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Preistoria della Sicilia - Wikipedia

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Preistoria della Sicilia


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La preistoria della Sicilia quel lunghissimo lasso di tempo che va dalla comparsa di uomini sull'isola fino al momento in cui i Greci vi introdussero la scrittura. Le origini della presenza dell'uomo in Sicilia sono oggetto di dibattito tra gli studiosi di paletnologia. Per la Sicilia va tenuta in conto la distanza dagli epicentri dei fenomeni di glaciazione del Nord Europa e dell'arco alpino. Per questa ragione, in Sicilia come in tutto il Mediterraneo ai dati relativi alle sedimentazioni vanno sovrapposte le informazioni derivate dagli studi dei fenomeni eustatici: le diverse linee di riva vengono evidenziate o da fenomeni erosivi o da serie di fori circolari prodotti dai litodomi.[1]
Indice 1 La comparsa dell'uomo e la presenza animale 2 Et della pietra 2.1 Paleolitico superiore 2.1.1 L'orizzonte epigravettiano 2.2 Mesolitico 2.2.1 L'arte rupestre paleo-mesolitica di Cala dei Genovesi e dell'Addaura 2.3 Neolitico 3 Et dei metalli 3.1 Et del rame 3.2 Et del bronzo 3.2.1 Le invasioni 3.3 Et del ferro 4 Gli aborigeni isolani nelle fonti classiche 4.1 Le testimonianze greche 4.2 Le testimonianze latine 5 Note 6 Bibliografia 7 Voci correlate

Mappa fisica della Sicilia

La comparsa dell'uomo e la presenza animale


Fino alla fine degli anni sessanta, l'arrivo dell'uomo sull'isola era datato al periodo epigravettiano del Paleolitico superiore (tra i 30.000[2] e i 20.000 anni fa[3]). In quasi tutte le grotte dell'isola, al di sotto dei livelli epigravettiani si trovano strati di sedimento rossiccio (cosiddette "terre rosse") che presentano una ricca fauna pachidermica ora estinta ma nessuna traccia dell'uomo. Assai significativa risulta la presenza dell'elefante (Elephas mnaidriensis, Elephas melitensis ed Elephas falconeri), oltre a quella della iena, dell'ippopotamo e del ghiro gigante Leithia melitensis. Si tratta di specie tipiche dell'isola, il che farebbe pensare a forme di vita ormai isolate, quindi posteriori alla glaciazione Riss. In particolare, le datazioni su questi resti fossili (ottenuti attraverso racemizzazione degli amminoacidi) hanno indicato per l'Elephas falconeri della grotta di Spinagallo un valore di 550.000 anni, mentre 180.000 anni avrebbero i resti di Elephas mnaidriensis della grotta dei Puntali.[4] Il quesito sull'origine della presenza umana in Sicilia legato alla ipotetica esistenza di un collegamento geologico tra la Sicilia e l'Africa o tra la prima e l'Italia, ancora oggi oggetto di discussioni. La profondit del
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mare tra la Sicilia e Capo Bon si mantiene sui 200 metri di profondit, ma nella fascia centrale c' una spaccatura larga alcune decine di chilometri, ed dubbio che questa spaccatura sia mai stata sgombra d'acqua, anche in qualche epoca glaciale.[5] In alcune localit della Sicilia meridionale e occidentale sono stati rinvenuti, a svariate riprese ma sempre al di fuori di contesti stratigrafici, manufatti litici assimilabili per tipologia ai pebble tools del Paleolitico inferiore o alle amigdale acheuleane.[6]. Alcuni autori, tra i quali R. Vaufrey e G. Bianchini, datano questi manufatti al Paleolitico inferiore, mentre F. Nicoletti li inquadra nell'ambito del fenomeno campignano, databile tra il Neolitico e l'et del Bronzo[7] . Rimane un dato di fatto che molti di questi manufatti sono stati ritrovati in associazioni stratigrafiche con materiali olocenici e che, definitivamente smentiti i rinvenimenti di resti umani attribuiti ad Homo erectus, la pi antica testimonianza umana sull'isola datata con il radiocarbonio 14 l'Epigravettiano finale della Grotta dell'Acqua fitusa, presso Agrigento, non pi antico dell'ultimo Pleniglaciale di Wurm (circa 16.000 anni dal presente). Attenendosi a questa ricostruzione, interpretando quindi i pebble tools come resti molto pi tardi, da inquadrare nel campignano (dal nome di Campigny, in Normandia, dove stata individuata una facies sviluppatasi dal Neolitico al II millennio a.C.), la comparsa dell'uomo sull'isola coinciderebbe con il fenomeno di miniaturizzazione dei manufatti litici, un'evoluzione universalmente attestata che facilit l'innesto dei manufatti su supporti lignei o ossei.[8]. Il microlitismo prender comunque piede in Sicilia, in modo inequivocabile, nel Mesolitico. Questi cacciatori epigravettiani della Sicilia non poterono incontrare le varie specie endemiche di elefante nano, n l'Hippopotamus pentlandi Meyer (quello della grotta di San Teodoro, con il metodo della racemizzazione degli amminoacidi, stato datato intorno ai 190.000 anni fa[9]). Gli unici grandi mammiferi che vivevano in questa epoca erano l'Equus asinus hydruntinus, un equide simile all'asino e i bovidi di tipo Bos taurus e Bos primigenius. Altre prede dell'uomo erano il cinghiale (Sus scrofa

