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Le degenerazioni dello Stato

Le degenerazioni dello stato corrispondono alle degenerazioni del singolo.


Tra queste:
o La timocrazia, nasce quando i governatori si appropriano di terre e case; a
questo tipo di governo corrisponde luomo timocratico, ambizioso e amante del
comando e degli onori, ma diffidente verso i sapienti.
o Loligarchia in cui comandano i ricchi, a questo corrisponde luomo avido di
ricchezze.
o La democrazia in cui i cittadini sono liberi di fare quello che vogliono; a questo
corrisponde luomo democratico, che non parsimonioso come loligarchico, ma si
abbandona ai desideri.
o La tirannide la pi bassa forma di governo, perch il tiranno, per guardarsi
dallodio dei cittadini, deve circondarsi degli individui peggiori. Luomo tirannico
schiavo delle proprie passioni ed il pi infelice tra gli uomini.

Platone e la democrazia
Platone critica i sofisti, ma anche gli uomini politici che avevano attuato riforme
della citt in senso democratico. Questo negativo giudizio sulla democrazia
ateniese, nasce, per Platone, dal desiderio di ritrovare un modello aristocratico e
da un instabilit politica.
Lepoca di Platone segreta infatti dallo scontro tra gli ristoi e il dmos; da
questo scontro nasce una contrapposizione di interessi. Secondo la concezione
aristocratica a reggere il governo devono essere i migliori (ristoi) , non solo per
ricchezza ma per virt e valore personale.
Invece secondo la concezione democratica a reggere il governo non sono i pochi,
ma il popolo.
Con la divisione di classi, nella repubblica si ha la staticit del modello gerarchico
di coesistenza sociale basato su ruoli fissi e nettamente differenti.
Platone giustifica le sue convinzioni sulla disuguaglianza naturale dei cittadini, con
quelle che definisce nobile menzogna; infatti la giustizia in Platone comporta una
situazione nella quale i governanti sono tenuti a governare e i lavoratori a lavorare,
senza che tra loro vi siano interferenze di alcun genere, questo significa che
secondo lorganicismo platonico, uno stato sano quando ognuno svolge lattivit
che gli propria per il bene di tutti.
In questo modo Platone abbatte la tesi sulla necessit di una gestione comune
della cosa pubblica e contrariamente a Protagora, ritiene che la politica non sia un
arte destinata a tutti, ma solo alla parte aurea della citt.
Con il rifiuto della democrazia lo stato assume una fisionomia statalista con regole
specifiche. Pur non essendo democratico lo stato politico non deve essere confuso
con lo stato tradizionale;infatti lo stato della repubblica aristocratico in quanto
chi governa sono i migliori.

Chi custodir i custodi? Limportanza delleducazione


nella citt platonica
Secondo Platone i custodi prima di custodire gli altri, dovranno essere in grado di
custodire se stessi, questo per il bene comune della citt e non per il loro bene
personale. Da questo nasce limportanza del sistema educativo, lo stato infatti
secondo Platone dovr configurarsi come una sorta di grande accademia per la
formazione di bravi custodi, che se ben addestrati fin dalla nascita a pensare il

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bene collettivo saranno sempre allaltezza di agire per il bene dello stato.
Naturalmente Platone per leducazione al sapere non si riferisce a tutti gli individui,
infatti per leducazione della classe lavoratrice il filosofo non fa alcun cenno,
convinto che il sapere sia riservato alle classi superiori.

I gradi della conoscenza e leducazione

Leducazione al sapere corrisponde alleducazione alla filosofia; filosofo colui che


ama la conoscenza nella sua totalit, perci per Platone allessere (cio alle idee)
corrisponde la scienza che la conoscenza vera. Al non essere lignoranza, e al
divenire, che sta in mezzo tra lessere e il non essere corrisponde lopinione che
a met strada tra conoscenza e ignoranza.
I gradi della conoscenza di Platone sono quattro a cui corrispondono quattro gradi
della realt.
La conoscenza sensibile rispecchia il nostro mondo mutevole e comprende:
- La congettura o immaginazione che ha per oggetto le ombre o le immagini degli
oggetti
- La credenza ha per oggetto le cose sensibili.
La conoscenza razionale o scientifica rispecchia il mondo immutabile delle idee
e comprende:
- La ragione matematica che ha per oggetto le idee matematiche
- Lintelligenza filosofica che ha per oggetto le idee valori

Il mito della caverna.


