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Fluidodinamica delle macchine

Prof. Mauro Villarini


Introduzione alle turbomacchine e
alla teoria della similitudine
AA 2013-2014

Fluidodinamica celle macchine

Prof. Mauro Villarini


1

Effetti della viscosit del fluido


A parit di condizioni, la viscosit del fluido regolarizza
lefflusso:
Pensare ad una vena dolio (molto viscoso) contro una
vena dacqua
Allaumentare della velocit (con qualsiasi fluido) si osserva
che aumenta la turbolenza della vena:
Con laumentare della velocit del fluido aumenta
leffetto dovuto allinerzia che prevale sulleffetto
regolarizzante della viscosit

Effetti della viscosit del fluido


Un parametro che permette di valutare quanto gli effetti
inerziali prevalgano su quelli viscosi il numero di Reynolds:
La Forza di Inerzia data dalla massa per unaccellerazione:
Fi L3

La Forza viscosa segue la formulazione di Newton:


Fv L2

c
L

Da cui:
Fi L3c L
L L cL

Re
2
Fv
L c

Effetti della viscosit del fluido


Il numero di Re esprime il rapporto tra le azioni di inerzia
(perturbanti) e quelle viscose (regolarizzanti):
Per bassi Re prevalgono le azioni viscose e il profilo di velocit
facilmente calcolabile e risulta parabolico

La velocit media aritmetica


si realizza a r* R / 2
detto regime di moto detto laminare

Tale regime si ha per Re<2000 che difficilmente si realizza

Effetti della viscosit del fluido


Si prenda ad esempio un diametro interno di 100 mm
Si consideri aria a T ambiente visc cinematica=14e-6 m2/s
c

Re 14e 6 2000
d

100e 3

0,28m / s

Effetti della viscosit del fluido


Nella maggioranza di casi Re>2000 il regime si chiama
turbolento.
Il profilo di velocit non pi parabolico ma risulta
maggiormente uniforme allaumentare di Re.
Il profilo del tipo:

Molti autori suggeriscono:


n=1/7 per Re<100.000,
n=1/8 per 100.000<Re<400.000

Effetti dellelasticit del fluido


Tutti i fluidi sono comprimibili, essi riducono il loro volume
quando assoggettati ad un aumento di pressione.
Questo avviene (anche se in maniera modesta) anche per
quei liquidi definiti incomprimibili.
La comprimibilit fa s che una qualsiasi pertubazione (una
varizione di pressione istantanea ad esempio) si propaghi
nel dominio del fluido con una velocit finita

Effetti dellelasticit del fluido


La comprimibilit del fluido pu essere definita, similmente
ai solidi elastici, da un modulo elastico:

La derivata dp/d ha le dimensioni di una velocit al


quadrato:

c* proprio la velocit di propagazione di una pertubazione


dp nel fluido

Effetti dellelasticit del fluido


Minore la variazione di volume del fluido per un dp e pi
elevata la c*, se il fuido fosse incomprimibile c*=
Nellacqua in condizioni ambiente, una p=105 Pa (1 bar)
produce una variazione di 0,1 kg/m3
Tale valore talmente elevato da potersi considerare
infinito

Effetti dellelasticit del fluido


Per un gas in condizioni adiabatiche:

Il valore di c* cos calcolato in realt il valore minimo della


velocit di propagazione, corrispondente ad una
perturbazione infinitesima.
Binder ha dimostrato che se p la pressione del fluido e p
quella di innesco della perturbazione:

Regimi di moto subsonico,


transonico e supersonico
I problemi connessi con la velocit di propagazione delle
pertubazioni nel fluido meritano attenzione quando la
velocit c del fluido comparabile con c*.
Nellaria in condizioni ambiente (k=1.4, p=100 kPa, =1,2
kg/m3)c*=410 m/s.
La velocit del fluido pu raggiungere valori ben maggiori
di questo.
Risulta significativo il rapporto c/c* che prende il nome di
numero di Mach (Ma)

Numero di Mach (Ma)


Il numero di Mach rappresenta la radice quadrata del
rapporto tra le forze di inerzia Fi =ma e le forze elastiche
Fe=EL2:

Numero di Mach (Ma)


Quando Ma<1 il regime si chiama subsonico, i fenomeni
elastici meritano attenzione a partire da Ma=0,3-0,4
Per Ma=1 il regime si chiama transonico
Per Ma>1 il regime si chiama supersonico
Quando Ma>5 il regime si chiama ipersonico
Una perturbazione si muove allinterno di un fluido, nel
riferimento assoluto con velocit=c*-c

Numero di Mach (Ma)

a)
b)

c)
d)

Se c=0 si ha unonda stazionaria di propagazione


Se c>0 ma c<c* la pertubazione viaggia pi velocemente nel verso del moto (c*+c) e pi
lentamente nel verso opposto (c*-c).
Per Ma=1, c=c* non vi avanzamento della pertubazione nel verso contrario al moto(si
crea una zona del silenzio)
Nel moto supersonico, le linee di Mach creano un cono inclinate di un angolo , tale che
sen=c/c* e quindi

Numero di Mach (Ma)


In un condotto le perturbazioni ha sempre origine che pu
considerarsi puntiforme (unasperit), londa di Mach
sempre obliqua nel moto supersonico come visto
precedentemente.

