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Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov.

08 79
EFFLUSSO DA LUCI
5.1 Introduzione
Il moto di un fluido che fuoriesce da una luce influenzato dalle forze di gravit ed inerziali
essendo trascurabili gli sforzi tangenziali dovuti alla viscosit in mancanza di un contorno fisso
(responsabile della fomazione di un gradiente di velocit in una corrente e quindi della presenza di
sforzi tangenziali secondo l equazione 1.4). Di conseguenza il moto viene studiato come moto di
fluido perfetto ed incomprimibile. La forma del getto che fuoriesce da una luce (fig. 5.1) dipende
sia dalle forze inerziali e di gravit che dalle dimensioni e dallo spessore della luce stessa. Le forze
inerziali pari al prodotto massa per accelerazione rappresentano l inerzia di un corpo in
movimento. Dimensionalmente sono pari a: ma = L
3
V/T = L
2
V L/T = L
2
V
2
essendo L una
lunghezza di riferimento.
m
h
m
h
0
1
0
1
a a
In assenza delle forze di gravit il getto assume la configurazione 0 (figura 5.1). Infatti trascurando
le forze dissipative allo sbocco le particelle si muovono di moto rettilineo uniforme essendo le forze
agenti sulle stesse nulle. All aumentare della forza di gravit il getto tende verso la configurazione
1 (figura 5.1). Le linee di corrente in corrispondenza della luce tendono a essere pi fitte e rettilinee
quando la luce stretta (figura 5.2a) e con curvature e meno fitte quando la luce ampia (figura
5.2b). La luce a intesa stretta quando il rapporto tra l apertura a ed il carico idraulico h
M
rispetto
alla mezzeria della luce prossimo al valore zero (a/h
m
~ 0) ed ampia quando tale rapporto non
trascurabile (a/h
m
> 0.2). Un basso valore di tale rapporto comporta una variazione di carico
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idraulico nell apertura trascurabile per cui la velocit pu essere assunta costante e le linee di
corrente diventano fitte e rettilinee. Un alto valore del rapporto invece comporta variazioni sensibili
di carico idraulico nell apertura per cui la velocit varia significativamente nella sezione di efflusso
e quindi anche il rapporto puntuale tra le forze inerziali e gravitazionali per cui le linee di corrente
sono meno fitte e con curvatura pi accentuata. Il getto immediatamente dopo lo sbocco tender ad
assumere la configurazione 0 nel primo caso e la configurazione 1 nel secondo caso (figura 5.1).
La forma del getto inoltre influenzata dallo spessore della parete da cui il fluido effluisce. In
particolare si dice efflusso in parete sottile quando lo spessore della parete piccolo rispetto all
apertura a della luce e meglio ancora se con i bordi di forma tagliente (figura 5.3a). In questo caso l
efflusso a valle della luce, caratterizzato da un fenomeno di contrazione di vena con la formazione
di una sezione di vena contratta in cui le linee di corrente se la luce stretta stretta sono rettilinee e
la distribuzione delle pressioni idrostatica. In caso di parete non sottile si ha l efflusso in parete
grossa in cui la vena dopo la sezione di vena contratta si adagia sulla parete (figura 5.3b). Per
continuit si crea un moto secondario di ricircolo che comporta una dissipazione localizzata di
energia con conseguente modifica del campo di moto ed attenuazione del fenomeno di vena
contratta. Il fenomeno di vena contratta si spiega applicando la seconda equazione di Eulero (eq.
4.5b) in prossimit dello spigolo del bordo di uscita:
n
p
c
c
+
n
h
c
c
= -
r
V
2
(4.5b)
Nel caso in cui la vena segua il bordo facendo una curva a spigolo vivo il raggio di curvatura r tende
a zero e questo comporterebbe una pressione tendente a - infinito (h rimane pressoch costante) il
che fisicamente assurdo.
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La contrazione della vena stata studiata teoricamente da Von Mises in assenza di gravit per un
moto bidimensionale (ovvero uniforme nella direzione perpendicolare al piano del disegno) per i
diversi casi rappresentati nella figura 5.4 e riportati in tabella 5.1. Il coefficiente di contrazione C
C

