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Capitolo 5

FLUSSO INCOMPRIMIBILE
INTORNO AD UN PROFILO
ALARE

Nel capitolo precedente abbiamo studiato i moti a potenziale, cioè quelli che
rappresentano il moto irrotazionale di un fluido ideale incomprimibile. Il
teorema di Kutta–Joukowski, ricavato per il flusso intorno ad un cilindro
circolare, ma valido per corpi di forma qualsiasi, mostra che il corpo può
sviluppare una portanza soltanto se intorno ad esso si crea una circolazione
diversa da zero. Tale circolazione è associata ad uno o più vortici puntiformi
presenti all’interno del corpo. Nel caso del cilindro circolare si era inserito un
solo vortice puntiforme nell’origine, mentre per considerare figure di forma
qualsiasi si potranno distribuire più vortici all’interno del corpo. Cerchiamo
di applicare i concetti illustrati nel capitolo precedente per analizzare il mo-
to di un fluido ideale incomprimibile intorno ad un profilo alare, cioè alla
sezione di un’ala di apertura alare infinita. Successivamente prenderemo in
considerazione lo studio del flusso intorno ad un’ala finita, per la quale, come
vedremo, sarà necessario introdurre alcuni nuovi concetti.
Come è stato già detto in precedenza, la possibilità di studiare il moto
dell’aria intorno ad un corpo assumendo l’ipotesi di incomprimibilità vale
nel caso in cui la velocità del fluido sia sufficientemente piccola rispetto alla
velocità del suono.
La possibilità di trascurare gli effetti viscosi, e quindi di assumere il fluido
come ideale, può essere valida per un corpo affusolato, come è un profilo alare
per valori non molto elevati dell’angolo di incidenza (corpo sottile + piccolo
angolo di incidenza = corpo affusolato). In questo caso, infatti, gli effetti
viscosi risultano significativi soltanto in un piccolo strato di fluido adiacente
il corpo e nella scia generata a valle di esso. In tutto il resto del campo il

110
Capitolo 5 111

fluido si comporta sostanzialmente come un fluido ideale e l’ipotesi di moto a


potenziale permette di ottenere dei valori della portanza che sono in ottimo
accordo con quelli ricavati sperimentalmente. La resistenza, invece, è prodot-
ta dagli effetti viscosi e quindi non può essere prevista tramite una teoria che
considera il fluido come ideale. Al fine di ottenere la previsione di questa com-
ponente della forza aerodinamica è necessario analizzare in dettaglio proprio
quella sottile regione intorno al corpo e questo argomento verrà sviluppa-
to nel capitolo dello strato limite. L’ipotesi di piccoli valori dell’angolo di
incidenza serve quindi ad escludere i casi in cui gli effetti viscosi diventano
molto importanti, cioè quelli per cui anche un corpo sottile, come un profilo
alare, si comporta in realtà come un corpo tozzo generando un’ampia scia a
valle con la conseguente modifica dell’intero campo fluidodinamico intorno al
corpo. Per essere più precisi, si può ricordare che la forza aerodinamica che
si sviluppa su un corpo in presenza di una corrente di fluido viene espressa
come (ved. cap. 3):
Z Z Z Z
F~ = ~t dA = T · ~n dA = −p ~n dA + σ · ~n dA

La pressione dà un contributo normale a ciascun segmento elementare


del contorno del corpo mentre il contributo viscoso si annulla per un fluido
ideale. Per quanto riguarda il contributo totale dovuto alla pressione, in
assenza di scia a valle del corpo esso è diretto ortogonalmente al moto del
fluido e quindi produce la portanza.
Nei paragrafi seguenti verranno illustrati gli sviluppi teorici per calcolare
la portanza per i profili alari nelle condizioni di validità delle ipotesi richia-
mate qui sopra. A tale scopo sarà necessario introdurre ulteriori ipotesi che
verranno indicate e motivate successivamente.
Prima di proseguire è opportuno modificare la convenzione utilizzata nel
capitolo precedente per il segno della circolazione (si era assunta positiva la
direzione della tangente in verso antiorario al contorno del corpo). Poiché la
convenzione sui momenti adottata in aerodinamica considera positivo il mo-
mento di beccheggio (”pitch“) se orario (”nose up“), per conformità conviene
definire positiva una circolazione associata ad un flusso in cui la velocità
tangenziale è oraria.

5.1 Flusso a potenziale intorno ad un pro-


filo alare: ipotesi di Kutta.
Nel capitolo precedente si è visto che, attraverso un’opportuna distribuzio-
ne di sorgenti, pozzi, doppiette e vortici si può ottenere la soluzione del
Capitolo 5 112

flusso potenziale intorno ad un dato corpo. Il calcolo della forza aerodina-


mica agente sul corpo porta al seguente risultato che ha validità generale:
la componente della forza in direzione del moto (resistenza) è sempre nul-
la mentre quella in direzione normale (portanza) è diversa da zero soltanto
se la circolazione intorno al corpo è diversa da zero. Possiamo affermare
che la circolazione è una misura dell’effetto della distribuzione della velocità
tangenziale sul contorno del corpo, e quindi della differenza di pressione tra
dorso e ventre. Come visto in precedenza per il cilindro circolare, esistono in-
finite soluzioni del flusso a potenziale intorno a questo corpo che differiscono
tra loro per il valore della circolazione. Lo stesso vale per il flusso a poten-
ziale intorno a corpi di forma qualsiasi. Il problema è che una sola di queste
soluzioni non viscose si avvicina più delle altre a quella reale.
Al variare del valore della circolazione intorno al corpo cambierà la po-
sizione dei punti di ristagno. Per scegliere tra le infinite soluzioni possibili
dal punto di vista matematico quella che più si avvicina alla soluzione fisica
si adotta l’ipotesi di Kutta, valida per un corpo affusolato, come un profilo
a bassa incidenza, con un bordo di uscita appuntito ed in moto stazionario.
L’ipotesi di Kutta, basata sull’osservazione sperimentale di numerosi casi re-
ali, prevede che le linee di corrente non possano girare intorno al bordo di
uscita ma lo abbandonino in modo regolare producendo valori della velocità
simili sul dorso e sul ventre vicino al bordo di uscita del profilo.
Poiché ciascun valore della circolazione produce una diversa posizione
dei punti di ristagno e quindi un diverso andamento delle linee di corrente,
l’adozione dell’ipotesi di Kutta permette di ottenere una condizione aggiun-
tiva (la condizione di Kutta di cui si discuterà più avanti) per selezionare tra
le infinite soluzioni quella che produce il flusso più simile a quanto osserva-
to sperimentalmente. Il valore della circolazione relativa a questa soluzione
permette di ricavare la portanza. Nella figura 5.1 sono riportate a titolo di
esempio le rappresentazioni di alcune linee di corrente di flussi irrotazionali
intorno ad un profilo per diversi valori della circolazione, tra cui il valore
nullo e quello che soddisfa l’ipotesi di Kutta (ΓKU T T A ). Si noti lo sposta-
mento evidente del punto di ristagno posteriore a differenza di quello, poco
marcato, del punto di ristagno anteriore.
Dal punto di vista fisico l’ipotesi di Kutta è giustificata dall’azione del-
la viscosità. Infatti l’aggiramento del bordo di uscita da parte delle linee
di corrente corrisponde ad un campo fluidodinamico con elevati valori del
gradiente di velocità in questa zona. Di conseguenza le tensioni viscose, che
altrove nel campo sono trascurabili, diventano molto elevate vicino al bor-
do di uscita del profilo e, di fatto, ne impediscono l’aggiramento. Quindi
l’effetto della viscosità in un flusso reale produce il passaggio graduale dalla
situazione rappresentata in alto nella figura 5.1 (che si verifica soltanto nelle
Capitolo 5 113

Γ=0

Γ
KUTTA

Figura 5.1: Diversi tipi di flussi irrotazionali intorno ad un profilo al variare


della circolazione.

prime fasi del moto successive alla partenza) a quella in basso, relativa alla
condizione di moto stazionario. Il flusso stazionario intorno ad un profilo
alare è rappresentato, mediante visualizzazione, nella figura 5.2.

Figura 5.2: Visualizzazione del flusso stazionario intorno ad un profilo alare.

