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IL GIORNO DI GIUSEPPE PARINI

Negli stessi anni delle odi illuministiche Parini lavora anche al “Giorno”, il suo capolavoro, un poema in
endecasillabi sciolti, versi senza rima. Questo poema doveva articolarsi in tre sezioni, mattino, mezzogiorno
e sera, ma Parini non portò a termine il progetto, pubblicò il mattino nel 1763, e nel 1765 il mezzogiorno;
l’ultima sezione decise di sdoppiarla in due parti, vespro e notte, parti che non furono mai completate. Il
poema descrive una giornata tipo di un giovane aristocratico, vi è una critica feroce nei confronti
dell’aristocrazia, una classe che ha dimenticato i valori del passato. Il poema appartiene al genere della
poesia didascalica, che aveva la funzione di insegnare qualcosa, il modello di questa poesia è Esiodo nelle
“Opere e giorni”, dove descrive i vari lavori del contadino durante l’anno, in latino abbiamo Virgilio, che
scrive le “Georgiche”, dive vuole insegnare al contadino il suo mestiere, e Lucrezio nel “De rerum natura”,
che vuole insegnare la cultura epicurea. Parini vuole insegnare a un giovane rampollo come trascorrere
piacevolmente la sua giornata per non finire ad annoiarsi, Parini si presenta come un “precettor d’amabil
rito”, il destinatario della sua opera è il giovin signore che deve essere da lui condotto verso operazioni
positive, tuttavia Parini nel dare indicazioni al signore non fa altro che descrivere la sua giornata vuota, nel
“mattino” ci dice, per esempio, che il signore va a dormire all’alba dopo una notte passata fuori, Parini
spende molte parole per descrivere tutte le operazioni svolte dal signore per prepararsi per andare a
trovare la sua donna, questo signore era il tipico CICISBEO. Nel “mezzogiorno” viene descritta la visita a
casa della dame e il pranzo, durante il quale si discuteva anche di tematiche illuministiche; dopo il pranzo il
signore e la dama vanno a fare il giro con la carrozza sul corso. Parini finge di dare consigli al ragazzo, ma fa
emergere quanto questa vita sia vuota e senza significato. L’atteggiamento di Parini è fortemente ironico, la
vita di questo ragazzo non piace al poeta, ma lui usa l’ironia fingendo che le attività del signore siano
importanti, dietro ciò si nasconde il suo disprezzo. Utilizza molto l’ANTIFRASI, cioè dire l’esatto contrario di
ciò che pensa, il signore non fa niente di utile per la società durante la giornata. Spazio e tempo sono
trattati in modo particolare, ogni azione del signore viene descritta minuziosamente, ciò serve a dilatare il
tempo, pochi gesti anche banali vengono descritti molto approfonditamente, tanto che vengono usate
molte pagine per descrivere praticamente nulla, l’impressione è quella che il tempo sia molto lento e
dominato sempre dagli stessi gesti ripetitivi. Anche lo spazio è particolare perché il signore si muove
sempre in spazi chiusi come la sua casa, la casa della sua dama o le sale da gioco, l’unica eccezione può
essere la passeggiata sul corso, anche se la passeggiata è in carrozza, lo spazio è aspittico, genera asfissia.
C’è una scena dove Parini paragona il signore pieno di cipria alla figura di un suo antenato sporco per la
nuvola di polvere sul campo di battaglia, ma c’è anche la contrapposizione con le classi popolari, per
esempio viene descritta la scena dei poveri che si radunavano intorno alla casa del nobile attirati dall’odore
del cibo.

PROEMIO pag.311

L’opera si apre con il vocativo rivolto al giovin signore e alla fine della strofa Parini si presenta come un
precettore. “Sia che tu sia un nobile che appartiene da molte generazioni a una famiglia nobiliare, sia che
tu abbia acquistato con i soldi il tuo titolo, ora ascolta me che sono insegnante di un rito amabile”. La
sintassi è molto complessa, tende a riprodurre la sintassi latina. Il poeta utilizza molte espressioni della
poesia didascalica. Il precettore dice che lui gli dirà cosa fare mattino, mezzogiorno e sera, (citando le tre
parti della sua opera), il nobile potrà apprendere quali solo le sue occupazioni se ha un po’ di tempo
libero per leggere la sua opera.

