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Il Paleolitico

2 milioni e mezzo di anni fa furono costruiti i primi utensili riconoscibili, trovati in Etiopia; certamente l'uomo
usava armi e attrezzi gi da tempo, ma essendo realizzati in materiale organico non si sono conservati, mentre
quelli in pietra sono rimasti pressoch immutati. Per milioni di anni venne usata la stessa tecnica di
lavorazione: con una pietra-martello venivano staccate schegge in modo da creare rudimentali attrezzi
appuntiti o affilati usati per tagliare o raschiare, detti "olduvaiani" dal nome del sito in Tanzania dove sono stati
trovati in grande quantit, la gola di Olduvai. Se il bordo di selce o di quarzo, estremamente tagliente, si
spuntava o si rompeva con l'uso, poteva essere nuovamente scheggiato o facilmente sostituito, data
l'abbondanza del materiale.
Lo sviluppo successivo condusse all'impiego di utensili pi elaborati: dai blocchi di pietra venivano staccate
schegge su entrambi i lati, fino a ottenere la forma desiderata; un esempio di questo tipo di lavorazione
l'ascia simmetrica a foggia di pera ritrovata in molti luoghi dell'Europa, probabilmente un arnese multiuso.
Risale all'epoca dell'Homo erectus, diretto antenato dell'Homo sapiens, vissuto da 1.800.000 fino a qualche
centinaio di migliaia di anni fa (vedi Evoluzione umana), i cui resti sono stati trovati dall'Africa meridionale fino
al Sud-Est asiatico.
Il paleolitico medio cominci in tempi e luoghi diversi. In Europa, dove questo periodo detto anche
Musteriano (dal rifugio rupestre di Le Moustier, nella Francia sudoccidentale), compreso tra 150.000 e
35.000 anni fa e coincide approssimativamente con la presenza dell'uomo di Neanderthal; oltre ai nuovi
utensili scheggiati (punte, raschiatoi ecc.) si trovano ancora piccole asce. In Africa invece il periodo
compreso tra 150.000 e 30.000 anni fa; non compaiono asce, ma si sono rinvenuti piccoli attrezzi (microliti).
Durante il Paleolitico superiore l'attivit produttiva si fece pi varia e sofisticata: dalla pietra, dall'osso, dal
corno e dall'avorio si ricavarono propulsori (arnesi per scagliare armi da lancio), arpioni uncinati e aghi. Gli
attrezzi in pietra assunsero forme diverse punteruoli, bulini, raschietti e vennero ricavati da scaglie lunghe
e sottili staccate con martello e punzone. Alcune fasi sono associate a superbi esempi di manifattura in pietra,
come ad esempio le sottili punte a forma di foglia lavorate sulle due facce, prodotte durante il Solutreano
nell'Europa sudoccidentale.
Il Paleolitico termin circa 10.500 anni fa con la ritirata dei ghiacci nell'emisfero settentrionale. In Africa
conosciuto come tarda et della Pietra, ma dura fino all'et del Ferro (alcuni secoli a.C. o d.C. secondo le
regioni) o anche dopo, comprendendo cos quello che in altre parti del Vecchio Continente detto Neolitico.
Nel Nuovo Continente la prima fase della presenza umana (tra 15.000 e forse persino 50.000 anni fa fino
al 5000 a.C.) definita Paleoindiano ed caratterizzata dalla produzione di punte in pietra finemente lavorate.
L'abbondanza di utensili in pietra del Paleolitico probabilmente fuorviante: si sono conservati grazie alla
resistenza del materiale, ma gli studi sull'uso che ne viene fatto dai moderni popoli "primitivi" e le analisi al
microscopio suggeriscono che molti attrezzi erano usati per creare o lavorare materiali organici, tra i quali pare
che il legno avesse primaria importanza. Tra gli oggetti in legno del Paleolitico inferiore e medio vi sono punte
di lancia, un recipiente portato alla luce in Europa e una tavoletta proveniente dal Giappone.
Il Mesolitico
Il periodo di transizione tra la fine dell'era glaciale e la nascita dell'agricoltura detto Mesolitico. Generalmente
le popolazioni si dedicavano alla raccolta, alla pesca e alla caccia, ma gli strumenti erano ora caratterizzati da
microliti geometrici che servivano sia come punte, sia per utensili pi complessi, montati con resina su
impugnature e usati come falcetti; erano inoltre usate asce in pietra per la lavorazione del legno. Pare siano

state le popolazioni dell'Asia sudoccidentale ad avviare, nel periodo finale del Paleolitico, la produzione del
cibo e uno stile di vita sedentario.
Il Neolitico
Al Neolitico si fanno tradizionalmente risalire l'origine dell'agricoltura, un tipo di vita sedentario e l'uso della
ceramica e di utensili in pietra levigata (anche se non mancano esempi precedenti di questo tipo). La civilt
neolitica si svilupp precocemente in Oriente (dall'VIII millennio a.C.) con una fase, detta Neolitico
preceramico (vedi Gerico), in cui la produzione di cibo precedette l'uso del vasellame in ceramica, e si diffuse
pi tardi in Europa, per concludersi nel II millennio a.C. con l'adozione della tecnologia del rame e del bronzo.
In questo periodo sorsero i primi veri villaggi, con case di diverso materiale: mattoni crudi nel Levante e grandi
tronchi d'albero nell'Europa centrale e occidentale. A Gerico il Neolitico preceramico coincide con la
costruzione di monumentali mura in pietra, mentre il villaggio neolitico pi sorprendente quello di Skara Brae,
nelle Orcadi, con case, letti e mensole realizzati in pietra.
