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Ester Wegher

Violino secondo la Pedagogia Suzuki


Pedagogia Suzuki
“Il metodo della lingua madre”, ovvero “Suonare come parlare”, è il concetto
all’origine di una pedagogia che ha dato una svolta all’educazione musicale del
ventesimo secolo, ideato dal violinista giapponese Shiniki Suzuki.

La Pedagogia Suzuki si sviluppa dall’idea che ogni bimbo possiede talento fin
dalla nascita e tale idea viene cullata in un’Europa in cui stavano crescendo
anche i pensieri di Piaget e della Montessori.

Ogni bambino può suonare, in ogni bambino c’è talento, un bambino può
cantare e incantare, basta crederci: “Se tutti i genitori prestassero attenzione
alla vera natura dei propri figli e fornissero loro un ambiente adeguato, tutti i
bambini raggiungerebbero straordinari livelli di abilità. Spesso siamo portati a
credere che il talento sia qualcosa che la natura dà, mentre è qualcosa che la
natura sviluppa”(S. Suzuki).

Tale metodo si basa sul principio che l’imitazione sta alla base del processo
d’apprendimento umano nei primi stadi della vita.

Un bambino impara a parlare ascoltando e ripetendo le parole dette dai genitori;
S. Suzuki dimostrò come, allo stesso modo, il bambino sia in grado di imparare
a suonare, ovvero ascoltando e ripetendo un frammento musicale, un ritmo, una
melodia che gli stessi genitori, opportunamente formati dall’insegnante, gli
propongono quotidianamente. Si tratta di un metodo che coinvolge bambini e
genitori, che apre le porte di casa alla musica, alle note prima che alla lettura
delle stesse. Del resto, “quali uccelli hanno imparato a cantare leggendo”?

Il percorso educativo prevede lezioni individuali (con genitore presente, almeno


fino ad una certa autonomia dell’allievo), ed un regolare incontro e confronto
con il gruppo degli altri bambini, sia più piccoli che più grandi; attraverso lo
studio di un repertorio comune è possibile far suonare insieme bambini di
livelli diversi, giocando, sviluppando abilità psico-motorie e musicali allo
stesso tempo.
Tutto ciò in un clima di accoglienza ed incoraggiamento, libero dal giudizio.

Gioco, imitazione, ascolto, ripetizione, gruppo e collaborazione tra genitori


ed insegnante, sono gli elementi essenziali nel processo educativo del
bambino, strumenti che stimolano ed ispirano gli insegnanti Suzuki ma anche
tutti quelli che credono nell’educazione attraverso la musica come mezzo di
formazione di buoni cittadini.

Caratteristiche della Pedagogia Suzuki

L’Imitazione

“Il segreto di ogni apprendimento linguistico sta nella magia della LINGUA
MADRE”.

Su questa semplice quanto illuminante intuizione Shinichi Suzuki ha costruito il
suo metodo didattico: osservando con quanta facilità i bambini tedeschi
imparavano a capire e a parlare il tedesco, una lingua per lui tanto complicata,
capì che per ogni bambino non è difficile imitare e riprodurre i suoni che
appartengono alla sua famiglia e alla cultura dell’ambiente in cui vive.

Nasce così il “Metodo della Lingua Madre”, che Suzuki utilizza per
l’insegnamento della musica, il più universale tra tutti i linguaggi. 

Suzuki è stato il primo didatta a sviluppare un metodo completo e innovativo
per l’insegnamento di uno strumento in età precoce, dimostrando a tutto il
mondo che si può e si deve avviare i bimbi piccoli allo studio della musica al dì
là che questi siano dotati o meno: l’abilità si sviluppa con lo studio e la
ripetizione e questo lo possono fare tutti i bambini istruiti bene dal proprio
insegnante e seguiti correttamente dal proprio genitore.

Ecco quindi i presupposti che stanno alla base di questo metodo:



a. ogni bambino può imparare;

b. l’ambiente circostante è determinante;

c. il coinvolgimento della madre (o del padre) è fondamentale;

d. la costanza e la ripetizione sono indispensabili, per ottenere ottimi risultati.

Così come è necessario che un bambino senta parlare i genitori molto presto per
poter imparare la lingua madre, è importante che venga introdotto molto presto
anche nel mondo musicale, quando ancora dipende dalla madre, cosicché da
poter sviluppare il linguaggio musicale come una seconda lingua: la precocità
dello sviluppo delle capacità musicali è paragonabile solo alla capacità dello
sviluppo delle capacità linguistiche, anche se nella nostra cultura le due realtà
hanno pesi diversi. Lo sviluppo dei due linguaggi può avvenire
contemporaneamente seguendo le quattro fasi di apprendimento comuni ad
entrambi: nell’ordine sequenziale l’ascolto, il parlato, la lettura, la scrittura.

