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Documento contenuto nel prodotto UNI 626 20 .

E' vietato l'uso in rete del singolo documento e la sua riproduzione. E' autorizzata la stampa per uso interno.

Illuminotecnica, impianto, apparecchio, luminanza, inquinamento lumi-


noso, prescrizione

17.180.20; 91.160.20; 93.080.40

La norma prescrive i requisiti degli impianti di illuminazione esterna, per la


limitazione della dispersione verso l’alto di flusso luminoso proveniente da
sorgenti di luce artificiale.
Essa non considera la limitazione della luminanza notturna del cielo
dovuta alla riflessione delle superfici illuminate o a particolari condizioni
locali, quali l’inquinamento atmosferico.
La norma si applica esclusivamente agli impianti di illuminazione esterna,
di nuova realizzazione.

Commissione "Luce e illuminazione"

Presidente dell’UNI, delibera del 15 marzo 1999


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La presente norma è stata elaborata dalla Commissione "Luce e


illuminazione" dell’UNI, nell’ambito del Gruppo di lavoro "Inquina-
mento luminoso", ed è stata approvata per la sua presentazione alla
Commissione Centrale Tecnica dell’UNI il 18 novembre 1998.
È stata quindi esaminata ed approvata, per delega, dal Presidente
della Commissione Centrale Tecnica, per la pubblicazione come
norma raccomandata, il 2 marzo 1999.
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La presente norma tratta le problematiche inerenti la limitazione della dispersione verso il


cielo della luce artificiale, argomento oggetto di recenti attività legislative a livello sia na-
zionale che regionale, di cui si è tenuto conto nella stesura della norma stessa.
La norma intende costituire uno strumento tecnico di riferimento sia per i provvedimenti derivanti
dalle suddette attività legislative sia per eventuali specifici Piani Regolatori dell’Illuminazione
Comunale (PRIC) o altri tipi di Regolamenti Comunali in materia, affinché tutti gli operatori
di settore possano agire secondo procedure unificate in situazioni generali comuni e con-
divisibili.

La presente norma prescrive i requisiti degli impianti di illuminazione esterna, per la limi-
tazione della dispersione verso l’alto di flusso luminoso proveniente da sorgenti di luce ar
tificiale anche al fine di non ostacolare l’osservazione astronomica.
Essa non considera la limitazione della luminanza notturna del cielo dovuta alla riflessione
delle superfici illuminate o a particolari condizioni locali, quali l’inquinamento atmosferico.
La presente norma si applica esclusivamente agli impianti di illuminazione esterna, di
nuova realizzazione, di cui in 4.1.
Essa non si applica agli impianti di gallerie e di sottopassi, alla segnaletica luminosa di si-
curezza ed alle insegne pubblicitarie dotate di illuminazione propria. Non si applica inoltre
ad ambiti naturalistici e paesaggistici soggetti a particolari prescrizioni locali e/o a specifi-
che norme tecniche di futura definizione.

UNI 10439 Illuminotecnica - Requisiti illuminotecnici delle strade


con traffico motorizzato
UNI 10671 Apparecchi di illuminazione - Misurazione dei dati foto-
metrici e presentazione dei risultati - Criteri generali
Pubblicazione CIE 17.4:1987 International vocabulary for lighting [Vocabolario inter-
nazionale di illuminazione]
Pubblicazione CIE 92:1992 Guide to the lighting of urban areas [Guida per l’illumi-
nazione delle aree urbane]
Pubblicazione CIE TC 4.21:1997 Guidelines for minimizing sky glow [Linee guida per la
limitazione della luminosità del cielo]
Pubblicazione CIE TC 5.12:1995 Guide on the limitation of the effects of obtrusive light
from outdoor lighting installations [Guida per la limita-
zione degli effetti della luce dispersa dagli impianti di il-
luminazione esterna]

Per le definizioni delle grandezze fotometriche utilizzate nella presente norma si rimanda
alla CIE 17.4, alle norme UNI specifiche di settore ed a quanto riportato di seguito.

: Luminanza notturna risultante dalla riflessione della radia-


zione di luce artificiale, emessa direttamente verso l’alto o riflessa dalle superfici illuminate
ad opera dei componenti dell’atmosfera (gas, aerosol, polveri). Si esprime in candele al
metro quadrato.

: Flusso luminoso non utilizzato per perseguire le finalità di un


impianto di illuminazione. Si esprime in lumen.
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: Superficie territoriale su cui si intende limitare la dispersione di flusso luminoso


nell’emisfero superiore.

: Semispazio superiore/inferiore al piano orizzontale pas-


sante per il centro fotometrico di un apparecchio di illuminazione (vedere UNI 10671).

