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Dalle notazioni orientali ai neumi

Storia
La trasmissione orale
La prassi della scrittura musicale fu un fenomeno molto tardivo rispetto alla
nascita della pratica musicale. Nel mondo greco la musica era tramandata
oralmente e tale pratica rimase in uso anche fino ai primi secoli dell'era
cristiana, quando si avvis la necessit di supportare maggiormente
l'apprendimento dei cantori del gregoriano nel loro apprendistato di
formazione.
Durante il Medioevo la disciplina musicale vedeva affiancate e contrapposte le
figure del "musicus", ossia il teorico che si occupava di trattatistica e vedeva la
musica nei suoi aspetti numerico-speculativi (la musica faceva parte delle arti
scientifiche insegnate nel quadrivium, assieme all'astronomia, alla matematica
e alla geometria); e il "cantor", colui che materialmente praticava musica del
repertorio gregoriano nelle cappelle monastiche.
Tale distinzione port avanti inizialmente due scritture differenti: la notazione
alfabetica nel caso dei trattati, come gi avveniva nell'antica Grecia, e la
neonata "neumatica", dedicata alla pratica, per i cantori.
La notazione neumatica consta di varie famiglie corrispondenti alle varie fasi
evolutive. La prima in ordine cronologico venne denominata "chironomica"
(cheir=mano, in greco), ed aveva un'utilit limitata a guidare, in maniera
approssimativa, i gesti che il direttore del coro (praecentor) doveva praticare
per controllare a sua volta i cantori. Va da s che tale pratica non avesse
nessuna velleit di fissare principi legati alla durata delle varie note e tanto
meno alla loro esatta altezza (intonazione), ma era solamente un modo per
indicare l'andamento ascendente o discendente della melodia.
Con la nascita del repertorio gregoriano, codificato alla fine del IX secolo come
unione del rito romano e gallicano, si rese necessario un maggior supporto per i
cantori, costretti ad un apprendistato lungo anche dieci anni per memorizzare
tutti i canti per l'anno liturgico.
Nacque cos la famiglia dei neumi, dapprima adiastematica (in campo aperto),
cio senza la presenza del rigo musicale, in cui questi simboli venivano
posizionati al di sopra del testo musicale; poi diastematica, con l'aggiunta del
primo rigo musicale tracciato a secco sopra il testo nelle pratiche di scrittura
della diocesi di Aquileia.
Successivamente, si ebbe l'introduzione del doppio rigo (giallo e rosso) ad
opera dei monaci che operavano nell'Italia meridionale, fedeli al rito
beneventano; e ben presto si arriv all'aggiunta di vere e proprie chiavi che

indicassero esattamente la posizione delle note poste sul rigo, aprendo cos la
strada per l'intonazione esatta.
Nei manoscritti coevi a Hucbald Saint Amand (840-930) su ogni sillaba della
prosa latina si leggono 1 o pi neumi. Sono allineati orizzontalmente e fanno
pensare ad una specie di stenografia. Sono un ausilio per ricordare gli
andamenti della voce ma non indicano il valore degli intervalli, n laltezza
assoluta dei suoni e nemmeno la loro durata. Sembra che sia esistito un unico
modello di semiografia neumatica che si sarebbe modificato nelle regioni
dadozione: neumi aquitani, visigoti, sangallesi, di Metz ecc. come dialetti di
ununica lingua madre. I neumi collocati su una ideale linea orizzontale
traducono forse i gesti della pratica chironomia. Quando la melodia presentava
dei melismi di 2,3 o 4 note sulla medesima sillaba, o vocalizzi alleluiatici, il
notatore rappresenta gli andamenti pi acuti con neumi tracciati pi in alto
rispetto a quelli che rappresentano le note pi gravi. Una rappresentazione
spaziale dei suoni sol- la- si / segno ascendente da sinistra a destra virga sul
prolungamento di questo segno un punto indicava che la voce doveva
procedere verso lalto una seconda volta.

Hucbald (840- 930) un compositore francese, monaco benedettino profondamente


influenzato da Boezio, invent una serie di segni ( notazione dasiana) che posti in
varie posizioni fornivano una scala completa dei suoni percorsi dalla voce umana nella
musica polifonica. A volte Hucbald per scrupolo di precisione usa queste lettere in
funzione di chiavi nel seguente modo: tracciato un certo numero di linee parallele e
collocato sopra ogni spazio una delle sue lettere, scrive in questi spazi le sillabe del

testo latino, ognuna allaltezza sulla quale deve essere cantata.