Si può cominciare a studiare musica a qualsiasi età, ma un percorso come


quello proposto da Suzuki si può fare particolarmente ad un’età precoce: un
bambino impara a parlare ascoltando e ripetendo continuamente le parole
pronunciate insistentemente dai genitori, e nello stesso modo può imparare a
cantare e a suonare ascoltando e ripetendo continuamente un frammento
musicale, un ritmo o una melodia. I genitori diventano indispensabili in questo
processo di apprendimento; affiancano attivamente il figlio durante le lezioni
con l’insegnante per aiutarlo quotidianamente a casa. La musica entra così, in
modo del tutto naturale, a far parte della vita del bambino e della sua famiglia,
utile a coltivare il suo buon gusto e ad affinare la sua sensibilità.

L’imitazione – intelligente e selettiva – è quindi quell’azione fondamentale che


porta il bambino – che ancora non è in grado di leggere – ad ascoltare, capire,
riprodurre ciò che gli sta intorno e quindi lo prepara ad entrare nell’ambiente in
cui vive; in breve, i bambini, come tutti i cuccioli, imparano imitando qualcosa
che viene ripetuto molte volte. Oggi, purtroppo, la maggior parte dei bambini è
circondata da giocattoli che li distrae e li fa vivere in un mondo fantastico. In
quei paesi dove l’industria del giocattolo non è così sviluppata, i bambini sono
più legati alla realtà, sono più spinti all’osservazione e all’imitazione di quello
che c’è intorno a loro e nel gioco riproducono le attività che appartengono alla
vita quotidiana, le elaborano, le personalizzano e attraverso un lavoro
costruttivo, ottengono un risultato concreto, frutto di un più elevato sviluppo
intellettivo e di una maggiore capacità di concentrazione.

Suzuki è stato molto criticato per il ruolo che ha dato all’imitazione nel
processo educativo, ma il tempo e i risultati hanno confermato che è l’unico
metodo che si può usare con bimbi molto piccoli: l’insegnante fa vedere a
lezione al genitore e al bambino e poi a casa questi ripete imitando il genitore. Il
bambino impara dapprima ad ascoltare e a “parlare” (cioè a cantare e a suonare
imitando) e solo in un secondo momento a leggere le note, in questo modo è un
soggetto attivo dell’apprendimento, non passivo, e si avvicinerà alla scrittura e
alla decodificazione dei simboli musicali solo dopo aver raggiunto un livello
tecnico, un senso ritmico e uno sviluppo dell’orecchio notevoli, tali da
permettergli di focalizzare l’attenzione sull’aspetto grafico della musica senza
che la qualità dell’esecuzione venga meno.
La lettura: il passaggio dal vocabolo parlato al segno grafico suscita naturale
curiosità nel bambino di 5-6-anni (ultimo anno di scuola materna, primo anno
di scuola elementare). Ciò accade anche in campo musicale (6-7 anni); se il
maestro di musica, aiutato dal genitore, lo presenterà come un avvenimento
meraviglioso e necessario il bambino non avrà nessun problema. Per un
bambino di 3-5 anni imitare e ripetere vuol dire acquistare sempre più sicurezza
, interiorizzare il messaggio, dai 6 anni in avanti il messaggio interiorizzato
viene trasformato, lacerato, distrutto, adattato, ampliato, trasformato.

La figura e il ruolo del Genitore



Il genitore costituisce il terzo elemento fondamentale di questo efficace
triangolo formato insieme al bambino e all’insegnante. Mamma e papà sono i
primi e i più importanti insegnanti dei propri bambini, almeno fino all’età
scolare: i piccoli imparano molto di più dall’esperienza diretta e vissuta
all’interno della famiglia che da un’istruzione formale che viene dall’esterno e
questo rafforza il legame affettivo all’interno del nucleo familiare favorendo il
consolidamento del rapporto con i figli: si fa insieme e si cresce insieme.

Nel processo educativo il maestro rappresenta l’elemento tecnico e il genitore
trasforma quotidianamente questa tecnica in didattica; il maestro è
“l’insegnante a scuola” una volta alla settimana, il genitore è “l’insegnante a
casa” tutti i giorni. È indispensabile che ci sia una costante collaborazione tra
genitore e insegnante e poi via via il bambino acquisterà sempre più autonomia;
compito dell’insegnante è educare anche il genitore non solo fornendogli le
indicazioni tecniche dei brani proposti ma anche suggerendogli l’atteggiamento
da tenere a casa quando si segue il figlio nello studio; compito del genitore-
insegnante a casa è controllare la qualità dello studio e non termina quando il
figlio ha ormai conquistato l’autonomia, ma continua in modi e tempi diversi
per parecchio tempo. Sono necessari costanza ed esercizio da parte di entrambi
(genitore e figlio) e alla fine, ad essere premiati si sentono soprattutto i genitori
che vedono ripagati i loro sforzi e i loro sacrifici con i risultati dei figli.

