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NUOVO TESTAMENTO:

TEOLOGIE
IN DIALOGO C U L W E
Scritti in onore di Romano Penna
nel suo 70" compleanno

a cura di
NICOLA CIOLA - GIUSEPPE PULCINELLI

EDIZIONI DEHONIANE BOLOGNA


f'
'LC L , &
Alcune note sui primi versetti della Genesi
(Gen 1,l-3) e la loro ricezione
nel prologo giovanneo

È ben noto fin dai tempi di Origene che la prima espressione del Vangelo
di Giovanni i v &pxfi è una citazione dell'inizio della Genesi ber2's'it (LXX i v
cipxfi), ma è altrettanto ben noto che il primo versetto del libro della Genesi con-
tiene difficoltà linguistiche - prevalentemente sintattiche - che hanno generato
molteplici controversie non solo tra gli studiosi moderni, ma anche ai tempi delle
antiche traduzioni. I primi versetti della Genesi, infatti, sono stati nel tempo rilet-
ti e interpretati in vario modo, così che è del tutto normale chiedersi attraverso
quale tradizione ermeneutica essi siano pervenuti all'autore del quarto evange-
lo. È infatti possibile che il senso letterale del testo genesiaco fosse lontano dal-
l'ermeneutica in vigore all'epoca in cui fu redatto il quarto evangelo.
Oltre a questo processo di interpretazione posteriore, lo stesso racconto di
creazione della Genesi è inserito in un contesto tradizionale semitico di raccon-
ti cosmogonici, così da essere esso stesso debitore di precedenti tradizioni. I
primi versetti della Genesi ci offrono così la possibilità di percorrere una lunga
strada di «inculturazione» raccogliendo sia dati precedenti, sia successivi alla ste-
sura del racconto della Genesi.
In questo mio breve contributo non intendo certo proporre la soluzione
definitiva a ogni difficoltà presente in questi versetti, quanto piuttosto - muo-
vendomi con la medesima attenzione al contesto culturale circonvicino che ha
sempre caratterizzato il metodo esegetico di Romano Penna - vorrei precisare
alcuni dati linguistici e comparativi rispetto a Gen 1,l-3 e offrire alcune note
sulle riletture giudaiche precedenti e contemporanee alla teologia giovannea
della creazione tramite il Log0s.l

Non solo in Gv 1,3.10,ma anche in Col 1,15-18troviamo la medesima teologia della creazione per
mezzo di Gesù Cristo (anche se qui si userà un verbo diverso, più precisamente di creazione, rispetto a quel-
lo giovanneo).
74 DuZPAntico ul Nuovo Testumento

I1 controverso sintagma preposizionale berE5it (lett. «in principio») con cui


inizia la Bibbia contiene tre ben note difficoltà linguistiche: la mancanza dell'ar-
ticolo nella preposizione be; l'incertezza sullo stato (assoluto o costrutto) del
sostantivo rES'it; la questione se a tale sintagma segua una frase principale indi-
pendente oppure una proposizione secondaria retta da una successiva principa-
le. Se per la prima delle questioni sembra esserci un certo consenso nel ritenere
corretta la vocalizzazione masoretica senza arti col^,^ in merito alle altre que-
stioni le opinioni divergono fortemente, anche in virtù delle conseguenze teolo-
giche che la scelta sintattica porta con sé.
Nonostante le antiche traduzioni greche e latine abbiano inteso rE5it in
stato a s s ~ l u t o in
, ~ tutte le altre quattro occorrenze del sintagma berES'it nel
testo biblico (Ger 26,l; 27,l; 28,l; 49,34) esso si trova in stato costrutto: «All'i-
nizio del (regno di.. .)D, conformemente alla semantica del sostantivo che, fuori
dal contesto ~ u l t u a l eindica
,~ prevalentemente l'inizio di una cosa e quindi è
necessariamente seguito dal complemento di specificazione (cf. Gen 10,lO;Am
6,6; Mic 1,13).5
La comprensione di rE5it come sostantivo in stato costrutto, comporta -
quasi automaticamente6 - una comprensione del primo versetto come frase
secondaria temporale, costringendo così a cercare la proposizione principale suc-
cessivamente al v. 1.In questo caso gli esegeti si trovano di fronte a una duplice
possibilità: o la frase principale è il v. 1,2 «la terra era. ..D, oppure il v. 1,3 «allora
Dio disse», intendendo il v. 1,2 come una incidentale che descrive la situazione in
cui si svolge l'azione narrata dal v. 1,3.
Riassumendo, ci troviamo di fronte a una triplice possibilità interpretativa:
a) ber25it introduce una proposizione principale a mo' di titolo, essendo
così il v. 1separato dai seguenti vv. 2-3: «In principio Dio creò il cielo e la terra.
La terra era.. . D ; ~
b) ber25it introduce una proposizione temporale secondaria essendone il
v. 2 la rispettiva principale: «Quando Dio creò il cielo e la terra, la terra era.. .»;

