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Facolt di Ingegneria

Corso di laurea Magistrale in


Ingegneria Gestionale
a.a. 2010/2011
Corso di

Gestione dei Servizi e delle Tecnologie Ambientali


6 CFU

Il Servizio Idrico Integrato:


Il quadro normativo
Ing. Donata Bacchi
Dipartimento di Energetica
Universit degli Studi di Firenze
donabac@gmail.com
Prof. Corti Andrea
Dipartimento di Ingegneria dellInformazione
Universit degli Studi di Siena
via Roma, 56 Siena
corti@dii.unisi.it

Sistema Idrico Integrato

I riferimenti normativi
L.36/94 (Legge Galli) ha dato avviano ad un processo di riorganizzazione
territoriale, funzionale ed economica dei servizi pubblici di acquedotto, fognatura,
depurazione, separando le funzioni di indirizzo, pianificazione e controllo da quelle
pi propriamente gestionali.

D.lgs. 3 aprile 2006, n.152 Norme in materia ambientale


(TESTO UNICO AMBIENTALE) ha riordinato le norme in materia
ambientale, riprendendo quanto fissato con la Legge Galli.
si compone di 318 articoli e 45 allegati ed destinato a sostituire la legislazione
quadro vigente nelle seguenti materie:
PARTE I: Disposizioni comuni;
PARTE II: Procedura di VIA, VAS e IPPC;
PARTE III: Difesa del suolo e lotta alla desertificazione; Tutela delle acque
dallinquinamento e gestione delle risorse idriche;
PARTE IV: Rifiuti e bonifica di siti contaminali;
PARTE V:Tutela dellaria e riduzione delle emissioni in atmosfera;
PARTE VI:Tutela risarcitoria contro danni allambiente.
Sono stati emanati due decreti correttivi: D.L. 8 novembre 2006, n.284 e D.L: 16
gennaio 2008, n.4

AMBITO TERRITORIALE
OTTIMALE-ATO

SERVIZIO IDRICO
INTEGRATO -SII

Definizioni utili
costituito dallinsieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e
distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque
reflue dallart.141, c.2 D.Lgs.152/2006.
Obiettivo della legge considerare unitariamente il servizio idrico integrando
e correlando sia dal punto di vista tecnico-funzionale che gestionale le diverse
filiere dellacqua.
Il contesto allinterno del quale procedere allorganizzazione del servizio idrico
integrato, ovvero la dimensione gestionale ottimale, di norma individuata nel
bacino idrografico, per assicurare una gestione caratterizzata da una sufficiente
massa critica e da economia di scala.
In definitiva la riorganizzazione del servizio idrico prevede il tendenziale superamento
della notevole frammentazione gestionale esistente e il passaggio ad una concezione,
per cos dire imprenditoriale del servizio, con lindividuazione di soggetti in grado non
solo di gestire, ma anche di far fronte alla grande richiesta di investimento in opere
infrastrutturali del settore.
Allinterno dellATO il SII deve essere affidato ad un gestore unico.
In Toscana ci sono 6 ATO acque: ALTO VALDARNO, MEDIO VALDARNO, BASSO
VALDARNO, TOSCANA COSTA, OMBRONE, GROSSETANO, TOSCANA NORD.

AMBITO TERRITORIALE
OTTIMALE

Definizioni utili

In Toscana ci sono 6 ATO acque: ALTO VALDARNO, MEDIO VALDARNO, BASSO


VALDARNO, TOSCANA COSTA, OMBRONE, GROSSETANO, TOSCANA NORD.

AUTORITA DI
AMBITO AATO

La forma di cooperazione tra Comuni e Province per lorganizzazione del


Servizio Idrico Integrato nellAmbito Territoriale Ottimale. Le AATO sono
chiamate ad esercitare le funzioni di programmazione, pianificazione,
vigilanza e controllo del servizio idrico integrato.

ABITANTE
EQUIVALENTE
a.e.

