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RIFLESSI PRIMITIVI: di cosa parliamo e

come intervengono nello sviluppo

COS’È UN RIFLESSO?

Un riflesso è una risposta motoria automatica ad un particolare stimolo (sensoriale


o motorio) o ad una combinazione di stimoli. Ad esempio, quando una mamma
tocca la guancia del suo bambino (stimolo tattile), si attiva un riflesso per cui lui gira
la testa verso lo stimolo e apre la bocca, tirando fuori la lingua, pronto per la
suzione: è il Riflesso di Ricerca e Suzione. I riflessi controllano tutte le funzioni
che regolano il nostro corpo, anche quando non ci rendiamo conto che stiamo
ricevendo informazioni sensoriali (ad esempio il respiro, il battito cardiaco e la
pressione sanguigna).
I riflessi intervengono anche per proteggerci da situazioni pericolose o dolorose (ad
esempio, quando sperimentiamo una sensibilità al caldo o al freddo o in
circostanze in cui si innescano reazioni cosiddette di “attacco o fuga”).
COSA SONO I RIFLESSI PRIMITIVI?

I riflessi primitivi sono risposte motorie stereotipate automatiche, controllate


dal tronco encefalico, a stimoli esterni o interni.
Questi riflessi gettano le basi per lo sviluppo del sistema nervoso del bambino,
responsabile della processazione di informazioni tattili, visive, gustative, olfattive e
uditive. Se il sistema nervoso non si sviluppa in modo appropriato, il bambino avrà
difficoltà a processare e interpretare le informazioni provenienti da uno o più sensi.
Questi riflessi sono essenziali per lo sviluppo del controllo della testa, del tono
muscolare, dell’integrazione sensoriale e del raggiungimento di tutte le tappe
evolutive.
Tutti i sensi, ad eccezione dell’olfatto, inviano segnali ad aree specifiche del tronco
encefalico, rappresentate dai nuclei nervosi. Questi processano le informazioni
sensoriali, le integrano con le informazioni provenienti da altri sensi e le inviano ai
centri cerebrali superiori. I nuclei vestibolari, che ricevono non solo informazioni di
tipo vestibolare, ma anche provenienti da altri sensi, soprattutto tattili e
propriocettive, rivestono un ruolo molto importante nel mantenimento del tono
muscolare. Un’insufficiente stimolazione del tronco encefalico da parte di input
tattili, vestibolari e propriocettivi, determinerà uno scarso tono dei muscoli estensori
del corpo. Per questo motivo, è fondamentale che il bambino venga toccato,
abbracciato, cullato e che gli venga permesso di muoversi liberamente
nell’ambiente.
Queste stimolazioni inviano segnali ai nuclei vestibolari attraverso gli organi di
senso, per cui una loro mancanza farà sì che il bambino sviluppi uno scarso tono
muscolare, con difficoltà a sollevare la testa e il torace e a muoversi nell’ambiente.
Questo, a sua volta, ridurrà ulteriormente le stimolazioni sensoriali, in una sorta di
circolo vizioso. Spesso questi bambini presentano un’eccessiva lassità articolare,
hanno una respirazione superficiale a causa della postura ricurva e col tempo
possono sviluppare un Disturbo dell’Attenzione conseguente ad un insufficiente
“arousal” della neocorteccia mediato dalla Formazione Reticolare.
L’attività motoria del feto dipende dai riflessi primitivi. Alcuni di essi sono presenti
alla nascita (alcuni aiutano il bambino a muoversi nel canale del parto), altri si
sviluppano successivamente. Questi riflessi controllano le abilità motorie del
neonato e dovrebbero maturare e alla fine “scomparire”, inibiti dai gangli della base,
con la crescita del bambino, per lasciare il posto ad altri riflessi (Riflessi Posturali),
che si sviluppano quando il bambino comincia a gattonare, camminare,
raggiungere e afferrare oggetti e parlare.
“Compiendo movimenti ritmici, il neonato inibisce e integra questi riflessi uno dopo
l’altro” (Harald Blomberg).
Ogni bambino dovrebbe usare ciascun riflesso primitivo in un momento preciso
dello sviluppo. Ogni riflesso è necessario per sviluppare aree cerebrali superiori e
serve ad uno scopo specifico per un determinato periodo di tempo. Se questi
riflessi non vengono integrati o rimangono “attivi” o “trattenuti”, possono
interferire con lo sviluppo cerebrale del bambino e con l’apprendimento, potendo
contribuire all’insorgenza di ADHD, Autismo, Disturbi Specifici dell’Apprendimento,
problemi uditivi, visivi e comportamentali.

COSA PUÒ CAUSARE UNA MANCATA INTEGRAZIONE


DEI RIFLESSI PRIMITIVI?

Spesso la presenza di riflessi ancora attivi può essere la conseguenza di problemi


verificatisi alla nascita. Un neonato in cui i riflessi primitivi non si sono sviluppati in
modo corretto, avrà maggiori difficoltà ad inibirli in tempo rispetto ad un neonato in
cui lo sviluppo e la maturazione sono avvenuti in modo fisiologico. È il caso dei
bambini prematuri e di quelli nati con parto cesareo o con l’uso del forcipe o della
ventosa.
Nei prematuri, molti riflessi primitivi possono non essersi sviluppati, perché in
un’incubatrice il bambino non riceve stimoli tattili, propriocettivi e vestibolari come
nell’utero materno. Questo ne ritarderà la maturazione.
Inoltre, molti bambini oggi nascono con parto cesareo e questo impedisce loro di
vivere tutto ciò che accade durante il parto. È durante la nascita, infatti, che molti
dei riflessi primitivi vengono stimolati, perché necessari al passaggio attraverso il
canale del parto, e questo è fondamentale per la loro maturazione.
La presenza di riflessi primitivi può essere, inoltre, dovuta al fatto che ci
siano ostacoli interni (ad es. scarso tono muscolare e incapacità a sollevare la
testa) o esterni, per cui il bambino non riesce a compiere alcuni movimenti: ad
esempio non passa sufficiente tempo in posizione prona, “sulla pancia”,
o non ha abbastanza spazio per strisciare e gattonare. Alcuni adulti limitano la
possibilità del bambino di muoversi liberamente, impedendogli di trascorrere tempo
sul pavimento e cercando di accelerarne lo sviluppo motorio mettendolo in
seggiolini per l’auto, passeggini, girelli, prima ancora che sia in grado di stare
seduto da solo. Il bambino segue, infatti, un programma “predefinito” di sviluppo
motorio e di integrazione dei riflessi. Ad esempio, trascorrendo tempo sufficiente in
posizione prona, rafforzerà i muscoli estensori della schiena e del collo; dopo circa
un mese dalla nascita, giacendo in questa posizione, comincerà ad integrare il
Riflesso Tonico Labirintico sollevando la testa. Grazie poi alla stimolazione del
tronco encefalico operata dai movimenti del bambino, la forza dei muscoli estensori
della schiena aumenta, consentendo al torace e alle gambe di sollevarsi
automaticamente quando viene alzata la testa: si sviluppa così il Riflesso di
Landau.
Infine, può accadere che in bambini nati senza alcun problema, i riflessi primitivi
non vengano integrati a causa di danni cerebrali successivi alla nascita.
La mancata integrazione dei riflessi primitivi ostacola lo sviluppo dei riflessi
posturali, necessari per la nostra stabilità e la nostra capacità di mantenere
l’equilibrio mentre siamo in ginocchio, in posizione quadrupedica, o seduti o in
posizione eretta. Essi ci permettono di muoverci in modo automatico, gattonando,
camminando o correndo o alzandoci dalla posizione seduta o sdraiata. Anche
quando i riflessi posturali si sono sviluppati, i riflessi primitivi rimangono a livello del
tronco encefalico, sebbene dovrebbero rimanere inattivi. Essi riappaiono quando
l’effetto inibitorio dei nuclei della base si interrompe per qualche ragione. Questo è
esattamente ciò che succede nel Morbo di Parkinson.
Secondo la Dott.ssa Svetlana Masgutova, psicologa russa che ha creato un suo
metodo noto come “The Masgutova Method of Neuro-Sensory-Motor and Reflex
Integration”, i riflessi neonatali in realtà non scompaiono né vengono inibiti, ma
vengono integrati in pattern di movimenti maturi che sono fondamentali per un
ottimale sviluppo motorio, cognitivo e sociale. La maturazione e l’integrazione del
sistema dei riflessi è, infatti, importante soprattutto per la costruzione della
motivazione, del controllo, del pensiero astratto, della creatività e del
comportamento intenzionale necessari per il raggiungimento di abilità
accademiche.
I riflessi primitivi che più frequentemente si possono riscontrare ancora attivi sono:
· Riflesso di Retrazione (o Risposta per paralisi da Paura, Kaada,
1988)

