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GENESI 14,22 NEL 1QAPGEN

E IL TERMINE QANÁ

Omar Di Benedetto, Joe Fallisi

SONNENMENSCHEN

1
Sonnenmenschen
Berghoff
2020

2
Mauro Biglino scrive ne La Bibbia non parla di Dio:

“Elyon era un El che occupava una posizione di comando: era


quello che ‘stava sopra’, e non a caso la Bibbia annota che
Abramo dovette pagare a lui la decima (Gn 14,20). Ma ciò che va
evidenziato in modo specifico e che nel versetto 22 i redattori dei
codici biblici, da cui dipendono in sostanza le bibbie tradizionali
che possediamo, hanno effettuato un’operazione finalizzata
all'assimilazione di Yahweh con Elyon. […] Nel corrispondente
testo reperito nei Rotoli del Mar Morto non si registra questo
abbinamento tra Yahweh e Elyon: nei testi di Qumran Yahweh
non è parte di questa scena specifica, non è uno degli attori.
Inoltre bisogna rilevare che nel testo Elyon è accompagnato da
una qualifica che nelle bibbie è tradotta con il termine ‘creatore’,
ma che in ebraico è resa con il participio del verbo ‫קנא‬, qana, che
ha il significato letterale di ‘acquisente’ e indica con chiarezza che
Elyon aveva ‘acquisito’ quella terra, ne era entrato in possesso e
non ne era certo il creatore. Dunque il termine Elyon non ha
nulla a che vedere con il Dio della tradizione religiosa: era un
epiteto che indicava il comandante supremo della gerarchia
militare degli Elohim (‫”)אלהים‬1

Iniziamo col dire che l’Apocrifo della Genesi, è uno dei sette
rotoli del Mar Morto scoperti nel 1947 dai pastori beduini nella
prima grotta (Cava 1) di Qumran2. La lingua usata nel testo è
l’aramaico, in uso al tempo di Gesù, anche se non è dato sapere

1
Mauro Biglino, La Bibbia non parla di Dio, Mondadori, Milano 2015, p. 43.
2
Joseph A. Fitzmyer, The Genesis Apocryphon of Qumran Cave 1 (1Q20): A
Commentary, Pontificio Istituto Biblico, Roma 1996, p. 13.
3
quali differenze ci fossero nell’aramaico dell’Apocrifo della
Genesi, rispetto alla lingua parlata3. Quanto alla sua definizione,
si tratta di aramaico medio (200 a.C-200 d.C.) contrassegnato da
numerosi ebraismi, in parte dovuti all’influsso del testo ebraico
della Genesi, ma soprattutto conforme all’aramaico del tempo4.
La datazione del manoscritto, in base all’esame paleografico, è
compresa tra il 50 a.C. al 70 d.C.5 ed esso, nonostante preceda il
testo masoretico, va considerato una riscrittura narrativa della
Genesi di una comunità specifica, appunto quella di Qumran6.

Ma veniamo al passo di Genesi 14,22.

Quanto affermato da Biglino è in realtà ripreso da Emanuel


Tov, professore del Dipartimento di Bibbia dell'Università

3
Ibidem, pp. 20-21; Luigi Moraldi, I manoscritti di Qumran, UTET, Torino
2017, p. 606.
4
Harold Henry Rowley, Notes on the Aramaic of the Genesis Apocryphon,
Hebrew and Semitic Studies presented to G. R. Driver, Oxford 1963, pp. 116-
129.
5
Nahman Avigad, Yigael Yadin, Genesis Apocryphon, Magnes Press of the
Hebrew University and Heikhal Ha-Sefer, Jerusalem 1956, p. 15; Joseph A.
Fitzmyer, The Genesis Apocryphon of Qumran Cave 1 (1Q20): A Commentary,
Pontificio Istituto Biblico, Roma 1996, pp. 14-19.
6
Moshe J. Bernstein, Professore di Bibbia e storia ebraica presso l’Università
di Yeshiva precisa: “L’Apocrifo della Genesi è composto da una serie di mini-
riscritture di portata limitata, che potremmo chiamare i libri di Lamech, Noè e
Abramo, che, una volta giustapposti, formano una narrazione continua e,
quindi, quella che potremmo chiamare una forma secondaria di ‘Bibbia
riscritta’”. (Moshe J. Bernstein, Reading and Re-Reading Scripture at
Qumran (2.vol. set). BRILL, Leida 2013, pp. 291). Si veda anche Giovanni
Garbini, L’Apocrifo della Genesi nella letteratura giudaica, Annali 37, Boston
1977, p. 6.

