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Paolo Fradiani

La Notazione
Neumatica

Considerazioni sulla nascita della notazione musicale

La comparsa delle prime forme di scrittura musicale pu essere interpretata come il segnale di una
profonda mutazione nella percezione del mondo sonoro da parte delluomo occidentale. La
possibilit di tradurre levento sonoro in oggetto visivo innesca infatti quel processo culturale che
porter progressivamente alla perdita della preminenza del senso delludito su quello della vista
affidando la continuit del sapere a un supporto fruibile eminentemente con gli occhi.
Conservazione e tradizione da ricordo e memoria diventeranno sempre pi annotazione. Questo
passaggio epocale gravido di conseguenze che meritano una riflessione di carattere generale.
Nessuna forma di notazione musicale in grado di descrivere minuziosamente la complessit dei
parametri di un oggetto sonoro sino al punto da sostituirsi del tutto allesperienza uditiva. Ogni
notazione infatti presuppone a monte la scelta di alcuni parametri che vengono rappresentati dal
tratto, mentre la traduzione di tutti gli altri aspetti viene affidata a regole di gusto convenzionali
tramandate per lo pi in forma orale. Ci che viene trasferito sul supporto cartaceo dunque la
rappresentazione grafico-simbolica solo di alcune qualit o particolarit della realt sonora mentre la
rappresentativit delle grafie garantita dalla rilevanza sociale del loro uso. E inoltre necessario
che questi dati siano arricchiti da una quantit di condotte non rilevabili dalla notazione ma
comunque presenti nello strato sociale entro il quale questa si prodotta.
La produzione e ri-produzione musicale del resto largamente influenzata dallenfasi che
inevitabilmente assumono i parametri notazionabili. La coscienza auditiva tender sempre pi a
concentrare lattenzione verso quegli elementi sonori oggettivati in una forma grafica socialmente
significativa rendendoli sempre pi elementi caratteristici del sistema musicale stesso. Tra sistema
musicale e sistema notazionale vi dunque una interdipendenza e una influenza reciproca.
Ora, la storia della trasmissione scritta del canto gregoriano si distende lungo un arco di tempo cos
ampio che le condizioni contestuali di ricezione e decodifica dei vari sistemi sono cambiate
notevolmente. Il passare dei secoli cancella quel supporto costituito dalle regole convenzionali e la
stessa produzione e ri-produzione basata sul testo scritto verr privata della maggior parte degli
elementi che ne costituivano la cornice interpretativa originaria. La paleografia musicale nasce
proprio per tentare di ricostruire il pi possibile il panorama di quel mondo non scritto sulla base
di uno studio oculato delle fonti a disposizione le quali, se ben interrogate, sono in grado di dirci
molto pi di quanto non sembri.