Certi genitori all’inizio si sentono imbarazzati ad eseguire certi esercizi, certe


canzoncine con i propri bambini, soprattutto di fronte ad altri. I bambini
percepiscono questo e lo notano: se il genitore si “vergogna” di fare l’esercizio,
anche il bimbo non lo esegue volentieri, si sente imbarazzato proprio come lui.
E qui può nascere il fallimento di questo percorso: se il genitore è superficiale,
se non segue e non rispetta le indicazioni dell’insegnante, se non fa esercitare il
bambino a casa, questi incontrerà non poche difficoltà fino a rinunciare a
qualsiasi collaborazione.
Spesso i genitori per poter seguire i figli devono rinunciare a qualcosa, che
riguarda il lavoro, gli hobby, le vacanze, ma è bene che la presenza del genitore
sia costante anche se non ossessiva, così i figli durante la loro crescita si
sentono emotivamente “accompagnati” e mai soli, senza che questo minacci la
loro autonomia e la loro crescita personale. Anzi, la vera autonomia non è
quella di lasciarli fare da soli quando sono abbastanza grandi, ma di continuare
a seguirli a distanza e far sì che loro sappiano che si è pronti ad intervenire in
caso di necessità, così sono consapevoli che alle spalle c’è sempre qualcuno su
cui contare e che dà loro sicurezza. Un po’ come avviene per i cuccioli degli
animali, per i quali la mamma è sempre pronta dietro di loro ed essi si staccano
da soli, pian piano, quando si sentono pronti. La vera autonomia si crea un po’
alla volta: l’uomo ha una crescita molto lenta rispetto agli altri animali e anche
l’autonomia arriva lentamente.

I figli ricorderanno per tutta la vita il tempo che papà e mamma hanno regalato
loro in questa occasione di crescita ed educazione, perché capiscono che i
genitori sono stati presenti, sono stati con loro e gli hanno dedicato il loro
tempo. Anche se per cogliere questo devono raggiungere l’età adulta: la
gratitudine per il tempo che un genitore ha dedicato al proprio figlio è la
conseguenza di un’importante conquista della maturità è la consapevolezza che
il dono più bello che si possa ricevere è la dedizione e l’amore “gratuito” di una
persona. Far studiare uno strumento a un bambino è un dono, non
un’imposizione.

Bisogna crederci, non provare. A volte il genitore può sentirsi scoraggiato e


incapace di gestire un percorso di questo tipo, sembra che qualcosa nel suo
meccanismo preordinato e predefinito non funzioni bene. In realtà viene a galla
un aspetto che non pensava di avere o non voleva ammettere di possedere,
perché emerge la propria vulnerabilità e i bambini lo sanno tirare fuori
benissimo.

Può anche capitare che l’esperienza musicale non abbia un risvolto positivo per
qualche bambino, ma una cosa positiva comunque rimane: anche se sono stati
“costretti” a fare e a suonare, prima o poi si renderanno conto che comunque i
genitori hanno dedicato loro del tempo, il loro tempo, spesso sottratto al proprio
“tempo libero”.

È la vera grande magia del Metodo Suzuki al di là di formare degli ottimi


musicisti.
Imparare giocando


È importante che il bambino comprenda, almeno in una fase iniziale, non tanto
che il genitore lo sta “educando”, ma che abbia l’impressione di giocare e il
genitore è lì che gioca con lui; poi è compito dell’adulto far sì che il suo
entusiasmo sfoci nella giusta direzione.

Il gioco per i bambini è una cosa seria perché stimola tutte le aree del cervello;
attraverso il gioco il bambino si esprime, comunica emozioni e sensazioni, è la
prima cosa cui pensa al mattino quando si sveglia e l’ultima alla sera prima di
addormentarsi. Un bimbo piccolo trascorre gran parte della giornata giocando,
non si annoia mai, ha sempre qualcosa da fare, da costruire, da scoprire e ripete
le stesse cose, gli stessi gesti tantissime volte perché solo così può assimilare ed
acquisire quella sicurezza che gli permetterà di crescere in serenità e fiducioso
di sé: solo quando si sente sicuro in una cosa la abbandona per passare ad
un’altra più difficile e scoprire quello che questa gli può dare.

Attraverso il gioco il bambino sperimenta sempre: con il proprio corpo, con il


linguaggio, con la matematica arriva a fare da solo nuove scoperte e a stimolare
nuovi interessi.

