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Canto gregoriano

!   Il canto gregoriano è un genere musicale vocale,


monodico e liturgico.

!   Venne elaborato in Occidente a partire dall'VIII secolo


dall'incontro del canto romano antico con il canto
gallicano nel contesto della rinascita carolingia. È
cantato ancora oggi, non solo in ambito liturgico, e
viene riconosciuto dalla Chiesa cattolica come "canto
proprio della liturgia romana”
Caratteristiche

!   Il canto gregoriano è un canto liturgico, solitamente


interpretato da un coro o da un solista chiamato cantore
(cantor) o spesso dallo stesso celebrante con la partecipazione
di tutta l'assemblea liturgica.

!   È finalizzato a sostenere il testo liturgico in latino.

!   Deve essere cantato a cappella, cioè senza accompagnamento


strumentale, poiché ogni armonizzazione, anche se discreta,
altera la struttura di questa musica.
!   Si tratta di un canto monodico, è una musica cioè che
esclude la simultaneità sonora di note diverse: tutto il coro
canta all’unisono.

!   Non è cadenzato, ma è assolutamente ritmico. Il suo ritmo è


molto vario, contrariamente alla cadenza regolare della
musica moderna. Il ritmo, che nel canto gregoriano riveste
un ruolo complesso, oltrepassa le parole e la musica,
sorpassando le due logiche. Nei passaggi salmodici o
sillabici, il ritmo proviene principalmente dalle parole. Nei
passaggi neumatici o melismatici, è la melodia che diventa
p re p o n d e r a n t e . Q u e s t e d u e c o mp o n e n t i s o n o
costantemente presenti.
Origini del nome

!   Il nome deriva dal papa [benedettino] Gregorio I Magno.


Secondo la tradizione, egli raccolse ed ordinò i canti sacri
in un volume detto Antifonarium Cento (legato con una
catenina d'oro all'altare della Chiesa di San Pietro), la cui
copia originale andò persa durante le invasioni
barbariche.

!   Più di recente, si è venuto a dubitare di questa tradizione.


Dalla carenza di testimonianze autografe dell'interesse di
Gregorio per quello che riguarda l'impianto dell'uso della
musica nel rito della messa, tranne una lettera generica in
cui si parla del rito britannico, sono derivate altre ipotesi.
Cenni storici

!   L’ipotesi più accreditata è che l'Antifonario (e la storia della


sua origine) sarebbero entrambi di origine carolingia (quindi
databili quasi due secoli dopo la morte di Gregorio) e
farebbero parte dello sforzo di unificazione del nascente
Sacro Romano Impero: esistono infatti documenti che
attestano i tentativi degli imperatori carolingi di unificare i
riti franco e romano. Secondo questa ipotesi, attribuire la
riforma ad un miracolo che coinvolgeva un papa di grande
fama come Gregorio sarebbe servito quale espediente per
garantirne l'accettazione universale e incondizionata.
Cenni storici
!   Gli autori delle melodie non sono noti, del resto il
nome di questi musicisti non è giunto a noi perché essi
non pensavano di lavorare per la propria fama ma per
la gloria di Dio. Rimane conosciuto solo il nome di
papa Gregorio I.
!   Il ruolo di Gregorio nell'ambito del canto liturgico fu
consacrato da Leone IV (847 - 855) che per la prima
volta usò l'espressione "carmen gregorianum" e che
minacciò di scomunica chi mettesse in dubbio la
tradizione gregoriana.
La "questione gregoriana”
!   Lo sviluppo del canto gregoriano avvenne in un'epoca
posteriore nei confronti del cosiddetto canto romano antico, e
mostra una compiuta rielaborazione di vari elementi
preesistenti, in modo tale da creare una sintesi artistica di
grande valore. Infatti il repertorio "gregoriano" ingloba delle
melodie romane anteriori adattate, ma anche caratteristiche
melodiche che derivano dalla fusione con repertori liturgici
della Gallia. Tutto questo corpus melodico viene inquadrato
nel sistema degli otto modi (Octoechos), di derivazione greca e
giunto in Europa occidentale attraverso Boezio. La
consapevolezza di questo "incontro" tra due tradizioni, però,
non risolve una problematica storica complessa.
La Teoria tradizionale
!   Il canto gregoriano sarebbe erede di diverse tradiziono,
e arricchito con influssi derivati dal canto della Chiesa
di Gerusalemme. La messa a punto spetterebbe a
Gregorio Magno e alla sua schola cantorum. Nel XIX
secolo si pensò di avere individuato, nel codice di San
Gallo 359, una copia autentica dell'Antifonario di
Gregorio: l'iconografia del papa e il prologo Gregorius
praesul, presente in vari manoscritti antichi,
sembravano dare conferma irrefutabile a questa
tradizionale teoria, che conosceva poche voci
discordanti. La moderna opera di restaurazione
gregoriana si svolse attorno a questa versione melodica,
ritenuta come il vero canto della chiesa.
La scoperta del canto romano
!   Intorno al 1891, il benedettino André Mocquereau scoprì a
Roma alcuni manoscritti dei secoli XI- XIII, con una
versione di canto fortemente diversa dal gregoriano: egli
ritenne che le melodie ivi contenute fossero una tardiva
deformazione delle melodie gregoriane. Nel 1912, invece, un
altro benedettino, Raphaël Andoyer avanzò l'ipotesi che quei
codici testimoniassero il canto liturgico a Roma anteriore a
Gregorio I, cioè quello non ancora elaborato da quel papa, e
per questo motivo quella versione di canto liturgico venne
chiamata canto romano antico, o semplicemente canto
romano.
Il canto gregoriano: versione romano-franca