4
Ebraica di Gerusalemme, il quale afferma, riguardo a 1QapGen
(XXII, 1.21):

“Il testo presumibilmente originale di questo versetto,


riflesso nella versione più breve di P, S e 1QapGen, si riferisce a
Dio come ‫עליון‬, ‘l’Altissimo’, un termine che ricorre anche nei
testi cananei, in cui Elyon ha la funzione di ‫יצרנית‬, ‘creatore’,
come anche qui. M, C, B tuttavia, ha aggiunto una sola parola,
‫יהוה‬, ‘il Signore’, identificando così ‘l'Altissimo’ con il Dio di
Israele, come se Abramo si rivolgesse a Lui. La forma
presumibilmente originale del testo è anche conservata in esso
nel v. 19: ‘Benedetto sia Abramo da Dio Altissimo, creatore del
cielo e della terra’”7.

Ciò nonostante l’assenza del tetragramma non ci dimostra in


alcun modo che Elyon non sia Yhwh, come attestato invece dalla
tradizione ebraica.

Joseph A. Fitzmyer (1920-2016) sostiene a sua volta:

“Nella traduzione di Gen 14,22 (‫)אל יהוה אל עליון‬, l'autore di


questo testo ha omesso il tetragramma, o più probabilmente
tradotto semplicemente ciò che era nel testo di Genesi. [...]
Poiché l'omissione in questo testo concorda con la LXX (προς τόν
Θεόν τον ύψιστον) e la Peshitta contro i Targunim, è probabile

7
Emanuel Tov, Textual Criticism of the Hebrew Bible, Augsburg Fortress
Publishers, Minneapolis 2001, p. 282.

5
che ‫ יהוה‬nella MT di Gen 14,22 sia una glossa successiva
introdotta nel MSS della tradizione biblica.”8.

Bisogna inoltre tenere presente che l'omissione potrebbe


essere dovuta al rispetto per il sacro nome, poiché è noto che gli
scribi di Qumran usavano molti sostituti per il nome ‫יהוה‬: così ‫אל‬
[11QMelch (4),11; 1Q22 3,6, cfr. Deut. 15,2; Sl. 7,9], come una
forma completa del pronome ‫[ הואהא‬1QS 8,13], o quattro punti
[1Q1sa 33,7; 1QS 8,14, citando Isa. 40,3], o ‫ יהוה‬scritto in caratteri
paleo-ebraici [1QpHab 6,14; 10,7,14; 11, 10; 11QLev 2,2, 6; 11Q5
Frg. 1,3], o ‫ אלהיך‬scritto in inchiostro rosso [11Q22 1,2].9

Un perché dell’assenza di ‫ הוה‬in Genesi 14,22 nella LXX e


Peschitta ci è anche dato da John Adney Emerton (1928-2015),
teologo, accademico e Regius Professor di ebraico all'Università
di Cambridge, il quale così argomenta:

“La LXX e la Peshitta non hanno l’equivalente di yhwh nel


verso 22, ma l'omissione potrebbe essere accidentale e potrebbe
essere stata influenzata dalla vicinanza della preposizione ’el al
sostantivo ’êl nella frase ’l yhwh ’l. [...] L’apocrifo di Genesi non è
una traduzione, ma una libera narrazione della storia di Genesi.
Inoltre, il tetragramma non si verifica mai al suo interno”10.

8
Joseph A. Fitzmyer, The Genesis Apocryphon of Qumran Cave 1 (1Q20): A
Commentary, Pontificio Istituto Biblico, Roma 1996, p. 251.
9
Ibidem, p. 251. Tesi che Fitzmyer rigetta per l’omissione nella LXX e
Peschitta.
10
Ibidem, p. 251. Tesi che Fitzmyer rigetta per l’omissione nella LXX e
Peschitta.
6
In ogni caso, sia Fitzmyer sia Emerton non affermano che
Elyon non sia comunque un titolo di Yhwh, e quindi il medesimo
individuo.