Gioco, quindi, e ripetizione sono due elementi essenziali nel processo
educativo del bimbo: perché allora non proporre le attività e la disciplina come
gioco e farle ripetere molte volte?

Ecco la Pedagogia Suzuki.



La ripetizione sta alla base di questo metodo ed è ciò che permette di stimolare
l’interesse del bambino, cioè per sviluppare l’abilità bisogna esercitarsi molto e
fare molta pratica: quante volte il bambino chiede di ascoltare la stessa favola,
ripetuta nello stesso modo usando le stesse parole? Non si stanca mai di
ascoltare e di ripetere, specie se si tratta di qualcosa che gli piace, che gli dà
soddisfazione e, ancor meglio, se fatto insieme a mamma o papà.

Altre ragioni della Pedagogia Suzuki




Alla base della metodologia Suzuki sta la disciplina, intesa come costanza;
attraverso la presenza attiva a scuola, lo studio a casa, la costanza dell’esercizio,
il rigore dell’esecuzione, il confronto con gli altri bambini, la consapevolezza e
l’accettazione della diversità del livello didattico tra bambino e bambino senza
invidie, l’approvazione della partecipazione del proprio genitore e di quelli
degli altri, il bambino fa sua una disciplina che lo aiuterà ad affrontare molti
altri momenti della vita di tutti i giorni. Sarà più attento, avrà una capacità di
concentrazione più elevata e una memoria più sviluppata, avrà imparato a
rispettare gli altri, ad ascoltare e ad accogliere espressioni ed idee diverse dalle
proprie.

E’ stato scientificamente dimostrato che i bambini che hanno cominciato a


studiare musica in tenera età possiedono un quoziente intellettivo più alto dei
coetanei che non suonano alcun strumento: chi ha cominciato a suonare prima
degli otto anni, ha potuto sviluppare maggiori collegamenti tra i due emisferi
del cervello e possiede un corpo calloso cerebrale, cioè il ponte che unisce i due
emisferi, più sviluppato. Lo conferma uno studio della Harvard Medical School
di Boston (USA): il regolare esercizio con uno strumento modifica il sistema
nervoso migliorandone alcune funzioni. Il neurologo Gottfried Schlaug, dopo
aver sottoposto a risonanza magnetica il cervello di 31 bambini di sei anni che
studiavano violino o pianoforte da tre anni, osservò il particolare sviluppo del
corpo calloso, ovvero la struttura responsabile delle capacità di coordinamento
degli arti: “I risultati” – spiega Schlaug – “mostrano chiaramente che
l’esercizio musicale migliora le connessioni neuronali responsabili
dell’organizzazione del movimento”. Questo perché, grazie allo studio della
musica, si sviluppa tutta una serie di attività a livello neurologico e lo sviluppo
del cervello raggiunge il massimo livello dal momento che entrambi gli
emisferi vengono stimolati e lavorano insieme grazie alla distinta manualità: lo
studio del violino, per esempio, permette di sviluppare un aspetto asimmetrico
dato che la distinzione tra il lavoro svolto dalla mano dell’arco e quello svolto
dalla mano dello strumento accentua la separazione dei due emisferi.

Il movimento rappresenta una delle principali tappe nello sviluppo del bambino
e, dopo la deambulazione, il movimento della mano è quello più importante: la
mano è quell’organo fine e complicato nella sua struttura, che permette
all’intelligenza non solo di manifestarsi, ma di entrare in rapporti speciali
coll’ambiente: l’uomo, si può dire “prende possesso dell’ambiente con la sua
mano e lo trasforma sulla guida dell’intelligenza, compiendo così la sua
missione nel gran quadro dell’universo”.

Anche uno studio di Glenn Schnellenberg, psicologo dell’Università di Toronto,
spiega gli effetti positivi della musica nello sviluppo intellettivo con risultati
evidenti: “forse si tratta di un effetto comune alle attività extrascolastiche, ma
con la musica siamo riusciti a osservarlo con una certa sicurezza”.

Intelligenza deriva dal latino intendere, cioè “tendere verso”. Verso che cosa?
Verso la novità, verso qualcosa di sconosciuto, verso qualcosa di curioso per
poter continuamente arricchirsi apprendendo cose nuove e stimolanti.
L’intelligenza è qualcosa che si può insegnare e quindi si può imparare, non è
una “dote” genetica, e come ogni altra attività dell’uomo deve essere coltivata e
sviluppata. Anche grazie e attraverso la musica, poiché la chimica del cervello
cambia notevolmente quando si trova in un ambiente stimolante.

