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IL CONCETTO DI FONDAMENTALISMO RELIGIOSO:

STORIA E DEFINIZIONI
Il concetto di fondamentalismo religioso ha conosciuto negli ultimi decenni
unampia diffusione, sia nelle pubblicazioni giornalistiche, sia nel linguaggio
comune. Questa popolarit del termine, tuttavia, coincisa con una sempre minore
precisione nel suo uso, che lo ha fatto identificare sempre pi con lestremismo
religioso in genere, e in particolare con le sue manifestazioni violente e i fenomeni di
terrorismo. Questo saggio si propone di chiarire le principali problematiche associate
al concetto, esaminandone la storia, e le pi autorevoli definizioni.

Soprattutto,

verr mostrato come la categoria di fondamentalismo sia applicabile non solo


allIslam: essa pu essere utilizzata infatti per definire fenomeni aventi alcune
caratteristiche sorprendentemente simili, al di l delle inevitabili differenze
sviluppatisi allinterno di tutte le principali religioni.
Il concetto di fondamentalismo, del resto, non nasce nellambito del mondo
islamico (a cui stato applicato solo molto pi tardi), ma allinterno del
Protestantesimo americano. Negli Stati Uniti, infatti, a partire dagli ultimi decenni
dellOttocento, si svilupp un movimento religioso che intendeva reagire alle
interpretazioni moderniste della Bibbia che dallEuropa si erano diffuse sul Nuovo
Continente. Queste teorie, note agli studiosi come higher criticism, si ponevano in
una prospettiva critica rispetto al testo sacro, a cui applicavano le pi raffinate
tecniche filologiche per vagliarne lattendibilit. Per opporsi a questa corrente
teologica, i religiosi conservatori ribadirono invece con forza quelli che ritenevano i
dogmi fondamentali del cristianesimo:

fra il 1909 e il 1915, questi ultimi vennero

cos divulgati in una serie di volumetti chiamata Fundamentals. Dopo la Prima


Guerra Mondiale, nacque con lo stesso scopo la World Christian Fundamentals
Association; i membri del movimento iniziarono, cos, ad autodefinirsi,
1

Per un approfondimento sulla letteratura sul fondamentalismo, consultare Enzo Pace-Renzo Guolo, I

fondamentalismi, Laterza, Roma/Bari 2002 e Luca Ozzano, Fondamentalismo e democrazia. La destra


religiosa alla conquista della sfera pubblica in India, Israele e Turchia, Il Mulino, Bologna 2009.
2

Ovvero: lassoluta infallibilit del testo sacro; la divinit di Cristo; la sua nascita da una vergine; la

redenzione universale garantita dalla sua morte e resurrezione; la certezza del suo secondo avvento e della
resurrezione della carne [E. Pace-R. Guolo, op. cit., 14].

comunemente, fondamentalisti (appunto nel senso di ritorno ai fondamenti del


Cristianesimo).
Da questo uso del termine (che ancora oggi in uso presso alcune
denominazioni dellala estrema dello schieramento evangelical americano) va
distinto quello scientifico e comparativo, utilizzato solo a partire dagli anni 80 del
Novecento per rappresentare un fenomeno di revival religioso sviluppatosi, negli
stessi anni, nellambito di tutte le principali confessioni. Questo ritorno in auge della
religione che venne definito, probabilmente per la prima volta, dallo studioso
francese Gilles Kepel, con la fortunata formula revanche de Dieu (rivincita di Dio)
rappresentava un evento del tutto inatteso. Infatti, per buona parte del Novecento, era
stato del tutto predominante, allinterno delle scienze sociali, il cosiddetto
paradigma della secolarizzazione, che vedeva nella religione niente pi che un
fenomeno regressivo, destinato ad essere superato (o, al massimo, ridotto a fenomeno
esclusivamente privato) dalla modernit. La religione, del resto, pareva un aspetto
sempre meno importante della vita della maggior parte delle persone, in tutte le
principali culture. 3
A partire dalla seconda met degli anni 70 ebbe invece luogo non solo una
generale rinascita del sentimento religioso, ma soprattutto un suo ritorno evidente
sulla scena pubblica e politica: negli Stati Uniti, con lelezione a Presidente
dellevangelical Jimmy Carter e, successivamente, la nascita del movimento della
Christian Right; In Iran, con la rivoluzione islamica di Khomeyni; in Israele, con
lascesa al potere della destra religiosa nel Governo di Menachem Begin; in India,
con la nascita e lo sviluppo del partito della destra ind Bharatiya Janata Party (solo
per citare i casi pi emblematici). Dalla necessit interpretativa di dare un nome a
queste tendenze (e, in particolare, alle innovative tendenze estremiste dellIslam)
emerse cos lapplicazione in prospettiva comparata del termine fondamentalismo.
Tale processo non avvenne, del resto, senza riserve: secondo Bruce Lawrence
(autore, nel 1989, di Defenders of God, che pu probabilmente essere considerato il
primo libro serio in cui si applichi il concetto, in modo comparato, a Cristianesimo,
Islam ed Ebraismo), persisteva infatti in molti studiosi una tendenza a considerare il
fondamentalismo una riserva speciale del Cristianesimo protestante, con una
3