!   È la teoria che oggi sembra essere più condivisa. Fu


elaborata a partire dal 1950 con l'apporto di vari
studiosi (Jacques Hourlier, Michel Huglo, Helmut
Hucke, etc.), con l'intento di contestualizzare il canto
gregoriano in atti politico-liturgici ormai ben noti. In
sintesi, il canto romano sarebbe stato rimaneggiato, per
giungere al canto gregoriano, non a Roma, ma nei paesi
franchi, tra la Loira e il Reno, quando la liturgia di
Roma fu imposta in modo autoritario in tutto il regno
franco, sotto Pipino il Breve e Carlo Magno.
Il canto gregoriano: versione romano-franca
!   Contribuirono, in modo determinante, i grandi monasteri e
le scuole cattedrali. Il canto gregoriano, così come risultò da
questo adattamento, era un canto assai finemente collegato
con il testo liturgico, ricco di formule, inquadrato nel
sistema dell'Octoechos, in comoda corrispondenza con otto
toni fondamentali per la salmodia. Ciò suppone un
impianto teorico, una oculatezza tecnica, che si nota anche
attraverso la novità di una varia notazione neumatica a
servizio degli stessi fenomeni espressivi. Questa scrittura
musicale, infatti, nacque con tutta probabilità nelle regioni
soggette ai Franchi nel IX secolo. Dalle regioni franco-
germaniche provengono i più antichi e i migliori manoscritti
neumatici.
Le prime testimonianze scritte di canto gregoriano
!   Sono i tonari, libro liturgico, in uso nel medioevo nella
chiesa cattolica, contenente diversi canti liturgici
organizzati secondo gli otto tenor del canto gregoriano.
Esso poteva includere antifone dalla Messa, responsori
ed altri canti ad offrire le testimonianze più antiche di
canto gregoriano. Il primo tonario conosciuto si trova
in un salterio carolingio del 799. Si tratta di liste di
pezzi (incipit) classificati secondo gli ambiti modali,
affinché antifone e responsori possano essere collegati
in modo chiaro con gli appropriati toni salmodici.
Le prime testimonianze scritte di canto gregoriano

!   L'antifonario di Corbie, del secolo IX-X, dona,


marginalmente, le "sigle" dei modi: AP - Protus
autenticus, PP - Protus plagalis, AD - Deuterus autenticus,
etc.). Nei codici più antichi dell'antifonario (VIII
secolo), si trovano soltanto i testi liturgici, senza note
musicali: le melodie vengono trasmesse oralmente.
Alcuni cenni sulle successive vicende del canto
"gregoriano”

!   Nel XII secolo una riforma musicale in ambito


cistercense, in nome della povertà evangelica, rimaneggia
le melodie ritenute troppo fiorite. Vengono sfrondati
molti melismi ed è consentito al massimo l'ambito
decacordale. Antichi codici vengono distrutti.
!   Con il diffondersi della polifonia il canto gregoriano,
ritmicamente e melodicamente compromesso, continua
tuttavia come canto "d'uso". L'espressione ha connotazioni
negative nei confronti della nuova musica "d'arte". Il
gregoriano fornisce comunque un materiale connettivo al
tessuto polifonico, e vive come elemento di alternanza con la
polifonia stessa. Ma tale uso alternante appare a volte del
tutto arbitrario, tanto da distruggere le forme liturgiche dei
canti stessi.
!   In compenso, molti frammenti di gregoriano arricchiscono
di fascino le composizioni di polifonia vocale e di polifonia
organistica.
!   Il concilio di Trento darà il colpo di grazia alla riproduzione
e all'uso dei tropi e delle sequenze.
!   L'Edizione medicea del Graduale Romanum (1614-1615, dal
nome della tipografia Medici di Roma), è il frutto di una
riforma melodica iniziata da papa Gregorio XIII alcuni
decenni prima: viene affidata, in un primo tempo, a
Pierluigi da Palestrina, e riprendendo istanze ed esperienze
umanistiche riduce il canto gregoriano ad uno stato
"mostruoso": ritmica mensuralistica, eliminazione dei
melismi, gruppi neumatici spostati sulle sillabe toniche, ecc.
Su tale versione, che vanta una pretesa cattolicità e perciò
viene largamente diffusa, si esercitano numerosi teorici
barocchi, che producono una nutrita letteratura di metodi
per l'esecuzione e di giustificazioni ideologiche.
!   La stessa "Medicea", comunque, per quanto imposta
d'autorità da Roma, si rivelerà insufficiente ed
insoddisfacente: una copiosa produzione neo-
gregoriana o pseudo-gregoriana (per esempio Attende
Domine, o Rorate caeli) si fa strada soprattutto nelle
regioni francofone. Appaiono così delle melodie
"moderne", alcune anche di tutto rispetto, che
forniscono una base al repertorio popolare in latino
(Messe, antifone, etc.).
Edizioni critiche

!   Ne 1974 fu pubblicata l'auspicata nuova edizione del Graduale


Romanum curata dai monaci dell'Abbazia di Solesmes (Francia).

!   Nel 1975 fu fondata a Roma l'Associazione Internazionale Studi di Canto


Gregoriano su iniziativa di Luigi Agustoni, con l'intento di proporre un
testo critico del Graduale alla luce di uno studio approfondito dei più
antichi testimoni della tradizione testuale: il tentativo estremo di
coniugare rigore filologico (thesaurum gregorianum autenticum integre
conservare) e nuovi intendimenti pratici (Rubricae autem ampliorem
facultatem praebent hauriendi e Communibus noviter dispositis, ita ut
necessitatibus quoque pastoralibus largius satisfiat): come risultato nel
1979 venne pubblicata l'edizione tipica del Graduale Triplex,
rappresentazione musicale in notazione quadrata del Graduale
Romanum con l'aggiunta della notazione sangallese e della notazione
metense, alla luce dello studio condotto dai monaci di Solesmes sui
codici di Laon, San Gallo, Einsiedeln e Bamberga.
Edizioni critiche

!   Sia nei canti dell'Ufficio come in quelli della Messa si riscontrano tutti i
generi-stili compositivi del repertorio gregoriano; essi si possono classificare in
tre grandi famiglie:

!   I canti di genere salmodico, sillabico o accentus (quando ad ogni sillaba del testo
corrisponde solitamente una sola nota) come ad esempio la salmodia o le più
semplici antifone dell'Ufficio, le melodie semplici dell'Ordinario e i recitativi
del Celebrante.

