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EugEnIO LECALDAnO

John Stuart Mill rivisitato: diritti e giustizia

1. A partire dal bicentenario della nascita Alcune parti della vasta elaborazione filosofica di John Stuart Mill sono ancora tuttoggi al centro di una intensa discussione e la vitalit delle sue idee documentata, in parte, da una serie di convegni e pubblicazioni (anche in Italia) che nel 2006 ne hanno celebrato il bicentenario della nascita1. Ma, al di l di questa occasione, da alcuni decenni in corso una rivisitazione complessiva del pensiero di questo autore favorita dalla pubblicazione completa del corpus delle opere2 che ha coinvolto una serie di significative problematiche, quali quelle della forma peculiare del suo utilitarismo e del posto che gli si deve riconoscere allinterno del pensiero liberale. Vogliamo in questo articolo presentare, sinteticamente, una delle linee di work in progress con cui vari teorici delletica e studiosi del suo pensiero stanno procedendo a una reinterpretazione. Al centro di questa vicenda sta lo sforzo di comprendere la sua teoria della giustizia e,
La pi significativa di queste commemorazione The John Stuart Mill Bicentennial Conference organizzata dalla International Society for utilitarianism Studies, che si svolta allo university College di Londra dal 5 al 7 aprile 2006, con la partecipazione di Brian Barry, J.H. Burns, Roger Crisp, Wendy Donner, James griffin, Bruce Kinzer, Dale Miller, Martha nussbaum, Helen Pringle, Jonathan Riley, Ann Robson, Frederick Rosen, Peter Singer, John Skorupski, Donald Winch. 2 J.S. Mill, Collected Works of John Stuart Mill, in 33 volumi, a cura di J.M. Robson, Toronto, university of Toronto Press, 1963-1991.
RIVISTA DI FILOSOFIA / vol. XCVIII, n. 1, aprile 2007
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come vedremo, il tentativo di rispondere in modo adeguato a questa richiesta comporta sia rivedere la tesi di una presunta inconciliabilit tra utilitarismo ed esigenze della giustizia, sia arricchire la mappa degli sviluppi del liberalismo filosofico dal XVIII secolo a oggi. Per quanto riguarda la possibilit di conciliare letica utilitaristica con le pretese della giustizia, per molto tempo prevalsa la tesi secondo la quale avendo particolarmente di mira lelaborazione di Jeremy Bentham il difetto principale di questa etica, se non una vera e propria confutazione, consisterebbe nella sua incapacit di riconoscere tali pretese. Infatti una volta optato per la soluzione in grado di ottenere la felicit generale, o del maggior numero, lutilitarismo non potrebbe pi trovare alcuno spazio per salvaguardare i diritti giuridici individuali n, a maggior ragione, per avere a cuore lequit distributiva dei beni e la stabilit e validit universale di quelle leggi che fanno prevalere le garanzie di libert di ciascuna persona. Secondo Herbert L. Hart, ad esempio, va contestata con decisione la possibilit di costruire una teoria della giustizia utilitaristica e rifiutata lidea che per questo possa essere sufficiente il riconoscimento passato da Bentham a Mill della formula che ciascuno deve contare per uno e nessuno per pi di uno. Rileva Hart, in questo daccordo con molti filosofi contemporanei ostili allutilitarismo, che luso di questa formula non pu bastare a fornire un fondamento per i diritti individuali. Essa si presenterebbe solo come un vincolo del tutto secondario che non incide sulla ricerca utilitaristica della maggiore quantit di benessere generale, ricerca che in linea di principio autorizza limposizione di sacrifici a individui innocenti laddove si pu mostrare che cos facendo aumenta laggregato netto di benessere. Secondo Hart la formula cui fanno appello Bentham e Mill permette di trattare le persone come eguali solo in un senso scarsamente rilevante, secondo il quale nella determinazione delle misure che sono richieste dal benessere generale deve essere dato un peso eguale alla felicit di tutte le persone. Ma esso non un principio

