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INFLUENZA DEI MECCANISMI FRAGILI NELLA VALUTAZIONE E


ADEGUAMENTO DI EDIFICI ESISTENTI IN C.A.

Conference Paper · October 2011

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3 authors:

Gerardo Mario Verderame Flavia De Luca


University of Naples Federico II University of Bristol
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M. Di Ludovico
University of Naples Federico II
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CONVEGNO AIST - -BOLOGNA 6-10-2011

AIST 2011 – 12

INFLUENZA DEI MECCANISMI FRAGILI NELLA VALUTAZIONE


E ADEGUAMENTO DI EDIFICI ESISTENTI IN C.A.

G.M. Verderamea, F. De Lucaa, M. Di Ludovicoa


a
Università degli Studi di Napoli Federico II – DIST Dipartimento di Ingnegneria Strutturale
Via Claudio 21, 80125 Napoli, e-mail: verderam@unina.it; flavia.deluca@unina.it, diludovi@unina.it

Sommario

Argomento: Problemi di modellazione per l’analisi sismica delle strutture esistenti

A due anni dall’entrata in vigore delle Norme Tecniche per le Costruzioni (DM 14/01/2008) e grazie
alla diffusa applicazione che si è potuta fare di queste ultime a seguito del terremoto aquilano del 6
aprile 2009, sono emerse alcune problematiche che si riferiscono alla verifica dei meccanismi fragili
negli edifici esistenti in cemento armato. In questo contesto sono riviste e analizzate criticamente le
prescrizioni del DM e della Circolare 617 del 2009 in merito alla verifica dei meccanismi fragili negli
edifici esistenti in cemento armato, facendo un confronto con le corrispondenti prescrizioni in ambito
europeo. Si propongono confronti numerici e valutazioni sui diversi approcci di modellazione adottati
dai codici e dai software di calcolo strutturale al fine di fornire un quadro chiaro dell’attuale impianto
normativo e dei possibili miglioramenti cui quest’ultimo potrebbe esser soggetto.

Parole chiave: modelli di capacità a taglio, NTC 2008, Eurocodice 8, edifici in c.a. esistenti.

1. INTRODUZIONE

La moderna progettazione sismica basandosi sul cosiddetto performance based design tende in
generale a prediligere meccanismi di crisi duttile a meccanismi di crisi fragile. In tale ambito si colloca
l’ormai ben noto principio di gerarchia delle resistenze che i codici tendono a garantire su scala micro,
meso e macro. In altre parole, riferendosi alle strutture in cemento armato, è possibile impostare la
progettazione in modo che sia possibile garantire una gerarchia delle resistenze a livello di sezione,
elemento, struttura e in ultimo tra struttura in elevazione e fondazione [1]. Ciò si traduce nel massimo
sfruttamento della duttilità dell’acciaio a fronte del comportamento fragile del calcestruzzo per quanto
riguarda la sezione. A livello di elemento le regole di progettazione impediscono il verificarsi di crisi
fragili di tipo tagliante per favorire crisi duttili di tipo flessionale. A livello di struttura, tale principio
si traduce nella gerarchia trave-colonna volta a favorire meccanismi di collasso che coinvolgano in
prima istanza gli elementi trave, più duttili, principalmente a causa della assenza di sforzo normale.
Gli edifici esistenti, in generale, non rispettano il principio di gerarchia delle resistenze, di qui la
centralità della verifica delle crisi fragili in tale contesto.
La prematura crisi a taglio conduce da un lato a una riduzione della capacità flessionale dell’elemento
limitando la capacità di deformazione in campo post-elastico, ma soprattutto rappresenta l’effettivo
collasso dell’elemento; in tal senso, la crisi a taglio può definirsi una crisi fragile. I meccanismi
resistenti a taglio, non sono caratterizzati da elevati impegni plastici dell’acciaio di armatura ma
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coinvolgono soprattutto il calcestruzzo, sia in compressione sia in trazione, che, a sua volta, possiede
limitate capacità deformative rispetto all’acciaio.
Mentre la valutazione analitica della resistenza flessionale presenta una certa uniformità di approccio
in tutti i codici, in forza di innumerevoli confronti sperimentali che, mediamente, confermano
l’affidabilità del modello matematico e delle ipotesi utilizzate, per quanto riguarda i meccanismi di
resistenza a taglio, la maggiore complessità fisico-meccanica del fenomeno si traduce in sostanziali
differenze tra le diverse formulazioni analitiche suggerite dai codici.
L’evoluzione del quadro normativo italiano in termini di progettazione sismica, soggetto a sostanziali
e rivoluzionari cambiamenti nell’ultimo decennio, ha trovato nel Decreto Ministeriale 2008 [2] e nella
successiva Circolale 617 del 2009 [3] una sorta di punto di arrivo e di definitiva adozione delle
indicazioni già presenti negli Eurocodici. Per quanto riguarda la valutazione della resistenza a taglio il
modello di capacità adottato è stato sostanzialmente modificato rispetto al Decreto Ministeriale del
1996 [4] sia per la progettazione non sismica che per quella sismica.
Lo studio qui svolto è incentrato sul confronto tra i diversi modelli di capacità a taglio proposti nella
normativa italiana ed europea per strutture di nuova progettazione ed esistenti. Questo confronto è
funzionale al chiarimento di alcuni aspetti critici dell’attuale approccio della normativa italiana
riguardo alla capacità a taglio di elementi esistenti in c.a. L’ambiguità della Circolare 617, riguardo
quest’ultimo aspetto, ha prodotto anche interpretazioni differenti da parte delle case produttrici di
software di calcolo strutturale.

