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 Schopenhauer è un grande filosofo che influenzerà il corso dell’ottocento (ha una forte

influenza anche su Giacomo Leopardi).


 nacque nel 1788 a Danzica in Prussia orientale (odierna Polonia), va a studiare a Berlino dal
1811 al 1813, poi si trasferisce a Rudolstadt poi Dresda e poi nel 1820 dopo aver pubblicato nel
1819 la sua opera principale “Il mondo come volontà e rappresentazione” ottiene la libera
docenza a Berlino dove si scontra con Hegel i due mettono le loro lezioni negli stessi orari ma
erano paradossalmente più frequentate quelli di Hegel rispetto a quelle di Schopenhauer.
 Schopenhauer era una persona particolare suo padre era un commerciante che poi fallirà nella
sua impresa e che accumulerà talmente tanti debiti da ricercare il suicidio. Schopenhauer È un
uomo piuttosto irruento (butto la vicina di sotto); viene a contatto con le filosofie orientali.
 nel 1819 pubblica “Il mondo come volontà e rappresentazione”  inizialmente non ebbe un
grande successo ma egli ci lavora fino alla sua morte avvenuta nel 1860-64. Ne farà varie
edizioni e varie copiequest’opera diventerà un vero e proprio capolavoro filosofico.
 fino al 1848 nella vita non ebbe molta fortuna e ad un certo punto si fa prendere da una sorta di
pessimismo cosmico dell’uomo nei confronti dell’uomo.
 La sua filosofia appariva misticheggiante tant’è vero Che è stato soprannominato il mistico
senza Dio.
 Dopo il fallimento delle rivoluzioni del 48 e gli ebbe un’immensa fortuna oggi è uno dei
filosofi più letti e studiati del mondo (le sue opere sono scritte in maniera accattivante)
 1851: “Parerga e paralipomena” è l’opera che lo porta ad un’immensa fortuna è una raccolta
di saggi ed ha una grande diffusione nel pubblico.
 alcuni aspetti della sua vita ed alcune teorie gli furono riconosciuti solo dopo la morte però
anche in vita ebbe un grande potere di influenza (lo stesso Nietzsche agli inizi della sua filosofia
è debitore di Schopenhauer gli dedica molte volte di fatto di lui influenza il corso del pensiero)
 odiava Hegel dice che la sua filosofia era tutta una fantasticheria, che non esiste nel mondo
reale
 la sua filosofia è una reazione all’hegelismo = con Schopenhauer, Kierkegaard e in parte
Feuerbach vedremo quali sono le reazioni all’hegelismo in Europa (soprattutto in Germania,
Prussia e in Danimarca).

 Schopenhauer interpreta Kant = imposta la sua filosofia partendo da Kant (però lo fa in maniera
del tutto originale)
 si oppone all’idealismo hegeliano in maniera piuttosto feroce, mantiene fermo il criticismo
trascendentale e come Kant dichiara l’impossibilità di andare oltre la conoscenza fenomenica.
 perciò la rappresentazione è il dato originario della conoscenza in Schopenhauer, il
Vorstellung (termine tecnico tedesco che significa rappresentazione)La rappresentazione è
l’originarietà della conoscenza.
 Schopenhauer dice che il materialismo mira a superare la rappresentazione mediante il principio
di casualità (è l’effetto sul soggetto di una realtà oggettiva esterna). Di fatto il materialismo è
contrapposto all’idealismo Lui ci parla di entrambi dicendo che vedendo nell’idealismo
hegeliano il soggetto pensa la realtà, la realtà non esiste senza il soggetto razionale. nel
materialismo invece ci dice Schopenhauer che la realtà influenza il soggetto. Alla fine
Schopenhauer respinge entrambe le tesi l’idealismo hegeliano ed il materialismo in voga in quel
periodo.
 Schopenhauer ci dice che non si può uscire dal soggetto e attingere alla realtà in sé come vuole
il realismo materialistico (non posso uscire da me stesso per attingere alla realtà) ma è vero
anche che non posso nemmeno eliminare le cause, come invece vuole l’idealismo di Hegel,
perché non posso eliminare la catena di causa-effetto ma non posso nemmeno andare a cercare
fuori di me.