Fitzmyer ad esempio scrive quanto segue:

“Ὁ ύψιστος ‘Dio Altissimo’, è la traduzione greca dell'Ebraico


‫עליון‬, che si presenta in aramaico come ‫( עלין‬Sefire I A 11). Era il
nome di un dio cananeo e alla fine divenne l'epiteto di El. 'El'
Elyon fu adottato dai primi ebrei come epiteto di Yahweh nel
culto patriarcale di Gerusalemme (Gen 14, 18-20; vedi anche
Deut 32, 8-9; Num 24,16). Nella forma aramaica ‫עליא‬, si presenta
in Dan 3,26; 5,18. Sotto forma di aramaico‫עליא‬, si presenta in Dan
3,26; 05,18. Cf. Marco 5,7; Atti 7,48, dove è persino usato, come
sostanziale, ‘l'Altissimo’”11.

La stessa locuzione di Genesi 14,22 (1QapGen XXII, 21) su


Elyon la si trova infatti nei versetti 14,19 (1QapGen XII.17), come
precedentemente detto da Emmanuel Tov. Fitzmyer, a tal
proposito, ritiene che sia proprio Yhwh, in quanto la benedizione
di Abramo riflette quando detto in Levitico 19,24 a nome di‫ֱאלוִֹהים‬,
Elohim12.

Similmente afferma Emerton sui termini El e Elyon:

11
Joseph A. Fitzmyer, Tobi, Walter de Gruyter GmbH, 2003 New York, p. 114.
12
Joseph A. Fitzmyer, The Genesis Apocryphon of Qumran Cave 1 (1Q20): A
Commentary, Pontificio Istituto Biblico, Roma 1996, p. 162.

7
“La maggior parte dei passaggi pertinenti usa ovviamente le
parole con riferimento a Yahweh. Ps. LXXXII parla
dell’‘assemblea di El’ nel versetto 1, e di Elyon nel versetto 6, e
l'assenza del tetragramma è probabilmente dovuta solo al fatto
che questo è uno dei salmi eloistici in cui il nome Yahweh sembra
essere stato cambiato in Elohim. Ci sono anche altri salmi in cui
El o Elyon vengono usati per Yahweh (e.g. Ps. VII 1 8:
yhwh ’elyôn; Ps.I,I: ’ēl ’ĕlōhîm – originariamente ’ēl yhwh) ed
Elyon è anche usato per Yahweh in altri libri (ad esempio Lam.
III 35, 38). L'identificazione di Yahweh con El ed Elyon è
profondamente radicata nella Bibbia ebraica, specialmente nel
Salterio”13.

Poniamo quindi a Biglino, senza attenderci nessuna risposta,


tre domande inevitabili:

1. Chi era “l’attore” della Genesi, dato che Yhwh non c’è?
2. Con chi parlarono, insomma, Abramo, Noè, e gli stessi Adamo
ed Eva?14
3. Perché gli scribi di Qumran omettono il tetragramma?

Chiarita la questione di 1QapGen, passiamo al termine‫קנה‬


qäná.

13
Graham Davies, Robert Gordon, Studies on the Language and Literature of
the Bible: Selected Works of J.A. Emerton, Brill Academic Pub, 2014 Leida, p.
534.
14
Mauro Biglino ha anche sostenuto che El-Shaddai, cioè il nome con qui la
divinità si rivelò ad Abramo, non è Yhwh, ma il padre di quest’ultimo. Una
teoria assurda già ampiamente confutata (cfr. Omar Di Benedetto, Joe Fallisi,
El Shaddai e Yahweh, Sonnenmenschen, 2019; Omar Di Benedetto, Il vero
significato di El Shaddai, 2019. id.
8
Biglino afferma perentoriamente che in Genesi 14,19, Elyon
non è il “creatore” ma un “acquisente”, “acquisente del cielo e
della terra”. Bisogna ammettere che la questione è piuttosto
intricata15.