2. FORMULAZIONI DI CAPACITÀ A TAGLIO

L’attuale quadro normativo italiano ed europeo fornisce diverse formulazioni di capacità a taglio. Se
per le strutture in cemento armato di nuova progettazione i modelli e le prescrizioni da applicare sono
piuttosto chiari e in ogni caso conformi all’approccio dell’Eurocodice [5]; per la valutazione della
resistenza a taglio nelle strutture in cemento armato esistente la normativa italiana, insieme con la
Circolare 617 prospettano un quadro non altrettanto chiaro e apparentemente dissimile dall’approccio
suggerito dall’Eurocodice [6]
Nel seguito è proposta una breve ricapitolazione dei modelli adottati dalla normativa italiana e dagli
Eurocodici per le strutture in cemento armato di nuova progettazione ed esistenti.
Come già anticipato nel paragrafo precedente la normativa italiana è stata recentemente aggiornata
apportando sostanziali modifiche sia al progetto delle strutture in zona sismica ma anche al progetto
delle strutture in situazioni non sismiche. Per quanto riguarda la resistenza a taglio di elementi dotati
di armatura trasversale la normativa [2] suggerisce sia in situazioni sismiche che in situazioni non
sismiche di assumere il modello di traliccio a inclinazione variabile.
Tale formulazione è andata a sostituirsi alla formulazione additiva suggerita in [4] e riportata nel
seguito. In tale formulazione il contributo del calcestruzzo ( Vcd ) non poteva superare il 50% della
capacità totale, mentre il contributo relativo all’armatura trasversale andava valutato in accordo al
modello di Ritter-Mörsch, come mostrato nelle equazioni (1) e (2), in cui α è l’inclinazione
dell’armatura a taglio.

Vsdu ≤ Vcd + Vwd (1)

0.9 ⋅ d
Vwd = A sw ⋅ f yw ⋅ ⋅ ( sin α + cos α )
s (2)

La attuale normativa invece, eliminando l’approccio additivo, tiene conto dei meccanismi resistenti del
calcestruzzo attraverso un valore della cot θ variabile, in cui θ rappresenta l’inclinazione delle bielle
compresse, ed è ottenuta dall’equilibrio tra il taglio associato alle bielle compresse e quello associato
all’armatura tesa, limitando in ogni caso il valore della cot θ all’interno dell’intervallo [1;2.5]; come
mostrato nelle equazioni (3), (4), (5).
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A sw
VRsd = 0.9 ⋅ d ⋅ ⋅ f y ⋅ ( cot α + cot θ ) ⋅ sin α (3)
s

