo sposo misterioso scompariva! Un giorno, lei and all'hammam insieme alle sorelle. Aveva con s cibi raffinati, frutta profumata, fresche bevande; al suo passaggio, gettava monete d'oro. Le inservienti accorsero premurose. E lavarono, massaggiarono, cosparsero di unguenti il suo corpo. Una le chiese: Chi tuo marito?. Non so rispose lei. Come si chiama? volle sapere un'altra. Non so. Tra le clienti, vi era una donna particolarmente indiscreta, e pi molesta di un insetto, che insinu, ironica e petulante: Che dici! mai possibile che non sai niente dell'uomo che sposasti? Quella pettegola la innervos talmente, che si sent male. Quando rientr, mesta e perplessa, a casa, si mise a letto e fin per addormentarsi. Si risvegli a mezzanotte, sentendo rientrare il marito che, vedendo la sua aria affranta, le chiese premuroso: Che cosa ti accaduto? Niente rispose lei, scontrosa, e gli tir addosso il suo pettine. Lui insisteva: Anima mia, luce dei miei occhi, perch sei cos triste?
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Non parlarmi url lei. Ma lui voleva sapere, e le chiese ancora: Che hai? Non ti sei divertita al bagno? Lei, sbuffando, gli tir il suo bracciale e gli disse: Va bene! Vuoi sapere la verit? Non mi sono divertita. Le donne mi hanno importunato con il loro blaterare curioso. Volevano sapere chi sei, e io, che non potevo rispondere, mi sentivo piena di vergogna. Dimmi: come ti chiami? Chi sono i tuoi genitori? Qual il tuo paese? Non posso dirtelo. Ma cosa importa il mio nome? Noi ci amiamo. Siamo felici insieme. Accontentati. No. Non potr pi essere contenta, finch non sapr tutto di te. Non insistere, moglie. Potresti perdermi, se sapessi. Ma lei incalz, tenace: Voglio, devo sapere. Anche se rischi di vedermi scomparire per sempre? Voglio sapere. Sei ostinata. Perseveri? Non rinuncio. assurdo ignorare il nome del proprio sposo. D'accordo. Vai in giardino, prendi la pietra che pescasti il giorno del nostro incontro, rigettala in mare e attendi sulla riva sino al mattino. Allora capirai. Lei corse a cercare la grossa pietra, la fece rotolare fino alla spiaggia, la butt nell'acqua e si sedette ad aspettare l'alba. Al sorgere del sole, sent una voce che la chiamava. Guard, e vide un uomo che stava ritto sopra le onde. Era il marito! Lui le grid: Donna, vuoi me o il mio nome?
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Voglio il tuo nome. E l'acqua ricopr le caviglie del marito. Vuoi me o il mio nome? Il tuo nome. E l'acqua giunse alle ginocchia del marito. Vuoi me o il mio nome? Il tuo nome. E l'acqua raggiunse il petto del marito, che url, disperato, per la quarta volta: Vuoi me o il mio nome? Il tuo nome. E l'acqua arriv al mento del marito. Lui la implor, ancora: O donna, sii compassionevole! Rifletti! Giuro che scomparir per sempre. Ma lei strill impaziente: Voglio il tuo nome. Lui fece in tempo a dire: Mi chiamo Gomena... e sprofond. Lei torn, soddisfatta, al palazzo. Poteva dire a tutti come si chiamava il marito. Per, quando arriv, rimase di sale: i due palazzi con i tesori che contenevano erano scomparsi! Era finito tutto in fondo al mare. Restava soltanto la vecchia casupola. I familiari, che l'attendevano seduti sopra una logora stuoia, come la videro, le corsero incontro furiosi. Lei fugg via. Che fare? si chiedeva. Per fortuna, i gioielli che aveva indosso non erano scomparsi. Decise di venderli a un orafo. Con il guadagno, compr l'hammam, e appese un cartello all'ingresso. C'era scritto: Chi mi racconter una storia, far il bagno gratis. Quella notizia si sparse, e i raccontatori arrivavano a frotte. Mentre succedevano queste cose, una donna che abitava in campagna decise di recarsi, con il figlio, in citt. La strada era lunga e il buio la sorprese in un bosco. Era una notte senza luna, e la donna, per
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paura dei ghul che attendono i viandanti nell'oscurit, decise di salire su un albero ad aspettarvi il giorno. Il bambino si addorment presto; ma la poverina vegliava con gli occhi spalancati. A un tratto, verso la mezzanotte, vide sorgere, dalla terra, tre ginn, che si misero a parlare. Disse il primo:
O pioggia, scroscia.

Disse il secondo:
O vento, soffia.

Disse il terzo:
0 tiglio, fai stormire le tue fronde Dai fiori profumati. Cos Gomena verr a visitarti.

Non appena la strana filastrocca termin, per incanto comparvero tavole imbandite e gioiose creature, che misero un trono sotto il tiglio olezzante. 2 Infine, appar un bel principe dall'espressione triste. I presenti si misero a cantare, suonare zufoli e tamburi, e danzare. I tavoli si riempirono di pingui agnelli arrostiti. Tutti bevevano e si divertivano; ma il giovane principe mantenne il suo aspetto abbattuto. Poverino! Era proprio disperato. Prese un pettine dalla tasca, e cant:
Chi mi colp col suo pettine? Chi mi fer il cuore? Oh pietre! Oh alberi! Piangete il mio perduto amore. Partecipate al mio dolore.
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Ahim, ahim! gridava. E pianse, pianse inconsolabile. Poi, prese un bracciale e ricominci a cantare:
Chi mi colp col bracciale? Chi infiamm il mio cuore? Oh pietre! Oh alberi! Piangete il mio perduto amore. Partecipate al mio dolore.

E pianse ancora, finch una di quelle creature sbucate dalla terra, con un gesto della mano, fece scomparire tutto. Appena spunt l'aurora, la donna e il figlio scesero dall'albero e ripresero il cammino. Giunsero in citt dopo qualche ora. Il bambino, che sapeva leggere, vide ci che era scritto alla porta dell'hammam e ne inform sua madre, che decise di entrare. Sai una storia? le chiese la padrona. S. Una molto bella e strana. Dimmela, e potrai fare il bagno senza pagare. La contadina inizi il suo racconto. Figlia mia, ieri, mentre venivo in citt, fui sorpresa dal buio e... Era proprio una bella storia! La fanciulla l'ascoltava rapita. Figuratevi come rimase, appena sent il nome del suo sposo! Le si spalancarono le orecchie e, per la contentezza, fece lavare la narratrice finch a questa brill la pelle come oro zecchino. Dopo, le propose: Il bagno sar tuo, se mi indicherai il luogo dove accaddero i fatti che mi hai narrato. La donna ve la condusse. Allora la conged dicendole: Vai a occuparti del bagno. Ti appartiene. Ormai desiderava soltanto ritrovare il marito. Sal sull'albero e attese. A mezzanotte, tutto si svolse co377

me il giorno precedente. Per Gomena, non tollerando quella baldoria, con un gesto della mano fece scomparire ogni cosa. Rest solo, con il cuore sanguinante. Cantava, e le lacrime scorrevano sul suo volto. Disperati singulti gli scossero il petto, e declam versi struggenti che parlavano di passioni impossibili. Sua moglie ne fu sconvolta, e cap quanto fosse stata stupida e crudele. Finalmente, grid la sua pena. Lui, sentendola, sollev lo sguardo, e la vide. Tu! esclam. S, io. Uccidimi. Ti appartengo. Sar la tua schiava. Fai di me ci che vuoi. Cara, ti avevo avvisato. Dovevi scegliere tra il mio nome e la mia persona. E hai scelto il primo. Ora non posso pi fare nulla, senza mettere in pericolo la tua vita. I miei genitori sono i sovrani dei ginn; ti ucciderebbero, se sapessero. Non temo niente e nessuno; e starei tra un branco di scimmie nere pur di averti vicino. Ti seguirei in capo al mondo. Voglio vivere con te. Ti prego, non abbandonarmi in balia della mia famiglia che non conosce la piet. Perch non mi ascoltasti? Mi lasciai condizionare dal giudizio della gente. Ora, per, disprezzo la mia debolezza ammise lei, manifestandogli, con espressioni toccanti, il suo affetto. Lui, che gi l'amava tanto, sentendo quelle parole, le volle ancora pi bene. Ma replic: Tu sei una creatura umana e io un ginn. Che importanza ha? il destino che ci ha uniti. Prendimi con te. Gomena, non resistendo pi alle suppliche accorate di sua moglie, la fece sedere accanto a s su un tappeto volante. Mentre viaggiavano nel cielo, le disse: Ti poser vicino al castello dei miei genitori e le consegn
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una mandorla, una noce, un pistacchio, spiegandole come usarli. Quando giunsero davanti alla sua casa, la lasci. La fanciulla, allora, semin la mandorla: essa, in un batter d'occhio, si trasform in un grandissimo albero carico di frutti. Lo vide un abitante del castello, che si avvicin, e chiese: Che cosa fai qui, creatura umana? Ho piantato quest'albero, e ora vivo del suo raccolto. Lo venderesti? No. Non poteva venderlo, cari lettori, poich desiderava restare accanto al suo amato! Ma, durante la notte, rubarono le mandorle e l'albero avvizz. Semin il noce, che in un attimo spunt, crebbe, fior, frutt. Per rubarono anche i suoi frutti, ed esso appass. Semin il pistacchio, che divent una pianta straordinaria; ma rubarono i frutti, e il pistacchio si inarid. Ormai, non avendo pi nulla da mangiare, decise di cercare lavoro presso i ginn del palazzo. Ci and, e chiese: Mi volete come serva?. Essi acconsentirono. I genitori di Gomena, che avevano intanto deciso di farlo sposare, gli trovarono come fidanzata una bella ginn e iniziarono i preparativi per le nozze. La figlia del pescatore soffriva, ma non poteva fare niente. Un giorno, la regina le ordin: Vai da mia sorella, dille che invitata alle nozze del nipote, e chiedi la cassa della banda musicale. Lei obbed. Lungo il cammino, incontr Gomena, che le chiese: Dove sei diretta, vita mia? Caro, tua madre mi invia a prendere la banda che deve suonare alla festa del tuo matrimonio.
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Amore mio! Di certo, tramano per ucciderti. Mia zia una ghula e mangia carne umana. Dimmi! Cosa devo fare? Lui le diede due cosce di vacca, consigliandole: Vai pure. All'ingresso, troverai cani feroci. Gettagli queste due cosce di vacca, poi entra in casa. Ci sar mia zia. Dille: "La madre di Gomena ti invita alle nozze di suo figlio, e ha bisogno della banda". Lei far finta di cercarla in un'altra stanza, dove, invece, si affiler gli incisivi e i molari per mangiarti. Tu devi approfittare della sua assenza: prendi la scatola che si trova su una mensola in cucina, scappa via senza voltarti, e stai attenta a non aprirla. In verit, la ghula, appena vide la bella fanciulla, si lecc le labbra pregustando il banchetto, e and ad affilarsi i denti. Ma, al suo ritorno, lei era gi fuggita. Inutilmente, il mostro gridava ai cani: Acciuffatela e divoratela. Bau, bau, ci ha dato carne le risposero gli animali; e non la mangiarono. Sulla via del ritorno, osservando la scatolina nella sua mano, si domandava: E possibile che, racchiusa qui dentro, ci stia un'intera banda musicale?. Infine, si lasci vincere dalla curiosit, dimenticando l'insegnamento di Gomena, apr e... tam, tam, bum, bum... tutta una banda di omini piccoli come spilli salt fuori, si incolonn, e marci verso il palazzo. Invano, corse per acchiapparli; gi si disperava, quando apparve Gomena che, in un attimo, raccolse la banda e gliela consegn, dicendole: Che cosa hai fatto? Perch hai aperto la scatola? Mi caduta ment lei. La regina si meravigli moltissimo, vedendola tornare sana e salva. Questa opera di mio figlio pens, indispettita; e il giorno seguente la invi da sua sorella per il tap380

peto delle cerimonie. La fanciulla sapeva che era un inganno per farla mangiare dalla ghula ed ebbe paura. Per fortuna, Gomena le venne ancora una volta in aiuto; le consigli come superare gli ostacoli, e lei riusc a impadronirsi del tappeto, nascosto nel pollaio della ghula. Esso era lungo come il dito di una mano! Acchiappatela grid la ghula ai suoi cani vedendola fuggire, ma loro, riconoscenti per le cosce di vacca, non la toccarono. Lei, guardando incuriosita il minuscolo tappeto che teneva in una mano, si chiedeva: Che ne faranno di un tappeto cos piccolo? e, per osservarlo meglio, lo srotol. Il tappeto, allora, salt a terra e cominci a crescere. Si allungava, si allungava, e stava gi per giungere al palazzo, quando Gomena apparve; in un attimo, lo avvolse e glielo consegn, dicendole: Se non ti amassi tanto, punirei la tua curiosit. Poi, continu: Domani, durante la festa, ti chiederanno di ballare. Tu accetta, ma di' che lo potrai fare soltanto se tieni in mano due torce accese. Te le daranno, comincerai a danzare e.... Dopo averle spiegato tutto, l'abbracci e spar. Lei ritorn al palazzo e diede il tappeto alla regina che, non aspettandosi certo di vederla ancora, disse tra s: Questa, o creatura umana, non opera tua. Il giorno seguente, gli invitati alle nozze le chiesero di danzare; lei acconsent. Ballava con le fiaccole infuocate in mano, distraendo i presenti, che osservarono con sguardi carichi di ammirazione i gesti del suo corpo sinuoso e provocante. Ne approfitt per gettare una torcia infiammata in grembo alla sposa; e quando le si appressarono per aiutarla, lei lanci l'altra sulle persone raggruppate. Tutti tentavano freneticamente di spegnere il fuoco, creando una grande confusione.
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Nel momento in cui l'agitazione raggiunse il culmine, lei si allontan indisturbata, correndo incontro al suo amore. Lui, che l'attendeva in sella a un bianco cavallo alato, la sollev, la fece sedere accanto a s e insieme volarono. Attraversarono i cieli, e infine giunsero in un altro mondo. Erano salvi, uniti, felici. Andarono ad abitare in un meraviglioso castello, e generarono figli maschi e femmine. Noi li abbiamo lasciati, e siamo tornati quaggi. Che cosa successe in seguito, non lo sapremo pi. I ginn, secondo la tradizione, preferiscono riunirsi in edifici abbandonati, cimiteri, sulle rive dei fiumi, ai piedi dei grandi alberi. Il racconto meraviglioso che tratta di relazioni amorose tra ginn e umani in arabo si chiama khurfa. Questo genere di storie diffuso in tutto il mondo musulmano, e l'Islam ufficiale se ne occup, fissando uno statuto legale per i rapporti tra gli uomini e i ginn. Anche in India alcuni giuristi si sono interessati al problema ipotetico di questi matrimoni. Cfr. Enciclopedia Islamica, alle voci "Khurfa", "Fann" . Questa una delle tante fiabe siriane in cui si pu ravvisare il mito di Amore e Psiche.

NOTE
1 Sono numerosissimi i miti e le leggende di uomini nati da pietre, tutti riconducibili alla fecondit della Terra Madre. 2 II tiglio, nella mitologia greca, era considerato l'albero dalle nove virt e simbolo di amorevole fedelt.

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Il Prode Hassan

C'era una volta un re che aveva tre figli: Ala'eddin, Baheddin e il Prode Hassan. Questo re divent cieco, e il dottore gli prescrisse, per guarire, latte di leonessa del Lago Occulto. Il poveretto mise al corrente i suoi ragazzi, concludendo: Sembra che sia l'unico rimedio per la mia cecit. In nome di Dio, cercate quel latte. I giovani principi montarono a cavallo e partirono. Per raggiungere la meta, scelsero cammini differenti; tutti, in verit, molto ardui e irti di pericoli. Ala'eddin prese la strada dell'Annegamento, Baheddin dell'Incendio, e il Prode Hassan quella dell'Ostacolo-che-impedisce-il-ritorno. Ma quando Ala'eddin giunse in riva alla Palude Infida, ebbe troppa paura. "Perch dovrei rischiare la vita? Che resti pure ammalato mio padre!" pens il pusillanime. E torn indietro. Un gran fuoco, che illuminava la terra come il sole a mezzogiorno, ferm invece Baheddin. Il suo cavallo si imbizzarr, e voleva disarcionarlo: "Che resti cieco mio padre! Non voglio morire per colpa sua" disse tra s. E rinunci. Restava il Prode Hassan, il pi giovane dei fratelli. Trov, a sbarrargli la via, una caverna cupa da cui uscivano folate di aria gelida e rantoli raccapriccianti. Le sue fauci sembravano spalancate per divorarlo. Ebbe, vero, un attimo di smarrimento. Ma il ragazzo era coraggioso, fedele, generoso, umano. Pos383

sedeva tutte le virt di un nobile cavaliere. "Devo salvare chi mi ha dato la vita" pens. E spronando con fermezza il cavallo, penetr nell'antro misterioso. C'era l un ghul di orrido aspetto: la sua testa era coperta da un crespo cespuglio untuoso, una barba spinosa gli nascondeva il volto deforme, il corpo era coperto da una veste impataccata. Senza lasciarsi impressionare, il nostro eroe salut il singolare personaggio con sorridente rispetto: La pace sia con te, zio ghul. Il ghul gli rispose:
Se quando sei entrato Non mi avessi salutato La tua carne dalle ossa Avrei strappato.

Il Prode Hassan fu ancora pi cortese:


La pelle del tuo volto bagner. La tua barba rader. Gli artigli e i capelli taglier. Le tue vesti laver.

E cos fece. Quando fin, il mostro gli disse:


Aria fresca e pura possa sempre respirare Per il sollievo che mi hai voluto dare. Ora chiedi ci che vuoi.

Cerco il latte di leonessa che si trova nel Lago Occulto, per guarire mio padre. Segui quella galleria, ti condurr da mio fratello maggiore. Sii cortese anche con lui, e te ne sar grato. Il Prode Hassan si mostr molto garbato e servizievole con il fratello del ghul; e fu ricompensato con un consiglio: Vai per quel sentiero, troverai mia sorella, che ha i
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seni rovesciati sulle spalle e spazza con la schiena curva. Prendi la scopa, fai quel lavoro per lei, tagliale le unghie e i capelli, e suggile le mammelle. Poi le dirai:
"Ora che il seno ti ho succhiato Pi caro del tuo figlio Amin ti sono diventato."

Il Prode Hassan si rec dalla vecchia, e la conquist con le sue maniere. Lei gli sorrise con indulgenza e gli chiese: Che cosa desideri, figlio mio? Chiedimi ci che vuoi. Voglio il latte di leonessa del Lago Occulto. La ghula gli regal un secchio, un capello, due agnelli e gli disse: Occhi miei, brucia questo capello ed esprimi il desiderio di recarti al Lago Occulto. Ti troverai l in un baleno. Ma stai attento! C' un gigante che vorr mangiarti. Gettagli i due agnelli. Poi, riempi il secchio senza bagnarti e torna indietro senza voltarti; altrimenti morirai. Bada! Anche se dovessi toccare il latte con la mano e vedere cose straordinarie, non ti voltare mai. Scappa senza guardarti indietro. Il Prode Hassan bruci il capello e si trov in una caverna. Un colosso ne sorvegliava l'ingresso. Lui gli gett gli agnelli, entr, e vide un grande lago di latte candido. Riemp il secchio, ma, ahim! La mano si bagn...! Tutto l'universo si illumin, allora, di bagliori infuocati; i ruggiti di mille leoni risuonarono nell'antro! Il guardiano accorse, gridando minaccioso: Fermati dove sei! Fermati dove sei!. Ma egli n si ferm, n si volt. Torn, invece, dalla sua amica. Salve, sei tornato? gli chiese la ghula. S. Sono tornato rispose Hassan. Bene! Brucia uno di questi gli disse, dandogli
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altri due capelli e un bracciale d'oro, che recava incisi segni misteriosi. Egli bruci il capello, e apparve un bianco cavallo alato. Sali in groppa ordin la vecchia ghula. Mentre volate, esso ti chieder: "Cosa vedi del mondo?". Glielo dirai e lui ti condurr da due ginn, uno nero e uno bianco, che litigano tra loro. Se tu dici: "Ha vinto il bianco" quello, con un calcio, ti spedir dove desideri; se dici: "Ha vinto il nero" solo Dio sa dove andrai a finire. E non devi separarti mai da questo bracciale! Ti aiuter a trovare la felicit. Il Prode Hassan salut la vecchia, mont sul magico destriero e vol via. Cosa vedi? chiese il cavallo dopo un po'. Vedo la superficie di una stuoia. Il cavallo vol, vol, vol, con le sue bianche ali. Cosa vedi, o Prode Hassan? chiese ancora il cavallo, pi tardi. La superficie di un piatto. E il cavallo vol, vol, vol. Cosa vedi, cavaliere? chiese il cavallo per la terza volta. Niente! Bene! Siamo arrivati. Scesero a terra, e trovarono i due ginn che bisticciavano. L'avventuroso eroe disse: Ha vinto il bianco! e con un calcio fu spedito dentro un pozzo profondo. Sollev lo sguardo e scorse due mercanti che sedevano sul bordo di quel pozzo. Li chiam, ed essi lo tirarono su. Vide, allora, due cavalli legati a un albero: erano le cavalcature dei suoi fratelli! Quando chiese una spiegazione ai due mercanti, essi gli risposero: Noi attendiamo qui i viandanti; e a tutti facciamo una proposta: chi racconta una storia intera senza mai dire: "allora", si prende tutti i nostri
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averi; se invece sbaglia, ci d tutto ci che ha con s. Vuoi provare anche tu?. Ci sto disse il Prode Hassan; e inizi il suo racconto. Camminavo e incontrai un gallo1 ferito al dorso. Sentii pena per lui, cos presi una noce, la tostai, la macinai e ne cosparsi la ferita. Va bene. E poi che cosa successe? Ho detto "allora"? No, continua. Dal dorso del gallo spunt un noce. Era grande, grande, grandissimo! Aveva cento rami meno uno. Va bene. Ho detto "allora"? No! Continua! si spazientirono quelli. Quando fin di crescere, fruttific. Diede tante noci. Impiegai, per la raccolta, cento uomini meno uno. Nessuno di essi vedeva il suo compagno mentre lavorava, tanto l'albero era grande! Va bene. E poi? E nessuno sentiva il bastone degli altri mentre lo scuotevano. Buttarono gi tutte le noci meno una. Io presi un pugno di terra, lo gettai su quella noce appesa all'albero, e sull'albero spunt un grandissimo prato verde, che arriv fino all'orizzonte. Mi dissero: "Devi ararlo e seminare sesamo". Lo seminai, ed ebbi un grandissimo raccolto: cento sacchi meno uno. Contai il sesamo. Voi mi chiederete: il sesamo si conta? No. Per io l'ho contato. Mancava un seme. L'ho cercato, e l'ho trovato in bocca a una formica. Gliel'ho tolto di bocca. Ho detto "allora"? No. Va bene. Datemi i vostri averi. E il Prode Hassan lasci quel posto, con il latte di leonessa, il capello della ghula, il bracciale d'oro, e anche i cavalli dei fratelli e gli averi dei mercanti. Attravers l'arida steppa,
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foreste intricate, fiumi, valli e monti. Pass per paesi sconosciuti e un giorno, al tramonto, arriv alle porte di un regno: una citt bellissima, con palazzi, torri e grandi piazze; ma il luogo era silenzioso e triste. Cosa succede? chiese a un passante. La nostra principessa ammalata gravemente. Tempo fa, le apparve in sogno un cavaliere nobile e fiero, nel cui sguardo si leggeva la bont. Cos disse. Egli le offr un bracciale ornato di simboli arcani, e le ispir l'amore. Lei, ora, sospira per il suo eroe, e ne muore. Il re l'ha fatto cercare per tutti i paesi, invano. Sentendo quelle parole, Hassan ricord il dono della ghula. Lasci i cavalli con le bisacce in un caravanserraglio e si diresse al palazzo reale. Cosa vuoi? gli chiesero le guardie. Date questo alla figlia del re disse, consegnando il gioiello. Quando una damigella la scosse gentilmente per mostrarle il braccialetto, la fanciulla, che languiva per amore, apr gli occhi a stento ma, a quella vista, si drizz leggera e con il volto scintillante. il bracciale che ho sognato! Da dove arriva? Lo ha portato un giovane straniero. Fatelo entrare! Voglio vederlo! Lo vide, ritrov il suo sogno, e gli sorrise. Anche il Prode Hassan am quella meravigliosa principessa, che aveva gli occhi di una huri. 2 Furono celebrate le nozze. Dopo qualche giorno, Hassan disse a sua moglie: Devo andare a casa. Mio padre attende il latte di leonessa per guarire. Torner presto e si conged. Cavalca, cavalca, giunse al suo regno. Era ancora fuori dalle mura, quando sent allegri canti e musiche. Come! Mio padre infermo, e nel regno fanno festa? si meravigli il giovane. Vedendo un pastore che sgozzava un montone, senza farsi riconoscere, gli chiese:
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Cosa succede in citt? I figli del nostro re, approfittando della sua malattia, hanno usurpato il trono e dilapidano il tesoro in bagordi. Magari fosse tornato il Prode Hassan! Ma morto, poveretto! Cos dissero i fratelli. Il Prode Hassan si vest da mendicante ed entr in citt. Si svolgeva in quel momento una giostra di cavalli; e i due principi sedevano, con gli invitati, a una tavola riccamente imbandita. All'improvviso, una banda di feroci e agguerriti predoni fece irruzione. Saccheggiavano e incendiavano tutto quello che incontravano al loro passaggio. Ala'eddin, nella lotta che si ingaggi, perse un occhio; Baheddin un braccio, e tanti cavalieri del regno furono uccisi. Il Prode Hassan bruci il capello della ghula, il bianco destriero alato si pos accanto a lui che gli sal in groppa e, con la spada in pugno, piomb sui nemici. Per Dio! Si gettava intrepido nella mischia: colpiva a destra e a manca, e il destriero volava da un posto all'altro, aiutandolo a schivare le insidie. Li sbaragli; i sopravvissuti fuggirono terrorizzati. Allora and dal padre, gli offr il latte di leonessa, ed egli guar. Ho una moglie che vive lontano da qui gli disse. Vai a prenderla. Sar la regina rispose il vecchio re. Il Prode Hassan and a prendersi la sposa. Quando torn a casa, il padre gli mise la corona in testa e lo fece sedere sul trono. Matura, matura, la storia finita. 3 Nella mitologia del Medio Oriente, la caverna rappresentava il grembo materno, il ritorno alle origini e alla rinascita, ma anche il mondo. Il suolo, piatto, la terra; la sua volta il cielo. In chiave esoterica salire al cielo significava uscire nel cosmo, penetrare l'arcano. L'antro pauroso della fiaba e il volo sul cavallo bianco
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ci fanno quindi pensare al mistero del grembo femminile e al viaggio nell'oltretomba. Le filastrocche rimandano alle formule magiche dei misteri orfici, eleusini o del Libro dei Morti egizio, che permettevano alle anime degli iniziati un viaggio felice nel mondo sotterraneo. La vecchia dai lunghi seni fecondi, che l'eroe deve suggere, e che rievoca Eracle che succhia da Era il latte dell'immortalit, una figura ricorrente nelle fiabe fantastico-avventurose siriane. Il latte fu un simbolo importante: per gli Orfici rappresentava l'immortalit e per Maometto, secondo la tradizione, sognare il latte significava accedere alla conoscenza.

NOTE
1 II gallo fu fatto oggetto, nell'Islam delle origini, di una certa venerazione, perch il suo canto mattutino coincideva con l'ora della prima preghiera rituale. E nella sua mitica ascensione al cielo, il Profeta sarebbe stato accolto da un gallo angelico. Esso intonava canti di lode a Dio, ripresi dai galli in terra. I membri di una setta sciita eterodossa, gli Ahi al-Haq (le genti della verit), sparsi tra Anatolia, Siria del Nord, Persia occidentale, Azerbaigian e Kurdistan, praticano l'uccisione sacrificale del gallo, si cibano con la carne della vittima e ne seppelliscono gli ossi. Durante un altro rito, la cerimonia iniziatica, si spezza una noce che il neofita appende al collo insieme a una moneta d'argento su cui incisa la professione di fede. Essi credono anche nella metempsicosi che, per ogni essere umano, comprenderebbe un ciclo di mille e una reincarnazioni. Il gallo presso moltissimi popoli aveva il ruolo di psicopompo, di colui cio che guida le anime dei defunti verso il regno dei morti. 2 Le vergini che allieteranno gli uomini nel paradiso maomettano. Propriamente "Bellezze dai grandi occhi con il bianco e il nero molto pronunciati". I! famoso teologo e letterato Ibn Hazm (994-1064) le defin: Donne onorabili create da Dio nel paradiso per gli amici di Dio, dotate di intelligenza e riflessione. Esse obbediscono a Dio... senza offenderlo, poich il paradiso per tutti coloro che vi fanno ingresso non luogo di peccato, e i suoi abitanti non peccano mai, vivono nella felicit eterna, si consacrano a lodare Dio e a dilettarsi inoltre, con il cibo, le bevande, i piaceri sessuali.... 3 Tuta, tuta khalset l-hatuta una tipica frase di chiusura delle fiabe siriane.

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Hassan di Basra

Tanto tempo fa, un vecchio re viveva con il figlio. Una volta, venne a visitarlo il sovrano di un altro regno che aveva, tra le persone del seguito, una schiava bellissima. Il re la vide, si innamor e volle sposarla. Lei divent sua moglie; ma chi le piaceva era il giovane principe. Trascorsero tre mesi. Un giorno, non riuscendo pi a resistere, propose al figliastro di dormire con lei. Per carit! Che Dio mi salvi dalla tentazione di tradire mio padre! esclam il ragazzo. La signora, per, non si rassegnava. Dopo un po' di tempo, ripet l'offerta; fu respinta di nuovo con sdegno, e infuriata minacci di farlo morire. Ammazzami pure la sfid il principe. Allora, la regina prese un bicchiere d'acqua, glielo butt addosso pronunciando parole magiche che lo uccisero, poi si mise a piangere e a urlare, fingendosi disperata. Accorsero il re, il visir e tutta la corte; prepararono i funerali e seppellirono il defunto in un convento abbandonato. Un suo carissimo amico, Hassan di Basra, quella sera non riusciva a dormire. Improvvisamente, si era ricordato del compagno; e una grande nostalgia l'aveva assalito, lasciandolo inquieto e ansioso. Il giorno seguente, si alz all'alba, indoss la mishlah, 1
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cinse la spada, balz a cavallo e part. Di sera, giunse nelle vicinanze del regno. Si ferm a cenare in una locanda, e l sent parlare della morte del figlio del re. Quella notizia lo sconvolse, e volle recarsi immediatamente a visitare la tomba. Sette uomini lo accolsero alla porta del convento e lo condussero al centro del cortile, dove era steso un tappeto che celava un pozzo. Essi sedettero ai bordi, fecero accomodare lui al centro e poi, tutti insieme, si alzarono di scatto, e Hassan cadde dentro il pozzo. Dopo un po', calarono una scala; lui la vide, e cap che scendevano per rendersi conto se era vivo o morto. Fulmineo, l'afferr con una mano, con l'altra impugn saldamente la spada e li decapit tutti. Quando risal nel cortile, scrisse su due fogli ci che era accaduto a sidi Hassan nel convento. Ne mise uno sulla porta e l'altro sopra il bordo del pozzo. Certo, ho avuto una bella accoglienza! Ma non andr via prima di aver visitato il mio amico decise. Mentre si guardava intorno, vide un melograno dai cui rami pendeva un unico frutto, giallo e rosso, di straordinaria grandezza. Appena sollev la mano per coglierlo, un mostruoso serpente gli si avvent contro con aria minacciosa. 2 Il giovane lo uccise con la spada, scrisse l'accaduto e appese il foglio a un ramo. Infine, trov il sepolcro. Stava per entrare, quando scorse una donna che aveva una lanterna nella mano destra e un giara in quella sinistra. Si nascose e attese in silenzio. Lei scoperchi la tomba, riemp un bicchiere d'acqua dalla giara e, pronunciando parole magiche, ne asperse il principe, che si alz trasognato. Mi vuoi? gli chiese la donna. No. Che Dio mi allontani sempre dalla tentazione rispose lui, sdegnato. Lei lo fece morire di nuovo e and via. Hassan usc dal nascondiglio, prese a sua
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volta un bicchiere d'acqua e, ripetendo le parole e i gesti della signora, svegli l'amico che lo abbracci, scongiurandolo: Per ci che hai di pi caro al mondo, aiutami! Ho tanta paura di quella strega. Non voglio che faccia del male a mio padre. Ti prego, fammi morire di nuovo, se questo il mio destino. Hassan lo accontent, sebbene a malincuore, e scrisse su due fogli quello che era successo. Mise uno di essi sulla tomba, l'altro all'ingresso del sepolcro e and via. La mattina successiva il re, accompagnato dal visir, and a visitare il figlio. Quando vide i fogli, si rivolse minaccioso al ministro, e gli disse: Visir, ho capito ci che scritto nei fogli trovati sulla porta del convento, sull'albero e sul bordo del pozzo; ma quelli del sepolcro e della tomba no. Chi Hassan di Basra? Giuro sulla mia testa che, se non lo trovi e lo porti al mio cospetto entro tre giorni, taglier la tua. Il visir torn a casa, dove l'attendeva la figlia che era una giovane bella e intelligente, e aveva anche una voce incantevole. Vedendo il padre tanto preoccupato, gliene chiese la ragione; lui le raccont tutto. Stai tranquillo; lascia nelle mani di Dio e nelle mie la soluzione dei tuoi problemi. Vedrai che tutto si risolver lo rassicur. Poi fece preparare due vassoi di dolci, si vest con abiti maschili, and a sedersi vicino all'ingresso della moschea e si mise a gridare: Dolci, dolci; chi vuole comprare i miei dolci? e intanto chiedeva a tutti di Hassan. Ma nessuno lo conosceva. Il giorno seguente, torn con tre vassoi, e non ebbe maggior fortuna. Il terzo giorno, torn con quattro vassoi. Il tempo passava, e gi disperava di trovarlo, quando vide arrivare tre giovani. Uno di loro diceva: O Hassan di Basra, posso offrirti dei dolci?. Lui accett, e si avvicinarono per comprarli. La
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ragazza li serv, poi li preg di badare ai suoi vassoi per un momento. Loro accettarono, e lei corse ad avvertire il padre, che mand subito le guardie alla moschea. Hassan fu arrestato e portato al palazzo reale. Tu sei Hassan di Basra? gli chiese il re. S, maest. Parla! Dimmi, che cosa successo quando visitasti il principe? Il giovane parl. Che fare? La figlia del visir trov la maniera per risolvere la questione. Seguendo i suoi suggerimenti, l'indomani il re condusse la moglie al convento; quando si trovarono davanti alla tomba, le disse: Cara, io sono ormai vecchio e stanco; sapessi quanta pena provo al pensiero che fra poco morir lasciandoti sola. Magari fosse vivo mio figlio! Te l'avrei fatto sposare. Davvero, caro marito? esclam lei, sentendo quelle parole. Certo, anima mia. Sarei stato felice di averti per nuora; ma ora il mio povero ragazzo morto. Non ci resta che fare le abluzioni e pregare. Il re invoc Allah, ma la regina recit versi misteriosi che svegliarono il giovane principe. Questi, vedendola, esclam sgomento: O moglie di mio padre, cosa vuoi ancora? Occhi della tua matrigna, il mio signore desidera che io diventi la tua sposa. Il re, commosso, abbracci il figlio. Dopo quattro giorni, dovevano celebrarsi le nozze. Fu preparata una magnifica festa. La sposa, che indossava un bellissimo abito, attendeva altezzosa l'arrivo del futuro marito. Entr prima il re; quando la vide, seduta al posto d'onore di fronte agli invitati, le si avvicin e le disse:
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Non stare cos, durante la cerimonia. Che cosa devo fare? Nel mio regno, una donna sposata che vuole prendere un nuovo marito siede con il viso rivolto alla parete e la testa abbassata verso il pavimento. Lei, per rispettare il cerimoniale, si mise, obbediente, in quella strana posizione e attese. Il figlio del re arriv in silenzio e le tagli la testa. Subito dopo, vennero i servi e portarono via il cadavere. Poi ebbe inizio la festa. Il principe spos la figlia del ministro, il padre gli mise la corona in testa, lo fece re al suo posto e nomin Hassan visir. Tutti vissero felici e contenti. Cos possiate vivere voi, nell'osservanza delle leggi divine. Hassan di Basra il nome dell'eroe di numerosi racconti arabi. Cfr. Mille e Una Notte, "Storia di Hassan, l'orafo di Basra", e Chauvin, Bibliographie des ouvrages arabes, Liege, Vaillant, Carmone 1912, voi. VII, pagg. 1-93.