In un flusso a potenziale mancano gli effetti viscosi ed allora l’ipotesi di


Kutta (e la sua applicazione tramite la condizione di Kutta) permette di
scegliere, tra le infinite soluzioni ugualmente possibili, quella che produce un
campo fluidodinamico simile a quello reale. In altre parole questa ipotesi
consente di tenere conto, anche nel caso di fluido ideale, di un effetto stret-
tamente dipendente dalla viscosità. Maggiori dettagli saranno chiariti più
avanti, quando si illustrerà il fenomeno della separazione dello strato limite.
Capitolo 5 114

5.2 Il teorema di Kelvin ed il vortice di


avviamento.
Per spiegare e comprendere meglio quanto affermato qui sopra, è necessa-
rio richiamare il teorema di Kelvin sulla persistenza del moto irrotazionale.
In particolare, poiché alla portanza sul profilo è associato un valore della
circolazione, è necessario capire come si sviluppa intorno al profilo tale circo-
lazione che, all’istante iniziale del moto era invece nulla. Considerando una
qualsiasi curva chiusa materiale nel campo ed un verso di percorrenza (che
qui di seguito sarà scelto orario e indicando con ~t il versore tangente), la
circolazione della velocità è stata definita come:
I I
Γ= ~ =
~v · d` ~v · ~t d`
c c

Il teorema di Kelvin afferma: in un fluido non viscoso, incomprimibile, con


forze di massa conservative la circolazione calcolata lungo una curva chiusa
che si muove con il fluido (e quindi è formata sempre dalle stesse particelle)
rimane costante nel tempo:

=0
Dt
in cui il simbolo della derivata materiale sottolinea che stiamo seguendo lo
stesso insieme di particelle di fluido. La dimostrazione di questo teorema si
trova nei testi di fluidodinamica, ma intanto esso ci consente di affermare
che, se il fluido parte da una condizione di quiete o di moto uniforme (in
cui per qualsiasi circuito materiale la circolazione è nulla), la circolazione si
manterrà nulla anche successivamente, quando le particelle che formano il
circuito materiale si saranno spostate nel campo. Di conseguenza, nei casi in
cui sono valide le ipotesi del teorema di Kelvin (fluido non viscoso, forze di
massa conservative, densità dipendente al più solo dalla pressione), si deduce
che ogni moto inizialmente irrotazionale si mantiene tale nel tempo.
Utilizziamo questo teorema per spiegare la nascita della circolazione in-
torno al profilo. Consideriamo una grande curva chiusa materiale che abbrac-
cia il profilo all’istante iniziale, in cui il fluido è in quiete o in moto uniforme.
Ovviamente in questa circostanza la circolazione calcolata lungo tale curva
risulta nulla (infatti anche in un fluido reale in moto uniforme o in quiete gli
effetti viscosi sono nulli). Una volta iniziato il moto, la curva si sposta verso
valle, dovendo essere sempre formata dalle stesse particelle di fluido. Per il
teorema di Kelvin la circolazione sarà ancora nulla. Negli istanti iniziali del
moto, come spiegato nel paragrafo precedente, si ha un valore elevatissimo
del gradiente di velocità in corrispondenza del bordo di uscita del profilo.
Capitolo 5 115

Quindi, nel flusso reale, in questa zona la vorticità del fluido è elevata. Le
particelle di fluido vengono trasportate verso valle e quindi si ha un rilascio di
vorticità dal corpo con la produzione di una sottile scia vorticosa che tende
ad arrotolarsi su sé stessa. Dopo pochi istanti, però, il punto di ristagno
posteriore si è spostato in corrispondenza del bordo di uscita del profilo, le
linee di corrente non girano più intorno al corpo ed il gradiente di velocità si è
ridotto al punto di rendere trascurabili gli effetti viscosi. Di conseguenza non
si ha più generazione e rilascio di vorticità dal corpo, mentre quella generata
in precedenza continua a spostarsi verso valle e ad arrotolarsi su sé stessa
dando origine ad un vortice detto vortice di avviamento. Dopo molto tem-
po il vortice di avviamento si può pensare che sia all’infinito a valle mentre
vicino al corpo il moto si può considerare irrotazionale.
Tornando ad esaminare la circolazione intorno alla curva materiale C con-
siderata in precedenza, se questa curva era stata scelta abbastanza grande,
sia il corpo che il vortice di avviamento sono al suo interno e la circolazione
avrà lo stesso valore dell’istante iniziale, cioè zero. La stessa curva può es-
sere suddivisa in due parti C = C1 + C2 (v. fig. 5.3) in cui una parte, C2 ,
comprende il vortice di avviamento ed avrà circolazione espressa da:
I Z Z
Γ2 = ~ =
~v · d` ζ~ · ~n dA
C2 S

avendo usato il teorema di Stokes ed essendo S la superficie delimitata dalla


curva chiusa C2 ed ~n la sua normale uscente.
Poiché la circolazione all’istante iniziale è nulla e tale si mantiene nel
tempo, allora la circolazione calcolata lungo una curva aderente al profilo
avrà un valore uguale ed opposto a quella della curva intorno al vortice di
avviamento: Γ1 = −Γ2 . In questo modo si ha Γ = Γ1 + Γ2 = 0. La
circolazione del vortice di avviamento è negativa (antioraria) e di conseguenza
intorno al profilo portante nasce una circolazione positiva. La presenza del
vortice di avviamento si può anche riconoscere sperimentalmente mediante
visualizzazione. Ogni curva che racchiude al suo interno il profilo (oppure il
vortice di avviamento) avrà lo stesso valore della circolazione Γ1 (oppure Γ2 ).
In seguito all’arresto impulsivo del corpo si sviluppa un processo analogo
a quello descritto per la partenza, con la formazione del vortice di arresto
tramite il quale la circolazione intorno al corpo si riporta al valore nullo
corrispondente allo stato di quiete.

5.3 Il foglio vorticoso.


In precedenza è stato introdotto il concetto di vortice potenziale con circo-
lazione Γ. Il vortice puntiforme, introdotto per il moto piano, può essere
Capitolo 5 116

Γ=0

Γ1 Γ2 = − Γ1

c1 c2

Figura 5.3: Vortice di avviamento e circolazione.

pensato come la sezione di un filamento vorticoso rettilineo ortogonale al


piano del foglio e di lunghezza infinita in entrambe le direzioni (sia uscen-
te che entrante). Nella Fig. 5.4 viene schematicamente rappresentato un
generico filamento vorticoso di circolazione Γ positiva. Il campo fluidodina-
mico prodotto in ciascun piano ortogonale al filamento vorticoso rettilineo è
identico a quello prodotto da un vortice puntiforme di pari intensità (ved.
par. 4.6.3 e fig. 4.8); quindi il vortice puntiforme studiato in precedenza può
essere visto come una sezione di un filamento vorticoso di lunghezza infinita.
8

Γ
8

Figura 5.4: Filamento vorticoso rettilineo di intensità Γ.


Capitolo 5 117

Il flusso potenziale bidimensionale intorno ad un corpo portante di for-


ma qualsiasi può essere studiato mediante la sovrapposizione di una corrente
uniforme e di numerosi vortici puntiformi distribuiti in modo opportuno al-
l’interno del corpo. L’intensità di ciascun vortice puntiforme deve essere tale
da produrre un campo di velocità tangente al contorno del corpo (cioè con
valori nulli della componente normale della velocità). Allo stesso modo il
corpo bidimensionale può essere pensato come una generica sezione di un
corpo cilindrico di lunghezza infinita. In questo caso ciascuno dei vortici
puntiformi viene sostituito da un filamento vorticoso rettilineo. Possiamo
cioè pensare di distribuire lungo una linea curva S all’interno del corpo una
serie di filamenti vorticosi distanziati l’un l’altro della quantità ∆s.
Immaginiamo adesso che ciascun filamento vorticoso, anzichè essere con-
centrato in un punto, al centro del segmento di larghezza ∆s, venga diviso
in due nuovi filamenti vorticosi ciascuno di intensità Γ/2 distanziati di ∆s/2.
Procedendo allo stesso modo possiamo raddoppiare successivamente il nu-
mero dei filamenti vorticosi presenti sul segmento ∆s dimezzandone ogni
volta l’intensità. Alla fine otteniamo una distribuzione continua di filamen-
ti vorticosi ciascuno dei quali avrà un’intensità infinitesima. Possiamo dire
cioè di avere spalmato il filamento originario sul segmento ∆s ottenendo un
distribuzione continua di densità di circolazione γ (ovvero circolazione per
unità di lunghezza) a cui corrisponde la circolazione γ ∆s = Γ.
Eseguendo la stessa operazione per ciascuno dei filamenti vorticosi ini-
ziali disposti lungo S otteniamo una distribuzione continua di filamenti vor-
ticosi di intensità infinitesima γ(s). Tale distribuzione di filamenti vorti-
cosi viene chiamata foglio vorticoso o strato vorticoso che viene illustrato
schematicamente nella figura 5.5.
8
8

Figura 5.5: Rappresentazione schematica di un foglio vorticoso.

