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ESODO
1 Vocazione di Mos e rivelazione del Nome divino: Esodo 3
Una vocazione profetica
Nel racconto si intersecherebbero, secondo la teoria storico critica, due tradizioni, Ja-
hvista ed Eloista. Il racconto attuale segue il genere letterario delle vocazioni profeti-
che
1
, come appare nellassicurazione divina: Sar con la tua bocca (4,12), nella rilut-
tanza di Mos e nel problema della legittimazione. Vi convergono la teofania (cf 3,1-3),
la missione (3,7-10), lobiezione dellinviato (3,11.13; 4,1.10), la replica divina con il se-
gno e la promessa. Questo racconto richiama in particolare la vocazione di Geremia. La
rivelazione del Nome segno e garanzia della legittimit della missione profetica.
Teofania: 3,1-3
Mos giunge al monte di Dio, cos chiamato per lapparizione di JHWH o perch gi
luogo di culto (cf 3,18; 5,1, ecc.): i luoghi sacri lo erano per tutti; nei vari luoghi ognuno
adorava il proprio Dio. Gli elementi della teofania sono tre: a) langelo del Signore:
Dio stesso (cf vv.2-4) che si fa presente visualmente e nella voce; b) il roveto ardente,
che forma allitterazione con il nome della montagna Saneh-Sinai che la tradizione
deuteronomistica chiama Horeb; c) la fiamma, che allude forse, nella forma ebraica, a un
fulmine dal cielo (fuoco celeste o divino, come il tuono chiamato voce di Dio, Sal
29). Cade, ma non consuma. Dio appare nel simbolo del fuoco (cf Gn 15,17; Es 13,41
colonna di fuoco; 19,18).
La reazione di Mos duplice, curiosit e adorazione. Allinizio reagisce con curiosi-
t: Voglio vedere. Lenigma del fuoco desta meraviglia. Ma la parola di Dio gli fa
cambiare atteggiamento. Nel mistero egli percepisce la presenza divina, nel fuoco il se-
gno dellamore divorante del Signore. La realt essenziale questo incontro reale, perce-
pito in qualche modo da Mos (cf Es 33-34).
Vocazione e Missione: 3,4-6.7-10
Dio chiama per nome. Mos risponde: Eccomi. Inizia la chiamata o vocazione per-
sonale, come per Abramo, alla quale Mos risponde con la sua presenza personale e
cosciente, secondo la formula classica (cf Abramo Gn 22 e Isaia Is 6, ecc.).
Dio si autopresenta (v.6): il Dio dei Padri. In tal modo la fede di Mos e di Israele
viene collegata alle promesse. lo stesso Dio, che ora si fa presente.
Dio ordina a Mos di togliersi i sandali per non contaminare il luogo sacro: il con-
tatto diretto della persona con il suolo sacro. Mos si copre il volto: luomo che vede
Dio muore (cf Es 33,18-23; Lv 16,2). Piedi scalzi e volto coperto rammentano che
Dio entra nella storia, ma rimane trascendente. Lesperienza di lui avvertita allo
stesso tempo come terribile e inquietante, ma anche come grazia, incontro ineffabile,
oltre il quale ci si meraviglia di vivere ancora.
Allora Dio rivela il suo piano di salvezza (vv.7-9): Ho visto, ascoltato, conosco
bene, sono sceso. Entra e agisce nella storia sofferta degli uomini, del suo popolo.
lelezione che anticipa lalleanza.

1
Cf W. VOGELS, I profeti (Strumenti di scienze religiose, Temi 7), EMP, Padova 1994, pp. 30-39.

2
La salvezza consta di due elementi: liberazione dagli Egiziani e uscita verso il pae-
se promesso ai Patriarchi (cf Gn 12,7; 13,14s; 15, ecc.). lo schema dellEsodo: la li-
berazione ha lo scopo di dare un paese, la terra, dove il popolo possa servire libe-
ramente il proprio Dio osservando la Legge (cf Dt). La terra descritta con linguaggio
iperbolico (vi scorre latte e miele) e storico (la lista dei sette popoli l residenti).
La missione di Mos la stessa di Dio (v.10): Dio lo invia a liberare (lett. far uscire).
Va e libera sono i due verbi chiave di tutto il racconto.
Va la parola con cui Dio manda tutti i grandi inviati, profeti e liberatori.
Mos che libera, ma inviato da Dio, con la sua forza e nel suo Nome: lo strumento,
il mediatore. Cos Mos, lultimo dei Patriarchi, diviene il primo dei liberatori (cf i
Giudici, in particolare, Gedeone, Gdc 6) e il pi prestigioso dei profeti. Lebraico
, greco (cf apostolo), collegato al concetto di profeta.
Obiezioni di Mos risposte divine: 3,11-4,17
Prima obiezione (3,11-12)
Alle obiezioni di Mos Dio risponde con promesse e segni, a motivo della legittima-
zione. La perplessit del chiamato rivela latteggiamento umile dei profeti (cf Is 6,5; Ger
1,6). Nella risposta Dio promette la sua presenza: Io sono con te, che anticipa il signi-
ficato del Nome (v.15), e supera lobiezione con un primo segno.
Il segno un atto liturgico: Servirete a Dio su questa montagna. Dio riveler al po-
polo la sua libert; questi riconoscer che Dio lha liberato; Mos sar confermato
nella validit della sua missione.
A questo atto liturgico si riferiscono forse Es 3,18; 5,1 e il ritornello nel tema delle
piaghe sulla festa nel deserto (7,16.26; 8,4.16.23; 9,1.13; 10,3.24). Sembra trattarsi
di una festa tradizionale presso gli ebrei che comportava un pellegrinaggio nel deserto
a Est dellEgitto, in un luogo dove si onorava JHWH. Diversi autori identificherebbero
questa festa con la Pasqua (cf BG, Metzger, cf Es 12,1).
Non un segno immediato ma futuro. Si realizzer dopo che Mos avr compiuto la
sua missione. Richiede prima fede e obbedienza, come per Abramo (cf Gn 12,1ss; 18;
22).
Seconda obiezione rivelazione del Nome (3,13-15)
Mos esprime la sua obiezione sotto forma di domanda da parte del popolo: ha biso-
gno di una garanzia da presentare, il nome dellinviante. Dio risponde: IO SONO
COLUI CHE SONO (s :s s). Cos dirai ai figli dIsraele: Io Sono mi ha
inviato a voi (::s .: s );
questo il mio nome per sempre llm (:. ::), sul quale Rashi commenta:
Si potrebbe leggere lallm, cio Questo il mio nome che devessere segreto
[dalla radice lm-, essere oscuro], per suggerire, sia celato questo nome divino,
cos che esso non sia letto esattamente come esso scritto, ma debba essere letto a-
donay (cf Pesach 50a; Ex. R. 3).
E questo il mio memoriale (zikr) di generazione in generazione: : : ;
Rashi ancora commenta: la menzione di me; egli ritiene che cos si legga il Nome,
come in Sal 134,13: O Signore, il tuo Nome grande per sempre; O Signore, questo
memoriale attraverso tutte le generazioni [imka lelam / zikreka ledor wadr].
1 Significato della rivelazione. Per Dio. Rivelando il Nome egli si fa conoscere, stabili-
sce una relazione con il suo popolo, pu essere invocato. In un certo senso si mette anche

3
in suo potere. Di fatto, i Salmi e taluni testi profetici (Ez 20; 36) riconoscono che lumi-
liazione del popolo presta loccasione ai popoli per deridere il Nome che esso invoca; per
il suo buon Nome il Signore si impegna a salvarlo e a liberarlo. Per il popolo: pu ri-
conoscerlo tra gli altri dei, invocarlo, stabilire con lui una relazione nel culto. Per Mos
la garanzia della sua missione, sa da chi inviato, pu dire in nome di chi egli agisce.
2 Quanto alla pronuncia, non Geova, ma JAHWEH
2
. Del resto, la tradizione ebraica ha
trascurato letimologia in base al comandamento che vieta di fare un uso vano del no-
me, cio per lo spergiuro. Il fatto ha condotto Israele, in segno di rispetto, a non pronun-
ciarlo affatto, sostituendolo con Adonai (Signore, in greco Kyrios) o ha-em (il Nome).
Nei libri Sibillini (testi apocrifi ebraici) trascritto in greco con . La stessa cosa
ripete Girolamo. I giudei di Elefantina chiamavano JHWH JO o JAO, forma contratta rin-
tracciabile soprattutto nei nomi teofori: Isaia (Jeajahu, salvezza Jhwh), Michea (mika-
jah - mikajahu), Joram, Azaria/Uzzia, ecc., e hallelu-jah.
3 Le interpretazioni vanno da un senso evasivo Sono quel che sono a Io sono
Colui che , Io sono lEsistente, il solo veramente esistente, lEterno (cf LXX ). La
formula in s paradossalmente sia risposta che rifiuto di risposta. Comunque il gioco di
parole sul nome divino conferma la connessione tra nome e significato, Essere. Per la
parafrasi del Nome cf Ap 1,4.8; 4,8; 11,17; 16,5, analoga ad altre della letteratura giu-
daica che sviluppano e interpretano il Nome rivelato a Mos.
La semplice etimologia non tuttavia sufficiente a spiegare da sola il Nome. La tradi-
zione si fissata sul carattere personale e sullesperienza vissuta.
Invocarlo nel culto di generazione in generazione (v.15), denota limplicazione teo-
logica della rivelazione del Nome, perch JHWH Colui che , sempre presente nel
passato, nel presente e nel futuro, l dove invocato, e quindi fedele come richiama
gi il nostro contesto. il Dio dei Padri; Io sar con te; Io vi far uscire. Dun-
que, Jhwh Colui che per voi, per il suo popolo che accompagna nella storia,
guida e protegge nel cammino attraverso il deserto, verso la terra; esige di cammi-
nare davanti a lui con integrit (Gen17,1). Pi che la natura esprime la relazione con
il suo popolo e lazione in suo favore. la promessa e lesperienza dei Patriarchi: Io
sono conte e ti protegger (Gen 26,23; 28,15; cf 15,1-6).
Dio non rivela totalmente la sua natura. Cos luomo non lo potr mai possedere. Non
soddisfa tutta la curiosit di Mos n supera totalmente il suo dubbio. Colui che
manifesta piuttosto la sua intenzione, il suo progetto, la sua presenza. un Dio impe-
gnato nella storia, in mezzo al suo popolo.
Il nome richiama la promessa di Cristo in Matteo: Io sono con voi tutti i giorni, fino
alla fine del mondo (Mt 28,20, cf 1,23); richiama lIo sono in Giovanni (Gv
6,35.48; 18,5.8), soprattutto Giovanni 8,24.28.58 che presenta Ges come lunico
Salvatore verso il quale tendevano tutta la fede e la speranza di Israele. La parafrasi
dellApocalisse si muove in questa direzione: Colui che , che era e che verr.
Lultima espressione qualifica le altre: Dio interverr nel futuro come intervenuto
nel passato e nel presente per salvare. Lesperienza passata e presente (soprattutto del
Cristo risorto, a cui viene rivolta lespressione, oltre che a Dio) garantisce il futuro.
Noth gioca sulla duplice possibilit di tradurre lebraico, al presente e al futuro: Io
sono colui che sono e Io sar colui che sar. infatti il Dio che dora innanzi promet-
te di intervenire nella storia di Israele. Cos Childs: Dio annuncia che la sua intenzione
sar rivelata nei suoi atti futuri, che ora rifiuta di spiegare Perci la frase pu assumere