La ceramica era molto diffusa; anche i cacciatori-raccoglitori nomadi del Paleolitico la conoscevano, ma non la
usavano perch troppo pesante da trasportare, preferendo recipienti di cuoio o intrecciati. La coltivazione dei
cereali e l'allevamento di ovini, bovini e suini furono intrapresi per sopperire alle necessit della crescita
demografica.
Gi nel Paleolitico si estraeva ocra dalle miniere africane e selce in Australia, e nel Mesolitico ossidiana nelle
isole del Mediterraneo; ma solo nel Neolitico l'attivit estrattiva raggiunse il pieno sviluppo. In Europa centinaia
di pozzi e gallerie (Grimes Graves in Inghilterra, Krzemionki in Polonia, Spiennes in Belgio) permettevano di
estrarre selce di ottima qualit. Le asce scheggiate o levigate cos prodotte servirono al massiccio
diboscamento allora in atto in Europa: furono costruite case di tronchi lunghe decine di metri e a Kckhoven
(Germania nordoccidentale) stato trovato il pi antico pozzo del mondo, anteriore al 5000 a.C., rivestito di
enormi tavole. Il legname fu usato anche per costruire passaggi nelle zone paludose e villaggi su piattaforme
sulle rive dei laghi alpini, i cui scavi hanno rivelato parecchi materiali organici oggetti in legno, cesti, tessuti
che di solito deperiscono col tempo, ma che qui sono stati conservati dall'umidit, utili per conoscere la vita
quotidiana nella tarda et della Pietra. Questi materiali si sono conservati bene anche in ambienti
estremamente aridi, come l'America sudoccidentale o le Ande.
La ceramica era spesso riccamente decorata con motivi incisi, stampati o dipinti. L'arte neolitica comprende
anche una vasta gamma di statuette (spesso femminili, come nel Paleolitico euroasiatico), ma forse pi
stupefacenti sono i numerosi monumenti diffusi in varie parti del mondo; in Europa occidentale una serie di
tumuli sepolcrali formata da strutture di legno ricoperte di terra, di cui un esempio Silbury Hill (Inghilterra),
un enorme tumulo in calcare costruito intorno al 2600 a.C. Ancora pi imponenti sono i monumenti megalitici: i
grandi circoli di pietre della Gran Bretagna (Stonehenge e Avebury), i menhir, isolati o allineati come a Carnac
(Francia), le "statue-menhir" antropomorfe, le grandi tombe megalitiche dalla Scandinavia al Portogallo. Molte
di queste tombe sono riccamente decorate con incisioni raffiguranti motivi a spirale, a diamante e asce, e
alcune sono dipinte all'interno. dimostrato che esigenze di osservazione astronomica influenzarono la
disposizione di alcuni monumenti: Stonehenge, ad esempio, allineato sull'asse del solstizio d'estate, mentre
New Grange ha una finestra sopra l'entrata attraverso la quale splende il sole all'alba del solstizio d'inverno.
Le testimonianze artistiche pi straordinarie delle culture dell'et della Pietra sono tuttavia conservate nell'isola
di Pasqua, nell'oceano Pacifico, dove tra i primi secoli d.C. e il 1600 circa una cultura del Neolitico costru
centinaia di piattaforme in pietrisco rivestite di lastre di pietra e sormontate da enormi statue (moai) che,
ricavate da tufo vulcanico con pietre-martello in basalto, furono trasportate fino alla costa.

L'opera di intaglio, trasporto e innalzamento dei monumenti megalitici di tutto il mondo ispira profondo rispetto
per le notevoli capacit dimostrate da esseri umani provvisti solo di utensili in pietra e in materiale organico,
oltre che della propria inventiva.
Tecnologia - Insieme delle procedure e dei metodi attraverso i quali si realizza l'applicazione delle
conoscenze scientifiche alle attivit produttive. La tecnologia un campo estremamente vasto, caratterizzato
da molteplici aspetti: comprende sia il complesso di conoscenze e di studi teorici mirati a risolvere problemi
pratici, sia la progettazione e la realizzazione di prodotti di vario tipo, fra i quali capi di vestiario, alimenti,
manufatti, strutture edilizie, dispositivi elettronici e sistemi informatici. Il processo tecnologico nasce per
soddisfare un'esigenza umana o per dare corpo ad un'idea innovativa: a questo fine utilizza risorse di vario
tipo, come le conoscenze scientifiche e multidisciplinari, competenze e strumenti tecnici e non ultima
l'immaginazione.
Progettazione
Caratteristica comune di ogni attivit tecnologica, indipendentemente dall'obiettivo che si prefigge, l'aspetto
connesso alla progettazione. La progettazione un concetto di difficile definizione: spesso viene caratterizzata
come "esercizio dell'immaginazione nella specificazione della forma". Scopo della progettazione conferire
una forma, una struttura o una sistemazione a un prodotto tecnologico da realizzare, affinch esso costituisca
un tutto integrato ed equilibrato in grado di servire allo scopo previsto. La progettazione prende le mosse
dall'idea di una persona, che viene quindi sviluppata prevedendo i possibili contesti nei quali quell'idea verr
applicata, eventuali sue trasformazioni ed esiti.