NOTE Mantello beduino in lana di cammello o montone. La pianta unita al serpente occupa un posto importante nella iconografia mesopotamica e dell'antico Medio Oriente in genere. Spesso rappresentavano l'albero della vita.
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L'uomo glabro e i tre teli

C'era una volta, molto tempo fa, un uomo che aveva due mogli, ma amava solo la seconda. Era gentile con lei e generoso con i suoi figli, bench fossero viziati, fannulloni ed egoisti. Invece, trascurava la prima, e detestava l'unico figlio che gli aveva generato: 'Anad. Se questi gli chiedeva qualcosa, lo cacciava gridando: Vattene, non vali!. Un giorno, 'Anad si confid con la madre: Vorrei un po' di denaro per commerciare e, lo giuro, se dovessi fallire non domanderei pi nulla. Per, la donna non aveva il coraggio di affrontare il marito, e and a confidarsi con la moglie prediletta, che acconsent a intercedere. Lo fece quella stessa notte. tuo figlio, offrigli una possibilit gli disse; e lui, poich l'adorava, sorrise arrendevole e don cinquanta lire a 'Anad che, contento, lo ringrazi e corse al suk. L, vide una vecchia scalza, ne ebbe piet e le compr le scarpe. Subito dopo, si imbatt in un povero avvolto in logori stracci che tremava dal freddo, e gli regal un vestito confortevole. Ormai, restavano solamente trenta lire! Che cosa poteva farci? Decise di andare per il mondo in cerca di fortuna e lasci la citt. Cammin assorto nei suoi pensieri finch giunse vicino a un cimitero. L si svolgeva, proprio in quel momento, un fatto indegno che lo turb: due uomini insultavano e bastonavano un cadavere dissotterrato.
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Perch, o disgraziati, vi accanite contro un defunto? li apostrof. Da vivo gli prestammo trenta lire ed morto senza rendercele risposero. Se saldassi il suo debito, lo lascereste riposare in pace? 1 Essi acconsentirono, presero il denaro e si allontanarono. Egli riseppell la salma e torn a casa, poich era rimasto senza un soldo. Vedendolo arrivare a mani vuote, il padre lo assal: Che cosa hai combinato, infame?. Raccont ci che gli era accaduto, aspettandosi altri rimproveri e forse legnate, invece fu lodato e premiato per le sue buone azioni. Hai fatto bene. Dio sia benedetto. Ora ti dar quattro borse d'oro e venti cavalli. Vai ad Aleppo, acquista tessuti e commercia. Ma stai attento! Lungo il percorso vedrai tre teli.2 Non sostarvi, pericoloso; e diffida degli uomini glabri. Egli promise, allest una carovana e part. Cavalcavano da alcune ore, allorch incontrarono un viandante senza barba. La pace sia con voi salut lo sconosciuto. Con te sia la pace, fratello gli risposero. Dove siete diretti? Ad Aleppo. Mi prendete con voi? Non abbiamo bisogno di te disse 'Anad. Quanto paghi i tuoi servi? Una lira al giorno. Io lavorer per mezza insistette lo sconosciuto, che aveva l'aspetto di una persona bisognosa. Il mercante avrebbe voluto aiutarlo, ma ricordandosi dell'ammonimento paterno, rifiut. Al tramonto, lo incontrarono nuovamente. Prendimi con te. Sono disposto a lavorare senza paga. Mi
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accontenter di un poco di cibo supplicava, e 'Anad fin per impietosirsi. Il sole era quasi scomparso, quando ripresero il viaggio verso ovest. Tutto sembrava procedere bene. Cavalcarono per qualche ora, e giunsero in prossimit di un teli. Allora, il nuovo servo sguain la spada, la punt al collo del suo padrone e, minacciando di sgozzarlo, intim agli altri uomini: Gettate le armi. D'ora in avanti riceverete gli ordini soltanto da me. Chi si ribella perder la vita. Ormai tardi, sosteremo qui; preparate le tende e la cena. 'Anad voleva opporsi, perch rammentava l'avvertimento del padre, e aveva paura di trascorrere la notte vicino a quella collina; ma fu costretto a obbedire. Erano molto stanchi e, dopo aver mangiato, tutti andarono a dormire, tranne il viandante glabro che si diresse, passeggiando tranquillamente, verso il teli. All'improvviso, un nero cavaliere in sella a un nero destriero gli si par davanti. Che cosa fai qui, straniero? Vattene o ti ammazzo disse. E voleva colpirlo. Vergognati! Se vuoi combattere, fallo ad armi pari. Scendi da cavallo. Il cavaliere accolse la sfida e scese a terra. Ingaggiarono una lotta furibonda che si protrasse per ore. Alla fine l'uomo senza barba, che possedeva una forza straordinaria, vinse. Inchiod l'avversario al suolo, e stava per sgozzarlo, quando una dolce voce implorante lo ferm. L'accento delicato usciva dalla bocca del suo antagonista! Si stup. Che uomo era mai quello? Gli strapp la kefiyye che gli nascondeva il volto e apparve... una fanciulla dalla pelle di luna! Perch ti copri il viso? Chi sei? le chiese. Per avere un aspetto feroce. Sono una donna sola, senza nessuno al mondo che si occupi di me, e per vivere faccio il bandito.
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La rilasci; lei lo condusse a una grotta vicina. C'erano dentro venti casse piene d'oro! Prendile, sono tue, perch mi hai risparmiato la vita gli disse. Senti, domani devo recarmi ad Aleppo. Attendimi; al mio ritorno passer da qui e, se vorrai, ti offrir la mia protezione. Ti aspetter. Torn all'accampamento che era gi spuntata l'alba. Mangiarono e la carovana riprese il cammino. Viaggiarono tutto il giorno, seguendo il sole nel suo tragitto verso occidente, e di sera giunsero a un altro teli. Poich erano molto stanchi, dopo cena si addormentarono subito. Tranne l'uomo che non aveva barba. Camminava sulla collina desolata, quando scorse un chiarore che pareva sbucare dalle viscere della terra! La luce proveniva da una grotta sotterranea. Si avvicin senza fare rumore all'entrata di quell'antro, e vide quaranta hanfish! L'hanfish un uomo selvatico e feroce, che si nutre di creature umane e di bestie. Pu trasformarsi in altri esseri-e anche entrare nel corpo delle persone. Quegli hanfish sedevano intorno a una enorme marmitta in cui cuocevano un uomo intero, un cammello intero e un asino. Era la loro cena! Egli pens: "Se mi spavento mi mangiano". Cosicch, assunto un aspetto risoluto, gonfi il torace, entr con aria spavalda nella grotta, guard i mostri con aria di sfida, e si avvicin alla grossa pentola. La sollev, la pos a terra e la rimise sul fuoco. La risollev, la ripos a terra e la rimise sul fuoco. La risollev per la terza volta, la ripos a terra e la rimise sul fuoco. Fece tutto questo con gran velocit. Poi sorrise baldanzoso agli hanfish che lo guardavano allibiti, e usc. Quell'uomo audace e gagliardo li aveva terro399

rizzati! Appena rimasero soli, si misero a discutere sottovoce. pi feroce di noi! Di certo pu sgozzarci e divorarci! Dobbiamo arrenderci! Infine, decisero di fargli una proposta. Se ci risparmi ti daremo venti casse d'oro e nostra sorella gli dissero. Va bene. Uscite uno per volta e allontanatevi concesse. Ma era un inganno: come apparivano all'ingresso li decapitava con la sua grossa spada. Li uccise tutti e quaranta e torn nella caverna. Trov il tesoro e la ragazza che, in realt, era stata rapita a una carovana. Avevano deciso di adottarla come sorella per evitare che, desiderandola, divenisse motivo di contesa tra loro. Lei voleva seguirlo, ma riusc a convincerla ad aspettare l fino al suo ritorno. Intanto, la luce aveva schiarito il cielo. Rientr all'accampamento e la carovana si rimise in viaggio. Camminarono con il sole, e al crepuscolo si fermarono vicino a un altro teli. Nell'oscurit che avanzava prepararono le tende; mangiarono e si ritirarono a riposare. Ma il nuovo capo non dorm. And in giro per la collina. Passeggiava tranquillo, quando all'improvviso un'orrida visione lo fece trasalire. Era un enorme serpente a sette teste che sputava fiamme e fuoco. 3 "Questo mostro ci ammazzer tutti!" pens, affrontandolo senza esitare. Una a una gli mozz le teste. Fu un combattimento lungo e formidabile; per, alla fine, la bestia spaventevole mor. Lui la ricopr d'erba, poi svegli gli uomini, fecero colazione e ripartirono. Alcune ore pi tardi, entravano ad Aleppo. Qui, davanti a ogni trattoria, li costringeva a fermarsi, e offriva da mangiare alla gente che in quel momento si trovava nei paraggi. 'Anad ammattiva: "Mio padre voleva che diventassi un grande mercan400

te, non un benefattore degli aleppini. Che cosa gli racconter al ritorno?" pensava. Pi tardi, giunsero a un panificio, e il glabro ordin al fornaio: Fai pane per tutti gli abitanti del quartiere, pagher io. Dopodich, invi messaggeri al re, al visir e a tutta la corte: li invitava a un ricevimento nel pi grande ristorante della citt. Intanto, la notizia della straordinaria prodigalit del forestiero si era sparsa, e il sovrano era curioso di conoscerlo. Quella sera, mentre cenavano, il visir gli propose: Perch non lo fai sposare con tua figlia? Deve essere un gran signore! Il re trov che era una buona idea e disse a un servo: Informa il tuo capo che nel castello sulla collina c' la sua sposa. Deve andarci domani sera. La mattina seguente, l'uomo glabro ordin a 'Anad: Questa notte ti recherai al palazzo della principessa, ma fai attenzione! Devi comportarti con lei come se fosse tua madre o tua sorella. Il giovane ci and. Trascorse sette giorni e sette notti con la figlia del re. Dormivano insieme ma senza unirsi, perch avevano messo tra loro una spada. L'ottavo giorno lui le disse: Chiedi a tuo padre: la briglia segue la giumenta o la giumenta segue la briglia? risaputo che la giumenta segue la briglia e non il contrario disse il re. L'indomani, il marito davanti, con la moglie che docile lo seguiva, lasciarono la citt insieme alla carovana ma senza la mercanzia. Viaggiarono per due giorni, e arrivarono al teli degli hanfish. Quanti sacchi vuoti hai? chiese il servo-padrone. Quaranta rispose il padrone-servo. Prendine venti e vieni con me. Andarono alla grotta per riempire i sacchi con l'oro delle casse e si presero anche la ragazza. La se401

ra successiva, recuperarono l'altro oro e l'altra fanciulla. 'Anad pens: "Magari potessi avere quattro sacchi! Con in pi la figlia del re, affronterei mio padre a testa alta". Il viaggio volgeva al termine. Quando arrivarono vicino al cimitero del suo paese, il glabro gli ordin: Scendi da cavallo, perch dobbiamo spartire il bottino. Tu avrai la met dell'oro e la sorella degli hanfish. Io l'altra met dell'oro e la fanciulla bandito. Resta la principessa. Ma la mia sposa! Eh no! Dobbiamo dividere tutto in parti uguali. un essere umano! Come vuoi dividerla? Tagliandola in due pezzi con la spada. No! Non voglio che muoia. Prendila tu. Impossibile! Ho deciso: faremo a met. E nulla gli fece cambiare idea. Fu inflessibile. Afferr la donna con una mano e la spada con l'altra. Stava per spaccarla in due e... un grosso serpente rosso le usc dalla bocca! Hai visto? Ricordi quando ti avvertii di non fare l'amore con lei? Saresti morto se vi foste uniti. Ora, puoi possederla. Prenditi anche l'oro e le ragazze. Ti appartengono. Io sono l'uomo che un giorno salvasti dai profanatori, e dovevo ricompensarti. Per questo chiesi al Signore la grazia di farmi rivivere. Ora ho compiuto il mio dovere. Addio. E il morto torn nel suo sepolcro. 4

NOTE 1 Gli antichi Siriani attribuivano una grande importanza alla sepoltura dei defunti perch credevano che gli insepolti fossero condannati a vagare eternamente infelici. 2 Colline formate da vari strati di insediamenti umani nel corso dei millenni (in Siria ne sono stati classificati pi di cinquemila). Le 402

sommit artificiali e naturali sono considerate spesso alti luoghi sacri, posti privilegiati e tab. 3 La fantasia popolare si appropria spesso dei pi antichi simboli per trasformarli in racconto meraviglioso. Il tema dell'uccisione del serpente a pi teste, animale fantastico, immagine delle forze malefiche contro cui lottano divini eroi, fa parte del patrimonio sacro e letterario della regione. Per gli Ittiti era Illuianka. Per i Cananei il serpente cosmico marino, Lotan ugaritico, che diventer Leviatan nella Bibbia a rappresentare il caos universale (Isaia, III, 8; Genesi, 19; Salmi, LXXIV, 14; XL, 25; ecc.). Esso aveva nel mito una funzione simile, in una certa misura, a quella di Tiamat (Mesopotamia) e Set (Egitto), entrambi in relazione con i cicli vegetativi. Anche il gesto di ricoprire il serpente ucciso con l'erba sembra suggerire antichi riti per la rinascita della natura feconda in quanto, nei miti della fertilit, l'aspetto terrificante (di morte) e quello fecondo (di resurrezione della natura), sono sempre strettamente legati. Il simbolismo dell'erba infatti quello della rigenerazione. Il tema dei combattimenti di uomini tornati dall'oltretomba universale. 4 Per l'Islam, l'anima di chi muore senza aver pagato i debiti non pu entrare in paradiso. Il Profeta stesso in numerosi hadith suggerisce di riscattare il defunto, rimborsando i suoi creditori. Da qui, probabilmente, l'origine di numerose leggende e fiabe sul morto debitore riconoscente.

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La vedova e il cane

A una donna mor il marito. Dopo alcuni anni, questi le apparve in sogno e le disse: Vieni a trovarmi. Che cosa dici? Ogni settimana vado a visitare la tua tomba! gli rispose. Non al cimitero che devi andare; io mi trovo nel tal villaggio, in casa del tal dei tali. La moglie si risvegli un po' perplessa, ma fin per dimenticare l'episodio. Continu per a sognare suo marito, che le ripeteva l'invito. Un giorno, infine, decise di dargli ascolto, e si rec nel vicino villaggio, alla casa che le era stata indicata. Buss alla porta, e la fecero entrare. Vi abitavano due persone anziane. Avete un figlio? chiese la donna. No le risposero. Ma la invitarono a fermarsi per il pranzo. Mentre mangiavano, un cane si accucci accanto a lei; guaiva, e sembrava piangesse; lo cacciavano, e lui tornava; finch, con un lamento straziante, si accasci ai piedi della vedova e mor. Da quanto tempo avete questo animale? domand la donna. Apprese cos che il cane era nato nello stesso periodo in cui suo marito era morto. Cap cos che nel cane si era incarnata la sua anima, e che lui aveva desiderato rivederla un'altra volta prima di morire.
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Racconti che parlano di trasmigrazione delle anime vengono talvolta narrati come veritieri, e hanno un principio religioso. Definirne l'origine esatta per arduo, per le molteplici credenze che hanno attraversato la regione. Quella secondo cui l'anima si purifica attraverso una serie di nascite e reincarnazioni (metempsicosi) antichissima. Per Erodoto (II, 123), proveniva dalla valle del Nilo, e in Siria si pratic il culto a Dioniso e la dottrina orfica dell'anima, secondo la quale essa, che di origine divina, era precipitata dal cielo alle miserie della vita terrestre per una colpa originale, e poteva tornare alla sua vera patria solamente con l'espiazione e la purificazione, durante la permanenza nella prigione del corpo mortale. Pi tardi, le carovane di mercanti mediorientali che, attraverso l'India, raggiungevano l'Estremo Oriente, e gli eserciti sassanidi e arabi, entrarono in contatto con le idee dell'induismo e del buddhismo. Quest'ultimo penetr nell'Islam in epoca abbaside, contribuendo allo sviluppo dell'ascesi, del misticismo sufico, e influenzando alcune sette islamiche eterodosse.

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L'anima c h e t r a s m i g r i n u n a s i n o

A un uomo di un villaggio vicino a Latakia apparve in sogno il padre, che era morto da alcuni anni, e gli disse: Figlio mio, Dio mi ha fatto rinascere a Tartus. 1 Ora sono un asino, e il padrone mi fa lavorare duramente dalla mattina alla sera. Tiro l'aratro, trasporto questo e quest'altro, i figli mi cavalcano e bastonano senza piet. Io soffro. Ti prego, vai da lui, comprami, portami via, e abbi cura di me. Ma perch il Signore ha mandato la tua anima in un asino?! gli domand il figlio, sorpreso. Nella vita precedente ero disonesto, rubavo e imbrogliavo il mio prossimo. Sono stato punito. Questo sogno si ripet tre volte, e infine l'uomo decise di partire. Arriv a Tartus e cerc, per tutta la citt, la casa indicatagli dal padre. La trov. Gli apr un uomo e lui gli chiese: Hai un asino? Vorrei comprarlo. S, ce l'ho, ma non lo vendo, perch ho bisogno di lui. Ma che dici! Pagher quel che vuoi. Impossibile. Proprio ora tempo di lavori nei campi. Il poveretto, non riuscendo a convincere il padrone dell'asino, per quanti sforzi facesse, si decise a confessare la verit.
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Voglio dirti un segreto. In verit, giuro su Dio, l'asino mio padre. Se cos, prendilo, ma voglio cinquantamila denari. Era una cifra enorme! Non poteva pagarla, neppure vendendo tutti i suoi averi. Ma and da un amico, si fece raccomandare, e con il suo aiuto riusc a ottenerlo per la met. Poi, insieme, padre e figlio tornarono al villaggio, dove vissero nella stessa casa finch l'asino mor.

NOTE 1 Citt sulla costa mediterranea: l'antica Antarados fenicia e la Tortosa dei Crociati. Vi si conserva il pi interessante edificio sacro della provincia romana di Siria: la cattedrale gotica di Nostra Signora. La citt rimase nelle mani dei Templari, che vi eressero una possente rocca, fino al 1291.

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La donna che divent cinghiale

A un ricco pastore, che aveva un gregge di capre e una mandria di buoi, mor la moglie. Era gi vedovo da alcuni anni, quando una notte fu svegliato da uno strepito improvviso. Affacciandosi alla finestra, si accorse che il gregge, gi nel cortile, era agitato, come se qualcosa l'avesse spaventato. Usc subito a controllare e, vedendo una femmina di cinghiale ferma davanti alla porta, imbracci il fucile che aveva con s; prese la mira, e stava per fare fuoco, quando una voce lo ferm. Il cinghiale parlava: Non uccidermi, ti prego, sono tua moglie disse. L'uomo le chiese sorpreso: Mi vuoi spiegare perch Dio ha messo la tua anima in questo animale? Ricordi la nostra vicina, che part allo scoppio della guerra? Prima di andarsene mi aveva affidato i risparmi perch glieli custodissi. Al suo ritorno, io non glieli volli rendere. Dio mi ha punito in questa maniera, e io ora non ho pace. Rendile il denaro, ti prego. Ma non farle sapere della mia condizione. Lo supplic, indicando il luogo in cui l'aveva nascosto. Il marito le promise che avrebbe fatto ci che chiedeva. Allora gli disse addio e si allontan. Lui, ancora sconvolto da quell'apparizione, la segu con lo sguardo finch scomparve nel bosco. Poi rientr, cerc i soldi, e li rese alla loro proprietaria.
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... coloro che Dio ha maledetto e con cui si adirato, poich egli ha fatto di essi scimmie e porci. Corano, V,65.

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La reincarnazione dell'Iman

Molti anni fa, un abitante di Jble and a vivere con la famiglia a Damasco. L, sua moglie rest incinta del quinto figlio. Un giorno, mentre si trovava sola in casa, bussarono alla porta. Era uno del villaggio vicino al loro. Salut e disse: Avrai un figlio maschio, mio fratello. Come! Tuo fratello? esclam, interdetta, la donna. Avevo un fratello. Era Iman. morto. Ora mi apparso nel sogno per avvertirmi che la sua anima sarebbe tornata sulla terra, in questo bambino che sta per nascere le rispose lo sconosciuto. Poi and via. Trascorsero alcuni mesi, e nacque il bambino. Quando aveva l'et di un anno, l'uomo torn a visitarlo. Lo prese in braccio, gli baci le mani con venerazione e, con la massima naturalezza, cominci a parlare della famiglia dell'Iman scomparso, dei suoi figli e di altre cose. Passarono gli anni. Quando questo bambino divent un uomo, si rec in visita al paese natale dei genitori. Vennero a trovarlo gli abitanti del villaggio vicino. Tutti si facevano benedire da lui, e lo chiamavano con l'antico nome. Parlavano del passato, ed egli partecipava alla conversazione. Poi, gli avvenimenti lo portarono lontano. Ma, ancora oggi, ogni
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volta che torna al villaggio ricevuto con la considerazione e il rispetto dovuti a un uomo santo. Flaubert: Il miscuglio che si trova in Siria di tutte le religioni qualcosa di inaudito. L ero al mio posto. Ci sarebbe da lavorare per secoli.

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La vendetta del beduino

Molto tempo fa, viveva nella steppa un grande capo trib che aveva due mogli: Baira e Ghalia. Baira gli diede solamente un figlio, Ghalia due. Come voi saprete, gli Arabi1 amano la donna che genera pi figli; quindi Baira, che aveva deluso il marito, non riceveva pi le sue attenzioni, neppure un sorriso o una carezza. Il disprezzo colpiva anche il figlio di lei, Akram, al quale il padre non dava alcun valore. Adorava invece Ghalia, e insegnava a cavalcare, portava ovunque con s e vezzeggiava i suoi bambini, che erano anche amati da tutta la trib. Trascorse il tempo, e un anno tra gli anni, un giorno tra i giorni, ci fu una terribile carestia. I nomadi si lamentavano con il loro sheikh: In questa regione non c' pi acqua, n erba per nutrire gli armenti. Permettici di partire in cerca di nuove terre pi ricche. Ma lui non poteva acconsentire. Dovete sapere che il potere di un capo beduino dipende in gran parte dal numero dei membri del suo clan. Se questo si disperde, l'autorit e il prestigio di cui egli gode vengono meno. 2 Perci, chiam il figlio maggiore di Ghalia e gli disse: Vai in paesi lontani, cerca l'acqua e la vita. Preparate la cavalcatura e le provviste, il giovane part. Ma dopo un mese torn senza aver trovato nuovi pascoli. In realt, non si era neppure allonta412

nato dall'accampamento. Era rimasto nascosto tutto il tempo su una collina vicina. Dietro maniere altere e arroganti si celava infatti un pusillanime. Il capo disse allora al secondo figlio: Parti in cerca di pascolo per le nostre greggi. Anche lui, come il fratello, era cresciuto orgoglioso, viziato e debole. Si nascose per qualche tempo, poi torn. Non ho trovato n acqua n praterie disse. Restava il figlio di Baira, Akram. Tutti gli dicevano: Non sei un uomo di valore. Ma avevano torto. Questo ragazzo era invece intelligente, perspicace, dinamico. Dormiva al tramonto e si alzava all'alba. Una mattina, osservando i cammelli, vide che uno di essi aveva stille di rugiada sulle froge. Pens: "Per Allah! Il cammello guarda verso sud, di sicuro da quella parte c' un luogo con acqua ed erba. Chieder a mio padre un cavallo e il permesso di andare a cercar questo posto. Dio voglia che non mi sbagli!. Si rec dal padre. Davanti alla tenda, avviticchi la gamba a un palo per tre volte,3 secondo la consuetudine di quella trib, dicendo: Posso parlarti?. E avendo ottenuto per tre volte l'assenso, entr. Chiese di partire, e gli fu concesso, grazie all'appoggio dei consiglieri paterni. Il giorno dopo, al sorgere del sole, era gi diretto verso sud. Cavalc nel deserto per dieci o dodici giorni. Infine, in una notte senza luna, sent il profumo dell'erba e dorm contento. Il giorno seguente, si svegli con il sole, e pot ammirare uno spettacolo meraviglioso: un mare di palme frondose che si estendeva fino all'orizzonte, acqua e erba in grande quantit. Aveva trovato una fertile oasi e nell'oasi un accampamento. Vi si diresse, e lungo il percorso non incontr neppure un essere vivente. Ma davanti alla tenda pi grande, seduta all'ingresso, c'era una ragazza dallo sguardo triste. I giovani si salutarono.
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La pace sia con te.' Benvenuto fratello. Che osa ti ha condotto qui? Allah mi ha guidato. Vengo con Dio rispose, e volle sapere il motivo di tanto abbandono. L'hanfish ha ucciso tutti e rubato il bestiame. Dov' ora l'hanfish? andato con le greggi, e io sono rimasta sola. Ogni giorno al tramonto ritorna e mi fa scendere nel pozzo a riempire gli otri per abbeverare le bestie. Akram rest per un po' pensieroso, poi le sugger cosa fare. Lei indoss l'abito e gli ornamenti pi belli, e quando, al calar del sole, arriv l'hanfish, lo accolse con un sorriso, dicendogli: Mi sono tolta il lutto e fatta bella per te. Questa notte, se mi vorrai, ti apparterr. Per, ti prego, scendi tu, oggi, dentro il pozzo; come vedi ho indossato ci che avevo di pi prezioso, non vorrai che lo rovini! Io prender gli otri dalle tue mani. Il mostro, affascinato dalla bellezza e dalle parole allettanti della ragazza, acconsent. Abbeverato il gregge, esso risal; ma Akram, che era in agguato, come vide sbucare la sua testa gliela mozz. Restarono Hasn, cos si chiamava la bella beduina, e il valoroso giovane. Soli, l'uno con l'altra. Hasn disse: Ora siamo una famiglia. Io ho una trib, voglio portarla qui con il tuo permesso. Poi diventeremo ci che tu vorrai: fratelli o sposi le rispose Akram. Vai. Attender. Quanto durer la tua assenza? chiese Hasn. Fra un mese saremo nuovamente insieme le promise. E dopo aver riempito le bisacce d'erba, part per annunciare ai suoi la bella notizia: Ho trovato la primavera: fresca acqua ed erba verde. un posto magnifico. Tutti ripetevano:
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Akram ha trovato la primavera per noi! Anche suo padre era contento. E la gente prese a chiamarlo "Il figlio prediletto del capo". Ma i fratelli morivano di gelosia. Quando tutto fu pronto, i nomadi partirono: dieci giorni per arrivare alla terra fertile. Ciascuno di voi prenda il suo fucile, scelga una tenda, e viva l con la famiglia disse Akram alla sua gente. Lui decise di installarsi nella tenda che Hasn aveva preparato e adornato con gli oggetti pi belli. Lei gli offr buon cibo e acqua fresca. 4 La notte trascorse in festa tra canti e danze. All'alba, dorm con Hasn e furono felici. Grazie alla sua impresa, divenne uno dei membri pi importanti della trib. I fratelli erano sempre pi invidiosi. Diciamo che essi lo odiavano, perch:
Il denaro e il potere Al fratello fanno odiare il fratello. E all'occhio dell'uno non piace Che l'occhio dell'altro sia pi bello. 5

Un giorno decisero di sbarazzarsene e, per poter agire indisturbati, lo invitarono a caccia. Guardati da loro. Temo che vogliano farti del male; stai attendo, e ricordati di non scendere da cavallo per nessuna ragione lo avvert la moglie, offrendogli la giumenta che era appartenuta a suo padre e una magnifica spada. Questa cavalla, oltre a essere una bella bestia, aveva una qualit speciale: si accorgeva se qualcosa minacciava il cavaliere, evitava il pericolo e correva verso la salvezza. Mentre cavalcavano e cacciavano, i due invidiosi tentarono pi volte di uccidere il fratello; ma la giumenta lo proteggeva. Essi se ne accorsero ed escogitarono un altro sistema per eliminarlo. Lo convinse415

ro a prolungare la caccia di un giorno e a trascorrere la notte vicino a un pozzo profondo. Pensavano di buttarcelo dentro; e cos fecero, infatti, appena Akram, dimenticando il consiglio della moglie, scese da cavallo. L'animale corse all'accampamento. Hasn lo vide e cominci a lamentarsi: La sventura caduta su di me! Mio marito morto. Quando i perfidi fratelli rientrarono, dissero che Akram non era rimasto con loro. Li aveva lasciati e non sapevano niente di lui. Se ne attese invano, per giorni, il ritorno. Infine la moglie si vest a lutto. Intanto, alcuni nomadi di passaggio, che si erano fermati al pozzo in cui stava Akram, sentirono dei gemiti. Sei un essere umano o un ginn? gli chiesero. Per Dio, sono un uomo onesto. Salvatemi, vi prego! implor lui. Lo tirarono su e si resero conto che era pieno di ferite, affamato, quasi morente. Lo portarono al loro accampamento, lo nutrirono e lo curarono. Occorsero molti mesi prima che guarisse. Un giorno, mentre stava seduto fuori dalla tenda, vide passare un cammelliere, e dal marchio delle bestie cap che era della sua trib. Da dove vieni? gli chiese. Da un'oasi che il figlio del capo aveva trovato per noi. Un giorno part a caccia e non ha pi fatto ritorno rispose l'altro. Akram comprese che parlava di lui, e decise che era arrivato il momento di tornare. Giunse all'accampamento mentre si svolgeva una grande festa. Il padre doveva sposare Hasn, la nuora! Vedete che bassezza? Lui entr non visto nella tenda dove si trovava sua moglie. Lei lo guard spaventata; poi, riconoscendolo, gli and incontro per salutarlo e si raccontarono tutto.
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Il giorno seguente, i festeggiamenti erano al culmine: un ricco banchetto, giostre con i cavalli, spade che volteggiavano nell'aria e gare di corse. Appena tutti i beduini si trovarono riuniti nella piazza, il figlio di Baira mont sulla giumenta e, di corsa, con la spada in pugno, raggiunse gli altri cavalieri. Tagli la testa ai fratelli e al padre. Poi lo fecero capo della trib e lui la rese di nuovo prospera. La pace e la benedizione del cielo vi accompagni.

NOTE 1 Per "Arabi" si intende "nomadi". infatti a loro che il termine "Arabi" si applica in senso originario. Erano un popolo che abitava la Penisola Arabica. Da l p e n e t r a r o n o in Mesopotamia molto p r i m a dell'Islam (Aramei, Nabatei). Si spinsero fino a Damasco, nell'Antilibano, a Homs, a Edessa. A Palmira furono presenti dal X secolo a.C. e araba era la dinastia che vi govern in epoca romana, inclusa la regina Zenobia. Popolazioni arabe-nomadi (Bedu, Beduini) vivono tuttora, oltre che in Arabia, in Siria, Giordania, Iraq e Nord Africa. Esse conservano intatti o quasi costumi e tradizioni. La loro esistenza sempre regolata da leggi tribali. 2 Le penose condizioni di esistenza nel deserto e l'ostilit costante tra le varie trib - nel codice del nomade erano permesse le scorrerie e le rapine - costringevano i membri di un clan a unirsi strettamente; l'unit del gruppo veniva in genere sanzionata dal riconoscimento di un antenato eponimo e leggendario, semi-nomade, che cercava insediamenti fissi e rinunciava ed vagabondaggio perpetuo. 3 Variante di un'antica usanza simbolica. Presso molti popoli alzarsi e sedersi tre volte era una testimonianza di umilt e rispetto. 4 II cibo e l'acqua presso i nomadi rivestono carattere sacrale di comunione. 5 I dialetti parlati dalle trib nord-arabiche dettero origine alla lingua letteraria. La sua prima manifestazione fu l'arte poetica e i cantori pre-islamici erano anche i moralisti e i teologi dell'antica societ araba. La poesia gnomica, cara a tutte le civilt semitiche (insieme a quella amorosa), ne riassume il credo religioso e morale, rivestendo grande importanza nella narrazione orale.

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La cavalla di razza

C'era una volta il capo di una ricca trib araba che aveva una grande passione per i cavalli. Un giorno, alla sua tenda capit un poeta 1 e si misero a conversare. L'emiro Zada possiede una giumenta bella come nessun'altra al mondo disse il poeta, e lo sheikh la desider. Chi di voi me la far avere? chiese agli amici. Nessuno dei presenti rispose. Tutti temevano l'uomo potente di cui si parlava e non avevano il coraggio di affrontarlo. Per uno di essi gli sugger: Fai sgozzare e cucinare un montone per i tuoi uomini. Chi mangia la testa dovr andare a prenderti la cavalla. Cos fu fatto. Ma neanche uno dei partecipanti al banchetto tocc la testa dell'animale. Proprio in quel momento, tornava alla sua tenda un giovane di nome Sakhr, che era stato assente una settimana. Che cosa c' a pranzo? Sono affamato disse a sua madre. Niente. Vai dal capo. Oggi invita tutti gli uomini gli rispose lei. Lui ci and subito, vide la testa del montone, la prese e la mangi. Allora i compagni gli dissero: Sidi Sakhr, questa la storia della testa: chi l'ha
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mangiata, deve partire in cerca di una giumenta per il nostro sheikh. Dove si trova? Il proprietario l'emiro Zada. Il giovane salut sua madre, risal a cavallo e part. Attravers il deserto, percorse tutte le piste, visit le trib della regione, e un giorno vide finalmente il grande accampamento che cercava. Stava per dirigervisi quando ud le invocazioni di una donna. Nel nome di Allah e del suo Profeta Mohammad gridava. Soccorretemi! Era una bella beduina, e stava per essere violentata da un uomo che le aveva strappato gli abiti di dosso! Sakhr spron il suo cavallo, raggiunse quel vigliacco, lo uccise con la spada, prese la poveretta tra le braccia e la ricopr con la sua 'abaya. Come ti chiami? chiese lei al suo salvatore, dopo averlo ringraziato. Sidi Sakhr. Domandami ci che vuoi. Io sono la figlia dell'emiro, anche se desiderassi la giumenta che mio padre ama sopra ogni cosa te la darei. Sono qui proprio per quella! le disse. Mio padre, per paura di perderla, la tiene legata con due catene di ferro, ma io sapr blandirlo, me la far affidare, e te la porter. La fanciulla mantenne la promessa; al calar della notte condusse il prezioso animale al luogo in cui avevano convenuto di incontrarsi. Gliela diede indicandogli la strada sicura da percorrere nell'oscurit. Ma lui sbagli direzione e fu sbalzato dal suo destriero imbizzarrito. Fin in un fosso profondo. Per fortuna, lei si era accorta del suo errore e l'aveva seguito. Perch sei passato da qui? gli chiese. Era la volont di Dio! le rispose.
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Intanto l'emiro, insospettito dall'assenza prolungata della ragazza e della cavalla, le fece cercare ovunque, invano. Allora, chiam due cavalieri e disse: Ritrovate mia figlia, uccidetela e portatemi un bicchiere colmo del suo sangue. Essi la trovarono, ma non videro il compagno che stava dentro il fosso. La fanciulla era bella e desiderabile. Perch sgozzarla subito? Prima potremmo divertirci, poi penseremo a ucciderla decisero i due furfanti. Per entrambi volevano la precedenza per abusare della poveretta e cominciarono a litigare e battersi. La beduina approfitt della loro distrazione per lanciare il capo di una corda a Sakhr e legare l'altro alla cavalla. Egli usc dalla buca in un attimo e uccise i malandrini. Poi corsero insieme verso la salvezza, in sella ai loro destrieri. Quando giunsero all'accampamento, il giovane affid la compagna a sua madre. Abbine cura perch diventer la mia sposa. Non adesso, n qui, ma quando sar tornata dai suoi. Loro me l'affideranno le disse. Quindi offr la cavalla allo sheikh che, per ricompensarlo, gli diede cento cammelli, cento capre e cento agnelli. Torniamo adesso all'emiro. Non vedendo rientrare i cavalieri che aveva inviato a uccidere la figlia, part alla sua ricerca accompagnato dal fratello. Dopo aver molto viaggiato e indagato, giunsero alla trib presso cui si trovava. Lei li vide, corse da Sakhr e disse: Mio padre qui. Invitalo, onoralo, e chiedigli di raccontarti una storia. Ti risponder: "No, fallo tu". Allora gli descriverai la nostra avventura. Far come desideri acconsent il giovane, e and incontro ai nuovi arrivati. Li accolse, li introdusse nella sua tenda e fece servire il pranzo.
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Gli occhi dell'emiro si riempirono di lacrime alla vista del cibo. Che cosa succede? Perch piangi? domand Sakhr. Avevo una figlia che cucinava cos e l'ho persa. Che ne diresti di narrarmi la storia? Raccontala tu rispose il forestiero, e ascolt con emozione le vicende che l'ospite narrava. Quando il racconto fin, gli disse: Io sono il padre della ragazza che salvasti e questo lo zio. Dov' mia figlia? Partir con noi perch il principe di tutti i nomadi dovr sapere che cos' successo. Tu ci raggiungerai pi tardi. Trascorso un po' di tempo, Sakhr e la madre andarono a visitare il potente emiro. I servi li introdussero nella sua grande tenda e c'era anche il principe degli Arabi che ordin al giovane: Racconta tutto dall'inizio alla fine. Egli assent, e descrisse i fatti dal momento in cui aveva mangiato la testa del montone fino a quando era fuggito dopo avere ucciso gli aggressori della fanciulla. Terminato il suo racconto, chiese: A chi spetta questa donna? A te rispose il principe. Si celebrarono le nozze, il suocero lo nomin emiro al posto suo e tutti vissero felici.