VRcd = 0.9 ⋅ d ⋅ b w ⋅ α c ⋅ 0.5 ⋅ f c ⋅


( cot α + cot θ ) (4)
(1 + cot θ)
2

VRd = min ( VRsd , VRcd ) (5)

L’approccio appena esposto va modificato nel caso in cui ci si riferisca alla zona critica di travi
progettate in CD “A” in cui il valore della cot θ si assume pari a 1 ritornando al modello più
conservativo di Ritter-Mörsch.
Riguardo la resistenza a taglio di elementi esistenti, la normativa rimanda alla Circolare [3] in cui
viene specificato che: la resistenza a taglio si valuta come per il caso di nuove costruzioni per
situazioni non sismiche, considerando comunque un contributo del conglomerato al massimo pari a
quello relativo agli elementi senza armature trasversali resistenti a taglio […]. Il testo riportato della
Circolare presenta un’ambiguità, in quanto se per le nuove costruzioni il modello adottato è quello di
traliccio a inclinazione variabile, d’altra parte non è possibile, utilizzando tale modello, valutare in
maniera diretta il contributo del calcestruzzo. E’, infatti, prerogativa delle formulazioni additive la
possibilità di valutare il contributo del calcestruzzo ed eventualmente di ridurlo. E’ evidente che
l’approccio classico di Ritter-Mörsch sembrerebbe sposare entrambe le condizioni imposte dalla
Circolare a prezzo di una notevole conservatività del modello di capacità a taglio adottato, che, inoltre,
mal si confà ad una situazione di verifica sismica dell’esistente.
L’ambiguità del testo della Circolare 617 è causata da un refuso dell’OPCM3431 [7], in cui il modello
di capacità a taglio di riferimento era ancora quello del DM del 1996 [4] e si proponeva in tale
documento [7] di adottare, quale contributo del calcestruzzo alla resistenza a taglio, la formulazione
adottata nello stesso DM del 1996 ma per elementi non armati a taglio.
Per quanto riguarda gli elementi di nuova progettazione in situazioni sismiche e non sismiche, invece,
la valutazione della resistenza a taglio in base alle prescrizioni degli Eurocodici presenta una
sostanziale analogia rispetto alla normativa italiana assumendo appunto il modello di traliccio a
inclinazione variabile per le situazioni non sismiche e richiamando tali formulazioni di capacità per il
progetto di elementi di nuova progettazione in zona sismica [5]. Per il progetto in alta duttilità
l’Eurocodice riporta gran parte delle prescrizioni o limitazioni del modello di traliccio a inclinazione
variabile presenti nella normativa italiana; un esempio ne è la limitazione relativa alla zona critica
delle travi già richiamata prima.
Se per gli elementi di nuova progettazione l’approccio dell’Eurocodice 8 parte 1 [5] e quello della
normativa italiana [2], in materia di capacità tagliante, sono perfettamente analoghi; per quanto
riguarda gli elementi esistenti in cemento armato l’Eurocodice 8 parte 3 [6] suggerisce dei modelli di
capacità a taglio sostanzialmente differenti rispetto alle indicazioni della Circolare 617 [3] già
richiamate sopra. Il modello proposto dall’Eurocodice per elementi esistenti tiene conto del degrado
della resistenza a taglio in funzione dell’impegno plastico dell’elemento e assume due formulazioni di
regressione sperimentale differenti, tarate su un ampio database sperimentale di 239 test [8]. Una
formulazione è valida per elementi il cui rapporto tra luce di taglio (Lv) e altezza della sezione (H) è
minore o uguale a 2 (elementi tozzi) , mentre l’altra è valida quando tale rapporto è maggiore di 2
(elementi snelli). Nel caso di elementi tozzi la formulazione è mostrata nell’equazione (6), mentre nel
caso di elementi snelli la formulazione è riportata nelle equazioni (7), (8), (9) e (10). Va enfatizzato, in
ogni caso, che l’Eurocodice 8 parte 3 prevede che sia utilizzata la capacità minima tra la formulazione
di regressione (in funzione del valore di Lv/H) e quella valutata secondo il modello di traliccio a
inclinazione variabile dell’Eurocodice 8 parte 1. D’altra parte, come si vedrà nel paragrafo successivo,
difficilmente il modello di traliccio a inclinazione variabile, per le armature trasversali tipiche
dell’esistente, conduce a una resistenza che sia inferiore rispetto a quella delle formulazioni di
regressione.
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1 4  
VEC8 = (
γ el 7
1 − 0.02 min ( 5; μΔpl ) ) 1 + 1.35 ANf
c
 (1 + 0.45 ⋅100ρtot ) min ( f c ; 40 )b w ⋅ z ⋅ sin 2δ
c 
(6)

