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Teeteto

Sebbene questo sia un dialogo della maturità, è aporetico, cioè non dà risposte, perché non fa riferimento
alle idee, che sono le uniche cose che possono garantire una conoscenza oggettiva. Il Teeteto tratta della
conoscenza. I personaggi sono Socrate, Teodoro e Teeteto, due grandissimi matematici( il fatto che essi
siano matematici è indicativo, in quanto Platone, sapendo della conoscenza delle idee, lancia degli indizi e
nomina dunque la matematica per fare riferimento ad una scienza saggia, oggettiva e quindi all’episteme).
Il Teeteto è un dialogo molto articolato in quanto in esso per la prima volta appaiono problemi di logica,
legati alla definizione delle cose e al rapporto tra parte e tutto(es: il carretto è lo stesso se gli tolgo una
ruota). [ARISTOTELE RISOLVERA’ POI LA QUESTIONE INTRODUCENDO I CONCETTI DI SOSTANZA E
ACCIDENTE]. Teeteto dice che secondo lui la conoscenza è sensazione, in accordo con Protagora e in
generale con i sofisti. Per Platone però il fatto che ognuno abbia delle proprie sensazioni non è accettabile,
perché pensa che esista una verità oggettiva che rispecchi le cose per come sono(ulteriore allontanamento
dai sofisti e dal relativismo). Per Platone i sensi non sono altro che un mezzo. L’anima riceve infatti dai sensi
la “materia della conoscenza” e su tale “materia” ha il compito di effettuare il proprio giudizio o per
giungere ad affermazioni universali. E proprio in quanto giudizio sulla sensazione la conoscenza può essere
definita come opinione vera. Un altro personaggio dice che la conoscenza è opinione vera. Un altro ancora,
Teodoro, dice che la conoscenza è opinione vera accompagnata dalla ragione. Se si afferma però che la
conoscenza è opinione vera, si pone il problema del falso, l’errore nella conoscenza. L’opinione vera sarà
determinata da un accordo tra giudizio, ragione e dati raccolti dai sensi. L’opinione falsa è la mancata
corrispondenza tra giudizio, intelletto e sensi. Platone fa due esempi per spiegare gli errori:

 Il primo è quello dell’anima come una tavoletta di cera: la sensazione lascia le impronte sull’anima;
in questo modo i dati sensibili entrano a fra parte della memoria. Il problema è quello di
associazione tra traccia e percezione attuale. L’opinione falsa si avrà quando si associa la
percezione alla traccia sbagliata. La conoscenza infatti si serve del ricordo, ma si può ricordare
male.
 Il secondo l’anima come voliera: possesso e uso della conoscenza. Le nozioni sono nella gabbia e
quando ci serve si può prendere una dalla voliera e usarla in qualsiasi momento. L’opinione falsa in
questo senso dipende dal fatto che quando si cerca di acchiappare una determinata conoscenza, si
prende quella sbagliata.

Parmenide attua il parricidio o parmenicidio

Nel Parmenide il filosofo si interroga autocriticamente sulla consistenza della teoria delle idee. In primo
luogo posto che l’”uno” è l’idea, mentre i “molti” sono gli oggetti di cui l’idea costituisce l’unità, non si
capisce come l’idea possa essere partecipata da più oggetti senza con ciò risultare moltiplicata e quindi
distrutta nella sua unità.
Inoltre dalla stessa nozione di idea sembra scaturire la moltiplicazione all’infinito delle idee, dal momento
che se si ha un’idea ogni qual volta si considera nella sua unità una molteplicità di oggetti, si avrà un’idea
anche quando si considera la totalità di questi oggetti più la loro idea- questa sarà infatti un ulteriore idea
che, considerata a sua volta insieme con gli oggetti e l’idea precedente, darà luogo a un’altra idea e così via
all’infinito. Una delle critiche infatti è quella del terzo uomo. Ad esempio: un gruppo di 10 cavalli che
rappresentano l’idea di cavallo; c’è bisogno di una terza idea che unisca l’idea di cavallo e di gruppo di
cavalli. Si difende dicendo che dire “questo è un cavallo” lo rende partecipativo all’idea di cavallo. È
impossibile confrontare gli oggetti e l’idea perché la loro relazione è asimmetrica.
Il problema fondamentale che emerge nel Parmenide è il confronto-scontro con la logica parmenidea. Se si
accettasse il principio di Parmenide “l’essere è e non può non essere” si decreterebbe la morte della teoria
delle idee. L’inesistenza assoluta di ogni forma di non essere, infatti, pregiudicherebbe inevitabilmente la
molteplicità delle idee poiché ogni idea, non essendo l’altra, implicherebbe l’ammissione del non
essere(inteso come non essere relativo). Nel Parmenide Platone dimostra di non voler rinunciare al
principio eleatico. Lo scontro tra i due si conclude con il parmenicidio o parricidio, ovvero con l’uccisione
della teoria parmenidea.