il rapporto tra l area della sezione di vena contratta e l area della luce.
La luce in parete da cui vi efflusso denominata a battente quando l efflusso avviene attraverso
un apertura e la quota del carico idraulico che vi insiste pi alta della sua estremit superiore ed
denominata a stramazzo quando l efflusso avviene sopra l apertura.
Tabella 5.1 Valori del coefficiente di contrazione per differenti valori del rapporto a/b e di |
a/b | = 45 |=90 |= 135 |=180
0.0 0.746 0.611 0.537 0.5
0.1 0.747 0.612 0.546 0.513
0.2 0.747 0.616 0.555 0.528
0.3 0.748 0.622 0.659 0.544
0.4 0.749 0.633 0.580 0.564
0.5 0.752 0.644 0.599 0.586
0.6 0.758 0.662 0.620 0.613
0.8 0.789 0.722 0.698 0.691
0.9 1.0 1.0 1.0 1.0
La luce in parete da cui vi efflusso denominata a battente quando l efflusso avviene attraverso
un apertura e la quota del carico idraulico che vi insiste pi alta della sua estremit superiore ed
denominata a stramazzo quando il battente nullo.
C
a
C
O
O
b 0 a
v c
C
=180
a
C
0.5 a
c c
=45
0.764 a
a v
a
=90
C
C
0.611 a
=135
0.537 a
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5.2 Luci a battente
5.2.1 Luce di fondo
Una luce di area A ricavata sul fondo sottile di un recipiente contenente liquido di quota costante
h
O
(figura 5.5). La luce distante dalle pareti di apertura stretta in modo che nella sezione CC si
formi una sezione di vena contratta con le linee di corrente al di sotto di essa parallele (nel caso di
apertura troppo grande o vicina alle pareti le linee di corrente non son parallele per cui la vena non
presenta una contrazione uniforme). Nella sezione CC la pressione nulla perch essendo le linee di
corrente parallele e la coordinata h costante (eq. 4.10) la pressione ha il valore di quella esterna
ovvero la pressione atmosferica p
A
= 0.
1
p
A
d
c
C
O
h
h
0
v
0
v
c
A
C
p
A
O
v
0
Assumendo come quota di riferimento dell energia la sezione CC nella stessa si ha solo l energia
cinetica. Con riferimento alla figura 5.5 si applica il teorema di Bernoulli tra il pelo libero e la
sezione CC, essendo V
C
la velocit in sezione contratta e la velocit di arrivo V
O
trascurabile:
h
1
= V
C
2
/2g
da cui
V
C
= (2g h
1
)
1/2
(5.1)
L equazione 5.1 la ben nota formulazione della velocit torricelliana. In realt c una piccola
dissipazione di energia per cui la velocit secondo l espressione 5.1 viene ridotta tramite un
coefficiente:
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V
C
= 0.96 (2g h
1
)
1/2
(5.2)
Essendo d
C
= h
1
- h
O
la distanza verticale tra la luce e la sezione CC la 5.2 diventa:
V
C
= (2g h
O
)
1/2
(5.3)
Indicata con A
C
= C
C
A l area della sezione di vena contratta, la portata, utilizzando la 5.3, :
Q = V
C
A
C
= A
C
(2g h
O
)
1/2
Q = C
C
A (2g h
O
)
1/2
(5.4)
Il valore del coefficiente di contrazione si desume dalla tabella 5.1 essendo | = 90 ed a/b 0 (per
b si intende la larghezza della base del recipiente): C
C
= 0.611.
5.2.2 Luce in parete verticale
Una luce di area A praticata su di una parete verticale. Nel caso di luce stretta (a/h
m
~ 0)il getto
orizzontale per cui si ha una sezione CC di vena contratta (figura 5.6) in cui in tutti i punti si ha
pressione nulla e velocit uniforme ed il valore della coordinata verticale h assunta costante e pari
ad h
m
poich varia di poco.
m
h
C
C
Definito h
m
il carico medio corrispondente alla mezzeria, l applicazione del teorema di Bernoulli
tra il pelo libero e la sezione di vena contratta CC comporta ancora la velocit torricelliana:
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V
C
= (2g h
m
)
1/2
(5.5)
e la portata vale:
Q = C
C
A (2g h
m
)
1/2
(5.6)
In questo caso si assume C
C
= 0.611 tramite la tabella 5.1, essendo, con riferimento alla figura 5.4,
| = 90 ed a/b 0 (per b si intende h
m
).
Nel caso di luce ampia l espressione per la portata data dalla 5.6 non valida. La vena a causa
della gravit si inflette (figura 5.7) ed anche se si riesce a definire una sezione di vena contratta
quasi orizzontale il valore della coordinata h dei punti che le appartengono non pu pi essere
approssimato con un valore unico come nel caso precedente perch la differenza tra gli stessi non
pi trascurabile.
h
2
1
h
In caso di luce rettangolare di ampiezza a = h
2
- h
1
e larga b nella direzione normale al piano del
disegno (figura 5.7) per il calcolo della portata effluente si procede nel seguente modo: si divide l
ampiezza a in tratti elementari dh per ciascuno dei quali si assume sia valida la velocit torricelliana
V = (2g h)
1/2
. Si assume ora (ipotesi di Poleni, 1717) di considerare ogni singolo tratto elementare
dh come una luce stretta a se stante ed indipendente dalle altre adiacenti per cui la vena
corrispondente ad ogni tratto elementare dia luogo ad una contrazione con asse orizzontale (velocit
costante e di direzione normale alla luce). L ipotesi di Poleni equivale a non considerare la forza di
gravit per cui il getto esce orizzontale. La portata corrispondente ad un singolo tratto elementare dh
:
dQ = C
C
b dh (2g h)
1/2
(5.7)
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La portata totale effluente dalla luce uguale all insieme delle portate per ogni singolo tratto
verticale elementare:
Q =
}
2
h
1
h
C
dh 2gh b C (5.8)
Per l ipotesi di Poleni il coefficiente di contrazione C
C
lo stesso per ogni tratto elementare e
permette l integrazione della 5.8:
Q = ) h (h 2g b C
3
2
3/2
1
3/2
2 C
(5.9)
Nonostante l approssimazione in contrasto con la gravit con cui stata ottenuta, l espressione
5.9 permette una stima sufficientemente esatta della portata effluente da un luce ampia in una parete
verticale con C
C
= 0.61.
5.2.3 Paratoia sollevata a battente
La vena che defluisce sotto una paratoia sollevata a battente sul fondo di una luce a subisce una
contrazione di vena con C
C
pari a quello del getto effluente senza peso riportato in Tabella 5.1 per |
= 90 (si pu facilmente osservare che la linea di fondo un asse di simmetria orizzontale del getto
effluente da una luce in una parete in assenza di gravit).
2
v
y
2
1
v
1 c
a C = y
a
0
v
h
0
2g
v
0
2
L applicazione del teorema di Bernoulli tra una sezione del moto indisturbata della corrente di
monte e la sezione di vena contratta con riferimento alla figura 5.8 comporta:
h
O
+ V
O
2
/2g = C
C
a + V
C
2
(5.10)
Per la continuit vale:
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 86
V
O
h
O
= V
C
C
C
a
da cui si esplicita V
O
:
V
O
= V
C
(C
C
a/h
O
)
che sostituito nella 5.10 comporta:
h
O
+
2g
V
h
a C
2
C
2
O
C
|
|
.
|

\
|
= C
C
a +
2g
V
2
C
(5.11)
scambiando di membro alcuni termini nella 5.11 si ottiene:
h
O
- C
C
a =
2g
V
2
C
-
2g
V
h
a C
2
C
2
O
C
|
|
.
|