Nella Fig. 5.6 si mostra un esempio di distribuzione continua di filamen-


Capitolo 5 118

ti vorticosi lungo una curva nel piano xz. L’intensità di ciascun filamento
vorticoso è infinitesima e corrisponde alla circolazione per unità di lunghez-
za, ovvero alla densità di circolazione γ(s) (con s ascissa curvilinea misurata
lungo la curva).

z
P
dV
r
θ

a γ ds b
x
Figura 5.6: Foglio vorticoso e velocità indotta.

Prendendo in esame un elemento ds della curva, lungo il quale si ha la


densità di circolazione γ, procedendo all’inverso di quanto sopra illustrato,
tale porzione dello strato vorticoso può essere considerata equivalente ad un
filamento vorticoso di intensità γds = dΓ. Se adesso consideriamo un punto
P nel campo fluidodinamico, che si trova ad una distanza r dal filamento
vorticoso, il contributo dV alla velocità in P indotto dal segmento ds dello
strato vorticoso ha la direzione perpendicolare a r e, ricordando la (4.48)
vale, in modulo:
γds
dV = (5.1)
2πr
Il valore totale della velocità in P si otterrà come somma di tutti i con-
tributi elementari dello strato vorticoso. Tale somma va intesa in senso vet-
toriale in quanto la direzione di ciascun contributo elementare di velocità
indotta in P dai diversi elementi dello strato vorticoso varia continuamente
dovendo essere sempre perpendicolare al vettore r che congiunge il punto P
con l’elemento del foglio vorticoso. Per questo motivo può essere utile coin-
volgere, anzichè la velocità, il potenziale ϕ. Tenendo conto della (4.47), il
contributo infinitesimo al potenziale della velocità indotto nel punto P dal-
l’elemento ds dello strato vorticoso (cioè dal vortice infinitesimo di intensità
γds) è:
γds
dϕ = θ

Di conseguenza il potenziale della velocità in P dovuto a tutto lo strato
vorticoso è:
Capitolo 5 119

1 b
Z
ϕ(x, z) = θ γ ds . (5.2)
2π a
Nel paragrafo (4.6.3) si è visto che la circolazione lungo una linea chiusa
qualsiasi che comprende al suo interno un vortice puntiforme equivale all’in-
tensità Γ del vortice stesso. In presenza di più vortici puntiformi di intensità
dΓ, la circolazione sarà data dalla somma delle intensità di tutti i vortici
che si trovano all’interno della curva chiusa (in questo caso consideriamo una
curva che racchiude al suo interno tutto il foglio vorticoso a − b). Allo stes-
so modo l’intensità dello strato vorticoso è espressa dalla somma di tutti i
contributi elementari γ ds = dΓ secondo la:
Z b
Γ= γ ds (5.3)
a
Poiché lo strato vorticoso è costituito da una distribuzione continua di
filamenti vorticosi infinitesimi di intensità γ per unità di lunghezza, tenendo
conto anche del contributo della corrente indisturbata, la componente del-
la velocità tangenziale allo strato vorticoso sulla sua faccia superiore non
sarà uguale a quella sulla faccia inferiore. Il salto del valore della velocità
tangenziale tra le due facce dello strato vorticoso è pari proprio alla den-
sità di circolazione γ. Consideriamo un pezzetto dello strato vorticoso, come
mostrato in fig. 5.7, racchiuso all’interno del percorso rettangolare di altezza
dn e larghezza ds (linea tratteggiata) con intensità γ assunta costante. In-
dichiamo con u1 e u2 rispettivamente le componenti della velocità tangenziale
ai lati orizzontali inferiore e superiore e con v1 e v2 quelle delle componen-
ti verticali relative ai lati sinistro e destro (tutte queste componenti sono
positive se concordi con le direzioni positive dei rispettivi assi).

ds

u2

v1 v2 dn

u1

Figura 5.7: Porzione elementare di un foglio vorticoso.

Tenendo conto della definizione (4.46) e seguendo in verso orario il per-


Capitolo 5 120

corso di integrazione, la circolazione intorno al circuito indicato con la linea


tratteggiata è:

dΓ = v1 dn + u2 ds − v2 dn − u1 ds = (u2 − u1 )ds + (v1 − v2 )dn

Siccome però l’intensità dello strato vorticoso contenuto all’interno del


rettangolo è dΓ = γ ds, si può anche scrivere:

γ ds = v1 dn + u2 ds − v2 dn − u1 ds = (u2 − u1 )ds + (v1 − v2 )dn (5.4)

Se adesso facciamo avvicinare allo strato vorticoso i lati superiore ed infe-


riore del percorso rettangolare, cioè per dn → 0, le velocità u1 e u2 diventano
le componenti della velocità tangenti ai due lati dello strato vorticoso e la
(5.4) diventa:
γ ds = (u2 − u1 )ds
ovvero:
γ = u2 − u1 = uSU P − uIN F (5.5)
che mostra come l’intensità dello strato vorticoso sia uguale al salto locale
della velocità tangenziale attraverso di esso. La densità di circolazione γ è
collegata anche al salto di pressione ∆p tra la faccia inferiore e quella su-
periore dello strato vorticoso. Applicando due volte l’equazione di Bernoulli
tra un punto in condizioni indisturbate (p∞ e V∞ ) e due punti appartenenti
alle due facce dello strato vorticoso si ha:
1 1 2
pSU P = p∞ + ρV∞2 − ρUSU P
2 2

1 1 2
pIN F = p∞ + ρV∞2 − ρUIN F
2 2
da cui, sottraendo la prima dalla seconda, si ottiene:
1  2 2

∆p = pIN F − pSU P = ρ USU P − UIN F =
2

(USU P + UIN F )
=ρ (USU P − UIN F ) = ρV∞ γ (5.6)
2
avendo posto uguale a V∞ la media delle velocità sulle due facce dello strato
vorticoso.
Capitolo 5 121

Il concetto appena introdotto di strato vorticoso costituisce il punto di


partenza per lo studio del flusso incomprimibile a potenziale intorno ad un
profilo alare.
Per procedere consideriamo un profilo alare di forma e spessore arbitrari
investito da una corrente con velocità V∞ . Il campo fuidodinamico gene-
rato può essere ottenuto sostituendo la superficie del corpo con uno strato
vorticoso di intensità variabile γ(s) disposto lungo tutto il suo contorno. Il
valore della densità di circolazione in ciascun tratto dello strato vorticoso
sarà ottenuto imponendo che la velocità totale (valutata come somma di V ~∞
e del contributo prodotto da tutto lo strato vorticoso) in ciascun punto del
corpo sia diretta come la tangente in quel punto. In altre parole il contorno
del corpo dovrà coincidere con una linea di corrente. Una volta calcolata
la distribuzione della densità di circolazione γ(s) il valore totale della circo-
lazione verrà ottenuto tramite la (5.3) con l’integrale esteso a tutto lo strato
vorticoso. Infine l’applicazione del teorema di Kutta–Joukowsky consentirà
il calcolo della portanza :
L = ρV∞ Γ (5.7)
La metodologia di soluzione illustrata qui sopra è stata proposta al-
l’inizio del secolo scorso da L. Prandtl e collaboratori ma non consente di
ottenere una soluzione analitica per corpi di forma qualsiasi. Essa è stata alla
base delle prime soluzioni numeriche sviluppate con l’avvento dei calcolatori
elettronici.
L’approccio che sostituisce il corpo con lo strato vorticoso è basato sulla
replica di ciò che accade dal punto di vista fisico. Come si vedrà più avanti, nel
fluido intorno al corpo si crea una sottile zona all’interno della quale le azioni
viscose producono delle forti variazioni della velocità tangenziale. All’interno
di questa zona gli effetti viscosi non possono essere trascurati, il moto è
rotazionale e la vorticità è alta. Viceversa, all’esterno di essa le variazioni di
velocità sono limitate e quindi gli effetti viscosi sono molto meno importanti
e possono essere trascurati. Poiché lo spessore di tale regione è in generale
molto piccolo, si può pensare di concentrarla ulteriormente riducendola ad
una linea coincidente con il contorno del corpo. In questo modo, sostituendo
il profilo con uno strato vorticoso, si introducono alcuni effetti del flusso reale
in un modello non viscoso.
Poiché un profilo alare ha in genere piccolo spessore, se immaginiamo di
guardarlo da lontano sarà difficile distinguere la superficie superiore da quella
inferiore. Per semplicità possiamo studiare il flusso intorno ad un profilo alare
schematizzando il corpo (v. fig. 5.8) mediante uno strato vorticoso disposto
lungo la sua linea d’inarcamento media (mean camber line). L’intensità γ(s)
dello strato vorticoso viene calcolata imponendo che la linea d’inarcamento
Capitolo 5 122

Figura 5.8: Profilo alare rappresentato tramite un foglio vorticoso lungo la


linea d’inarcamento medio.

media sia una linea di corrente, cioè che la velocità totale (somma di quella
indotta da tutto lo strato vorticoso e della corrente indisturbata) sia tan-
gente ad essa. Questo approccio semplificato ha il vantaggio di consentire di
ricavare la soluzione in forma analitica con la procedura nota come teoria di
Glauert che verrà illustrata più avanti.