Sofista

Per spiegare come possano esistere più idee e come esse possano comunicare tra loro, nel Sofista
Parmenide elabora la cosiddetta teoria dei generi sommi dell’essere, cioè degli attributi fondamentali delle
idee, che per il filosofo sono cinque: l’essere, l’identico, il diverso la quiete e il movimento.
Innanzitutto ogni idea è e quindi rientra nel genere dell’essere. In secondo luogo ogni idea è identica a sé
stessa e quindi rientra nel genere dell’identico. Tutte le idee pur esistendo non sono identiche, altrimenti si
avrebbe la fusione di tutte quante in un’unica idea, quindi ogni idea è diversa dalle altre e rientra nel
genere del diverso.
Platone poi aggiunge i due generi della quiete e del moto. Infatti ogni idea può starsene in sé (quiete)
oppure entrare in un rapporto di comunicazione delle altre(movimento).
La dialettica è la scienza suprema che permette a chi vuole indagare la verità di muoversi nel mondo delle
idee; consiste nello stabilire una mappa, una rete tra le relazioni possibili tra le idee, cioè determinare quali
idee si connettono e quali no (perde il significato negativo dei sofisti).
Chi è il dialettico:
 Repubblica 7: colui che coglie la spiegazione razionale dell’essenza di ogni singola cosa.
 Fedro: Socrate dice che la dialettica è l’arte delle divisioni e delle riunificazioni.
Un dialettico può operare in due modi: -analiticamente( smonta le idee in più parti) o
sinteticamente(raggruppa le parti delle idee).
Entrambi i processi sono infiniti e operano nel mondo della verità. Con questo dialogo si capisce quanto
Platone si stia staccando dal mondo delle idee, rendendosi conto che il mondo delle idee non basta per
spiegare la realtà.

Timeo

È il primo tentativo razionale di spiegare come è nato il mondo(cosmogonia). È un dialogo tardo pieno di
miti e metafore perché è difficile spiegare come sia nato il mondo. Inoltre Platone inserisce anche nozioni
su tutto il mondo creato (anatomia, biologia..). Riprende la teoria di Alcmeone secondo cui la sede del
pensiero e dell’anima non è il cuore ma il cervello. Il rapporto tra cose materiali e idee è più accentuato. Il
mondo creato altro non è che il frutto dell’azione intelligente/consapevole del Demiurgo, una sorte di
divino artefice dotato di intelligenza e di volontà. Il demiurgo guarda il mondo delle idee e cerca di
trasmetterle, importarle in una materia disorganizzata, disordinata. Gli elementi necessari per la
formazione del nostro mondo sono 3:
-la materia, che Platone chiama causa errante
-le idee, che costituiscono la causa ideale
-la pronoia(provvidenza), la volontà del Demiurgo.
La materia è:
-chora (per i Greci la periferia non organizzata), che è il luogo, lo spazio dove il demiurgo opera.
-ananke, necessità (perché è necessità?).
-madre del mondo, è pronta ad essere plasmata dal Demiurgo, è feconda, fertile.
Il Demiurgo generò anche il tempo, che Platone definisce l’immagine mobile dell’eternità, intendendo dire
che il tempo riproduce l’ordine immutabile dell’eternità. L’opera del demiurgo è limitata dalla resistenza
della materia, cui Platone tende ad attribuire le imperfezioni e i mali del nostro mondo. Nel Timeo infatti
tutto ciò che esiste di positivo è dovuto al demiurgo mentre tutto ciò che esiste di negativo è dovuto alla
materia e alla necessità. La novità più rilevante del Timeo consiste però nell’avvicinamento al pitagorismo.
Le cose sono ridotte ai quattro elementi empedoclei, che a loro volta sono ridotte a poche figure
geometriche essenziali (triangolo) che a loro volta sono ridotte a numeri. La matematica diventa il codice di
interpretazione di tutto ciò che esiste.