!   I canti di genere neumatico o semiornato (quando ad ogni singola sillaba del


testo corrispondono piccoli gruppi di note) come ad esempio gli Introiti, gli
Offertori e i Communio della Messa o alcune antifone più ampie dell'Ufficio.

!   I canti di genere melismatico, ornato o concentus (quando ogni sillaba del testo
è fiorita da molte note) come ad esempio i Graduali e gli Alleluia o i responsori
prolissi dell'Ufficio. Tipico di questo genere è la presenza dei melismi.
Semiografia gregoriana

!   Nel canto gregoriano la melodia è legata essenzialmente al testo, perché nasce e si


sviluppa su un determinato testo, dal quale prende le qualità ritmiche ed espressive. Il
testo quindi costituisce l'elemento prioritario e anteriore della composizione gregoriana.
Gli elementi che concorrono a formare un qualsiasi testo sono le sillabe, le parole e le
frasi. La sillaba non forma un'entità autonoma assoluta, ma è in funzione di un'entità
maggiore, la parola, e ogni parola ha un accento proprio che viene mantenuto nel
contesto della frase rendendo possibile lo sviluppo di un ritmo del verso. La stessa cosa
avviene nella melodia. Il neuma (di uno o più suoni sopra ad una sillaba) non è
autonomo, ma in funzione di un inciso melodico-verbale, che corrisponde ad una o più
parole, a seconda del genere compositivo. Nel genere sillabico, la parola non sempre è
sufficiente a determinare un'entità ritmica completa. Nel genere semiornato, dove ogni
sillaba comporta più suoni, di solito un inciso melodico-verbale è ben caratterizzato da
una sola parola. Nel genere ornato o melismatico (con fioritura di note sopra una
sillaba), la parola viene esaltata al punto da lasciare il posto alla melodia. La sillaba del
testo latino rappresenta il valore sillabico della nota cioè l'entità stessa del neuma ed è da
notare che la struttura del verso latino è determinata dalla rigida distinzione che il latino
classico opera fra sillabe lunghe e sillabe brevi. Ma con il latino volgare, a cui derivano le
lingue romanze (italiano, spagnolo, francese, portoghese, romeno, ecc.), questa differenza
non si avvertì più, e l'accento tonico della parola andò acquistando maggiore
importanza.
Semiografia gregoriana

!   I neumi – Origine

!   L'origine dei neumi è un problema tuttora dibattuto. A tal proposito si sono formulate
diverse ipotesi:

!   origine dai segni ecfonetici bizantini;

!   origine dai segni sintetici ebraici;

!   origine dai segni grammaticali;

!   origine dagli accenti grammaticali: è la teoria più accreditata, sostenuta dalla scuola di
Solesmes. I neumi derivererebbro dall'accento acuto (/) e dall'accento grave (\) che
andrebbero a formare i neumi monosonici di base: la virga e il punctum. La combinazione
di questi formerebbe gli altri neumi più complessi: il podatus formato dall'accento grave e
dall'accento acuto (\/), il porrectus formato dall'accento acuto, grave e acuto (/\/) e così
via. Un aspetto di questa ipotesi, prende in considerazione il gesto che il maestro
eseguiva con le mani nel momento di dirigere il coro (chironomia). L'amanuense
traduceva graficamente sulla pergamena il gesto chironomico che il maestro della schola
compiva con le mani.
Semiografia gregoriana

!   I neumi - Ciò che in musica moderna si chiama nota musicale, in


gregoriano è detto neuma (dal greco "segno") con la differenza che un
neuma può significare una nota singola o un gruppo di note. Nella
trascrizione moderna del repertorio gregoriano si utilizzano note di
forma quadrata (contrariamente alla notazione di tutta l'altra musica)
dette notazione quadrata; esse sono la naturale evoluzione della
scrittura presente negli antichi manoscritti. Bisogna infatti
considerare il fatto che la trasmissione del canto gregoriano è nata
oralmente poi i notatori hanno cominciato a scrivere sui testi da
cantare dei segni che richiamassero gli accenti delle parole (notazione
adiastematica cioè senza rigo); l'evoluzione di questi segni ha prodotto
la notazione gregoriana che conosciamo oggi (notazione diastematica
cioè sul rigo). La grafia fondamentale del gregoriano è data dal
punctum e dalla virga; dalla sua combinazione con altri neumi
scaturiranno tutti gli altri segni nelle loro infinite combinazioni (ad.
es il pes, neuma di due note ascendenti, la clivis neuma di due note
discendenti, il torculus e il porrectus neuma di tre note ascendenti e
discendenti, il climacus neuma di tre o più note discendenti...).
Semiografia gregoriana

I neumi (vari esempi)

! Neumi di Laon

! Neumi Bretoni - Cahrtres

! Neumi Aquitani

! Neumi di Solesmes

! Neumi Editio vaticana


Semiografia gregoriana

!   I neumi monosonici

!   I neumi plurisonici
I neumi speciali – Liquescens

!   Tre neumi cambiano il loro nome quando diventano liquescenti:

!   il cephalicus sostituisce la clivis.

! l'epiphonus sostituisce il podatus.

! l'ancus sostituisce il climacus.

!   Il torculus mantiene il proprio nome anche quando è liquescente.

!   Sul punctum isolato, nella notazione quadrata, la liquescenza non viene


rappresentata, anche se l'articolazione mantiene le stesse regole.

