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Antropologia Culturale

L'antropologia culturale, emersa nel XIX secolo in relazione al colonialismo, studia l'umanità da prospettive morfologiche, fisiologiche e psicologiche, utilizzando metodologie come l'osservazione partecipante. Essa si divide in vari indirizzi, tra cui antropologia culturale, etnologica e sociale, e si occupa di fenomeni come inculturazione e acculturazione, evidenziando l'importanza della cultura come insieme di idee e comportamenti. Le critiche all'evoluzionismo e al razzismo scientifico hanno portato a nuove prospettive come il diffusionismo e il relativismo, spostando l'attenzione dalle differenze genetiche a quelle culturali.

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Antropologia Culturale

L'antropologia culturale, emersa nel XIX secolo in relazione al colonialismo, studia l'umanità da prospettive morfologiche, fisiologiche e psicologiche, utilizzando metodologie come l'osservazione partecipante. Essa si divide in vari indirizzi, tra cui antropologia culturale, etnologica e sociale, e si occupa di fenomeni come inculturazione e acculturazione, evidenziando l'importanza della cultura come insieme di idee e comportamenti. Le critiche all'evoluzionismo e al razzismo scientifico hanno portato a nuove prospettive come il diffusionismo e il relativismo, spostando l'attenzione dalle differenze genetiche a quelle culturali.

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Appunti di antropologia culturale: primo capitolo no

Cos’è l’antropologia culturale? Nata nella seconda parte del 800’ perché legata al colonialismo, l’antropologia
culturale è la disciplina che studia i tipi e gli aspetti umani soprattutto dal punto di vista morfologico,
fisiologico e psicologico; Antropos e logos, l’antropologia è una disciplina sociale umanistica in dialogo con le
altre discipline relative, dunque ci sono rapporti evidenti che l’antropologia ha avuto nel corso del tempo
(filosofia in primis)
Che metodologie di ricerca vengono utilizzate in antropologia? Osservazione partecipante, differentemente
dalle altre discipline che la utilizzano come metodologie non principale, l’antropologia culturale esamina le
società attraverso una partecipazione nelle società stessa.

Capitolo 3 pag 28-42:

I vari tipi di antropologia:


- L’antropologia filosofica valorizza gli studiosi che hanno avuto contributi importanti in termini di
riflessione sull’umanità, dunque si studia la cosiddetta filosofia morale
- L'antropologia cristiana caratterizzata da un discorso religioso, è differente rispetto quella culturale,
come anche d’altronde quella fisica.
- Etologia

Scuole e indirizzi dell’antropologia:


- Culturale: americana — enfasi su idee, valori, credenze, simboli
- Etnologia: francese — enfasi sullo studio di singole società (extraeuropee per via del colonialismo)
- Sociale: brittinaica — enfasi su sistemi, strutture e comportamenti sociali
- Demologia (Italia): “etnologia europea” — enfasi sulle tradizioni popolari (folklore) e gruppi/ceti
subalterni

I campi di applicazione dell’antropologia sono molto vasti, ad esempio quella politica si focalizza su altri
sistemi politici diversi da quello a noi noto (ad esempio le società segmentarie o acefale).
Nel 800’ l'antropologia si distingue dalle altre discipline perché queste si basavano specialmente sulle società
euro-americane mentre l’antropologia veniva accusata di trattare società esotiche alternative.

Cos’è la cultura? Insieme di idee,valori, credenze, costumi e comportamenti messi in atto da esseri umani in
temi e luoghi diversi.
Ma che differenzia cultura, Cultura e culture? Per cultura con C maiuscola si intende un richiamo alla
“coltivazione” dunque una metafora agricola (si dice un individuo colto perché istruito), ciò che non è cultura
sono ad esempio usi, costumi e strane superstizioni.

Una prima definizione di cultura: la cultura, o civiltà, intesa nel suo senso etnografico più ampio, è
quell’insieme complessivo che include conoscenze, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e
qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro della società (Tylor).

Cultura al singolare: ciò che è condiviso e prodotto dagli individui in quanto appartenenti al genere umano o
ad uno specifico gruppo; l'antropologia culturale cerca di indagarla attraverso un approccio olistico

Il processo di inculturazione: La cultura determina in modo parziale i pensieri e le azioni di chi fa parte o si
riconosce in quella determinata cultura; si può dire piuttosto che contribuisce ad orientare pensieri, schemi
mentali, emozioni e comportamenti individuali — processo di inculturazione.

Inculturazione si intende l’apprendimento della cultura del contesto in cui si nasce e cresce anche tramite il
processo di socializzazione.
Acculturazione: apprendere una cultura altra con cui si è venuti a contatto nel corso della vita e che prima
non si conosceva

La cultura azione comprende quei fenomeni che si verificano quando gruppi di persone di culture diverse
entrano in contatto diretto e continuo, con modificazioni conseguenti nei modelli culturali originari di uno o di
entrambi i gruppi
Possibili esiti:
- accettazione
- adattamento
- reazione

Transculturazione: il processo implica necessariamente la perdita di una cultura precedente virgola che
potrebbe definirsi come una parziale deculturazione nonché la conseguente creazione di nuovi fenomeni
culturali che potrebbero dirsi di neoculturazione. Infine come sostiene la scuola di Malinowski, in tutti gli
incontri tra le culture accade la stessa cosa che si verifica nella produzione genetica tra gli individui: il nuovo
nato ha sempre qualcosa di entrambi i genitori e tuttavia rimane sempre diverso rispetto a ciascuno dei due
[…] il processo è dunque una transculturazione e questo vocabolo comprende tutte le fasi del suo svolgimento.
(Pag 40…)

Caratteristiche della cultura:


1) Cultura: insieme di modelli selezionati, trasmessi e poi acquisiti Sistemi culturali: possono essere più
chiusi o più aperti verso i cambiamenti e gli apporti/scontri che provengono dall’interno o
dall’esterno.
2) La cultura può essere creativa o produttiva, non ha confini netti e ben delimitabili (affermarsi di
capitalismo e globalizzazione ha archiviato definitivamente questa visione di culture chiuse).
3) definire e nominare implica separare, controllare e riconoscere

Modelli culturali:
Modelli linguistici e culturali devono essere conosciuti e riconosciuti per essere compresi altrimenti possono
essere ignorati o fraintesi
I modelli culturali possono essere:
- contestati
- imposti
- modificarsi e adattarsi in base ai cambiamenti

Linguaggio: è repertorio ampliabile di elementi, può essere usato per includere/escludere, può produrre
cambiamenti se vi è consenso e se si inserisce coerentemente nei modelli culturali e comunicativi
pre-esistenti.
Cultura Umana:

Cultura Umana: Esseri umani nascono incompleti —- scelta evolutiva, necessità di accudimento da parte di
simili
la cultura è influenzata dall’ambiente naturale dai contesti di vita e dalle relazioni sociali

Visioni umane, troppo umane:


Antropizzazione: processo di cambiamento e trasformazione dell’ambiente attraverso l’azione um
Antropocentrismo: visione del mondo elaborata a partire da una prospettiva che mette al centro l’essere
umano

LEZIONE 7/03 (pg 17-28): capitalocene, effetti di lungo periodo sul capitalismo globale
culture: modi diversi in cui i gruppi umani che condividono certe idee e certi comportamenti affrontano il
mondo; interpretandolo, conoscendolo, immaginandolo, adattandosi ad esso, trasformandolo.
La cultura come mosaico: ogni tessera compone la cultura e non c'è possibilità di sovrapposizione.
Cultura come insieme di culture da catalogare, “come bagaglio” (come qualcosa in cui inseriamo elementi),
come tessitura (che tende a farsi e disfarsi), come specchio, come caleidoscopio —— è piu prodotto di quello
che facciamo più che di quello che siamo.
INIZIO ! Storia dell’antropologia:
L'antropologia si è istituzionalizzata nella seconda metà del XIX secolo, nei decenni e secoli precedenti vi sono
state riflessioni antropologiche da parte di esploratori, missionari, filosofi.
Le teorie/scuole/correnti/prospettive antropologiche si sono affermate in parallelo, in altri casi in opposizione
a quelle precedenti, è sbagliato vederle attraverso una visione analoga.
Le origini sono risalenti ad Erodoto nel VI secolo A.C parlando di differenze di costumi tra greci e barbari
Nell'antica Grecia ethnos era contrapposto a polis —- caratterizzazione negativa passata poi attraverso la
diffusione del cristianesimo.
Quali emozioni prevalsero nell’incontro con la diversità socio-culturale? Quali domande accompagnavano i
primi incontri con altre culture e altre società?
- shock culturale e stupore
- domande su somiglianze e differenze: sono umani? Hanno un’anima ? È giusto convertirli o no?
La crisi della visione eurocentrica porta a interrogarsi su uguaglianze/differenze, aspetti universali/particolari.
Lo studioso Linneo ha fatto una prima divisione delle razze umane nel testo "Naturae" (1735), 4 distinzioni.

Periodi di transizioni:
- XVIII secolo: progetto illuminista per lo studio dell’essere umano
- XIX secolo: diffusione del colonialismo e necessità di comprendere tre culture di popoli esotici
ritenuti “barbari” e “primitivi” (la diversità implica la inferiorità).
- 1859: Darwin rende note la teoria evoluzionistica che influenzerà anche le scienze sociali
- fine XIX secolo: continuo confronto e conflitto tra persone che la pensano in modo diverso

Evoluzionismo va posto in rapporto al dibattito tra:


- monogenesi (unica origine comune dell’umanità)
- poligenesi (origini distinte dei gruppi umani che portano a processi evolutivi distinti di tali gruppi
umani)
- ma anche quello espresso dal creazionismo e dal degenerazionismo (forme di umanità degenerata
rispetto ad una “pura” forma umana)

L’antropologia dell’evoluzionismo: l’obiettivo dell’evoluzionismo è quello di formulare leggi scientifiche,


dunque vige una influenza dalle teorie e dalla metodologie delle scienze naturali, trova l’origine
dell’evoluzione culturale attraverso lo studio dei gruppi umani. Il metodo principale per produrre conoscenza
scientifica è attraverso il metodo comparativo e la formulazione di leggi (approccio nomotetico).
L’antropologia segue una visione evoluzionista unilineare, ovvero ad un certo punto ci si divide fra scimmie e
uomini che si sviluppano in maniera lineare. Questa visione è teleologica ovvero orientata ad un fine
(progresso), cercando di trovare l’origine degli sviluppi umani.
Tuttavia è dato di fatto che il percorso non è lineare, le forme di umanità nel corso del tempo non sono
lineari.