Nel medioevo per, in Europa, la scrittura musicale era sconosciuta e le melodie


liturgiche venivano tramandate esclusivamente per tradizione orale, da maestro
a discepolo. Sant'Isidoro di Siviglia dice espressamente che la musica non pu
essere scritta: "se i suoni non sono appresi a memoria dall'uomo, scompaiono,
perch non si possono scrivere".
Gli unici codici pervenutici, anteriori all'VIII secolo che contengono i canti
liturgici, riportano solo i testi e manca qualsiasi traccia di notazione musicale.
Questi manoscritti sono stati pubblicati nell'Antiphonale Missarum Sextuplex,
opera di riferimento per conoscere la tradizione primitiva.
Durante il IX secolo si assiste ai primi tentativi di scrittura musicale: segni posti
sui margini di testi, spesso strofe di poesia classica. Si tratta della cosiddetta
scrittura paleofranca.
Nei primi codici risalenti al IX sec., le note erano indicate con segni grafici ma le
prime indicazioni non erano melodiche, in quanto la melodia veniva trasmessa
mnemonicamente, ma ritmiche. Per questo motivo venivano chiamate notazioni
adiastematiche, cio in campo aperto.
Notazione adiastematica
La notazione paleofranca quindi una notazione adiastematica della quale si
individuano due episodi importanti, quello paleofranco a cui appartiene la
notazione di Laon e quello franco tedesco di cui fa parte San Gallo. La zona della
francia centrale propone un tipo di notazione che la forma pi antica
individuata. Nel X secolo si perfeziona in due rami principali: Metense ( Metz e
Laon) e Bretone ( Chartres). DallXI sec. questi tipi grafici si espandono nellItalia
del Nord, a Como ( Metz) e a Monza ( Chartres). La notazione di Laon rimane
certamente la pi interessante per la ricchezza espressiva del segno.

Il Graduale Tu es Deus del Cantatorium Codex Sangallensis 359


Il primo codice notato pervenutoci, risale al X secolo. Si tratta del Cantatorium C (Codex
Sangallensis 359) di san Gallo, datato al 930. La sua scrittura perfetta, sia per la precisione
ritmica, che per la nobilt della calligrafia; non sar pi uguagliata[2].
Insieme a san Gallo, altre scuole scrittorie, monastiche o vescovili, diventano centri di creazione e
di diffusione di scrittura musicale. Ognuna con un proprio sistema ed una propria particolarit,
utilizzando neumi e litterae significativae, accomunate per dal fatto che queste notazioni sono di
tipo adiastematico: non indicano cio il valore degli intervalli tra i suoni, anche se talvolta si
intravvede gi questa preoccupazione, ma curano piuttosto le informazioni ritmiche e le sfumature
dell'agogica.
In Francia sono particolarmente attive: nasce la notazione metense o lorenese ad est, la notazione
bretone in Bretagna, la notazione aquitana nel sud-ovest e la notazione francese nella zona centrale.
Nel mondo germanico presente la notazione sangallese, in Italia la notazione beneventana a sud e
la notazione nonantolana nel centro-nord, in Spagna la notazione visigotica.
In effetti in questo periodo permane la trasmissione mnemonica della melodia. I codici fornivano s
indicazioni musicali, ma a chi gi conosceva bene il brano da cantare. Di conseguenza i libri
liturgici-musicali non avevano una utilit nel momento della celebrazione, bens venivano sfruttati
come opere di consultazione o di insegnamento.

La notazione diastematica

Notazione diastematica
Nell'XI secolo appare il rigo musicale.
Si era gi cercato nel secolo precedente di trovare una forma per designare gli
intervalli per le note: la notazione alfabetica e la notazione daseia.
Il rigo compare in una maniera progressiva. Le pergamene medievali, per
facilitare la calligrafia, venivano rigate "a punta secca". L'amanuense che
scriveva musica prese l'abitudine di scrivere il testo su righe alternate, cos da
utilizzare una riga per scrivere la musica presa come riferimento spaziale: le
note pi acute venivano scritte sopra la riga, quelle gravi al di sotto. Le righe
divennero poi due, una rossa per il fa ed una gialla per il do. Con sole quattro
linee il canto gregoriano, il cui ambito vocale non esteso, pu essere
comodamente scritto.
L'attribuzione dell'invenzione del rigo a Guido d'Arezzo in effetti una
semplificazione storica. Questo geniale monaco camaldolese diede un nome
alle note e perfezion il tetragramma che aveva gi una sua diffusione. Fu cos
che pass alla storia, dopo aver presentato le sue idee a papa Giovanni XIX che
gli dimostr un notevole interesse.

