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Storia Contemporanea

Il documento tratta della storia contemporanea, definendo i fatti storici e la loro distinzione dalla memoria soggettiva. Sottolinea l'importanza del distacco temporale per gli storici e la complessità dell'interpretazione degli eventi recenti, evidenziando il ruolo della storiografia nel contesto contemporaneo. Infine, delinea le tematiche del corso, che copre eventi significativi dal XIX secolo fino alla fine della Guerra fredda.

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Il documento tratta della storia contemporanea, definendo i fatti storici e la loro distinzione dalla memoria soggettiva. Sottolinea l'importanza del distacco temporale per gli storici e la complessità dell'interpretazione degli eventi recenti, evidenziando il ruolo della storiografia nel contesto contemporaneo. Infine, delinea le tematiche del corso, che copre eventi significativi dal XIX secolo fino alla fine della Guerra fredda.

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STORIA CONTEMPORANEA – Prof.

Perazzoli
13 novembre 2023
Codice corso: 92046
Libro di testo: Storia contemporanea. Dalla Grande Guerra a oggi – Giovanni Sabbatucci, Vittorio Vidotto
Che cos’è un fatto storico?
Può essere un avvenimento di un certo peso del nostro passato che ha un’influenza/conseguenze sul futuro
immediato o prossimo. (es. Trattato di Versailles ha avuto conseguenze sul futuro della Germania). Qualsiasi fatto
del passato può essere un fatto storico, non per forza un fatto importante (microstoria).
Microstoria = storia locale
Chi va a decidere se un fatto storico merita di essere o meno analizzato? Chi compie la scelta?
Lo storico.
Se noi pensiamo che il fatto storico è un fatto che ci permette di arrivare a una chiara distinzione tra una vicenda
personale, una notizia giornalistica, di cronaca; enorme problema: distinzione tra storia e memoria. Un conto è la
storia e un conto è la memoria. Perché vanno distinte in maniera netta? La memoria è SOGGETTIVA, riguarda il
soggetto.
es. Calendario civile italiano porta con sé diverse date, una di queste è il 10 febbraio, giornata delle foibe, su
questo tema c’è un peso importante a livello memorialistico che va a cozzare con la storia, è ovvio che chi ha perso
parenti nelle foibe darà un peso diverso a questa giornata; lo storico ha il dovere di inquadrare quegli episodi
lungo il contesto, anche estendendo il ragionamento, non stando solo sull’episodio, anche facendo riferimento ad
altre fonti (es. R. Pupo)
es. Memoria dei protagonisti della politica italiana.
Perché lo storico arriva a compiere una scelta decidendo che x è un fatto storico, mentre y non lo è?
Chi si occupa di ragionare di storia non può farlo in maniera globale/totale. Lo storico decide, quali fatti devono
essere presi in considerazione, in quale ordine e in quale contesto.
La storia non è una “banale” ricostruzione di fatti, non è una semplice cronaca del passato, la storia è quella
scienza che cerca di interpretare i fatti del passato, cercando le cause, i motivi per cui un processo si sviluppa in un
modo piuttosto che in un altro e le conseguenze. La storia è complessa, è un problema di comprendere gli
avvenimenti, capirne il perché, le cause che originano quella questione e le possibili conseguenze.
La storia è quindi un problema di interpretazione: lo storico e i fatti storici sono quindi legati da un rapporto di
mutua dipendenza, anche se lo storico è parte del presente ed i fatti appartengono al passato.
Che cosa intendiamo per storia “contemporanea”?
Storia sostanzialmente coeva al ricercatore. Può sembrare che stia venendo meno la caratteristica di storia (tratto
di eventi successi molto recentemente) manca necessario distacco temporale tra ricercatore e materia che vuole
studiare, nella quale è ancora troppo immerso.
Narrare, descrivere e comprendere sono i compiti dello storico. Nella storia contemporanea, alcune peculiarità:
1. Avvenimenti e storiografia sono molto ravvicinati e spesso l’oggetto della ricerca è coevo al ricercatore.
2. La storiografia contemporaneistica ha dovuto misurarsi, per conquistarsi una propria autorità, con le
consolidate tradizioni dell’antichistica, della medievalistica e della modernistica.