C da dire che le perturbazioni nei condotti non sono di


tipo sonoro (lieve intensit e perci reversibili) ma sono
sempre di carattere dissipativo, londa che propaga le
perturbazioni prende il nome di onda durto

Efflussi del Fanno


Si consideri un condotto fisso in cui si sviluppi un efflusso
adiabatico, lentalpia totale
necessariamente
costante.
Se non ci sono attriti la velocit del fluido c costante se la
sezione del condotto costante, di conseguenza anche H
(entalpia termodinamica)

Efflussi del Fanno


Se vi sono attriti, questi dissipano energia in calore
dilatando il fluido, riducendone la densit:
Perch la portata rimanga costante (continuit) quindi
deve aumentare la velocit c del fluido.

Lentalpia termodinamica si riduce nel corso dellefflusso:

Efflussi del Fanno e del Reylegh


I diagrammi dellentalpia H in funzione di =1/, in un
efflusso con attriti a sezione costante prendono il nome di
curve del Fanno:

Tanto pi decrescente allaumentare del numero di Ma


iniziale

Schiere Palettate
Si definiscono schiere palettate insiemi regolari di pale
disposte a simmetria centrale con centro di simmetria posto
di norma sullasse geometrico della macchina.
Tra le pale contigue definito un condotto, tali condotti
sono tutti uguali e tanti quanto le pale:

Schiere Palettate

Schiere Palettate

Schiere Palettate
Una turbomacchina elementare costituita da due schiere
affacciate di pale, i cui condotti sono percorsi dal fluido in
successione:
1. Una fissa alla cassa chiamata statorica
2. Laltra calettata sullalbero e detta rotorica
Solo la rotorica in grado di scambiare lavoro con lesterno
(tramite lalbero)
Quella statorica ha il compito di produrre trasformazioni
energetiche nel fluido necessarie al corretto funzionamento
della macchina.

Schiere Palettate
Una turbomacchina elementare costituita da due schiere
affacciate di pale, i cui condotti sono percorsi dal fluido in
successione:
1. Una fissa alla cassa chiamata statorica
2. Laltra calettata sullalbero e detta rotorica
Solo la rotorica in grado di scambiare lavoro con lesterno
(tramite lalbero)
Quella statorica ha il compito di produrre trasformazioni
energetiche nel fluido necessarie al corretto funzionamento
della macchina.

Schiere Palettate
Quando possibile ottenere una trasformazione completa
in un singolo passaggio (statore-rotore) la macchina si
chiama monostadio.
Molto spesso si ha bisogno di porre in cascata pi gruppi
statore-rotore, in questo caso la macchina polistadio.

Schiere Statoriche
Le schiere palettate statoriche possono essere:
1. Accelleranti in questo caso vengono utilizzate nelle
macchine motrici per trasformare la caduta entalpica del
fluido in energia cinetica
2. Diffondenti, questultime utilizzate a valle delle giranti
delle macchine operatrici al fine di trasformare lenergia
cinetica del fluido in energia di pressione (compressori)

Ugelli
Quando la portata modesta, invece di pi condotti che il
fluido deve percorrere parallelamente, si possono utilizzare
uno o pi condotti detti ugelli.
Nellequazione dellenergia:

dQ=0 (adiabaticit),
dL=0 (fermo)
dLp=0 (trascuriamo al momento
gli attriti)

Ugelli
Ipotizzando che c0 =0
p dp
c2

p0
2

p A k dp Ak k 1d
p Ak k 1d
c2
p
k
k
k 2
k 1

Ak d
A
A
p0
2

1
k

1
p0

p0

p0
p

k p0 p
k p0 0 p

k 1 0 k 1 0 p0
k

Sapendo che
1 / k

k p0
p p
1
k 1 0 p0 p0

1/ k

p
p

p0 0
0 p0

Ugelli

Ipotizzando che c0 =0
(allingresso dellugello) la
seconda integrata porta alla
nota equazione di De Saint
Venant

Ugelli
Durante lefflusso per la
continuit della portata la
sezione dovr variare
inversamente a c
Ipotizzando che ps=0 (allo
scarico sia bassa, quindi s
bassa-> sc0
Sapendo che c0=0-> c=0
Sia avr una porzione del
condotto dove c massima e
quindi la sezione minima

In essa la p sar chiamata p critica (pc)


Per determinare il rapporto pc/p0 che rende massimo c (anche il
suo quadrato) baster derivare 2c2 e porlo uguale a 0

Ugelli

Si ottiene quindi

Ugelli

2 p

k p0

2 k
k

1
k

k 1 p
2 p

k p0
k p0

p
2

k 1 p0

k 1
k

2 k
k

2
p pc p0

k 1 p

k p0

k
k 1

1
k

Ugelli
I valori della velocit e della densit corrispondenti vengono detti
critici