Di notazione possiamo parlare dopo il IX sec. Durante il IX e X secolo importanti


manoscritti liturgici sono coperti da neumi. Il termine Neuma (= segno soprattutto
della mano) si applica perfettamente agli andamenti vocali legati da sempre ad una
rappresentazione spaziale ( alto, acuto, grave).
Trovarono la loro ragione dessere e le loro forme fondamentali nelle intonazioni del
canto oscuro cos lo defin Cicerone. Il latino, soprattutto nel V secolo, in seguito alle
traduzioni di San Girolamo, divenne la lingua liturgica universale sostituendo il greco. Il
cantus era considerato essenzialmente un recitativo monotno. Si indicavano i
movimenti ascendenti con laccento acuto e i movimenti discendenti con laccento
grave che si ridurr prima ad un trattino orizzontale e poi ad un punto, e i melismi
mediante la combinazione di questi due segni elementari. I pi antichi manoscritti
neumatici che conosciamo ci rivelano un sistema di notazione completo e coordinato
che convalida le origini bizantine e linflusso di Gregorio I.
I neumi che fiorirono nel primo millennio dellera cristiana ebbero origine dagli accenti
acuto, grave e circonflesso dellantica prosodia greca. Formata da 2 segni
fondamentali: Virga e punctum dai quali sorsero altri segni indicanti legature di due o
pi suoni e abbellimenti. La notazione neumatica non indic per molto tempo laltezza
precisa dei suoni da intonare, indic solo il movimento ascendente o discendente della
cantilena e fu molto approssimativa fino allinvenzione del rigo.

Nell'XI secolo il canto gregoriano raggiunse un alto livello di perfezione, ma gi


dal IX secolo era iniziato un processo di trasformazione interna: alla melodia
gregoriana venne affiancata una melodia pi grave, parallela e disposta alla
distanza di una quarta. Si svilupp cos una forma di doppio canto chiamata
'diafonia' in cui ad una nota (o punto) della voce principale corrispondeva una
nota dell'altra voce. Questa tecnica di contrapposizione delle note chiamata
'contrappunto'. La nuova forma di canto si arricch, nei secoli X, XI e XII, con

l'intreccio di pi voci ('polifonia') e di conseguenza con la disposizione di pi


note contro la nota della voce principale.
La forma polifonica venne studiata ed elaborata nel XII e nel XIII secolo nelle
abbazie di San Marziale a Limoges e di Notre-Dame a Parigi; quest'ultima
svolse un ruolo importante nella definizione delle regole dell'arte del
contrappunto (Ars antiqua).
In questo periodo si svilupp il mottetto e venne adottato un nuovo tipo di
notazione musicale (notazione modale) in sostituzione della scrittura
neumatica.
La fase pre-mensurale: i primi quattro secoli (800-1200)
Esteso fra Carlo Magno e la Scuola di Notre Dame il periodo che corrisponde
grosso modo allo sviluppo della scrittura carolina (che nell'ultimo secolo dar
segnali di stilizzazione gotica).
La notazione di questi quattro secoli, detta neumatica, permette di fermare
sulla carta il canto monodico, sacro e poi profano, ma non ancora in grado di
annotarne il tempo (premensurale).
Parallelamente si sviluppano altre forme sperimentali di notazione con finalit
didattica (una decina di casi) che permettono la resa di pratiche polifoniche. Il
grosso del corpus notazionale di questi secoli per quello neumatico, prodotto
in centri scrittorii a volte molto distanti e con peculiarit proprie. La storia della
notazione di questi anni corrisponde ai modi grafici dei diversi centri che si
specializzano, chi nella restituzione espressiva del segno, chi nella precisione a
indicare delle altezze delle note.

La conquista della notazione neumatica fu abbastanza tardiva perch le varie


abbazie sparse per lEuropa, dove si trascriveva manualmente la musica
gregoriana, adottavano alcune varianti regionalizzando di fatto la scrittura.

Esempio di notazione
adiastematica
(sangallese)
Esempio di notazione
diastematica
(aquitana)
Lo stesso brano in
trascrizione moderna
Notazione Nonantolana, Milanese, dellItalia centrale, beneventana, inglese, di
San Gallo, Tedesca, metese, del nord della Francia, aquitana, di Cartres,
Visigorica, Catalana.