\
|
=
2g
V
2
C
|
|
.
|

\
|
2
O
2 2
C
h
a C
- 1
da cui si ha:
h
O
- C
C
a =
2g
V
2
C
( )( )
2
O
C O C O
h
a C h a C h +
(5.12)
Dividendo ambo i membri della 5.12 per h
O
- C
C
a ed esplicitando h
O
a primo membro si ottiene:
h
O
=
2g
V
2
C
( )
O
C O
h
a C h +
da cui estraendo la radice quadrata ed esplicitando V
C
a primo membro si ottiene:
V
C
=
O
C
h
a C
1
1
+
O
h g 2
La portata per unit di larghezza quindi:
q = C
C
a V
C
= C
C
a
O
C
h
a C
1
1
+
O
h g 2 (5.13)
introducendo il coefficiente di portata cq:
cq = C
C
O
C
h
a C
1
1
+
(5.14)
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 87
il coefficiente di portata cq minore del coefficiente di contrazione e sostituendolo nella (5.13) si
ottiene:
q = cq a
O
h g 2 (5.15)
L espressione (5.15) dipende dal coefficiente di portata cq, dalla luce a e dal carico idraulico h
O
. A
sua volta il coefficiente di portata cq dipende dal coefficiente di contrazione C
C
, dalla luce a e dal
carico idraulico h
O
. Il valore di cq graficato in funzione del rapporto h
O
/a nella figura 5.9 in cui
compare il caso dell efflusso rigurgitato. In quest ultimo caso la vena che defluisce sotto battente,
si immerge in una corrente con conseguente dissipazione di energia localizzata e l espressione 5.10
non pi valida se non sostituendo C
C
a con y
2
ed aggiungendo a secondo membro un termine che
tenga conto delle perdita di energia localizzata.
12
0.0
libera rigurgitata
0 4 8
0.2
8
6
4
0.4
2
0.6
h /a
0
16
10 y /a
2
q C
luce luce
Fermo restando la validit dell intero procedimento si ha un cambiamento dell espressione del
coefficiente di portata che graficata in figura 5.9 in funzione del rapporto y
2
/a. Il coefficiente di
portata cq inferiore a parit di altre condizioni nel caso di luce rigurgitata a causa della minor
differenza di carico (h
O
y
2
invece di h
O
a C
C
) e della dissipazione di energia localizzata allo
sbocco:
h
O
+ V
O
2
/2g = y
2
+ AE + V
2
2
/2g
Nel caso di efflusso da parete inclinata di un angolo o rispetto all orizzontale (figura 5.10) il valore
del coefficiente di portata graficato in funzione del rapporto a/h
O
e di o secondo i dati
sperimentali di Gentilini (1941) e riportati da Ghetti (1983) in figura 5.11.
Analogamente per il deflusso da paratoia a settore (figura 5.12) sono disponibili i valori del
coefficiente di portata in funzione del rapporto a/h
O
e di o secondo i dati sperimentali di Gentilini
(1941) e riportati da Ghetti (1983) in figura 5.13.
I dati sperimentali di Gentilini (1941) non coincidono completamente con i diagrammi dell
Hydraulic Design Criteria editi dall US Army Engineering Corps basati sulle esperienze
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 88
sperimentali di altri autori oltre che su quelle di Gentilini. Questi diagrammi non coprono per tutti
i possibili casi e sono inoltre di pi difficile applicazione.
h
a
0
0.0 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5
a/h
0
0.8
0.7
0.6
0.5
Cq =
1
5

2
0

3
0

4
0

5
0

6
0

7
0

8
0

9
0

a
h
0
R
0.8
0.7
0.6
0.5
0.0 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5
a/h
0
Cq =
1
5

2
0

3
0

4
0

5
0

6
0

7
0

8
0

9
0

Nel caso di paratoia a settore rigurgitata da valle (figura 5.14) si utilizza la seguente relazione (US
Army Corps of Engineers):
q = cq y
2
) y /2g V (h g 2
2
2
O O
+ (5.16)
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 89
Il valore del coefficiente di portata graficato in figura 5.15 in funzione del rapporto a/y
2.
0.03 0.04 0.06 0.08 0.1 0.2 0.3 0.4 0.6 0.8 1.0
40
30
20
10
8
7
6
5
4
3
2
1
y / a
2
C
q
h
0
a
e
y
2
v
0
2g
2
Nel caso di paratoie poste sulla sommit di uno sfioratore le relazioni di deflusso cambiano. Per una
paratoia rettangolare (figura 5.16) il rapporto tra la portata sfiorata in presenza di paratoia Q e
quella sfiorata in assenza di paratoia Q
S
(paragrafo 5.4) :
3/2
O
3/2
1
3/2
2
S
h
h h
Q
Q
= (5.17)
h
0
h
1
a
h
2
Nel caso di paratoia a settore (figura 5.17) si utilizza la seguente relazione:
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 90
q = cq a
2
h g 2 (5.18)
essendo h
2
la quota del serbatoio di monte rispetto alla mezzeria della luce della paratoia. Il
coefficiente cq viene stimato in base al grafico in figura 5.18 in base al valore del rapporto X/h
O
.
-Y/h
0
X/h
0
e
h
2
h
0
X/h =0.0
0
q
0.1<X/h <0.3
0
5.3 Luci a stramazzo
Una luce limitata solo inferiormente da un bordo rigido denominata luce a stramazzo e pu essere
vista come una luce a battente nullo. La vena effluisce sopra lo stramazzo con un abbassamento del
pelo libero (figura 5.19a) che si raccorda con un profilo di chiamata alla superficie libera
indisturbata. Lo stramazzo denominato in parete sottile od in parete grossa in dipendenza dello
spessore della parete. Nel primo caso la vena non si adagia sullo parete e subisce una contrazione,
nel secondo caso si adagia sullo stramazzo prima di dare luogo ad un getto vero e proprio. A parit
di altre condizioni pi efficiente (convoglia una maggior portata) lo stramazzo in parete sottile
perch in parete grossa si ha una perdita di energia localizzata dovuta alla corrente di ricircolo che
si forma per continuit sotto la vena. Lo stramazzo pu essere inoltre rigurgitato (figura 5.19b). In
questo caso a parit di altre condizioni il carico idraulico della corrente di monte minore (h
1
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 91
invece di h
O
) e si ha una perdita di energia localizzata dovuta all immissione della vena
stramazzante in una corrente, il che comporta una portata effluente minore rispetto al primo caso.
h
0
h
1
5.3.1. Stramazzo Bazin o Poleni
La luce rettangolare e si hanno i due casi illustrati alla figura 5.20 per cui le pareti coincidono con
quelle del canale di arrivo (luce larga b) o sono ristrette rispetto a quest ultime (luce larga l).
Nel secondo caso la vena subisce una contrazione laterale. Lo stramazzo in parete sottile ed
illustrato in figura 5.21a. La curvatura delle linee di corrente non permette l applicazione del
teorema di Bernoulli per l intera sezione e si utilizza il procedimento approssimato del Poleni (eq.
5.8), ovvero considerando la luce costituita da una serie di tratti elementari con velocit torricelliana
e con coefficiente di contrazione costante:
Q =
}
o
h
0
C
dh 2gh b C (5.19)
Integrando il secondo membro della 5.19 si ottiene:
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 92
Q =
2 / 3
O C
h 2g b C
3
2
(5.20)
Sostituendo C
C
= 0.61 ed adottando cq = 2/3 C
C
= 0.41 la 5.20 diventa:
Q = 0.41 b
2 / 3
O
h 2g = 1.81 b h
O
3/2
(5.21)
Lespressione della portata Q secondo la 5.21 pu essere ottenuta direttamente dal eq. (5.9) con h
1
= 0 e h
2
= h
O
. Per tener conto della contrazione laterale si ha:
Q =
2 / 3
O O C
h 2g ) 0.2h - (L C
3
2
(5.22)
Q
h
1 h
1
g
h
Q
0
h
g
1
In figura 5.21a a valle dello stramazzo si ha una la formazione di un gradino che pu essere
spiegato applicando il teorema della quantit di moto nella direzione x al volume di controllo in
figura 5.21b, assumendo per semplicit la portata entrante normale ad x:
Sg S
1
= Q V
1
(5.23)
essendo Sg = b 0.5 hg
2
ed S
1
= b 0.5 h
1
2
le spinte sulle sezioni g ed 1 per cui la 5.23 diventa:
0.5 b (hg
2
h
1
2
) = Q V
1
(5.24)
Dalla (5.24) si evince che per bilanciare il termine Q V
1
a secondo membro deve essere hg > h
1
.
Se la profondit della corrente a valle dello stramazzo raggiunge una quota superiore al petto dello
stramazzo di 2/3 h
O
questi viene rigurgitato perch come spiegato nel capitolo dell idraulica dei
canali a pelo libero, la vena stramazzante viene influenzata dalla corrente di valle. In questo caso la
portata viene calcolata mediante un bilancio di energia tra la sezione di monte indisturbata, ovvero
al di fuori del profilo di chiamata, e la sezione della corrente a valle dello stramazzo dove si sia
raggiunto il completo mescolamento. L unica incognita in questo bilancio di energia il valore
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 93
della portata, oltre che la dissipazione di energia, essendo note le profondit delle sezioni di monte e
di valle. Altrimenti sono disponibili i grafici illustrati nei paragrafi seguenti.
5.3.2 Stramazzi in parete sottile di altri tipi
Per lo stramazzo di forma trapezioidale in figura 5.22 (stramazzo Cipolletti):
Q =
2 / 3
O O C
h 2g b C
3
2
(5.25)
Essendo b
O
la larghezza al fondo dello stramazzo.
h
0
b
0
b
4
1
1
p
0
h
0
b
l
Per lo stramazzo triangolare in figura 5.23 con angolo al vertice o si ha:
Q =
5/2
O C
h 2g C
2