Nella sezione successiva sono citate molte divinità. Il signore ha già visitato gli altari sacri a Venere e
Mercurio, che rappresentano le case di appuntamento e i luoghi in cui si giocava a carte, in Francia e in
Inghilterra, perché nel ‘700 vi era l’abitudine del GRAN TUR, i giovani rampolli andavano in viaggio per le
varie capitali europee per completare la loro formazione, inoltre porta impressi su di se delle malattie
sessualmente trasmissibili come conseguenza del suo frequentare i bordelli. Citando Marte il poeta dice
che il dio della guerra vanamente invita li nobile a combattere perché per carattere aborre il sangue e
mai rischierebbe la vita per avere onore sul campo di battaglia, Parini finge di condividere il punto di vista
del nobile, mentre lo sta criticando. Anche gli studi sono odiosi al nobile perché nelle aule spesso i
maestri picchiavano gli alunni, il nobile si è tanto spaventato che ha paura degli studi, il poeta dice che il
nobile ha ragione nell’avere paura degli studi e dato che non combatte e non studia ora gli dirà lui cosa
deve fare.

Al verso 33 inizia una nuova sequenza, il risveglio del contadino e del fabbro, tutti i momenti della
giornata vengono scritti con la lettera maiuscola, come se fossero personificati, all’alba si alza il
contadino dal letto che sua moglie e i suoi figli hanno scaldato durante la notte, ci sono una serie di
aggettivi positivi a descrivere la vita del contadino perché hanno un tenore di vita positivo rispetto a
quello aristocratico, per esempio la moglie del contadino è fedele, mentre nell’ambiente aristocratico era
comune il fenomeno dell’adulterio. Il verbo sorge è usato sia per lo spuntare del giorno che per indicare il
contadino che si alza all’alba. Il contadino si mette addosso gli attrezzi definiti sacri, perché svolge un
lavoro importante, non sta nell’ozio come il giovin signore, gli attrezzi sono stati creati da delle divinità, il
suo lavoro è, quindi, sacro.

I nascenti del sol raggi, inversione sintattica, è presente la stessa struttura latina

Anche il fabbro si alza di buon’ora, ci sono due latinismi al verso 48, dì e perfecte, che significa finito,
ultimato, quando si alza il fabbro riapre la sua officina rumorosa e torna alle sue opere che non aveva
finito il giorno prima, sia che voglia incidere gioielli e vasi in oro e argento per spose o per le tavole
ricche, sia che stia crando chiavi difficili da contraffare per i ricchi.

“la divesità del giovin signore”,dal 53 al 64, il signore quando sente che il fabbro e il contadino si alzano
all’alba inorridisce con i capelli rizzati come un istrice, qual istrice pungente è una similitudine ironica, nei
versi successivi si ripete la negazione “non”, il signore non si alza all’alba, non cena poveramente al
tramonto per poi andare a dormire su un letto scomodo, verso 62 e 63 “altro”, i signori sono figli degli
dei, loro meritano altro, il precettore lo guida verso una strada che non tutti praticano.

“il ritorno a notte fonda”, da 65 a 76, producesti, pro+duco:porto avanti, il signore ha prolungato la notte
tra feste, teatro e gioco, la costruzione sintattica è molto complessa, ci sono alcune espressioni latine,
lunge, aere, similitudine introdotta da siccome, riferimento mitologico a Plutone e al verso 76
anguicrinite, che significa con i serpenti al posto dei capelli, il termine tede che sono le fiaccole, il signore
alla fine stanco sulla carrozza con i cavalli volanti e le ruote erano calde, lo si paragona al carro con cui
Plutone rapì Proserpina, accostare questi due episodi è sproporzionato.

“la cena e il riposo”, tornò a casa, ma qui lo attendeva la cena, fatta di cibi stuzzichevoli e vini pregiati, tra
cui il Tocai, un vino ungherese pregiato riconosciuto anche da Bacco come il più importante, e alla fine il
sonno sistemò le morbide coperte e il servo calò le tende, così il gallo chiuse al nobile gli occhi che soleva
aprire agli altri, i verbi chiuse e aprire, a te e a loro sono in contrapposizione.

