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LUIS DE GONGORA Y ARGOTE (1561 - 1627)

Nasce a Granada, famiglia agiata, segue la carriera ecclesiastica ed entra nel vescovado di
Cordova e prende gli ordini minori. Studia all’Università di Salamanca ma non concluderà gli studi
di teologia. Nel 1580 pubblica la prima poesia, nel 1584 Cervantes lo loda nella Galatea.

Indole aggressiva e beffarda, battuta pronta, dipinge una serie di figurate sbeffeggiando anche i
sacri miti classici.

Nel 1603 a Valladolid incontra Quevedo con cui inizia una feroce battaglia di satire.

Dimostra una grande conoscenza della poesia italiana e latina, e una grande cura dell’imitatio in
un processo di raffinamento, ricerca di effetti sonori e ritmici, con attenzione esasperata x la
parola, forma, gioco verbale.

A seguito di delusioni e aspettative sfumate sublima le sue amarezze in componimenti equilibrati,


riscattando il disinganno con l’ironia e appoggiando l’esperienza negata su modelli classici.

Tra il 1610 e il 1612 compone due commedie: LAS FIRMEZAS DE ISABELA e EL DOCTOR CARLINO
(incompleta) e si dedica alla redazione dei 2 suoi + grandi poemi: LA FABULA DE POLIFEMO Y
GALATEA e LAS SOLEDADES -> l’amico Pedro de Cardenas porta a Madrid le copie dei 2 poemi
che suscitano polemiche ed entusiasmi a causa delle costruzioni latineggianti, neologismi,
complessità e novità della struttura che non tutti erano pronti a capire.

Il Duca di Lerma lo nomina cappellano d’onore del re nel 1617. Nel 1618 compone la favola
PIRAMO Y TISBE per cui ancora una volta infrange le regole e i codici stravolgendo in burla i miti
classici.

Molto indebitato si ammala e torna a Cordova dove muore nel 1627.

Si pensava che fosse schizofrenico e bipolare x la sua capacità e caratteristica di alternare una
struttura oscura e complessa a una chiara e cristallina.

Il Gongora “oscuro” s’ispira ed è massimo esponente della corrente europea del “cultismo”.

CULTISMO: utilizzo della parola latina (etimo) eliminando la sua evoluzione linguistica.

Perché questo meccanismo? -> Le parole attuali sono come “consumate”. Con questo
meccanismo riscopre le parole, ripristina la loro immagine, recupera il loro valore utilizzandole
com’erano al principio.

Altra caratteristica della sua poesia -> Iperbato: cambio dell’ordine sintattico della frase, in modo
da implicare un grande impegno mentale e intellettuale x ricercare il significato (piacere massimo,
cerchia di lettori di grande cultura).

Per queste sue caratteristiche fu molto criticato.

PROBLEMI TESTUALI E DI CATALOGAZIONE

Durante la sua vita non pubblica la maggior parte delle opere, circolano manoscritti. Poco dopo la
morte viene pubblicato da Olivares “Obras en verso del Homero espanol”, dal 1630 al 1646
vengono pubblicate altre raccolte da Pellicer, Gonzalo de Hoces y Cordoba e da Coronel (amico
di Lope).

La prima classificazione è stata cronologica: la prima epoca in cui usa metri spagnoli brevi o
sonetti petrarchisti prediligendo una poesia chiara e tradizionale; una seconda epoca dedicata alla
sua creazione più personale ed elaborata e ai poemi preziosi ed esoterici.

Damaso Alonso si impegna a chiarire la divisione tra Gongora chiaro da quello oscuro: analizza il
fatto che i cultismi, le allusioni ai miti, le contrapposizioni, le metafore di difficile interpretazione si
presentarono già nei componimenti “facili” e quindi divide gli stili in 2 modalità di scrittura: una
scettica, rivolta alla parodia e alla messa in ridicolo di certe situazioni, l'altra entusiasta, che esalta
e abbellisce la realtà.

Il poeta stesso però effettua una divisione in una letrilla del 1609 -> opera in due tonalità: da un
lato la poesia come opera meravigliosa, dall'altro la poesia di evasione, il gioco d'ingegno fine a
se stesso che dà piacere.

COMPOSIZIONI SATIRICHE E BURLESCHE

Valori della virtù, della fedeltà, della nobiltà, esalta la vita semplice, il ritiro spirituale, una sorta di
disprezzo della città e lode della campagna.

Nella letrilla n.96 nonostante si possa collocare nella poesia facile, si possono comunque
rintracciare i parallelismi appositivi che portano i doppi sensi insiti nella semplicità di scrittura.

Anche per quanto riguarda l'amarezza, il disinganno dato dalle delusioni, ricorre alla provata
umoristica, facendo collegamenti e metafore dissacranti. Usa, I messaggi impliciti, iperbole
iperbole e L'esasperazione che a volte tocca il macabro per mettere in atto questa strategia.