Un problema che spesso i progettisti devono affrontare l'incompatibilit dei requisiti che un prodotto deve
soddisfare: la facilit di manutenzione, ad esempio, pu essere in conflitto con le esigenze di contenimento dei
costi e con quelle di carattere estetico; le considerazioni in materia di sicurezza possono essere difficilmente
conciliabili con il completamento del lavoro entro una data prestabilita; mentre i materiali in base a
considerazioni di carattere tecnico possono risultare non idonei sotto il profilo ambientale o etico (si pensi alle
difficolt di smaltimento dei rifiuti o alla produzione con metodi inaccettabili come lo sfruttamento della
manodopera). Compromesso e ottimizzazione sono quindi assolutamente necessari in questo settore.
La progettazione pu essere rappresentata come una serie di processi lineari, che inizia con l'identificazione di
un problema o del requisito di un prodotto, prosegue con la messa a punto di idee per la soluzione, passa poi
alla fase propositiva, con un'opzione di progettazione ritenuta valida, e infine alla scelta vera e propria e alla
sua successiva valutazione. In realt, tuttavia, i processi non sono quasi mai cos chiari e precisi: l'esperienza
derivante da precedenti realizzazioni pu, ad esempio, portare a modifiche del progetto. La valutazione viene
quindi a essere un processo costante e retroattivo, attraverso le diverse fasi progettuali.
Scienza e tecnologia
Bench scienza e tecnologia presentino molti punti in comune, i loro obiettivi e le modalit di valutazione dei
risultati conseguiti sono diversi. Nella sua forma pi basilare, la scienza guidata dalla curiosit e dalla
speculazione sul mondo naturale senza alcuna finalit applicativa immediata. Essa mira a produrre teorie
verificabili sperimentalmente, valutate secondo criteri di semplicit, coerenza, comprensibilit e potenzialit
esplicative. Ci non significa per che tutto ci che va sotto il nome di scienza abbia questa qualit; la
cosiddetta "scienza strategica", ad esempio, maggiormente finalizzata a produrre conoscenze in grado di
assistere lo sviluppo per il mercato di prodotti e processi di successo, precedentemente identificati come tali.
La tecnologia, d'altro canto, mira a realizzare e migliorare manufatti e sistemi in grado di soddisfare desideri e
aspirazioni umane. La valutazione viene condotta in base a considerazioni quali l'efficacia delle prestazioni,
l'affidabilit, la durata, i costi di produzione, l'impatto ecologico e la possibilit di smaltimento a termine.

Nel corso dei secoli sono stati compiuti progressi tecnologici di grande valore pur senza contare su cognizioni
scientifiche propriamente dette. Sono ben documentati, ad esempio, i notevoli risultati della tecnologia asiatica
alla fine del I millennio d.C., in settori quali la metallurgia, la stampa e l'ingegneria idraulica. Anche le ruote
idrauliche, le chiuse, il filo spinato, i processi di conservazione degli alimenti e molti processi metallurgici
costituiscono altri casi in cui la tecnologia ha precorso la scienza.
Questo rapporto sub un mutamento soprattutto alla fine del XIX secolo, con lo sviluppo delle industrie
chimiche e delle centrali elettriche, nelle quali le conoscenze scientifiche vennero utilizzate direttamente nella
soluzione dei problemi e nella messa a punto dei prodotti. Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione e
dell'elettronica costituiscono ulteriori testimonianze dell'efficacia di uno stretto rapporto tra scienza e
tecnologia.
Nella seconda met del XX secolo molte delle moderne tecnologie erano intimamente collegate alla
conoscenza scientifica, mentre dal canto suo la scienza si legava sempre pi alla tecnologia, dalla quale
dipende per via della complessa strumentazione necessaria all'esplorazione del mondo naturale.
Un'innovazione tecnologica come la risonanza magnetica nucleare una tecnica diagnostica per immagini
ampiamente utilizzata in medicina non si sarebbe sviluppata senza le conoscenze scientifiche sulle propriet
magnetiche del nucleo dell'atomo. I rapporti simbiotici e sinergici tra moderna scienza e moderna tecnologia
hanno indotto taluni a coniare il termine "tecnoscienza" per descrivere il risultato della fusione, bench ibrida,
di due settori. Un modello largamente accettato del rapporto tra scienza e tecnologia le considera due nuclei di
prassi indipendenti, che si sovrappongono e si intersecano nelle rispettive attivit.
La conoscenza scientifica costruita dagli scienziati, nel corso della loro ricerca di comprensione dei fenomeni
naturali, non sempre si manifesta in forme che possibile utilizzare direttamente ed efficacemente in attivit
tecnologiche. Spesso tali conoscenze devono essere rielaborate e tradotte in forme che meglio si adattano
agli specifici parametri di progetto, e questo viene compiuto dalla tecnologia.
Prospettive storiche
La storia della tecnologia pu essere narrata da diverse prospettive. Negli anni Trenta il filosofo spagnolo Jos
Ortega y Gasset identific tre periodi che potevano caratterizzare lo sviluppo dell'evoluzione tecnologica. Nel
primo e pi lungo periodo non esistevano tecniche sistematiche per la scoperta e l'invenzione degli strumenti
tecnologici. Le prime realizzazioni tecnologiche, come le asce di pietra e i raschiatoi, e il controllo del fuoco,
furono semplicemente frutto del caso. Nel secondo periodo si acquisirono competenze tecnologiche che
tuttavia non erano supportate da un bagaglio sistematico di conoscenze. Il possesso di questo tipo di
conoscenze, derivante dalle modalit di ragionamento analitiche associate alla scienza moderna, caratterizz
il terzo periodo e mise l'uomo in condizione di realizzare i suoi obiettivi in un modo radicalmente diverso
rispetto alle fasi precedenti.
