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Appunti Didattica

Il documento esplora il concetto di 'nuova storia', evidenziando la sua evoluzione rispetto alla tradizionale storia rankiana, che si concentrava su eventi politici e figure di spicco. La nuova storia abbraccia una visione più ampia, includendo vari ambiti dell'attività umana e ponendo l'accento su strutture e movimenti collettivi, piuttosto che su eventi isolati. Tuttavia, il documento sottolinea anche le sfide e le problematiche legate alla definizione, alle fonti e all'interpretazione nella ricerca storica contemporanea.

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Appunti Didattica

Il documento esplora il concetto di 'nuova storia', evidenziando la sua evoluzione rispetto alla tradizionale storia rankiana, che si concentrava su eventi politici e figure di spicco. La nuova storia abbraccia una visione più ampia, includendo vari ambiti dell'attività umana e ponendo l'accento su strutture e movimenti collettivi, piuttosto che su eventi isolati. Tuttavia, il documento sottolinea anche le sfide e le problematiche legate alla definizione, alle fonti e all'interpretazione nella ricerca storica contemporanea.

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DIDATTICA DELLA STORIA DELLA MUSICA

La nuova storia- Burke, prologo


Storia Rankiana: narrazione dei fatti, un semplice racconto oggettivo degli
avvenimenti senza porre attenzione sulle strutture.
Il concetto di storia nazionale dominante nel XX secolo deve ora competere con
l’introduzione della storia locale e universale. Esiste infatti una serie di nuovi
interessi e campi d’indagine storica supportati da giornali specializzati ed
ognuno di essi ha scaturito nuove ramificazioni. Ad esempio, la storia sociale in
un primo momento si è distaccata dalla storia economica per poi suddividersi a
sua volta in storia demografica, storia del lavoro, storia urbana, storia rurale
etc. La storia economica è venuta a distinguersi in vecchia e nuova, tra gli
storici economici l’attenzione si è recentemente spostata dalla produzione al
consumo il che la rende sempre meno distinguibile dalla storia sociale e
culturale. La storia del management è un campo nuovo d’indagine che tuttavia
tende ad offuscare i confini tra storia economica e amministrativa. Un altro
campo specialistico è la storia della pubblicità in mezzo tra la storia economica
e quella delle comunicazioni. Anche la storia politica è divisa non solo tra
“bassa” e “alta” in quanto gli storici si occupano anche di politica governativa e
politica locale. Il campo della politica si è espanso sempre di più, in questo
universo in via d’espansione e frammentazione si fa sempre più presente il
bisogno di un punto di riferimento, cos’è la cosiddetta nuova storia?
Un’indagine globale sulle molteplicità della storia contemporanea sarebbe
generica e superficiale.

Cos’è la nuova storia?


Tramite la definizione francese di nouvelle histoire troviamo il concetto di
nuova storia sempre più presente ed attuale. Con l’omonimo nome troviamo
una raccolta di saggi curati dal medievalista francese Jacques Le Goff il quale
ha contribuito alla definizione di una storia made in France associata alla école
des Annales facente capo alla rivista “Annales; écomies, sociétés, civilisations”.

Cos’è la nouvelle histoire? Non c’è una definizione precisa in quanto molto
complessa, abbiamo perlopiù una concezione vaga di storia totale o storia
strutturale. La nuova storia è nata in un’esplicita opposizione al paradigma
nazionale della storia tradizionale della “storia rankiana”. Per esprimere in
modo chiaro la differenza sostanziale tra vecchia e nuova storia possiamo
esprimere il contrasto in sette punti:

 1) Secondo il paradigma nazionale la storia concerne essenzialmente la


sfera politica, essa era ritenuta un qualcosa di attinente allo stato e di
carattere nazionale e internazionale, tralasciando quella locale. Includeva
la storia della Chiesa in quanto istituzione e della guerra, tralasciando ad
un ruolo marginale altri campi di interesse che potevano essere la storia
dell’arte, della scienza etc. In quanto non vennero considerati periferici
rispetto agli interessi degli storici. La nuova storia invece ha iniziato ad
occuparsi di qualsiasi campo dell’attività umana, “tutto ha una storia”.
Da qui l’etichetta di “storia totale”. In quest’ultimo trentennio abbiamo
assistito alla nascita di una quantità importanti di storie riguardanti
ambiti che mai si sarebbe pensato fossero all’altezza di altri ambiti
studiati o addirittura pertinenti alla materia. Troviamo la nascita della
storia della morte, infanzia, clima, odori, sporcizia e pulizia, gesti, corpo,
femminilità, lettura, linguaggio e perfino del silenzio. Ciò che in passato
è stato ritenuto immutabile o quasi scontato adesso è “costrutto
culturale” soggetto a variazioni sia spaziali che temporali. Il relativismo
culturale implicito della nuova storia merita di essere sottolineato. Il suo
fondamento filosofico si basa sull’idea che la realtà sia qualcosa di
costruito socialmente e culturalmente, la convergenza tra le due
discipline è spiegata dal fatto che numerosi storici condividono
quest’idea.

 2) Gli storici tradizionali considerano la storia essenzialmente una


radiazione di eventi, mentre la nuova storia è maggiormente incentrata
sull’analisi delle strutture. Una delle più famose opere storiche del
nostro tempo è Mediterraneo di Fernand Braudel dove liquida la storia
ambientale come un’agitazione di superficie sul mare profondo della
storia. Per Braudel le cose che contano sono i mutamenti economici e
sociali di “lunga durata” e i mutamenti storici e geografici di “lunghissima
durata”. In parole povere l’interesse storico per gli avvenimenti “brevi”
aumenta in contrapposizione al monopolio storico delle grandi imprese.
L’interesse storico aumenta nei confronti delle strutture della storia e dei
suoi avvenimenti.

 3) La storia tradizionale è sempre stata incentrata sulle gesta di grandi


uomini come statisti, generali ed ecclesiastici mettendo il resto
dell’umanità in secondo piano. Una delle prime prese di coscienza sulla
grandissima lacuna della storia delle masse la ritroviamo da un
commento dello Zar Nicola I alla notizia che un grande scrittore Russo
Aleksander Puškin stava lavorando ad un'opera incentrata sulla
rivoluzione contadina capeggiata da Pugačëv dicendo che quest’uomo
“non aveva storia”. Negli anni Cinquanta invece uno storico britannico
venne criticato dopo aver presentato una tesi su un movimento popolare
durante la rivoluzione francese, un membro della commissione gli disse:
“Che si occupa a fare di questi banditi?”. Lo scopo della nuova storia è
fornire un nuovo punto di vista analizzando e raccontando la storia di chi
prima veniva ritenuto inutile ed insignificante, guardando i grandi
avvenimenti storici sotto nuove prospettive. Anche la storia delle idee
cambia incentrandosi sulla nascita degli ideali collettivi e del loro
impatto sociale. “Storia dal basso”.
 4) Secondo la tradizione la storia dovrebbe basarsi sulle fonti
documentarie. Uno dei grandi meriti di Ranke consiste nell’aver
dimostrato tutti i limiti delle fonti narrative e nella necessità di basare la
storia scritta su documenti ufficiali, emanati di governo e conservati in
archivio e il completo disinteresse per qualsiasi altro tipo di documento.
L’epoca precedente all’invenzione della scrittura venne totalmente
liquidata come “preistoria” . In merito al punto precedente della “storia
dal basso” hanno denunciato tutti i limiti delle fonti documentarie in
quanto ogni documento ufficiale presenta il punto di vista di pochi, per
ricostruire atteggiamenti eretici e ribelli bisogna consultare un altro tipo
di documento. Ad ogni modo gli storici della nuova storia devono
necessariamente esaminare una maggiore varietà di fonti, a partire da
quelle orali a quelle visive, fonti statistiche come dati commerciali e
demografiche.

 La storia tradizionale si pone innumerevoli domande, ogni avvenimento


viene raccontato tramite la risposta di quesiti fondamentali. La critica a
questi storici è fondata sulla natura di queste domande in quanto rivolte
esclusivamente all’azione unica e personale di un individuo protagonista
dell’evento. Non si è mai presa in considerazione le innumerevoli
domande che gli sto4ici pongono in relazione a movimenti collettivi oltre
che alle azioni individuali, a trend evolutivi oltre che a I singoli
avvenimenti. La nuova storia spinge la ricerca a vedere gli avvenimenti
sotto la lente dell’opinione pubblica del tempo analizzato.