Figure principali dell’antropologia evoluzionista: Tylor - Frazer - Morgan


1) Tylor (1838-1917): propone l’uso dell’aggettivo primitivo al posto di selvaggi + contribuisce alla
diffusione del concetto di unità psichica del genere umano (gli esseri umani sono tutti uguali, è
impossibile che alcuni gruppi si trovino ad uno stadio di sviluppo diverso) rivendicando l’appartenenza
ad una comune umanità + rivendica il metodo statistico - comparativo considerando alcune pratiche
come “sopravvivenze di stadi precedenti” (esempi di modi di organizzare la società, diffusi in
passato, sopravvissuti nel presente) + inaugura gli studi sulle forme religiose (animismo).
2) Frazer (1854-1941): raccoglie miti e testimonianze sulle pratiche magico-religiose + propone una
visione di evoluzione sociale per stadi (magia - religione - scienza, praticata nelle società di fine 800’,
quindi il punto finale era la società stessa in cui viveva)
3) Morgan (1818-1881): si occupa di nativi americani, che purtroppo all’epoca erano al centro di misure
politiche di controllo e segregazione + rafforza i nascenti studi sulla parentela, comparando forme di
parentela di indigeni americani e di popolazioni asiatiche (analisi di società che usano sistemi
terminologici di parentele che associano alla zia il termine “madre” e a zio “padre”, riflette sul
perché ci sono in piu parti del mondo questi modi particolari…) + propone una storia dell’umanità
distinguendo 3 stadi (selvaggio - barbarico - civilizzato a loro volta tripartici in: inferiore - medio -
superiore), tutti gli stadi sono associati a innovazione/invenzioni di strumenti. L’idea di popoli
inferiori è in realtà associata alla mancata civilizzazione.
Riflessioni:
- Sforzo nel dare un significato e senso ad una serie di dati (oggetti, fossili, reperti)
- Continua ad esserci un senso di superiorità della civiltà europea senza trarre una diversità però
culturale
- Aspetto chiave è la comparazione fatte sulla base degli aspetti fisici, linguistici e in base alla
produzione della cultura materiale, solitamente attraverso analisi speculative (antropologia da
tavolino: arriva a formulare tramite ciò dato da testimonianze indirette)
- Le basi pseudo-scientifiche del metodo di riferimento: antropometria (misurazione ossa, cranio,
struttura diversa…), frenologia, fisiognomica (dedurre una serie di tratti sulla base di come
apparivano), visione classificatoria (catalogare)

Aspetti critici dell’evoluzionismo:


- Il principio dell’evoluzione e l’idea di progresso non spiega molte questioni e fenomeni (il destino
delle società umane sembra pre-determinato dal passaggio per diverse tappe)
- Viziata da approcci speculativi (prevalgono gli antropologi da tavolino) che privilegiano lo studio delle
origini anziché dei significati
- Alimenta una certa antropologia di salvataggio volta alla catalogazione di altre lingue e altre forme di
organizzazione sociale prima della loro estinzione, conversione e assimilazione
- Tramite la catalogazione, l’ evoluzionismo riproduce l’idea di una gerarchia tra le società umane,
legittimando il colonialismo e l'evangelizzazione di altre parti del mondo
- Conseguenza: determinismo culturale e ambientale — visione razzista al supporto di ideologie,
nazionalismi, totalitarismi e colonialismo
- Oggi sappiamo che le razze non esistono e sono costruzioni culturali, purtroppo invece esistono il
razzismo e i processi di razzializzazione

Critiche a evoluzionismo e razzismo scientifico:


Le critiche arrivano da 3 direzioni principali corrispondenti a nuove prospettive d’analisi delle somiglianze e
delle diversità culturali:
- Diffusionismo: corrente che prende piede nell’ottocento, crede nell'unità psichica dell’essere umano,
lo scopo è trovare il percorso di diffusione culturale attraverso lo studio comparativo dei gruppi umani
- Particolarismo storico
- Relativismo

Approccio diffusionista: qual è l’origine e la diffusione dell’agricoltura e dell’addomesticamento degli animali?

Peculiarità diffusionismo:
● Diffusionismo tedesco → dura fino al regime nazista e produce riflessioni sulle ‘aree culturali’ e
‘tratti culturali’, sottolinea l’importanza dello studio su vasta scala
● Contributo del diffusionismo → sviluppo dei concetti di centro e periferia, ripreso anche dalle teorie
sulle migrazioni e sulla globalizzazione

Dalla razza all’ etnia:


Concetto di etnia: parla di differenze in termini culturali anziché in termini genetico-biologici (Razza - Etnia)
“Scontro di civiltà” — occidente = aperto, oriente (Islam) = chiuso. Tale modello riproduce e naturalizza le
differenze e le diversità che in realtà sono frutto di rapporti storici, economici, politici
Colonialismo — rafforza l’idea di gruppi distinti (classificazione/mappatura delle etnie).
L’etnia è un’invenzione europea — gruppi culturali sono stati divisi durante l’epoca del colonialismo.

Identità e alterità:
- Identità si definisce sempre in rapporto o in opposizione ad una o più alterità (l’altro da noi), che
siano reali o percepite.
- Appartenere (identificarsi) e distinguersi sono due esigenze comunemente espresse da individui e
società
- Identità europea moderna VS identità dei selvaggi e dei primitivi
- Scienza VS superstizione (es:concetto di salute/malattia/cura — stregoneria)
- Retoriche dell’identità e delle autenticità, anziché dei contatti, degli scambi
Esempi: processi di nominazione
- eschimesi VS inuit
- boscimani VS !kung e khoisan
- guaranì vengono chiamati ama chitarra (molte frecce) dagli achè VS gli aché sono chiamati ka’aygua
dai guaranì

Esotismo e dintorni:
Esotismo può nascondere un’implicita esigenza o tendenza a ribadire distanze e differenze, pur pensate in
termini positivi. Implica comunque un assoggettamento conoscitivo ovvero riportare a noi esperienze percepite
come diverse da noi (terna della assimilazione).

Figure critica dell'evoluzionismo:


1)Franz Boas: si interroga sulla questione degli indigeni americani, inizia a lavorare in senso critico rispetto
alla metodologia — riflette sull’utilità o meno del metodo comparativo e sulle possibilità di fare inchieste.
Nel 1896 pubblica un testo sui limiti del metodo comparativo e inizia a porre enfasi sul metodo ideologico.
Nel 1911 pubblicò un discorso antropologico che porta ad evidenziare l’inconsistenza delle teorie razziste.
Studia la pratica del potlach cioè una pratica rituale di ostentazione che prevedeva la distruzione di beni
considerati prestigio
Boas era fortemente critico nei confronti del razzismo biologico dell’idea che esistano leggi generali di
sviluppo — propone di lavorare su singole aree ben circoscritte, rivendicando l’unicità dei processi storici
(particolarismo storico).
La cultura per Boas è un insieme di tratti culturali comprensibili soltanto all’interno di quel particolare
contesto culturale.
Questo consegue una cesura nel fare antropologia in quel periodo, vuole conoscere nello specifico e cercare di
comprendere i tratti culturali di un determinato gruppo e capire il significato che hanno in un determinato
contesto culturale.
Il particolarismo storico è una corrente che si pone in discontinuità e opposizione all evoluzionismo — è proprio
un nuovo modo di guardare, propone un approccio idiografico che si oppone a quello nomotetico (no leggi ma
spiegazioni che funzionano circa come mai un gruppo si dota di determinate caratteristiche; questo è possibile
osservarlo solo in modo contestuale).
Boas si crea un gruppo di lavoro ed è particolarmente rilevante nelle tematiche dei generi e delle sessualità…
Anche con alcuni limiti, tramite Mead e Benedict abbiamo uno studio sulle differenze di genere e differenze
sessuali.
Boas è influente per la scuola denominata “Cultura e Personalità” — le culture danno origine a individui che
hanno personalità di un certo tipo e altre decidono di fare scelte diverse.

2)Mead e Benedict: mostrano come ciò che può essere considerato “anormale” o “anomalo” in una cultura
può non esserlo in un altro

Contributi del relativismo:


- Relativismo — sostiene che non è possibile applicare gli stessi concetti e le stesse categorie
interpretative per comprendere fenomeni e sistemi culturali diversi da quelli occidentali
- Relativismo: sostiene che non ci sono parametri universali, ma ogni cultura va giudicata in base ai
propri criteri interni di funzionamento.

Rischi e limiti del relativismo:


Il relativismo può produrre un’idea di mondi chiusi, in cui gli individui sono passivamente plasmati dalle
culture, il relativismo assoluto può portare a giustificare gli atteggiamenti e visioni inaccettabili
Culturalismo: associare persone a determinati luoghi in cui vi è una particolare cultura di riferimento,
ricondurre le persone a delle culture, avere una prospettiva relativista dal punto di vista culturale è rischioso.

Relativismo culturale e etico:


● Relativismo Culturale: le culture sono comprensibili solo attraverso le categorie interpretative da esse
elaborate in un preciso contesto socio-culturale storicamente determinato → dunque bisogna
rispettare le culture per come sono
● Relativismo Etico: le visioni del mondo, i comportamenti e le pratiche sono comprensibili solo
attraverso le categorie interpretative elaborate in un preciso contesto socio-culturale storicamente
determinato → dunque bisogna rispettare anche quelle che non condividiamo e non comprendiamo
Lezione 5

Etnocentrismo: la tendenza a considerare il proprio gruppo come il centro di ogni cosa e a giudicare le altre
culture secondo schemi di riferimento derivati dal proprio contesto culturale. Considerabile atteggiamento
valutativo e classificatorio asimmetrico, fondato su un’auto attribuzione spesso esclusiva di umanità.
Antropocentrismo: mettere al centro l’uomo

Relativismo metodologico: Le questioni socio culturali sono comprensibili se soltanto se possiamo


problematizzare il nostro stesso metodo di conoscenza e ci apriamo alla possibilità che ve ne possano essere
delle altre più aderenti a quelle della realtà socio culturale a cui ci stiamo avvicinando (per quale ragione
specifica vi è quel tipo di comportamento, arrivare a chiedere se vi sono altri presupposti che stanno alla base
del perchè dei gruppi si comportano in un determinato modo).

Una questione di punti di vista:


- “Emico”: punto di vista interno al contesto socioculturale in cui si fa ricerca (basato su una
prospettiva dall’interno)
- Etico: punto di vista esterno al contesto socioculturale in cui si fa ricerca (basato su una prospettiva
dall’esterno)

Bronisław Malinowski: Malinowski espone chiaramente l’impossibilità di fare ricerca senza recarsi ‘sul campo’
(indispensabile per produrre ricerche aventi risultati affidabili e utili all’avanzamento delle conoscenze)
Malinowski pubblica nel 1922 un testo basato sulla sua esperienza di ricerca alle isole Trobriand (Oceania),
destinato a diventare un grande classico dell’antropologia.

La svolta malinowskaya:
- preparazione teorica e metodologica al campo ‘guida’ l’osservazione
- partecipazione diretta e in prima persona permette una comprensione più profonda
- Lo scopo è cogliere il ‘punto di vista nativo’ e la sua ‘visione del mondo’
- la raccolta di fonti materiali/scritte/orali deve essere sistematica
- Il lungo periodo e lo sradicamento consente lo straniamento
- la comprensione deve essere globale (approccio olistico)
- la monografia supera il trattato comparativo

L’etnografia prima di Malinowski: Modello pre-malinowskiano: separazione tra raccolta dei dati e lavoro
teorico (approccio ‘dilettantesco’, divisione dei ruoli, inaffidabilità dei risultati, inattendibilità scientifica).

Sviluppi dell’etnografia (anni 20 - anni 70 del 900’): Ricerca sul campo: esperienza non soltanto
intellettuale, ma esistenziale; costanti intrecci tra teoria e pratica
Approcci alternativi: la via francese (Durkheim, Mauss, Hertz,
Van Gennep, Griaule)

La pratica etnografica:
Etnografia: prodotto e pratica (non mera raccolta di dati «sul campo», ma faticosa negoziazione e continua
riflessione)
Etnografia: risultato di ascolto, osservazione, studio, partecipazione, riflessione
Dati : rapportati al contesto (indagato da molti punti di osservazione)
L’etnografia si basa sull’Osservazione Partecipante e richiede:
- vivere a stretto contatto (dimensione esperienziale diretta)
- per un periodo di tempo lungo (autorevolezza)
- partecipando assiduamente alla dimensione quotidiana (immersione)
- attraverso comunicazioni svolte nella lingua autoctona o almeno in una veicolare (competenza
linguistica)
- In un contesto possibilmente delimitato e circoscritto (approccio ‘idiografico’ volto alla produzione di
una monografia)
Riflessioni sull’etnografia: con la ricerca etnografica non abbiamo pieno controllo di come le persone
percepiscono questa nostra ricerca e la nostra intrusione nella loro vita, anche privata.
Radcliffe-Brown: contribuisce soprattutto alla riflessione teorica del funzionalismo, gettando le basi per lo
struttural-funzionalismo. Egli ritiene sia prioritario utilizzare uno sguardo ‘sincronico’ sui fenomeni sociali per
capirne la funzione, anziché concentrarsi inutilmente su speculazioni relative alle loro origini storiche; è un
forte sostenitore del metodo comparativo in antropologia e dello studio della funzione delle varie istituzioni
all’interno di una determinata società.