Negli anni Trenta Lewis Mumford pubblic il classico lavoro Technics and Civilization (Tecnica e civilt),
contenente un'analisi degli ultimi mille anni dello sviluppo tecnologico, visti come susseguirsi di tre fasi
sovrapposte e interconnesse. La prima fase, denominata "eotecnica" (1000-1750), fu caratterizzata dalla
disponibilit e dallo sfruttamento di materie prime come il legno, il vetro e l'acqua, e da un maggiore ricorso
all'energia ricavata dal vento e dall'acqua. Segu una fase detta "paleotecnica" (1750-1900) che potrebbe
essere definita un periodo di "capitalismo carbonifero", caratterizzato dallo sfruttamento del carbon fossile e
dei minerali di ferro e dalle applicazioni della macchina a vapore. Si arriv poi alla fase "neotecnica",
caratterizzata da una posizione predominante della scienza, dalla produzione di nuovi materiali, ad esempio le
materie plastiche, dallo sviluppo dei sistemi a energia elettrica e dall'invenzione del motore a combustione
interna, che sostitu la macchina a vapore.

Queste due analisi non tengono conto dell'impatto della tecnologia o delle caratteristiche tecnologiche della
fine del XX secolo. I risultati di questo impatto comprendono nuove risorse di fabbricazione, tra cui i materiali
compositi e i cosiddetti "materiali intelligenti", in grado di rispondere ai cambiamenti delle strutture con cui
sono in rapporto, e che si comportano come se fossero dotati di memoria. La tecnologia si estesa al regno
della vita: sono in numero sempre pi crescente le nuove variet di piante e animali prodotte grazie ai
progressi dell'ingegneria genetica. Oggi sono inoltre disponibili potenti mezzi di comunicazione e di
elaborazione delle informazioni, che hanno permesso di applicare la tecnologia a problemi e scienze sociali,
con una ricaduta che riguarda diversi aspetti sia del lavoro sia della vita di tutti i giorni.
La scala di queste innovazioni tecnologiche e le rispettive velocit di attuazione presentano differenze
abbastanza significative rispetto a quanto sperimentato nelle fasi precedenti dell'evoluzione tecnologica. Una
caratteristica distintiva di questa epoca stata la crescente consapevolezza degli aspetti negativi della
tecnologia, dovuta in parte al verificarsi di grandi disastri tecnologici. Fra questi, la tragedia avvenuta nel 1984
a Bhopal, in India, dove un'esplosione nell'impianto chimico della Union Carbide provoc una fuga di
isocianato di metile, che caus la morte di circa 3000 persone; l'incidente occorso nel 1986 alla navetta
spaziale Challenger, esplosa subito dopo il lancio provocando la morte di sette astronauti e, sempre nello
stesso anno, il disastro di ernobyl, quando, in seguito a un incendio nel nucleo del reattore della centrale, si
ebbe una fuga di scorie radioattive che raggiunse numerose regioni del mondo.
La conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente e lo Sviluppo, meglio conosciuta come Summit della Terra,
svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992, ha portato alla ribalta problematiche quali il cambiamento climatico, lo
sviluppo sostenibile e una gestione pi responsabile delle risorse globali, con particolare riguardo
all'inquinamento ambientale, allo smaltimento dei rifiuti e alla riduzione del divario tecnologico tra il Nord e il
Sud del mondo. In questa nuova fase, sul finire del XX secolo, qualsiasi processo tecnologico sarebbe
incompleto se non prendesse adeguatamente in considerazione anche l'impatto sociale e ambientale
associato. Da allora le cose non sono migliorate: nel dicembre 1997 infatti, i rappresentanti di quasi tutti i paesi
del mondo e delle maggiori associazioni ambientaliste si sono ritrovati a Kyoto, per constatare che i problemi
di protezione del patrimonio ambientale sono sempre pi gravi e che l'umanit sta esponendosi
volontariamente al grave rischio di lasciare in eredit alle future generazioni una Terra "non abitabile". Il settore
della tecnologia in cui maggiormente si acquisita questa consapevolezza probabilmente quello dell'energia
atomica e nucleare, dopo il lancio delle due bombe atomiche sulle citt giapponesi di Hiroshima e Nagasaki e
la diffusione delle armi nucleari.
Studi storici di diversa impostazione mettono in luce la natura e lo sviluppo della tecnologia. Una prima grossa
distinzione pu essere operata tra le impostazioni cosiddette "internaliste" e quelle "contestualiste". Nel primo
caso, l'attenzione viene posta sugli aspetti progettuali di un particolare dispositivo e sugli elementi correlati,
quali ad esempio i possibili miglioramenti tecnici. Le fortificazioni medievali, gli aratri a vomere, le macchine a
tastiera, gli orologi, i ponti a travi di acciaio, le macchine a vapore, i razzi interplanetari e la bussola sono stati
e sono gli argomenti classici delle esposizioni di taglio internalista. Nonostante il loro carattere informativo,
queste argomentazioni non contribuiscono molto ai fini della spiegazione del perch i manufatti abbiano
assunto una determinata forma o perch in essi si siano prodotte delle trasformazioni.