tan
15
8
(5.26)
Tale relazione, ottenibile analiticamente con il procedimento del Poleni valida per h
O
> 0.06 m ed
p > 0.1 m. Il valore del coefficiente di contrazione nel caso di angolo al vertice rettangolare (o =
90) viene stimato mediante il grafico in figura 5.24.
Per angolo al vertice di forma generica si pu utilizzare la seguente relazione:
Q = 0.552 cq h
O
3/2
(5.27)
Il valore del coefficiente di portata da utilizzare nellespressione (5.27) riportato in figura 5.25. Un
equazione alternativa proposta dall USBR (1997) e valida fino ad o = 150 ((Martinez et al, 2005)
:
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 94
Q =
2
5
O
k) (h 2g cq
2

tan
15
8
+ (5.28)
cq = 0.6072 0.000874 o + 6.1 10
6
o
2
(5.29)
k = 4.42 0.1035 o + 1.005. 10
-3
o
2
3.24 10
-6
o
3
(5.30)
essendo k un fattore di correzione per tener conto degli effetti di tensione superficiale e viscosit
(0.005 s k s 0.009).
0.0 0.2 0.4 0.6 0.8 1.0 1.2 1.4 1.6 1.8 2.0
h /p
0
C
c
0.2 0.4 0.6 0.8
2.4
2.5
2.6
2.7
2.8
2.9
h
0
Cq
90
60
45
20
Lo stramazzo triangolare viene utilizzato per misurare portate caratterizzate da valori molto bassi
perch ad una piccola variazione di portata corrisponde una sensibile variazione del carico idraulico
h
O
che insiste sullo stramazzo. Per misurare piccole portate si pu utilizzare anche uno stramazzo
rettangolare con una sezione contratta molto stretta (fig. 5.26). La portata in questo caso vale
(Aydin et al., 2002):
Q =
2 3/
O
h 2g b cq
3
2
(5.31)
con
cq = 0.562 + 11.354/Re
0.5
(5.32)
La relazione (5.32) valida per 1.07 s h
O
/b s 55.8, 0.0167 s b/B s 0.25, 0.135 s h
O
/p s 6.7, 2163 s
Re s 42572 e per 12.74 s We s 328.9 (essendo We = (2gh
O
/T)
0.5
il numero di Weber e T la tensione
superficiale che per lacqua vale 0.746 Pa).
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 95
0
h
b
B
p
Nel caso in cui occorre misurare con precisione valori della portata sia piccoli che elevati si utilizza
uno stramazzo composto costituito da uno stramazzo rettangolare in parete sottile sul cui petto viene
intagliato uno stramazzo triangolare con angolo al vertice di 90 (figure 5.27 e 5.28). Questo tipo di
stramazzo utilizzato per la misura in continuo della portata in un torrente in ambiente alpino in cui
la portata mediamente bassa salvo aumentare rapidamente durante un evento di piena. Con
riferimento alla figura 5.26 la relazione che lega la portata al carico idraulico per h
1
> h :
Q =
1.5
2
1.72
1
h 2g L 41 . 0 0.042 h 2g 1924 . 0 + (5.33)

Questa relazione stata ottenuta da un numero di prove di laboratorio non sufficiente per
comprendere il possibile campo di variabilit della lunghezza dello stramazzo L e dei carichi
idraulici h
1
ed h
2
per cui valida per 0 s L s l.2 m ed h
1
s 1 m.
h
h h
2
1
L/2
90
L/2
Fig. 5.27
Fig. 5.28
Un altro stramazzo composto il dispositivo in figura 5.29 e la relazione che lega la portata alle
caratteristiche geometriche ed al carico idraulico per o
2
s 150 (Martinez et al, 2005):
Q = ( ) ( ) ( )
(