LA CONOSCENZA

 La conoscenza è conoscenza dei fenomeni: Il mondo (dice Schopenhauer nella prima fase del
mondo come volontà e rappresentazione) è una mia rappresentazione il mondo esiste come io
me lo rappresento/come mia rappresentazione, non esiste diversamente/non ci sono delle cause
esterne a me (visione soggettivistica) si chiede come posso determinare le condizioni
trascendentali di tale apparenza = come posso fare / parlare di questa apparenza nel mondo e
soprattutto questa apparenza (sinonimo di fenomeno) del mondo (non sono equivalenti ma
sinonimi).
COME DETERMINARE CONDIZIONI TRASCENDENTALI DELLA CONOSCENZA
 devo partire da un puntocome Kant parte dalla sensibilità anche lui parte dalla sensibilità
(forme pure a priori di spazio e tempo, poi arrivo all’intelletto quindi i concetti e le categorie e
poi arriva la ragione ovvero Dio anima e mondo). Questi tre aspetti (sensibilità, intelletto e
ragione) vengono mantenuti da Schopenhauer che non li supera ma li mantieneconfronto con
Kant
 però a differenza di Kant sensibilità ed intelletto non sono funzioni conoscitive differenti ma
vengono ravvicinate spiega così questa vicinanza: la sensibilità è una funzione di nervi
afferenti (=vicini) che svolgono una funzione a priori (infatti nel “il mondo come volontà e
rappresentazione” lui spiega il funzionamento del corpo umano per quanto riguarda sensibilità e
intelletto per cui noi siamo un composto di carne e sangue tessuti e organi tramite i quali
agiamo, ci rapportiamo con il mondo) Schopenhauer è fortemente influenzato dalla fisiologia
francese (lo studio del corpo umano) dice che la funzione fondamentale è la nostra
corporeità, l’insieme del corpo e quindi l’unione dei nervi afferenti che da come risultato la
materia (corpo=condizione dell’esperienza e non oggetto dell’esperienza).
 Introduce quindi il concetto o principio di individuazione = io conosco il mondo con il corpo,
lo rappresento tramite il mio corpo perché lo vivo, occupo uno spazio e un tempo.
 Schopenhauer pone la tradizione fisiologica francese nata durante l’Illuminismo sulla scorta
cartesiana (corpo macchina) e fa risalire tutta la possibilità della conoscenza alla nostra
corporeità conoscere tramite il corpo (ecco perché la sua posizione è anti idealista).
 Anche se il corpo da tutte le conoscenze Schopenhauer non è materialista perché poi fa
intervenire l’intelletto che ha come categoria la causalità (il mondo delle cause). Tutta la
causalità è spiegabile con la massa cerebrale (la fisiologia spiega anche la funzione
dell’intelletto che ha una sede fisica = la massa cerebrale) Schopenhauer si trova fare i conti
con le scoperte dell’epoca come la funzione cerebrale.
 la conoscenza che produce rapporto di causa-effetto è un carattere intuitivo e immediato
analogo alla conoscenza sensibilequindi con il corpo e con la funzione fisiologica del corpo
posso intuire maniera immediata e analoga senza mediazioni per cui tutto ciò che riguarda la
conoscenza sensibile.
 Ciò che riguarda la sensibilità e l’intelletto non appartiene solo agli uomini ma anche agli
animali che ragionano arrivando intuitivamente a comprendere la catena causa effetto questo
li accomuna ma l’uomo si distingue grazie alla ragione che è quella capacità di formare le
rappresentazioni di rappresentazioni ovvero i concetti, la ragione connette E distinguere
proposizioni e ragionamenti (riferimento Aristotele)
 Schopenhauer si oppone all’uso del concetto di ragione come facoltà delle idee o
dell’assolutolui si richiama la tradizione pre-kantiana (si rifà Lock perché dà alla ragione la
capacità di formare i concetti di calcolare, come fa anche Aristotele, quando distingue tra le
anime vegetative, sensitive e razionali) idea di continuità
 Dalla casualità la ragione ha una conoscenza riflessa a una conoscenza mediata ed espressa nel
principio di ragion sufficiente (mistica tedesca).