Da sinistra: Gino Vinicio Gentili e Luigi Bernab Brea, due figure chiave dell'archeologia in Sicilia, accompagnano Alcide De Gasperi e consorte in visita al Museo Archeologico di Siracusa

ferus), la volpe, la capra, il cervo.

Et della pietra
Paleolitico superiore
Il Paleolitico superiore sembra essersi sviluppato in Sicilia con un certo ritardo rispetto a quello peninsulare: delle tipiche industrie post-musteriane sono rappresentate solo le fasi pi tarde. Le evidenze archeologiche pi importanti, almeno in termini di quantit, provengono dalle grotte della costa nord-occidentale e sud-orientale dell'isola.[10] Esse sono il prodotto di campagne di ricerca che hanno evidentemente sottovalutato la ricchezza dei resti di altre zone. Non sono mai state rintracciate nelle sequenze archeologiche riferibili a questo periodo sovrapposizioni tra tipologie di industria diverse, in modo da consentire di relazionarle tra loro nel tempo: si quindi soliti adottare in questi casi metodi statistici ed evidenziare tendenze, anche se a volte tale metodologia ostacolata dal fatto di avere a disposizione soltanto dati e analisi provenienti da scavi vecchi, effettuati senza curarsi del mantenimento della sequenza stratigrafica. L'approccio statistico di Georges Laplace[11] ha consentito di concludere che le origini del Paleolitico superiore in Sicilia vanno poste all'inizio dell'Aurignaziano evoluto (come al riparo della Fontana Nuova di Marina di Ragusa, risalente a circa 30.000 anni fa). Concorda con questa opinione Luigi Bernab Brea[12].

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A Fontana Nuova, l'industria litica si caratterizza per l'assenza di lame e punte a dorso abbattuto, uno dei manufatti caratteristici dei pi tardi complessi epigravettiani. Il piano di percussione di alcune lame indica una certa arcaicit, collegabile a tipologie musteriane. Una differenza notevole rispetto alle tipologie proprie dell'Aurignaziano l'assenza di punte d'osso a base spaccata, forse perch quegli strumenti erano ormai in disuso (uno dei motivi per cui Laplace propende per una datazione bassa del complesso). Unico risulta infine essere un piccolo cilindro di calcare, di sezione ellittica e con alcune tacche disposte in parallelo, apparentemente delle marques de chasse, cio dei promemoria indicanti il numero di prede uccise. L'attribuzione dell'industria del riparo all'Aurignaziano stata confermata da una serie di studi[13] compiuti negli anni novanta, nel corso dei quali si proceduto anche allo studio della fauna e dei pochi resti umani associati. L'insieme faunistico appare nettamente dominato dal Cervus elaphus (92% circa dei reperti identificati), a cui si affiancano pochi resti di uro e cinghiale. L'orizzonte epigravettiano A parte l'industria di Fontana nuova, ipoteticamente attribuita all'Aurignaziano medio o evoluto, le altre industrie litiche rinvenute in Sicilia, almeno le pi antiche, appartengono tutte a un momento assa avanzato del Paleolitico superiore che sull'isola prende il nome di Epigravettiano finale siciliano e sono attribuite a gruppi umani giunti dalla penisola. La punta a dorso abbattuto il manufatto tipico dell'orizzonte che prende il nome dal sito francese di La Gravette.[14] Questa punta veniva scheggiata fino ad ottenere un lato lungo poco o per nulla ritoccato e un lato "abbattuto", cio fittamente scheggiato. La sezione risulta essere triangolare. uno strumento di caccia che provocava lacerazioni e contusioni, con il fine di uccidere la preda, se non per l'effetto della ferita, almeno per il dissanguamento provocato dalle grandi emorragie. Oltre alla macrofauna terrestre, prede dell'uomo erano i molluschi raccolti a riva, ma anche di terra (Patella ferruginea e Patella caerulea; Trochus). Se vero che la dieta si basava comunque sulla caccia, per possibile che tanto la raccolta dei molluschi che la pesca si incrementassero nel Mesolitico.[15]