+
2 5
1
2 5
1
2 5 /
O
2 /
O
/
O
1
h h
2

tan h h h
2

tan 2g cq
15
8
(5.34)
con
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 96
2

tan
h
h
/
2

tan
2

tan cq
h
h
/
2

tan cq
cq
2
/
O
1
2
/
O
1
+
(
(

|
|
.
|

\
|

+
(
(

|
|
.
|

\
|

=
1 1 1
1 1 1
2 5
1
2
2 5
1
1
(5.35)
con cq
1
e cq
2
i coefficienti di portata relativi agli stramazzi triangolari in parete sottile di angoli o
1
ed o
2
calcolati tramite lequazione (5.32).
h
1
2
O
Fig. 5.29
5.3.3 Stramazzo in parete sottile rigurgitato
Uno stramazzo viene teoricamente rigurgitato, ovvero la portata dipende oltre che dalle condizioni
di monte anche da quelle di valle, quando la quota del pelo libero di valle superiore a 2/3 del
carico h
O
della corrente indisturbata in corrispondenza del petto dello stramazzo (spiegazione in
dettaglio al capitolo 11)
.
In questo caso (figura 5.30) la portata sfiorante Q viene stimata mediante quella in condizioni libere
non rigurgitate Q
S
tramite il grafico in figura 5.31. Dal grafico in figura 5.31 si evince che lo
stramazzo viene rigurgitato per quote del pelo libero di valle inferiori a quella teorica di 2/3 h
O
a
causa della presenza di curvature come spiegato in maggior dettaglio nel capitolo dell idraulica dei
canali a pelo libero.
h
p
0
h
2
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 97
5.3.4 Stramazzo in parete grossa
Lo stramazzo in parete grossa o ad soglia larga uno stramazzo in cui la vena non si contrae bens
si adagia sullo stramazzo con linee di corrente rettilinee almeno in un breve tratto iniziale tale da
garantire il passaggio attraverso la sezione critica (capitolo 12). Immediatamente a valle
dellimboccatura dello stramazzo si ha una perdita di energia localizzata dovuta alla formazione di
una corrente di ricircolo (figura 5.32).
0.1
0.0
0.2
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
0.8
0.9
1.0
Q
s
Q
h
0
0.0 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0.7 0.8 0.9 1.0
h
2
n
h
0
h
2
Q = portate in condizioni non rigurgitate
s
Q = portata in condizioni rigurgitate
n = esponente del carico idraulico della
corrispondente relazione di deflusso
h
0
h
2
n
stramazzo triangolare
con angolo di 90
Q vs
h
0
h
2
n
stramazzo triangolare
Q vs
h
0
h
2
n
stramazzo di altra geometria
in parete sottile
Q vs
Fig. 5.31
Lo stramazzo si dice in parete grossa quando vengono soddisfatte le seguenti condizioni (Longo e
Petti, 2005):
5 1 1 0 .
d
h
.
O
s s
Nel caso il rapporto h
O
/d risulti maggiore di 1.5 la lunghezza della soglia d non sufficiente a
garantire la formazione di una sezione a traiettorie rettilinee e parallele ed il coefficiente di portata
aumenta perch tende alla configurazione di stramazzo a parete sottile (Longo e Petti, 2005). Nel
caso il rapporto h
O
/d risulti minore di 0.1 la soglia diventa troppo lunga ed il coefficiente di portata
viene a dipendere dalla dissipazione di energia sulla soglia per cui impossibile da utilizzare come
misuratore formandosi inoltre delle ondulazioni (Hager, 1994). Per valori del rapporto h
O
/d
compresi tra 0.1 e 0.4 il coefficiente di portata rimane costante ed aumenta per valori superiori fino
al limite h
O
/d = 1.5.
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 98
Lo stramazzo in parete grossa rientra nel caso pi generale di un gradino o traversa al fondo di un
canale. In questo caso tramite un bilancio di energia tra la sezione di monte indisturbata e la sezione
in corrispondenza dello stramazzo, per una luce rettangolare, si ottiene:
Q = 0.385 b
2 / 3
O
h 2g (5.36a)
Il coefficiente di portata cq = 0.385 per lo stramazzo in parete grossa inferiore a quello per lo
stramazzo in parete sottile (cq = 0.41) per la presenza della perdita di energia localizzata. L
espressione (5.36a) si ottiene tramite un bilancio di energia (illustrato pi avanti nel capitolo dell
idraulica dei canali a pelo libero) tra una sezione della corrente indisturbata di monte ed una sezione
in corrispondenza dello stramazzo. In questo caso si utilizza un bilancio di energia globale perch la
curvatura delle linee di corrente in corrispondenza dello stramazzo in parete grossa meno
pronunciata rispetto al caso dello stramazzo in parete sottile e l errore commesso nell assumere
idrostatica la distribuzione di pressione minore. La relazione (5.36a) valida per il caso dello
stramazzo Belangier, ovvero uno stramazzo con il bordo dattacco arrotondato e non a spigolo vivo
come nella figura sottostante.
d
h
O
p
Nel caso di luce trapezioidale (fig. 5.22) si ha:
Q = 0.385/15 (11 b
O
+ 4 b
1
)
2 / 3
O
h 2g (5.36b)
Nel caso di stramazzo rettangolare in parete grossa di larghezza b uguale a quella del canale di
arrivo le relazioni che legano la portata al carico idraulico tramite le caratteristiche geometriche
sono rispettivamente:
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 99
2 3/
O R
h 2g b cq
3
2
Q = (5.37)
con cq
R
= 0.5 + 0.05 (h
O
/d)
0.2
per 0.1 s h
O
/d s 0.4 e
2 / 3
O VR R
h 2g C b cq 385 . 0 = Q (5.38)
per 0.4 < h
O
/d s 1.5 con il cq
R
che nel caso di imboccatura con bordo a spigolo vivo funzione di
h
O
/d secondo il grafico in figura 5.33 (per h
O
/d > 0.35 la curva in figura pu essere approssimata
con cq
R
= 0.7656 + 0.1927 h
O
/d) e che nel caso di imboccatura con bordo arrotondato
dellimboccatura dipende dalla seguente relazione:
3/2
O
R
h
r d
2c 1
b
r d
2c 1 cq
(