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che richiede il trattamento eguale di differenti persone e pu produrre risultati largamente non egualitari. Le persone individuali e il livello di una felicit individuale sono per lutilitarismo solo di importanza strumentale e non intrinseca. Le persone sono semplicemente dei ricettacoli per le esperienze che accresceranno o diminuiranno il benessere aggregato. Cos lutilitarismo non ha alcun rispetto delle persone [...] e il suo aspetto egalitario non fornisce alcun fondamento per i diritti morali universali3. nel caso di Mill coloro che hanno trovato nella sua teoria uno spazio per la salvaguardia di diritti personali fondamentali, come quello alla vita o alla propriet o alla stessa libert, contro le richieste avanzate in nome della felicit generale, hanno proceduto lungo due diverse linee, entrambe concordi solo sulla tesi di una incompatibilit tra utilitarismo e liberalismo. Da una parte, prendendo sul serio la dichiarazione di Mill di appartenenza allutilitarismo e riconoscendo che nei suoi scritti principalmente nel saggio On Liberty vi la difesa, di diritto assoluta, della libert e della sovranit individuale sul proprio corpo, sulla propria mente e sulla propria vita4, si giudicato il suo pensiero eclettico e confuso se non incoerente (si tratta di valutazioni espresse ad esempio da Isaiah Berlin5, ma anche da C.L.
H.L.A. Hart, Essays on Bentham: Studies on Jurisprudence and Political Theory, Oxford, Clarendon Press, 1982, pp. 98-99. Questo tipo di critica , come noto, al centro di molte importanti analisi di pensatori contemporanei quali, ad esempio, John Rawls e Bernard Williams. una critica che, se corretta, potrebbe confortare i sostenitori di etiche assolutistiche e religiose che rilevano unincompatibilit di principio tra la moralit di senso comune e ci che al centro delle preoccupazioni degli utilitaristi. 4 J.S. Mill, On Liberty, in The Collected Works of John Stuart Mill, vol. XVIII: Essays on Politics and Society, a cura di J.M. Robson, Toronto, university of Toronto Press, 1997, pp. 223-24, trad. it. di E. Mistretta con il titolo J.S. Mill, La libert in La libert, Lutilitarismo, Lasservimento delle donne, Milano, Rizzoli, 1999, p. 75. 5 Cfr. I. Berlin, John Stuart Mill and the Ends of Life, in I. Berlin, Four Essays on Liberty, Oxford, Oxford university Press, 1969, pp. 173206, e Two Concepts of Liberty, in Four Essays on Liberty, cit., pp. 118-72, trad. it. di C. Rigamonti e M. Santambrogio con i titoli John Stuart Mill e
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Ten6 e Francesco Fagiani7). Dallaltra, si negato che andassero prese seriamente le dichiarazioni di Mill di fedelt alla dottrina morale degli utilitaristi e, richiamando proprio queste sue analisi sulla centralit dei diritti individuali, lo si presentato principalmente come un liberale (molti hanno percorso questa strada, tra cui John gray8 e Claudio Cressati9). Proveremo a contestare, ricorrendo a una serie di argomentazioni intrecciate, con riferimento allanalisi della giustizia fatta da Mill, questa tesi di una incompatibilit tra utilitarismo e liberalismo. In realt gi la tesi di unincompatibilit tra il pensiero di Bentham e le pretese della giustizia (anche quella distributiva) deve essere abbandonata, se si prendono sul serio le interpretazioni revisionistiche della sua teoria, sempre pi numerose dopo che Frederick Rosen10 e Paul Kelly11, tenendo conto dellinsieme delle opere del fondatore dellutilitarismo, hanno mostrato la presenza in esse di una difesa delle prerogative sostanziali della giustizia. Ma un approfondimento delle posizioni di Mill che ci sembra particolarmente fertile12. Pertanto privilegeremo unanalisi delle idee sviluppate da Mill nel quinto capitolo di Utilitarianism13 proprio per mostrare
gli scopi dellesistenza e Due concetti di libert, in I. Berlin, Libert, Milano, Feltrinelli, 2005, pp. 223-58 e pp. 169-222. 6 C.L. Ten, Mill on Liberty, Oxford, Clarendon Press, 1989. 7 F. Fagiani, Lutilitarismo classico. Bentham, Mill e Sidgwick, napoli, Liguori, 1999, specialmente pp. 99-101 e 116-17. 8 J. gray, Mill on Liberty. A Defense, London, Routledge, 1986. 9 C. Cressati, La libert e le sue garanzie. Il pensiero politico di John Stuart Mill, Bologna, Il Mulino, 1988. 10 F. Rosen, Jeremy Bentham and Representative Democracy: A Study of the Constitutional Code, Oxford, Clarendon Press, 1983. 11 P.J. Kelly, Utilitarianism and Distributive Justice: Jeremy Bentham and the Civil Law, Oxford, Clarendon Press, 1990. 12 nella stessa linea nostra, con uninsistenza sullattualit di Mill, muove il recente volume di John Skorupski, Why Read Mill Today?, London, Routledge, 2006 . 13 Le citazioni che daremo nel testo da Utilitarianism saranno seguite dalla sigla u con lindicazione delle pagine delle due edizioni: prima quella originale inglese Utilitarianism in The Collected Works of John Stuart Mill, vol. X: Essays on Ethics, Religion and Society, a cura di J.M. Robson, F.E.L. Priestley, D.P. Dryden, London-Toronto, Routledge & Kegan uni-

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la conciliabilit tra il suo utilitarismo e una concezione della giustizia impegnata a far valere i diritti morali delle persone. Infatti nel fare un uso positivo dellappello ai diritti morali Mill prendeva nettamente le distanze da Bentham, che li riteneva una nozione inutilizzabile14. Il V capitolo di Utilitarianism stato scritto da Mill indipendentemente dal testo degli altri capitoli, come un saggio a parte negli anni 5015. Esso pi lungo degli altri capitoli ed stato spesso criticato sia in quanto privo di collegamenti con il corpo centrale del libro, sia perch complicato fino alla confusione. In realt si tratta di pagine molto dense ma teoricamente chiare e importanti, nelle quali Mill procede ordinatamente: a determinare qual il contenuto dellidea di giustizia; a presentare un possibile modello genealogico di questa idea; a indicare che non vi sono criteri etici alternativi allutilitarismo in grado di risolvere in modo definitivo e accettabile le principali questioni di giustizia; a suggerire che la concezione etica utilitaristica pu fornire unadeguata base per portare verso una soluzione le principali questioni di giustizia. 2. Il diritto morale come contenuto dellidea di giustizia Per quanto riguarda il contenuto dellidea di giustizia Mill comincia la sua analisi riconoscendo che proprio da questa idea veniva la maggiore difficolt per lutilitariversity of Toronto Press, 1969, poi della trad. it. di E. Mistretta con il titolo Lutilitarismo, in J.S. Mill, La libert, Lutilitarismo, Lasservimento delle donne, Milano, Rizzoli, 1999. 14 J. Bentham, Introduction to the Principles of Morals and Legislation, a cura di J.H. Burns e H.L.A. Hart, London, Athlone, 1979, trad. it. di S. Di Pietro, Introduzione ai principi della morale e della legislazione, Torino, uTET, 1998: la critica alla nozione di diritti morali si trova particolarmente nel cap. XVII e nella nota conclusiva. 15 Come spiega R. Crisp, Mill on Utilitarianism, London, Routledge, 1997, pp. 13-14. La biografia intellettuale di Mill stata recentemente ricostruita da n. Capaldi, John Stuart Mill, Cambridge, Cambridge university Press, 2004.