Critiche al metodo Suzuki: alcune risposte ai possibili dubbi




“E’ troppo piccolo, deve giocare”: per il bambino che impara a suonare con il
Metodo Suzuki, lo studio ha tutte le caratteristiche del gioco ed è sufficiente che
metta in esso la convinzione e la serietà che abitualmente i bambini dimostrano
nelle loro attività. Certo potrà capitare la volta in cui il bambino a casa non
vorrà dedicarsi allo studio dello strumento, nel qual caso spetterà al genitore
valutare se insistere, ridurre i tempi o rimandare.

“Impara tutto a pappagallo”: l’ esecuzione, sino a circa il quarto volume del


metodo è imitativa-mnemonica. Ciò permette di cominciare presto. Del resto il
bambino prima impara a parlare e ben dopo a leggere.

“Da piccolo impara meno: perché non aspettare che sia più grande?”: quando
sarà più grande certe cose saranno più facili, come la lettura, la concentrazione,
ma non la coordinazione e la manualità se non saranno state coltivate prima.

“Diventa un automa”, “Suonano tutti gli stessi pezzi”: solo se c’è la sicurezza
tecnica è possibile esprimersi. Nelle lezioni individuali c’è cura del singolo, nel
gruppo si sviluppa il suono comune, la capacità di ascoltare se stessi e gli altri e
di procedere insieme. Il fatto di suonare tutti gli stessi brani consente
l’esecuzione d’assieme (anche nelle orchestre professionali i musicisti suonano
lo stesso pezzo!). E’ meglio che i piccoli non suonino in pubblico da soli, può
essere traumatizzante. Quando sentono il desiderio di essere ‘solisti’ sono loro a
richiederlo, non bisogna forzarli.

“Non studiano il solfeggio”: certamente a tre anni non potrebbero. Tuttavia da


quando cominciano a leggere la musica si inizia lo studio anche di tipo
‘teorico’.
“Non è uno studio di tipo professionale”, “L’ insegnamento-gioco non è
qualificante”: cominciando lo studio a tre anni non si può utilizzare un metodo
del tipo tradizionale dei Conservatori di musica né è nello spirito del Suzuki
formare necessariamente dei professionisti. Nessun genitore del resto pensa che
il bambino che impara a parlare debba diventare un oratore! E’ indispensabile
fare cose vicine al bambino.

Genitori in classe, insegnanti a casa

Cari genitori,

ho raccolto qui di seguito alcuni consigli che provengono direttamente da scritti


ed interviste al Maestro Suzuki o che derivano dall’esperienza di altri Maestri
che ho avuto la fortuna di incontrare.

Spero possano esservi d’aiuto in questo bel percorso che avete scelto di iniziare;
mi auguro che diano sollievo nel riconoscervi in alcune situazioni
comunemente vissute dai genitori di tutto il mondo.

“Mio figlio non ama studiare a casa”, lamentano molti genitori, dimenticando
che suonare il violino deve essere un gioco. Sono i genitori a dare la buona
direzione, solo in questa ottica di gioco e serenità si può proseguire bene. Lo
sviluppo delle doti è davanti a voi, questo è certo. Le persone diventano
specialiste nel fare ciò gli conviene o altrettanto diventano specialisti nel fare
ciò che non gli conviene, e questo viene percepito come una mancanza di
capacità o di doti. S. Suzuki dice che i bambini che suonano male, suonano tutti
i giorni nello stesso modo: se hanno una cattiva posizione, è la stessa tutti i
giorni, non una diversa. Questo significa che il bambino ha ben imparato a
suonare male.

S. Suzuki consiglia ai genitori di mantenere la pazienza, rilassarsi e di godere di


ogni progresso che il bambino ottiene; i principianti imparano lentamente tanto
quanto hanno imparato a parlare. Potreste mai dire: “Ieri mio figlio è nato, una
settimana dopo ha imparato a dire mamma”? No, è stato necessario convivere
nel suo ambiente, attendendo pian piano le prime parole. E’ la stessa cosa per il
violino: i genitori creano l’ambiente favorevole, in attesa che il bambino impari
a suonare.
Nell’ideale “il violino si studia tutti i giorni alla stessa ora”. Ciò che importa,
soprattutto all’inizio, è di evitare le snervanti discussioni (fare economia di
energie per i genitori) e creare pian piano un’abitudine. Si consiglia di fermarsi
prima che il bambino non ne possa più e la situazione degeneri in crisi e pianti.
E’ la parte più difficile.

I genitori dovrebbero povare a non arrabbiarsi, non perdere la pazienza (andate


a bere un bel bicchiere d’acqua quando il tono della voce comincia a salire!).
Fare dei complimenti per l’impegno, sorridere. Non parlare di sforzi di
concentrazione: studi scientifici constatano che questo genere di
incoraggiamento blocca i bambini. “Prova a fare del tuo meglio, non è grave,
prova ancora una volta,…”

Dimenticarsi del mondo, per un momento, mentre giocate con loro. Lasciare
suonare il telefono, occupatevi solo di un figlio, se potete.