!   Per quanto riguarda l'interpretazione, i neumi liquescenti mostrano in tutta evidenza


una maniera di interpretare correttamente le articolazioni delle consonanti sulle quali
si trovano. Ma l'effetto utilizzato dall'interpretazione tradizionale resta oscuro.

!   Nelle notazioni corsive, i neumi liquescenti comprendono allo stesso tempo anche il
punctum e lo strophicus.
!   Il Quilisma è un neuma speciale utilizzato nella
notazione del canto gregoriano. È una sorta di nota
dentellata al centro di un movimento ascensionale che
non si trova mai sola, ma è sempre preceduta o da una
nota o da un gruppo di note. Il valore del quilisma è di
un tempo primo, quindi non va mai abbreviata o
accelerata. L'effetto del quilisma è retroattivo: prolunga
leggermente la nota o le note che lo precedono.

!   Le liquescens impongono sempre l’ictus, cioè


l’appoggio metrico del ritmo gregoriano.
!   Come deve essere vocalizzata dunque l'articolazione tra
vocali?
!   L'edizione vaticana suggerisce semplicemente che
l'emissione vocale è resa sorda il tempo in cui
l'articolazione tra le vocali sia fatta correttamente " Per
la forza delle sillabe, la voce passando dall'una all'altra si
fonde; in modo tale che, compressa nella bocca, non la si vede
finire, perde circa la metà non della sua durata, ma della sua
potenza.
!   Da parte sua la "Paléographie musicale" suggerisce di
intercalare una leggera vocalizzazione tra le consonanti,
così che una parola come confundantur, per esempio, sia
pronunciata quasi come conefunedanetur.
!   La natura delle consonanti "liquide" (l, m, n, r), che hanno dato il loro nome a
questo fenomeno, si presta ugualmente ad una certa vocalizzazione prolungando in
una maniera sorda la vocale precedente. Questo tipo di articolazione può essere
ugualmente applicato alle liquescenze che si trovano solo su una semplice "m" o "j",
senza articolazione tra consonanti, e ugualmente a "gn" (agnus) o a "s" isolata se si
suppone che venga vocalizzata "z". Globalmente, si può ritenere che l'articolazione
liquescente prenda un certo tempo, durante il quale le consonanti devono essere
correttamente articolate e che questa articolazione produca un effetto udibile in
rapporto a ciò che sarebbe un concatenamento semplice tra sillabe.

!   Il tempo di articolazione deve quindi essere dedotto dalla nota precedente, preso
sulla seguente o aggiunto alle due?

!   La nota più piccola dell'edizione vaticana non si deve prestare a controsensi: non si
tratta di diminuire la durata globale della nota, la notazione corsiva mostra al
contrario che questi neumi hanno una finale graficamente aumentata.
L'interpretazione usuale, che consiste nel raccorciare la vocale precedente
(liquescenza diminutiva), è molto probabilmente corretta nella maggior parte dei
casi. È ciò che indica la forma diminuita del neuma nella notazione quadrata e
nello stesso tempo il fatto che la nota corrispondente è debole e spesso è scomparsa
nella melodia nel corso dei secoli.
Il Rigo
!   Il repertorio gregoriano può trovarsi nella sua forma
originale sia in forma diastematica che adiastematica,
rispettivamente con oppure senza riferimenti spaziali. I
brani diastematici vengono trascritti su di un rigo detto
tetragramma che legge in chiave di do e fa, consta di
quattro linee orizzontali con tre spazi all'interno; si
leggono dal basso verso l'alto. Alcune volte si può
aggiungere una linea supplementare ma, spesso per
melodie che oltrepassano l'estensione del rigo si
preferisce utilizzare il cambio di chiave. Generalmente i
brani con la scrittura diastematica risalgono all'XI sec
d.C. poiché vennero inventati da Guido d'Arezzo.
Le Chiavi

!   Nei manoscritti antichi per riconoscere precisamente


l'altezza dei suoni furono utilizzate le lettere alfabetiche.
Due di queste C e F che corrispondono rispettivamente
al Do e al Fa diventarono le lettere chiave utilizzate
nella trascrizione del repertorio. Nelle moderne
edizioni la chiave di Do può essere posta sulla quarta,
sulla terza e sulla seconda linea mentre la chiave di Fa si
trova generalmente sulla seconda e sulla terza linea,
raramente sulla quarta, mai sulla prima.
Alterazioni

!   Il gregoriano conosce solo l'alterazione del bemolle, il quale effetto


viene eliminato con l'utilizzo del bequadro. Il bemolle viene
impiegato solamente per l'alterazione della nota Si: il termine
deriva dalla notazione musicale alfabetica nella quale la lettera b,
corrispondente alla nota Si, quando disegnata con il dorso
arrotondato (b molle) indicava il Si bemolle mentre con il dorso
spigoloso (b quadro) indicava il Si naturale. Il bemolle usato nella
notazione vaticana (la notazione quadrata ancora in uso nelle
stampe ufficiali), presenta in realtà il contorno spigoloso, in
ossequio alla forma quadrata di tutti gli altri segni utilizzati.

!   Il bemolle ha valore fino alla fine della parola alla quale è associato
e, a differenza della notazione attuale, veniva posto non
necessariamente prima della nota interessata ma anche all'inizio
della parola o del gruppo di neumi che contenevano la nota da
abbassare.
Le Stanghette
!   Le moderne trascrizioni di canto gregoriano fanno uso
di alcune lineette di lunghezza variabile poste
verticalmente sul rigo musicale; esse hanno lo scopo di
suddividere le frasi melodico-verbali della composizione
(come se fossero i segni di punteggiatura di un testo). -
Il quarto di stanghetta delimita un inciso melodico-
verbale. - La mezza stanghetta delimita una parte di
frase. - La stanghetta intera delimita la fine della frase e
molto spesso coincide con la conclusione del periodo
testuale. - La doppia stanghetta ha lo stesso significato di
quella intera ma si usa al termine di un brano oppure
per evidenziare l'alternanza di esecutori.
Custos

!   È una nota più piccola che si traccia alla fine del rigo e
ha lo scopo di indicare al cantore la nota che comparirà
all'inizio del rigo seguente.
I neumi speciali – Liquescens

!   Nella notazione del canto gregoriano, la notazione vaticana differenzia


talvolta dei neumi con una taglia più minuta: si tratta di neumi
liquescenti.