Gilles Kepel, La revanche de Dieu, Seuil, Paris 1991 [trad.it. La rivincita di Dio, Rizzoli, Milano 1991].

riluttanza a menzionare le variet non cristiane di fondamentalismo. Inoltre, secondo


Lawrence, persino il filone protestante sarebbe stato poco studiato, a causa della sua
scarsa congenialit ad una visione del mondo ispirata allIlluminismo ed al
paradigma della secolarizzazione, seguendo il quale molti scienziati sociali avrebbero
preferito semplicemente vedere evaporare la minaccia fondamentalista [] come un
brutto sogno. 4
Lawrence sottoline inoltre limportanza di non fermarsi al solo aspetto
scritturale, mettendo in luce limportanza di fattori quali la reazione alla modernit e
la leadership carismatica, che cooperano nel trarre dalle scritture una ideologia
religiosa. Egli evidenzi inoltre uno dei principali paradossi delluniverso
fondamentalista, che per lo pi contro il modernismo, ma non contro la modernit,
di cui vengono spesso accettati e utilizzati i benefici strumentali (tecnologie, media
e modalit organizzative in primo luogo), ma non il suo riorientamento di valori
(ovvero le ideologie pluraliste, laiciste e materialiste). 5
La pietra miliare degli studi sul fondamentalismo tuttavia rappresentata dal
Fundamentalism Project, avviato alla fine degli anni 80 dallAmerican Academy of
Arts and Sciences. Dai seminari interni al progetto, che coinvolsero decine di illustri
studiosi appartenenti a diversi rami delle scienze umane e sociali (come Shmuel
Eisenstadt, Gabriel Almond, Mark Juergensmeyer, Ernest Gellner), sarebbero
scaturite nella prima met degli anni 80 cinque voluminose raccolte di saggi che
analizzavano i diversi aspetti del fondamentalismo religioso allinterno delle
principali religioni mondiali. Lultimo volume (intitolato Fundamentalisms
Comprehended), in particolare, si poneva lambizioso proposito di tirare le somme
dellintero lavoro, per giungere ad una definizione di fondamentalismo applicabile a
tutti gli ambiti studiati. 6

Bruce Lawrence, Defenders of God, Harper & Row, San Francisco 1989, pp. 5-8

Ibi, p. 6

Il lettore italiano potr trovare le parti pi interessanti di questo volume (comprese quelle citate nelle righe

successive) anche nel volume di Gabriel A. Almond-R. Scott Appleby-Emmanuel Sivan, Religioni forti, Il
Mulino, Bologna 2006.