Il carico organico biodegradabile avente un BOD5 di 60 gO2/d.

AREA SENSIBILE
corpo idrico
sensibile

Definizioni utili

Laghi naturali, altre acque dolci, estuari ed acque del litorale gi


eutrofizzate o probabilmente esposti a prossima eutrofizzazione in
assenza di interventi protettivi specifici

Il gestore del SII e quindi anche della fognatura, tenuto ad emanare un


apposito regolamento di fognatura nel quale devono essere indicati i limiti
qualitativi delle acque immesse in rete da parte degli utenti. In caso di
mancata emanazione valgono i limiti fissati dalla normativa nazionale
(152/06).

SCARICO

Acque per la produzione di acque potabile, acque per la vita di salmonidi


e ciprinidi, acque per la vita dei molluschi, acque di balneazione.

REGOLAMENTO
DI FOGNATURA

ACQUE A
SPECIFICA
DESTINAZIONE

Definizioni utili

Qualsiasi immissione effettuata esclusivamente tramite un sistema stabile


di collettamento che collega senza soluzione di continuit il ciclo di
produzione del refluo con il corpo ricettore in acque superficiali, sul
suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro
natura inquinante, anche se sottoposte a preventivo trattamento di
depurazione.

TRATTAMENTO
APPROPRIATO

Definizioni utili

Dal recepimento delle Direttiva 91/ 271 / CE del 21 maggio 1991 concernente il
trattamento delle acque reflue urbane. Per trattamento appropriato si intende
il trattamento delle acque reflue urbane mediante un processo e/o un sistema di
smaltimento che, dopo lo scarico, garantisca la conformit delle acque recipienti a
valori obiettivi di qualit.
La scelta di indirizzare gli stati membri verso trattamenti appropriati per gli
scarichi di agglomerati considerati minori, esprime la volont di lasciare un
margine di manovra tale da permettere soluzioni non necessariamente univoche
sotto il profilo dellefficacia depurativa.
Ci viene in contro il Decreto del Presidente della Giunta Regionale 28/R del
maggio 2003: in attuazione della Legge Regionale 1 dicembre 1998, Norme sullo
scarico delle acque reflue
In base alla L.R. n.20 del 31 maggio 2006, Norme per la tutela delle acque
dallinquinamento dovr uscire un nuovo regolamento che disciplina il tema dei
trattamenti appropriati.

TRATTAMENTO
APPROPRIATO

DPGR 28/R
maggio 2003

del

Definizioni utili

Legge 36/94
Art.9, c.1: disciplina della gestione del servizio idrico integrato
i comuni e le province di ciascun ambito territoriale ottimale organizzano il servizio
idrico integrato al fine di garantire la gestione secondo criteri di efficienza, di
efficacia e di economicit.
La legge si poneva due principali obiettivi di riforma del settore idrico:
1- ristrutturazione dellassetto industriale del settore idrico
2- regolamentazione del settore
Sono stabiliti i seguenti indirizzi generali:
INTEGRAZIONE DEL CICLO: i servizi idrici sono riorganizzati secondo i seguenti criteri:
b)superamento delle frammentazione delle gestioni, c) conseguimento di adeguate dimensioni
gestionali, definite sulla base di parametri fisici, demografici tecnici e sulla base delle ripartizioni
politico-amministrative (art.8, c.1)
TRASFORMAZIONE GIURIDICA DELLE GESTIONI IN AZIENDE.
IL SUPERAMENTO DELLE GESTIONI IN ECONOMIA: le aziende speciali, gli enti e i consorzi
pubblici esercenti i servizi, anche in economia, confluiscono nel soggetto gestore del servizio
idrico integrato, secondo le modalit e le forme stabilite nella convenzione. Il nuovo soggetto
gestore subentra agli enti preesistenti nei termini e con le modalit previste nella convenzione e
nel relativo disciplinare (art.10, c. 2)