Al contrario, nelle descrizioni di tipo contestualista viene sottolineato lo stretto rapporto di influenza reciproca
fra sviluppi tecnologici e fattori culturali. L'ambiente economico, sociale e politico in cui si espletata l'attivit
tecnologica e nel quale essa ha assunto la sua forma particolare vengono a costituire l'interesse centrale
dell'indagine storica.
Il controllo della tecnologia

La valutazione di quanto la tecnologia sia realmente sotto il controllo umano costituisce argomento di un
acceso dibattito attuale. Da un lato troviamo i costruzionisti sociali, i quali ritengono che la tecnologia sia uno
strumento foggiato secondo i desideri di chi lo ha creato o, in generale, che siano i gruppi sociali a definire e
dare un senso ai prodotti tecnologici. Dall'altro lato si schierano coloro i quali sostengono che la tecnologia
esiste come agente autonomo, in grado di pilotare la storia. Secondo quest'ultimo punto di vista, la tecnologia
non al servizio della societ ma ne "padrona", e imprime ai nostri destini, in misura sempre pi profonda,
forme che sembrano essere inevitabili e irreversibili.
Tra i due opposti poli del costruttivismo sociale e del determinismo tecnologico si collocano varie posizioni
intermedie, in qualche modo sostenute dall'evidenza storica. in effetti vero che grandi e complessi sistemi
tecnologici sembrano in grado di sviluppare un proprio dinamismo, e che le tecnologie possono talvolta
predisporre le persone a sviluppare determinati stili di vita piuttosto che altri.
L'esercizio della scelta tecnologica dovrebbe attuarsi col coinvolgimento democratico delle istituzioni politiche,
culturali e della cittadinanza, e idealmente dovrebbe avvenire dopo la valutazione degli effetti e dell'impatto
che il cambiamento associato potr produrre sui singoli e sulla organizzazione sociale.
Tecnologia e cultura
La cultura viene spesso chiamata in causa per spiegare il significato delle norme, dei valori, delle credenze e
delle convenzioni di un gruppo. I membri di ciascun gruppo interpretano le loro esperienze in termini di questi
valori e categorie condivisi, che li distinguono dai membri di altri gruppi. Sulla base di ci stata avanzata
l'ipotesi che le tecnologie prodottesi in un particolare contesto culturale rechino l'impronta di tale cultura, e ne
riflettano i valori e le credenze. Nella nostra epoca Kenji Ekuan, progettista delle moto e degli strumenti
musicali Yamaha, ha sostenuto che il design giapponese caratterizzato dalla "semplicit complessa"; i
prodotti sono piccoli e precisi, leggeri e robusti, poco dispendiosi in termini energetici e miniaturizzati, senza
perdere in qualit: tutti attributi che, a suo dire, sono espressione della cultura giapponese. La sartoria e la
cucina francese sono un ulteriore esempio di come i prodotti tecnologici vengano comunemente considerati
l'espressione di valori e regole culturali. In effetti si potrebbe anche ampliare la definizione di cultura, per
includere la tecnologia: vale a dire che la cultura pu essere considerata espressione di valori, credenze e dei
processi tecnologici.
Il trasferimento tecnologico
I valori insiti in una tecnologia assumono rilievo se riescono a trasferirsi da un contesto culturale a un altro.
Quando, nel XIX secolo, i coloni iniziarono a invadere le pianure canadesi nelle quali gli indiani andavano a
caccia di bisonti (la principale risorsa di cui disponevano), tentando di persuaderli ad adottare le pratiche
agricole dell'aratura, della semina e della raccolta, provocarono il conflitto tra due sistemi di valori contrastanti
riguardo al rapporto tra uomo e ambiente.
La reazione indiana si specchia perfettamente nella seguente citazione: "Mi chiedi di arare la terra. Dovrei
prendere il coltello e tagliare il seno a mia madre? Allora, quando morr essa non mi accoglier a riposare nel
suo grembo. Mi chiedi di tagliare l'erba e farne fieno e venderlo per diventare ricco come i visi pallidi, ma come
potrei tagliare i capelli a mia madre?" (T.C. McLuhan, Touch the Earth: A Self-Portrait of Indian Existence,
Tocca la Terra: autoritratto dell'esistenza indiana). Lo stile di vita tradizionale degli indiani comportava il rispetto
e l'armonia con la natura e con i poteri spirituali che si riteneva abitassero ogni cosa e tutti gli esseri viventi.
L'impatto della tecnologia agricola portata da coloni in prevalenza europei provoc confusione, stravolgimento
e distruzione dello stile di vita degli indigeni locali.
Non tutti i trasferimenti tecnologici hanno avuto le stesse disastrose conseguenze sulla cultura d'arrivo, anche
se in moltissimi casi l'adozione di una nuova tecnologia caus grossi cambiamenti nei modelli di lavoro

subordinato e nelle strutture sociali. Il cambiamento dei mezzi di fabbricazione dei sandali nell'Africa
settentrionale un caso emblematico. I sandali venivano fabbricati da artigiani calzolai che utilizzavano
prodotti locali come cuoio, colla, filo, attrezzi manuali, chiodi, cera e lucido, rivestimenti di tessuto, stringhe,
forme di legno e scatole di cartoncino. A un certo punto vennero introdotte le macchine per lo stampaggio a
iniezione di plastica per la produzione di sandali in plastica ciascuna funzionante per tre turni al giorno con
l'impiego di soli 40 operai. Ci aument la produzione dei sandali, che venivano venduti a un prezzo inferiore e
duravano pi a lungo dei sandali di cuoio, ma il risultato fu deleterio: molte piccole industrie indigene fallirono e
vennero meno le opportunit di lavoro; vi fu un incremento della dipendenza dai prodotti di plastica, dai ricambi
per le macchine e dai servizi di manutenzione, tutti elementi d'importazione che dovevano essere pagati in
valuta estera. Il contestuale aumento del fenomeno dell'inurbamento contribu all'instaurarsi di una "doppia
societ".