Ricordando che:

cc quindi uguale alla velocit del suono nelle condizioni esistenti


in c

Ugelli
Nota la portata, lo stato del fluido a monte, la pressione a
valle e la trasformazione politropica(as esempio adiabatica):

a)Se la p1>pc per la p0 a monte, la sezione 1 data da


dove e c sono forniti da:

Condotto solo convergente

Ugelli
Nota la portata, lo stato del fluido a monte, la pressione a
valle e la trasformazione politropica(as esempio adiabatica):

Se la p1=pc per la p0 a monte, la sezione sar quella c


Condotto solo convergente

Ugelli
Nota la portata, lo stato del fluido a monte, la pressione a
valle e la trasformazione politropica(as esempio adiabatica):

Se la p1<pc per la p0 a monte, il condotto sar convergentedivergente. Angolo di apertura divergente 10-12 massimi per
evitare scollamenti della vena fluida

Equazioni di Hugoniot
Prendiamo leq. dellenergia

Per ladiabaticit:

da cui:

Prendiamo Eq. Di continuit nella forma:


dc d d

0
c

Equazioni di Hugoniot
Tale prima espressione di Hugoniot (per flussi adiabatici
isoentropici di fluidi comprimibili):
A monte della c d<0 e dc>0 quindi Ma<1
A valle d>0 e dc>0 quindi Ma>1
Quindi nella c d=0 e Ma=1

Con sviluppi analoghi otteniamo la 2 espressione di Hugoniot:

Equazioni di Hugoniot
La terza equazione di Hugoniot valida per gas per efflussi
adiabatici reali (non isoentropici)
Eq Energia in forma termica

sapendo che

Dividendo e moltiplicando per T il 2termine


Infine dividendo per c2

Equazioni di Hugoniot
La terza equazione di Hugoniot valida per gas per efflussi
adiabatici reali (non isoentropici)
Eq Energia in forma termica

sapendo che

Dividendo e moltiplicando per T il 2termine


Infine dividendo per c2

Comportamento Ugelli Fuori


Progetto

Si consideri un condotto convergente-divergente progettato per


un p0 e una p1 il diagramma delle p quello contrassegnato con
0

Comportamento Ugelli Fuori


Progetto

Si consideri una ps =
moto con Ma<1

poco inferiore a p0 tale che

lasci il

1- Il fluido nel tratto convergente


accellera espandendo, la p cala
2- Nella c d=0->dc=0 si raggiunge
la cmax e la pmin
3-nel tratto divergente lopposto di 1

Comportamento Ugelli Fuori


Progetto

Ad una ps =

si crea pc

1- Nella c si raggiunge Ma=1, il


diagramma delle p e delle c
mostra una discontinuit nella
sezione critica (punto C)
Rimandendo i due rami subsonici
non c rilevante differente rispetto
al caso precedente

Comportamento Ugelli Fuori


Progetto

Ad una ps >

fino a quella di progetto

Si crea unonda durto, la p procede come


0 (di progetto), fino ad una certa sezione
Y
Dove la p cresce bruscamente fino ad Y
per poi crescere gradatamente in regime
subsonico Ma<1
La discontinuit riporta il flusso da Ma>1 a
Ma<1

Comportamento Ugelli Fuori


Progetto

A misura che si riduce la pressione allo scarico dellugello, la


sezione del tratto divergente dove si genera londa durto si
ssposta sempre pi a valle
possibile costruire il luogo dei punti
come Y Z ecc., rappresentativi della
pressione a valle dellurto.

Diagramma e Cono di stodola


Si effettui lespansione di un fluido con trasfomazione di energia
potenziale in energia cinetica, in un ugello con c0=0, in assenza
di attriti.
La portata massica rapportata alla sezione sar:

Considerando la trasformazione adiabatica:

Si ottiene

Diagramma e Cono di stodola


Questa formula mostra come si annulli la portata massica per
p1/p0=0 e p1/p0=1
Costruendo un diagramma avente in ascisse la p1 e in ordinate
la portata in massa, si ottiene un diagramma ellittico con
massimo nella pc

Diagramma e Cono di stodola


Il significato fisico della curva solo a destra, per p1< pc si
verifica sperimentalente che la portata in massa non varia e
resta= a Mc, la portata in massa del tratto convergente deve
permanere anche in quello divergente, M dipende solo da p0 e
pc
La curva ha perci andamento rettilineo.

