GIOVANNI PASCOLI
Giovanni Pascoli nacque nel 1855, in Emilia Romagna. la sua infanzia fu caratterizzata da
una serie di lutti familiari, tra cui la più traumatica fu quello della morte del padre, ucciso a
cavallo per ragioni mai chiarite, e questo evento fece nascere nel poeta un senso di
ingiustizia nei confronti del mondo. Dopo il liceo, frequentò la facoltà di lettere a Bologna
dove ebbe come insegnante Carducci. Prese parte ai movimenti politici dei socialisti,
partecipando ad una manifestazione che lo portò anche ad essere arrestato. Riuscì
comunque a laurearsi nel 1882, e nello stesso anno iniziò ad insegnare, partendo dai licei,
fino ad arrivare alla cattedra universitaria dello stesso Carducci. Il matrimonio della sorella
Ida, a cui era molto legato, rappresenta un trauma per il poeta, tanto da trasferirsi con l’altra
sorella Maria, in una casetta a Castelvecchio di Barga, che fu per lui come “un nido” in cui
rifugiarsi. Nel 1912 morì a Bologna dove era andato per farsi curare un tumore.
● Temi e stile:
1) I temi ricorrenti nella poesia del Pascoli sono:
- “Il nido”, simbolo di protezione;
- La natura intesa come ricca di elementi enigmatici che con l’aiuto del poeta
possono essere codificati;
- Una regressione all’infanzia, che lo porta a vedere il mondo con stupore e
meraviglia;
- Il vero poeta è colui che è in grado di far vivere il fanciullino che è in sé.
2) Rappresenta una figura di grande innovazione dal punto di vista linguistico, questo
perchè sempre molto specifico e puntuale in qualsiasi ambito le sue poesie vanno a
toccare, mai vago o generico.
● Raccolte:
- Myricae: è la sua prima raccolta poetica, pubblicata nel 1891. Il nome significa
“piccole cose” e deriva da uno dei versi delle bucoliche di Virgilio; questo perchè
parla della vita di campagna, colto con lo sguardo pieno di stupore, momenti
malinconici e di dolore per la serie di lutti che ha vissuto. In lui convivono tre registri
linguistici: un livello pre grammaticale, anche dialettale e onomatopeico, linguaggio
comune; post grammaticale, molto specifico e settoriale, mai generico.
- Canti di Castelvecchio: qui troviamo il tema della casa come nido che protegge
dal male del mondo esterno.
- Altre raccolte: prosa del Fanciullino, dove spiega l’importanza di mantenere vivo
quello spirito puerile che è dentro ognuno; I Poemetti, un'altra raccolta di poesie. I
temi sono sempre quelli della famiglia, del nido, e l’elogio alla vita nei campi. Ben
diversi sono i Poemi conviviali, del 1904, nei quali prevale la rievocazione dei miti e
dei costumi del mondo classico, anche i periodi sono più lunghi e complessi.
● Brani:
- LA MIA SERA: contrapposizione tra il temporale che si è abbattuto per tutto il
giorno e la quiete portata dalla sera;
- TEMPORALE: è una lirica estremamente corta con un solo verbo nell’intero
componimento. Un temporale si avvicina proprio nell'ora del tramonto;
- IL LAMPO: anche questa molto breve, l’intera poesia ruota sulla metafora del lampo
come un occhio che dopo essersi aperto, e aver illuminato tutto il circondario, si serra
immediatamente, e su questa metafora ci sono due versioni di interpretazione:
l’occhio potrebbe essere o l’occhio di Dio, o del padre che quando fu assassinato si
chiuse all’improvviso;
- IL TUONO: molte allitterazioni che tentano di simulare il cupo suono del tuono, e il
silenzio che si sente dopo quest’ultimo è paragonato al canto soave di madre;
- NOVEMBRE: si apre con l’autore che immagina il paesaggio primaverile, che viene
però contrapposto a quello autunnale;
- NEBBIA: nella lirica l’autore parla della nebbia come un filtro protettivo, che lo tiene
al sicuro dal mondo esterno, e gli permette di vedere solo quello che è vicino e
familiare; vengono citate anche una siepe e delle mura, che fungono sempre da
scudo per il poeta.
- IL GELSOMINO NOTTURNO: nella lirica Pascoli associa la prima notte di nozze
con la fecondazione che la fecondazione dei fiori. Pascoli vive la sessualità in
maniera turbata, in quanto la considerava il passaggio per il mondo fuori dal nido.
Inoltre alle immagini di vita, il poeta associa sempre quelle di morte, perché
considera la vita come un passaggio.