Iniziamo dicendo che i verbi che significano “creare” nel


Tanàkh sono diversi (disá, bäná, jäsad, jäsar, kónén, qäná,
hólid); il loro senso preciso e differenziato va afferrato sempre nei
vari contesti16.

Per quanto riguarda il nostro termine, nel dizionario Brown-


Driver-Brigg si danno i significati di “ottenere, acquisire, creare,

15
Cfr. Victor P. Hamilton, The Book of Genesis, Chapters 1-17, Eerdmans,
Michigan 1990, p. 219; Alice M. Sinnott, The Personification of Wisdom,
Routledge, London 2005, p. 25 sgg. A proposito del participio presente per il
quale opta Biglino, esso deriva dal verbo acquisire che, recita il Vocabolario
Treccani, ha il significato di: “Acquistare (…): diritti che si possono o non si
possono a.; a. una certezza, a. profonde cognizioni. Con accezione più
specifica, soprattutto nel linguaggio giudiziario, a. agli atti, a. al processo, un
documento, una prova testimoniale, ecc., inserire tra gli atti processuali,
mostrando con ciò di ritenere il documento, la testimonianza ecc., efficace ai
fini del processo stesso”. “Acquisente del cielo e della terra”???...
16
Bibbia e Oriente, Volumi 1-2, Centro Studi e Arte Grafiche, 1959, p. 204 sgg.
9
acquistare, possedere” 17 . Ugualmente il Gesenius: “creare,
acquisire, comprare”18.

Quest’ultimo dizionario, che non possiamo non dire sia


datato (1857), aggiunge in nota: “Non sembra esserci alcun
terreno sufficiente per attribuire il senso di creare a questo verbo;
in tutti i passaggi citati per quel senso, possedere, sembra essere
il vero significato”19.

Il professore Paul Humbert, in tempi più recenti (1950),


analizzò l’uso di ‫ קנה‬in tutto l’Antico Testamento e concluse che
nella maggior parte dei casi qäná era la parola comune per
“comprare”; in altri annullava l'acquisizione o il possesso di un
oggetto (o schiavo) con mezzi diversi dal pagamento di denaro.
Solo nei seguenti passaggi poteva significare “creare” (Gen. 4,1;
14,19, 22; Es. 15,16; Deut. 32,6; Sal. 74,2; 78:54; 139,13; Prov.
8,22). Humbert sostenne questa visione per il contesto e facendo
riferimento al verbo ugaritico qny, che significa chiaramente
“creare”, funzione della dea ʼA ṯirat “creatrice (qnyt) degli Dei”20.

17
Francis Brown, Samuel Driver, Charles Briggs, The Brown-Driver-Briggs
Hebrew and English Lexicon: With an Appendix Containing the Biblical
Aramaic: Coded With the Numbering System from Strong's Exhaustive
Concordance of the Bible, Hendrickson Publishers, Massachusetts 1991, p. 823.
18
Wilhelm Gesenius, Samuel Prideaux Tregelles, Gesenius's Hebrew and
Chaldee Lexicon to the Old Testament Scriptures, Bagster, London 1857, p.
735.
19
Ibidem, p. 735.

10
Pure l’archeologo e linguista William Foxwell Albright (1891-
1971) era d’accordo nel derivare il termine qäná dall’ugaritico
qny e lo collegava a sua volta all’arabo qyn, i quali hanno
entrambi il significato di “forgiare, formare, creare”21. E come
loro altri studiosi22. Anche il recente dizionario di ebraico biblico
del linguista e rabbino Ernest Klein (1899-1983) rimanda a
questo significato: “‫ ָקָנה‬he created (said only of God); […] Ugar.
qny (he created, produced)”23.