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smo. Questa ammissione era un chiaro avvertimento che Mill continuava nel suo intento pi generale di rivedere la concezione utilitaristica classica, cos come era stata messa a punto dai fondatori Jeremy Bentham, James Mill, John Austin. Questa revisione, che Mill aveva incominciato fino dagli anni successivi al 1830, era principalmente preoccupata di fare rientrare nel campo di spiegazione dellutilitarismo anche nozioni e concetti che erano stati rifiutati come non conciliabili con la sua impostazione empiristica e scientifica16. naturalmente parte centrale dellelaborazione di Mill era anche quella di rivisitare il concetto di giustizia in modo da renderlo trattabile dal suo utilitarismo empiristico. Per avviare questo lavoro sul concetto di giustizia si tratta di vedere se limpostazione utilitaristica pu concordare con quelle concezioni secondo cui questo concetto rinvia a una nozione unica e irriducibile, ovvero alla percezione apparentemente nitida che la parola richiama con una immediatezza e una certezza che rassomiglia allistinto (u 243 e 291). una nozione con una pretesa di assolutezza e importanza del tutto speciali. Mill procede poi subito traducendo in termini di sentimenti il problema di rendere conto di questa nozione: si tratta dunque di vedere se il sentimento della giustizia e dellingiustizia sia in s un sentimento sui generis come le nostre sensazioni di colore e di gusto oppure un sentimento derivato, formato da una combinazione di altri sentimenti (u 243 e 292). Mill risponde a questa domanda in modo da mostrare la natura del tutto peculiare del sentimento di giustizia, considerato in un certo senso irriducibile agli altri sentimenti morali, e per fare ci continua a usare il modello associazionistico di
una collocazione di Mill nel contesto dellutilitarismo classico e una spiegazione delle linee portanti delle sue revisioni offerta da F. Rosen, Classical Utilitarianism from Hume to Mill, London, Routledge, 2003. Rosen estende per in modo non condivisibile il quadro dellutilitarismo classico includendovi anche pensatori come David Hume e Adam Smith a cui ben difficilmente possiamo attribuire il progetto di sostenere esplicitamente una tale concezione normativa.
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analisi e formazione delle idee. Si tratta dello stesso tipo di associazionismo gi usato nel secondo e terzo capitolo per fare rientrare nel suo utilitarismo la distinzione qualitativa dei piaceri, il ruolo motivazionale interno della coscienza e la possibilit di spiegare le azioni di sacrificio (u 209-33 e 239-80)17. Mill usa lassociazionismo per rendere conto della nozione di giustizia, connettendola con i sentimenti che accompagnano il riconoscimento di una particolare classe di diritti morali: come vedremo, quelli di libert dalle interferenze. Mill, dunque, negher che il sentimento di giustizia possa essere ridotto compiutamente al sentimento di solito legato alla semplice convenienza e sosterr che la sua superiore forza vincolante richieda unorigine del tutto diversa (u 241 e 292-93). Ma prima di giungere a questa conclusione Mill procede elencando i tipi di azione che vengono comunemente collegati con i tipi di sentimenti che accompagnano i termini giusto e ingiusto. Essa rinvia infatti a diverse classi di azioni: quelle che rispettano o violano i diritti legali di qualcuno, ovvero la sua libert personale, (i) suoi averi, o [...] qualunque altra cosa gli appartenga per legge (u 241 e 294); quelle ritenute ingiuste in quanto sottraggono o rifiutano a qualcuno qualcosa su cui egli ha un diritto morale (u 242 e 295), chiamando cos in causa considerazioni sulla stessa accettabilit, modificabilit e obbligatoriet delle leggi giuridiche esistenti; quelle che coinvolgono la nozione di merito (u 242 e 295-96); quelle con cui si pu mancare alla parola data (u 242-43 e 296), ovvero mantenere o non mantenere un impegno esplicito; quelle che risultano parziali, ovvero favoriscono o mostrano preferenza per una persona pi che per unaltra, in questioni dove favore e prefe17 Come del resto stato gi adeguatamente spiegato tra gli altri da C. giuntini, La chimica della mente. Associazione delle idee e scienza della natura umana da Locke a Spencer, Firenze, Le Lettere, 1995, specialmente pp. 256-91 e da S. Bucchi, James Mill filosofo radicale. Analisi della mente e scienza politica nellInghilterra del primo Ottocento, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2001, specialmente pp. 221-23.

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renza non devono propriamente entrare (u 243 e 29697); quelle che chiamano in causa lidea di eguaglianza, molte delle quali hanno a che fare con i modi in cui si distribuiscono le ricchezze, i prodotti del lavoro, i poteri, i privilegi, i diritti, ecc. (u 243-44 e 297). Da questa sintesi delle diverse nozioni incluse nellidea che il senso comune ha della giustizia Mill muove per elaborare la sua peculiare spiegazione. una peculiarit del suo utilitarismo rispetto a quello di coloro che lavevano preceduto stava gi in questo obiettivo di fornire una teoria che non trasformasse radicalmente i concetti etici trasmessi dalle tradizioni morali, ma procedesse riformandoli e aggiustando il loro significato in modo tale da renderli trattabili in termini di esperienza e, cos facendo, inserirli in un contesto di decisioni e scelte rivolte alla felicit generale. La giustizia si presenta per Mill, in primo luogo, come una delle articolazioni di quella che egli chiama arte della vita18. nellarte della vita rientrano varie aree della condotta umana e principalmente tutte le obbligazioni morali (di cui fanno parte i doveri della giustizia), ma anche ci che si presenta solo come un espediente prudenziale e, infine, quelle condotte che rinviano a valori supererogatori. Pi specificamente, la giustizia si colloca nel campo dellobbligatoriet morale e, per determinare ulteriormente lo spazio degli obblighi di giustizia, Mill ricorre alla distinzione, presente nei teorici del giusnaturalismo, tra doveri perfetti e doveri imperfetti: distinzione che anche Bentham aveva accettato19.
18 Per una ricostruzione delle idee di Mill, a partire dal System of Logic: Ratiocinative and Inductive, sulle dimensioni dellarte della vita e sulla collocazione in essa delle regole della moralit e della giustizia si veda A.E. Fuchs, Mills Theory of Morally Correct Action, in The Blackwell Guide to Mills Utilitarianism, a cura di H.R. West, Oxford, Blackwell, 2006, pp. 139-57, specialmente 148-56. 19 Sul modo in cui Bentham cerca di includere la distinzione giusnaturalista nella sua trattazione utilitaristica della moralit e della legislazione e sul modo in cui questo tentativo avrebbe prodotto una difficolt interna per il suo sistema si veda F. Fagiani, Prudenza, probit e beneficenza. Bentham, lutilitarismo e la tradizione del diritto naturale, originariamente in

