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AGOSTINO

1. L’uomo, il pensatore, il cristiano


Vita di Agostino
 Nasce ad Tagaste nel 354 d.c., Africa romana. Suo padre è patrizio pagano e sua madre cristiana.
 Agostino trascorre la giovinezza tra Tagaste e Cartagine coltivando gli studi classici. La lettura di
Cicerone lo porta verso la filosofia.
 Nel 374 aderisce alla setta dei manichei (religione fondata dal profeta iraniano Mani  descriveva la
lotta tra il bene e il male, rappresentati il primo dalla luce e dal mondo spirituale e, il secondo, dalle
tenebre e dal mondo materiale), leggendo Aristotele però vengono messe in dubbio le verità del
manicheismo.
 Per un periodo Agostino accetta le teorie dello scetticismo (è una posizione filosofica, nell'ambito della
gnoseologia, che nega la possibilità di raggiungere, con la conoscenza, la verità in senso assoluto) per
poi abbandonarle.
 Agostino si reca a Roma e poi a Milano dove viene persuaso dal vescovo Ambrogio sulle verità cristiane
e diventa catecumeno (colui che intraprende il percorso di fede che si deve seguire per essere ammessi
al Sacramento del Battesimo).
 La madre venuta con lui lo influenza ancora di più e Agostino diviene cristiano definitivamente.
 Agostino scrive contro gli accademici che corrisponde al superamento dello scetticismo.
 Viene battezzato da Ambrogio. Diviene sacerdote e poi vescovo di Ippona.
 Le sua attività da vescovo consistono non solo nella difesa e al chiarimento dei principi cristiani
ma anche alla lotta contro i nemici di esso: manicheismo, donatismo, pelagianesimo.
 Agostino muore nel 430.
 Le sue opere principali sono: Confessioni, la città di dio, la vera religione e la dottrina cristiana.

2. Tratti principali de pensiero agostiniano


Con Agostino la riflessione teologica preferisce una dimensione soggettiva, quella dell’uomo che la
sviluppa.
Il problema teologico è in Agostino il problema dell’uomo Agostino. Ciò che Agostino offre ai sui elettori
è ciò che lui ha raggiunto per se stesso.
Il centro della pensiero di Agostino coincide con l’esplicitazione della sua personalità. L’atteggiamento della
CONFESSIONE è l’atteggiamento del pensatore che ha lo scopo di chiarire se stesso a se stesso e di
essere quello che deve essere.
AGOSTINO VUOLE CONOSCERE SOLO L’ANIMA E DIO:
→ L’anima è l’uomo interiore, l’io nella semplicità e nella verità della sua natura.
→ Dio è l’essere senza il quale non è possibile riconoscere la verità dell’io.
In questa interiorizzazione della filosofia, Agostino ha dei predecessori platonici a cui fa spesso riferimento,
soprattutto a Plotino.
Per i neoplatonici però l’introspezione era un privilegio solo per il saggio, mentre per Agostino può essere
fatta da ogni uomo.
Agostino raccoglie anche il meglio della patristica precedente: i concetti teologici fondamentali non
subiscono da lui variazioni ma si arricchiscono di un significato che prima non avevano: Agostino li fonda
nella ricerca.
La ricerca è la dimensione essenziale dell’uomo nella sua totalità, tutto l’uomo ricerca: ogni elemento
della sua natura muove verso l’ESSERE che solo può dargli consistenza e stabilità. Tale ricerca trova nella
ragione la sua disciplina e il proprio rigore ma non è esigenza di pura ragione.
Agostino riprende quindi l’importanza della ricerca, presentata da Platone nella filosofia greca. Ma la sua
ricerca si radica nella Religione. Egli si affida a Dio, perché solo Dio guida e determina la ricerca umana
sia come riflessione che come azione: la riflessione, nella sua verità, assume i tratti della fede nella
rivelazione e l’azione, nella sua libertà, diviene grazia concessa da Dio.
3. Ragione e fede
Lo scopo della ricerca di Agostino è conoscere Dio e l’Anima. Dio e Anima non richiedono due
ricerche diverse perché cercare l’anima significa cercare Dio. DIO SI CONOSCE, CONOSCENDO SE
STESSI (la propria anima).
Al centro della riflessione il rapporto tra Ragione e Fede che sono strettamente unite e collaborando si
rafforzano a vicenda.
La teoria Agostiniana dei rapporti tra ragione e fede è sintetizzata nella formula CREDI PER CAPIRE E
CAPISCI PER CREDERE.
Per capire, ossia trovare la verità, è necessario credere (avere fede che è come una luce che indica il
cammino) e viceversa per avere una fede salda è indispensabile comprendere ed esercitare l’intelletto, cioè
filosofare (avere ragione).
RAGIONE E FEDE sono due facce della stessa medaglia e rappresentano il rapporto dell’uomo con Dio.
Infatti l’oggetto della ricerca agostiniana non è il cosmo ma l’uomo, la persona nella sua singolarità
irripetibile e nella sua apertura a Dio.