Francotedesca (sangallese)
Il gruppo pi antico costituito dai manoscritti redatti nei monasteri di San
Gallo e Einsiedeln di area germanica (oggi in Svizzera).
All'uso grafico di questi centri si accomunano altri della Francia centrale
(Lione, Cluny) e occidentale (Tours, Rouen, Corbie), dove fu redatto il celebre
codice di Montpellier.
Appartengono al gruppo anche diramazioni inglesi (Winchester), e
scandinave.
A seguito della migrazione normanna (XI sec.) il tipo franco appare anche
nell'Italia del sud. Dall'XI sec. la notazione sangallesse, oltre a diffondersi in
tutti i territori germanici, influenza alcuni centri dell'Italia del nord (Novalesa,
Bobbio, Monza, Aquileia).
I codici di San Gallo e Einsiedeln, nonch quello di Laon sono stati inseriti nel
Graduale triplex per l'uso sistematico di littere significativae e altri segni
importanti (episemi e forme neumatiche particolari). Il Triplex dispone in alto,
in nero, sempre il codice di Laon 239 [nel riquadro in alto a destra indicato
con L, il numero rimanda alla carta], e sotto, in rosso, un codice sangallese,
in genere il pi antico San Gallo 359 [C] del IX sec., o Einsiedeln 121 [E]

del X sec.

Il Graduale Triplex un graduale, un libro liturgico che contiene i canti della


messa del repertorio gregoriano. stato pubblicato nel 1979 ed stato
continuamente ristampato dall'Abbazia di Solesmes su mandato ufficiale della
Chiesa cattolica. Nel 1974 si era riproposta l'edizione del Graduale romanum
del 1908, adattandola naturalmente all'ordine delle norme della liturgia
postconciliare, ma mantenendo la notazione quadrata intatta. Il Graduale
triplex ripropone i medesimi canti del Graduale romanum, aggiungendo per
al di sopra ed al di sotto del tetragramma i neumi della notazione metense e
della notazione sangallese. Precursore era stata l'edizione del Graduel neum,
riproduzione della copia personale del graduale del 1908 di dom Eugne
Cardine, caposcuola dello studio scientifico semiologico degli antichi codici,
che contiene innumerevoli richiami annotati a margine di particolare interesse
per uno studio approfondito, nonch la trascrizione dei neumi di diversi
manoscritti. Questa triplice notazione l'originalit e la preziosit dell'opera.
Infatti attraverso la comparazione delle notazione pi antiche, si evita di
considerare ogni singola notazione come fonte esclusiva e a s stante di dati,
secondo la prassi dello studio semiologico.

La forma diastematica entro la fine del XII secolo viene adottata in tutta
Europa. I particolarismi grafici sono numerosi ma di scarso interesse storicopaleografico. Il repertorio liturgico ormai definito e i modi con cui viene
scritto riproducono le varianti locali del modello ufficiale, non pi i residui di
una tradizione antica.
Le melodie gregoriane sono molto pi antiche della caratteristica scrittura musicale
quadrata, con cui oggi ci vengono presentate. Tra la data presumibile della loro prima
apparizione ( v e VI sec.) e la diffusione generale della notazione su rigo intercorrono
non meno di sette secoli. Durante questo periodo che ha visto il repertorio liturgico
arricchirsi di nuove melodie e di nuove forme fu in uso la scrittura neumatica che
vedeva luso dei neumi al di sopra del testo letterario in campo aperto.
Codici Diastematici

I codici diastematici hanno introdotto nella scrittura musicale elementi nuovi: il rigo e
le chiavi, ed hanno gradualmente modificato la figura dei neumi per adattarli alle
nuove esigenze.

La notazione neumatica quindi un sistema per indicare esattamente laltezza dei


suoni e la loro durata in modo da poter sempre leggere la melodia.
Da questi ne derivano altri dal significato evidente. Il passaggio dalla teoria alla
pratica degli amanuensi ha portato delle modifiche ai segni schematici tanto che per
gli studiosi rimasero misteriosi.

Il neuma (dal greco neuma: segno, cenno, ma anche da : soffio,


fiato o : melodia, formula melodica) nel canto gregoriano un segno
della notazione musicale utilizzato a partire dal IX secolo e durante tutto il
Medioevo, fino all'introduzione del tetragramma, che sta ad indicare l'insieme
di note che si trovano su una unica sillaba.
Il neuma trascrive una formula melodica e ritmica applicata ad una singola
sillaba. Si parler quindi di neuma monosonico se ad una sillaba corrisponde
una sola nota musicale o di neuma plurisonico nel caso dell'utilizzo di pi note
su una singola sillaba.
Nel caso del melisma che solitamente caratterizza lo jubilus nel canto
dell'alleluia, vengono impiegate anche decine di note in un unico neuma.
Il neuma viene quindi distinto dall'elemento neumatico, il quale indica un
segno unito in composizione ad altri che lo precedono o lo seguono su una
singola sillaba.