Secondo gli accademici citati il termine qäná in Genesi 14,19


non va tradotto con “acquisente” ma con “creatore”. Ed è
interessante notare che la LXX e la Peshitta (ritenute “autorevoli”
da Fitzmyer) concordano proprio con quest’ultimo significato24.
Lo stesso professore Emanuel Tov ci conferma esplicitamente su

20
Paul Humbert, 'Qa¯nâ' en Hébreu biblique, in: W. Baumgartner, Festschrift
für Alfred Bertholet, Tübingen 1950, pp. 259-267. Cf. G. Levi Della Vida, El
Elyon in Genesis 14.18-20, Journal of Biblical Literature 63, 1944, p. 1.

21William Foxwell Albright, Some Canaanite-Phoenician Sources of Hebrew


Wisdom, SVT 3, 1955, pp. 1-15.
22
Si vedano D. J. McCarthy, “Creation” Motifs in Ancient Hebrew Poetry',
CBQ 29, 1967, p. 78; Werner H. Schmidt, ‫קנא‬, in DTAT II, pp. 586-587.F.
Vattioni, Il significato della radice qànàh, RivBib 3, 1955, p. 222. John
Skinner, A critical and exegetical commentary on Genesis, Charles Scribner's
Sons, New York 1910, p. 102.
23
Ernest Klein, A Comprehensive Etymological Dictionary Of The Hebrew
Language, Carta Jerusalem, Jerusalem 1987, p. 584.
24
“La LXX e Peshitta hanno l'idea di ‘creare’” (David E. Garland, Proverbs-
Isaiah, Zondervan, Michigan 2008, p. 101.

11
1QapGen che “Elyon ha la funzione di ‫יצרנית‬, ‘creatore’” 25 .
Smentendo dunque quanto affermato da Biglino.

Ecco, per concludere, alcuni commenti dei più celebri rabbini,


che a loro volta smentiscono quanto sostenuto dallo scrittore
torinese.

Rabbi David Kimchi (1160-1235), meglio noto come “Radak”,


rabbino medioevale francese, grammatico e linguista, dice
chiaramente che la parola qäná è intesa nel sento di “aver creato”:

‫קונה שמים וארץ‬...‫ויברכהו‬, “la parola ‫ קונה‬qui non deve ‫ אינו‬,‫קונה‬


essere intesa nel senso consueto di acquisire ‫לשון קונה‬
qualcosa da una terza parte. Malki Tzedek ‫ אלא‬,‫מאחר‬
certamente non pensava che ‘il Dio del cielo e della ‫ה וא‬ ‫הרי‬
terra’ avesse ‘acquistato’ la sua posizione da ,‫כאילו אמר‬
un’altra forza. La parola è usata nel senso di ‘aver ‫או‬ ‫ע וש ה‬
creato o inventato’. Fu usata in questo senso da ‫ וכן‬,‫ממציא‬
Chavah quando diede alla luce Kayin e disse ‫קניתי‬ ‫"קניתי‬
‫'ה את איש‬, ‘Ho prodotto, prodotto un uomo, con ‫איש" כמו‬
D'o’, quando intendeva dire che ora era una .‫שפרשתי‬
compagna di D'o.” (Radak, Genesi 14,19.1)26

Rabbi Shlomo Yitzhaqi (1040-1105), “Rashi”, l’esegeta


ebraico più influente di tutti i tempi, afferma invece che “creare”

25
Emanuel Tov, Textual Criticism of the Hebrew Bible, Augsburg Fortress
Publishers, Minneapolis 2001, p. 282.
26
David Kimchi, Commento alla Torà, Vol. I, Rabbi Kook Institution, [Ed.
Ebr.], Gerusalemme 1970, p. 61. Si veda anche O. Plöger, che rende il termine
‫ קנה‬qäná come “prodotto” (cfr. Sprüche Salomos, BKAT, Berlin 1984 p. 17).