· Riflesso di Moro

· Riflesso Spinale di Galant

· Riflesso Tonico Asimmetrico Cervicale (RTAC)

· Riflesso Tonico Simmetrico Cervicale (RTSC)

· Riflesso Tonico labirintico


I riflessi primitivi del bambino sono strettamente connessi con i suoi sistemi di
processazione sensoriale. In particolare:

 il Sistema Vestibolare è connesso con i riflessi: di Moro, Tonico Asimmetrico Cervicale,


Tonico Simmetrico Cervicale, Tonico Labirintico
 il Sistema Tattile è connesso con i riflessi: di Moro e di Galant
 il Sistema Uditivo è connesso con i riflessi: di Moro, Tonico Labirintico, Galant, Tonico
Asimmetrico Cervicale
 il Sistema Visivo è connesso con i riflessi: di Moro, Tonico Labirintico, Tonico
Asimmetrico Cervicale, Tonico Simmetrico Cervicale

RIFLESSI E APPRENDIMENTO

Quando un bambino comincia ad andare a scuola, si dà per scontato che sappia


stare seduto fermo al banco, prestare attenzione, tenere in mano una penna, usare
gli occhi per seguire le parole o scrivere. Per molti bambini, queste abilità risultano
naturali e le apprendono senza difficoltà. Tuttavia, se un bambino presenta riflessi
primitivi trattenuti, anche compiti semplici possono risultare di difficile esecuzione,
perché vengono a mancare quelle abilità mentali e fisiche che sono necessarie per
conseguire i livelli più elevati di apprendimento.
È molto importante ricordare che esiste una connessione ben definita tra
corpo e cervello.
Il corpo si comporta come un ricevitore di informazioni in cui le conoscenze
vengono immagazzinate ed espresse. Se il corpo non può funzionare in modo
appropriato perché il bambino ha un riflesso primitivo mantenuto che fa sì che la
sua attenzione sia focalizzata su tutti i rumori o altri stimoli distraenti presenti
intorno a lui, il cervello non potrà focalizzarsi sulla lettura, sulla scrittura,
sull’ascoltare l’insegnante e non avrà la maturità emotiva per agire in maniera
razionale in situazioni stressanti.
Affinché un bambino o uno studente possano sviluppare le connessioni neurali
necessarie per raggiungere livelli superiori di apprendimento, il corpo deve fungere
da veicolo.
Il movimento è alla base dell’apprendimento
La parola, il linguaggio, il comportamento, le emozioni e l’attenzione sono tutti in
qualche modo collegati al funzionamento del sistema motorio.
Passiamo ora in rassegna i riflessi primitivi di più frequente riscontro. In questo
articolo parleremo del Riflesso di Retrazione e del Riflesso di Moro. Nel
prossimo, affronteremo i riflessi di Galant, Tonico Asimmetrico Cervicale, Tonico
Simmetrico Cervicale, Tonico Labirintico e il Riflesso di Prensione.

RIFLESSO DI RETRAZIONE (FEAR PARALYSIS REFLEX)

Il riflesso di Retrazione è uno dei primi riflessi che emerge quando l’embrione si sta
sviluppando nell’utero materno, all’incirca tra la quinta e l’ottava settimana di
gestazione. Durante questo stadio, l’embrione reagisce allo stress e alla
stimolazione mediante una risposta di retrazione e blocco. In condizioni normali,
dovrebbe essere inibito prima della ventesima settimana dal concepimento e
dovrebbe integrarsi nel riflesso di Moro. Se il riflesso di Retrazione non viene
inibito, anche il riflesso di Moro rimarrà attivo potendo così innescare un
effetto a catena anche sugli altri riflessi. È questo il motivo per cui il bambino
spesso conserva più di un riflesso primitivo e ha difficoltà in diverse aree
dell’ apprendimento.
In realtà non si tratterebbe di un vero e proprio riflesso primitivo poiché non viene
evocato dai sensi, che non si sono ancora sviluppati. Dovrebbe essere considerato
come una reazione allo stress da parte delle cellule del feto. È un riflesso atavico
presente in tutto il regno animale, evocato dalla paura conseguente ad uno stimolo
minaccioso percepito come pericolo e che l’organismo non è in grado di affrontare,
tipicamente nel confronto tra predatori (Kaada, 1987). Si tratta di una reazione
estrema allo spavento che consiste in una reazione immediata di blocco, di “paralisi
motoria” (prolungata e generalizzata immobilità), bradicardia (rallentamento del
battito cardiaco, che può arrivare fino all’asistolia e ad aritmie cardiache fatali),
diminuzione della pressione sanguigna ed estrema paura, mediate
da un’attivazione del Sistema Nervoso Parasimpatico. “Una risposta simile si può
osservare in alcuni animali, come il coniglio, che rimangono immobili, come
congelati, quando vengono spaventati, fin quando la minaccia non è più presente”
(Sally Goddard, Reflex, Learning and Beahvior, a window into the child’s mind).
Il riflesso di Retrazione svolge un ruolo protettivo sia per la madre che per il feto:
quando la madre incontra uno stimolo minaccioso, il feto va incontro ad
un’improvvisa perdita della funzione motoria. Questo permette alla mamma di
impiegare tutte le sue risorse per rispondere alla minaccia, ma ciò può causare un
danno severo al sistema nervoso del bambino. Il ruolo protettivo nei confronti del
feto si estrinseca riducendo la sua esposizione agli ormoni rilasciati nell’organismo
materno in condizioni di stress. È come se il bambino entrasse in “modalità di
sopravvivenza” (Brandes, The Symphony of Reflexes).
Kaada afferma che questo riflesso potrebbe giocare un ruolo significativo nel
determinare la SIDS (“morte in culla”). In quest’ ottica il riflesso di Moro potrebbe
costituire il meccanismo di disabilitazione della reazione intrauterina. Il riflesso di
Retrazione induce, infatti, un allontanamento dallo stimolo minaccioso e rallenta il
metabolismo, mentre il riflesso di Moro determina, al contrario, una stimolazione del
sistema Nervoso Simpatico che produce un’immediata attivazione, mediata dal
rilascio di adrenalina e cortisolo. In questa ipotesi, è importante che nei primi mesi
di vita del neonato, il riflesso di Moro sia completamente sviluppato (grazie
all’integrazione del riflesso di Retrazione), al fine di proteggere il neonato da una
risposta di ritirata eccessiva nei confronti di situazioni considerate minacciose.
Fattori stressanti che possono impedire l’integrazione di questo riflesso
sono: radiazioni elettromagnetiche, metalli pesanti e altre sostanze tossiche e
condizioni di stress per la madre. Se il feto è sottoposto a condizioni
estremamente stressanti, il riflesso può essere costantemente evocato e
questo ne impedisce l’integrazione.
RIFLESSO DI MORO