1
VEC8 = [ VN + Vc + Vw ] (7)
γ el

H−x
VN = ⋅ min ( N;0.55Ac f c ) (8)
2LV

   L  
( )
Vc = 1 − 0.05min ( 5; μΔpl ) ⋅ 0.16 max ( 0.5;100ρtot ) ⋅ 1 − 0.16 min  5; V   f c Ac 
  H 
(9)
 

( )
Vw = 1 − 0.05min ( 5; μ Δpl ) ⋅ ( ρw b w z ⋅ f yw ) (10)

Il termine Vw nell’equazione (7) rappresenta il contributo dell’armatura trasversale secondo il


modello alle Ritter-Mörsch. Il fattore μ Δ pl rappresenta la parte plastica della domanda di duttilità e
governa il degrado della resistenza. E’ interessante osservare come nella formulazione riportata
nell’equazione (6) il coefficiente di degrado sia riferito anche al taglio associato all’armatura
trasversale come esplicitamente indicato nell’equazione (10); tale peculiarità è tipica anche di altri
modelli di regressione presenti in letteratura [9] e basati sull’approccio della normativa americana.
In ambito americano, infatti, le recenti ASCE/SEI 41-06 [10], specifiche per gli edifici esistenti,
adottano il modello di regressione basato sul database di 51 prove sperimentali messo a punto da
Sezen e Mohele [9].
Ulteriore riferimento, che conferma la scarsa affidabilità del traliccio a inclinazione variabile per la
verifica di elementi esistenti in zona sismica, e dunque la necessità di adottare modelli più specifici e
dettagliati nella verifica degli elementi esistenti in c.a., è dato nel recentissimo Model Code 2010 [11]
in cui, al paragrafo 7.4.3.5 del volume II, le limitazioni su cotθ variabile tra 1 e 2.5, previste per
situazioni non sismiche, sono rivisitate in funzione della specifica richiesta di duttilità dell’elemento
da verificare. In particolare, si pone il valore di cotθ pari a 1 ogni qualvolta la rotazione di corda
dell’elemento (θ) sia pari o superiore a due volte il valore della rotazione di snervamento (θy),
accettando il valore di cotθ pari a 2.5 esclusivamente nel caso di assenza di richiesta plastica di
rotazione (θ<θy) e infine proponendo un’interpolazione lineare per il limite massimo del valore di cotθ
nei casi in cui la rotazione di corda dell’elemento sia compresa tra θy e 2θy.

3. CAPACITÀ A TAGLIO ADIMENSIONALE: CONFRONTO TRA I DIVERSI MODELLI

I modelli di capacità presentati nella precedente sezione, di matrice italiana ed europea, sono
confrontati in forma adimensionale in maniera tale da indagare in quali specifiche situazioni
progettuali ciascun modello è più o meno conservativo rispetto agli altri. Le diverse situazioni
progettuali sono rappresentate in termini di percentuale meccanica di armatura trasversale (ωsw),
equazione (11) e di sforzo normale adimensionalizzato (ν), equazione (12).
A tal proposito è infatti importante notare come una formulazione di capacità, quando adottata da un
codice, diventi in qualche modo universale e applicabile in tutte le possibili situazioni progettuali
indipendentemente dalle ipotesi analitiche fatte per ricavare il modello o dal database sperimentale sul
quale sia stata calibrata [12].