Distinzione tra codici adiastematici e diastematici

Lesigenza di mettere per iscritto le melodie per lungo tempo affidate alla sola memoria dei cantori
si manifest quasi contemporaneamente, in modo sorprendente, in tutta Europa, intorno al X secolo.
La tradizione orale doveva restare comunque, a lungo, a supporto della notazione come appare
chiaro dallosservazione dei pi antichi segni musicali, che rappresentano la melodia in modo assai
rudimentale: da essi possibile ricavare il numero delle note cantate su ciascuna sillaba, ma non gli
intervalli sulle note stesse; i segni indicano solo il disegno melodico, vale a dire che i suoni si
susseguono salendo, discendendo o allunisono (e spesso questa indicazione non data che per i
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suoni rappresentati da una stessa unit grafica). I primi codici, infatti, contengono una notazione in
campo aperto (detta anche adiastematica), cio senza rigo, che presuppone pertanto la conoscenza
della melodia da parte del cantore. Ma se nulla, o molto poco, quei segni ci dicono della melodia,
essi sono insostituibili per la straordinaria accuratezza con la quale riportano le caratteristiche
ritmiche ed espressive della melodia stessa. Non si pensi che, essendo questi agli inizi della scrittura
musicale, si sia qui di fronte a tentativi pi o meno riusciti: se non dato, allo stato attuale degli
studi, di valutare con sicurezza la questione dellevoluzione e della perfettibilit delle notazioni in
campo aperto, si deve comunque riconoscere che i codici pi antichi sono anche ritmicamente pi
precisi.
La precisione nellindicazione degli intervalli melodici (diastemazia) verr solo pi tardi, in
momenti differenti a seconda delle varie regioni. In Aquitania (sud della Francia e attuale Spagna) la
diastemazia viene abbozzata nel X secolo e diviene perfetta nell XI secolo attraverso il riferimento
ad una linea tracciata a secco, al di sopra e al di sotto della quale venivano poste le note. La
notazione, melodicamente imprecisa, in campo aperto sopravviver per a lungo nei paesi
germanici e rester in uso in Svizzera fino al XV secolo.
Una visione sintetica della tradizione manoscritta del canto gregoriano si pu cos indicare in tre
fasi:
1 - VIII secolo: tradizione puramente letteraria, dei soli testi dei canti senza alcuna notazione
musicale
2 - X secolo: gli stessi testi con notazione in campo aperto
3 - dal X-XI secolo in poi: i segni musicali vengono tracciati con riferimento ad una linea, dapprima
immaginaria, poi tracciata a punta secca, alla quale si aggiungono una o pi linee, una delle quali
viene spesso colorata per distinguere il grado sopra il semitono; la linea di colore rosso indica il Fa,
quella di colore giallo o verde il Do, secondo il metodo diffuso da Guido dArezzo nell XI secolo.
Sulle tre fasi storiche sinteticamente indicate, si deve basare la restituzione critica dei canti, tenendo
presente che al passaggio da una fase alla seguente corrisponde una inevitabile diminuzione della
compattezza della tradizione, rispetto allunanimit delle testimonianze e alla certezza delle lezioni
proposte. I manoscritti su rigo sono necessari per noi che, a differenza degli antichi cantori, non
conosciamo pi le melodie trascritte sulle quattro linee classiche del tetragramma insufficiente e
incompleto, poich con la diastemazia i codici hanno perso, almeno in gran parte, la possibilit di
comunicarci, oltre agli intervalli musicali, le caratteristiche ritmiche ed espressive indispensabili per
dare forma e vita a quelle melodie. Vero che la distinzione corrente fra manoscritti ritmici e
manoscritti melodici non corrisponde. In tutto, ai fatti, anche manoscritti diastematici fino ad oggi
tenuti in scarsa considerazione, dal punto di vista ritmico, possono infatti contenere preziose
indicazioni espressive nello stesso senso dei manoscritti adiastematici, pi affidabili. Tuttavia,
almeno ai fini didattici, bene conservare questa classificazione sommaria e soprattutto distinguere
i due significati di ciascun segno manoscritto; in altre parole le due informazioni fondamentali che
ogni segno potenzialmente pu offrire e cio il significato melodico e il significato ritmico ed
espressivo in genere.

Il neuma

Vengono chiamati neumi quei segni che dal IX al XIII secolo costituiscono la scrittura musicale e
che attraverso varie trasformazioni divennero la base della notazione gregoriana classica tuttora in
uso, detta notazione quadrata. Il temine neuma viene dal greco (segno,cenno), ma prima di
essere usato nel senso odierno fu messo in relazione con altre due parole greche cio (soffio,
fiato) o : (melodia, formula melodica). Adesso sar pertinente invece considerare brevemente
lorigine dei nomi dei neumi, cio quelle particolari denominazioni usate per definire i segni
fondamentali o determinati gruppi di segni che riuniscono singoli elementi grafici.
Verso la fine del X secolo, dunque in unepoca in cui tutti i neumi delle varie zone e regioni si
differenziano dal punto di vista della forma grafica, appaiono determinate denominazioni di singoli
segni: possiamo seguire il loro sviluppo storico attraverso le tavole dei neumi che indicano i nomi
classici. In particolare si pu osservare che alcuni manoscritti italiani tramandano nomi che nelle
regioni di lingua tedesca, che troviamo riportata in una ventina di codici: si tratta della stessa
terminologia che usiamo oggi. Bisogna anche considerare che i teorici medievali fanno uso
raramente di questi termini il cui impiego pertanto provato dalle tavole neumatiche stesse, pi che
dai testi letterali medievali.
Va ancora sottolineato un fatto: i neumi usati per designare i singoli segni neumatici derivano dalle
forme neumatiche proprie della notazione sangallese, largamente diffusa nei paesi di lingua tedesca.

