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ITALIANO

Guicciardini

• Ha idee opposte a quelle di Macchiavelli,

• Nasce a Firenze nel 1483

• Si laurea in legge e fa l’ambasciatore del re di Spagna per 1 anno;

• Torna a Firenze in cui al potere erano tornati i Medici, entra in buoni rapporti con loro e con i Papi
alla loro corte.

• Fondò la lega di Cognac (1526) alleanza fra i vari stati italiani e la Francia, contro la Spagna di Carlo
V e nel 1527 saccheggiò Roma, cade il potere di Firenze e si instaura la III Repubblica.

• Guicciardini si rifugia fuori Firenze dedicandosi alla scrittura.

OPERA- COSIDERAZIONI INTORNO AI DISCORSI DEL MACCHIAVELLI

Macchiavelli credeva che la storia fosse maestra di vita e che l’uomo affrontasse le difficoltà della vita
sempre nello stesso modo, con delle leggi sempre uguali, per prevedere anche gli avvenimenti futuri.

Guicciardini, invece, pensa che non esistano regole fisse, perché il mondo è pieno di cose imprevedibili, di
accidenti casuali e non si può sapere come si comporteranno gli uomini.

Quindi la sua visione può essere considerata pessimistica, disorienta perché è frammentaria, non ha un
significato complessivo, non sapendo dove si va e dove ci portano tali eventi.

OPERA-RICORDI (la più importante)

I Ricordi sono una serie di riflessioni/pensieri brevi, su vari temi, lo stile è semplice con un ragionamento
deduttivo, in cui si danno certi principi e ne derivano delle conseguenze. Doveva essere un libro privato, ma
venne pubblicato ugualmente. Alcune riflessioni si concentrano sulla realtà Italiana e poi Europea.
Quest’opera viene definita un ANTITRATTATO, perché non ha una visione organica della realtà, quindi
lancia riflessioni qua e là senza un filo logico, non collegati i temi sono molteplici e su vari aspetti della
realtà.

‘500

Il 1500 vede un avvenimento storico molto importante, portato avanti da Martin Lutero, il quale:

• Contesta l’obbedienza al Papa;

• Contesta la predestinazione;

• Il fedele, per lui, può interpretare le sacre scritture da se’

• Solo i sacramenti di Battesimo e Comunione sono ammessi

• Traduce la Bibbia

Nasce così il PROTESTANTESIMO.

La Chiesa Cattolica convoca il Concilio di Trento (1545-1563 18 anni), indetto da Papa Paolo III

Il Santo Uffizio, tribunale dell’Inquisizione, che giudicava i possibili eretici e streghe tra i fedeli e non.

L’indice dei Libri Proibiti (1559), i cardinali censurarono dei libri considerati dannosi per la morale della
chiesa, tra questi troviamo il PRINCIPE di MACCHIAVELLI, che ha delle idee molto discutibili, separando
l’etica dalla politica. Altre opere come il DECAMERON, non erano ben viste, perché in molte novelle l’amore
era visto in modo fin troppo esplicito, perché Boccaccio aveva un’idea di amore naturale e non da
nascondere e censurare come invece fecero i cardinali che in alcune novelle addirittura cambiarono il
finale.

I nuovi testi, invece, ricevevano “l’imprimatur” (si stampi), l’approvazione dei libri da pubblicare.

SECONDA METà DEL ‘500, IL MANIERISMO

Il MANIERISMO, consisteva nello sperimentare strade nuove, prediligere temi, non così positivi per l’uomo,
la follia, l’orrore, il demoniaco, la magia, la malinconia, molto lontane dal Classicismo imitato ancora fino
alla prima metà del ‘500. Questo è anche dovuto all’oppressione della Chiesa.

Rivoluzione Copernicana- viene messa in discussione la teoria GEOCENTRICA (Tolomeo), afferma che quella
ELIOCENTRICA era giusta, la Terra perde la sua superiorità, non gira più tutto intorno alla Terra e quindi
nemmeno all’uomo.