Le annotazioni esaplari sui codici della LXX non costituiscono una ragione sufficiente per chia-
mare in causa una variante testuale. Cf. U. R ~ R S W O R D-EG.NWARMUTH, ~ 1 sbr'iyt
t mit Artikel zu vokali-
sieren?», in W. ZWICKEL (ed.), Biblische Welten: Festschriftfur Martin Metzger, (OBO 123), Universitatsver-
lag-Vandenhoede & Ruprecht, Fnbourg-Gottingen 1993,167-175.
Così ad esempio la LXX, la Vulgata e Gv 1,1.
Solo nei testi cultuali réliit, con il significato di «primizia», si trova in stato assoluto, cf. ad esempio
Lv 2,12; Ne 12,44.
Cf. HALOT, s.v. n7ltiK1,II, 1091-1092.
ci Si deve ricordare qui la tesi di M. BAUKS, Die Welt am Anfang. Zum Verhaltnis von Vonvelt und
Weltentstehung in Gen 1 und in der altorientalischen Literatur, (WMANT 74) Neukirchener, Neukirchen-
Vluyn 1997,92 dove, pur ritenendo ré'fit allo stato costrutto (p. 83), intende il v. 1 come la prima frase prin-
cipale di una triplice struttura parattattica che rimarrebbe anacoluta.
Questa è la resa più comune nelle traduzioni correnti; cf. tra gli altri la traduzione della CEI, della
LXX e della Vulgata.
Alcune note sui primi versetti della Genesi ( G e n l ,1-3) 75

C) berC's'itintroduce una proposizione temporale secondaria essendo il v. 3


la principale, mentre il v. 2 rappresenterebbe una incidentale: «Quando Dio creò
il cielo e la terra, (mentre) la terra era [...l, allora Dio disse».
Poiché esistono motivazioni favorevoli a tutte e tre le interpretazioni, l'u-
nica via di uscita è quella di ricercare non solo una corretta interpretazione
grammaticale (cf. 3 2), ma anche contestuale, nel confronto con narrazioni di
genere simile (cf. 9 4).

Nonostante le traduzioni antiche8e molti studiosi moderni9propendano per


la resa a), non mancano i commentatori che si sono orientati a favore della resa
c).1° Quest'ultima ipotesi è stata sostenuta già ai tempi di Rashi di Troyes, il quale
diceva: «I1 termine reshit, "principio", nella Scrittura si trova sempre in connessio-
ne grammaticale con la parola che lo segue [. ..l. Allo stesso modo, qui si deve tra-
durre in principio creò come se fosse al "principio del creare di Dio"».ll
La resa C) è supportata inoltre dalla sequenza verbale del v. 2 (waw-sog-
getto-qatal) che, contrariamente al wayyiqtol, non indica il proseguimento della
linea narrativa, quanto piuttosto uno sguardo «retrospettivo» o «circostanziale»
rispetto al tempo definito dalla linea narrativa.12I1 versetto esprime pertanto la
condizione o lo stato della realtà quando Dio iniziava la sua opera creatrice. Una
traduzione fedele alla forma grammaticale ebraica potrebbe pertanto essere
«essendo la terra.. .»o «mentre la terra era.. .».
Questa interpretazione sintattica del v. 2 rinforza la teoria che vede il v. 1
come una proposizione temporale introdotta da berC's'it.Si noti inoltre che l'uso
di un sostantivo allo stato costrutto per introdurre una frase temporale non deve
necessariamente essere seguito da una forma infinitiva del verbo, ma può ben
reggere una forma coniugata del verbo, prevalentemente il perfetto.13 Come già
osservato fin dai tempi di Abraham Ibn Ezra,14una costruzione simile si trova in
0 s 1,2 Phillat dibber-yhwh behdEa', «quando YHWH iniziò a parlare a Osea
[lett.: inizio del parlò-YHWH a Osea]». A questo famoso esempio, se ne posso-

Si veda la nota 3.
Sostenitore di tale resa è recentemente E. JENNI, ~Erwagungenzu Gen 1,l "am Anfangn»,in ZAH
2(1989), 121-127.
lo Cf. tra gli altri J.M.P. SMITH,
«The Sintax and Meaning of Gen 1:l-3», in AJSL 44(1927-28), 108-
115; B.K. WALTKE, «The Creation Account in Genesis 1,l-3. Part III», in Bibliotheca sacra 132(1975), 216-
228; H.RECHENMACHER, «Gott und das Chaos. Ein Beitrag zum Verstandnis von Gen 1,l-3», in ZAW
114(2002), 1-20.
" Cf. RASHI DI TROYES, Commento alla Genesi, a cura di L. CATTANI,Marietti, Casale Monferrato 1985,4.
l2 Cf. GK, 141i;A. NICCACCI, Sintassi del verbo ebraico nella prosa biblica classica, Franciscan Pnn-
ting Press, Jerusalem 1986,25.
l3 Cf. GK, 9 130d; P. JOUON -T.MURAOKA, A Grammar of Biblical Hebrew, Pontificio Istituto Biblico,
Roma 2006,442-443, D 129p.
l4 A. IBNEZRA, Commentary on the Pentateuch. Genesis(Bereshit), transl. and annotated by H.N.
STRICKMAN -A.M. SILVER, Menorah, New York 1988,22.
76 Ddll'Antico ul Naovo Testamento