Contrariamente all'approccio moderno, l'elemento di base del canto gregoriano


non la nota musicale, ma il neuma.
Attualmente, nelle moderne edizioni del Canto gregoriano come nel Graduale
Triplex, vengono utilizzate sia la notazione quadrata che la notazione
sangallese e la notazione metense per offrire una lettura sinottica.

Nome dei neumi


La forma che presero i neumi nella scrittura corsiva serv a dar loro un nome. Virga il
segno dellaccento acuto, punctum quello dellaccento grave, clivis o flexa laccento
circonflesso ( acuto pi grave) Pes lanticirconflesso ( grave pi acuto), scandicus
una successione ascendente e Climacus una successione discendente. Variando nei
codici la forma dei neumi, variarono di conseguenza anche i nomi: il torculus divenne
pes lexus, il porrectus una clivis resupina, il climacus una virga subpunctis ecc..

Lintonazione esatta si attu con la notazione neumatica quadrata che fu aggiunta


durante lXI secolo grazie ad un notevole sviluppo della teoria musicale merito di
teorici quali Guido dArezzo. La notazione quadrata prevedeva luso del tetragramma e
consentiva lintonazione esatta delle varie note.
Variando nei codici la forma dei neumi, variarono anche i nomi: il torculus di alcuni
codici codici divenne per altri un pes lexus, il porrectus una clivis resupina, il

climatus una virga subpunctis. I nomi dei neumi rimase anche nella notazione
quadrata.
Levoluzione dei neumi si attua in due diverse direzioni, verso una precisazione
ritmica- espressiva con una evoluzione rapidissima e verso la diastemazia, verso una
rappresentazione esatta degli intervalli, con un evoluzione lenta, pi diventano
diastematicamente precisi e pi diventano approssimativi in senso ritmico
espressivo. Nella restaurazione delle melodie, sia gli uni che gli altri, sono risultati
preziosi completandosi a vicenda.

Neuma melismatico in notazione quadrata.

I neumi

Punctum
Podatus (o
Pes)
Scandicus
Torculus

Virga

Bivirga

Punctum inclinatum

Clivis (o Flexa)

Epiphonus

Cephalicus

Climacus
Torculus Resupinus

Ancus
Porrectus Flexus

Scandicus flexus

Climacus resupinus

Salicus
Porrectus
Scandicus
Pes subpunctis
subpunctis
Strophicus
Pressus

Clivis strophica vel cum


Orisco
alii Pressi vel neumae appositae
Pes strophicus

Torculus Strophicus vel cum


Orisco
Trigon

Quilisma

Neumae longiores seu compositae

I neumi descrivono dunque delle piccole formule melodiche applicate ad una


sillaba, ogni tipo di neuma corrisponde ad una particolare figura melodica e
soprattutto ritmica.
Neumi di base: Punctum e Virga

Clivis o Flexa La clivis (dal latino pendenza)

Rappresenta un gruppo di due note discendenti, quella in alto viene cantata


prima di quella in basso. La prima una virga, che rappresenta l'elemento alto
del gruppo e la seconda legata alla prima da un tratto, se necessario, per
rendere l'unit grafica del gruppo.
La clivis nella grafia adiastematica era rappresentata da un accento
circonflesso, cio un acuto seguito da un grave: . La sua forma moderna ne
deriva direttamente, la barra verticale della prima nota ci che resta della
virga e quella che unisce le due note il resto dell'accento grave.
Il pes, chiamato anche podatus (dal latino piede)
Rappresenta un gruppo di due note ascendenti, quella inferiore viene
cantata prima dell'altra.

Il pes serve spesso di supporto all'accento delle parole nelle formule


semi-recitative, lo si chiama in questo caso "pes d'accento".
La sua forma corsiva, il pes rutundus deriva dalla grafia dell'accento
anticirconflesso, un accento grave seguito da un accento acuto. Nella
notazione quadrata l'accento grave ridotto alla nota di base, mentre
l'accento acuto resta materializzato dalla linea verticale che unisce le due
note.
Il pes pu essere episemato sulla seconda nota
prima resta sempre leggera.