2
Per lorigine del nome e il suo significato filologico, cf excursus, sotto.

4
varie sfumature: Io sono qualcosa, ma si vedr che cosa sono o, pi probabilmente, es-
sa vuole esprimere quella indeterminatezza che lascia aperte molte possibilit: Io sono
quel che voglio essere.
3
.
In ogni caso, il verbo hayah non esprime il puro essere, esistere, ma un essere o-
perante che appare nel mondo e in prima linea nella storia di Israele. Con tale Dio si deve
entrare in relazione (alleanza) e fare esperienza. Allora si comprender di pi e meglio
chi Egli /sia. dunque un concetto dinamico nel senso di esserci. Alla fine, anche
Mos comprender che il Signore veramente il salvatore di Israele.
Pausa (3,16-22)
Il brano riprende con pi dettagli il piano della salvezza: a) la menzione degli anziani
anticipa lorganizzazione posteriore della comunit ebraica; b) il vedere/visitare (pa-
qad) indica un intervento divino per punire o salvare, come nel nostro caso: Dio che si
avvicina alluomo, luomo lo deve accogliere. La mano, il braccio, la destra di Jhwh si-
gnificano la sua potenza. Lespressione completa in Deuteronomio: Con mano potente
e braccio disteso, cio con lo spiegamento di tutte le forze. Stendere la mano il gesto
con il quale si indica lobiettivo dellazione.
Terza e quarta obiezione (4,1-9.10-17)
Due nuove obiezioni introducono due tradizioni popolari. La prima (4,1-9) presenta
Mos come taumaturgo o mago con il bastone o bacchetta magica. Larte della magia
era praticata e insegnata in Egitto. La divinazione e le arti esoteriche facevano parte della
tradizione intellettuale coltivata dai sacerdoti e dai saggi. Nella Bibbia sono chiamati
hartummm
4
. Mos compir gesti superiori alle azioni dei maghi egiziani: il conflitto in-
fatti avviene tra magie, quella egiziana e quella compiuta nel nome del Signore (Es 4,1-
9). Dopo alcuni esperimenti competitivi, i maghi egiziani devono riconoscere il dito di
Dio nei segni e prodigi di Mos, che ne lispiratore, e del sacerdote Aronne, che ne
lesecutore mediante il bastone miracoloso (cf Es 7,8-8,15, cf Sap 18,13). Cos il Si-
gnore riduce a impotenza le opere dei maghi: il serpente di Mos divora gli altri. Del re-
sto, anche nel deserto Mos giocher con i serpenti (Nm 21,4-9)!
Lultima obiezione (4,10-17) si riferisce alla missione di Mos come uomo della pa-
rola. ancora una reminiscenza profetica (cf Ger 1,6-10). Lobiezione riprende in altro
modo quella di 3,11-13. La risposta esplicita il concetto di profeta (vv.15-16). Dio si e-
sprime attraverso parole umane: Io sar con te diviene ora Io sar con la tua bocca;
io ti insegner quello che dovrai dire. il portavoce di Dio, il pro-feta che parla in suo
nome. Aronne, a sua volta, profeta di Mos. Il passo richiama il compito dei leviti e dei
sacerdoti, ritenuti i depositari, i messaggeri e gli interpreti della Legge di Mos, ai quali
affidata la torah-insegnamento.
Conclusione
Il racconto presenta Dio come Colui che - Jhwh - presente nella storia sofferta del
suo popolo. Mos il suo inviato, figura carismatica in mezzo a Israele. Egli appare
come profeta e ultimo dei patriarchi perch esprime la medesima umile fede, ed e il pri-
mo dei liberatori che Dio susciter in favore del popolo quando questi, oppresso e con-
vertito, invocher da Dio la salvezza.

3
M. NOTH, Esodo, Paideia, Brescia 1977, pp.55s; B.S. CHILDS, Exodus, SCM Press, London 1977, p.76 (cf
edizione italiana).
4
Gli hartummm, maghi egiziani (sacerdoti-lettori?), sono ricordati in Gen 41,8.24; Es 7,11.22; 8,3.14.15;
9,11. In Dan 1,20; 2,2, Daniele prevale nei confronti di quelli babilonesi.

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Excursus
1 Invocazione e proclamazione del Nome: Es 33,18-23; 34,5-9
Il libro dellEsodo propone linvocazione e la proclamazione del Nome. Esodo 33,18-23
preparazione. Mos chiede: Fammi vedere la tua gloria; e Dio risponde: Far passa-
re davanti a te la mia bont e proclamer il nome di JHWH davanti a te. La proclamazio-
ne del Nome avviene in Esodo 34,5-9
Esodo 33,18-23: Invocazione del Nome
Esodo 33 composto con aggiunte di diversa provenienza, per lo pi Jahvista secondo
Noth. Ma ha un tema unitario, la presenza di JHWH: sulla montagna sacra da cui si parte
nel cammino (vv.1-5), nella tenda e nella nube (vv.7-11), ma soprattutto nelluomo attra-
verso lesperienza religiosa (vv.12-17.18-23). Mos chiede: Fammi conoscere il tuo
cammino (v.13), accompagnaci (v.16), mostrami la tua gloria (vv-18-23).
Linteresse soprattutto per il modo e la possibilit della presenza di Dio.
Dio acconsente ad indicare il cammino e ad accompagnare i suo popolo. Ma rimane
inaccessibile. Far vedere la sua bont unica (v.19), proclamer il suo Nome (34,5-9), ma
Mos non potr vedere il suo volto direttamente (v.20). La vista sar un passaggio fug-
gitivo che luomo non pu trattenere, sar sensazione di presenza mentre si sente coperto,
e, quando la mano si ritira, vede il dorso che si allontana, rivelazione momentanea del
mistero, culmine dellesperienza religiosa (Alonso). quanto avviene ad Elia il vento
leggero o il rumore del silenzio di un vento leggero (1Re 19) e a Isaia il lembo del
mantello (Is 6); cos Ezechiele 1-2 mareh keadam aspetto come di uomo .
Lepisodio nellattuale redazione prepara la proclamazione del Nome: quando passe-
r la mia gloria (33,22) richiama: JHWH pass davanti a lui (34,6).
Esodo 34,5-9: Proclamazione del Nome
Il capitolo 34 costituito dalla narrazione dellalleanza detta Jahvista. Nel testo attuale
appare come alleanza rinnovata (vv.1-4) dopo lepisodio del vitello doro e delle tavole
infrante. Nella tradizione originale, secondo Noth, Esodo 34 seguiva a 24,12-15 (Dio or-
dina a Mos di salire sulla montagna). Il racconto attuale cos strutturato: presenta-
zione delle nuove tavole (vv.1-4); teofania e proclamazione del Nome (vv.5-9); rin-
novazione dellalleanza (vv.10-12); decalogo cultuale (vv.12-28).
La teofania: JHWH scende nella nube e chiama il suo Nome. un testo liturgico. Gli
autori (cf Noth, p.326) trovano difficile precisare se nel v.5a TM il soggetto sia JHWH o
Mos. In ogni caso, Mos risponde rendendo culto a Dio che chiama per nome (v.9) e
prostrandosi a terra (v.8). invocazione e adorazione.
La proclamazione del Nome una sintesi di rivelazione.
34,6 wayya`br yhwh(dny) `al-Pnyw wayyiqr
yhwh(dny) yhwh(dny) l raHm wHannn erek aPPayim wrab-Hesed wemet
34,7 ncr Hesed llpm nS `wn wpea` wHa wnaqq l ynaqq Pqd
`wn bt `al-Bnm w`al-Bn bnm `al-illm w`al-riBB`m
s .e. :.
34,6
-:s :: :es s . : s
s: .:e . sc. :es : s .
34,7


6
:.:. -:s . e . s .
:.:. :::. :.: .:.
34,6 Il Signore pass davanti a lui proclamando:
"Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedelt,
34,7 che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il
peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli
fino alla terza e alla quarta generazione".
I titoli, che possono contenere delle aggiunte posteriori, concentrano una serie di e-
spressioni correnti (cf Sal 103,8, ecc; v.7 cf Es 20,5-6). I tredici titoli definiscono Dio
nelle sue relazioni di familiarit con gli uomini: misericordia, fedelt, clemenza, perdo-
no, giustizia. Yhwh El rm weannn, erek appaym werab esed weemet. Non de-
finizione filosofica, ma proclamazione di unesperienza religiosa. JHWH Io sono-sar
presente con te per assistere, guidare, accompagnare, realizzare le promesse, castigare e
perdonare.
2 La rivelazione del Nome secondo la trazione sacerdotale: Es 6,2-8
Il brano contiene una seconda vocazione di Mos che riflette il linguaggio sacerdota-
le: i vv.14-27 introducono una genealogia levitica che accentua la trib e la linea di A-
ronne. Il vv.9-13 riprendono il motivo del rifiuto del popolo e linvio di Mos e Aronne
con la missione presso il faraone di far uscire gli Israeliti dalla terra dEgitto (cf anche
6,26-7,7). Seguiranno i prodigi (7,7-11,10).
A confronto con Esodo 3 questa narrazione pi differenziata e dottrinale, meno
drammatica e pi teocentrica. Segnala, infatti, i punti nodali della storia della salvezza.
Il teocentrismo appare nel triplice Nome di JHWH posto allinizio, al centro a alla
fine, come firma del discorso pronunciato interamente da Dio, senza interlocutori,
a dimostrare lautenticit dei fatti. Al centro lidentit del Signore-JHWH
Il racconto diventa dottrina con accentuazione dei temi tipici della promessa e
dellalleanza.
Di conseguenza, meglio manifesta lesigenza di obbedienza e santit. La glorifi-
cazione di Dio non si attua solo nel culto, ma anche con una vita fedele
allalleanza. Essa realizza la santit di Israele.
La struttura del discorso divino assume i seguenti connotati:
vv.2-4 il passato:
Nome (Io sono il Signore-Jhwh) i Padri (El Shadday, cf Gn 17,1)
promessa della terra
vv.5-6 il presente: far uscire, liberare, riscattare
lamento del popolo
ricordo dellalleanza e Nome (Io sono il Signore-Jhwh)
promessa di liberazione
vv.7-8 il futuro: liberare, adottare, introdurre
liberazione come testimonianza dellimpegno di alleanza (voi sapre-
te/conoscerete)
adozione come popolo (con formula di alleanza)
introduzione nella terra e Nome (Io sono il Signore-Jhwh)

7
Conclusione
Nelle tre scene prese in esame, il Nome sempre legato allesperienza di Dio nella storia.
Ciascuna sottolinea qualche aspetto:
Esodo 3 accentua la valenza storica, ci che JHWH ha fatto, sta facendo e far (o po-
tr fare): la relazione lalleanza.
I due brani di Esodo 33 e 34 accentuano linvocazione/proclamazione del Nome nel
culto, mentre gli attributi rivelano la familiarit di Dio con il suo popolo.
Infine, la pericope sacerdotale meglio rivela la santit di Dio e lesigenza di santit
delluomo mediante lobbedienza. Dio glorificato nel culto e nellosservanza della
Torah.
2 La Pasqua e il passaggio del mare: Es 12,1-14; 13,17-14,31
Visione dinsieme: Es 7,1-13,16 + 13,17-15,21
Es 6,10-30 testo di passaggio:
Dopo aver confermato Mos nella sua missione presso il popolo (6,2-9), Dio lo conferma
nella missione verso gli egiziani (6,10-30 = 6,10-13 e 26-30: parla al faraone, ob. "incirconci-
so di labbra" / Aronne, Dio invia Mos ed Aronne per "far uscire" Israele dall'Egitto; 6,14-25:
genealogia).
Es 6,2-9 insiste sulla identit di Jahwh; 6,10-30 (missione e genealogia) sulla identit di Mo-
s liberatore e di Aronne.
Sviluppo della narrazione: Mos il liberatore operatore di "segni e prodigi" in Egitto.
A. Es 7,1-5 + 6-7: Dio conferma Mos nella missione: promette e ordina; Mos esegue senza o-
biezioni.
B. Es 7,8-10,29: segni e prodigi o piaghe?
C. Es 11,1-13,16: partenza dall'Egitto. Tre istituzioni cultuali (Pasqua Azzimi primogeniti)
collegati alla vera "piaga" dei primogeniti (11,1-10) e alla liberazione.
D. Es 13,17-15,21: passaggio del mare.
Breve illustrazione
Es 7,1-5.6-7. La missione di Mos. Sono versi importanti per la missione, ma anche per
il linguaggio.
Dio conferma Mos nella missione presso il faraone (vv.1-2, cf 4,16), ma predice
il fallimento (non vi ascolter, v.4).
Allora Egli interverr: indurir il cuore del faraone (cf 4,21) e compir "segni e
prodigi" (otot, mfetm, v.3, cf 3,20) che il faraone non era riuscito a cogliere,
poser la mano e far uscire gli Israeliti (v.5a). Nei segni e prodigi otterr il risul-
tato a cui sono orientati, la rivelazione di s: gli egiziani "ri-conosceranno che io
sono Jhwh" (7,17;8,6.18; 9,14.29), e lo stesso Israele "ri-conoscer" Jhwh attra-
verso le sue azioni (v.5b, cf 6,5; 10,2; soprattutto al passaggio del mare). Il farao-
ne non potr pi dire di "non conoscere" Jhwh (cf 5,2).
Es 7,8-10,29. Dio passa a realizzare "segni e prodigi" 10 iniziando dal bastone (v.9:
mfet, cf 4,2-4), che si concludono in 10,29 con l'ordine del faraone a Mos: Vattene-
esci! Guardati bene dal rivedere la mia faccia, morirai!, e luscita definitiva di Mos
(v.29).
La serie dei prodigi segnata da formule ripetute con varianti, come la lunghezza. Se-
guo nella classificazione alcuni autori (McCarthy, Coats, Vogels) i quali delineano una