no aggiungere altri come Nm 3,1 bey6m dibber yhwh, «quando YHWH parlò
[lett.: nel giorno del parlò-YHWH]», oppure Sal 18,1 bey6m hissil-yhwh '6t8,
«quando YHWH lo liberò [lett.: nel giorno del liberò-YHWH lui]».
L'unione di queste osservazioni sulla forma grammaticale del v. 1 e 2, favo-
risce la comprensione logico-temporale prospettata nella suddetta resa C),in cui
la protasi del v. 1,1 trova compimento solo nel v. 1,3, essendo il v. 1,2 una circo-
stanziale.
Questo ampio periodo iniziale, dalla struttura sintattica così complessa,
non deve essere considerato goffo, ma al contrario deve essere considerato come
tipico delle narrazioni creative, trovandosi il suo esatto parallelo sintattico in
Gen 2,4b-7, dove una iniziale frase temporale costruita con un iniziale sostanti-
vo in stato costrutto (beydm '&& yhwh 'Zlohtm, «quando YHWH Dio fece la
terra e il cielo») è seguita da una lunga descrizione circostanziale nei W. 2,5-6
(«nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba.. .D)così che soltanto
nel v. 2,7 incontriamo la proposizione principale espressa con l'usuale wayyiqtol
(wayyiser yhwh 'Zl8him 'et-ha"'adàm, «allora YHWH Dio plasmò l'uomo.. .»)
similmente al v. Gen 1,3 (wayyo'mer 'e'lohim, «allora Dio disse.. .»).l5 Intesa in
questo modo la struttura sintattica di Gen 1,l-3, l'attenzione del lettore rimane
come sospesa, in attesa del verbo principale del v. 3 che darà inizio all'opera crea-
trice di Dio con le parole: «Dio disse: "Sia la luce7'».A livello interpretativo, per-
tanto, l'opera creativa di Dio comincia nel v. 3 con l'espressione stessa del suo
parlare: Dio parla e le realtà da lui pronunciate appaiono all'esistenza, semplice-
mente, senza alcuno sforzo.
Se tale dovesse essere il senso letterale di Gen 1,l-3, è doveroso allora
chiedersi il senso del v. 2, che, a rigor di logica, non dovrebbe descrivere la con-
creta esistenza di una serie di realtà precedenti alla creazione stessa.

L'interpretazione sintattica e teologica di Gen 1,l-3 sopra difesa, quella


cioè che vede nel v. 2 non una mera frase nominale, ma una circostanziale che
esprime lo stato (Zustand) in cui si trovava la realtà quando Dio creò tutto l'u-
niverso,16si imbatte nel problema di come interpretare l'ulteriore cnlx interpre-
tum di questi primi versetti: la traduzione del sintagma riiah 'Zl8him.

-
l5 I1 parallelo sintattico tra Gen 1,l-3 e 2,4b-7, oggi poco sottolineato, era invece ben noto ai filo-
logi del XIX secolo; cf. A. DILLMANN, Die Genesis, Hirzel, Leipzig 31875,17; H. HOLZINGER, Genesis, Mohr,
Freiburg i.B. 1898,l.
l6 Ci tengo a sottolineare che l'interpretazione sintattica sopra difesa non è per nulla contraria all'af-
fermazione che Dio sia il creatore di tutto l'universo. Questa dichiarazione di fede è infatti esplicita nell'e-
spressione del v. 1,l «cieli e terra», dove i due termini polari indicano tutta la realtà nel suo insieme (meri-
smo). Cf. J. KRASOVEC, Der Merismus im Biblisch-Hebraischen und Nordwestsemitischen, (BibOr 33). Ponti-
ficio Istituto Biblico, Roma 1977,16-25; C. HOUTMAN, Der Himmel im Alten Testament. Israels Weltbild und
Weltanschauung, (OTS 30), Brill, Leiden 1093,26-28 e 60-67.
Alcune note sui primi versetti della Genesi (Gen l ,1 -3) 77

Per comprendere l'espressione riìah 'Zlòhim non è sufficiente analizzare la


semantica del termine riìah che, come tutti i dizionari riportano,17 può avere sia
il senso letterale di «vento, brezza» e «respiro», sia il senso traslato di «com-
prensione, pensiero, spirito»,poiché la sola giustapposizione dei due termini riìah
'Zlòhim non offre elementi sicuri per poter scegliere l'uno o l'altro significato.
Occorre quindi rivolgersi al contesto in cui tale sintagma ricorre, cioè l'insieme
del v. 1'2.
L'intero versetto, strutturato in tre parti, legge 2aweha'areshayetah tòhiì
wabòhiì 2bweh6~ek 'al-pene fhom 2cweriìah'e'lohim merahepet 'al-pene hammayim,
letteralmente: < ~ ~ ~ ( m e nlat r )terra
e era informe18 e deserta, 2bela tenebra (era)
sulla superficie dell'abisso, 2cerfiah 'e'l6him si agitava sulla superficie delle acque».
È un peccato che la traduzione della CE1 non segua precisamente la strut-
tura dell'originale ebraico, poiché il suo lettore non avverte facilmente la strut-
tura delle tre frasi in cui è composto il versetto, tutte e tre introdotte con un waw,
e con le due frasi finali caratterizzate dalla ripetizione «sulla superficie dell'abis-
solacque».
L'insieme del versetto, secondo la sintassi qui sostenuta, descriverebbe la
situazione esistente quando Dio si mosse a creare tutto l'universo (il «cielo e la
terra» del v. 1,l).Per arrivare a una corretta analisi di tutto il versetto deve esse-
re chiaro che 2a e 2b non descrivono tanto qualcosa di realmente caotico, piut-
tosto sottolineano l'aspetto negativo e contrario all'esistenza («informe e deser-
ta») che caratterizzava l'universo prima dell'intervento di Dio. Questa iniziale
descrizione non è da intendere come una concreta realtà esistente precedente
all'opera della creazione, ma piuttosto come l'assenza di essa. In altre parole,
non credo che i termini «tenebra» e «abisso» intendevano esprimere una realtà
veramente esistente prima della creazione, come se l'autore volesse qui descri-
vere una specie di notte primordiale abitata da realtà caotiche o malvagie; i due
termini hanno piuttosto un significato «privativa» (cf. Ger 4,23) che si pone in
forte contrasto con quanto si dirà poi in Gen 1,3. La tenebra e l'abisso, secon-
do la mia opinione, non dovrebbero quindi essere intese come figure mitologi-
che che personificano il caos (contra H. Gunkel),19quanto piuttosto l'afferma-
zione del «non ancora» del mondo,20senza alcuna allusione a un supposto com-