In queste pagine, Gabriel Almond, Emmanuel Sivan e R. Scott Appleby


definiscono il fondamentalismo attraverso un elenco di nove caratteristiche ricorrenti,
cinque relative allideologia e quattro allorganizzazione: 7
1. Reattivit alla marginalizzazione della religione. Secondo gli autori, un
movimento pu essere diretto alla protezione di una determinata etnia o
gruppo, o essere legato ad una ideologia nazionalista, ma per essere
qualificato come fondamentalista deve in ogni caso essere preoccupato in
primo luogo per lerosione della religione e del suo ruolo nella societ. In
particolare, i movimenti reagirebbero alla secolarizzazione e alla
modernizzazione in modo bivalente: sia opponendosi a questultima, sia
sfruttandola in modo selettivo per il perseguimento dei propri.
2. Selettivit. La stessa selettivit si esplica non solo verso i frutti della
modernit accettando, ad esempio, talune innovazioni tecnologiche ma
anche verso la tradizione, che i movimenti fondamentalisti (a differenza di
quelli

meramente

conservatori

tradizionalisti)

selezionano

rimodellano in alcuni suoi aspetti particolari, cogliendo particolari


momenti storici, associati a testi sacri e tradizioni, e interpretati secondo
uno strano calcolo di tempo e spazio. 8 Latteggiamento selettivo verso la
tradizione e quello verso la modernit, strettamente interrelati, permettono
a loro volta ai fondamentalisti di identificare particolari aspetti della
modernit che scelgono come bersagli su cui focalizzare la propria
opposizione come ad esempio laborto negli Stati Uniti o la cessione dei
territori in Israele.
3. Manicheismo

morale.

Secondo

fondamentalisti

il

mondo

incompromissibilmente diviso tra luce e tenebre, bene e male, tra un


mondo interno puro e un mondo esterno contaminato.

Laddove non diversamente indicato, le successive citazioni sono tratte da Gabriel A. Almond-R. Scott

Appleby-Emmanuel Sivan, Fundamentalism: Genus and Species, in Martin E. Marty-R. Scott Appleby (a cura
di), Fundamentalisms Comprehended, The University of Chicago Press, Chicago 1995, p. 399-424
8

Martin E. Marty-R. Scott Appleby, Conclusion: An Interim Report on a Hypothetical Family, in Martin E.

Marty-R. Scott Appleby (a cura di), Fundamentalisms Observed, The University of Chicago Press, Chicago
1991, p. 819

4. Assolutismo e infallibilit (inerrancy) relativi ai testi sacri o ad istituzioni


che ne svolgono la funzione (infallibilit papale, scuole giurisprudenziali
canoniche, etc.), che costituiscono i fundamentals della tradizione. Una
strenua opposizione riservata, specificamente, ai metodi interpretativi
ermeneutici sviluppati dagli studiosi laici: questo non significa che non si
ammettano differenti interpretazioni, ma soltanto che queste interpretazioni
devono seguire canoni tipici della tradizione in questione, anzich quelli
propri della razionalit critica.
5. Millenarismo e messianismo, secondo i quali la storia dovrebbe avere un
culmine miracoloso, nel quale il bene trionfer sul male e le sofferenze
per i credenti avranno fine. Queste drammatiche escatologie sono spesso
fondamentali nel modellare lidentit dei gruppi e nellispirare le loro
azioni. 9
6. Appartenenza per elezione o scelta (divina) al gruppo, definito come i
fedeli, lultimo avamposto, coloro che prestano fede al patto, che
portano testimonianza, etc. Alcuni gruppi effettuano unulteriore divisione
al proprio interno, tra gli eletti veri e propri e la periferia di simpatizzanti.
7. Confini netti tra gli appartenenti al movimento e il mondo esterno: di tipo
fisico, come nel caso degli ebrei ultraortodossi (che vivono in quartieri
separati dal resto della popolazione israeliana); ma pi spesso di tipo
simbolico e immateriale, consistenti in regole di comportamento,
abbigliamento, alimentazione, o un distinto vocabolario. Dato il loro
scopo, questi confini spesso sono intenzionalmente scandalosi di fronte alla
mentalit post-illuminista e al sentire laico: questo per effettuare una sorta
di test cartina di tornasole, al fine di separare i veri credenti da chi
rimane fuori.
8. Organizzazione autoritaria, strutturata in genere in modo carismatico,
attraverso la relazione leader-seguace, a cui si contrappone tuttavia
solitamente una sostanziale eguaglianza tra i membri.
9. Requisiti comportamentali, rappresentati non solo dalle regole di
comportamento gi citate al punto 7, ma anche da apparati simbolici
9

ibid.