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Loriginalit di Mill sta nel modo in cui intreccia questa distinzione con la sua teoria delle sanzioni e con un uso costitutivo dei diritti morali. Cos in primo luogo Mill ritaglia le obbligazioni morali, di cui anche la giustizia fa parte, allinterno della pi ampia area dellarte della vita, connettendole con un rinvio a sanzioni che sono fuori posto per le condotte meramente prudenziali o per quelle supererogatorie. Mill rileva che difficile distinguere lobbligatoriet giuridica dallobbligatoriet morale in generale in quanto lidea di sanzione penale, che lessenza della legge, non fa soltanto parte della concezione di ingiustizia, ma anche di quella di ogni e qualunque tipo di azione moralmente scorretta. unazione la chiamiamo moralmente scorretta solo se vogliamo implicitamente dire che chi lha commessa dovrebbe in un modo o in un altro essere punito per averla fatta (u 246 e 232). Proprio lidea di sanzione in definitiva chiamata in causa dalla nozione di dovere che rinvia a una componente di costrizione, in quanto il dovere qualcosa che si pu esigere da una persona, proprio come si esige un debito (u 246 e 302). Ma, dopo avere collegato larea dellobbligatoriet morale in generale con una qualche forma di sanzione e punizione, Mill richiama, per distinguere tra le diverse specie di obbligazioni morali, la tripartizione delle diverse sanzioni gi delineata in On Liberty. nel caratterizzare il tipo di sanzioni chiamato in causa dalle obbligazioni morali complessivamente intese egli precisa che la punizione pu essere comminata se non dalla legge, dallopinione dei [propri] simili; se non dallopinione degli uomini, dai rimproveri della [propria] stessa coscienza (u 246 e 302). Va ricordato che laggiunta delle sanzioni interne a quelle esterne era stata proprio una delle vie con cui Mill aveva negli anni 30 contestaRivista di Filosofia, LXXX, 1989, pp. 25-63 e ora in Lutilitarismo classico, cit., pp. 121-60. Per una versione pi caritatevole del tentativo di Bentham di includere nella teoria utilitaristica la distinzione giusnaturalista si veda F. Rosen, Classical Utilitarianism, cit., pp. 82-97.

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to gli aspetti riduzionistici dellutilitarismo di Bentham20. Mill spiega, dunque, che le obbligazioni connesse con lidea di giustizia rinviano alla pi forte sanzione della legge; e potremo capire come cos facendo possa collocare al di fuori di questa area i doveri a obbligatoriet imperfetta, ovvero quelli in cui, pur essendo obbligatoria lazione in s, sono affidate alla nostra scelta le specifiche occasioni in cui compierla: per esempio, il caso della carit o della beneficenza, che certamente sono obbligatorie, ma non nei confronti di una certa determinata persona, n in uno specifico momento prescritto (u 247 e 303-04 ). Ma a questo punto, del resto in analogia con quanto avevano fatto i giusnaturalisti precedenti, lanalisi di Mill passa dal piano dei doveri e delle sanzioni a quello dei diritti. nellarea delle obbligazioni morali egli distingue cos nettamente da una lato quelle che, come la carit e la beneficenza, non chiamano in causa nessuna idea di diritto, e dallaltro tutti gli obblighi inclusi nellidea di giustizia che si accompagnano con la rivendicazione di diritti: nella terminologia pi precisa dei filosofi del diritto, i doveri a obbligatoriet perfetta sono quei doveri in virt dei quali in una o pi persone riposto un corrispettivo diritto (u 247 e 304). Ma il punto distintivo dellanalisi di Mill non sta in questo collegamento tra doveri perfetti della giustizia e diritti, ma nel modo in cui identifica i diritti rilevanti con quelli morali: La giustizia implica qualcosa che non solo moralmente corretto fare e moralmente scorretto non fare, ma che per giunta pu essere rivendicato da una certa determinata persona come un suo diritto morale nei nostri confronti (u 247 e 304). Ma proviamo a rendere pi esplicita la portata del collegamento di Mill dellidea di giustizia non gi con una rivendicazione dei diritti legali, ma piuttosto con la
20 Sulla connessione tra la teoria delle sanzioni presentata da Mill nei capp. III e V di Utilitarianism e negli altri suoi scritti e la sua critica a Bentham si veda D.E. Miller, Mills Theory of Sanction, in Blackwell Guide to Mills Utilitarianism, cit., pp. 159-73.

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pretesa di un diritto morale. Questo significa che larea delle questioni di giustizia non coincide con limpegno a rintracciare e far valere i diritti (di propriet, di sicurezza, ecc.) gi legalmente riconosciuti, ma si estende anche alla riflessione critica e revisionistica su quale diritto una certa persona potrebbe giustamente rivendicare nei confronti nostri e della societ. In realt il criterio distintivo sembra stare nella possibilit o meno, da parte di una persona determinata, di rivendicare il riconoscimento di un certo diritto morale. Connettere lidea di giustizia alla rivendicazione di un diritto morale la strada che Mill ritiene debba essere percorsa se si vuole mantenere la tensione normativa che essa richiama, tensione che sparirebbe se essa rinviasse solo a un riscontro dei doveri gi legalmente riconosciuti. Secondo Mill il criterio utilitaristico della felicit generale non solo ci spinge a reinterpretare in questa linea gli obblighi morali inclusi nellarea della giustizia, ma ci permette anche di disporre di un criterio per decidere se una pretesa che accompagna un diritto morale o non legittima, nonch la misura della sanzione che dovrebbe idealmente sostenerla in una societ giusta che la riconoscesse. Il quadro dellempirismo utilitaristico di Mill suggeriva questa ricostruzione del contenuto dellidea normativa di giustizia: un quadro che potremo completare avendo presenti le idee sostenute in On Liberty21, qui riprese e integrate e non certo abbandonate. 3. Quale diritto morale protetto dalla giustizia? Ma il contesto utilitaristico aiuta Mill a procedere ulteriormente nella specificazione della natura dei diritti morali che sono al centro dellidea di giustizia. Mill esplicitamente dichiara: considero [...] la giustizia fondata sullutilit come la componente principale, la parte
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J.S. Mill, On Liberty, cit., specialmente cap. IV.