j7 Ad essi rimando per gli approfondimenti lessicali. Si noti comunque che già vari autori antichi

intesero ruah come «vento». Cf. Targum Neofiti che usò il verbo n5b <«soffiare»come in 1s 40,7 (B. GROS-
SFELD, Targum Neofiti 1. An Exegetical Commentary to Genesis Zncluding Full Rabbinic Parallels, Sepher-
Hermon Press, New York 2000,57) e il teologo dell'VII1 secolo d.C. Teodoro bar Koni in MimrG I, 70 che
intese come «vento» richiamandosi anche a Sal 147,18; cf. THEODORE BARKONI,Livre des scolies (recension
de Séert), traduit par R. HESPEL- R. DRAGUET,(CSC0.S 187), Peeters, Lovanio 1981,72.
'8 Non approfondisco il problema della traduzione precisa dell'espressione ebraica tohzi wGbòhzi.
Riprendo la traduzione della CE1 e rimando ai comrnentari e alla bibliografia citata alla nota 20 per chi
volesse approfondire la questione.
l9 H. GUNKEL, Genesis,Vandenhoeck & Ruprecht, Gottingen 1901,94.
20 Cf. recentemente D.T. TSLJMURA, Creation and Destructior~.A Reappraisal of the Chaoskampf
Theory in the Old Testament, Eisenbrauns, Winona Lake 2005,9-35 dove si sostiene che l'espressione tòhzi
wGb6hzi significa semplicemente «emptiness» e comunica una iniziale situazione di <<nonancora».
78 DaZZ'Antico al Nzlovo Testamento

battimento mitologico che, nel pensiero di Genesi l , è veramente fuori luogo


ipotizzare.
In questo contesto semantico, si inserisce la terza frase del versetto, intro-
dotta anch'essa - come le precedenti - con un waw. Una prima difficoltà risiede
nel fatto che il waw può essere inteso come congiuntivo «e», oppure avversativo
«ma»;la struttura del versetto però propende verso una resa congiuntiva, poiché
alla tenebra «sulla superficie del17abisso»corrisponde in modo parallelo la riìah
'Zl6him «sulla superficie delle acque». Se tutto ciò è vero, tra «tenebra» e ruah
-
1"
elohim dovrebbe esserci un parallelismo sinonimico, e non c ~ n t r a s t o . ~ ~
In conclusione, le tre espressioni tohiì wabohiì, hoiek, e ruah 'Zlohim descri-
vono tutte la situazione primordiale, quando ancora nulla era stato creato. La
terza frase del v. 1,2 «e riìah 'Zlohim si agitava sulla superficie delle acque» dovrà
pertanto essere collegata sinonimicamente alle due frasi precedenti (v. 1,2a-b),
piuttosto che all'opera creatrice di Dio (v. 1,3). In questa ermeneutica, il senso
letterale del termine ruah come «vento» che proviene da Dio (cf. Gen 8,l; Es
15,lO;Nm 11,31; Gb 1,19) ben si addice alla descrizione dello stato primordiale
in cui si trova l'universo al momento delle creazione. La traduzione «vento di
Dio» sembrerebbe pertanto essere preferibile a quella di «spirito di Dio». Inol-
tre, poiché l'azione del vento non ha in questi versetti alcun ruolo creativo, né
. verrà più citato nei primi capitoli della Genesi, alcuni autori hanno proposto che
il termine 'Zlohim in questo sintagma fosse da intendere non come «Dio», ma
come una forma di superlativo, similmente a quanto accade in altri passi biblici
(cf. Gen 30,8; 1Sam 14,15;Sal 36,7; 80,ll; Gio 3,3). In quest'ultimo caso anche una
traduzione iperbolica con espressioni tipo «tempesta terribile», «uragano turbi-
noso» potrebbe essere accettabile.
Di fronte a questa triplice, rumorosa e ridondante descrizione del vuoto
compiuta in Gen 1,2,lieve ma irresistibile inizia l'opera creatrice descritta in Gen
1,3, dove, con voluto contrasto stilistico, Dio pronuncia senza alcuna enfasi reto-
rica e senza fatica le sue prime parole: «E sia la luce», e subito appare il cosmo.

4. 1 RACCONTI COSMOGONICI DEL VICINO ORIENTE ANTICO

Dicevo precedentemente che, date le molteplici possibilità grammaticali,


l'eventuale proposta di soluzione avrebbe avuto maggiori possibilità di corret-
tezza se corroborata anche da testi letterari di genere simile provenienti dal con-
testo vicino orientale.

21 Una discussione delle interpretazioni si trova in M. DEROCHE, «The riìah 'e'lohim in Gen 1:2c:
Creation or Chaos?», in L. ESLINGER - G. TAYLOR (edd.), Ascribe to the Lord, Biblical & Other Studies in
Memory of PC. Craigie, (JSOT S 67), JSOT Press, Sheffield 1988,303-318, il quale però si distanzia dalla
mia interpretazione sostenendo che il v. 2c è simile a 2a- 2b solo stilisticamente, ma non contenutistica-
mente, vedendovi così solo simultaneità tra le tre frasi, ma non sinonimicità. Un sostenitore della sinoni-
micità è invece H. RECHENMACHER, «Gott und das Chaos. Ein Beitrag zum Verstandnis von Gen 1,l-3»,in
ZAW 114(2002), 1-20.
A l c u n e note s u i primi versetti della Genesi ( G e n I , 1-3) 79