Il Riflesso di Moro emerge intorno alle 9-12 settimane dopo il concepimento e


continua a svilupparsi durante la gravidanza, in modo da essere completamente
presente alla nascita. Normalmente dovrebbe essere integrato tra i 2 e i 4 mesi
dopo il parto. Quando il Riflesso di retrazione non è inibito, lo sviluppo e la
conseguente integrazione del Riflesso di Moro saranno ostacolati, per cui
generalmente nel bambino si riscontreranno entrambi attivi. Inoltre, il Riflesso di
moro è connesso con tutti i sistemi sensoriali e questa è la ragione per cui molti
bambini con Disturbo di Integrazione Sensoriale spesso presentano questo riflesso
ancora attivo.
I bambini usano questo riflesso come un meccanismo di sopravvivenza in presenza
di una potenziale minaccia. Costituisce una risposta automatica ad un improvviso
cambiamento nella stimolazione sensoriale.
Fattori scatenanti possono essere rappresentati da forti e spiacevoli stimolazioni:
· vestibolari: ad esempio un improvviso cambiamento della posizione
della testa
· uditive: rumori intensi
· visivi: improvviso movimento o cambiamento di luce nel campo visivo
· tattili: dolore, improvviso cambiamento di temperatura, sensazioni tattili
spiacevoli o il fatto di essere sollevato in modo molto brusco
Il bambino ha una reazione molto caratteristica: rapida inspirazione associata ad
una brusca estensione e abduzione degli arti superiori con apertura delle
mani, paralisi e spavento momentaneo, seguiti da una flessione degli arti
superiori sul tronco (come di aggrappamento), con chiusura delle mani a
pugno, associati ad un’espirazione e pianto.
Il suo ruolo, come meccanismo di sopravvivenza nei primi mesi di vita, è quello di
allertare e chiedere aiuto.
Inoltre, nell’utero, il Riflesso di Moro aiuta il bambino ad allenare i muscoli
respiratori. Quando l’ostetrica scatena questo riflesso nel neonato per stimolare la
respirazione (ad esempio lasciando che la testa cada leggermente all’indietro), il
bambino inizierà a piangere. Nei prematuri, nati prima della trentesima settimana,
questa risposta non può essere elicitata perché il riflesso non si è ancora
completamente sviluppato.
Dopo i 4 mesi, la risposta allo spavento dovrebbe essere modificata, per cui in
presenza di un evento improvviso o inaspettato, il bambino dovrebbe alzare le
spalle, ruotare la testa alla ricerca dell’origine del “pericolo” e, una volta identificata,
dovrebbe compiere una “decisione corticale” (consapevole) decidendo se
rispondere ad essa o ignorarla, continuando a fare ciò che stava facendo.
Quando il Riflesso di Moro viene attivato, i meccanismi di difesa dell’organismo
vengono immediatamente allertati, mediante un’attivazione del Sistema Nervoso
Simpatico che determina:
· rilascio di adrenalina e cortisolo (ormoni da stress)
· tachipnea (aumento della frequenza respiratoria)
· tachicardia (aumento della frequenza cardiaca)
· aumento della pressione sanguigna
Rappresenta la prima forma di risposta “fight or flight” (lotta o fuga) e può
occasionalmente emergere nell’adulto in situazioni estreme di stress emotivo, fisico
o ambientale.
Un Riflesso di Moro ancora attivo mantiene il bambino in uno stato di allerta
costante, caratterizzato da una persistente produzione di adrenalina e cortisolo che
aumentano la sua sensibilità e reattività innescando un circolo vizioso.
“Mentre gli altri riflessi tendono ad influenzare specifiche abilità, il Riflesso di Moro
ha un impatto globale sul profilo emozionale del bambino” (Sally Goddard)