A causa della convinzione che il poco tempo trascorso e il perdurante dominio delle passioni ostacolassero il
necessario distacco, garante dell’obbiettività del giudizio, la possibilità stessa di una storia contemporanea
culturalmente degna è stata a lungo messo in dubbio. Esempio: Subito dopo la Liberazione si accese in Italia un
vivace dibattito su questo tema: sembrava assurdo negare la conoscibilità storica delle esperienze appena
concluse del fascismo, della guerra e della Repubblica sociale. Ma nelle Università italiane la prima cattedra di
storia contemporanea fu introdotta soltanto negli anni ‘60 a Firenze, Università Cesare Alfieri, a Giovanni
Spadolini.
Per la storia contemporanea è molto evidente un aspetto: per lo storico è complicatissimo operare, trovare
l’equilibrio tra il necessario distacco e costruire una coscienza collettiva del presente. Lo storico contemporaneista
agisce in un delicato punto di congiunzione tra il passato immodificabile, il presente rispetto al quale si può essere
smentiti da chi ha visto e partecipato, e il futuro ipotizzabile come evoluzione di quanto è avvenuto e sta
accadendo. Conoscere l’oggetto della propria ricerca significa quindi anche partecipare alla coscienza del presente
e trovare un equilibrio fra distacco ed empatia. Pertanto, la già difficile prova di dover prendere le distanze senza
rinunciare a immedesimarsi è particolarmente ardua. La definizione della storia contemporanea rinvia al problema
del presente, che travalica i confini delle discipline storiografiche; dal fatto che la storia risponda sempre a
domande del presente sorge un problema… (slide)
Cosa intendiamo per contemporaneità? Che arco cronologico deve coprire la storia contemporanea?
In senso stretto è il “Novecento”, non semplicemente il 1901-2000. Il Novecento è però probabilmente finito con i
decenni 1970-1990, lasciando il posto alla contemporaneità aperta del “presente come storia”. La specificità del
Novecento consiste nella direzione presa dai processi avviati fra il 1759 e il 1830: l’industrializzazione,
l’organizzazione capitalistica della produzione, la rivoluzione democratica, l’affermazione delle identità
nazionalistiche, l’evoluzione del sistema internazionale, la costruzione di un sistema mondiale sotto l’egemonia
europea.
Dopo 1GM, affermazioni identità nazionali. Regno d’Italia, unificazione tedesca, USA…obbiettivi politici alla base
delle guerre/conflitti, non volontà di soddisfare appetiti territoriali del sovrano.
Caratteristiche della contemporaneità: modernizzazione, conoscenza scientifica, tecnologia e struttura economica
capaci di assicurare in misura sempre crescente il dominio dell’uomo sulla natura; secolarizzazione: dalla
tradizione alla libera scelta, cambiamento sociale.
Nell’età contemporanea: le fabbriche cambiano, l’operaio diventa operaio specializzato, viene applicato il risultato
delle ricerche tecnologiche alla produzione industriale, ampliamento delle conoscenze scientifiche, Stati
investiranno somme sempre più ingenti nella ricerca scientifica. Secolarizzazione = la religione ha perso
peso/incidenza nelle società attuali.
A partire da anni’70 → globalizzazione, neoliberismo (obbiettivo: parità di bilancio), austerity, progressiva, ma
inesorabile fine della Guerra fredda (9 novembre 1989, apertura dei varchi da Berlino est e Berlino ovest). Tema
del ruolo dello Stato, dell’economia e della politica.
Periodizzazione del corso: da metà Ottocento fino al 1989.
Tematiche del corso:
- Il mondo di fine Ottocento: l’imperialismo e le origini della Grande guerra
- La Grande guerra
- Opposti internazionalismi: la Rivoluzione d’ottobre e il wilsonismo
- Il primo dopoguerra: la Conferenza di pace e la nascita della Società delle Nazioni
- I principali paesi europei nell’età di stabilizzazione: Germania, Francia e Gran Bretagna
- Il fascismo italiano: un’introduzione
- La crisi del 1929, l’ascesa del nazismo e nuovi modelli politico-economici
- La guerra che ritorna
- La Seconda guerra mondiale
- Il secondo dopoguerra e la Guerra fredda
- La decolonizzazione
- Un caso di Guerra fredda “applicata”: l’Italia nel secondo dopoguerra
- Gli anni Settanta: un turning point
- La seconda Guerra fredda e la caduta del comunismo

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