I gruppi umani dell'Epigravettiano frequentavano le numerose grotte dei litorali siciliani, particolarmente quelli trapanese, palermitano e siracusano. Costituivano gruppi verosimilmente nomadi o solo stagionalmente stanziali. Le principali attivit, come la cottura dei cibi, la lavorazione delle pelli, del legno, delle ossa e della pietra, e forse anche le pratiche religiose e certamente la sepoltura sono testimoniate principalmente all'interno delle grotte. Per quel che riguarda le isole minori, solo Favignana e Levanzo, che durante l'ultima glaciazione erano unite alla costa traanese, hanno restituito testimonianze di questo periodo. Lo schema proposto da Laplace profila tre facies:

Le incisioni rupestri della grotta dell'Addaura replicate al Museo Archeologico Regionale di Palermo

un epigravettiano antico, rappresentato da un complesso scavato agli inizi del XX secolo in una zona imprecisata nei pressi di Canicattini Bagni, da alcuni scavi nell'entroterra siracusano e dalla grotta Niscemi, presso Palermo. In quest'ultima le pareti presentano incisioni rupestri zoomorfe; un epigravettiano evoluto, rappresentato dalla grotta di Cala dei Genovesi nell'isola di Levanzo e dal riparo di San Corrado nell'entroterra siracusano; un epigravettiano finale, rappresentato dalla grotta di San Teodoro Acquedolci, dalla grotta Corruggi

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(nei pressi di Pachino), dalla grotta Mangiapane e dal riparo del Castello di Termini Imerese.[16]

Mesolitico
Il Mesolitico ("et della pietra di mezzo") un termine che indica in paleoetnologia tutte quelle manifestazioni umane post-pleistoceniche ma non ancora compiutamente neolitiche, quindi precedenti l'affermarsi della rivoluzione agricola. Il peculiare modo di sussistenza mesolitico si basava sulla caccia, la pesca e la raccolta. La caccia non era pi quella delle grandi prede pleistoceniche: la taglia della fauna era ora inferiore. Il microlitismo mesolitico era caratterizzato da forti accenti geometrici. Anche se non sempre riscontrabile, l'ipotesi che, in questo lasso di tempo, le abitazioni umane si fossero spostate dalle grotte a siti all'aperto: baricentro della vita umana sarebbero divenuti i bacini idrici restituiti dall'arretramento dei ghiacci. In generale, dunque, il termine mesolitico indica quelle industrie litiche di gruppi umani discendenti dei cacciatori paleolitici. Tali gruppi umani adattarono il loro armamentario litico alle mutate condizioni climatiche (i ghiacciai avevano lasciato spazio, nell'Europa centrale e settentrionale, a grandi laghi, zone paludose e tundra, ben presto soppiantati da foreste), senza per aver ancora ricevuto gli stimoli orientali che introdussero in Occidente l'agricoltura. In Italia, questo cambiamento climatico fu certamente meno sensibile che nel resto d'Europa. Anche per questa ragione, non semplice individuare un Mesolitico siciliano: registrare questo passaggio sull'isola (in un'epoca che va dai 10.000 ai 5000 anni fa) possibile solo in alcune grotte (quella di Corruggi, quella dell'Uzzo, nei pressi di Erice, e la Cala dei Genovesi). L'industria litica dell'orizzonte mesolitico siciliano quasi del tutto operata su selce e presenta numerosi denticolati. Ad essa sono associate punte e spatole d'osso e ornamenti (come denti atrofici di cervo). I giacimenti mesolitici siciliani sono ancora in via di definizione, essendo il termine "Mesolitico" relativamente recente. Il giacimento che ha dato il via alla ricognizione di un Mesolitico siciliano il riparo della Sperlinga (Novara di Sicilia). L'orizzonte mesolitico siciliano caratterizzato anche da un mutamento nelle rappresentazioni figurative: dal naturalismo di Levanzo e dell'Addaura, si passa ad uno schematismo alquanto accentuato. Per quel che riguarda le sepolture, sarebbero da attribuire al Mesolitico quelle dell'Uzzo e della Molara (nella Conca d'Oro dell'entroterra palermitano). Venivano deposti uno o due individui per tomba e i corpi venivano adagiati su uno strato di ocra gialla. La fossa era poi ricoperta di pietre. L'orientamento dei corpi non appare definito, mentre sempre assente il corredo funerario, se si eccettua qualche raro dente di cervo o qualche ciottolo ben lavorato. Le sepolture mesolitiche siciliane sono dunque povere di quella serie di piccoli oggetti ornamentali (conchiglie forate, denti e pietre), al contrario di quanto accade per le deposizioni mesolitiche europee. L'arte rupestre paleo-mesolitica di Cala dei Genovesi e dell'Addaura
Per approfondire, vedi Grotta del Genovese e Grotta dell'Addaura.