L’IMPORTANZA DEI RIFLESSI PRIMITIVI


NELL’APPRENDIMENTO (SECONDA
PARTE)
Come abbiamo visto nel precedente articolo, i riflessi primitivi sono movimenti
automatici stereotipati diretti dal tronco encefalico, che non richiedono un
coinvolgimento corticale (cioè il pensiero). Sono necessari per la sopravvivenza
e lo sviluppo nell’utero e durante i primi mesi di vita, ma, quando i centri cerebrali
più sofisticati cominciano a maturare, diventano un fattore di disturbo, per cui è
importante che vengano integrati, al fine di consentire lo sviluppo di un’appropriata
organizzazione neurologica.
Per descrivere il ruolo dei riflessi nel funzionamento sia dei bambini neurotipici che
in quelli neurodiversi, la Dott.ssa Svetlana Masgutova fa riferimento ad una
funzione di protezione “positiva” o “negativa“. Quando un neonato spaventato
piange per chiedere aiuto, o un lattante punta i piedi cercando di raggiungere il
pavimento, mentre sua madre lo mette per terra, il sistema dei riflessi sta
funzionando in modo positivo. I riflessi coinvolti sono maturati e la percezione
sensoriale funziona in modo corretto: il tronco encefalico “riconosce” gli stimoli e
organizza le risposte motorie protettive senza alcun elemento di disturbo.
L’attivazione naturale di una risposta motoria riflessa comincia con lo sviluppo di
una tensione nei muscoli coinvolti e termina con il rilasciamento di quella tensione
nel movimento. Se una risposta riflessa viene ostacolata a causa di una limitazione
nel movimento, o per paura, o perché il bambino viene costretto a stare seduto e a
prestare attenzione, può perdere la sua connessione con la stimolazione sensoriale
originaria e può non manifestarsi come una risposta motoria appropriata, per cui la
tensione muscolare persiste. In altri casi, invece, la connessione sensori-motoria
può essere troppo intensa, portando ad una risposta motoria eccessiva, oppure
troppo debole, determinando scarso tono muscolare.
Una “protezione negativa” è presente quando un riflesso non matura
neurologicamente e persiste una risposta riflessa disfunzionale per un periodo di
tempo superiore a quello in cui è necessaria o utile. Ad esempio, un Riflesso di
Prensione Palmare non integrato può determinare un’impugnatura inappropriata.
Oppure un Riflesso Tonico Asimmetrico Cervicale ancora attivo comporta la
necessità di tendere i muscoli del braccio e della spalla per evitare che il braccio si
estenda mentre si scrive sul lato destro del foglio e crea difficoltà ad attraversare la
linea mediana. O ancora, un bambino con un Riflesso Tonico Simmetrico Cervicale
trattenuto ha difficoltà nello star seduto e può avvolgere le sue caviglie intorno alle
gambe della sedia, per evitare che le sue ginocchia si estendano quando le sue
braccia sono piegate. Tutte queste compensazioni non solo sottraggono energie
che dovrebbero essere impiegate per portare a termine il compito da svolgere, ma
impediscono, inoltre, uno sviluppo motorio fisiologico.
Qualunque tipo di fattore stressante può scatenare una protezione negativa: scarso
sviluppo motorio dovuto ad una mancanza di movimento (troppo tempo trascorso in
seggiolini per le auto e in altri dispositivi che limitano il movimento, interventi medici
come ingessature usate nella displasia dell’anca), problemi durante la gravidanza o
alla nascita, malattie, incidenti, traumi emotivi, anche una condizione di stress
cronico nella vita quotidiana. Una protezione negativa si manifesta con tensione
muscolare, impulsività e risposte primitive che bloccano l’auto-regolazione e lo
sviluppo di abilità. Nei casi in cui si verifica uno sviluppo altamente disfunzionale o
patologico dei riflessi, si assiste alla comparsa di sintomi più severi, come pattern di
movimento stereotipati o caotici, spasticità/ipertonicità degli arti o uno scarso tono
muscolare che persiste cronicamente. Lo sviluppo si arresta e i processi di
elaborazione nella neocorteccia vengono bypassati poiché il sistema dei riflessi,
guidato dal tronco encefalico, assume il controllo del comportamento.
In uno studio condotto su quasi 3000 bambini di età compresa tra un mese e 18
anni, la Dott.ssa Masgutova ha trovato una correlazione significativa tra la
presenza di riflessi non integrati e specifici ritardi evolutivi. In particolare furono
riscontrati:

 difficoltà di memorizzazione: correlate alla persistenza del Riflesso Tonico Asimmetrico


Cervicale (ATNR)
 difficoltà nel passaggio da operazioni concrete al pensiero logico e astratto: correlate alla
persistenza del Riflesso Tonico Simmetrico Cervicale (STNR)
 ADHD: correlato alla persistenza dei riflessi ATNR, STNR, di Galant, di Perez
 Allergie e ipersensibilità ad alcuni alimenti: correlate alla persistenza del Riflesso di Perez
 Enuresi, difficoltà nel controllo vescicale: correlate alla persistenza del Riflesso Spinale di
Galant

Nel precedente articolo abbiamo parlato del Riflesso di Retrazione e del Riflesso di
Moro, due riflessi che hanno un grande impatto da un punto di vista emotivo sia sul
bambino che sull’adulto. Altri riflessi che si riscontrano più comunemente sono:
 Riflesso Tonico Asimmetrico Cervicale (ATNR)

 Riflesso Tonico Simmetrico Cervicale (STNR)

 Riflesso Tonico labirintico (TLR)

 Riflesso Spinale di Galant

 Riflesso di Prensione Palmare


RIFLESSO TONICO ASIMMETRICO CERVICALE (ATNR)

Il riflesso Tonico Asimmetrico Cervicale è sicuramente il più importante dei riflessi


cosiddetti della “linea mediana”, ovvero i riflessi che coinvolgono entrambi i lati del
corpo.
Molti bambini con difficoltà di lettura e di scrittura presentano riflessi primitivi
trattenuti che possono ostacolare la cooperazione dei due emisferi cerebrali e la
visione binoculare. I movimenti del neonato sono omolaterali (ad esempio il
bambino muove una metà del corpo indipendentemente dall’altra). La cooperazione
tra i due emisferi è minima e le connessioni nervose attraverso il corpo calloso non
sono sviluppate.
Quando il bambino inizia a muoversi in modo da coinvolgere entrambi gli emisferi
contemporaneamente, le connessioni nervose vengono stimolate. Ad esempio,
questo accade quando passa gli oggetti da una mano all’altra, o gattona.
Una buona abilità di lettura dipende da uno scambio efficace di informazioni
attraverso il corpo calloso.
Il Riflesso Tonico Asimmetrico Cervicale emerge dopo circa 18 settimane dal
concepimento, nell’utero materno, e dovrebbe scomparire circa 6 mesi dopo la
nascita.
Quando il neonato ruota la testa da un lato, il braccio e la gamba
corrispondenti al lato verso il quale la testa è girata si estendono, mentre gli
arti opposti si flettono.