Nome

Virga
Punctum

Pes (o Podatus)

Clivis

Scandicus

Climacus

Torculus
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Neuma corrispondente Neuma quadrato del XV


(S.Gallo)
sec.

Segni moderni

Porrectus
Come esempio si pensi al piccolo neuma chiamato apostropha (o semplicemente stropha), di cui si
tratter in seguito: il suo nome corrisponde a quello del segno usato nella scrittura letteraria,
lapostrofo, appunto, che Isidoro di Siviglia descrive, nel suo primo libro di etimologie, come
piccolo semicerchio aperto verso sinistra. Ebbene soltanto lapostropha sangallese corrisponde a
questa descrizione; tuttavia il nome si generalizzato e vale per i segni corrispondenti delle altre
notazioni che pure non hanno la stessa forma.
Le tavole dei neumi sono state sommariamente distinte in due versioni: tabula brevis e tabula
prolixior. Esse contengono talvolta differenti denominazioni (flexa al posto della clivis, podatus al
posto del pes): la ragione stata indicata, in alcuni casi, nellesigenza di adattare il nome stesso ad
un testo in versi, dunque con un numero prefissato di sillabe.

Origine dei neumi


Il problema dellorigine dei neumi forse destinato a rimanere insoluto. Mancano infatti i
presupposti fondamentali per far luce sulla questione: non sappiamo con certezza in quali
manoscritti si possono individuare i primi neumi, n siamo a conoscenza della loro forma. Quando,
nel IX secolo, ricoprono interi codici, i neumi presentano gi fin da allora molteplici forme, grafie
differenti, da un codice allaltro, ed difficile provare che una grafia sia pi antica di unaltra.
Riportiamo pertanto le principali ipotesi sul problema, in estrema sintesi, soffermandoci soltanto
sulla teoria pi diffusa, dovuta alla scuola di Solesmes.
Teoria dellorigine dai segni ecfonetici1 bizantini
Questa tesi fa derivare la notazione neumatica latina dai segni ecfonetici bizantini. La notazione
ecfonetica consiste in una serie di segni aggiuntivi al testo sacro per facilitarne la cantillazione; il
significato del termine ekphonesis : pronuncia distinta, proclamazione o lettura ad alta voce, non
pi parola soltanto, ma ancora non canto. Questi segni, tuttavia, si differenziano dai neumi poich
non costituiscono una vera e propria notazione musicale e riguardano solo determinate parti del
testo: si trattava, in sostanza, di adattare le formule melodiche allinizio e alla fine di un periodo, di
un inciso o, in genere, di gruppi di parole, mentre la cantillazione intermedia veniva eseguita
semplicemente, in un certo senso come si esegue ancor oggi la lectio solemnis. Si capisce perci
come questa notazione appaia il pi delle volte incompleta e comunque non costituisca un sistema
definito.
A questa teoria si oppone un argomento di ordine cronologico: se anche i segni di cantillazione si
possono far risalire ad un periodo anteriore (fine IV secolo), la loro diffusione e il loro completo
sviluppo si hanno solo a partire dal X-XI secolo, quando i segni neumatici hanno gi una loro storia.
Teoria dellorigine dai segni sintetici ebraici
Il riferimento principale viene fatto al sistema ebraico di segni: mnemotecnica (Taamim). Si tratta di
grafie poste nei libri liturgici ebraici corrispondenti sia ad un sistema di punteggiatura letteraria o,
piuttosto, salmodia del testo (flexa, cadenza mediante, cadenza finale) sia ad un procedimento
mnemotecnico per richiamare unintera formula melodica. La forma di alcuni di questi segni ha forti
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dal greco ekphnsis, esclamazione, pronunzia]. Notazione ecfonetica, sistema di notazione basato su accenti e segni
convenzionali che vengono posti sopra il testo da cantare e che, diversamente dai neumi, indicano il succedersi di
formule melodiche prefissate.