Se possibile, è molto utile frammentare il lavoro in diversi momenti della


giornata: 5min il mattino appena svegli, 5 minuti a pranzo, 5 minuti la sera.
Fare degli esercizi fisici durante questi momenti, per sciogliere tensioni,
scaricare energie.

Registrare i bambini e far loro ascoltare ciò che hanno suonato.

Riempire un vaso di biglietti con i vari esercizi/canzoni da studiare e pescare


ogni volta una cosa diversa.

NB: dire ogni volta “Quando avrai fatto…” invece di “Se tu farai…”

Potete appendere un calendario sul quale TUTTI I GIORNI attaccare uno stiker,
o disegnare un simbolo per ogni giorno in cui si è giocato col violino.

In genere dico che “il violino deve mangiare tutti i giorni, proprio come te”. La
domanda di solito è: “E cosa mangia il violino?” ” Le note! e più ne mangia e
più suona bene!”
Ciascun bambino ama una ricompensa particolare: qualcuno è motivato dal
denaro, qualcuno dalla tv, qualcun altro dagli stikers. Trovate voi la ricompensa
più sana e giusta per il vostro bambino, che sia in linea con i vostri valori e
principi e che piaccia anche a lui/lei. (Con alcuni di voi stiamo sperimentando
che 1 cent per ogni volta che si suona a casa funziona! e che soddisfazione
portare a lezione il sacchettino delle monete!). Gli stiker sulla custodia fanno
bella mostra durante le lezioni di gruppo ma attenzione a non eccedere!

Il professore in classe insegna al genitore i metodi d’insegnamento e mostra


cosa si dovrà fare a casa. Per questo può essere utile prendere degli appunti o
filmare.

Durante il lavoro a casa il genitore dovrebbe mostrare di essere un aiuto per il


bambino, evitando di criticarlo in maniera negativa. Quando qualcosa proprio
non viene potrebbe ad esempio utilizzare delle istruzioni simili: “vediamo come
puoi suonarlo meglio” o, “ricorda che il professore ti ha detto di suonare questo
in quel modo”, o proponendo delle semplici e raggiungibili sfide come
“proviamo a suonare la canzone senza mai fermarci, come ad un concerto?”

La pratica risulta più efficace se si concentra l’attenzione su un solo dettaglio


alla volta. “Il tuo gomito è troppo alto, tieni su il violino, l’archetto è storto, il
terzo dito stonato”…Tutto questo non va bene perché il bambino non riesce a
cambiare tutto nello stesso tempo e si scoraggia.

Inoltre è inutile comparare il proprio bambino ad un altro. Certi bambini sono


frustrati per non riuscire ad imparare in fretta, altri sono più pazienti, altri
ancora amano ripetere altri no. Per certi bambini le ripetizioni di un esercizio
non si possono fare tutte di seguito. Se il professore propone di studiare un
passaggio per 10 volte al giorno, il genitore può domandare al bambino quante
volte di seguito desidera eseguirlo, senza sbagliare. Per “gli impazienti” che
vorrebbero imparare tutto subito i genitori possono aiutarli puntando
l’attenzione sui suoi progressi acquisiti nel tempo: “Ricordi quando non eri
nemmeno in grado di reggere il violino, o quando non riuscivi a muovere il
braccio destro a tempo? Guarda come ci riesci bene ora!”

A tutti capita di avere le “giornate no”. Piuttosto che perdere un giorno di studio
si può approfittarne per fare un ripasso di quello che si conosce sotto forma di
concerto, puntando l’attenzione su un particolare dettaglio per ciascun pezzo.
Uno studente avanzato potrebbe apprezzare l’ascolto dei pezzi precedenti, in
modo da allenare la memoria per le lezioni di gruppo e per i concerti.

Il principale apprendimento, grazie alla musica, sarà quello di poter dire in certe
circostanze della vita: “Anche se è difficile, ce la posso fare”. Per gli allievi più
grandi che non hanno fatto della musica il loro mestiere, il principale guadagno
di questo tipo di apprendimento potrà essere “So lavorare”, “Ho imparato a
lavorare”, “Ho imparato a concentrarmi”.

Ecco alcuni spunti raccolti da maestri e colleghi di corso, sul perché vale la
pena di suonare tutti i giorni e su come rendere più piacevole la pratica a
casa:Joanne Martin: “Tenete conto solo dei giorni in cui suonare a casa è un
piacere, quando tutti hanno il sorriso: quando ne contate 10 allora la mamma vi
porta a prendere un gelato!”.