Durante la vita intrauterina, l’ATNR agevola i movimenti del feto (il tipico scalciare)
e fornisce la stimolazione necessaria per lo sviluppo del tono muscolare e del
sistema vestibolare. Si ritiene che, insieme ad altri riflessi (Riflessi di Galant e di
Perez), assista il neonato durante il processo della nascita, aiutandolo ad assumere
la posizione corretta. L’ATNR, infatti, fornisce flessibilità alle spalle e alle anche
quando viene esercitata pressione sul collo, mentre il Riflesso Spinale di Galant e
quello di Perez rispondono alla pressione esercitata dalle pareti vaginali a livello
della regione lombare. Se la nascita avviene troppo rapidamente (parto
precipitoso), o il bambino è bloccato nel canale del parto ed è necessario ricorrere
all’uso del forcipe o della ventosa o ad un parto cesareo in emergenza, è possibile
sia che l’ATNR non sia sufficientemente sviluppato, o che la posizione del bambino
gli impedisca di essere utilizzato in modo efficiente. Questo può comportare,
successivamente, conseguenze su un’appropriata integrazione di questo riflesso.
“Il Riflesso Tonico Asimmetrico Cervicale non solo contribuisce al processo del
parto, ma è rafforzato da esso. Questa può essere una delle ragioni per cui i
bambini nati con parto cesareo risultano essere più a rischio di ritardo nel
neurosviluppo” (Sally Goddard).
Nelle prime settimane di vita, l’ATNR si può vedere facilmente quando il bambino
ruota la testa da un lato. Se il bambino viene messo in posizione prona, esso
interviene determinando un’automatica rotazione della testa da un lato,
assicurando la pervietà delle vie aeree.
“Sembra possibile che alcuni riflessi siano fondamentali per la sopravvivenza
durante i primi mesi di vita e che il Riflesso di Moro e il Riflesso Tonico Asimmetrico
Cervicale immaturi possano essere un fattore significativo nei casi di “morte in
culla” (SIDS o “Sudden Infant Death Syndrome”)- il primo dei riflessi, in quanto
dovrebbe fornire un meccanismo di attivazione istantaneo, e il secondo perché
impedisce che il bambino rimanga con il viso schiacciato quando dorme
prono”. (Goddard 1989,90,91).
Questo riflesso, dunque, fa sì che il bambino muova le braccia e le gambe in
funzione dei movimenti della testa. Questi movimenti sono omolaterali (cioè il
bambino muove una metà del corpo separatamente e stimola gli emisferi cerebrali
separatamente). Modificazioni graduali in questi movimenti aiutano il bambino ad
integrare questo riflesso: questo avviene ad esempio, quando il bambino è sdraiato
sulla schiena e flette le braccia o le gambe, seguendo con gli occhi le dita delle
mani o dei piedi e mettendole in bocca. Oppure quando sdraiato in posizione
prona, solleva la testa e il torace e afferra oggetti e portandoli alla bocca.
Inoltre, i movimenti che il bambino compie per integrare questo riflesso allenano la
sua visione binoculare (l’abilità degli occhi di cooperare) e la sua abilità di seguire
con gli occhi oggetti in movimento.
De Myer (1980) descrisse il Riflesso Tonico Asimmetrico Cervicale come “la prima
forma di coordinazione oculo-manuale a svilupparsi”
Alla nascita, il neonato è molto miope e può mettere a fuoco ad una distanza di
circa 12-17 cm dal viso- la stessa distanza che è usata nell’allattamento. I
movimenti che si verificano all’interno del suo campo visivo, come i movimenti delle
sue mani, lo affascinano. Quando l’ATNR è attivo, la rotazione della testa
determina un’estensione del braccio, con gli occhi che seguono le dita nella stessa
direzione. Il bambino non è consapevole del fatto che le sue mani fanno parte di lui;
occhi, mani e testa sono come “agganciati” in un unico movimento, che pone la
mano in una nuova posizione dalla quale può essere vista e aiuta a estendere il
focus da una distanza ravvicinata alla lunghezza del braccio.
In un breve periodo in tempo, la mano del bambino viene a contatto con gli oggetti,
permettendogli di sentire e vedere quanto questi siano lontani da essa. Movimento,
visione e tatto si combinano così gettando le basi per l’accomodazione (la capacità
di mettere a fuoco a distanze diverse). Anche i primi tentativi di cercare di
raggiungere degli oggetti sono aiutati dall’ATNR.
Quando il riflesso viene inibito (circa 6 mesi di vita), i movimenti degli occhi e delle
mani diventano liberi da quelli della testa e questo consente una maggiore stabilità
dell’immagine visiva sulla retina.
Un appropriato sviluppo della coordinazione oculo-manuale è fondamentale per la
lettura e la scrittura. Se l’ATNR rimane attivo può ostacolare la coordinazione
occhio-mano necessaria per scrivere attraverso la pagina, per seguire il rigo in un
testo, per copiare dalla lavagna e per attraversare la linea mediana del corpo.
La linea mediana è una linea verticale immaginaria che passa attraverso il centro
del corpo e lo divide in due metà uguali. Un bambino che ha difficoltà ad
attraversare la linea mediana, non sarà in grado di eseguire compiti che richiedono
alla mano destra di lavorare sul lato sinistro del corpo e viceversa. È inoltre difficile
per loro svolgere compiti che richiedono l’uso combinato delle mani e ciò è dovuto
al fatto che i due emisferi cerebrali non comunicano tra di loro in modo appropriato.
Ad esempio, l’equilibrio del bambino viene influenzato quando ruota la testa da un
lato, rendendogli difficile imparare ad andare in bicicletta. Oppure, quando ruota la
testa verso destra, il braccio e le dita della mano destra si estendono e fa cadere
facilmente oggetti per terra. Quando scrive, compensa impugnando e premendo
con forza sulla matita o la penna, e questo va a scapito della scrittura.
I bambini con ATNR trattenuto appaiono ambidestri e usano entrambe le mani
perché non sono in grado di attraversare la linea mediana e non hanno sviluppato
la dominanza manuale. Questo causa problemi in compiti che richiedono abilità di
motricità fine o destrezza manuale.
Anche la lettura implica che gli occhi attraversino la linea mediana mentre si
spostano da un lato all’altro della pagina, da una frase all’altra, da un paragrafo
all’altro. I bambini che hanno un ATNR ancora attivo e che non riescono ad
attraversare la linea mediana, tendono ad esitare o perdono il segno quando gli
occhi si spostano dalle parole che si trovano di fronte al lato sinistro del corpo a
quelle che si trovano sul lato destro perché questo movimento richiede una
comunicazione tra i due emisferi.
Sebbene il Riflesso Tonico Asimmetrico Cervicale venga inibito intorno ai sei mesi
di vita, può temporaneamente riapparire se l’equilibrio o la postura diventano
instabili, fino a quando non vengono ripristinati. Questo si può osservare in varie
fasi dello sviluppo motorio, quando il bambino acquisisce nuove abilità posturali
come star seduto o in piedi: il riflesso può riemergere per un breve periodo di
tempo, fino a quando la nuova abilità non si è consolidata.
Talvolta, anche in età adulta, può essere rilasciato intenzionalmente dal controllo
corticale per supportare l’esecuzione di una specifica abilità che comporti lo
spostamento dell’equilibrio su un lato. È stato dimostrato che, ad esempio, può
essere deliberatamente utilizzato da una ballerina, da un atleta nel salto con l’asta
o da un arciere per compiere determinati movimenti.
Questo dimostra come, nonostante i riflessi vengano integrati nel corso di un
normale sviluppo, in realtà non scompaiono mai completamente, ma possono
essere chiamati in causa per migliorare una performance o come meccanismo di
difesa in estremis.