TORQUATO TASSO (1544-1595)

Torquato Tasso aveva una psicologia complessa, al limite della schizofrenia. Aveva 15 anni quando scrisse
un poema epico (Gerusalemme), ma era ancora troppo piccolo e immaturo per portare avanti tale opera;
anni dopo gli Estensi lo assunsero, a Ferrara, qui riprende il progetto e lo riscrisse (1570-1575), ma appena
composto Tasso va in tilt, comincia a pensare a 2 cose:

pensa che il poema epico non sia scritto secondo i canoni del secondo ’500;

pensa che la Chiesa non l’avrebbe accettato e che non fosse consono.

Lo fa legge a dei letterati che lo criticano e si autodenuncia all’inquisizione che lo assolve, uccide quasi un
servo perché si sente spiato, il Signore degli Estensi lo rinchiude, lui scappa e dice alla sorella di essere
morto per vedere quanto sarebbe stato male. Torna a Ferrara, ma si stava per sposare Alfonso II, lui
credeva che tutti l’avrebbero salutato e riverito, ma pensavano al matrimonio, lui fa cose strane e viene
rinchiuso per 7 anni in manicomio (1579). Nel 1580 viene pubblicata Gerusalemme Liberata, senza il suo
consenso viene criticata e amata, da una parte amavano di più l’Orlando Furioso, dall’altro la Gerusalemme
Liberata.

Tasso ovviamente difende la sua opera con Apologia di Gerusalemme Liberata. I Gonzaga (Mantova) lo
liberano, ma se ne va e girovaga tra corti e conventi, negli ultimi anni lavora a una revisione e la chiama
Gerusalemme Conquistata (1593), lui muore nel 1595.

OPERE DI TASSO

AMINTA (1573, rappresentato a Mantova) favola pastorale: lat. Fabula-testo drammatico- destinato alle
scene, al teatro; pastorale- protagonisti i pastori, ambientato in un locus amoenus, nei campi o nelle
fattorie. È una via di mezzo tra una tragedia e una commedia, perché non ha un finale tragico, ma i
personaggi non sono in un contesto cittadino, ma in uno pastorale.

Trama: Aminta è un pastore innamorato della Ninfa Silvia, che però non ricambia perché si dedica alla
caccia, un giorno si ritrova un velo di Silvia, sporco di sangue e si pensa che ella sia morta. Aminta, disperato
si uccide, Silvia lo scopre e si rammarica, cerca il suo corpo, ci piange su, Aminta si risveglia perché si era
gettato da un promontorio ed era atterrato su dei cespugli ed era sopravvissuto quindi Silvia commosso si
innamora e si sposano.
Questa favola pastorale è scritta in endecasillabi e settenari (già utilizzate nelle canzoni e nei sonetti) è
molto musicale, dietro i pastori si nascondo le persone della corte mantovana, Tasso è Tirsi nell’opera qui si
vede bene il rapporto che Tasso ha con la corte:

• Da una parte è un mondo raffinato ed elegante, dove lui può essere capito e considerato come un
grande,

• Dall’altra è anche un mondo di finzione, di belle maniere, ma ci sono sotto pettegolezzi, finzioni,
bugie e scontri interni.

Tasso quindi da una parte rimpiange il mondo dei pastori, semplice, lontano dalle finzioni, i pastori sono
ingenui, autentici e spontanei, si sente quindi attratto da questo mondo perduto, allora l’uomo poteva fare
tutto ciò che gli pareva, questo viene lasciato dal senso dell’Onore, delle Buone Maniere, a corte era così,
c’erano regole, l’etichetta, per essere dei buoni cortigiani si dovevano rispettare queste norme e queste
ultime rendono la vita poco spontanea, non autentica, artificiosa, Tasso sente che quasi a corte si
applaudisca per buona educazione e quindi finzione.