 Schopenhauer alla stessa visione per quanto riguarda le idee come facoltà dell’assoluto = lui si
oppone all’uso del concetto dell’idea e soprattutto al concetto di ragione come unico aspetto
della realtà del mondo (che non è solo quello che possiamo cogliere attraverso la ragione ma ci
sono anche altri aspetti) e abbiamo visto come la forma della ragione sia mediata ed espressa e
di come la nostra ragione si appelli ai principi di ragion sufficiente.
 Il principio di ragion sufficiente in Schopenhauer è un principio del divenire Schopenhauer
riscopre la dottrina di Eraclito (del divenire) e la ragion sufficiente stessa (che è principio del
divenire) Schopenhauer individua quattro forme di questa ragione:
1. la ragione applicata ai processi naturali: qui si esplicita il principio di ragion sufficiente del
divenire perché i processi naturali avvengono divengono mutano continuamente.
2. La ragione applicata al conoscere razionale delle forme logiche.
3. La ragione che noi applichiamo ai rapporti fra le parti (spazio e tempo )è il fondamento
delle scienze matematiche.
4. La ragione legata ai motivi dell’agire morale pone la morale come punto massimo
dell’azione
 ciò vuol dire che i concetti, le categorie e i ragionamenti legati alle categorie stessi sono legati
nel contesto empirico individuale e vengono espressi tramite la parola Il linguaggio è una
cosa già data a noi e noi coniamo un linguaggio (tramite esso ereditiamo il mondo)La parola è
un segno tangibile di un concetto (quello che noi esprimiamo tramite le parole in realtà a
un’eredità precedente) la parola è un segno tangibile (si tocca) del concetto.
 La ragione astratta viene ricongiunta allo spazio e al tempo.
 Schopenhauer ci vuole dire che se si segue la via della conoscenza intellettiva e razionale noi
siamo condannati all’orizzonte del fenomeno (e quello che ci ha detto canta nella ragion
pura)noi siamo condannati alla conoscenza e l’unica cosa che possiamo conoscere tramite
intelletto (conoscenza razionale) è il mondo del fenomeno viene fuori il platonismo e il
neoplatonismo di Schopenhauer.
 nella condanna che Platone fa del mondo sensibile (lo valuta dicendo che è una copia del mondo
delle idee) Schopenhauer vede una conferma a quello che lui afferma.

 La libertà in Schopenhauer è un progressivo disvelamento della realtà recupera il concetto di
aletheia (=qualcosa senza veli)  quindi la verità va solo svelata e qui nasce la figura del velo
di Maya = ci deve essere una verità al di là del fenomeno (che è apparenza) e se l’apparenza è
fenomeno diventa fenomeno anche l’essere io devo superare l’orizzonte fenomenico/devo
superare l’esperienza ed il mio corpo
 (il mio corpo è una condizione di superamento dell’esperienza) perché noi con il nostro corpo
abbiamo un rapporto duplice: da una parte è una rappresentazione fenomenica (vede una
persona e a lei lego determinati concetti per quello che mi appaiono) io non ho un rapporto
con il mio corpo e con il corpo degli altri in questo modo, riconosco una persona perché la
conosco, mi si presenta come fenomeno.
 il mio corpo mi impedisce di rappresentarmi oltre il fenomeno però è anche il prolungamento
della mia volontà  Schopenhauer dice che noi stessi siamo volontà = non possiamo porre il
mondo solamente come fenomeno senza andare nella volontà, che è quello che Kant definisce il
numero (la cosa in sé) rappresentazione e volontà sono dunque due facce della stessa
medaglia, senza una non è possibile l’altrala realtà non è nel Fenomeno e volontà ma rende
comune fenomeni e noumeni tramite l’ essere (bisogna avere la possibilità di guardare oltre il
fenomeno perché nella realtà devo anche avere una cognizione metafisica)
 La volontà assume diverso significato = non è più il desiderio razionale della vecchia
metafisica, ma è una forza in razionale non ha finalità ed è libera e creatrice,è quell’impulso
vitale (volontà di vivere) ed è un principio metafisico irrazionale che va oltre lo spazio il tempo
(quindi si esce dalla raz. metafisica hegeliana).