A sw f yw
ωsw = ⋅ (11)
b ⋅ s fc
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N
ν= (12)
b ⋅ H ⋅ fc

Alla luce delle considerazioni fatte nella sezione precedente, il modello dell’Eurocodice 8 parte 3 è in
ogni caso il più affidabile dato l’ampio database sul quale è calibrato e quindi coprendo un intervallo
più ampio di parametri caratteristici degli elementi. Il confronto è qui proposto considerando le
capacità a taglio, valutate rispettivamente con il classico modello di Ritter-Mörsch, il traliccio a
inclinazione variabile e il modello dell’Eurocodice 8 parte 3 per elementi snelli, normalizzate rispetto
allo sforzo normale ultimo della sezione (bHfc).
La adimesionalizzazione proposta richiede alcune ipotesi semplificative, quale l’assunzione del valore
del coefficiente k2 per quanto riguarda i modelli di Ritter-Mörsch (V45°) e traliccio a inclinazione
variabile (VNTC), come mostrato nelle equazioni (13) e (14). Il coefficiente k2 si è assunto pari a 0.8 e il
valore della cotθ* è ottenuto dall’uguaglianza del taglio trazione e del taglio compressione nella
formulazione di traliccio a inclinazione variabile, equazione (15).

V45° 0.9 ( H − c )
= ωsw ⋅ = ωsw ⋅ k 2 (13)
bHf c H

VNTC
= ωsw ⋅ k 2 ⋅ cot θ * (14)
bHf c

0.5 ⋅ α c
1 ≤ cot θ* = − 1 ≤ 2.5 (15)
ωsw

Per quanto riguarda il modello dell’Eurocodice 8 parte 3, equazione (16), le approssimazioni


necessarie sono maggiori ma in ogni caso non inficiano l’affidabilità del confronto fatto, trattandosi di
ipotesi non particolarmente restrittive. Il valore dell’asse neutro (x) nella formula è assunto pari a
νH/0.8, ottenuto considerando (1) un legame stress-block per il calcestruzzo, (2) l’armatura
longitudinale posta su due registri, simmetrica e snervata sia in compressione che in trazione [13].
Il coefficiente k1, paria a 0.9(H-c)/H, si è considerato pari a 0.8, inoltre ν non può superare il valore
0.55, la percentuale geometrica di armatura longitudinale (ρtot) è maggiore dello 0.5% e il rapporto
LV/H è inferiore a 5. Il massimo valore del coefficiente di degrado nel modello dell’Eurocodice 8 è
pari a 0.75, dunque nell’equazione (16) il coefficiente β è pari a 0 nel caso di assenza di degrado e pari
a 0.25 in corrispondenza del massimo degrado della capacità tagliante.

1  νH  16 f 
(1 − 1.25ν ) + (1 − β ) ⋅  ωtot 1 − 0.16 v  c + ωsw ⋅ k1  
VEC8 L
=  (16)
bHf c γ el  2L V  0.9  H  fy  