I soggetti regolatori

AUTORITA DI
VIGLANZA

Supervisione sullattuazione della legge

Leggi
Lart. 160 del D.Lgs. 152/2006, tra laltro, cita i seguenti obiettivi regionali
per lAutorit:
-assicura l'osservanza dei principi e delle regole della concorrenza
ATO
e della trasparenza nelle procedure di affidamento dei servizi;
-tutela e garantisce i diritti degli utenti e vigila sull'integrit delle
reti e degli impianti;
-propone gli adeguamenti degli atti tipo, delle concessioni e delle
convenzioni in base all'andamento del mercato, esigenze degli
utenti o dalle finalit di tutela e salvaguardia dell'ambiente;
-formula al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio
proposte di revisione della disciplina vigente, segnalandone i casi
di grave inosservanza e di non corretta applicazione;
-definisce, d'intesa con le Regioni, i programmi di attivit e le
iniziative da porre in essere a garanzia degli interessi degli utenti;

L'Autorit, in base allart. 161 del D.Lgs. 152/2006, per lo svolgimento dei propri compiti, si

avvale di un Osservatorio che svolge funzioni di raccolta, elaborazione e restituzione


di dati statistici e conoscitivi (dati dimensionali, tecnici e finanziari di esercizio dei
gestori, tariffe, piani di investimento preventivati e realizzati, condizioni convenzionali,
livelli di qualit dei servizi, etc)

I soggetti regolatori

AUTORITA DI
VIGLANZA
Leggi
regionali
ATO

Indirizzo politico e di programmazione


La delimitazione ed eventuale successiva modifica degli ambiti territoriali ottimali
(art. 147, c. 1 )
La definizione di norme e misure volte a razionalizzare i consumi ed eliminare gli
sprechi (art. 146, c. 1)
La definizione di norme integrative per il controllo degli scarichi (art. 147, c. 3)
La definizione di modalit di cooperazione tra gli enti pubblici locali (art. 148, c. 2)
La definizione della convenzione-tipo (art.151, c. 2) - regolando lassegnazione del
servizio, le forme di vigilanza e controllo, i livelli di efficienza, le penali e criteri per la
definizione del piano economico-finanziario

I soggetti regolatori

AUTORITA DI
VIGLANZA
Leggi
regionali

Ruolo organizzativo e di vigilanza

ATO
La ricognizione delle opere esistenti (art.149, c. 2)
La predisposizione del piano degli interventi e del modello gestionale (art.149, c. 3
e 5)
La scelta della forma di gestione e gestione delle procedure di affidamento - cfr
Legge 166/09 - (art.150, c. 1 e 2)
Lesercizio di un controllo continuo sul soggetto gestore, con possibilit di applicare
penali e sanzioni in caso di inadempimento (art.152)
Lart. 149 D.Lgs. 152/2006 prevede che:
L'Autorit d'ambito provvede alla predisposizione e/o aggiornamento del piano
d'ambito. Il piano d'ambito e' costituito dai seguenti atti:
a) ricognizione delle infrastrutture;
b) programma degli interventi;
c) modello gestionale ed organizzativo;
d) piano economico finanziario.

Caratteristiche

Obiettivi

Contenuti

Il Piano dAmbito
LAutorit di Ambito effettua la ricognizione dello stato attuale (opere e servizi) e
stabilisce gli obiettivi di servizio da raggiungere sul territorio
Il piano degli investimenti descrive gli interventi infrastrutturali necessari al
raggiungimento di tali obiettivi
Il modello gestionale definisce le risorse (in termini di personale, materie prime,
fabbisogno energetico, strutture amministrative, ecc.) necessari per attuare il piano degli
investimenti e per erogare il servizio rispettando gli standard definiti
Il piano economico finanziario, determina lo sviluppo temporale della tariffa (ricavi del
gestore), dei costi del gestore e dei conseguenti risultati economici e patrimoniali
lo strumento fondamentale di pianificazione (gestionale ed economica) del servizio idrico
integrato
la base informativa per regolare i rapporti con il gestore:superamento delle asimmetrie
informative, determinazione dello sviluppo tariffario, individuazione degli indicatori per
l'effettuazione del controllo e delle revisioni tariffarie
organicit e completezza dei dati e delle stime
trasparenza sulla qualit dei dati e delle informazioni contenute
individuazione e quantificazione degli obiettivi di servizio
articolazione degli interventi per progetti
collegamento tra obiettivi/progetti/livelli tariffari