= (5.39)
essendo c un coefficiente che varia tra 0.003 (soglia in cls molto liscia) e 0.005 (soglia liscia in cls
in campo) ed r il raggio di curvatura del bordo allimboccatura.
Figura 5.33 Valore del coefficiente di portata cq
R
per stramazzo rettangolare in parete grossa in
funzione di h
O
/d, valido per h
O
/d/(h
O
/d + p) s 0.35 (Petti e Longo, 2005).
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 100
Il coefficiente C
VR
il coefficiente di correzione per le velocit per lo stramazzo rettangolare, pari
al rapporto tra il carico totale e quello piezometrico (tende allunit allaumentare del rapporto p/h
O
)
si pu stimare mediante il grafico in figura 5.34.
Figura 5.34 Valori del coefficiente di correzione C
V
per diversi tipi di sezione in funzione del
prodotto cq A
C
/A
O
(A
C
area sezione liquida sulla soglia, A
O
area sezione liquida a monte con la
profondit ridotta ad h
O
) (Petti e Longo, 2005).
Per lo stramazzo triangolare la portata vale:
2 5/
O VT T
h 2g/5
2
tan C cq
25
16
Q
o
= (5.40)
con cq
T
fornito dal grafico in figura 5.35 e C
VT
coefficiente di correzione delle velocit per
stramazzo triangolare che si pu stimare secondo il grafico in figura 5.34.
Per lo stramazzo triangolare troncato (fig. 5.36 ) vale la relazione precedente (5.40) per h
O
s 1.25 h
B
e la seguente per h
O
> 1.25:
( )
2 3
5 0
/
B O VR
h . h 2g C b cq
3 3
2
Q = (5.41)
Per lo stramazzo a sezione trapezia (figura 5.37) si ha la seguente relazione:
C
V
cq A
C
/A
O
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 101
2 5 2 3 /
O VT T
/
O VR 1 R
h 2/5g
2
tan C cq
25
16
h 2/3g C 2b cq
3
2
Q
o
+ = (5.42)
Figura 5.35 Valore del coefficiente di portata cq
T
per stramazzo triangolare in parete grossa in
funzione di h
O
/d.
h
h
b
B
O
Il funzionamento di stramazzi composti in parete grossa stato studiato da Jan e Chang (2005). Per
gli stramazzi alle figure 5.38, 5.39, 5.40, 5.41 hanno individuato le relazioni tra portata, carico
idraulico e caratteristiche geometriche.
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 102
b
1
2
_
h
O
Per lo stramazzo doppio rettangolare (figura 5.38) si ha:
2 3
2
2 3
1
/
O VR 2 R2
/
1 VR 1 R1
h 2/3g C b cq
3
2
h 2/3g C 2b cq
3
2
Q + = (5.43)
1
h
h
b
b
1
1
b
2
O
con cq
R1
ed cq
R2
relativi agli stramazzi rettangolari larghi rispettivamente 2b
1
e b
2
e stimati tramite
la figura 5.33 ed C
VR1
e C
VR2
secondo il grafico in figura 5.34. Per lo stramazzo trapezio-
rettangolare (figura 5.39) si ha:
2 5
2
2 3
1
/
1 VT T
3/2
O VR 2 R2
/
1 VR 1 R1
h 2/5g
2
tan C cq
25
16
h 2/3g C b cq
3
2
h 2/3g C 2b cq
3
2
Q
o
+ + = (5.44)
con cq
R1
ed cq
R2
relativi agli stramazzi rettangolari larghi rispettivamente 2b
1
e b
2
e stimati tramite
la figura 5.33 ed C
VR1
, C
VR2
e C
VT
la figura 5.34.
Per lo stramazzo triangolo-rettangolare (figura 5.40 ) si ha:
( )
3/2
B O VT2 2 2 R
3/2
O VT1 1 R1
0.5h h 2/3g V b cq
3
2
h 2/3g C 2b cq
3
2
Q + = (5.45)
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 103
h
2
b
1
b
1
b
h
1
_
2
Fig 5.39
O
con cq
R1
ed cq
R2
relativi agli stramazzi rettangolari larghi rispettivamente 2b
1
e b
2
e stimati tramite
la figura 5.33 ed C
VR1
e C
VR2
secondo il grafico in figura 5.34.
1
b
b
1
h
1
h
2
b
Fig 5.40
h
B
O
Per lo stramazzo trapezio-triangolare (figura 5.41) si ha:
( ) ( )
( )
5/2
B O VT T
3/2
B O VT2 2 2 R
3/2
B O VT1 1 R1
h h 2g/5
2