4. Dal Dubbio alla Verità


Gli argomenti contro lo scetticismo
Contro lo scetticismo (dubitavano di tutto, affermando che non era possibile accedere ad alcuna verità),
Agostino sostiene che non è possibile dubitare di tutto perché la nostra esistenza è indubitabile, in quanto
se anche dubitiamo su di essa, dobbiamo per forza esistere. (SE DUBITO CERTAMENTE SONO).
Se dubito vuol dire che sono: non può dubitare chi non esiste. Per dubitare della verità si deve in
qualche modo già essere nella verità.
Quindi il dubbio presuppone un rapporto dell’uomo con la verità.
Tuttavia pur essendo nella verità, l’uomo non è la verità, ma è un semplice ricercatore della stessa poiché
mutevole e imperfetto mentre la verità è assoluta, immutabile e perfetta, quindi non può essere che Dio.
Il dubbio in Agostino apre nell’uomo la strada della ricerca di Dio (Verità Assoluta).

La teoria della illuminazione


Per spiegare come l’uomo riceva la verità da Dio, Agostino elabora la teoria dell’illuminazione.
Agostino sostiene che l’uomo riceve la verità da Dio il quale simile a una vivida luce «illumina» la
nostra mente permettendole di apprendere.
DIO (VERITA’ PERFETTA E IMMUTABILE) per Agostino è MAESTRO INTERIORE, LUCE ILLUMINANTE,
è artefice dell’umana capacità conoscitiva, infatti illumina la mente dell’uomo (LUME ILLUMINATO)
fornendogli i criteri immutabili di giudizio.
La dottrina agostiniana dell’illuminazione ha un presupposto filosofico preciso: la teoria platonica
della conoscenza.
Come Platone (teoria della reminiscenza) quindi, egli ritiene che nell’uomo esistano delle verità ( giustizia,
bene, uguaglianza ecc) che non possono derivare dalla mutevole percezione dei sensi (esperienza), ma
mentre in Platone tali verità derivavano dal mondo delle idee, per Agostino esse derivano da Dio, in
base al principio che la verità immutabile non è la ragione, cioè l’uomo, ma è la legge della ragione.
Se la ragione è superiore alle cose di cui giudica, la legge in base alla quale essa giudica è superiore alla
ragione, poiché scaturisce da quella legge o ragione suprema che è Dio.
La verità non sta nelle cose ma nell’uomo che giudica illuminato dalla luce divina che gli permette di
conoscere.
Chiudersi in se stessi (interiorità) e guardarsi dentro è la via maestra per arrivare a Dio, la verità di Dio
trascende l’uomo quindi essa non è mai pienamente posseduta ma rimane sempre un mistero che bisogna
solo amare.
LA VERITA’ DIVINA E’ LA MISURA DI TUTTE LE COSE. L’INTELLETTO UMANO E’ MISURATO
RISPETTO A ESSO.

Una forma di misticismo?


La teoria di Agostino non ha alcun carattere di misticismo (Dottrina che afferma la possibilità, nell'uomo,
di giungere all'assoluto grazie a capacità soprannaturali di cui l'uomo appare misteriosamente dotato) perché
la verità non è stabilita dall’uomo ma è a lui esterna e superiore, e Dio è il luogo dove essa è inserita.
La conoscenza parte dalla sensazione che per Agostino è una reazione da parte dell’anima ad un
dato esterno, ma poi la ragione, illuminata da Dio, interviene e giudica secondo criteri assoluti.
L’illuminazione è appunto la capacità di cogliere tali criteri/oggetti perfetti in Dio.. Non è una capacità
mistica o divinatoria ma si tratta di uno strumento presente nella ragione naturale dell’uomo (anche l’ateo sa
che 2+2 =4 e riconosce che si tratta di una verità Tutti gli uomini possono pervenire ad alcune verità tramite
la ragione ma solo il credente sa riconoscere in Dio il fondamento di queste nozioni).