Il Piano dAmbito - struttura


Inquadramento generale
La sezione contiene informazioni su:
-il quadro geografico e idrografico
-le risorse disponibili e la loro vulnerabilit
-l'approccio metodologico seguito nella predisposizione del Piano

Il Piano dAmbito - struttura


Inquadramento generale
Analisi status quo del servizio idrico e delle strutture disponibili
La sezione fornisce indicazioni circa:
la capacit produttiva delle strutture esistenti (bilancio idrico, copertura
fognatura e depurazione)
la capacit e i livelli di servizio allutenza
il giudizio sul grado di conservazione e utilizzabilit delle opere e degli impianti
(stato di consistenza e valutazione)
il quadro organizzativo esistente

Il Piano dAmbito - struttura


Inquadramento generale
Analisi status quo del servizio idrico e delle strutture disponibili
Livelli di servizio ed evoluzione della domanda
La sezione fornisce le previsioni in merito a:
il fabbisogno futuro di servizi idrici
-sviluppo della popolazione
-sviluppo del consumo specifico
-previsione delle punte
-necessit di riserve
-determinazione della portata necessaria
-previsione del volume erogato
i livelli obiettivo dei servizi allutenza
-in base alla normativa
-in base alle scelte dellAmbito

Il Piano dAmbito - struttura


Inquadramento generale
Analisi status quo del servizio idrico e delle strutture disponibili
Livelli di servizio ed evoluzione della domanda
Strategia di intervento
Si indicano le strategie dintervento nellAmbito sulla base di:
confronto tra domanda e offerta di servizi idrici
identificazione delle aree critiche
definizione degli obiettivi, quali:

ricorso a nuove risorse idriche


ricerca delle perdite
possibilit di interconnessioni
estensioni del servizio
diverse necessit di depurazione (aree sensibili)

collegamento tra aree critiche/obiettivi/interventi

Il Piano dAmbito - struttura


Inquadramento generale
Analisi status quo del servizio idrico e delle strutture disponibili
Livelli di servizio ed evoluzione della domanda
Strategia di intervento
Piano degli interventi e piano finanziario
Gli interventi sono articolati per progetti e distinti in:
-nuove opere
-interventi di raggiungimento e mantenimento standard (manutenzioni straordinarie)
Ciascun intervento sintetizzato in una scheda riepilogativa di:
-natura e importo dellopera
-area critica di riferimento
-obiettivi da raggiungere
-durata dellintervento
-impatto gestionale dellopera
Il piano finanziario degli interventi definisce:
-la distribuzione temporale degli investimenti
-gli ammortamenti e il capitale investito anno per anno
-i costi operativi delle nuove opere
-le risorse finanziarie disponibili

Il Piano dAmbito - struttura


Inquadramento generale
Analisi status quo del servizio idrico e delle strutture disponibili
Livelli di servizio ed evoluzione della domanda
Strategia di intervento
Piano degli interventi
Modello gestionale
Il modello gestionale definisce :
le caratteristiche della struttura generale del gestore
il numero e le caratteristiche dei diversi poli di gestione dedicati alle seguenti
attivit:lesercizio/la manutenzione/il pronto intervento/il contatto con lutenza/la
gestione degli appalti

i diversi nuclei territoriali dedicati a specifiche attivit operative


il livello dei costi operativi del primo anno e le loro variazioni
l'attuazione dei miglioramenti defficienza
Il modello gestionale deve tracciare un percorso che, partendo dallassetto
organizzativo attuale, permetta il raggiungimento dellassetto ottimale
identificato in funzione degli obiettivi del servizio, delle risorse disponibili,
dellarticolazione territoriale