RIFLESSO TONICO LABIRINTICO (TLR)


Questo riflesso risponde ai cambiamenti di posizione della testa in avanti o indietro,
sopra o sotto il livello della spina dorsale. Se un bambino viene tenuto nelle mani
di un adulto, supportato sulla schiena e la testa viene lasciata cadere al di
sotto del livello della spina dorsale, le braccia e le gambe del bambino si
estendono: questo è il Riflesso Tonico labirintico all’indietro. Se invece la
testa viene sollevata al di sopra del livello della spina dorsale, le braccia e le
gambe si flettono e il bambino si rannicchia in una posizioni simile a quella che
caratteristicamente assumeva nell’utero, dove giaceva in posizione fetale con la
testa piegata in avanti e le braccia e le gambe flesse. Questa è la posizione
del Riflesso Tonico Labirintico in avanti che emerge circa dodici settimane
dopo il concepimento e dovrebbe essere integrato circa quattro mesi dopo il
parto.
Invece, il Riflesso Tonico Labirintico all’indietro emerge alla nascita e fa sì che
l’intero corpo del neonato si estenda e aumenti il tono dei muscoli estensori di collo,
schiena e gambe. Questo riflesso dovrebbe essere inibito intorno ai tre anni,
attraverso un processo graduale, in rapporto allo sviluppo simultaneo dei riflessi
posturali, come il Riflesso di Raddrizzamento Cervicale, e di altri riflessi spesso
definiti riflessi “ponte” come il Riflesso Tonico Simmetrico Cervicale e il Riflesso di
Landau.
Il Riflesso Tonico Labirintico è strettamente collegato al Riflesso di Moro. Entrambi
hanno un’origine vestibolare, così come entrambi sono attivati da una stimolazione
del labirinto e quindi da qualsiasi variazione della posizione nello spazio.
Il Riflesso Tonico Labirintico aiuta il bambino ad adattarsi alle nuove condizioni
ambientali, perché nell’utero materno gli effetti di tutte le stimolazioni sensoriali e
della forza di gravità sono attutite. Dopo il parto esso rappresenta l’unico modo che
il bambino ha per rispondere alla forza di gravità. Ogni flessione della testa in
avanti diminuisce il tono dei muscoli estensori e del collo e gambe e braccia sono
piegate. Ogni volta che, invece, la testa viene piegata all’indietro, aumenta il tono
dei muscoli estensori e gli arti si estendono. Il bambino non ha ancora sviluppato le
risposte della testa e del collo che sono necessarie per il sostegno della testa, che
quindi deve essere supportata.
Tuttavia, nel giro di poche settimane dopo la nascita, il bambino compie rapidi
progressi nel guadagnare un certo controllo sul Riflesso Tonico Labirintico e già
intorno alle sei settimane di vita impara a mantenere la sua testa in linea con la
spina dorsale quando viene messo in posizione prona. Questo è un primo passo
verso il raggiungimento del controllo dei muscoli del collo, che fornirà le basi per il
controllo della parte superiore del tronco e consentirà una normale distribuzione del
tono muscolare in tutto il corpo, indipendentemente dai movimenti della testa. Il
normale sviluppo procede secondo un’evoluzione cefalo-caudale (dalla testa ai
piedi) e prossimo-distale (dal centro alla periferia). Il sostegno cefalico è un
prerequisito essenziale per l’evoluzione di tutte le funzioni.
“La prima lezione che il bambino deve imparare è il controllo della posizione della
testa” (Sally Goddard).
Il controllo della testa inizia quando giace in posizione prona, poi, poche settimane
dopo, anche quando giace supino. È importante che il bambino abbia molta libertà
di movimento in entrambe le posizioni per poter acquisire un buon controllo della
testa sul piano orizzontale.
Il Riflesso Tonico Labirintico, successivamente, prepara il corpo del bambino a
rotolare, gattonare e alla fine a stare in piedi e camminare. Quando,
successivamente, i riflessi posturali sostituiscono quelli primitivi, l’equilibrio diventa
più stabile; il tono muscolare migliora e raggiunge i più alti livelli di funzionamento.
Sono necessari circa tre anni affinché il TLR sia completamente integrato e questo
dimostra quante tappe e quante abilità devono essere raggiunte una dopo l’altra,
prima che il controllo dell’equilibrio e del tono muscolare si sia stabilizzato. Basta
osservare un bambino mentre compie i suoi primi passi per capire quanto sia
precario il rapporto con la gravità. Inizialmente, ogni passo viene compiuto per
evitare di cadere e per il bambino è una grande scoperta rendersi conto che,
mettendo un piede davanti all’altro, si muove e il mondo appare più bello visto
dall’alto. Inoltre, quando l’equilibrio viene raggiunto, le mani diventano libere
permettendogli una più ampia esplorazione dell’ambiente.
Se il Riflesso Tonico Labirintico non viene integrato, il risultato sarà che ogni
movimento della testa in avanti o all’indietro cambierà il tono muscolare
confondendo il centro dell’equilibrio. Inoltre, può impedire al bambino di strisciare e
gattonare e creare difficoltà nel giudicare lo spazio, le distanze, la profondità e la
velocità.
RIFLESSO SPINALE DI GALANT

Nel 1917, Galant ha dato il suo nome a un riflesso che emerge in utero venti
settimane dopo il concepimento e dovrebbe essere integrato tra i tre e i nove
mesi di vita.
Stimolando la cute del neonato su uno dei lati della colonna vertebrale nella
regione lombare, si verifica una rotazione dell’anca verso il lato stimolato,
mentre il resto del corpo si inarca in direzione opposta in atteggiamento
difensivo.

“Quando la pelle dorsale vicino e lungo la colonna vertebrale viene stimolata, il


bambino forma un arco con il suo corpo; la parte concava dell’arco corrisponde
all’area stimolata e tramite questo movimento il bambino si allontana dallo
stimolo” (Galant, 1917).
Se vengono stimolati contemporaneamente entrambi i lati della spina dorsale in
regione lombare, si verifica frequentemente uno svuotamento della vescica e il
bambino urina.

FUNZIONI DEL RIFLESSO SPINALE DI GALANT

Si ritiene che questo riflesso giochi un ruolo attivo nel processo della
nascita, aiutando il bambino a muoversi nel canale del parto. Durante un parto
eutocico (ovvero un parto naturale in cui l’espulsione del feto avviene senza
l’intervento di ausili esterni come forcipe o ventosa), le pareti vaginali esercitano
una pressione sulla regione lombare ad ogni contrazione. Questa pressione attiva il
Riflesso di Galant, che fornisce flessibilità alle anche e aiuta il bambino ad
avanzare lungo il canale del parto. Questa può essere la ragione per cui questo
riflesso può rimanere attivo nei bambini nati con parto cesareo o che hanno subito
traumi durante la nascita.
Inoltre è stato suggerito che tale riflesso possa essere importante per la
conduzione delle vibrazioni del corpo del feto e lo sviluppo del sistema vestibolare.
Se rimane attivo per un periodo di tempo prolungato, determina un’ipersensibilità a
livello della regione lombare, per cui è sufficiente anche una pressione leggere per
evocarlo. Questa è la ragione per cui, i bambini in cui il riflesso è trattenuto, non
amano indossare abiti stretti in vita, cinture o sono infastiditi dalle etichette interne
dei vestiti.
Sembra, inoltre, essere collegato al funzionamento urinario e intestinale. Infatti
questo riflesso si può riscontrare in bambini che continuano a presentare enuresi
oltre i 5 anni di età. Il Dott. Beuret (1989) lavorando a Chicago con soggetti adulti,
ha riscontrato la presenza di questo riflesso in un’alta percentuale di pazienti affetti
da Sindrome del Colon Irritabile.
A scuola può determinare difficoltà a stare seduti e a prestare attenzione,
“fidgeting”, iperattività e problemi comportamentali. Ciò è dovuto al fatto che ogni
volta che la schiena dello studente viene appoggiata alla sedia, il riflesso si attiva e
fa sì che il bambino si muova in continuazione per cambiare posizione. Questa
irritazione costante influisce negativamente sulla concentrazione e sulla memoria a
breve termine del bambino poiché ne ostacola l’attenzione, ed è la ragione per cui,
spesso, questi soggetti vengono erroneamente diagnosticati come ADHD, quando,
invece, alla base dei problemi attentivi c’è un Riflesso Spinale di Galant ancora
attivo.
Se il riflesso resta presente in un solo lato, può contribuire allo sviluppo di una
forma di scoliosi. Inoltre, può interferire con il successivo sviluppo del Riflesso
Anfibio, compromettendo così la fluidità dei movimenti della parte inferiore del
corpo e tensione nelle gambe.
RIFLESSO TONICO SIMMETRICO CERVICALE (STNR)