Attraverso le espressioni delle capacità taglianti espresse in forma adimensionale, equazioni (13), (14)
e (16), è possibile mostrare il rapporto tra i diversi modelli di capacità come isocurve nel piano ωsw-ν.
Fissando il valore di ρtot a 0.01 e la resistenza del calcestruzzo pari a 20 MPa, per simulare un esempio
di caratteristiche probabili per gli edifici esistenti, si mostra il rapporto tra la capacità a taglio di
Eurocodice (VEC8) in forma adimensionale e quella della classica formulazione di Ritter- Mörsch
(V45°), rispettivamente nei casi di assenza di degrado (Figura 1a) e massimo degrado (Figura1b) per un
Lv/H pari a 3; mentre in Figura 2 lo stesso grafico è riportato per il caso di LV/H pari a 5. La stessa
rappresentazione, con le stesse ipotesi può essere fatta considerando il rapporto tra il taglio di
Eurocodice e il traliccio a inclinazione variabile (VNTC), come mostrato nelle Figure 3 e 4
rispettivamente nel caso di LV/H pari a 3 e 5. Nelle Figure da 1 a 4 è inoltre evidenziato l’intervallo di
ωsw tipico per gli edifici esistenti, che rappresenta appunto la parte di piano in cui i rapporti forniscono
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il reale esito e l’effettiva gerarchia che si ritrova tra i modelli di capacità quando si procede alla
verifica di uno stesso elemento estrapolato da un edificio esistente in c.a.
Il rapporto VEC8/V45° mostra come nell’ipotesi di massimo degrado della resistenza a taglio (μΔ pl ≥ 5)
la formulazione dell’Eurocodice può fornire una capacità addirittura inferiore al valore ottenuto con il
modello di Ritter-Mörsch che non considera alcun contributo del calcestruzzo; tale effetto è
enfatizzato dall’aumento del rapporto LV/H e dalla riduzione di ν. Lo sforzo normale
adimensionalizzato, infatti, governa il peso del termine VN nella formulazione dell’Eurocodice, che è
l’unico termine che non degrada con l’incremento della domanda di duttilità, come mostrato
nell’equazione (8). D’altra parte, il rapporto VEC8/VNTC mostra come nel intervallo di interesse pratico
di ωsw per gli edifici esistenti, tra 0.02 e 0.1 approssimativamente, il traliccio a inclinazione variabile
può condurre ad una sovrastima della capacità a taglio che non è accettabile per la verifica degli
elementi esistenti; infatti, questi ultimi non sono progettati in base alla gerarchia taglio-flessione, non
sono dotati di dettagli sismici e soprattutto non sono caratterizzati dal rispetto dei minimi di armatura
trasversale imposti per la nuova progettazione, che, di fatto, influenzano l’effettiva armatura degli
elementi ex novo. L’andamento del rapporto VEC8/VNTC, in cui, appunto, il modello di traliccio a
inclinazione variabile è stato applicato secondo le limitazioni sulla cotθ tra 1 e 2.5 previste nelle
indicazioni delle Eurocodice 8 parte 1 [5] e nel capitolo quarto delle NTC [2], mostra la necessità di
limitare il valore massimo della cotθ. Infatti, tale modello, per valori bassi di ωsw, si veda l’equazione
(15), conduce sistematicamente a 2.5 e quindi a incrementare la resistenza rispetto al modello di
Ritter-Mörsch (equivalente al traliccio a inclinazione variabile con cotθ =1) del 150%, affidando
idealmente tale incremento al contributo resistente del calcestruzzo.

Figure 1. Rapporto tra la capacità a taglio secondo il modello dell’Eurocodice 8 parte 3, nel caso di assenza (a) e
di massimo degrado (b), rispetto al modello di Ritter-Mörsch (VEC8/V45°) per LV/H pari a 3.

Figure 2. Rapporto tra la capacità a taglio secondo il modello dell’Eurocodice 8 parte 3, nel caso di assenza (a) e
di massimo degrado (b), rispetto al modello di Ritter-Mörsch (VEC8/V45°) per LV/H pari a 5.
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Figure 3. Rapporto tra la capacità a taglio secondo il modello dell’Eurocodice 8 parte 3, nel caso di assenza (a) e
di massimo degrado (b), rispetto al modello di traliccio a inclinazione variabile (VEC8/VNTC) per LV/H pari a 3.

Figure 4. Rapporto tra la capacità a taglio secondo il modello dell’Eurocodice 8 parte 3, nel caso di assenza (a) e
di massimo degrado (b), rispetto al modello di traliccio a inclinazione variabile (VEC8/VNTC) per LV/H pari a 5.