 6) La storia tradizionale ha una natura obiettiva. Il compito degli storici è


presentare ai lettori dei fatti i racconti, citando Ranke, “così come si
svolsero le cose”. Il suo ripudio a qualsiasi interpretazione filosofica degli
eventi resero la storia prova di pregiudizi. Questa concezione ad oggi è
quasi assurda, per quanto ci si possa sforzare per combattere i pregiudizi
associati al colore della pelle, della fede religiosa, al sesso o alla classe
sociale non possiamo guardare al passato senza considerare una precisa
angolazione. Il relativismo culturale implica che la nostra percezione del
mondo è filtrata da una rete du convenzioni, schemi e stereotipi diversi
da cultura a cultura. Non esiste un uniformità di vedute della storia e dei
suoi avvenimenti.

 7) La storia Rankiana era territorio degli studiosi di professione, nel XIX


venne introdotto lo studio della storia come una professione e nascono le
prime università specializzate nella materia. Lo storico però nel seguire il
suo interesse nei confronti dell’intera gamma di attività umane viene
spinto alla interdisciplinarità, nel senso che tramite l’esperienza di
antropologi, critici letterali, psicologi, sociologi e così via si possa
collaborare con essi. Gli storici dell’arte, della letteratura e della scienza
in passato erano soliti perseguire i propri interessi in quasi totale
isolamento. Grazie anche al movimento della storia dal basso si riflette in
essi un interesse al passato maggiore rispetto agli storici di professione.
La nuova storia si basa quindi sulla collaborazione di varie discipline per
un’analisi aperta delle strutture degli avvenimenti.

Quanto è nuova la nuova storia? L’espressione viene talvolta usata in


riferimento agli avvenimenti recenti senza considerare che qualsiasi
mutamento avvenuto negli anni rientrano in una fascia temporale d’origine
molto più antica. Anche l’etichetta “nuova storia” ha un’origine ben precisa in
quanto il primo utilizzo risale al 1912 da uno studioso americano James Harvey
Robinson che pubblicò un libro in merito. La materia trattata indagava sul
significato della storia e di come ogni avvenimento sia in qualche modo
influenzato o derivato da azioni precedenti dell’uomo. Nella definizione di
nuova storia quindi troviamo sia l’interesse allo studio degli avvenimenti
tramite la scomposizione delle strutture e la rispettiva analisi individuale, sia la
contaminazione delle origini che non può essere bypassata per una precisa
comprensione dell’evento.

Problemi di definizione: lo scopo del volume non è celebrare la nuova storia


bensì di valutarne i pregi e difetti. La spinta al cambiamento nasce dal senso
d’inadeguatezza del paradigma tradizionale percepibile non appena uno storico
provi a guardare aldilà del proprio confine e analizzando gli avvenimenti storici
in senso lato. Sono numerosissimi i campi d’indagine inesplorati che hanno
stuzzicato l’interesse degli storici, come il femminismo, la decolonizzazione e
l’ecologia, ma nell’approcciarsi alla novità bisogna aspettarsi anche nuove
problematiche. Questi problemi nascono dal fatto che i nuovi storici
nell’addentrarsi in un campo inesplorato creano immagini ed aspettative
spesso non realistiche, tendono a generalizzare storie opposte alla propria e ad
eliminare intere porzioni di avvenimenti in quanto poco significativi.
Considerando la storia dal basso gli storici hanno preso sempre maggiore
coscienza dei problemi inerenti alla visione dicotomica delle classi sociali., se la
cultura popolare è la cultura del popolo, allora chi è il popolo? Possiamo
generalizzare il popolo senza considerare la classe sociale o il tasso
d’istruzione? Da diversi livelli d’istruzione derivano livelli di comprensione degli
eventi storici diversi, ogni persona a seconda della propria istruzione ha una
visione diversa di un determinato evento storico, politico etc. Non si può
generalizzare che la gente comune viva le stesse vicende e le stesse
vicissitudini; quindi, della storia dal basso vengono esclusi tutti quelli che
hanno accesso al potere? O ci si può dividere a seconda della classe di
appartenenza? Ad esempio, una storia dal basso della Chiesa dovrebbe
prendere in considerazione da una parte la visione di un cattolico senza curarsi
delle opinioni pubbliche o prendere per buona la visione di un laico escludendo
la generalità? Uno dei motivi per i quali è così difficile determinare la storia di
una cultura popolare è che lo stesso concetto di cultura è difficile da
inquadrare. Cos’è dettato dalla cultura? Lo stato, le categorie sessuali, o la
stessa società sono considerati costrutti culturali?