Il Riflesso Tonico Simmetrico Cervicale emerge intorno ai sei mesi di vita e


dovrebbe avere una vita breve, scomparendo tra i nove e gli undici mesi. Con la
crescita, infatti, non è più necessario e diventa dormiente. Il pattern di questo
riflesso è il seguente:
Quando il bambino è in posizione quadrupedica, la flessione della testa
determina un piegamento delle braccia ed un’estensione delle gambe, mentre
l’estensione della testa determina la flessione delle gambe ed un’estensione
delle braccia.
Il Riflesso Tonico Simmetrico Cervicale aiuta il bambino a vincere la gravità e a
rialzarsi sulle mani e le ginocchia a partire dalla posizione prona. In realtà non si
può definire realmente né un riflesso primitivo (perché non presente alla nascita),
né un riflesso posturale perché non rimane presente durante tutta la vita adulta.
Appartiene a quelli che vengono definiti “Riflessi ponte” che supportano la
transizione verso successivi stadi evolutivi. Certamente favorisce l’inibizione del
Riflesso Tonico Labirintico e rappresenta un ponte verso i successivi stadi della
locomozione, poiché grazie ad esso il bambino può sollevarsi dalla posizione
prona, appoggiandosi su mani e ginocchia. Tuttavia, prima che il bambino impari a
gattonare, è necessario che il STNR sia integrato, perlomeno a un certo livello,
affinché le braccia e le gambe possano muoversi indipendentemente dai movimenti
della testa.
Il STNR, infatti, fa sì che le parti superiore e inferiore del corpo compiano
movimenti opposti, mentre la locomozione, sia in posizione quadrupedica che
bipede, richiede una cooperazione tra la parte superiore e quella inferiore del
corpo. Sarà il movimento di dondolamento, che tipicamente compiono i bambini
quando sono carponi, a consentire l’integrazione del STNR. Il dondolamento, infatti,
consente ai sistemi muscolari e dell’equilibrio nelle parti superiore e inferiore del
corpo, di cooperare al fine di mantenere una postura stabile. Da questa posizione è
possibile compiere nuovi movimenti.
I bambini che presentano un STNR ancora attivo raramente gattonano, piuttosto
camminano sulle mani e i piedi (camminata dell’orso), saltellano sul sedere o
semplicemente saltano la tappa del gattonamento e si mettono direttamente in
piedi. Tuttavia è attraverso lo strisciare e il gattonare che i sistemi vestibolare,
propriocettivo e visivo cominciano a lavorare insieme in un nuovo rapporto con la
gravità. Se questa integrazione sensoriale non avviene, il senso dell’equilibrio, così
come la percezione dello spazio e della profondità, saranno scarsamente
sviluppati. Inoltre, anche la coordinazione oculo-manuale e il tracking visivo si
sviluppano ulteriormente quando il bambino gattona e gli occhi si focalizzano prima
su una mano e poi sull’altra, ogni volta che vengono spostate in avanti. Crescendo,
questa capacità sarà fondamentale per leggere senza perdere il segno e per
seguire la mano durante la scrittura. In fatti, la distanza tra l’occhio e la mano
quando il bambino gattona è all’incirca la stessa che utilizzerà a scuola per leggere
e scrivere. È stato infatti riscontrato che un’alta percentuale di bambini con difficoltà
di lettura hanno saltato gli stadi dello strisciare e del gattonare.
L’integrazione del STNR è molto importante per lo sviluppo del sistema visivo.
Quando il bambino è sul pavimento e la testa si estende e le gambe si piegano,
può concentrare lo sguardo ad una lunga distanza. Quando la testa si flette
guardando il pavimento, porta lo sguardo a focalizzarsi ad una distanza vicina,
allenando così gli occhi a focalizzarsi a diverse distanze, cosa, questa, molto
importante quando il bambino ha bisogno di leggere ciò che l’insegnante ha scritto
alla lavagna, per poi riportare la testa sul foglio per copiare quello che ha letto.
I bambini con un STNR trattenuto possono, dunque, avere problemi
nell’accomodazione e nella visione binoculare e questo può causare problemi nei
giochi con la palla e nella lettura. Bein-Wierzbinsky (2001) ha riscontrato che il
Riflesso Tonico Simmetrico Cervicale era un fattore significativo in un gruppo di
bambini che presentavano movimenti oculari alterati durante la lettura. Mentre altri
riflessi sono associati a difficoltà di tracking orizzontale, il STNR è collegato a
problemi nel tracking verticale, che ad esempio è necessario per incolonnare in
numeri in modo corretto durante un’operazione matematica.
Dunque, analogamente ad altri riflessi primitivi, la persistenza del STNR per un
tempo prolungato può interferire con lo sviluppo di altre abilità. Il bambino ha
difficoltà a mantenere alcune posizioni perché la parte superiore e inferiore del
corpo si muovono in modo opposto. Questo si può notare maggiormente nei
bambini più grandi quando sono seduti a un tavolo a scrivere o a mangiare. Se il
bambino guarda in basso, le braccia si flettono, rendendo difficile il mantenimento
di una posizione seduta con la schiena dritta. Spesso questi bambini hanno una
postura ricurva o hanno difficoltà a sollevare il collo per guardare la lavagna a
causa dello scarso tono muscolare.
Quando sono seduti al banco tendono a cambiare posizione per assumerne una in
cui si sentono maggiormente a loro agio. Ad esempio è tipico vedere questi
bambini scrivere con la testa appoggiata sul banco (per impedirlo il bambino
spesso supporterà la testa con la mano) oppure praticamente sdraiati sulla sedia,
con le gambe allungate sotto il banco, e le braccia piegate mentre tengono un libro
in mano. Queste posizioni sono le uniche che permettono al bambino di
focalizzarsi, leggere, scrivere e svolgere altri compiti a scuola, ma il problema è che
la postura inappropriata metterà a dura prova i suoi sistemi sensoriali (visivo,
vestibolare, propriocettivo) e questo andrà a discapito dell’apprendimento.
Se l’insegnante obbligherà il bambino a sedersi al banco in modo “composto”, lui
comincerà molto probabilmente ad essere irrequieto, ad agitarsi, ad alzarsi o a
muovere le gambe sotto il banco. Il suo corpo, infatti, necessita di movimento fisico
per sentirsi a suo agio perché il Riflesso Tonico Simmetrico Cervicale cerca ancora
di controllare le parti superiore e inferiore del suo corpo.
Anche un’attività come il mangiare può diventare complicata perché portare la
mano verso la bocca può risultare difficile, in quanto il cambiamento di posizione
della testa influisce sul tono muscolare di entrambe le braccia, interferendo con il
controllo della velocità e con la coordinazione dei movimenti degli arti superiori. Di
conseguenza questi bambini continuano a mangiare sporcandosi molto mentre i
coetanei sembrano aver imparato ad usare le posate in modo corretto.
Hanno, inoltre, difficoltà ad imparare a nuotare, proprio perché le parti superiore e
inferiore del corpo non lavorano insieme (alcuni bambini imparano prima a nuotare
sott’acqua, perché il peso dell’acqua aiuta a mantenere le due metà del corpo
allineate).
I bambini più grandi con un forte Riflesso Tonico Simmetrico Cervicale appaiono
spesso pigri. Mancando una distribuzione appropriata del tono muscolare che si
oppone alla costante spinta della gravità, hanno difficoltà a mantenere una postura
eretta e provano un vero e proprio disagio quando stanno seduti o in piedi. Sembra
che qualunque cosa richieda loro un grosso sforzo e spesso genitori e insegnanti si
riferiscono a loro come bambini che “non vogliono star seduti fermi”.
RIFLESSO DI PRENSIONE PALMARE