 Schopenhauer ipotizza che al pari del mondo fenomenico c’è la presenza di un mondo unico per
quanto riguarda la propria volontà  ognuno di noi è dotato di una propria volontà  il proprio
impulso vitale si scontra con quello delle altre persone però deve uscire da questa molteplicità di
volontà Siamo nella soggettività (kantiana = io penso “razionale”)
 Schopenhauer però include in sé anche il noumeno (facendo un passo in più)la realtà del
fenomeno e quella del noumeno come certezza di essere (da questo punto di vista è più vicino
ad Hegel che non a Kant) in Schopenhauer queste forze molteplici ed eterne sono quelle che
Platone definisce idee (così anche lui riprende questo termine).

l’idea In Cartesio diventa oggetto proprio della mente


umana e da qui parte la filosofia moderna in cui l’idea
appartiene al soggetto; in Spinoza invece vengono usati
con una duplice veste: a volte le utilizza in termine
platonico altri in termini cartesiani; Kant l’idea (l’io
penso) costruisce il mondo quindi lo lega ad una
propria rappresentazione; Hegel c’è l’idea assoluta.

 in Schopenhauer le idee sono oggettivazioni della volontà stessa la volontà si fa oggetto e


oggettivizza la realtà tutto ciò che è legato alla volontà fa parte delle idee (dalle le leggi di
natura fino agli istinti vitali).
 c’è un legame tra le idee e il mondo corporeo perché il mio corpo prolunga la volontà, è
un’appendice della volontà (la posso realizzarla tramite il mio corpo).
 Le idee sono il senso metafisico più profondo delle scienzestanno sotto i fenomeni ma non ne
sono la causa

 l’idealismo di Schopenhauer tendenzialmente scava oltre la razionalità delle scienze,
 è pura istintività dove l’istinto, l’impulso e la forza vitale supera il vecchio razionalismo.
 Il mondo tranquillo di cui parla Hegel, per Schopenhauer non esiste più.
 In Hegel è tutto necessario e tutto finalizzato in quanto c’è una finalità, Kant introduce la
finalità nella critica del giudizio quando parla del giudizio teologico, ci parla della finalità di un
Theos ed in Hegel avviene praticamente e lo stessa cosa in cui tutto è giustificato dalla
razionalità (ad esempio la storia) In Schopenhauer questo non accade perché la volontà, la
vita non hanno un senso razionale ma tutto è mosso dall’irrazionale, da ciò che poi Freud
definirà inconscio.
 La pulsione vitale si ritrova in Schopenhauer; primo Nietzsche quando porrà il dualismo tra il
mondo apollineo ed il mondo dionisiaco si rifarà Schopenhauer.

PESSIMISMO
 Dal principio irrazionale della volontà dove non c’è nulla di ordinato e di razionale però
Schopenhauer deriva un profondo pessimismoRadicale in cui né vita né volontà hanno
finalità e senso razionale, non c’è altro se non istinto e vita, non c’è organizzazione, non c’è
finalità (Leopardi)  la nostra vita è fatta di inganni e di delusioni gli stessi sensi ci ingannano
e ci deludono perché la vita è una tensione continua fatta di bisogni che sono perennemente
inappagatiquindi noi stessi viviamo di privazioni, di mancanze, di preoccupazioni e ci
addoloriamo e soprattutto viviamo in uno stato di eterna noia, dovuta alla società.

 La vita nostra è vuota/insignificante Schopenhauer ci avverte dicendoci che la vita oscilla
perennemente tra il dolore e la noia; sulla vita incomberà disdetta finale = la morte.
 Ciò è dovuto al fatto che Schopenhauer vive in una città industriale della Prussia orientale E
vedeva in che condizioni si trovava l’uomo (lavorano sette giorni su sette)  il lavoro è un
dolore, il sabato che prendono la paga se la spendono nelle osterie o nelle case di piacere ed, una
volta che subentra questo stato, il giorno successivo (=la domenica) gli esseri umani si
annoiano quindi oscilla perennemente tra la disperazione il lavoro e la noia della domenica.