, in questo caso la

Il pes con l'episema sulla prima nota detto pes quadratus

Nella notazione corsiva, il pes risulta dalla legatura tra un punctum ed


una virga, mentre il pes quadratus deriva da un tractulus.
Della stessa famiglia dell'oriscus, il pes quassus
etimologia e risulta pi prossimo al salicus.

non ha la stessa

Nella notazione quadrata, il pes si ritrova spesso all'inizio di un gruppo


neumatico
, davanti ad una nota pi elevata. Si tratta di una
notazione convenzionale per due punctum che precedono il neuma, che
diventa praepunctis, cosa che la notazione di san Gallo
notazione rispettosa di questa etimologia andrebbe piuttosto scritta cos

mostra bene. Una


.

Il climacus, dal latino scala, Corrisponde a tre o pi note discendenti.


Nella notazione quadrata rappresentato da una virga seguita da due
punctum in losanga. il solo utilizzo di losanga nella notazione vaticana.

Lo scandicus (dal latino scandere, innalzarsi) ed il salicus (dal


latino salire, balzare)
Entrambi sono un gruppo di tre note ascendenti che non vengono distinti
nella notazione vaticana. Nella neografia quadrata dell'edizione di Solesmes,
il salicus si distingue da un episema verticale sulla seconda nota.
Il torculus (dal latino torqueo, torcere) un neuma utilizzato nella
notazione del canto gregoriano.
un neuma di tre note, la seconda in posizione pi elevata che le altre.
Graficamente si presenta come un punctum legato ad una clivis pi
acuta. La nota mediana pu essere legata alla prima o alla terza con una
barra verticale, se l'intervallo di una terza o superiore, caso comunque
raro.

Nella notazione corsiva, il torculus si presenta in due grafie assai differenti,


secondo se episemato o no.
La notazione vaticana non distingue questi due casi, che sono per
chiaramente distinti della notazione di Solesmes, cos come nella notazione
corsiva.

Il porrectus (dal latino purrigere, adagiarsi) Rappresenta una serie di tre


note, di cui la mediana pi grave delle altre due.

La linea spessa ed obliqua del porrectus, che pu essere pi o meno


arcuata, rappresenta due note, di cui la prima quella in alto, dove
incomincia la linea e la seconda quella in basso. La terza nota legata
alla seconda da una barra verticale alla stessa maniera del podatus.
La forma grafica del porrectus pu essere preceduta da un punctum
In
questo caso si tratta di un torculus resupinus o di un porrectus praepunctum.

I Codici Ritmici pi antichi iniziano dal IX secolo in poi, sono un gruppo


limitato di manoscritti nei quali ritmica ed espressione vengono
diligentemente indicati per mezzo di ingegnosi artifici. Oltre ad i neumi
speciali i codici ritmici usano dei segni aggiuntivi, e lettere con un significato
particolare che modificano la forma stessa dei neumi comuni.
I neumi speciali che gi conosciamo nella forma moderna si possono
ridurre a 3: Strophicus, oriscus e quilisma,
Per lo stroficus i codici usano un segno grammaticale lapostrofo () , da cui
il nome. Lo troviamo a gruppi di 2 ( = dispropha) di 3 ( = tristropha) o in
formazioni pi complesse.
Loriscus un suono aggiunto allultima nota di un neuma e ha un segno
speciale.
L'Oriscus (termine di origine oscura, probabilmente dal latino aboriscor,
perire) un neuma che viene utilizzato nella notazione del canto
gregoriano.

una sorta di apostrofo che viene messo alla fine di taluni elementi
neumatici e non viene fuso con ci che lo precede.
L'oriscus sottolinea il concatenamento con la nota che lo segue,
solitamente pi bassa.
Nella notazione corsiva, l'oriscus isolato ha la forma di una tilde
rovesciata.
Diversamente dalla stropha, l'oriscus lo si pu incontrare su di una sillaba
isolata.