Rivolgendo l'attenzione ai racconti mitologici mesopotamici che ci sono


stati tramandati, non è difficile constatare che l'incipit di un consistente numero
di essi presenta una sintassi simile a quella qui proposta.22
I1 più famoso poema cosmologico babilonese, 1'Enuma-eli$, inizia con
due frasi temporali rette da un'unica preposizione iniziale e costruite con due
negazioni: «Quando in alto il cielo non era stato nominato e in basso la terra
non era ancora chiamata per nome»,23seguita da una ancora più lunga descri-
zione della situazione: «Esisteva l'ApsG, il primo, il loro genitore, e la creatrice
Tiamat.. .D,e ripresa da una nuova temporale in forma negativa: «Quando nes-
suno degli dèi era formato ...» per arrivare, dopo ben otto linee di testo, alla
proposizione principale: «Allora nel loro interno furono creati gli dèi». Questa
ampia descrizione organizzata in temporali, circostanziali e forme negative ha
il compito preciso di descrivere e determinare il tempo in cui è avvenuta l'o-
pera di creazione: è il tempo primordiale, un tempo fuori dal nostro tempo, che
si situa fuori e prima di ogni normale esperienza umana. Le ripetute negazioni
servono per dire al lettore che non si sta parlando di cose accadute nel nostro
usuale tempo, ma in un remoto tempo fondante (Urzeit) e non più attualizza-
bile. Questa ridondante sintassi si ritrova non solo in Gen 2,4b-7, con una tem-
porale seguita da una serie di proposizioni che esprimono l'assenza delle usua-
li realtà terrene, ma è possibile individuarla anche in Gen 1,l-3 se si intende il
v. 1,2 come una circostanziale che esprime, con parole molto concrete, il vuoto
e l'assenza della realtà cosmica.
Oltre all'Eniirna-eli.?, varie altre composizioni letterarie iniziano con una
temporale. Tra queste si possono citare ad esempio 1'AtraMsis che inizia con:
«Quando gli dèi erano uomo.. .»;24la cosiddetta cosmogonia del sacerdote kalfi
che presenta una proposizione temporale duplice seguita dalla principale:
«Quando Anu ebbe creato il cielo e Nudimmud ebbe creato l'Apsiì, sua dimora,
il dio Ea staccò dall'ApsG un pizzico d'argilla.. .»;25il mito cosmogonico bilingue
KAR 4 che, nella versione sumerica, inizia con: «Quando il cielo e la terra, essi
erano strettamente uniti, fu separato.. .».26
Tutto questo materiale comparativo ci porta a sostenere una certa prefe-
renza in favore della suddetta resa C) dei primi tre versetti biblici. Questa tradu-

22 Per maggiori dettagli si veda C. WILCKE, «Die Anfange der akkadischen Epen», in Z A 67(1977),
153-216;M.P. STRECK, «Die Prologe der sumerischen Epen», in Or 71(2002), 189-266.
23 E-nu-ma e-li5 la na-bu-u Sa-ma-mu Sap-li5 am-ma-tum Su-ma la zak-rat. Cf. W.G. LAMBERT - S.B.
PARKER, Enzima eli5 The Babylonian Epic of Creation. The Cuneiform Text, Clarendon Press, Oxford 1966;
traduzioni di W.G. LAMBERT, in TUAT, 11,565-602;G. PETTINATO, Mitologia assiro-babilonese, UTET, Torino
2005,101-151.
24 I-nu-ma i-lu a-wi-lum. Cf. W.G. LAMBERT,Atralpsis. The Babylonian Story of the Flood, Clarendon
Press, Oxford 1969.
25 E-nu-ma dA-nuib-nu-u Same-e dnu.dim.mud ib-nu-i apsh Su-bat-su dÉ-aina apsi iq-ru-sa ti-fa-am.
Cf. EH. WEISSBACH, Babylonische Miscellen, J.C. Hinrichs'sche Buchhandlung, Leipzig 1903, testo n. 12, pp.
32s; traduzioni di K. HECKER, in TUAT, 111,604-605;G. PETTINATO, Mitologia assiro-babilonese, UTET, Tori-
no 2005,181-182.
26 Testo e traduzione in G. PETTINATO, Das altorientalische Menschenbild und dle sumerischen und
akkadischen Schopfi~ngsmythen,Winter. Heidelberg 1971,74-81.
80 DaZl'Antico al Nuovo Testamento

zione dovrebbe pertanto corrispondere meglio a quella che fu l'intenzione del-


l'autore, ma ciò non implica che il testo sia stato sempre letto in questo modo e
non abbia avuto, fin dall'antichità, recezioni e interpretazioni diverse.