Aspetti fondamentali del funzionalismo:


- Ridimensionamento dell’interesse per le ‘origini’ e le ricostruzioni storiche dei fenomeni
socio-culturali
- Aumento dell’interesse verso la funzione sociale di determinati aspetti/ambiti (miti, riti, credenze,
ecc). Domande: a che bisogni materiali/morali/psicologici rispondono? In che rapporto reciproco si
pongono?
- Aumento dell’interesse verso ciò che produce equilibrio/ordine sociale (metafora organicistica)

Lezione 6:
Come spiegare la magia? Insieme di gesti, atti e formule verbali ( a volte anche scritte) mediante cui si vuole
influire sul corso degli eventi e sulla natura delle cose.
Magia nera/bianca
La magia può essere imitativa se nella sua ritualità si integra e imita la natura e il contesto; è contagiosa se la
magia può essere trasmessa tramite contatto diretto o indiretto.
Malinowski : magia ha finalità pratiche e funge da ‘atto sostitutivo’, religione ha finalità di fornire spiegazioni
Magia: non va posta in rapporto ai principi di causalità, bensì va collegata al tema dell’incertezza e
dell’imprevedibilità, verso le quali si cerca rassicurazioni
Come spiegare la stregoneria? Evans Pritchard mostra come non ci sia nulla di irrazionale nel collegare la
diffusione e il flusso di forze maligne a relazioni sociali e determinati rapporti di potere; la stregoneria è un
modo per interpretare e canalizzare la conflittualità sociale sulla base di un riconoscimento collettivo, dunque
è un fattore di stabilità sociale.
La possessione? Implica che uno spirito, un’entità sovrannaturale o un antenato prenda possesso del corpo di
una persona in modo da agire e parlare attraverso di essa.
Questo fenomeno è stato molto studiato e generalmente indica l’espressione di differenze sociali, di status, di
genere e usata per bilanciare delle disuguaglianze, oppure può essere segno di deprivazione o malattia,
oppure di controllo e potere.
La possessione può fungere da sfogo per esprimere una situazione di sottomissione al potere sociale, può
avvenire sia per opporsi al potere che per sfogare le proprie frustrazioni.

Cos’è un sistema religioso? Nella percezione comune è insieme di simboli, credenze, dogmi, miti, entità o
potenze soprannaturali invisibili e specialisti in luoghi specifici.

Aspetti principali dei rituali: Parole e azioni: ripetute e riconosciute religiosamente e socialmente come
conformi e significative, officiate spesso da una figura autorevole, ripetute nel tempo, che non introducono
variazioni, che hanno una dimensione comunitaria, che trasmettono e chiarificano messaggi e valori,
rassicurano di fronte alle incertezze della vita e suscitano emozioni, svolte in momenti e contesti specifici.
Segna gli individui non solo sul piano intellettuale, ma su quello emozionale e legato al corpo.
Religioni e rituali da comprendere in rapporto ai concetti quali:
- Potere (entità soprannaturali)
- Autorità (esponenti religiosi)
- Verità
- Funzione Integrativa (riafferma e trasmette valori e credenze)
- Funzione Protettiva (da ansie e insicurezze)

Esseri umani rappresentano il mondo come attraversato da forze e potenze invisibili da: - Invocare - Evitare -
Manipolare - Accogliere - Respingere

I riti di passaggio sono composti da 3 fasi:


1. Separazione (preliminare): un gruppo di persone che devono fare lo stesso tipo di esperienza,
vengono separati dal gruppo, in maniera fisica, abitando per un periodo indefinito in un altro luogo
2. Margine (liminale): il gruppo è esposto ad una serie di prove che servono a sancire un passaggio
3. Re-integrazione (post-liminale): porta le persone a tornare nel gruppo ma con uno status migliorato e
non più considerate incomplete
Nella fase intermedia l’identità è indefinita, con rischio di entrare in contatto con forze ambigue, pericolose
per sé o per altri.

Caratteristiche dei riti di iniziazione: dichiarazione pubblica, socializzata dell’assunzione di un nuovo status
e delle responsabilità che comporta (diritti e doveri). Cosa li rende necessari? La necessità di ricreare un
equilibrio dopo la temporanea perdita data da taluni passaggi (tutto deve essere accompagnato da atti che
sottolineano la transizione)
Aspetti peculiari: tabù alimentari, centralità del corpo, connessione morte-rinascita, esposizione a saperi
iniziatici.
Rituali di passaggio determinano il passaggio di un individuo/gruppo da una condizione sociale o spirituale a
un’altra; Esempi di riti di passaggio sono i ‘rituali di iniziazione’ o di ‘avviamento all’età adulta’ (es.
adolescenza, matrimonio) e quelli legati alla morte (funerale)

Antropopoiesi (Remotti): processo attraverso il quale un determinato gruppo/società arriva a ‘produrre’ una
certa tipologia di individuo dal punto di vista socio-culturale e, dunque, contribuisce a ‘costruire’ una forma
specifica di umanità coerente con valori, saperi e norme che il gruppo si è dato.

Lezione 7
Antropologia Medica: si interessa di altri sistemi medici e di cura in altre culture/società ma anche rispetto
alle medicine popolari diffuse nei ceti popolari/subalterni.
Inoltre indaga non soltanto i sistemi medici di altre culture, ma anche la medicina occidentale come uno dei
vari sistemi medici e terapeutici possibili.
Salute —> non è mera assenza di malattia (lo dice anche l’OMS) / Malattia —> evento biologico investito di
significati sociali e culturali (dimensione sociale della patologia)

Riflessioni:
- Ideologia della cura —> rendono meno comprensibili certe domande di aiuto e certe narrazioni
- Disadattamento delle persone malate può dipendere dall’inadeguatezza del metodo diagnostico
- Arthur Kleinman inizia a problematizzare lo sguardo e l’approccio della “medicina occidentale”
(medico e paziente possono usare modi diversi per interpretare la malattia; paziente non solo come
corpo malato ma anche come agente con cui fare un progetto terapeutico efficace)

Dunque nell’antropologia medica i sistemi terapeutici e di cura possono essere composti soltanto entro i
relativi sistemi socio-culturali di elaborazione.
L’antropologia medica propone analisi sui significati di vario tipo: sociali + culturali + simboli + politici, relativi
ai temi della salute, sofferenza, malattia, cura e corpo.
Viene richiesta una riflessione sui processi di costruzione sociale della sofferenza, della malattia, inoltre mette
in evidenza le dimensioni politiche legate alle disuguaglianze sociali e il potere delle categorie diagnostiche
(es: post -traumatic disorder).
Bio-medicina : esplorata nei suoi rapporti e nelle sue implicazioni (istituzionali, gerarchiche, ideologiche, di
potere, di ruoli, di criteri di classificazione)
Antropologia medica si interessa delle ‘determinanti sociali’ (i contesti di insediamento, la collocazione
sociale delle persone, i rapporti di classe e di potere, le modalità di lavoro, gli stili alimentari e di vita, le
relazioni interpersonali, l’accessibilità dei servizi, le situazioni di emarginazione socialmente riprodotte

Disease: è la malattia dal punto di vista del sapere biomedico (quello del perso nel medico e socio-sanitario)
E’ legato a concezioni scientifiche di cosa è da intendere per malfunzionamento, disfunzione o degenerazione
del corpo o di sue parti ben localizzabili
Illness: è la malattia dal punto di vista del soggetto malato, influenzata dagli aspetti socio culturali
Sickness: la malattia dal punto di vista sociale, rappresenta il punto di vista di una determinata
società/cultura sull’origine e il significato della malattia di una persona specifica

Cosa ha da dirci l’antropologia culturale rispetto alla questione dei corpi, generi e sessualità; ad esempio una
denaturalizzazione, de-biologizzazione e de-essenzializzazione
Alcuni casi di MEDICALIZZAZIONE DI CORPI, GENERI E COMPORTAMENTI SESSUALI : - Isteria - Masturbazione -
Omosessualità - Transessualità - Intersessualità Motivazioni addotte di stampo ‘scientifico’, ‘religioso’,
‘politico’, ‘morale’, ‘naturalista’
Lacquer mostra come fino al XVII secolo c’era un modello monosessuale, secondo il quale I medesimo organi
sessuali erano introflessi (donne) o estroflessi (uomini).

Lezione 8

Strutturalismo:
Per il funzionalismo e lo strutturalismo è prioritario utilizzare uno sguardo ‘sincronico’ sui fenomeni sociali per
capirne la funzione all’interno del sistema sociale di riferimento, anziché concentrarsi inutilmente su
speculazioni relative alle loro origini storiche (‘sguardo diacronico’). Ci si occupa, dunque, dello studio della
funzione delle varie istituzioni all’interno di una determinata struttura sociale.
Punto di vista ‘emico’ viene percepito come un primo livello di analisi (basato su una prospettiva autoctona e
potenzialmente non del tutto consapevole da parte delle persone che vivono quotidianamente in quella
specifica società) Punto di vista ‘etico’ viene visto come il punto di arrivo dell’analisi strutturalista

Strutturalismo Britannico e Parentela → Purezza e Pericolo (Douglas, 1966)


- Interpretare e fronteggiare pericoli e rischi rappresenta un’esigenza che accomuna società
‘occidentali’ e società ‘altre’
- Per capire come altre culture concepiscono la contaminazione, dobbiamo riflettere anche su come lo
facciamo noi

Società: ha una struttura interna e confini esterni → Corpo: è simbolo della Società → Simbolismo del Corpo:
è usato per parlare dei Pericoli presenti ai Confini della Società

Interpretazioni dell’impurità, spiegazione semplicistica:


- Le nostre pratiche contro la contaminazione sarebbero legate al concetto di ‘igiene’ o di ‘estetica’
(conoscenze scientifiche, spiegazioni razionali)
- Le pratiche contro la contaminazione presenti in altre culture sarebbero ‘simboliche’ (conoscenze
religiose, spiegazioni irrazionali)

Tabù: pensati per proteggere preventivamente la società da ciò che potrebbe distruggerla o per tutelarsi
contro l’azione di spiriti maligni
Attribuzione di colpe: pensate per proteggere la società successivamente (dopo ciò che potrebbe essere
identificato come ‘contaminante’)
Paura di fondo: è che l’impurità possa contaminare la società e metterla in pericolo → da cui deriva la
protezione di luoghi e cose sacre

Altre società come spiegano la cattiva sorte o un atto nefasto?


→ Responsabilità individuale, che richiede un’espiazione o un atto compensatorio
→ Responsabilità esterna (colpa dell’azione di un gruppo nemico/avverso)
→ Responsabilità individuale camuffata (una persona nemica si nasconde nella società colpita) Società
‘occidentali’ pensano di poter controllare il pericolo con la tecnologia e le istituzioni.
Chi vive una situazione marginale o oltrepassa confini vietati vive una situazione che potrebbe essere
culturalmente definita come ‘impura’ o ‘contaminante’, rischiando di mettere in pericolo sé e il resto della
società Pericoli e Violazioni: rendono chiare le minacce all’ordine sociale Anomalie e Ambiguità: confondono,
perché mettono in discussione come gli esseri umani cercano di controllare l’ordine sociale

Tipi di contaminazione sociale:


1) Quella ai confini esterni
2) Quella che trasgredisce le linee interne del sistema
3) Quella ai margini delle linee
4) Quella causata dalla contraddizione interna
Genere e Sessualità:
Il genere etero-cis-normativo (eterosessualità + ‘congruenza’ di genere + normatività).

Il Corpo può essere concepito come ‘destino’ (visione biologista, essenzialista, determinista, naturalista) ed
essere esposto a retoriche e politiche della complementarietà.