tan C cq
25
16
0.5h h 2/3g V b cq
3
2
h h 2/3g C 2b cq
3
2
Q

+ + =
(5.46)
h
b
1
b
1
2
_
1
2
b
2
Fig 5.41
B
h
O
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 104
5.4 Sfioratori di superficie
Lo sfioratore di superficie un organo di scarico delle acque (figura 5.42a,b). Pu essere visto come
uno stramazzo seguito da un profilo rigido di sfioro.
1.0
2.0
3.0
2.5
3.5
4.5
4.0
1.5
0
h
z
0.12/0.88
0.40/0.88
_
=0.50( )
0
z
h
1.85
x
0
h
Scimemi
0.12 h
0.88
0
h
0
h=0.88h
0
2.5 4.0 3.5 3.0 0.0 0.5 1.0 2.0 1.5
h
0
h
0
Creager
=0.47( )
x z
1.80
h
0
x
Fig 5.42a
Fig. 5.42b
Il profilo di sfioro della vena stramazzante per lo stramazzo in parete sottile stato studiato da
Creager (1917) e da Scimemi (1930) che hanno proposto con riferimento alla figura 5.31
(
O O
h 0.88 h = ) rispettivamente le seguenti espressioni:
z/0.88
O
h = 0.47 (x/0.88
O
h )
1.80
z/0.88
O
h = 0.5 (x/0.88
O
h )
1.85
Il carico idraulico di riferimento 0.88 h
O
per tener conto della contrazione iniziale per cui la
superficie inferiore della vena si alza di 0.12 h
O
.
Il profilo di sfioro cambia in dipendenza del carico idraulico di monte h
O
. Se si adotta un paramento
uguale ad un profilo di sfioro relativo ad un fissato valore di h
O
per un carico uguale la vena si
adagia sul paramento rimanendo a pressione atmosferica come nel caso in assenza del paramento
stesso. Per un carico inferiore la vena si adagia sul paramento andando in pressione perch il profilo
di sfioro che le compete in assenza di vincoli inferiore al paramento. Conseguentemente
applicando la conservazione dell energia ad una singola linea di corrente se aumentano la pressione
e la coordinata verticale h, l energia cinetica diminuisce e quindi la velocit rispetto al caso di
assenza di paramento. Alla diminuzione della velocit corrisponde la diminuzione della portata
effluente rispetto al caso di assenza di paramento. Per un carico superiore la vena stramazzante non
dovrebbe toccare il paramento perch il corrispondente profilo di sfioro pi alto.
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 105
In realt se non viene rifornita di aria la superficie inferiore del profilo di sfioro le particelle liquide
per attrito con l aria la trascinano via creando una depressione. La vena per effetto della
depressione si abbassa andando essa stessa in depressione nella parte inferiore il che comporta
rispetto al corrispondente profilo di sfioro in assenza di paramento una ugual quota geodetica ed
una pressione minore e quindi per la conservazione dell energia una energia cinetica maggiore.
All aumento della velocit corrisponde l aumento della portata rispetto al caso di assenza di
paramento. Adottando
O O
h 0.88 h = invece di h
O
il coefficiente di portata da utilizzare nella 5.21,
in assenza di paramento, cq = 0.50. Nel caso di un profilo di sfioro sagomato per h
O
il coefficiente
di portata corrispondente ad un carico idraulico pari a 1.33 h
O
(per cui si ha un aumento di portata
rispetto all assenza di paramento) , cq = 0.52.
5.5 Dispostivi di misura delle portate
Le luci a stramazzo costituiscono degli strumenti di misura indiretti delle portate. Indiretti perch la
portata non viene misurata ma viene stimata in base alla formula relativa allo stramazzo adottato
mediante misura della quota del pelo libero. Questi deve essere misurato in condizioni indisturbate,
ovvero immediatamente al di fuori della zona di chiamata. Il pelo libero viene misurato mediante od
un idrometro, ovvero una stecca graduata posta su una parete laterale di monte dello stramazzo, o
mediante la posizione in verticale di un galleggiante o pi modernamente mediante un sensore ad
ultrasuoni.
Gli stramazzi triangolari per la loro precisione sono utilizzati per misurare valori bassi di portata.
Per dispositivi di misura con manutenzione frequente e correnti con trasporto solido trascurabile si
utilizzano gli stramazzi rettangolari o trapezioidali in parete sottile. Questi devono essere muniti di
dispositivi di aerazione per impedire depressioni nella vena stramazzante per le basse portate.
Gli stramazzi in parete grossa sono utilizzati nei restanti casi in particolare negli alvei torrentizi.
5.6 Imbocco di un serbatoio
L imbocco di un condotto da un serbatoio pu essere interpretato come un restringimento: la vena
effluente non riesce a rimanere aderente alla parete e si creano delle correnti secondarie di ricircolo
(fig. 5.43) con conseguente dissipazione di energia localizzata.
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 106
V
1
V
Fig. 5.43
Il valore della costante k dell equazione 4.37 che esprime la perdita di energia localizzata dipende
dal numero di Reynolds e dalla geometria dell imbocco per regimi di moto laminare o di
transizione e solo dalla seconda per regime di moto turbolento. Se l imbocco ben raccordato (fig.
5.44) le perdite di energia sono minori perch le correnti di ricircolo hanno estensione minore.
R
Fig 5.44
Un valore indicativo di k pu essere ottenuto calcolando la perdita di Borda (eq. 4.37)
corrispondente all allargamento della vena (fig. 5.32) ipotizzando appunto che le perdite maggiori
abbiano luogo nell allargamento (V
1
= V/Cc):
AE =
2g
1
(V
1
V)
2
=
2g
1
(V/Cc V)
2
adottando Cc = 0.611 corrispondente all efflusso libero da luce in parete verticale si ha:
AE = 0.4
2g
V
2
I risultati sperimentali per un imbocco a spigolo vivo indicano:
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 107
AE = 0.5
2g
V
2
(5.30)
che corrisponde ad Cc = 0.585. In figura 5.45 proposto il grafico per il calcolo del coefficiente k
relativamente alla configurazione dell imbocco (per tubo di sezione qualsiasi) illustrata in figura
5.46 (Rh il raggio idraulico definito come il rapporto tra l area e perimetro della sezione liquida
ed spiegato con maggior dettaglio nel capitolo 7).
K
/Rh
1
b
1
Fig 5.45
Fig 5.46
Nel caso di imbocco ben raccordato (fig. 5.44) il coefficiente k viene stimato mediante il grafico in
figura 5.47).
Nonostante la perdita di energia localizzata la presenza di un tubo di imbocco di breve estensione in
una luce su di una parete verticale comporta l aumento della portata derivata rispetto al caso di
efflusso libero. Nella sezione 2 (figura 5.48) si ha pressione atmosferica mentre nella sezione 1 di
vena contratta si ha necessariamente una pressione minore (essendo la velocit superiore).
0.0
0.2
0.4
0.6
0.8
1.0
K
0.0 0.04 0.08 0.12 0.16 0.20 0.24
V
2 1
Fig 5.47
Fig 5.48
r/D
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 108
In ipotesi di distribuzione idrostatica delle pressioni rispetto al caso di luce in parete il carico sulla
luce aumenta del deficit negativo di pressione e conseguentemente la portata derivata aumenta. Il
bilancio di energia tra il pelo libero e la sezione di sbocco tenendo conto della perdita di energia
localizzata di imbocco :
h
m
=
2g
V
2
+ 0.5
2g
V
2
= 1.5
2g
V
2
da cui:
V = 0.82 (2g h
m
)
0.5
Moltiplicando la velocit per l area della luce (o sezione del tubo di imbocco) si ha la portata
derivata:
Q = 0.82 A
m
h g 2 (5.31)