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incomparabilmente pi sacra e vincolante di ogni moralit. La giustizia il nome di certe categorie di regole morali che riguardano pi da vicino le condizioni essenziali del nostro benessere, e che quindi sono pi rigorosamente obbligatorie di qualsiasi altra regola per guidare la nostra vita; e la nozione che abbiamo trovato nellessenza stessa dellidea di giustizia, e cio quella di un diritto insito in un individuo, implica questa pi cogente obbligatoriet e se ne fa testimone (u 255 e 319). Per cogliere la specificit dei diritti morali collegati da Mill alla nozione di giustizia possiamo muovere da una classificazione dei diritti legati alla giustizia che distingue abitualmente come ha ricordato recentemente L.W. Sumner tra i diritti come pretesa, e i diritti come libert22: i diritti del primo tipo sono quelli cui una persona si appella sostenendo il dovere di altri a fare qualcosa (possiamo esemplificarli con i diritti contrattuali e con i diritti di sicurezza che ogni persona pu avanzare nei confronti degli altri in generale); mentre i diritti del secondo tipo affermano la piena legittimit che una persona ha di fare qualcosa senza essere ostacolata (possiamo esemplificarli con i diritti di propriet e con i diritti a varie libert, quali quelle di pensiero, credenza, coscienza, espressione, ecc.). Rispetto a questa distinzione non dobbiamo perdere di vista che un elemento fortemente innovativo introdotto da Mill rispetto a quanto sosteneva Bentham stava nel suo modo di intendere la protezione della sfera della libert individuale. In questo senso andava lanalisi che aveva largamente sviluppato in On Liberty, insistendo che lindividualit uno degli elementi del benessere umano e che la libert individuale rispettata quando lindividuo messo in condizione di sviluppare compiutamente le sue potenzialit. Di conseguenza un diritto individuale alla libert viene leso quando, senza giustificazioni, ostacoliamo lo sviluppo delle capacit di perfe22 L.W. Sumner, Mills Theory of Rights, in The Blackwell Guide to Mills Utilitarianism, cit., pp. 184-98.

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zionarsi e progredire di una persona: questo aspetto della teoria di Mill stato accostato giustamente alla teoria delle capacit di Amartya Sen23. Risulta poi evidente che un diritto alla libert cos inteso mette in crisi la tendenza a concepire come unalternativa secca la scelta tra i diritti come libert e i diritti come pretesa. Infatti se guardiamo al modo in cui Mill, movendo dalla sua prospettiva utilitaristica, connette strettamente giustizia, diritti morali e sviluppo della capacit individuale, dovremo abbandonare la tesi che gli attribuisce una concezione impegnata ad affermare principalmente diritti di libert negativi o comunque una concezione le cui articolazioni possono essere ricondotte allopposizione tra libert negative e libert positive: un altro modo, questo, per formulare la distinzione tra diritti come libert e diritti come pretesa. Questa era la lettura di Mill cara, ad esempio, a Berlin, ma essa del tutto inadeguata. Infatti nella teoria della giustizia di Mill chiamata in causa, come prerogativa di tutti gli individui, la libert a non subire interferenze. Per comprendere per che cosa Mill intende con questa libert dovremo guardare alla non interferenza come uno spazio che si apre solo se non lo riconduciamo rigidamente a una forma di libert negativa contrapposta al piano delle libert positive. Per comprendere la libert di non interferenza dovremo cio renderne conto mettendo insieme le esigenze fatte valere dai diritti come libert e dai diritti come pretesa; solo cos potremo catturare il diritto morale individuale di ciascuno a non essere ostacolato nel processo volto al pieno sviluppo delle proprie capacit e dunque nella libera formazione del proprio carattere24.
23 Sulle ragioni di questo accostamento si veda il fascicolo di utilitas che contiene il Symposium on John Stuart Mill and Amartya Sen, XVIII, 2006, n. 1, con interventi di L.W. Sumner, M. Qizilbash, R. Sugden, K.J. Arrow, J. Riley, A. Sen. 24 Proprio questa ricostruzione dellidea di libert di Mill che supera lopposizione tra libert positiva e negativa presenta con chiarezza n. urbinati, Lethos della democrazia. Mill e la libert degli antichi e dei moderni, Roma-Bari, Laterza, 2006 specialmente pp. 205-26. nella stessa linea si

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la ricaduta applicativa della difesa sistematica di questo diritto di libert in quanto non interferenza a rendere conto sia dellimpegno di Mill contro lasservimento delle donne e a favore del miglioramento delle condizioni di vita degli operai, sia del suo modo di impostare le questioni di civilizzazione dei paesi barbari al di l del modello di un trasferimento coatto delle istituzioni occidentali25. Il criterio utilitaristico non solo porta Mill a individuare in questo diritto morale alla non interferenza il nucleo normativo fatto valere dallidea di giustizia, ma a spiegare che proprio il contenuto normativo di questa idea richiede che lo si estenda a tutti gli esseri umani. Per superare la critica dellincompatibilit tra utilitarismo e idea della giustizia particolarmente importante il modo in cui Mill spiega questo punto. Secondo la sua analisi la salvaguardia della giustizia esige che il diritto morale a non subire interferenze vada fatto valere in modo eguale e senza eccezioni per tutti gli esseri umani individuali. Come abbiamo spiegato questo diritto va poi inteso come una sintesi tra le pretese avanzate verso gli altri affinch facciano alcune cose per metterci in condimuove anche R. Devigne, Reforming Liberalism. J.S. Mills Use of Ancient, Religious, Liberal, and Romantic Moralities, new Haven, Yale university Press, 2006. 25 Il collegamento tra superamento delle interferenze e libert per le donne esplicitamente sviluppato da Mill in The Subjection of Women, in The Collected Works of John Stuart Mill, vol. XXI: Essays on Equality, Law and Education, Toronto, Toronto university Press, 1984, trad. it. di E. Mistretta con il titolo Lasservimento delle donne, in J.S. Mill, La libert, lutilitarismo, lasservimento delle donne, cit. Il tema del miglioramento delle condizioni di vita degli operai al centro degli scritti economici e politici di Mill: una sintesi delle sue idee sulla liberazione economica e politica degli operai offerta da C.L. Ten, Democracy, Socialism and the Working Classes, in The Cambridge Companion to Mill, a cura di J. Skorupski, Cambridge, Cambridge university Press, 1998, pp. 372-95; un confronto tra le idee di Mill e quelle di Marx si trova in J. Skorupski, Why Read Mill Today?, cit., pp. 79-86. I modi nei quali Mill difende nei suoi scritti talvolta con analisi tuttaltro che lineari e scontate un modello non paternalistico di esportazione della civilizzazione occidentale verso i paesi barbari stato ricostruito da M. Levi, Civilization and Barbarism, London, Routledge, 2004.