!   La liquescenza viene tradotta graficamente nella forma del neuma


corsivo solitamente con un raccorciamento o un arricciamento del
tratto.

!   Il fenomeno della liquescenza compare quando l'articolazione di una


sillaba con la seguente si ottiene con una consonante liquida
sull'ultima nota di un gruppo: le nasali M, N, NG/NC, GN (gentes,
omnis, summo, sanguis, sanctus, agnus), la laterale L e le I e U
semiconsonanti (eius, autem, laudat). Queste consonanti o
semiconsonanti sono cantate all'altezza corrispondente, come lo
sarebbero delle vocali, ma l'articolazione resta ostacolata nella
pronuncia. Rinchiusa nell'emissione della bocca, la nota perde la metà
non della sua durata, ma della sua forza. La natura di queste
articolazioni richiede che la voce passi dall'una all'altra con fluidità e
divenendo per così dire liquida, da qui il nome di "liquescenza".
Neumi Editio Vaticana
I modi

!  Il canto gregoriano è organizzato secondo otto schemi melodici, chiamati modi (octoechos), che durante il
rinascimento diventeranno la base delle attuali scale maggiori e minori. Ogni melodia è quindi legata legata ad
un modo.

!  Ogni modo presenta una propria nota dominante detta Repercussa (la nota sulla quale maggiormente insisterà la
melodia), una propria estensione (quale intervallo di note potrà sfruttare la melodia) e una propria finale
chiamata appunto Finalis (la nota sulla quale terminerà il brano).

!  I modi sono ulteriormente divisi quattro categorie, ciascuna delle quali presenta un modo autentico ed uno
plagale (più grave di quattro note rispetto al proprio modo autentico), accomunati dalla stessa estensione e nota
finale.

!  Le categorie sono: Protus, Deuterus, Tritus, Tetrardus. I singoli modi vengono riconosciuti grazie ad un numero
romano (pari per gli autentici e dispari per i plagali).

!  Per individuare i modi si trova a volte anche la terminologia greca: Dorico, Frigio, Lidio e Misolidio per riferirsi
ai modi autentici I, III, V, e VII rispettivamente. Per i modi plagali si aggiunge il prefisso ipo al nome del relativo
modo autentico, quindi il II diventa il modo Ipo-Dorico, il IV modo l'Ipo-Frigio, il VI Ipo-Lidio e l'VIII ipo-
Misolidio.

!  Secondo molti studiosi, ad ogni modo si possono associare dei sentimenti: nonostante le più varie
interpretazioni, generalmente si concorda sullo schema proposto da Guido d'Arezzo: "Il primo è grave, il secondo
triste, il terzo mistico, il quarto armonioso, il quinto allegro, il sesto devoto, il settimo angelico e l'ottavo perfetto.” Guido
d'Arezzo.
Modi gregoriani
Il ritmo
!   Il ritmo gregoriano non è mensurale ma verbale. L’esperienza per imparare a
cantare con il ritmo verbale è molto lunga: può durare numerosi anni. La
mente del cantore deve fuggire dal cantare appunto valori fissi, ma molto
elastici: insomma senza valori standard. Questo non significa che il canto
gregoriano non abbia valori e che possa essere cantato con “fantasia”. I valori
ci sono nel senso che il ritmo debba essere pieno di equilibrio. Inoltre c’è un
altro aspetto fondamentale che non dev’essere assolutamente trascurato: cioè
il testo, che pure possiede un ritmo e che dev’essere pronunciato in modo
corretto. Assieme alla musica il testo forma quell’impasto che finisce con il
dare al canto gregoriano il suo vero carattere. Si realizza così quella elasticità,
come diceva Dom Eugène Cardine, che fa del canto gregoriano un parlato-
cantato e un cantato-parlato. Questo non significa che esso non sia musica:
tutt’altro. Così procedendo si raggiungono altezze liturgiche ed estetiche che
ne fanno uno dei grandi capolavori della musica occidentale.
SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS direttore Giovanni Vianini

METODO DI CANTO GREGORIANO

Per rappresentare l’altezza delle note nella scrittura gregoriana si usano dei segni chiamati NEUMI
il cui elemento fondamentale è la nota quadrata _.
Questo segno viene posto su un tetragramma cioè su quattro righe parallele
Linea 4
3° spazio
Linea 3
2° spazio
Linea 2
1° spazio
Linea 1

Per determinare il nome e la natura delle note viene posta all’inizio del tetragramma la chiave di
DO oppure di FA.
Chiave di DO Chiave di FA

Si ottengono così 9 suoni, estensione sufficiente per le melodie gregoriane, quando è necessario
una maggiore estensione si ricorre ad una stanghetta supplementare.

Quando la melodia si sposta troppo sopra o sotto il tetragramma, onde evitare l’aggiunta di più
stanghette e tagli in testa, viene spostata la chiave su un altro rigo.

ne tardá-ve- ris. V Confundàn-


.
Va comunque ricordato che la nota sottostante alla chiave è un intervallo di un semitono, l’unica
alterazione del repertorio gregoriano è il SI bemolle che fa parte di un periodo più recente, la sua
durata d’alterazione sarà sino alla stanghetta o respiro successivo dopo il quale, se non sarà
ripetuto il segno bemolle, , il SI sarà cantato naturale cioè un semitono sotto il DO.