NOTE 1 Oltre che cantore, era spesso una specie di giornalista del deserto che diffondeva le notizie da un accampamento all'altro.

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Khodr e la ginn

Questa una storia antica, e l'eroe si chiama Khodr. La sua patria era la steppa. Un giorno, mentre pascolava il gregge, vide una strana donna che aveva unghie come artigli. Lunghi capelli neri le incorniciavano il volto enigmatico e duro. Lo salut: Salve, Khodr. Come stai?. Lui fu sorpreso e imbarazzato da quello sguardo sfrontato e, tremante, le chiese: Chi sei? Non ti conosco. Gli diede il nome di una fanciulla del suo clan. Ma non era lei. Da quel giorno, si mise a seguirlo ovunque andasse a pascolare, e una mattina gli disse di volerlo amare. Khodr rifiut, spaventato. Inutilmente lei gli promise tesori e castelli. La respinse. Inutilmente. Lei, imperterrita, continu a seguirlo, a sorridergli, a offrirgli fresche bevande e cibi succulenti. Se dormiva, lei dormiva; se mangiava, lei mangiava; si sedeva, sedeva anche lei. Si toccava, lo imitava. E divent la sua ombra. Khodr, ormai, aveva un solo pensiero: sfuggire a quella ossessione. Ci pensava notte e giorno. Infine, trov la soluzione. Prese un pingue agnello, lo sgozz, e con il grasso si unse il corpo e i capelli. Lei, che osservava attenta, lo imit: si unse il corpo e la lunga chioma corvina, senza accorgersi del fuoco che ardeva l accanto. Le fiamme raggiunsero la sua capigliatura, che si incendi. Bruci, bruci, bruci.
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Rimase soltanto un pugno di cenere. E la cenere, tenace, segu ancora Khodr il pastore. Per due lunghi anni, implacabile, la grigia polvere lo torment. Poi, all'improvviso, svan. Il deserto, le acque, i boschi sono stati, da sempre, luoghi che suscitano immagini fantastiche, chimere: creature misteriose che nascondono tipi arcaici universali, dal carattere erotico. Questo racconto fa pensare all'eterno tema della paura maschile per la donna, per l'arcana fascinazione del corpo femminile e dei suoi doni. Ci richiama al sacro timore per la natura (perla luna e per il sole, che ogni giorno allontana la notte e i sogni) e all'eroe nell'oscurit della Terra. un tema mitologico antichissimo, che affonda le sue radici nel culto ancestrale della Dea Madre, con il suo potere sulla vita e sulla morte. Ecco le benefiche e temibili dee dallo sguardo misterioso che troviamo nell'Edipo a Colono di Sofocle e che Edipo implora: O venerate dal tremendo sguardo. Ecco le madri nel Faust di Goethe, nel dialogo tra Mefistofele e Faust:
M. Svelo di malavoglia mistero cos alto. De dominano altere in solitudine. Non luogo intorno ad esse e meno ancora tempo. Parlarne arduo. Sono le Madri! F. (rabbrividendo) Madri! M. Ti d i brividi? F. Le Madri! Madri!... Come suona strano! M. E strano . A voi mortali de ignote, da noi non volentieri nominate. Sulla via alle loro dimore dovrai esplorare gli abissi. Ne hai colpa tu, se ne abbiamo bisogno.

Cfr. J. Campbell, Le maschere di Dio. Mitologia primitiva, Mondadori, Milano 1990; E. Fromm, Il linguaggio dimenticato. Bompiani, Milano 1990.
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Bisher e Hissen

Dovete sapere che, molto tempo fa, tra i grandi sheikh delle trib arabe, ce n'era uno di nome al-'Amsha. Egli possedeva mille cammelli ed era padre di due bambini: 'Alian il maggiore, Jaber il piccolo. Quando crebbero disse loro: Dovete sposare le figlie di due capi trib. Essi acconsentirono e vennero celebrate le nozze. Trascorso poco tempo, il padre dalla barba canuta, che Allah conceda lunga vita a tutti voi, mor. Sheikh 'Alian disse un giorno a sheikh Jaber: nostro dovere ingrandire la stirpe. Se Allah mi concede un figlio maschio e tu avrai una femmina li faremo sposare. Accetto. E altrettanto faremo se sar io ad avere un maschio e tu una femmina rispose il fratello minore. Poi, il primo emigr nelle terre di Sham, 1 e l'altro nelle terre del Nord, diciamo Kamishli. 2 Allah, che grande nella sua giustizia, diede a sheikh 'Alian un maschio e a sheikh Jaber una femmina, ed essi se ne informarono a vicenda. Ai loro figli sin da piccoli dicevano: Tuo zio ha una figlia di nome Hissen e sar tua moglie. Tu sei promessa al figlio di tuo zio, che si chiama Bisher.
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Un giorno, il Signore prese l'anima di sheikh 'Alian, e morirono anche i genitori di Hissen. La ragazza mand, allora, un messaggio al cugino: O figlio di mio zio sono rimasta sola. E i due giovani decisero di conoscersi. Si misero in cammino: viaggiarono per molti giorni e infine si incontrarono. Bisher vide Hissen la bella, come diceva il suo nome. 3 Hissen che splendeva come il cristallo attraversato da un puro raggio di luce e come la luna che riflette la luminosit del sole. Insieme andarono all'accampamento di lui, e si sposarono in nome di Allah e del suo Profeta. Diciamo ora che la madre di Bisher non era contenta di questo matrimonio, perch avrebbe voluto come nuora una nipote, Dellah, figlia di sua sorella. Ma il giovane aveva sempre rifiutato: doveva rispettare la volont del padre e prendere in moglie la figlia dello zio, carne della sua carne, sangue del suo sangue, non un'estranea. 4 Quando giunse il tempo del pellegrinaggio, Bisher disse alla madre: Mi reco nel paese dell'Hajj 5 per visitare il Profeta. Durante la mia assenza prenditi cura di Hissen. Vai tranquillo; giuro per Allah che tua moglie star bene come se tu fossi qui. Prepararono le provviste e quando tutto fu pronto Bisher ordin: Per Allah, partiamo!. E la carovana si mise in marcia. Il viaggio doveva durare un mese. Dimenticavo di dirvi che Dellah criticava sempre Hissen con il cugino, per indurlo a ripudiarla, ma non era mai riuscita nel suo intento. Partiti i pellegrini, le due donne decisero che questo era il momento giusto per liberarsi di lei. Dellah si travest da uomo e, mentre Hissen dormiva, si mise accanto a lei nel suo letto. La zia mand a chiamare due della trib, Abbas e 'Aissa, perch testimoniassero che, in
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assenza del marito, sua moglie portava a letto dei clienti e si faceva pagare. Vedete con chi giace Hissen? chiese loro. Giuriamo per Allah che un uomo. Ora che avete fatto il vostro dovere potete andare via. Noi sappiamo che la persona accanto a Hissen era una donna travestita, e quello che videro i loro occhi era un inganno, ma essi no. Quando Bisher torn dal pellegrinaggio, vide che la madre trattava con malanimo sua moglie come per costringerla ad andarsene, e le chiese una spiegazione. Madre, quando sono partito eri gentile con Hissen; perch ora sei cos dura con lei? Figlio mio, successa una cosa molto grave, che nuoce alla dignit del nostro rango. Durante la tua assenza, lei si portava nel letto uomini per denaro! Non dirmi questo, non pu essere vero! Ti giuro, per Dio, che questa la verit ribad la donna; e fece chiamare i testimoni Abbas e 'Aissa. Chi avete visto nel letto con Hissen quando lo sheikh Bisher era in viaggio? chiese loro, in presenza del figlio. O zia, c'era un uomo con lei affermarono i due. Hissen torn dal pozzo, e il marito le disse: Dobbiamo partire, prepara le provviste. Presto tutto fu pronto: non occorreva molto tempo perch, allora, il cibo, presso gli Arabi beduini, consisteva in datteri, pane, uva passa e burro. Si misero in viaggio; e il cammino era tanto lungo che sembrava non avere mai fine. Una sera, giunsero a un grande albero di datteri che, solitario, cresceva vicino a una sorgente. Allah sia lodato! Questo sembra un buon posto per fermarsi disse Bisher.
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Come desideri, mio signore rispose Hissen. notte, prepara le stuoie, o figlia di mio zio. Ascolta: per non farci divorare dalle bestie feroci, dormiremo uno per volta. Io riposer per primo. Quando sarai stanca, svegliami e prender il tuo posto. Fecero cos; ma appena la moglie si fu addormentata, egli and via abbandonandola con un po' di cibo. Il sole cocente del deserto svegli Hissen. Nel cielo, neanche il volo di un uccello rompeva il silenzio, e il marito non era pi l. Lei mormor sconfortata: Che cosa mi successo?. Poi vide sopraggiungere su un destriero uno sconosciuto. Salve, fanciulla le disse il cavaliere. Salve, cavaliere rispose. Vuoi che sia tuo fratello o tuo marito? Scegli. Per Allah, preferisco averti come marito. Lui la sollev, posandola accanto a s e, baldanzoso per la ricca preda, rientr all'accampamento. Ora torniamo a Bisher. Giunse alla sua tenda e non sappiamo se era ancora notte o gi l'alba. Dellah, la scaltra, e la madre, prese dal rimorso, parlavano tra loro: Quanto soffrir la poveretta abbandonata nel deserto! L'avranno divorata le bestie feroci? Per Allah, abbiamo fatto male a Hissen, l'innocente! Come potremmo presentarci al cospetto di Dio, il giorno della nostra morte? Bisher, che tornava in quel momento, le ud e, irato, sguain la spada minacciando di tagliar loro la testa, se non avessero confessato la verit. La madre supplic: Non ci ammazzare! Confesseremo. Abbiamo calunniato tua moglie. Io ho chiamato i testimoni, dopo aver fatto mettere accanto a Hissen Dellah vestita da uomo, perch volevo che sposassi lei.
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Allah vi giudicher disse il giovane e, risalito a cavallo, part al galoppo per riprendersi Hissen. Cavalc giorno e notte senza mai riposare, finch giunse all'albero solitario. Ma lei non c'era. Allora scese da cavallo e cominci a lamentarsi.
Lodato sia il Profeta, il Puro O albero dei datteri Che la vita sia lunga, per i misericordiosi! Lodato sia il Profeta, l'Adnanita. 6 O palma generosa O albero dalle lunghe chiome Che ci doni i tuoi frutti. In nome di Dio ti chiedo Dov' andato l'amor mio? In nome di Mos e di Ges In nome del Profeta, ti supplico O albero dei datteri Dai una risposta alla mia preghiera. Abbi piet della nostra separazione. In nome di coloro che Hanno scritto e letto il Corano Dimmi Dov' Hissen, la stella? Da quando essa tramontata Davanti ai miei occhi Ho sofferto tanto E il mio cuore diventato pesante. Hissen che ho amato, non Dellah. O albero dei datteri Indicami dove si trova Hissen Come posso rivederla?

L'albero, con il permesso di Allah, replic con chiare parole: 7 Ho la risposta per te. Prese Hissen un cavaliere chiamato figlio di Hamran. Lui la trov vicino alla
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sorgente e la prese con s. Se sei bravo affrettati, e vai a riprendertela. Darei tutto quello che possiedo per lei! esclam Bisher mentre gi spronava il suo cavallo. Giunse alla trib dello sheikh Hamran mentre si svolgeva la festa di nozze. Si mise a cercare Hissen con la spada in pugno. Come la vide corse da lei, la prese tra le sue braccia e fugg via. Quando torn all'accampamento, fece raccogliere legna e preparare una grande catasta. Ci misero sopra sua madre e Dellah. Lui accese il fuoco con le proprie mani ed esse bruciarono fino a diventare cenere. Bisher e Hissen vissero per lunghi anni, felici e contenti. La pace sia con voi.

NOTE ' Regione di Damasco. 2 Al confine dell'attuale Turchia, non lontano dal fiume Tigri. 3 Hissen significa bellezza. 4 Nella societ nomade, che strettamente patriarcale, per salvaguardare l'integrit e la coesione del clan si privilegiano i matrimoni tra i consanguinei discendenti dalla linea paterna. 5 Arabia. 6 Discendente del patriarca Adnan, antenato eponimo degli Arabi del Nord. citato in due iscrizioni nabatee. Il suo nome si diffuse verso sud seguendo la via dell'incenso. 7 Gli Arabi preislamici e in Mesopotamia consideravano la palma dattilifera sede della divinit e quindi albero cosmico. Vi si praticava la divinazione e si cercavano gli oracoli. Questa invocazione conserva un residuo delle antiche credenze. Secondo l'Islam, inoltre, Ges Cristo nato sotto una palma.

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L'ospitalit

Una volta, ci fu un'incursione contro la trib dello sheikh ash-Shaln. I predatori vennero di notte: saccheggiarono, uccisero, presero ostaggi e scapparono. Ma uno di loro, che aveva ucciso quattro familiari dello sheikh, non riuscendo a fuggire, cerc riparo proprio nella tenda delle sue vittime. Se ne accorse un giovane del clan, che raccont agli altri come uno degli assassini si trovasse nella dimora del capo. L'ospitalit sacra e deve durare almeno tre giorni gli dissero. Lui per voleva vendicarsi subito e, nonostante la moglie dello sheikh avesse cercato di impedirglielo, tagli la testa al predone. Poi, per paura di essere punito, scapp. Che Allah mi conceda la forza di cercare e punire colui che ha violato le nostre leggi! esclam sheikh ash-Shalan, quando venne a conoscenza dell'accaduto: e part al suo inseguimento. Cavalc per due giorni, senza ritrovarlo. Il terzo giorno, incontr finalmente degli ambulanti che l'avevano visto. Questi venditori vanno da un accampamento nomade all'altro, offrendo le loro mercanzie, e sono sempre al corrente di tutto ci che accade nella steppa. Sapevano anche in quale clan aveva trovato asilo e ne informarono ash-Shaln. Egli invi un messaggio ai suoi protettori: Se il mio uomo da voi scacciatelo. Che fare? Non volevano suscitare l'ira del gran430

de sheikh, ma neppure infrangere le leggi dell'ospitalit. Il tuo capo ha scoperto che ti trovi qui ed deciso a ucciderti dissero al fuggitivo. Lui, allora, and via; prese a errare da una trib all'altra, sempre braccato, finch capit presso un potente sheikh, al Htb, che non volle cedere alle minacce. Questo rifiuto scaten una rappresaglia. Il giovane conteso, scorgendo suo padre, suo fratello e gli zii materni, si un a loro, e lott audacemente. Ogni volta che entrava nella mischia uccideva un gran numero di avversari. Per Dio! Fu una magnifica battaglia. I due clan si affrontavano con impeto furibondo, e il campo era avvolto in una oscura nube di polvere, in cui i cavalli non si distinguevano dai cavalieri! Lottarono senza mai fermarsi per tutto il giorno. Soltanto quando scese il crepuscolo si stabil una tregua. Distrutti dal combattimento, i nemici desideravano approfittare della notte per ritemprarsi. Ma il responsabile di quella contesa non poteva riposare Dov' il mio posto, ormai? si chiedeva. Infine, decise di andarsene. Appena la pace e la tranquillit tornarono, sheikh al-Htb cerc il suo protetto. Ha abbandonato l'accampamento. Cos'altro gli restava da fare dopo avere lottato contro di noi? dissero i suoi uomini. Sapete dove si diretto? Verso la montagna. Trovatelo! E fatelo tornare ordin lo sheikh, che appena lo vide gli and incontro contento. Bentornato tra noi, figliolo! Come posso aiutarti? gli chiese. Non sono degno del tuo aiuto. Perch? Mi vergogno di vivere con voi dopo avervi traditi.
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Non posso pi stare qui, e neppure tornare dai miei che mi ucciderebbero. Cosa mi resta al mondo? Chi non dimentica le sue radici, degno del pi grande rispetto. Io sarei felice, se tu volessi far parte della mia famiglia disse lo sheikh, offrendogli una tenda, un cavallo, un armento e la figlia in sposa. Lui accett, e con il tempo divenne un valoroso capo trib.

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Il figlio di Zenab

C'era una volta un principe arabo che aveva un figlio e voleva farlo sposare a una fanciulla nobile e bella. Un giorno, mand i suoi uomini a cercarla. Essi visitarono tutte le trib del deserto e finirono per trovare la sposa adatta: Zenab, la figlia di un importante sheikh. Immediatamente, il principe e suo figlio si recarono a chiederne la mano, portando in dote gioielli, sete pregiate e una corona d'oro. Lo sheikh accett, e il matrimonio fu celebrato con una grande festa e un banchetto di cento montoni, dolci, caff amaro. I festeggiamenti durarono sette giorni, poi gli sposi partirono; e dopo un lungo viaggio attraverso la steppa, giunsero al loro accampamento, dove furono accolti con esultanza. La mattina seguente al risveglio, il marito salut Zenab e le propose un indovinello. 1 Buon giorno, Zenab. Buon giorno a te, mio signore. Dimmi: cosa leggero, cosa pesante? La piuma leggera, il ferro pesante. Stupida figlia di stupido! la insult lui, deluso da quella risposta. E, irato, usc dalla tenda. Questo fatto si ripeteva ogni giorno. Trascorse il tempo. Zenab partor un figlio maschio che fu chiamato Mohammad, ma era sempre triste. Desider tornare dai suoi parenti, chiese di partire e ottenne il
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permesso poich ormai era madre. Dovete infatti sapere che, presso alcune trib nomadi, una moglie proveniente da un altro clan non pu tornare dai suoi prima di aver partorito il primo figlio. Si caricarono i doni sui cammelli e la principessa part. La carovana and da un accampamento all'altro, e dopo un lungo viaggio giunse a destinazione. Lo sheikh fece una grande festa per celebrare l'arrivo della figlia e del nipotino ma lei, invece di esserne lieta, piangeva sconfortata. Perch piangi? le chiese il padre. Sono infelice perch mio marito mi disprezza. Vuole sapere da me cos' leggero e cos' pesante. Io non do la risposta giusta e lui mi insulta. Ma tu, che cosa rispondi? La piuma leggera, il ferro pesante. No, figlia mia! La prossima volta dirai: la seta e il piombo. Trascorsero alcuni mesi; Zenab sent nostalgia, e volle tornare a casa. Il suo arrivo fu salutato con gioia da tutta la trib. E il marito pens: "Di certo il padre le avr insegnato la risposta giusta". La mattina dopo, al risveglio, le fece la solita domanda: Buon giorno, Zenab. Buon giorno a te, mio signore. Dimmi: cosa leggero, cosa pesante? La seta leggera, il piombo pesante rispose sicura. Era convinta di non aver sbagliato, invece lui la insult anche questa volta e si allontan irritato. Anche lei usc dalla tenda; si mise a sedere al sole, sciolse i capelli, tolse i suoi ornamenti e cominci a lamentarsi. La vide il figlio, e le chiese: Mamma, perch piangi? Sono tanto triste! Tuo padre, da quando siamo
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sposati, mi propone un indovinello, e io non conosco la risposta. Che cosa ti chiede? Cosa pesante, cosa leggero. E tu che cosa rispondi? La seta leggera, il piombo pesante. Stupida figlia di stupido! esclam il bambino. Anche tu come tuo padre! si dolse la poveretta, scoppiando di nuovo in lacrime. Il figlio, a vederla piangere in quella maniera, si impietos. Mi strazi il cuore. Se ti aiuto lo farai sapere a mio padre? le chiese. No. Va bene. Domani, quando ti interrogher, gli risponderai: tutto ci che il generoso ti offre quando vai a casa sua leggero; mentre anche un solo dattero offerto dall'avaro pesante. Zenab si mise a cantare e danzare per la gioia; poi indoss gli abiti pi belli, i gioielli pi preziosi e accolse festosa il marito, che la mattina, dopo averla salutata, la interrog ancora. Buon giorno, Zenab. Buon giorno a te, mio signore rispose lei, provocante. Lui la guard severo e perplesso. Bisogna dire che, per gli Arabi beduini, la moglie deve essere sempre modesta e timida; anche nell'intimit. Infine, le chiese bruscamente: Cosa leggero e cosa pesante? Leggero tutto ci che si offre nella casa del generoso, pesante anche un solo dattero offerto in casa dell'avaro. A queste parole, l'uomo si alz di scatto e usc. Rientr verso sera, e fece riempire una grande pentola d'acqua. Accese il fuoco e la mise a riscaldare. Il bambino, che osservava impaurito quei preparativi, sal sulla schiena di un caprone e fugg verso la montagna.
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Lui afferr la moglie e, minacciando di gettarla nell'acqua bollente, le disse: Confessa! Chi ti ha dato la risposta? Tuo figlio! rispose Zenab, spaventata. Donna! mai possibile che un bambino conosca la risposta che tuo padre, stupido, non sa? esclam il marito. Quando si accorse che il figlio era scomparso, usc a cercarlo. Avete visto mio figlio? chiedeva a tutti. Dei ragazzi gli dissero che stava sulla montagna. L'uomo corse da un posto all'altro, finch non lo trov. Perch hai suggerito la risposta giusta a tua madre? gli chiese. Mi faceva male il cuore a vederla piangere. Ti prego, padre: la prossima volta, fai a me le domande rispose il bambino. Bene! Voglio fartene una: se l'avaro litiga con il generoso, come si pu fargli fare la pace? Si toglie dalla tasca del generoso e si mette dentro quella dell'avaro gli disse suo figlio. Lui l'abbracci, orgoglioso, e insieme tornarono all'accampamento. Da quel giorno vissero felici e contenti.

NOTE 1 In Persia, Babilonia, India, Egitto, Siria, Grecia, Roma, nel passato, l'indovinello aveva intenti didattici e finalit esoteriche. Numerose fiabe siriane rispecchiano questo antico interesse per gli enigmi.

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La beduina e lo studente

Viveva, una volta, a Hama, 1 un ricco mercante di lana, yogurt e formaggio che aveva sei figli: cinque femmine e un maschio di nome Mohammad. Quest'uomo era illetterato ma, comprendendo il valore della conoscenza, voleva che i figli fossero istruiti. Una giovane beduina della steppa si recava spesso al suo magazzino per vendergli lo yogurt. Un giorno, Mohammad, che studiava medicina, and a trovare il padre, vide la ragazza, si lasci incantare dalla sua grazia straordinaria, se ne innamor e fu corrisposto. Trascorse il tempo; l'amore infiammava sempre pi lo studente, che per non osava confidarsi al padre, ed era tormentato dal dubbio: Come potrebbe un futuro medico sposare una beduina ignorante?. Quando la bella nomade torn in citt per vendere il suo yogurt, vide il negozio chiuso. Che cosa succede? chiese ai vicini. Il giovane Mohammad ammalato gravemente, e sta per morire. Le risposero. Lei, allora, and alla casa del mercante. Perch vieni qui? Non voglio comprare niente le disse il vecchio, sprezzante. Ti prego, fammi entrare. Non sono venuta a venderti lo yogurt, ma a guarire tuo figlio. Legger per lui parole magiche che scacceranno il malocchio gli disse la beduina.
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Perch, tu sai leggere?! si sorprese il mercante. Certo. Entra pure, se cos. Ho bisogno d'incenso e di brace. Avute queste cose, entr nella stanza del malato e chiuse la porta dietro di s. Poi tolse il velo che le ricopriva il capo, tur con esso il buco della serratura, affinch nessuno potesse curiosare, si avvicin al letto e svegli Mohammad; attese, in silenzio, che le rivolgesse lo sguardo, e si mise a cantare.
I tesori della terra e del cielo Non basterebbero, amor mio Per lodare, benedire, santificare Chi ti ha dato la vita. Ti ha plasmato, ornato, esaltato. Potrebbe eclissarsi la luna per un anno. Io non lo saprei Poich tu ci sei. Le stelle piangerebbero E il cielo diventerebbe triste Per la scomparsa della luna. Ma pi grande ancora Sarebbe il mio dolore Se scomparissi tu.

L'innamorato la guard rapito, e lei gli chiese: Dimmi, che cosa per te la luna?. Sei tu rispose Mohammad. Ma alle nomadi della steppa dei dintorni di Hama piace che i loro innamorati siano un poco poeti. Cos, gli disse: Parlami in versi e lui, ispirato da quella splendente belt, cant:
O bella bruna, piccola bruna La famiglia mi rimprovererebbe L'amore che ho per te.
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Piccola bruna Sempre biasimerebbero Questa passione. Divento folle, a m o r mio Tu sei il basilico 2 dei miei sogni Io la rugiada che lo asperge. Tu la luna che splende nel cielo Io la stella che le ruota intorno.

Al sentire queste parole, lei esclam: Per Allah! Voglio che tu sia il mio sposo. La madre di Mohammad, che aveva sentito tutto, si commosse e fece preparare le nozze. Questa storia ha una trama piuttosto inconsistente, ma ho voluto inserirla per i versi, che sono rappresentativi delle canzoni popolari siriane di genere romantico.

NOTE 1 Citt dalle antiche origini che sorge nella valle dell'Orante. 2 II suo profumo, molto apprezzato dai Siriani, che considerano il basilico pianta ornamentale, sarebbe uno dei piaceri olfattivi del paradiso islamico e di quello zoroastriano. Una credenza popolare vuole inoltre che questa pianta abbia poteri magici.

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La fionda

C'era una volta una povera donna che viveva con un nipote. Lei filava la lana, lui, ogni venerd, la vendeva; e con i soldi guadagnati comprava pane, formaggio e porri. Un venerd, il giovane, mentre era al mercato, vide un gruppo di persone che volevano uccidere un gatto. Che cosa ha fatto? chiese. Gli risposero che aveva mangiato due colombe. Il gatto stava l tutto impaurito, e pareva chiedere clemenza. Il ragazzo preg perch lo risparmiassero, ma nessuno si impietos. Vi dar questi soldi se lo lasciate libero disse, e offr il denaro che aveva guadagnato con la vendita della lana. Naturalmente, non pot pi fare la spesa, e torn dalla nonna a mani vuote. Dove sono il pane, il formaggio e i porri? chiese la vecchia. O nonnina, ho incontrato i banditi. Mi hanno derubato e battuto e non potevo fare niente, perch loro erano tanti e io solo rispose, mentendo. Il venerd successivo, si rec, come al solito, in paese per vendere la lana. Nella piazza vide un capannello. Incuriosito dalle voci e dall'agitazione, si avvicin per vedere cosa succedeva. Quel cane ha morso una persona e lo vogliono
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ammazzare gli disse uno dei presenti, indicando l'animale. Lui si impietos, offr i soldi guadagnati al mercato, e riusc a liberarlo. Rientr per senza il pane, il formaggio e i porri. O nonnina, ho incontrato i banditi che mi hanno derubato e battuto, ma non potevo fare ,niente perch erano in tanti e io solo. La donna credette e non credette, e si infuri moltissimo con il nipote. Trascorse una settimana, il ragazzo torn ancora a vendere la lana al mercato. Andava alla bottega per comprare le provviste, quando scorse un gruppo di persone irate e vocianti. Incuriosito, si ferm per vedere cosa accadeva. Quel serpente ha morso una donna, e vogliamo ammazzarlo gli dissero. Per piet, non fate questo, vi pagher, se lo lasciate e lo fece liberare. Poi pens: "Ora dove vado? Se torno a casa, mia nonna non mi perdona e mi ammazza. No, ho deciso, me ne andr per il mondo". Cammina, cammina, era gi stanco e affamato, quando sul far della sera incontr nel bosco un derviscio, che io salut e gli chiese: Dove vai? Me ne vado per il mondo. Hai fame? S, ho fame. Va bene, chiudi gli occhi gli disse il derviscio, che spieg un piccolo tappeto, lo mise a terra e gli ordin un agnello arrosto, ripieno di riso e pinoli, e un vassoio di dolci. Il giovane apr gli occhi e mangi contento. Quando fin di mangiare, gli chiese: Che razza di tappeto questo? Il monaco rispose: Questo un tappeto speciale, qualsiasi cosa desi441

deri da mangiare te la d. Tieni, te lo regalo. E se ne and. Il nostro amico pensava: "Che fare? Torno dalla nonna e le d da mangiare? Ma no, andiamo per il mondo". E si mise a viaggiare da una contrada all'altra. Una sera, incontr un altro derviscio. Lo salut: La pace sia con te. Con te sia la pace. Hai fame, zio? S, ho fame. Il giovane pos a terra il tappeto e quello, a un ordine del suo padrone, si riemp di tante buone cose; i due viandanti mangiarono a saziet. Che tappeto mai questo? chiese il derviscio. Come vedi, se gli chiedi da mangiare te lo d rispose. Io ho una fionda, vuoi scambiarla con il tappeto? propose il derviscio. Che cosa me ne faccio di una fionda? Se qualcuno ti porta via qualcosa, tu comandi: gira, gira, o fionda, e non permettere che mi portino via quel che mio. E ci che avevi perso ti viene reso. Scambiarono i due oggetti e si salutarono. Ma fatti pochi passi, il giovane grid:
Gira, gira o fionda, il tappeto il derviscio mi ha preso. Ti prego, fa' che mi venga reso.

La fionda gir, port via il tappeto al derviscio, e lo consegn al proprietario, che si rimise in cammino, pensando: "Che fare? Torno dalla nonna e le d da mangiare?... Ma no, andiamo ancora un po' per il mondo". Cammin, cammin, e un giorno, verso il tramonto, incontr un terzo derviscio. Si salutarono, e lui chiese:
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Vuoi mangiare? S, grazie. Ordin il pranzo, e il tappeto si riemp di cibo.. Cosa possiedi figlio mio? chiese il vecchio. Solo questo tappeto che d da mangiare ci che chiedi; e tu, zio che hai? Questo anello d'argento che magico: basta che chiedi e ti d qualsiasi cosa desideri. Facciamo cambio? Il compagno accett, e scambiarono gli oggetti. Si salutarono; e ognuno continu per la sua strada. Ma il derviscio gli aveva appena voltato la schiena, che lui ordin alla fionda:
Gira, gira o fionda il tappeto il derviscio mi ha preso. Ti prego, fa' che mi venga reso.

La fionda riprese il tappeto e lui pens: "Ora, torno o non torno a casa? Ma s, torno". Dopo alcuni giorni di viaggio, giunse dalla nonna. Buon giorno, nonnina; hai fame? le chiese, appena arrivato. Ma lei, infuriata, voleva cacciarlo. Tranquilla, tranquilla! le disse. E ordin al tappeto una grande quantit di buone cose da mangiare. L'indomani, la mand a chiedergli la principessa in sposa. La vecchia indossava vestiti sporchi e poveri, e il re la prese per una mendicante. Che cosa vuoi? esclam con voce altera. Vengo a chiedere la mano di tua figlia. Cacciatela! url il sovrano. Lei raccont l'accaduto a suo nipote. Allora lui, con l'aiuto dell'anello magico, la vest come una gran signora. Prova un'altra volta! le disse.
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Ma le guardie del palazzo la riconobbero e la mandarono via. Che fare? Decise di provare ancora. Si fece dare dall'anello abiti eleganti e due guardie, e si rec, di persona, dal re, che non lo volle ricevere e disse al suo visir: Trovami una via d'uscita. Hai la dote? chiese il visir al giovane. Che cosa volete in dote? Animali di tutte le specie che camminano a quattro zampe, esistenti sulla terra, carichi d'oro. Ottenne tutto, con l'aiuto dell'anello, e in pi un esercito di guardie e servitori e una banda musicale. Che cosa succede, che cosa succede? chiedevano i passanti. Questa la dote per la principessa rispondeva. Ma il re non voleva assolutamente dargli in sposa sua figlia. Visir, trovami una via d'uscita! ordin. Il visir gli disse: Il re chiede che entro domani tu costruisca un palazzo di fronte al suo. Solo cos potrai sposare la principessa. Durante la notte, con l'aiuto dell'anello, lui fece sorgere un castello straordinario, che brillava come un cristallo. E l'indomani disse al re: Questo il palazzo di vostra figlia. Il re, vedendo quella meraviglia, non poteva fare altro che ordinare al visir di preparare le nozze. I due sposi vivevano felici; ma un giorno la moglie vide a terra l'anello, che era caduto dal dito del marito. Lo raccolse, lo osserv bene, e mormor: Perch, con tutti gli anelli d'oro e di diamanti che possiede, mio marito mette al dito questo d'argento? e lo diede alla cameriera. In quel momento, un ebreo che passava davanti al palazzo, osservandolo con ammirazione, pens:
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"Di sicuro, questo un palazzo incantato!" E poich sapeva come si fanno gli incantesimi, 1 compr tanti anelli d'oro e si mise a gridare: Cambio anelli d'oro con anelli d'argento, cambio anelli d'oro con anelli d'argento. Lo ud la cameriera; e decise di scambiare il suo. L'ebreo, come vide quell'anello, cap che era magico, lo prese tutto contento e le diede i suoi. Nel cuore della notte, mentre tutti dormivano, ordin all'anello: Prendi questo palazzo con la principessa e tutte le cose, trasportaci in mezzo al mare e butta il marito, nudo, nell'immondezzaio. L'indomani, al risveglio, il re si affacci alla finestra per salutare la figlia. Ma quale non fu la sua sorpresa, nell'accorgersi che tutto era scomparso! Fece cercare subito il genero. Appena glielo portarono, nudo e sporco, gli chiese: Dov' tua moglie? Bada a te! Se entro quaranta giorni il palazzo, con mia figlia dentro, non torna qui, morirai e lo fece rinchiudere in prigione. Il poverello languiva nel carcere gi da qualche tempo, quando gli fu annunciata una visita. Il gatto, a cui una volta aveva salvato la vita, aveva saputo della sua disgrazia e veniva a visitarlo. Lui lo accolse commosso. Gattino mio, come ti rivedo volentieri! Ma ahim, non mi restano che dieci giorni di vita gli disse. Il gatto si fece raccontare i fatti, poi part a cercare il cane e il serpente. Li trov, li inform sui problemi del loro salvatore, e insieme decisero di aiutarlo. Chiedendo qua e l riuscirono a scoprire dove si nascondeva l'ebreo. Il gatto disse al cane: Andiamo al mare. L salgo sul tuo dorso e tu mi porterai fino al palazzo. Io entrer e prender l'anello. Ci andarono in compagnia del serpente, che rimase sulla
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riva. Nuotando, giunsero all'isola dove stava il castello. Il gatto entr e si mise a cercare l'anello, ma non lo trovava. Cerc, cerc e, finalmente, scopr che l'ebreo l'aveva nascosto dentro il naso. Che fare? Prese dell'aceto, vi bagn la coda, la ricopr di cenere e infil la punta nelle narici dell'ebreo. Lui, allora, starnut con forza, e l'anello salt fuori. Il gatto se lo mise in bocca e corse dal cane che lo attendeva; sal sul suo dorso, e tornarono indietro. Il cane, che era molto curioso e voleva sapere tutto, gli chiese: L'hai preso? Fammelo vedere. Il gatto per, avendo l'anello in bocca, non poteva rispondergli. Ma l'altro insisteva, minacciandolo di non riportarlo a terra, se non glielo avesse mostrato. Il gattino, che non sapeva nuotare, per paura di essere gettato in acqua, apr la bocca per rispondere. L'anello cadde e scomparve tra le onde! Per fortuna erano ormai vicini alla riva. Il serpente, che aveva visto tutto dalla spiaggia, si tuff con prontezza, riusc a trovarlo e lo rese al cane che, correndo, giunse per primo alla prigione. Entr trafelato dal suo antico salvatore, che lo accolse con le lacrime agli occhi. Oh, caro cagnolino! Anche tu vieni a salutarmi, prima che io muoia. Ormai, mi restano appena due giorni di vita gli disse. Il cane apr la bocca, e l'anello magico cadde a terra. Il prigioniero, incredulo e felice, lo abbracci. Arrivarono anche il gatto e il serpente. Lui, dopo aver ringraziato e salutato i suoi amici, ordin all'anello: Voglio che l'ebreo sia fatto a pezzi e gettato in mare; che il palazzo torni al suo posto; e che, quando chiederanno a mia moglie dove stata, risponda che rimasta sempre in casa ad attendere il mio ritorno.
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Il giorno seguente, il re, aprendo la finestra, vide il palazzo al suo posto. Immediatamente, and dalla figlia, che per magia aveva dimenticato tutto, e che disse a suo padre: Io non mi sono mai mossa di qui. Allora liber il genero, gli chiese scusa, e lo nomin principe e visir. Questo genere di racconto, diffuso in tutto l'Oriente e in Europa, ricorda la storia di Aladino e la lanterna magica

NOTE 1 Gli Arabi attribuivano agli Ebrei una grande familiarit con le pratiche magiche e la stregoneria. La credulit pubblica li pretendeva in possesso di segreti occulti e della misteriosa cabala, trasmessagli da Salomone e dagli angeli caduti Harut e Marut ( Corano, II, 96). Essi, per essersi innamorati di donne, sarebbero stati appesi per i piedi sopra un fossato presso Babilonia, dove appunto avrebbero insegnato la magia agli uomini. Cfr. P. Lammens, Arabie avant l'Egire, Imp. Catholique, Beirut 1928.