Simili esperienze di trasferimento tecnologico testimoniano la non neutralit delle tecnologie e delle modalit
con cui esse possono ricreare gli aspetti del sistema sociale dei luoghi d'origine in una nuova cultura di
destinazione. Per queste ragioni la tecnologia stata talvolta paragonata a un "gene sociale", in grado di
tramandare relazioni sociali codificate da un contesto all'altro e ivi replicarle.
Bench il trasferimento unilaterale di tecnologia possa essere una potente alternativa alla colonizzazione
militare e possa costituire un mezzo per promuovere la dipendenza a lungo termine della cultura di
destinazione da chi fornisce la tecnologia, il processo di trasferimento stesso in genere pi complesso e
interattivo. Le tecnologie non vengono infatti utilizzate da ciascuna cultura nello stesso modo. Ad esempio, la
polvere pirica, inventata dai cinesi e da essi usata per le armi da fuoco e i primi cannoni, una volta introdotta in
Europa stimol la produzione di cannoni molto pi potenti e devastanti.
Un esempio che risale ai nostri giorni quello di un progetto intrapreso dall'UNICEF (Fondo delle Nazioni
Unite per l'infanzia) per rifornire d'acqua potabile alcuni villaggi rurali dell'India, nel quale inizialmente venivano
utilizzate pompe di ghisa uguali a quelle destinate a fattorie statunitensi ed europee. Ma tali pompe, adatte a
famiglie singole, non erano state progettate per far fronte al carico di lavoro continuativo di un intero villaggio,
con la conseguenza di un'elevata frequenza di guasti. Si decise allora di progettare un tipo di pompa pi
idoneo al caso specifico: tra i rigorosi criteri di progettazione figuravano il basso costo, la lunga durata, la
facilit di installazione, di manutenzione e di riparazione e la possibilit di produzione in serie in India. La
produzione di quella pompa, tuttavia, non risolse il problema. Si present infatti l'esigenza di un'infrastruttura di
supporto per lo stoccaggio dei ricambi, di reti di distribuzione per la consegna del prodotto e di programmi di
formazione per coloro che avrebbero dovuto controllare la qualit della fornitura idrica e mantenere le pompe
in un buono stato di funzionamento. Si rese necessario il progressivo decentramento della responsabilit
tecnologica dagli enti statali e internazionali ai costruttori e ai fornitori locali, e venne attuato un sistema di
controllo della qualit che prevedeva, tra l'altro, la standardizzazione della componentistica delle pompe. La
tecnologia poteva aver successo solo a patto di un funzionamento perfettamente sincronizzato di tutte le
componenti del sistema cui il manufatto pompa era intimamente legato. La trivellazione di pozzi artesiani e la
costruzione di pompe idonee non era che una delle componenti dell'impresa globale di trasferimento
tecnologico.
La tecnologia appropriata
Negli anni Sessanta assunse rilievo l'idea di una tecnologia "appropriata", in quanto sviluppata nel rispetto
delle esigenze, delle risorse, dell'ambiente e degli stili di vita delle persone che ne fanno uso. Uno strenuo
sostenitore di questa impostazione fu l'economista E.F. Schumacher, il quale nel 1973, nella sua opera Small
is Beautiful (Piccolo bello), parl di una "tecnologia dal volto umano" ricorrendo all'espressione "tecnologia
intermedia". Schumacher si basava sulla convinzione di Mohandas Gandhi secondo cui i poveri del mondo
possono trarre aiuto non dalla produzione di massa, bens dalla produzione da parte delle masse. La sua

ricetta della tecnologia intermedia che essa deve sfruttare il meglio della conoscenza e dell'esperienza
moderna, mirare al decentramento, essere compatibile con le leggi dell'ecologia, moderata nell'uso delle
risorse limitate e studiata per servire l'uomo anzich ridurlo a semplice operatore di macchine.

Tecnologia e societ
chiaro che l'impatto della tecnologia sulla societ non mai stato profondo e importante come ai nostri
giorni. Sono in molti, governi compresi, a ritenere che l'incentivazione dello sviluppo tecnologico debba essere
una priorit nazionale, visto il suo ruolo fondamentale nella costruzione della ricchezza e dello sviluppo
economico di un paese. La tecnologia inoltre accresce la competitivit industriale e la qualit della vita di una
nazione.
L'idea che i prodotti tecnologici siano indice di progresso profondamente radicata in molte societ: spesso
per si dimentica che la tecnologia pu seguire una "doppia vita", nel senso che pu svilupparsi secondo le
intenzioni di chi l'ha generata, ma pu anche portare a risultati indesiderati e talvolta non previsti. La
tecnologia pu essere un prezioso alleato nella fase iniziale della realizzazione di una societ industriale, ma
non bisognerebbe perdere di vista la progressiva valutazione dei risultati, trasformando lo sviluppo tecnologico
in un processo fine a se stesso. Le attuali condizioni sociali non felici di gran parte della popolazione dei paesi
sviluppati sono anche una conseguenza del forsennato ricorso alle tecnologie avanzate in tutti i settori della
produttivit e dei servizi.