Genere:
• Costruzione sociale
• Costruzione culturale
• Concetto relazionale

Emozioni possono essere culturalmente modulate:


•In base all’età
•In base al genere
•In base allo status/posizione sociale
•In base al contesto (pubblico/privato)

Il Corpo è uno strumento di conoscenza per:


- Sentire
- Percepire
- Comunicare
- Desiderare
Le concezioni legate al corpo e ai rapporti tra i generi e le generazioni nascondono evidenti scelte culturali
che rimandano a assetti gerarchici, politici, storici ed economici.
Il Corpo può essere:
- Nascosto
- Mostrato ‘disciplinato’ culturalmente (secondo specifici modelli storicamente e socialmente
determinati).

Studi sulla parentela: Morgan (1871) e Kroeber (1909) furono tra i primi a interessarsi delle terminologie di
parentela
Cosa si intende per ‘parentela’?
Parentela = lega individui sulla base della consanguineità o del matrimonio (non riguarda unicamente le due
persone coinvolte, ma i loro gruppi e i rispettivi parenti di riferimento, regolamenta le unioni considerate
legittime e consente l’accesso alla ‘maturità’ e alla ‘riproduzione’)/unione
Espressioni comuni come «è sangue del mio sangue» rimandano proprio all’idea di consanguineità
Gli studi contemporanei della Parentela si interessano, ad esempio: • Famiglie Monogenitoriali/Monoparentali
• Famiglie Adottive
• Famiglie Ricomposte
• Famiglie Transnazionali
• Famiglie che ricorrono alla PMA e alla GPA
• Famiglie composte da due donne/uomini (con o senza figli_e)
• Famiglie poliamorose

Legami pregressi e acquisiti:


•Parenti Consanguinei = legati a Ego (‘io’, simbolo colorato di nero nei Diagrammi di Parentela) da un punto di
vista biologico
•Parenti Alleati (o Affini) = acquisiti attraverso il matrimonio di Ego (o di una persona sua consanguinea)

Linee di discendenza:
•Patrilineare → stabilita esclusivamente tramite legami tra individui di sesso maschile
•Matrilineare → stabilita esclusivamente tramite legami tra individui di sesso femminile

• SDP (sistemi di discendenza patrilineare) e SDM (sistemi di discendenza matrilineare) rappresentano sistemi
di discendenza unilineari (ma vi sono anche quelle di tipo doppio, dove ad es. per via paterna si acquisiscono
cariche politiche e proprietà, mentre per via materna cariche rituali e poteri magico-spirituali)
• Parentela in Europa oggi = considera entrambe le linee di discendenza
Lignaggi e Clan:
• Lignaggio = riferimento ad un comune antenato storico (patrilignaggio/matrilignaggio)
• Clan = riferimento ad un comune antenato mitico (es. elemento animale/vegetale)

Forme principali di matrimonio


• Endogamia (una persona si sposa con una persona che è all’interno del proprio gruppo)
• Esogamia (una persona si sposa con una persona che è all’esterno del proprio gruppo)

Residenza → spazialità coesione ← → dispersione appartenenza ← → vicinato collaborazioni ← → tensioni

Forme Storiche della Residenza:


•Patrilocale → coppia va a vivere con/vicino a parenti del marito
•Matrilocale → coppia va a vivere con/vicino a parenti della moglie
•Ambilocale → coppia può scegliere se vivere con/vicino a parenti di un coniuge o dell’altro coniuge
•Neolocale → coppia va a vivere in un luogo diverso dai parenti di entrambi i coniugi
•Natolocale → marito e moglie continuano a vivere con i propri parenti
•Avuncolocale (lat. avunculus, ‘piccolo nonno’) → coppia va a vivere vicino al fratello della madre dello sposo

Forme principali di Matrimonio


• Monogamia (unione tra due persone di sesso biologico diverso o di entrambi i sessi, unite in una relazione
esclusiva)
• Poligamia (unione tra una persona e altre persone dell’altro sesso, regolamentata secondo precise norme e
pre-requisiti) → poliginia (uomo con più mogli), → poliandria (donna con più mariti)

La Parentela spesso può implicare differenti concezioni:


● Della riproduzione, del concepimento, della formazione e della crescita degli individui
● Della vita, della morte, della morale, della persona, della religione, dei diritti e dei doveri

Altre forme di Matrimonio, testimonianze etnografiche:


- Matrimonio ‘col fantasma’ (Nuer, società patrilineare del Sudan)
- Matrimonio tra donne (Igbo, popolazione della Nigeria)
- Levirato (moglie di defunto sposa il fratello di quest’ultimo, che diventa tutore della donna e della
sua prole)
- Sororato (uomo vedovo sposa la sorella di sua moglie ormai defunta --> preserva il contratto/accordo
matrimoniale)

Lévi-Strauss e la Parentela:
Lévi-Strauss (in ‘Strutture elementari della parentela’, 1949) analizza da una prospettiva strutturalista:
● Tabù dell’incesto
● Principio dell’esogamia (superamento mancanza di partner in età fertile, alleanze, cooperazione)
● Principio di reciprocità (scambio allargato/differito)
● Principio della residenza
● Risoluzione dei conflitti

Lévi-Strauss e la Parentela:
Lévi-Strauss propone una teoria dell’alleanza tra gruppi basata sullo scambio matrimoniale Acquisizione delle
capacità riproduttive delle donne → a vantaggio di uomini
Questa vecchia concezione strutturalista non tiene conto della posizione e del ruolo delle donne, pertanto è
stata contestata dall’antropologia femminista e dagli studi di genere.

Strutturalismo in Lévi-Strauss:
C. Lévi-Strauss crede si possano trovare elementi concettuali invarianti che permangono pur nel variare delle
forme sociali e culturali (es. «atomo di parentela»).
Per Lévi-Strauss la «struttura» è molto di più della somma dei comportamenti osservabili → vi è qualcosa di
implicito (l’inconscio strutturale), che a volte sfugge persino agli attori sociali che dicono certi termini e
compiono certe azioni.
L’antropologia (strutturalista) dovrebbe arrivare a identificare i principi ricorrenti e invariabili tra i vari sistemi
sociali.
Ad es. le «opposizioni binarie» (caldo/freddo, crudo/cotto, ecc.) sono alla base dei principi classificatori
Sistemi di Parentela e Sistemi Religiosi sono «sistemi di segni» di cui occorre cogliere la struttura astratta.

Mito: rappresenta la ricerca di un sistema di regole per dare coerenza a elementi disordinati
Per Malinowski il mito interviene quando il rito e le regole sociale o morali richiedono una giustificazione, una
garanzia di antichità, di realtà e di ‘santità’
La cultura seleziona alcuni elementi veri o verosimili e li «mitizza».

Strutturalismo in Héritier: Opposizione ♂ (maschile) vs. ♀ (femminile): ricondotta ad altre opposizioni


concettuali e corrisponde ad una tendenza classificatoria basata su una logica dicotomica.
Approcci strutturalisti ritengono che vi sia una storica e ricorrente associazione ♀ associata alla Natura ♂
associata alla Cultura.

Héritier → nella maggioranza delle società è fornita un’indicazione preferenziale della persona con cui è
possibile contrarre matrimonio; ogni sistema di parentela è portato a trattare concettualmente gli stessi dati
biologici elementari, che sono universali.

Secondo Héritier, ciò porta le società a riconoscere:


→ La necessità della procreazione e della successione delle generazioni (rapporto genitore/prole)
→ Il carattere sessuato degli individui che generano e di ciò che ne consegue (rapporto maschile/femminile)
→ Più individui possono avere gli stessi genitori, costituendo una fratria (rapporto maggiore/cadetto)

Opposizione ♂ vs. ♀ : sarebbe rinforzata da simboli, miti, leggi, rituali che legittimano le gerarchie di genere,
nonché tramite l’essenzializzazione della complementarietà e l’associazione di aspettative sociali rispetto al
genere e all’espressione della sessualità —> Una serie di norme sono funzionali alla distinzione di genere,per
complementarietà si intende che un soggetto nelle sue mancanze e capacità si completa con un soggetto che
gli è vicino.

Lezione 9:

Domande dello strutturalismo:


- Cosa c’è dietro l’ordine sociale?
- Cosa fa stare in piedi una società?
- Come vengono trattati i conflitti e i comportamenti che minacciano l’ordine sociale?
- Com’è possibile produrre ricerche neutrali, basate su dati oggettivi e potenzialmente utili alla
formulazione di teorie generali?

Quando parliamo di antropologia politica parliamo di antropologi che fanno riferimento ad una società priva di
un sistema conosciuto a noi, un sistema acefalo, diverso da quello che noi conosciamo, un esempio è quello di
Evans Pritchard (studio sul sistema/modello segmentario dei Nuer), in cui ci dice:
- Una società può stare in piedi anche senza un assetto politico-istituzionale centralizzato
- I rapporti si mantengono in equilibrio e vi è un sistema di coinvolgimento dei vari lignaggi e gruppi
coinvolti
- Identità e differenza, alleanza e conflitto si scompongono e ricompongono sui diversi livelli di unità
sociale.

Critiche allo strutturalismo: la fase è dominante negli anni 40’/50’ del 900’, tuttavia proprio dagli anni 50’ e
60’ nascono critiche riguardo al fare etnografia (pratica) e al fare antropologia (elaborazione teorica).
Sullo sfondo politico vi sono:
- Contestazioni dell’ordine esistente da parte di movimenti sociali che avanzano specifiche istanze
- Emersione di studi che hanno posto attenzione al tema del conflitto sociale (recupero di Marx post II
guerra mondiale)
- Esempi di come la cultura è servita a legittimare l’ordine sociale, le gerarchie e le disuguaglianze e a
mistificare lo sfruttamento
- Forte processo di decolonizzazione
Quali sono le critiche:
1. I sistemi sociali e le strutture emergono dalle ricerche come qualcosa di astratto, non si sa molto
delle azioni individuali, si descrivono le società in generale
2. Anche da un punto di vista storico i soggetti e le azioni umane vengono viste come determinate
3. L’azione collettiva è ricostruita come se fosse portata avanti da un individuo singolo
4. I significati sono attribuiti tramite concetti e opposizioni binarie (Lévi-Strauss), si è dimostrato però
che alcune opposizioni binarie siano state scelte molto discutibili
5. Da un punto di vista prospettico e metodologico torna la visione nomotetica, classificatoria e
nuovamente comparativa —> Evoluzionismo; uno studio di una determinata società non esclude la
comparazione con altre società…

Approfondimento delle critiche: L’antropologia del passato credeva di indagare le realtà sociali in modo
obiettivo, neutrale e razionale, ma poca attenzione era posta sulla agency (intesa come capacità o possibilità
di agire) —> gli individui non sono passivi, le idee vengono messe in gioco, questo mette in gioco un
mutamento ma anche un conflitto della società
Per via dei movimenti sociali inizia ad esserci, in questa cornice, una visione unilaterale (poca considerazione
a visioni alternative provenienti da studiosi di altre parti del mondo).
Parte del cambiamento sociale non deriva da conseguenze attese dell’azione ma anche da aspetti imprevisti,
dunque vige una difficoltà nel tenere insieme dinamiche e aspetti macrosociali con dinamiche e aspetti micro
sociali —> la sfida sta nel spiegare ciò che è il sistema sociale e ciò che caratterizza le singole persone.

Esponenti delle antropologie processuali e dinamiste: Gluckman (Gran Bretagna — processuale) e Balandier
(Francia — dinamiste).
In Francia per reagire allo strutturalismo prende piede il dinamista, mentre in Gran Bretagna prende piedi
l’approccio processuale.

