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Consigli di messa a dimora e gestione degli ALBERI da FRUTTO

1. Introduzione
Per chi ne ha la possibilità e lo spazio, realizzare un piccolo frutteto familiare è sicuramente un’attività
gratificante ed appassionante ma anche delicata al tempo stesso. La messa a dimora va quindi eseguita
attuando alcune semplici ma fondamentali linee guida che consentiranno di dare una lunga e prospera vita
agli alberi, poiché, la pianta che cresce bene e sana nella fase iniziale, crea tutti i presupposti per resistere
meglio agli agenti atmosferici, alle malattie e per regalarci abbondanti e costanti produzioni.

2. Epoca di piantagione
Il miglior periodo per la messa a dimora degli alberi da frutto è da inizio autunno
fino alla fine dell’inverno, quando le piante sono in riposo vegetativo e prive di
foglie.
Ci sono diversi vantaggi ad effettuare la piantagione in questo lasso di tempo:
• L’attecchimento sarà più sicuro poiché il terreno con cui è stata richiusa la buca si compatterà bene
attorno alle radici grazie alle piogge invernali.
• L’albero inizierà ad emettere la nuova vegetazione non appena la temperatura dell’aria ricomincerà
ad aumentare alla fine dell’inverno e potrà esprimere il massimo potenziale di sviluppo consentito
dalla sua capacità vegetativa.
• Saranno necessari meno interventi di manutenzione, intesi soprattutto come annaffiature, poiché
con le piantagioni autunno-invernali la pianta affronterà la stagione estiva bene impossessata nel
terreno, con le radici già ben sviluppate ed autonome nell’approvvigionamento idrico.
Tutto ciò è essenzialmente valido per le piante fornite a radice nuda mentre per gli alberi coltivati in
vaso, essendo questi ultimi con l’apparato radicale già formato e quindi più autonomi, la messa a
dimora può essere eseguita per tutto l’arco dell’anno, evitando sempre comunque i periodi estivi più
caldi, soprattutto nei terreni aridi e con poca disponibilità di acqua per le irrigazioni estive di soccorso. Ci
sono poi alcune specie notoriamente delicate quali, ad esempio, olivo, kaki, fico e nespolo del Giappone che
potrebbero essere danneggiate dal freddo invernale per cui, nei luoghi più freddi, è quasi tassativa la loro
messa a dimora primaverile, indipendentemente dal fatto che siano in vaso o radice nuda.

3. Scelta del luogo idoneo e del sesto d’impianto


In linea generale, tutte le piante da frutto amano una posizione soleggiata, luminosa,
preferibilmente esposta a mezzogiorno e al riparo dalle correnti fredde settentrionali.
Ci sono poi alcune specie come ad esempio il ciliegio, susino, melo, pero, pesco,
sorbo, cotogno e nespolo europeo che non temono assolutamente il freddo e che si
possono quindi collocare anche in posizioni meno favorevoli. Altre specie invece, quali albicocco, mandorlo e
nespolo del Giappone, temono i ritorni di freddo tardivi che possono provocare danni ai fiori ed anche ai
nuovi germogli se il freddo è molto intenso.

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Il tipo di terreno è un fattore determinante che può decretare il successo o l’insuccesso della
piantagione. Generalmente sono da preferire quei suoli di medio impasto, ricchi di sostanza organica e ben
drenati. Sono sicuramente da evitare quelli molto argillosi, compatti ed asfittici.
Nella scelta del sesto di impianto, cioè lo schema di piantagione, un altro fattore fondamentale da tenere in
considerazione è lo spazio aereo e radicale che andrà ad occupare l’albero una volta adulto. Gli schemi di
piantagione possono essere schematicamente riassunti nei seguenti quattro:
• a file.
• a file sfalsate.
• a quadrato (posizionando le piante ai quattro angoli).
• a quinconce (posizionando le piante a quadrato ed una al centro).
Qualunque sia il sesto scelto, in linea del tutto generale, si consiglia di prevedere distanze relative
tra le piante di circa 4/6 metri, variabili in funzione della vigoria della pianta, esposizione e pendenza
del terreno.
Attenzione a rispettare distanze di almeno 2/3 metri da recinzioni, muretti e pavimentazioni e di almeno 6/7
metri da altri alberi esistenti ed edifici.
Infine, riguardo alle distanze dai confini, attenersi sempre alle distanze minime previste dalla legge o dai
regolamenti locali.