8
struttura chiastica che rivela l'unit della sezione (= 5 + 5 segni in ordine inverso, ricono-
scibili per caratteristiche formali), lasciando l'undicesimo come "piaga" vera e propria
(nega, colpo, flagello, epidemia, 11,1, da nga, colpire).
Questa struttura mette in risalto alcune progressioni (diverse azioni degli attori: i ma-
ghi riconoscono il dito di Dio, poi scompaiono; i segni diventano pi gravi, fino alle te-
nebre: un ritorno al caos primitivo, Gn 1,2), ma anche un girare a vuoto (non ottengono il
risultato inteso). L'analisi storico critica vi riconosce due tradizioni J e P.
a) A - Il bastone cambiato in serpente (7,8-13): con formule di introduzione e di conclusione.
b) B - L'acqua cambiata in sangue (7,14-25): indurimento del faraone (vv.14.22), formula
profetica con richiesta di servire Jhwh, due ordini dati a Mos (vv.14 e 19).
c) C - Le rane (7,26-8,11): due ordini a Mos (7,26; 8,1), formula profetica con richiesta di
servire a Jhwh (7,26).
d) D - Le zanzare (8,12-15): ordine dato a Mos e Aronne [matura la sconfitta dei maghi che
riconoscono il "dito di Dio"; diventano muti, poi scompaiono].
e) E - Le mosche o parassiti (8,16-28): formula profetica con richiesta di servire a Jhwh [e-
lemento nuovo, la distinzione tra israeliti ed egiziani].
f) E' - La peste del bestiame (9,1-7): formula profetica con richiesta di servire a Jhwh [i ma-
ghi non possono resistere, scompaiono].
g) D' - Le ulcere (9,8-12): ordine dato a Mos e Aronne.
h) C' - La grandine (9,13-35) con tempesta teofanica = Dio si manifesta come "Signore di
tutta la terra": due ordini a Mos (vv.13.21: minaccia di inviare "tutte le mie piaghe", mag-
geft
5
v.14, cf 12,12 negef), formula profetica con richiesta di servire a Jhwh [distinzione
anche tra egiziani, v.20].
i) B' - Le cavallette (10,1-20): indurimento del faraone (inizio e fine, vv.1.20), mentre i corti-
giani intervengono perch "comprenda-riconosca" che l'Egitto va in rovina.
j) A' - Le tenebre (10,21-27): con formule di introduzione e conclusione [il faraone permette
che anche i bambini possano partire].
Es 11,1-13,16: la "piaga" dei primogeniti e la partenza dall'Egitto (prima fase dell'usci-
ta/esodo).
L'undicesimo prodigio (11,1-10) sembra continuare i precedenti, ma il linguaggio
cambia: Sto per inviare ancora una piaga (nega) contro faraone e contro l'Egitto (v.1).
Inizia una nuova fase: i segni sono finiti, ma la lotta continua con la minaccia della piaga
della morte dei primogeniti, la cui realizzazione avverr in Es 12,29. Gli ebrei saranno
cacciati.
Il faraone minacciava a Mos la morte: morirai!. la legge del contrappasso. La
nuova sezione (11,1-13,16) inizia con l'annuncio di morte: Uscir... ogni primogenito
morir... (11,5). Il legame tra i due fatti era stato sintetizzato in Es 4,22-23: Tu dirai:
Cos dice il Signore: Israele il mio figlio primogenito. E aggiungerai: Rilascia mio fi-
glio perch mi serva (cf Es 13); e se ti rifiuti di rilasciarlo io far morire il tuo figlio pri-
mogenito.
Es 13,17-15,21: il passaggio del mare (seconda fase delluscita: racconto e poema).
La narrazione va delineando limmagine di Dio: il Signore-Jhwh presente in mezzo
al suo popolo mediante la sua azione liberatrice. La guerra di Dio si impone come giu-
dizio sugli idoli e sul potere schiavizzante delluomo. Solo Dio va servito.
Si va delineando anche la figura di Mos: da profeta ambasciatore o portavoce del Si-
gnore (5,1-6,30) diventa operatore dei suoi segni e prodigi (7,1-10,29) e quindi liberatore

5
Maggefh (da ngaf) in 1Sam 6,4 designa la peste, in 1Sam 4,17 una morte brutale. Negef in Es 12,13 indi-
ca il flagello (peste) dei primogeniti, in Is 8,14 un pietra "d'inciampo", da nagaf, "colpire" (Es 21,35), "urta-
re" (Es 21,22), "sconfiggere" (Gdc 20,35).

9
con la sua forza (11,1-15,21); apparir poi come guida (pastore) e intercessore, mediato-
re e legislatore nel deserto anche peccatore e infine eroe popolare (Deuteronomio).
Nella sua opera Mos accompagnato dai due fratelli: Aronne che lotta con Mos con i
segni e la parola, e Miriam, la sorella, che inizialmente coopera alla sua salvezza e alla
fine si unisce a lui per dare gloria al Signore per lottenuta liberazione (Es 15).
Problemi e sottolineature
1 - Problema storico
Salmo 78,45-51; 105,28-36; 136 hanno una successione e numero diversi dei segni
(sono sette, cf anche Sap 10-19 con una riflessione sull'Esodo e la Pasqua). Inoltre le de-
scrizioni non sono sempre coerenti (cf ad es. nella seconda 7,14-25 le differenze tra
promessa, v.17, ordine, v.19, ed esecuzione che colpisce solo il Nilo, v.20). Di conse-
guenza, alcuni autori parlano di pura invenzione narrativa. Altri danno una spiegazione
naturalista (somiglianza tra i segni e i fenomeni naturali che si verificano in Egitto) o co-
smica (collisioni cosmiche nel secondo millennio con cataclismi).
Bisogna riconoscere che i racconti rivelano un chiaro carattere magico, drammatico e
immaginario. da evitare perci ogni interpretazione troppo storicizzante. Possiamo
ammettere alcune calamit nelle quali si vista la mano di Dio. Il racconto dei segni non
fa parte di una cronaca, ma della ricerca del senso di una liberazione e salvezza attuata da
Dio (storia della salvezza), espressa in linguaggio epico.
2 - Problema teologico-letterario
Alcune parole chiave danno unit al racconto: rilascia o lascia uscire (ala, invia-
re, spedire) come comando e minaccia divina al faraone; uscire-liberare tema dell'eso-
do e suo sviluppo; conoscere-riconoscere il Signore, con gioia o costretti e con dolore
dalla disfatta.
Vi sono inoltre sette ritornelli ripetuti nel corso del racconto.
1. La parola di Dio. Ogni segno ha inizio dalla parola di Dio rivolta a Mos con formule profeti-
che (Cos parla Jhwh): la parola di Dio mette in moto la storia. Appare la missione profetica
di Mos: deve parlare e agire in nome del Signore.
2. La presenza di maghi (e indovini, sapienti, incantatori) rappresentanti della sapienza e del po-
tere divino egiziano: in concorrenza con Mos dichiarano fallimento, devono sottomettersi a
Jhwh e riconoscere il suo dito (al quarto prodigio, le mosche, 8,15), quindi spariscono (al set-
timo, le ulcere, 9,11).
6

3. La richiesta divina: Lascia partire il mio popolo perch mi serva. Significa passare "dalla
schiavit al servizio" di Dio nella libert, nel culto e con la vita. La richiesta fa allusione pro-
babilmente alla festa di primavera dei pastori, la pasqua.
4. La distinzione tra Israele e lEgitto: Dio sceglie il suo popolo, ma la distinzione ultima tra chi
ascolta o rifiuta. In questo modo si attua una distinzione anche tra gli egiziani (9,20-21).
5. Le esagerazioni, per dire che azione unica, irripetibile.

6
Su Mos e la magia, cf S.B. NOEGEL., Moses and Magic: Notes on the Book of Exodus, JANES 24 (1997)
45-59; nella Bibbia, cf M. MILANI, La Bibbia e la tentazione della magia, in Credereoggi 138 (6/2003), 69-
86; L.L. GRABBE, Sacerdoti, profeti, indovini, sapienti nellantico Israele, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI)
1998 (ed. inglese, Priest, Prophets, Diviners, Sages, Trinity Press International, Valley Forge, Pennsylvania
1995); A. JEFFERS, Magic and Divination in Ancient Palestine ad Syria, Brill, Leiden New York Kln
1996; J.L. SICRE, Profetismo in Israele, Borla, Roma 1992 (orig. Spagnolo, Profetismo in Israel. El Profeta.
Los Profetas. El Mensaje, Estella 1992), Divinazione e profezia, pp. 15-59; A. CAQUOT M. LEBOVICI
(edd.), La Divination, Presses Universitaires de France, Paris 1968. C. GROTTANELLI Specialisti del sopran-
naturale e potere nella Bibbia ebraica; appunti e spunti, in F.M. FALES e C. GROTTANELLI (edd.), Sopranna-
turale e potere nel mondo antico e nelle societ tradizionali, Franco Angeli, Milano 1985, pp. 119-140.

10
6. Riconoscerete che io sono Jhwh: lo scopo dei segni; non piaghe, ma atti pedagogici, rive-
lazione prima che punizione, per far capire le "lezioni d'Egitto", perch tu possa raccontare a
tuo figlio e a tuo nipote come io abbia trattato gli egiziani, e i segni che io ho fatto loro, e rico-
nosciate che io sono Jhwh (10,1-2).
7. L'indurimento del cuore del faraone.
Rivelano una molteplice lezione. 1) Teologica: la libert di Israele per servire Dio in
libert e con responsabilit. in moto una lotta fra due potenze, Jhwh e gli dei d'Egitto.
Il risultato sar una "nuova creazione". 2) profetica: con questi atti Dio educa e provoca a
una decisione. 3) Il risultato finale una lezione d'amore: nonostante le apparenze di vio-
lenza, all'opera unazione pedagogica (cf Dt 8,2-5 e 32; Os 2 e 11,1-11; Sap 11; Ap
3,19-20: Tutti coloro che amo li rimprovero e li educo).
3 - Il cuore ostinato del faraone
7

Dio rese duro il cuore del faraone. Forse incita al male? Qualche autore traduce il
verbo come incoraggiare, rendere fermo il cuore, renderlo ardito, cio incitare al com-
battimento, in un contesto di guerra santa o di una tenzone, nel senso che Dio lancia la
sfida. Ma perch Dio vuole il combattimento? Non per la vittoria di Israele, ma per mani-
festare la sua gloria di fronte a un potere violento ed essere riconosciuto dagli Egiziani
(il v.17 tradotto piuttosto liberamente: asserire la mia autorit su).
Nel contesto del capitolo, quel combattimento appare un giudizio profetico sul pecca-
to (cf Es 14,4.17-18 con Ez 28,22; 39,13). Infatti, lostinazione del Faraone legata alla
sua mutata opinione sulla liberazione. Egli intende continuare a tenere Israele in schiavi-
t e impedire il servizio-culto a Dio che sar dato dopo la liberazione, al Sinai. Il signifi-
cato ultimo dunque teologico; il ribelle alla sovranit del Signore sar costretto, suo
malgrado, a riconoscerlo: gli Egiziani sapranno che io sono JHWH (v.4); Israele stesso
vedr il Signore, salvatore e vittorioso. Cos Dio riveler la sua gloria, manifester la
sua presenza attiva, la sua mano potente. Lostinazione del Faraone dunque il modo
narrativo con cui Dio fa conoscere la sua volont e il suo giudizio, la sua potenza e il suo
essere a chi lo rifiuta. La funzione del racconto dunque di mostrare la rivelazione di
Dio, il farsi riconoscere, da quel Faraone che aveva detto Non conosco il vostro Dio.
Nel dramma dellesodo e delle piaghe il faraone assume i caratteri di una figura ti-
pica. la tipica "testa dura" che resiste contro ogni evidenza, il prototipo dell'incredulo.
Egli rappresenta la misteriosa libert umana di rifiutare Dio, nonostante i segni. Il rac-
conto evidenzia in lui e nell'Egitto un simbolo ripetibile anche per Israele. Altre volte, in-
fatti, sar proprio Israele a fare la medesima figura (Es 32,9; 33,3; 34,9; cf Am 4,6-12 ed
Ez 3: il popolo di dura cervice). Cos nei vangeli le figure tipiche dell'incredulit sono i
"Farisei" (Sinottici) o i "Giudei" (Giovanni).
Il racconto mette in risalto levoluzione dellatteggiamento. Dapprima il faraone a
ostinarsi e a indurire il cuore (7,13.13.22; 8,11.15.28; 9,7.34.35). Poi, da 9,12, Dio che
rende ostinato il cuore del faraone (9,12; 10,1.20.27; 11,10). All'inizio egli non si lascia
impressionare dai segni, i suoi maghi sanno fare altrettanto. Ma poi questi scompaiono:
Jhwh appare pi forte degli dei egiziani. Allora egli stesso ha paura e invita Mos a pre-
gare "Jhwh il vostro Dio" (8,4.24; 9,28; 10,16-17), e Mos accetta la sua richiesta: Mo-
s usc dal faraone e preg Jhwh (8,8.26; 9,33; 10,18). Arriva anche a confessare il suo
male: il Signore innocente, mentre io e il mio popolo siamo colpevoli (9,27). Sembra
un inizio di conversione. Nonostante tutto, egli si ostina! Rifiuta la liberazione. Fa pro-

7
Per il problema con relativa bibliografia, cf B.S. CHILDS, cit., pp. 170-175, e SKA, Le passage de la Mer.
tude de la construction, du stile e de la symbolique dEx 14,1-31 (Analecta Biblica 109), Roma 1986. Roma
1986, pp. 47-60.