Il Riflesso di Prensione Palmare, insieme a quello Plantare, appartiene al gruppo


dei cosiddetti Riflessi di Prensione. Si tratta di una contrazione istintiva dei
muscoli flessori e può essere elicitato stimolando la superficie palmare, ad
esempio, mettendo un dito nella mano del neonato, il quale lo afferrerà con
una presa talmente forte che, se sollevato, potrà sostenere addirittura il
proprio peso. Il riflesso viene in particolar modo evocato dal contatto con i capelli.
Molti di noi, probabilmente, avranno sperimentato com’è difficile riuscire a togliere i
propri capelli dalle mani di un neonato! Sembra, inoltre, che la presa sia più forte
prima che il neonato sia stato nutrito piuttosto che dopo la poppata (Goddard
Blythe, 2009)

Emerge in utero intorno alle 11 settimane dopo il concepimento, dovrebbe


essere pienamente attivo nei primi tre mesi di vita e trasformato entro 4-6
mesi per essere sostituito dalla presa a pinza, che consente al bambino di tenere
un oggetto fra pollice e indice in opposizione. Successivamente verrà sviluppata la
capacità di rilasciare un oggetto, che dovrà essere esercitata diverse volte prima
che il bambino possa acquisire una buona destrezza manuale.
Il Riflesso Plantare è una risposta simile ma più debole ad una pressione applicata
alla base delle dita, sulla pianta del piede. Emerge approssimativamente nello
stesso periodo del Riflesso Palmare, ma rimane attivo più a lungo, fino al nono
mese di vita.
Si ritiene che questi riflessi rappresentino un retaggio di uno stadio precedente
dell’evoluzione, quando i nostri antenati erano arboricoli e i riflessi di prensione
erano necessari per aggrapparsi alla pelliccia della mamma quando lei si spostava
da un posto all’altro. La funzione di questi due riflessi nell’uomo, oggi, è meno
chiara, sebbene sia interessante notare come entrambi diventino sempre più deboli
con l’aumentare del peso del corpo del neonato.
“L’evoluzione avviene molto lentamente e la natura non abbandona velocemente
una forma di comportamento che è stata necessaria per la sopravvivenza per
milioni di anni. Così il funzionamento del nostro Sistema Nervoso si basa su quelli
che erano i bisogni degli animali da cui l’uomo si è evoluto e di quelli dell’uomo
prima che divenisse civilizzato”. (Ayres, 2005)
Esiste inoltre uno stretto legame, nei primi mesi di vita, tra il Riflesso Palmare e la
nutrizione mediato dal Riflesso di Babkin: ovvero, applicando una leggera
pressione sul palmo della mano del neonato, lui aprirà la bocca e inclinerà la
testa in avanti o da un lato e inizierà a compiere movimenti di suzione con la
bocca. Analogamente, quando il bambino poppa, è possibile osservare
movimenti involontari delle mani. Ad esempio, usare il Riflesso di Babkin può
aiutare un neonato riluttante a mangiare.
“Un’attività riflessa di questo tipo, non inibita per tempo, può avere un effetto
negativo sulla motricità fine e sul linguaggio” (Sally Goddard)
Questa connessione sensori-motoria tra le mani e la bocca può avere importanti
ripercussioni sullo sviluppo del linguaggio successivamente. Alcuni bambini con
problemi o ritardo nel linguaggio presentano anche difficoltà nella motricità fine, il
che suggerisce che possano essere coinvolti gli stessi “centri motori”. Infatti, se il
Riflesso di Babkin non viene integrato (in concomitanza con la persistenza del
Riflesso Palmare) il bambino può presentare problemi nel linguaggio e spesso
movimenti involontari della bocca e della lingua quando scrive, suona uno
strumento o usa le forbici, e difficoltà nella motricità fine, come ad esempio
nell’allacciarsi le scarpe, nell’usare i bottoni ecc…, così come disgrafia. Possono,
inoltre, avere la tendenza a mordere o masticare penne, vestiti e così via. Adulti in
cui il Riflesso è ancora attivo possono presentare tensione mandibolare e
digrignare i denti durante la notte.
L’inibizione del Riflesso Prensile Palmare è un processo graduale che comincia con
l’abilità di lasciar andare un oggetto. Sicuramente ai genitori risulta molto familiare
lo stadio in cui il proprio bambino lascia cadere, soddisfatto, il suo giocattolo
preferito ripetutamente. In realtà il bambino sta imparando a fare qualcosa di molto
importante: lasciar andare volontariamente. Fino a che non avrà sviluppato questa
abilità, non sarà in grado di acquisire una buona destrezza manuale, poiché il
Riflesso Palmare fa sì che il pollice e le altre quattro dita della mano lavorino
insieme. Questo interferirà con i movimenti delle dita, che richiedono che ogni dito
si muova indipendentemente. Lasciar andare è il primo stadio verso lo sviluppo
della presa a pinza che avviene alcune settimane dopo e che rappresenta una delle
caratteristiche distintive del genere umano.