5.4 La condizione di Kutta.


L’ipotesi di Kutta corrisponde ad una soluzione del flusso a potenziale intorno
al profilo senza aggiramento del bordo di uscita, ovvero senza discontinuità
nei valori della velocità. Per selezionare, tra le infinite soluzioni del moto a
potenziale, cioè tra gli infiniti valori della circolazione, quella che produce una
distribuzione delle linee di corrente simile a quanto trovato negli esperimenti,
l’ipotesi di Kutta viene tradotta nella condizione di Kutta la quale serve per
completare la formulazione matematica del problema e trovare una soluzione
unica.
Per specificare tale condizione è necessario descrivere meglio la forma del
bordo di uscita del profilo. In generale il dorso ed il ventre del profilo si
incontrano al bordo di uscita formando un angolo finito. In alcuni casi essi
possono formare una cuspide, cioè avere la stessa tangente (v. fig. 5.9).
L’ipotesi di Kutta richiede l’assenza di bruschi cambiamenti del vettore
velocità intorno al bordo di uscita, quindi in primo luogo ci aspetteremo
che il vettore velocità sul dorso del profilo in prossimità del bordo di uscita
abbia lo stesso verso di quello sul ventre nella stessa zona. Nel caso in cui
l’angolo al bordo di uscita è finito, il vettore velocità sul dorso e sul ventre
del profilo avrà direzioni diverse, tangenti ai rispettivi lati. Per soddisfare
l’ipotesi di Kutta la velocità dovrà essere nulla, cioè il bordo di uscita dovrà
corrispondere con un punto di ristagno (quindi u2 = u1 = 0). Se il bordo di
uscita è a forma di cuspide, invece, le velocità sul dorso e sul ventre hanno
la stessa direzione e possono essere non nulle, quindi l’ipotesi di Kutta si
traduce in:
vdorso = vventre
Poiché il salto di velocità tra dorso e ventre è espresso dalla densità di
Capitolo 5 123


      u 2           


















            

 
 
 
 
 
           

 
u1            u 2
u
1

Figura 5.9: Forme differenti del bordo di uscita di un profilo.

circolazione γ, in entrambi i casi la condizione di Kutta si può applicare nella


forma:
γ T.E. = 0
che per la (5.6) equivale anche ad imporre un salto di pressione tra dorso e
ventre nullo in corrispondenza del bordo di uscita.
E’ importante che il bordo di uscita sia appuntito perché solo in questo ca-
so vale l’ipotesi di Kutta. Se invece esso è arrotondato, non si sa con certezza
in quale punto assegnare la condizione di Kutta ed il campo fluidodinamico
risultante può cambiare notevolmente per piccoli spostamenti del punto di
ristagno posteriore.

5.5 Teoria di Glauert.


In questo paragrafo cerchiamo di ricavare le relazioni per il calcolo della
portanza e del momento agenti su un profilo alare. Nei paragrafi successivi
queste relazioni verranno prima semplificate per il caso dei profili simmetrici
e poi applicate al caso più generale di quelli con inarcamento.
La teoria che viene illustrata in questo paragrafo si applica a profili sottili
i quali, come detto in precedenza, possono essere schematizzati per mezzo di
uno strato vorticoso disposto lungo la linea d’inarcamento media. L’incognita
da valutare è la distribuzione γ(s), cioè l’intensità dello strato vorticoso che
sarà variabile da punto a punto lungo la sua estensione. Tale γ(s), unita alla
corrente indisturbata, deve produrre un flusso per il quale : a) la linea d’i-
narcamento media sia una linea di corrente e b) sia soddisfatta la condizione
di Kutta al bordo di uscita (TE = trailing edge) del profilo γ(T E) = 0.
Una volta calcolata la distribuzione γ(s) che soddisfa queste due condizioni
si può ricavare il valore totale della circolazione intorno al profilo mediante
Capitolo 5 124

integrazione lungo tutta la linea d’inarcamento media (v. eq. 5.3) e di con-
seguenza la portanza, tramite il teorema di Kutta-Joukowsky. Allo stesso
modo si valuta il momento agente sul profilo.
Consideriamo uno strato vorticoso disposto lungo la linea d’inarcamen-
to media come illustrato nella fig. 5.10 in cui la velocità della corrente
indisturbata è V∞ e l’angolo d’incidenza è α.
z

w
s

0 α c x

V
8

Figura 5.10: Foglio vorticoso disposto lungo la linea d’inarcamento media del
profilo.

Nella stessa figura la corda del profilo è lungo l’asse x (da 0 a c), la linea
d’inarcamento media è descritta dall’equazione z = z(x) mentre s è l’ascis-
sa curvilinea misurata lungo di essa. Affinchè la linea d’inarcamento media
sia una linea di corrente la velocità totale deve essere tangente ad essa in
ciascun punto, ovvero la componente normale deve essere nulla. Tale com-
ponente normale sarà espressa dalla somma del contributo V∞n = V ~∞ · ~n e di
quello w(s) dovuto allo strato vorticoso. Quest’ultimo contributo rappresen-
ta la velocità normale alla linea d’inarcamento media prodotta da tutto lo
strato vorticoso e dipende dalla forma della linea d’inarcamento media e dal-
la distribuzione γ(s). Facendo l’ipotesi che il profilo abbia un piccolo valore
dell’inarcamento, con una leggera modifica di quanto detto in precedenza,
anziché disporre lo strato vorticoso lungo la linea d’inarcamento media, lo
facciamo coincidere con la corda: anche in questo modo guardando il pro-
filo da lontano non si apprezzeranno le differenze ma in compenso i calcoli
successivi verranno semplificati. Per lo stesso motivo, invece di valutare la
velocità indotta dallo strato vorticoso in direzione normale a ciascun punto
della linea d’inarcamento media, calcoliamo quella normale alla corda, con-
fondendo cioè le due normali. A questo punto l’incognita è la densità γ(x)
del foglio vorticoso disposto lungo la corda in modo da consentire che la li-
nea d’inarcamento media sia una linea di corrente ed allo stesso tempo di
soddisfare la condizione di Kutta γ(c) = 0. Lungo ciascun punto della linea
d’inarcamento media deve quindi essere soddisfatta la relazione:
V∞n + w(x) = 0 (5.8)
Capitolo 5 125

z V n

8
w

0 α c x

8
Figura 5.11: Foglio vorticoso disposto lungo la corda.

Nella fig. 5.11 sono rappresentate le grandezze richiamate nella relazione


precedente. Per ottenere che la linea d’inarcamento media coincida con una
linea di corrente si deve imporre che la pendenza del vettore velocità sia la
stessa della linea d’inarcamento media in ogni suo punto:
dz wT OT
= (5.9)
dx uT OT
dove uT OT e wT OT sono le componenti della velocità totale nelle direzioni
x e z rispettivamente. I valori di tali componenti, dovuti sia alla corrente
uniforme che all’intero foglio vorticoso, sono indicati in fig. 5.12 e valgono:
uT OT = V∞ cosα

wT OT = V∞ sinα + w

z
V sen α + w
8

s
V cos α
8

0 α c x

V
8

Figura 5.12: Componenti della velocità totale in un punto della linea


d’inarcamento media.

Tenendo conto di quanto detto qui sopra, dalla (5.9) si ottiene:


dz V∞ sinα + w V∞ α + w w
= ' =α+ (5.10)
dx V∞ cosα V∞ V∞
in cui, avendo assunto piccoli valori dell’angolo d’incidenza, si è posto sinα '
α e cosα ' 1. Tale limitazione è necessaria perché nel flusso reale intorno ad
un profilo alare gli effetti viscosi diventano sempre più rilevanti al crescere
Capitolo 5 126

dell’incidenza e a valle del corpo si crea una scia sempre più ampia a cui cor-
risponde l’insorgere della condizione di stallo. La (5.10) esprime la condizione
che la linea d’inarcamento media sia una linea di corrente e vale per ciascun
punto della linea d’inarcamento media. Essa può essere riscritta come:
!
dz
w = −V∞ α − (5.11)
dx
in cui si ricorda che l’angolo α deve essere espresso in radianti.
Ricaviamo adesso l’espressione della velocità w(x) indotta da tutto lo
strato vorticoso in un punto generico di ascissa x. Facendo riferimento alla
fig. 5.13 consideriamo un tratto elementare (di lunghezza dξ e di circolazione
γdξ) del foglio vorticoso disposto lungo la corda a distanza ξ dall’origine.
L’intensità dello strato vorticoso γ = γ(ξ) varia lungo la corda.
La velocità dw in un punto di ascissa x indotta dall’elemento del foglio
vorticoso centrato in ξ è ottenuta tramite la (5.1) come:

γ(ξ) dξ
dw(x) = − (5.12)
2 π (x − ξ)
Il segno meno tiene conto che il vortice γ(ξ) dξ di circolazione positiva
(oraria) posto in ξ produce in un punto x alla sua destra una velocità dw
diretta verso il basso, quindi negativa.

dξ w

0
ξ
c x, ξ

Figura 5.13: Velocità indotta nel punto di ascissa x della corda.