GERUSALEMME LIBERATA

Lui riflette su cosa deve essere un poema epico in Discordi dell’arte poetica in cui affronta:

• IL LAVORO DELLO STORICO E DEL POETA; il lavoro dello storico è quello di descrivere il vero dei fatti
avvenuti, quello del poeta è di raccontare il verosimile, prendere un fatto storico e con un margine di
finzione raccontare una storia, quando l’artista scegli l’argomento di un’opera, questa non deve essere né
troppo recente (perché tutti la ricorderebbero) e né troppo lontana (perché non interesserebbe il
pubblico). Lui sceglie la I crociata (1099), abbastanza lontana per essere una storia verosimile. Nel 1571 ci fu
la Battaglia di Lepanto in cui gli stati italiani e la Spagna (cristiani) sconfiggono i turchi ottomani
(musulmani), quindi riprendeva e ricordava la I crociata.

• LO SCOPO DI UN’OPERA D’ARTE: nel primo ‘500 lo scopo è quello di divertire il pubblico, ma nel
secondo ‘500 l’opera d’arte deve trasmettere dei valori, insegnare. Tasso si rifà ad Orazio “miscere utile
dulci” (ars poetica), “unire l’utile al dilettevole”, Tasso offre sia insegnamenti di morale religiosa, ma diverte
il pubblico con il Meraviglioso- elementi non della realtà comune, non fiabeschi, ma cristiani, come i
miracoli, le forze infernali, visioni del futuro (ispirate da Dio)

• LA STRUTTURA DEL POEMA EPICO: (per non andare contro Aristotele, va contro Ariosto) il suo
poema deve essere un “picciolo mondo”, come il mondo è 1, ma ha tanti paesaggi, così il suo poema deve
raccontare 1 storia, con tante vicende, storia d’amore che si legano alla Crociata (una azione con tante
sfaccettature)

• LO STILE ADATTO AL POEMA EPICO: c’erano 3 stili: Basso, Medio e Alto, lui utilizza lo stile Alto,
solenne, con molte parole antiche, una sintassi articolata e complessa, molte figure retoriche, tanti
enjambement, suoni aspri.

PROEMIO GERUSALEMME LIBERATA

o Propositio = il tema (prima strofa)

o Invocatio = invocazione alla musa (seconda-terza strofa)

o La dedica = ad Alfonso d’Este (quarta e quinta strofa)

Composto da: ottave di versi endecasillabi con rime alternate (6) e baciate (ultime 2)

LA PROPOSITIO- 1v. è come il verso dell’Eneide di Virgilio (arma virumque canto) è proprio una traduzione.
Si citano le armi e il capitano Goffredo di Buglione che guidò la I Crociata.
Armi Pietose – pietas, valore fondamentale dell’Eneide, la pietas è la devozione verso gli dei, le armi alzate
per gli dei, per liberare il sepolcro di Cristo. Goffredo soffrì per salvare la terra, l’Inferno si oppose invano,
lui deve portare i soldati del suo esercito sulla retta via.

Ci sono 3 opposizioni:

 Cielo e Inferno;

 Armi pietose (poste al servizio della fede) e popol misto (musulmani);

 Capitano e compagni erranti.

INVOCATIO- le Muse sono pagane, ma Tasso non si riferisce a queste ultime (non circondi sull’Elicona di
effimeri allori la fronte dei poeti, ma nel cielo e fra i beati ha un’aureola) si riferisce a una musa cristiana, le
chiede di perdonarlo perché sta scrivendo un racconto verosimile, abbellendo la storia e così modifica un
po’ la verità, perché il pubblico si lascia attrare soprattutto dalla bella poesia e che la verità con questi versi
li convince tutti anche i più schivi (chi non legge solitamente poesie)

LA DEDICA- va ad Alfonso d’Este, generoso che sottrae il poeta dal mondo, perché lui lo guidi e lo protegga
dai pericoli, gli chiede di accogliere la sua opera e forse un giorno accadrà che scriverà di lui che sarà a capo
di un’altra crociata: succederà che Alfonso prenderà navi e cavalli se i mussulmani perdessero per mano
cristiana il S. Sepolcro, lui sarà un imitatore di Goffredo di Buglione, ma per ora gli chiede di ascoltare le sue
poesie e preparare le armi.