Per Agostino una cosa è la possibilità di pervenire ad alcune verità (ogni essere razionale ha queste
capacità), un’altra è la capacità di riconoscere in Dio il fondamento di queste nozioni, ed è solo tale capacità
a essere riservata al credente e a distinguerlo dagli altri uomini.

5. Dio come Essere, Verità e Amore


L’ontologia in Agostino
Agostino riconosce vari tipi di “essere”, o meglio di “realtà”:
→ innanzitutto ci sono i corpi, ovvero le entità fisiche poste nello spazio e nel tempo;
→ quindi c’è la natura, che è l’insieme delle cose create e che, in quanto tale, comprende non
solo i corpi fisici, ma anche le entità spirituali.
Agostino usa il concetto di “sostanza” in riferimento sia agli enti corporei, sia a quelli spirituali. Quella della
sostanza è una categoria che accoglie in sé tutte le sostanze, e dunque anche Dio, però per definire Dio,
Agostino utilizza anche il concetto di “ESSENZA”, intendendo in questo caso la sostanza autosufficiente,
ovvero quella che per esistere non ha bisogno di appoggiarsi a nient’altro e che di conseguenza è increata,
a differenza di tutte le altre sostanze.

Riprende la dottrina platonica della gerarchia dell’essere e afferma che tutte le cose possiedono l’essere in
misura diversa, in un crescendo che va dalla materia inorganica a Dio, passando attraverso vegetali,
animali, uomini e angeli.
L’essere (DIO) è di per sé bene, e dunque tutto il creato è in qualche misura buono, sebbene lo sia in
maniera proporzionale al grado d’essere che possiede: in questo senso Dio è l’essere sommo, immutabile
e buono.

Gli attributi di Dio


DIO È IDENTIFICATO CON LA VERITÀ MA È ANCHE ESSERE AL SOMMO GRADO.
Dio è ESSERE E VERITÀ (DIO È ESSERE IN QUANTO VERITA’), TRASCENDENZA E RIVELAZIONE
INSIEME, PADRE E LOGOS (FIGLIO) INSIEME.
Dio è Essere (Padre), Verità (Figlio) e Amore (Spirito Santo)
Le prime due persone della Trinità ( padre e figlio ) si rivelano all’uomo che ricerca, lo stesso vale per la
terza “Lo spirito Santo” che è amore.
o L’uomo ricerca Dio nella propria interiorità. Lo spirito santo è amore, quindi dio è amore, oltre che
essere e verità. Amore e verità vanno congiunti: non ci può essere amore se non per la verità e nella
verità.
o Amare dio significa amare l’amore, ma non si può amare l’amore se non si ama: l’uomo perciò non
può amare Dio che è amore, se non ama l’altro uomo.
o L’amore fraterno tra gli uomini non solo deriva da Dio ma è Dio stesso.
o Cosi come Dio si rivela come verità solo a chi cerca la verità, allo stesso modo si offre come amore solo
a chi ama.
o Non è possibile cercare Dio se non attraverso l’atteggiamento della CONFESSIONE: entrando
nella propria interiorità e riconoscendo il proprio autentico sé.
o Se l’uomo non cerca se stesso, non può riconoscere Dio.
o L’uomo non può riconoscere la trascendenza se non cerca, ma non può cercare se la trascendenza non
lo chiama a se.
o Dio nella sua trascendenza è dunque la condizione della ricerca da parte dell’uomo.
o Dio è la condizione dei rapporti umani, in quanto amore e condiziona e rende possibile ogni amore.
o Perciò l’amore divino o spirito santo, è la condizione che porta l’uomo non solo verso se stesso e verso
dio, ma anche verso gli altri uomini.