Il valore totale della velocità w nel punto x si potrà ottenere sommando


tutti i contributi elementari, ovvero integrando la (5.12) dal bordo di attacco
(ξ = 0) al bordo di uscita (ξ = c):

γ(ξ) dξ
c
Z
w(x) = − (5.13)
0 2 π (x − ξ)

La condizione al contorno (5.9) che impone che la linea d’inarcamento


media sia una linea di corrente si può adesso esprimere, tenendo conto della
(5.11) e della (5.13) e dividendo entrambi i membri per V∞ , come:
Capitolo 5 127

1 c γ(ξ) dξ dz
Z
= α − (x) (5.14)
2π V∞ 0 (x − ξ) dx
Tale equazione costituisce l’equazione fondamentale della teoria dei profili
sottili. Essa è scritta per un generico punto x lungo la corda e dz/dx è la
pendenza della linea d’inarcamento media calcolata nello stesso punto. Una
volta assegnato il profilo e l’angolo d’incidenza, sono noti sia dz/dx che α,
mentre l’intensità γ(ξ) variabile lungo la corda è l’incognita da calcolare
risolvendo l’equazione integrale (5.14). Questa equazione deve essere risolta
con il vincolo aggiuntivo di soddisfare la condizione di Kutta cioè γ(c) = 0.
Prima di discutere la soluzione della (5.14) è utile riassumere tutte le
ipotesi di validità della teoria di Glauert che è stato necessario adottare.

- moto irrotazionale (esistenza del potenziale della velocità);

- fluido incomprimibile (ovvero bassa velocità, M < 0.3);

- profilo sottile (si confonde lo spessore con la linea d’inarcamento me-


dia);

- piccolo inarcamento (si confonde la linea d’inarcamento media con la


corda);

- piccolo angolo d’incidenza (per escludere situazioni prossime allo stal-


lo).
Definiamo adesso una trasformazione di coordinate che ci permetta di
descrivere l’ascissa ξ ( o x) mediante un angolo e di riscrivere la (5.14) in
modo diverso.

z
c/2

θ
0 ξ c/2 c

Figura 5.14: Trasformazione di coordinate.

Costruiamo la circonferenza con centro in corrispondenza di metà corda


e raggio c/2, cosı̀ come mostrato in fig. 5.14, in modo che la variazione
Capitolo 5 128

dell’ascissa ξ tra 0 e c sia ottenuta facendo variare un angolo θ tra 0 e π


secondo la relazione:
c
ξ = (1 − cosθ) (5.15)
2
da cui, differenziando si ottiene dξ = 2c senθ dθ. Analogamente introducia-
mo un altro angolo θ0 ed esprimiamo la variabile x in funzione di questa
grandezza:
c
x = (1 − cosθ0 ) (5.16)
2
In questo modo, sottraendo la (5.15) dalla (5.16), si ha:
c
x − ξ = (cosθ − cosθ0 ) (5.17)
2
Le grandezze appena definite permettono di riscrivere la (5.14) come:

1 π γ(θ) senθ dθ dz
Z
= α − (θ0 ) (5.18)
2π V∞ 0 (cosθ − cosθ0 ) dx

5.5.1 Teoria di Glauert per profili simmetrici.


Applichiamo adesso l’equazione (5.18) al caso più semplice dei profili sim-
metrici per i quali la linea d’inarcamento media coincide con la corda e quindi
la pendenza dz/dx risulta identicamente nulla. L’equazione che permette di
risolvere il flusso intorno ad un profilo sottile simmetrico si riduce alla:

1 π γ(θ) senθ
Z
dθ = α (5.19)
2π V∞ 0 (cosθ − cosθ0 )
insieme al vincolo di soddisfare la condizione di Kutta γ(π) = 0. Invece di ri-
solvere l’equazione precedente, supponiamo per ora di conoscerne la soluzione
ed esaminiamone i risultati. Più avanti la risolveremo nel caso generale di
profilo con inarcamento.
La teoria matematica delle equazioni integrali permette di dimostrare che
la (5.19) ha la seguente soluzione:
1 + cosθ
γ(θ) = 2V∞ α (5.20)
senθ
e per θ = π dà γ(π) = 00 ma applicando la regola di De L’Hopital si vede che
γ(π) = 0. Invece per θ = 0 la (5.20) dà γ(0) = ∞ che equivale ad un salto di
pressione infinito in corrispondenza del bordo di attacco. Questa situazione
è dovuta al fatto che le linee di corrente devono girare intorno al bordo di
attacco e per un corpo senza spessore ciò comporta una variazione infinita di
Capitolo 5 129

velocità (e di pressione). I profili reali sono fatti con il bordo di attacco bene
arrotondato in modo da rendere più graduale la variazione della velocità in
tale zona. Comunque rimane sempre una forte depressione sul dorso intorno
al bordo di attacco (leading edge suction) la quale produce il contributo più
rilevante per la portanza.
Una volta nota la distribuzione della densità di circolazione si può calco-
lare il valore totale della circolazione intorno al profilo. Utilizzando la stessa
trasformazione di coordinate introdotta in precedenza e tenendo conto della
(5.19) si ha:

c π c c π
Z Z Z
Γ= γ(x) dx = γ(θ) senθdθ = 2V∞ α (1 + cosθ)dθ = cπV∞ α
0 0 2 2 0
(5.21)
Per calcolare la forza agente sul profilo consideriamo un tratto elementare
di ampiezza dx e centro in x: il contributo alla portanza è:

dL(x) = ρV∞ γ(x) dx

Integrando su tutta la corda si ha:

Z c Z c
L= dL(x) dx = ρV∞ γ(x) dx = ρ V∞ Γ = ρ V∞2 c π α (5.22)
0 0

In forma adimensionale si può ottenere il coefficiente di portanza CL (per


unità di lunghezza, cioè normalizzando rispetto all’area S = c × 1) come:
L
CL = 1 =2πα (5.23)
2
ρV∞2 c
dalla quale si riconosce la proporzionalità lineare tra il coefficiente di portanza
e l’incidenza, con un valore di tale coefficiente pari a 2π. Ad esempio per
α = 5.7o , che corrisponde a circa 0.1 rad, il valore del coefficiente di portanza
è pari a 0.1 × (2π) ' 0.628. Questo risultato teorico è ben confermato
dall’analisi sperimentale per valori dell’incidenza non troppo elevati (15o −
−20o a seconda del tipo di profilo).
In modo analogo si può calcolare il momento applicato, ad esempio, rispet-
to al bordo di attacco del profilo. Considerando lo stesso tratto elementare
introdotto per valutare la portanza, il contributo al momento rispetto al bor-
do di attacco sarà dato dal prodotto tra la forza elementare ed il braccio x,
tenendo conto che un dL positivo dà un momento picchiante, quindi negativo:

dMLE (x) = −dL(x) x = −ρV∞ γ(x) x dx (5.24)


Capitolo 5 130

Il valore totale del momento si ottiene sommando tutti i contributi (5.24)


ed utilizzando ancora la trasformazione di coordinate precedente:
c π c c
Z Z
MLE = −ρV∞ γ(x) x dx = −ρV∞ γ(θ) (1 − cosθ) senθdθ =
0 0 2 2
π (1 + cosθ) c c
Z
= −ρV∞ 2V∞ α (1 − cosθ) senθdθ = (5.25)
0 senθ 2 2
2
c π c2 π
Z  
= −ρV∞2 α 1 − cos2 θ dθ = −ρV∞2 α
2 0 4
A questo punto si può esprimere il coefficiente di momento (anch’esso per
unità di lunghezza) rispetto al bordo di attacco tenendo conto della (5.24) e
della (5.23) come:
MLE πα CL
CMLE = 1 =− =− (5.26)
2
ρV∞2 c2 2 4
Il campo fluidodinamico intorno ad un profilo sottile simmetrico ad in-
cidenza α produce una forza ed un momento. Se si prende come punto di
riferimento il bordo di attacco, il momento è calcolato rispetto a tale punto
e la retta di applicazione della forza passa per questo stesso punto. In forma
adimensionale i coefficienti di forza e di momento sono espressi dalle (5.23)
e (5.26). Alternativamente si può scegliere un punto qualsiasi, di ascissa ge-
nerica x, per valutare la risultante delle azioni aerodinamiche sul profilo (v.
fig 5.15).
In questo caso la retta d’azione della portanza passerà per x ed anche il
momento Mx verrà calcolato rispetto a tale punto. Ovviamente deve essere
verificata l’uguaglianza del vecchio e del nuovo sistema di forze. In particolare
l’uguaglianza dei momenti dei due sistemi impone che:

MLE = Mx − L x (5.27)
Definiamo adesso il centro di pressione, cioè il punto rispetto al quale
l’azione aerodinamica risultante si riduce alla sola forza, mentre il momento
è nullo. In altre parole sarà possibile trovare un’ascissa xCP rispetto alla
quale il momento Mx risulti nullo. Dalla (5.27) si ha
−MLE
xCP =
L
ovvero, in forma adimensionale:
xCP −CMLE
= (5.28)
c CL
Capitolo 5 131

M LE
c

Mx
c

x CP

Figura 5.15: Sistemi equivalenti di forza e momento totali.