Il Piano dAmbito - struttura


Inquadramento generale
Analisi status quo del servizio idrico e delle strutture disponibili
Livelli di servizio ed evoluzione della domanda
Strategia di intervento
Piano degli interventi
Modello gestionale
Piano economico finanziario
Il piano finanziario deve essere articolato nello stato patrimoniale, nel conto
economico e nel rendiconto finanziario, prevede, con cadenza annuale,
l'andamento dei costi di gestione e di investimento al netto di eventuali
finanziamenti pubblici a fondo perduto.dovr garantire il raggiungimento
dellequilibrio economico finanziario e, in ogni caso, il rispetto dei principi di
efficacia, efficienza ed economicit della gestione.
Lo sviluppo tariffario risulta determinato in base a:
-la tariffa media ponderata delle gestioni preesistenti
-lo sviluppo dei costi operativi collegati al modello gestionale e al piano degli
investimenti
-lo sviluppo degli ammortamenti collegato al piano degli investimenti
-la remunerazione del capitale investito

Lo sviluppo tariffario deve essere sottoposto alle verifiche imposte dal Metodo
Normalizzato definito dal D.M. 1 agosto 1996

I soggetti del SII

REGIONE

ATO

Gestore

Definizione degli
Ambiti Territoriali
Ottimali e struttura
della cooperazione

Ricognizione delle
opere

Partecipa alla
modalit di
affidamento

Norme e misure
volete a
razionalizzare
consumi e gestione
degli scarichi

http://sira.arpat.toscana.it/sira/a
cqua.html
http://www.arpat.toscana.it/

Obiettivi di servizio e
interventi
Definizione del
modello gestionale
Gestione del
processo di
affidamento del
servizio
http://www.ato6acqu
a.toscana.it/

contrattazione della
tariffa
Affidamento della
gestione

http://www.fiora.it/

Sistema Idrico Integrato

1 - Scarico acque reflue domestiche


Regolamento da D.Lgs. 152/06 Definizione (art.74)
..
g)Acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi, e derivanti
prevalentemente dal metabolismo umano e da attivit domestiche;
..
- sempre ammesso lo scarico in fognatura nel rispetto delle disposizioni del
regolamento di gestione della pubblica fognatura e non necessita di autorizzazione
- La regolamentazione dello scarico non in pubblica fognatura dipende dallentit (in
termini di a.e. vedi allegato 5 alla parte III. Il rilascio della autorizzazioni di
competenza del Comune.

2 - Scarico acque reflue industriali


Regolamento da D.Lgs. 152/06 Definizione (art.74)
..
h)Qualsiasi tipo di acque scaricate da edifici od impianti in cui si svolgono attivit
commerciali o di produzione di bene, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle
acque meteoriche di dilavamento;
..
- Lo scarico in rete fognaria sempre ammesso a seguito di concessione di
autorizzazione da richiedere allAutorit di Ambito. richiesto il rispetto delle
disposizioni del regolamento di gestione di pubblica fognatura.
- La regolamentazione dello scarico non in pubblica fognatura dipende dallentit
- Alcune tipologie di acque industriali sono assimilabili alle domestiche. Le acque
assimilabili alle domestiche sono stabilite dalle Regioni in base allattivit
produttiva ed alle a.e.