12
e “acquisire” sono in realtà la stessa cosa, argomentando come
segue:

‫“ קנה שמים וארץ‬Creatore del cielo e della terra - .‫קנה שמים וארץ‬
simile a (Salmi 134: 3) ‫וארץ שמים עשה‬ ‫כמו עשה שמים‬
‘Creatore del cielo e della terra’: avendoli fatti ;(‫וארץ )תה' קל"ד‬
li acquisì come suo possesso.” (Rashi, Genesi ‫על ידי עשיתן קנאן‬
14,19.1)27. ‫להיות שלו‬

Moshe ben Nahman Girondi (1194–1269), meglio noto come


“Nahmanide”, opta per “possessore”:

‫“ קונה שמים וארץ כתב רש"י‬Creatore del cielo e ‫קונה שמים וארץ כתב‬
della terra. Rashi dice: Acquisire è lo stesso ‫רש"י קונה כמו עושה‬
di ‫( עושה‬Maker). [vale a dire:] Con la sua ‫על ידי עשייתו קנאן‬
creazione li ha acquisiti per essere suoi. ‫להיות לו ואלה שני‬
Queste sono 2 interpretazioni. Forse è così ‫פנים הם ואולי כן‬
che la parola ‫ קנין‬può significare ‘fare’, e ‫הדבר שיבא לשון קנין‬
così [troviamo] ‘Sei stato tu a creare (‫ )קנית‬i ‫בענין העשייה וכן כי‬
miei reni’ (‫( )תהלים קלט יג‬apparentemente ‫אתה קנית כליותי‬
means‫ ית‬significa ‘hai fatto’), poiché [il (‫)תהלים קלט יג‬
verso] ripete ‘Mi hai circondato [con carne e ‫שיכפול תסוכני בבטן‬
ossa] nel grembo di mia madre’. Inoltre, ‫אמי וכן הלא הוא אביך‬
‘Non è tuo padre il tuo creatore? (‫ )קנך‬Ti ha ‫קנך הוא עשך ויכוננך‬
creato e consolidato’ ‫ )דברים לב ו‬Perché ‫)דברים לב ו( כי‬
l'ebraico usa ‫ קנין‬per significare ‘fare’. E "‫הלשון יאמר "קנין‬
anche il contrario è vero, [come vediamo nel ‫בעשייה וההפך אשר‬
Passuk] ‘[le anime] che hanno acquisito (‫עשו בחרן )לעיל יב ה‬

27
Rashi, Chumash: Bereshith, Silbermann Family, [Ed. Ebr.], Gerusalemme
1934, p. 2.
13
(‫ )עשו‬in Charan (‫[ ’)לעיל יב ה‬dove ‫עשו‬ ‫קנו ומאשר לאבינו‬
significa ‘hanno acquisito’] e ‘e da ciò che (‫עשה )להלן לא א‬
apparteneva a nostro padre, ha accumulato ‫והנכון מה שאמר עוד‬
(‫[ )עשה‬tutta questa fortuna] (sotto, 31: 1)’. Il ‫קנאן להיות לו כי כל‬
più corretto è ciò che [Rashi] afferma ‫אשר לאדם יקרא קנינו‬
ulteriormente: ‘Li acquisisce perché siano "‫ויקראו הצאן "מקנה‬
suoi’. Perché tutto quel che uno possiede ‫בעבור היותו עיקר‬
diventa le sue ‘acquisizioni’. [Per esempio,] ‫רכוש האדם ולשון‬
le greggi di pecore e capre sono chiamate (‫י‬ ‫)ב"מ‬ ‫חכמים‬
‫( מקנה‬bestiame, lumi, acquisizioni) perché le ‫מציאה‬ ‫המגביה‬
greggi erano considerate i principali ‫לחבירו קנה חבירו‬
possedimenti di una persona. Nel ‫הבטה בהפקר קניא‬
linguaggio dei rabbini ‘se uno raccoglie un ‫)שם קיח( חצרו של‬
oggetto trovato per conto di un amico, il suo ‫אדם קונה לו שלא‬
amico lo acquisisce (‫( ’)קנה‬BM 8a) ‫מדעתו )שם יא( וכן‬
‘guardando un oggetto senza proprietario lo ‫בכל מקום תבוא להם‬
acquisisce" (ibid. 118a), e ‘il cortile di ‫במקום זכיה כלומר‬
qualcuno acquisisce per sé (oggetti senza ‫שהוא שלו ולזה נתכוין‬
proprietario) a sua insaputa’ (ibid 11a). E ‫שתרגם‬ ‫אונקלוס‬
così in molti luoghi in cui [‫ ]קניה‬viene usato ‫דקניניה ולא אמר‬
al posto della parola ‫זכיה‬, significando che ."‫"קנה‬
[l'oggetto] diventa suo. Questo è ciò che
Onkelus intendeva tradurre (‘I cui
possedimenti sono il cielo e la terra’), e non
ha detto (‘Creatore [o Acquirente] del cielo e
della terra’).” (Ramban, Genesi 14,19)28