11
gressive concessioni, ma dovr dare tutto, fino alla capitolazione, cedendo su tutta la li-
nea; e chieder a Mos di "essere benedetto" (12,31-32). In Israele tutti sono benedetti,
come in Abramo (Gn 12,3). Il faraone non appare pi onnipotente, ha bisogno della be-
nedizione del Signore per essere salvato. Dovr riconoscere ci che prima aveva rifiutato
(cf Es 5,2): Jhwh Dio, superiore a tutti gli dei d'Egitto incapaci di salvare dalla pia-
ga. In verit, la narrazione mette in scena la lotta contro l'idolatria: far giustizia degli
dei dell'Egitto (Es 12,12). L'idolatria non riconosce Dio e nega anche i diritti umani. Al-
lora l'oppressore del "primogenito" del Signore, Israele, sar colpito nei primogeniti co-
me segno del disastro che la sua politica testarda aveva causato (4,22s).
Linsegnamento anzitutto rivolto a Israele perch impari a riconoscere il suo Dio ed
essergli fedele. Il racconto mostra che di fronte a Dio vi un riconoscimento gioioso e
uno doloroso, quello della sconfitta; tocca all'uomo scegliere uno dei due. Al faraone
stato offerto un titolo nella storia della salvezza, quello di liberatore, ma egli lo ha rifiuta-
to; per non pu fuggire dalla storia, e deve accettare il titolo di antagonista fino alla di-
sfatta finale (Ciro accetta il titolo di liberatore, e si chiamer "servo del Signore", Is 45)
8
.
La Pasqua: Es 12,1-14
Struttura e stile del racconto
Il racconto di Es 11,1-13,16 procede a incastro, sovrapponendo pi prospettive: ele-
menti narrativi, prescrizioni liturgiche, catechesi. Presenta tre istituzioni cultuali collega-
te alla "piaga" dei primogeniti e alla liberazione: celebrazione di Pasqua e di Azzimi, rito
dei primogeniti. Il testo contiene pi che il racconto dell'uscita un insieme di indicazioni
e di testi liturgici tesi alla celebrazione "memoriale" dell'uscita dall'Egitto. In un dato
momento due elementi originariamente indipendenti si sono fusi insieme: una serie di
fatti storici e alcune pratiche liturgiche. La storia giustifica i riti, la liturgia commemora e
attualizza drammaticamente i fatti passati. L'autore sovrappone gli elementi in una nuova
prospettiva. In primo piano possiamo immaginare un'azione liturgica nella quale si fa
memoria e si rappresenta l'origine storica. Oppure, possiamo pensare a una narrazione
storica, sulla quale si va proiettando la versione liturgica posteriore. Ne nasce il seguente
schema alternato:
a. annuncio della piaga e dell'uscita (11,1-10)
b. direttive per la celebrazione (12,1-28: Pasqua vv.1-14; Azzimi vv.15-20; Pasqua vv.21-27)
a'. realizzazione della piaga e dell'uscita (12,29-42: il tempo la notte apre e chiude: notte di
morte, notte di veglia, di clamore notturno; in mezzo velocemente il tema dell'uscita; la
resa totale, cf i verbi: levatevi, uscite; andate, servite il Signore come avete chiesto; prende-
te... come avete chiesto; andate e benedite anche me)
b'. direttive per la celebrazione (12,43-13,16: Pasqua 12,43-49; consacrazione dei Primogeniti
13,1-2; Azzimi 13,3-10; Primogeniti 13,11-16)
Mos al centro dellistituzione della Pasqua. Ma il racconto stesso ci fa attenti. Le
regole minuziose sono riservate a una celebrazione ormai avviata, con persone in condi-
zioni di sicurezza, ben lontane dalla situazione di fuga angosciata o di cacciata e minac-
cia. Sembra riflettere un contesto tardivo, probabilmente postesilico.
La festa
La festa di pasqua frutto dellunione di due feste originariamente distinte tra loro:

8
L. ALONSO SCHKEL, Esodo, su Es 7,5.

12
La festa dei pastori nomadi, in occasione della transumanza, per la preservazione dal
"Distruttore" e per la fecondit del gregge (mettevano il sangue dellagnello o Pa-
squa sui pali delle tende): festa di primavera e di famiglia, con il sacrificio dei nati
del gregge dell'anno (abominio per gli egiziani, cf Es 8,21-24) e il pasto rituale;
La festa agricola degli Azzimi, di contadini sedentari, in occasione della prima mieti-
tura lorzo probabilmente appresa dai cananei dopo l'insediamento nella terra, con
offerta dei manipoli omer nei santuari locali. La consacrazione dei primogeniti
non legata a una particolare cultura, forse da collegare allofferta delle primizie
delle cose (cf Lv 23: accanto ai frutti dei campi, sono offerti anche i "primogeniti"
degli animali e i frutti del ventre, Es 13,12-16).
Le due feste confluirono in una sola grande festa nazionale (Dt 16,1-8; Lv 23,5-8),
forse con Ezechia o con Giosia, ponendo al centro Gerusalemme. La Pasqua diviene cos
la festa della liberazione collegata all'uscita dall'Egitto e celebrata nella liturgia. Inserita
nella storia della salvezza e liberata dalla semplice successione dei tempi e delle stagioni,
acquista il carattere di memoriale. Il pasto con l'agnello viene collegato al ricordo della
protezione degli Israeliti durante la notte tragica, i pani azzimi al ricordo delluscita fret-
tolosa, la consacrazione dei primogeniti alla morte dei primogeniti di Egitto.
Cos tre pratiche cultuali o rituali vengono storicizzate, assicurando il ricordo perpe-
tuo delle tradizioni. La liturgia celebra e fa memoria della storia attualizzandola
nelloggi liturgico, perch non venga meno il ricordo. La narrazione diviene perci parte
essenziale della celebrazione:
Quando tuo figlio domani ti interrogher: che questo? Gli risponderai: Con mano forte ci
ha fatti uscire il Signore dall'Egitto, dalla casa di schiavit. E quando il faraone si era osti-
nato per non farci partire, allora il Signore fece morire tutti i primogeniti della terra d'Egitto,
dal primogenito dell'uomo fino al bestiame. per questo io offro in sacrifico al Signore ogni
maschio che apre il ventre e ogni primogenito dei miei figli riscatto (cf Es 13,14-15).
I segni devono essere conservati nella memoria perch siano rivelazione permanente
per le future generazioni (cf 10,1-2).
9

La celebrazione della festa di Pasqua ricordata anche in Lv 23,5-14 e Dt 16,1-8 (ma
cf Nm 9,1-14; 28,16-25; Gs 5,10; 2Cr 30: riforma di Ezechia; 2Re 23,21-23 e 2Cr 35,1-
18: Giosia; Ez 45,21-24).
Il racconto (Es 12,1-14)
Ci interessano i primi 14 versi nei quali si ravvisa il linguaggio sacerdotale (P). Dio
parla direttamente a Mos nel paese d'Egitto (v.1) e impartisce le direttive per la festa di
Pasqua. I vv.15-20 riguardano gli Azzimi. Nei vv.21-27a parla Mos: come legislatore e
organizzatore del culto, impartisce ordini agli "anziani". Nei vv.27b-28 gli israeliti ese-
guono l'ordine.
La celebrazione urgente, collegata al momento della partenza (la fretta, v.11, e il pa-
ne azzimo con la motivazione, v.39: non avevano potuto indugiare), e dovr essere ce-
lebrata ogni anno: si tratta della cena rituale con l'agnello pasquale. Il carattere liturgico
del racconto evidenziato dalle rubriche e prescrizioni:
il calendario e i momenti costitutivi della festa (tra le due sere, v.6; la notte, vv.8.12; il matti-
no);

9
Cf un esempio in Sal 48: narrazione/ascolto del fatto (liberazione di Gerusalemme nel 735/34 e 701) espe-
rienza personale (ci che abbiamo udito vediamo) e memoria liturgica nel tempio, lode e verifica nella con-
templazione gioiosa narrazione alle generazioni future.

13
i soggetti (tutta la comunit, ciascuno, la famiglia, v.3; il vicino, v.4; tutta l'assemblea della co-
munit di Israele, v.6; per le generazioni, v.14) e gli oggetti della celebrazione pasquale (l'a-
gnello, il suo sangue);
le azioni rituali: come scegliere l'agnello e sua immolazione (vv.5-6), aspersione degli stipiti e
dell'architrave delle case con il suo sangue (v.7), preparazione e consumazione in famiglia o
con il vicino, con azzimi ed erbe amare (vv.7.8.9.10.11);
infine, il carattere di "memoriale" (zikkarn, mnemsinon, v.14) collegato alla "festa del Si-
gnore" da celebrarsi come "prescrizione/rito perenne".
Il racconto con le varie prescrizioni permette di comprendere il passaggio al nuovo si-
gnificato che la festa assume: la Pasqua del Signore, festa in suo onore, che lo rivela co-
me liberatore superiore a ogni altra divinit.
Il calendario (vv.1-2)
Disse il Signore a Mos e ad Aronne nella terra d'Egitto:
Questo mese (-sar) per voi il capo dei mesi (capod'anno), -sar per voi il primo dei
mesi dell'anno.
il mese chiamato Aviv (o delle spighe, cf Dt 16,1), calendario agricolo, che corri-
sponde a marzo-aprile, pi tardi chiamato Nisan (cf Ne 2,1; Est 3,7), probabile nome ba-
bilonese; anche il calendario di primavera fu adottato sotto l'influsso babilonese. Un di-
verso calendario, come l'attuale in Israele, pone inizio dell'anno in settembre-ottobre (cf
Es 23,16; 34,22).
La scelta dell'agnello (vv.3-5)
3 Parlate a tutta la comunit (edah) di Israele:
Il dieci di questo mese vi prenderete ciascuno un agnello per la famiglia dei padri, un agnel-
lo per casa.
4 E se troppo piccola la famiglia per essere di un agnello,
lo prenda lui e colui che abita vicino a casa sua,
secondo il numero/calcolo delle persone (nefat);
ciascuno secondo il suo cibo (quanto ne pu mangiare) calcolerete l'agnello.
5 Sia il vostro un agnello senza difetto (tamm), maschio, figlio dell'anno,
prendetelo dalle pecore o dalle capre.
Appare il carattere familiare della festa, tipico dellesilio: il pasto avviene nelle case
e con i vicini. Il fatto rinsalda i legami della comunit. In Esodo 12,44 si precisa che i
soggetti della celebrazione sono tutti e solo i circoncisi (gli israeliti e i familiari sedentari
circoncisi) possono celebrare e mangiare la pasqua. una festa che li unisce e distingue.
L'unit totale del popolo si realizza in modo visibile in ogni famiglia nel cui recinto si
deve consumare tutto l'agnello. In quell'ambito la narrazione (haggad) fondamentale:
crea memoria e alimenta la coscienza evitando l'oblio che la lontananza dagli eventi pu
ingenerare. Anche i bambini sono parte essenziale del rito e sono coinvolti (cf Es 13,14).
Perci, anche oggi sono tenuti svegli con canti e giochi. E si deve lasciare libero il posto
per Elia, in modo che ognuno, anche lo straniero, possa fare Pasqua.
La festa ha per centro il pasto con l'agnello. Il termine ebraico seh indica letteralmen-
te una unit di bestiame minuto, tratto dal gregge, quindi "agnello o capretto", come si
precisa subito dopo (v.5). Diversamente, Dt 16,2-6 permette di sceglierlo anche tra il be-
stiame grosso: vacche o vitelli (zon webaqar). Inoltre, centralizza la festa in Gerusa-
lemme e nel tempio, nel luogo che il Signore avr scelto per stabilirvi il suo Nome.
L'animale deve possedere tre caratteristiche: 1) essere integro, senza difetti fisici se-
condo i canoni del culto (Lv 1,3; 22,19-21; Mal 1,8; questo carattere pu richiamare an-
che le pietre grezze con cui veniva costruito anche l'altare, cf Es 24; a particolare purit e
integrit erano tenuti i sacerdoti, cf Lv 21-22; 22,17-23 per l'integrit fisica); 2) essere