La datazione delle rappresentazioni parietali in Sicilia risulta complessa, poich, salvo che in pochissimi casi, esse non sono state ritrovate coperte da depositi archeologici. Per lo pi, si fa riferimento alla patina che ricopre i segni (ma pi per stabilire la sicura arcaicit che per determinare esattamente la datazione) o al contenuto delle raffigurazioni. I pi importanti esempi pervenuti di raffigurazioni parietali in Sicilia sono la grotta di Cala dei Genovesi e quella dell'Addaura. La grotta dei Genovesi (o dei Cervi) si trova a circa mezz'ora a piedi, verso nord ovest, dall'unico villaggio di Levanzo. Quest'isoletta era un tempo collegata alla Sicilia e l'agevole passaggio suggerito anche dall'abbondanza della tematica animale nelle raffigurazioni parietali: 32 figure, di cui 29 animali, con dimensioni che variano dai 15 ai 30 centimetri. Una datazione assoluta con il carbonio-14 ha indicato il X millennio a.C.

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Anche nella grotta dell'Addaura, a pochi chilometri da Palermo, la raffigurazione parietale pone insieme animali e uomini. Il gruppo ritenuto il pi antico ha tratto leggero. Sovrapposto a queste figure c' un altro gruppo, inciso pi a fondo. Un terzo gruppo, anch'esso inciso in profondit, composto da pochi animali, con stile diverso, pi contratto, forse prodotto di una cultura posteriore decadente. Il secondo gruppo quello di maggiore interesse, soprattutto perch caratterizzato dalla quotidianit dell'attivit umana, cosa alquanto rara nell'arte preistorica. I disegni appartengono al Paleolitico superiore; possibile che siano coevi al talus scavato da Jole Bovio Marconi e, in questo caso, apparterebbero all'epigravettiano evoluto, anche se non possibile dirlo con certezza.

Neolitico
Per approfondire, vedi Europa Antica e Neolitico.

Scavi sistematici effettuati a partire dal 1950 a Lipari hanno rivelato testimonianze importantissime e stratificate di tutte le civilt che dal Neolitico (VI millennio a.C.) in poi hanno colonizzato l'isola. Anche questo era un centro di produzione di ossidiana e di ceramiche. Particolarmente significative sono le rovine del villaggio neolitico sul promontorio di Capo Graziano a Filicudi.