2 - Scarico acque reflue industriali


Regolamento da D.Lgs. 152/06 Definizione (art.74)

Sostanze pericolose: sostanze o gruppi di sostanze tossiche persistenti e bioaccumulabili e altre sostanze o gruppi che danno adito a preoccupazioni analoghe
Sostanze prioritarie o pericolose prioritarie: sostanze individuate dalla direttiva
2000/60/CE

3 - Acque meteoriche di dilavamento


Regolamento da D.Lgs. 152/06 e L.R. 20/2006 del 31 maggio 2006
Definizione (art.2 L.R.)
..
d) Acque meteoriche dilavanti (AMD): acque derivanti da precipitazioni
atmosferiche; si dividono in AMD non contaminate (AMDNC) e AMD contaminate
(AMC) che includono le acque di prima pioggia;
e) AMD contaminate (AMC): acque meteoriche dilavanti comprese le acque di prima
pioggia derivanti che comportano oggettivo rischio di trascinamento nelle acque
meteoriche di sostanze pericolose o di sostanze in grado di determinare effettivi
pregiudizi ambientali;
f) AMD non contaminate (AMDNC): quelle dilavanti superfici impermeabilidove
non vengono svolte attivit che possono comportare il rischio di trascinamento di
sostanze pericolose o di sostanze in grado di determinare effettivi pregiudizi
ambientali;
g) Acque meteoriche di prima pioggia (AMPP): acque corrispondenti, per ogni
evento meteorico, ad una precipitazione di 5 mm uniformemente distribuita
sullintera superficie scolante servita dalla rete di drenaggio; ai fini del calcolo si
assume che tale valore si verifichi in 15min

3 - Acque meteoriche di dilavamento


Regolamento da D.Lgs. 152/06 e L.R. 20/2006 del 31 maggio 2006

AMDNC

3 - Acque meteoriche di dilavamento


Regolamento da D.Lgs. 152/06 e L.R. 20/2006 del 31 maggio 2006

APP

3 - Acque meteoriche di dilavamento


Regolamento da D.Lgs. 152/06 e L.R. 20/2006 del 31 maggio 2006

AMC
Le Acque di prima pioggia sono assimilate a quelle meteoriche dilavanti non inquinate
quando non siano entrate in contatto con altre acque e derivino:
- Da tetti e tettoie di edifici ed altre strutture permanenti o temporanee di
stabilimenti anche se svolgono attivit in cui si utilizzano sostanze pericolose;
- Da altre superfici impermeabili diverse da quelle di cui prima, nelle aree di
stabilimenti iche non svolgono attivit in cui si utilizzano sostanze pericolose.

4 - Scarico acque reflue urbane


Regolamento da D.Lgs. 152/06 Definizione (art.74)
..
g)Acque reflue domestiche o miscugio di acque reflue dmestiche, di acque reflue
industriali ovvero meteoriche di dilavamento convolgiate in reti fognarie, anche
separate, e provenienti da agglomerato;
..
- sempre ammesso lo scarico in fognatura nel rispetto delle disposizioni del
regolamento di gestione della pubblica fognatura e non necessita di autorizzazione
- La regolamentazione dello scarico non in pubblica fognatura dipende dallentit. Il
rilascio dellautorizzazione competenza della Provincia.

5 - Scarico da impianti di depurazione


Regolamento da D.Lgs. 152/06

6 - Riutilizzo delle acque depurate


Regolamentato da D.M. 185/2003
Le acque reflue depurate possono essere riutilizzate per vari scopi:
a) irriguo: per lirrigazione di colture destinate sia alla produzione di alimenti per il
consumo umano ed animale sia a fini non alimentari, nonche per lirrigazione di aree
destinate al verde o ad attivita` ricreative o sportive;
b) civile: per il lavaggio delle strade nei centri urbani; per lalimentazione dei sistemi di
riscaldamento o raffreddamento; per lalimentazione di reti duali di adduzione,
separate da quelle delle acque potabili, con esclusione dellutilizzazione diretta di tale
acqua negli edifici a uso civile, ad eccezione degli impianti di scarico nei servizi igienici;
c) industriale: come acqua antincendio, di processo, di lavaggio e per i cicli termici dei
processi industriali, con lesclusione degli usi che comportano un contatto tra le acque
reflue recuperate e gli alimenti o i prodotti farmaceutici e cosmetici.