 Schopenhauer viene preso da una sorta di pessimismo  per quanto riguarda le prospettive
della società e della storia ci dice che la società e la civiltà rendono l’uomo mansueto
 Società= costrutto dell’uomo per renderlo buono, calmo e mansueto (basta un po’ di anarchia
affinché l’uomo emerga, si scateni e riemerga in lui un istinto primordiale che è quello che ci
rende umani)gli istinti primordiali sono quelle pulsioni latenti che fanno parte dell’uomo a cui
è subentrata la ragione che è esposta alle pulsioni vitali e che, invece di instaurare l’universale,
il regno dei fini e la saggezza, fornisce i mezzi e le strategie per appagare gli istinti.
 La nostra ragione fa sì che possiamo giustificare gli istinti e le peggiori malvagitàquindi
emerge una figura dell’uomo della società e della storia piuttosto cupa in Schopenhauer lui
dice che nemmeno l’amore lo solleva dal pessimismo perché dice che l’amore rende l’uomo
schiavo della passione e che è quella cosa attraverso la quale la volontà si serve dell’uomo.
 l’amore è una scusa per riprodursi per questo ci innamoriamo di una persona (per uno scopo), è
un escamotage della natura  l’amore non esiste, non c’è amore nel mondo perché è solo una
scusa per accoppiarci e far sì che la volontà venga fuori (anche l’amore scaturisce dalla vera
volontà irrazionale) L’attrazione fisica è una scusa della volontà e non c’è nulla che ci possa
liberare da questa.
 Il nostro è il peggiore dei mondi possibili dove regna il caos, l’istinto, la pulsione, la volontà e
non c’è ordine.
 Siamo noi che tramite la società e la civiltà rendiamo l’uomo mansueto perché sennò farebbe di
tutto; sarebbe vittima e protagonista degli egoisminoi viviamo in una lotta perenne in
un’illusione perenne perché appena un bisogno viene soddisfatto poi subentra un altro e poi un
altro ancora all’infinito e quindi non c’è nessuna a fine a questo.

 per quanto riguarda la storia Schopenhauer a una visione opposta a quella di Hegel in quanto la
storia non è che il regno degli egoismi delle lotte e delle illusioni perenni in cui tutto è
governato dalla ceca fatalità  quindi è l’esatto opposto sia di quello che afferma Hegel, sia
delle celebrazioni illuministiche (dove è possibile una pace perpetua ed un cosmopolitismo in
cui tutti gli uomini sono fratelli, ma ciò non è possibile perché io sono un tuo nemico ed
entrambi lottiamo per affrontare la volontà)
 Se in Hegel il tutto si risolve in una sintesi del tutto (servo-padrone), in Schopenhauer no perché
non c’è sintesi e quindi a queste visioni (a chi celebra la razionalità come Hegel ed a chi celebra
l’Illuminismo come stato di pace perpetua) egli contrappone un pessimismo piuttosto
beffardo Schopenhauer è disincantato: De Sanctis accosta il suo pessimismo con quello di
Leopardi (che legge Schopenhauer e quindi sarà influenzato filosoficamente) e quindi con il
pessimismo cosmico nei confronti della natura (fuori da sé e natura stessa dell’essere umano).

 Il dramma della lotta, della volontà, dell’istinto e della pulsione rende l’uomo ciò che è e non lo
fa diverso da quello che è.  la società funziona in maniera ordinata, però la società è un
individuo astratto è la volontà di ognuno di noi (nel concreto) che agisce e fa la differenza.
 La posizione di Schopenhauer è una posizione di disincanto totale  c’è una sorta di
pessimismo verso il mondo e si chiede se è possibile liberarsi da questo dolore dovuto alla
catena dei bisogniNon si ottiene ciò che si vuole poiché la volontà dice le cose da ottenere
mentre la natura dice altro e quindi bisogna fare i conti con il mondo ma il bisogno di fatto è un
qualcosa che è creato dalla società; è il destino che mi crea questa catena di bisogni che deve
essere sciolta, da cui mi devo liberare perché altrimenti ne resto schiavo e così aumenta il dolore
e poi quando ottengo una cosa quella mi diventa noia.