Con la favola di Piramo y Tisbe infrange un'altra volta le regole e quindi assistiamo ancora una
volta alla violenta rottura tipicamente barocca, che converte il mito in pretesto per la burla;
l'atteggiamento umoristico si sfoga non solo nella demistificazione, ma anche nella presentazione
estetica: il concettismo facile sinistra con il concettismo culto il volgare si unisce a raffinatezze
lessicali creando turbamento e comica confusione.

CODICE PETRARCHISTA E TRASGRESSIONE BAROCCA

Le operazioni di destrutturazione e risemantizzazione vengono effettuate sulle poesie dal codice


alto, aggiungendo alla contemplazione statica, all'avventura della bella, la descrizione del
movimento (tipica propensione barocca).

Nei due sonetti del 1607 - “A doña brianda de la cerda” figlia del marchese di Ayomante, e del
1620 “Alla procrastinata consumazione delle nozze tra Isabella di Borbone e Filippo IV” - si può
notare la riutilizzazione del tema in un gioco di variatio e di autoimitazione, in cui addirittura la
prima quartina è praticamente uguale.

Il gioco del poeta è l’incastro, la possibilità combinatoria che permette di dire e ridire, caricando il
significato di sensi diversi e ottenendo diversi risultati letterali. Grande opera di intertestualità.

Anche nel sonetto di Tasso “Quel labbro che le rose han colorito” e “La dulce boca” di Gongora
possiamo notare come ricalchi lo stesso argomento, e come spicca la maggiore sensualità del
secondo, come regni il gioco allusivo, come compaia una densissima immagine fonica data
soprattutto dalla sovrabbondanza delle liquide r e l.

Questa allusione ed elusione spicca soprattutto nel sonetto “Mientras por competir con tu
cabello”, che ripropone la fugacità della bellezza femminile e il carpe diem.

Il sonetto si pone come un fascio di elementi preesistenti, fortemente codificati sui piani della
forma dell'espressione e forma del contenuto.

È un micro sistema di componenti sintattiche, ritmiche, e soprattutto lessicali. Si rievoca il codice


petrarchista di metafore prestabilite.

Si riconoscono due fasi temporali “dell’ora e del poi”. Nel primo gruppo di versi, dal futuro al
presente, viene esaltata la bellezza su cui viene gettata un’ombra dal secondo gruppo, dal
presente al futuro, che ammonisce sulla fugacità della bellezza.

Questa dissoluzione intacca anche le figure retoriche: svaniscono tramutandosi in una serie di
elenchi indistinti nella parte finale.

Apparentemente amoroso in realtà è un sonetto di morale e di ammonimento.

CONDENSAZIONE E COMMISTIONE NEI POEMI

Il processo di intensificazione comunque si può trovare in maniera + evidente nella FABULA DE


POLIFEMO Y GALATEA e nelle Soledades.

Polifemo e Galatea sono due miti molto frequentati nel 600, rappresentazione di coincidenza e
contrasto tra la bellezza e l’orrido. Opposizione di metafore.

Sintassi complessa, opposizioni, costruzioni assolute, oscurità enfatizzata dai latinismi creano un
ostacolo alla lettura -> processo funzionale di esaltazione delle contrapposizioni che però si vedrà
è una strategia per rendere partecipe il lettore, per far sì che sia una parte attiva nella lettura.

FABULA DE POLIFEMO Y GALATEA (vedi appunti)

poema barocco più importante.

POLIFEMO
Il Polifemo di Gongora deriva da:

- Odissea di Omero: è figlio di Poseidone, dio del mare; gigante ciclope che abita in un’isola
(Sicilia), un essere molto violento;

- Gli “Idillii” (Idilios) di Teocrito: Polifemo è brutto, selvaggio ma innamorato di una ninfa che si
chiama Galatea, quindi capace di provare sentimenti;

Che portano all’interpretazione di Virgilio:

- Nell’Eneide: Enea trova in Polifemo un essere violento;

- Nelle Bucoliche: Polifemo capace di provare emozioni

E poi Ovidio nelle Metamorfosi raggruppata entrambe le versioni di Polifemo in un’opera sola.

La versione che Gongora cerca di imitare e superare è quella di Ovidio.

Il Polifemo di G è innamorato, è un musico, suona la lira e canta. Ma ha un canto triste e


lamentoso che spaventa tutti gli abitanti dell’isola.

Nell’età barocca il mito di Polifemo acquisisce un grande successo, poiché l’uomo di quell’epoca
si rivede in questo personaggio; bruttezza esteriore e bruttezza interiore.