7 - Qualit delle acque superficiali destinate alla


produzione di acqua potabile
Regolamentato da D.Lgs. 152/2006
Le acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile sono calssificate dalle
Regioni in 3 categorie A1, A2 e A3, secondo le caratteristiche fisiche, chimiche e
microbiologiche riportate in Tabella 1/A dellAllegato 2 parte III.
A seconda della categoria di appartenenza, le acque dolci superficiali, sono sottpose ai
seguenti trattamenti:
a) Categoria A1: trattamento fisico semplice e disinfezione;
b) Categoria A2: trattamento fisico e chimico normale e disinfezione;
c) Categoria A3: trattamento fisico e chimico spinto, affinamento e disinfezione.
Le acque dolci superficiali che presentano caratteristiche fisiche, chimiche e
microbiologiche qualitativamente inferiori ai valori limite imperativi della
categoria A3 possono essere utilizzate, in via eccezionale, solo qualora non sia
possibile ricorrere ad altre fonti di approvvigionamento e a condizione che le
acque siano sottoposte ad opportuno trattamento che consenta di rispettare le
norme di qualit delle acqua destinate al consumo umano.

8 - Acque destinate al consumo umano


Regolamentato da D.Lgs. 2 febbraio 2001 n.31
Disciplinato con il fine di proteggere la salute umana dagli effetti negativi derivanti
dalla contaminazione delle acque.
Acque destinate al consumo umano:
- Acque trattate o non trattate, destinate ad uso potabile, per la preparazione di cibi
e bevande, o per altri usi domestici, a prescindere dalla loro origine;
- Acque utilizzate in unimpresa alimentare per la fabbricazione, il trattamento, la
conservazione o limmissione sul mercato di prodotti o sostanze destinate al
consumo umano.
Impianto di distribuzione domestico: le condutture, i raccordi, le apparecchiature
installati tra i rubinetti e la rete di distribuzione esterna. La delimitazione tra
impianto di distribuzione domestico e rete di distribuzione esterna punto di
consegna- costituita dal contatore.
Non devono contenere microrganismi e parassiti, n altre sostanze, in quantit o
concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana,
Allegati:parametri microbiologici, Parametri chimici con requisiti minimi da
soddisfare, parametri accessori di cui la Autorit Sanitaria pu richiederne il
controllo.
Si dispone inoltre la frequenza minima di controllo e le metodiche da utilizzare.

Smaltimento fanghi depurazione


9 Smaltimento in impianto di incenerimento
Regolamentato da D.Lgs. 152/2006
I fanghi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque possono essere smaltiti
negli impianti di incenerimento dei rifiuti.

10 Smaltimento in discarica
Regolamentato da D.Lgs. 152/2006 e D.Lgs. 36/2003
I fanghi e gli altri residui provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue
sono rifiuti speciali. Possono essere inoltre pericolosi o non pericolosi.
Laccettabilit dei rifiuti nella discarica stabilita dal D:Lgs. 36/2003 che effettua una
classificazione delle discariche indicando, per ogni tipologia i rifiuti che vi possono
essere smaltiti.

11 - Utilizzazione fanghi depurazione


Regolamentato da D.Lgs. 99/1992 che recepisce la Direttiva comunitaria 86/278/CEE.
Il Decreto in particolare fissa:
- Il valore limite di concentrazione per alcuni metalli pesanti che devono essere
rispettati nei suoli e nei fanghi,
- Le caratteristiche agronomiche e microbiologiche dei fanghi,
- I quantitativi massimi che possono essere applicati sui terreni.
Ulteriori disposizioni di legge sono state date da alcune Regioni.
Il riutilizzo agronomico dei fanghi diretto o previo compostaggio, assume notevole
interesse per lefficacia agronomica ed economica in quanto sostituisce, in tutto o
in parte, la concimazione chimica o altri tipi di concimazione organica.