Tenendo conto della (5.23) e della (5.26) si ottiene, per un profilo sim-
metrico, che il centro di pressione coincide con il quarto di corda:
xCP 1
= (5.29)
c 4
In generale il momento aerodinamico rispetto ad un generico punto x
varia al variare dell’angolo d’incidenza del profilo. Definiamo il centro aero-
dinamico o fuoco del profilo come quel punto rispetto al quale il momento
risulta indipendente dall’incidenza. Il momento rispetto ad una sezione x
generica, dalla (5.27) viene espresso come Mx = MLE + L x. Tenendo conto
della (5.22) e della (5.25) si ha:
c
 
2
Mx = ρ V ∞ α π c x −
4
L’unico punto in cui Mx risulta indipendente dall’angolo α è quando si
annulla, cioè per x = 4c . Rispetto a tale punto il momento è:
c
M 4c = MLE + L (5.30)
4
ovvero:
CL CL CL
CM c = CMLE + =− + =0 (5.31)
4 4 4 4
Capitolo 5 132

Quindi il coefficiente di momento rispetto al quarto di corda (x = 4c ) non


dipende dall’incidenza e perciò tale punto è il centro aerodinamico (oltre che,
come visto sopra, anche il centro di pressione). Per i profili con inarcamento
troveremo alcune differenze.

5.5.2 Teoria di Glauert per profili con inarcamento.


L’equazione che impone che la linea d’inarcamento media del profilo coincida
con una linea di corrente è la (5.14). Al fine di ricavarne la soluzione espri-
miamo la densità di circolazione γ come somma del risultato valido per un
profilo simmetrico (5.20) a cui aggiungiamo uno sviluppo in serie di Fourier.
Poiché qualsiasi funzione sufficientemente regolare può essere approssimata
mediante sviluppo in serie di Fourier con un numero infinito di termini, cosı̀
facendo non otteniamo nuove informazioni sulla soluzione della (5.14) ma
abbiamo la possibilità di riscriverla in modo diverso.
Come già detto in precedenza, la soluzione che cerchiamo, oltre che sod-
disfare la (5.14), deve anche soddisfare la condizione di Kutta al bordo di
uscita. Tale condizione è infatti soddisfatta dalla soluzione per i profili sim-
metrici (5.20). Se per il termine aggiuntivo espresso dallo sviluppo di Fourier
usiamo una serie di soli seni, la condizione di Kutta viene ad essere automati-
camente soddisfatta. Esprimiamo pertanto la densità di circolazione, utiliz-
zando anzichè l’ascissa x la nuova variabile θ già introdotta in precedenza,
nel modo seguente:

" #
1 + cosθ X
γ(θ) = 2V∞ A0 + An sen(nθ) (5.32)
senθ n=1
in cui, nel primo termine compare un generico coefficiente A0 invece dell’in-
cidenza α presente nella (5.20). Tale coefficiente è incognito e dovrà essere
calcolato insieme a quelli dello sviluppo in serie di Fourier. Dalla (5.32) si
vede che risulta γ(π) = 0. Anche in questo caso, come già commentato a
proposito della (5.20), il primo termine della (5.32) per θ = 0 dà γ(0) = ∞.
Invece, nel caso in cui il coefficiente A0 risulta nullo, la densità di circolazione
ha una distribuzione regolare lungo tutta la corda.
Prima di esaminare la procedura per il calcolo dei coefficienti An , pos-
siamo per un attimo supporli noti e ricavare le espressioni della circolazione
totale, della portanza e del momento.
Come già visto in precedenza la circolazione intorno al profilo è data da:
Rc Rπ
Γ= 0 γ(x) dx = 0 γ(θ) 2c senθdθ =
h i
c Rπ
A0 (1+cosθ)
P∞
= 2V∞ 2 0 senθ
+ n=1 An sen(nθ) senθdθ = (5.33)
Rπ P∞ Rπ
= V∞ c [A0 0 (1 + cosθ)dθ + n=1 An 0 sen(nθ)senθdθ]
Capitolo 5 133

Il primo integrale all’ultimo membro della (5.33) vale π mentre il secondo


(per la proprietà di ortogonalità delle funzioni trigonometriche) è sempre
nullo tranne quando n = 1 ed in questo caso vale π/2.
Allora la (5.33) dà il risultato:
π A1
   
Γ = V ∞ c A0 π + A 1 = V ∞ c π A0 + (5.34)
2 2
Adesso, applicando il teorema di Kutta–Joukowsky, possiamo esprimere
la portanza per unità di apertura alare:
A1
 
L = ρ V∞ Γ = ρ c π A0 + V∞2 (5.35)
2
e di conseguenza, in termini adimensionali:
L A1
 
CL = 1 2 = 2 π A0 + (5.36)
2
ρV∞ c 2
Applicando le stesse considerazioni già viste per i profili simmetrici e
ricordando la (5.24), il momento rispetto al bordo di attacco è espresso da:

Rc Rπ
MLE = −ρV∞ 0 γ(x) x dx = −ρV∞ 0 γ(θ) 2c (1 − cosθ) 2c senθdθ =
Rπh i
A0 (1+cosθ)
2 P∞
= −2ρV∞2 c4 0 senθ
+ n=1 An sen(nθ) (1 − cosθ) senθdθ =
2 Rπ
= −ρV∞2 c2 [A0 0 (1 − cos2 θ) dθ+
P∞ Rπ
+ n=1 An 0 sen(nθ)(1 − cosθ)senθdθ]
(5.37)
Per quanto riguarda il primo integrale, poiché 1 − cos2 θ = sen2 θ, si ha
Rπ 2
0 sen θdθ = π/2. Per l’ultimo integrale invece si ha (1 − cosθ)senθ =
senθ − 21 sen(2θ) e quindi:

π π 1 π
Z Z Z
sen(nθ)(1 − cosθ)senθdθ = sen(nθ)senθdθ − sen(nθ)sen(2θ)dθ
0 0 2 0
(5.38)
Il primo integrale a secondo membro della (5.38) è diverso da zero solo
per n = 1 e vale π/2, mentre il secondo vale π/2 solo per n = 2. Inserendo
questi risultati nella (5.37), ed utilizzando l’operatore delta di Kroneker δin
(sempre nullo tranne per i = n per cui vale 1), si ha:

2
h  i
P∞ 1π
MLE = −ρV∞2 c2 A0 π2 + n=1 An π
δ
2 1n
− δ
2 2 2n
=
(5.39)
c2 π A2
= −ρV∞2 2 2
(A0 + A1 − 2
)
Capitolo 5 134

In forma adimensionale il coefficiente di momento rispetto al bordo di


attacco è:

MLE π A2 CL π
 
CMLE = 1 2 2 =− A0 + A 1 − =− − (A1 − A2 ) (5.40)
2
ρV∞ c 2 2 4 4

in cui per l’ultimo passaggio si è tenuto conto della (5.36).