Diagramma e Cono di stodola


Tale portata Mc

Con lequazione di Poisson

Se le condizioni di efflusso sono tali da instaurare una pressione


critica, la portata funzione solo delle condizioni a monte

Diagramma e Cono di stodola


Il diagramma delle portate pur mantenendo la forma si
diversifica al variare di p0
In uno spazio a 3 variabili il grafico di prima diventa un cono,
cono di Stodola

Diagramma e Cono di stodola


Prendendo la sezione a p1=cost si ottiene

Costituito da due tratti


1-rettilineo(sezione della fascia piana)
2-tratto di iperbole
Tale diagramma mostra la M in funzione della p0

Comportamento reale degli


Ugelli

Eliminiamo lipotesi di:


1. c0=0
2. Lp=0
Iniziamo a considerare Lp=0 ma c00
Integrando lequazione dellEnergia in forma termica:
c12 c02
H 0 H1 H 01
2

quindi
c1 c02 2 H 01

Comportamento reale degli


Ugelli
Riferiamoci per alla forma meccanica

k 1

2k p0 p1 k
2
c1 c0
1
k 1 0 p0

c12 c02
dp

0
1

Esprimendo c0 tramite la portata



c02 c12 1
0

M 0 c0 0 1c1 1

Tramite lequazione di Poisson


Si ottiene
c1

1
1
1
0

p1

p0

2/ k


c02 c12 1
0

1

0
2

p1

p0

k 1

2k p0 p1 k
1
k 1 0 p0

2/ k

Comportamento reale degli


Ugelli
La velocit finale sempre fornita da De Saint Venant ma
moltiplicata per un coefficiente correttivo:

Tale fattore sempre > di 1 tranne che per c0=0

Comportamento reale degli


Ugelli

Se c0 si voglia determinare il rapporto pc/p0


Se si prolunga idealmente lugello a monte fino a raggingere
una velocit c0=0

Comportamento reale degli


Ugelli
Sapendo che:

Nel caso di c0>0 a parit di p0, pc aumenta rispetto a c0=0

Comportamento reale degli


Ugelli
Caso Lp>0
Nel piano entalpico unespansione adiabatica la retta 0-1l se
isoentropica e 0-1r se reale
A parit di p1 e p0 il H sfruttato minore

Comportamento reale degli


Ugelli
Per tener conto degli attriti si inserisce un coefficiente di velocit

Stodola propose (con l=lunghezza condotto e d=diametro)

Il Vavra propone la seguente formula

Configurazione dei condotti


statorici
Gli ugelli ad asse rettilineo sono scarsamente impiegati nelle
turbomacchine, poich questi devono anche distribuire il fluido
sulla palettatura rotorica.
Esse sono ad asse curvo, disposte su una superficie cilindrica
e collocate in parallelo.

Configurazione dei condotti


statorici

Nell ipotesi di pale prive di spessore, la sezione risulta


proporzionale a sen, lugello risulta convergente come
necessario per flussi subsonici
Per la continuit:

Configurazione dei condotti


statorici

Nell ipotesi di pale prive di spessore, la sezione risulta


proporzionale a sen, lugello risulta convergente come
necessario per flussi subsonici
Per la continuit:

cos c varia con sen


per compensare si sceglie h e D
in modo da compensare

Configurazione dei condotti


statorici

La velocit c del fluido aumenta come si riduce per esempio


se
c1/c0=3,86 per le energie cinetiche:

Normalmente le pale hanno uno spessore non trascurabile va


considerato quindi un coefficiente di ostruzione

Rendimento degli Ugelli

Oppure

Nel caso di c0=0 le due coincidono altrimenti:

Diffusori
Hanno scopo inverso agli ugelli, cio servono a rallentare il
fluido, trasformando in energia di pressione parte della loro
energia cinetica.
Secondo le equazioni di
Hugoniot se lefflusso
subsonico la sezione
deve aumentare,
viceversa se lefflusso
supersonico.
Sono posti a valle di
pale rotoriche di
compresori

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TRIANGOLI DI VELOCIT. MOTO ASSOLUTO E


RELATIVO DEL FLUIDO
Si prenda innanzi tutto in esame un condotto mobile di una macchina
radiale centrifuga
Sia O la traccia dell'asse geometrico dell'albero

La palettatura animata dalla velocit angolare ,


ogni punto della girante possiede una velocit di trascinamento u, con
u1<u2: u1= r1 u2= r2
Nelle macchine assiali u1=u2
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TRIANGOLI DI VELOCIT. MOTO ASSOLUTO E


RELATIVO DEL FLUIDO
Perch il fluido entri nella palettatura in condizioni di minime
resistenze, un osservatore solidale con il rotore dovr vedere arrivare il
fluido con una velocit relativa w1 diretta secondo l'angolazione 1

La velocit assoluta c1 cio rispetto ad un riferimento fisso sar:


c=w+u
i noti triangoli di velocit
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TRIANGOLI DI VELOCIT. MOTO ASSOLUTO E


RELATIVO DEL FLUIDO
Si prenda un condotto piano la traiettoria relativa di una particella fluida
sia 1-2 mostrato in figura

Un osservatore fisso vedr muoversi tale particella secondo 1-2 (si


riformano i triangoli di velocit)
Facendo cos per tutte le traiettorie infinitesime si ricavano i tubi di
flusso assoluto e relativo
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TRIANGOLI DI VELOCIT. MOTO ASSOLUTO E


RELATIVO DEL FLUIDO
Facendo cos per tutte le traiettorie infinitesime si ricavano i tubi di
flusso assoluto e relativo

I due tubi di flusso hanno la sezione 1 in comune quindi dovr essere


In cui c larea normale a c e c a w
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TRIANGOLI DI VELOCIT. MOTO ASSOLUTO E