H Aec di- es, Dó- mi- nus


SI naturale
Per indicare la nota nel rigo successivo viene posta al termine del rigo precedente un segno chiamato
CUSTOS o GUIDA
La prossima
nota è un FA

Infatti la prima
nota è un FA

1
SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS direttore Giovanni Vianini

Per segnare le pause o i respiri vengono poste delle stanghette che hanno un valore diverso in
base alla loro lunghezza in millimetri.
La stanghetta più corta è, a mio avviso ed esperienza, un respiro che si può anche evitare,
comunque sia è uno stacco breve o un respiro cortissimo.

Doppia Semplice

La stanghetta media che viene posta nelle due righe interne al tetragramma è un respiro normale,
non allungato, cioè quel tanto che serve per riprendere subito il canto della semifrase successiva.

Mentre la stanghetta intera, quella che percorre verticalmente il tetragramma è un respiro o pausa
evidente, un attimo di silenzio che piò essere anche definito “un’espressione”.

La doppia stanghetta è invece l’indicazione della conclusione di tutta la composizione o della prima
parte per poi essere seguita dal SALMO o dal VERSETTO.

Per comprendere chiaramente il punto di intonazione e l’ambito modale del canto riporto qui di
seguito la tavola degli intervalli ricordando che sempre, salvo alterazioni, la distanza tra il SI/DO e
MI/FA è un semitono.

Seconda minore - _ tono


MI FA SI DO

Seconda maggiore – tono

DO RE FA SOL

Terza minore – 1 tono e _


RE FA LA DO

Terza maggiore – 2 toni

DO MI SOL SI

Quarta giusta – 2 toni e _

DO FA SOL DO

Quarta eccedente,
tritono – 3 toni FA SI

Quinta giusta – 3 toni e _

DO SOL FA DO

Ottava

DO DO

2
SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS direttore Giovanni Vianini

Gli asterischi _ servono per indicare il termine dell’intonazione eseguita da un solista dopo la
quale inizia tutto il coro.
Inton. Coro

Dómi- ne ✳ quinque ta- lénta, ecc.

Il trattino posto sopra o sotto il neuma ha la funzione di allungamento di valore e un leggero


aumento del suono, ed è chiamato EPISEMA.

Fí- li- us me- us es tu,

Mentre il trattino verticale posto sotto il neuma si chiama ICTUS ed è un appoggio ritmico.

TAVOLA DEI NEUMI

Notazione di s. Gallo secolo X Notazione vaticana Notazione rotonda

Punctus

Virga

Pes o podatus

Clivis

Porrectus

Torculus

3
SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS direttore Giovanni Vianini

Scandicus
..

Salicus
.

Climacus
.
.

Porrectus flexus

Scandicus flexus
..

Salicus flexus
.

Torculus resupinus

Climacus resupinus
..

Pes subbipunctis
..

Scandicus subbipunctis
.
.. .

Scandicus subbipunctis
.
resupinus .. .

Oriscus

4
SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS direttore Giovanni Vianini

INTERPRETAZIONE DEI NEUMI

Nel canto gregoriano non esiste un ritmo di per sé, ma l’andamento è in funzione del testo, quindi il
RITMO è VERBALE, le note sono un’amplificazione del testo, della preghiera. Premesso questo è
necessario dare alcuni consigli che sarà bene definire quasi personali essendo il “mondo
gregoriano” da sempre in continua ricerca e purtroppo polemica tra vari studiosi da tavolino; i
consigli che sono dati in questo elenco derivano dalla pratica quotidiana, fatto molto importante e
selettivo.

Il canto deve sempre svolgersi con suono leggero e scorrevole, senza colpi di suono o attacchi
violenti, ricordiamoci che è preghiera, quindi una richiesta umile non prepotente, una lode a Dio
non una contestazione, quindi note sempre leggere con qualche aumento di volume solo a
carattere espressivo per dire o partecipare maggiormente al senso della parola.

Quando nella parola s’incontrano le consonanti o il dittongo si provoca automaticamente una


LIQUESCENZA diminutiva, cioè il passaggio del suono sarà diminuito, alleggerito per la difficoltà
fonetica della sua pronuncia. I neumi che troveremo in questa occasione saranno:

CEPHALICUS Seconda nota più bassa leggera.

EPIPHONUS Seconda nota più alta leggera.

I neumi monosonici, cioè che portano un unico suono, nella notazione quadrata o vaticana e nella
notazione di s. Gallo sono:

PUNCTUS Per l’accento grave o in genere.


QUADRATUM

E in composizione con altre grafie come elementi neumatici:


PUNCTUS INCLINATUS _ (parte del climacus e delle forme subbipunctis)
o ROMBOIDALE

VIRGA Per l’accento acuto.

PUNTINO ROTONDO • Per un valore sillabico diminuito.

I neumi con più note cioè PLURISONICI sono:


Formato da due note discendenti, composto da una virga e da un
CLIVIS tractulus si eseguono legando dall’acuto al grave senza impulsi su una
singola nota.
Formato da due suoni ascendenti è l’accostamento di un suono grave –
PES o tractulus e uno acuto / virga. Anche per questo neuma non ci sono
PODATUS impulsi su singola nota, ma l’esecuzione deve scorrere con perfetta
legatura dal basso all’alto.
Neuma plurisonico di tre suoni: acuto/grave/acuto; è formato da una
PORRECTUS clivis con l’aggiunta di una virga. Tre note emesse legando senza
impulsi intermedi; per articolazione sillabica, sulla terza nota si produce
una leggera attrazione.
Formato da tre suoni grave/acuto/grave, trae origine dal pes con
TORCULUS l’aggiunta del terzo suono più basso; viene eseguito legato con maggior
spinta (di poco) verso il terzo suono.