Il valore 0.82 superiore al valore Cc posto nella 5.6 che fornisce la portata derivata da una luce
verticale. Il valore cq = 0.82 confermato da valori sperimentali con differenze inferiori al 2 % per
h
m
s 10 m.
5.7 Bottiglia di Mariotte
La bottiglia di Mariotte un dispositivo per mantenere costante la pressione in un recipiente o la
portata derivata da questi. In figura 5.49 disegnato lo schema della bottiglia un cui esemplare in
figura 5.50. La bottiglia di Mariotte consiste in un recipiente chiuso che comunicante con
latmosfera tramite un tubo introdotto al suo interno sulla parte superiore e provvista di un orifizio
sulla parte inferiore. Il recipiente parzialmente riempito di acqua. Aprendo lorifizio dopo qualche
istante la portata derivata raggiunge un valore che mantiene costante. Lacqua defluente
dallorifizio deve essere continuamente sostituita nel recipiente dallaria che viene aspirata tramite il
tubicino superiore. La pressione nel punto B deve essere quella atmosferica per garantire lingresso
dellaria. La quota energetica in B rimane costante perch la pressione quella atmosferica. Il
bilancio di energia tra il punto B e la sezione di vena contratta, analogo a quello della luce di
fondo (paragrafo 5.2.1) per cui la velocit dipende dalla quota h
2
e rimane costante finch la quota
dellacqua nel recipiente rimane superiore ad h
2
. Se la velocit costante lo anche la portata
defluente dallorifizio. Nel recipiente fintatoch h > h
2
la pressione negativa.
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 109
Figura 5.50 La bottiglia di Mariotte.
5.8 Equazione di continuit dei serbatoi
Sia V il volume di acqua contenuto in un serbatoio ed Qe e Qu le portate rispettivamente entranti ed
uscenti (fig. 5.51). Se Qe = Qu il volume V rimane costante nel tempo. Nel caso pi generale Qe =
Qu ed il volume V invasato nel serbatoio aumenta se Qe > Qu mentre diminuisce se Qe < Qu.
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 110
Considerato un tempo infinitamente piccolo dt tale che Qe e Qu siano costanti la variazione di
volume invasato dV uguale alla differenza tra il volume entrante e quello uscente:
dV = Qe dt Qu dt
da cui dividendo ambo i membri per dt si ottiene:
dt
dV
Qu Qe = (5.32)
Lequazione (5.32) chiamata equazione di continuit dei serbatoi.
5.9 Tempo di vuotamento di un serbatoio prismatico.
Posta h la quota generica del pelo libero del serbatoio rispetto alla base di area A dello stesso (fig.
5.52), il volume invasato V = A h. Sul fondo del serbatoio posta una luce di area Au da cui
defluisce una portata:
Qu = Cq Au (2g h)
1/2
In ipotesi di portata entrante nulla (Qe = 0), sostituendo lespressione di cui sopra nellequazione di
continuit dei serbatoi (eq. (5.32)) si ha:
dt
dh
A 2gh Au cq = (5.33)
separando i termini dipendenti da h e da t si ottiene:
dh h
2g Au cq
A
dt
2
1

= (5.34)
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 111
Posti t
1
e t
2
due tempi consecutivi (t
1
< t
2
) ed h
1
ed h
2
le corrispondenti quote del pelo libero (h
1
>
h
2
), lintegrazione della (5.34) porge:
} }

=
2
h
1
h
2
1
2
t
1
t
dh h
2g Au cq
A
dt
da cui
} }

=
1
h
2
h
2
1
2
t
1
t
dh h
2g Au cq
A
dt
ed infine
( )
1/2
2
1/2
1 1 2
h h
2g Au cq
A 2
t t = (5.35)
Per ottenere il tempo vuotamento del serbatoio, si utilizza lequazione (5.35) ponendo t
1
= 0, h
1
= h
O
(quota iniziale) e h
2
= 0:
1/2
O VUOT
h
2g Au cq
A 2
t = (5.36)
moltiplicando il secondo membro della relazione (5.36) per h
O
1/2
/h
O
1/2
si ha:
iniziale deflusso di portata
iniziale x volume 2
h 2g Au cq
h A 2
t
O
O
VUOT
= =
Nel caso in cui la luce non sia sul fondo ma su di una parete laterale del serbatoio (fig. 5.53), h
2
> 0
ed per h
3
s h s h
2
la relazione di deflusso cambia:
3/2
h 2g b . Qu 385 0 =
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 112
essendo b la larghezza della luce nel piano perpendicolare al disegno. Lespressione della relazione
di deflusso posta nell equazione di continuit (eq. (5.32)) permette:
dt
dh
A h 2g b 385 . 0
3/2
= (5.37)
separando i termini dipendenti da h e da t si ottiene:
dh h
2g b 0.385
A
dt
2
3

= (5.38)
Posti t
2
e t
3
due tempi consecutivi (t
2
< t
3
) ed h
2
ed h
3
le corrispondenti quote del pelo libero (h
2
<
h
3
), lintegrazione della (5.38) porge:
} }

=
3
h
2
h
2
3
3
t
2
t
dh h
2g b 0.385
A
dt
da cui:
|
|
.
|

\
|
=
3/2
2
1/2
3
2 3
h
1
h
1
2g b 0.385
A 2
t t (5.39)
la stima del tempo di vuotamento si esegue esplicitando t
2
dalla relazione (5.35) e sostituendolo
nella (5.39) dopo aver assunto per t
1
= 0, h
1
= h
O:
|
|
.
|

\
|
+ =
3/2
2
1/2
3
1/2
2
1/2
O VUOT
h
1
h
1
h h
2g b 0.385
A 2
t (5.40)
Carlo Gregoretti Idraulica capitolo 5 14 Nov. 08 113
5.10 Tempo di vuotamento di un serbatoio non prismatico.
Per un serbatoio non prismatico possibile determinare una relazione empirica tra il volume V e la
quota del pelo libero:
V = c h
n
(5.41)
Lequazione di continuit dei serbatoi, sostituendo la relazione (5.41) nella (5.32) diviene:
dt
dh
h n c
dt
dh
c Qu Qe
1 n
n

= = (5.42)
separando le variabili h e t dalla relazione (5.42) ed assumendo Qe = 0 e Qu = cq Au (2gh)
0.5
si
ottiene:
dh h
2g Au cq
n c
dt
2
3
n
= (5.43)
Per un serbatoio con apertura sul fondo il tempo di vuotamento diviene:
1/2 - n
O VUOT
h
3/2 - n
1
2g Au cq
n c
t = (5.44)
Per un serbatoio con apertura sulla parete il tempo di vuotamento diviene:
( ) ( )
|
.
|

\
|
+ =
/2 3 n
3
3/2 - n
2
1/2 n
2
1/2 - n
O VUOT
h h
5/2 - n
1
h h
3/2 - n
1
2g b 0.385
n c
t (5.45)