6. La struttura trinitaria dell’uomo e il peccato


La possibilità di cercare dio e di amarlo è radicata nella stessa natura umana. Gli uomini sono creati ad
immagine e somiglianza di dio, hanno quindi la possibilità di ritornare a lui e riconoscerlo.
A rendere possibile il ritorno a lui è la struttura trinitaria dell’uomo  l’uomo è, conosce e ama, proprio
come dio è essere(padre), intelligenza(figlio) e amore(spirito santo).
L’uomo è composto di tre facoltà che rispecchiano tre aspetti di Dio: - La MEMORIA che è l’esistenza
o presenza dell’anima a se stessa; - L’INTELLIGENZA; - La VOLONTÀ o amore.
→ Queste tre facoltà costituiscono un solo individuo e una sola vita.
→ La stessa struttura interiore dell’uomo rende possibile quindi la ricerca di dio.
→ L’uomo è e in quanto essere è bene.
→ Tuttavia l’uomo può però allontanarsi o decadere dall’essere, e in tal caso pecca.
→ La costituzione dell’uomo come immagine di Dio gli dà la possibilità di rapportarsi a dio ma non
garantisce che ciò avvenga sempre.
→ L’uomo è soprattutto l’uomo vecchio, esteriore o carnale, che nasce, cresce, invecchia e muore; ma
può essere anche uomo nuovo o spirituale, che può rinascere spiritualmente e riuscire a sottomettere
l’anima alla legge divina.
→ Anche l’uomo nuovo ha le sue età, che però sono date dal suo progressivo avvicinarsi al divino, non
dal trascorrere del tempo
→ Ogni individuo è, per natura, uomo vecchio, ma deve diventare uomo nuovo, deve rinascere alla vita
spirituale
→ L’uomo deve scegliere fra: - Vivere secondo la carne, indebolendo e rompendo il proprio rapporto con
l’essere, cioè Dio, e cadendo nella menzogna e nel peccato; - Vivere secondo lo spirito, rinsaldando il
proprio rapporto con Dio e preparandosi a partecipare alla sua stessa eternità. Fra le due scelte, solo la
seconda è autentica, quella con cui l’uomo decide di aderire all’essere, di rapportarsi con Dio.
→ La causa del peccato è una sola: la rinuncia, per superbia, a quell’adesione. E proprio la superbia
della volontà che si distoglie dall’essere e si attacca a ciò che è meno dell’essere, cioè il peccato Il
peccato è la rinuncia a ciò che è sommo per ciò che è inferiore.

7. Il problema della creazione e del tempo


La creazione dal nulla
In quanto essere dio è il fondamento di tutto ciò che è, e dunque è il creatore di tutto.
La mutevolezza stessa del mondo dimostra che il mondo è l’essere minuscolo che è stato creato dal nulla da
un Essere eterno. La filosofia Greca era ferma al principio eleatico che “nulla deriva dal nulla”. Lo stesso
demiurgo di Platone non crea ma ordina la materia.

Agostino in antitesi alla filosofa antica afferma che Dio ha creato il mondo dal nulla.
Agostino analizza le tre tesi sull’origine del mondo elaborate dalla filosofia: 1. dualismo, 2. emanazionismo,
3. creazionismo.
1. Il dualismo platonico va scartato perché implica un dio artigiano e una materia esterna ad esso
preesistente, che limiterebbe la potenza di dio.
2. Secondo l’emanazionismo Il mondo potrebbe essere un’emanazione di Dio, ma allora in questo caso si
arriverebbe al Panteismo: quindi il mondo sarebbe esso stesso divino, perché identico a Dio.
3. Creazionismo. Dio allora ha creato il mondo dal nulla e l’ha fatto attraverso la parola. Parola intesa
come logos, ovvero il figlio di dio che è coeterno a dio. Il figlio ha in se le idee cioè le forme immutabili
delle cose, e in somiglianza ad esse tutte le cose vengono create. Queste forme sono l’eterna e
immutabile ragione attraverso la quale dio ha creato il mondo. Idee platoniche cessano di essere
entità esistenti di per sé e diventano i pensieri eterni di dio. Iperuranio=mente di dio o logos. Le idee
divine determinano la divisione e l’ordinamento delle cose.
Le idee divine sono avvicinate da Agostino alle ragioni seminali degli Stoici. L’ordine del mondo è garantito
appunto dalle ragioni seminali che determinano la divisione e l’ordine delle cose singole.