Paco: “Se suoni tutti i giorni diventerai un bravo violinista e una persona
migliore!
Aina: “Perché studiare tutti i giorni? Perché suoneranno meglio e gusteranno la
musica!”
Isabel: “Il violino è molto molto bello. Se tu fai pratica a casa tutti i giorni,
potrai presto suonare con i tuoi amici!”

Sara: “Segnate su un foglio ogni giorno in cui avete suonato: alla fine della
settimana, se avrete riempito tutti gli spazi, ci sarà un premio”


ASCOLTO

E’ molto importante ascoltare i pezzi prima di studiarli, questo farà guadagnare
tempo. La maggior parte degli appartamenti giapponesi sono piccoli, e questo
fa sì che i genitori ascoltino il cd tanto spesso quanto il bambino; questo rende
il loro ruolo di maestri tanto più facile perché, conoscendo bene il pezzo, sono
più preparati a sentire quando sbaglia un passaggio e così ad aiutarlo.

Non solo l’orecchio del bambino sarà ben attivato, ma egli verrà motivato e
vorrà suonare la musica ascoltata. In più, il bambino che avrà memorizzato tutte
le melodie del cd sarà capcace di concentrare la sua attenzione sul modo di
suonare; non sarà distratto dalla lettura delle note. Suzuki pensava che imparare
a suonare a memoria e sviluppare la memoria musicale dei bambini fosse un
regalo di inestimabile valore.
E’ buona abitudine andare a sentire dei concerti, perché le vibrazioni non sono
le stesse di un disco.

Per formare l’orecchio è utile ascoltare molte volte la stessa cosa. Tre pezzi per
esempio possono essere formativi: Le quattro stagioni (di A. Vivaldi), i concerti
per violino in RE maggiore e La Maggiore di Mozart.

Fare attenzione alla propria voce quando si parla ad un bambino, a tutti i


messaggi che si trasmettono senza accorgersene. Un aneddoto: la mamma di
quattro bambini, che aveva delle difficoltà con il quarto, un giorno si sentì dire
da uno degli altri figli: “Sai, quando chiami Pierre per fargli studiare il violino
la tua voce è arrabbiata!”

Alcuni suggerimenti per far studiare i bambini, tratti da FORUM on-line


(http://suzukiassociation.org/discuss/5472/):

– Buy a violin yourself and practice yourself.  The kid will follow your
example.
– Name your kid’s violin. My kid’s violin is “Thumbelina” , no prizes for
guessing that its a 1/16 size.  And my kid is taught to love and treasure the
violin like a friend.
– Keep a record of what is done well during practice times, my kid simply loves
it when i give a tick on the record book whenever a practice step is done well.
– Make it rewarding—give stickers when something is done well
– Make it fun—conjure games out of ordinary practice steps.
– Occassionally perform a “concert” in front of family members, like the
grandmother, cousins etc….remind everyone to clap heartily and sincerely even
if its just the e string concerto !
“6ʺ things a day—pick 6 things to practice. For example—10 perfect bow holds
(counts as 1 thing), some drill work on the working piece, 3 review pieces,
preview for next piece.
– Birthday Candle—Light a birthday candle (make some type of holder) and
have that be the length of the practice session.
– Violin Tour—take the student “on tour” —playing something different in each
room of the house (the big tome produced in the bathroom is very exciting!), in
a different place in the yard, or at different neighbor’s or relative’s homes.
– Student as Parent—Let the student be the parent for one day of practice. This
can have mixed blessings because a parent will often see his own behavior
reflected in that of the child’s.
– 25 minutes = 25 cents—practice for 25 minutes, earn 25 cents.
– Recital – Plan a recital for stuffed animals, friends, family, etc. and make a
program and decorate it. Practice for a week in preparation and let the child
decide the pieces that will be played, what favorite cookies will be served, etc.
Set up a stage and make a spotlight!
– Dice – Roll a dice to determine the number of repetitions of a piece or for
drill work (ex—play this section the number of times you roll on the dice.) Or,
roll the dice to determine the piece to play.
– Ex—1 = Twinkle variation A, 2 = variation B, etc.) Buy a package of math
dice—these dice have more sides with higher numbers.
– Deck of cards – like the dice game, only use cards. Assign pieces to each
card. Have child pick cards to determine the pieces to play and the order.
– Draw a name—write the piece names on pieces of paper. Put in a hat and
draw to determine piece to play and order. Or put practice item on paper (bow
holds, scales, etc.)
– Silly Cards – make silly cards and let child draw a silly card as a reward. Ex
—stand on one foot, stick out your tongue, sing the piece, play pizzicato. For
example, if child needs to play twinkle and draws “stick out your tongue,” must
play twinkle with tongue out the whole time. It’s quite amusing.
– Make a video—regularly video tape your child playing violin. You’ll be
amazed at the progress they make.
– Chip Game—use “chips” (pennies, marbles, any kind of token). Set a goal—
for example, keeping thumb bent while playing piece or keeping a good violin
posture for entire piece. Give child and parent 5 chips each. If child meets goal,
gets a chip from parent. If misses goal, parent gets a chip. Keep playing until
someone has all of the chips.
– Play the Suzuki songs in the car, while eating breakfast, doing homework or
enjoying play. The more the student hears the songs, the greater the joy they
will have while practicing and learning them. The melodies will become
ingrained in the child, and it will be very satisfying for the child to play the
familiar song on their violin.