4. L’APPROCCIO DEI SOFTWARE DI CALCOLO STRUTTURALE

L’ambiguità dell’attuale impianto normativo italiano, per quanto riguarda la capacità a taglio di
elementi esistenti in c.a., causata dal refuso dell’OPCM 3431 presente nella Circolare 617, ha prodotto
disparate interpretazioni da parte delle case di software, conducendo, in alcuni casi, a valutazioni
tutt’altro che conservative e, in altri, a valutazioni particolarmente conservative.
Alcuni software adottano il modello di Ritter-Mörsch, imponendo nel modello di traliccio a
inclinazione variabile cotθ pari a 1. Questa soluzione risulta eccessivamente conservativa,
specialmente nel caso di pilastri. Altri software utilizzano il modello di traliccio a inclinazione
variabile ottenendo il valore della cotθ dall’uguaglianza del taglio trazione e del taglio compressione
in analogia a come si procede nel caso di elementi di nuova progettazione, altri, ancora, lasciano
libertà all’utente di spuntare il valore della cotangente prefissato che vogliono adottare. Soluzioni
ibride, prive di precedenti in codici e letteratura tecnica e dunque in qualche modo prive di una base
scientifica, sono quelle che prevedono l’applicazione di un traliccio a inclinazione variabile valutando
la cotθ dall’uguaglianza del taglio trazione e del taglio compressione in cui, però, al termine di taglio
trazione si aggiunge un’aliquota, che arriva fino al 100% in alcuni casi, della resistenza calcolata per
elementi non armati a taglio. Questa soluzione, seppur figlia di un’interpretazione letterale delle
indicazioni della circolare, conduce ad una sovrastima della resistenza a taglio che si enfatizza per i
valori tipici di armatura trasversale che si ritrovano nelle costruzioni esistenti.
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Seppur giustificata dall’attuale ambiguità normativa, la situazione, ad oggi, sembra quanto mai
pericolosa portando al risultato che la resistenza a taglio rappresenta un valore dipendente dalle
assunzioni del progettista e del software utilizzato a parità di normativa adottata.

5. CONCLUSIONI

La valutazione della capacità a taglio di elementi in c.a. resta ad oggi un tema su cui comunità
scientifica e normative non convergono su un’unica formulazione o in ogni caso su un unico
approccio, a differenza di quanto accade per altre problematiche, a causa, soprattutto, della maggiore
complessità del fenomeno fisico-meccanico. Nel caso di elementi esistenti, l’assenza di minimi che
garantiscano un prefissato valore di resistenza a taglio, indipendentemente dal modello di capacità
adottato, rende tale problematica ancor più critica. Quest’ultimo aspetto è la ragione sostanziale delle
differenze di approccio, presenti in molte normative, tra capacità degli elementi esistenti e di nuova
progettazione.
La normativa italiana, a causa di un refuso presente nella Circolare 617, ad oggi, non fornisce
esplicitamente un modello di capacità a taglio per gli elementi esistenti in c.a. e questo ha condotto
alle più disparate interpretazioni delle prescrizioni normative. Al fine di chiarire meglio le
conseguenze di un approccio di modellazione di capacità rispetto ad un altro, si sono proposti dei
conforti parametrici tra diversi modelli di capacità, assumendo quale riferimento la formulazione di
regressione dell’Eurocodice 8, tarata su un ampio database sperimentale e per questo ritenuta più
affidabile. Tale confronto mostra come il traliccio a inclinazione variabile possa sovrastimare la
capacità a taglio nelle situazioni tipiche del costruito esistente e come, invece, un approccio classico
alla Ritter-Mörsch possa, di contro, essere troppo conservativo.

RINGRAZIAMENTI

Il presente lavoro è stato sviluppato nell’ambito delle attività di ricerca della “Rete dei Laboratori
Universitari di Ingegneria Sismica – ReLUIS” finanziato dal Dipartimento di Protezione Civile (2010-
2013).

BIBLIOGRAFIA

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[13] Edoardo Cosenza, Gaetano Manfredi., Maria Rosaria Pecce, ”Strutture in cemento armato. Basi
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