Un’altra problematica nasce con la considerazione della storia della vita


quotidiana. Il tema della quotidianità è stato oggetto di recenti studi storici e
filosofici, comune dei vari approcci è l’interesse per il mondo della quotidianità
quale punto di partenza per dimostrare come comportamenti o valori che in
una società sono dati per scontati possano essere in un'altra ritenuti
impensabili e fuori dalla logica comune. Gli storici cercano ora di scoprire le
regole che governavano la quotidianità e mostrare ai lettori anche i ruoli più
banali della famiglia come risultano sotto l’ottica di una cultura diversa. A
questo punto la storia della società e della cultura sembrano fondersi in
un’unica disciplina, ad ogni modo l’impatto del relativismo culturale sulla
storiografia è inevitabile. Il sociologo Norbert Ellis ha osservato in un saggio
che il termine “quotidiano” è meno definito di quanto si possa pensare, esso
include anche azioni e atteggiamenti che potremmo definire come costumi
mentali, una sorta di rituale. Altrettanto difficile da analizzare è il rapporto
esistente tra le strutture quotidiane e il mutamento, la sfida dello storico è
dimostrare come essa faccia realmente parte della storia.

Problemi di fonti: i problemi principali degli storici attuali sono due, il


reperimento delle fonti e il criterio metodologico. Per aprirsi a nuovi
ambiti di ricerca bisogna anche approcciarsi a nuove tipologie di fonti come
fonti orali, immagini e statistiche. È anche possibile avere diverse chiavi di
lettura anche di documenti ufficiali, gli storici della cultura popolare hanno
attinto da incartamenti processuali e interrogatori di imputati tentando di
ricostruire consuetudini comuni e quotidiane. Una grande problematica è sorta
dalle testimonianze orali da parte di storici dell’Africa, l’influsso esercitato dallo
storico-intervistatore e dall’intervista in quanto tale determina già una fonte
diretta ma non destinate alla critica documentaria, per ora. Introduzione
dell’indagine statistica.

Problemi d’interpretazione: l’espansione del campo d’indagine storica


richiede un ripensamento sui criteri di interpretazione della storia stessa. Gli
storici hanno iniziato ad occuparsi di questioni da sempre rientrati nel campo
d’interesse dei sociologi o scienze sociali, lo storico deve distaccarsi dalle
costruzioni sociali che riguardano l’aspetto psicologico e sociologico della
storia? L’espansione dell’universo storico ha portato ripercussioni sulla storia
politica in quanto ogni avvenimento può essere interpretato secondo ottiche
diverse e spesso addentrandosi verso un’analisi psicologica del personaggio in
questione. Il tentativo di evitare anacronismi psicologici vale a dire che bisogna
mettere in atto un processo di “defamiliarizzazione” della storia e del passato
in modo da renderlo incomprensibile. Gli storici devono effettuare una scelta; o
spiegano le differenze nel comportamento sociale in diverse epoche co le
differenze esistenti negli atteggiamenti coscienti o nelle convenzioni sociali,
essi rischiano di cadere nella superficialità. D’altro canto, se spiegano le
differenze comportamentali esistenti nella struttura profonda del carattere
sociale, essi rischiano di negare la qualsiasi libertà e duttilità dei protagonisti
del passato.

Problemi di sintesi: la disciplina storica è più frammentata che mai, gli storici
ed economi parlano la stessa lingua, stesso discorso per storici sociali e
sociologi/ antropologi. Quello dello storico è soltanto uno dei tanti mestieri
investiti dalla divisione del lavoro, aiuta ad ampliare la sfera delle conoscenze
umane ed incoraggia metodi più rigorosi a livello di professionalità. La ricerca
di una via di mezzo, una sintesi, è necessaria.

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