Et dei metalli
Et del rame Et del bronzo
Venti chilometri a ovest di Noto stata individuata la necropoli dell'importantissimo l'insediamento di Castelluccio[17], che ha permesso di tipizzare l'importante fase di civilizzazione (tra 1650 a.C. e 1250 a.C.) detta Cultura di Castelluccio; questi studi hanno permesso di scoprire, data la coincidenza delle ceramiche di tipo egeo, l'intensa relazione commerciale con Malta in tale periodo. A Panarea il ritrovamento di un villaggio a Cala Junco, con una cinquantina di capanne circolari ed ovali atte all'alloggio di circa 220 individui, ha fornito la testimonianza di commerci con il mondo miceneo, confermata dai ritrovamenti di Thapsos (nel comune di Priolo Gargallo), Milazzo, Filicudi, Pantalica e Siracusa. Le invasioni Secondo Diodoro Siculo intorno al XIV-XIII secolo a.C. le isole Eolie vennero attaccate e occupate dagli Ausoni guidati dal condottiero Liparo (da cui prese il nome l'isola maggiore). Gli scavi archeologici confermano il fatto che a partire dal 1270 a.C. nei villaggi eoliani risultano tracce di distruzioni violente ed improvvise. Dopo tale periodo la vita riprese, nella zona del castello di Lipari, ma in maniera diversa come usi, utensili e tipo di insediamento, molto simile a quello dei siti del continente italico. Verso la met del XIII secolo arrivarono i Sicani, un popolo non indoeuropeo, secondo Tucidide provenienti dalla zona iberica e in fuga perch cacciati dai Liguri. I Sicani sconfissero gli abitanti locali, di razza gigantesca, che Tucidide chiama Ciclopi e Lestrigoni. I Sicani si stanziarono principalmente al centro e nella zona sudoccidentale della Sicilia. Tracce di loro rimangono nella necropoli di Caltabellotta con le caratteristiche tombe a camera, nella valle del Platani nell'antica citt di Camico (mai identificata, tuttavia alcuni autori sostengono possa trattarsi di Sant'Angelo Muxaro), con le sue ceramiche scure con decorazioni impresse e segni del culto antico della Madre terra. Vennero presto spinti verso l'interno dall'arrivo degli Elimi, i fondatori di Segesta ed Erice. Nella tarda Et del bronzo i Micenei, in crisi per motivi politici ed economici, cominciarono a scomparire dalla scena mediterranea. Al loro posto arrivarono dal nord altri popoli. Ellanico di Mitilene narra dei Siculi e degli Ausoni, scacciati dagli Enotri attorno al 1260 a.C. In particolare furono i Siculi, popolo latino-falisco

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affine ai Latini, a importare nell'isola l'uso del cavallo e il culto dei morti.

Et del ferro
L'et del ferro, in Sicilia, si situa tra il 1200 e il 1100 a.C. Reperti del periodo sono presenti a Barcellona Pozzo di Gotto, Monte Finocchito (Noto), Sant'Angelo Muxaro. Ultima infine, tra XI e X secolo a.C., avvenne la penetrazione dei Fenici ritenuti i fondatori di Solunto, Mozia, Palermo e Lilibeo. Tra il XIII e l'VIII secolo a.C., il periodo precedente all'arrivo dei Greci in Sicilia, l'isola risultava cos suddivisa tra quattro popoli: Siculi, Sicani, Elimi e Fenici.

Gli aborigeni isolani nelle fonti classiche


Le testimonianze greche
Quando i Greci, nel VII secolo a.C., si installarono sull'isola, pur avendo gi migliorato l'alfabeto fenicio non avevano ancora preso l'abitudine di mettere per iscritto le loro vicende. Il resoconto di Tucidide riferisce che i coloni si imbatterono nei Siculi nella met orientale e nei Sicani nella parte occidentale. La testimonianza di Tucidide la pi antica tra quelle pervenute ed tratta da Antioco di Siracusa, autore di una Storia della Sicilia dalle origini fino al 424 a.C. Essa risulta comunque poco affidabile: se gi per Omero ed Esiodo la Sicilia era un luogo mitico quanto il lontano Occidente, abitato da mostri e poco esplorato, anche Tucidide fa riferimento a Ciclopi e Lestrigoni.[18]