Contributi principali:
Negli anni 50’ e 60’ questi approcci propongono le seguenti riflessioni:
- Società come conflitti e contraddizioni, non è solidarietà e armonia delle integrazioni delle parti
- l’infrazione e la crisi dell’ordine sociale fa emergere ciò che è alla base dell’ordine sociale
- Cambio di prospettiva: non come la solidarietà è rinforzata, ma come è costruita in relazione ai
conflitti
Questi approcci vogliono:
- Guardare con più attenzione alle trasformazioni sociali, alle ibridazione e ai conflitti
- Ridare centralità all’azione individuale (precedentemente schiacciata dal peso delle strutture e delle
istituzioni sociali)

Antropologia Processuale: Gluckman mostra come l’equilibrio è sempre precario e il conflitto è un momento
che spesso porta ad un nuovo equilibrio

Antropologia Dinamista: Balandier sostiene che le società sono attraversate da mutamenti e trasformazioni
date da:
- fattori interni
- fattori esterni
Sostiene come l’equilibrio sia di fatto una finzione (“le società come cantieri sempre aperti”), l’antropologia
dinamista cercherà di avviare un dialogo con l’antropologia marxista.

Passaggi paradigmatici:
Dunque che tipo di svolte avvengono?
- Approcci sincronici —> Approcci diacronici
- Aspetti statici/fissi —> Aspetti processuali
- Interesse per strutture/sistemi —> Interesse per pratiche/aspetti simbolici e comunicativi

Bourdieu:
La questione dell’azione sociale è affrontata da [Link], con lui vi è un bilanciamento delle strutture e il
ruolo dato all’azione degli individui. Egli pone in evidenza come l’azione individuale non è mai totalmente
libera, così come la struttura sociale non perfettamente restrittiva. I soggetti hanno infatti posizionamenti
diversi all’interno delle reti sociali e delle gerarchie.

Le azioni sono:
- Intenzionali/ non intenzionali
- Pianificate/non pianificate
- Da rapportare al contesto in cui si realizzano
Riguardano e sono messe in atto da: Individui o Gruppi (‘tipi sociali’)

Analisi dei sistemi istituzionali:


Attenzione alle relazioni di asimmetria tra gruppi dominanti e subordinati anche in termini di violenza
simbolica (Bourdieu) —> può essere ricercata sia nella struttura sociale che nelle azioni
ES: il senso dell’onore per Bourdieu viene incorporato come habitus (disposizione mentale, schema di
percezioni e pensiero) e ha una serie di premesse e conseguenze.
Riprendendo Marx e Weber, Bourdieu cerca di capire la relazione tra azione e sistema (quanto l’azione
individuale/collettiva incide sul sistema e quanto il sistema incide sull’azione individuale/collettiva)
Un’istituzione va vista come un sistema di relazioni sociali, economiche, processi politici, categorie culturali,
norme e ideali, modelli culturali a cui ci si richiama per esprimere emozioni, scelte, ecc.

Osservazioni critiche:
- Scelte razionali sono solo parte delle azioni e delle decisioni
- Manca spazio per emozioni, bisogne, parure, desideri e sofferenze
- Vi sono strategie ma anche tattiche, mentre le prime parlano di un’azione ben studiata con uno
specifico fine per il perseguimento di un obiettivo, quando gli individui non hanno agency allora
applicano una tattica
- Cultura come fonte di controllo delle definizioni e dei repertori a disposizione
- Pluralità delle posizioni interne (es: controculture)
- Tutte le pratiche divergenti e non normative come variazioni o un tentativo di rifarsi a modelli
alternativi?
- Posizioni sociali diverse riflettono interessi differenti, non per forza visioni del mondo alternative o
generatrici di conflitti

Sintetizzando le critiche allo strutturalismo:


- Enfasi posta su un approccio ‘sincronico’ ai fenomeni sociali, che non permette di vederne gli aspetti
‘diacronici’
- Enfasi posta sulla metafora della società come ‘organismo’, che porta ad un’attenzione eccessiva
verso il tema dell’equilibrio sociale (non permette di vedere ibridazioni, conflitti e trasformazioni
sociali)
- Enfasi posta al livello macro-istituzionale, che non permette di cogliere la capacità di agire di
particolari individui o gruppi sociali
- Enfasi posta sui ‘modelli’, definiti spesso in modi astratti e generalizzanti (dov’è finito il «punto di
vista nativo» di cui parlava Malinowski?)

Antropologia femminista: negli anni 70’ del novecento le critiche alle prospettive androcentriche su genere,
sessualità, parentela, famiglia; questa antropologia ha contribuito al superamento del pensiero universalista
che confinava il femminile nell’ invisibilità.
Cosa si critica ?
- [Link]: sottolinea il problema dell’assenza delle prospettive delle donne nella storia
dell'antropologia
- N.C Matheus: sottolinea il problema delle strutture di dominio la questione della stratificazione
sociale e della variabilità delle relazioni sociali nel tempo e nello spazio

Temi antropologici di genere:


- Analizzare differenze di opere e di sapere (e le loro correlazioni)
- Decostruire e demedicalizzare concetti quali quello di sesso biologico e genere
- Interesse verso la produzione di nuovi discorsi e pratiche sociali
- Tentativo di creare un discorso con ambizione potenzialmente universale (critica delle femministe
post-coloniali)
Contributi dell’antropologia femminista:
- analisi di generi, genitorialità e generazioni come elementi intrisi di costruzioni culturali
- consente di esplorare le trasformazioni di questi concetti/esperienze e di esplorarli in senso
relazionale

Il contributo di Rubin:
→ Critica la teoria di Marx → Critica lo strutturalismo di Lévi-Strauss → Critica la psicanalisi di Freud
→Contribuisce all’antropologia femminista → Contribuisce all’antropologia queer

Geertz e l’Antropologia Interpretativa:


Per l’antropologia interpretativa lo scopo è comprendere i significati che le persone native danno al proprio
mondo e al loro modo di pensare e agire.
Dunque la Cultura è:
- una rete di significati che gli individui costruiscono attraverso l’azione sociale
- un prodotto inter-soggettivo
Cultura: non è un sistema ordinato basato su principi strutturali nascosti (come pensava Lévi-Strauss), ma la
sua logica deriva semmai dalle azioni degli individui.
Cultura non è chiusa nella mente delle persone, ma vive ed è osservabile:
- nei simboli pubblici
- nelle (re)azioni
- nei modi attraverso i quali le persone comunicano

Riflessioni Geertziane:
- si interessa di come i simboli vengono comunicati, alterati, riprodotti
- si pone l’obiettivo di capire come le persone pensano, sentono e percepiscono (significati soggettivi e
significati simbolici delle azioni)
- ricorda come l’interpretazione è costante e riguarda sia le persone con cui si è in contatto che sé
stesso* (importanza della circolarità ermeneutica)
L’interpretazione implica una continua revisione delle ipotesi (accomodamenti)

Svolta interpretativa e riflessiva:


- Geertz rende popolare la metafora della cultura come ‘testo’ che le persone scrivono e che va
decifrato e poi tradotto, facendo attenzione a non interpretarlo in modo sbagliato.
- Per farlo, bisogna ricordarsi che ci si basa su ‘interpretazioni di interpretazioni’. Vi è dunque un
rifiuto del mito dell’oggettività e della distanza.
- Risultato della scrittura etnografica = selezione di eventi/fenomeni, interpretazione di essi e
rielaborazione
- non esclude la possibilità di arrivare a formulazioni di portata potenzialmente generale e il ricorso
alla comparazione (ma tutto dipende da come vengono fatte) per cercare somiglianze e analogie
- contro riduzionismo e universalismo, invita ad esplorare divergenze, varietà e disaccordi

Eredità di Geertz:
interpretazione antropologiche non possono esser esattamente le stesse interpretazioni di quelle “native”
perchè non si può percepire allo stesso identico modo —> asimmetria discorsiva

Movimenti degli anni 60’ e 70’ (studentesco femminista, minoranze marginalizzate e delle ex colonie,
minoranze sessuali) portano a riflettere in senso critico verso i saperi dominanti e gli assetti di potere (è
indirettamente colpita anche l’antropologia del passato e lo stesso concetto di modernità).

Clifford e Marcus come antropologi postmoderni: riflessione profonda sulla conduzione della ricerca
etnografica e sui modi di fare antropologia; viene posta in crisi la netta divisione soggetto-ricercatore VS
oggetto della conoscenza (missione Dakar-Gibuti nelle popolazioni sottostanti il dominio francese)
Dio d’acqua —> cosmogonia di un popolo del Mali, dialogo tra l’antropologo e saggio del posto, dubbio sul fatto
che il personaggio fosse una confluenza di più persone con cui l’antropologo ha parlato.
Un modo di rileggere criticamente il passato (contestazione alla vecchia antropologia).

Nel libro “scrivere le culture, politiche e poetiche elletnogrfia”, Clifford e Marcus criticano il modo di scrivere
di antropologia del passato.
Spesso ci si illudeva di descrive l'alterità in modo oggettivo, scientifico e impersonale attraverso il c.d
“presente etnografico” (riportare al presente delle questioni che hanno una loro storicità).

Fabian: Un altro studioso famoso è Fabian (1983), questo ci aiuta a capire meglio cosa questi antropologi
cercano di fare criticando il passato, lo fanno perchè semplicemente vogliono cambiare metodo, credono nel
rinnovamento, questo non toglie valore all’importanza storica che hanno avuto i passati.
Cosa suscita in chi legge il presente etnografico?
L’antropologo di turno negli anni 50’ faceva una indagine etnografica, descrivendo poi la sua esperienza,
insistendo molto negli aspetti primitivi di quella società, quello che indirettamente induce è un
distanziamento tra l’antropologo e la società da cui proviene, e le persone che lo hanno ospitato —>
allocronismo (collocare in un tempo altro/diverso), questo porta ad una certa esotizzazione, occultano i segni
di complessità, modernità e contemporaneità che persone di altre società sono portatori, oltre che un
distanziamento morale rispetto alle popolazioni presso le quali si conduceva ricerca.

Nuove sperimentazioni degli anni 80’: descrivere la propria esperienza sul campo in modo diverso
- Antropologia dialogica (Dwyer e Tedlock): l’antropologia deve dare maggiore spazio alla voce degli
altri, anche dal punto di vista della scrittura (aumentando le citazioni ad esempio)
- Antropologia centrata su una singola storia di vita (Crapanzano e Shostak): ricerche (Africa) che
raccontano tramite un libro, questo centrato interamente sulla vita di una persona del posto
(Crapanzano con un uomo marocchino)
L’antropologia di questo periodo prova a farsi carico di queste critiche per scrivere dunque diversamente.

Critiche all’antropologia postmoderna:


Nell’antropologia post-moderna si è a volte fatto l’errore di spostare troppo l’attenzione sul ruolo
dell’antropologo sul campo che riflette iper-criticamente su tante questioni, facendo perdere di vista che la
cosa più importante sono le persone del posto, quello che pensano, quello che fanno, che problematiche
vivono e che tipo di contributo possono dare (cosa possono insegnarci).
Gli antropologi tendevano a parlare eccessivamente di una questione (ruolo dell’antropologo sul campo) che
prima invece non vi era, divenne quasi egocentrica.

Nell’antropologia interpretativa e postmoderna manca una riflessione più approfondita su:


- il tema del potere
- il rapporto tra locale e globale

Said (1978) introduce il concetto di “orientalismo” attraverso il quale descrive quel fenomeno di
immaginazione dell’oriente basato su racconti e rappresentazioni esotizzare prodotte da viaggiatori europei
nel corso dei secoli passati e sedimentati nel tempo (es: prendere un tipo di vestito per far riferimento
all’intero oriente).

Un classico criticato:
Malinowski fu l’antropologo più criticato, alla sua morte (1967) vengono pubblicati dei diari sul campo, dai
diari emerge un antropologo tutt’altro che entusiasta della sua esperienza di contatto prolungato e di
condivisione con la popolazione delle isole Trobriand, atteggiamenti elitari e persino alcuni toni razzisti,
ovvero qualcosa di molto diverso da quel che emerge dalla sua monografia.