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somiglianze con quella dei neumi. Ma anchessi, come i segni ecfonetici bizantini, non costituiscono
un vero sistema di notazione, quanto una specie di stenografia2: il principio su cui sono sviluppati
ben diverso da quello che regge la scrittura neumatica, di natura analitica pi che sintetica.
Teoria dellorigine dai segni grammaticali
Questa teoria considera i segni grammaticali nel loro insieme, composto sia dagli accenti tonici, sia
dai segni propri della prosodia, ai quali possono aggiungersi altri segni come, ad esempio,
lapostrofo. Questo orientamento ipotizza due forme originarie di notazione, luna legata al rito
romano-gregoriano e fondata su neumi-accenti, laltra propria del rito gallicano, basata
esclusivamente su punti. La prima sarebbe derivata dagli accenti tonici della lingua latina, la
seconda dai segni prosodici indicanti la lunghezza della vocale. Mentre la prima forma di notazione
si sarebbe diffusa in Italia, Germania e nella Gallia settentrionale, nonch in Inghilterra attraverso i
viaggi missionari degli anni 594-604, la seconda si sarebbe formata in Aquitania in un periodo
incerto, ma prima del pontificato di Gregorio Magno. Altre notazioni si sarebbero sviluppate dalla
commistione di quelle due forme originarie.
La difficolt maggiore di questa teoria sta nellimpossibilit, di fatto, di poter far risalire ad
unepoca tanto remota delle forme di notazione. Vero che possediamo numerosi frammenti di libri
liturgici di unepoca precedente il X secolo; ma studi approfonditi hanno dimostrato, da un lato, che
i casi isolati di neumi che raramente si incontrano in questi frammenti sono il risultato di aggiunte
posteriori, dallaltro che quei neumi di cui si pu presupporre la contemporaneit ai libri del IX
secolo, presentano ancora forme embrionali, poco sviluppate.
Teoria dellorigine dagli accenti grammaticali
E la pi antica teoria ed quella che ha avuto maggiori consensi e diffusione, soprattutto grazie alla
scuola di Solesmes3, alla quale si deve anche lapprofondimento della teoria stessa. Essa presenta
affinit con la teoria precedente, pur restringendo, almeno come base, lorigine dei neumi
e grave ; dalla combinazione dei due
fondamentali, cio virga e punctum, allaccento acuto
segni derivano altri neumi come ad esempio pes, clivis e porrectus.
Lorigine dei neumi, in tal modo, si trova in segni essenzialmente musicali, quali si possono
considerare i segni degli accenti, espressione di quella sottile melodia (cantus obscurior), assai varia
quanto ad intervalli e sfumature, che la voce umana esprime specialmente nella declamazione. Dalla
melodia oratoria deriva appunto la notazione oratoria.
In epoca pi recente si allargato il campo di osservazione, allinterno di questa teoria, ad altri
segni usati nei testi letterari: i segni di abbreviazione , i segni di contrazione , il punto
interrogativo . Tutti mostrano particolari analogie non solo grafiche, ma anche di significato con i
neumi propri di questa o quella scuola.
E interessante notare che laccoglimento della teoria pi verosimile sulle origini del repertorio
gregoriano, quella cio della formazione del repertorio in terra franca, avrebbe rilievo positivo
anche relativamente a questa teoria dellorigine dei neumi e comunque che le due teorie potrebbero
appoggiarsi luna a laltra. Largomento storico, insieme a quello paleografico, permetterebbe di
comprendere quella che fu lelaborazione delle notazioni neumatiche nel corso del IX secolo, in
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Tecnica di scrittura manuale che si attua mediante l'uso di segni convenzionali per l'abbreviazione di sillabe, parole o
frasi
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Piccolo centro della Francia noto per la celebre abbazia benedettina, fondata intorno al 1010 e divenuta, nellOttocento
centro della rinascita del canto gregoriano. Ai benedettini di Solesmes si deve infatti il vasto movimento di restaurazione
che, iniziato nel 1833, sfoci nella nuova edizione del corpus delle melodie gregoriane, ufficialmente approvata e
adottata dalla Chiesa nel 1904. Da ricordare in questo senso lopera di P. Guranger, J. Pothier, A. Mocquereau
(fondatore della Palographie musicale, 1889, raccolta dei pi importanti codici gregoriani in edizione critica), B. Pitra,
G. Molitor, A. Schibiger, P. Ferretti, G. Suol e J. Gajard.