“il risveglio”, Morfeo non libera il signore dal sonno prima che il Sole sia alto, poi è presente una
metafora simile a quella dell’incipit del Purgatorio, dove Dante immagina la stesura della sua opera come
una navigazione, in questo caso il signore dal momento che si è svegliato permette al precettore di
indicargli quali sono le azioni della giornata e quindi deve sciogliere il suo legno, cioè far partire la sua
navigazione, che rappresenta la narrazione.

I valletti hanno già sentito il suono della campanella del signore e sono accorsi pronti a spalancare le
imposte, ma attenti a fare in modo che Febo, dio del Sole, non entrasse violentemente dando fastidio agli
occhi del nobile. Ci sono poi una serie di imperativi, ergiti, dilegua, ti appoggia e sbadiglia. Il precettore gli
dice di sollevarsi e poggiarsi ai cuscini piano, poi con l’indice destro allontana il torpore del sonno e poi
sbadiglia in silenzio, questi gesti semplici vengono descritti in modo molto enfatico. Qui c’è una
dilatazione del tempo narrativo. Se lo vedesse compiere questo gesto un generale in battaglia che
impone gridando vari movimenti ai soldati si vergognerebbe si lui più di Minerva quando dopo aver
suonato il flauto si specchiò e vide che il suo corpo era deturpato.

Il poeta condanna e mette in ridicolo ciò che il signore fà, però descrive con molta eleganza tutto quello
che il signore fa, è come se il poeta avesse una segreta ammirazione per quel mondo a cui non
appartiene, perché lui è solo un precettore. Alcuni studiosi hanno affermato che ciò fosse una
contraddizione nell’opera, ma è proprio qui il fascino dell’opera che altrimenti sarebbe risultata essere
piatta.

MATTINO PAG.317, la colazione del giovin signore

Il precettore dice che vede entrare già di nuovo il paggetto che gli chiede quale delle bevande volesse
bere quel giorno, servita in un servizio di porcellana proveniente dell’India. Se oggi vuole porgere dei
dolci stimoli allo stomaco allora dovrà scegliere la cioccolata proveniente dal nuovo mondo, se lo
opprime la malinconia o se è troppo grasso allora deve optare per il caffè, proveniente da Aleppo o da
Moca.

Dopo il poeta fa un riassunto delle vicende che hanno portato l’Europa a conquistare l’America, fu
necessario che dall’antico territorio uscisse un regno, cioè la Spagna, che con le barche superò i confini, i
comandanti Cortes e Pizzarro usando anche le armi da fuoco, fecero cadere i re messicani e i nobili Incas.
Parini arriva a giustificare la violenza usata per conquistare l’America se questo è servito a far arrivare in
Europa il cioccolato per il giovane signore. Qui c’è un sarcasmo feroce nei confronti della nobiltà, è
inoltre presente un’antifrasi, vuole dire l’esatto contrario di quello che detto. Tuttavia Parini sotto sotto
ammira i cibi e la vita che fa il signore.

LO STILE

Le caratteristiche stilistiche di Parini sono:

- Riferimenti mitologici e storici


- Uso di latinismi
- Il periodo è molto complesso con molte subordinate, il periodo è ipotattico, un costrutto basato
sulle subordinate
- Ci sono molte inversioni sintattiche, come l’anticipazione del complemento di specificazione
- Atteggiamento didascalisco
- Utilizzo dell’ironia
- Molti enjambements e similitudini
- Molti aggettivi, molti nomi sono accompagnati da aggettivi, come avveniva nell’epica

Tutti questi elementi contribuiscono a creare uno stile molto elevato che contribuisce ad elevare
l’importanza del contenuto di cui sto parlando, perché anche i gesti più sciocchi devono diventare qualcosa
di straordinario, ciò crea una sproporzione ironica.