Il tempo e l’eternità
Il problema del tempo si presenta anche ad Agostino: «Che cosa faceva Dio prima di creare il cielo e la
terra?». Per Agostino Dio è l’autore non solo di ciò che esiste nel tempo, ma anche del tempo stesso.
Prima della creazione non c’era tempo: non c’era un «prima» e non ha senso domandarsi cosa Dio
facesse allora. L’eternità è al di sopra di ogni tempo; in Dio nulla è passato e nulla è futuro perché il suo
essere è immutabile e, quindi, un presente eterno in cui nulla trapassa.
Origene sosteneva che se il mondo è sempre esistito perché non è concepibile un tempo anteriore
all’esistenza del mondo, ciò non vuol dire che il tempo sia eterno come Dio o coeterno. Il mondo ci fu
sempre perché sempre ci fu chi lo creò, la causa creatrice non è anteriore al tempo, ma superiore ad esso.
Per Agostino questa tesi è contraddittoria il tempo non può essere coeterno con Dio perché non sarebbe
tempo. Il tempo per quanto infinito nel passato e nel futuro , implica il mutamento che è estraneo
all’immutabilità di Dio, che è assenza di tempo o eternità.
Bisogna saper distinguere tra eternità, che è realtà permanente, cioè eterno presente senza passato
e senza futuro e “tempo” che implica il mutamento
Ma che cos’è il tempo? Non è una realtà permanente in quanto è costituito da il passato, che non è più, dal
futuro che non è ancora; e da un presente che passa continuamente dal futuro al passato, perché se fosse
sempre presente, non sarebbe tempo, ma eternità. Nonostante il tempo sia così sfuggevole, si riesce a
misurarlo e a parlarne. Questa misura avviene nell’anima, perché non si può misurare il passato che non
è più, o il futuro che non è ancora; ma noi abbiamo memoria del passato e siamo in attesa del futuro.
Il futuro non c'è, ma nell’anima c’è l’attesa delle cose future; il passato non c’è più, ma nell’anima c’è la
memoria delle cose passate. Il presente è privo di durata e in un istante trapassa, ma dura nell’anima
l’attenzione alle cose presenti.

Dio, essendo eterno, è al di fuori dal tempo. Il tempo è strettamente connesso all’anima dell’uomo.

8. Polemica al manicheismo e il problema del male


Agostino visse con grande tormento il problema del male e affermava che il mondo e l’uomo celano molti
mali fisici e morali.
Agostino inizialmente ammetteva due principi opposti: bene e male in continua lotta tra loro. Poi abbandona
questa tesi manicheistica perché metteva in dubbio l’incorruttibilità di dio.

Manicheismo: setta del III sec. a.C (principe persiano Mani) che ritiene che vi siano due principi: il bene ed il
male: il primo Dio, il secondo il Demonio. Questi due principi si combattono eternamente, anche nell’uomo
c’è questa lotta continua. Inizialmente Agostino l’approva ma poi si rende conto che è impossibile perché è
come dire che l’uomo non ha né il merito di fare bene, né la colpa di fare male. Egli non sarebbe più
responsabile di niente. Inoltre la tesi manichea va contro il concetto di incorruttibilità di Dio in quanto il male
può nuocere a lui.

Agostino allora afferma che se Dio è bene amore e provvidenza perché esiste il male, e da dove deriva?
Il male non deriva dalla materia come diceva Platone poiché la materia essendo creatura di dio è bene.
Agostino allora nega la realtà sostanziale del male e dice che esso è una forma di non essere del
bene. Tutto ciò che deriva da Dio è ESSERE e BENE e coincidono.
Il male è privazione del bene. Il male non ha una realtà metafisica sua propria. Dio quindi non crea il male
ma solo il bene di cui il male è privazione (Dio non crea il male, altrimenti creerebbe il non essere).
Nel mondo ci sono però mali fisici e morali.
I mali fisici o di natura:-o derivano dalla struttura gerarchica dell’universo -o fungono da elementi necessari
per l’armonia del cosmo, hanno la funzione di completare il bene come le ombre sono indispensabili per
dare risalto alle luci di un quadro.
→ I mali fisici (malattie, sofferenze, morte ecc.. ) non esistono perché e solo un momento di una totalità che
è bene. I mali fisici sono la punizione per il peccato originale. E quindi hanno una funzione
complessivamente positiva.
→ Il male morale risiede nel peccato che è una rinuncia a Dio e si volge a ciò che è inferiore.
In conclusione per Agostino o il male non esiste perché fa parte di un ordine cosmico che
globalmente è un bene, oppure è dovuto all’uomo (è il Libero Arbitrio dell’uomo = scelta libera
dell’uomo), questo viene definito assoluto ottimismo teologico.