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seno ad una vera e propria civilt del libro che cre un nuovo tipo di scrittura letteraria, la carolina4.
Limportanza della liturgia, del canto liturgico, in una civilt di questo tipo, doveva portare a
ricercare un sistema pratico di scrittura musicale, tanto pi necessario se si voleva sostituire un
nuovo repertorio, il gregoriano, a quello antico, il gallicano. Dallinsieme dei segni grammaticali
venne elaborato un primo sistema di notazione, la paleofranca5, dalla quale derivano tutte le altre,
pur con le caratteristiche proprie di ciascuna; gli elementi accessori delle scrittura letteraria
assunsero il significato di suoni musicali. La scelta fu imposta dalla natura stessa dei segni, ad
esempio per laccento acuto e grave, oppure venne suggerita per analogia.
Un altro aspetto di questa teoria la considerazione del ruolo che pu essere stato svolto nella scelta
di determinanti segni grafici della mimica di un direttore di coro nel tracciare la melodia attraverso
il movimento delle mani (Chironomia). Alla base del sistema si trova lintenzione di tradurre una
melodia mediante il gesto e di fissare il gesto per mezzo di segno grafico: il nuema un gesto
inchiostrato sulla pergamena. Dunque, nello scriptorium del IX secolo, grammatici, musici e
amanuensi avrebbero elaborato alla creazione della notazione musicale.

La famiglie neumatiche
Le melodie sono state scritte attraverso differenti procedimenti di notazione: nella medesima epoca
coesistono vari sistemi grafici propri di questa o quella zona. Gi nellapparire delle prime
testimonianze neumatiche, i singoli segni mostrano forme chiaramente differenziate secondo le
varie regioni di provenienza. Una delimitazione di queste regioni non possibile attraverso comuni
criteri storici o geografici, ma viene solitamente fatta da studiosi, segnatamente dai paleografi, in
apposite mappe neumatiche che indicano la diffusione delle varie notazioni in rapporto alle varie
regioni e soprattutto ai pi importanti scriptoria, i centri storici esistiti nel medioevo, solitamente
annessi alle biblioteche non solo dei monasteri, ma anche dei capitoli cattedrali e delle scuole
vescovili. Linsieme dei codici notati attraverso un determinato sistema di notazione definisce la
famiglia neumatica, che il risultato della diffusione di quel particolare tipo di notazione. La
molteplicit delle notazioni porta ad alcune considerazioni: ai cantori di una regione era familiare
una notazione e, di conseguenza, luso di un libro di canto di provenienza straniera aveva come
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La minuscola carolina o scrittura di cancelleria uno stile di scrittura creato durante la rinascita carolingia avvenuta
sotto il regno di Carlo Magno nei secoli VIII e IX.
Messa a punto per la prima volta nel monastero benedettino di Corbie, trasformando la minuscola corsiva, allora usata
dai notari in varie versioni regionali, in una nuova scrittura caratterizzata da una forma regolare delle singole lettere e
dall'eliminazione delle legature e delle abbreviazioni. Fu prima adottata dai grandi monasteri per la trascrizione delle
sacre scritture, poi fu insegnata nelle scuole vescovili e monastiche e quindi utilizzata dalle pubbliche amministrazioni
per tutti gli atti ufficiali.
Venne a sostituire il particolarismo grafico dei secoli VII e VIII. una dalle canonizzazioni delle scritture semicorsive e
semplificava in particolare i caratteri "a" e "t" per poter distinguerli in maniera pi semplice. La grafica elegante e la
forma dei caratteri pi accurata. Fu molto importante perch facilit la trascrizione di testi classici agli amanuensi,
semplific notevolmente la comunicazione internazionale e diede una nuova spinta alla rinascita e diffusione della
cultura nei secoli altomedievali.
Nel corso del tardo medioevo fu affiancata da altri due tipi di scrittura, la scrittura notarile e la scrittura corsiva che
prese il sopravvento sulle altre due. La minuscola carolina rimase comunque in utilizzo per i libri e gradualmente si
trasform diventando infine la littera textualis.
La minuscola cadde poi in disuso nel basso medioevo in favore della scrittura gotica, per poi venire ripresa dai primi
umanisti come Coluccio Salutati e Poggio Bracciolini (che la credevano scrittura degli antichi Romani): fece cos da
base alla minuscola umanistica rotonda, che a sua volta fece da modello per i primi caratteri da stampa, che si sono poi
evoluti fino ai caratteri tutt'ora usati.
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Durante il IX secolo si assiste ai primi tentativi di scrittura musicale: segni posti sui margini di testi, spesso strofe di
poesia classica. Si tratta della cosiddetta scrittura paleofranca.