Invero la sostituzione dell'uomo con macchine, capaci di eseguire il medesimo compito con costi e in tempo
inferiori, iniziata gi due secoli fa, quando i sistemi meccanizzati sono stati introdotti nell'agricoltura, e
prosegue ancora oggi con l'automazione di un numero sempre maggiore di mansioni nelle fabbriche, negli
uffici, nei luoghi pubblici, negli ospedali. Questo inevitabile mutamento ha portato indubbi benefici, riducendo
notevolmente i costi della manodopera e permettendo un notevole aumento della produttivit, ma ha causato
una drastica riduzione dei posti di lavoro e ha contribuito all'aumento della disoccupazione.
Recenti studi, tuttavia, non avvalorano pi di tanto l'idea che il cambiamento tecnologico sia la sola causa di
disoccupazione: la tecnologia infatti ha in s le capacit per creare pi posti di lavoro di quanti ne distrugga.
Un quadro chiaro difficile da ottenere su periodi brevi, perch le aziende hanno bisogno di tempo per
imparare a usare in modo efficace le nuove tecnologie e sostituire le strutture di gestione obsolete.
Nondimeno, sono in rapida crescita professioni quali il programmatore, l'analista di sistemi, il gestore di rete,
l'architetto di database, l'operatore di computer e il tecnico addetto alla riparazione dei sistemi elettronici.
Purtroppo queste considerazioni non implicano necessariamente che, ad esempio, coloro i quali vengono
rimossi dalle loro vecchie mansioni possano rapidamente reinserirsi nelle nuove aree del mercato del lavoro,
n che queste ultime siano in grado sul lungo periodo di creare un numero di posti di lavoro tale da riuscire ad
assorbire la domanda di un intero paese.
Si sostiene spesso che l'informatica si dimostrer il pi potente fattore di cambiamento della societ e
dell'economia odierne. La cosiddetta "rivoluzione digitale", grazie alla quale l'informazione, sotto forma di
testo, suono o video, pu essere convertita in e da cifre binarie (bit) e trasmessa su reti globali, probabilmente
trasformer interi settori quali le telecomunicazioni e l'editoria.

I progressi nella tecnologia delle comunicazioni a fibre ottiche hanno reso estremamente pi rapida la
trasmissione delle informazioni, mentre lo sviluppo degli schermi piatti ha svincolato i computer dalle scrivanie.
Questi elementi hanno contribuito all'integrazione dell'informatica e della tecnologia delle comunicazioni.
Un cambiamento sociale di siffatte proporzioni comporta nuove opportunit, ma anche grosse problematiche,
una delle quali come evitare che si instauri una societ divisa tra "chi possiede" e "chi non possiede" le
informazioni a livello sia nazionale che internazionale. Altre problematiche investono la propriet e la sicurezza
delle informazioni: il cyberspazio la nuova frontiera in cui devono essere riconsiderati i principi e le prassi
giuridiche attuali.
Date le complesse modalit in cui la tecnologia interagisce con la societ e con la vita degli individui,
comprensibile che la percezione che se ne ha sia profondamente influenzata dalla natura delle esperienze
personali. In generale non molto sviluppata la comprensione della tecnologia e vi un riconoscimento
globalmente diffuso tra i cittadini dell'esigenza di un maggior grado di "alfabetizzazione tecnologica". In molti
paesi, l'inserimento della tecnologia tra le materie della scuola dell'obbligo una acquisizione recente,
finalizzata a migliorare la comprensione e la pratica di questo importante aspetto della societ moderna.
Altoforno Impianto per la produzione della ghisa mediante riduzione dei minerali di ferro.
Le materie prime per la produzione di ghisa d'altoforno sono i minerali di ferro, il coke metallurgico e il calcare.
Il coke, oltre a fornire il calore necessario al processo di fusione, durante la combustione libera monossido di
carbonio che, combinandosi con gli ossidi di ferro che costituiscono il minerale, li riduce a ferro metallico.
L'equazione che descrive questa reazione chimica Fe 2O3 + 3CO = 3CO2 + 2Fe. Il calcare viene usato come
fonte addizionale di monossido di carbonio e come fondente, poich si combina con la silice, materiale di
difficile fusione contenuto nella ganga, formando silicato di calcio fusibile. In assenza di calcare si formerebbe
silicato di ferro, con conseguente perdita di ferro metallico. Il silicato di calcio e le altre impurit formano una
scoria galleggiante sul metallo fuso.
Un tipico altoforno costituito da una torre d'acciaio alta circa 27 m, rivestita internamente di mattoni refrattari,
formata di due parti a profilo troncoconico unite per il diametro minore, situato a circa un quarto di distanza
dalla cima. La parte inferiore del forno, detta sacca, munita lateralmente di un gran numero di aperture
tubolari, dette ugelli, attraverso le quali viene insufflata aria calda in pressione, per mantenere attiva la
reazione di combustione. In prossimit dell'estremit inferiore della sacca situato il foro di colata da cui
fluisce la ghisa fusa e sopra di esso, ma al di sotto degli ugelli, si trova un altro foro per lo spurgo delle scorie.