Utilizzando la (5.31) ricaviamo adesso il coefficiente di momento rispetto
al quarto di corda:
CL π
CM c = CMLE + = − (A1 − A2 ) (5.41)
4 4 4
Come si vedrà più avanti, i coefficienti dello sviluppo in serie di Fourier An
(per n ≥ 1) dipendono solo dalla geometria della linea d’inarcamento media
e risultano tutti nulli per profili simmetrici. Invece il coefficiente A0 dipende
anche dall’angolo di incidenza α. Quindi anche adesso, come già nel caso
dei profili simmetrici, il coefficiente di momento rispetto al quarto di corda
non dipende dall’incidenza e perciò tale punto è il centro aerodinamico. Per
un profilo con inarcamento si ha CM c 6= 0 quindi il quarto di corda non è il
4
centro di pressione. La coordinata del centro di pressione, valutata in base
alla (5.28) è:
xCP −CMLE 1 π
= = + (A1 − A2 ) (5.42)
c CL 4 4CL
poiché il coefficiente di portanza dipende dall’incidenza, come si vedrà meglio
di seguito, la posizione del centro di pressione varia al variare dell’inciden-
za. Quindi, nel caso di profili con inarcamento il centro di pressione non
coincide con il centro aerodinamico. In condizioni di portanza prossima allo
zero la posizione del centro di pressione tende all’infinito e sul profilo agisce
solo un momento. Per questo motivo per rappresentare la risultante delle
azioni aerodinamiche sul profilo (forza e momento) è conveniente considerare
il centro aerodinamico.
Tutte le espressioni ricavate qui sopra sono state ottenute sulla base della
relazione (5.32) adottata per esprimere la densità di circolazione γ. Sono
state ottenute le espressioni dei coefficienti di portanza e di momento e le
informazioni sulla posizione del centro di pressione e del centro aerodinamico.
Mentre la densità di circolazione dipende dagli infiniti coefficienti An , tuttora
incogniti, il coefficiente di portanza dipende solo da A0 e A1 , mentre quello di
momento anche da A2 . Per calcolare il valore di tali grandezze, è necessario
ripartire dall’equazione (5.14), oppure, anzi, dalla forma (5.18) in cui è stata
Capitolo 5 135

adottata la trasformazione di coordinate descritta prima. Sostituendo la


(5.32) nella (5.18) si ottiene:


" #
1 π (1 + cosθ) X senθ dθ dz
Z
2V∞ A0 + An sen(nθ) = α − (θ0 )
2π V∞ 0 senθ n=1 cosθ − cosθ0 dx
(5.43)
ovvero:


" #
1 Z π
(1 + cosθ) X Z π
sen(nθ)senθ dz
A0 dθ + An dθ = α − (θ0 )
π 0 cosθ − cosθ0 n=1 0 cosθ − cosθ0 dx
(5.44)
Ricordando la formula di prostaferesi:
1
senθ sen(nθ) = [cos(n − 1)θ − cos(n + 1)θ]
2
e sostituendola nel secondo integrale della (5.44), tutti gli integrali presenti
diventano del tipo:

cos(nθ) πsen(nθ0 )
Z
In = dθ = π (5.45)
0 cosθ − cosθ0 senθ0
e vengono detti integrali di Glauert. Dalla (5.45) si ha: I0 = 0, I1 = π.
Quindi il primo integrale nella (5.44) vale π mentre per il secondo si ha:
h i
Rπ sen(nθ)senθ 1 Rπ cos(n−1)θ cos(n+1)θ
0 cosθ−cosθ0
dθ = 2 0 cosθ−cosθ0
− cosθ−cosθ0
dθ =
1
[sen(n−1)θ0 −sen(n+1)θ0 ]
 (5.46)
=π 2
senθ0
= −πcos(nθ0 )

avendo utilizzato la (5.45) e l’altra formula di prostaferesi:


1
[sen(n − 1)θ0 − sen(n + 1)θ0 ] = −cos(nθ0 )senθ0
2
A questo punto la (5.44) diventa:

X dz
A0 − An cos(nθ0 ) = α − (θ0 ) (5.47)
n=1 dx
Sfruttando la proprietà di ortogonalità delle funzioni trigonometriche,
moltiplicando ciascun termine della (5.47) per cos(mθ0 ), con m da 0 a ∞, e
poi integrando fra 0 e π si ottiene:
Z π ∞
X Z π
A0 cos(mθ0 )dθ0 − An cos(mθ0 ) cos(nθ0 ) dθ0 =
0 n=1 0
Capitolo 5 136

" #
π dz
Z
= α − (θ0 ) cos(mθ0 ) dθ0 (5.48)
0 dx
Sostituendo per semplicità θ0 con θ, per m = 0 si ricava:
1 π dz
Z
A0 = α − dθ (5.49)
π 0 dx
mentre per tutti gli altri m 6= 0 si ha:
2 π dz
Z
Am = cos(mθ) dθ (5.50)
π 0 dx
ed in particolare:
2 Z π dz
A1 = cos(θ) dθ (5.51)
π 0 dx
dz 2 π
Z
A2 = cos(2θ) dθ (5.52)
0 dx π
Come si vede i coefficienti An dello sviluppo in serie di Fourier per n ≥ 1
dipendono solo dalla forma della linea d’inarcamento media mentre il coeffi-
ciente A0 dipende anche dall’angolo di incidenza α.
Dalla (5.36) si ottiene:
" #
1 π dz
Z
CL = 2π α − (1 − cosθ)dθ = 2π [α − αL=0 ] (5.53)
π 0 dx
in cui αL=0 , detta incidenza di portanza nulla, corrisponde al valore dell’an-
golo di incidenza per cui si annulla la portanza ed è definita da:
1 Z π dz
αL=0 = (1 − cosθ) dθ (5.54)
π 0 dx
Di solito, per i profili con la linea d’inarcamento al di sopra della corda,
αL=0 è negativo ed ha un valore piccolo (qualche grado).
Il primo termine dello sviluppo (5.32) si annulla quando A0 = 0 e ciò
capita per un valore dell’angolo di incidenza α = αID detto incidenza ideale
che, tenendo conto della (5.49), è dato da:
1 π dz
Z
αID = dθ (5.55)
π 0 dx
Nel caso di un profilo simmetrico la pendenza della linea d’inarcamento
dz
media dx è nulla in tutti i punti e quindi si ottiene A1 = A2 = 0 mentre
Capitolo 5 137

A0 = α e le (5.36) e (5.40) coincidono con le (5.23) e (5.26) rispettivamente,


cioè con i risultati ottenuti precedentemente per i profili simmetrici.
Dalla (5.53) si può ricavare la pendenza della retta CL in funzione di α e
si trova:
dCL
= 2π (5.56)

ovvero lo stesso valore trovato per i profili simmetrici. Per i profili con inar-
camento, tuttavia, la retta non passa per l’origine ma è traslata verso l’alto
o verso il basso di una quantità dipendente da αL=0 (ved. fig. 5.18).
Si riporta qui di seguito un diagramma con i risultati sperimentali per
l’andamento CL e del CMc/4 in funzione dell’incidenza per un profilo NACA
2412. I risultati sperimentali del CL sono quasi sovrapposti alla retta teorica
per valori dell’incidenza fino a circa 15o . Per questo profilo l’incidenza di
portanza nulla vale αL=0 ' −2, 1o e per α = 0 si ha CL ' 0.23. Nella stessa
figura si può notare che il coefficiente di momemto rispetto al quarto di corda
non varia al variare dell’incidenza e mantiene un valore abbastanza costante:
CMc/4 ' −0.053.

Figura 5.16: Variazione dei coefficienti aerodinamici in funzione


dell’incidenza per un profilo NACA 2412.
Capitolo 5 138

5.6 Stallo ed ipersostentatori.


Le immagini sono tratte dal libro di Anderson (Foundations of Aerodynamics)
a cui si rimanda per un commento più approfondito.

Figura 5.17:

La figura 5.17 mostra il campo fluidodinamico intorno ad un profilo


NACA 4412 per valori crescenti dell’angolo di incidenza. A destra di ciascu-
na figura è riportata una freccia la cui lunghezza è proporzionale al valore
del coefficiente di portanza. Al crescere dell’angolo di incidenza (fig. 5.17
a-b-c-d) la portanza aumenta fino ad un valore massimo CLM AX ottenuta in
corrispondenza dell’angolo αST ALLO . Aumentando ancora di poco l’inciden-
za (fig. 5.17-e) si ha la separazione del flusso sul dorso del profilo ed una
riduzione della portanza. Il tipo di stallo mostrato in questa figura si chia-
ma stallo di bordo di attacco e si verifica per corpi abbastanza spessi con la
separazione che inizia al bordo d’attacco ed avviene contemporaneamente su
tutto il dorso del profilo.
Capitolo 5 139

Nella figura 5.18 sono riportati, come esempio, i valori del coefficiente di
portanza in funzione dell’incidenza per un profilo con inarcamento. Si noti
che per incidenza nulla il valore del CL è ancora positivo.

Figura 5.18:
Capitolo 5 140

Un diverso tipo di stallo è lo stallo di bordo di uscita che è caratteristico


di profili più spessi ed è illustrato in figura 5.19 per un profilo NACA 4421.
Al crescere dell’angolo di incidenza si ha un progressivo aumento della zona
di ricircolazione partendo dal bordo di uscita ed estendendosi fino al bordo
di attacco.