9. La polemica contro il donatismo


Il Donatismo basava la sua dottrina sul principio dell’assoluta intransigenza della chiesa nei
confronti dello stato; sosteneva che la Chiesa doveva essere esclusivamente una società di eletti, cioè di
santi, e affermava la nullità dei sacramenti amministrati da peccatori; quanti entravano a farne parte
dovevano ricevere nuovamente il battesimo. I fedeli potevano scegliere se giudicare validi i sacramenti
ricevuti dai ministri religiosi che non si attenevano a tali regole.
Agostino afferma la validità dei sacramenti indipendentemente dalla persona che li somministra, perché
attraverso la figura del sacerdote, Cristo opera direttamente sul fedele e dunque l’efficacia del sacramento
non è mai da mettere in discussione.
Riguardo inoltre all’elitaria concezione del Donatismo, Agostino osserva che questa non può essere
considerata come una minoranza di persone che si isolano dal resto dell’umanità.

10. Polemica contro il pelagianesimo


Il Problema del libero arbitrio e della grazia
Il monaco Pelagio critica le dottrine di Agostino: Pelagio negava che Adamo avesse indebolito la libertà
originaria dell’uomo e quindi la sua capacità di fare il bene. Il peccato di Adamo costituiva solo un cattivo
esempio e che non toglie all’uomo la possibilità di reagire e decidere per il meglio. Pelagio era convinto che
l’uomo potesse operare virtuosamente senza bisogno del soccorso straordinario della grazia divina.
Riteneva dunque inutile l’opera redentrice di cristo.
Agostino reagisce dicendo che con Adamo aveva peccato tutta l’umanità. L’umanità doveva quindi
avere una punizione alla quale poteva sottrarsi solo con la grazia.
Per spiegare la trasmissione del peccato Agostino si appella al traducianesimo, per il quale l’anima
viene trasmessa da padre a figlio attraverso la generazione del corpo. Agostino qui si inclina verso un
pessimismo radicale riguardo alla natura dell’uomo.
Agostino poi insiste sul carattere imperscrutabile della scelta divina che sembra escludere alcuni uomini
dalla salvezza per sceglierne altri. Principio per cui la libertà umana si identifica con la grazia di dio: la
volontà è libera solo quando non è asservita al peccato ed è questa libertà che può essere restituita
all’uomo solo dalla grazia divina.
Il primo libero arbitrio dato ad Adamo consentiva nel poter non peccare. Perduta questa libertà l’uomo è
costretto a non poter non peccare, l’uomo può vincere il peccato solo con l’aiuto della grazia divina. Una
libertà diversa è concessa in dono ai beati, quella di non poter peccare. Il poter non peccare, la liberazione
totale del male, è dunque una possibilità dell’uomo interamente fondata su un dono divino.

11. Libertà, grazia, predestinazione: teoria della salvezza


La grazia è un fattore:
 DETERMINANTE: le disposizioni che renderanno l’uomo giusto e che lo porteranno alla salvezza
dipendono da dio, dal conferirgli o meno la grazia.
 NON È DETERMINANTE: la grazia di dio concessa coopera con la volontà dell’uomo di essere salvato.
La teoria di Agostino non prende nessuna delle due parti e rimane un po’ ambigua, la grazia divina è
comunque in ogni caso indispensabile per la salvezza. Da un lato dio concede a tutti la grazia necessaria
alla salvezza e poi l’uomo ha la possibilità di usarla e salvarsi, dall’altra la grazia è concessa solo ad alcune
anime.

12. La città di dio


Dopo il Sacco di Roma si cominciò a vedere nel Cristianesimo un elemento di debolezza per l’impero
romano e a pensare che la sicurezza e la forza dell’impero fossero legate al Paganesimo.
Agostino scrisse la città di Dio contro questa tesi e afferma che