VIE DELLA LIBERAZIONE DAL DOLORE


 Il prerequisito per la liberazione dal dolore = è la condizione di rendersi conto che si vive nel
mondo del fenomeno/dell’apparenza/dell’illusione, devo avere la consapevolezza del mondo in
cui mi trovo e questo può avvenire solo se la mia conoscenza diventa conoscenza universale,
cioè il mio conoscere particolare deve divenire un conoscere universale e quindi devo essere
capace di cogliere le idee come oggettivamente esterne alla volontà devo cogliere le idee in
senso platonico devo far si che questa conoscenza delle idee (oggettivamente interne) possono
rendere la mia conoscenza non più del particolare ma dell’universale per fare ciò il nostro
conoscere deve staccarsi dall’asservimento alla particolarità.
 il mio conoscere non deve essere più un valore pratico ma deve diventare contemplazione
purasolo tramite questa la mia conoscenza va sopra e si eleva dal volere questa condizione
è quella della catarsi e della redenzione (cioè deve avvenire nell’uomo questo).
 dobbiamo agire e andare contro la natura metafisica stessa dell’uomo, contro la volontà (=un
qualcosa che appartiene a pochissimi geni, santi e filosofi agiscono contro la volontà comune
degli uomini e solo questi uomini eccezionali riescono ad uscire ed arrivare a questo stadio)
1. La prima via verso la liberazione dal dolore è l’arte: il genio artistico fa sì che la
concatenazione pratica e l’intuizione del genio, trascendano la catena di rapporti di causa-effetto
di cui in realtà siamo schiavi in qualche modo questa catena di causalità va spezzata e lo
facciamo tramite ciò.
 Il genio, nel creare l’arte, coglie la singola idea esterna ma non la coglie come idea astratta
ma come entità metafisica, cioè vale a dire che la rende concretal’idea dell’arte del genio
artistico si trova oltre lo spazio il tempo.
 L’artista la coglie, si spoglia della propria individualità e diventa una visione pura
(Schopenhauer la definisce puro occhio = occhio sul mondo)
 l’arte non porta solo il contenuto ma svolge una funzione metafisica riscattandosi da legami
di causa-effetto, poiché nell’arte non c’è interesse pratico e comportamentale (osservare
l’arte vuol dire essere disinteressati anche moralmente)
 Schopenhauer fa una specie di classificazione delle arti:
 architettura è l’oggettivazione più bassa della volontà ed è inferiore;
 la pittura e la scultura rappresentano la bellezza e la gloria;
 la poesia esprime l’idea della natura ma è una natura alta nella sua interezza, ma è
differente dalla pittura perché lui si richiama alla figura rinascimentale di giordano
Bruno (ovvero quella del poeta-pittore) in cui l’oggetto principale è l’uomo nel suo
immergersi nella natura, il suo ritrovarsi: l’uomo che si compone di azioni, aspirazioni
che vanno considerati in una chiave di limitatezza (uomo non è limitato nel tempo e
nello spazio)l’uomo che viene colto dalle sue aspirazioni e azioni è un uomo che si
immerge nella natura (c’è un ritorno a romanticismo);
 la musica: quando Schopenhauer ne parla si riferisce a quella di Wagner, perché è un
modo totale di intendere mondo, opera e musica, di intendere l’arte stessaWagner
oltre a essere un compositore, sarà un intellettuale (scrive dei trattati in cui spiega la
sua musica le sue scelte e quello che lui fa, ovvero lirica)l’idea di Wagner è quella
dell’arte totale: nel teatro wagneriano egli fa una rivoluzione in cui c’è l’inversione
totale dell’opera d’arte, in cui la musica travolge tutto (rivoluzione all’autentico spirito
tedesco)  Schopenhauer vede Wagner come idea di arte totale poiché è l’unione tra
quello che è l’idea di arte stessa (ovvero scultura pittura, arte e musica)l’opera d’arte
divenuta opera d’arte totale La musica Wagneriana è arte dell’interiorità, è la stessa