11significato letterale della complessa struttura sintattica di Gen 1,l-3,oggi


riscoperto per mezzo di studi filologici e comparativi, fu ben presto equivocato
dagli antichi autori che privilegiarono una sintassi più semplice, preferendo dare
senso compiuto a Gen 1,1 (intendendovi cioè una frase principale compiuta in sé
e non una temporale) e a volte offrendo al sintagma berES"itun'interpretazione
più ampia, sul tipo m i d r a ~ h i c o . ~ ~
Limitando momentaneamente la nostra attenzione alle traduzioni dei Tar-
g ~ m i m , berZ's'it
2~ è stato tradotto dal TgO con bqdmyn, «precedentemente, in pas-
sato». Questa traduzione lascia indefinito il punto del passato e non denota spe-
cificamente «il principio» assoluto, come invece avrebbe fatto il termine deter-
minato qdmyt'. Altri Targumim invece propongono una lettura più esplicativa,
offrendo una specie di duplice traduzione del termine bere'iit. I1 TgFrg ad esem-
pio traduce bhkmh (glossa mn lqdmyn) «con sapienza (dal principio)», e simil-
mente il Tg Neofiti 1 ha mlqdmyn bhkmh br' [mymrh] dyyy, «dal principio con
sapienza creò [la Mi2mr2] di YHWH».
Questo sviluppo interpretativo grammaticalmente trova origine dal fatto
che l'originale costrutto preposizionale ebraico bere'iit - così come poi anche
quello greco i v &pxQ - può essere compreso non solo come temporale, ma anche
come strumentale «tramite, per mezzo di principio»; in questo modo, come già
mostrato da vari studiosi, diviene facile per gli interpreti il riferimento a Pr 8,22ss
dove YHWH crea la sapienza re'iit darkd «all'inizio del suo agire» (LXX O I ~ X ~ ~ V
060v aUro6) prima della terra e degli abissi. Il concetto che Dio ha creato il
mondo tramite la sapienza o che essa si trovava con Dio durante l'opera creati-
va si ritrova anche in altri numerosi passi dell'Antico Testamento, come ad esem-
pio Pr 3,19; Sir 24,9; Sap 9,l-2.9; Sal 104,24 e altri ancora.29

='Tra le raccolte di interpretazioni giudaiche su Gen 1,1,mi riferirò qui principalmente a G. ANDER-
SON, «The Interpretation of Genesis 1:l in the Targumsp, in CBQ 52(1990), 21-29.
28 Per le citazioni dei Targumim ho fatto uso delle edizioni di A. SPERBER, The Bible in Aramaic
Based on Old Manuscripts and Printed Texts, 4 voll., Brill, Leiden 1959-1973; A. Di~z-MACHO, Neophyti I.
Targum Palestinense MS de la Biblioteca Vaticana, t. I : Génesis, CSIC, Madrid-Barcelona 1968; M.L. KLEIN,
The Fragment-Targums of the Pentateuch According to their Extant Sources, (AnBib,76), 2 voll., Pontificio
Istituto Biblico, Roma 1976; E.G. CLARKE et al., Targum Pseudo-Jonathan of the Pentateuch. Text and Con-
cordance, CTAV, Hoboken 1984 e delle traduzioni commentate della serie The Aramaic Bible. The Targums,
diretta da M. MCNAMARA, T&T Clark, Edinburgh.
29 Per una recente analisi di tutti questi passi biblici si veda A. NICCACCI, «Logos e Sapienza nel
prologo di Giovanni», in A. PASSONI DELL'ACQUA, «Il vostro frutto rimanga» (Gv 16,16). Miscellanea per il
L X X compleanno di Giuseppe Ghiberti, EDB, Bologna 2005,71-83. L'articolo di W. BINNI, «Parallelismi
tra Gv 1,1 e Gen 1 , 1 ~in, RivB 55(2007), 165-190 è uscito troppo tardi per poter essere preso in conside-
razione.
Alcune note sui primi versetti della Genesi (Gen I , 1-3) 81

Per completare lo sguardo sulle fonti giudaiche antiche30si devono aggiun-


gere anche altre opere, quali ad esempio la ri-narrazione della storia delle origi-
ni, in prospettiva enochica, contenuta in Giubilei 2,2 «poiché nel primo giorno
egli creò [. .. segue una lunga aggiunta delle cose che Dio creò] l'oscurità, la luce,
l'aurora e la sera che egli preparò per mezzo della conoscenza del suo cuore»
(4Q216,5:10 «per mezzo della sua conoscenza», b d ' t ~ ) un , ~ testo
~ che richiama
molto da vicino anche 11Q5 (Psa 26,14) mkyn tbl bhkmtw, «colui che stabilito il
mondo per mezzo della sua sapienza». Un altro testimone in proposito è lQHa
9,7-8.19-20 dove all'inizio e alla fine di un inno al dio creatore si cita la sapienza
come presente alla progettazione e pianificazione del mondo: wbhkmtkh
h[kynwth.. .] 'lwm wbtrm br'tm yd'th kwl m'iyhm [...] wbhkmt d'tkh hkynwth
t'wdtm btrm hywtm, «nella tua sapienza preparasti in eterno [...l e prima di
crearle conoscevi tutte le loro opere. [...l Nella sapienza della tua conoscenza
preparasti il loro corso prima che esse esistessero».
A tutte queste opere giudaiche antiche, si potrebbero aggiungere le fonti
rabbiniche, che però ometto in quanto si collocano in un periodo cronologico
posteriore a quello che interessa il presente c o n t r i b ~ t o . ~ ~
Un diverso sviluppo interpretativo è quello presente in Sal 33,6: bidbar
Yhwh (LXX T@ L6yy ro6 ~upiou)iimayim na'&u, «con la parola di YHWH furo-
no fatti i cieli» (cf. anche Sal 33,9) dove il ruolo strumentale è attribuito alla paro-
la che diviene anch'essa quasi una mediazione per~onificata.~~
Tra i testi in cui la parola ricorre con un ruolo creativo si possono qui
ricordare ad esempio 1'Apocalisse siriaca 2Bar 14,16-17: «mio Signore: quando
in antichità il mondo con i suoi abitanti non era, tu hai pensato e hai detto con
la parola (bmelji), e subito le opere delle creature si sono levate davanti a
te»;34oppure 4Ezra 6,38 (Vulgata): «et dixi: o Domine, loquens locutus es ab
initio creaturae in primo die dicens: fiat caelum et terra, et tuum verbum opus
perfecit»; o gli Oracoli sibillini, libro 3,20: «Colui che con la parola creò tutte le
cose (8~A6yo EKTLUE ~ & v - c a ) A » . ~questi
~ testi si può forse aggiungere il salmo
apocrifo frammentario 4Q381 fr. 1,3 hw' bywmy 'Sy Smym w ' r ~wbdbr pyw,
«egli nel suo giorno fece i cieli e la terra, e con la parola della sua bocca ...»