28
Naḥmanide, Perushe ha-Torà Vol. I, Rabbi Kook Institution, [Ed. Ebr.],
Gerusalemme 1967, p. 88. Si veda la traduzione della Bibbia Edizione Mamash:
«Sia benedetto Avràm dal Dio Altissimo, Possessore del cielo e della terra»
(Genesi-Bereshìt, traduzione di Avigail H. Dadon, Mamash Edizioni Ebraiche,
Milano 2010, p. 152).

14
Rabbi Jacob ben Asher (1269-1343), detto, “Ba'al ha-Turim”,
ritiene che il termine vada meglio tradotto con “proprietario”.

‫קונה שמים וארץ‬, “‘Proprietario del cielo e della .‫קונה שמים וארץ‬
terra’. Rashi capisce la parola ‫ קונה‬qui nel ‫פירש"י קונה כמו‬
senso di ‫עושה‬, cioè ‘Creatore di’. Lo aveva ‫עושה על ידי קנייתו‬
acquisito in virtù di averlo fatto. Nachmanide ,‫קנאו להיות שלו‬
afferma inoltre che Rashi ha compreso la ‫והרמ"בן אמר כן‬
parola ‫ קונה‬qui, citando Deuteronomio 32,6 ‫הדבר שיצא לשון‬
‫ויכוננך עשך הוא קנך אביך הוא הלא‬, ‘Non ti ‫קניין בעשיי' כמו‬
possiede dal momento che è tuo padre, che ti ‫הלא הוא אביך קנך‬
ha creato e consolidato?’ Le radici ‫ קנה‬e ‫עשה‬ ‫הוא עשך כי בלשון‬
sono usate in modo intercambiabile nella ‫עשיי' יאמר במקום‬
Torah. Un altro esempio importante di questo '‫קניין ובמקום עשיי‬
uso della parola ‫ עשה‬nel senso di ‫ועשיי' במקום קנין‬
un'acquisizione si trova in Genesi 12,5, dove ‫כמו הנפש אשר‬
Abramo e Sara sono descritti come portatori ‫עשו בחרן והנכון‬
di un ‫בחרן עשו אשר הנפש ואת‬, dove ‫לפרש כי הוא קנאן‬
chiaramente il significato della parola ‫עשו‬ ‫להיות שלו שכל מה‬
non è ‘fatto’, ma che essi hanno acquisito, nel ‫שיש לאדם נקרא‬
senso che avevano convinto le persone in ‫קניינו וכן בלשון‬
questione a riconoscere il D'o in paradiso, il ‫המגביה‬ ‫חכמים‬
Creatore. Tutto ciò che appartiene a una .‫מציאה לחבירו קנה‬
persona è descritto come suo‫ינו‬, ‘sua
proprietà’, ciò che ha fatto suo. I nostri saggi,
discutendo a proposito di un oggetto trovato
che diviene acquisito, hanno dichiarato che
nel momento in cui il cercatore lo prende esso
è diventato suo, è suo ‫קנין‬.” (Tur HaAroch,
Genesi 14,19.1)29

15
Quand’anche fosse veritiera tale interpretazione, è altrettanto
vero ciò che chiosa il rabbino spagnolo Bahya ben Asher (1255-
1340), conosciuto come “Rabbeinu Bahya”, che a tal riguardo
scrive:

“Secondo Bereshit Rabbah 43,7 ‫אבל בב"ר נראה שהבינו‬


sembra che le parole ‫וארץ שמים קונה‬ ‫החכמים מלת קונה כפשוטו‬
fossero intese come riferite ad ‫שקנאן מאחר והוא החומר‬
un’acquisizione letterale nel senso di ‫הראשון שממנו ברא הכל והוא‬
proprietà che passa da un proprietario ‫שדרשו קונה שמים וארץ ממי‬
all'altro. Si riferirebbe quindi alla ‫קנאן כהדין דאמר פלניא‬
materia prima originale da cui è stato ‫עינוהי יאי שערוהי לא יאי‬
costruito l'universo. La formulazione ‫ ובאור זה כי ממה‬,‫בתמיה‬
nel Midrash è: ‘Da chi l'avrei ‫ששבח את העינים לא תבין‬
acquisita?’ Risposta: ‘Se i suoi occhi ‫מזה שאין שערו נאה כי כולו‬
sono belli, questo non dimostra che ‫נאה אבל לא בא ספור השבח‬
anche i suoi capelli sono belli?’ Malki ‫ וכן‬,‫אלא במה שהיה מדבר‬

29
Jacob ben Asher, Commento alla Torà, Vol. I, Gitler, [Ed. Ebr.],
Gerusalemme 1981, p. 31. La traduzione della Bibbia dell’Edizione Giuntina si
rifà a questa interpretazione: “Benedetto tu sia, Abramo, dal Dio Altissimo,
padrone del cielo e della terra.” (Pentateuco e Haftarot di Rav Dario Disegni,
Giuntina, Firenze 1995, p. 25). Si noti che la stessa logica millenaria informa,
dal 1948, il comportamento degli israeliani nei confronti della Palestina “terra
senza popolo” (“Non c’è un popolo palestinese (…) Non è come se noi fossimo
venuti a metterli alla porta e a prendere il loro paese. Essi non esistono”, Golda
Meir, dichiarazione al “Sunday Times” del 15 giugno 1969) “per un popolo
senza terra”. Essi la “trovarono” ed ipso facto divenne loro “proprietà”. Del
resto, come si sa, “Questo paese esiste come realizzazione di una promessa
fatta da Dio stesso. Sarebbe ridicolo domandargli conto della sua legittimità.
Tale è l’assioma di base formulato da Golda Meir”, “Le Monde”, 15 ottobre
1971. I propositi della sig.ra Golda Meir (nata Mabovitch) sono tratti da I miti
fondatori della politica israeliana di Roger Garaudy, Graphos, Genova 2003,
pgg. 87-88.
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Tzedek ha sottolineato che non solo ‫בבריאת העולם כשהוא אמר‬
parte dell'universo è di D’o, ma tutto. ‫קונה שקנאן מהחומר לא תבין‬
Secondo il nostro autore, il punto è ‫שאותו חומר קדמון היה אצלו‬
che Midrash significa che il fatto che ‫מתחלה כי גם החומר מחדש‬
D’o ‘avesse acquisito’ la materia prima .‫בראו וחדשו מאין‬
originale non significa che non fosse
stato Lui a creare anche quel
materiale.” (Rabbeinu Bahya, Bereshit
14,19.1-3)”30

Se ne deduce che nessuno dei saggi ebrei più autorevoli


concorda con l’opinione di Mauro Biglino. Quanto al mondo
accademico, esso ritiene, su solide prove linguistiche, che sia
proprio “creare” il significato di‫ קנה‬qäná in Genesi 14,19 e negli
altri passi di cui sopra. L’affermazione bigliniana che in tutta la
Bibbia non esista né il termine né il concetto stesso di “creazione”
(ex nihilo) è senza fondamento. Allo stesso modo non è per nulla
sicuro che Elyon e Yahweh siano (da considerarsi) due entità
diverse. Anzi è semmai più verosimile e probabile il contrario31.

30
Bahya ben Asher, Commento alla Torà, Vol. I, Rabbi Kook Institution, [Ed.
Ebr.] Gerusalemme 1966, p. 93.
31
Considerando altresì che i libri che compongono la Bibbia, a cominciare da
quelli del Pentateuco, non costituiscono, ab ovo, un testo unitario, ma furono
scritti e riscritti e modificati nel corso di vari secoli. Riflettendo le concezioni
della divinità (dall’enoteismo allo stretto monoteismo) via via fatte proprie
dalle tribù ebraiche.

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Finito di stampare nel marzo del 2020
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