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Galoppo Morto

Galoppo Morto non solo una delle maggiori poesie scritte da Neruda, ma anche il testo
iniziale delle Residenze sulla Terra, il che lo rende il poema cardine della composizione. Non si
conosce con precisione la data in cui Neruda lo compose, si pu comunque affermare che Galoppo
Morto fu la terza poesia composta dal poeta tra il 1925 e il 1926, all'et di 21/22 anni.
Il galoppo senza movimento
Il galoppo morto, in senso stretto, non esiste, un grido disperato, per sena possibilit di
comprensione alcuna del mondo sensibile. Essenzialmente, il galoppo il movimento pi brioso di
un cavallo; esso presuppone un movimento coordinato e ritmico, la maggiore manifestazione di
perfezione dell'animale. Il fatto che tale perfezione si incontri con uno stato di morte,
rappresenta un primo grande segnale all'interno del testo, ricco di simboli che possono o meno
essere rivelati e scoperti. D'altra parte, senza dubbio, il galoppo ci invita all'interno di un'armonia di
versi che suggerisce la perfezione, ma che non riesce a mantenere la sua consistenza perch si avvia
irrimediabilmente verso la morte.
L'estetica del Galoppo
La poesia inizia con una struttura di versi liberi, e questa mancanza di una metrica rigorosa tipica
del primo periodo avanguardista dell'autore; tuttavia il ritmo interno dei primi versi basta a se
stesso:
Come ceneri, come mari che si van popolando,
nella sommersa lentezza, nell'informe,
o come s'odono dall'alto delle strade
passare incrociandosi i suoni di campana,
con quel timbro ormai staccato dal metallo,
confuso, pesante, che si fa polvere
nel medesimo mulino delle forme troppo lungi,
o ricordate o non viste,
e il profumo delle susine che rotolando al suolo
imputridiscono nel tempo, infinitamente verdi.
L'incipit caratterizzata da un movimento orizzontale, che si piega, che retrocede e che lascia tracce
e simboli impercettibili all'interno della linea poetica. In un certo senso, in questi primi quattro
versi, ci che si incontra una vera avventura esistenziale, di cui tuttavia il titolo non dice nulla.
Tuttavia analizzando le immagini, ci si rende conto che esse sono unite da un ritmo quasi musicale,
che tenta di emulare il galoppo, rendendo l'ingresso alle Residenze attraverso uno scenario
straordinario. La similitudine tra la cenere e i mari che si van popolando indica necessariamente
un'assenza che va aumentando con echi e formule percebili dai nostri sensi.
L'assenza di meta che pare caratterizzare questa poesia, va collegato con il movimento delle cose e
la loro eterna o programmata distruzione di cui Neruda evidentemente si serve per esporre la
propria idea di non forma e lo svuotamento del linguaggio poetico con cui l'avanguardia si
incarica di cancellare il modernismo, inteso universale e dotato di decisioni possibili. Neruda opta
per una sintassi disorganizzata, ma al contempo rumorosa, imprevedibile, ma caricata di un galoppo
che non altro che la propria esistenza. La poesia completata da un trotto sospeso che non pi
solo in senso orizzontale, ma che diventa paradossalmente circolare. Neruda infatti ci riporta nel
medesimo mulino, che rappresenterebbe il passaggio inesorabile del tempo. Questo galoppo che
divenuto circolare, non smette di cadere nel buio del profumo delle susine che rotolando al suolo
imputridiscono nel tempo, infinitamente verdi. La prima strofa, nonostante la punteggiatura

corretta, sconcerta per le immagini e la sempantica; potente nel senso di cercare di intrudurci un
un movimento che poco a poco si va addentrando in un movimento circolare essenziale per la frase
stessa; si potrebbe descrivere l'intera poesia come un cerchio.