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La bugia delle bugie

C'era una volta un sultano che aveva tre figli in et di prender moglie. Un giorno, i giovani, dopo essersi consultati, andarono al mercato, comprarono una bella anguria matura e la portarono in dono al padre. Egli, comprendendo il senso nascosto di quell'offerta, 1 chiese loro: Figli miei, volete sposarvi? S. Con chi? Io vorrei per moglie la figlia del visir che siede alla tua destra gli confid il figlio maggiore. A me piace la figlia del visir che siede alla tua sinistra afferm il secondogenito. E tu, con chi vuoi sposarti? Non ho altri ministri disse il sultano al figlio pi giovane. Poi continu: Ciascuno di voi tenter la sua sorte. Salite a cavallo, scagliate una freccia, e dove questa cadr incontrerete la vostra sposa. I tre fratelli montarono sui cavalli. Il maggiore scagli la freccia per primo, ed essa cadde davanti alla casa del visir che sedeva alla destra del sultano. Anche il secondo scagli la sua freccia, che and a finire vicino alla casa del visir che sedeva alla sinistra del sultano. Quella del fratello minore, invece, and a conficcarsi nel bel mezzo di un immondezzaio! Il giovane si avvicin, vide una farfalla, la prese in ma448

no, e mormor: Tu sei il mio destino!. Poi fece costruire una gabbia d'oro e ve la mise dentro. Una volta, il sultano mand a dire ai figli: Verr a mangiare a casa vostra. E il giorno seguente si rec dal maggiore, il successivo dal medio, e il terzo doveva andare dal piccolo, che disse alla farfalla: Mio padre viene a pranzo da noi, che facciamo? Chiamo qualcuno per allestire il banchetto? No rispose la farfalla. Come! Vuoi occupartene tu? Certo! Va bene. Far portare l'occorrente. Ma essa disse: No. Non ho bisogno di nulla. E appena rimase sola, usc dalla gabbia e si trasform in una meravigliosa giovinetta, che rideva come il sole e poteva dire alla luna: Vai via! Vai, che prendo il tuo posto. Quella prodigiosa fanciulla batt un piede e comparve un ginn! Gli ordin: Voglio tre tavole imbandite: la prima con una grande variet di pietanze, la seconda con ogni specie di frutta, la terza di dolci. Detto fatto! Tra squisite fragranze di cibi succulenti e profumi d'incenso e ambra, apparvero le tre tavole. Ormai tutto era pronto per ricevere degnamente l'ospite. Allora lei ridivent farfalla, e torn nella gabbia. Il sultano fu molto soddisfatto di quell'accoglienza, e decise di ricambiare, invitando, per il giorno seguente, i tre figli con le spose. Il marito chiese alla farfalla: Cara, vuoi che ti porti con la gabbia? No rispose lei. Ti terr nel palmo della mia mano. No. Precedimi. Io ti raggiunger pi tardi. Gli invitati, riuniti nel palazzo, l'attendevano seduti a tavola. Quando erano ormai stanchi di aspettare, entr una regina vestita da sposa, con abito,
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scarpe e velo bianchi, un diadema in testa e le tasche piene di monete d'oro, che lanciava in aria. Benvenuta! la salut, con un inchino, il sultano, ammirato. E le chiese dell'acqua. La signora prese un bicchiere, ci sput dentro e glielo offr. Quello sputo si trasform in un fiore, ed egli si mise a bere con volutt! Sembrava che stesse gustando un liquore pregiato! Intanto, il marito pensava: " possibile che sia lei?". Lasciati i commensali, corse a casa. Non trov la farfalla, ma vide il suo involucro vicino alla gabbia. Lo prese e lo bruci. Proprio in quel momento, la bella regina giunse trafelata. Che fai? Bruci ci che deve portare fortuna a te e ai tuoi discendenti? esclam, rivolta al suo sposo. Non desidero n ricchezze n fortuna. Voglio solo te afferm lui deciso. Ma la signora aveva scorto, tra le ceneri, un pezzetto dell'involucro. Lo prese, lo pos sulla fronte, ed esso si trasform in una pagliuzza d'oro. Nel frattempo, il sultano aveva chiesto dell'acqua anche alla moglie del figlio maggiore che, volendo imitare la bella sconosciuta, sput dentro un bicchiere. Ma il suo sputo si trasform in un verme. Buttalo, buttalo! strill il suocero, disgustato. Accadde cos anche con la moglie del secondogenito. Quella sera stessa, il sultano and dal suo visir e gli disse: Voglio sposare mia nuora, la moglie del mio figlio minore. Che cosa devo fare? Il ministro gli consigli: Devi allontanare tuo figlio. Affidagli un'impresa impossibile, e minaccia di ucciderlo se non torna vincitore. Il sultano mand a chiamare il figlio e gli ordin: Vai a cercare un grappolo d'uva che, dopo averne
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mangiato io, la mia corte e l'esercito, resti intatto. Portamelo o non tornare pi. Altrimenti morirai. Il meschino, disperato, disse a sua moglie: Non riuscir mai a trovare uva cos! Ma lei lo tranquillizz. Non preoccuparti. Vai all'immondezzaio in cui mi incontrasti e di': "O figlia di mio suocero, dammi un grappolo dell'uva che sta nella pergola di tua sorella". Il principe, l'indomani, si rec all'immondezzaio, fece come gli aveva consigliato la moglie, ed ebbe in dono un grappolo d'uva con sette acini. Lo osserv sfiduciato, dicendo tra s: Questo dovrebbe bastare per tutta quella gente? Impossibile!. Ma fece una prova. Si mise a mangiare l'uva. Mangi, mangi, mangi. Riemp lo stomaco e il grappolo aveva sempre sette acini. Allora torn contento dal padre. E mangi lui, mangiarono i ministri, l'intera corte, l'esercito, e il grappolo non fin. Visir! Voglio mia nuora! Che cosa devo fare? tuon il sultano. E il visir: Chiedi a tuo figlio un tappeto cos grande che possa starci tu, la corte e tutto l'esercito. Il sultano chiese al figlio di cercarlo. Far come desideri disse il figlio, che torn a casa avvilito. Non andata bene la prima volta? lo rassicur sua moglie. Non preoccuparti. Vai allo stesso posto e chiedi: "Figlia di mio suocero, dammi il tappeto di tua sorella". Lui and all'immondezzaio, ebbe il tappeto, e lo diede al padre. Dove devo metterlo? gli chiese. In spiaggia rispose il sultano. Ci and, vi stese il tappeto, e questo diventava grande, grande, sempre pi grande. Si sedette sopra un gran numero di persone, e ancora avanzava posto!
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Visir, visir! Che fare? Voglio assolutamente mia nuora. Trova una soluzione! strill infuriato il sultano. Non ti resta altro rimedio che fare cos: chiedi un bimbo appena nato, che ti racconti la storia della bugia delle bugie. Il sultano convoc suo figlio e gli ordin, minacciandolo, di trovare quel neonato straordinario. Lo voglio qui fra tre giorni, o ti far tagliare la testa. Padre, esiste un bambino cos? Non so, per trovalo. Il giovane torn a casa disperato. Questa volta non mi potr salvare! si lament con la moglie; ma lei, dopo averlo tranquillizzato, gli disse: Vai all'immondezzaio, chiama mia sorella che sta per partorire, e dille: "Ho bisogno di tuo figlio perch racconti a mio padre la bugia delle bugie". Egli giunse all'immondezzaio quando il bambino stava nascendo, e fece la strana richiesta. Aspetta solo che lo abbia lavato gli disse la cognata. Fatto il bagno, il bimbo si present da suo zio. Benvenuto, o marito di mia zia. Tuo padre vuole un racconto bugiardo? S. Allora, quel bambino appena nato disse alla mamma: Madre, dammi la mazza di ferro che pesa una tonnellata. La prese, se la mise in spalla e segu lo zio al palazzo. Qui, la gett al suolo, e salut i presenti: La pace sia con voi. Con te sia la pace gli risposero, guardandolo sbalorditi. Lui raccolse la mazza e, maneggiandola senza sforzo, si rivolse al sultano con aria di sfida. O signore del tempo, che desideri sentire una storia menzognera: ascolta. Quando mio nonno doveva sposare mia nonna, le chiesi due monete di rame.
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"Aspetta fino a che sposo tuo nonno" mi preg la nonna. "No!" mi ostinai; "le voglio ora." Me le diede. Con una comprai una noce e pensai: "Dove vado a romperla?". La ruppi per terra, e la terra cominci a crescere, crescere... fino all'orizzonte, e molto pi lontano! Io, allora, pensai: "Che cosa seminer in questa terra?". E mentre riflettevo, passarono due persone. "Salute a voi" dissi. "Salute a te. Che cosa vuoi seminare in questa terra?" mi chiesero. "Non so." "Potresti seminare del sesamo." Ascoltando il loro suggerimento, preparai la terra e la seminai. Poi passarono altre persone: "Che Allah ti conceda la salute. Che cosa hai seminato?" vollero sapere. "Sesamo" risposi. "Peccato, peccato! Avresti dovuto seminare anguIo tolsi il sesamo, seme per seme, e lo contai. Ne mancava uno. Mi misi a cercarlo. Cerca, cerca, cerca, finalmente lo trovai in bocca a una formica. Tentai di prenderlo e, tira, tira, tira, si spezz. Dal seme spezzato, o sultano, credimi, incominci a uscire salsa di sesamo, ma tanta e poi tanta, che ne riempii quaranta grossi barili, e ancora ne usciva. In seguito, seminai le angurie, e crebbero talmente che con due caricavo un cammello. Le vendevo e le regalavo, finch un giorno pensai: regali le tue angurie e tu non ne mangi? Allora presi il coltello per tagliarne una, e il coltello si infil dentro il frutto; io lo seguii, mi ritrovai in un grande mercato affollato, e lo persi di vista. Lo vidi pi tardi in mano a un macellaio: " mio!" affermai.
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"No, non tuo!" replic il macellaio. Incominciammo a gridare, disputandoci il coltello; io presi la mazza e colpii il macellaio cos... Il bimbo si mise a dare colpi alla testa del sultano e intanto gridava: Ma come! Cane figlio di cane, tu vuoi mia zia? Infine, dopo averlo ben bastonato, gli tolse la corona, la mise a suo zio, e rivolgendosi ai presenti, chiese loro: Che cosa pensate del vostro nuovo signore? Giuro sulla testa di mia zia che, se lui non vuole la corona, gli far ci che ho fatto a suo padre. Poi prese la mazza e se ne and soddisfatto. Questo singolare racconto fu certo inventato per stupire gli ascoltatori. La fantasia vi regna sovrana. Le azioni e le avventure, inverosimili e meravigliose, si susseguono incalzanti e si ritrovano tutti gli elementi tipici dei racconti arabi di genere giocoso: intervento di esseri soprannaturali, metamorfosi, parodia.

NOTE 1 L'anguria, come in generale gli altri frutti con molti semi (arancia, melagrana, zucca) un simbolo di fertilit e discendenza numerosa. 2 La freccia il simbolo del destino; la guida che conduce l'eroe alla sua conquista eccezionale. Il rito delle tre frecce divinatorie era molto diffuso presso i beduini arabi preislamici e nell'antica Persia. La forma fallica suggerisce anche una valenza simbolica amorosa, intesa sia in senso sessuale che mistico.

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La figlia del cammello selvaggio

C'era una volta, molto tempo fa, un bravo pescatore che la sorte, un giorno, decise di perseguitare. Da allora non riusc pi a prendere un solo pesce. Una mattina, la figlia maggiore, sperando di poterlo aiutare, si offr di accompagnarlo. Padre e figlia andarono insieme a pescare ma, ahim, le reti rimasero vuote. Raccogli un po' di legna le ordin il poveruomo; poi se ne tornarono a casa sconsolati. Il pescatore sfortunato accese il fuoco, mise a bollire dei sassi in una pentola e promise ai figli che quella sera avrebbero mangiato a saziet. Per, l'acqua bolliva, bolliva, le pietre non si cuocevano e i bambini, stanchi di aspettare, si addormentarono a pancia vuota. Il giorno seguente, la secondogenita disse al padre che anche lei voleva andare a pesca. No che non verrai. S che ci verr e fu lei che la spunt. Si recarono al mare e gettarono le reti. Inutilmente. Di pesci neppure l'ombra. Raccolsero dei rami secchi, tornarono a casa, accesero il fuoco e misero a cuocere i sassi, ma questi rimasero duri. Si fece notte e i bambini andarono a letto senza cena. Il terzo giorno, l'ultimogenita volle accompagnare suo padre. Portami con te lo preg.
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Non andrai n tornerai rispose lui abbastanza nervoso. S, devo tentare anch'io ribad la caparbia. E insisti, insisti, ottenne il permesso. La sfortuna doveva aver voltato le spalle, perch appena giunti al mare gettarono le reti e presero un pesce grosso dai riflessi d'oro e di tutti i colori. Figlia mia, questa meraviglia degna del re! esclam il pescatore; e decisero di fargliene dono. Quel re, che aveva sette mogli, al vedere lo straordinario pesce fu tanto contento che ordin ai servi di aprire la stanza del tesoro. Prendete tutto ci che desiderate disse al pescatore. La ragazza si tolse il velo che le copriva i capelli, e vi mise un po' di pietre preziose. L'uomo si tolse la tunica, la riemp di monete d'oro, e tornarono a casa felici. Rimasto solo, il re desider ammirare ancora una volta il pesce che i servi avevano portato, dentro un vaso di cristallo, nella sua stanza. Ma cerc di aprire la porta e non ci riusc, perch era chiusa dall'interno. Incuriosito, guard attraverso il buco della serratura, e si accorse che il pesce era scomparso. Nella camera c'era, invece, una fanciulla tanto avvenente che poteva dire agli astri del cielo: Andate via. Io illuminer la terra al vostro posto. Lui, sorpreso e affascinato da quella bellezza, le disse: Cara, occhi miei, apri, per favore. Entrerai soltanto se getterai in un pozzo profondo le tue mogli, dopo averle accecate rispose la ragazza. Invano il re cerc di farle cambiare idea, e poich la desiderava troppo, acconsent a quella richiesta. Si sbarazz delle altre mogli e spos lei.
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Le sette donne aspettavano tutte un figlio. Si trovavano, da qualche giorno, dentro il pozzo, quando la prima partor. Avevano tanta fame, e non sapevano come nutrirsi, cosicch decisero di tagliare il neonato in sette pezzi e mangiarlo. La pi giovane, per, conserv la sua parte. Una dopo l'altra, partorirono tutte. E ogni volta, il bambino che nasceva veniva diviso in sette porzioni e divorato. L'unica che non uccise il figlio fu proprio la pi giovane. Le altre protestarono: Abbiamo spartito con te i nostri, ora il tuo turno. Lei prese i sei pezzi che aveva serbato, li rese alle compagne e propose: Siamo sette, possiamo allattare questo bimbo e lui, con il permesso di Dio, un giorno potr esserci utile. Esse accettarono, e il bambino, nutrito da sette madri, crebbe rapidamente, sano e forte. Appena fu in grado di camminare, si iss sul pozzo. L vicino c'era la bottega di un pasticcere; lui la vide, ci and, entr senza farsi notare, rub alcuni dolci e li port alle sue madri. Quando il pasticcere si accorse che, inesplicabilmente, la mercanzia spariva, decise di stare all'erta. Il piccolo ladro torn ancora, e approfittando dell'apparente distrazione del bottegaio, carp i dolci e scapp via. L'uomo lo segu. L'acchiapp quando stava per saltare nel pozzo, e voleva bastonarlo. Mamma, mamma url il bambino. Non fategli del male implor la madre. Chi sei? chiese il pasticcere. Sono una delle sette mogli del re rispose, e gli narr la sua storia. Lui si impietos, fece uscire le donne, le condusse a casa sua e da quel giorno le tenne con s. Il bambino cresceva e l'aiutava nel lavoro. Una volta, la nuova regina sent i servi che mormoravano: Dicono che uno dei figli di sua maest
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vive! Quando sar grande, di certo si impadronir del trono!. Allora lei prese del pane secco, si mise a letto, e attese il rientro del marito. Appena lo ud che apriva la porta, incominci a lagnarsi. Che male le mie povere ossa! e schiacciava il pane. Che cosa ti succede, cara? chiese il re, preoccupato da quello scricchiolio. Fai venire il dottore si lament la donna. Il re, sollecito, mand a chiamare il medico, ma sua moglie salt gi dal letto, usc di corsa, prese una scorciatoia, e giunse per prima dal dottore. Fra pochi minuti gli disse senza indugio verranno a prenderti per condurti al mio capezzale. Fingi di trovarmi gravemente ammalata e prescrivimi, per guarire, il cuore del cammello selvaggio. Chi dovr cercarlo? chiese il dottore, afferrando il sacchetto di monete d'oro che gli veniva offerto. Il ragazzo del pasticcere rispose lei, e scapp via. Quando il medico fu introdotto nella sua camera, la regina sembrava in fin di vita. Naturalmente, le fu prescritta la cura che aveva suggerito. Il re chiam il giovane che era suo figlio, anche se non lo sapeva, e gli ordin: Portami il cuore del cammello selvaggio. Dove posso cercarlo, o re del tempo? Non lo so, per Dio! Ma vedi di trovarlo. Che ti succede, figlio mio? gli chiese il pasticcere, vedendolo preoccupato, quando torn alla bottega. Dopo aver sentito qual era la strana richiesta, gli consigli: Vai dal re e chiedigli un cavallo che pu inseguire un moscerino, una spada che pu spezzare un moscerino, un otre di vino e uno di arak. Il figlio del re and da suo padre, gli chiese il cavallo, la spada, il vino e l'arak 1 e torn dal pasticcere che gli disse: Ascoltami bene: vai per quella strada e percorrila fi458

no a che troverai un sentiero; seguilo e vedrai un albero altissimo. Non tanto alto quanto Allah, per! Sotto l'albero ci sono due abbeveratoi. In uno verserai il vino, nell'altro l'arak. Allora griderai: "Cammello selvaggio, vieni e accetta questo dono". Stai attento, figlio mio! Non devi mostrare sorpresa n paura, vedendolo arrivare. Lascia che chini il capo e beva tranquillo l'arak. Ma appena avr messo il suo muso nel vino tu, pi leggero della brezza, ti avvicinerai e lo decapiterai. Poi squarcerai il suo torace, gli strapperai il cuore, monterai sul cavallo e volerai verso casa. Sentirai inseguitori che ti chiamano con voci suadenti, bada di non voltarti, altrimenti morirai. Far cos annu il ragazzo, e si mise in viaggio, dopo aver baciato la sua mano e quella delle sette madri. Cavalc per tre giorni, e infine giunse al grande albero; mise il vino e l'arak nei truogoli e chiam il cammello, che venne soltanto al terzo invito. Tutto accadde come gli era stato detto. Galoppava ormai sulla via del ritorno, quando sent dolci voci che lo invitavano a fermarsi, ma non le ascolt. Erano quaranta ginn che, riconosciute vane le lusinghe, cominciarono a gridare inviperiti: Prendiamolo, uccidiamolo. Neppure allora si volt. Arriv alla reggia e consegn il cuore del cammello selvaggio. Il re lo diede alla moglie. Lei, che aveva simulato la malattia, a quella vista, quasi si ammal sul serio, perch il cammello, in realt uno dei ginn pi potenti, era suo padre. Trascorse qualche giorno, e la cattiva finse di essere nuovamente inferma. Si mise a letto con il pane secco, si lament con pianti e grida, fece chiamare il dottore, e lo avvert di prescriverle, come cura, le pere che piangono e le pere che ridono, cercate dallo stesso giovane.
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Non preoccuparti! disse il pasticcere al suo ragazzo, vedendolo turbato per il singolare incarico. Torna dal re. Chiedigli un asino e quaranta denari. Comprerai collanine, anelli, braccialetti, creme, veli e abiti sgargianti; tutta la chincaglieria, insomma, che le giovinette adorano. Poi ti dirigerai per quel sentiero retto, lo seguirai fino a giungere davanti a una grandissima porta. Non grande per come Allah! Verr una fanciulla nera, di tredici anni circa. Da quel momento, la tua scaltrezza ti suggerir cosa fare. Giunto sul posto, il finto venditore espose la sua mercanzia; quegli oggetti invitanti attrassero subito l'attenzione della ragazzina. Lei, che voleva provare tutto, lo condusse in una grande sala, tetra e misteriosa, dove quaranta lanterne mandavano barlumi tremolanti. Lui le chiese ad alta voce: Ragazza... Che una scimmia ti uccida! Se i figli del mio padrone si svegliano, ti faranno a pezzi lo interruppe, bruscamente, la ragazzina. Che cosa sono quelle luci laggi? le bisbigli, allora. Le anime dei figli addormentati del mio signore. Fatti bella. Indossa questi abiti, prova i gioielli le sugger con voce suadente. Intanto, seguitava a curiosare. Vide una grande bottiglia chiusa. Che cosa c' dentro? le chiese. L'anima della mia padrona. La sposa del re che, per lei, accec sette mogli e le fece gettare dentro un pozzo profondo. E in quella? chiese ancora, indicando una lanterna spenta. L'anima del mio signore, il cammello selvaggio, che Dio uccida colui che l'ha ucciso. In essa racchiuso un gran potere: versando la sua cenere in oc460

chi che non vedono essi scorgeranno nuovamente la luce. Fai presto, adornati le disse allora, e intanto cercava di distrarla con le vesti appariscenti. Vide anche una piccola lanterna. Ma in questa che cosa c'? La mia anima rispose lei, distratta, mentre si imbellettava. Lui ruppe il lume, e appena la fanciulla cadde a terra morta, fece a pezzi tutte le quaranta lanterne. Cerc poi le pere che piangono e che ridono e ne riemp una bisaccia. Infine, prese la grossa bottiglia e la lanterna magica; mont a cavallo e ripart verso il suo paese. Mentre cavalcava, la bottiglia sballottava; e con essa anche l'anima della regina che vi era racchiusa. La disgraziata, nel palazzo, si mise a gridare: Il mio cuore, il mio cuore! e quando lui giunse, era gi mezzo morta. Buss al suo appartamento e le diede le pere. Appena le mangi si mise a crescere. Si allungava e si ingrossava; finch divenne una gigantessa. Allora il ragazzo cominci ad agitare la bottiglia e lei stramazz al suolo. Dammela! lo implorava. L'avrai solamente se farai ci che ti ordino: arruffati i capelli, vai al centro del cortile, chiama mio padre e divoralo le disse. La donnona obbed. Stava per mangiare il marito, quando il figlio del re, che l'aveva seguita di nascosto, gett a terra la bottiglia. Essa si ruppe e la regina mor. Che cosa succede? chiese il re. Ho ucciso la strega per la quale accecasti le mie sette madri rispose lui. Dove sono le tue madri? Gli rivel dove si trovavano. Le donne furono portate al palazzo e guarite con la cenere della lanterna
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che aveva custodito l'anima del cammello selvaggio. Il re cedette il trono al figlio, che nomin visir il pasticcere. Da quel giorno, vissero tranquilli, nella gioia e nell'amore, per tutto il tempo che Dio gli concesse di vivere.

NOTE 1 Acquavite di uva, aromatizzata con semi d'anice. Tipica bevanda della regione.

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Fatma la leccapiatti

C'era una volta una donna che lavorava come portinaia in una scuola, e aveva una figlia di nome Fatma. Le due erano tanto povere che per mangiare, talvolta, mendicavano gli avanzi, e tutti chiamavano la ragazza "Fatma la leccapiatti". Un giorno, il maestro disse agli scolari: Domani andremo in campagna e pranzeremo nel prato. Fatma chiese a sua madre: Posso andarci anch'io? Figlia, non puoi, perch non ho nulla da darti da mangiare. E quelle poverette cominciarono a piangere e a lamentarsi della loro miseria. Mentre si disperavano, apparve un uomo che le apostrof irato: Che cosa succede? Perch non mi lasciate in pace?. Mia figlia vuole andare in campagna, ma non ho niente da darle. Siamo due povere miserabili! rispose la donna, singhiozzando. Allora lui propose: Se diventi mia moglie, ci penser io. Le dar quel che desidera. Lei acconsent, si sposarono, e il patrigno disse alla giovane: Ascolta, domani mattina troverai sopra la tua testa un vestito di seta, bracciali, collane e anelli d'oro. Indossali e scendi in strada. Davanti alla porta ci sar ad aspettarti una bellissima carrozza che ti condurr dove desideri. Quando sarai giunta a destinazione, avverti i
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tuoi compagni: nessuno mangi ci che ha con s. Ci penser io. Trascorse la notte. L'indomani Fatma si abbigli e si adorn, entr nella carrozza e and al prato. Sembrava proprio una gran dama! Al suo arrivo, tutti i presenti si voltarono a guardarla. venuta la regina, venuta la regina! mormoravano ammirati. Ma una bambina la riconobbe. Questa Fatma la leccapiatti disse. Fatma una ragazza molto povera, che mangia gli avanzi. Come pu avere queste belle cose? osserv il maestro. Per, andandole vicino, si accorse che era proprio lei! Giocarono, si divertirono, e all'ora del pranzo apparve un gran tavolo imbandito riccamente con ogni genere di carni, frutta e dolci. La figlia della portinaia invit a quel banchetto tutti i presenti. Pi tardi, mentre si lavava alla fontana, perse l'anello. I compagni l'aiutarono a cercarlo. Invano! Era scomparso. Dovete sapere che il figlio del re abbeverava il suo cavallo alla stessa fonte. Ci and anche quella sera ma l'animale si imbizzarr e non voleva bere. "Perch avr paura?" si chiese il principe preoccupato. Poi, guardando nell'acqua, scorse qualcosa che brillava, e la raccolse. Era l'anello smarrito! "Oh cielo, se questo gioiello brilla cos, chiss come bella la donna che lo indossava!" pens, ed era gi innamorato. Lo port dalla madre, e le disse: Cerca la sua padrona. La regina lo fece provare a tutte le ragazze del regno ma per una era grande, per una era piccolo: a nessuna andava bene. La sera seguente disse al figlio: L'hanno misurato tutte. Resta solo Fatma la leccapiatti.
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Che cosa aspetti? Vai a farglielo provare si spazient lui. Nello stesso momento, il patrigno annunciava alla fanciulla: Domani verr la regina con l'anello che smarristi alla fontana. Le dirai che tuo e le offrirai i tessuti pi preziosi che abbiamo in casa. La moglie del re grad quell'omaggio, e torn contenta al palazzo. Disse al principe: L'anello andava bene al suo dito. Lei bella e gentile. Diventer la tua sposa. E il patrigno avvert Fatma: Domani torner la regina a chiederti la mano per suo figlio. Accetta e rispondile: "Sar felice di essere anche una serva nella tua cucina". Per attenta! Se lo sposi, non dovrai rivolgergli la parola finch lui non dir: "Per la vita di tuo padre, re dei narcisi, ti prego, parla con me". Solo allora parlerai, altrimenti si scioglier l'incantesimo, io svanir, e voi tornerete povere. Se ti chiederanno che cosa desideri in dote, risponderai: "Quaranta bisacce d'oro". Il mattino seguente venne la regina, che rimase perplessa alla richiesta di una dote cos esorbitante. Ma il principe, che era disposto a tutto per avere quella moglie, apr le casse del tesoro. Vi trov solamente venti bisacce d'oro. Allora chiese aiuto ai suoi ministri, che gliene prestarono altri venti. Il patrigno disse a Fatma: Domani porteranno l'oro, e vorranno sapere dove metterlo. Rispondi: "Nella stalla". Lei fece cos. Intanto il principe era sempre pi impaziente di impalmare l'amata, e si celebrarono le nozze. Quando la sposa giunse al palazzo, aveva con s ottanta bisacce d'oro, diamanti, rubini, gioielli preziosi, abiti sfarzosi, tessuti di seta e una banda musicale! Furono tutti molto contenti. I due giovani erano ormai marito e moglie, ma trascorrevano i giorni, le setti465

mane, i mesi, e lei non rivolgeva mai la parola al suo sposo. Invece con la suocera e la corte conversava tranquillamente. Un giorno, il figlio del re si lament con la regina. Perch non mi parla? Forse si vergogna suppose la madre. Stiamo insieme da un anno, e ancora si vergogna? Non posso pi vivere con lei. Me ne vado a Istanbul e sposo un'altra decise. Part, e dopo alcuni mesi Fatma disse a sua suocera: Andiamo a Istanbul. Voglio mostrarti la mia rivale. Figlia mia, che Allah ti protegga, lasciali in pace rispose la regina. No, partiamo insistette; e la convinse. Le due donne andarono a Istanbul e si recarono a casa del principe. Furono accolte da una signora che le invit a pranzo. Allorch fu servito un grande vassoio con frutta d'ogni genere, Fatma osserv: Manca qualcosa. Che cosa? L'uva. Mi spiace, ma in questa stagione l'uva non si trova. Un pozzo, lo avete? S, lo abbiamo. Fatma scese subito nel pozzo, ne risal con quattro bellissimi grappoli di uva matura, e li diede alla sua rivale. Tre sono per noi, e uno per il figlio di mio suocero le disse. Il figlio di tuo suocero! E chi ? Tuo marito che anche il mio. Come! Aveva una moglie straordinaria, e ha sposato me! esclam la rivale. Pazienza, addio rispose Fatma. E and via. Quando il principe vide l'uva, si sorprese. Da do466

ve viene? chiese alla moglie. Lei gli raccont gli avvenimenti di quel giorno, e intanto pensava: "Di sicuro si arrabbier, se non so fare la stessa cosa" e decise di scendere nel pozzo per cercarvi l'uva. Non risal mai pi. Allora il figlio del re torn dalla prima sposa. Ma trascorrevano i mesi, e lei non parlava. Ti prego, dimmi almeno una parola! la supplicava, inutilmente. Si stanc un'altra volta di quel silenzio e part per Beirut, in Libano. Fatma, una mattina, disse alla suocera: Preparati, verrai con me in Libano. Voglio conoscere la mia rivale. Figlia mia, lasciali in pace! No, andiamo si ostin; vinse, partirono; e dopo un lungo viaggio giunsero a Beirut. Si recarono immediatamente a casa della rivale, che le fece entrare e le invit a pranzo. Fatma, quando vide la tavola imbandita, disse: Manca qualcosa. Che cosa? Il pesce. Mi spiace, non ne abbiamo si scus la loro ospite. Allora lei and in cucina e ordin al fuoco: Fuoco, accenditi e il fuoco si accese. Disse alla padella: Padella, vai sul fuoco e la padella obbed. Disse all'olio: Olio, vai nella padella e l'olio ci and. Appena l'olio divent bollente, vi immerse le mani. Le sue dita diventarono dieci bellissimi pesci, e tornarono subito sane. Ecco i pesci. Cinque sono per noi, cinque per il figlio di mio suocero disse, porgendoli alla signora. Chi ? chiese lei. Tuo marito, che anche il mio.
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Oh, anima mia! Come ha potuto lasciarti per sposare me? Pazienza. Cosa vogliamo farci? Addio. A tarda sera rientr il principe, vide i pesci e chiese alla moglie: Chi li ha portati?. Lei gli raccont tutto e, volendo dimostrargli che poteva fare altrettanto, and in cucina e diede gli stessi ordini. Ma n il fuoco, n la padella li eseguirono, e dovette chiamare una serva. Quando l'olio boll, ci bagn le dita e mor. Lui torn alla reggia. Ma si stuf ancora una volta del mutismo coniugale e ripart. Dobbiamo recarci a Damasco per conoscere la mia nuova rivale che aspetta un figlio disse Fatma a sua suocera, una mattina. Che Allah ti protegga! Perch non lasci tranquilli quei due? la scongiur la regina. No, vieni con me. Partirono; giunsero a Damasco e si recarono dalla rivale, che abitava in una casa molto alta. Fatma sal sulla terrazza, si sedette sopra un raggio di sole, con la sua luce fece due appartamenti, e disse alla rivale: Uno per te e tuo marito, l'altro per vostro figlio. Quando il principe vide quelle nuove abitazioni che splendevano come oro, volle sapere tutto. La poverina, per mostrargli come era successo, si sedette anche lei su un raggio di sole, ma cadde e mor. Questa volta il principe rimprover aspramente la sua sposa muta. Mi hai seguito la prima e la seconda volta, e hai fatto morire le mogli; la terza, anche mio figlio. Che cosa vuoi da me? Parla! E lei zitta. Ho deciso. Metter una pelle davanti e una dietro, e me ne andr per il mondo disse allora, e part. Fatma corse a lamentarsi dal patrigno. Il mio sposo va per il mondo. Non lo vedr pi! gli disse.
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Torna a casa e lascia fare a me la rassicur lui; e usc per cercare il principe. Come lo vide gli and incontro e gli chiese: Che cosa succede? Perch vuoi andartene? Non sei soddisfatto di tua moglie? Per carit! Non voglio pi sentir parlare di mogli. Mi faccio derviscio rispose lui. No, aspetta! Dimmi: cosa succede? Forse posso aiutarti. Il meschino raccont tutto, e concluse sconsolato: Siamo sposati ormai da tre anni, e non ha detto una parola. Ti aiuter. V?i a casa, ammazza due agnelli, e ordina a tua moglie di arrostirli perch hai invitato a pranzo il visir. Ma bada! N tua madre n le serve devono aiutarla. E nascondi il sale, il pepe e lo zafferano. Lui fece cos. Fatma si mise a cucinare; e quando si accorse che mancavano il sale e le spezie, comand alle caraffe vuote: Caraffe, venite qui. S, signora risposero le caraffe. Tu vai a comprare il pepe, tu il Scile, tu lo zafferano. Le caraffe, rotolando, andarono al mercato. Passarono davanti alla moschea mentre il principe ne usciva. Proprio in quel momento a una di loro si ruppe il manico ed esclam spaventata: Ahi! mi si rotto il manico; ora la padrona mi ammazza. No che non ti ammazza. Figurati che il figlio del re sposato con lei da tre anni, e ancora non gli ha fatto niente. Se poi volesse davvero ammazzarti, dille: "Per la vita di tuo padre, re dei narcisi, non uccidermi, perdonami!". Sai che se il marito le rivolgesse queste parole, parlerebbe? Lui sent tutto; corse dalla moglie e la implor: Ti prego spiegami una
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buona volta perch non parli. Di' qualcosa, per la vita di tuo padre, re dei narcisi!. Finalmente, dopo essere scoppiata in una gran risata, Fatma parl! Ringraziamo le caraffe. Perch se non fosse stato per loro non avresti mai imparato. Da quel momento vissero insieme sempre felici. Nonostante gli ambienti esotici, le situazioni e i dialoghi tipici della societ orientale, la vicenda quella di Cenerentola, la protagonista di una delle pi belle fiabe conosciute in Occidente. Le sue origini comunque sono asiatiche. Questa una delle tante versioni che si narrano in Siria. Pu considerarsi una "Cenerentola"anche "La figlia del sole" dove l'elemento che desta la passione del principe non un oggetto abbandonato ma una voce splendida e misteriosa.

