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Gestalt

Il termine tedesco Gestalt è il participio passato di von Augen gestellt che letteralmente significa
“posizionato davanti agli occhi”, ciò che compare allo sguardo, ovvero forma.
Si tratta di un termine volgarizzato da Lutero nella traduzione della Sacra Bibbia che
successivamente divenne di uso comune. Ma la Gestalt passa alla storia come teoria della
forma, ovvero di tutto ciò che può essere percepito.

Bisogna fare attenzione, poiché col termine Gestalt si definiscono due correnti diverse: la
Gestaltpsychologie o psicologia della Forma corrente di impostazione teorica che nasce negli
anni ‘20 in Germania, e la Gestalt Therapy, teoria clinica che nasce in ambito psicoanalitico,
formatasi in America intorno agli ’50.
La concezione fondamentale alla base della Gestalt è che nella nostra percezione del mondo
esterno noi non cogliamo delle semplici somme di stimoli, i quali si uniscono a dare gli oggetti,
ma percepiamo delle forme, che sono qualcosa di più e di diverso della semplice somma degli
stimoli che la compongono.

Per gli psicologi della forma le forme si costituiscono sulla base di certe leggi percettive
sostanzialmente innate, legate alla dinamica del sistema nervoso.
La nascita della Gestalt si ebbe con un famoso esperimento di Wertheimer, del 1911,
sul movimento apparente o stroboscopico: il “fenomeno phi”. Esso consiste nel fatto che,
presentando due luci proiettate su uno schermo a una certa distanza l'una dall'altra, e separate da
un breve intervallo temporale, il soggetto non percepisce due luci immobili, ma un'unica luce in
movimento dalla prima alla seconda posizione.

Il fenomeno in quanto tale era noto già da tempo (e del resto è alla base del movimento
cinematografico), ma l'originalità di Wertheimer consiste nell'interpretazione che ne diede. Il
fenomeno phi dimostrava, infatti, come il fatto percettivo fosse inanalizzabile; il movimento (in
questo caso il dato più importante che emergeva a livello percettivo) sarebbe stato distrutto da
un processo di analisi, che avrebbe portato solo a trovare degli stimoli stazionari. Nel 1923
Wertheimer enunciò una serie di leggi, sulla cui base gli stimoli si organizzano in forme.
Le leggi della Gestalt sono:

1. Vicinanza
Gli elementi vengono uniti in forme con tanta maggior coesione quanto maggiore è la loro
vicinanza.

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Nell’immagine possiamo percepire due quadrati (inesistenti) suddivisi a loro volta in tre gruppi
ciascuno.

2. Somiglianza
Gli elementi vengono uniti con tanta maggior coesione quanto maggiore è la loro somiglianza
(per colore, forma, dimensione …)

Il cervello identifica due gruppi principali (i pallini chiari e quelli scuri) e divide in sei righe
l’ immagine.

3. Destino Comune
Gli elementi con movimento uguale tra loro e differente da altri elementi vengono raggruppati.

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Come possiamo vedere, appaiono un gruppo in primo piano (le linee verticali) e uno in secondo
piano (la diagonale).

4. Continuità di Direzione
Sovrapponendo due elementi, le loro linee vengono unite secondo continuità di direzione.

Nell’ immagine compaiono quattro segmenti, ma noi ne identifichiamo automaticamente due.

5. Chiusura
Alcuni elementi non collegati tra loro possono essere interpretati come un’ unica figura.

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Nonostante non appaiano realmente, noi vediamo due triangoli e tre cerchi.

6. Pregnanza
Più un elemento è semplice e stabile, più appare “d’impatto”.

Il primo quadrato ci sembra più “forte”, poiché sembra poggiare su un lato anziché su un
vertice.

7. Esperienza Passata
Il cervello tende a creare forme già viste dove ci sono solo semplici linee separate o interrotte.

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Vediamo chiaramente una “E“, poiché è una forma che conosciamo.

8. Figura-Sfondo
E’ il classico schema su cui si basano le illusioni ottiche. Una figura viene subito intesa come
tale grazie ai suoi contorni, mentre tutto il resto è sfondo …

… poi però ci accorgiamo che anche lo sfondo può a sua volta essere figura.

Concludendo, esistono altre leggi della Gestalt, qui sono elencate le principali. Spesso esse
sono applicate nel mondo della grafica, al fine di rendere un’ immagine visivamente “leggera”,
ma allo stesso tempo intrigante.

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Escher e la Gestalt
Non è possibile non parlare della teoria della Gestalt quando si parla di Escher, perché é un
riferimento essenziale per capire le sue incisioni. Escher ha usato le leggi della psicologia nella
creazione delle sue opere, dove la percezione della forma è diversa dalla forma stessa.
Tutte le figure di Escher sembrano ambigue e assurde perché si basano su paradossi percettivi
che non sono di natura fisica ma logica. Mostrano, come dice la psicologia della Gestalt, che la
realtà delle cose non esiste ma viene strutturata sulla base dei bisogni interni di chi le guarda
e non come realtà oggettiva e unica per tutti.

M.C.Escher, Superficie increspata. 1950 M.C. Escher, Biglietto per il nuovo anno 1 gennaio 1947
La traduzione della scritta sottostante è “Veniamo fuori!”
e celebra la fine della Seconda Guerra Mondiale

M.C.Escher, Giorno e notte, Xilografia 1938