L'oriscus gioca un ruolo assimilabile al quilisma, in quanto nota che indica


un concatenamento.
Nel repertorio gregoriano, l'esempio pi frequente la formula tipo finale
(vedi immagine a fianco), che comprende un oriscus tra due torculus.
Anche il Quilisma indicato nei manoscritti di San Gallo con un segno
che richiama la forma del punto interrogativo, come si scriveva nellVIII
Il Quilisma un neuma speciale . una sorta di nota dentellata al centro di un
movimento ascensionale che non si trova mai sola, ma sempre preceduta o
da una nota o da un gruppo di note.
Il valore del quilisma di un tempo primo, quindi non va mai abbreviata o
accelerata.
L'effetto del quilisma retroattivo: prolunga leggermente la nota o le note che
lo precedono.
Atri neumi speciali:
l trigon

Nella notazione vaticana, il trigon viene rappresentato graficamente


come un punctum seguito da una clivis. Raramente viene prolungato da
una o pi note: diventa quindi un punctum seguito da un climacus.
Le prime due note sono sempre in posizione di ripercussione. Non deve
quindi essere confuso con il pressus, al quale assomiglia molto nella
notazione quadrata: il pressus interviene sempre in un movimento
melodico discendente, mentre il ''trigon o isolato, o preceduto da note
pi basse. Questi due neumi corrispondono a dei grafemi corsivi molto
differenti.

Nella notazione di san Gallo il trigon viene analizzato etimologicamente


come una distropha flexa, cio prolungato verso il basso. Invece nella
grafia di Laon, il trigon assume la forma di una stropha seguita da una
clivis. Le due interpretazioni sono particolarmente simili.
Come la distropha e la tristropha, il trigon praticamente sempre situato
al di sopra del semitono. Inoltre la terza nota discende alla terza inferiore,
contrariamente al pressus che generalmente non discende che alla
seconda.
Il trigon pu essere episemato, ma mai sulle sue prime due note.
L'episema non visibile che nella notazione corsiva e non appare nella
notazione di Solesmes se non raramente, sotto forma di punto mora
finale. Nella maggioranza dei casi per, questi episemi si situano alla fine
di un inciso per poter ristabilire un ritmo corretto.

Il trigon sempre leggero: i soli accenti che possa ricevere sono i due
piccoli attacchi delle due strophae iniziali che devono restare rapide e di
una intensit non accentuata. La sua terza nota una nota di
rilassamento, di intensit pi debole, che pu essere un po' pi
prolungata.

I segni Aggiuntivi:
Si riducono allepisema ( trattino orizzontale o piccolo arco rivolto verso
lalto) che si trova aggiunto alla virga, al pes, alla clivis, ecc...con valore
espressivo. Per rallentare il punctum si trasforma il puntino in un trattino
orizzontale. Una serie di virgae episemate da luogo ad un neuma speciale
affine allo strophicus: la bivirga e la trivirga. Ritmicamente vuole indicare
una particolarit della melodia che i musicisti moderni chiamerebbero
agogica.
L'episema non viene mai utilizzato per ragioni musicali puramente
estetiche, ma per evitare una declamazione furtiva del testo che
rischierebbe di non essere pienamente compreso e meditato senza
questo rallentamento. La sua utilit quindi quella di far attirare
l'attenzione sulla parola cantata.
Pes episemato

nella notazione sangallese.

L'episema ben conosciuto ed utilizzato nella notazione sangallese, mentre


sconosciuto nella notazione di Laon che viene rimpiazzato con la littera a (per
augere aumentare).
In certi codici come l'antifonario di Montpellier, gli episemi della notazione
alfabetica sostituiscono, talvolta, la lettera che esprime il grado inferiore del
semitono.
Le indicazioni ritmiche introdotte da Solesmes nella nuova grafia quadrata
sono:

l'episema orizzontale. Si tratta di un tratto orizzontale al di sopra di


una nota o di un neuma, o talvolta al di sotto. Significa che questo
elemento deve essere allargato, cio interpretato con un leggero accento
di durata.

l'episema verticale.
un tratto verticale sotto una nota, o talvolta
al di sopra. Indica che questa nota un appoggio ritmico.

il punto mora (punctum mora). un punto che segue una nota. Mostra
che questa nota un elemento ritmico autonomo. La sua durata
dunque all'incirca il doppio di quella di una nota normale.

Altro artificio lo stacco espressivo che si osserva in una successione di


numi facenti parte di uno stesso vocalizzo. Questo stacco distanziando
fra loro i neumi allunga la nota immediatamente prima lo stacco stesso.

Le lettere usate con significato ritmico, melodico o espressivo variano da


famiglia a famiglia. A San Gallo si usarono quelle romane . Le pi comuni
sono: celeriter = accelerando, tenete = rallentando.
Melodiche
= surson suono pi alto del precedente,
= iasamsuono pi basso del precedente.
= equaliter suono uguale al
precedente
Espressive F = cum clangore ecc...
Le modifiche dei codici comuni consistono inanzitutto in un
ingrossamento del tratto, accompagnato dalla soppressione o riduzione
delle curve ad indicare un allargamento del movimento e conseguente
prolungamento del suono. Altre volte invece si accorcia o si trasforma in
delicata voluta la parte terminale del neuma per indicare la liquescenza o
la semivocale ( neumi liquiescenti)
Liquescenza - Nella notazione del canto gregoriano, la notazione vaticana
differenzia talvolta dei neumi con una taglia pi minuta: si tratta di neumi
liquescenti.
La liquescenza viene tradotta graficamente nella forma del neuma corsivo
solitamente con un raccorciamento o un arricciamento del tratto.