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La figlia del venditore di fave

C'era una volta un venditore di fave che aveva una figlia bella e intelligente, e c'era anche un re che aveva un figlio bello e intelligente. La ragazza lavorava da una sarta. Un giorno, andando al lavoro, si incontr con il figlio del re che usciva di casa. Lui la salut beffardo. Buongiorno, o figlia del venditore di fave. Buongiorno, o figlio del re. Che cosa hai mangiato a colazione? Pane e fave, che Allah protegga il suo Profeta, o cane figlio di un cane. Io sarei figlio di un cane? Se non fossi un cane figlio di cane, non importuneresti le ragazze di buona famiglia. Vedrai, vedrai! la minacci lui. Fai quel che vuoi lo sfid lei. Il principe, allora, fece riempire una grande cassa di frutta secca, bruscolini e dolci, e la port in dono alla sarta. Le diede anche dieci monete d'oro. In cambio le chiese: Di' alla figlia del venditore di fave che oggi lavorerete fino a tardi, e falla dormire da te. Poi, finse di allontanarsi, ma invece si nascose dentro il baule. Quella notte, quando la vide sbadigliare per la stanchezza, la sarta disse alla ragazza: Prendi un po' di frutta secca da quella cassa.
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Lei vi infil la mano, e il figlio del re si mise a pizzicargliela. Padrona, padrona, non sei n palma da dattero n insetto, e hai in casa cose che pizzicano e mordono! esclam lei. Occhi miei, saranno formiche rosse rispose la padrona. La mattina dopo, i due giovani si incontrarono nuovamente. Buon giorno, figlia del venditore di fave disse il figlio del re. Buon giorno a te, figlio del re rispose la figlia del venditore di fave. Che cosa hai mangiato, oggi? Pane e fave. Che Allah protegga il suo Profeta. O cane figlio di cane; come osi rivolgere la parola per strada a una figlia di buona famiglia? Padrona, padrona! Non sei palma da datteri n insetto, e hai in casa cose che mordono e pizzicano? si burl lui. Ah, figlio del re! Mi hai avuto. S, ti ho avuta e ora fai ci che vuoi. Quella stessa notte, la figlia del venditore di fave indoss dei pantaloni corti, si dipinse le gambe e le braccia di rosso, nero, verde e giallo, copr il capo con un berretto, mise un sonaglio alla cintura, and al palazzo del re, e si introdusse nella stanza del principe, che dormiva. Gli sal sul petto e cominci a saltare, dimenarsi e strepitare come uno spirito maligno, facendo tintinnare il sonaglio. Chi sei, in nome di Dio! balbett, terrorizzato, il figlio del re, svegliandosi. Taci! Ti supplico, dimmi chi sei. Sono Azraele1 e vengo a prendermi la tua anima. In nome di Dio misericordioso! Lasciami il tempo per dire addio a mia madre e alla mia famiglia.
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No. Non puoi salutare nessuno. Devi morire ora disse la ragazza, continuando a dimenarsi. Il poveretto svenne per lo spavento. L'indomani si incontrarono ancora. Buon giorno, figlia del venditore di fave. Buon giorno a te, figlio del re. Che cosa hai mangiato questa mattina? Pane e fave. Ti supplico, Azraele, lasciami il tempo per dire addio a mia madre e alla mia famiglia! lo derise lei. Ah, figlia del venditore di fave, mi hai avuto! disse lui, infuriato. Per chiese alla regina sua madre di farlo sposare con quella ragazza. Le nozze furono celebrate in grande pompa. Il giorno dopo, la sposa prepar la tavola per il pranzo. O figlia del venditore di fave, dimmi: cos' che rende pi bella la tavola? le chiese il principe. I piatti e le posate, o mio signore. Che cosa fa pi bello il cielo? La luna e le stelle. Che cosa adorna di pi la donna? I figli. Ebbene, che possa morire di rabbia, tu non avrai alcun figlio da me. Domani sposer un'altra. Oh, marito mio, che Allah ti conceda la sua misericordia! In quel momento, chiamarono alla porta. Era il re, che ordin al figlio: Recati immediatamente a Tiro, in Libano. Ah, certo tu sei pi fortunata di me. Devo andare a Tiro si lament lui, e part. Lei avvert la suocera: Signora, per quaranta giorni non cercarmi; ho mal di testa, e mi chiudo in casa. Invece radun quaranta ragazze vestite da guar473

die, quaranta tende, quaranta cavalli, tutto il necessario per un esercito, e segu il marito. Lo raggiunse dopo alcuni giorni, e fece allestire l'accampamento vicino al suo. Il figlio del re lo vide, e ordin a una guardia di scoprire chi fosse il nuovo arrivato, e se veniva in pace o aveva intenzioni ostili. Il soldato gli disse che si trattava di gente pacifica. Allora lui mand un messaggero per invitare il capo a rendergli visita. Lei venne abbigliata da gran signore. Io sono Saladino si present il figlio del re. E io Adnan rispose sua moglie. Che ne pensi di una partita a scacchi? propose Saladino. Ci sto, se il vincitore avr in compenso la donna pi bella del rivale. Giocarono, e lei lo lasci vincere. Al termine della serata si conged promettendogli: Manda una guardia e avrai la mia donna pi avvenente. Poi fece ritorno all'accampamento, indoss un bellissimo abito, nascose, con un velo, il volto e i capelli e torn dal marito. Rimase con lui tre notti e tre giorni. L'ultima notte, gli rub un bracciale e part. Al tempo giusto, partor un figlio che chiam Tiro. Quando suo marito torn dal Libano, lei apparecchi la tavola, e lui le chiese: O donna, che cosa fa bella la tavola? I piatti e le posate. Che cosa rende pi bello il cielo? La luna e le stelle. Che cosa, o moglie mia, adorna di pi una donna? I figli intorno a lei. Che possa morire di rabbia! Tu non avrai mai un figlio da me. Domani sposer un'altra. In quel momento giunse il re.
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Figlio, preparati a partire oggi stesso per Istanbul gli disse. Il figlio del re part, e la moglie si prepar a raggiungerlo, facendo alcuni cambiamenti perch lui non capisse che si trattava delle persone della volta precedente. Tutto si svolse alla stessa maniera. Si incontrarono, cenarono, si sfidarono agli scacchi, lei lo fece vincere e trascorsero tre notti e tre giorni insieme. L'ultima sera, mentre dormiva, gli prese un fazzoletto, e prima dell'alba part. Dopo nove mesi partor un altro maschio, che chiam Istanbul. I bambini crescevano belli e forti. Un giorno, Saladino rientr, e lei prepar la tavola. Come al solito, lui le chiese: Che cosa rende bella la tavola? I piatti e le posate. Che cosa fa bello il cielo? La luna e le stelle. Che cosa fa bella una donna? I figli. Che possa morire di rabbia! Non avrai mai da me un figlio. Domani sposer un'altra. Che Allah ti protegga! rispose, sorridente. Proprio allora, entr il re. Preparati, figlio mio: devi recarti a Badra 2 gli disse. O figlia del venditore di fave. In verit, tu hai pi fortuna di me! esclam il principe con disappunto, e and via. Part anche lei, vestita da uomo e con il suo seguito, e lo raggiunse sulla strada per Badra. Fece allestire l'accampamento accanto a quello del marito. Venne la solita guardia in ricognizione, cenarono, lei perse agli scacchi e riusc a trascorrere lietamente
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con il suo sposo tre giorni e tre notti. Questa volta gli rub un anello. Dopo nove mesi, partor una bella bambina che chiam Budur. 3 Quando torn suo marito, apparecchi la tavola, e lui le chiese: Che cosa pi decorativo per la tavola? I piatti e le posate. Che cosa rende il cielo pi bello? La luna e le stelle. Che cosa pi bello nella donna? La donna medesima, adornata dai figli. Che possa morire di rabbia! Non ti dar mai un figlio, e domani sposer un'altra. Che Allah abbia compassione di te rispose tranquilla. Quel giorno, il re non venne con nuovi ordini, cos Saladino pens, contento, che era giunto il momento della vendetta. Chiese a sua madre di fargli sposare la figlia del visir, e le nozze furono stabilite per il giorno seguente. Quando portarono la promessa sposa al bagno reale, la figlia del venditore di fave disse a Tiro, Istanbul e Budur: giunta la vostra ora e consegnando loro il bracciale, il fazzoletto e l'anello del padre, gli consigli che cosa dovevano fare. Tiro, Istanbul e Budur andarono dalla figlia del visir, che si faceva bella con l'aiuto delle sue damigelle, e cominciarono a molestarla. Lei si arrabbi e strill. A quello strepito, accorse la regina per cacciare i bambini, ma questi le dissero: Questa la casa di nostro padre. Perch vuoi mandarci via? Vostro padre! esclam lei, sbalordita. Certo; e nostra madre, che sua moglie, vive qui al piano di sopra.
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In quel momento sopraggiunse Saladino, sent tutto, e anche lui volle sapere. Perch siete qui? Chi ? Dov e vostra madre? Che cosa... chiese. Ma all'improvviso si interruppe, interdetto. Non fece pi domande e non attendeva pi risposte. Aveva visto indosso ai figli gli oggetti che gli appartenevano! Quelli sono figli miei? chiese alla moglie. Certo, questi sono i figli che tu mi hai dato, quando ti seguii a Tiro, Istanbul e Badra rispose lei. O figlia del venditore di fave, tu sei pi scaltra e intelligente di me! le disse il principe con ammirazione, e corse a rendere la dote alla figlia del visir. Da quel giorno visse felice con sua moglie. 4

NOTE 1 Per l'Islam l'angelo della morte. 2 In Iraq. In epoca medievale era un centro intellettuale di rilievo, come documentano fonti siriache e geografi arabi. Il re persiano Cosroe I vi stabil una colonia per i prigionieri di guerra provenienti dalla Siria del Nord. Attualmente un villaggio agricolo. 3 Plurale di Badra; significa "luna piena". 4 Cfr. Boccaccio, Decamerone, III, 9, "Giletta di Nerbona".

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Il mercante di Damasco

Molto tempo fa, viveva a Damasco un grande commerciante. Un giorno, accorgendosi che stava per morire, chiam suo figlio. Voglio darti un'avvertenza. Sposa soltanto la donna che vale il suo peso in oro gli disse, e subito mor. Poco tempo dopo la morte del padre, il giovane decise di prendere moglie. Si guard intorno, trov una che gli piacque, e and dai genitori di lei a chiedere la mano. Quanto volete in dote? chiese ai parenti della prescelta. Essi proposero una quantit modesta di denaro, e lui rinunci alla fidanzata. Cerca, cerca, fin per trovare un'altra di suo gusto. Che cosa volete in dote? chiese ai genitori della fanciulla. Il suo peso in oro risposero, decisi. Bene! Ho trovato la sposa giusta per me assent, soddisfatto. Torn a casa, raccolse tutti i soldi che possedeva, e li pes. Mancavano alcuni chilogrammi. Che fare? Aveva ricevuto in eredit dal padre una grossa fortuna, che per era impegnata in affari di commercio con importanti mercanti del Libano, e aveva molte cambiali da riscuotere, ma non il tempo sufficiente per recarsi a Beirut prima delle nozze. Infine, decise di risolvere la situazione chiedendo
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un prestito al vicino ebreo che faceva l'usuraio, e and da lui. Buon giorno, puoi farmi un favore? gli disse. Certo! Che cosa desideri? Ho bisogno di due chilogrammi d'oro. Me li presteresti per un po' di tempo? D'accordo! Ma a una condizione. Se non li renderai nel giorno convenuto, al loro posto dovrai darmi due chilogrammi di carne della tua coscia. 1 Il mercante acconsent, ebbe il denaro, port la dote a casa dei suoceri, e si celebrarono le nozze. Trascorse un mese. Un giorno, disse alla moglie: Vado a Beirut per affari. Attendimi, torner presto e part. Appena giunto in questa citt, si rec dai soci del padre. Raccont della morte del genitore, delle nozze, del prestito da rendere, e chiese il suo denaro. Gli scaltri commercianti libanesi capirono di trovarsi davanti a un giovane inesperto e un po' ingenuo, e decisero di sfruttare la situazione a loro vantaggio. Chi hai sposato? gli chiesero. E quando disse il nome della moglie, lo canzonarono: Non hai trovato una peggiore?. Poi uno dei compari aggiunse: di facili costumi ed anche la mia amante. Anzi, pochi giorni fa sono stato con lei. Il meschino gli propose: Che ne dici di una scommessa? Io ti dar la prova della mia sincerit. Se ho ragione, non ti pagheremo il debito. Se, invece, la tua sposa onesta, avrai il doppio della somma. Lui acconsent, e decisero di vedersi il giorno dopo. L'intrigante fece sellare un cavallo veloce, e part per Damasco. Vi giunse che era sera, e si rec subito a casa di una conoscente. L, si nascose in un grande baule che aveva portato con s, offr alla donna dieci monete d'oro, e le chiese di portarlo dalla moglie del
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mercante, che abitava nelle vicinanze, spiegandole che cosa doveva fare. Lei ci and subito. La pace sia con te, cara vicina. Posso chiederti un favore? Parto in pellegrinaggio per la Mecca, e non vorrei lasciare questa cassa incustodita. Non vorresti tenermela? le disse. La giovane signora acconsent di buon grado, e fece trasportare in camera da letto il grosso baule. Trascorsero alcune ore, e l'amica del libanese torn a bussare. Signora mia, un imprevisto mi impedisce di partire, cos fra poco verr un garzone a riprendere il baule. Grazie! Quando il mercante sent la complice che intratteneva la padrona di casa, usc svelto dal nascondiglio. Cerc l'abito pi elegante del marito di lei, lo prese, si mise nuovamente nella cassa, e attese che venissero a prenderla. Il giorno seguente, era di ritorno a Beirut. E il povero mercante damasceno, vedendo il socio del padre con l'abito che aveva indossato per le nozze, si rammaric: Che stupido! Ho offerto il suo peso in oro a una che mi tradisce con il primo che incontra. Distrusse le cambiali e se ne and. Ormai era povero; non poteva tornare a casa. Decise di restare a Beirut, dove trov lavoro, come garzone, in un caff. Passarono i giorni, le settimane, e la povera moglie cominci a preoccuparsi del marito che non tornava. Infine, non potendo pi attendere, decise di partire per il Libano. Si vest da uomo e and a casa dei mercanti. 2 Ho molto denaro da investire. Voi mi siete stati suggeriti come soci affidabili da un collega con cui ho convenuto di incontrarci qui disse, menzionando il suocero. morto!
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Che sventura! Come l'avete saputo? Suo figlio stato da noi. E ora dove si trova? Non sappiamo. Ci ha pagato dei debiti, e non lo abbiamo rivisto. A quelle parole cap che mentivano, ma decise di stare al gioco. Discussero affari tutto il giorno, e la sera, per festeggiare, li invit in una grande trattoria. Fece servire cibi prelibati e bevande in grande quantit. La prospettiva di ingenti guadagni rendeva euforici i mercanti. Bevvero tanto che si ubriacarono. Lei allora, con domande appropriate, strapp la verit a quei furfanti. Mentre erano storditi dall'arak, li indusse a firmare delle cambiali per il doppio della somma che dovevano. L'indomani li costrinse a pagare i debiti, e a restituire il vestito che avevano rubato. Stava lasciando la citt, quando vide suo marito alla porta di un caff. Entr, gli chiese da bere, e pag quattro volte il prezzo giusto. Lui non la riconobbe, perch indossava ancora abiti maschili. Anche il giorno seguente torn a bere il caff, e pag cinque volte il prezzo giusto. Il marito consegn i soldi al suo padrone, che gli disse: Sai trattare i clienti. Ti aumento il salario. Ti offrir il doppio, se lavorerai per me replic sua moglie. Lui accett. Le prese il sacco, e la segu a Damasco. Quando giunsero nelle vicinanze del quartiere dove abitavano, lei gli disse: Aspettami qui. Torno subito. Ma non torn. Trascorsero le ore, giunse la notte, e il poveruomo era stanco di aspettare. Non sapeva che cosa fare. Infine, decise di rientrare a casa.
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La moglie, vedendolo, finse sorpresa e sollievo, e lo subiss di domande. Sei tu?! Finalmente! Dove sei stato? Perch questo ritardo? Dov' il mio abito da sposo? le chiese, sgarbato. In camera da letto! And a controllare, e naturalmente non lo trov. Fu aprendo il sacco che lo vide, e rest interdetto. La moglie prese allora un grosso bastone e lo minacci: O parli o ti rompo le ossa. Prefer raccontare la sua triste avventura. Allora lei, ridendo, gli raccont tutto. Appartengo a una famiglia onorata. Tu mi hai comprato a peso d'oro, e non potrei mai tradirti concluse. Fecero la pace. Restava per un grosso problema da risolvere: il debito con l'usuraio. Ormai era trascorso il termine prefissato! Ci andarono insieme. Benvenuti! Che cosa mi avete portato? chiese, tutto contento, l'ebreo. Due chilogrammi d'oro gli rispose il mercante. Eh no, caro vicino! Il patto era che, se avessi tardato nel pagamento, io avrei preso in cambio la carne del tuo corpo! Fai pure intervenne la moglie. Ma quando l'ebreo stava per calare il coltello sulla coscia del marito tremante, lei gli afferr il polso e gli sollev il braccio. Bada bene! Stabilisti un solo pezzo da due chilogrammi. Ora io ti avverto: se dovessi tagliare pi o meno del peso fissato, la differenza la prender dal tuo corpo! 3 lo ammon. Per carit! Non voglio pi tagliare niente. Datemi l'oro che mi spetta e andate in pace esclam l'ebreo, impaurito. I due sposi saldarono il debito, e da quel giorno
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vissero felici e contenti. Lei gli insegn a essere pi prudente e avveduto, e lui ebbe successo negli affari. Poco a poco siamo giunti alla conclusione del nostro racconto. La favola terminata. Era bella o insignificante?

NOTE
1 SHILOCK: If you repay me not on such a day [...] let the forfeit / be nominated for an equal pound / of your fair flesh... (Se in tal giorno non mi restituite [...] che la penale sia fissata esattamente in una libbra della vostra bella carne), William Shakespeare, II mercante di Venezia, atto I, scena III. 2 Cfr. Boccaccio, Decamerone, II, 9. "Bernab da Genova". Sono simili il tema del mercante a cui si calunnia la moglie e alcuni degli espedienti dell'intreccio: 1. La scommessa; 2. L'uomo che con la complicit della vicina, nascosto in una cassa, finisce nella camera da letto della donna; 3. Il travestimento. 3 PORZIA: The words expressly are "a pound of flesh". [...] nor cut thou less nor more / but just a pound of flesh. If thou tak'st more / or less than a just pound... (Dice espressamente "una libbra di carne". [...] non tagliarne n pi n meno d'una libbra esatta. Se prendi pi o meno d'una libbra...), William Shakespeare, II mercante di Venezia, atto IV, scena I.

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L'indomita

Molto tempo fa, accaddero sulla terra tante cose; si succedettero le epoche e gli avvenimenti. Un giorno, inizi anche questa storia. C'era la figlia di un re: la chiamavano "La-signora-che-il-tempo-non-riesce-aumiliare" perch sapeva volgere tutte le situazioni a suo vantaggio. Il figlio del re di un altro regno, anche lui molto fiero e intelligente, ne sent parlare, e decise di umiliarla come lei era solita fare con tutti. Un giorno, si mise in viaggio alla ricerca del paese in cui viveva e del palazzo dove abitava. Cerca, cerca, infine li trov. Dopo essersi travestito da mercante, si ferm davanti al castello ed espose la sua mercanzia. Tra gli oggetti, spiccava una vite preziosa con i grappoli d'oro, che attrasse immediatamente l'attenzione della principessa. La voglio disse alla dama di compagnia. Vai, e comprala a qualsiasi prezzo. La donna and dal commerciante. Quanto costa? gli chiese. La vendo solo per un'occhiata alla tua padrona rispose lui. E la figlia del re ordin alla prima damigella del seguito: Copriti il volto e presentati al posto mio. Cos ottenne la vite pregiata. Una mattina, il giovane espose una chioccia e dei pulcini in oro zecchino. La voglio, costi quel che
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costi! disse la figlia del re alla dama di compagnia, che si rec dal commerciante a chiederne il prezzo. La signora potr averli se mi concede uno sguardo ai suoi capelli. Lei invi la seconda damigella, che aveva una folta chioma setosa. Lui l'ammir, e le diede la gallinella e i pulcini. Dopo qualche giorno, la principessa, affacciandosi alla finestra, vide che il ricco venditore aveva messo in mostra un vestito straordinario: lo ornavano centinaia di diamanti, smeraldi, rubini, turchesi e topazi. Invi ancora una volta la solita dama a chiederne il costo. Le gemme di quest'abito valgono almeno una notte con la tua padrona. Accetto consent lei, quando conobbe il prezzo che doveva pagare. Ma a una condizione gli fece sapere. Dovrai arrivare al buio, e andare via prima dell'alba e ordin alla terza damigella di sostituirla nel suo letto. Il giorno seguente, il re torn da un lungo viaggio. Il principe si tolse il travestimento, si present a corte, e gli chiese: Potrei avere la mano di tua figlia? Mio padre un tuo collega. Il sovrano accett felice, perch gi disperava di poter accasare quella ragazza cos altera. Pretese, e ottenne in dote, sette cammelli, sette forzieri colmi d'oro e sette schiavi. Si celebrarono le nozze, e gli sposi partirono. Finalmente potr umiliare e sottomettere questa donna arrogante, che ha pensato di avermi ingannato, facendosi sostituire dalle serve pens lui, soddisfatto. Mentre erano in cammino, le comand: Esci dalla carrozza e siediti al posto del cocchiere. Lei obbed senza dir niente. Quando infine giunsero alla reggia, la ripudi, la fece sposare con uno schiavo nero e, lo stesso giorno, prese in moglie sua cugina.
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La-signora-che-il-tempo-non-riesce-a-umiliare non si perse d'animo. Prese da parte la nuova sposa del principe, e le mostr la vite preziosa, la gallina con i pulcini d'oro zecchino, l'abito tempestato di gemme, il tesoro dei forzieri, i cammelli e gli schiavi, dicendole: Tutto questo ti apparterr, se mi farai dormire, di nascosto, con tuo marito, e tu prenderai il mio posto con il servo. Lei, avida, acconsent. Le due donne rimasero incinte, e quando fu il momento, la principessa partor un bambino bianco, e l'altra uno nero. Il figlio del re allora comprese tutto, e ammir quella donna intelligente e fiera. In verit, il nome che porti ti conviene! le disse, e la supplic di sposarlo nuovamente. Le nozze furono celebrate con gran pompa.

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La figlia del sarto

C'erano una volta due fratelli: uno era sarto e l'altro sultano. Il sarto aveva una figlia bellissima e intelligente, che ogni mattina si vestiva da uomo e andava al tribunale per conoscere le notizie del paese. Il sultano aveva un figlio che voleva prendere moglie. Un giorno il ragazzo chiese consiglio al visir: Che ne pensi di mia cugina? In verit, a lui la ragazza piaceva molto, ma il visir desiderava che sposasse sua figlia, cosicch tent di dissuaderlo. Non ti vorr, perch pi ricca di te gli disse. Ma io sono il figlio del sultano! In ogni caso, il padre non accetter. Ti prego, trova una soluzione. Signore, ce ne sarebbero due: o esigere da tuo zio qualcosa di irrealizzabile e minacciarlo che se non riesce morir, oppure inviarlo lontano ad affrontare un'impresa da cui non possa tornare. Mandarono subito a chiamare il sarto, gli mostrarono una colonna di pietra che si trovava in giardino, e gli ordinarono di farne una camicia. Il poverino torn a casa sconsolato e raccont tutto a sua figlia, che gli consigli: Raccogli tre pietre, portale al figlio del sultano e chiedigli di fabbricare con la prima pietra una forbice, con la seconda un ditale e con la terza un ago. Digli che ne hai bisogno per la camicia.
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Ci che chiedi assurdo! esclam il nipote al sentire quella stranezza. E io senza questi oggetti non posso confezionarti la camicia da una colonna. Intervenne il visir, e gli ordin di cercare le rose che piangono e ridono. Chi ha la lingua in bocca non si dispera disse la figlia del sarto, sentendo quella nuova richiesta. Prepararono il necessario per un lungo viaggio, ed egli part. Appena il visir lo seppe, sugger al figlio del sultano: Avverti tua cugina che desideri cenare a casa sua. Lei gli mand a dire che lo attendeva, e prepar in suo onore un ricco banchetto. Il cibo era molto buono e il giovane mangi fino a cadere addormentato. La ragazza lo mise a letto e and a dormire in un'altra stanza, chiudendosi dentro a chiave. L'indomani mattina, appena svegliato, lo fece uscire. Poi si vest da uomo e lo segu di nascosto. Nella piazza c'era il visir che, come lo vide, gli corse incontro per rallegrarsi con lui. Perch ti congratuli? gli chiese il giovane; e raccont come si erano svolti i fatti. Ti dico che non degna di te insisteva il visir. Questa sera, mandale a casa quaranta bricconi. Sicuramente saranno per lei una buona compagnia. La cugina, che aveva ascoltato tutto, and al suk a comprare quaranta ragazze, se le port a casa e ne mise una in ogni stanza. Poi si vest da guardia, prese un fucile, e sedette davanti all'ingresso. Quando arrivarono i quaranta furfanti, li fece entrare nelle stanze dove si trovavano le ragazze, dicendo a ognuno: La figlia del sarto ti ricever. Infine chiuse le camere a chiave e scrisse i loro nomi sulle porte. Lei dorm in cucina. L'indomani mattina apr le porte, fece uscire tutti, e si rec come al solito al tribunale. Nel frattempo, il figlio del sultano, convocati i qua488

ranta uomini, chiese loro con chi avessero trascorso la notte. Ognuno giurava di aver dormito con la figlia del sarto. Le quaranta ragazze rimasero tutte incinte, e desiderarono delle mele. Lei, allora, si rec nel giardino del sultano, e chiese al giardiniere di farla entrare a cogliere la frutta. Raccolse le mele, tagli l'albero e se ne and. Quella sera, mentre passeggiava nell'orto, suo cugino vide l'albero abbattuto. Chi ha tagliato l'albero? chiese al giardiniere. Lo ha tagliato una ragazza tanto bella da superare ogni immaginazione rispose lui. Se dovesse tornare, puoi legarla? S. Il giorno seguente, lei torn, e, vedendo la corda, esclam: Hai una corda? Dai! legami. Il giardiniere, tutto contento, si mise a legarla, ma un grido di dolore della ragazza lo ferm. Mi fai male! Non sai legarmi. Aspetta che ti insegno io. Lui si sedette docile, lei lo leg per bene, lo spinse sotto un albero, raccolse le mele e part. Quando il figlio del sultano vide il giardiniere legato, gli disse: Ti avevo ordinato di legarla, non di farti legare!. Nel giardino c'era anche una casa. Il figlio del sultano fece appendere un bellissimo quadro alla parete di fronte alla porta d'ingresso e ordin al giardiniere: Quando torna la ragazza, fai in modo che passi qui davanti. Se entra per ammirare da vicino il quadro, chiudila dentro. Il terzo giorno, le quaranta ragazze chiesero ancora mele, e la figlia del sarto acconsent, per l'ultima volta, a coglierle per loro. Quella sera nel giardino c'era aria di festa, anzi di magia, con l'edificio tutto illuminato in mezzo agli alberi. C' una iena in quella stanza! disse al giardiniere.
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No, solo un dipinto rispose lui. Non ti credo, entra e toccala. Se non ti morde, verr ad ammirarla da vicino. L'uomo entr: lei, svelta, chiuse la porta e gett la chiave tra l'erba. Quando giunse il momento, le quaranta ragazze partorirono quaranta figli maschi. La figlia del sarto mise sulla veste di ogni bimbo un foglio di carta dove erano scritti il nome del padre e queste parole: "Sappi, o figlio del sultano, che i padri di questi bambini sono le quaranta canaglie che tu mandasti a casa di tua cugina. Essi dormirono con quaranta ragazze che erano state comprate al suk. I bimbi sono costati molto denaro. Chi deve pagare tutto il tuo visir e nessun altro". Port i quaranta bambini nel giardino, li dispose intorno alla fontana e and via. Rimasti soli, i piccoli si misero a piangere tutti insieme. Il figlio del sultano li sent, scese a vedere, trov i messaggi, li lesse, e costrinse il visir a pagare tutte le spese. Il visir pag, ma decise di vendicarsi. Un giorno propose al suo padrone: O signore, sposa mia figlia cos tua cugina si ingelosir. Per, giurami che sar lei a occuparsi del vostro matrimonio. Furono decise le nozze, e la figlia del sarto acconsent a preparare i festeggiamenti. Mentre nel paese del sultano si svolgevano i fatti narrati fin qui, suo fratello il sarto viaggiava da una citt all'altra. Un giorno capit in una casa dove c'era una ragazza che lo accolse con queste parole: Benvenuto, padre, come stai? Come sta mia sorella?. Lui pens: "Che strano, ho una figlia e non lo sapevo! Da dove mi viene?" e le chiese: Per caso non hai rose che piangono e che ridono?. Io no, per possibile che le abbia mia sorella. Dove abita tua sorella?
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Prendi questo gomitolo, ti indicher la strada: basta che lo segui. Ma per favore, al ritorno passa da me, perch voglio mandare un regalo a mia sorella. Si salutarono, e l'uomo segu il gomitolo, che lo condusse a un'altra casa. Buss, e apr una bella fanciulla. Benvenuto, padre, come stai, come sta mia sorella? gli chiese. Tutto si svolse esattamente come la prima volta. Anche lei non aveva rose, ma gli diede un gomitolo e lo preg di tornare. Giunto alla terza casa, gli apr ancora una volta una ragazza: Benvenuto padre, come stai, come sta mia sorella? Bene. Per caso non hai rose che piangono e che ridono? Lei disse: S, ne ho. Erano quattro, ma due le ho date a un ginn. Tieni, queste sono per te e questi sono dei regali per mia sorella e gli consegn una tunica tempestata di diamanti e una gallina con i pulcini anch'essi di diamanti. Al ritorno, pass dalla seconda ragazza, che gli offr in regalo, per la figlia, una tunica intessuta di fili d'oro e una gallina con i pulcini d'oro. La terza fece gli stessi doni in argento. Il sarto riprese il cammino e quando giunse a casa mancavano pochi giorni alle nozze del nipote con la figlia del visir. Port al palazzo le rose che piangono e ridono e lo informarono che sua figlia curava i preparativi per la festa. Questa festa doveva durare tre giorni. Il primo giorno, la figlia del sarto indoss la tunica d'argento e la gallina e i pulcini d'argento si misero ad andarle intorno. La vide la figlia del visir, si ingelos e le disse: Queste cose non ti stanno bene, sicuramente a me andrebbero meglio.
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Ascolta, te le regalo, e tu questa notte dormi nella mia stanza. La presuntuosa accett. Il mattino seguente, la figlia del sarto torn al tribunale e sent il visir che consigliava a suo cugino: Manda una canaglia a dormire con lei. Rientr al palazzo, indoss la tunica d'oro, e la gallina e i pulcini d'oro la seguirono. Queste cose non ti stanno bene, sicuramente a me starebbero meglio osserv invidiosa la figlia del visir; e per averle accett di dormire al suo posto. Durante la notte, una canaglia le entr nel letto. Il giorno dopo, quando era nel tribunale, la figlia del sarto sent il figlio del sultano e la canaglia che parlavano tra di loro. Dove hai dormito la notte scorsa? chiese il primo. Nel palazzo, con tua cugina rispose l'altro. Non ti credo. Prendi questa forbice, e se dormirai ancora con lei, tagliale una ciocca di capelli e imprimile questo sigillo in fronte. La ragazza torn al palazzo, indoss la tunica con i diamanti, e la gallina e i pulcini di diamanti le andarono intorno. Appena la figlia del visir vide quelle cose meravigliose, desider averle. E la cugina del suo fidanzato le disse: Saranno tue, se anche questa notte dormirai al mio posto. La futura sposa acconsent. Di notte, venne la canaglia. Si mise nel letto con lei, le tagli i capelli e le marchi la fronte; all'alba diede la ciocca al figlio del sultano. Quando la meschina si accorse di ci che le era accaduto, voleva morire dalla vergogna! Nascose i capelli con un velo e la fronte con un nastro. Ormai era il terzo giorno della festa, e doveva celebrarsi il matrimonio. Quella sera, la figlia del sarto si mise a ballare, ed era tanto bella che il figlio del sultano non poteva staccarle gli occhi di dosso. Lei,
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a passo di danza, si avvicin alla sposa, le tolse il nastro e le chiese: Perch hai la fronte coperta? e indic il segno del sigillo al cugino. Lo sposo, stupefatto, fece chiamare il visir. Lui accorse, e disse alla figlia del sarto: Non ti vergogni di ballare? Vai a sotterrarti che meglio per te. Ma lei, sorridendo, gli rispose: 0 sporco individuo, nascondi piuttosto la vergogna impressa sulla fronte di tua figlia. A quelle parole, il visir guard la figlia, e vedendo il segno del sigillo, divent nero per il furore. Il figlio del sultano fece tagliare la sua testa e quella della figlia, poi disse alla cugina: Perch non vuoi sposarmi? Ti ho mai detto di no? Certo che voglio sposarti! rispose lei. Furono celebrate subito le nozze; e da quel giorno essi vissero nel piacere e nell'abbondanza. Che Allah conceda allegria a quelli che hanno ascoltato questa favola.