Le testimonianze latine

Note
1. ^ Tusa S., 1983, op. cit., p. 29 2. ^ R. Ross Holloway, Archeologia della Sicilia antica [1991], SEI, Torino, 1995, p. 3. 3. ^ Moses I. Finley, Storia della Sicilia antica [1968], Laterza, Roma-Bari, 1998, p. 13. 4. ^ Questo quadro della fauna presente nei livello a terra rossa (sequenza quaternaria pi antica), sottostante il livello con resti di industria litica, tratto da Tusa S., 1983, op. cit., p. 31. Nonostante ipotesi contrarie, accolte con scetticismo dalla comunit scientifica, i livelli a terra rossa costituiscono il terminus post quem stratigrafico della comparsa dell'uomo in Sicilia (Tusa S., 1983, op. cit., p. 43). 5. ^ Tusa S., 1983, op. cit., p. 47 6. ^ Tusa S., 1983, op. cit., p. 51 7. ^ Nicoletti F., 1997, op. cit. 8. ^ Normalmente, le sequenze stratigrafiche non sovrapposte sono state disposte cronologicamente pensando a una progressiva miniaturizzazione degli strumenti litici. In certi casi, la sovrapposizione degli strati ha suggerito eccezioni a questo presupposto, come ad esempio, nel caso della grotta di San Teodoro (ad Acquedolci, in provincia di Messina): qui alcuni livelli con manufatti microlitici risultano pi antichi di quelli con 9. 10. diminuzione del microlitismo (Tusa S., 1983, op. cit., p. 71) ^ Tusa S., 1983, op. cit., p. 39 ^ Ci, forse, anche a motivo della prossimit di questi luoghi di scavo con i centri culturali pi importanti: Palermo, Catania, Siracusa, dove, all'inizio del XX secolo, si svilupp un fervido interesse delle classi agiate per la preistoria isolana (Tusa S., 1983, op. cit., p. 67 e 132). ^ Les subdivisions du Leptolithique italien. tude de typologie analityque, BPI, LXXIII, 1964, pp. 25 sgg. ^ In La Sicilia prima dei Greci, Il Saggiatore, Milano, 1958, citato da Tusa S., 1983, op. cit., p. 69. ^ Chilardi S. et alii, 1996, op. cit.. ^ Un esempio significativo del periodo epigravettiano in Sicilia (10.000 anni fa circa) rappresentato dalla grotta del Genovese. ^ Tusa S., 1983, op. cit., p. 74 ^ Non chiaro a quale dei due livelli di San Teodoro intendesse riferirsi Laplace, se a quello inferiore microlitico o se a quello superiore macrolitico. ^ Paolo Orsi, Scarichi del villaggio siculo di Castelluccio, Bullettino Paletnologico Italiano 19, 1893. 3.

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12.

13. 14.

15. 16.

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18. ^ Moses I. Finley, Op. cit., p. 17.

Bibliografia
Luigi Bernab Brea, La Sicilia prima dei Greci, Il Saggiatore, Milano, 1958. Santi Correnti, Breve storia della Sicilia, T.E. Newton. ISBN 88-7983-511-4 Margaret Guido, Guida archeologica della Sicilia [1967], Sellerio, Palermo, 1983. Fabrizio Nicoletti, Il Campignano della Sicilia (http://www.scribd.com/doc/29207238/FabrizioNicoletti-Il-Campignano-Della-Sicilia-Prima-Sicilia-Palermo-1997), in Prima Sicilia, Catalogo della Mostra, vol. 1, Palermo 1997, pp. 395403. Salvatore Spoto, Sicilia antica, Newton Compton Ed. 2002. ISBN 88-8289-750-8 Sebastiano Tusa, La Sicilia nella preistoria [1983], Sellerio, Palermo, 1999. ISBN 88-389-1440-0 Chilardi S., Frayer D.W., Gioia P., Macchiarelli R. e Mussi M., 1996 - Fontana Nuova di Ragusa (Sicily, Italy): sothernmost Aurignacian site in Europe, Antiquity, 70, 553-563. R. Vaufrey, Le Palolithique italien, Archives de l'Institut de Palontologie Humaine, Mmoires, 3, Parigi, 1928. G. Longo, 2009 - Il lungo periodo della preistoria siciliana, Sicilia Tempo anno XLVII n. 463 marzo, 22-26.

Voci correlate
Italia preistorica e protostorica Antichi popoli di Sicilia Magna Grecia Popoli dell'Italia antica Museo di paleontologia e geologia Gaetano Giorgio Gemmellaro

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