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zione di svilupparci, e laffermazione della legittimit di non essere ostacolati nel nostro modo personale di intendere questo sviluppo. Infatti Mill rileva che le massime delleguaglianza e dellimparzialit sono un corollario dei principi di giustizia prima enunciati, e cos chiarisce la natura ed estensione del dovere di giustizia: Ma questo grande dovere morale riposa su una base ancora pi profonda, poich emana direttamente dal principio primo della morale, e non un semplice corollario logico di dottrine secondarie o derivate. Fa parte del significato stesso di utilit, o principio della massima felicit. E questo principio sarebbe una mera locuzione priva di qualsiasi senso razionale se non dessimo esattamente lo stesso rilievo alla felicit di una persona e a quella delle altre, immaginandole tutte della stessa entit (e tenendo debito conto delle diverse qualit). una volta soddisfatte queste condizioni, sotto il principio di utilit e come suo commento esplicativo, si potrebbe stampare il detto di Bentham: Ognuno conti per uno, e nessuno per pi di uno. Il fatto che tutti gli uomini, secondo il moralista, ma anche secondo il legislatore, abbiano eguale diritto alla felicit implica che altrettanto eguale debba essere il loro diritto di accedere a tutti i mezzi per ottenerla, anche se entro i limiti imposti a questa massima dalle non eludibili condizioni della vita umana e dallinteresse generale, in cui incluso linteresse di ogni individuo: limiti che peraltro andrebbero tracciati con estremo rigore (u 257-58 e 323-24). 4. Il sentimento e lorigine dellidea di giustizia Lanalisi che Mill fa del contenuto dellidea di giustizia dunque strettamente correlata alla sua revisione dellutilitarismo in modo tale da rendere lidea normativa di felicit generale dipendente dal pieno riconoscimento del diritto morale individuale alla non interferenza. Comprendiamo poi pi pienamente la natura di questa revisione se rendiamo esplicito che da essa deriva lam-

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pio spazio che Mill dedica alle analisi sul collegamento tra la giustizia e i sentimenti. proprio limpegno a fornire una spiegazione compiuta dellidea della giustizia movendo dalla sua peculiare concezione utilitaristica che porta Mill a mostrare il ruolo essenziale dei sentimenti nelle obbligazioni che con questa idea si connettono. La questione dellorigine del sentimento di giustizia viene esplicitamente affrontata nel V capitolo di Utilitarianism laddove Mill precisa subito come peraltro nel caso degli altri nostri sentimenti morali, non c una connessione necessaria tra la questione della sua origine e quella della sua forza vincolante. Che un sentimento ci sia elargito dalla natura, non legittima necessariamente tutte le sue sollecitazioni (u 240 e 291). Analizzando poi la natura del sentimento di giustizia, Mill rileva che esso contiene due ingredienti essenziali: da un lato, il desiderio di punire una persona che ha fatto del male, e dallaltro sapere o credere che ci sia un certo individuo, o pi individui determinati, cui stato fatto del male (u 248 e 306). Questi ingredienti a loro volta derivano spontaneamente da due sentimenti, entrambi estremamente naturali, e che o sono entrambi degli istinti o vi rassomigliano molto: limpulso allautodifesa e il sentimento di simpatia (u 248 e 306). Mill fa quindi propria unanalisi del sentimento di giustizia in termini di sentimenti naturali di simpatia che ricorda quelle sviluppate da Adam Smith nella Theory of Moral Sentiments. Questopera probabilmente presente a Mill, anche laddove introduce nelle componenti del sentimento di giustizia elementi retributivi e il rinvio a un istinto di ritorsione e punizione26: Il sentimento di giustizia, quindi, se consideriamo quella sua componente che consiste nel desiderio di punire, a mio avviso il sentimento naturale di rivalsa o vendetta che lintelletto e la simpatia
26 La presenza di questi elementi nella ricostruzione di Adam Smith risulta chiara in The Theory of Moral Sentiments (1759), a cura di D.D. Raphael e A.L. Macfie, Oxford, Clarendon Press, 1976, trad. it. di S. Di Pietro con il titolo Teoria dei sentimenti morali, Milano, Rizzoli, 1995.

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hanno collegato con quelle offese, vale a dire con quei danni arrecatici che ci feriscono attraverso la societ in generale o in una con essa. Di per s, un sentimento che non ha nulla di morale: a essere morale la sua totale subordinazione alle simpatie sociali, tanto da essere ai loro ordini e al loro servizio (u 248-49 e 307). Mill riprende dunque tutta la lunga analisi del sentimento di simpatia fatta dai pensatori inglesi e scozzesi che lo hanno preceduto: Che si tratti di un istinto oppure di un prodotto dellintelligenza, sappiamo a ogni modo che comune a tutti gli esseri che appartengono al regno animale. [...] gli esseri umani differiscono al riguardo dagli altri animali solo per due aspetti. In primo luogo, gli uomini sono capaci di sentimenti simpatetici verso tutti gli esseri umani, e addirittura verso tutti gli esseri dotati di sensi, e non soltanto verso la loro prole o, come vediamo in certi animali pi nobili, verso un animale superiore che li tratti con gentilezza. In secondo luogo, luomo ha unintelligenza pi sviluppata, che conferisce una pi vasta portata al complesso dei suoi sentimenti, sia quelli rivolti a se stesso, sia quelli di simpatia con gli altri (u 248 e 306-07). Ma linnovazione pi decisiva Mill la realizzava nel modo in cui ricostruiva lacquisizione da parte di ciascun essere umano degli specifici sentimenti che si accompagnano alle idee di moralit e di giustizia. Era su questo punto che egli non solo prendeva le distanze dal razionalismo oggettivistico di Bentham, ma anche dalle soluzioni del padre e di Alexander Bain, che gi avevano cercato di arricchire con gli strumenti dellassociazionismo i modelli esplicativi delle nozioni etiche a cui gli utilitaristi potevano fare ricorso27. Se seguiamo Mill nel suo modo di spiegare come si acquisiscono e in che cosa consistono in definitiva i sentimenti di giustizia riusciremo a cogliere pi pienamente il senso della sua revisione in senso liberale della trattazione fatta da coloro
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Su questo si veda S. Bucchi, James Mill filosofo radicale, cit.