5
SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS direttore Giovanni Vianini

Sono tre note discendenti, viene anche chiamato virga subbipunctis con
CLIMACUS ..
possibilità di avere alte note in discesa e allora sarà subtripunctis,
subdiatesseris (una+quattro) subdiapente (una+cinque).
Neuma formato da tre note ascendenti con leggero aumento della prima
SCANDICUS nota.

Formato da tre note ascendenti con nota culminante di maggiore


SALICUS importanza dovuta all’indicazione, al secondo grado, dall’oriscus
. comprensibile nella notazione di s. Gallo, mentre nella notazione
quadrata si può distinguere per il trattino verticale posto sotto la seconda
nota.
. Due note all’unisono e la terza più in basso. Non si trova mai isolato su
TRIGON . .
una sillaba, ma in composizione con altri neumi; il loro valore è diminuito
cioè il canto deve avere un suono più leggero.
Neuma con più suoni all’unisono e viene eseguito con una ripercusione,
BIVIRGA coiè una ripetizione del suono senza interruzione di legatura (leggere
TRIVIRGA pulsazioni, onda acustica).
Anche questo è un neuma plurisonico con note all’unisono, ma con
STROPHICUS valori sillabici diminuiti, quindi più leggeri e con ripercussione rapida.

Neuma di conduzione melodica, posto tra due neumi di maggior


ORISCUS importanza, è impiegato in composizione di altri neumi e per la sua
interpretazione va considerato nel contesto verbo/melodico.
. Major e minor per differenza di intervalli; formato da due suoni
PRESSUS all’unisono ed un terzo discendente, può trovarsi isolato su una sillaba o
.
major minor in composizione con altri neumi.

VIRGA Due note dello stesso suono ed una nota seguente più in basso su
STRATA un’altra sillaba; un neuma di legamento melodico (in parte).

PES Due suoni ascendenti ed il principale è il secondo, formato da un orisus


QUASSUS che conduce ad una virga.

PES
Come il pes più una nota all’unisono con la seconda.
STRATUS

QUILISMA Nota leggera e di passaggio; la nota che lo precede ha maggiore valore

Anno 2000
Giovanni Vianini
SCHOLA GREGORIANA MEDIOLANENSIS
Basilica di S. Marco Milano
Chiesa di S. Maria del Carmine Milano
Tempio civico di S. Sebastiano Milano

20133 Milano via Masotto 30


Italia
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02 70.104.245
339 76.04.237

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www.xfiles.it/cantogregoriano

6
X. — For feasts of t h e Blessed Virgin. 2. 43

1.

I
• •

te, missa est.
D6- o gra-ti- as.
ii
• a

B Enedi-camus D6- mino.


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X. — For feasts of the Blessed Virgin. 2.
(Alme Pater)
XI. C

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Y- ri- e * e- 16- i-son. Ky-ri- e e- 16- i-son.
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Ky- ri- e e- 16- i-son. Chrfste e- te- i-son. Chn- ste
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e- le- i-son. C"hri'ste e- 16- i-son .Ky-ri- e e- 16- i-son.
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Ky- ri- e e- 16- i-son. Ky-ri- e * **

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e- te-i-son.
XV. C.

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L6-ri- a in excelsis De- o. Et in terra pax homf-
44 X.. — For feasts of the Blessed Virgin. 2. H
nibus bonae volunta-tis. Laudamus te. Benedf-cimus te.

-8-
Adoramus te. Glo-ri-ficamus te. Gra-ti- as agimus tf-bi
g^ J- r 4-
propter magnam glo-ri- am tu- am. D6mi-ne D£-us, Rex
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caelestis, Dd-us Pdter omni'-potens. Domine Fi-li unigd-
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ni-te, J^su Chrfste. D6mi-ne D6-us, Agnus D6- i, Fi-

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ll-US Patris. Qui tollis peccata miindi, mi-se-re-re no-


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Si* •
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bis. Qui tollis peccata mundi, sus-cipe depreca-ti-onem
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n6stram. Qui s^des ad ddxte-ram Patris, mi-se-re-re no-
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bis. Quo-ni- am tu so-lus sanctus. Tu solus Dominus. Tu

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s61us Altfssimus, Jesu Chrfste. Cum Sancto Spi-ri-tu
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X. — For feasts of the Blessed Virgin. 2.
H 45

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in gl6- ri- a De- i Pa-tris. A- men.

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Anctus, * Sanctus, Sanctus Dominus De-us Sa-

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ba-oth. Pl&ii sunt caeli et terra glo-ri-a tu- a. Hosanna
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in excel-sis. Benedictus qui v^- nit in nomine Domi-

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ni. Hosanna in excel-sis.

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-gnus Dd- i, * qui tollis peccata miindi : mi-se-r^-
-enus

a - -
re no-bis. Agnus Dd- i, * qui tollis peccata mundi : mi-

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se-re- re nobis. Agnus De- i, * qui tollis peccata mundi :

d6na nobis pa-cem.


Ite, missa est. or Benedicamus Domino, as in Mass IX.
40 IX. — For feasts of the Blessed Virgin, i

5.

B Enedicamus D6- mi-no.

IIX. — For feasts of the Blessed Virgin. 1.


(Cum jubilo)

1.

K Y-ri- e * e-\6- i-son. Ky-ri- e e-l£- i-son.

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K^-ri- e e-\6- i- son. Chn'-ste e-16- i-son. Chrf-


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- i-son. Ky- ri- e e-l<£- i-son. Ky-ri-e

e-\6- i-son.

7. fi-
L6- ri- a in excdlsis Dd- o. Et in t^r-ra pax ho-

mf-ni-bus bonae vo-lunta-tis. Lauda-mus te. Bene- di-


IX. — For feasts of the Blessed Virgin. 1. I 41

cimus te. Ado- ra-mus te. Glo-ri- fi-ca-mus te. Gra-


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ti- as agimus ti-bi propter magnam gl6- ri- am tu- am.