1. la lotta tra vita secondo la carne e secondo lo spirito domina anche la storia nella quale c’è
una lotta tra due città o regni corrispondenti: CITTÀ TERRENA O CITTA’ DEL DIAVOLI (CITTA
DEGLI EMPI) E CITTÀ CELESTE O DI DIO (CITTA’ DEI GIUSTI).
La vita dell'uomo è dominata dall'alternativa di vivere secondo la carne o secondo lo spirito.
La storia dell’umanità è la storia della lotta tra due città: quella terrena e la città celeste. Le due città
sono contrapposte ma anche congiunte e lo saranno sempre. Nessun periodo storico è dominato
esclusivamente dall’una o dall’altra. Roma per esempio è stata il trionfo delle forze del male ma è
stata anche il mezzo di cui si è servita la provvidenza per diffondere il cristianesimo.
Solo interrogando se stessi si potrà capire a quale città si appartiene.
2. Agostino poi distingue sei epoche della storia (che vanno da Adamo alla fine del mondo )
comprese in 3 periodi, secondo i gradi del progresso spirituale.
→ Nel primo periodo gli uomini vivono senza leggi e non lottano ancora contro i beni mondani;
→ Nel secondo vivono sotto la legge e perciò combattono contro i beni materiali, ma ne sono vinti.
→ Il terzo periodo è invece il tempo della grazia, in cui gli uomini combattono e vincono le tentazioni
del mondo.
3. In quest'opera egli afferma che Roma è la babilonia d’occidente, alle sue origini c’è un fratricidio,
quello di Romolo che riproduce quello di Caino, dal quale è nata la città terrena.
4. All’idea secondo la quale le sventure di Roma sono state causate dall’abbandono del
paganesimo, Agostino risponde che i mali fisici e morali esistevano già quando il paganesimo era in
fiore a Roma e il Cristianesimo non esisteva ancora.
5. Infine, per quanto concerne la costruzione dell’Impero, il filosofo afferma che essa non deriva dal
volere delle false divinità della mitologia, ma dai disegni superiori della Provvidenza.
6. Nella città di Dio agostino analizza anche la filosofia pagana e riscontra che Platone ha
riconosciuto la spiritualità e l’unità del divino ma non ha glorificato e adorato dio come tale, anzi ha
ammesso il politeismo.
7. Agostino ammette anche che i neoplatonici avevano indubbiamente intravisto il fine dell’uomo e la
sua patria celeste ma non avevano capito la strada che porta a essa, che i cristiani vedono
appunto in cristo.

Nuova concezione del Tempo e della storia


La città di Dio è importante anche per la filosofia della storia: il tempo veniva raffigurato come un
cerchio, come un corso circolare e gli avvenimenti si ripetevano sempre.
Con la dottrina cristiana il tempo assume una interpretazione lineare. Il succedersi degli avvenimenti
separati non è senza senso ma è una totalità dotata di significato e di scopo.
Con il Cristianesimo arriva un nuovo modo di rapportarsi al tempo e alla storia. Agostino critica, nelle sue
Confessioni , la concezione ciclica della storia e del tempo propria dei Greci e valorizza la concezione
lineare del tempo propria dei Cristiani.

Ad ognuno è dato di vivere e morire una sola volta. Il cristianesimo ha una concezione lineare del tempo a
differenza della concezione pagana che era caratterizzata dal movimento ciclico dell’eterno ritorno
dell’identico.
Per i filosofi pagani, il mondo non aveva avuto un principio (il concetto di creazione dal niente tipico del
cristianesimo non era presente nel mondo classico) e non avrebbe avuto una fine ma si sarebbe verificato
l’eterno ritorno ciclico del tempo e degli avvenimenti. Questa teoria dell’eterno ritorno dell’identico dava
la certezza della stabilità del cosmo e dell’esistenza di un ordine immutabile.

Per Agostino la teoria ciclica dell’universo è priva di speranza perché la speranza è legata necessariamente
al futuro e non vi può essere un vero futuro se i tempi passati e futuri sono concepiti come il ritorno
dell’identico senza né un principio né una fine: l’infinita ripetizione dell’identico era priva di speranza.

Per Agostino come per ogni cristiano una novità irripetibile aveva cambiato il corso della storia: la nascita e
la risurrezione di Gesù, evento unico ed irripetibile che aveva modificato il destino dell’intera
umanità.

Inoltre Agostino attaccava duramente la concezione pagana dell’esistenza del fato e la sostituiva ad essa
l’idea della Provvidenza mediante la quale il dio cristiano totalmente superiore rispetto all’universo guidava il
corso degli eventi. L’unico senso ultimo che possiede la storia è quello di essere il luogo dove avviene
la lotta tra la “civitas Dei” e la “civitas terrena”.

L’intera concezione della storia agostiniana ha come principale scopo di dimostrare la presenza di Dio nella
storia e di evidenziare che tutti gli avvenimenti storici sono interamente subordinati alla volontà di Dio, che
agisce tramite la Provvidenza Divina, la quale prevede e oltrepassa le intenzioni degli uomini. La storia è
quindi la storia della salvezza che dall’Eden alla caduta alla redenzione.