: Flusso luminoso emesso nell’emisfero su-


periore da un apparecchio di illuminazione nelle condizioni nominali di installazione e .
Si esprime in lumen (vedere figura 1).

* Traccia del piano orizzontale. Come rappresentato in figura l'angolo è positivo, l'angolo è negativo.

Gli angoli di inclinazione e di rotazione (in gradi) in fase applicativa, sono indicati nume-
ricamente a pedice del simbolo (per esempio 5, -10). L’angolo di inclinazione (in sito) ri-
sulta dalla somma algebrica dell’angolo d’inclinazione fissato per il rilievo delle curve fotome-
triche e dell’angolo d’inclinazione dato all’apparecchio di illuminazione in fase di progetto.

: Rapporto tra la somma dei flussi luminosi


superiori di progetto , estesa a apparecchi di illuminazione e la somma dei flussi lu-
minosi totali t emessi dagli stessi apparecchi, espresso in per cento:

n = 100 ------------------
t

Nel computo del n, deve riferirsi agli apparecchi di illuminazione dei nuovi impianti di il-
luminazione del territorio comunale.

: Intervallo di tempo notturno definito da un’ora di inizio ed un’ora di


fine durante il quale, su decisione dell’Autorità Competente, un impianto viene spento o
parzializzato. Si esprime in ore.

Tipo A: Impianti dove la sicurezza è a carattere prioritario, per esempio illuminazione


pubblica di strade, aree a verde pubblico, aree a rischio, grandi aree.
Tipo B: Impianti sportivi, impianti di centri commerciali e ricreativi, impianti di giardini e
parchi privati.
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Tipo C: Impianti di interesse ambientale e monumentale.


Tipo D: Impianti pubblicitari realizzati con apparecchi di illuminazione.
Tipo E: Impianti a carattere temporaneo ed ornamentale, quali per esempio le lumina-
rie natalizie.
Per il loro carattere di sicurezza gli impianti di tipo A possono essere soggetti ad orario re-
golamentato laddove le normative specifiche lo consentano; per tutti gli altri tipi di impianto
in fase progettuale, possono essere previste le necessarie apparecchiature per un’eventua-
le implementazione dell’orario regolamentato.
Per carattere temporaneo degli impianti di tipo E si intende che gli stessi siano attivati per
non più di 45 d all’anno.
L’Autorità Competente autorizza l’installazione dei dispositivi che emettono fasci luminosi
fissi o roteanti diretti verso l’emisfero superiore con la sola funzione di segnalazione.

Zona 1 Zona altamente protetta ad illuminazione limitata (per esempio: osservatori


astronomici o astrofisici di rilevanza internazionale). Raggio (3.3) dal centro di
osservazione, = 5 km.
Zona 2 Zona protetta intorno alla Zona 1 o intorno ad osservatori a carattere nazionale
e/o di importanza divulgativa. Raggio (3.3) dal centro di osservazione = 5 km,
10 km, 15 km o 25 km, in funzione dell’importanza del centro.
Zona 3 Territorio nazionale non classificato nelle Zone 1 e 2.

Sulla base della distanza dai centri di osservazione ufficialmente riconosciuti, il territorio
comunale è classificato idealmente in una delle zone di cui in 4.2; qualora lo stesso terri-
torio fosse suddiviso in più parti dai cerchi d’influenza, a ciascuna parte deve essere as-
segnata la rispettiva zona di appartenenza o, in via semplificativa, la zona maggiormente
protetta è estesa a tutto il territorio comunale.

Le tipologie degli apparecchi destinate a ciascun impianto sono definite dal Piano Rego-
latore dell’Illuminazione Comunale (PRIC) il quale fissa per ognuno di essi il massimo va-
lore di n in modo che complessivamente sull’intero territorio comunale non siano supe-
rati i valori prescritti dal prospetto 1 o da regolamenti comunali qualora esistenti.
Per quanto attiene alla limitazione del flusso luminoso da luce artificiale, disperso verso
l’alto, i valori di n così definiti per ciascun impianto costituiscono i dati di progetto dei nuovi
impianti di illuminazione pubblica e privata, indipendentemente dall’applicazione dell’ora-
rio regolamentato.
In mancanza del PRIC i limiti di n sono definiti come indicato nel prospetto C.1 con l’ipo-
tesi dell’appendice C.