Alla sommit del forno sono situate le tramogge, attraverso le quali viene introdotta la carica, ovvero la miscela
di materie prime, e le ventole che prelevano i gas caldi di combustione; il calore dei gas viene ceduto ai forni di
preriscaldamento dell'aria che, a temperature oscillanti fra 540 C e 870 C, alimenta l'altoforno.
Gli altiforni operano a ciclo continuo, per un periodo di tempo che va da un minimo di tre anni a un massimo di
sette-otto: se la combustione si arrestasse, la massa parzialmente fusa si solidificherebbe e il forno dovrebbe
essere demolito anzitempo. Le materie prime sono frazionate in piccole cariche introdotte a intervalli di 10-15
minuti. Le scorie vengono estratte ogni due ore circa, mentre la ghisa viene colata cinque volte al giorno. Il
prelievo della ghisa si effettua rimuovendo il tappo di argilla che chiude il foro di colata e consentendo al
metallo di defluire attraverso un canale di colata, rivestito di argilla, dentro un ampio contenitore di acciaio,
ricoperto completamente al suo interno con materiali refrattari; il contenitore pu essere una siviera o un
vagoncino, in grado di contenere oltre 100 t di metallo. Eventuali scorie rimaste in superficie vengono eliminate
prima di depositarsi nel contenitore, che trasporter la ghisa liquida alla sua destinazione finale ( vedi
Siderurgia).

Produzione della ghisa d'altoforno


L'altoforno viene caricato dall'alto con una miscela di coke, minerali di ferro e calcare. Il calore
sviluppato dalla combustione del coke, favorita dall'alta temperatura (fino a 870 C) di un getto
d'aria calda che investe dal basso e attraversa la carica, innesca una reazione chimica fra il
carbonio del coke e l'ossigeno degli ossidi di ferro che costituiscono i minerali. Il ferro, liberatosi
dai minerali, si lega con una parte di carbonio e forma ghisa fusa, che cola verso il basso.
Periodicamente la ghisa viene estratta dal fondo, mentre un diverso canale di scolo permette di
recuperare le scorie per avviarle a fasi successive del ciclo siderurgico.
La ghisa che si ottiene direttamente dalla riduzione in altoforno dei minerali di ferro detta ghisa d'altoforno (o
ghisa di prima fusione, o ghisa madre, o ghisa greggia) e viene prevalentemente usata per produrre, mediante
affinazione, i diversi tipi di acciaio. Solo in parte viene colata in stampi, sia direttamente sia dopo sottrazione o
aggiunta di altri elementi, per produrre getti destinati all'industria metalmeccanica.
Ghisa Lega ferro-carbonio, contenente anche altri elementi in percentuali varie, caratterizzata da un tenore di
carbonio compreso fra l'1,9% e il 5,5% (anche se, nella maggior parte dei casi, oscilla fra il 2,8% e il 4,5%). Le
leghe contenenti una quantit di carbonio inferiore all'1,9% costituiscono i diversi tipi di acciaio.
Coke - Residuo duro e poroso ricavato dalla distillazione del carbon fossile, usato come riducente nella
fusione della ghisa d'altoforno e come combustibile ad alto potere calorifico. Di colore grigio-nerastro e
lucentezza metallica, composto per il 92% circa da carbonio e per il resto essenzialmente da cenere.
Inizialmente il coke era un sottoprodotto dei processi di produzione del gas illuminante; la crescita
dell'industria siderurgica, tuttavia, determin un aumento della domanda di coke metallurgico, facendolo
diventare un prodotto primario.
Il primo metodo per la cokerizzazione del carbon fossile, ovvero per la produzione di coke a partire dal
carbone, consisteva nel creare all'aperto grandi cataste di carbone, con aperture verticali e orizzontali da
riempire con legna da ardere che, una volta accesa, innescava la combustione del carbone. Dopo la
dispersione di gran parte degli elementi volatili, le fiamme diminuivano, il fuoco veniva parzialmente soffocato
con polvere di carbone, e i mucchi venivano cosparsi d'acqua.
Un metodo pi moderno era la cokerizzazione del carbon fossile nel forno ad alveare (cos chiamato per la
caratteristica forma), anche se neanche in questo caso venivano recuperati i preziosi sottoprodotti del
processo, gas e catrame. Attualmente i forni ad alveare sono stati quasi completamente sostituiti da impianti
pi moderni, mirati a consentire il recupero dei sottoprodotti della cokerizzazione. Ogni impianto comprende
generalmente 60 forni disposti in serie, costituiti da strette camere verticali, con pareti di mattoni refrattari,
riscaldate dal gas di combustione che circola fra i forni contigui. Ciascun forno, che pu contenere da dieci a
venti tonnellate di carbone, viene caricato dall'alto e riscaldato fino a temperature di circa 1500 C per circa 17
ore. Durante il processo di cokerizzazione, il catrame di carbone viene condensato mediante contatto con
acqua in una tubazione; il gas invece, prelevato da un'apertura sulla sommit del forno a mano a mano che si
produce, viene lavato prima con acqua per eliminare l'ammoniaca, poi con gasolio per estrarre il benzene e
quindi viene rimesso in circolo per riscaldare i forni.
Al termine del processo, il coke ancora rovente viene espulso dal forno per mezzo di un grosso pistone e
caricato direttamente su un carrello, per essere trasportato sotto una cappa di spegnimento, dove viene
cosparso d'acqua. Lo svuotamento del forno dura solo tre minuti, e dunque l'apparecchiatura pu essere
pronta a ricevere un nuovo carico in tempi brevi, senza grosse perdite di calore.