Antropologia contemporanea: Abu-Lughod e Appadurai

Il contributo di Appadurai: circolazione dei significati culturali nel tempo e nello spazio tra globale e locale,
non ritiene soddisfacente la distinzione tra centro e periferie, perché non c’è un solo centro (policentrismo) e
le periferie non sono affatto passive.
Appadurai sostiene che non è possibile parlare di omogeneizzazione culturale in virtù dei cambiamenti portati
dalla globalizzazione, perché i flussi sono attraversati da turbolenze e ambivalenze.

Comunità e Individui: si rapportano a fenomeni di portata globale in modi differenti (diversa posizione, diversa
immaginazione) → non adottano semplicemente prodotti culturali e mezzi tecnologici, ma li adattano ai propri
contesti e in base alle proprie esigenze situazionali e contestuali
Flussi:
- Etnorami: sono flussi mutevoli di persone, perché mutevoli sono le politiche nei loro confronti, a cui
devono adattarsi.
- Tecnorami: sono flussi complessi della tecnologia, in quanto sono la configurazione fluida della
tecnologia in movimento.
- Finanziorami: sono veloci, in quanto i capitali, il denaro e i mercati si muovono rapidamente.
- Mediorami: sono sia la distribuzione e diffusione delle informazioni a disposizione nel mondo, sia le
immagini del mondo create da questi media
- Ideorami: sono insieme di immagini e concetti che c’entrano con le ideologie degli Stati e le
contro-ideologie dei movimenti locali o transnazionali.

Flussi sono caratterizzati da:


- velocità
- Intensità
- grande volume
Scenario globale è fatto di:
- intrecci
- disgiunture
- incertezze
- fluidità

Appadurai ci invita a guardare non solo le continuità tra flussi di idee, merci, persone e prodotti culturali, ma
anche le disgiunture tra politica, economia e cultura. Relazioni tra questi ‘flussi/panorami’ sono disgiuntive e
imprevedibili → ognuno ha propri stimoli e costrizioni, ma essi influenzano anche quelli di altri/e
Effetti: posizionamenti e sensi di appartenenza originali, creativi e imprevedibili, creazione di nuovi
immaginari e nuovi mercati (Es. mediorami nazionali VS. internazionali (spinte all’apertura VS. spinte alla
chiusura, con effetti politico-economici interni ed esterni))
Le culture non sono più collegabili a singoli territori, perciò dobbiamo studiare sovrapposizioni, ibridazioni e
disgiunzioni. I flussi non sono a senso unico e non vengono definiti in modo stabile una volta per tutte, perché i
contorni non sono delimitabili e sono molti gli attori individuali e collettivi che concorrono alla loro creazione
e contestazione.

Relazioni di intimità e violenza: un’etnografia delle dinamiche processuali


Violenza e antropologia: un oggetto di ricerca contraddittorio e sfuggente, un tema affrontato con difficoltà:
- Tema universale (rischio: processi di naturalizzazione)
- Prodotto di un certo tipo di cultura (rischio: stereotipizzazione e essenzializzazione)
- Modalità storiche di intendere etnografia come restituzione della coerenza di una specifica forma di
vita (rischio: cancellazione della conflittualità)
- Sulle pratiche comuni più che su quelle estreme e straordinarie everyday practises (rischio:
invisibilità)
- Relazione individuo/collettività (rischio: annullamento del soggetto)

Genere: quando arriviamo a una considerazione finale del rapporto tra violenza e genere…
In Europa la violenza domestica:
- 10% Svizzera
- 14.3% Italia: oltre il 90% delle donne non denuncia le violenze subite da partner o ex e solo il 18%
considera reato la violenza che subisce all’interno delle relazioni familiari
- 16% Polonia
- 22% Danimarca
- 37% Repubblica Ceca
Le percentuali tuttavia, ci dicono i sociologi, non sono un aspetto rilevante, bisogna utilizzare approcci
qualitativi, ovvero andare oltre la statistica o il questionario, fare ricerca in spazi limitati.

Una questione non solo “nominale”: gender based violence, male violence against women, family violence,
domestic violence, wife battering

Dimensione domestica/intima —> la dimensione del razzismo nel collocare il problema e


genere/nazione/modernizzazione/sviluppo
Cosa conta come violenza? Il problema del significato.
Foucault parla di violenza invisibile —> come strappare questa violenza alla penombra e alla familiarità che la
rendono pressoché invisibile…

Sull’opportunità di denunciare: protezione e accesso ai servizi (…)

Lezione 11:
Etnografia —> fa parte delle tecniche di ricerche qualitative (comprende osservazioni, interviste, analisi di
documenti) e implica un vivere con e vivere come le persone partecipano al fenomeno che intende studiare.
Etnografia —> c’entra con intuizioni, improvvisazioni e abilità di “bricolage”, è quindi un “saper fare”.
La ricerca etnografica è altamente personale, dunque può produrre risultati diversi se fatto da persone diverse

Procedura di ricerca: prevede certe tappe, una serie di accorgimenti metodologici, avere un atteggiamento
metodico, ecc…
Alcune esperienze di ricerca contraddicono le procedure “standard” —> determinati argomenti richiedono una
flessibilità tale da contraddire tesi di manuali, vi sono varie prospettive diverse prodotte da antropologi
diversi.

La costruzione del soggetto-altro: Come si è parlato di Afghanistan nel post-11/9/2001?


• Abu-Lughod (2002) dice che la rappresentazione del corpo delle donne in Afghanistan nel post-11 Settembre
2001 va situata da un punto di vista storico, politico ed economico.
discorso mediatico era incentrato sulla contrapposizione:
➔ occidente vs oriente
➔ modernità vs barbarie
➔ donne paladine dei diritti umani vs donne soggiogate o complici del terrorismo
Intervenendo militare —> per salvare le donne dalla situazione

Abu-Lughod compie un’analisi critica:


Il velo integrale ci da, a noi, un'immagine di oppressione riguardante tutte le donne; in passato tuttavia
rappresentava simbolo di rispettabilità, moralità e onorabilità della famiglia, consentiva di uscire fuori
dall’ambito domestico e agire in senso religiosamente e socialmente appropriato
I talebani qualificano il velo integrale come più appropriato rispetto agli altri (donne non scolarizzate e delle
aree rurali si adeguando immediatamente) —> effetto è la rivolta nelle aree rurali e da parte di leader locali e
capi religiosi.

Le proposte di Abu-Lughod:
1. Avanzare un discorso più ampio centrato sulla redistribuzione della ricchezza e una lotta alle
disuguaglianze strutturali
2. Accettare che altre culture e religioni affrontano la questione delle trasformazioni sociali in modalità
diverse dalle nostre aspettative
Le differenze sono prodotti storici e politici, ma riflettono anche differenti desideri e differenti idee su come
risolvere le ingiustizie.
bisogna rigettare l’idea che il femminismo e la sua agenda sia una proprietà dell’Occidente, perché così
facendo non riconosceremo le tante donne che altrove nel mondo si battono per delle visioni alternative. Se
non lo facciamo, saranno costrette a dover fare una scelta: con ‘noi’ o con ‘Loro’.
Abu-Lughod sostiene che l’idea di salvare le donne afghane è intrisa di senso di superiorità e arroganza.
Il discorso umanitario continua a poggiarsi su queste rappresentazioni, ma deve essere problematizzato
● Abu-Lughod suggerisce di inserirsi nel dibattito, anziché distanziarsi moralmente, storicamente e
politicamente. Bisognerebbe chiedere cosa possiamo fare per rendere il mondo un po’ più giusto e per
sentirci in solidarietà, anziché porsi come figure salvifiche di vittime oppresse
● Linguaggio delle immagini rappresenta uno strumento di costruzione della realtà sociale e quindi non
è mai neutrale e il suo uso ha implicazioni politiche (Orientalismo di ritorno).

Analisi critica di Salih:


La seconda ondata modernista (anni 60’) diritto di voto alle donne nel 1964 e possibilità di togliersi il velo
1978/79: presa del potere da parte di un governo socialista (URSS), le aree rurali vedono in ciò una
imposizione dall’alto —> guerra civile tra governo e Mujahidin (appoggiata da USA e alleati)
Repressione delle proteste porta alla crescita dei sentimenti anti modernisti e antioccidentali
1992: Mujahidin prendono il potere —> imposizione del velo integrale, aumento della corruzione e del
commercio di droga, aumento delle violenze nei confronti delle donne
Talebani —> propongono una visione minoritaria dell’islam (es. contro istruzione delle donne e contro lavoro
extra-domestico)
Femministe musulmane parlano di continuità della situazione delle donne dal periodo dei Mujahidin a quello
dei talebani
Fallimento dei programmi di modernizzazione: debolezza dello Stato (visto come distante dalle persone e
anche ostile alla religione), complessi rapporti con le comunità locali, riforme relativi ai diritti delle donne
viste come espressione di élite urbanizzate
Stato : visto come responsabile di ingerenza rispetto a questioni quali la famiglia, l’onore e l’autonomia (ciò è
visto come minaccia all’identità e all’integrità della comunità)

Sapere etnografico: Processo circolare nel quale temi, interrogativi di ricerca e posizione di chi fa ricerca si
ridefinisce continuamente arricchendo la conoscenza relativa a contesti/esperienze altre e quelle relative alla
propria affiliazione.

La forza dell’etnografia:
➢ Permette di cogliere punti di vista eterogenei
➢ Può essere utilizzata se il punto di vista interno e esterno sono divergenti
➢ Può tornare utile quando si è di fronte ad un fenomeno occultato a persone estranee al contesto
➢ Può essere una buona tecnica nei casi in cui si può accedere facilmente a gruppi di cui si fa già parte
(può assumere anche la forma dell’auto-etnografia)

—> Obiettivo dell’etnografia: comprendere in profondità, cogliere concezioni, fornire interpretazioni,


avvalersi di molteplici percezioni, orientarsi tra sentimenti, muoversi tra varie aspirazioni
—> Difficoltà da gestire: imprevisti, resistenze, sollecitazioni

Lezione 13
I paesi che oggi non concedono la libertà giuridica e sociale alla comunità LGBT trovano le loro origini in ciò in
un periodo storico di assoggettamento come colonie di paesi europei.

Strumenti di ricerca etnografica:


★ Memoria: è inaffidabile, selettiva e a breve termine
★ Diario di campo (quaderno/pc) —> Quando usarlo? Quando è meglio evitare?
★ Strumenti tecnologici: registratore vocale, cellulare per fare foto/video —> quando usare questi
strumenti? Quando è meglio evitare?

Siamo sul campo per raccogliere informazioni, dati e fare osservazioni ma avendo a che fare con persone
(diversamente da altre discipline) bisogna porsi la questione di come accedere alla fiducia delle persone.
dati: pezzi di realtà selezionati e percepiti da chi fa ricerca
Osservazioni: influenzate dai soggetti con cui si fa ricerca, dall’ ’oggetto’ stesso di ricerca (tema di ricerca),
dal linguaggio utilizzato, dalla personalità e dalla formazione di chi fa ricerca.

Guardare oltre le situazioni ufficiali: L’abilità di chi fa etnografia sta nell’osservare ciò a cui non si era
preparati e nel modificare osservazioni e modalità di interazioni, nonché le ipotesi formulate in partenza
(serendipità: casualità con cui avvengono certe scoperte durante ricerche).
Fare etnografia non riguarda solo attività rituali e comportamenti ordinari/quotidiani, ma anche dialoghi e
interazioni a cui si assiste per caso o per sbaglio.
Si tratta di situazioni altamente istruttive, attraverso le quali capire le posizioni assunte dalle persone con cui
si interagisce.