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presupposto lappropriazione di un differente tipo di scrittura o la traduzione dei segni grafici


estranei alla notazione conosciuta; cos pure lecito supporre che alla diffusione di una notazione
abbia contribuito la fondazione di nuove comunit monastiche.
Si distinguono solitamente le notazioni pure dalle notazioni miste. Le prime hanno origine nei pi
importanti centri scrittori: labbazia di S. Gallo, in Svizzera, una delle pi note di queste scuole di
notazione. La scrittura sangallese ebbe lunga vita e larga diffusione grazie alla sua limpidezza, ma,
nel tempo, sub delle trasformazioni dovute allallontanamento dal luogo di origine e
dallassunzione di particolarit proprie delle regioni vicine, mutandosi cos in una notazione mista.
Altri importanti centri scrittori insieme alle regioni in cui si trovano diffuse varie notazioni sono
indicate nella mappa neumatica riportata qui di seguito.

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1 - Notazione primitiva
2 - Notazione nonantoliana
3 - Notazione di Novalesa
4 - Notazione milanese
5 - Notazione dell'Italia centrale
6 - Notazione beneventana
7 - Notazione inglese
8 - Notazione di S.Gallo
9 - Notazione tedesca
10 - Notazione metense
11 - Notazione del nord della Francia
12 - Notazione di Chartres
13 - Notazione aquitana
14 - Notazione visigorica
15 - Notazione catalana

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La liquescenza
Il fenomeno della liquescenza nasce dalla particolare conformazione fonetica di alcune sillabe e
della loro articolazione: tocca direttamente la corretta pronuncia e lintelligibilit della parola latina,
pertanto costituisce un aspetto essenziale del canto gregoriano. Questa complessit
nellarticolazione fa prendere, agli organi vocali, una posizione transitoria che diminuisce e soffoca
il suono.
E evidente che tale fenomeno si manifesta unicamente al passaggio sillabico e non allinterno di un
melisma; verr dunque coinvolta lultima nota del neuma.
Tale difficolt si manifesta in particolar modo nei seguenti contesti:
a) incontro di due o tre consonanti (non con-fun-den-tur Domine);
b) dittonghi7 au, ei, eu (gau-dete, elei-son; eu-ge);
c) lettera j (nelluso della Vaticana sempre i) fra due vocali (allelu-ia): in questo caso si effettua
una sorta di anticipazione, dovendo pronunciare la i come se appartenesse alla sillaba
precedente. E ci che accade anche nel contesto alla seguente lettera d):
d) lettere m, g tra due vocali (la g deve essere seguita da e o da i: cla-mor; re-ges).
Gli antichi notatori evidenziano il fenomeno liquescente mediante una modifica del segno
neumatico, con limpiego quindi di grafie specifiche. I recenti studi sulla liquescenza non si sono
tuttavia limitati a constatare la presenza di particolari grafie, al contrario, stata ricercata una logica
ed una coerenza nel loro impiego. Il problema si manifesta in modo evidente laddove possibile
verificare unalternanza nelluso di una grafia liquescente allinterno di simili contesti di ordine
fonetico. In altre parole, ad una stessa articolazione sillabica che porta, a volte, una grafia
liquescente, pu altre volte sostituirsi ad una grafia non liquescente. Tale constatazione non in
contraddizione con quanto sopra affermato, al contrario, risponde ad una sottile quanto solida logica
che impedisce la schematizzazione del fenomeno liquescente. Questultimo, infatti, va sempre posto
in relazione ad un preciso contesto, che non interessa solamente le qualit fonetiche delle sillabe
interessate, ma coinvolge, come si avr modo di constatare, le specifiche caratteristiche di ordine
melodico e ritmico.