distintivi (musiche, canti, inni rituali), da proibizioni specifiche


(riguardanti ad esempio il comportamento sessuale, luso di alcolici, e
leducazione dei figli), da censura e supervisione su letture e altri svaghi, e
da una stretta regolazione sulla scelta del partner da parte dei membri.
In base a questa definizione, gli autori hanno classificato in due differenti
categorie i gruppi e movimenti studiati dal Fundamentalism Project: quelli
propriamente definiti fondamentalisti (quasi tutti i movimenti estremisti cristiani,
ebraici e musulmani, oltre a quelli Sikh) e quelli definiti fundamentalistlike, ovvero
simili ai fondamentalisti (gli estremisti Protestanti dellUlster, quelli Cristiani
dellIndia meridionale e quelli Buddhisti cingalesi, oltre ai membri dellRSS in India,
e del movimento Kach in Israele). Questi ultimi gruppi, secondo Almond, Sivan e
Appleby, invertono il processo tipico dei movimenti fondamentalisti, i quali
vengono attirati nella politica solo come conseguenza del loro credo religioso. I
movimenti fundamentalistlike, in particolare, combinano con la religione aspetti
etnoculturali, in conseguenza dei quali la loro militanza e reattivit non sono rivolti
in primo luogo contro modernizzazione e secolarizzazione, ma ad affermare
unidentit etnonazionale. 10
Come tutti i lavori di primaria rilevanza, anche il Fundamentalism Project (e
in particolare le sue conclusioni) sollevarono polemiche e critiche: dal rimprovero
metodologico di uneccessiva vaghezza della definizione di fondamentalismo fornita,
a quello relativo alla presunta arbitrariet nelle scelte dei curatori di includere o
escludere determinati gruppi dal novero dei fondamentalisti. Unaltra carenza
rappresentata secondo altri dallavere messo troppo in ombra gli aspetti politici del
fenomeno. Lopera, inoltre, ha probabilmente mancato in parte il proprio intento
iniziale di rappresentare una summa del fenomeno fondamentalista: nelle sue
conclusioni, il progetto ha finito infatti per aderire al modello di fondamentalismo
proprio delle religioni monoteistiche, escludendo a priori le altre confessioni.

11

La

definizione del Fundamentalism Project ha tuttavia il pregio di costituire un utile e


documentato punto di partenza per lo studio dei fondamentalismi, quantomeno
allinterno delle confessioni monoteistiche.
10

G.A. Almond-R.S. Appleby- E. Sivan, Fundamentalism: Genus and Species, cit., p. 419

11

L. Ozzano, op. cit.

Sebbene lopera appena citata costituisca un contributo imprescindibile allo


studio del fondamentalismo, a partire dagli anni 90 sono state proposte numerose
definizioni alternative, che talvolta riprendono in parte quella del Fundamentalism
Project, talaltra se ne discostano decisamente.
Il sociologo Roland Robertson, per esempio, ha ipotizzato che il
fondamentalismo possa rappresentare un effetto, o un aspetto stesso, del processo di
globalizzazione in atto negli ultimi decenni: le comunit religione non pi in grado di
difendere la propria tradizione, secondo questa prospettiva, finirebbero infatti per
proporne su scala globale una versione reinventata.

12

Prospettiva seguita ed ampliata

successivamente da un altro sociologo americano, Benjamin R. Barber, il quale


evidenzia due potenti forze della modernit, quello delle identit collettive regressive
fra cui appunto i fondamentalismi e quello della globalizzazione neoliberista, che
operano [contro la democrazia] in direzioni opposte con uguale forza, luna guidata
da odi particolaristici, laltra da mercati universali; luna ricreando antichi confini
subnazionali ed etnici dallinterno, laltra rendendo i confini nazionali permeabili
dallesterno. 13
Uninterpretazione del tutto differente quella fornita da Samuel Huntington e
da altri teorici, secondo i quali il fondamentalismo sarebbe uno degli aspetti dello
scontro di civilt: il fondamentalismo nascerebbe, in particolare, nelle societ non
occidentali, in risposta al senso di vuoto generato dalla rapida introduzione di modelli
sociali e politici di stampo occidentale, e si tradurrebbe in una accettazione della
modernizzazione accompagnata da un rifiuto delloccidentalizzazione. 14
Diversi