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Tasso è ossessionato dallo scrivere un’opera conforme alle regole letterarie del tempo e ai valori della
controriforma, la fa leggere anche all’Inquisizione. Egli ci tiene a celebrare il potere politico e non della
Chiesa e di Dio, prima si riteneva proprio che Dio decidessi chi dovesse governare, scriver, per celebrare,
molte scene collettive, in cui ci sono tantissime persone, che mostrano la grandezza (come il potere politico
e potere religioso), la potenza e l’autorità. Un critico Gianfranco Caretti dice che nell’opera di Tasso c’è un
BIFRONTISMO SPIRITUALE (la sua interiorità e il suo atteggiamento sono ambigue, con due sfaccettature):

 Nei confronti della CORTE: Da una parte è un mondo raffinato ed elegante, dove lui può essere
capito e considerato come un grande, dall’altra è anche un mondo di finzione, di belle maniere, ma ci sono
sotto pettegolezzi, finzioni, bugie e scontri interni.

 La GUERRA: è sia vista come eroismo, coraggio dei soldati, ma anche come morte, dolore,
soffrenza;

 L’AMORE: è sia piacere dei sensi, diletto della carne, ma anche sofferenza, cuori spezzati, amori non
ricambiati (coloro che soffrono, piangono, sono tristi, ma non fanno follie come l’Orlando Furioso)

 La RELIGIONE: si celebra la potenza della religione, ma anche come un valore intimo, interiore più
sentito (ad esempio sul Monte Oliveto si fa la processione solenne, ma Rinaldi espia le sue colpe con una
preghiera intima.

La Gerusalemme liberata sembra che parli di uno scontro tra 2 religioni differenti, ma in realtà vede
scontrarsi 2 pensieri:

1. La visione del mondo del I ‘500, piacere dei sensi, ambizione

2. La visione del mondo del II ‘500, controriforma, dominio della religione, regole ben precise,
repressione della sessualità e degli istinti.

Questi 2 pensieri sono incarnati da due figure:


1. I musulmani che si danno al piacere dei sensi, ma anche da alcuni cristiani, definiti i compagni
erranti, essi erano soldati cristiani affascinati dall’amore, dalla ricerca della gloria e ambizione personale,
tutte qualità dei musulmani.

2. Goffredo di Guglione, a capo della crociata e delle truppe, che deve intervenire per riportare i
soldati erranti sulla retta via.

Così Tasso si impegna molto per rispettare le regole della controriforma, ma in realtà è fortemente attratto
dall’amore e dalla gloria, quindi si rispecchia nei compagni erranti, essendo in bilico tra 2 idee, anche se non
può mostrarlo e deve rimanere nelle sue idee conformi alla controriforma. Descrive molto alcuni
personaggi musulmani, proprio perché ha una certa simpatia per il loro comportamento: Armida, Clorinda
ecc…

Dalla crociata ci sono filoni narrativi, al centro c’è la crociata, ma alcuni personaggi raccontano storie,
avventure, episodi minori.

LA PARENTESI IDILLICA DI ERMINIA (GERUSALEMME LIBERATA)

Dopo aver assistito al duello fra Tancredi e Argante dalle mura di Gerusalemme, la principessa Erminia
(segretamente e infelicemente innamorata del guerriero cristiano) esce dalla città con indosso l'armatura di
Clorinda, nel tentativo di recarsi al campo crociato per curare il suo amato, ma viene avvistata dalle
sentinelle e messa in fuga, mentre Tancredi la insegue credendo che si tratti della donna da lui amata. Dopo
una fuga precipitosa (che ricorda in parte quella di Angelica in apertura del "Furioso"), Erminia capita in un
villaggio abitato da pastori che vivono lontani dalla guerra in uno spazio idilliaco, dove chiede e ottiene di
essere ospitata per qualche tempo nella speranza (vana) di dimenticare il suo amore infelice. La
permanenza di Erminia tra i pastori non nasconde però le sue origini nobili, ciò che permette all'autore di
esprimere la sua polemica contro la vita delle corti in cui la principessa, e lui stesso, sono imprigionati.