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cui si ispirava maggiormente. Basta appunto confrontare le analisi di Mill con quelle di Bain che egli stesso richiamava con apprezzamento, per rendersi conto delle diversit. In The Emotion and the Will del 1859 Bain dedicava un intero capitolo, il XV, alle emozioni etiche28. Quando si trattava di rendere conto della genesi delle emozioni etiche egli non aveva dubbi nel farle risalire al senso dellautorit della legge che il bambino ricavava dagli insegnamenti dei suoi educatori, della famiglia, della societ e principalmente dal padre. Bain criticava esplicitamente il tentativo di Adam Smith di derivare i sentimenti morali e di giustizia dai sentimenti simpatetici dello spettatore imparziale e ben informato, perch in questottica si perdeva la componente di autorit che accompagna questi sentimenti, salvaguardata solo se si fa appello a uno speciale giudice, educazione, esperienza29. Secondo Bain vanno incontro al fallimento i tentativi di spiegare la giustizia in termini di sentimenti naturali perch essi finiscono, come aveva deprecato James Mill, nei pi elevati voli del sentimentalismo30. La sicurezza, con cui ha a che fare lidea di giustizia, cosa troppo importante e bisognosa di protezione per essere affidata a forze cos esili e mutevoli come i sentimenti, sia pure quelli simpatetici soggettivi ricostruiti dalla prospettiva di uno spettatore imparziale e bene informato. Cos Bain fa propria la spiegazione di James Mill: noi apprendiamo a compiere lazione morale in primo luogo dallautorit. I nostri genitori ci dicono che noi dobbiamo fare quella cosa o non fare quellaltra31. La consue28 A. Bain, The Emotion and the Will, London, John Parker & Son, 1859; di questa edizione stata fatta una ristampa dalla Thoemmes Press di Bristol. Il libro di Bain ebbe nuove edizioni nel 1865, 1875, 1899 nelle quali furono introdotte alcune modifiche nel cap. XV dedicato a The Ethical Emotions, ma non nei punti su cui ci soffermiamo. 29 A. Bain, The Emotion and the Will, cit., pp. 302-03. 30 J. Mill, A Fragment on Mackintosh, London, Longmans, green, Reader and Dyer, 1835, rist. London, Routledge Thoemmes Press, 1992, p. 267. 31 J. Mill, Fragment on Mackintosh, cit., p. 259.

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tudine indotta dai nostri familiari a essere biasimati o approvati per certe condotte finisce col dare alle regole la forza motivante dellautorit del governo (paterno, familiare o sociale) che le ha fatte valere su di noi. Anche per Bain non ci sono dubbi che la genesi delle nostre idee di obbligazione deriva dagli insegnamenti e dalle proibizioni impartitici in giovent dai nostri genitori: il motivo che ci fa accettare questi obblighi il timore di subire una sanzione da parte loro32. Se invece proiettiamo sul piano dei modelli formativi ed educativi lo schema di spiegazione offerto da Mill, sia della genesi del sentimento di giustizia, come del suo contenuto, ci troviamo di fronte allindicazione di un percorso che ben diversamente da quello di Bain o del padre James si armonizza pienamente con il nucleo di un utilitarismo riformato e progressivo che riconosce a tutti il diritto morale alla libert dalle interferenze, essenziale per costruire il carattere del cittadino autonomo che vive in una societ liberal-democratica33. Il sentimento di giustizia in lui si sviluppato non gi obbedendo ai dettami paterni o conformandosi alla tradizione sotto il giogo della paura di sanzioni esterne, ma piuttosto si formato attraverso esperienze personali che lo hanno portato a correggere le unilateralit delle sue emozioni simpatetiche avvalendosi delle indicazioni offerte dal criterio utilitaristico.

A. Bain, The Emotions and the Will, cit., pp. 316-20. Limportanza per Mill di questo obiettivo di una formazione del carattere stato sottolineato sistematicamente da W. Donner, The Liberal Self. John Stuart Mills Moral and Political Philosophy, Ithaca, Cornell university Press, 1991; sulla centralit del collegamento tra il liberalismo di Mill e il tema del carattere morale si vedano i saggi raccolti da E.J. Eisenach in Mill and Moral Character of Liberalism, university Park (Penn.), The Pennsylvania State university Press, 1998; la connessione in Mill tra il tema del carattere e la sua attenzione per i sentimenti morali stata recentemente sottolineata da P. Donatelli, Introduzione a John Stuart Mill, Roma-Bari, Laterza, 2007, pp. 106-11.
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5. Lutilitarismo come procedura di decisione e il ruolo dei sentimenti di giustizia Il modo in cui Mill ha spiegato il collegamento della nozione di giustizia con specifici sentimenti anche rilevante per affrontare la questione della struttura della sua concezione etica, in modo tale da ritornare al tema centrale di questo articolo, quello della conciliabilit tra utilitarismo e rispetto dei diritti delle persone. stata molto discussa la questione di una identificazione dellutilitarismo di Mill con una forma di utilitarismo dellatto o della regola (o norma). A questo proposito possiamo accettare la tesi che lalternativa tra utilitarismo dellatto e utilitarismo della regola abbia una sua legittimit nel dibattito inaugurato da Roy Harrod nel 1936 ma, che diversamente da quello che sosteneva J.O. urmson nel 1953, non possa essere utilizzato per distinguere tra Bentham e Mill34. nel caso dei classici del XIX secolo la distinzione pi adeguata quella tra utilitarismo diretto e indiretto, e in Mill possiamo eventualmente ritrovare una forma di utilitarismo indiretto35. Possiamo anzi accettare la proposta di Sumner, secondo la quale in Utilitarianism Mill articola un utilitarismo che distingue tra due diverse funzioni giocate dal criterio normativo36.
34 quanto correttamente sostiene F. Fagiani, Lutilitarismo classico, cit., pp. 89-90. 35 Anche la tesi di avvicinare i testi degli utilitaristi classici con la distinzione tra utilitarismo diretto e indiretto si pu trovare argomentata in F. Fagiani, Lutilitarismo classico, cit., dove si sostiene che a Bentham potremmo attribuire una sorta di utilitarismo diretto ovvero riconoscere che egli assume a oggetto della propria valutazione la singola azione o la singola norma, mentre a Mill e Sidgwick possiamo attribuire un utilitarismo indiretto [...] che valuta un intero sistema normativo (pp. 88-90). In modo analogo interpreta i testi L.W. Sumner, Mills Theory of Rights, cit., pp. 192-93. 36 L.W. Sumner, Mills Theory of Rights, cit., pp. 194-95. I riferimenti di Sumner e di altri autori che distinguono tra la delineazione di una teoria utilitaristica con la funzione di fornire un criterio del giusto e quella di una teoria utilitaristica con la funzione di suggerire una procedura di decisione fanno riferimento non solo al cap. V di Utilitarianism, ma anche ai capp. II e III.