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Harun ar-Rashid e la sfida di Abu Nuwas

Un giorno, mentre passeggiava a cavallo con Abu Nuwas, 1 a Harun ar-Rashid 2 cadde la frusta. Il principe dei credenti ordin all'amico: Scendi a raccoglierla. Scendi tu gli rispose Abu Nuwas. Il califfo ripet l'ordine; inutilmente. Il suo compagno si rifiut di obbedire e propose, invece, una sfida. Racconteremo una storia: prodigiosa o singolare. Chi narrer la pi interessante vincer, e l'altro raccoglier la frusta. Comincio io. Harun ar-Rashid acconsent divertito, e il poeta inizi il suo racconto. Una volta, ero un ragazzo, mentre giocavo alle biglie con gli amici, pass un uomo; si mise a osservarci, poi propose: "Ragazzi, dar una moneta d'oro a chi riempir per me due bisacce di biada..." Io mi alzai e lo seguii in un posto isolato, fuori dalle mura della citt. "Qui, non c' biada" mi disse allora "ma un tesoro in fondo al pozzo. Riempiremo due bisacce, una per me l'altra per te." Accettai, e lui, che aveva una pentola, cucin riso e lenticchie. Dopo pranzo, mi leg a una corda e mi fece scendere nel pozzo. Ma quando ebbe le bisacce con l'oro, mi grid:
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"Che tu possa morire tra i tormenti, e che nessuno senta pi parlare di te." E quel disgraziato se ne and, lasciandomi l dentro. Chiesi aiuto, gridando per ore, invano. Poi sentii un rumore spaventoso. Era una iena che sbranava dei cadaveri! Le afferrai la coda, ed essa mi trascin per una galleria che conduceva alla spiaggia. Avevo il corpo pieno di graffi e ferite. Quando rientrai a casa, la nonna, vedendomi conciato in quella maniera, mi chiese: "Che cosa ti successo?" "Ho litigato con i compagni" le risposi, per non spaventarla. Appena guarii, era trascorso un mese, tornai a uscire con gli amici. Un giorno vidi nuovamente quell'uomo: "Chi viene con me a riempire due bisacce di biada?" chiese a me e ai miei compagni. Mi accorsi che non mi aveva riconosciuto, e andai con lui senza dire niente. Cucin le lenticchie, mangiammo, poi mi ordin: "Scendi in fondo al pozzo." "Ho molta paura, scendi tu e io tirer su le bisacce" gli proposi. Il furfante acconsent. Lo legai, lo aiutai a calarsi nel pozzo, e sollevai le bisacce piene d'oro. Lui, invece, lo tirai fino a met altezza; poi, tagliando la fune, gli gridai: "Che tu possa morire tra i tormenti, e che nessuno senta pi parlare di te!" e dopo aver caricato le mule, fuggii da quel luogo. Io, naturalmente, volevo tornare da mia nonna, ma le mule si rifiutarono di portarmici. Si diressero, imperterrite, a casa del loro padrone. Giungemmo a tarda sera, e la moglie, vedendo gli animali, esclam: "Continui a uccidere ragazzi, disgraziato! Che Dio mandi qualcuno ad ammazzarti!"
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Quando si accorse di me, rimase sbalordita. Si inform del marito, e io le raccontai l'intera storia. Lei, allora, mi lanci uno sguardo intenso e scrutatore. Colpita dalla mia fresca giovinezza, mi disse: "Se mi vuoi sar tua, e avrai anche l'oro. Se mi respingerai, racconter tutto al califfo". Abu Nuwas, terminata la storia, invit Harun arRashid a scendere dal cavallo e raccogliere la frusta. Prima ascolta gli rispose, sorridendo, il principe dei credenti; e cominci a narrare. Decisi di prendere in moglie la figlia di mio zio, e cos feci. Lei mi prepar il pranzo e una tazza di caff, e io, dopo aver mangiato e bevuto, caddi addormentato. Al risveglio, non rammentavo pi niente. Trascorsero tre giorni. La mattina del quarto, venne il visir a congratularsi per le nozze. "Non ricordo nessun matrimonio" dissi, e gli confidai quello che mi era accaduto. Egli ascolt attentamente, poi mi consigli: "Domani, quando verr a portarti il caff, chiedile un bicchiere d'acqua e, appena esce per prenderlo, butta il caff sotto il tappeto e fingi di dormire." Io seguii il suggerimento del mio visir. "Anima mia, marito caro, dormi assetato?" domand mia moglie, tornando con l'acqua. Credendomi addormentato, mi adagi sul letto. Osservandola di nascosto, vidi che si imbellettava e indossava abiti eleganti. Poi prese un grande vassoio colmo di cibi prelibati, lo mise sulla testa e usc. Io la seguii, e vidi che entrava in una grotta. L, si incontr con un brutto nero. Mangiarono, fecero l'amore e infine si addormentarono abbracciati. Allora tagliai la testa del nero, la misi in un sacco, la portai al mio palazzo e la chiusi dentro un armadio. Il mattino seguente, al risveglio, trovai tutta la casa dipinta di nero.
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"Che cosa accaduto?" chiesi a mia moglie. " giunta notizia che nostro cugino morto" mi rispose. "Avrebbero dovuto informarmi per primo" osservai. "L'hanno riferito a me" ribad. Dopo tre giorni, le porsi le chiavi dell'armadio e le ordinai: "C' dentro un grosso melone, portamelo." Quando vide la testa del nero, lei si infuri moltissimo, prese un bicchiere colmo d'acqua, vi lesse parole misteriose e, gettandomela addosso, disse: "Trasformati in un cane rognoso." Diventai un cane e lei mi scacci con un bastone. Per strada, gli altri cani mi morsero. Avevo fame; andai da un macellaio e mi gett degli ossi. Ma io non mangiavo ossi. Mi recai al mattatoio, e mi vide la figlia del macellaio, che mi accarezz. Quando fin di lavorare, mi port a casa sua e mi offr lenticchie con riso e yogurt. Metteva una cucchiaiata di cibo nella sua bocca e una nella mia. "Che fai? Mangi dal cucchiaio di un cane rognoso? Pensi che sia il principe dei credenti Harun alRashid?" l'interrog suo padre, canzonandola. "Certo! il nostro califfo" rispose la ragazza. Allora, il macellaio mi fece una proposta. "Se ti libero dall'incantesimo, sposerai mia figlia?" Dopo che ebbi acconsentito con un cenno della testa, lui prese un bicchiere d'acqua, vi lesse parole chiare e altre oscure e me la vers addosso dicendomi: "Torna come prima, con il permesso di Dio". Appena ridiventai uomo, desiderai correre a uccidere mia moglie; ma lui mi ferm. "Dove vai? Lei pi sapiente di me. Prendi quest'acqua e quando apre la porta e ti dice: 'Ah, s! La figlia del macellaio ti ha salvato!' tu gettagliela addosso e pensa in cosa ti piacerebbe trasformarla."
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Feci come mi aveva suggerito. Come mia moglie apr la porta, le tirai l'acqua e le dissi: "Trasformati in una cavalla pezzata". Lei, in verit, divenne una cavalla. Se non mi credi, amico, guarda sotto di me. Abu Nuwas osserv la cavalla di Harun ar-Rashid. Il suo muso era rigato di lacrime. In verit, il tuo racconto pi bello del mio ammise il poeta, e scese a raccogliere la frusta.

NOTE ' Poeta di lingua araba del IX secolo che fu grande soprattutto nella poesia erotica e bacchica. Era un familiare del califfo Harun ar-Rashid. 2 Harun ar-Rashid fu il quinto califfo della dinastia abbaside. Regn per ventitr anni su una grande parte dell'Asia, sulla Spagna, l'Africa Settentrionale, le Indie. Grande mecenate, favor le arti e le scienze, che conobbero un enorme sviluppo. Da Baghdad trasfer (796) la capitale del suo regno a Raqqa (l'antica Kallinikos fondata dai Seleucidi) sulla riva sinistra dell'Eufrate, nella Giazira siriana. Fu contemporaneo di Carlo Magno, con cui ebbe una certa familiarit. Mor nell'809.

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La gelosia

C'erano una volta un fratello e una sorella che si amavano tanto. Dopo la morte dei genitori essi rimasero soli e il ragazzo considerava sua sorella l'essere pi prezioso al mondo. Lei, per, ogni giorno gli diceva: Caro, devi sposarti. Permettimi che ti trovi una moglie. No. Non desidero sposarmi. Sono felice con te, e un'altra donna farebbe soffrire entrambi rispondeva risoluto. Non vero. Devi sposarti e avere dei figli. Perch insisti? Di sicuro sorgerebbe un conflitto, fra te e un'altra. No. E poi, prima di morire, desidero conoscere i miei nipoti. Tante furono le insistenze, che fin per cedere. Lei si mise immediatamente alla ricerca della sposa adatta. Quando le sembr di aver trovato quella giusta, inform il fratello, che le disse: Se di tuo gusto, la sposer. Furono celebrate le nozze. Il giorno seguente, la sorella espresse il desiderio di abitare da sola. Non amo la rivalit e le liti tra donne. Non voglio vivere insieme a voi. Mi costruirai una piccola camera con una finestrina da dove potrai passarmi il cibo disse al fratello.
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Fu accontentata: suo fratello le portava il cibo e ogni volta si fermava a discorrere lietamente con lei. Dopo un po' di tempo, la moglie rimase incinta. Ma non era contenta. Il tenero, profondo affetto del marito per la cognata la rendeva furiosa. Confid a sua madre: Mio marito ama e rispetta la sorella pi di me. Aiutami a fargliela pagare. Deve odiarla, perch mi intollerabile vedere con quanta dolcezza la tratta. Invano, la madre tentava di calmarla. Infine, le disse: Figlia mia, tu aspetti un bambino; appena partorisci, che sia maschio o femmina, sgozza il neonato, posalo sulla finestrina di tua cognata e mettiti a gridare. La donna, giunto il momento, partor un maschio. Ma non voleva fargli del male. Come potrei uccidere mio figlio? disse alla madre. Non preoccuparti. Resterai incinta di nuovo. Potrai avere altri bambini e sarai felice con loro le rispose sua madre. E lei si convinse. Lo uccise e and a posarlo sulla finestrina della cognata. Quando il marito torn a casa, la vide seduta a terra che piangeva disperata. Dov' mio figlio? gridava. Che dici! Hai partorito ieri, e non sai dove l'hai messo? disse il marito. Lo cercarono, finch lui, vedendo il sangue scendere lungo il davanzale della finestrina, url a sua sorella: Disgraziata! Non temi il tuo Dio? Hai ucciso il mio bimbo. Perch? E dire che ti rispettavo e amavo pi di tutto al mondo. Te la far pagare!. E poich la sorella non rispose all'accusa n si difese, le tagli le mani e la chiuse in una cassa che gett nell'Eufrate. All'alba, un contadino che lavorava vicino alla riva del fiume vide la cassa e, trascinandola a terra, disse: Allah mi ha inviato un dono!. La apr e... dentro c'era una fanciulla bellissima! Dio santo! Allah le aveva rifatto le mani, che erano perfette.
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Oh fratello! Preserva il mio onore, in nome di Allah disse lei. Non temere. Con me sei al sicuro le rispose il contadino. Vorrei domandarti un favore. Costruisci per me una capanna dove io possa vivere tranquilla. No. Desidero sposarti, in nome di Allah e del suo profeta. Fratello, non voglio pi soffrire. Giuro che sapr sempre proteggerti, e verrai rispettata le promise il suo salvatore. Lei acconsent a sposarlo, e visse felice, finch al marito giunse l'ordine di partire per la guerra. Anche da lontano, continu a ricevere da lui dolci messaggi d'amore. Queste attenzioni, con il passare del tempo, resero gelosa la suocera, che decise di farla odiare da suo figlio. Appena torn a casa, gli disse: Tua moglie una fannullona, ti stata infedele e mi ha maltrattata e poich lei non pronunciava una parola per discolparsi, il marito la gett nell'Eufrate, dentro una cassa chiusa, che galleggi per alcuni giorni nel fiume. Fu salvata da un uomo che, aprendo la cassa, esclam: Meravigliosa fanciulla, quanto grande Iddio tuo creatore!. Ti prego, fratello, rispetta il mio onore gli disse lei. Voglio sposarti secondo la legge divina. No. Se non mi vuoi per marito, sono pronto a difendere il tuo onore da fratello, secondo la tua volont. Proteggimi, o fratello, e Allah ti protegger. Tu sarai tra le donne venerate. Ti prego, conducimi lontano dal villaggio, costruisci per me una capanna e permettimi di viverci. Portami il Corano e chiudimi dentro la stanza, la501

sciando soltanto una finestrina da dove la gente possa vedermi. Poi farai sapere ai ciechi, agli storpi e agli ulcerati che io li guarir. Lui esegu tutte le sue volont: costru una qubba, la dipinse di verde, le port il Corano e altri libri di preghiera; inform i malati e i pazzi. Ogni giorno giungevano tanti pellegrini e tra essi venne una volta il fratello con la moglie; non sapevano chi era quella donna santa. Egli la vide, la riconobbe e mormor: Sei tu?!. S, io, la sorella incolpevole a cui tagliasti le mani. Guarda come sono belle, le mani che Allah mi ha donato per guarire gli uomini. Lui cap che era innocente e bruci sua moglie. Perch l'hai fatto? gli chiesero i presenti. Ma fu la sorella a raccontare la storia di una donna che, per gelosia, aveva ucciso il proprio figlio e suscitato in un fratello l'odio verso la sorella. Quel posto divent santo, e vi sorse un mausoleo, come quello di nostra signora Zenab, nipote del Profeta, a Damasco.

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La falsa puritana

Molto tempo fa, un giovane e sua madre vivevano in una casa dove c'era un grande patio in cui cresceva un fico straordinariamente fruttifero. La donna ogni mattina si lamentava con il figlio e gli diceva: Taglia l'albero, perch gli uccelli si posano sopra a osservarmi mentre faccio le abluzioni per la preghiera e vedono la mia nudit. Ma lui le rispondeva: Come puoi chiedermi una cosa simile? Vuoi distruggere un albero che ci d tanti fichi che possiamo mangiarne a volont, fare provviste, regalarne ai vicini e offrirne ad altri ancora! Lei, caparbia, insisteva: Che Dio e gli angeli ti proteggano. Taglialo! Il giovane non capiva quel pudore esagerato, e se ne lament con un amico. Fratello, devo raccontarti cosa succede in casa mia. Ti ascolto disse l'amico. Mia madre pretende che tagli un fico che produce frutti in abbondanza. A me dispiace ma lei insiste. Cosa ne pensi? Perch vuole che lo tagli? Afferma che gli uccelli vanno sull'albero per guardarla quando si lava per la preghiera. Se esprimo il mio parere ti arrabbierai?
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No. Tua madre ha un amante. Come osi! Per Dio! Non credo di sbagliare. Comunque, mettila alla prova. Raccontale che parti e starai assente quattro o cinque giorni. Invece nasconditi sul tetto e osserva cosa far. Se non incontrer l'amante, torna da me e io sar pronto a risponderne. Il giovane rincas e disse alla madre: Ho da fare nel villaggio vicino per quattro o cinque giorni. Ti prometto che al ritorno taglier l'albero. Che Dio ti accompagni, e torna in pace lo bened sua madre, e lui, la mattina seguente, si nascose sul tetto. Durante il giorno, non successe niente. Giunta la notte, attese ancora, ma era tutto tranquillo e silenzioso. Si era ormai convinto che l'amico aveva torto e stava decidendo di andar via, quando vide un uomo che bussava alla porta di casa sua, e ud la madre chiedere: Chi ? Io. C' qualcuno? sussurr il nuovo arrivato. No. Mio figlio partito per quattro o cinque giorni e speriamo che, con l'aiuto di Dio: Come la valle dello zibibbo Che ama prendere ma non dare Un ostacolo lo arresti E non possa pi tornare. Sentendo quella notizia, lo sconosciuto rise contento, prese la donna tra le braccia e i due amanti cominciarono a dilettarsi. Allora lui, ormai in preda all'ira, scese dal tetto, entr e li sgozz. Il giorno dopo torn a lamentarsi con l'amico. Fratello mio, avevi ragione! Sono disgustato, vo504

glio fuggire dalla casa in cui nacqui e da questo paese. Andr lontano da qui, Dio solo sa dove il tempo mi condurr. Se la sorte lo permetter, forse un giorno torner, altrimenti mai pi potr vedere i luoghi in cui ho vissuto fino a oggi. Dopo queste parole si conged e part. Vag da un posto all'altro, fino a che, molto tempo dopo, giunse a un altro reame. Si ferm a riflettere: Un povero ramingo come me dove potrebbe andare?. Infine, decise di fermarsi in quella citt, e si rec in un luogo che era riservato ai forestieri indigenti per trascorrervi la notte. Mentre dormiva, i ladri rubarono il tesoro del re. Le guardie decisero di arrestare tutti gli stranieri che si trovavano in quel momento nel regno e presero anche lui. Li interrogavano e, bench nessuno confessasse il furto, tagliavano la testa a tutti. Quando giunse il suo turno, il re gli chiese: Hai rubato il tesoro? O re del tempo, sono giunto nel tuo paese solo da poche ore, dopo una lunga peregrinazione per cercare la mia fortuna. Desidero solamente vivere e lavorare. Non sono un ladro. Ma il re insisteva: Non hai scampo. Confessa o perderai la testa. Se questo deve essere, ebbene, sia! Prima, per, fai venire tutti gli abitanti del regno. Io ti aiuter a cercare il colpevole e se non Io trovo uccidimi pure. Il re accolse la sua proposta, e ordin alle guardie di radunare il popolo. Arrivarono tutti: alti e bassi, vecchi e bambini, uomini e donne. Si misero in fila, e il giovane andava da uno all'altro e osservava attentamente quelle persone impaurite e tremanti, ma appena vide tre donne che sedevano tranquille e imperturbabili, sgranando il masbah, 1 si ferm. O re del tempo, ho trovato il tesoro! gli annunci, trascinando le tre pie al suo cospetto.
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Avete rubato il tesoro? chiese il re. No risposero le accusate. Ma il re le fece bastonare dalle guardie. Basta! Confessiamo urlarono, non riuscendo a sopportare il dolore; e ammisero la loro colpevolezza. Siamo noi le ladre, signore. Come ha fatto costui a scoprirci? vollero sapere. Anche il re era sorpreso, e ammir la perspicacia di quello straniero. Dimmi. Come sei riuscito a smascherarle? gli chiese. semplice, maest. Io avevo una madre della stessa specie. Neppure un possibile intento fustigatore dell'ipocrisia bigotta riesce ad attenuare la feroce misoginia che emana da questo racconto.

NOTE 1 Rosario islamico.

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L'enigma

C'era una volta, molto tempo fa, un re che aveva fatto uccidere tutti gli uomini anziani del regno. I giovani invece li aveva resi schiavi. Essi lavoravano per lui, estate e inverno, con il caldo torrido e il freddo gelido, sotto la sorveglianza delle guardie. Un uomo per era riuscito a nascondere il padre in una caverna, e ogni tanto andava a visitarlo e a portargli del cibo. Un giorno, il vecchio gli chiese: Come si comporta con voi il re? Padre mio, mietiamo, portiamo i covoni all'aia, trebbiamo senza sosta. I nostri corpi si sciolgono dal sudore e la schiena diventa curva per la fatica. Ascolta: quando sei stanco, prendi un po' di grano, siediti e fai finta di pulirlo. In questa maniera potrai riposarti. Il mattino seguente, il giovane and a lavorare come al solito. Ma dopo un po', sentendosi troppo stanco, prese del grano, si sedette e faceva finta di pulirlo, mentre in realt riposava. Cos impar a evitare la fatica. Ma una guardia, sorpresa dal quel comportamento insolito, un giorno si mise a osservarlo attentamente. Cap la furbizia del ragazzo e and a riferire al suo padrone: Ho visto uno che fingeva solamente di pulire il grano, perch a dire il vero riposava la schiena. Il
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sovrano gli ordin: Portalo qui immediatamente. E quando il meschino fu condotto al suo cospetto, lo accus, minaccioso: Tu, nascosto da qualche parte, hai un padre che ti ha insegnato a evitare la fatica. Confessa o ti taglio la testa. vero o re del tempo ammise il giovane, spaventato. Bene, voglio darti la possibilit di salvarti. Scalzo e calzato Camminando e cavalcando Domani qui tornerai Il nemico e l'amico dell'uomo con te porterai Se risolverete questo enigma avrete entrambi salva la vita, altrimenti far ammazzare te e l'uomo che tieni nascosto. Ora vattene. Il ragazzo and dal vecchio genitore che, vedendolo con il volto stravolto per la paura, gliene chiese la ragione. Lui gli disse: Il risultato del tuo bel consiglio! Le guardie mi hanno visto mentre riposavo e gli raccont tutto. Ma molto semplice! esclam suo padre. Come! Semplice? Certo. L'amico dell'uomo il cane, il nemico la donna. Puoi essere scalzo e calzato insieme, se metti scarpe senza suola. Cavalcherai camminando, se ti siedi su un asino basso. Il giovane and via contento. Il mattino seguente torn al palazzo reale, portando con s la moglie, che era all'oscuro di tutto. Hai la soluzione? gli chiese il sovrano. Certo. Ti ascolto.
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Come puoi vedere sono calzato e scalzo e mostr i piedi con le scarpe senza suola. Cavalco e cammino e sal sull'asino. Chi il nemico dell'uomo? domand il re. Lei rispose indicando la moglie. Sentendo quell'accusa la donna si mise a urlare, e volle vendicarsi: Se io sono tua nemica, chi sei tu, traditore del nostro signore, che hai nascosto in una caverna tuo padre? O re, con una parola sola ti ho dimostrato chi il mio nemico disse il marito. Hai ragione. Ma qual l'amico dell'uomo? Il cane. Dimostramelo. L'uomo picchi il cane e lo cacci via. Poi lo richiam, e l'animale torn da lui, scodinzolante. Il re, soddisfatto, mantenne la promessa, e rese liberi il padre e il figlio.

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All'ora del giudizio

C'era una volta un signore molto ricco, e tutti lo riverivano, come di solito accade a chi ha raggiunto nella vita una posizione elevata. Nessuno, in verit, onora molto i poveri. La prosperit in cui viveva gli aveva quindi attirato la stima e la considerazione dei concittadini. La gente lo rispettava, ed egli viveva appagato. Ma un giorno questo signore si trov coinvolto nella morte di un uomo. Il fatto lo sconvolse. Che cosa devo fare? Chi, in questo infausto frangente, potrebbe essermi di aiuto? si chiedeva atterrito. Infine decise: giusto che mi rivolga agli amici. A chi ho ascoltato, sostenuto e sempre amato. Cos fece. Senza indugio and dall'amico pi caro, da colui che aveva amato forse pi di ogni altro al mondo. Fratello, ho bisogno del tuo aiuto prezioso perch mi trovo in una situazione disperata. Tu devi sostenermi. Posso confidare in te o nella volpe? gli chiese. Raccontami tutto e vedr come soccorrerti. Credo di essere responsabile della morte di un uomo. Vorrei che testimoniassi in mio favore. L'amico lo ascolt con attenzione, ma rifiut di sostenerlo. Tu sei l'unico colpevole di questa azione e devi assumerti la responsabilit. Mi impossibile restarti
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accanto. Tienimi lontano dai tuoi problemi. Non desidero in alcun modo essere coinvolto, e magari giudicato male dai parenti della vittima, che potrebbero accusarmi di averti assecondato. Insomma, se ne lav le mani. Che bell'amico! Il disgraziato era molto infelice ma riusc a farsi coraggio; and dal secondo amico e gli espose il suo problema. Amico mio, ho ucciso un uomo. Aiutami! Ti supplico, stammi vicino! Senti, caro, sono disposto a difenderti e a proteggerti contro tutto e tutti, qui in citt, ma non sono in grado di fare il tuo avvocato davanti al giudice. In tribunale, dovrai entrare da solo rispose l'amico. Ti ringrazio. Non importa mormor il meschino, sempre pi sconfortato. Ma trov, infine, la forza di trascinarsi dal terzo amico, e gli disse: Mi accaduta una grande disgrazia. Soltanto tu e Dio ormai potete aiutarmi! Sono al tuo fianco, non temere. Ti accompagner in tribunale e sosterr la tua causa, ma a una condizione. Quale? Dovr raccontare al giudice la verit. Come vuoi. Il giorno successivo andarono in tribunale, ebbe inizio il processo e l'amico dell'imputato testimoni. Nessuno, per, sa quale fu la sentenza, poich a questo genere di processi non si ammettono spettatori che possano tornare indietro a raccontare. La storia non ha un senso? Beh! Non mi resta che svelarvi chi sono in realt i suoi protagonisti. Il ricco signore: l'uomo alla fine della sua esistenza terrena. Il primo amico: i beni materiali che riuscito ad accumulare. La ricchezza. Ci si affanna notte e gior511

no per ottenerla, si insegue il balenio del denaro e delle glorie effimere che esso pu darci. Si sperpera la vita per nutrire la vanit e la cupidigia. Ma al momento dell'estremo giudizio tutto questo non sar di alcun aiuto. Il secondo amico: gli affetti che abbiamo in vita. Ci accompagnano fino all'ingresso del tribunale per abbandonarci poi al nostro destino. Piangeranno la nostra morte. Ci condurranno al sepolcro e torneranno indietro. Moglie, figli, fratelli, amici: cos'altro potrebbero fare? Il terzo amico: la nostra condotta, i valori morali. Il bene e il male che abbiamo operato da vivi. Essi soltanto potranno testimoniare a nostro favore o contro di noi nel tribunale divino.

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L'angelo della morte

Un uomo, mentre rientrava dai campi, si imbatt in due persone che litigavano. Incuriosito, indugi per un momento a osservare; poi, mosso a compassione dall'aspetto gracile e dall'aria innocente di uno dei contendenti che stava per essere sopraffatto, decise di intervenire e aiutarlo. Ci riusc. L'uomo lo ringrazi con molto fervore. Oh mio salvatore!!! Ti sono infinitamente grato! Non so che cosa sarebbe accaduto, in questo frangente, senza il tuo soccorso! Come posso ricompensarti? Non dimenticher mai il tuo gesto! Avrai la mia eterna riconoscenza, caro amico. Senti, buon uomo replic il giovane, un po' imbarazzato da quelle manifestazioni di gratitudine esagerata. Non il caso che ti senta debitore. D'altra parte, neppure ti conosco e non saprei proprio che cosa chiederti. Bene! Mi presento, allora. Sono Azraele. Colui che si prende le anime degli uomini. L'angelo della morte. Accipicchia! esclam l'altro allibito. E continu: Che amicizia vuoi offrirmi? Che favore potresti farmi? Non prendere mai la mia anima? Eh, no! Questo non c'entra con l'amicizia. Quando sar giunto il momento, l'anima dovr prendertela, perch davanti a Dio siete tutti uguali.
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Posso almeno chiederti, amico mio, di avvertirmi prima del tuo arrivo? Cos non mi trover impreparato. Certo, te lo prometto. Ti avviser con molto anticipo, stai sicuro. Si salutarono con questa intesa. Il ragazzo dimentic presto lo strano episodio e l'angelo della morte. Egli viveva, allora, nel pieno vigore della giovinezza. Era forte, agile, temerario. Cavalcava con la leggerezza di un acrobata provetto. Quando osservava l'orizzonte, poteva distinguere un uomo da una donna a molti chilometri di distanza. 1 Metteva dure mandorle sotto i denti e le schiacciava come fossero ceci lessi; con le braccia riusciva a sradicare un albero possente. Trascorsero gli anni. Ne ebbe trenta, quaranta, cinquanta e infine giunse ai novanta. Denti non ne aveva pi. E per nutrirsi, il poverello bagnava il pane nell'acqua. Era sordo, quasi non vedeva, e per alzarsi dalla sedia impiegava molto tempo e un bastone. In una sera invernale, gelida e ventosa, sedeva tremante accanto al camino, avvolto in una coperta. Nessun calore riusciva pi a scaldarlo, ormai. 2 All'improvviso, sent bussare. Tutto era buio e silenzioso. Chi poteva essere? Oh Dio! Chi viene a quest'ora? Si chiese meravigliato e un po' stizzito. Prego, prego, entra url senza muoversi dalla sedia. La porta non ha il chiavistello, occhi miei. Io non posso alzarmi. Vieni avanti. L'uscio si spalanc, ed entr un uomo. Salute, amico, salute, vecchio mio. La pace sia con te disse il nuovo arrivato. Il meschino non riusciva n a vederlo n a sentirlo; in verit era molto debole. Non ti sento; alza la voce. Non ti riconosco. Accidenti! Come hai potuto dimenticarmi? Sono
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tuo amico dal giorno in cui mi strappasti a un aggressore. Non ricordi? Il vecchio sussult. Sei Azraele? S. Che cosa vieni a fare? A prendermi il dovuto. No, amico; no. Non erano queste le condizioni. Avevamo pattuito che mi avresti avvisato in anticipo si lament il poveruomo atterrito. Giusto. Questo era il patto. E io ti ho mandato moltissime avvertenze! Nessuno m'ha avvertito. Impossibile, caro. Sono pi di cento i messaggi che ti ho inviato. Con chi veniva al mondo e con chi se ne andava. A ognuno dicevo di avvisarti. Nessuno l'ha fatto. Ti sbagli. Sei tu che non hai ascoltato. Voglio citarti qualche episodio. Ricordi quando eri giovane e volteggiavi a cavallo? Con l'animale al galoppo, tu saltavi a terra e risalivi in sella, leggero e audace. Ricordi quando schiacciavi, senza sforzo, le mandorle con i denti? Certo, ricordo. Che bei tempi erano quelli! Ricordi quanto era acuta la tua vista? S, lo rammento bene. Ora, com'? Veramente molto debole. Non riesco a vederti a due passi di distanza. Ricordi com'era fino il tuo udito? S. Adesso, sono qui vicino a te, la mia voce diventata rauca a forza di gridare e tu non mi senti. Ascolta, io il mio dovere l'ho fatto. Se non hai capito, solo colpa tua. Alzati, alzati amico. giunta l'ora di partire. L'angelo lo prese e lo port via con s.
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Il tema della morte stato affrontato dai favolisti di tutti i tempi. Cfr. Esopo, "De sene mortem diferre valente"; La Fontaine, I, 15; I, 16; Vili, 1.

NOTE 1 Bisogna tenere presente che l'abbigliamento tradizionale siriano simile per uomini e donne: lunghe tuniche e grandi fazzoletti che ricoprono il capo. Da qui la difficolt a distinguerli da una grande distanza. 2 Ja, bei Gott! Von Todeskalte / Nicht, o Greis! Verteid'gen soli dich / Breite Kohlengent vom Herde / Keine Fiamme... (S, per Dio! Dal freddo della morte / o vegliardo non potrebbero difenderti / Le braci ardenti del largo focolare...), Goethe, "Timur Nameh", Divari occidentale orientale.

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La smania di avere radice di grandi mali

C'erano una volta due uomini: uno molto generoso, l'altro molto avaro. Quello generoso aveva una moglie taccagna, quello avaro una moglie prodiga. Entrambi conducevano un'esistenza infelice. Un giorno si incontrarono e, discorrendo, discorrendo, finirono con il confidarsi il loro triste stato coniugale. Fratello, sono proprio stanco di mia moglie. una tiranna. Mi ha distrutto disse l'avaro. Anche io ho un mucchio di problemi con la mia. Qualsiasi cosa faccia, me la rimprovera. Ormai, non riesco pi a sopportarla. Vorrei veramente cambiare vita. Senti: poich soffriamo dello stesso male, cerchiamo insieme un rimedio. Ognuno prepari il suo fagotto e via! Fuggiremo dalle nostre mogli. D'accordo? propose il generoso. D'accordo acconsent l'avaro e, detto fatto, l'indomani all'alba lasciarono il villaggio. Soltanto dopo molte ore di marcia decisero di fermarsi a riposare. Tira fuori le provviste, e facciamo colazione disse l'avaro. Certo, certo, amico mio rispose il generoso, offrendo il suo cibo. I due amici pranzarono con grande soddisfazione, soprattutto l'avaro, che non risparmi neppure una briciola; poi decisero di riprendere il viaggio verso
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l'ignoto, e camminarono fino al tramonto del sole. Allora, stanchi e affamati, di comune accordo decisero di fare un'altra sosta per rifocillarsi. Dai! Offrimi qualcosa da mangiare chiese il generoso. Sei ammattito, per caso?! Vuoi forse rovinarmi? Riesco a fuggire da quella scialacquatrice di mia moglie e inizi tu a tormentarmi? esclam, indignato, l'avaro, che si mise a mangiare senza offrire niente al compagno. Ora ho capito chi sei veramente, mio caro. Dobbiamo lasciarci disse il generoso. Ma... come? Guarda: davanti a noi ci sono due vie; una larga e diritta, una stretta e tortuosa. Scegli pure. Naturalmente, l'avaro prefer il cammino pi agevole. Il sentiero era, in verit, molto scosceso e angusto. Il generoso lo percorreva a fatica, tuttavia non si ferm a riposare fino al sopraggiungere del crepuscolo. Soltanto allora decise di cercare un riparo per trascorrervi la notte. All'incerto chiarore del giorno morente, scorse una caverna e ne fu lieto. Ma accanto all'ingresso c'erano orme di bestie feroci. "Che fare?" pensava preoccupato, alzando gli occhi al cielo. E fu cos che vide in alto, vicino alla volta, una cavit abbastanza profonda. Era salvo! Si arrampic immediatamente, per raggiungerla. Preparava un giaciglio con il suo mantello, quando ud un calpestio e delle voci. Un lupo, una iena e una volpe tornavano alla loro tana, chiacchierando allegramente. Proprio in quel momento, la volpe, che sembrava il capo, diceva: Lupo, raccontami come hai trascorso la giornata. Oh! stata veramente splendida. Mentre passeggiavo lungo il fiume, sentii avvicinarsi un gregge e...
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opl! Saltai in mezzo a un canneto, per osservare di nascosto. Che cosa videro i miei occhi? Belle pecore grasse e teneri agnelli. E sapete chi li conduceva? Bambini accaldati e giocherellanti, che corsero a tuffarsi divertiti, lasciando incustodito l'armento a brucare la fresca erbetta. Che gaudio, amici miei, balzare in mezzo al branco, correre da una preda all'altra, acchiappare quei prelibati bocconcini! Ne ho uccisi e divorati a volont. Ed eccomi qua soddisfatto disse il lupo. Sei stato fortunato. E tu, iena? chiese la volpe. Ho scovato un luogo pieno zeppo di carogne, e ne ho mangiato a crepapelle. Mi sento un re disse la iena. Girovagando nei dintorni sono capitato in un villaggio mentre gli abitanti si trovavano nei campi a mietere il grano. Ma quante galline nei loro pollai! Ammetto di essermi veramente divertito ad acchiappare quei volatili schiamazzanti. E ne ho mangiati una decina. Anche tu, dunque, hai avuto fortuna dissero il lupo e la iena. Certo! annu la volpe. Per, vi confesso di essere un po' stanca. Dormiamo. Buona notte. Buona notte. Buona notte. Dopo aver ascoltato questi discorsi, il generoso non poteva certo trascorrere una notte molto tranquilla. E in effetti non chiuse occhio. Invece il lupo, la iena e la volpe dormirono saporitamente, cosicch si svegliarono all'alba allegri e riposati. E ripresero a conversare. Si racconta che esiste un regno dove c' soltanto una fonte. Pare che un terribile mostro impedisca a chiunque di avvicinarsi all'acqua se non gli viene sacrificata una fanciulla: la condizione perch uomi519

ni e animali non siano condannati a morire di sete. Domani, figuratevi!, tocca alla figlia del re disse la volpe. Non si potrebbe ammazzare questo mostro? chiese la iena. In realt, esiste una maniera. Nel regno c' una donna che possiede una gallina prodigiosa. Nell'uovo che essa deporr domani mattina racchiuso il potere che farebbe morire il mostro, se un uomo coraggioso lo rompesse davanti a lui. Ma esiste un simile eroe? si chiesero le tre bestie, uscendo dalla grotta. Anche il generoso, non appena esse si furono allontanate, lasci il suo nascondiglio e corse a cercare l'uovo magico. Arriv in citt all'alba del giorno dopo. La gallina apparteneva a una donna chiamata Umm Hallm, che lo accolse con cortesia. La pace sia con te, straniero. Con te sia la pace, sorella. Hai una gallina cos e cos...? S, mia. Sta nel pollaio. Ha fatto l'uovo oggi? Non ancora. Ma certo non tarder. Siediti e beviamo una tazza di t, nell'attesa. Avevano appena finito di bere, che la gallina deponeva l'uovo. Egli lo prese e part. Per strada, vide un corteo. Erano gli abitanti del regno che si recavano alla fonte per attingere acqua e dissetarsi portando in cambio la vittima da dare in pasto al mostro. Chi gridava, chi piangeva, e la povera principessa, sconvolta dalla paura, era pi morta che viva. Allora il generoso, senza indugiare ancora, corse ad affrontare quell'essere malefico. Lo scorse da lontano; era terrificante. Ma non rinunci. Continuava ad avanzare deciso e intrepido,
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finch non gli fu dinanzi. Quando le fauci spalancate stavano per afferrarlo, lui ruppe l'uovo, e l'animale si accasci a terra morto. A quella vista, la folla dolente esplose in un tripudio di danze e canti. Udendo il gioioso clamore, il re usc infuriato dal suo palazzo. Che cosa avete da celebrare? chiese, pieno di sdegno. Siamo liberi, il mostro morto! Un eroe l'ha ucciso e tua figlia vive rispose la folla. Dio sia lodato! Portatemi colui che ha compiuto l'impresa ordin il re; e quando il generoso fu al suo cospetto gli disse: Poich mi hai liberato dal dolore, chiedimi ci che vuoi e lo avrai. O re del tempo, desidero per me ci che ho salvato per te. Insomma, desiderava sposare la principessa. Le nozze furono celebrate con grandi feste, per sette giorni e sette notti. Passarono gli anni, il re divent molto vecchio, e nomin al suo posto il genero. La notizia del nuovo re si sparse ovunque. La sent anche l'antico compagno che era fuggito con lui: l'avaro. "Che cosa!? Quell'uomo generoso e poco oculato ora re? Allora posso riuscirci anch'io, che sono molto scaltro" pens; e decise di visitarlo, per scoprire come aveva fatto. Dopo molti giorni di cammino, un giorno giunse al palazzo reale. Fatemi entrare. Devo vedere il vostro re disse alle guardie. Chi sei? chiesero quelle. Un suo vecchio compagno.
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Che entri pure concesse il generoso, quando gli fu annunciata la visita dell'avaro. Benvenuto. Che cosa ti porta qui? Voglio sapere in quale maniera sei riuscito a diventare re, mentre io continuo a errare per il mondo. Mah! Se per questo, posso accontentarti. Ricordi il giorno in cui ci separammo, dopo che tu avevi rifiutato di condividere il tuo cibo? Percorsi il sentiero scosceso e... Il re raccont tutti gli avvenimenti per filo e per segno all'avaro che ascoltava esultante. Andr anch'io alla caverna. Magari potr sentire qualche notizia utile per diventare re. "Sempre pi avido" mormor tra s il generoso, mentre l'avaro usciva in gran fretta. Giunse alla caverna qualche giorno pi tardi. Si nascose e attese impaziente il ritorno delle fiere. Esse arrivarono al buio e, come erano solite fare ogni sera, si misero a parlare delle loro avventure. Disse il lupo: Che terribile giornata! Ho consumato i piedi camminando per monti e valli, e il mio stomaco si contorce per la fame. Ma che abbia trovato un solo agnello incustodito? No. Tutte le greggi erano ferocemente sorvegliate da maledette guardie, armate fino ai denti. Disse la iena: Anch'io ho avuto una giornata spaventosa. Mentre mi aggiravo in un villaggio in cerca di cibo, vidi una pecora legata a un palo nella piazza deserta. Tutta contenta mi avvicinai per divorarla ed ecco spuntare da ogni parte uomini, donne, bambini. Che spavento! Non mi sembra vero di averla scampata. Non vedete che sono ancora sconvolta? Anch'io sono stata sfortunata. Ho camminato e camminato senza trovare nulla da mettere sotto i denti. E quando ero gi sfinita dalla stanchezza e dalla fame, un branco di cani scatenati mi assal. Ho
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corso a gambe levate per ore. Sono distrutta, affamata e ancora terrorizzata disse la volpe, levando supplichevole lo sguardo al cielo. Ma non disperate, fratelli, Dio onnipotente generoso con le sue creature. Domani ci sar qualcosa e... e davanti ai suoi occhi c'era l'avaro! Allegri, allegri, fratelli esclam contenta, indicando il banchetto. Il Signore ci ha inviato la cena.