4. Modalità di messa a dimora


Definito il tipo di terreno, si deve procedere con la preparazione delle buche delle
seguenti dimensioni (indicative): larghezza 80/100 cm. e profondità 60/80 cm.
Questa operazione deve essere eseguita diverso tempo prima della piantagione,
preferibilmente durante l’estate in modo da arieggiare il suolo e lasciarlo
successivamente esposto agli agenti atmosferici invernali che lo renderanno friabile e
poroso.
Se nel terreno fossero stati presenti in precedenza altri alberi da frutto, si consiglia di spolverare tutte le
pareti della buca con calce viva per distruggere eventuali funghi derivanti dai vecchi apparati radicali.
Qualora il terreno si presenti argilloso e compatto, sarà indispensabile collocare sul fondo della buca uno
strato di circa 10/15 cm di sassi o ciottoli al fine di favorire il drenaggio delle acque. E’ inoltre consigliabile
apportare, sempre sul fondo della buca, anche uno strato di letame maturo (qualora disponibile) oppure del
compost maturo andrà bene lo stesso.
La pianta deve essere posizionata con il suo pane di terra nel terreno ad un’altezza tale che il colletto (zona
di passaggio fra il fusto e l’apparato radicale) sia di qualche centimetro al di sopra del piano di campagna;
ciò è molto importante in quanto una profondità eccessiva potrebbe provocare asfissia alle radici mentre un
interramento troppo superficiale lascerebbe le radici esposte all’aria.

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La buca può essere quindi richiusa con il terreno di scavo, qualora sia friabile e bene sminuzzato, in modo
da accostarsi perfettamente all’apparato radicale, evitando quindi la pericolosa formazione di sacche d’aria o
acqua.
Questo è un passaggio determinante ed importantissimo per la riuscita della piantagione; qualora il
terreno presente in loco non sia idoneo (grosse zolle non frantumabili, molta ghiaia, etc...), è opportuno
apportarne di migliore oppure miscelarlo (prima di usarlo per chiudere la buca) con terriccio universale o
sabbia.
Di fianco all’albero, nel lato opposto alla direzione del vento dominante, andrà posizionato un paletto tutore
in legno scortecciato di pino o canna di bamboo’ che avrà il compito di sorreggere il fusto in presenza di
vento, evitando quindi che venga sradicato e che cresca storto. Solitamente l’altezza del tutore deve essere
pari al punto in cui inizierà ad aprirsi la chioma della pianta. Nella scelta dei materiali di legatura è importante
optare per legacci in pvc morbido o in juta, resistenti ma svenevoli al tempo stesso in modo da evitare
strozzature al fusto durante l’accrescimento. In alternativa, in commercio si trovano dei fermagli elastici dotati
anche di distanziatore, utilissimo per evitare che la corteccia e il tutore sfreghino tra di loro danneggiando la
corteccia della pianta. Si consiglia inoltre di controllare periodicamente la legatura per verificarne la tenuta ed
evitare strozzature.
Qualora non si sia apportato letame in fondo alla buca, sarà necessaria una leggera concimazione
superficiale con circa 1-2 kg. di concime contenente azoto organico a lenta cessione (tipo “stallatico”) in
modo che il nutrimento sia via via disponibile all’albero per tutta la stagione vegetativa.
Ultima operazione è eseguire un’abbondante annaffiatura con circa 50/80 litri d’acqua avente lo scopo di
fare accostare bene il terreno alle radici.

5. Cure colturali
Dopo la messa a dimora della pianta, il lavoro non è finito, ma anzi incomincia. Per
avere delle piante da frutto sane, rigogliose e capaci di regalarci tanta frutta, si rendono
infatti necessarie tutta una serie di operazioni colturali che si devono ripetere
ciclicamente e regolarmente ogni anno.