Shinichi Suzuki
Il Maestro Shinichi Suzuki è nato in Giappone nel 1898, ed è morto nel suo
centesimo anno di vita.

Figlio del proprietario di una fabbrica di violini in Giappone manifestò


l’intenzione di imparare a suonare il violino e, dopo alterne vicende che non gli
permetterono subito di realizzare questo desiderio, a 22 anni partì alla volta
dell’Europa; si fermò a Berlino dove studiò con il Maestro Klingler. In quel
periodo venne a contatto con i più illustri musicisti del tempo e con scienziati
ed intellettuali, primo fra tutti Albert Einstein, che era anche un ottimo
violinista. Stiamo parlando di un’epoca di ricerca e di un Continente che ha
visto maestri e studiosi quali Kodalj-Dalcroise, Piaget, Montessori, ricercatori
che hanno fortemente creduto nel bambino e nello sviluppo delle sue capacità
intellettive già in giovanissima età.

Nonostante la grande difficoltà ad imparare il tedesco si fermò in Europa otto


anni, divenne cattolico e sposò una donna tedesca.

Tornato in Giappone formò un quartetto con i propri fratelli e si dedicò


all’insegnamento presso il Conservatorio Imperiale. Un giorno un signore gli
portò il figlio di quattro anni perché potesse prendere delle lezioni. Questa fu
l’occasione che gli permise di elaborare il suo metodo. Suzuki non aveva mai
avuto allievi così giovani e non era così convinto che il metodo tradizionale
potesse essere valido in un caso simile. Nel cercare una soluzione a queste sue
perplessità ebbe la geniale intuizione che sarà poi alla base del suo
metodo: “tutti i bambini giapponesi parlano il giapponese“. Da quest

a semplice intuizione è stato elaborato un metodo che ha permesso a migliaia di


bambini di tutto il mondo di mettersi alla prova come strumentisti con
eccellenti risultati.

Convinto che ogni bambino sia dotato delle stesse capacità e che possa
esternare il proprio talento se educato fin da giovanissimo, il Maestro Suzuki
elabora un percorso di studio per il violino destinato a bambini piccolissimi, tre
o quattro anni. Questa “educazione al talento” si basa sul processo di
imitazione, sul ripetuto ascolto dei brani in registrazione e, soprattutto, sulla
collaborazione assidua di un genitore che segue il bambino a lezione e nello
studio a casa. Gli stessi genitori sono invitati ad imparare i primi rudimenti
dello strumento in modo che i figli possano imitarli ed imparare a suonare. Così
come il bambino impara anche le lingue più difficili sentendo i propri genitori
parlare così è in grado di suonare uno strumento se educato per tempo con un
metodo appropriato.

Il Maestro Suzuki era violinista, ma nel corso del tempo, grazie a collaboratori
fidati, il metodo è stato adattato a molti altri strumenti. Oltre al violino c’è il
violoncello, la chitarra, il flauto, il pianoforte, il contrabbasso, la viola, l’arpa, il
mandolino ed il canto.

Il repertorio appreso dagli studenti del metodo Suzuki, dai pezzi più semplici
fino ai brani da concerto, si rifà interamente al patrimonio compositivo classico
dell’Europa, principalmente Germania, Italia e Francia. Nel suo libro “Crescere
con la musica”, S. Suzuki spesso fa riferimento a Pablo Casals e ad altri artisti
esecutori europei come modelli per gli studenti, da studiare ed emulare.

Molti dei più grandi solisti di oggi e membri delle migliori orchestre del mondo
hanno iniziato la loro formazione musicale con il metodo Suzuki. Ad oggi sono
oltre 8000 i professori Suzuki nel mondo e quasi 250.000 i bambini che
studiano con questo metodo.

Shinichi Suzuki continuò la sua attività di insegnante fino ai novant’anni e morì


a casa sua il 26 Gennaio del 1998. Durante la sua vita ricevette molti
riconoscimenti e premi e venne candidato come Premio Nobel per la Pace.