autori

hanno

inoltre

proposto

teorie

che

comparano

il

fondamentalismo al totalitarismo di destra o di sinistra e, in alcuni casi, al


nazionalismo. E il caso di Ernest Gellner, che assimila allo stalinismo le
caratteristiche totalitarie presenti nel fondamentalismo religioso, analizzando le
possibili cause del crollo del primo e della persistenza del secondo [Gellner 1993 e
1995]; oppure di Shmuel Eisenstadt, il quale mette in evidenza lelemento giacobino
insito nel fondamentalismo, che definisce come moderna utopia giacobina anti12

Roland Robertson, Globalization: Social Theory and Global Culture, Sage, London 1992

13

Benjamin Barber, Guerra santa contro Mcmondo, Marco Tropea Editore, Milano 2002, pp. 14-15

14

Samuel P. Huntington, The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order, Simon and Schuster,

New York 1996 [trad. it: Lo scontro di civilt e il nuovo ordine mondiale, Garzanti, Milano 1997]

moderna. Questo orientamento si traduce, secondo Eisenstadt, in primo luogo, nella


ridefinizione del centro delle rispettive societ, nonch in una quasi totale
coincidenza tra centro e periferia che, negando lesistenza di istituzioni e associazioni
intermedie, cancella ogni autonomia di una societ civile. Altre caratteristiche del
fondamentalismo che lo avvicinerebbero al totalitarismo di sinistra sarebbero poi,
secondo Eisenstadt: la tendenza allespansionismo missionario; lorientamento
universalistico che nega limportanza e il significato di qualsiasi specifico confine
nazionale o politico; una forte visione di tipo salvifico; lidea che lordine sociale e
politico possa essere continuamente riplasmato dallazione umana consapevole; la
creazione di sistemi socio-politici caratterizzati da forti orientamenti mobilitanti. 15
Nel nostro Paese, lo studio comparato del fondamentalismo si affermato
soprattutto grazie allopera dei sociologi Renzo Guolo ed Enzo Pace, i quali nel loro
volume intitolato I fondamentalismi hanno proposto una definizione pi sintetica del
fenomeno, che si articola in quattro punti principali:
1. Principio dellinerranza relativo al contenuto del Libro sacro, che va
assunto nella sua interezza e non pu essere interpretato liberamente
dalla ragione umana.
2. Principio dellastoricit del Libro e della verit che esso contiene, la
quale non pu essere contestualizzata storicamente o adattata al mutare
delle circostanze.
3. Principio della superiorit sulla legge umana della Legge Divina, la
quale configura un modello integrale di societ perfetta.
4. Primato del mito di fondazione che, rappresentando in maniera mitica
la nascita della comunit dei credenti, funge contemporaneamente da
legittimazione dellassolutezza del sistema di credenza e da strumento
di coesione per la comunit stessa.
A questi quattro punti gli autori aggiungono poi due corollari: il primo relativo
alluso dei simboli religiosi in tutti i contesti (compreso quello sociale e quello
politico), che viene fatto consapevolmente dai militanti con una finalit che al
contempo di lotta e di testimonianza; il secondo riguardante la sindrome del
nemico che, attribuendo unimmagine concreta agli avversari del progetto
15

Shmuel Eisenstadt, Fondamentalismo e modernit, Laterza, Bari/Roma 1993, pp. 47-55

fondamentalista, rafforza le radici ideologiche dei militanti. Il Nemico pu essere sia