RELATIVO DEL FLUIDO
Dalla figura si vede che c2 e w2 hanno la stessa proiezione sulla
normale:
c2m=w2m

wsen=csen

Dove m indica la componente meridiana


Che effettivamente smaltisce la portata

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Scambi di lavoro tra fluido e palettatura


Si riprenda lequazione dellimpulso al caso di macchina assiale,
trascurando il peso del fluido, Fs forza esercitata, M portata fluido

La potenza per unit di portata :

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Scambi di lavoro tra fluido e palettatura


Ovviamente tale equazione pu essere scritta anche in riferimento al
condotto relativo:

Ovviamente P deve essere uguale quindi:

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82

Scambi di lavoro tra fluido e palettatura


Si prenda in considerazione ora la macchina radiale con riferimento al
condotto assoluto,

chiamando
palettatura:

il momento delle forze trasmesse dal fluido alla

Se u1=u2=u si torna allespressione per la macchina assiale


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Scambi di lavoro tra fluido e palettatura


Si pu ottenere infine un espressione di P applicando il teorema di
Carnot:

E quindi diventa

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Scambi di lavoro tra fluido e palettatura

In questa espressione ci sono tre termini distinti:


1. La variazione di energia cinetica assoluta del fluido
2. La variazione dovuta alle azioni di inerzia
3. Gli effetti indotti dalla variazione di velocit rotorica del fluido
La formula mostra che per favorire lo scambio di potenza tra fluido e
palettatura le macchine radiali :
1. Se motrici (centripete) u1>u2
2. Se operatrici (centrifughe) u1<u2

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Scambi di lavoro tra fluido e palettatura


La formula mostra che per favorire lo scambio di potenza tra fluido e
palettatura le macchine radiali :
Se motrici (centripete) u1>u2
Se operatrici (centrifughe) u1<u2

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Grado di reazione
Il grado di reazione quellindice che misura il rapporto tra variazione
entalpica termodinamica subita nella palettatura rotorica rispetto alla
totale

Nelle turbomacchine motrici la palettatura statorica produce una certa


caduta entalpica e perci R<1
Spesso tutta la caduta entalpica si sviluppa nello statore R=0, la
macchina si dice ad azione, a reazione le altre
Nelle macchine operatrici alla palettatura rotorica affidato il compito di
conferire energia al fluido, non esistono macchine ad azione
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Grado di reazione
Sia la trasformazione reale indicata da 0-1-2

Il grado di reazione :

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Grado di reazione
utile esprimere il grado di reazione R in funzione della velocit del
fluido:

Eq energia adiabatica:
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Grado di reazione
Nella palettatura statorica dL=0 perci lintegrale diventa:

Nella palettatura rotorica invece tenuto conto di:

Nelle macchine assiali:

Solo questultime possono essere ad azione ponendo w1=w2


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Forme delle palettature rotoriche


Nella palettatura statorica dL=0 perci lintegrale diventa:
Nelle turbine ad azione R=0 deve
essere w1=w2
Senza attriti simmetria della schiera
rotorica
Se cos fosse nella realt si avrebbe
w2<w1 a causa delle perdite, perci si
conferisce una leggera espansione

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Forme delle palettature rotoriche


Percorso termodinamico di una macchina ad azione con leggera
espansione, (Figura a sinistra)

Dovendo lespansione solo compensare le perdite pu essere pensata


isoentalpica
Se la palettatura fosse simmetrica gli attriti provocherebbero una
riduzione di E. cinetica con conversione in entalpia, R risulterebbe<0
(Figura destra)
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Forme delle palettature rotoriche


Nelle turbine assiali a reazione w2>w1 perch esiste un espansione con
conseguente caduta entalpica
In genere si usa R=0.5

Statore e Rotore simmetrici

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Forme delle palettature rotoriche


Nei compressori assiali le coppie di palettature si presentano:

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Forme delle palettature rotoriche


In una palettatura assiale la continuit :
il coefficiente di ingombro delle palette
In genere si pone h=cost, se il fluido incomprimibile h=cost,
altrimenti lh deve compensare la variazione di densit.
In una compressione laltezza delle palette deve diminuire, in un
espansione deve aumentare
Se quindi Dm non varia:

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Forme delle palettature rotoriche


In una palettatura assiale la continuit :
il coefficiente di ingombro delle palette
In genere si pone h=cost, se il fluido incomprimibile h=cost,
altrimenti lh deve compensare la variazione di densit.
In una compressione laltezza delle palette deve diminuire, in un
espansione deve aumentare
Se quindi Dm non varia:

Se R=0
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Rendimento della schiera rotorica


Definiamo rendimento rotorico:

Il rendimento totale sar:

Risulta quindi la media pesata dei singoli rendimenti , aventi come pesi
le cadute entalpiche, moltiplicata per un fattore di recupero >1
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Rendimento della schiera rotorica

Estendendo il concetto di rendimento delle schiere anche agli aspetti cinetici


si ottiene il rendimento di palettatura

Di norma formulato per le turbomacchine motrici:


Rapporto tra il lavoro captato dalla palettatura rotorica e lenergia disponibile
a monte dello stadio:

La caduta disponibile HAC


Si aggiunge lE. cinetica posseduta c02/2
La trasformazione termodinamica AC
Alluscita il fluido ha E.cinetica c22/2

Il punto rappresentativo finale quindi D


Mentre O quello iniziale
L= HOD
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Etot= HOC
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99

Rendimento della schiera rotorica


Si pu scrivere:

Il rendimento di una turbomacchina quindi comprensivo di un rendimento


termodinamico (visto prima) e uno cinetico

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INIETTORI ED EIETTORI

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Principio di funzionamento Iniettori ed


Eiettori
Sono definiti Iniettori ed Eiettori macchine fluidodinamiche statiche, che hanno
lo scopo di trasferire un fluido, comprimendolo a spese dellenergia cinetica di
un altro fluido vettore, detto traente o motore.
Gli Iniettori hanno la funzione di comprimere una portata liquida traendo la
necessaria potenza dal contenuto entalpico di unadeguata portata del suo
vapore.
Gli Eiettori generalmente vengono utilizzati per estrarre fluidi indesiderati da
ambienti in depressione o di produrre condizioni anche spinte di vuoto.

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CENNI SULLA TEORIA DELLA SIMILITUDINE

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Criteri della similitudine


Provare sperimentalmente il comportamento di certe macchine
impossibile (si pensi ad un impianto di 600 Mwe)
necessario stabilire un criterio che permetta di trasferire i risultati degli
esperimenti da modelli di laboratorio (di piccola scala) a impianti di
grande scala
Per questa ragione bisogna impostare una corrispondenza biunivoca di
fenomeni, risultati, grandezze fisiche
Si prenda ad esempio una turbina a vapore, questa possiede una
geometria, si prende una lunghezza caratteristica l, tutte le restanti
lunghezze si rapportano a questa formando numeri adimensionali
Li=li/l
Una volta fissati l e tali Li sar nota la geometria della macchina

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Criteri della similitudine


Si potranno cos realizzare infinite macchine omotetiche, cio
geometricamente simili
Tutte avranno lo stesso insieme Li
Si pu quindi considerare tutta una famiglia di macchine aventi tutte lo
stesso insieme distintivo di rapporti Li
Si quindi stabilita una similitudine geometrica
La dimensione fondamentale di una qualsiasi macchina della famiglia
(avente gli stessi Li) pu essere rapportata alla dimensione fondamentale
del prototipo l0 ottenendo
=l/l0

sar uguale a 1 per il capostipite


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Criteri della similitudine


Ogni macchina di questa famiglia ha varie possibilit di funzionamento,
ad esempio, pu ruotare pi lenta o pi veloce
Ci si riferisca ad un fenomeno che si verifica nel funzionamento per
esempio il compiersi di un giro;
si misuri il tempo "t" necessario perch questo giro si compia e lo si
assuma come tempo fondamentale
Nel mentre avviene un giro nel tempo t avverrano tanti altri fenomeni.
Tutti questi fenomeni avverranno in tempi ti
Come per le lunghezze sar possibile definire dei rapporti Ti=ti/t che
render omotetiche una famiglia di macchine.
Abbiamo instaursato una similitutide temporale
Come per la similitudine geometrica si definisce =t/t0
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Criteri della similitudine


Risulta utile una rappresentazione 2D :

Ipotizzando che C sia la macchina capostipite, ogni altro punto


rappresenta una macchina cinematicamente simile (similitudine
geometrica e temporale)
Qulsiasi grandezza cinematica (velocit, accellerazione) sta in un
rapporto preciso con la stessa grandezza cinematica del capostipite:
c/c0=/
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Criteri della similitudine


In conclusione tutti i triangoli di velocit di macchine cinematicamente
simili sono tra di loro simili.
Se tra una macchina P e C esiste un certo rapporto e lo stesso rapporto
si ha per una macchina P, allora P e P non saranno solo simili ma eguali
cinematicamente

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Criteri della similitudine


chiaro che questo valido solo per le velocit, perch le accelerazioni,
ad esempio, non risultano affatto uguali
I triangoli di velocit sono uguali quando /=cost che una retta sul
piano di macchine simili

In particolare c' una retta della stella (congiungente l'origine con il punto
C rappresentativo del prototipo) che rappresenta una famiglia di infinite
macchine cinematicamente uguali al prototipo capostipite
La similitudine cinematica nasce dunque dall'accoppiamento di due
similitudini indipendenti.
La similitudine cinematica a due dimensioni, mentre le similitudini
geometrica e temporale sono ad una dimensione

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Criteri della similitudine


Allo stesso modo si pu individuare una massa fondamentale (la massa
di fluido elaborata dalla girante ad esempio)
Cos nelle varie parti della macchina si possono individuare tante masse
le quali rapportate alla massa fondamentale danno una serie di numeri
adimensionali:
Mi=mi/m
Sono dinamicamente simili tutte le macchine che (indipendentemente
dalle dimensioni e dai regimi) ammettono lo stesso insieme Mi.
Fissato m0 la massa fondamentale di una particolare macchina
(prototipo) sar possibile definire:
0=m/m0
Per la macchina fondamentale tale parametro vale 1