6. Potature
Una volta completata la messa a dimora dell’albero, si passa ad eseguire la potatura
“di formazione” (detta anche “di allevamento”) che verrà poi proseguita solamente per
i primi 3/4 anni. Essa si prefigge diversi ed importanti obiettivi:
• Formare lo scheletro della pianta da frutto della dimensione desiderata che
supporti la produzione ma assecondando comunque il suo naturale portamento.
• Veloce raggiungimento della fase di maturità, cioè della piena fruttificazione.
• Permettere l’esecuzione da terra delle operazioni di potatura e raccolta.

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• Agevolare la meccanizzazione delle cure colturali.


Si possono generalmente distinguere due tipologie di allevamento: forme “in volume” e forme “appiattite”.
Classica forma in volume è il vaso, la più usata e conosciuta per i piccoli frutteti a carattere familiare, che
presenta tre o quattro branche principali inserite ad una certa altezza del tronco in una unica impalcatura.
L’obiettivo generale è cercare di mantenere vuota la parte centrale della pianta togliendo i cosiddetti
“succhioni” (rami verticali non produttivi), cercando di dare una forma sempre più verso l’esterno ai rimanenti
ed avendo cura di lasciare i rametti piccoli che hanno gemme a fiore, gonfie e arrotondante. È sempre buona
norma eliminare anche i rami che si intersecano tra loro e quelli che ombreggiano il tronco. Eliminare, infine,
i rami spezzati a causa di traumi o gelate e i rami rovinati dalle malattie. Se il ramo tagliato o asportato è di
grandi dimensioni, è opportuno proteggere la superficie del taglio con una pasta cicatrizzante.
La palmetta è invece un esempio di forma appiattita dove tutte le branche principali sono orientate su di un
unico verticale in modo da limitare lo sviluppo laterale della chioma.
La tecnica della potatura è tuttavia molto vasta e complessa e quindi impossibile da schematizzare in poche
righe. L’obiettivo di questi appunti è solamente quello di dare uno stimolo ad approfondire l’argomento su
qualche guida illustrata o testo specializzato.

7. Trattamenti fitosanitari
Alla caduta delle foglie è importante eseguire una corretta difesa fitosanitaria
intervenendo con prodotti rameici (poltiglia bordolese), utili per cicatrizzare ferite,
cancri rameali e gommosi e prevenire eventuali infezioni fungine primaverili.
Un secondo intervento, della stessa tipologia, si renderà necessario durante l’inverno
dopo avere eseguito la potatura od in presenza di piante con rami danneggiati dalla neve o dopo periodi
particolarmente piovosi.
Prima della fioritura, nella fase di bottoni rosa (gemme a fiore ingrossate), si consiglia un altro intervento con
poltiglia bordolese, associata ad un insetticida in modo da prevenire numerose malattie, sia di natura
fungina che dovute ad insetti.
Si consiglia di operare sempre in giornate di sole, in assenza di vento e con scarsa probabilità di pioggia;
qualora dovesse poi piovere dopo sole poche ore dall’intervento, è necessario ripetere il trattamento.
Mentre gli interventi “al bruno”, compiuti cioè durante il riposo vegetativo dell’albero, si possono ritenere
validi un po’ per tutte le specie, pomacee e drupacee, sui trattamenti tardo-primaverili ed estivi, è impossibile
fornire delle linee guida generali in quanto ogni specie ha i suoi patogeni specifici ed epoche e modalità di
intervento differenti.
Sul nostro sito, nella sezione “I nostri consigli”, è possibile consultare e scaricare delle guide illustrate sulla
gestione fitosanitaria delle diverse specie da frutto.
Si raccomanda, in ogni caso, di evitare il fai-da-te e, in caso di dubbio, rivolgersi ad un consulente tecnico di
zona.