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Il criterio normativo utilitaristico che ci porta a scegliere una certa linea di condotta pu funzionare come criterio di giustificazione privilegiando una linea di condotta per i suoi risultati, rispetto ad altre alternative, in quanto quella che ottiene la maggiore felicit generale. Oppure, il criterio utilitaristico pu essere richiamato come una procedura di decisione che va usata nella deliberazione morale per individuare quale , e come deve articolarsi concretamente, la linea di condotta che ci porter a ottenere i migliori risultati. non solo in Mill troviamo delineata questa distinzione, ma altres chiaro che, se sul piano della giustificazione egli privilegia un utilitarismo diretto, sul piano della procedura di decisione privilegia invece un utilitarismo indiretto. Infatti egli ritiene che il suo utilitarismo come procedura di decisione porti a privilegiare una linea di condotta che incorpora una stretta adesione alle regole della morale e della giustizia. Per Mill ci vuole dire che solo lintreccio sociale di condotte di individui che osservano regole morali e di giustizia permetter di ottenere gli esiti pi giustificabili dal punto di vista utilitaristico, cio risultati migliori rispetto a quelli ottenuti da individui che fanno valere nella loro condotta la ricerca diretta della massimizzazione. La ricostruzione precisa del contesto nel quale opera, secondo Mill, la procedura indiretta di decisione ci aiuta, poi, a rendere esplicita linterpretazione che mostra limportanza dei sentimenti e delle disposizioni del carattere nella sua teoria. Troviamo questa messa a punto in un passo di Sumner: Se questa immagine del pensiero di Mill corretta, come io ritengo, allora noi abbiamo le risorse per spiegare come egli possa simultaneamente sottoscrivere una teoria utilitaristica dellatto a favore del giusto e limpegno verso unampia classe di diritti morali. Il suo utilitarismo dellatto oggettivo, ma non soggettivo. La procedura di decisione che egli favorisce, come un mezzo per soddisfare la sua propria meta concepita in termini di utilitarismo dellatto, esige un impegno verso una serie di regole morali interiorizzate a cui si aderir in tutte le circostanze non eccezionali. Tra que-

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ste regole ci aspetteremo che verr data una collocazione privilegiata a quelle che riguardano pi decisamente gli elementi essenziali del benessere umano, e sono perci pi assolutamente obbligatorie di qualsiasi altra regola per la guida della vita. Ma queste sono esattamente le regole della giustizia che richiedono il rispetto dei diritti. Mill perci si aspetta che noi coltiviamo disposizioni che ci spingeranno a rispettare i diritti anche quando fare questo ci porter a perdite di utilit in particolari occasioni, tenuto conto dellincremento di utilit che queste disposizioni frutteranno a lungo termine37. nel saggio sulla libert Mill utilizza proprio questo utilitarismo del carattere e delle disposizioni come procedura di decisione indiretta per dichiarare che la libert personale va difesa in modo assoluto contro le interferenze esterne, quando le azioni che si compiono non producono danno agli altri38. un diritto alla libert va comunque difeso contro le pretese di interferire con esso caso per caso in nome dellutilit sociale, in quanto alla lunga la pratica dellinterferenza avr conseguenze peggiori. La libert va salvaguardata perch lunica via per ottenere un tipo di carattere umano che, in contrasto con le pressioni conformistiche, sia in grado di seguire la disposizione che ci fa tendere a qualcosa di meglio dellusuale. Mill non ha infine dubbi che essere tenuti a rispettare rigide regole di giustizia per riguardo degli altri qualcosa che sviluppa i sentimenti e le capacit che hanno per loro oggetto il bene altrui39. Proprio nel tentativo di rendere conto dellidea di giustizia Mill insiste sullimportanza di poter contare su persone motivate da ben specifiche disposizioni caratteriali, ovvero da disposizioni che le rendono capaci di farsi guidare nelle azioni non gi da ci che conveniente o utile, ma da sentimenti simpatetici di partecipazione, rafforzati anche dalla richiesta di qualche for37 38 39

L.W. Sumner, Mills Theory of Rights, cit., p. 195. J.S. Mill, On Liberty, cit., pp. 230-32, trad. it. cit., pp. 78-82. J.S. Mill, On Liberty, cit., p. 251, trad. it. cit., p. 151.

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ma di sanzione, laddove si vede leso un diritto morale essenziale delle altre persone. La procedura indiretta di decisione dunque in grado di dare uno spazio adeguato a quelle regole congiunte con quei sentimenti di giustizia che hanno saputo allargare e correggere gli aspetti particolari dei contenuti presentatisi pi immediatamente e istintivamente. Questa spiegazione, che rinvia alla formazione di disposizioni e di caratteri concepiti come capaci di farsi guidare dai sentimenti di giustizia, si connette ovviamente con lanalisi in termini di diritti morali. non bisogna infatti perdere di vista che Mill presenta una trascrizione precisa della concezione utilitaristica della felicit generale. Ci potremo avvicinare a questa meta solo privilegiando quelle condotte e istituzioni che aiuteranno tutti gli esseri umani a trovarsi nella condizione di realizzare lo sviluppo progressivo delle loro vite, essendo liberi da interferenze e potendo soddisfare in modo eguale agli altri la loro pretesa di disporre degli elementi essenziali del benessere. proprio questa riformulazione del criterio utilitaristico che apre nella teoria di Mill lo spazio a vincoli in nome della giustizia e dei diritti, laddove il mero ricorso a un criterio massimizzante privilegerebbe altre soluzioni. nel caso dellutilitarismo di Mill non vale solo il principio di eguaglianza gi enunciato in Bentham secondo cui ciascun essere umano deve valere per uno e nessuno per pi di uno; qui il valore da riconoscere a ciascun essere umano include una componente sostantiva, che garantir a ciascuno, come a tutti gli altri, il diritto morale di sviluppare liberamente il proprio individuale esperimento di vita.
Summary. John Stuart Mill offers in Utilitarianism a still fruitful analysis of justice. The article shows that his analysis reconciles the utilitarianism with a defense of an absolute moral right of the persons. The central points of Mills theory of justice are: the connection with a particular sentiment; a moral right to the liberty from the interferences; a form of indirect utilitarianism as a decision procedure for the rules of justice. So, for this theory of justice, utilitarianism and liberalism are not opposite conceptions any more.