Orientarsi tra parole, ruoli e situazioni: Figure mediatrici e informatrici non sempre sono effettivamente
esperte, fare attenzione a non rimanere agganciati o associati ad unico gruppo (incliccaggio: rischio di essere
sempre collegati alla persona che ci fa da guida o informatore, le altre persone guardano questo riflettendo
sul fatto che noi siamo parte di quel “giro”).
Le persone intervistate non devono subire interrogatori ma devono sentirsi a loro agio!
Costruire l’interazione e il dialogo: Occorre capire che registro linguistico e comportamentale utilizzare,
alcune nostre domande possono avere senso solo per noi dunque devono essere poste in modo che abbiano
senso per chi prende parte alla ricerca.
Nelle conversazioni e nelle interviste, gli argomenti fuori tema sono i benvenuti, così come le esitazioni, le
contraddizioni e le risposte evasive (bisogna riflettere sui molteplici significati di quel che è stato detto e non
detto, sui significati apparenti e quelli meno evidenti) E’ fondamentale capire quando è tempo di uscire di
scena perché ormai non si sta raccogliendo niente di particolarmente nuovo e significativo (saturazione)

L'etnografia multi-situata: invita a studiare la circolazione dei significati culturali, degli oggetti e delle
identità tenendo conto di uno spazio geografico e temporale maggiore di quello del modello “classico” di
etnografia proposto da Malinowski in poi.
Marcus afferma come il mondo sia cambiato, con il ruolo della tecnologia, quindi è bene riconcepire
l’etnografia in senso multisituato, ovvero ricerche in contesti diversi perché il fenomeno è differente a
seconda del luogo.
Perché si afferma questa etnografia?
➔ Per via delle trasformazioni presenti nel mondo contemporaneo
➔ Per le influenze provenienti da altri ambiti
➔ Perché le interpretazioni del locale in termini di adattamenti e resistenze non era sufficiente
Questa etnografia mette in crisi il concetto di campo di Malinowski come luogo ben definito e circoscritto,
invitando a seguire le persone, gli oggetti e le metafore.
L'Etnografia multisituata ha effetti sul modo in cui:
➢ Si progetta e conduce una ricerca
➢ Si raccolgono e analizzano i dati di ricerca
➢ Si scrivono i risultati di ricerca
Svolgere un etnografia in rapporto alle migrazioni può voler dire considerare le molteplici reti migratorie che
solitamente uniscono: chi è emigrato, tornato temporaneamente o definitivamente, chi è partito o chi non lo è
ancora, chi non può o non vuole partire.
Significa guardare: persone, famiglie, culture, comunità, pratiche, discorsi, tenendo conto del piano locale,
internazionale/globale, interconnessioni, tensioni, attraversamenti di vari confini.
Come fare un etnografia multisituata nel campo delle migrazioni?
● Identificando il gruppo sociale (richiede competenze culturali e linguistiche)
● Dando rilevanza all’esperienza stessa del villaggio (se praticabile)
● Progettando bene l’accesso al campo (caratteristiche biografiche, modo di porsi, attenzione ai tempi
e ai contesti —> se accesso è difficile, occorre trovare alternative)
● Scegliere mediatori
● Raccogliendo narrazioni, memorie e storie di vita in modo da cogliere percezioni e auto percezioni, le
discrepanze tra azioni e narrazioni, tra significati visibili e meno visibili.
● Osservando la propria partecipazione

l'esperienza migratoria non è un fenomeno unilineare che cessa definitivamente con il cambio di contesto,
trasformando i soggetti interessati da tale processo da migranti a immigrati o da immigrati a cittadini

Etnografie multi-situate: innovazioni


★ Ha portato una dimensione biografica nello studio dei processi migratori (diversamente dagli approcci
quantitativi e dai reportage giornalistici)
★ Ha portato a riflettere sulle politiche identitarie collegate alle migrazioni (tema politicizzato)
★ Ha contribuito a testimoniare temi poco conosciuti dal grande pubblico (es. sfruttamento, condizioni
marginalizzate, ecc)
★ Ha contribuito a sperimentare altre forme di restituzione dei dati (es. immagini, documentari, ecc.)

Impostazione della ricerca: definizione del tema di ricerca e della domanda, approfondendo la letteratura
scientifica di riferimento.
Creazione di canali utili all’organizzazione del viaggio con ricognizione sulle motivazioni, sulle risonanze
dell’argomento da affrontare e anche sui potenziali rischi personali e a soggetti coinvolti nella ricerca.
Ricognizione sulle motivazioni, sulle risonanze dell’argomento da affrontare e anche sui potenziali rischi
personali e di cui possono essere oggetto le persone che partecipano alla ricerca.
Lezione 15 —> descrizione capitoli libri scelti dal prof

Donne che amano altre donne: la ricerca di Ibry si occupa di relazioni e di sessualità tra donne in Perù e
Italia, a Milano in particolar modo perché città ricca di queste persone

Alcune domande:
- Come viene vissuta la sessualità tra donne in Perù?
- Come vengono pensati i modelli di genere e familiari in rapporto alla migrazione?
- Come si modificano tali modelli in rapporto a quelli incontrati in Italia?
Cosa accadeva quando le donne peruviane venivano in Italia scoprendo nuovi modelli di genere femminile <—

Analisi:
- Il genere come costrutto sociale da intendere in un’ottica relazionale, non è possibile fare una ricerca
solo su un genere senza coinvolgere anche l’altro…
- Rapporti di potere tra uomini e donne entro l’esperienza femminile (cioè tra donne)
- Rapporti relazionali e sessuali considerati “legittimi” e quelli considerati “devianti” rispetto alla
norma locale dell’eterosessualità

Fasi di ricerca: campo di ricerca ampio in senso geografico e teorico (assenza di precedenti ricerche,
esplorazione delle categorie “emiche”)
1. Ricerca a Milano (associazioni peruviane)
2. Ricerca a Lima (associazioni femministe, lesbiche e ONG locali)
3. Ritorno alla ricerca in Italia con nuovi spunti

Ambiti di ricerca:
- Relazione fra donne e sessualità
- Motivazioni delle donne (a migrare, ma anche a sviluppare relazioni con altre donne)
- Discorsi e collocazione delle donne
Cercare di inquadrare un micro argomento e capire come questo getta luce su altri ambiti e altre situazioni
poiché i processi in atto sono simili —> come piano sociale, religioso, storico (…) sono influenzate da questioni
riguardanti cosa significa essere donna e la relativa sessualità.

Corpi, Generi, Sessualità:


Avere un approccio costruzionista rispetto al corpo/genere/sessualità significa definire come questi sono
costruzioni socio-culturali, risultati di relazioni di potere (dimensione storica e politica), performate dalle
persone in modo coerenti o incoerenti con le norme e i valori sociali di riferimento.

Categorie Eurocentriche:
Cosa implica nella ricerca di Ibry? Concetti di orientamento sessuale, omosessualità e lesbica a volte risultano
essere concettualizzazioni occidentali che non assumono gli stessi significati in Perù e nell’esperienza delle
donne peruviane in Italia; il modo in cui danno esperienze al loro senso di vita non sono coincidenti, la
prospettiva emica ci permette di esplorare altri modi con cui le partecipanti alla loro ricerca danno senso a
diverse tematiche quale la sessualità.

Persone e Contesti:
Persone: donne tra i 18 e 60 anni, in Italia da periodi differenti e da estrazioni sociali diversificate
Contesti: luoghi di aggregazione formali e informali (es: associazioni, luoghi di ritrovo).
Ricerca condotta nel 2008, a Milano vi sono 46800 persone di cui: 60% donne, 80% nate in Perù e 20% nate in
Italia

Stereotipi di genere:
Ibry si è confrontata con una serie di stereotipi di genere associati al femminile, come ad esempio “donne
portate per il lavoro di cura” o come “responsabili per interi nuclei famigliari”

Alla ricerca di Altri Modelli:


Alcune donne intervistate cercano di distanziare da modelli tradizionali percepiti come “oppressivi”, modelli
di approdo variano in base alla classe sociale di appartenenza o affiliazione.
Esempi: alcune donne single scelgono di esserlo per rimanere autonome e vietare il maschilismo di molti
uomini peruviani

Partecipanti evitano luoghi di aggregazione percepiti come luoghi di riproduzione di modelli “tradizionali” e
caratterizzati da dinamiche di controllo maschili da cui intendono allontanarsi.
Altre scelte di bellezza e cura di sé (giovani più vicine a modelli di coetanee italiane/europee che non a quello
delle madri)
Cambiamenti dei modelli di genere legati a:
- Mutamenti socio economici
- Spostamenti in città da contesti rurali
- Diffusione altri modelli di femminilità tramite mass media

Domande: la scelta di migrare è soprattutto per la loro emancipazione sessuale? Oppure è un aspetto che si
aggiunge ad altri più rilevanti?

La strada dell’asilo (protezione internazionale):


Richiesta di protezione internazionale detta in passato anche “asilo politico”) non percorribile da peruviani
- Assenza di leggi repressive
- Clima sociale in via di miglioramento nonostante le discriminazioni sociali
- In Italia non fanno coming out in famiglia e nelle reti di conoscenti in quanto risultano essere da loro
dipendenti

La ricerca in Perù: i contesti


Nelle reti familiari Ibry ha sempre dichiarato lo scopo della sua presenza a Lima, nell’ambiente lesbico si è
presentata come ricercatrice e attivista (per accorciare distanze e favorire condivisione e scambio).
Partecipazione: a laboratori in cui si elaborano discriminazioni subite, viene promossa un’immagine positiva
dell’identità lesbica e si cerca di prevenire la violenza nella coppia

La ricerca in Perù tra locale e globale:


Contesto peruviano caratterizzato dall’azione dello Stato, dall’influenza della Chiesa cattolica, dalle azioni di
agenzie internazionali e di movimenti sociali (inclusi quelli femministi e Lgbtq+) Movimenti sociali chiedono
leggi anti-discriminatorie attraverso alleanze con altri movimenti (es. femministi locali, o Lgbtqi+
transnazionali)
Ibry mostra le connessioni tra culture e movimenti locali con culture e movimenti globali (in questi casi si
riscontra una maggiore condivisione delle categorie occidentali di genere, di identità sessuale, di identità di
genere e di orientamento sessuale).

Parlare di Sessualità:
—> Un discostamento dal modello dominante viene interpretato come “errore” di natura.

Radar: Si tratta della capacità di lettura di codici estetici, corporei, posturali, delle norme di genere e delle
deviazioni da esse, un sistema di significati, in parte comprensibile a tutti, in parte accessibile solo a chi lo
conosce, che si basa anche sulla condivisione di riferimenti culturali e linguaggi propri di una comunità.
A Lima il “radar” non funzionava bene, andava ricalibrato, erano altri i codici culturali, estetici e comunicativi
utilizzati (Es: sguardo, strette di mano, abbigliamento).

Riflessioni Etnografiche dal Campo:


Altri aspetti da considerare: in ambienti popolari è capitato di vedere l’associazione dell’identità lesbica a
quella trans
Identità di Ibry considerata “ambigua e inappropriata” mentre l’identità trans gender di un parente presente
al matrimonio era accettata.

Conclusione —> il genere è una categoria sociale normativa, strutturale e sistematica, che va anche
considerata in una prospettiva di negoziazione con l’intenzionalità, l’esperienza, le trasformazioni e le
riproduzioni degli individui. Le pratiche di autorizzazione e repressione sociale plasmano i percorsi di vita e
identitari dei [Link] l’etnografia si può cercare di apprendere e decodificare tali costruzioni: lo
studio della prossemica, delle differenze di classe, somatiche, di educazione e generazionali sono alcune delle
chiavi di lettura fondamentali per interpretarle!
Ricerca di Corossacz:
Focus: più ampio della ricerca su questioni relative a sessismo e classismo, nonché sulle esperienze di persone
nere appartenenti a ceti popolari.
Obiettivo: comprendere soggetti che subiscono forme di dominio, sfruttamento ed esclusione socio-economica
e culturale nella società brasiliana (persone nere, indigene, povere, donne).
Questione sessismo e classismo, esperienza di uomini con altri uomini ma non per forme di intimità dunque
privo di aspetto sessuale. Posizione sociale dominante di alcuni uomini bianchi rispetto ad altri uomini di
colorazione di pelle differente.