30 Per quanto segue sono debitore principalmente della raccolta compiuta da M. ENDO, Creation and
Christology. A Study o n the Johannine Prologue in the Light of Early Jewish Creation Accounts, (WUNT
2/149), Mohr Siebeck, Tubingen 2003,12-136.
31 Cf. J.T.A.G.M. VAN RUITEN, Primaeval History Interpreted. The Rewriting o f Genesis 1-11 in the
B o o k of Jubilees, (JSJ S 66), Brill, Leiden 2000,20-27. Per la citazione dei testi di Qumran mi sono riferito
alla serie Discoveries in the Judaean Desert [of Jordan] secondo la versione elettronica di The Dead Sea
Scrolls Electronic Reference Library, Leiden 1999.
32 Cf. in proposito le note in B. GROSSFELD, Targurn Neofiti l. A n Exegeticul Commentary to Genesis
Zncluding Fu11 Rabbinic Parallels, Sepher-Hermon Press, New York 2000,SS-56.
Non mi riferisco qui alla mtmra' dei Targumim che, in fondo, sembra essere solo una formale peri-
frasi per indicare Dio in persona; cf. H.L. STRACK - l? BILLERBECK,Kommentar z u m Neuen Testarnent aus Tal-
rnud und Midrasch, C.H. Beck, Munchen 1956,11,302-333.
N Sul testo di 2Baruc si veda ad esempio P. BETTIOLO, in P. SACCHI (ed.),Apocrifi dell'Antico Testa-
mento, UTET, Torino 1989,II, 149-233,qui 183.
35 V. NIKIPROWETZKY, L a troisième Sibylle, Mouton, Paris 1970,292.
82 DuZPA ntico U Z Nuovo Testumento

dove, dato il contesto frammentario, non è possibile comprendere a pieno il


senso.
Altri testi giudaici - un po' più tardi - dove è possibile rintracciare una
certa tradizione sulla parola creatrice di Dio sono, ad esempio, 17Apocalissedi
Abramo - originariamente scritta in ebraico, ma giunta a noi solo in traduzio-
ne paleoslava - 22,2: «... dopo aver comandato loro con la mia parola, tutte le
cose furono...»;36il primo libro degli Oracoli sibillini dove, rivelando come
Dio creò il mondo (1,5-20), in 1,19-20 si legge: «Egli stesso fece queste cose
con una parola (inoiac A6yq) e tutto venne all'esistenza immediatamente e
fedelmente~.~~
I due sviluppi interpretativi citati, quello rispettivo alla Sapienza e quello
della Parola, già in antichità sono a volte presentati assieme, senza che vi sia
esclusione reciproca, come ad esempio Sap 9,l-2: «Dio dei padri e Signore di
misericordia, che hai fatto l'universo con la tua parola (O .rro~fioa< T& nkvza Ev
A6yq aou), e con la tua sapienza (rij oo$ia aou) hai formato l'uomo.. .D,2Enoch
33,3-4 che, richiamandosi anche a 1s 40,13-14, dice: «Ora Enoc, tutto ciò che ti ho
spiegato e tutto ciò che hai visto nei cieli e tutto ciò che hai visto sulla terra [. ..]
tutto questo ho escogitato di crearlo con la mia sapienza [...l. Non c'è consiglie-
re né continuatore, io solo eterno, non creato con le mie mani, il mio pensiero è
senza mutamento, la mia sapienza è mio consigliere (ms R) e la mia parola è
atto»,38oppure la preghiera di Baruc contenuta nell'Apocalisse siriaca 2Bar
48,223-9 che, richiamandosi a Pr 33,9 e a 1s 48,13, dice: «O Signore, tu chiami
(qiirE) l'avvento dei tempi ed essi si alzano davanti a te [...] e con la parola
(wame-) tu hai fatto alzare ciò che non era e trattieni con potenza quel che non
è ancora venuto. Istruisci le tue creature con la tua intelligenza e rendi sapienti
(wamhakkem) le sfere (celesti) che servono nei loro ordini».39
In conclusione, si può affermare che le prime parole di Gen 1,l berE'Sit,che
originariamente avevano solo un significato temporale, hanno dato vita a una
serie di riletture incentrate, tra l'altro, sul tentativo di specificare il senso del
greco i v apxij intendendovi un vero e proprio principio tramite il quale Dio
aveva prodotto l'universo. La figura della sua Sapienza o della sua Parola si pre-
sentano come particolarmente adatte a questo ruolo.40