14
maschio, forse perch collegato alla vita (Lv 22,19 e la proibizione di castrazione,
vv.24ss); 3) figlio dell'anno, che pu significare "nato nell'anno" o, meglio, "di un an-
no", forse per il legame con le primizie ( frutto di quell'anno); ma anche segno di vita-
lit: un giovane animale veniva offerto alla divinit per ottenere fecondit e prosperit.
Il rituale dell'agnello (vv.6-11: tempo)
6 Lo conserverete (sar in vostra custodia) fino al 14 giorno di questo mese,
e lo immoler tutta l'assemblea della comunit (qehal adat) di Israele tra le due sere.
7 E prenderanno del sangue e lo porranno
sui due stipiti e sull'architrave delle case in cui o mangeranno.
8 E (ne) mangeranno la carne, in quella notte,
arrostita al fuoco (cf Is 44,16, zeli-e), e con azzimi con erbe amare la mange-
ranno.
9 Non la mangerete cruda, n ben cotta/bollita nell'acqua (bal mebul),
ma arrostito al fuoco il suo capo con le sue zampe e le sue viscere.
10 E non ne dovete avanzare fino al mattino
E quello che avanza fino al mattino lo brucerete con il fuoco.
11 E cos lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi e il vostro bastone nelle vostre mani,
e lo mangerete in fretta.
Dopo un isolamento di alcuni giorni un modo di consacrare la vittima segue il ri-
tuale, ritmato da tre momenti: sera (immolazione), notte (pasto), mattino (consumazione);
si concentra nel pasto notturno.
Il sacrificio avviene "tra le due sere", cio al tramonto (Farisei e Talmud) o fra il tra-
monto e la notte (Samaritani) del 14 giorno, ossia nel plenilunio di primavera. Il sa-
crificio da annoverare tra quelli detti di "comunione" (elamm, cf Lv 3) o eucaristi-
ci, che si concludevano con la condivisione del medesimo banchetto. "Pasqua" desi-
gner sia l'agnello immolato (Dt 16,2, "sacrificio di pasqua"), oggetto del pasto comu-
nitario, sia la festa. In questo contesto comprendiamo le parole di Paolo: Cristo no-
stra pasqua immolato (1Cor 5,7). La vera e definitiva Pasqua avviene in lui. Perci
l'apostolo invita a celebrare la festa con azzimi di sincerit e di verit, liberati da ogni
malizia e perversit (v.8).
Poi si definisce l'uso del sangue e della carne: sangue e carne indicano l'essere nella
sua interezza, cio nel suo elemento vitale e nel suo corpo. Mentre la carne viene con-
sumata dal gruppo, il sangue usato per ungere gli stipiti delle case, ricordando lanti-
co uso di ungere i pali delle tende per proteggere dal Distruttore (Es 12,23); qui serve
a proteggere dal tremendo flagello/peste che sta per abbattersi sull'Egitto. L'antico rito
apotropaico, usato per allontanare o "stornare" le potenze malefiche che potevano in-
sidiare il cammino, ora collegato alla liberazione. Quella sera passer il Signore e la
festa acquister un nuovo significato: Pasqua o passaggio del Signore (v.11c-12),
festa del Signore (v.14).
Si precisa quindi il modo di mangiare lagnello che presuppone l'ambiente nomade:
arrostito e con erbe amare, commestibili, ma cresciute spontaneamente, come
linsalata selvatica. Deuteronomio pi generico: "farai cuocere" bialta lo
stesso verbo usato in v.9 per indicare la bollitura nell'acqua. cambiata la situazione:
dal deserto alla citt, dove era pi facile provvedersi d'acqua. La tradizione sacerdota-
le con questa norma sembra volere ritornare alle usanze antiche. La "fretta" giusti-
ficata dalla situazione dell'uscita (cos motivata anche la pasta non lievitata). Nel ve-
stito si ravvisa in genere il vestito del pastore: sandali ai piedi, veste succinta per
camminare meglio, con la cintura per appendervi i vari oggetti, bastone in mano per

15
guidare il gregge. Ma sembra echeggiare anche il pellegrino, pronto a partire. Cos nel
vangelo di Marco vengono descritti i missionari del Vangelo del regno (Mc 6,8-9).
La nuova Pasqua (vv.11c-14)
11c la Pasqua (pes) del Signore!
12 Io passer per/nella la terra d'Egitto in quella notte
e colpir ogni primogenito nella terra d'Egitto, dalluomo al bestiame,
e su tutti gli dei d'Egitto far giustizia (lett., atti di giudizio -
e
fm, cio di condanna).
Io sono Jhwh!
13 E il sangue sar segno (let) per voi sulle vostre case, che voi siete l,
e vedr il sangue e vi passer oltre/vi risparmier (pasat),
e non avverr su di voi il flagello del distruttore (negef lmat) ,
quando io colpir la terra d'Egitto.
14 E sar quel giorno per voi un memoriale (lezikkrn)
E farete festa (gag), festa del Signore (in onore, ag laJhwh) per le vostre generazioni,
prescrizione (rito) perenne (uqqat lm), farete festa (gag).
I versi 12-13 annunciano un fatto imminente e tentano di spiegare storicamente il rito,
oppure dalla storia si passa alla celebrazione liturgica. Il v.14 sanziona il fatto come leg-
ge rituale perpetua. Emerge il nuovo senso della Pasqua. Non pi festa di primavera che
celebrava la transumanza e implorava protezione e fecondit per il gregge, ma la Pasqua
del Signore, il cui Nome ritorna tre volte (v.11c.12d.14); festa in suo onore, celebra la
sua opera nella storia.
la festa della liberazione operata dal Signore: passa e colpisce con la piaga/flagello
(negef), che richiama la peste, o passa oltre/risparmia. Il nome Pasqua (pesa/psa)
discusso. Pi che cercare il significato in terminologie assiro-babilonesi o egiziane
(nel primo caso significherebbe "riconciliare, espiare", ma la festa non contiene carat-
tere espiatorio; solo un particolare accenno in Ez 45,22-24 non collegato direttamen-
te al senso della festa; nel secondo il termine indica un "colpo", allusione alle pia-
ghe?), possiamo dedurlo dalla Bibbia. Il termine appare in Es 12,23.27.32; in Is 31,5
(risparmiare) e 1Re 18,21.26 (saltellare, zoppicare). Ne possiamo dedurre una spiega-
zione etimologica popolare con il senso di saltare oltre, risparmiare. Nel suo pas-
saggio Dio salta oltre, dunque risparmia e libera (Israele), colpisce e abbatte (l'E-
gitto e i suoi dei). Alcuni autori ritengono che il termine faccia allusione a una danza
arcaica nella quale si mimava la partenza
10
.
giorno in cui il Signore opera, intervenendo con atti liberatori o distruttivi, di giudi-
zio ossia di condanna (emette sentenze, atti di giudizio: miptm). Il sangue non pi
collegato a un rito apotropaico, opera delluomo, per scacciare il male, ma opera di
Dio che protegge dal Distruttore: la Pasqua del Signore, suo dono, il Signore che
fa la pasqua. Ed soprattutto vittoria e giudizio sugli dei d'Egitto incapaci di vincere
il "flagello". Un altro autore, il "secondo" Isaia (Is 40-55), mostrer Jhwh vincitore
sugli dei e gli idolatri di Babilonia e attore del "nuovo esodo". In tal modo, il Dio di
Israele si impone e si manifesta a tutti: Io sono Jhwh!. questo lo scopo e il signi-
ficato ultimo dei "segni e prodigi" e della "piaga" decisiva che otterr il permesso di
partenza, anzi la cacciata di Israele! Il segno della salvezza sar il sangue che eviter
l'esperienza di Dio come Distruttore. Per Israele Dio apparir come il Liberatore
(Esodo) e il Goel (Redentore o Riscattatore, cf soprattutto il secondo Esodo).
La festa diventa memoriale da celebrare perennemente. Mediante la ripetizione rituale
si perpetuer l'unica Pasqua del Signore. Non sar ricordo nostalgico di un passato

10
Cf BUBER M., Mos, p. 83 e HAAG H, DBS 6 (1960), col. 1121.

16
che non ritorna, ma presente partecipazione a quell'unico avvenimento, esperienza ri-
tualizzata di quella medesima liberazione. Essa unisce il passato (la liberazione anti-
ca) al presente: Anche noi liber il Santo! (Haggadah). E proietta nel futuro, in at-
tesa della liberazione piena e definitiva. Cos Ges lascer alla chiesa l'eucaristia e i
sacramenti come segno perpetuo della sua presenza e come partecipazione perenne e
perenne attualizzazione della sua unica azione salvifica: Fate questo in memoria di
me. Questo ci porta al NT con la Pasqua cristiana che nasce dallazione di Cristo.
La Pasqua cristiana
Nella Pasqua cristiana gli antichi simboli acquistano nuovi significati in Ges e nella
sua opera.
Ges il nuovo agnello che celebra la Pasqua nel suo sangue: la Pasqua o Agnello
pasquale, che offre la sua vita il suo corpo e il suo sangue in sacrificio per il pec-
cato, per la liberazione di tutti gli uomini e di tutto luomo (1Cor 5,7; 11,25).
La Pasqua segna il passaggio di Ges dalla morte alla vita, a compimento
dellantico esodo. anche il passaggio del cristiano alla vita nuova, nella libert di
Cristo (Gal 5), significata e attuata nel battesimo: egli muore, consepolto con Cristo
e con lui risorge (cf Rm 6,3-11: presentazione della realt cristiana ed esortazione a
una vita coerente). Deve perci liberarsi dal vecchio lievito (allusione al rito giudaico
che eliminava, prima della celebrazione della cena, ogni residuo di pane lievitato) per
essere pasta nuova; non pi lievito di malizia e perversit, ma azzimi di purezza e ve-
rit (1Cor 5,6-8).
LEucaristia il memoriale della Pasqua (Lc 22,19; 1Cor 11,25) e segno dellattesa
e liberazione escatologica: ci accompagna nel cammino tra i due tempi la reden-
zione gi avvenuta e il regno di Dio a cui tendiamo in compagnia dei fratelli e
compagni di viaggio. Si veda anche il discorso sul pane disceso dal cielo (Gv 5,48-
59) a confronto con la manna (Es 16).
La Pasqua festa aperta a tutti i popoli, come era gi stato annunciato nei messaggi
escatologici dei profeti (cf Is 2,2-5; 26; 55,6; 66): la festa dei salvati dallazione re-
dentrice di Cristo e dellinvio dei messaggeri del vangelo (Gv 20,17-18) a portare la
pace del Risorto (Gv 20,19-23) e a cooptare i figli della pace (Lc 10,16), i nuovi
credenti che crederanno sulla loro parola (Gv 20,29; 17,20).

17
Il passaggio del mare: Es 14
11

Premessa
Il racconto del passaggio del mare si presenta in duplice forma, narrativa (Es 14) e
poetica (di carattere innico e liturgico, Es 15).
12
uno degli episodi pi noti della Bibbia,
ripreso e celebrato continuamente nelle feste, nel teatro e nel cinema, nella Bibbia stessa,
sia nellAntico che nel Nuovo Testamento. Basti ricordare linno con linguaggio mitico
in Sal 77,14-21; le menzioni in Sal 66,6; 78,13s; 106,7-12; 114, ecc.; ma anche in Is
43,16-21; Sap 10,18-19; e, nel Nuovo Testamento le citazioni esplicite di 1Cor 10,1-2
(come simbolo battesimale) ed Eb 11,29, senza contare le frequenti allusioni nei vangeli.
Ma anche Giuseppe Flavio (Antiquitates Jud. II. 318ss), Filone (Vita Mosis, I. 176ss e
Legum Alleg II. 102) e le tradizioni midrasciche. Levento fondatore ha messo in atto una
continua rilettura per celebrare il momento decisivo della liberazione dallEgitto, laddio
definitivo e irrevocabile, che ha determinato una netta separazione tra passato e futuro e
la realizzazione di una situazione nuova (cf Is 43,18-19).
lultima battaglia, lultima frontiera. Concentra tutte le tensioni precedenti in una giornata
definitiva, e per questo il suo ricordo cifra abbreviata. Il Mar Rosso divide la geografia, divi-
de la storia, e si tramuta in una linea divisoria dellesistenza
13
.
Un racconto parallelo costituito dallultimo atto dellesodo: il passaggio del Giorda-
no (Gs 1,10-18; 3-4; cf Sal 114) che segna lentrata nella terra.
Una prima lettura ha cercato di cogliere il formarsi storico del racconto (metodo stori-
co-critico), ravvisandovi almeno una duplice rappresentazione del nucleo centrale (vv.21-
29): da una parte il passaggio pu avvenire in forza di un vento impetuoso che spazza
via le acque e dissecca il mare, mentre gli egiziani sono sorpresi dal riflusso delle acque
( la tradizione detta jahwista: vv.21b.24-25.27; Sal 77 e 114 aggiungono alla tempesta il
terremoto), dallaltra Mos stendendo la mano divide le acque e le fa ritornare al loro li-
vello travolgendo gli egiziani (tradizione sacerdotale: vv.21a.22-23.26.28-29). Per il nar-
ratore jahwista il Faraone prende liniziativa, da cui derivano gli eventi successivi; nel
sacerdotale Dio a prendere liniziativa, sviluppando il racconto in tre comandi e annun-
ci con esecuzione e compimento
14
.
I particolari dellavvenimento restano per noi oscuri (cf sotto). Il luogo del passaggio
resta incerto nella designazione: yam sf (Es 13,18, cf Es 2,3, dove bsf, in mezzo ai
giunchi o alla giuncaia, fa assonanza con al efat hyer, sulla riva del Fiume, il Ni-
lo). Il linguaggio usato epico. Il tenore del racconto attuale non si cura di precisare luo-
ghi e fatti come essi esattamente siano avvenuti. Invita a chiedersi piuttosto di che cosa
essi siano simbolo, quale messaggio lautore intenda offrire.
Lattuale racconto sottolinea la potenza della fede di Mos (14,13-14.31) che rischia tutto
sulla parola di Dio, e la salvezza miracolosa degli ebrei (vv.30-31). Perci qui viene trat-
tata la fase narrativa di Es 14, soprattutto nellintento di cogliere la struttura del racconto
attuale e i princpi che danno coerenza al testo, per rilevarne i simboli e le implicanze te-
ologiche.