esterno (come avviene nei casi emblematici di contrapposizione religiosa in
Palestina, Kashmir, Ulster o Sri Lanka) sia interno (rappresentato in questo caso da
tutti gli appartenenti alla stessa comunit etno-religiosa dei fondamentalisti, che
tuttavia ne rifiutano il messaggio, proponendo unideologia laica e pluralista). 16
Il testo di Pace e Guolo, oltre a fornire interessanti spunti per una definizione
del fenomeno, chiarisce anche al lettore le differenze esistenti fra il concetto di
fondamentalismo ed altri concetti utilizzati, talvolta, come quasi-sinonimi:
integrismo, tradizionalismo e conservatorismo. La differenza fra fondamentalismo e
integrismo, che secondo i due autori molto sottile, va ricercata nel fatto che,
nellintegrismo cattolico non vi un appello diretto ad un libro sacro, il rapporto con
il quale mediato dallautorit infallibile del Papa e da quella dellistituzione
ecclesiastica. Il tradizionalismo sarebbe invece niente pi che lidea che la linea di
credenza consolidatasi nel tempo [...] non possa essere mutata, pena la sua
svalutazione e il suo deperimento; il conservatorismo, invece, identifica piuttosto
una visione ideologica che si rapporta ad un sistema di credenza religiosa e si
esprime soprattutto nel timore della perdita di influenza sociale della religione e
dellequilibrio che essa garantisce. 17
Mentre gli appartenenti a queste due correnti hanno quindi un atteggiamento
principalmente difensivo, si pu invece affermare (nelle parole di un altro illustre
studioso) che i fondamentalisti [...] contrattaccano. Questo il loro segno distintivo.
Essi vogliono reclamare un posto che sentono essere stato loro tolto. Vogliono
recuperare quelli che presumono o affermano essere gli antichi e sicuri modi di vita
di un mondo che stanno perdendo. I fondamentalisti faranno quello che necessario
per assicurare il proprio futuro in un mondo da loro stessi definito (dove quello che
necessario pu comprendere azioni volte alla conversione, oppure alla modifica
delle leggi e anche, in casi estremi, la guerra e il terrorismo contro gli infedeli). 18
Chi sono, dunque, oggi i fondamentalisti? In ambito cristiano protestante
vanno innanzitutto annoverati come tali non solo i gruppi che si autodefiniscono
16

E. Pace-R. Guolo, op. cit., pp. 5-8

17

Ibi, pp. 8-10

18

Martin E. Marty-R. Scott Appleby, The Glory and the Power, Beacon Press, Boston 1992, pp. 17-18 (corsivi

dellautore)

fondamentalisti, ma anche altri movimenti religiosi che ne condividono in tutto o in


parte il messaggio, sia allinterno dello schieramento evangelical, sia in gruppi
dellestrema destra cristiana come Christian Identity. In questo contesto, i
fondamentalisti protestanti, in alleanza con altre denominazioni cristiane meno
estremiste, hanno fondato la cosiddetta Christian Right, che ha acquisito, a partire
dagli anni 90, una considerevole influenza sul Partito Repubblicano. Sempre in
ambito protestante vengono in genere classificati come fondamentalisti anche alcuni
gruppi di attivisti protestanti dellUlster. Allinterno del mondo cattolico, gli studiosi
non hanno invece fino ad oggi ravvisato fenomeni di vero e proprio fondamentalismo
(secondo alcuni a causa della presenza dellistituzione ecclesiastica, che impedisce
una eccessiva eterodossia nelle credenze che, invece, sarebbe facilitata allinterno di
confessioni tendenzialmente anarchiche, come il Protestantesimo e lIslam
Sunnita), identificandone soltanto alcuni elementi in gruppi come Comunione e
Liberazione. In ambito ortodosso esistono invece probabilmente diverse realt
fondamentaliste (in genere coniugate con un acceso nazionalismo) che tuttavia sono
state finora studiate in modo limitato.
NellIslam nonostante la quantit e la natura estremamente variegata di
gruppi e movimenti che, insieme alle differenze di contesto geografico e culturale,
rende difficile una classificazione possibile ravvisare due grandi tendenze. La
prima di queste, esemplificata dal movimento dei Fratelli Musulmani (e dalle sue
propaggini, come Hamas) mira ad una islamizzazione dal basso della societ, nella
quale opera con una serie di attivit, educative e di welfare, preliminarmente alla
conquista del potere. Laltra (personificata da una serie di movimenti rivoluzionari
diffusi in tutto il mondo islamico e da fenomeni atipici come quello dei Taliban)
opera invece in una logica di intervento dallalto, mirante innanzitutto a conquistare il
potere attraverso lazione violenta di una avanguardia, per poi islamizzare
successivamente la societ. Questultima logica, tradotta tuttavia in termini
transnazionali, ispira anche la rete terroristica di al-Qaeda. Una dimostrazione della
problematicit delle tipologie , tuttavia data dal caso iraniano, in cui una presa di
potere tramite insurrezione si innestata su un movimento con forte radicamento
popolare. Fortemente atipico anche il caso turco, dove il movimento definito milli
gr (che per decenni ha egemonizzato la scena islamista del Paese) invece