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Criteri della similitudine


Si pu cos costruire il diagramma tridimensionale di figura ed chiaro
che tutte le macchine appartenenti a questo spazio stanno in similitudine
geometrica, temporale e di massa

Il capostipite sar individuato da:


===1
L'insieme di queste tre similitudini fra di loro indipendenti costituisce una
similitudine dinamica, anzi, per meglio dire, una similitudine meccanica.
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Criteri della similitudine


Tra un qualsiasi punto P dello spazio ed il punto C rappresentativo del
capostipite esiste un rapporto ben preciso tra tutte le grandezze
dinamiche (ad esempio le forze).
Se con F chiamiamo una forza qualsiasi che caratterizza la macchina P,
e con F0 la corrispondente forza del capostipite, allora il rapporto tra
queste forze sar:
F/ F0=-2
i poligoni delle forze sono simili per tutti i punti dello spazio
stata qui contemplata una triplice infinit di macchine, fra di loro
meccanicamente simili.

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Criteri della similitudine


Per interpretare dei fenomeni termodinamici c' bisogno di una quarta
dimensione. Si stabilisce una similitudine termodinamica che si ottiene
dalla coesistenza della similitudine meccanica con una similitudine di temperatura.
possibile definire come prima un quarto parametro da aggiungere a ,
, e cio =1 per la macchina prototipo
Sembrerebbe che vi sia una grande molteplicit per la scelta del
modello di una macchina.
Le macchine funzionano di regola con fluidi facilmente reperibili in
natura, una prima limitazione di operare con i medesimi fluidi, la qual
cosa comporta l'equaglianza densit:
-3=1

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Criteri della similitudine


Se si vuole quindi che nei punti corrispondenti delle varie macchine
esistano le stesse densit, si deve bloccare la similitudine di massa, ma
anche quella di temperatura.
Restano cos solo due possibilit di azione ( e ): due parametri liberi
per scegliere il modello.

Nello spazio indicato in figura ci significa individuare la superficie =3,


che appartiene all'asse ed l'unico ente geometrico di questo spazio
su cui possibile agire.
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Criteri della similitudine


Si avrebbero in questo modo due gradi di libert per scegliere il modello.
Molto spesso non bastano, si pensi ad una macchina che dovr
generare vuoto o aspirare.
Il modello di laboratorio dovr essere pensato per avere secondo quanto
detto prima pressioni molto pi basse, ma in pratica molto spesso
impossibile.
Si deve quindi vincolare la pressione di esercizio come:
p
22 3 22 2 2 1
p0
Dovr essere quindi
Baster quindi per la scelta del modello scegliere
Se quindi si costruir il modello con scala =1/5 dovr essere =1/5
Nel modello di laboratorio dovr avere ad esempio velocit di rotazione
5 volte pi veloci (3000->15000 rpm) impossibile
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Criteri della similitudine


Un altro esempio quello delle macchine idrauliche
In queste lacqua che opera quindi le azioni sono condizionate da g
Tutte le accelerazioni devono mantenere lo stesso rapporto:

a
2 1
a0
Scelta la scala rimarr fissato anche il rapporto fra i tempi con stessi
problemi di prima.
Si deve quindi cercare di mantenere almeno 2 gradi di libert:
Si utilizza invece che il gh per le macchine idrauliche, il rapporto p/ ad
esempio con una pompa a monte che mi porta il p/ a valori desiderati.
Devono quindi essere inseriti artifizi per arrivare almeno a 2 gradi di
libert, non bisogna mai eccedere con troppo diverso da 1 (sopra 10 si
hanno effetti scala)
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Numero di giri specifico


Sono state prese in considerazione quali grandezze fondamentali quelle
che forniscono le dimensioni della macchina: una qualsiasi grandezza
meccanica pu essere scelta come fondamentale
Si pu assumere la Potenza P e il termine energetico p/

Nel S.I.
[P]=[MLT-2 LT-1]
E siccome M va con L3 per aver imposto che -3=1
[P]=[MLT-2 LT-1]=[L3LT-2 LT-1]=[L5T-3]
La potenza di un individuo della similitudine meccanica rispetto al
prototipo :

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Numero di giri specifico

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Numero di giri specifico


Ogni grandezza fisica pu essere espressa in funzione di P e p/
Invece che e poich i rispettive esponenti non sono proporzionali.
Ad esempio il numero di giri pu essere espresso:

Essendo K una costante adimensionale e


Determinabili da considerazioni dimensionali:

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due esponenti opportuni

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Numero di giri specifico

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Numero di giri specifico


Tra le molte scelte quella di P e p/ molto significativa in quanto
permette di affermare che per tutte le macchine meccanicamente simili
costante un ragguppamento di grandezze espressive
Potenza,
numero di giri ed
energia disponibile
Si pu scegliere nella famiglia quella avente P=1 e p/ =1, il numero di
giri di questa macchina viene chiamato numero di giri specifico

ns un parametro importante perch permette studiando il funzionamento


di una certa macchina, di accertare che nelle medesime condizioni,
funzioner bene una macchina simile.