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Il leone e la iena

Molto tempo fa, viveva a Damasco un ricco mercante. Le sue carovane percorrevano la Siria, lo Yemen, l'Iraq fino al Golfo Persico, e lui era diventato molto potente. Per tanti anni aveva viaggiato lungo le faticose e difficili piste della regione, ma un giorno decise che era ormai tempo di farsi sostituire dal suo unico figliolo. "Ora sono anziano" pens, "il ragazzo cresciuto e deve imparare il mestiere prima che io muoia." L'indomani stesso gli disse: Caro, un giorno tutti i miei beni ti apparterranno. La nostra una famiglia di mercanti da generazioni, e anche tu lo sarai. Bisogna che inizi a fare nuove esperienze. Prenderai il mio posto alla guida delle carovane. Il giovane accett e, alla prima occasione, part con la protezione di Allah. I carovanieri, che erano in cammino gi da una settimana, stavano percorrendo la pista che attraversava Palmira, e si apprestavano a raggiungere il posto in cui avrebbero sostato per trascorrervi la notte, quando scorsero una iena che, guardinga, li seguiva a distanza. Come saprete, questo animale non attacca durante il giorno, ma soltanto al buio. Dopo un po' si fermarono e prepararono il bivacco. Anche la iena si ferm su un'altura vicina, aspettando il momento propizio per aggredire un incauto che si fosse
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allontanato dall'accampamento, oppure la partenza della carovana, per cibarsi con gli avanzi. Alla stessa collina si diresse un leone, trascinando con i denti una gazzella. Giunto in cima, cominci a divorarla: strappava un pezzo di carne, la mangiava, si sdraiava per grattarsi, e riprendeva a sbranare la sua preda; finch fu sazio. Allora se ne and soddisfatto. La iena, che fino a quel momento era rimasta in disparte, si avvicin alla carcassa abbandonata e la mangi con ingordigia. Il figlio del mercante, che aveva seguito con interesse la scena, levando gli occhi al cielo, esclam: Dio! proprio vero che nutr tutte le tue creature: chi giace, chi siede, chi sta dritto. La iena, senza faticare, ha trovato il suo cibo. E io, che stupido!, per guadagnarmi il sostentamento devo arrivare fino a Baghdad, attraversando la steppa infida e affrontando il sole bruciante di giorno e il freddo gelido di notte. Perch non sono rimasto a Damasco? Dio avrebbe provveduto ugualmente ai miei bisogni, come ha fatto con quest'animale. Dopo quella considerazione si alz immediatamente e ordin ai suoi uomini: Smontate le tende. Torniamo a casa. Come! gli dissero meravigliati i cammellieri, la nostra meta Baghdad. Invece noi rientriamo a Damasco. Viaggiarono per una settimana, e infine giunsero in citt. Un servo, che li aveva incontrati vicino alle mura, corse a informare il vecchio mercante: Signore, sta arrivando tuo figlio. Sei matto? Di certo ti sbagli. No, sono sicuro. la vostra carovana che fa ingresso in citt. Dio Onnipotente! Quale disgrazia pu aver colpito il mio ragazzo? mormor preoccupato e, proprio allora, vide entrare suo figlio, tutto sorridente.
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Che cosa accaduto? Perch non sei andato in Iraq? gli chiese. Padre, mettiti a sedere e stai tranquillo. Ti spiegher perch sono tornato indietro. Sedettero, padre e figlio, accanto al fuoco, e sorseggiarono il t fumante. Poi il giovane raccont: Una sera, mentre eravamo accampati nella steppa, vidi una iena famelica, che aspettava la nostra partenza per nutrirsi con gli avanzi.... Continu a narrare tutta la storia cos come si era svolta, concludendo: Ho pensato: perch affrontare le intemperie, la fatica, le insidie e le imboscate dei predoni? Come ha nutrito la iena, Dio pu nutrire anche me. Che Dio ti dia la salute! Alzati, figlio. E riprendi immediatamente il viaggio! gli comand, perentorio, suo padre. Tu devi essere un leone che nutre gli altri, non una iena che gli porta via il cibo.

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La caverna

Un giorno giunsero nel deserto tre uomini che avevano deciso di cambiare vita. Queste persone non si conoscevano tra loro. Ognuno proveniva da un paese diverso, ma la sorte stava per farli incontrare. All'improvviso, la foschia oscur il cielo e si scaten un terribile uragano. In quella contrada c'era una caverna. I tre pellegrini, cercando un rifugio, la videro e corsero a ripararsi. Erano appena entrati, quando il rimbombo di un possente tuono fece rotolare dalla montagna un pesantissimo masso che chiuse l'imboccatura dell'antro. I malcapitati urlarono per lo spavento ma, senza indugiare, unendo le loro forze, cercarono di spostare la roccia; essa, per, era cos pesante che neppure la forza di cento uomini l'avrebbe smossa! Infatti, dopo numerosi e vani tentativi, caddero a terra esausti. Che fare? La muta oscurit di quella prigione incuteva spavento, cosicch, per vincere lo sconforto, decisero di raccontarsi qualcosa. Perch non fare conoscenza, visto che il destino li aveva riuniti? Cos parl il primo: Facevo il pastore. Possedevo un grosso armento di vacche, e vivevo contento con i vecchi genitori che amavo sopra ogni cosa. La sera portavo loro un bicchiere di latte caldo. Se li trovavo addormentati, mi chiedevo: "Li sveglio o aspetto?" e, talvolta, trascorrevo la notte in attesa. Quando mori527

rono, decisi di lasciare il mondo. A queste parole una fessura si apr nella roccia. Cos parl il secondo: Avevo un campo, e un ragazzo mi aiutava a coltivarlo. Non voleva denaro. "Maestro, metti da parte il mio salario. Ora non ne ho bisogno" mi diceva. Ma un giorno scomparve. Se ne and senza avvisarmi e lasciandomi i suoi averi. Trascorsero molti anni, e finalmente un mattino torn. "Ti ricordi di me, padrone? Nel passato lavorai la tua terra e ti lasciai in custodia i miei risparmi. Ora mi servono" disse. Durante la sua lontananza avevo investito il denaro che gli dovevo, comprando alcune pecore. Esse, col tempo, erano diventate un grande gregge. "Ti appartiene" gli dissi. "Io non avevo questa ricchezza!" "L'ho ottenuta con i tuoi soldi. Ora tua. Vai, e che Dio ti accompagni." Lui mi lasci un'altra volta; allora decisi di fare l'eremita. A queste parole lo spiraglio si allarg un poco. Disse il terzo uomo: Ero un ricco mercante, e possedevo molti beni: case, soldi, gioielli. Avevo una cugina che era invece molto povera, e inoltre era sola al mondo. Un giorno, spinta dal bisogno, venne a chiedere aiuto. Era bella e desiderabile; e io, che la volevo, le offrii denaro in cambio di un'azione disonesta. Lei, sdegnata, rifiut dicendomi: "Vecchio sudicio, preferisco la mia povert". Ma alcuni giorni pi tardi, vinta dalla miseria, torn a bussare alla mia porta. "Accetto la proposta" mi disse. "Ti sei decisa!" esultai, spingendola in casa. Per, con mia grande sorpresa, fui assalito dagli scrupoli e, vedendo la malvagit dei miei desideri, donai alla poveretta tutto ci che possedevo. Sono venuto qui per fare penitenza. A quelle parole la caverna si spalanc.
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Il contratto di nozze

C'era una volta un poveruomo che curava il giardino del re. Alla moglie di questo giardiniere nacque un maschio e la regina partor una femmina. Un giorno, mentre i due bambini, che si chiamavano Hassan e Sabiha, giocavano nel giardino, pass uno sheikh. Si sedette accanto a loro, prese una pietra e la fece saltare da una mano all'altra pi volte, mormorando parole tra s. Il re, che assisteva incuriosito, gli chiese: Che fai? Il contratto di nozze tra il figlio del giardiniere e la figlia del re. Il sovrano, convinto che scherzasse, acconsent sorridendo. Trascorsero gli anni. I bambini, diventati un bel giovane e una graziosa fanciulla, si innamorarono. Hassan and dal re a chiedere la mano della principessa, ma lui gli rispose, sprezzante: Ti dar mia figlia quando avrai conquistato sette regni. E lo licenzi. Hassan part, conquist i sette regni e torn dal re, che per non lo voleva proprio come genero e, sperando di liberarsene per sempre, gli affid un'altra impresa disperata. Mia figlia sar tua quando mi avrai portato l'aurora gli disse. impossibile, signore; come potrei riuscire a fare ci?
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Non so, ma solo a questa condizione potrai sposare Sabiha. Va bene, tenter. Dammi un po' di tempo. Torna tra un mese. Cos Hassan si mise di nuovo in viaggio. And da una citt all'altra. Attravers fiumi, monti, pianure, e a tutti chiedeva: Come si pu prendere l'aurora?. Nessuno sapeva rispondergli. Trascorsero ventinove giorni e lui, sentendosi sconfitto, decise di tornare a casa. Era seduto, triste e rassegnato, a riposare, quando un uomo gli apparve all'improvviso e gli disse: Come! Rinunci all'aurora?. Hassan lo guardava sbalordito, e stava per rispondergli, ma l'uomo continu: Recati alla moschea nel tempo tra la preghiera del tramonto e l'ultima della sera, avvolgiti in una stuoia, sistemati in un angolo e attendi. Poi lo salut e scomparve. Il giovane and alla moschea, si avvolse nella stuoia e si mise in un angolo. I fedeli arrivavano e lo guardavano incuriositi. Venne lo sheikh, lo vide, gli si avvicin, e gli chiese: Che fai, figlio mio? Cerco la maniera di prendere l'aurora. Il padre della donna che amo me l'ha chiesta in dote. Vedr di aiutarti gli promise lo sheikh; e invi alcune persone al palazzo reale. Queste attesero che il re andasse a letto e si addormentasse, poi lo portarono alla moschea. Alle voci dei fedeli che adoravano Dio, il re si svegli e lo sheikh gli chiese: Perch non dai Sabiha in moglie al figlio del giardiniere?. Gli ho chiesto in dote l'aurora e non me l'ha portata. Io sono l'aurora. 1 E che cosa vuoi da me? Che concedi a Hassan di sposare Sabiha. Ricordi
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l'uomo che, un giorno di tanti anni fa, fece il contratto di nozze tra il figlio del giardiniere e la figlia del re? Tu lo sai: quando si promette una bambina in sposa a qualcuno, essa gli appartiene per la vita. Allora il re chiese scusa a Hassan per averlo tormentato e diede il consenso alle nozze. Morale della favola: Gli uomini sono tutti uguali davanti a Dio.

NOTE 1 Aurora in arabo di genere maschile e anche un nome proprio.

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Il lavoro di Dio

Un giorno, il re convoc i suoi sudditi. A tutti chiedeva: Qua! il lavoro di Dio?. Ha fatto il cielo e la terra dissero alcuni. Ha fatto le religioni: il cristianesimo e l'Islam affermarono altri. Ma egli non fu soddisfatto delle risposte. Mentre una gran folla era riunita davanti alla reggia, pass un povero asinaio che si incurios e chiese al visir: Che cosa vuole il re?. Desidera sapere qual il lavoro di Dio. facile! Io lo so. Come! Tutti i sapienti del regno non sanno rispondere e tu pretendi di saperlo? Certo, e te lo dimostrer: alzati dalla sedia. Il visir si alz. Levati gli abiti, indossa i miei e prendi l'asino. Dopo aver scambiato i vestiti, l'asinaio si sedette al posto del visir. Questo il lavoro di Dio: innalzare e abbassare gli uomini. Ora conducimi dal nostro signore. Se entri, ti taglier la testa. Faccia pure ci che vuole disse l'asinaio. E and dal re. Sire, io conosco la risposta. So qual il lavoro di Dio. Dimmi! esclam incuriosito il sovrano.
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Scendi dal trono, leva il tuo abito e indossa il mio. Il re acconsent, e si scambiarono i vestiti. O re del tempo, il lavoro di Dio innalzare e abbassare gli uomini. 1 Come? Non vedi? Io sono diventato re, il re diventato visir e il visir asinaio disse. E si sedette sul trono.

NOTE 1 Oh mio Dio! Possessore della sovranit! Dai la sovranit a chi vuoi e ne privi chi vuoi. Innalzi chi vuoi e umili chi vuoi. La felicit nelle tue mani. Tu sei onnipotente. Corano, III, 25.

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Fai il bene e gettalo in mare

C'era una volta un pescatore che aveva un figlio. Un giorno presero un pesce grandissimo, ma non riuscivano a farlo uscire dall'acqua. Il pesce era troppo pesante. Tu resta qui e non lasciartelo sfuggire, mentre io vado a cercare qualcuno che ci aiuti disse il padre. Rimasto solo, il ragazzo volle provare ancora e sollev la rete senza sforzo perch il grosso pesce era scomparso. Al suo posto ce n'era uno piccolo che aveva scritto sul dorso: "Ti prego, sii buono e gettami in mare". "Va bene" pens; e cos fece. Poi per, temendo l'ira paterna, abbandon le reti sulla spiaggia e fugg via. Cammin per molte ore, ma verso sera, vedendo una grotta, decise di essersi allontanato abbastanza e che poteva finalmente riposare. Entr nella spelonca, e vi trov un giovane. Lo salut, sedette accanto a lui e gli raccont la sua storia. Anch'io sono scappato confess l'altro. Mio padre fa l'imbianchino. Oggi, mentre lavoravo con lui mi caduto un secchio di pittura che si sparsa per terra. Sono fuggito per paura che mi picchiasse. I due poveretti, diventati amici, decisero di proseguire insieme il viaggio. Dopo qualche giorno giunsero a una grande citt, videro una trattoria e pensarono di chiedere lavoro al proprietario.
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Figli miei, qui viene poca gente, non ho bisogno di aiutanti si scus l'uomo. Tienici con te, non vogliamo denaro, ci basta un po' di cibo; vedrai che ti saremo utili insistette il figlio dell'imbianchino. Alla fine l'oste acconsent. I ragazzi erano gentili, educati, laboriosi; conquistavano gli avventori con le loro maniere; cosicch il ristorante divent il pi conosciuto e frequentato della regione. Il padrone, contento, volle pagare loro un salario ed essi si impegnarono, da quel momento, a dividere tutti i guadagni a met. Un bel giorno per il figlio dell'imbianchino disse all'amico: Voglio andare a cercare un lavoro pi redditizio. Tu resta qui. Vai pure e stai tranquillo, quando tornerai avrai la tua parte di denaro gli promise il figlio del pescatore, e si salutarono. Dopo aver camminato per alcune ore, il ragazzo giunse al palazzo reale e qui vide uno spettacolo orribile. Decine di teste umane erano appese ai muri della reggia! Che cosa accaduto? chiedeva ai passanti, ma nessuno sembrava sentirlo. In nome di Allah e del suo profeta rispondetemi! Finalmente un vecchio parl. La nostra principessa diventata muta all'improvviso. Il fortunato avr in premio quaranta cammelli, quaranta forzieri d'oro e pietre preziose, e in pi potr sposarla. Tanti si sono cimentati nell'impresa ma tutti hanno fallito e sono stati uccisi perch non potessero dire niente di lei dopo averla vista. Io la far parlare decise il giovane; e si fece condurre al cospetto del re. Sire, render la parola a tua figlia ma a una condizione. Quale? Voglio che un lenzuolo sia messo tra noi. Se riu535

scir a curarla, me la darete in sposa; se fallir, dovrete lasciarmi andare via sano e salvo perch non l'avr vista e non potr dire niente. Il re acconsent e ordin al visir: Tu assisterai e mi farai il resoconto di ci che accadr. I servi portarono un lenzuolo e lo sistemarono in mezzo alla stanza come un sipario. Da una parte stava la principessa, nascosta agli occhi del giovane. Questi raccont una storia. Un carpentiere, un sarto e uno sheikh decisero di fare un viaggio insieme. Partirono all'alba, e dopo aver cavalcato per tutta la giornata, si fermarono in una radura per trascorrervi la notte; ma poich avevano paura di essere sorpresi da un ghul mentre dormivano, si accordarono per vigilare a turno. Cominci il carpentiere. "Far qualcosa che mi aiuti a stare sveglio" si disse. Tagli un albero e scolp una bella fanciulla nel tronco. Poi fu la volta del sarto a far la sentinella. Vide la statua, le cuc un abito e la vest. Quando lo sheikh si svegli e scorse la graziosa figura di legno, preg Allah: "Fai che abbia un'anima". E, con il permesso del Signore, le infuse il soffio della vita. A chi secondo voi dovrebbe appartenere la fanciulla? Non saprei rispose il visir. Lo so io. Al falegname che l'aveva scolpita. Era la voce della principessa! Chiamarono il re: Sire, tua figlia ha parlato!. Ma lei era di nuovo muta. Hai mentito url il re al suo visir di sicuro questo giovane ti ha corrotto. E lo cacci via; nomin un altro al suo posto e usc. Il figlio dell'imbianchino raccont un'altra storia. Due fratelli vivevano insieme. Uno di essi, Jamal, era sposato. Un giorno, mentre lavoravano nei campi, il fratello scapolo, che si chiamava Bashlr, si sent male e torn a casa. A notte fonda rientr anche Jamal e vide nel letto, accanto alla moglie, un'altra
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persona. Era la sorella, venuta in visita dal villaggio vicino, ma egli nella penombra la scambi per un uomo. Travolto dall'ira e dalla gelosia, prese un coltello per ucciderlo. Le due donne, che al frastuono si erano svegliate, si misero a gridare chiamando aiuto. Accorse Bashxr, pens a un bandito e si scagli contro il fratello. Si ingaggi una lotta silenziosa e furibonda che termin quando i due, nello stesso momento, vibrarono le armi al collo, reciprocamente, e le loro teste caddero al suolo. La moglie di Jamal, che nel frattempo aveva acceso una lanterna, a quella vista impazz dal dolore. Successe, allora, un fatto straordinario. Allah, mosso a compassione per la vedova, fece tornare in vita i due uomini, ma un la testa dell'uno al corpo dell'altro. Dimmi, o visir, a chi dovrebbe appartenere la donna? Alla testa o al corpo del marito? Non so rispose il nuovo visir. Alla testa; perch l risiedono l'intelletto e la vista disse la principessa. Chiamarono suo padre, ma lei non pronunci pi una parola. Il re licenzi il ministro e decise di assistere in persona. Il ragazzo si mise a raccontare una terza storia. Una fanciulla ricca, bella e in et da marito aveva tre cugini che volevano sposarla. Lei per li amava tutti alla stessa maniera e non sapeva decidersi a scegliere. Un giorno, consegn a ciascuno di essi mille dinari dicendo: "Chi di voi trover per me l'oggetto pi bello diventer il mio sposo". I tre si misero in viaggio. Il fratello maggiore and al suk della citt vicina, vide un tappeto volante, gli piacque tanto e lo compr. "Che mi importa del matrimonio? Preferisco il tappeto. Viagger, conoscer nuovi paesi, mi divertir" si disse. E dimentic la cugina. Il secondo fratello trov, nella bottega di un rigattiere, uno specchio magico che mostrava qualun537

que cosa o persona si desiderasse vedere. Decise di tenersi lo specchio e rinunciare al matrimonio. Il terzo fratello, con i mille dinari, compr una mela il cui profumo curava tutte le malattie. Si mise a guarire i malati e non torn pi a casa. Trascorsero gli anni. Un giorno, il padrone dello specchio, guardando in esso, seppe dove abitava il fratello maggiore. And da lui e insieme risolsero di fare visita al pi piccolo, che era diventato un medico celebre. Salirono sul tappeto e in un baleno giunsero alla citt dove abitava. Rievocando il passato, si ricordarono anche della cugina; guardarono nello specchio e videro che era gravemente ammalata. Decisero di visitarla, e il tappeto magico li condusse da lei che, al profumo della mela, guar. O re, chi avrebbe dovuto sposarla? Non saprei rispose il re. Tutti hanno collaborato. Invece la principessa sentenzi: Il padrone della mela. Perch il vivo meglio del morto. Poi divenne di nuovo muta. Ma ormai il re non poteva pi rifiutare le nozze, che furono celebrate con grande sfarzo. Finiti i festeggiamenti, si caricarono i forzieri su quaranta cammelli e gli sposi partirono. Appena giunsero alla locanda, il figlio dell'imbianchino disse all'amico: Ormai siamo ricchi, torniamo ai nostri villaggi. E quando arrivarono presso la grotta in cui si erano incontrati la prima volta, gli diede venti cammelli e venti forzieri. Il figlio del pescatore lo ringrazi per la sua generosit, lo abbracci e voleva rimettersi in cammino, ma l'amico gli disse: No, aspetta! Resta qualcosa da dividere: mia moglie. Impossibile! Non permetter questo, tu sei stato giusto, e io sono soddisfatto protest l'altro. Non si pu tradire una promessa. Preferisci la parte superiore o quella inferiore?
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N l u n a n l'altra. Vuoi che la divida dall'alto in basso? e facendo seguire i fatti alle parole, sguain la spada e la mise sulla testa della moglie. Stava per vibrare un colpo, quando si ud un urlo: In nome di Dio non uccidermi! implor la principessa muta, guarita completamente per lo spavento. Allora, il giovane imbianchino si rivolse sorridente al compagno: Ricordi il pesce che salvasti? Ero io.1 Prendi tutti i cammelli, i forzieri e questa donna che tua. Salut e si tuff in mare. 2

NOTE 1 L'universo leggendario e favolistico siriano ricco di esseri marini che si trasformano in uomini e donne o viceversa. Il pesce, nell'antica iconografia, rappresentava la vita, e questa immagine fu ripresa dal simbolismo cristiano. Vasche di pesci sacri si trovavano in numerosi templi pagani dove erano praticati culti misterici. Ancora oggi molti Siriani non si cibano del pesce fluviale. 2 II mare, nel Medio Oriente antico, veniva considerato luogo mitico dei viaggi d'oltretomba. Sono celebri le avventure marittime di Alessandro Magno nella Leggenda Islamica di Dhu-l-Qarnain; cfr. E.G. Gomez, Un Texto Arabe Occidental de la Leyenda de Alejandro (Madrid 1929, pag. 59 sgg.)

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Vai a dormire arrabbiato ma non pentito

Un uomo, avendo perso ogni speranza e fiducia nell'esistenza che conduceva, decise di lasciare tutto e tutti per rifugiarsi nel deserto e vivere da eremita; cosicch, lasciata la trib paterna, si mise alla ricerca di un luogo in cui stare in solitudine. Un giorno incontr un vecchio, si ferm a conversare con lui, e fin per confidargli il suo desiderio di abbandonare il mondo. L'uomo si offr di aiutarlo, offr endogli un lavoro e dei consigli. Occupati del mio armento, e ogni anno riceverai come compenso due cammelli. Ma se vuoi vivere serenamente la tua condizione, ti esorto a mettere in pratica due regole: primo, non salire in cima alla montagna, secondo, non dormire mai sulla schiena gli disse. L'aspirante eremita acconsent. Prese in consegna la mandria e cominci una nuova vita. Durante il giorno si occupava delle bestie, e anche la notte era solo. Per vent'anni visse sereno, osservando sempre i due precetti. Ma un giorno li dimentic: sal sulla montagna e dorm sulla schiena. Allora, improvvisamente, lo assal il ricordo del suo paese e della sua trib. La sera stessa si rec dal padrone.
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Questi lo vide da lontano e disse alla moglie: Prepara il pranzo e le provviste per il pastore, che sicuramente andr via. Ha nostalgia della sua gente. Quando giunse, gli chiese: Che cosa ti succede? Mi manca la famiglia, voglio tornare a casa. Sei salito sulla montagna? S. Ho anche dormito sulla schiena. Va bene. Senti, tu hai lavorato per me per vent'anni, ti spettano quaranta cammelli. Il pastore li prese ma, dopo aver riflettuto, propose al suo padrone: Te ne rendo trentanove, in cambio di tre consigli. Il vecchio accett. Primo: non stare mai in compagnia di uno che ha i denti incisivi separati, gli occhi verdi ed glabro. 1 Secondo: non dormire mai in una vallata profonda. Terzo: vai a letto arrabbiato ma non pentito 2 disse, e gli diede i viveri per il viaggio. Il pastore part. Un giorno incontr un viandante. Mi fai salire con te sul cammello? gli chiese lo sconosciuto. Certo, fratello rispose. Cavalcarono insieme, fino al tramonto. Quando si fermarono per la sosta notturna, il compagno tolse la keffyyie che gli copriva il volto, e lui vide che aveva gli incisivi separati, gli occhi verdi, ed era glabro. "Come ho potuto accompagnarmi a quest'uomo? E dire che comprai a caro prezzo il consiglio di stare lontano da persone simili!" pens, turbato. Dopo cena, gli augur la buona notte e fece finta di andare a letto. Invece, dopo aver messo qualcosa sotto la coperta per simulare il suo corpo, si nascose in attesa. Il brigante, lasciato trascorrere un po' di tempo, raggiunse in silenzio ci che sembrava un uomo dormiente e gli vibr una coltellata. Voleva uc541

cidere il pastore e rubargli il cammello! Il pastore, invece, lo sgozz. All'alba riprese il viaggio. Mentre cavalcava nel deserto, vide altri cammellieri che andavano nella stessa direzione e decise di unirsi a loro. Dopo alcuni giorni, giunsero a una profonda vallata, e poich era ormai sera, stabilirono di sostarvi. Stava gi per addormentarsi, quando gli torn in mente il secondo consiglio: "Non dormire in fondo a una valle". Allora raccolse la sua tenda e sal sulla collina. Durante la notte si scaten una tempesta spaventosa; la pioggia riemp la gola, e la corrente impetuosa dell'improvviso torrente travolse gli uomini, gli animali e gli oggetti. Fu l'unico a salvarsi! La mattina ripart. Cavalc a lungo, e finalmente, dopo alcune settimane, giunse a destinazione; ma non trov i suoi nel posto in cui li aveva lasciati. Si mise a cercarli. Una sera incontr il cammelliere che curava le mandrie del padre, ma non si riconobbero. Il servo lo invit a cena e lo port alla tenda del capo. Mentre attendeva il cibo, si guardava intorno, e con grande sorpresa vide sua moglie, abbandonata ventanni prima, che, sdraiata su una stuoia, riposava con un giovane a fianco. Irato, impugn il coltello, pensando di ucciderla. Per fortuna ricord in tempo il terzo consiglio: "Vai a dormire arrabbiato ma non pentito". Chiam il cammelliere e gli chiese: Chi quella donna?. La nuora del nostro sheikh. Il marito, tanto tempo fa, l'abbandon quando lei era incinta di quel ragazzo che le sta accanto. L'uomo per cui pascoli gli armenti mio padre! Vai a dargli la notizia del mio ritorno, ti ricompenser. Aveva ritrovato la famiglia!
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I cammelli sono qui, prendi quelli che vuoi disse il vecchio capo al messaggero, e corse ad abbracciare il figlio ritrovato. Poi ordin che si celebrasse una grande festa. Il deserto, presso i Semiti, dall'Arabia al Mediterraneo, nell'ebraismo, cristianesimo primitivo e Islam, era il luogo simbolico in cui l'uomo doveva rifugiarsi per esorcizzare il male, sconfiggere la sterilit dell'anima e cercare la Realt.

NOTE ' Il timore per l'uomo glabro un motivo frequente nei racconti siriani. La barba ha sempre avuto presso i Semiti un grande valore. Essa era simbolo di coraggio, saggezza e rettitudine. Gli Arabi, con un suo pelo dato in garanzia, offrivano praticamente in pegno la loro dignit e nobilt d'animo. Fin anzi per assumere carattere sacro. (Celebre il giuramento "Per la barba del Profeta".) Anche i monaci orientali portavano lunghe barbe fluenti. Un volto glabro potrebbe quindi significare vilt, inganno, doppiezza. Pure i denti potrebbero avere un senso analogo: una bella dentatura simboleggia la perfezione; i denti spaziati, irregolari, la deformit morale. Gli occhi verdi hanno un significato occulto. Nel Medio Evo divennero emblema dell'irrazionalit malefica e della follia. Gli alieni, nel m o n d o dell'immaginario, hanno spesso gli occhi verdi: dal diavolo ai marziani! 2 Questo genere di racconto, imperniato sulla vendita di consigli, fu popolare anche in Occidente. Il pi elaborato si trova in Gesta Romanorum - exemplum n. 103, del mercante che vende tre consigli all'imperatore Domiziano: 1. Quidquid agas prudenter agas et respice finem; 2. Numquam viam publicam dimittas propter semitam; 3. Numquam hospicium ad m a n e n d u m de nocte in domo alicuius accipias, ubi dominus d o m u s est senex et uxor juvencula. (1. Agisci sempre con prudenza e tieni presente il fine; 2. Non lasciare mai la via pubblica per un sentiero; 3. Non accettare mai ospitalit notturna in casa di un vecchio che ha una moglie giovinetta.)

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La madre del vento

Una vecchia donna viveva in grande povert. Molto spesso non riusciva neppure a mangiare. Un giorno, per strada, inciamp in qualcosa che fece un leggero tintinnio. Si chin incuriosita, e vide una moneta da dieci lire. Lieta, la raccolse, and al suk, e compr un sacco di lenticchie. Per, mentre rientrava, cadde la pioggia e i legumi si inumidirono. Lei, paziente, attese che tornasse il sereno e li mise sul davanzale della finestra ad asciugarsi al sole. Ma ecco, improvviso, si scaten il vento, e fece volare le lenticchie, che ricaddero sparpagliandosi tra l'erba. La poveretta si mise a piangere e a lamentarsi: Che disgraziata! Prima la pioggia, poi il vento. Perch la sfortuna mi perseguita?. Infine si calm, e decise di lagnarsi con la madre del vento. And da lei e le raccont tutto concludendo: Non giusto, signora, ci che ha fatto vostro figlio. Hai ragione; sarai risarcita. Torna qui domani con il sacco vuoto. La vecchia torn il giorno seguente con il sacco; la madre del vento vi mise dentro qualcosa, e le disse: Lo aprirai dentro casa tua, quando sarai sola e con la porta chiusa. La vecchia obbed e dal sacco vennero fuori tantissime monete d'oro.
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Era felice. Si mise a cantare, a benedire la madre del vento e la buona sorte. La sent una vicina, che pens, perplessa e incuriosita: Che cosa mai render tanto allegra quella disgraziata morta di fame? e non fu soddisfatta finch non riusc a sapere tutto. Allora decise di imitarla. Compr le lenticchie, le mise sul suo davanzale e attese il vento. Ma il vento non venne; lei corse infuriata dalla madre del vento, e le disse: Maledetto tuo figlio, che mi ha fatto cadere le lenticchie. Chi pagher questo disastro? Calmati, e vieni domani con il sacco vuoto. Vedremo di riparare il torto. La vicina torn il giorno dopo con un sacco grandissimo, e la madre del vento vi mise dentro qualcosa, raccomandandole di aprirlo quando era sola e con la porta sprangata. Cos fece. Si chiuse dentro casa e apr il sacco; ma non c'erano monete d'oro. Ne uscirono scorpioni e serpenti velenosi che la uccisero.

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Siano benedetti l'estate e l'inverno

Tanto tempo fa, c'era una vecchia che abitava con il figlio sposato. La nuora per non l'amava, e spingeva il marito a scacciarla. Lui cercava di barcamenarsi, finch, un giorno, fu costretto a scegliere. O se ne va lei, o me ne vado io gli disse la moglie. Allora lui propose a sua madre: Che ne diresti di una bella scampagnata? Grazie, caro. Ne sarei lieta. Andarono in campagna, e trascorsero insieme la giornata. Al crepuscolo, lui si allontan con un pretesto, assicurandole che sarebbe tornato subito. Ma non torn. La madre lo attese con pazienza per ore, invano. Infine fu vinta dal sonno. Al risveglio, l'indomani, lodando Iddio implor il suo soccorso. La sentirono due giovani che passavano di l. Che cosa fai tutta sola, zia? le chiesero. Ieri mio figlio mi ha condotta qui. Ora aspetto che torni a riprendermi. Che cosa pensi dell'estate e dell'inverno? Sono entrambi doni che Dio ha dato all'uomo per servirlo rispose la vecchia. Essi si allontanarono, e sopraggiunse una donna che le fece le stesse domande e ottenne le stesse risposte. Intanto il figlio, tormentato dal rimorso per averla abbandonata, decise di tornare in campagna a ri546

prenderla. Lei l'accolse festante, rivolgendogli parole di ringraziamento e... lucenti monete d'oro cominciarono a uscirle dalla bocca! Quando vide quel fatto straordinario sua nuora la colm di attenzioni. Ma, con il passare del tempo, la cupidigia e la gelosia le suggerirono di fare alla madre ci che aveva fatto alla suocera. Cos avvenne: la vecchia fu abbandonata e si addorment. Al risveglio vennero i due giovani e le chiesero: Cosa pensi, zia, dell'estate e dell'inverno? Fanno schifo. L'estate troppo calda, l'inverno troppo freddo. Sono entrambi una maledizione disse; e cos rispose anche alla donna. Quando, il giorno seguente, il genero torn per riportarsela a casa, lei lo accolse con i peggiori insulti e, mentre parlava, dalla bocca le uscivano immondizie e insetti velenosi.