La teoria della conoscenza che abbiamo esposto trova un'esemplificazione
allegorica nel racconto della caverna, che rappresenta uno dei miti pi noti
della Repubblica e del platonismo in generale.
Immaginiamo vi siano schiavi incatenati in una caverna sotterranea e costretti
a guardare solo davanti a s. Sul fondo della caverna si riflettono immagini di
statuette, che sporgono al di sopra di un muricciolo alle spalle dei prigionieri e
raffigurano tutti i generi di cose. Dietro il muro si muovono, senza essere visti, i
portatori delle statuette, e pi in l brilla un fuoco che rende possibile il
proiettarsi delle immagini sul fondo. I prigionieri scambiano quelle ombre per la
sola realt esistente. Ma se uno di essi riuscisse a liberarsi dalle catene,
voltandosi si accorgerebbe delle statuette e capirebbe che esse, e non le
ombre, sono la realt. Se egli riuscisse in seguito a risalire all'apertura della
caverna scoprirebbe, con ulteriore stupore, che la vera realt non sono
nemmeno le statuette, poich queste ultime sono a loro volta imitazione di
cose reali, nutrite e rese visibili dall'astro solare. Dapprima, abbagliato da tanta
luce, non riuscir a distinguere bene gli oggetti e cercher di guardarli riflessi
nelle acque. Solo in un secondo tempo li scruter direttamente. Ma ancora
incapace di volgere gli occhi verso il sole, guarder le costellazioni e il
firmamento durante la notte. Dopo un po' sar finalmente in grado di fissare il
sole di giorno e di ammirare lo spettacolo scintillante delle cose reali.
Ovviamente, lo schiavo vorrebbe rimanersene sempre l, a godere, rapito, di
quel mondo di superiore bellezza, tanto che "preferirebbe soffrire tutto
piuttosto che tornare alla vita precedente". Ma se egli, per far partecipi i suoi
antichi compagni di schiavit di ci che ha visto, tornasse nella caverna, i suoi
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occhi sarebbero offuscati dall'oscurit e non saprebbero pi discernere le


ombre: perci sarebbe deriso e spregiato dai compagni, che accusandolo di
avere gli occhi "guasti", continuerebbero ad attribuire i massimi onori a coloro
che sanno pi acutamente vedere le ombre della caverna. E alla fine, infastiditi
dal suo tentativo di scioglierli e di portarli fuori della caverna, lo ucciderebbero.

Il significato del mito

La teoria di Platone circa la conoscenza e leducazione trova riscontro nel mito


della caverna. La simbologia di questo mito molto vasta e ricca di
significati:

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Caverna = il nostro mondo


Schiavi = gli uomini
Ombre delle statuette = immagini superficiali delle cose
Catene = ignoranza e passioni
Statuette = cose del mondo sensibile
Fuoco = principio grazie al quale si possono conoscere le cose sensibili
Mondo fuori dalla cavera = idee

Sole = idea del bene

Il concetto principale quello della finalit politica della filosofia, ovvero che
tutte le conoscenze acquisite devono essere utilizzate per la fondazione di una
comunit giusta e felice.

La condanna dellarte imitativa

La repubblica importante anche per la storia dellestetica che studia i problemi


della bellezza e dellarte, anche se in questopera Platone la esclude
dalleducazione dei filosofi. Dal punto di vista metafisico e gnoseologico la esclude
perch ritiene che larte sia imitazione di unimitazione, in quanto si limita a
riprodurre limmagine di cose e di eventi naturali che sono a loro volta riproduzione
delle idee.
Dal punto di vista pedagogico- politico Platone ritiene che larte in generale, sia
psicologicamente e pedagogicamente negativa per il suo potere corruttore sugli
animi; larte secondo il filosofo incatena lanimo alle passioni, inoltre raffigura un
mondo dominato dal fato escludendo ogni iniziativa umana. Questa condanna
dellarte non riguarda i miti e per Platone larte pu esistere solo in corrispondenza
alla filosofia.