Partecipanti e Obiettivi:
Partecipanti: uomini bianchi di classe medio-alta di circa 45/58 anni e residenti a Rio de Janeiro (Brasile), una
ricerca sul privilegio e sui significati associati alla mascolinità e alla bianchezza.
Scopo della ricerca: comprendere la percezione di razzismo e sessismo da chi è in posizione privilegiata nel
sistema.

Temi ricorrenti nelle interviste:


- Definizione di uomo
- Percezione della propria bianchezza
- Relazioni sociali con persone di altre classi sociali e colori della pelle
- Esperienze di iniziazione sessuale —> quali sono le caratteristiche dell’essere uomini
Il privilegio di alcuni uomini era percepito dai medesimi?
La dimensione etnografica si è rilevata centrale perché, differentemente dal registratore, la studiosa ha avuto
un’idea molto più specifica con l’etnografia.
Temi centrali sono:
- L’apprendimento della mascolinità avveniva nell’infanzia e nell’adolescenza
- Rappresentazioni della mascolinità.

Riferimenti teorici:
Uomini che vivevano con estrema naturalezza e spontaneità il fatto di essere benestanti e potenti, non
volendo esplicitare questi termini in opposizione a coloro che invece non lo erano.
Per una serie di variegate ragioni la Corossacz dimostra come gli uomini possano perdere questa mascolinità.
Mascolinità e Femminilità sono prodotti storici culturalmente determinati e risultano di dinamiche di potere
che portano ad attribuire loro determinate caratteristiche naturalizzate e determinate posizioni all’interno
della società e nelle sue dinamiche.
Corossacz si confronta con studi sociologici e antropologici sui concetti di maschilità egemonica e subalterne
(Kimmel, Connell, Guttmann), questi studi dimostrano come in un sistema sociale vi siano uomini che siano
parte al 100% dell’esperienza maschile egemone, cioè vi sono degli uomini che in ogni società hanno potere e
uomini che invece fanno parte di categorizzazioni subordinate a maschilità egemonica.
MSM: categoria da considerare dal punto di vista sociale, medico e politico (uomini che fanno sesso con altri
uomini).

Costruzioni Reciproche:
—> la studiosa ci dice che cè una costruzione reciproca sia del maschile/femminile sia di persone rispetto al
colore della pelle, dunque vi è una riflessione profonda, a partire dalla relazione sociale uomo/donna, sul
modo di intendere l’opposizione macho/omosessuale perchè la mascolinità va collegate a preferenze sessuali,
classe, coloro della pelle, età, luogo di residenza, religioni e origini (perdita della mascolinità in seguito a
scelte sessuali).

L’importanza di una prospettiva storica:


Quando la ricerca fu compiuta Rio de Janeiro possedeva 6,7 milioni di abitanti, le divisioni sociali e spaziali
degli anni 50’ si diffondono poi negli anni 60’ periodo nella quale sono vissuti il maggior numero di partecipanti
alla ricerca.

Cos’è e chi è un ‘uomo’?


Alle domande “chi è uomo, chi è bianco?” Vi erano risposte in relazione al piano fisico-biologico o riferimenti a
comportamenti sociali e morali.
Aspetti comuni e differenti (che avvicinano o allontanano): la Corossacz era attribuita, per il colore della
pelle, al potere degli uomini bianchi, appartenente ad una classe sociale alta (era insegnante universitaria) e
status, inoltre anche la provenienza di questa figura (brasiliana) era molto apprezzata dai partecipanti.
La differenza principale percepita dai partecipanti era il genere della studiosa.
Vaedo: uomo con comportamenti effeminati, accusato/sospettato di avere un ruolo asilo nella penetrazione,
gli uomini tendono dunque a dimostrare di non esserlo.
Serie di giochi, sport o movimenti sono appropriati al proprio genere o meno…

Identità travesti con Cornwall —> una categoria non equiparabile a quelle prevalenti in contesti
euro-americani
Spazio di espressione delle persone travesti in rapporto alla maschilità e alla femminilità, inoltre anche al
candomblè (religione mescolante elementi africani e brasiliani).

Lo scopo è quale è lo spazio sociale dato a queste persone travesti tra prostituzione, stigmatizzazione,
affermazione e reazione.
Travesti mettono in atto la loro agency in rapporto ai clienti (attraverso estorsioni e minacce di creare uno
scandalo in caso non venga rispettato l’accordo economico pattuito oppure per alzare la posta)

Cornwall si chiede, di fatto.


➢ come sono considerate le travesti (tramite epiteti negativi e stigmatizzanti come ‘bicha’ o
‘marginais’)
➢ come si considerano le travesti (essere travesti è un ‘fare’, un processo di apprendimento in
divenire)
➢ chi sono i clienti delle travesti (in massima parte uomini brasiliani di mezza età e sposati)

Cornwall ci ricorda che il candomblé è stato un luogo in cui le donne (e per certi versi anche le persone che
performano il genere in modi alternativi) potevano affermarsi a livello sociale, anche in qualità di
intermediarie con le orixás (mascolinità/femminilità concepite diversamente, in senso più fluido)

Conclusioni di Cornwall:
❖ ‘travesti’ sono percepite e si auto-percepiscono diversamente a seconda dei contesti che attraversano
o abitano, ma anche a seconda delle persone con cui si rapportano (o a cui vengono accostate)
Esempi: nella prostituzione, nel dibattito pubblico, nella dimensione rituale del candomblé
❖ ‘travesti’ si diventa, non si nasce. C’è un aspetto iniziatico a questo genere, così come esiste un
aspetto iniziatico al candomblé
Cornwall sottolinea come sia importante considerare:
➔ la dimensione storica (colonialismo, schiavitù, segregazione, criminalizzazione dei comportamenti
sessuali e delle identità di genere ritenute ‘non-conformi’)
➔ I cambiamenti sociali contemporanei (es. il ruolo della capoeira nell’esotizzazione del Brasile, ecc.)
Le travesti sono doppiamente stigmatizzate per il loro ‘deviare’ dalle norme sociali dominanti rispetto al
genere e al ruolo nella rete famigliare, ma hanno una diversa espressione negli spazi lasciati aperti da ruoli e
ritualità del candomblé

Riflessioni conclusive:
Le persone (migranti e non) che hanno partecipato alle ricerche relative a Senegal, Perù e Brasile
➔ fanno i conti con processi di stigmatizzazione e con un'eteronormatività che si esprime tanto nei Paesi
di provenienza quanto in Italia e in altri contesti geografici
➔ possono mantenere un'immagine transnazionale come eterosessuali breadwinner, ma al tempo stesso
avere relazioni/frequentazioni con persone dello stesso sesso in Italia
Le persone (migranti e non) che hanno partecipato alle ricerche relative a Senegal, Perù e Brasile
➔ permettono di ridefinire rappresentazioni e discorsi che qualificano alcuni come Paesi
intrinsecamente e inevitabilmente omo/lesbo/bi/transfobici e migranti le persone migranti residenti
all'estero unicamente come ‘vittime da salvare’ (Spivak 1988).
➔ ci aiutano a problematizzare analisi unilineari/evoluzioniste sulle loro forme di mobilità (Carrillo),
nonché sui loro modelli di maschilità e sessualità (Manalansan critica ai modelli della “conversione” e
dell' “isolamento”)
➔ usano in modi plastici e creativi la loro agency, creando nuovi legami e sensi di appartenenza
● Metodologie etnografiche possono permettere di esplorare traiettorie, posizionamenti sociali e altre
modalità di vivere e parlare di corpo, persona, intimità, affettività, appartenenza, legami
intergenerazionali.
● Metodologie etnografiche consentono di ridiscutere alcuni approcci potenzialmente eurocentrici
(critiche ai modelli del coming out come passaggio necessario)
● Metodologie etnografiche consentono di fare un lavoro riflessivo sugli immaginari dell’alterità e
dell’altrove, sulla comunicazione interculturale (linguaggio non verbale, categorie «emiche», ecc.)

Lezione 16:
Perché parlare di genere e sessualità a scuola?
★ aspetti fondamentali nella vita di tutte le persone sin dall’età dell’infanzia (rigida educazione al
genere d'appartenenza)
★ tematiche vicine al vissuto quotidiano di adolescenti e giovani adulti
★ chi si allontana dalle aspettative sociali e dalle norme condivise subisce forme di bullismo, violenza o
emarginazione

Il contesto-scuola:
● è in continuità con i messaggi veicolati da altre agenzie educative
● contribuisce attivamente all'incentivazione di determinati ruoli di genere e all'occultamento di
sessualità e generi non-eteronormatività
● sottovaluta il bullismo omofobico, spesso derubricandolo al rango di una “ragazzata”
→ effetto: silenzio delle vittime Risultato: il gruppo dei pari rappresenta spesso, soprattutto per i ragazzi, «un
agente di controllo molto forte sui modi giusti di essere uomo e di vivere la sessualità. I rigidi confini della
maschilità adeguata sono continuamente riaffermati attraverso la denigrazione del diverso, che è associato al
femminile»

Sull’utilità dei percorsi educativi: Allora a cosa possono servire dei percorsi di ‘educazione all’affettività e
alla sessualità’?
➢ possono promuovere una maggiore consapevolezza della plasticità delle identità, delle appartenenze
e delle categorie
➢ possono permettere di ridurre il fenomeno del bullismo e delle violenze basate sul genere,
sull’orientamento sessuale, ecc.
➢ possono consentire di creare ambienti più inclusivi nei confronti di molte forme di diversità

Pre-condizioni: Diventa di fondamentale importanza…


❖ Creazione di alleanze con dirigenti scolastici ed insegnanti particolarmente open-minded (rapporti
semi-informali e discontinui)
❖ Utilizzo di modalità educative differenti (apprendimento pratico tramite attività ludiche, uso
differente del linguaggio, assenza di valutazioni, creazione di un setting diverso dal solito in cui è
possibile esprimersi liberamente) → apprendimento interattivo-partecipativo basato
sull'effetto-imprevisto

A che scopo? Obiettivi ‘macro’


➢ promuovere un atteggiamento critico e consapevole di una diversità che prima veniva ignorata,
portando allo scoperto una visione stereotipata del maschile, del femminile, della sessualità, ecc.
➢ far riflettere sulla plasticità delle appartenenze, delle identità e delle categorie che utilizziamo;
degli stereotipi con cui spesso le caratterizziamo (nel corso del tempo le società cambiano i criteri di
ciò che è considerato “normale” e “adeguato” e di ciò che non lo è)
➢ mostrare come le categorie identitarie non sono mai solamente descrittive, bensì normative e
produttrici di esclusione

Obiettivi ‘micro’:
❖ far emergere delle domande e spazi di riflessione piuttosto che fornire risposte
❖ permettere di apprendere attraverso un'esperienza coinvolgente a livello psico-emotivo piuttosto che
attraverso una lezione tradizionale in cui viene proposto un sapere preconfezionato
❖ far sperimentare praticamente cosa vuol dire essere percepiti in base a delle etichette, cosa significa
essere in maggioranza o essere in minoranza, come si sente nell'essere discriminati per una
caratteristica identitaria ecc...
❖ favorire un cambiamento di percezione nei confronti di coloro che si discostano dalle aspettative
sociali dominanti (es. ragazze che amano giocare a calcio, ragazzi che sono appassionati di danza
ecc..)

Riflessioni finali:
Non tutti i percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole producono i medesimi ‘risultati’,
per una serie variabile di ragioni:
➔ tempo limitato passato nelle classi;
➔ classi sono diverse le une dalle altre
➔ chi realizza questi percorsi può rimandare comunque a una qualche forma di ‘autorità’
➔ i silenzi e la non partecipazione delle classi (che però non va scambiata per semplice indifferenza o
disinteresse)
➔ bisogna saper rivedere tempestivamente le attività proposte in modo flessibile ed adatto alla
situazione

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