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Come insegnare uno strumento

di Anna Maria Freschi

Il saggio di Anna Maria Freschi “Come insegnare uno strumento” ci propone una riflessione di su
che cosa sia la conoscenza. Fa da riferimento la figura dell’insegnante (o maestro) in cui non è
molto semplice come si crede, infatti il rapporto che si crea tra docente-alunno è un rapporto
complesso. Capita spesso in cui il maestro si trova in situazioni difficoltose in quanto l’allievo non
riesce ad apprendere, ci sono 2 visioni differenti:
- l’insegnante che molla tutto, in cui trova l’allievo incapace di apprendere oppure non capisce;
- invece dall’altro lato l’insegnante che cerca di trovare dei metodi nuovi e soluzioni innovative.

Nel saggio introduttivo “Toccare con mano il proprio mondo” si immagina come possa essere la
conoscenza. Si pensa alla conoscenza come una sorta di edificio che si forma mattone dopo
mattone e così si acquisisce una conoscenza del sapere progressiva ad aggiungere, una concezione
piuttosto antica, invece la didattica moderna si avvale di un’altra metafora diversa, in cui la
conoscenza per noi è come una sorta di compagna di vita ed è la concezione che viene vista
proprio come il rapporto tra il fiume e il paesaggio in cui scorre, significa che il fiume può scorrere
sia in maniera lineare ma può anche avere durante il tragitto la modifica del percorso grazie al
paesaggio con le proprie avvallamenti e le proprie curve, quindi la conoscenza non è solo un
aggiungere al proprio bagaglio culturale ma anche un adattamento ed eventuali modifiche delle
proprie conoscenze.

Un altro ruolo fondamentale è quello giocato dalla strategia, infatti un buon insegnante deve, in
base all’allievo che si trova davanti, saper attuare una strategia generale per poter far superare i
diversi problemi che si trova ed affrontare.

Sappiamo che sia l’insegnate ma allo stesso tempo l’allievo non sono mai sprovvisti di competenze
infatti, è proprio questo gioco di collaborazione tra docente e alunno che da vita ad uno scambio
reciproco di esperienze e di ascolto.

Un altro saggio curato da Sandro Sorbi “Come facciamo ad essere così bravi?” si tocca un aspetto
particolare, più tecnico poiché si fa riferimento alle competenze e il mezzo di funzionamento delle
varie zone del cervello quando vi è un apprendimento. Pare proprio che l’esecuzione musicale,
come l’ascolto, sia la più alta vetta dell’area creativa del cervello (quindi emisfero destro).

Invece un altro aspetto molto importante, come afferma Donatella Bartolini, ci apre una visione su
quella che è la complessità del sapere. Ed è proprio la grafia musicale ci agevola molto poiché ogni
nota, come sappiamo, ha un suo spazio o una sua posizione particolare, è con l’esecuzione
musicale abbiamo una sorta di risultato finale. Il ruolo dell’insegnante è molto importante, perché
deve fare attenzione a non andare a uccidere la creatività dell’allievo, come in molte filastrocche
che sono anche noiose a sentirle, il bambino cerca di farle sue con proprie cadenze creative.

Nel saggio conclusivo di Luca Bellentani “La sensomotricità nella maturazione dello strumentista”,
si apre con un’introduzione sull’importanza che ha la spinta motivazionale che l’insegnante deve
dare all’allievo, che molto spesso manca. Alla fine si apre questo confronto tra diversi maestri
dove come obiettivo fondamentale comune è di risolvere antichi problemi con immediate
innovazioni, di ampliare la prospettiva pratica del proprio strumento e di lasciare ai propri allievi
una spazio al vivere e all’imparare anche prendendo ispirazione dai propri maestri.