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D6mine Dd- us, Rex cae- l£stis, D6- us Pater omnipot-ens.


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Domine Fi-li unige-ni-te, J^-su Chrf-ste. D6-mine De-us,
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Agnus De- i, Fi'-li- us Patris. Qui tollis peccata mundi,


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depreca-ti-onem nostram. Qui sedes ad dexteram Patris,
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mi-se-re-re nobis. Quoni-am tu so-lus sanctus.Tu solus D6-


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minus. Tu so-lus Altissimus, J6su Chri- ste. Cum San-


42


IX. — F o r feasts of the

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Blessed Virgin. 1.


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f r -Spi-ri-tu, in gl6-ri- a De*- i Pa- tris. A- men.
XIV. C.
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An- ctus, * Sanctus, San- ctus Dominus
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- nit in n6- mi-ne D6- mi-ni. Ho- sanna

in exce*!- sis
(x) XIII. c.
5.

-gnus D^- i, * qui t61- lis peccata mun- di :

mi-se- re-re no- bis. Agnus D6- i, * qui tol- lis pecca-

ta mundi : mi-se- r^-re no-bis. Agnus D^- i, *qui


m. i • . •

F^V-^- qJ *l»,
.•-jrt
\-i—A-Hh-
t<51- lis pecca-ta mun- di : do-na no-bis pa- cem.
IV. — For feasts of the II class. 1. 25
xi-xn. c.

R - gnus D6- i, * qui t61- lis pecca- ta


1 — . (.—

mun- di : mi- se-rd-re n6-bis. Agnus D6- i, * qui


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t61- lis pecca- ta mun- di: mi- se-re-re no-bis.


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Agnus D^- i, * qui tol- lis pecca- ta mun- di :


V • ••
d6- na n6bis pa-cem.
Ite Missa est. orBenedicamus Domino, as at the end of the preceding Mass.

C IV. — For feasts of the II class. 1.


(Cunctipotens Genitor Deus)

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XI Yri- e * e- le- i-son. Chri-
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26 IV. — For feasts of the II class. 1. C
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L6-ri-a in excelsis D^- o. Et in terra pax ho-

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mf-ni-bus bonae vo-lunta- tis. Laudamus te. Bene-di-cimus
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agimus tf-bi propter magnam glo-ri-am tu- am. D6mi-
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Domine Fi-li uni-geni- te su Chrf- ste. D6mi-


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ne D^-us, Agnus De-i, hi- li- us Pa- tris. Qui tol-
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lis pecca-ta mundi, mi-se-re-re no-bis • Qui tollis pecca-


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ad ddxteram Patris, mi-se-rd-re no-bis. Quo-ni- am tu
IV. — For feasts of the II class. 1. 27

so-lus sanctus. Tu so-lus Dominus. Tu s6-lus Altissimus,

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ri- a De*- i Pa- tris. A- men.
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An- ctus, * Sanctus, San- ctus Dominus D£- us
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Sa- ba- oth. Pleni sunt ca^li et t^rra glo- ri- a tu- a.
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Ho-sanna in ex-eel- sis. Bene-dictus qui vd-nit in n6-


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mine Do- mi-ni. Ho- sanna in ex-eel- sis.


(XII) XIII. C.

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H -gnus De- i, * qui tollis peccata mundi : mi-se-

- re no- bis. Agnus D^- i, * qui t611is pecedta mundi


28 V. — For feasts of t h e I I class. 2.
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mi-sere- re no- bis. Agnus D6- i, * qui tollis peccata

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mundi : dona no- bis pa- cem.

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gra-ti- as.
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B Enedi-camus Do-
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V. — For feasts of the II class. 2.


(Kyrie magnae Deus potentiae)

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ste e- le- i-son. iij. Ky-ri- e e-

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XII. C.
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L6-ri- a in exce"lsis Dd- o. Et in.te'rra pax ho-


VIII. — For feasts of the II class. 5. 37
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VIII. — For feasts of the II class. 5.
(De Angelis)

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XVI. C.

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L6-ri- a in excelsis De- o. Et in tdrra pax homf-ni-
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bus bonae vo-lunta-tis. Lauda-mus te. Benedi-cimus te.


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propter magnam glo-ri- am tu- am. Domine De- us, Rex cae-
38 VIII. — For feasts of the II class. 5.

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le*-stis, De- us Pa-ter omni'-pot-ens. Domine Fi-li unigeni-

te J6-su Chn'-ste. D6mine D6- us, Agnus De"- i, Ff-li-us


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Pd-tris. Qui tollis peccdta mun-di, mi-se-r£- re no-bis. Qui

t61-lis peccd-ta mundi, suscipe depreca-ti- onem no-stram.

Qui s^des ad ddxteram Pa-tris, mi-sere-re no-bis. Qu6ni- am

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tu s6-lus sdnctus. Tu s6-lus Domi-nus. Tu so-lus Altissi-
1 • T>
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mus, Jd-su Chn'-ste. Cum Sdncto Spi'-ri-tu, in glo-ri- a

• B

D6- i Pa- tris.


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A- men.
L (XI) XII. C.

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s An- ctus, * Sanctus, Sin- ctus D6- mi-nus
VIII. — For feasts of the II class. 5. 39

Di- us Si- ba- oth. Pleni sunt cae*- li et te"r-

ra glo- ri- a tu- a. Hosanna in exce"l- sis. Bene-

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di- ctus qui v^- nit in nomine D6mi-ni. Ho-san-

na in excel- sis.
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L XV. C.
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re"-re no- bis. Agnus D^- i, * qui t61-lis peccata miin-


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di : mi-se-re'-re no- bis. Agnus De"- i, * qui tollis pec-

ca-ta miindi : dona no-bis pa-cem.

- te, mi'ssa est.


D^- o gra-ti- as.