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8. Concimazioni
Per il frutteto a carattere familiare è sempre conveniente apportare letame ben
maturo, concime organico azotato che migliora la struttura del terreno e consente di
nutrire le piante in modo naturale e per tutta la stagione vegetativa; in assenza di
letame, si può utilizzare come concime organico il pellettato bovino (stallatico).
L’epoca ideale di concimazione è durante tutto l’inverno e comunque prima della
ripresa vegetativa poiché l’azoto organico ivi contenuto, ha bisogno di diverso tempo e trasformazioni prima
di essere disponibile ad essere assorbito dalla pianta.
In presenza di piante di scarsa vigoria, terreni poveri, primavere molto piovose, si consiglia una seconda
concimazione, ad aprile-maggio, con concime misto organico-minerale, a più pronto effetto, col il quale si
apporta oltre all’azoto anche fosforo, potassio ed altri microelementi.
Il concime va distribuito superficialmente attorno al tronco su una superficie corrispondente alla proiezione
della chioma sul terreno, avendo cura di spargerlo in modo uniforme avendo cura di spargerlo in modo
uniforme e di interrarlo leggermente nel terreno con una leggera zappettatura. Le dosi variano caso per caso
in funzione dell’età e mole della pianta e del titolo del concime per cui non possono essere schematizzate e
si consiglia di attenersi alle indicazione proposte nella confezione.
Qualora il terreno si presenti compatto, prima di distribuire il concime, si consiglia di eseguire una leggera
sarchiatura, utile anche alla rimozione delle malerbe e successivamente procedere ad una leggera
innaffiatura, tutto ciò al fine di favorire l’accorpamento del concime nel terreno.

9. Irrigazioni
Durante il periodo estivo spesso ci si gioca la sorte della pianta. E’ difatti
fondamentale, soprattutto durante i primi anni di sviluppo dell’albero da frutto, essere
metodici nel monitorare costantemente sul campo lo stato idrico dell’albero ed
intervenire con adeguati interventi di irrigazione di soccorso.
In linea del tutto generale, in assenza di piogge di una certa consistenza, si
consiglia di intervenire ogni 10/15 giorni circa con almeno 50/100 litri per ogni pianta. Questa,
ribadiamo, è solo un’indicazione molto di massima in quanto nel fabbisogno idrico di un albero concorrono
tanti fattori, per esempio, tanto per citarne alcuni: tipo di pianta, tipo di terreno, temperatura, stadio
vegetativo, etc... Solo lo spirito di osservazione, l’esperienza acquisita sul campo e un pò di buon senso,
saranno in grado di indirizzarci verso una corretta gestione.
In associazione all’irrigazione sono importantissime anche adeguate sarchiature (zappature) con le
quali si ottengono tre importanti obiettivi:
• Tenere pulito dalle malerbe il terreno ed evitare quindi la loro competizione.

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• Interrompere il flusso di risalita dell’acqua per capillarità con conseguente evaporazione, riducendo
quindi il fabbisogno idrico.
• Facilitare l’assorbimento dell’acqua di irrigazione e ridurne gli sprechi per scorrimento, problema in
particolare sentito nei terreni acclivi e argillosi che tendono a formare una crosta impermeabile. A tal
proposito si consiglia di formare sempre attorno alla pianta, con il terreno circostante, la cosiddetta
“tazza”, cioè una sorta di bacino capace di contenere una buona quantità di acqua.
Se si possiede un piccolo frutteto organizzato in filari e si opta per la sarchiatura a pieno campo, è
importante ricordare che le lavorazioni del terreno devono essere superficiali (10/15 cm) per evitare
danneggiamenti agli apparati radicali. Qualora si decidesse invece per la tecnica dell’inerbimento, si
consiglia di seminare tra le file delle foraggere leguminose (come ad esempio il trifoglio) o appositi miscugli,
che non sottraggono elementi nutritivi alla pianta ma anzi, favoriscono la fissazione di azoto atmosferico nel
terreno, migliorandolo nettamente e contrastando l’insediamento delle erbe infestanti. Anche scegliendo
questa tecnica sarà comunque necessario mantenere, almeno per i primi 3/4 anni, attorno all’albero un’area
di terreno zappettata e libera da malerbe. In alternativa si può ricorrere alla posa, attorno al tronco
dell’albero, di dischi di pacciamatura biodegradabili in juta e fibra di cocco che, oltre a contenere
l’infestazione delle malerbe, trattengono l’umidità e assicurano un’efficace barriera all’evaporazione
dell’acqua.