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Le cipolle del re

C'era una volta un re che amava moltissimo le cipolle, e le coltivava nel suo giardino. Non permetteva a nessuno di toccarle, e aveva fatto una legge per preservarle: Chi toccher anche una soltanto delle mie cipolle, sar condannato all'impalatura. Avvenne che, un giorno, pass di l un povero orfano che viveva con la nonna. Vide le cipolle del re e pens: "Ne porter due a mia nonna". Ma le guardie lo sorpresero e volevano condurlo in tribunale. Allora, lui le preg: Lasciatemi rivedere mia nonna, prima di morire. Le guardie esaudirono la supplica. Cara nonna, vengo a salutarti prima di essere impalato le disse, commosso, il giovane condannato. Va bene. Per fai presto. Il pranzo quasi pronto. Vai a impalarti, e torna a mangiare rispose la vecchia svanita. Le guardie lo portarono via. Passarono davanti al palazzo del re, mentre stava affacciata alla finestra la principessa, che era una bellissima fanciulla. Quella creatura meravigliosa infiamm di desiderio il condannato. Mai niente l'aveva sconvolto a tal punto! Come lo vide, il re sentenzi, furibondo: Poich hai osato toccare le mie cipolle, sarai condannato all'impalatura.
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Udendo il verdetto di morte, il giovane scoppi a ridere. Perch ridi?! gli chiese il re, indispettito. Forse che l'idea di morire tra i supplizi ti diverte? No, maest. Pensavo a mia nonna, che mi consiglia un'impalatura veloce per non fare tardi a pranzo. A me, che la vita accende nel momento in cui sto per essere spento. E a te, che uccidi gli uomini per far vivere le cipolle. In verit, il tuo cervello uguale al mio e a quello di mia nonna. Vai in pace gli disse allora il re.

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Postfazione
di Maria Antonietta Carta

La tradizione che opera dell'oblio e della memoria. /orge Luis Borges

L'arte del raccontare nasce con l'uomo. Nel mondo primigenio, gli avvenimenti e le credenze religiose si trasmettevano a voce. Di padre in figlio. Ma, con il passare del tempo, con il succedersi delle generazioni, i ricordi sbiadivano e l'immaginazione sostituiva la memoria, alterando verit diventate confuse e trasformandole in materia epica, miti. Raccontatori di professione (aedi) si occupavano di diffonderli e tramandarli. Poi fu inventata la scrittura, e suo divenne il ruolo di registrare il sapere e la Storia. A Ur, Babilonia, Mari, Ebla, Ugarit, in Egitto, si compilarono intere biblioteche: documenti giuridici, amministrativi, linguistici, opere epico-mitologiche, didascalico-sapienziali, e anche favole. Ma la scrittura era una prerogativa delle classi egemoni: sovrani, sacerdoti, mercanti, eruditi. La gente comune era esclusa dal suo impiego, e continuava a usare l'elementare strumento del raccontare primitivo che, per, con il passare del tempo, grazie ai contatti sempre pi frequenti tra i popoli e al contributo della fantasia collettiva, and evolvendosi, diventando il mezzo di trasmissione di una visione del mondo. Notizie vaghe sulla geografia, sui pericoli dei viaggi per mare e per terra, su una natura ostile e temuta, vennero proiettate nell'immaginario fantastico, abitato da giganti, orchi e orchesse, satiri, cavalieri
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intrepidi, fanciulle desiderabili. I miti semplificati, degradati, diventarono metafore utili a esorcizzare il timore e lo spavento, sentimenti essenziali della natura umana, a testimoniare l'eternit della lotta tra il bene e il male, la luce e le tenebre. E la inesplicabile potenza dell'amore. C'era una volta, in tempi lontani... e si apre una porta nascosta che introduce alle fiabe. Ha inizio cos l'atto corale in cui il narratore e chi ascolta diventano compartecipi di una cerimonia "magica". Con l'intonazione della voce, la gestualit dal sapiente effetto teatrale, il linguaggio figurato e l'attenzione incantata dalle parole evocatrici, si varca il confine tra la realt e il sogno, per penetrare in un altro universo, lontano dalla nostra realt dominata dalla ragione a scapito del "senso", dove non esistono barriere tra il probabile e l'inverosimile, e ci si addentra nel mondo inconsapevole dei fantasmi, dell'infanzia smarrita. Dove esseri umani e soprannaturali si incontrano. Dove piante, fiori, erbe, pietre, sentieri, grotte, animali, acqua, stelle, terra e cielo sono lo specchio che riflette il viaggio nell'"antico" che dentro ogni uomo. Lo scopo di questa raccolta far conoscere la narrazione orale siriana. Tralasciando il problema sulla teoria poligenetica o monogenetica delle fiabe, sempre ampiamente discusso e mai risolto, o la considerazione se la Siria fu uno dei luoghi delle sue origini, vorrei soprattutto evidenziare la grande ricchezza e variet di una cultura popolare che, per temi e "colori", mi sembra testimoni come essa sia stata un luogo privilegiato di incontro e diffusione di quell'eterno raccontarsi dell'uomo per mezzo delle fiabe, che hanno attraversato spazi e tempi, continuamente ricreandosi, adattandosi agli ambienti pi diversi, e con il cui potere incantatore, onirico, l'umanit ha
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trovato la maniera di preservarsi dal distacco del mondo naturale. Il paese La Siria moderna, nata dallo smembramento dell'Impero Ottomano, con un territorio di 185.180 km 2 , ha frontiere per lo pi artificiali. A nord, la strada ferrata lungo il Tauro, dove passava il leggendario Orient-Express, serve da frontiera con la Turchia, fino alla citt di Kamishli, nelle cui vicinanze scorre il fiume Tigri. la Siria asiatica, che guarda all'Iran, Mar Caspio, Caucaso, Turkmenistan. A est confina con l'Iraq, ed protesa quindi verso la Penisola Arabica e il Golfo Persico. A sud, a partire da Abu Kaml, una linea retta la separa dalla Giordania, fino al monte el-Arab, nell'Hauran. L'Hermon e l'Antilibano rappresentano i suoi limiti occidentali. I 183 chilometri di costa mediterranea aprono all'Occidente. Anticamente molto pi vasta, 300.000 km 2 , comprendeva l'attuale Siria, il Libano, la Palestina e la Transgiordania. Fu ponte tra la Mesopotamia, l'Anatolia e l'Egitto, al centro delle vie di comunicazione tra Asia, Europa, Africa. L'avventura umana inizi in Siria nel Paleolitico inferiore, quando fu abitata dall'uomo di Neanderthal. Dal X millennio si ebbe un graduale passaggio dall'economia di caccia e raccolta all'agricoltura, e cominciarono a esservi addomesticati gli animali e a costruirsi le prime rudimentali dimore. Le ricerche archeologiche pi recenti rivelano come i primi passi fondamentali verso il progresso dell'uomo avvennero in quest'area. Dall'8500 al 5000 a.C. si svilupp la civilt neoliti555

ca. Nel periodo halafiano (VI-IV millennio) si pass a una societ stratificata, organizzata politicamente ed economicamente diversificata. Nel IV millennio i Sumeri vi fondarono importanti colonie, e vi apparve la scrittura. Nel III-II millennio a.C. prosperarono complesse e monumentali citt quali Ebla, Mari, Aleppo, Hama, Ugarit, capitali di regni fiorenti e ambiti dai potenti vicini. A Ugarit, centro cananeo poliglotta, dinamica sede di importanti traffici, frequentata da Ittiti, Cretesi, Micenei, Ciprioti, Egizi, fu inventato il primo alfabeto che, da l, pass alla Grecia. Potenti sovrani quali Hammurabi, Sargon II, Ramsete II, l'ittita Khattushili I, tentarono di conquistare questa terra. Nel I millennio a.C. sub altre invasioni: Aramei del Nord Arabia, Egizi, Caldei, Assiri, Persiani. Nel 334, con Alessandro Magno, entr nell'orbita della cultura occidentale, e i Seleucidi vi fondarono numerose citt ellenistiche. Nel 55 a.C. divent provincia consolare romana, e una stirpe di imperatori siriani, oltre a giuristi, sacerdoti, architetti, si insedi a Roma (211-235 d.C.). Fece anche parte dell'Impero Romano d'Oriente, e vi si stanziarono i primi cristiani fuggiti dalla Palestina. Gli Arabi, nel 636, vi sconfissero i Bizantini, e Damasco divenne superba capitale, centro politico e culturale del prospero e potente regno degli Omayyadi. Dal 1000 al 1500 d.C. si trov coinvolta nelle lotte tra crociati e musulmani, e una parte del suo territorio fu annessa al regno latino. Soffr anche le incursioni devastatrici di Mongoli e Tartari. Pisani, Genovesi, Veneziani, tra gli altri, vi fondarono grandi empori e sedi consolari. E vi si parlava arabo, latino, greco, francese, italiano, aramaico. Dal 1500 al 1900 fece parte dell'Impero Ottomano.
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La Siria fu attraversata, nel corso della sua lunga e stratificata storia, da genti provenienti dalle quattro direzioni. In epoche diverse vi si stanziarono: tutti i popoli della Bibbia; Arabi, presenti dal III millennio a.C.; Indoeuropei; Caucasici. Ne risulta uno straordinario mosaico di genti, portatrici delle tradizioni pi diverse. Di origine principalmente aramaica, la popolazione attuale comprende Arabi, Curdi, Armeni, Assiri, Circassi, Turcomanni, Turchi, Ebrei e altri ancora. Alla ricchezza di etnie corrisponde una grande variet di credenze religiose. La maggior parte dei suoi abitanti di fede islamica. L'80% sunniti, il 20% si divide tra alawiti, drusi, ismailiti, sciiti ortodossi e alcune confraternite mistiche. Tra i cristiani: greco ortodossi, Siriani giacobiti (monofisiti), melchiti, nestoriani, Armeni gregoriani e cattolici, maroniti, caldei, protestanti. In Siria, cio, continuano oggi a vivere numerose espressioni del cristianesimo primitivo. Vi si praticano anche culti pagani, gnostici, tra cui quello degli yazidi, di origine manichea, singolare mescolanza di tutte le religioni e permeato di zoroastrismo. Letteratura popolare araba e siriana Per "mondo arabo" si intende una vasta area geografica che abbraccia la regione mediorientale e quella nordafricana. Essa ebbe, originariamente, un ambiente fisico omogeneo con mutamenti geologici e climatici simili. Le zone interne umide e boscose diventarono steppe e deserti. In questo habitat primitivo e ostile si spostarono e incontrarono nomadi, carovane, eserciti. Anche le regioni costiere e fluviali
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favorirono contatti e traffici tra popolazioni diverse. Esperienze comuni che si tradussero in comuni credenze: dai culti totemici, alle religioni misteriosofiche, alla leggenda di Didone che, dalle coste fenicie, approd alle spiagge africane. Inoltre, da un determinato momento storico, successivo alla conquista islamica, si inizi a condividere una lingua, una religione, ideali ed esperienze politiche. Il termine '"uruba", tradotto con "arabicit", vuole definirne l'identit culturale nel senso pi ampio, con una matrice islamica comune, sostanziale e imprescindibile, ma che travalica le credenze religiose e non ha pregiudiziali etniche. L"uruba sarebbe, o vorrebbe essere, una patria ideale. Per letteratura popolare araba si intende, quindi, ogni forma di espressione letteraria tradizionale di questa realt. Anche la narrazione orale. Esistono infatti molti elementi che fungono da comune denominatore. Tra essi: 1) l'uso costante della terza persona; 2) l'inserimento di parti in versi; 3) la prosa rimata; 4) l'atemporalit, manifesta soprattutto negli anacronismi, dovuti anche ai tempi dei verbi impiegati: l'aoristo e il perfetto greco, corrispondenti ai nostri passato remoto e passato prossimo, che vanno trasformandosi, simbolicamente, in un eterno infinito, dove passato, presente, futuro si confondono; 5) drammatizzazione del racconto in forme e ambientazioni che possono dirsi teatrali; 6) temi e figure ricorrenti in tutta l'area, quali animali parlanti - differenti e con diverse valenze simboliche a seconda del paese - i quaranta ladroni, il tappeto volante, l'ebreo avaro; 7) echi di ambienti sociali e usanze reali o da Mille e Una Notte-, 8) generi del racconto: meraviglioso, leggendario, satirico, aneddotico, picaresco, didascalico-sapienziale, erotico-faceto; 9) esseri soprannaturali dell'Arabia preislamica. Ma ogni popolo svilupp anche esperienze parti558

colari, dovute ai contatti con altre culture: i paesi del Maghreb interagirono con l'intero continente africano e con il Mediterraneo Occidentale (e con tutte le vicende che l'hanno attraversato). Mi sembra quindi improprio e riduttivo considerare la tradizione orale siriana semplicemente "araba". Essa presenta tratti originali, che le derivano dalla privilegiata posizione geografica, dalla straordinaria capacit che hanno sempre avuto i semiti di adattarsi a culture e lingue nuove, dal retaggio della sua civilt: dal paleolitico e neolitico, tappe fondamentali dello sviluppo umano, regno della Dea Madre, agli apporti della Mesopotamia, da dove si diffuse la struttura sociale delle grandi civilt e che fu all'origine delle religioni storiche, da Tammuz e Ishtar alle tre grandi fedi monoteistiche. Pensiamo anche alle credenze anatoliche, persiane e dell'Estremo Oriente, che vi erano conosciute: Mithra, Varuna, Indra, Arinna, i Deva, gli Ahura, i Magi, Ormuzd, Buddha. Alle vie carovaniere dell'incenso, della seta, dell'ambra ecc., che dal Golfo Persico si incrociavano nella leggendaria Palmira, punto obbligato di tutti i traffici tra Oriente e Occidente; o che da Damasco, via Bosra, Petra e il Mar Rosso, conducevano a Sana nello Yemen, a Mecca in Arabia, e in Egitto; o che da Aleppo, porta del Mediterraneo orientale e dell'Asia Minore, portavano verso l'Europa, le montagne d'argento e di rame del Tauro, il Caucaso, l'Iran, l'India, la Cina. Gli antichi Siriani si spinsero fino alle coste baltiche e atlantiche. Sembra che siano stati i primi a oltrepassare le colonne d'Ercole. Ebbero continui contatti con l'Egitto, dove nel Medio Regno si svilupp la narrativa, con racconti a fondo storico e meraviglioso; e con la civilt e mitologia greche e delle isole egee, - mitologia peraltro con forti apporti medio559

dentali -; scrittori come Luciano e Apuleio, di cui si dovevano conoscere le opere, probabilmente vi avevano anche trovato ispirazione. I Siriani vennero in contatto con la letteratura orientale: conobbero le raccolte indiane di favole Panchatantra e Hitopadesa, la cui prima traduzione in arabo (Kallah e Dimnah) fu opera del monaco monofisita Bud, (570 d.C.); Barlaam e Josafat, attribuita a san Giovanni Damasceno, trasposizione cristiana della leggenda di Buddha, avrebbe influenzato anche la letteratura dotta europea. In epoca cristiana, i monasteri della Siria furono scuole di cultura, centri di produzione e diffusione di manoscritti, in greco e siriaco, di medicina, filosofia, cristologia, esegesi. Attivit che continu in epoca omayyade. Una terra, dunque, in cui l'incessante e formidabile intrecciarsi di vicende contribu indubbiamente anche alla ricchezza della sua tradizione orale. Tra mito e leggenda Cominciai a raccogliere la narrazione orale siriana nel 1985, in un villaggio della regione nord-occidentale, arroccato sul Gebel 'Akrad, scrigno di fossili preziosi, antiche necropoli, luoghi sacri (Ziart). Avevo familiarizzato con i suoi abitanti nel corso di una precedente esplorazione archeologica. Mi raccontate fiabe? chiesi. Non ne conosciamo rispondevano invariabilmente, un po' sorpresi della mia strana richiesta. Mi rifiutai di crederci, e provai ancora, impiegando tutti i termini arabi di mia conoscenza per indicare il racconto meraviglioso, la leggenda, la favola. Invano.
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Non ne conosciamo. Sappiamo soltanto storie vere insistevano. Vuoi sentirne qualcuna? No. Non mi interessano rispondevo. Mi consideravano un'amica, perch parlavo il loro dialetto, colorato ed espressivo come tutti i dialetti del mondo, non l'arabo classico, di solito impiegato dagli stranieri; e comprendevo il valore di una tazza di t condiviso. Cos, quando capii che erano dispiaciuti di non potermi accontentare, accettai, quasi con stupida e annoiata condiscendenza, di farmi raccontare una storia vera, per ricompensare la loro buona volont. Questi fatti accaddero poco tempo fa a un mio amico di Bdama... inizi il narratore, raccontandomi "Il pastore e il serpente". In seguito, avrei sentito tantissime altre "storie vere". Molte fanno parte di questa raccolta: "I tre soldati", "Il cacciatore doveva morire", "La ginn dell'Eufrate", "La reincarnazione dell'Iman", "L'ostetrica", "Il figlio dell'agh", "Il tesoro", "I ginn di Tadmor", "Khodr e la ginn" ecc. Vincere la diffidenza, conquistare la fiducia, oserei dire l'affetto, dei custodi di questo particolare patrimonio della memoria collettiva, l'impresa pi delicata e importante per chi si accinge a raccogliere fiabe dalla loro viva voce. Essi non lo rivelano a chi ha negli occhi l'incredulit del miscredente. Impossibile conservare un "sano" distacco razionale, mantenere sempre vigile la lucidit del ricercatore. Bisogna, quindi, fare ampio uso della propria capacit immaginosa, in quanto, per chi ce li confida, spesso non si tratta di racconti fantastici, ma di realt vissute. Esistono, in Siria, luoghi che conservano silenzi, respiri, presenze ineffabili. Gli sperduti villaggi del Gebel costiero, dove ven561

gono preservati usi neolitici. La badlya, deserto solcato da preistorici letti fluviali ormai disseccati, e popolato da trib nomadi e seminomadi immutate da millenni. Il lunare Haurn, nero mare di basalto procelloso. L'alta Mesopotamia, terra senza tempo e senza orizzonti, lievitata in innumerevoli teli (colline) che nascondono grandi civilt del passato. Sono regioni che conservano l'incanto di una natura piena di fascino. Ambienti familiari a chi li abita, eppure pericolosi, oscuri, perch continuano a dimorarvi presenze soprannaturali, seducenti e minacciose. Suggestioni irrazionali che rimandano a epoche remote. In questi luoghi, l'immaginario collettivo permeato di credenze che non si manifestano come rovine di fedi ormai spente trasfigurate nel racconto meraviglioso, ma in simboli viventi. una tradizione orale che affonda le radici nell'animismo. Un mondo onirico dove esseri umani e semidivini partecipano al mistero della vita e della morte. Creature benefiche e temibili, legate alla rinascita ciclica della terra e dell'uomo, ai riti della fecondit. Figure fantastiche, temporaneamente materializzate in forme corporee di fate, amanti o madrine, che furono protagoniste anche nella novellistica medievale, che Dumezil chiam melusiniana. Streghe tentatrici e crudeli o donne soprannaturali, antesignane Morgane che si incarnano per trascinare gli uomini nel loro mondo. Geni folletti invisibili e dispettosi, che manifestano la loro presenza con azioni sgradevoli e sconvolgenti. Demoni devastanti. Serpenti che incarnano il principio vitale racchiuso nell'oscurit segreta del mondo sotterraneo, hanno potere di metamorfosarsi, guizzano come intuizioni fulminee, puniscono chi trasgredisce le norme. Nelle lingue semitiche, "serpente" e "vita" hanno la stessa
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radice. Crude vicende antropofaghe che nascondono i sacrifici rituali del passato. Sono racconti in cui non si esprime il bisogno di spiegare i fenomeni naturali, ma quello di dialogare con le forze segrete che li animano. Essi riflettono credenze ancestrali comuni a tutti i popoli. Sono i Pan, i Silvani, le Ninfe, le Lamie della mitologia greco-romana, abitatori di boschi, fiumi, sorgenti, mari. In questi ambienti sorgono, anche, leggende di eroi, come il Khodr, salvatore per eccellenza, emulo di Perseo, antagonista di terribili mostri che impongono agli uomini l'immolazione di fanciulle vergini in cambio dell'acqua vivificante. Storie di metempsicosi, leggende cristiane e islamiche, di mistici. E assistiamo al viaggio del mito nel tempo, per quel bisogno di soprannaturale presente in ogni epoca, anche se, con l'evolversi della spiritualit, esso andato adattandosi a credenze pi complesse, mimetizzandosi o rivestendosi di nuovi linguaggi. Storie di animali Dai racconti siriani emerge un "bestiario" ricchissimo. Vi si trovano animali che parlano e agiscono da uomini, per fustigarne i vizi: avidit, codardia, falsit, bieca scaltrezza, cinismo. Questo genere di narrazione allegorica - apologo, favola, aneddoto, il pi poetico dei sistemi didattici, - sembra sia nato proprio in Medio Oriente. Ne scrissero, tra i popoli della regione, Sumeri e Babilonesi. Divent importante genere letterario in India, Grecia, Roma, Persia e presso gli Arabi; ed presente nella narrazione orale di tutto il mondo. Il loro insegnamento morale dato con lieve fantasia. Sono gustosi quadretti che fanno sorridere. In altri rac563

conti, gli animali posseggono le virt che spesso sono neglette dagli uomini, quali lealt e riconoscenza; o ancora, vi si celano divinit animistiche che giudicano e castigano. Graziose storielle eziologiche furono invece inventate per spiegare le abitudini degli animali. Rispecchiando la realt, sono gli amati e utili compagni degli uomini, in fiabe di ambiente contadino e pastorale; oppure evocano lontani mondi mitici e leggendari in racconti meravigliosi dove compaiono l'aquila, il gallo e il cavallo, animali psicopompi legati ai riti iniziatici e ai viaggi sciamanici. E ancora, lo sciacallo, corrispondente alla volpe delle fiabe europee, che simboleggia la natura indomita; il cammello, il leone, la colomba, la iena, la capra. Gli autori antichi scrissero straordinarie storie di metamorfosi che hanno per protagonisti gli animali; e anche nel Corano si narra di uomini trasformati in bestie, come castigo di gravi colpe. Puntualmente, nei racconti siriani ritroviamo questi temi suggestivi. In una favola sulla reincarnazione dell'uomo in asino, come castigo dei suoi vizi, c' una reminiscenza delle storie di Luciano di Samosata, scrittore ellenistico nato in Siria nel II secolo d.C., e di Apuleio, scrittore latino suo contemporaneo, autore del Metamorphoseon, che visit la Siria per studiarvi i misteri orfici.

Racconti della steppa Nella steppa siro-mesopotamica soggiornano trib nomadi e semi-nomadi la cui esistenza per molti aspetti non differisce da quella dei loro antenati: dura, incerta, legata ai cicli di una natura avara, alla transumanza, alla fragilit di un'esistenza priva di radici materiali. Il loro calendario non ha i nostri
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mesi o anni; il trascorrere del tempo marcato dal ricordo di avvenimenti eccezionali che hanno lasciato un segno nella storia del clan: la grande carestia, la straordinaria nevicata, la morte del patriarca dalla barba canuta. Nelle leggende beduine, i protagonisti sono eroi solitari, intrepidi e cavallereschi, pastori o razziatori, obbedienti all'autorit di un capo (sheikh); cavalli e cammelli sono i loro compagni indispensabili. Spesso evidente l'insegnamento morale inteso come virtus (morowwa): esaltazione di valori quali la casbiya (solidariet di gruppo), la bont, il diritto di rifugio sacro e inviolabile, la generosit verso l'ospite con obbligo di reciprocit, il coraggio; e nell'esecrazione di difetti quali l'invidia, la codardia e il tradimento, ma anche la legittimit di ricorrere alla violenza per difendere un gregge o per conquistarselo. Le gioie sono semplici e riflettono la semplicit dei desideri: la caccia, la fortuna di trovare un pozzo d'acqua o una fertile oasi, le feste nuziali. La loro religiosit resta permeata di remote credenze panteistiche e astrali; oppure preserva il ricordo degli eremiti, che praticavano l'ascesi nelle lande deserte. La narrazione si ingentilisce e si colora di poesia quando descrive la natura o racconta l'amore. Racconti di profeti

L'attivit profetica stata un fenomeno rilevante presso i popoli mediorientali: Assiro-Babilonesi, Aramei, Arabi. Tramite l'estasi, l'incubazione o la possessione, il veggente entrava in contatto con la divinit e trasmetteva il suo volere. Essa fu anche alla base delle tre religioni monoteiste che vi sorsero. Inviati da Dio per ri565

velarne la parola, illuminare e indicare la retta via agli uomini, i profeti ebbero un ruolo importante perch sapevano parlare al cuore e all'immaginazione. I racconti popolari sui profeti, in chiave islamica e cristiana, sono numerosissimi e popolari in Siria. Per forma e contenuto fanno parte del genere aneddotico di tendenza prevalentemente didascalica. La donna In principio fu la Dea Madre, poi vennero gli di; ma le divinit femminili continuarono ad avere, in Siria, un ruolo importante. L'Astarte fenicia; l'Anat del pantheon ugaritico, dal carattere forte e ribelle, despotica eppure tenera con il fratello-marito Baal; l'Hallt araba. E Atargatis, sintesi di deit, che, come ci fa sapere Luciano ... in una mano tiene lo scettro e nell'altra il fuso... ( Syria Dea, XXXII), venerata dai prostituti sacri evirati, a significare dedicazione e resa. Altrettanto fu per le regine. In Medio Oriente seppero ritagliarsi ampi spazi, a costo di pagare con la vita. Alcune mitiche, come Semiramide di Babilonia, la regina di Saba, Helissa di Tiro (Didone), e poi Zenobia, imperatrice di Palmira, superba guerriera, mecenate illuminata, eminente condottiera. Sono il simbolo di un potere al femminile esercitato in proprio. Poi c'erano le donne dei potenti che, come tutte le orientali in genere, seppero esercitare il dominio in maniera indiretta: donne influentissime quali Giulia Domna di Emsa (Homs) moglie intelligente ed energica di Settimio Severo e madre di Caracalla; Giulia Mammea e Giulia Maesa, ambiziose, intriganti e autorevoli, introdussero a Roma il potere femminile; Jezebel, moglie di Achab. I monarchi as566

soluti si inchinavano spesso davanti al volere delle loro donne. Ne sono un formidabile esempio anche le leggi sul diritto matrimoniale e sul divorzio di alcune citt-stato siriane del III e II millennio a.C. E che cosa dire di personalit come la ricchissima Khadija, abile mercantessa dell'Arabia, che prima assunse Maometto come capocarovaniere e in seguito gli si propose come moglie? (Anche le figlie del profeta e le altre spose godettero di grande prestigio: nell'antica Arabia i bellicosi beduini si facevano accompagnare dalle donne in funzione di sacerdotesse fino al campo di battaglia.) O della potente Khairusan, madre di Harun ar-Rashid? 0 delle colte e raffinate cortigiane che conoscevano la musica, il canto, la poesia, e indossavano abiti maschili per compiacere i loro signori e contrastare cos il potere degli eunuchi e dei giovani efebi? Nei primi secoli del califfato le donne ebbero spesso un ruolo attivo nella vita pubblica e nelle corti. Furono gli Assiri, i Persiani, e successivamente gli Ottomani, popoli pi rudi e integralisti, a introdurre l'uso obbligatorio del velo in Medio Oriente, e a voler relegare le donne nelle case (cfr. J. Boulos, Les peuples et les civilisations du Proche Orent, ed. Mouton & Co., La Haye 1964). Ma nel tempo, soprattutto come mogli e madri, esse hanno sempre continuato a esercitare la loro influenza sull'universo maschile. L'infanzia dell'uomo siriano si svolge prevalentemente nel gineceo, luogo periferico e basilare insieme di una societ tradizionale dove la presenza paterna assente, o quasi, e le donne preservano spazi di autonomia. Costrette sovente a un ruolo subalterno fuori dalle mura domestiche, esse governano nell'ambito familiare, dove la soggezione riesce a trasformarsi in strumento di sottili influenze. Dove anche l'amore, la seduzione, la maternit possono diventare eserci567

zio di potere. Dove il maschio signore dichiarato, ma anche suddito inconsapevole. Una realt fatta di fragilit e forze antitetiche. E, in una certa misura, durante la sua vita di adulto l'uomo rimarr il fanciullo che fu. In fondo alla sua anima e nei suoi occhi si conservano debolezze inconfessate, tracce di dolcezze e sensibilit femminee che dovranno occultare sotto atteggiamenti e responsabilit "virili". L'uomo siriano sempre sgomentato da un essere che non riuscir mai a comprendere, controllare, dominare realmente, oggetto di amore-odio. Sono stati molto spesso uomini a narrarmi storie di amori difficili o patetici, dolorose e struggenti; di Cenerentole dalle voci ammalianti o che smarriscono oggetti suscitatori di passioni; di donne fiere, intelligenti e affascinanti, che si travestono con abiti maschili; di maghe intriganti; di incontri fatati o fatali; divertenti aneddoti che descrivono una sessualit gioiosa. (Questi ultimi vengono raccontati con piacere anche dalle donne, come pure le fiabe in cui l'eroina sempre vincente!) I protagonisti uomini possono essere poeti-cortesi; antagonisti felici, alla fine, di farsi sedurre e vincere; pastori o contadini che popolano le loro solitudini di visioni desiderate o temute; eroi coraggiosi e teneri amanti. Raccontano anche, divertiti e con aria falsamente innocente, storie permeate di feroce misoginia dove le loro compagne appaiono scaltre, inaffidabili, vendicative, avide, traditrici. Ne risulta una visione solare, lieta e romantica; oppure il timore e la fascinazione del lato oscuro, inconoscibile della donna e dell'amore; o anche l'eterna lotta tra i sessi che pu esprimersi come gioco ma anche come aspra, feroce contesa. La poligamia sembrerebbe inconsciamente problematica, se si considera la descrizione dei figli nati da una seconda moglie. Essi in genere sono inetti,
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viziati e codardi, mentre i primogeniti sono coraggiosi, perspicaci, deferenti e ligi all'autorit. Un immaginario vario e ambiguo, espresso con molteplicit di simboli, in cui la realt, la fantasia e i sogni sembrano confondersi. Una "commedia umana" nei suoi svariati aspetti. La lingua e lo stile Questo mondo favolistico narrato, sovente, con maestria da creatori, adattando i caratteri dei personaggi al genere del racconto e inventando situazioni che potremmo definire teatrali e che fanno pensare, talvolta, a un ricercato intento psicologico e artistico. Il tutto espresso con grammatica e sintassi scarne, dalle frasi nominali e verbali semplificate al massimo, ma con aggettivi, sostantivi e verbi che, a seconda dell'impiego, acquistano significati dalle sfumature pi diverse. un fraseggio nato dall'intersecarsi di diversi linguaggi (satirico, religioso, scaramantico, umoristico, romantico, tragico) che, insieme all'uso di creature misteriose ed esseri umani come metafore dei sentimenti, diventano un altro linguaggio: quello delle allegorie, delle immagini. L'unico universale. Ma, per poter divenire partecipi dell'incanto che le parole, quasi assurte a rito magico, evocano, anche la gestualit, le pause, lo sforzo di ricordare, l'intonazione della voce, lo sguardo del narratore sono importanti. questa l'appassionante sfida per chi trascrive fiabe cercando di preservare i caratteri originali di ci che gli viene narrato. Maria Antonietta Carta

Fiabe persiane

7 9 53 59 61 69 73 77 85

Principesse misteriose La storia del principe Calaf e della principessa Turandot II sogno del servo Spiriti maligni II principe serpente I quaranta figli del re La citt delle pietre La festa in giardino Ricchi e poveri

87 II profeta Musa e il venditore d'acqua 92 Sci Abbas e la madre povera 96 L'anello fatato 102 L'uomo calvo 107 L'indovino 110 L'apprendista stregone

119 Storie del regno degli sciocchi 121 127 131 133 139 146 153 155 159 La terra dei matti I tre maestri di scuola Trucchi e imbrogli La volpe in pellegrinaggio alla Mecca Le tre donne e l'anello II grande furfante di Shiraz Storie d'amore La figlia del sarto e il figlio del ricco mercante II principe Esma'il e Arab-Zengi

171 Postfazione 111 Note

Fiabe siriane

191 195 198 201 203 205 208 211 214 216 219 222 225 228 230 232 234 236 238 240 243 246 248 250 254 259 261 263

Abu al Hsein La forza e la scaltrezza il lupo, l'avvoltoio e il ghepardo L'asino stupido e bugiardo La capra e lo sciacallo La famiglia del taglialegna e la ghula Le tre filatrici e lo schiavo nero La vendetta II liocorno L'uccello verde L'uccello magico La figlia del pescatore I tre soldati il servo pastore e il giudice dei ginn II pastore e il serpente L'avido il tesoro La moglie scomparsa I ginn di Tadmor il contadino e la ginn La ginn dell'Eufrate II figlio dell'agh L'ostetrica La donna che terrorizz il mostro il cacciatore doveva morire II profeta Salomone, figlio di Davide, e il vento II re Salomone e il picchio il re Salomone e il linguaggio degli animali

266 267 271 275 279 287 290 292 295 297 299 302 305 308 313 315 317 318 320 322 325 330 332 336 339 341 343 345 347 351 357 361 371 383 391 396

II profeta No e i gatti Mos e il povero L'onest di Ali ben Shaddad II profeta Habib il falegname II figlio del re, l'ebreo e i quaranta ladroni II pastore di cammelli e la figlia del re II re insonne II qadi e lo spazzaturaio Matt L'astuto giullare Le tre sorelle Le nozze del cavaliere Le galline della beduina La fortuna e l'ingegno Adamo Mariam e il Messia L'albero II miracolo del pozzo Barbrah Leila al qadr La leggenda del sultano Ibrahim La leggenda di Nemrud, re di Yabrud II Khodr e il principe II re, il genero incantato e la gazzella II saggio Assassino II mausoleo dei Curdi Bab Antakya: le palle di Maaruf Bab Qinnesrin: Sheikh Khalil at-Tayar Granello Di Melagrana La figlia del sole II taglialegna e la principessa che amava giocare a nascondino La fillirea e il gelsomino Gomena, principe dei ginn II prode Hassan Hassan di Basra L'uomo glabro e i tre teli

404 406 408 410 412 418 422 424 430 433 437 440 448 455 463 471 478 484 487 494 499 503 507 510 513 517 524 527 529 532 534 540 544 546 548

La vedova e il cane L'anima che trasmigr in un asino La donna che divent cinghiale La reincarnazione dell'Iman La vendetta del beduino La cavalla di razza Khodr e la ginn Bisher e Hissen L'ospitalit II figlio di Zenab La beduina e lo studente La fionda La bugia delle bugie La figlia del cammello selvaggio Fatma la leccapiatti La figlia del venditore di fave II mercante di Damasco L'indomita La figlia del sarto Harun ar-Rashid e la sfida di Abu Nuwas La gelosia La falsa puritana L'enigma All'ora del giudizio L'angelo della morte La smania di avere radice di grandi mali II leone e la iena La caverna II contratto di nozze II lavoro di Dio Fai il bene e gettalo in mare Vai a dormire arrabbiato ma non pentito La madre del vento Siano benedetti l'estate e l'inverno Le cipolle del re
di Maria Antonietta Carta

551 Postfazione