11
Cf M. MILANI, in Parole di Vita 42 (4/1997) 13-19.
12
cf J.L. SKA, Le passage de la Mer. tude de la construction, du stile e de la symbolique dEx 14,1-31
(Analecta Biblica 109), Roma 1986. Roma 1986, pp. 22s.
13
L. ALONSO SCHKEL, Pentateuco I: Genesis, Exodo (Los libros sagrados), Madrid 1970, in loco (= Alonso)
14
Per una rassegna sul problema delle fonti, cf B.G. BOSCHI, Esodo (Nuovissima Versione della Bibbia),
Paoline, Roma 1978; M. NOTH, Esodo, Paideia Brescia, 1977; B.S. CHILDS, Exodus. A Commentary, SCM
Press LTD, London
2
1977.

18
IL MAR ROSSO
15

Con il termine mar Rosso la geografia attuale indica quel mare compreso tra il continente africano e la pe-
nisola arabica. Il testo dellEsodo parla in realt di mare delle canne o mare dei giunchi (yam sf, in ebrai-
co); la dicitura usuale mar Rosso, a proposito del mare menzionato nel racconto di Es 14, viene in realt dalla
traduzione dei Settanta (Es 13,18: erytr thlassa, nel testo latino della Vulgata mare rubrum). Il mare dei giun-
chi, che acquista un ruolo predominante nel racconto di Es 14, costituisce un enigma non risolto, legato al pro-
blema pi vasto dellitinerario dellEsodo e, soprattutto, della localizzazione del monte Sinai (rimando a P.
KASWALDER, Le vie dellesodo, Parole di Vita, 2 [1997] 42-45, con cartina).
Di mare dei giunchi parlano Es 13,18 e 14,22, mentre le tradizioni pi antiche (cf Es 15,1, ma anche Es
14,1) parlano semplicemente di mare; la denominazione mare dei giunchi usata per indicare il luogo del mi-
racolo e del passaggio miracoloso, ritorna in testi successivi come Dt 11,4; Gs 2,10; 4,23; 24,6; Ne 9,9; Sal
106,7.9.22; 136,13-15.
Lespressione mare dei giunchi in realt polivalente: in Es 10,19 e Nm 33,10-11, infatti, indica senza al-
cun dubbio il golfo di Suez, ovvero il braccio nordoccidentale del mar Rosso. Nei testi di 1Re 9,26 e Ger 49,21
(cf Nm 14,25; 21,24; Dt 1,40) il mare dei giunchi si riferisce invece, con certezza, allattuale golfo di Aqa-
ba/Eilat, tra il Sinai e la penisola arabica, golfo che in realt appartiene al mar Rosso, di cui costituisce il braccio
nordorientale. Le ipotesi si possono ricondurre essenzialmente a tre, ciascuna delle quali dipende dallitinerario
scelto per lesodo, quello settentrionale, quello centrale o quello meridionale.
Il mare dei giunchi fa prima di tutto pensare alle regioni nord-orientali del Delta, dove lacqua dolce per-
mette appunto la crescita delle canne e del papiro. Ci si orientati, al riguardo, verso la regione del lago Menza-
leh, non lontano da Tanis, a lungo ritenuta la Ramses di Es 1,11. Questa ipotesi settentrionale verrebbe raffor-
zata se vogliamo dar ragione alle ricerche di H. Cazelles, che ha accostato il termine ebraico sf, giunco,
allegiziano tjoufy, papiro, ricordando che tra Tanis e Sileh il distretto era conosciuto appunto come pa-tjofy,
terra del papiro. Alcuni autori ritengono invece che il mare dei giunchi vada ricercato presso la laguna di
Sirbonide (attualmente chiamato lago Bardawil), sulla via della costa, nel Nord della penisola sinaitica, ove sa-
rebbe stata identificata la sede del santuario di Baal Safn (il Signore del Nord), che sarebbe la localit indica-
ta in Es 14,2.9. In entrambi i casi litinerario dellesodo seguirebbe la via del Nord.
Altri autori, che scelgono lipotesi della via centrale, pensano al lago Ballah o al lago Timsah; occorre per
ricordare che ogni ricognizione geografica oggi inutile, dal momento che la costruzione del canale di Suez ha
irrimediabilmente modificato la topografia della regione.
Gli autori che scelgono infine la via meridionale ritengono di identificare il mare delle canne con uno dei
Laghi Amari, presso lattuale citt di Suez, o addirittura, con il mar Rosso vero e proprio, cos come ha compreso
la traduzione dei Settanta.
Per uscire da questo problema c anche chi ha proposto di leggere lebraico sf come sf, estremit, e par-
lare cos di un mare estremo, loceano mitologico ben noto ai miti egiziani; ma tale ipotesi non tiene conto che
i testi esodici presuppongono evidentemente un luogo reale, anche se lidentificazione esatta tuttora ci sfugge.
La narrazione
Il racconto contiene ripetizioni tematiche e alternanze tonali, frutto della rielaborazio-
ne di materiale diverso, divenuti ora fatti di stile. preparato e anticipato dalla narrazio-
ne della prima tappa del cammino: partenza dallEgitto per la strada del deserto verso
il Mare; viaggio da Succot fino a Etam (Es 13,17-22).
cammino lungo - non per la via pi logica, la strada dei Filistei costeggiata di
fortezze, ma attraverso il deserto motivato dalla necessit di assicurare la perseve-
ranza dei fuoriusciti onde evitare il ritorno b in Egitto (vv.17s).
marcia militare di un esercito a ranghi compatti, in ordine di battaglia o ben equi-
paggiato
16
, cammino trionfale con il Signore in testa, che manifesta la sua presenza in
una colonna di nube, guida di giorno, e colonna di fuoco di notte (Es 13,21-22).

15
Note da L. MAZZINGHI Parole di Vita 42 (4/1997) 20.
16
Cf il discusso amm, divisi in cinque schiere?, che Targum Neofiti interpreta spiritualizzando: armati
di opere buone.

19
Es 14,20 ha anche lAngelo del Signore. Il tema della nube ripreso in 14,24: la colonna di fuoco
e la nube. Vi si aggiunger la nube oscura (14,19s), cos essa appare nel medesimo tempo oscura e so-
lare, portatrice di tenebre e di luce; in 14,24 colonna e nube assumono evidentemente anche lAngelo del
Signore; in seguito la nube si fonde con la gloria (24,16), che diventa come il centro della nube.
I versi sembrano riassumere e anticipare il tema centrale dellesodo: il cammino
nel deserto (il vocabolario del v.20 caratterizza il ritmo delle grandi tappe, cf 16,1-
16). Essi preparano il lettore al distacco definitivo di Israele dallEgitto (la partenza
della mummia di Giuseppe porta via ogni segno egiziano), e persuaderlo che egli sta
per assistere a un momento unico della storia (il verbo vedere acquista nel contesto
una funzione importante).
In Es 14 la salvezza-liberazione assume la forma di un racconto di guerra che rivela
la forza di Dio di fronte al potere egiziano costretto a riconoscere il Signore: al popolo
che grida allarrivo degli egiziani, Mos risponde con un oracolo che fa eco allo schema
della guerra santa. La vittoria assicurata dalla presenza divina e sar salvezza
(yeh, v.13: in ebraico la parola significa sia salvezza che vittoria). Il Signore
combatter per voi (v.14): Dio combatte da solo contro il potente esercito inseguitore e
lo vince, mostrando la sua gloria. Mentre il popolo rimane in silenzio, il Signore supe-
ra la paura di Israele con la rassicurazione di Mos (non temete), poi blocca, scompi-
glia e mette in fuga esercito, carri e cavalieri.
Il ritmo del racconto segnato da tre riprese del discorso divino (vv.1.15.26). la pa-
rola di Dio che mette in moto gli eventi: come in Isaia 40-55, parola creatrice allinizio
e in tutta la storia; sempre essa compie il disegno divino per cui inviata (Is 55,11).
Riconosciamo dunque tre scene o sequenze: le prime due di simile lunghezza ac-
campamento e notte (vv.1-14.15-25), la terza pi breve il mattino (vv.26-31).
Ogni scena inizia con il comando di Dio che d istruzioni a Mos e annuncia anticipatamen-
te la vittoria; segue la descrizione degli eventi (= esecuzione e compimento).
Al centro delle prime due annunciato il riconoscimento di JHWH (vv.4.18), ambedue si
concludono con una medesima frase: Il Signore combatte per Israele (v.14 = promessa, al futu-
ro; v.25 = riconoscimento degli Egiziani, presente). Gli israeliti dovranno servire il Signore non
il Faraone.
Due brevi pause (la crisi, vv.10-13; langelo del Signore, vv.19-20), servono a drammatiz-
zare e rilanciare il racconto o a creare un tono meditativo e un clima di attesa.
Lultima frase e scena sono riassuntive, realizzando la promessa del v.13: Israele vede la
salvezza e crede nel Signore e in Mos che prima contestava (v.31).
1 Laccampamento davanti al mare cammino e attesa (vv.1-14)
Il comando del Signore pone in moto il fatto narrativo (vv.1-4): gli Israeliti devono
ritornare per accamparsi di fronte al mare, cos da suscitare la reazione del Faraone: li
penser errabondi e bloccati nel deserto; il ritorno sottintende la conversione. Lannuncio
anticipa il risultato: almeno nellultima redazione, Dio che rende duro, ostinato il
cuore del re, impedendogli di comprendere il fatto, e lo incita nella sua avidit a insegui-
re gli schiavi fuggitivi con il suo esercito, preparandone la sconfitta.
17

La narrazione (vv.5-9) dimostra la realizzazione del piano divino: per Israele obbe-
dendo (v.4b), per Faraone come atto inconscio. Il lettore condotto nel campo nemico
che insegue, ma due flash lo riportano nel campo di Israele accentuando il contrasto (cf
due participi: in marcia a mano alzata, in segno di libert, e accampato, vv.8b.9b).
Gli schieramenti si oppongono nel loro agire/fare: gli Israeliti fanno quanto ha detto il
Signore (4b), ma rimproverano Mos di averli fatti uscire (che hai fatto?, v.11); gli E-

17
Sullostinazione del faraone, cf sopra con nota 5.

20
giziani si pentono: che abbiamo fatto? (v.5). Tuttavia, Dio il vero protagonista: il
nome JHWH-Signore appare otto volte nella sezione, egli guida lazione (vv.8-9, cf v.2),
egli far la salvezza (v.13) risolvendo la crisi.
Stacco narrativo: paura e grida
Il discorso divino per non si realizza subito. Il narratore opera uno stacco. Cambia
soggetto e, come in uno zoom, ci riporta dagli Israeliti (vv.10b-14): vedendo improvvi-
samente le truppe egiziane avvicinarsi minacciose, sono presi di sorpresa. Luscita trion-
fante si tramuta in disperazione: si trovano da una parte gli Egiziani, dallaltra il mare;
ogni via preclusa, il deserto diventa la loro tomba.
la prima crisi dopo luscita, descritta secondo il modello delle mormorazioni nel
deserto (cf Es 15,22-18,27; Nm 10,1-20,13; Sal 78), anche se il motivo presenta delle dif-
ferenze la reazione non dettata da fame e sete, ma da un nemico esterno. Diventa grido
al Signore-JHWH e ribellione contro Mos. Il grido al Signore risente leco delle invoca-
zioni di aiuto in Egitto, la protesta contro Mos riflette il mancato riconoscimento della
liberazione e la nostalgia dellEgitto: meglio per noi servire lEgitto che morire nel
deserto!. Lalternativa Egitto-deserto (vv.11-12) comporta connotazioni emotive e anti-
tetiche; e nei due luoghi si oppongono i contendenti, Dio e Faraone.
LEgitto insieme oggetto di odio e nostalgia, di rifiuto e desiderio: il passato la
schiavit ma anche una certa sicurezza; permane un legame invisibile tra aguzzino e
vittima, inseguitore e perseguitato.
Il deserto il futuro con la prospettiva della libert, ma pi prossime appaiono morte
e tomba. Tra le due tombe preferibile seppellirsi nel proprio passato piuttosto che
rischiare il futuro di libert nel deserto
18
. Libert rischio, si guadagna e difende tra
i pericoli, ma negli Israeliti ancora viva la mentalit degli schiavi che spinge a tor-
nare indietro a ricercare sicurezza. Gli israeliti luomo si sente diviso tra lansia
di libert e il desiderio di sicurezza, e in mezzo al rischio aspira alla sicurezza della
schiavit, il riposo finale in un sepolcro. La denuncia aspra e nega il senso della li-
berazione, uscita per la morte.
19