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Numero di giri specifico


Per fare un esempio dellimportanza di tale numero, il Camerer defini una
gamma di ns nel quale dovevano lavorare le diverse macchine idrauliche
per essere efficienti:
La Pelton funziona bene con ns compreso tra 0-50 rpm
La Francis funziona bene con ns compreso tra 50-400 rpm
La Kaplan 400-1000 rpm
Il progettista trova quindi nel ns un preciso indirizzo per la scelta della
macchina adatta.

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Numero di giri specifico

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Numero di giri specifico


Nel caso di macchine a fluido comprimibile:

Dove A e B sono costanti dimensionali per ottenere le unit di misura


desiderate, eventualmente anche adimensionali.

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Raggruppamenti di variabili adimensionali


Quando si devono graficare i risultati sperimentali, in mappe risulta
necessario raggruppare le variabili in gioco in modo da ottenere
diagrammi facilmente leggibili ed utilizzabili.
Un criterio quello appunto di raggruppare le variabili in monomi, di
regola adimensionali per renderli indipendenti dalle unit di misura, scelti
e studiati in modo che siano significativi fenologicamente.
Si prenda una funzione dell G variabili del tipo:
f(G1,G2,G3.Gz)=0
Che potr sempre essere espressa nella forma:

K1G1n11G2n12G3n13...Gzn1z K2G1n 21G2n 22G3n 23...Gzn 2 z ..... 0

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Raggruppamenti di variabili adimensionali


Ad esempio prendiamo la legge di Newton:
F=ma
Che pu essere riscritta come F-ma=0
Si prendano le seguenti grandezze :
G1=F, G2=m,G3=a
K=1 n11=1 ottenendo F
K2=-1 n21=0 n22= n23=1
Tutti i termini della K1G1n11G2n12G3n13...Gzn1z K2G1n 21G2n 22G3n 23...Gzn 2 z ..... 0
Sono omogenei, sar quindi possibile normalizzare rispetto al primo
ottenendo numeri adimensionali.
Una qualsiasi funzione di z grandezze pu essere espressa nella forma
F(1, 2 , 3 , q)
Ove q un numero< di z e numeri adimensionali (Teorema del )
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Raggruppamenti di variabili adimensionali


Tutte le grandezze G dellespressione possono essere rappresentate
tramite grandezze fondamentali A, B, C (lunghezza, tempo, massa) :
[Gi]=[ABC]
Delle complessive z grandezze isoliamone le prime f=3

z-f

E assumiamole come grandezze chiave:


[G1]=[A1B1C1]
[G2]=[A2B2C2]
[G3]=[A3B3C3]
Moltiplichiamo G1, G2, G3 elevati ad esponenti generici x, y, z, ed anche
una quarta grandezza G4
Imponendo che le dimensioni siano nulle:
[G1 G2 G3 G4]=A0B0C0
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Raggruppamenti di variabili adimensionali


Tutto ci funziona se viene rispettato il seguente sistema:

1x+ 2y+ 3z+ 4=0


1x+ 2y+ 3z+ 4=0
1x+ 2y+ 3z+ 4=0
Il numero q degli adimensionali pari a z sottratto il numero delle
grandezze chiave
In meccanica q=z-3

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Raggruppamenti di variabili adimensionali


Per fissare le idee si considerino 5 parametri adimensionali per le forze
che normalmente intervengono in questo campo di studio:
Forze dinerzia
Forze gravitazionali
Forze di pressione
Forze elastiche
Forze viscose
Ad esempio dal rapporto delle Forze di Inerzia e la Forza Gravitazionale
si ottiene il numero di Froude

Per alcuni autori:

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Raggruppamenti di variabili adimensionali

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Raggruppamenti di variabili adimensionali

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Raggruppamenti di variabili adimensionali

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Raggruppamenti di variabili adimensionali

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Raggruppamenti di variabili adimensionali

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Raggruppamenti di variabili adimensionali


Prendiamo un caso pratico ti utilizzo di tali numeri adimensionali
Si vuole determinare la perdita di carico in un condotto a sezione
costante.
Sperimentalmente si vede che questa dipende dalle seguenti variabili:

rugosit
Per il Teorema di Buckingham ne bastano 4 (sono 6 + p) quindi 7-3=4

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Raggruppamenti di variabili adimensionali

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Raggruppamenti di variabili adimensionali


Bisogna determinare x,y,z quindi basta imporre ladimensionalit ai
secondi membri:

Si ottiene quindi un sistema di 3 equazioni in 3 incognite

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Raggruppamenti di variabili adimensionali


Quindi:

In definitiva:

Che in forma esplicita:

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Raggruppamenti di variabili adimensionali


In base a tale espressione si ricava il diagramma di Moody

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