IL GIARDINO DI ARMIDA (GERUSALEMME LIBERATA)

Un mago fa un incantesimo al bosco dal quale i crociati avrebbero preso la legna per la torre mobile da
costruire. I soldati, infatti, entrando nella selva hanno visioni orrende, ad esempio Tancredi colpendo un
albero sente quest’ultimo parlare con la voce di Clorinda e lo vede sanguinare. L’unico che vince la selva
incantata è il crociato Rinaldo, che si scorda della sua missione, perché gode dei sensi con la maga Armida
che quindi lo tiene prigioniero con i suoi incanti da donna. Alla sua ricerca vengono mandati due cavalieri,
Carlo e Ubaldo. I due arrivano presso il giardino di Armida, dopo aver superato le fiere e gli ostacoli posti
dalla maga intorno alla propria dimora, i due penetrano nel meraviglioso giardino in cui sorge il palazzo e
dove si offre ai loro occhi un meraviglioso spettacolo frutto degli incanti diabolici, con laghetti di acqua
cristallina, colline, illuminate, grotte e piante non comuni è ricco di tentazioni di carattere amoroso tra cui
belle nuotatrici nude che li invitano a fermarsi con loro, sono inoltre presenti numerosi uccelli tra cui un
pappagallo dal becco rosso che parla con voce umana che fa un seduttivo discorso e che descrive una rosa
chiusa, che poi sboccia e che egli invita a raccogliere, prima che appassisca, allegoria della giovinezza che
non torna più. I due guerrieri, ammirato il prodigio, proseguono il loro cammino finché, attraverso le
fronde, scorgono finalmente Rinaldo disteso sull’erba con il capo appoggiato sul grembo della seduttrice
Armida, nell’atto di scambiarsi dolci effusioni amorose. Allontanatasi la bella seduttrice, Carlo ed Ubaldo
escono allo scoperto e si mostrano agli occhi di Rinaldo. La vista delle armi risveglia l’animo assopito del
guerriero che, vedendo la sua immagine specchiata nello scudo di Ubaldo, prova vergogna per come si è
comportato. A questo punto Ubaldo parla, rimprovera Rinaldo per il suo comportamento e lo invita a
ritornare sul campo di battaglia dove il pio Goffredo lo attende. A queste parole Rinaldo si risveglia
definitivamente dal suo sonno e, preso da un “novo foco che più avvampa e che più coce” di quello
amoroso, parte con i suoi compagni verso Gerusalemme.

ORAGNIZZAZIONE SPAZIO TEMPO

Lo spazio verticale è diviso tra l’opposizione di: cielo e inferno che rappresentano il bene e il male, l’autorità
di Dio e le forze Demoniache. Anche lo spazio orizzontale simboleggia l’opposizione tra bene e male, da una
parte c’è il campo dei crociati, dall’altro c’è Gerusalemme, sede dei pagani. La maggior parte degli
avvenimenti si svolgono tra la città assediata e l’accampamento, ci sono i protagonisti, ma ci sono anche
personaggi periferici (come la campagna pastorale in cui si rifugia Erminia). Per quanto riguarda il tempo
Tasso applica in modo rigoroso il principio aristotelico dell’unità di tempo, basandosi sul modello classico
dell’Iliade, non prende in considerazione l’intero svolgimento della prima crociata a partire dal suo inizio ma
soltanto il breve periodo finale, che occupa gli ultimi mesi e gli avvenimenti si svolgono in ordine
cronologico.

LO STILE DI TASSO

Lo stile di Tasso è sublime, perché secondo la tradizione retorica antica esisteva lo stile basso, medio ed
elevato e lo stile andava scelto in base a quello di cui si stava parlando, in questo caso sono personaggi
importanti, che fanno grandi cose e quindi è richiesto uno stile sublime, le caratteristiche sono:

 Enjambement;

 Musicalità dei versi;

 Figure retoriche;

 Parole di registro elevato;

 Latinismi;

 Sintassi complessa (frasi lunghe, con tante subordinate);

 Tendenza a fare citazioni di poeti latini (Virgilio, Lucrezio);

 Citazioni anche di poeti italiani piuttosto recenti;

 Concettismo (nel ‘600 / Barocco, si svilupperà molto) con cui si gioca con le parole e mette a
confronto 2 atteggiamenti (come Tancredi uccide Clorinda con la spada, ma la fa rinascere con il battesimo).