La reazione di Mos diversa dalle altre scene di mormorazione: esorta il popolo al
coraggio e a rinnovare la fiducia nel Signore. Occorre ritrovare la tranquillit della fe-
de (cf Is 7,9b). La risposta contiene un oracolo di salvezza (vv.13-14), che insiste sul
vedere. La vittoria resta come promessa: non devono temere (altr), ma stare saldi
e vedere (r
e
) la salvezza-vittoria del Signore; gli Egiziani che oggi stanno vedendo
avvicinarsi, non li vedranno mai pi.
2 La notte in mezzo al mare - notte di veglia, marcia e vento (vv.15-25)
In questo atto centrale, allo schema di spazio si aggiunge il tempo, la notte. La rispo-
sta del Signore conferma loracolo di salvezza di Mos. Anzitutto interroga lo stesso Mo-
s: Perch gridi a me?. In realt, era stato il popolo a gridare (v.10). La narrazione non
accenna a una preghiera di Mos (come in 5,22-23), forse perch lo identifica con il po-
polo stesso; egli intercessore e partecipe di ogni vicenda del popolo (cf 32,31-32).
Quindi indica una strada aperta per Israele, esorta al coraggio, a riprendere il cammino
(v.15): richiede lobbedienza anticipata di fede come ad Abramo (cf Gn 12,1-3), seguir
lintervento liberatore. Infine, impartisce lordine a Mos con lannuncio (vv.16-18): quel

18
J.L. SKA, Le passage, p. 66.
19
L. ALONSO SCHKEL, Exodo, su Es 14,10-14.

21
mare, che appariva un invalicabile ostacolo, si apre miracolosamente e offre un passag-
gio, diventa il luogo della salvezza. E sar opera del Signore! Accettando di entrare nel
mare, Israele accetta il rischio della fede, sfida la morte e supera la paura di morire.
Il v.17 riprende il v.4: l Dio spingeva Faraone a inseguire, qui a entrare nel mare. Ma
per gli Egiziani sar una imitazione fatale. ribadito lo scopo non ancora realizzato: il
Signore mostrer la sua gloria e sar riconosciuto dagli Egiziani.
Esecuzione Nuova creazione
Prima dellesecuzione (vv.21-23), uninterruzione narrativa (vv.19-20) conferisce alla
scena un carattere meditativo. la necessaria riflessione per comprendere latto di sal-
vezza. Quella notte sar notte di veglia e di marcia (fino alla veglia del mattino, v.24,
come nella celebrazione della liturgia di Pasqua), i cui protagonisti sono langelo e la nu-
be, le tenebre, il vento e il mare.
Angelo e nube, segni della presenza di Dio, da avanguardia si spostano a retroguardia
e separano i contendenti ponendosi in mezzo
20
, mentre vento e acqua si affrontano in
un combattimento cosmico, nella tenebra della notte.
Tenebre, vento e acqua del mare richiamano linizio della creazione (Gn 1,2): dal ca-
os Dio traeva il mondo, da questa grande battaglia sorge una nuova creazione, dalle
tenebre una nuova luce. Mediante il vento orientale, particolarmente arido e violen-
to
21
, il Signore stesso respinge e pone in fuga anzitutto le acque del mare che blocca-
no la marcia del popolo (Targum Neofiti associa al vento altri segni classici di casti-
go: nafta, fuoco, grandine). Cos Israele pu entrare nel mare prosciugato e continua-
re la sua marcia, inseguito per la medesima strada dagli Egiziani, ma senza vedere gli
avversari, protetti dalla nube opaca.
La lotta tra il vento e il mare dura tutta la notte fino al mattino: le acque si dividono e
appare la terra asciutta (vv.22.29) come nel terzo giorno della creazione (Gn 1,9s). In
modo simile, il vento aveva prosciugato le acque del diluvio (Gn 8,1ss), facendo emerge-
re la terra con la ripresa della vita, evidenziando un nuovo cosmo e una nuova umanit
22
.
Cos, il passaggio in mezzo alle acque del mare acquista un valore simbolico, segna la
nascita di Israele come popolo, nellavverarsi di una nuova creazione.
Lotta umano divina
La lotta cosmica si intreccia con quella terrena. In realt, si tratta di una battaglia u-
mano-divina. Alla veglia del mattino (vv.24-25), cio sul far del giorno, il Signore getta il
suo sguardo sul campo egiziano e lo mette in rotta. Lazione parte dalla colonna di fuo-

20
Le tenebre impediscono ai due contendenti, entrambi entrati nel mare, di vedersi. Tentando di rendere il
difficile testo del v.20, si inteso che la nube rende la notte tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illumi-
nava la notte (cf Teodozione e Targum); oppure: vi fu oscurit e buio e la notte pass (LXX). Possiamo
intendere il testo ebraico anche nel seguente modo: prima essa divenne nube e tenebre, cio nube oscura,
impedendo agli antagonisti di vedersi; poi illumin la notte, per gli uni e gli altri. Illuminando la strada, es-
sa permette agli Egiziani di seguire lo stesso percorso degli Israeliti, ma essendo oscura od opaca e in mezzo
ai due gruppi impedisce loro di vedersi.
21
Il vento orientale: gi Mos con il suo bastone laveva fatto venire in nome del Signore su tutto lEgitto;
aveva soffiato tutto il giorno e tutta la notte e al mattino aveva portato le cavallette (Es 10,13). vento parti-
colarmente temuto perch violento e distruttivo che appare strumento di Dio, talora in contesto di guerra (Ger
18,17; Sal 48,8; Ez 27,26, cf Gb 1,19; 27,21 e Mt 7,25.27); vento caldo e secco che porta aridit e desolazio-
ne, bruciando la vegetazione e prosciugando le fonti (Ez 17,10; 19,12; Os 13,15, cf 12,2 e 8,7; Gio 4,8).
22
Anche allora la salvezza descritta nel linguaggio e nei simboli dellesodo (cf Gn 7,16-8,17): la salvezza
inizia dal ricordo di Dio (8,1); larca si posa sulla terra (8,4); il vento prosciuga le acque (8,1) e queste si riti-
rano dalla terra che diventa asciutta (8,11.13-14): cos sia No che Israele passano indenni; No esce e sacri-
fica (8,15-17) come Mos e il popolo (Es 3,7ss).

22
co e nube che di notte teneva i due gruppi separati (v.24): lespressione potrebbe essere
un modo per dire che temporale, folgore e oscurit nel cielo, scoppiano annunciati dal
forte vento del v.21
23
. Cos a tenebre, mare, vento e terra, si aggiungono fuoco e luce. Il
cosmo lotta per i fuggitivi, senza che essi combattano, devono solo obbedire
24
. La nube
che prima guidava, illuminava e proteggeva, ora combatte per Israele: blocca o frena le
ruote dei carri, oppure le fa deviare nel pantano, impedendo linseguimento, e travolge
lesercito egiziano seminando il panico. Cos gli Egiziani riconoscono che JHWH combat-
te contro di loro. Si chiude un primo cerchio: la realizzazione della promessa di Mos
(v.14) e il riconoscimento di JHWH e della sua gloria (vv.4 e18). Resta lultimo atto, la
sconfitta definitiva del nemico, la salvezza e il riconoscimento del Signore da parte di I-
sraele.
3 Il mattino liberatore sconfitta e salvezza (vv.26-31)
Nel terzo comando ed esecuzione (vv.26-27) le azioni invertono il processo rispetto
alla seconda scena: le acque divise ritornano allo stato originario, incontro agli Egi-
ziani; gli inseguitori diventano fuggitivi. Entrano nel mare, ma mentre per Israele le
acque si ritraggono (v. 21), formando un muro (vv.29.22), sicch esso cammina in
mezzo al mare
25
, cio trova la sua strada (cf a destra e a sinistra
26
) nellasciutto, per gli
Egiziani non c passaggio: sono bloccati e travolti
27
dal Signore in mezzo al mare, le
acque li ricoprono, diventano la loro tomba. I vv.28-29 riassumono gli opposti effetti fi-
nali.
Acquista ulteriore importanza il tempo. Alla notte di separazione, veglia e marcia, se-
gue il mattino di liberazione e vittoria: il mare superato, le tenebre sono vinte dal fuoco
e dalla luce. Il mattino (la veglia del mattino, v.24; allo spuntar del giorno, il primo
mattino, v.27) sovente simbolo di salvezza o vittoria, il tempo dei grandi interventi li-
beratori di Dio. il momento della teofania (Es 19,16) e della manna (Es 16), in cui gli
Israeliti vedono la gloria del Signore (16,7-8); al primo mattino avviene lintervento divi-
no liberatore di Gerusalemme assediata (Sal 46,6); il mattino dei grandi giorni trionfali
(Gs 6,12.15; 8,10). Cos quel giorno (v.30) diventa il giorno della salvezza (cf 1Sam
14,23; 2 Sam 23,10), in cui il Signore agisce-opera con la sua mano potente (v.31),
giorno da celebrare nella liturgia mediante le feste (cf Sal 118,24).
E la visione finale dei nemici morti sulla spiaggia produce il timore-rispetto di Dio: la
vittoria induce il popolo a credere in Dio e nel suo rappresentante. la sintesi del proces-
so narrativo: di fronte a Faraone che si avvicinava, gli Israeliti levarono gli occhi e temet-
tero assai e gridarono al Signore (v.10); Mos esortava a non temere, perch avrebbero
visto
28
la salvezza-vittoria del Signore, gli Egiziani che oggi stanno vedendo avvici-
narsi, non li vedranno mai pi. Ora Israele sperimenta la liberazione e ritrova la fede:
Israele vide gli Egiziani morti sulla spiaggia, vide la mano potente del Signore, e il
popolo temette-rispett il Signore e credette (v.31). La fede di Israele coincide con quel-

23
Cf G. AUZOU, Dalla servit al servizio. Il libro dellesodo, EDB, Bologna 1975, p. 179.
24
Per il tema del cosmo che combatte a favore di giusti e dei deboli, si veda il libro della Sapienza, sia nella
prima parte (esordio, capitoli 1-6), che nella terza che tratta dellEsodo (capitoli 11-19).
25
Ritrarsi (ylk) altra forma dello stesso verbo: halak, andare, camminare.
26
Il muro a destra e sinistra (sud-nord), potrebbe raffigurare una citt. La strada va da ovest a est, verso la
terra: inizia il vero esodo. Per gli uni vi la strada aperta, un passaggio da percorrere, gli altri sono bloccati
alla porta, mentre tentano di entrare: l nella sconfitta si attua, in termini di guerra santa, il giudizio.
27
Il verbo significa letteralmente li scuote, in un implicito segno di rifiuto, o un ultimo segno di guerra san-
ta (?): il medesimo verbo naar in Ger 51,38 significa ruggire.
28
Vedere [al-tr] e temere [r] foneticamente si richiamano in ebraico.