36 Cf. M. ERNIET~I,
in P. SACCHI (ed.), Apocrifi dell'Antico Testamento, Paideia, Brescia 1999,III,97.
37 Cf. J.H. CHARLESWORTH(ed.), The Old Testament Pseudepigrapha, Doubleday, Garden City 1983, I,
335.
38 Cf. M. ERNIETTI, (ed.), Apocrifi, 11,548.
in SACCHI
39 Cf. P. BETTIOLO, (ed.), Apocrifi, 11,202.
in SACCHI
40 Per ragioni di spazio ometto di analizzare l'importante e ampia speculazione sul Logos di Filone
Alessandrino che lo considera come il primo nato di Dio e mediatore della creazione dell'universo; per i
passi più significativi cf. R. PENNA,L'ambiente storico culturale delle origini cristiane, EDB, Bologna 21986,
85-86; inoltre, J.L. MORENO MAR~~N «E1
E Zlogos
, y la creacion. La referencia al Logos en e1 "principio" de
Gen 1,l segun Filon de Alejandria~,in SchTh 15(1983),381-419;T.H. TOBIN, «The Prologue of John and Hel-
lenistic Jewish Speculation~,in CBQ 52(1990),252-269, spec. 255-262.
A l c u n e note s u i primi versetti della Genesi ( G e n I , 1-3) 83

Le speculazioni giudaiche sulla Sapienza e sul Logos dovevano essere


ben note all'evangelista quando scrisse il suo prologo, ma è difficile individua-
re esattamente a quali di queste interpretazioni l'evangelista è maggiormente
debitore.
Molti interpreti si sono cimentati in tale complesso compito e io non ho la
pretesa di risolvere la questione. Mi permetto solamente di osservare che la rice-
zione dei primi tre versetti di Genesi nel prologo giovanneo sembrerebbe essere
più precisa, mentre il riferimento alle speculazioni filosofiche sulla Sapienza41
sembrerebbe rimanere più generico.
Questa mia opinione si è venuta costituendo verificando che la struttura
dei primi versetti del vangelo giovanneo, così come l'utilizzo di alcuni verbi, sem-
bra richiamare direttamente Gen 1'1-3 secondo quella interpretazione letterale
(la suddetta resa c ) che pareva essere. stata dimenticata nelle successive opere
giudaiche, dove il costrutto preposizionale ebraico bere'iit da temporale era stato
piano piano interpretato in senso strumentale.
I1 prologo inizia infatti con una triplice breve frase costruita col verbo esse-
re, dove si descrive la preesistenza del Logos. In questa descrizione, ripetuta nel
suo contenuto nel versetto seguente (Gv 1,2), l'evangelista non si interessa di
definire o specificare il quando della creazione;42lo 'Ev & p ~ iniziale
g non inten-
de indicare l'inizio dell'esistenza del mondo, ma vuole solo porre la realtà del
Logos fuori e prima del tempo usuale, con una funzione temporale molto simile
a quella incontrata nel primi due versetti della Genesi. I1 Logos «era» prima del
tempo e fuori del tempo usuale, prima ancora che iniziasse l'opera creativa.
Dopo le affermazioni sulla preesistenza fuori dal tempo e prima della crea-
zione del Logos, il prologo continua nel v. 3 con la descrizione dell'inizio della
creazione: «Tutto è stato fatto per mezzo di lui (noivta 61' ai)toU iyiveto)» utiliz-
zando il verbo iyiv~roche rimanda chiaramente al racconto dell'inizio della
creazione di Gen 1,3: «E Dio disse [. ..] e awenne (wayehi)»e non al «creò» bari'
di Gen 1,l. Nella LXX, infatti, la forma verbale iyiv~totraduce più di 500 volte
l'ebraico wayehi,mentre non traduce mai la forma qal del verbo bara' «creare».43
I1 parallelo di Gv 1'1 con Gen 1'1 e di Gv 1,3 con Gen 1,3 sembra essere pertan-
to molto preciso, tanto che si può ipotizzare che qui l'evangelista riprenda pro-
prio il significato letterale di Genesi.
Un confronto con altri testi simili rende evidente questa letteralità del rife-
rimento giovanneo. Ad esempio i già citati Oracoli sibillini (vedi sopra), quando
parlano della creazione tramite il Logos si avvalgono di espressioni più propria-
mente cosmogoniche utilizzando in 3,20 il verbo ~ z i c oe, in 1'19-20 il verbo no~io,

41 Per un recente confronto tra la tradizione giudaica della Sapienza e il Logos giovanneo cf. NIC-
CACCI,
L O ~ Oe SSapienza, cit., 77-83.
42 Così ad es. R. SCHNACKENBURG, Il Vangelo di Giovanni, Brescia 1973, I , 293.
43 Solo poche volte traduce la forma nifal di *br' «essere creato», cf. ad esempio Gen 2.4: 1s 42,s.
84 DalfAntico al Nzlovo Testamento

entrambi tipici verbi di creazione e adottati frequentemente dalla LXX per tra-
durre l'ebraico «creare» (*br'). Similmente, anche nelle opere della tradizione
paolina dove è presente il riferimento alla creazione per mezzo del Figlio (Col
1'16; Eb 1'2) si utilizzano i tipici verbi di creazione (rispettivamente: K T ~ Ce ~
no~io)invece che y i v o p a ~come in Giovanni; inoltre, in questi passi della tradi-
zione paolina, il contesto cosmogonico è molto più sviluppato comprendendo
varie realtà intermedie tra Dio e il mondo.44
In conclusione, mi sembra di poter affermare che, nonostante l'indubbia
presenza della teologia sulla preesistenza della Sapienza o della Parola, le
espressioni iniziali del prologo giovanneo sono più vicine al senso originario di
Gen 1,l-3 piuttosto che alle speculazioni sulla Sapienza o sul Logos creatore
degli scritti giudaici.

.-p

44 Sulla creazione in Cristo di Col 1,16 cf. R. PLNNA, I ritratti originali di Gesù il Cristo. Inizi e svi-
luppi della cristologia neotestumentaria, 2: Gli sviluppi, San Paolo, Cinisello Balsamo 1999,229-236 e biblio-
grafia ivi citata.