Ma Polifemo va contro le apparenze: fuori è brutto ma dentro è buono, capace di amare; tragedia
perché si rende conto che anche se è innamorato la sua bruttezza non lo farà mai amare dagli
altri; ama Galatea che è bellissima ma ovviamente i due non possono stare insieme ->
contraddizione perché Galatea è bellissima ma non capace di provare amore.

FORMA

Perché viene scritta se sa che tutti la conoscono già? Perché non gli interessa narrare i fatti in sé,
ma narrarli con parole che nessuno aveva mai usato. La forma vince sul contenuto. La racconta in
modo talmente inusuale che sembra non sia stata mai sentita.

Quest’opera va analizzata come se fosse una sinfonia, attraverso suoni e temi musicali che
compaiono e scompaiono.

LAS SOLEDADES
Doveva esser composta da 4 parti ma s’interrompe durante la seconda, solo 975 versi.

Trama molto semplice: un peregrino, respinto dall’amante, approda naufrago a una riva. Viene
soccorso da un gruppo di caprar e assiste ad una festa di nozze dove sente un vecchio
lamentarsi per l’ambizione che spinge a viaggiare (suo figlio è morto in mare).

L’inconsistenza dell’argomento e la mera funzione di sguardo del protagonista porteranno a molte


critiche.

TITOLO: è incongruente secondo una visione superficiale perché l’ambientazione presenta luoghi
e gruppi di persone che rappresentano tutt’altro che solitudine.

Comunque “soledades” oltre a solitudine significa anche senso di malinconia e di mancanza di


qualcosa o qualcuno.

FORMA E SOSTANZA: metro silva (origine italiana). Metrica esuberante e indisciplinata.

Dall’altro lato Selva -> paesaggio naturale.

Simmetria tra versos (poeta che opera, silva) e pasos (sostanza, selva). Relazione quindi che dà
doppia profondità, doppia prospettiva, quella del poeta rispetto ai versi e quella dei versi rispetto
alla sostanza.

Anche il personaggio del peregrino straniero rappresenta l’esiliato: connotazione di diverso quindi,
ma anche insolito, fuori dal comune e quindi prezioso.

Anche qui difficoltà nel gioco verbale, nell’acutezza, nelle metafore, negli equivoci, che servono il
concettismo di Gongora: sperimentalismo esasperato, scandaloso x alcuni ma stimolante x quelli
che si lasceranno coinvolgere nel gioco.

ESPERIMENTO DELLA COMMEDIA

Gongora appassionato di teatro e frequentatore di attori ma l’assenza di dimestichezza con i


meccanismi scenici l’ha privato del successo che avrebbe potuto avere x i suoi versi perfetti
decoranti una trama regolata e articolata.

Las firmezas de Isabela è una storia di una doppia coppia con interferenze incrociate (tipo
calderoniano) con un tipo d’impedimento che non dipende mai dalle condizioni esterne ma è
proprio un auto impedimento convenzionale, con una certa eleganza (segreti che non possono
essere svelati conducono ad incomprensioni ecc).

La commedia è costruita con accortezza, ogni atto ha una fisionomia particolare: il primo è
consacrato al racconto, il secondo all’azione ecc.

La distanza dal modello di Lope viene evidenziata dall’unità aristotelica di tempo, spazio e azione.
Scena situata a Toledo, durante una giornata e l’azione è suddivisa nei 3 atti che rappresentano
rispettivamente mattina, pomeriggio e notte.

Un altro svantaggio è l’utilizzo x i personaggi di persone di livello sociale medio (mercanti e i loro
servi e famiglie). A quel tempo la categoria dei mercanti era squalificata in quanto rappresentava il
denaro, in opposizione negativa rispetto al valore e alla nobiltà (nella commedia aurea il denaro
induceva il disprezzo).

Tutto questo sommato a fastidiosi “cultismi”, riferimenti mitologici, concezione laica della vita, e a
passaggi lirici e alti messi in bocca a personaggi “bassi”, porterà il teatro di Gongora alla
condanna di una rappresentazione nel “nulla”.

FORTUNA: Raccontare Gongora=raccontare la storia della concezione della poesia al nostro


tempo. Analizzarlo vuol dire avere la volontà di comprendere a fondo testi difficili, ma penetrabili,
di un ponte teso su una distanza, effettiva ma valicabile, di una possibilità d’introdursi in qualcosa
che perde gli aspetti della torre d’audio e acquista la vitalità del cantiere.

Grande è stata l’opera di Damaso Alonso al quale si devono analisi, puntualizzazioni filologiche,
scoperte, la visione dell’occultamento e dell’ellissi come il centro della poetica di Gongora, il suo
ermetismo che chiama l’operazione di decifrazione del lettore, l’appello al destinatario, che fa
diventare parte attiva dell’opera.

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