23
la di Mos. Essa emerge quando la prova superata, abbandonando il terrore dello schia-
vo e la paura della morte. Uscendo dal mare Israele nasce come popolo che testimonia e
annuncia la miracolosa liberazione di Dio. Allora il passaggio del mare diventa fatto rive-
latore che manifesta i due atteggiamenti opposti di Egitto e Israele. Da un lato,
laccettazione del rischio giunge alla negazione del mare come termine di tutta la storia e
segna, per Israele, linizio di una nuova esistenza; dallaltro, lavidit dellEgitto ci fa as-
sistere a uno dei molteplici esempi di imitazione fatale
29
.
In conclusione
Il racconto del passaggio del mare narra la nascita di Israele: Immerso nelle acque
delle origini, tuffato nella notte cosmica, Israele separato mediante il fuoco dal suo
passato di schiavit in Egitto e condotto da questo medesimo fuoco verso la luce della
sua vita nuova e libera; questa via gli offerta perch ha vinto la paura rischiando nel-
lo sconosciuto che sta al di l; essa inaccessibile allEgitto che cerca solo di perpe-
tuare il suo passato
30
. Per gli Israeliti il passaggio trovare una strada verso una vita
nuova: entrando nel mare simbolo di morte, lo negano e lo superano.
La loro forza deriva dallobbedienza alla parola del Signore. Il racconto infatti pro-
clama la salvezza mediante la fede. Nella grande lotta essi stanno in silenzio, passivi,
inermi. Hanno una sola possibilit, ritrovare la tranquillit della fede (v.13). Se essi
muovono il campo (n) e ritornano (b), non in Egitto, ma l dove il Signore
ha loro indicato, egli aprir loro una strada; se essi fanno quanto Dio dice, Egli
fa la liberazione. Allora inutilmente lEgitto muover il campo dietro a loro; non
sar passaggio, ma imitazione fatale: le acque ritorneranno su di loro, per travol-
gerli in mezzo al mare. Tuttavia, essi stessi sono invitati alla fede: riconoscere il
Signore che prima avevano rifiutato. Levento prima che castigo ha dunque un signi-
ficato rivelativo: manifestare quel Signore-JHWH di cui Faraone rifiutava lautorit
perch diceva di non conoscerlo.
In questa prospettiva si pu rileggere il contesto di guerra. Non celebrazione nazio-
nale, ma lotta contro un potere che voleva dare la morte (cf Es 2), giudizio e azione
di forza di Dio contro quanti si arrogano diritto e giustizia contro il debole, basandoli
sulla propria forza (cf Sap 2,11), propagandata con esercito, carri e cavalieri. Costoro
da inseguitori si trovano ad essere fuggitivi.
E dalla sconfitta del nemico cosmico un mondo nuovo che nasce. E sar carico di
sorprese, sottolineate dalla frequente ripetizione del verbo vedere.
Passaggio del Giordano e celebrazione della Pasqua
Gs 3,1-5,1; 5,2-15
I capitoli 3-4 del libro di Giosu formano unit tematica attorno allevento del pas-
saggio del Giordano che alcuni autori intendono come originario rispetto al passaggio del
mare: sarebbe descritto a immagine dellingresso in Canaan (cf BG).
31
Rappresenta
lultimo atto dellEsodo: introduce finalmente nella terra, iniziando una nuova era con un

29
J.L. SKA, Le passage, p. 134.
30
IDEM, p. 174.
31
Lunit letteraria comprende Gs 3,1-5,1 (passaggio e pietre) a cui segue una triade: circoncisione, Pasqua,
teofania (5,2-9.10-12.13-15).

24
altro stile di vita. Con luscita dal fiume il distacco dallEgitto totale, sottolineato anche
dalla circoncisione (Gs 4,9): con essa finisce linfamia dEgitto.
I due passaggi, del mare e del fiume, costituiscono dunque i confini dellEsodo, i due
atti decisivi della liberazione il primo e lultimo. Uno duplicato dellaltro, ambedue
chiudono come in una parentesi il tempo del deserto. Lo sottolinea il tema del passare
e, in 4,21-23, il discorso di Giosu al popolo nella catechesi liturgica che collega il cer-
chio di pietre collegato al passaggio:
Quando domani i vostri figli interrogheranno i loro padri: Che cosa sono queste pietre?
Farete sapere ai vostri figli: Allasciutto Israele ha attraversato questo Giordano,
poich il Signore Dio vostro prosciug le acque del Giordano dinanzi a voi, finch foste
passati, come fece il Signore Dio vostro al Mare Rosso, che prosciug davanti a noi finch
non fummo passati (4,21-23).
Il salmo pasquale 114 unisce i due eventi:
Il mare vide e fugg Il Giordano torn indietro
Che hai, o mare, che fuggi e tu, Giordano, che torni indietro? (114,3.5).
La Pasqua preceduta dalla circoncisione (5,2-9) necessaria per partecipare alla cele-
brazione (cf Es 12,44.48). Essa inserisce nellalleanza: con questo atto il popolo si con-
sacra al Signore
32
. fatta con coltelli di pietra (cf Es 4,25) per indicare un rito antico, ed
eseguita su adulti; la seconda in relazione alla prima realizzata in Egitto. La narra-
zione sottolinea il principio della continuit del popolo: alla generazione che muore ne
succede unaltra
33
.
Il racconto unisce il passaggio del fiume con la celebrazione della Pasqua: Gs 4,19 af-
ferma che la salita dal Giordano avvenne il 10 del primo mese (Nisan-Abib), data della
preparazione della Pasqua secondo Es 12,3: il passaggio diventa il primo atto della cele-
brazione; il 14 del mese la festa celebrata. Cessa la caduta della manna e si mangiano i
prodotti della terra: gi la sera di Pasqua, accanto allagnello-pasqua, si mangiano azzimi
e (solo in questo testo) frumento abbrustolito (Gs 5,11).
Restano dunque strettamente collegate pasqua, la circoncisione e i passaggi del fiume
e del mare. La Pasqua la festa della liberazione, perci vi il legame liturgico: stesso
mese e medesimo giorno tra uscita ed entrata (vv.10-11). Soltanto il racconto del Pas-
saggio del fiume e la celebrazione della Pasqua sono invertiti rispetto al libro dellesodo:
qui prima il passaggio (Gs 3-4), poi la celebrazione (Gs 5,10-12.14-15), l la celebra-
zione (Es 12) precede il passaggio del mare (Es 14-15).
Infine, la teofania (Gs 5,13-15) richiama Es 3,5 e intende mostrare la continuit tra
Giosu e il profeta Mos, come Gs 3,7 (sar con te come sono stato con Mos) e 4,14 (il
Signore glorific Giosu agli occhi di tutto Israele che lo temette, cio ebbe il timore
sacro verso luomo che sta davanti a Dio). Giosu il suo successore (cf c.1), il mediato-
re del miracolo e della parola del Signore.
Stile. La spiegazione plausibile del fatto (come lo smottamento della terra che permi-
se il passaggio) interessa meno allautore che insiste sul carattere miracoloso dellevento,
come opera della forte mano del Signore che tutti i popoli devono riconoscere e porta I-
sraele a temere il Signore per sempre (4,24). La radice passare, in particolare, ripe-
tuta 21 volte (3 x 7), 22 con 5,1 che annota come il fatto venga conosciuto da tutti i re

32
In Gen 17,10-11 Abramo e la sua famiglia sono circoncisi in segno di alleanza con il Signore; cf anche la
misteriosa circoncisione dei figli di Mos in Es 4,44-49.
33
Si d anche una nuova spiegazione di Galgala, che significa girare: forse a indicare un festa con danza?
Es 12,51 collega la festa di Pasqua alluscita: proprio in quel giorno uscirono.

25
degli Amorrei e dei Cananei occidentali che restano senza fiato e viene meno loro il cuo-
re per la paura.
Il racconto assume una tecnica narrativa nella quale domina la parte dialogata in cui
si susseguono: comando-esecuzione o comando divino-trasmissione di Giosu-
esecuzione. presente soprattutto il carattere catechetico (le spiegazioni) e liturgico: si
tratta di una vera azione liturgica con sacerdoti e leviti, concentrata su due elementi prin-
cipali, lArca e le dodici pietre (cf Es 24,4 e Gs 24,26).
Larca: - indica il luogo esatto dellincrocio, si ferma in mezzo al fiume mentre tutto il popolo
lo passa, poi sale; - passano tre giorni nella preparazione (3,2) come per la guerra santa e
prima dellalleanza (Es 19 Sinai e decalogo; cf Nm 11,18 le quaglie: atto necessario per la
purit cultuale prima di un banchetto sacrificale); - i circa duemila cubiti (1000 metri) di di-
stanza da cui il popolo deve tenersi ha pure un significato cultuale, sottolineando la santi-
t/sacralit dellarca ( il senso frequente di qrbrq: avvicinarsi-stare lontani): lautore tra-
sforma la rubrica liturgica in fatto storico e assegna allarca la funzione di guida; - la purifica-
zione (3,5) ha il medesimo carattere (cf Es 19,10-11) e il passaggio con larca ha lo stile di una
processione liturgica durante una festa per celebrare il passaggio del Giordano come entrata
nella terra promessa e conclusione della liberazione dallEgitto.
Le pietre sono dodici come le trib (3,12; 4,1ss, cf Es 24,4), una pietra per ogni trib e un
portatore per ciascuna, come i dodici esploratori della terra (Nm 13) attribuendo, in una
semplificazione storica, lentrata nella terra a tutto Israele. Il loro simbolismo e la loro funzio-
ne non sono chiari o coerenti: sono raccolte dal letto del fiume (hanno facilitato il passaggio?)
come segno per loro e come memoriale perenne per gli Israeliti (4,6.7); altre dodici sono col-
locate in mezzo al Giordano dove i sacerdoti posavano i piedi (4,9); poi sono portate
nellaccampamento (4,8) e infine a Galgala [non devono essere state un gran che per fare un
monumento]. Si pensa a un segno commemorativo dellentrata nella terra, ma essendo del tipo
megalitico non potevano essere trasportate da un solo uomo; oppure sono una imitazione
cultica o assimilate ai grandi menhir di Gilgal trasportate in processione e delle pietre dal letto
del fiume.
La spiegazione di tipo catechetico, legata a una domanda rituale la cui istituzione
fatta risalire a Giosu, simile in Es 12,26 e 13,14: i figli chiedono il significato dellatto
di culto (cf Dt 6,20 domanda sul significato delle leggi e norme collegate alla liberazio-
ne; una allusione a questa legge dellascolto e della spiegazione anche in Sal 78,1-7).
Come i figli interrogano sul significato della festa di Pasqua, cos dovranno chiedere il
significato di quelle pietre. Anche questo parallelo rituale a favore della continuit tra
Mos e Giosu.
STRUTTURA
Gs 3 lArca vi uno schema concentrico: A B C D E D C B A
AA allinizio e alla fine si incontrano partenza e arrivo con referenze geografiche: da Sit-
tim/Acacie al Giordano (v.1) in mezzo al Giordano (vv.14-17);
BB istruzioni ed esecuzione;
CC quindi i discorsi reggono il movimento: Giosu al popolo Giosu ai sacerdoti il Si-
gnore a Giosu Giosu ai sacerdoti (dentro il discorso del Signore) Giosu al popolo;
D al centro, come principale attore, parla il Signore, pronunciando le parole chiave. Il v.17
sembra fuori schema, come collegamento e spiegazione in favore di Giosu; il v.12 anticipa il
tema delle pietre sviluppato nel capitolo 4.
Gs 4 le dodici pietre il racconto pi complicato
* Vi uno schema del tipo: il Signore comanda a Giosu questi trasmette lordine esecuzione;
cf vv.1-8 e 15-20 che contengono le istruzioni catechetiche sulle dodici pietre. Larca entra e si
ferma in mezzo al fiume mentre il popolo passa; i dodici raccolgono le pietre; i sacerdoti salgono
dal fiume.

26
* Al centro (vv.12-14) esaltato Giosu, successore di Mos: lo temeranno/rispetteranno come lui,
con una spiegazione sulle trib di Transgiordania. Il v.19 allaccia il passaggio alla Pasqua: lo
stesso mese, il 10 del primo mese, che prepara la seguente pasqua celebrata nel capitolo 5.
* La conclusione (vv.21-24) rivela ancora, mediante il discorso di Giosu, il carattere catechetico-
liturgico del racconto con la domanda rituale sulle pietre.
Gs 4,14 e 5,1 completano il senso e attestano il carattere universale del passaggio del
fiume: sar rivelazione per Israele e per tutti i popoli come luscita dallEgitto; nel caso
concreto saranno tutti i re Amorrei e quelli Cananei di occidente.
Concludendo
u Il racconto di Gs 3-5 ha una intenzione precisa: concludere la storia iniziata con luscita
dallEgitto.
u Luscita dallEgitto era dominata dalla celebrazione della Pasqua come anticipazione
della liberazione, che esigeva come requisito la circoncisione; quindi seguiva il passaggio
notturno dello Sterminatore, la partenza e il passaggio del mare; qui avviene linverso:
prima il passaggio del Giordano, seguito dalla circoncisione e dalla Pasqua con la vi-
sione e larrivo.
u In Gs 5, i tre episodi contengono tre aspetti comuni in un rapporto di corrispondenza e
continuit con un evento delluscita, e in un rapporto di novit che si inaugura.
A La circoncisione: la seconda in corrispondenza con la prima che mette in con-
tinuit le generazioni e inaugura il nuovo tempo di libert dallignominia dellEgitto.
B La Pasqua: leco con quella dellEgitto non esplicita, ma appare dallinsieme
della narrazione. in continuit con quella mediante la manna del deserto e inaugura
la nuova tappa nella quale si mangiano i frutti della terra promessa.
C Lapparizione dellangelo dichiara la santit della terra in corrispondenza
dellapparizione a Mos, continua la guida nel deserto con Giosu successore di Mos
che ha la medesima esperienza, e inaugura il nuovo tempo dellentrata nella terra. La
storia rende finalmente visibile ci che finora era stato promesso.

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