Quando Parini scrive mattino e mezzogiorno siamo negli anni 60 del ‘700, questi sono gli stessi anni nei
quali scrive le odi illuministiche, e in tutti questi testi Parini condivide l’idea che attraverso il dibattito
illuministico si possano portare avanti delle riforme che migliorino la vita della persone, come fece Maria
Teresa d’Austria, tuttavia quando alla regina successe il figlio le cose cambiarono, perché era molto più
autoritario, non è disponibile a dialogare con gli intellettuali, in più Giuseppe II preferisce la cultura
scientifica a quella umanistica, ciò Parini non lo potè accettare perché lui crede nel principio del miscere
utile dulci, non vuole che la scienza prenda il sopravvento sulla letteratura, ciò portò Parini ad allontanarsi
dalla scena politica e questo suo ripiegarsi su se stesso si riflette sull’ultima parte della sua produzione, nel
vespro e nella notte vediamo un Parini molto diverso, per esempio nel vespro dopo la passeggiata in
carrozza il signore e la signora si recano a visitare un amico malato, ma arrivati lì lasciano solo il bigliettino
da visita e se ne vanno, ciò sta a simboleggiare come siano ridotti i rapporti di amicizia. Nella notte abbiamo
il sognore e la dama che sono ad una festa durante la quale l’attenzione di parini si concentra sui
partecipanti della festa, durante la quale vi è la cosiddetta “sfilata degli imbecilli”, la descrizione di persone
che hanno degli hobby molto strani, come sfilare i ricami degli arazzi, Parini ci fa capire quanto siano
sciocchi. Poi Parini si concentra su una coppia di amanti anziani che hanno sostituito il sesso con il gioco, (a
quanto pare non esisteva il viagra). Nel vespro e nella notte Parini descrive sempre con ironia la nobiltà, ma
non usa più la stessa ironia feroce di prima, i nobili appaiono come persone con delle vite vuote e
soprattutto Parini non crede più che queste persone possano essere educate a fare meglio, se prima era
convinto che la nobiltà potesse essere rieducata e riportata agli antichi valori, adesso da parte di Parini c’è
una sfiducia, si ritrova semplicemente a descrivere questo mondo senza più nessuna speranza di cambiarlo.

MEZZOGIORNO, PAG.319

Si parla di una cagnolina chiamata vergine e alunna delle grazie, alla cui padrona viene in mente il giorno
in cui la sua cagnolina, scherzando, diede un piccolo morso al piede di un cameriere. La cagnolina viene
esaltata, il suo morso è lieve e il piede del servo viene chiamato villano, il servo le diede un calcio
facendo rotolare tre volte la cagnolina, cerca di sistemarsi il pelo e soffia un po’ di polvere dalle narici. Il
servo è descritto come un disgraziato mentre la cagnolina viene descritta in modo che le si possa
perdonare il gesto. Anche la ninfa Eco è impietosita dalla cagnolina, il cui verso attira anche i servi dalle
stanze più basse del palazzo e dalle stanze più alte si precipitarono le cameriere pallide e tremanti, nel
frattempo la dama era svenuta e per farla rinvenire iniziarono a spruzzarla con il profumo e quando si
svegliò minacciò con lo sguardo il servo chiamò la cagnolina che si precipitò e sembrò chiedere vendetta,
tale vendetta arrivò. Il servo viene definito empio e con gli occhi bassi, non gli servì essere servo già da 20
anni in quella casa, non gli servì che avessi svolto lavori delicati con zelo, lui pregò invano. Se ne andò
senza quella divisa con la quale era rispettabile davanti al popolo, invano cercò lavoro in altre case
perché il calcio alla cagnolina divenne un atroce misfatto, e finì a chiedere l’elemosina con i suoi figli e la
moglie. La cagnetta viene definita un’idola che necessita di sacrifici umani per placare la sua collera.

Negli ultimi testi di Parini cambia anche lo stile, si osserva una tendenza ad avvicinarsi allo stile neoclassico
che caratterizza l’ultima fase del ‘700, il suo iniziatore fu Binkelman, quando Parini ebbe l’incarico di
insegnare all’accademia di Belle Arti dove entrò in contatto con questi artisti neoclassici, uno stile legato
alla semplicità. Negli ultimi anni Parini rivede anche il mattino e il mezzogiorno cambiando alcuni aspetti
stilistici.