10. Raccolta della frutta e conservazione


Un accorgimento molto importante, spesso tralasciato o semplicemente
sconosciuto, è il diradamento dei frutticini in maturazione. Se l’albero è molto
carico di frutti, si corre il rischio di ottenere una ridotta pezzatura, una scarsa
colorazione dell’epidermide e uno scadente sapore dei frutti. Dopo la cascola
fisiologica, si esegue quindi il diradamento manuale cercando di lasciare sui
rametti i frutti distanziati di circa 10/15 cm; in questo modo si ottengono frutti di
pezzatura maggiore e dal gusto più saporito.
Il periodo ottimale per la raccolta della frutta dipende dalla varietà e dalla destinazione d’uso del prodotto. La
frutta che matura in piena estate deve essere raccolta pochi giorni prima della maturazione mentre,
all’opposto, le varietà invernali devono essere raccolte il più tardivamente possibile per avere dei frutti più
maturi e di maggiore pezzatura.
E’ buona norma raccogliere durante delle belle giornate, senza vento o pioggia. I frutti devono essere
staccati asciutti con il loro picciolo e riposti in cesti o panieri imbottiti, avendo cura di non ammaccarli.
Durante le operazioni di raccolta è inoltre molto importante non danneggiare i rametti che portano i
frutti. Ci sono infatti delle specie quali, ad esempio, il ciliegio, il melo ed il pero che fruttificano anche su dei
delicati rametti di diversi anni (mazzetti di maggio e lamburde); romperli vorrebbe dire perdere parte della
produzione per alcuni anni.

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La frutta si conserva bene in ambienti freschi, arieggiati e senza troppa umidità, facendo attenzione, durante
i mesi invernali, ad eseguire controlli e cernite volte a togliere i frutti eventualmente marci.

11. Problematiche
Tra i numerosi problemi che affliggono le piante da frutta, uno dei più lamentati è la
mancanza di fruttificazione. Se l’albero non fruttifica, ci possono essere tanti motivi
ma i più comuni sono:
• L’albero è ancora in fase di giovanilità e non è entrato in produzione.
• L’albero è vecchio, è in fase di senescenza e sta terminando il suo ciclo vitale.
• In alcune specie (per esempio ciliegio e susino) ci sono delle varietà “autosterili” per cui in assenza
di idonea cultivar impollinatrice, la fruttificazione sarà molto ridotta o nulla.
• Spesso le gelate tardive possono danneggiare i fiori, i frutticini e tenere lontani gli insetti pronubi.
• La pianta presenta sviluppo stentato ed ingiallimenti, segno evidente di poche o errate concimazioni,
soprattutto nei terreni poveri.
• Con interventi di potatura sbagliati si eliminano i rami a frutto oppure, se troppo drastiche, si ottiene
un forte sviluppo vegetativo a discapito della fruttificazione.
• Un eccesso di concimazione azotata, spesso associata a potature eccessive, provoca una forte
vigoria, emissione di succhioni e di polloni, il tutto a discapito della differenziazione di gemme a fiore.

Un altro problema, spesso ricorrente, è il mancato attecchimento o scarso sviluppo delle piante, dovuto
a diversi errori tra i quali i più comuni sono:
• Realizzazione di buche troppo strette e/o poco profonde, soprattutto in presenza di terreni argillosi,
compatti e non drenanti.
• Messa a dimora a eccessiva profondità.
• Distribuzione di concimi chimici a diretto contatto con le radici, provocando ustioni a queste ultime.
• Scarse o assenti cure colturali, soprattutto nei primi anni di vita (trattamenti fitosanitari, irrigazioni,
potature e concimazioni).

Nota: Questa guida è stata creata in proprio unendo nozioni scientifiche alla nostra esperienza pluriennale
"in campo" e non vuole certamente avere la pretesa di essere un testo esaustivo della materia (peraltro di
enorme vastità) ma solo un piccolo aiuto all’hobbista che si avvicina per la prima volta a questo settore.
Siamo disponibili a raccogliere critiche ed eventuali suggerimenti per futuri apliamenti della guida.

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