volontà nella sua essenza più intima e metafisica.  La liberazione che abbiamo
ascoltando soprattutto la musica wagneriana, o osservando l’arte in generale, è una
liberazione breve.
2. la seconda via d’accesso alla liberazione è la moralità (qui concorda con Kant per quanto
riguarda il concepire l’uomo come agente morale = uomo buono e virtuoso), ma la stessa
moralità non è un agire disinteressato diventa un calcolo utile e vantaggioso (mi comporto
bene perché ho un’utilità), mai senza alcun disinteresse Schopenhauer non sposa appieno la
considerazione di Kant perché Schopenhauer nega l’imperativo categorico.
 La moralità sfocia nella compassione dell’uomo nei confronti dell’altro uomol’uomo
sperimenta il dolore dell’altro e spezza così l’orizzonte egoistico e quindi c’è una sorta di
sentire simpaticamente l’altro uomoNoi ci apriamo, condividiamo il dolore dell’altro ed
abbiamo compassione solo perché poi abbiamo bisogno che l’altro accolga il nostro dolore e
ci compatisca dunque quello della moralità è un gioco che si fonda sul calcolo e sul
vantaggio, per far si che si sfoci nella compassione = c’è un patire e una compassione
dell’uomo verso altro uomo.
 dalla compassione derivano due virtù cardinali: la giustizia e la carità la prima è
considerata da Schopenhauer come una virtù negativa che nega l’egoismo e lo impedisce
(nella giustizia non c’è egoismo); La seconda è considerata da Schopenhauer come una virtù
positiva perché è amore per il prossimo e quindi afferma un qualcosa (c’è una sorta di
religiosità naturale dell’uomo).- Le due virtù sono più lunghe (perché il tempo dell’arte è
breve invece il tempo della morale è più ampio) seppur di duratura relativamente breve.
3. La terza via d’accesso alla liberazione è quella dell’ascesi (che si rivela essere l’unica) solo
con l’ascesi noi abbiamo una possibilità di redenzione e abbiamo una possibilità di salvezza dal
dolore.
 l’ascesi è la negazione assoluta della vita, del volere noi abbiamo un atteggiamento di
applicazione totale della vita e del volere stesso (la vita =figlia volontà)
 il contrario della volontà Non è il suicidiorinunciare alla vita non è togliersela, anzi
Schopenhauer dice che dal momento in cui l’uomo si toglie la vita entra nella catena della
volontà (quindi non è una liberazione ma una sorta di schiavitù), e quindi la volontà ha
trionfato su di me mentre io, invece, dovrei spezzare questa catena per non finirne schiavo
questa catena si spezza nell’ascesi (nella negazione della vita in cui la volontà viene
disincantata) e con le rinunce attraverso cui la pulsione dei desideri e delle passioni trova la
sua giusta conclusione (principalmente la castità perché la sessualità rappresenta un legame
potente tra gli esseri viventi).
 Schopenhauer aveva conosciuto le filosofie orientali rimanendone affascinato e quindi fa
l’esempio della mistica occidentale e del buddhismo (il pensiero di Schopenhauer resta
quello di un mistico senza Dio) quindi ci deve essere una liberazione che consiste
nell’estasi (tramite ascesi) e nell’identificazione con Dio stesso  lui riprende la dottrina
buddhista in cui l’uomo stesso diventa Dio (non che crea) assumendo il punto di vista divino
in cui bisogna distaccarsi dalle cose materiali e quindi dalla volontà che ci vuole incatenati
al mondo della materia, per andare oltre verso una profonda illuminazione e una serenità
dello spiritoQuesto misticismo (sorta di ateo) si conclude con la speranza  il nirvana = il
paradiso buddhista è quello stato di beatitudine dove lo spirito dell’uomo diventa spirito di
Dio quindi solo dopo la morte sia il vero e proprio trionfo dello spirito sul mondo e sulla
volontà

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