Il calcolo del rapporto medio di emissione superiore di n nelle condizioni di installazione


di tutti gli apparecchi di illuminazione interessati deve essere effettuato tenendo conto de-
gli angoli di cui nell’appendice A.
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L’appendice B riporta i valori degli angoli solidi parziali per il calcolo del flusso luminoso
superiore qualora si disponga per tutti gli apparecchi di illuminazione, nelle condizioni di
installazione, dei prospetti di intensità luminosa (rilevati o calcolati per rotazione del solido
fotometrico) per i valori d’angolo di 5 in 5 .
Nella determinazione del flusso luminoso superiore, a causa della complessità del calco-
lo, generalmente non si tiene conto di schermature dovute all’ambiente circostante. Tut-
tavia, qualora sussistano schermature naturali o artificiali in grado di limitare efficacemen-
te il flusso luminoso superiore, nel computo di relativo a ciascun apparecchio di illu-
minazione, è consentito dedurre le parti di flusso intercettate dalle suddette schermature,
purché la loro sottrazione sia giustificata da un preciso calcolo analitico.

Pur riconoscendo che la grandezza più adatta per caratterizzare la dispersione di luce
verso l’alto è il flusso luminoso emesso nell’emisfero superiore, in presenza di particolari
difficoltà nel calcolo di , come nei casi di illuminazione dal basso verso l’alto di monu-
menti o di edifici a contorno complesso e per impianti di potenza nominale fino a 5 kW, in
alternativa al metodo di cui in 5.1 è accettata la conformità dell’impianto alla presente nor-
ma, qualora i valori d’intensità luminosa oltre il contorno dell’opera, intesa come la più
semplice figura geometrica riconducibile all’oggetto illuminato, non superino quelli indicati
nel prospetto 2. Tali impianti non vengono quindi considerati nel calcolo di n.

Gli impianti di illuminazione con livelli di luminanza media mantenuta maggiori dei valori
prescritti dalla UNI 10439, devono essere ridotti ai valori minimi riportati dalla stessa nor-
ma, durante l’orario regolamentato.

La verifica del rispetto delle prescrizioni della presente norma, viene effettuata sulla base
di un progetto illuminotecnico esecutivo, che deve contenere:
- la classificazione dell’area su cui è previsto l’impianto di illuminazione;

- il valore di n previsto per quell’impianto di illuminazione;


- la geometria dell’impianto di illuminazione e le tolleranze di montaggio degli apparec-
chi di illuminazione.
Le verifiche sono effettuate sulla base della conformità dell’impianto di illuminazione al
progetto illuminotecnico. Il controllo è esteso inoltre alla geometria dell’installazione ed al-
le relative tolleranze di montaggio previste nel progetto.
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Si definiscono i tre angoli di orientamento di un apparecchio di illuminazione, consideran-


do un sistema cartesiano di riferimento nello spazio, destrorso individuato dagli assi:
x parallelo all’asse della strada;
y trasversale alla strada;
z perpendicolare al piano della strada e diretto verso l’alto.
Si considerano i seguenti angoli (vedere figura A.1)
di orientamento positivo da x verso y
di inclinazione positivo da y verso z
di rotazione positivo da z verso x.
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Sulla base degli intervalli angolari di 2,5 per e di 5 per C (sistema di coordinate C- ), si
adotta il seguente prospetto B.1 ricavato con la formula di calcolo degli angoli solidi (in
steradianti):
5
= ---------- cos 1 – cos 2
180
con:
1 < 2e è variabile tra 90 e 180 con intervalli di 5 in 5 ;
C1 < C 2 ed intervalli di C costanti pari a 5 .

Il calcolo del flusso luminoso superiore è dato da:


= C

essendo la sommatoria estesa a tutti i valori di intensità luminosa con apparecchi di illu-
minazione nelle condizioni nominali di installazione e . L’angolo C varia tra 0 e 355 ,
con intervalli di 5 mentre varia tra 92,5 e 177,5 , con intervalli di 5 (92,5 ; 97,5 ; ......
177,5 ).
Qualora l’intensità luminosa, C, , si riferisca ad un flusso di lampada di 1 000 lm (questi
valori sono generalmente previsti dalle rilevazioni fotometriche di laboratorio), il valore di
calcolato con la suddetta formula deve essere moltiplicato per il rapporto:
flusso effettivo sorgente(i)
--------------------------------------------------------------------
1 000
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Si ipotizza che il territorio comunale sia servito da impianti di illuminazione di tipo stradale
e da impianti di tipo non stradale, secondo le seguenti percentuali:
tipo A stradale 65% degli impianti di illuminazione comunali;
tipo A non stradale, tipo B, C, D 35% degli impianti di illuminazione comunali.
In base a questo modello, i valori massimi di n, riferiti all’intero territorio comunale di cui
nel prospetto C.1 possono essere rispettati se, per ciascun impianto di illuminazione i va-
lori di n, riportati nel prospetto C.1 non vengono superati.
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