I problemi dellultimo Platone

Abbiamo un ulteriore approfondimento delle teorie del filosofo, nei grandi dialoghi
della vecchiaia che rivedendo le proprie dottrine giunge a esiti in parte nuovi; i
problemi fondamentali che si impongono al cosiddetto ultimo Platone sono
principalmente due:
1. Come devessere pensato il mondo delle idee?
2. Come va concepito il rapporto tra le idee e le realt naturali?
Alla prima questione risponde soprattutto il Sofista, alla seconda soprattutto il
Timeo.

Il confronto con Parmenide


Nel Parmenide il filosofo si interroga sulla consistenza della teoria delle idee,
rivelandone per bocca di Parmenide, alcune difficolt.
In primo luogo, posto che luno lidea, mentre i molti sono gli oggetti di cui
lidea costituisce lunit, non si capisce come lidea possa essere partecipata da
pi oggetti, o diffusa in essi, senza risultare moltiplicata e quindi distrutta nella sua
unit. Inoltre ogni qual volta si considera nella sua unit una molteplicit di
oggetti, si avr unidea anche quando si considerer la totalit di questi oggetti pi
la loro idea; questa sar un'altra idea che considerata a sua volta con gli oggetti e
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con lidea precedente, dar luogo a un'altra idea, sino a continuare allinfinito e
questo argomento viene chiamato: terzo uomo.
Ma il problema principale che emerge nel Parmenide il confronto- scontro con la
logica parmenidea. Platone con la teoria di Parmenide in cui afferma che solo
lessere , mentre il non essere non si rende conto che questa affermazione
decreterebbe la morte della teoria delle idee. Nonostante tutti questi ostacoli, nel
Parmenide Platone manifesta di non voler rinunciare alla teoria delle forme ideali,
in quanto ribadisce che senza le idee non si potrebbe neanche pensare e
filosofare. Nel Teeteto Platone dimostra che per definizione adeguata di scienza
bisogna rifarsi alle idee, di conseguenza non rimane che rinunciare al principio
eleatico. Nel sofista avviene un vero e proprio parmenicidio.

Il Sofista
I generi dellessere e il problema del nulla

Platone per spiegare come possano esistere pi idee e come possano


comunicare tra loro elabora la teoria dei generi sommi nel Sofista, ovvero degli
attributi fondamentali delle idee, che per il filosofo sono cinque: lessere, lidentico,
il diverso, la quiete e il movimento. Ogni idea o esiste, e quindi rientra nel genere
dellessere; ogni idea identica a se stessa e quindi rientra nel genere
dellidentico. Se ogni idea identica a s, ma distinta dalle altre, rientra nel genere
del diverso. Secondo Platone lerrore di fondo del filosofo di Elea stato quello di
confondere il diverso con il nulla, infatti lunico modo in cui pu esistere il non
essere quello dellessere diverso, che per, in quanto tale, non il nulla assoluto,
poich partecipa anchesso dellessere. Platone aggiunge i due generi della quiete
e del moto. Infatti ogni idea pu starsene in s (quiete) oppure entrare in un
rapporto di comunicazione con le altre (movimento).

La nozione generale di essere

Che cos lessere? Platone ricerca una definizione ancor pi generale e


universale, e giunge alla tesi secondo cui lessere possibilit. Lessere
possibilit in quanto tutto ci che agisce, subisce ed esiste tutto ci che pu
entrare in relazione con qualcosaltro.

La dialettica
Grazie alla dialettica Platone determina quali idee si connettono tra loro e quali no.
Nella Repubblica la dialettica viene definita come la scienza delle idee-valori; nel
Fedro essa viene presentata come la tecnica stessa del discorso filosofico, il quale
si svolge attraverso due momenti:
1. Determinazione e definizione di una certa idea;
2. Divisione dellidea nelle sue varie articolazioni interne.
Larte della dialettica resa possibile dalla comunicazione tra le idee; se tutte le
idee comunicassero tra loro ogni discorso sarebbe vero e non avrebbe pi senso la
dialettica. Platone afferma che alcune idee sono combinabili tra loro e altre non lo
sono; la tecnica dialettica consiste nel definire unidea mediante successive
identificazioni e diversificazioni, attraverso un processo di tipo dicotomico, che
avanza dividendo per due unidea, fino ad arrivare a unidea indivisibile che ci
fornisce la definizione specifica di ci che cercavamo.