Figura 5.19:
Capitolo 5 141

La curva del coefficiente di portanza (figura 5.20) si allontana dalla retta


teorica per valori dell’incidenza minori di quelli del profilo più sottile. Però
la diminuzione della portanza è più graduale (il valore dell’incidenza di stallo
αST ALLO è simile ma CLM AX è minore rispetto al profilo 4412). Poiché i due
corpi 4412 e 4421 hanno lo stesso inarcamento, l’incidenza di portanza nulla
è la stessa e le curve della portanza in funzione dell’incidenza si mantengono
uguali fino a valori dell’incidenza tali da non produrre una rilevante sepa-
razione del flusso. Successivamente il profilo più sottile produrrà un valore
maggiore del CLM AX ma una più rapida caduta di portanza, mentre quello
più spesso produrrà un valore minore del CLM AX ed una graduale riduzione
della portanza per ulteriori aumenti dell’angolo di incidenza.

Figura 5.20:
Capitolo 5 142

Un terzo tipo di stallo viene chiamato stallo di profilo sottile e riguarda


un corpo molto sottile (thin airfoil) per cui si ottengono valori dell’incidenza
di stallo e di CLM AX minori dei casi precedenti. Il motivo di questo compor-
tamento si comprende analizzando la figura 5.21 in cui si vede che, già per
piccoli valori dell’incidenza, si ha la separazione del flusso sul dorso del profilo
poco a valle del bordo di attacco. Il CLM AX si raggiunge in corrispondenza
di valori minori dell’incidenza rispetto ai casi precedenti (Fig. 5.21-c).

Figura 5.21:
In conclusione si sottolinea come, per avere la massima portanza, sia
necessario adottare valori intermedi dello spessore.
Capitolo 5 143

5.6.1 Ipersostentatori.

In figura 5.22 si mostra come varia la curva della portanza in funzione dell’in-
cidenza in seguito alla deflessione di un flap al bordo di uscita: la retta trasla
parallelamente verso l’alto per deflessione del flap verso il basso (o viceversa)
mostrando, a parità di incidenza, un aumento (o diminuzione) della portan-
za. Poiché la deflessione (verso il basso) del flap corrisponde ad un maggiore
inarcamento, il valore dell’incidenza di stallo αST ALLO si riduce leggermente.
Nelle figure 5.22-b e 5.22-c sono mostrate le linee di corrente senza flap e con
flap attivato.

Figura 5.22:
Capitolo 5 144

Nella figura 5.23 è illustrato l’effetto dovuto all’uso di un ipersostentatore


al bordo d’attacco ( slat ed altri tipi, in genere LED = leading edge device).
Poiché viene modificata la distribuzione di pressione sul dorso del profilo è
possibile ritardare l’insorgere dello stallo e quindi prolungare la curva della
portanza ottenendo maggiori valori dell’incidenza di stallo αST ALLO (e di
CLM AX ).

Figura 5.23:
Capitolo 5 145

Nella figura 5.24 viene mostrato come l’uso di uno slat al bordo d’attacco
modifica la distribuzione delle linee di corrente intorno al corpo. Si noti come
il flusso resta abbastanza attaccato al corpo anche per valori dell’angolo di
incidenza prossimi a 30o .

Figura 5.24:
Capitolo 5 146

Nella figura 5.25 sono riportate alcune configurazioni di profili con iper-
sostentatori sia al bordo d’attacco che al bordo d’uscita usati negli aerei mo-
derni. In particolare si mostrano le diverse disposizioni degli ipersostentatori
per le condizioni di volo di crociera, di decollo e di atterraggio.

Figura 5.25:
Capitolo 5 147

Cerchiamo adesso di valutare, tramite i risultati della teoria di Glauert


ottenuti in precedenza, quale effetto si può ottenere mediante l’uso di un
flap. Come visto nella fig. 5.22 prima mostrata, la deflessione di un flap
ha l’effetto di modificare la geometria della linea d’inarcamento media del
profilo e di conseguenza di traslare verso l’alto la retta del coefficiente di
portanza in funzione dell’incidenza. Nell’espressione (5.54) dell’incidenza di
portanza nulla compare il fattore (1 − cos(θ)) che, per θ tra 0 e π, assume
i valori compresi tra 0 e 2, risultando minimo vicino al bordo d’attacco e
massimo vicino al bordo di uscita del profilo. Quindi l’effetto del flap viene
amplificato se esso si trova vicino al bordo di uscita e questo fatto spiega
perchè il flap viene collocato in tale zona. Valutiamo con un esempio di
quanto può aumentare il coefficiente di portanza a causa delladeflessione del
flap. Consideriamo una lastra piana ad incidenza nulla. Ovviamente in tale
condizione si ha CL = 0. Supponiamo adesso di inserire un flap nella lastra,
incernierandolo in un punto della corda di coordinata xF e di defletterlo
verso il basso di un angolo δF (che in questo caso quindi sarà negativo).
Nella figura 5.26 sono mostrate le grandezze geometriche coinvolte, tra cui
anche la variabile θF collegata alla xF dalla relazione xF = 2c (1 − cos(θF )).

θF
xF
0 c
δF

Figura 5.26: Profilo simmetrico con flap al bordo di uscita.

L’incidenza di portanza nulla è espressa dalla (5.54) che adesso possiamo


valutare ricordando che in questo caso si ha:
dz
=0 per 0 < x < xF ovvero per 0 < θ < θF
dx

dz
= δF per xF < x < c ovvero per θF < θ < π
dx
Dalla (5.54) si ha:
Capitolo 5 148

1 Z π dz 1 Z π dz 1Zπ 1Zπ
αL=0 = dθ − cos θ dθ = δF dθ − δF cos θ dθ =
π 0 dx π 0 dx π θF π θF

δF δF δF
= (π − θF ) + sen θF = (π − θF + sen θF ) (5.57)
π π π
Di conseguenza si può ricavare l’espressione del coefficiente di portanza:

CL = 2π(α − αL=0 ) = −2δF (π − θF + sen θF )

Essendo δF negativo, il valore del CL risulta positivo e poichè l’incidenza


è nulla tale contributo è dovuto interamente alla deflessione del flap.
Capitolo 5 149

5.7 Esercizi
1) Un profilo alare si muove in aria (condizioni standard) con bassa inci-
denza e velocità 50 m/s. Assumendo che esso posa venire schematizzato
mediante un foglio vorticoso di intensità 2(1 − xc ) disposto lungo la li-
nea d’inarcamento media, calcolare il salto di velocità uSU P − uIN F e
la differenza di pressione tra ventre e dorso per xc = 21 . [1 m/s; 61 P a]

2) Con riferimento all’esercizio precedente: a) verificare se la distribuzione


della densità di circolazione soddisfa la condizione di Kutta; b) se la
corda del profilo misura 3 m, determinare il valore della portanza.
[si; 183 N/m]

3) Un profilo alare si muove in aria (condizioni standard) con incidenza 5o


e velocità 70 m/s. Assumendo valida la teoria di Glauert e considerando
un tratto della linea media del profilo in cui la pendenza è −0.1 rad,
valutare il valore della velocità indotta dallo strato vorticoso nello stesso
punto. [−13, 1 m/s]

4) Un profilo alare simmetrico si muove in aria (condizioni standard) con


incidenza 3o e velocità 40 m/s. Assumendo valida la teoria di Glauert
valutare il valore della densità di circolazione per xc = 34 .
[2, 42 m/s]

5) Un profilo alare simmetrico di corda 2 m si muove in aria (condizioni


standard) con incidenza 6 gradi e velocità 60 m/s. Calcolare il valore
della portanza e del coefficiente di portanza. [2900 N/m; 0, 658]

6) Nelle stesse condizioni dell’esercizio precedente calcolare i valori dei


momenti rispetto al bordo d’attacco e rispetto al bordo di uscita.
[−1450 Nmm ; 4350 Nmm ]

7) Un profilo sottile di corda c = 2 m si muove in aria standard con velocità


250 km/h. I coefficienti dello sviluppo in serie di Glauert valgono: A0 =
0, 09; A1 = 0, 08; A2 = 0, 03. Calcolare il valore della portanza e del
momento rispetto al bordo di attacco. [4, 82 kN
m
; −2, 87 kNmm ]

8) Con gli stessi dati dell’esercizio precedente, se l’incidenza del profilo è di


5o , calcolare l’incidenza di portanza nulla, il coefficiente di portanza e la
coordinata adimensionale del centro di pressione. [−2, 45o ; 0, 82; 0, 298]