Il fenomeno della liquescenza compare quando l'articolazione di una sillaba con


la seguente si ottiene con una consonante liquida sull'ultima nota di un gruppo:
le nasali M, N, NG/NC, GN (gentes, omnis, summo, sanguis, sanctus, agnus),
la laterale L e le I e U semiconsonanti (eius, autem, laudat). Queste consonanti
o semiconsonanti sono cantate all'altezza corrispondente, come lo sarebbero
delle vocali, ma l'articolazione resta ostacolata nella pronuncia. Rinchiusa
nell'emissione della bocca, la nota perde la met non della sua durata, ma
della sua forza. La natura di queste articolazioni richiede che la voce passi
dall'una all'altra con fluidit e divenendo per cos dire liquida, da qui il nome di
"liquescenza".
Con l'aggiunta di questo segno, il notatore vuole sottolineare l'importanza di
quel suono, o di quella sillaba se si tratta di un neuma monosonico, e quindi
viene distinta graficamente dalla notazione corsiva che ha un andamento ed un
ritmo che richiede una minore attenzione. Non a caso le parole episemate sono

delle parole "chiave", come Deus, Dominus o Christus, sulle quale viene
richiesta una maggiore riflessione.

Episemi verticali nel Gloria.


L'aggettivo corrispondente episematico.
I neumi di base utilizzati nel canto gregoriano possono essere completati da
piccoli gruppi di prefissi o suffissi, oppure dalla composizione di pi neumi.

Serie di Punctum e Tractulus


Nella notazione corsiva, i gruppi di base possono essere preceduti o seguiti da
una serie di due o tre punctum o tractulus.

Il punctum ha un valore leggero, neutro. Le note corrispondenti si


fondano in un movimento collettivo che pu dunque essere rapido.

Al contrario, il tractulus ha un valore sillabico pieno ( la versione


episemata del punctum), e ogni nota del movimento deve essere cantata
nella sua individualit, quindi pi lentamente.

Le serie sono solitamente omogenee, ma talvolta si incontrano delle


combinazioni miste dove il tractulus segna la fine di un inciso (spesso
episemato in certi manoscritti).
Queste serie di note leggere si trovano di solito dopo il neuma, pi raro
trovare una o pi note di preparazione (sempre ascendenti).

Praepunctis indica l'addizione di puncta prima del neuma. Quindi uno


scandicus **/ si pu analizzare come una virga praepunctis ** + /. Questi
neumi vengono qualificati come praepunctum quando sono preceduti da
una sola nota, praebipunctis o praetripunctis se sono preceduti da due o
tre note.

Subpunctis il caso pi frequente quello dove un neuma seguito da


una o due note di legatura verso il basso. Vengono allora qualificati come
subpunctis, che solitamente corrisponde al caso di subbipunctis, seguito
da due note (Quando ce ne sono tre o pi normalmente lo si precisa). Un
climacus /** lo si pu analizzare come una virga subpunctis.

Compunctis indica l'addizione di puncta nello stesso tempo prima e


dopo il neuma.

Nella musica vocale, viene detto melisma (dal greco: , melos, "aria,
melodia, canto") quel tipo di ornamentazione melodica che consiste nel
caricare su di una sola sillaba testuale un gruppo di note ad altezze diverse. La
vocale della sillaba viene "spalmata" sulle varie note, e quindi cantata
modulando l'intonazione ma, in linea di principio, senza interrompere
l'emissione vocale.
Il melisma viene solitamente impiegato con funzione espressiva, oltre che
virtuosistica.
Viene talvolta chiamato anche jubilus, ma pi propriamente lo jubilus esprime
il sentimento ed il melisma la sua realizzazione melodica.

Neuma melismatico

Litterae significativae
Questi versi medievali danno una lista di neumi, anche se incompleta:
Epiphnus strphicus,
Punctum porrctus orscus,
Vrgula, cephlicus,
Clivis, quilsma, podtus,
Scndicus et slicus,
Climcus, trculus, ancus
Et pressus minor ac major,
Non plribus utor.