fortemente connotato in senso nazionalista ed portatore, secondo alcuni studiosi, di


unideologia neo-ottomana, nostalgica del passato imperiale.
In ambito ebraico, considerando in primo luogo Israele (ma non trascurando
una galassia di piccoli gruppi diffusi dagli USA ad alcuni Paesi europei), esistono
almeno due grandi famiglie religiose cui ci si riferisce, in genere, come
fondamentaliste. La prima rappresentata dal Sionismo religioso, che fin dal
principio ha appoggiato la creazione dello Stato di Israele e si concretizzata, a
partire dalla fine degli anni 70 in gruppi estremisti dal forte accento nazionalistico
come Gush Emunim e Kach, partecipando spesso a Governi di coalizione attraverso
partiti religiosi di estrema destra e infiltrandosi con successo nello stesso Likud.
Laltra costituita dai cosiddetti haredim (riconoscibili dallabbigliamento, che
conserva le forme diffuse nei villaggi dellEst Europa prima della Shoah), che hanno
sempre avuto, per ragioni religiose, forti riserve sulla creazione dello Stato Ebraico:
in questo caso, gli studiosi sono tuttavia discordi sullassegnazione alla categoria dei
fondamentalisti o a quella dei tradizionalisti.
Nellambito delle religioni indiane, il fenomeno che pi frequentemente ha
guadagnato la definizione di fondamentalista lestremismo sikh (religione nata in
Punjab dallincontro fra Islam e Induismo). Allinterno di questa confessione infatti
sorta (in particolare dopo atti di repressione del Governo indiano come quello del
1984 ad Amritsar) una corrente che ha recuperato lantico ideale di monaco-guerriero
nella sua lotta contro il potere centrale, dichiarando contro di esso una vera e propria
guerra santa. Anche il mondo ind non tuttavia scevro da fondamentalismi (che
tuttavia alcuni studiosi preferiscono identificare sotto la categoria di nazionalismo
religioso): rappresentati, in primo luogo, dalle associazioni del cosiddetto Sangh
Parivar, come lRSS e soprattutto il VHP. Queste ultime, che si sono dotate anche di
bracci paramilitari per affrontare le controparti islamiche, hanno inoltre promosso la
creazione del Bharatiya Janata Party (BJP), il quale ha governato lIndia dal 1998 al
2004. In ambito buddhista, infine, vi un quasi unanime riconoscimento di
caratteristiche fondamentaliste nella lotta contro le minoranze Tamil, che ha portato
diversi gruppi (in cui sono particolarmente attivi i monaci) a reclamare la creazione
di uno Stato buddhista.

Nonostante le difficolt di definizione, quindi evidente che quello


fondamentalista un fenomeno globale, diffuso in tutte le maggiori religioni e tuttora
in via di sviluppo e mutazione, nonch connotato da sempre pi strette interazioni
con il mondo politico. Questultimo aspetto, in particolare, lascia le porte aperte a
differenti scenari per il futuro: da quelli, inquietanti, che potrebbero vedere una
progressiva erosione del sistema democratico pluralista e della societ civile come
noi li conosciamo; a quelli benigni, in cui invece linclusione dei fondamentalisti
nelle dinamiche democratiche e nella societ civile potrebbe rappresentare un fattore
di dialogo e di moderazione delle differenze ideologiche e della conflittualit fra i
diversi gruppi, in vista (nelle ipotesi pi ottimistiche) di un progressivo
riassorbimento del fenomeno fondamentalista.