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Il Timeo e la dottrina delle idee-numeri


Il mito del demiurgo
Nel Timeo viene approfondito il problema cosmologico dellorigine e della
formazione delluniverso.
Per spiegare meglio il rapporto tra le idee e le cose, Platone introduce un terzo
termine mediatore: il demiurgo, una sorta di divino artefice, dotato di intelligenza e
di volont, che si trova in una posizione intermedia tra le idee e le cose. Allinizio il
mondo era solo una materia spaziale priva di vita, che Platone chiama chra o
necessit; il compito del demiurgo essendo buono e amante del bene era quello di
ordinare le cose del mondo a immagine e somiglianza delle idee.
Per rendere questo mondo ancora pi simile al suo modello ideale, il demiurgo
ha creato il tempo, misurato dal movimento degli astri. Nel Timeo tutto ci che
esiste di positivo e di armonico dovuto al demiurgo, allintelligenza e alle idee,
mentre tutto ci che esiste di negativo e di disarmonico dovuto ala materia e alla
necessit.
b) La visione matematica delle cose.
La novit pi rilevante del Timeo consiste nell'avvicinamento al pitagorismo. Infatti, la
struttura del cosmo formato dal Demiurgo risulta esplicitamente di tipo matematico: le cose sono
ridotte ai quattro elementi empedoclei (terra, acqua, aria e fuoco), che vengono ridotti a loro volta a
poche figure geometriche essenziali, che sono a loro volta ridotte a numeri. Di conseguenza, il
platonismo del Timeo giunge ad interpretare i numeri come schemi strutturali delle cose e a fare
della matematica la "sintassi del mondo", cio il codice di interpretazione di tutto ci che esiste

Il problema politico come problema delle leggi.

a) Le leggi.

L'ultima attivit di Platone ancora dedicata al problema politico. Nel Politico, Platone ricerca
quale deve essere l'arte propria del reggitore dei popoli. E la conclusione che questa arte deve
essere quella della misura: in ogni cosa difatti bisogna evitare l'eccesso o il difetto e trovare il giusto
mezzo. Tutta la scienza dell'uomo politico consister essenzialmente nel cercare il giusto mezzo, ci
che in ogni caso opportuno o doveroso nelle azioni umane. L'azione politica deve "tessere
insieme" nell'interesse dello stato le due indoli opposte degli uomini coraggiosi e dei prudenti, in
modo che vengano contemperate in giusta misura nello stato la prontezza d'azione e la saggezza di
giudizio. La cosa migliore sarebbe che l'uomo politico non ponesse leggi giacch la legge, essendo
generale, non pu prescrivere con precisione ci che bene per ognuno. Le leggi sono tuttavia
necessarie per l'impossibilit di dare prescrizioni precise ad ogni singolo individuo; ed esse si
limitano quindi ad indicare ci che genericamente il meglio per tutti. Tuttavia una volta che siano
stabilite nel modo migliore, vanno conservate e rispettate e la loro rovina implica la rovina dello
stato. Delle tre forme di governo storicamente esistenti, monarchia, aristocrazia e democrazia,
ciascuna si distingue dalla corrispondente forma deteriore proprio per l'osservanza delle leggi. Il
fine delle leggi quello di promuovere nei cittadini la virt che, come gi Socrate insegnava, si
identifica con la felicit. Ed esse non devono promuovere una sola virt, per esempio, il coraggio
guerriero, ma tutte, perch tutte sono necessarie alla vita dello stato.

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b) La religione e la teologia astrale.


Platone considera la religione come un incentivo al rispetto della virt e delle leggi e quindi
solido fondamento di coesione sociale e di stabilit politica. Di conseguenza, in questo dialogo, la
religione trova un vistoso riconoscimento e tende ad assumere un posto-chiave nella vita e nel
pensiero dell'uomo.

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