unione di due vocali in una sola sillaba

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Le lettere
In molti manoscritti i segni neumatici sono attorniati da lettere, sigle e abbreviazioni. Una notizia di
Ekkehart IV cronista di S. Gallo, morto nel 1036, attribuisce a Romanus, il cantore inviato da Roma
a S. Gallo verso il 790, lintroduzione delluso di queste lettere dette pertanto lettere romaniane o
anche, spesso indicate come litterae significativae. Se la notizia leggendaria, il significato delle
lettere sangallesi storicamente accertato grazie alla spiegazione contenuta nella famosa epistola di
Notker, monaco di S. Gallo, morto nel 912, a frater lantbertus: la sua contemporaneit alle fonti pi
antiche ne fa un documento di importanza fondamentale soprattutto per il ruolo che ha avuto nella
scoperta del significato ritmico dei segni, degli episemi, innanzitutto, nonch delle grafie
neumatiche stesse. Questo breve trattato ci stato conservato, in forma completa o abbreviata, in
undici manoscritti che datano dal 1000 fino al XV secolo. Il manoscritto 381 di S. Gallo, fra i pi
antichi testimoni, stato pubblicato da Dom Mocquereau in due tavole del tomo quarto della
Paleographie Musicale, il volume che contiene il codice E, senzaltro il sangallese pi ricco di
lettere.
A questo proposito, si devono distinguere le lettere di S.Gallo da quelle di Laon; non possediamo,
infatti, alcuna spiegazione autentica delle lettere metensi, al significato delle quali si pu, per,
risalire con certezza attraverso lo studio comparativo che ne rivela la sostanziale affinit con quelle
sangallesi. La presenza di Notker in un manoscritto del X secolo di provenienza metense, si spiega
attraverso le relazioni esistite tra la scuola di Metz e quella di S.Gallo e chiarisce, al tempo stesso,
quellaffinit di cui si diceva, nelluso delle lettere delle due scuole.
Soprattutto importante distinguere le due categorie in cui le lettere possono essere raggruppate, in
base allindicazione di carattere melodico o ritmico che possono fornire.
Lettere con significato melodico
Altius pi elevato
Levare pi in alto
Sursum in direzione dellalto, pi in alto
Inferius oppure Iusum discendere pi in basso, pi grave

Deprimatur verso il grave


Equiliter unisono, oppure relazione semitonale, ma anche
indicazione di una ripetizione melodica

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Lettere con significato ritmico


Celeriter velocemente, rapido, fluido, spigliato
Tenere trattenere, largo, allargato, allungato, contestualmente importante

Statim oppure Strictim subito, di seguito, concatenamento immediato

Expectare attendere, articolare, distinguere

Lettere che si trovano frequentemente in composizione con le precedenti


Mediocriter mediamente, un poco soltanto
Valde molto, assai
Bene bene, eseguire la nota o la sfumatura implicata o il passaggio

Parvum piccolo, un poco, ben poco; oppure Parum - meno

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